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venerdì 15 giugno 2018

Lego Batman - Il film (2017)

E' rimasto a frollare per un po' di mesi ma finalmente sono riuscita anch'io a vedere Lego Batman - Il film (The LEGO Batman Movie), diretto nel 2017 dal regista Chris McKay.


Trama: dopo l'ennesimo piano andato a male e la consapevolezza che a Batman importa solo di sé stesso, il Joker concerta un altra impresa malvagia che rischia di distruggere Gotham City. Come se non bastasse, Batman si ritrova ad essere padre adottivo "per caso", mentre il suo ruolo di vigilante viene limitato dall'arrivo del nuovo commissario, Barbara Gordon...



Alzi la mano chi, una volta conclusa la visione di The LEGO Movie, ha sperato fortissimamente che arrivasse uno spin-off interamente dedicato al personaggio più adorabilmente stronzo ed arrogante del film, ovvero Batman. Credo che il tempo totale di presenza Batmaniana nella pellicola del 2014 non raggiungesse nemmeno la mezz'ora ma probabilmente è bastata la canzone cantata dal personaggio per convincere i produttori della necessità di mettere in cantiere Lego Batman - Il film e dare libero sfogo all'incarnazione del Cavaliere Oscuro più perfetta dai tempi di Batman - Il ritorno. Il Batman creato dalla LEGO è una fantastica parodia degli eroi dark, quelli che passano il 90% della loro esistenza persi a crogiolarsi nell'angst di un passato traumatico e l'altro 10% nell'autocelebrazione di sé, elementi fondamentali della personalità del protagonista che vengono ulteriormente esacerbati dall'enorme infantilità di Batman, reso qui come un bambino viziato, antipatico e peppia. L'intero film ruota sul rapporto tra Batman e il suo nemico di sempre, il Joker (scritto e rappresentato come le peggiori storie romantiche viste al cinema ma declinato in "odio" con risultati esilaranti), e sul terrore del protagonista di fronte alla possibilità di crearsi una famiglia o anche solo delle semplici amicizie, scelta di sceneggiatura necessaria per veicolare l'indispensabile messaggio positivo già presente in The LEGO Movie, messaggio che, a onor del vero, rischia di perdersi in una ridda di gag e citazioni pressoché infinita. I veri destinatari di Lego Batman - Il film non sono infatti i bambini ma tutti i fan dell'eroe DC (in ogni sua incarnazione, a partire dai telefilm camp anni '60, ampiamente citati) OPPURE tutti i nerd in grado di cogliere i millemila rimandi ad altri film, serie TV, fumetti che sinceramente non pensavo nemmeno potessero avere qualcosa a che fare col Cavaliere Oscuro. Avendo avuto accanto Mirco, durante la visione, posso assicurare che il Bolluomo ha riso ma non quanto ho fatto io e che parecchie delle gag più "specifiche" gli sono scivolate addosso come acqua, cosa che non era successa guardando The LEGO Movie, un film davvero adatto a tutti e più universalmente "meravigliosoooo".


La sensazione che ho provato io è quella di essermi trovata davanti una sorta di "special TV" non proprio cinematografico, una cosina breve per appassionati. Non che il film non mi sia piaciuto, anzi, e non dico neppure che Lego Batman - Il film sia qualitativamente inferiore al suo predecessore: nell'ora e quaranta di durata passano sullo schermo le cose più assurde che si possano costruire con i mattoncini e col potere dei "mastri costruttori", in primis un mecha pipistrello animato alla perfezione, senza contare che le scene d'azione sono forse anche più emozionanti e "caotiche" rispetto alla prima pellicola, con abbondanza di morte & distruzione in formato LEGO, soprattutto grazie alla presenza di un paio di giganteschi villain di tutto rispetto... però qualcosa è mancato, probabilmente dal punto di vista del sentimento. Partendo sempre da The LEGO Movie, a mio avviso il suo spin-off difetta del senso di magia che lo collegava paradossalmente alla realtà, l'elemento "umano" che faceva dei mattoncini più amati del mondo una componente fondamentale della crescita di un bambino e, in generale, della vita di una persona, veicolando forti emozioni come già accadeva con la trilogia di Toy Story. Qui abbiamo "solo" l'esempio di un gioco, un'avventura che si apre e si chiude a mo' di parentesi e che lascia il tempo che trova; un tempo esilarante, divertentissimo e sicuramente soddisfacente, ma anche "di nicchia", quasi il bimbo di The LEGO Movie fosse stato nuovamente chiuso fuori dalla stanza dei giochi lasciando il campo al papà nerd. Il che, lo ripeto, va benissimo per una serata all'insegna del divertimento sfrenato e della risata compulsiva, anche perché personalmente adoro il Batman della LEGO e tutti i riferimenti all'ambiguità sua e di Robin, ragazzo meraviglia perennemente smutandato e con un gusto tutto particolare per le hit gaye anni '80... e quanto può essere tenero il Joker con gli occhietti tristi, sconvolto nello scoprire che Batman non lo odia? Non è meravigliosoooo ma quasi, via!


Di Will Arnett (voce originale di Batman/Bruce Wayne), Michael Cera (Dick Grayson/Robin), Rosario Dawson (Batgirl/Barbara Gordon), Ralph Fiennes (Alfred Pennyworth), Zach Galifianakis (Joker), Billy Dee Williams (Due facce), Eddie Izzard (Voldemort), Seth Green (King Kong), Jemaine Clement (Sauron), Channing Tatum (Superman), Jonah Hill (Lanterna verde) e Ralph Garman (Reporter numero 2) ho già parlato ai rispettivi link.

Chris McKay è il regista della pellicola e doppia il pilota Bill. Americano, è al suo primo lungometraggio ma ha diretto episodi della serie Robot Chicken. E' anche produttore, tecnico degli effetti speciali, doppiatore, sceneggiatore e animatore.


Zoë Kravitz è la voce originale di Catwoman. Figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet, la ricordo per film come X-Men - L'inizio, Mad Max: Fury Road e Animali fantastici e dove trovarli. Anche cantante, ha 30 anni e due film in uscita, tra cui Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, dove interpreterà Leta Lestrange.


Tra i doppiatori originali figura anche il conduttore Conan O'Brien, che presta la voce all'Enigmista, e Mariah Carey, che doppia il Sindaco, mentre tra quelli italiani spiccano Claudio Santamaria nei panni di Batman e, ahinoi, Geppi Cucciari in quelli di Batgirl, a mio avviso terribile con quell'accento sardo. Billy Dee Williams, che doppia Due Facce, è stato l'Harvey Dent buono del primo Batman di Tim Burton e, se non fosse stato per l'arrivo di Joel Schumacher (e il conseguente casting di Tommy Lee Jones), avrebbe interpretato anche la versione malvagia del personaggio. Detto questo, se Lego Batman - Il film vi fosse piaciuto recuperate anche The LEGO Movie, di cui questo film è lo spin-off. ENJOY!


mercoledì 6 luglio 2016

Holidays (2016)

Spinta dalla presenza di un certo "scimmiottino verde" e dalla natura episodica dell'operazione, in questi giorni ho recuperato Holidays, antologia horror dedicata appunto alle festività.


Holidays comincia con Valentine's Day, innocuo antipasto a tema servito dai realizzatori del pregevole Starry Eyes. L'ambiente è quello tipico del liceo americano, fatto di ragazzine insignificanti che vengono derise da altre mocciose che "se la credono" (l'incipit dell'episodio è un incrocio tra quello di Carrie - Lo sguardo di satana e gli scherzi subiti da Rochelle in Giovani Streghe), e la conseguente, nonché giusta, vendetta della sfigata è altrettanto prevedibile. Sinceramente da Kevin Kolsch e Dennis Widmyer, che pur sanno dosare molto bene la tensione, mi aspettavo di più, anche perché l'episodio viene letteralmente surclassato dai due seguenti, St. Patrick's Day e, soprattutto, Easter. Per chi come me ama l'Irlanda St.Patrick's Day offre già di partenza una trama assai intrigante ed inaspettata ma la bellezza dell'episodio in sé sta tutta nello spietato umorismo nero che lo caratterizza e nella rapidità del montaggio, che incalza lo spettatore trascinandolo incredulo e anche un po' disgustato verso un finale che è il trionfo del kitsch: "Fuckin'Danny Zucko" rimarrà probabilmente negli annali ma mai quanto la faccia del serpentello felice. E più non dimandate. Cercherò di non spoilerarvi nulla neppure riguardo a Easter, l'episodio più riuscito e genuinamente terrificante del mazzo, oltre che quello più blasfemo. D'altronde, la figura del coniglio pasquale non so dove diamine l'abbiano tirata fuori in America e provateci voi a spiegare ad una bambina il significato della Pasqua cristiana senza farla uscire di testa. Detto questo, Easter si becca di sicuro la palma del make-up e degli effetti speciali (è zeppo di immagini che non mi toglierò MAI PIU' dalla testa) mentre Nicholas McCarthy si riconferma Autore da tenere d'occhio, non banale né tenero. Grazie, Nick. Mother's Day è un altro interessantissimo episodio, non a caso scritto e diretto da due donne, interamente incentrato (almeno per come l'ho vissuto io) sullo stress dell'essere madri a tutti i costi e su un diritto di scelta spesso sacrificato a preconcetti o idee retrograde; il mito del "femminino sacro", lungi dall'essere per tutti fonte di consolazione, spesso può essere un fardello in grado di portare a conseguenze estreme.


La seconda parte della pellicola comincia con Father's Day. Se le madri sono solitamente associate al parto e alla nascita, i padri sono sempre associati al ricordo e all'infanzia e l'episodio diretto da Anthony Scott Burns non fa eccezione. La bellezza di Father's Day coincide con la sua struttura particolare, un costante sovrapporsi di voci passate che guidano il presente, alla scoperta di un mistero che probabilmente sarebbe stato meglio lasciare celato. Il finale aperto dell'episodio è molto bello e in generale l'atmosfera che lo permea è inquietante e tesa come piace a me. Qui, se volete, potete anche smettere di guardare Holidays perché gli episodi interessanti si consumano per lasciare spazio ai rimasugli che, non a caso, cominciano con l'intervento di Kevin Smith. Ora, perché diamine Smith abbia deciso di darsi all'horror rimane per me uno dei più grandi misteri dell'universo e lo stesso vale per la sua scelta di far recitare a tutti i costi la figlia Harley Quinn in ruoli imbarazzanti: in questo caso, tra un "fuck", un "Whore" e un "pussy", Smith ci racconta l'Halloween alternativo di un terzetto di camgirls sfruttate dalla versione stronza e laida di Obelix. Se vi piace il genere, l'episodio può giusto essere una stupidata per adolescenti alle prime armi, io ho solo apprezzato il contrasto tra la crudezza delle immagini mostrate e i conseguenti commenti in live chat, con tanto di smiley, il resto scivola via come acqua. Altrettanto inconsistente è Christmas che, ironicamente, è il segmento che mi ha spinta a guardare il film in quanto avente come protagonista l'adorato Seth Green (e la moglie Claire Grant, fortunata donnaccia!). Christmas sfrutta la consumistica corsa natalizia al gadget del momento per gettare uno sguardo indiscreto su ciò che nascondono le famiglie borghesi e la mente delle cosiddette "acque chete" ma il risultato non è particolarmente graffiante né ironico e sottoutilizza un Seth Green che ha fatto di meglio. In chiusura, arriva un'altra donnaccia fortunata, ovvero Lorenza Izzo, l'unica attrice capace di essere una gnocca stratosferica in un film e un cesso mostruoso in quello dopo, come in questo caso. New Year's Eve racconta l'incontro tramite sito per single di due casi umani di incredibile tristezza e bruttezza, un appuntamento al buio destinato a finire in un modo assai particolare... vedere per credere! E complimenti ad Adam Egypt Mortimer per aver risollevato sul finale un film che rischiava di concludersi in un trionfo di diludendo.


Riassumendo, credo che Holidays sia l'ennesimo esempio di un cinema ad episodi che sta sicuramente prendendo campo ma che ancora non riesce a trovare una coerenza per quel che riguarda la qualità di ogni singolo segmento né la capacità di equilibrare momenti faceti a momenti horror, alternando magari episodi più sostanziosi a qualche divertissement per far riposare il cervello. Di sicuro è un genere di struttura che regala gioie e dolori, un po' come succede spacchettando i regali a Natale, quindi direi che rimanendo in tema "festività" è perfetto e sicuramente non è il film ad episodi peggiore che ho visto. Dategli un'occhiata, potreste anche divertirvi!


Dei registi Kevin Kolsh e Dennis Widmyer (Valentine's Day), Nicholas McCarty (Easter), Kevin Smith (Halloween), Scott Stewart (Christmas) e degli attori Lorenza Izzo (Jean) e Seth Green (Pete Gunderson) ho parlato ai rispettivi link.

Michael Gross interpreta il papà nel segmento Father's Day. Americano, lo ricordo per film come Tremors, Tremors 2: Aftershocks, Tremors 3: Ritorno a Perfection, Tremors 4 - Agli inizi della leggenda e Tremors 5: Bloodlines inoltre ha partecipato a serie come Casa Keaton, Oltre i limiti, Ally McBeal, Tremors, ER - Medici in prima linea, CSI: NY, Medium, How I Met Your Mother, CSI: Scena del crimine e doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttore, ha 69 anni e un film in uscita.


Harley Quinn Smith interpreta Holly nel segmento Halloween. Figlia ovviamente di Kevin Smith, la ricordo per film come Jay e Silent Bob.. Fermate Hollywood!, Clerks 2 e Tusk. Ha 17 anni e quattro film in uscita, tra cui Yoga Hosers e i futuri, probabilissimi Mallbrats (seguito di Generazione X, ho già paura!) e Moose Jaws.


Gary Shore, regista di St. Patrick's Day, ha diretto soltanto Dracula Untold mentre le registe di Mother's Day, Ellen Reid e Sarah Adina Smith sono alla loro prima collaborazione e la Smith ha all'attivo solo un lungometraggio, The Midnight Swim, oltre ad alcuni corti; Anthony Scott Burns, regista di Father's Day, è invece il responsabile degli effetti speciali di The Last Exorcism - Liberaci dal male mentre Adam Egypt Mortimer, regista di New Year's Eve, ha diretto Some Kind of Hate, che devo ancora vedere. Per quel che riguarda gli attori, compare tra gli altri Sonja Kinski, figlia di Nastassja e nipote di Klaus, nel segmento Mother's Day. Detto questo, se Holidays vi fosse piaciuto recuperate Tales of Halloween, The ABCs of Death e The ABCs of Death 2. ENJOY!

martedì 23 luglio 2013

Austin Powers in Goldmember (2002)

Ed eccoci finalmente arrivati all’ultimo capitolo della saga dedicata all’International Man of Mystery, Austin Powers in Goldmember, diretto nel 2002 dal regista Jay Roach.


Trama: questa volta Austin deve fare i conti con l’olandese pazzo e amante dell’oro Goldmember e, soprattutto, affrontare qualcosa di ben più pericoloso… i propri problemi col padre, l’affascinante Nigel Powers!!


Austin Powers in Goldmember sbulacca fin dai titoli di testa, assolutamente consapevole di come i film precedenti siano ormai assurti a livello cult, tanto da potersi omaggiare tranquillamente. Myers e compagnia gettano definitivamente alle ortiche la banale parodia dei film di 007 e si gettano a capofitto nel metacinema, strizzando più di una volta l'occhio ai fan della saga attraverso citazioni, simpatiche comparsate di gente come Quincey Jones e riferimenti a tutte le migliori gag dei vecchi capitoli. Il risultato finale non arriva però ai livelli di Austin Powers - La spia che ci provava; sebbene quanto a fotografia, costumi, make-up e aspetti prettamente "tecnici" questo Goldmember risulti il miglior film della trilogia, i nuovi personaggi introdotti non sono all'altezza di quelli vecchi e la riproposta di un paio di sketch "classici" risulta un po' stantia. Beyoncé ha carisma da vendere e canta due delle migliori canzoni della colonna sonora (tra cui quella che da il titolo al film), Michael Caine è un padre di Austin Powers praticamente perfetto ma il Goldmember del titolo è un buffone poco divertente e con battute ripetitive che rendono davvero poco nell'edizione italiana ("Vengo da Olanda, paese di zoccole" è a dir poco tremendo, non che a me faccia ridere l'originale "I'm Dutch. Isn't that weeeeird?"). In compenso, però, il Dr.Male, Mini-Me e Scott danno letteralmente il bianco... e se pensate di aver conosciuto tutti i segreti di famiglia cascate veramente male!!


Oltre al fatto che il buon Seth Green ha un ruolo più preponderante rispetto ai film precedenti, quello che adoro di Austin Powers in Goldmember sono i dettagli. L'azione si sposta negli anni '70 e questo ennesimo balzo temporale ci porta nei meravigliosi anni della disco music! Vedere Austin conciato con abiti da fare invidia ad un pimp (per non parlare della pappamobile con tanto di dadi di peluche appesi!!) e le meravigliose coreografie in stile Studio '54, dove peraltro recitava lo stesso Myers, è una gioia per gli occhi e, ovviamente, per una giapponofila come me è altrettanto gradita la trasferta in terra nipponica, con deliranti sequenze a base di sottotitoli male interpretati e l'arrivo delle folli gemelline Fook Me e Fook Yu che, per inciso, danno il loro meglio nelle abbondanti sequenze tagliate. Elencare poi tutti i momenti cult di cui è composto il film sarebbe impossibile: il mio cuore impazzisce per la sequenza del "bozzo", per le trasformazioni di Scott, per il dialogo in "inglese-inglese" tra Austin e il padre Nigel, per il duetto tra Mini-Me e il Dottor Male nella prigione... insomma, anche qui potrei citarvi l'intera pellicola a memoria ed evitare di scrivere la recensione perché l'aMMore è difficile da condensare in poche righe. Vi dico solo di guardare anche questo (per ora) ultimo capitolo di trilogia, fosse anche solo per il film nel film, AustinPussy.

<3
Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Goldmember/Ciccio Bastardo), Seth Green (Scott Male), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Verne Troyer (Mini-Me), Michael Caine (Nigel Powers), Clint Howard (Johnson), Nathan Lane (il misterioso uomo della discoteca) e Rob Lowe (Numero Due da giovane) ho già parlato ai rispettivi link.

Beyoncé Knowles interpreta Foxxy Cleopatra. Americana, più famosa come cantante che come attrice, ha partecipato a film come La Pantera Rosa e Dreamgirls. Anche produttrice, regista e compositrice, ha 31 anni.


Per chi si fosse perso la mia recensione di La storia fantastica, sappiate che lo sfigatissimo Numero 3, maledetto dal bozzo in faccia, altri non è che l’attore Fred Savage, ovvero il bimbo malato che ascoltava il racconto di nonno Peter Falk. Tra le innumerevoli guest star che compaiono anche in questo capitolo della saga segnalo inoltre Kristen Stewart (tra i ballerini dell’Austin Pad), Masi Oka (l’Hiro della serie Heroes) nei panni del tizio giapponese che parla di Godzilla e diritti cinematografici, il meraviglioso Greg Grunberg nei panni del tifoso con la T disegnata su petto e ovviamente Tom Cruise, Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Danny De Vito, John Travolta, Steven Spielberg, Quincy Jones (questi ultimi tutti coinvolti nel film-nel-film Austinpussy, che peraltro avrebbe dovuto essere il titolo di Austin Powers – La spia che ci provava), l’intera famiglia Osbourne, Britney Spears e Burt Bacarach. Non ce l’hanno fatta invece Sean Connery, che avrebbe dovuto interpretare Nigel Powers, e nemmeno Will Ferrell e Heather Graham, le cui scene nei panni di Mustafa e Felicity Shagwell sono state tagliate. Infine, se Austin Powers in Goldmember vi è piaciuto, recuperate Austin Powers - Il controspione, Austin Powers - La spia che ci provava, Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels, le tre Pallottole Spuntate e Casino Royale. ENJOY!!  (E non perdete la solita infornata di gif esilaranti!!)





lunedì 22 luglio 2013

Austin Powers - La spia che ci provava (1999)

Secondo appuntamento con la saga shagadelica per eccellenza! Oggi è il turno di Austin Powers - La spia che ci provava (Austin Powers - The Spy Who Shagged Me), diretto da Jay Roach nel 1999.


Trama: dopo l'ennesimo tentativo fallito di uccidere Austin Powers, il Dr. Male decide di andare nel passato grazie alla sua "macchina del tempo" e rubargli l'unica arma in grado di renderlo invincibile... il mojo (o mai più moscio, se volete)!


Austin Powers - La spia che ci provava è forse l'episodio della serie che preferisco. Innanzitutto, perché la Austin Girl di turno è una Heather Graham meravigliosa, carismatica e con un guardaroba da urlo, poi perché vengono introdotti gli importantissimi villain Ciccio Bastardo e, soprattutto, il clone del Dr. Male Mini-Me, forse la trovata più geniale della saga: il nanetto muto e incazzato nero alterna momenti di indicibile tenerume col "papà" a momenti di manifesta bastardaggine, soprattutto nei confronti di Scott, che in questo film scoprirà parecchie cosette sulla sua strana e scellerata famiglia. Gli sceneggiatori, tra cui lo stesso Myers, mantengono un paio di validissimi sketch e momenti fissi derivati dal primo episodio e imbastiscono una delirante trama a base di viaggi nel tempo (non a caso lo stesso Basil Exposition a  un certo punto si rivolge agli spettatori dicendo di godersi il film e non far caso ai dettagli), gag a sfondo sessuale, umorismo scatologico e riferimenti sempre più marcati alla cultura pop, ribadendo maggiormente lo scontro tra due relitti del passato come il Dottor Male o Austin e i tempi moderni dove nessuno sembra più capire le esagerazioni dei giochi di spie. La saga, inoltre, comincia a distaccarsi dalla semplice "parodia" dei film di Bond per assumere un'identità tutta sua, ripulendosi da tutti quegli aspetti "impersonali" che inficiavano un po' la qualità del primo capitolo.


Se il primo film introduceva un certo "stile", nel secondo si esagera: la colonna sonora mette in campo dei pezzacci da 90, come la splendida American Woman di Lenny Kravitz o la hit dell'epoca Beautiful Stranger di Madonna, segno che Austin è ormai diventato un'icona, come dimostra anche l'utilizzo di personalità di spicco quali Jerry Springer, Woody Harrelson, Rebecca Romijn e persino Tim Robbins, che si prestano volentieri a giocare con i vari personaggi. L'unica cosa, purtroppo, che mi fa sempre storcere il naso durante la visione è la presenza di troppi numeri musicali "flosci"; se, infatti, l'inizio sulle note della Soul Bossa Nova, marchio di fabbrica della franchise, è sempre qualcosa di memorabile, le note lagnosette di Bacarach e i duetti da avanspettacolo tra il Dr. Male e Mini-Me sono due dei momenti meno riusciti del film. Che tuttavia si fa perdonare con spettacolari partite a scacchi a sfondo sessuale, notti d'amore che non ti aspetti (almeno due!), "zip la bocc'", risse allo Jerry Springer Show, balletti stilosissimi, titoli di coda esilaranti e chi più ne ha più ne metta. Insomma, Austin Powers - La spia che ci provava è un film che non posso fare a meno di consigliare a tutti: la versione italiana tra l'altro, se non ricordo male, era curata nientemeno che dagli Elio e le storie tese e un paio di battute fanno più ridere che nella versione originale, quindi andate sul sicuro comunque!!


Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Ciccio Bastardo), Heather Graham (Felicity Shagwell – Ladà, in italiano), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Rob Lowe (Numero Due da giovane), Seth Green (Scott Male), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Will Ferrell (Mustafa), Clint Howard (Johnson), Elizabeth Hurley (Vanessa Kensington), David Koechner (Co-pilota), Kevin Durand (Assassino) e Charles Napier (Generale Hawk) ho già parlato ai rispettivi link.

Verne Troyer interpreta Mini-Me. Americano, lo ricordo per film come Bad Pinocchio, Men in Black, Wishmaster – il signore dei desideri, Paura e delirio a Las Vegas, Instinct – Istinto primordiale, Il Grinch, Harry Potter e la pietra filosofale e Austin Powers in Goldmember, inoltre ha partecipato anche a serie come Sabrina vita da strega, Scrubs e Two and a Half Men. Anche stuntman, ha 43 anni e due film in uscita.


Anche il secondo episodio della saga conta un incredibile numero di comparse di lusso, tra le quali segnalo Burt Bacarach, Elvis Costello, Jerry Springer, Woody Harrelson e Rebecca Romijn nei panni di loro stessi, Kristen Johnston come Ivana Humpalot (in italiano Ivona Pompilova) e Tim Robbins come Presidente; Catherine Zeta Jones, invece, era tra le candidate al ruolo di Felicity Shagwell. Il film, tra l’altro, ha ricevuto anche una nomination all’Oscar per il miglior make-up, premio poi vinto da Topsy-Turvy – Sottosopra. Ovviamente, se Austin Powers – La spia che ci provava vi fosse piaciuto consiglio il recupero di Austin Powers – Il controspione, Austin Powers in Goldmember e aggiungo anche Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels e Casino Royale. ENJOY!! E beccatevi la selezione giffosa di alcune delle migliori sequenze!


domenica 21 luglio 2013

Austin Powers - Il controspione (1997)

Cominciano oggi le recensioni di una delle trilogie preferite dalla Bolla. Quella del Padrino? No, santo Cielo, mi sento male solo a pensare di dover recensire un simile caposaldo (ma il cofanetto di DVD è già lì che mi guarda scalpitando...)! Picchierò invece un po' più in basso e mi dedicherò ad uno scopadelico terzetto di film, baby, yeah!, cominciando con Austin Powers - Il controspione (Austin Powers: International Man of Mystery), diretto da Jay Roach nel 1997.


Trama: per sconfiggere il suo arcinemico Dr. Male, l'agente segreto Austin Powers viene congelato negli anni '60 e si risveglia nei '90, per nulla spaesato e sexy come non mai, baby!!


Chi mi conosce da anni sa quanto io adori Austin Powers e tutto il suo universo di idiozie, al punto dall'essere arrivata a citare le battute a memoria, nonché a mettermi più di una volta col mignolo vicino al labbro a mo' di Dottor Male. A dire il vero, però, il mio amore Austiniano è stato riversato più sul secondo e terzo capitolo che su questo Il controspione, che in pratica funge da apripista a tutte le gag che verranno poi sviluppate meglio nei film successivi, maggiormente concentrati sulla figura del Dr. Male, assai più simpatico di Austin. Austin Powers - Il controspione è ancora un'embrionale, seppur efficace, parodia dei film di James Bond, con un protagonista talmente sexy che tutte le donne, senza eccezione, anche le esplosive fembot, prima o poi finiscono per cadere ai suoi piedi nonostante denti storti, occhialazzi e pilu in bella vista perché Austin ha qualcosa che gli altri non hanno: il mojo. Ovvero una carica sessuale senza paragoni, concentrata nel Soul Bossa Nova di Quincey Jones, numero musicale portante di tutti e tre i film dedicati all'International Man of Mystery per eccellenza. Che poi, la carica sessuale di Austin si concentra solo in battutine, ammiccamenti, donne dai nomi ambigui (Alotta Fagina alias Annabella Fagina) e gag dove ogni nudità viene coperta da un oggetto, perché come ogni eroe che si rispetti alla fine anche lo scopadelico agente segreto verrà vinto dall'amore e si darà alla monogamia, in questo caso con Elizabeth Hurley, prima Austin Girl e probabilmente la meno efficace delle tre.


Come al solito, però, sono i personaggi negativi che colpiscono. Austin Powers - Il controspione introduce il Dr. Male (preso paro paro dalla performance del grandissimo Donald Pleasence in Si vive solo due volte) col suo gatto pelato Mr. Bigglesworth e le gag più riuscite sono tutte per il personaggio, un genio del male spaesato, ancora ancorato ai vecchi, stupidissimi piani di conquista mondiale e ai cliché del genere, sopportato a malapena dai ben più moderni collaboratori, come il grandissimo Numero 2, orientato ad un male più sottilmente bastardo ed economico. A far da degno contraltare al vecchiume incarnato dal povero Dottore c'è il figlio ribelle Scott, devastato dai soliti problemi dell'adolescenza ma ancora più arrabbiato perché clonato e abbandonato dal padre che lo vorrebbe malvagio come lui. Personaggi embrionali, si diceva, ma già indimenticabili, mentre i killer assoldati dal Dr. Male per uccidere Austin, parodie di altri famosi villain bondiani, sono ancora abbastanta impersonali e sacrificabili quanto gli anonimi galoppini che vengono tranquillamente uccisi dai buoni (l'altra gag riuscitissima del film è mostrare, finalmente, le reazioni dei familiari di questi poveracci senza nome!!). Mike Myers, grande mattatore, riesce a scivolare agilmente dai panni di Austin a quelli del Dottor Male e non lesina ammiccamenti verso il pubblico, mentre il resto del cast mostra di essersi divertito tantissimo a girare questo film. A completare il tutto, una colonna sonora frizzantissima e una pletora di guest star da urlo, che rendono Austin Powers - Il controspione un must sia per chi ama le parodie sia per chi è abbastanza ferrato sui vecchi James Bond.


Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male), Seth Green (Scott Male), Mimi Rogers (Mrs. Kensington), Will Ferrell (Mustafa) e Clint Howard (Johnson Ritter) ho già parlato ai rispettivi link.

Jay Roach (vero nome Mathew Jay Roach) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember, Ti presento i miei, Mi presenti i tuoi? e Candidato a sorpresa. Anche produttore e sceneggiatore, ha 56 anni e un film in uscita.


Elizabeth Hurley interpreta Vanessa Kensington. Inglese, la ricordo per film come EdTV, Austin Powers – La spia che ci provava, Il mistero dell’acqua e Indiavolato, inoltre ha partecipato alle serie Le avventure del giovane Indiana Jones e Gossip Girl. Anche produttrice, ha 48 anni e due film in uscita.


Michael York (vero nome Michael York – Johnson) interpreta Basil Exposition. Inglese, lo ricordo per film come Romeo e Giulietta, Cabaret, Assassinio sull’Orient Express, Balle spaziali, la mitica miniserie Il segreto del Sahara, Il fuggitivo della missione impossibile, Studio 54, Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember, inoltre ha partecipato alle serie Curb your Enthusiasm, Una mamma per amica, How I Met Your Mother e lavorato come doppiatore per alcuni episodi de I Simpson e I Griffin. Anche produttore, ha 71 anni e due film in uscita. 


Robert Wagner interpreta il Numero Due. Attore americano famosissimo per la serie Cuore e batticuore, ha partecipato a film come La pantera rosa, L’inferno di cristallo, Pantera rosa – Il mistero Clouseau, Dragon – La storia di Bruce Lee, Sex Crimes – Giochi pericolosi, Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember e a serie come Two and a Half Men. Anche produttore, ha 83 anni e due film in uscita. 


Mindy Sterling interpreta Frau Farbissina. Americana, la ricordo per film come Chi è sepolto in quella casa?, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, Il Grinch e Austin Powers in Goldmember; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per il film L’era glaciale 2 – Il disgelo, per la serie Robot Chicken e ha partecipato ad episodi di 8 sotto un tetto, Friends, Ellen, Zack e Cody al Grand Hotel, Scrubs, My Name is Earl e Desperate Housewives. Ha 60 anni.


Charles Napier (vero nome Sr. Charles Whitnel Napier) interpreta il Capitano Gilmour. Americano, ha partecipato a film come Lungo la valle delle bambole, Supervixens, The Blues Brothers, Rambo II - La vendetta, Una vedova allegra… ma non troppo, Alien degli abissi, Maniac Cop, Il silenzio degli innocenti, Palle in canna, Philadelphia, Il rompiscatole, Austin Powers – La spia che ci provava, La famiglia del professore matto, One-Eyed Monster e alle serie Gli eroi di Hogan, Star Trek, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, L’incredibile Hulk, Supercar, Chips, Dallas, Hazzard, A-Team, Renegade, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Roswell, The 4400, CSI e Cold Case, inoltre ha lavorato come doppiatore per I Simpson. Anche produttore, è morto nel 2011 all’età di 75 anni.


Tra le varie guest star che compaiono senza avere il proprio nome nei credits segnalo Tom Arnold (il Cowboy), Carrie Fisher (la psicologa che aiuta Scott e il Dr. Male), Rob Lowe (uno degli amici del tirapiedi decapitato), Priscilla Presley nei panni di sé stessa e ovviamente Christian Slater (la guardia ipnotizzata da Austin). Applausi a loro ma cacca su Jim Carrey, che ha rifiutato il ruolo di Dottor Male perché impegnato nel ridicolo Bugiardo, bugiardo. A parte questo, vi consiglio di recuperare il DVD di Austin Powers – Il contro spione perché contiene due simpatici finali alternativi e di proseguire con la visione di Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember, perché da qualche anno Mike Myers ha in progetto di girare un quarto capitolo, quindi meglio arrivare pronti all’evento! Poi, se il film vi è piaciuto, potete guardare anche Charlie’s Angels, Charlie’s Angels – Più che mai, Starsky & Hutch e il Casino Royale del 1967. ENJOY!! 

martedì 27 marzo 2012

It (1990)

Se è vero che Stephen King è il mio scrittore preferito, allora il romanzo che più amo tra quelli da lui scritti è IT, del 1984. Ma prima che ne scoprissi la versione cartacea ero già stata ampiamente terrorizzata da quella televisiva, diretta nel 1990 da Tommy Lee Wallace.


Trama: nel 1958 la cittadina di Derry viene funestata da una serie di brutali infanticidi e un gruppo di sette bambini scopre che l’assassino è un mostro dalle sembianze di clown. In qualche modo, riescono a sconfiggerlo e giurano di riunirsi se mai dovesse tornare. Trent’anni dopo, giunge purtroppo per loro il momento di mantenere la promessa…


La recensione deve cominciare con una dovuta premessa. Pretendere di paragonare questo film per la tv di quasi quattro ore al romanzo da cui è tratto sarebbe come fare un confronto tra Lady Oscar e una bella ragazza che ne fa il cosplay: può sicuramente imitarla per molti aspetti, ma non sarà mai la stessa cosa. L’It scritto da Stephen King è, prima ancora che una meravigliosa storia horror, uno splendido romanzo di formazione e un’opera certosina che racconta la nascita e la morte di una città le cui radici affondano così tanto nel Male da essere arrivata ad integrarlo nel suo tessuto e prosperare solo grazie alla sua presenza. Lo scrittore del Maine, qui più che nel resto delle sue opere, tratteggia dei personaggi talmente vivi ed indimenticabili che, arrivati all’ultima pagina, rimpiangiamo amaramente che non ci siano altri quindici tomi per continuare a seguire la loro vita, i loro pensieri, i loro sogni… e soprattutto le loro paure. Questo, ovviamente, nel film non succede, ma dire che ci troviamo davanti ad una brutta pellicola sarebbe essere ingiusti ed impietosi. Chiudiamo quindi gli occhi, facciamo finta che il libro non sia mai esistito e cerchiamo di valutare il film tv per i suoi (molti) pregi e anche per qualche (ovvio) difetto.


Innanzitutto, lodi lodi lodi (Michele Guardì, ESCA dal mio corpo, grazie!) agli sceneggiatori. Costretti, com’è ovvio, a condensare la mattonella di mille e fischia pagine che è il romanzo originale, hanno scelto innanzitutto di omettere le parti legate alla “mitologia” kinghiana de La Torre Nera, troppo complessa per un pubblico di non fan, assieme a tutte quelle scene stupende da leggere ma oggettivamente improponibili in un film per la tv. Non sto parlando delle sequenze più splatter o di quella, tanto controversa, in cui i giovanissimi protagonisti trovano il modo di rimanere “uniti” nelle gallerie, ma di rumenta trash come la statua semovente di Paul Bunyan o il lebbroso che chiede il servizietto ad Eddie, etc. etc. Nello Shining di Mick Garris si vedevano le siepi muoversi, se qui avessi visto la statua in plastica cercare di uccidere Richie con un’accetta probabilmente non sarei qui a parlare di IT, quindi ben vengano certi tagli. In compenso, vengono mantenute le scene maggiormente d’impatto, come la famigerata sequenza del sangue nel lavandino, il terribile omicidio di Georgie, l’epica battaglia a sassate contro la banda di Bowers e il dolcissimo episodio dell’haiku, solo per fare qualche esempio. Il film riesce comunque a rendere l’idea del profondissimo rapporto che lega i protagonisti, di un’estate allo stesso tempo favolosa e terrificante, della tristezza di un tempo che passa per non tornare più, cancellando persino i ricordi, di una città corrotta dal male. E rende, terribile, l’immagine del mostro più potente mai creato da King, quel Bob Gray alias Pennywise il clown ballerino che tanto ha funestato gli incubi di tutti noi.


Il film stesso, infatti, non esisterebbe se non ci fosse stato qualcuno in grado di interpretare degnamente questo maledettissimo clown. E chi meglio di Tim Curry, il Dio dei transvestites della galassia, l’unico uomo in grado di scomparire sotto il trucco del Diavolo in persona, avrebbe potuto raccogliere questo scomodo scettro? La sua interpretazione è sicuramente ciò che ha elevato il film dalla mediocrità e lo ha fissato nell’immaginario di generazioni di terrorizzati fan, facendo rimpiangere amaramente il finale, dove il clown scompare e It mostra il suo vero (deludente, lo so) volto. Ma dei difetti parleremo dopo, concentriamoci un attimo sugli interpreti. Come gli sceneggiatori, anche il casting ha fatto un lavoro egregio, scegliendo dei bambini che innanzitutto sapessero recitare (e che sarebbero diventati delle star, uno su tutti Seth Green, qui nei panni di Richie) e degli adulti che non facessero rimpiangere le loro giovani controparti, sebbene sia sempre un po’ duro dare un volto “reale” a dei personaggi che si sono amati senza conoscerne il viso. Purtroppo i realizzatori hanno scelto di concentrarsi essenzialmente sui protagonisti, con il risultato che il vecchio Henry Bowers è bolso e moscio da morire, il “povero” marito di Beverly, Tom, viene ridotto all’infima comparsata di un uomo che non ha nemmeno la metà del carisma necessario per interpretarlo e persino Olivia Hussey, nei panni di Audra, non spicca per bravura. Il che ci porta, inesorabilmente, ai difetti.


It patisce infatti della divisione televisiva in due parti. La prima, nella quale i protagonisti da adulti ricevono la chiamata di Mike e rivivono il loro passato prima di riunirsi a Derry, è praticamente perfetta ed accumula ininterrottamente tensione fino alla scioccante scena finale. La seconda parte è invece più “fiacca”, a tratti ripetitiva (si perde nelle costanti discussioni relative allo scendere o meno nelle fogne per sconfiggere definitivamente It) e si sgonfia nella rivelazione finale della natura del mostro, un maffissimo ragno uscito dritto dritto da un film anni ’50, che toglie pathos persino alla scena più triste dell’intera storia, quella che nel libro mi magona per ore, quando non mi porta direttamente a piangere come una fontana. Gli sceneggiatori hanno inoltre deciso di optare per un happy ending definitivo che, se da un lato apprezzo (almeno per quanto riguarda la storia di Ben e Beverly, perché alla fine sono una tenerona), dall’altro snatura purtroppo il senso reale del libro, che si conclude in maniera dolceamara, quasi malinconica, affermando il definitivo scioglimento della banda dei “perdenti”. Insomma, a riguardarlo oggi ci si rende conto che l’IT televisivo racconta, molto banalmente, una storia di mostri e, comprensibilmente, concede molto poco ad un’eventuale riflessione sul senso reale di quel che viene in essa mostrato. Poteva andare molto peggio, comunque, e se non avete mai visto questo piccolo gioiellino televisivo, graziato anche da una splendida ed evocativa colonna sonora, vi consiglio di recuperarlo immantinente. Magari prima che ci facciano un più dettagliato ma sicuramente più brutto remake senza Tim Curry. Eresia.


Di Tim Curry, che interpreta Pennywise, ho già parlato qui, Richard Masur, che interpreta Stan da adulto, lo trovate qua, il compianto John Ritter, qui nei panni di Ben da adulto, è già stato nominato in questi post e anche Olivia Hussey (Audra) ha avuto modo di comparire qui.

Tommy Lee Wallace è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Halloween III: Il signore della notte, Ammazzavampiri 2 ed episodi di serie tv come Ai confini della realtà, Baywatch e Flipper. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 62 anni.


Annette O’ Toole (vero nome Annette Toole) interpreta Beverly da adulta. Americana, la ricordo per film come Il bacio della pantera, 48 ore e Superman III, inoltre ha partecipato alle serie Alfred Hitchcock presenta, Oltre i limiti, Nash Bridges e Smallville. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 59 anni.


Jonathan Brandis interpreta il giovane Bill. Americano, lo ricordo soprattutto per avere interpretato Bastian ne La storia infinita II, inoltre ha partecipato a film come Attrazione fatale e Il patrigno II, doppiato film come Oliver & Company e serie come Aladdin; inoltre, ha partecipato ad episodi di Troppo forte, La signora in giallo e Flash. Anche regista, produttore e sceneggiatore, si è impiccato nel 2003, all’età di 27 anni.


Seth Green (vero nome Seth Benjamin Gesshel – Green) interpreta il giovane Richie. Se mi puntassero la pistola alla tempia e mi dicessero, umanamente, chi è il mio attore preferito in tutto il mondo non avrei dubbi: lui. E dico umanamente, perché questo “scimmiottino verde” (come lo chiamano confidenzialmente i miei amici e parenti!) è davvero l’amico nerd che tutti vorrebbero avere. L’aMMore per quest’uomo è nato mentre guardavo Buffy the Vampire Slayer, precisamente la seconda serie, ed è continuato grazie a perle come Scott, il figlio del Dr. Male nei tre film di Austin Powers, il doppiaggio originale di Chris ne I Griffin e la geniale serie Robot Chicken, ma se volete vederlo in azione in qualche altro film segnalo Hotel New Hampshire, Radio Days, Ho sposato un’aliena, Buffy - l’ammazza vampiri, Rollerblades – Sulle ali del vento, A Gillian, per il suo compleanno, Giovani pazzi e svitati, Nemico pubblico, il geniale Giovani diavoli, I perfetti innamorati, Rat Race, Compagnie pericolose, The Italian Job e Scooby Doo 2: mostri scatenati, solo per citare quelli che ho visto. Inoltre, ha partecipato alle serie Beverly Hills 90210, X – Files, Innamorati pazzi, Angel, That’s 70s Show, Will & Grace, Grey’s Anatomy, My Name is Earl, Heroes e doppiato alcuni episodi di American Dad!. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 37 anni e tre film in uscita.


Emily Perkins interpreta la giovane Beverly. Canadese, la ricordo per film come Licantropia Evolution – Ritorno al presente, Insomnia, Ginger Snaps: Unleashed, Licantropia e Juno, inoltre ha partecipato alle serie X- Files e Supernaturals. Ha 34 anni.


Dennis Christopher, che interpreta Eddie Kaspbrak da adulto, sarà tra gli attori che parteciperanno all’imminente nuovo film dello zio Quentin, Django Unchained, mentre Richard Thomas, che invece interpreta Bill da adulto, è tornato a frequentare il “kingverso” durante una puntata della serie Incubi e deliri. Inoltre, una delle mocciose che prende in giro Beverly a inizio film è Laura Harris, che poi avrebbe partecipato al meraviglioso Severance – Tagli al personale, mentre il preside con cui si scontra Richie nella scena della mensa (l’attore William B. Davis) sarebbe diventato il bastardissimo Uomo che fuma della serie X – Files. Se vi fosse piaciuto It, non sto nemmeno a dirlo, recuperate altre miniserie tratte dalle opere di Stephen King, per esempio I Langolieri, che se non erro era abbastanza interessante, oppure gli inquietanti Tommyknockers. ENJOY!

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