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venerdì 4 novembre 2022

Amsterdam (2022)

Domenica scorsa il buon Mirco mi ha portata a vedere Amsterdam, film diretto e sceneggiato dal regista David O. Russell che mi aveva attirata fin dal trailer...


Trama: negli anni '30, due reduci della prima guerra mondiale, un medico e un avvocato, rimangono coinvolti in una serie di delitti e complotti che li spingono a riallacciare i rapporti con un'ex infermiera conosciuta al fronte...


Non guardavo un film di David O. Russell dai tempi di Joy e mi duole abbastanza ammettere che la sensazione lasciatami da Amsterdam è stata più o meno la stessa, ovvero quella di un'enorme, grandiosa confezione per una cosetta esile e dimenticabile. Più che altro, sono arrivata chiedermi se non sia meglio che O. Russell, bravissimo come regista e dotato di un fiuto enorme per il casting e la direzione degli attori, posi per qualche tempo la penna di sceneggiatore e si faccia scrivere una storia da qualcuno un po' più centrato, capace di conferire equilibrio e sostanza a quelle che, spesso, sembrano una serie di idee tanto interessanti quanto evanescenti. Nel caso di Amsterdam, per esempio, abbiamo un'ottimo incipit mistery d'ispirazione noir, con tanto di voce fuori campo e flashback, dove i protagonisti vengono incastrati da criminali senza volto e decisamente insidiosi, al quale si aggiunge la parte migliore del film, ovvero una storia d'amore e di amicizia che mette in scena il più adorabile trio di amici/amanti dell'anno (magnificamente interpretati, poi ci torno), eppure questi due elementi della trama, invece di intrecciarsi dando vita a qualcosa di memorabile, scorrono dalle mani e dalla mente dello spettatore come rivoli d'acqua, messi al servizio di una vicenda fantapolitica (per quanto basata su una storia vera) che sembra quasi fare a pugni con tutto il resto. Più che altro, sembra quasi che allo sceneggiatore, pur palesemente innamorato dei suoi protagonisti, non bastasse puntare i riflettori su loro tre, già potenziali fonti di moltissimi punti di riflessione (c'è la lotta di classe di Burt, invischiato in un matrimonio nato per amore e proseguito per interesse, la questione razziale incarnata da Harold, l'indipendenza femminile di Valerie, un potenziale spaccato delle famiglie influenti americane e di tutto quello che si nasconde dietro di esse, tutto il discorso sull'importanza dei reduci di guerra e sulle difficoltà oggettive del loro reintegro in società), ma godesse un mondo all'idea di inserirli in un delirio "giallo" di altri personaggi connotati come macchiette, pronto a correre come un treno verso la risoluzione finale di un mistero trattato alla stregua di un giocattolone grottesco.


Il risultato, purtroppo, è deludente. Non tanto, come ho detto, per i tre protagonisti principali, i quali fanno tutti un'ottima figura, Christian Bale in primis (l'ho già scritto nel post dedicato a Thor: Love and Thunder, quest'uomo nobiliterebbe anche una recita di Natale parrocchiale, è sempre e comunque perfetto e fa scomparire tutti quelli che lo circondano, giusto Margot Robbie riesce a tenergli testa), quanto per il resto di un cast all star che si è ritrovato sul set di un film che avrebbe potuto essere "coeniano" o, come minimo, divertente e scoppiettante quanto Knives Out o Omicidio nel West End, mentre invece risulta facilone e perplimente. La conseguenza, per esempio, è che una Anya Taylor-Joy, che pure riesce, nonostante l'inconsistenza del suo personaggio, ad imbroccare un paio di momenti memorabili, appare inutile quanto Chris Rock, messo lì giusto per fare un paio di battute a tema nigger e poi scomparire come se non fosse mai esistito. Lungi da me, per carità, lamentarmi quando vedo spuntare facce adorate come quelle di Mike Myers, Timothy Olyphant o Michael Shannon, ma quando mi sembra di avere davanti una lista della spesa con tanto di spunte, allora ci rimango male. Per il resto, nulla da eccepire. La confezione di Amsterdam è extra-lusso, letteralmente, visto che la fotografia splendida è di Emmanuel Lubezki, e scenografie e costumi sono molto curati, soprattutto per quanto riguarda le mise di Margot Robbie e tutto l'apparato artistico legato a quella parentesi favolistica ambientata nella città che dà il titolo alla pellicola, affascinante ed intrigante più degli sconvolgenti rimandi ad un pezzo di storia americana che non conoscevo affatto e che, a mio avviso, avrebbe meritato un approccio un po' più serio. Amsterdam, per inciso, non finirà nella Worst 5 dell'anno ma in un'ideale classifica delle delusioni più cocenti, nonostante le molte cose positive, sarebbe di sicuro ai primi posti. Peccato. 


Del regista e sceneggiatore David O. Russell ho già parlato QUI. Christian Bale (Burt Berendsen), Margot Robbie (Valerie Voze), John David Washington (Harold Woodman), Alessandro Nivola (Detective Hiltz), Andrea Riseborough (Beatrice Vandenheuvel), Anya Taylor-Joy (Libby Voze), Chris Rock (Milton King), Matthias Schoenaerts (Detective Lem Getweiler), Michael Shannon (Henry Norcross), Mike Myers (Paul Canterbury), Timothy Olyphant (Taron Milfax), Zoe Saldana (Irma St. Clair), Rami Malek (Tom Voze), Robert De Niro (Generale Gil Dillenbeck) e Colleen Camp (Eva Ott) li trovate invece ai rispettivi link. 


La cantante Taylor Swift interpreta Liz Meekins. Michael B. Jordan avrebbe dovuto interpretare Harold, ma i ritardi produttivi dovuti al Covid lo hanno costretto a rinunciare. Se Amsterdam vi fosse piaciuto recuperate American Hustle. ENJOY!

domenica 16 dicembre 2018

Fusi di testa (1992)

Siccome guardando Bohemian Rhapsody mi è tornato in mente Fusi di testa (Wayne's World) ho deciso di riguardare col Bolluomo questo film del 1992, diretto dalla regista Penelope Spheeris.


Trama: Wayne e Garth sono due scappati di casa che conducono un programma via cavo, Wayne's World. Un giorno un produttore televisivo decide sfruttare il programma per ottenere i soldi di uno sponsor e assieme alla notorietà arriveranno i guai per Wayne e Garth...



Siccome sono nata quando internet non esisteva ancora, in un paese dove ancora grazie se le antenne riuscivano a captare i programmi RAI e Mediaset, non ho avuto mai modo di conoscere il Saturday Night Live e gli sketch dei comici portati al successo da questa storica trasmissione. Per me Wayne Campbell e Garth Algara sono solo quelli che si vedono in Fusi di testa quindi non ho idea di quali fossero i punti di forza dei personaggi nello show, anche se forse per sopperire alla mancanza basterebbe sfruttare Youtube; da quello che ho capito leggendo qui e là, comunque, trattavasi di sketch nei quali Wayne e Garth parlavano di band metal e ragazze, spingevano eventuali ospiti dello show a dire volgarità assortite oppure immaginavano cose dando vita a scenette oniriche con varie guest star. Quindi, tutto ciò che caratterizzava i due personaggi è stato preso, riversato in un film e, per allungare il brodo, cucito attorno a uno scampolo di trama che, come spesso accade all'interno delle commedie USA, ruota attorno all'inaspettato successo dei due gonzi protagonisti con successiva fregatura di chi li ha apparentemente contattati perché entusiasta del loro programma girato nello scantinato di casa. Tra una battuta e l'altra, Fusi di testa segue le regole auree di questo tipo di film, che vedono i protagonisti passare dalle stelle alle stalle e poi di nuovo alle stelle, con l'amicizia fraterna nonché l'amore tra i personaggi che si spezzano per poi ricomporsi più saldi di prima... o forse no, visto che Fusi di testa ha ben TRE finali e fondamentalmente potete scegliere quello che vi piace di più (il primo, quello Apocalittico, by the way. Ma anche quello alla Scooby-Doo non è male).


Ovvio, un film simile deve piacere e l'umorismo di base è sempre quello USA legato a fisime, pubblicità, luoghi, personaggi che a un pubblico italiano rischiano di dire ben poco ed è questo il motivo per cui ho scelto, perlomeno, di riguardare Fusi di testa in italiano onde consentire al Bolluomo di non doversi sbattere anche cogliendo riferimenti che gli adattatori nostrani hanno pietosamente cambiato, lasciandomi talvolta spiazzata, talvolta perplessa, talvolta deliziata, a seconda dei momenti. Capita infatti di ridere moltissimo guardando Fusi di testa, soprattutto durante le gag più "fisiche" ed infantili, imperniate sulla fondamentale demenza di Wayne e socio, mentre i dialoghi lasciano spesso perplessi e causano giusto il sorriso; niente a che vedere, per intenderci, con Austin Powers, che per inciso mutua parecchi sketch da questo Fusi di testa e prevede comunque un personaggio sfigato dotato di parecchio mojo, tanto da riuscire a portarsi a letto Tia Carrere alla faccia del belloccio Rob Lowe. La cosa più carina di Fusi di testa è comunque sicuramente il continuo riferimento a gruppi più o meno metal, la venerazione dei due protagonisti per gli strumenti musicali e la partecipazione speciale di guest star come Alice Cooper, impegnato in un inaspettato ed esilarante monologo; non male anche la colonna sonora, dove Tia Carrere ci mette davvero la voce benché le sue performance siano interamente proposte in playback, e non male anche i riferimenti cinefili a Terminator 2, che si concretizzano sul prefinale in un momento davvero divertentissimo. Ma, non stiamo nemmeno a parlarne: Fusi di testa merita anche solo per l'omaggio gigantesco a Bohemian Rhapsody, talmente memorabile che è valso a Mike Myers la partecipazione all'omonimo film di Singer. Quindi guardatelo senza paura e immergetevi negli anni di gloria del Saturday Night Live e in quelli, meno gloriosi, dell'orrida moda anni '90 americana!


Di Mike Myers, sceneggiatore e interprete di Wayne Campbell, ho già parlato QUI. Dana Carvey (Garth Algar), Rob Lowe (Benjamin Oliver), Lara Flynn Boyle (Stacy), Kurt Fuller (Russell), Colleen Camp (Mrs. Vanderhoff) e Alice Cooper (se stesso) li trovate invece ai rispettivi link.

Penelope Spheeris è la regista del film. Americana, ha diretto film come Piccole canaglie. Anche produttrice, sceneggiatrice e attrice, ha 73 anni.


Tia Carrere interpreta Cassandra. Hawaiiana, ha partecipato a film come Harley Davidson e Marlboro Man, Fusi di testa 2 - Waynestock, True Lies e a serie quali A-Team, General Hospital, MacGyver, Relic Hunter, The O.C., Nip/Tuck e CSI: Miami; come doppiatrice, ha lavorato in Lilo & Stitch, Johnny Bravo, Uncle Grandpa e I Griffin. Anche produttrice, ha 51 anni.


Brian Doyle-Murray interpreta Noah Vanderhoff. Americano, fratello di Bill Murray, ha partecipato a film come Palle d'acciaio, S.O.S. Fantasmi, Ghostbusters II, JFK - Un caso ancora aperto, Ricomincio da capo, Mi sdoppio in quattro, Qualcosa è cambiato, Stuart Little - Un topolino in gamba e a serie quali Ellen; come doppiatore ha lavorato ne Il dottor Dolittle, Angry Beavers, I Griffin, American Dad! e SpongeBob Squarepants. Anche sceneggiatore e produttore, ha 73 anni.


Frederick Coffin interpreta l'agente Koharski. Americano, ha partecipato a film come Nel buio da soli, Identità e a serie quali Il tenente Kojak, Moonlighting, Ai confini della realtà, Dallas, Hunter, MacGyver, X-Files, Walker Texas Ranger e La signora in giallo. E' morto nel 2003 all'età di 60 anni.


Tra le guest star che sono riuscita a riconoscere ci sono Chris Farley (il logorroico membro della security) e Meat Loaf (Tiny), Robert Patrick (il poliziotto cattivo) mentre Donna Dixon, alias la "donna dei sogni di Garth", è la moglie di Dan Aykroyd. Un plauso va alla genialità degli adattatori italiani, che hanno tolto il riferimento alla pubblicità della Mostarda Grey Poupon (parodiata nel momento in cui Wayne e soci si fermano accanto alla Mercedes parcheggiata) inserendo quello, più comprensibile per il pubblico italiano, allo spot dei Ferrero Rocher . Detto questo, sappiate che esiste un sequel dal titolo Fusi di testa 2 - Waynestock; a me non era piaciuto quanto l'originale ma magari recuperatelo per completezza! ENJOY!


domenica 2 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody (2018)

Era uno dei film più attesi del 2018 quindi appena è uscito mi sono fiondata a vedere Bohemian Rhapsody, diretto (quasi tutto) dal regista Bryan Singer.


Trama: ascesa e caduta di Freddie Mercury, frontman dei Queen, dagli esordi alla partecipazione al Live Aid.


La solita, ignorante premessa vuole che io i Queen li avessi conosciuti solo alle medie grazie a San Toto che aveva il Greatest Hits II contenente l'adorata Innuendo e che avessi consumato la cassetta a furia di ascoltarlo. Lo stesso anno acquistai il Live at Wembley '86 come regalo di Natale per la mamma e lì mi innamorai di Bohemian Rhapsody, canzone che da il titolo al film di Singer e probabilmente uno dei brani più belli mai realizzati non solo dai Queen ma da qualsiasi altra band, nonché una delle mie canzoni preferite. La mia storia con Mercury & co. finisce qui, nel senso che non sono mai stata una fan sfegatata del gruppo: se in radio passano le loro canzoni metto il volume al massimo e mi sgolo in maniera ridicola ma, per esempio, chi sapeva che Freddie Mercury avesse avuto una fidanzata? Io credevo si fosse sempre palesato come gay. Rammentavo, vagamente, che avesse intrapreso una carriera da solista ma non avevo idea avesse rotto con i Queen (e in effetti questa è, se non ho capito male, una delle tante "libertà" che si sono presi gli sceneggiatori, chè a quanto pare l'idea di prendersi una pausa era stata comune, non solo di Freddie Mercury). E d'altronde, io sono sempre stata Madonnara accanita fin dall'età di 8 anni e quando c'è stato il Live Aid ne avevo solo 4, quindi la storia dei Queen l'ho saltata a pié pari. E' dunque con animo abbastanza libero da pregiudizi e speranze che mi sono recata al cinema a vedere Bohemian Rhapsody, forse per questo l'ho apprezzato più di tanti altri che lo hanno demolito, riuscendone a scorgere pregi e difetti senza esagerazioni da una parte o dall'altra. Cominciamo dagli ultimi, così ci togliamo il dente. Bohemian Rhapsody è MOLTO melodrammatico, parecchio distaccato dagli eventi reali e segue una precisa traccia di ascesa-caduta-risalita tipica del 90% dei film a tema musicale/sportivo, inoltre è anche troppo concentrato sulla sfera sentimentale di Mercury, dipinto come un fragile ragazzetto isterico terrorizzato dalla solitudine a causa delle sue origini etniche (parsi, figlio di genitori zoroastriani e nato a Zanzibar come Farrokh Bulsara) e dal suo orientamento sessuale; si sottolinea nel film il suo rapporto al limite del morboso con la fidanzata Mary Austin, amica indispensabile fino alla fine, e l'influenza negativa del manager Paul Prenter, dipinto come un depravato mostro gay e quasi come l'unico agente della caduta del cantante, un uomo privo di scrupoli che ha contribuito a costruire attorno a Mercury la cappa di solitudine che lo ha portato agli eccessi e infine alla morte. Insomma, la trama di Bohemian Rhapsody da questo punto di vista è molto tranchant e zeppa di personaggi 100% positivi (i membri dei Queen, la Famiglia per eccellenza, dotati di ogni pregio e di qualche trascurabile difetto) o negativi, senza tonalità di grigio in mezzo, il che rende la vita di Mercury anche troppo romanzata.


Gli aspetti positivi sono invece la resa favolosa della pura energia che ha animato i Queen fin dai loro esordi. La ricostruzione della nascita del gruppo e di alcuni dei loro pezzi più famosi, come la pluricitata Bohemian Rhapsody, We Will Rock You, Another One Bites the Dust e molte altre, danno proprio l'idea del sacro fervore che muoveva Mercury, May e compagnia, musicisti con la M maiuscola desiderosi di sperimentare, di farsi ricordare, di divertirsi, di lasciare il segno nel mondo della musica. Anche lì, sicuramente l'interazione tra i vari membri del gruppo è molto romanzata e ognuno di essi è caratterizzato in modo anche troppo netto (Freddie è il genio sregolato, Brian May il paciere, Roger Taylor la testa calda fondamentalmente buona, John Deacon il bassista carismatico che sta in silenzio ma apporta un contributo inestimabile) ma se non altro riesce a creare momenti di divertimento ed esaltazione puri, senza contare che ascoltare le canzoni dei Queen e veder rivivere su schermo alcune delle loro performance migliori fa salire brividi di emozione lungo la schiena. Soprattutto, Rami Malek ha catturato alla perfezione i movimenti, i tic, i tratti salienti delle performance di Freddie Mercury, tanto che vedere l'attore saltare e cantare sul  palco fa venire la folle idea di avere davanti il cantante redivivo, benché la voce non sia la sua ma un mix di quella di Mercury, dello stesso Malek e di un altro cantante canadese (magie della tecnologia!), e addirittura i suoi degni compari Gwilym Lee, Ben Hardy e Joseph Mazzello sono anche più credibili del protagonista. In verità, l'unico difetto di Rami Malek è quella terrificante protesi dentale unita ad eccessiva magrezza che, soprattutto all'inizio, lo fanno somigliare più a Michael Jackson che a Freddie Mercury e non rendono giustizia alla bellezza di quest'ultimo, gradevole d'aspetto anche da giovane. Se a tutti i pregi aggiungete il meraviglioso cameo di Mike Myers, l'uomo che ha rilanciato Bohemian Rhapsody rendendola il momento clou del suo Fusi di testa, costretto a vestire i panni di chi ha rifiutato di riconoscere la bellezza di quel grandissimo capolavoro... beh, capirete che, nonostante i suoi difetti innegabili, il film di Singer mi è piaciuto parecchio. Non da applausi finali, che molti hanno tributato nella sala dove ho guardato Bohemian Rhapsody, ma comunque da vedere almeno una volta, anche solo per deprimersi all'idea di aver avuto 4 anni il giorno del Live Aid!


Del regista Bryan Singer ho già parlato QUI. Lucy Boynton (Mary Austin), Aidan Gillen (John Reid) e Mike Myers (Ben Foster) li trovate invece ai rispettivi link.

Rami Malek interpreta Freddie Mercury. Americano, ha partecipato a film come Una notte al museo, Una notte al museo 2 - La fuga, The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte II, The Master, Il sangue di Cristo, Notte al museo - Il segreto del faraone e a serie quali Una mamma per amica, Medium, 24 e Mr. Robot; come doppiatore, ha lavorato in Bojack Horseman. Anche produttore, ha 37 anni e un film in uscita.


Joseph Mazzello, che interpreta John Deacon, era il piccolo Tim di Jurassic Park. Il protagonista del film avrebbe dovuto essere Sacha Baron Coen (con Stephen Frears alla regia) ma sia Brian May che Roger Taylor hanno messo il veto sia alla sua presenza sia allo script precedente questo, che si concentrava quasi esclusivamente su Freddie Mercury e sui suoi scandali sessuali. Non che le riprese di Bohemian Rhapsody siano state meno difficili: verso la fine Bryan Singer è stato licenziato per le continue assenze e il film è stato finito e seguito in post-produzione da Dexter Fletcher, benché non accreditato. Detto questo, se Bohemian Rhapsody vi fosse piaciuto recuperate Fusi di testa. ENJOY!

martedì 23 luglio 2013

Austin Powers in Goldmember (2002)

Ed eccoci finalmente arrivati all’ultimo capitolo della saga dedicata all’International Man of Mystery, Austin Powers in Goldmember, diretto nel 2002 dal regista Jay Roach.


Trama: questa volta Austin deve fare i conti con l’olandese pazzo e amante dell’oro Goldmember e, soprattutto, affrontare qualcosa di ben più pericoloso… i propri problemi col padre, l’affascinante Nigel Powers!!


Austin Powers in Goldmember sbulacca fin dai titoli di testa, assolutamente consapevole di come i film precedenti siano ormai assurti a livello cult, tanto da potersi omaggiare tranquillamente. Myers e compagnia gettano definitivamente alle ortiche la banale parodia dei film di 007 e si gettano a capofitto nel metacinema, strizzando più di una volta l'occhio ai fan della saga attraverso citazioni, simpatiche comparsate di gente come Quincey Jones e riferimenti a tutte le migliori gag dei vecchi capitoli. Il risultato finale non arriva però ai livelli di Austin Powers - La spia che ci provava; sebbene quanto a fotografia, costumi, make-up e aspetti prettamente "tecnici" questo Goldmember risulti il miglior film della trilogia, i nuovi personaggi introdotti non sono all'altezza di quelli vecchi e la riproposta di un paio di sketch "classici" risulta un po' stantia. Beyoncé ha carisma da vendere e canta due delle migliori canzoni della colonna sonora (tra cui quella che da il titolo al film), Michael Caine è un padre di Austin Powers praticamente perfetto ma il Goldmember del titolo è un buffone poco divertente e con battute ripetitive che rendono davvero poco nell'edizione italiana ("Vengo da Olanda, paese di zoccole" è a dir poco tremendo, non che a me faccia ridere l'originale "I'm Dutch. Isn't that weeeeird?"). In compenso, però, il Dr.Male, Mini-Me e Scott danno letteralmente il bianco... e se pensate di aver conosciuto tutti i segreti di famiglia cascate veramente male!!


Oltre al fatto che il buon Seth Green ha un ruolo più preponderante rispetto ai film precedenti, quello che adoro di Austin Powers in Goldmember sono i dettagli. L'azione si sposta negli anni '70 e questo ennesimo balzo temporale ci porta nei meravigliosi anni della disco music! Vedere Austin conciato con abiti da fare invidia ad un pimp (per non parlare della pappamobile con tanto di dadi di peluche appesi!!) e le meravigliose coreografie in stile Studio '54, dove peraltro recitava lo stesso Myers, è una gioia per gli occhi e, ovviamente, per una giapponofila come me è altrettanto gradita la trasferta in terra nipponica, con deliranti sequenze a base di sottotitoli male interpretati e l'arrivo delle folli gemelline Fook Me e Fook Yu che, per inciso, danno il loro meglio nelle abbondanti sequenze tagliate. Elencare poi tutti i momenti cult di cui è composto il film sarebbe impossibile: il mio cuore impazzisce per la sequenza del "bozzo", per le trasformazioni di Scott, per il dialogo in "inglese-inglese" tra Austin e il padre Nigel, per il duetto tra Mini-Me e il Dottor Male nella prigione... insomma, anche qui potrei citarvi l'intera pellicola a memoria ed evitare di scrivere la recensione perché l'aMMore è difficile da condensare in poche righe. Vi dico solo di guardare anche questo (per ora) ultimo capitolo di trilogia, fosse anche solo per il film nel film, AustinPussy.

<3
Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Goldmember/Ciccio Bastardo), Seth Green (Scott Male), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Verne Troyer (Mini-Me), Michael Caine (Nigel Powers), Clint Howard (Johnson), Nathan Lane (il misterioso uomo della discoteca) e Rob Lowe (Numero Due da giovane) ho già parlato ai rispettivi link.

Beyoncé Knowles interpreta Foxxy Cleopatra. Americana, più famosa come cantante che come attrice, ha partecipato a film come La Pantera Rosa e Dreamgirls. Anche produttrice, regista e compositrice, ha 31 anni.


Per chi si fosse perso la mia recensione di La storia fantastica, sappiate che lo sfigatissimo Numero 3, maledetto dal bozzo in faccia, altri non è che l’attore Fred Savage, ovvero il bimbo malato che ascoltava il racconto di nonno Peter Falk. Tra le innumerevoli guest star che compaiono anche in questo capitolo della saga segnalo inoltre Kristen Stewart (tra i ballerini dell’Austin Pad), Masi Oka (l’Hiro della serie Heroes) nei panni del tizio giapponese che parla di Godzilla e diritti cinematografici, il meraviglioso Greg Grunberg nei panni del tifoso con la T disegnata su petto e ovviamente Tom Cruise, Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Danny De Vito, John Travolta, Steven Spielberg, Quincy Jones (questi ultimi tutti coinvolti nel film-nel-film Austinpussy, che peraltro avrebbe dovuto essere il titolo di Austin Powers – La spia che ci provava), l’intera famiglia Osbourne, Britney Spears e Burt Bacarach. Non ce l’hanno fatta invece Sean Connery, che avrebbe dovuto interpretare Nigel Powers, e nemmeno Will Ferrell e Heather Graham, le cui scene nei panni di Mustafa e Felicity Shagwell sono state tagliate. Infine, se Austin Powers in Goldmember vi è piaciuto, recuperate Austin Powers - Il controspione, Austin Powers - La spia che ci provava, Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels, le tre Pallottole Spuntate e Casino Royale. ENJOY!!  (E non perdete la solita infornata di gif esilaranti!!)





lunedì 22 luglio 2013

Austin Powers - La spia che ci provava (1999)

Secondo appuntamento con la saga shagadelica per eccellenza! Oggi è il turno di Austin Powers - La spia che ci provava (Austin Powers - The Spy Who Shagged Me), diretto da Jay Roach nel 1999.


Trama: dopo l'ennesimo tentativo fallito di uccidere Austin Powers, il Dr. Male decide di andare nel passato grazie alla sua "macchina del tempo" e rubargli l'unica arma in grado di renderlo invincibile... il mojo (o mai più moscio, se volete)!


Austin Powers - La spia che ci provava è forse l'episodio della serie che preferisco. Innanzitutto, perché la Austin Girl di turno è una Heather Graham meravigliosa, carismatica e con un guardaroba da urlo, poi perché vengono introdotti gli importantissimi villain Ciccio Bastardo e, soprattutto, il clone del Dr. Male Mini-Me, forse la trovata più geniale della saga: il nanetto muto e incazzato nero alterna momenti di indicibile tenerume col "papà" a momenti di manifesta bastardaggine, soprattutto nei confronti di Scott, che in questo film scoprirà parecchie cosette sulla sua strana e scellerata famiglia. Gli sceneggiatori, tra cui lo stesso Myers, mantengono un paio di validissimi sketch e momenti fissi derivati dal primo episodio e imbastiscono una delirante trama a base di viaggi nel tempo (non a caso lo stesso Basil Exposition a  un certo punto si rivolge agli spettatori dicendo di godersi il film e non far caso ai dettagli), gag a sfondo sessuale, umorismo scatologico e riferimenti sempre più marcati alla cultura pop, ribadendo maggiormente lo scontro tra due relitti del passato come il Dottor Male o Austin e i tempi moderni dove nessuno sembra più capire le esagerazioni dei giochi di spie. La saga, inoltre, comincia a distaccarsi dalla semplice "parodia" dei film di Bond per assumere un'identità tutta sua, ripulendosi da tutti quegli aspetti "impersonali" che inficiavano un po' la qualità del primo capitolo.


Se il primo film introduceva un certo "stile", nel secondo si esagera: la colonna sonora mette in campo dei pezzacci da 90, come la splendida American Woman di Lenny Kravitz o la hit dell'epoca Beautiful Stranger di Madonna, segno che Austin è ormai diventato un'icona, come dimostra anche l'utilizzo di personalità di spicco quali Jerry Springer, Woody Harrelson, Rebecca Romijn e persino Tim Robbins, che si prestano volentieri a giocare con i vari personaggi. L'unica cosa, purtroppo, che mi fa sempre storcere il naso durante la visione è la presenza di troppi numeri musicali "flosci"; se, infatti, l'inizio sulle note della Soul Bossa Nova, marchio di fabbrica della franchise, è sempre qualcosa di memorabile, le note lagnosette di Bacarach e i duetti da avanspettacolo tra il Dr. Male e Mini-Me sono due dei momenti meno riusciti del film. Che tuttavia si fa perdonare con spettacolari partite a scacchi a sfondo sessuale, notti d'amore che non ti aspetti (almeno due!), "zip la bocc'", risse allo Jerry Springer Show, balletti stilosissimi, titoli di coda esilaranti e chi più ne ha più ne metta. Insomma, Austin Powers - La spia che ci provava è un film che non posso fare a meno di consigliare a tutti: la versione italiana tra l'altro, se non ricordo male, era curata nientemeno che dagli Elio e le storie tese e un paio di battute fanno più ridere che nella versione originale, quindi andate sul sicuro comunque!!


Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Ciccio Bastardo), Heather Graham (Felicity Shagwell – Ladà, in italiano), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Rob Lowe (Numero Due da giovane), Seth Green (Scott Male), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Will Ferrell (Mustafa), Clint Howard (Johnson), Elizabeth Hurley (Vanessa Kensington), David Koechner (Co-pilota), Kevin Durand (Assassino) e Charles Napier (Generale Hawk) ho già parlato ai rispettivi link.

Verne Troyer interpreta Mini-Me. Americano, lo ricordo per film come Bad Pinocchio, Men in Black, Wishmaster – il signore dei desideri, Paura e delirio a Las Vegas, Instinct – Istinto primordiale, Il Grinch, Harry Potter e la pietra filosofale e Austin Powers in Goldmember, inoltre ha partecipato anche a serie come Sabrina vita da strega, Scrubs e Two and a Half Men. Anche stuntman, ha 43 anni e due film in uscita.


Anche il secondo episodio della saga conta un incredibile numero di comparse di lusso, tra le quali segnalo Burt Bacarach, Elvis Costello, Jerry Springer, Woody Harrelson e Rebecca Romijn nei panni di loro stessi, Kristen Johnston come Ivana Humpalot (in italiano Ivona Pompilova) e Tim Robbins come Presidente; Catherine Zeta Jones, invece, era tra le candidate al ruolo di Felicity Shagwell. Il film, tra l’altro, ha ricevuto anche una nomination all’Oscar per il miglior make-up, premio poi vinto da Topsy-Turvy – Sottosopra. Ovviamente, se Austin Powers – La spia che ci provava vi fosse piaciuto consiglio il recupero di Austin Powers – Il controspione, Austin Powers in Goldmember e aggiungo anche Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels e Casino Royale. ENJOY!! E beccatevi la selezione giffosa di alcune delle migliori sequenze!


domenica 21 luglio 2013

Austin Powers - Il controspione (1997)

Cominciano oggi le recensioni di una delle trilogie preferite dalla Bolla. Quella del Padrino? No, santo Cielo, mi sento male solo a pensare di dover recensire un simile caposaldo (ma il cofanetto di DVD è già lì che mi guarda scalpitando...)! Picchierò invece un po' più in basso e mi dedicherò ad uno scopadelico terzetto di film, baby, yeah!, cominciando con Austin Powers - Il controspione (Austin Powers: International Man of Mystery), diretto da Jay Roach nel 1997.


Trama: per sconfiggere il suo arcinemico Dr. Male, l'agente segreto Austin Powers viene congelato negli anni '60 e si risveglia nei '90, per nulla spaesato e sexy come non mai, baby!!


Chi mi conosce da anni sa quanto io adori Austin Powers e tutto il suo universo di idiozie, al punto dall'essere arrivata a citare le battute a memoria, nonché a mettermi più di una volta col mignolo vicino al labbro a mo' di Dottor Male. A dire il vero, però, il mio amore Austiniano è stato riversato più sul secondo e terzo capitolo che su questo Il controspione, che in pratica funge da apripista a tutte le gag che verranno poi sviluppate meglio nei film successivi, maggiormente concentrati sulla figura del Dr. Male, assai più simpatico di Austin. Austin Powers - Il controspione è ancora un'embrionale, seppur efficace, parodia dei film di James Bond, con un protagonista talmente sexy che tutte le donne, senza eccezione, anche le esplosive fembot, prima o poi finiscono per cadere ai suoi piedi nonostante denti storti, occhialazzi e pilu in bella vista perché Austin ha qualcosa che gli altri non hanno: il mojo. Ovvero una carica sessuale senza paragoni, concentrata nel Soul Bossa Nova di Quincey Jones, numero musicale portante di tutti e tre i film dedicati all'International Man of Mystery per eccellenza. Che poi, la carica sessuale di Austin si concentra solo in battutine, ammiccamenti, donne dai nomi ambigui (Alotta Fagina alias Annabella Fagina) e gag dove ogni nudità viene coperta da un oggetto, perché come ogni eroe che si rispetti alla fine anche lo scopadelico agente segreto verrà vinto dall'amore e si darà alla monogamia, in questo caso con Elizabeth Hurley, prima Austin Girl e probabilmente la meno efficace delle tre.


Come al solito, però, sono i personaggi negativi che colpiscono. Austin Powers - Il controspione introduce il Dr. Male (preso paro paro dalla performance del grandissimo Donald Pleasence in Si vive solo due volte) col suo gatto pelato Mr. Bigglesworth e le gag più riuscite sono tutte per il personaggio, un genio del male spaesato, ancora ancorato ai vecchi, stupidissimi piani di conquista mondiale e ai cliché del genere, sopportato a malapena dai ben più moderni collaboratori, come il grandissimo Numero 2, orientato ad un male più sottilmente bastardo ed economico. A far da degno contraltare al vecchiume incarnato dal povero Dottore c'è il figlio ribelle Scott, devastato dai soliti problemi dell'adolescenza ma ancora più arrabbiato perché clonato e abbandonato dal padre che lo vorrebbe malvagio come lui. Personaggi embrionali, si diceva, ma già indimenticabili, mentre i killer assoldati dal Dr. Male per uccidere Austin, parodie di altri famosi villain bondiani, sono ancora abbastanta impersonali e sacrificabili quanto gli anonimi galoppini che vengono tranquillamente uccisi dai buoni (l'altra gag riuscitissima del film è mostrare, finalmente, le reazioni dei familiari di questi poveracci senza nome!!). Mike Myers, grande mattatore, riesce a scivolare agilmente dai panni di Austin a quelli del Dottor Male e non lesina ammiccamenti verso il pubblico, mentre il resto del cast mostra di essersi divertito tantissimo a girare questo film. A completare il tutto, una colonna sonora frizzantissima e una pletora di guest star da urlo, che rendono Austin Powers - Il controspione un must sia per chi ama le parodie sia per chi è abbastanza ferrato sui vecchi James Bond.


Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male), Seth Green (Scott Male), Mimi Rogers (Mrs. Kensington), Will Ferrell (Mustafa) e Clint Howard (Johnson Ritter) ho già parlato ai rispettivi link.

Jay Roach (vero nome Mathew Jay Roach) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember, Ti presento i miei, Mi presenti i tuoi? e Candidato a sorpresa. Anche produttore e sceneggiatore, ha 56 anni e un film in uscita.


Elizabeth Hurley interpreta Vanessa Kensington. Inglese, la ricordo per film come EdTV, Austin Powers – La spia che ci provava, Il mistero dell’acqua e Indiavolato, inoltre ha partecipato alle serie Le avventure del giovane Indiana Jones e Gossip Girl. Anche produttrice, ha 48 anni e due film in uscita.


Michael York (vero nome Michael York – Johnson) interpreta Basil Exposition. Inglese, lo ricordo per film come Romeo e Giulietta, Cabaret, Assassinio sull’Orient Express, Balle spaziali, la mitica miniserie Il segreto del Sahara, Il fuggitivo della missione impossibile, Studio 54, Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember, inoltre ha partecipato alle serie Curb your Enthusiasm, Una mamma per amica, How I Met Your Mother e lavorato come doppiatore per alcuni episodi de I Simpson e I Griffin. Anche produttore, ha 71 anni e due film in uscita. 


Robert Wagner interpreta il Numero Due. Attore americano famosissimo per la serie Cuore e batticuore, ha partecipato a film come La pantera rosa, L’inferno di cristallo, Pantera rosa – Il mistero Clouseau, Dragon – La storia di Bruce Lee, Sex Crimes – Giochi pericolosi, Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember e a serie come Two and a Half Men. Anche produttore, ha 83 anni e due film in uscita. 


Mindy Sterling interpreta Frau Farbissina. Americana, la ricordo per film come Chi è sepolto in quella casa?, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, Il Grinch e Austin Powers in Goldmember; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per il film L’era glaciale 2 – Il disgelo, per la serie Robot Chicken e ha partecipato ad episodi di 8 sotto un tetto, Friends, Ellen, Zack e Cody al Grand Hotel, Scrubs, My Name is Earl e Desperate Housewives. Ha 60 anni.


Charles Napier (vero nome Sr. Charles Whitnel Napier) interpreta il Capitano Gilmour. Americano, ha partecipato a film come Lungo la valle delle bambole, Supervixens, The Blues Brothers, Rambo II - La vendetta, Una vedova allegra… ma non troppo, Alien degli abissi, Maniac Cop, Il silenzio degli innocenti, Palle in canna, Philadelphia, Il rompiscatole, Austin Powers – La spia che ci provava, La famiglia del professore matto, One-Eyed Monster e alle serie Gli eroi di Hogan, Star Trek, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, L’incredibile Hulk, Supercar, Chips, Dallas, Hazzard, A-Team, Renegade, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Roswell, The 4400, CSI e Cold Case, inoltre ha lavorato come doppiatore per I Simpson. Anche produttore, è morto nel 2011 all’età di 75 anni.


Tra le varie guest star che compaiono senza avere il proprio nome nei credits segnalo Tom Arnold (il Cowboy), Carrie Fisher (la psicologa che aiuta Scott e il Dr. Male), Rob Lowe (uno degli amici del tirapiedi decapitato), Priscilla Presley nei panni di sé stessa e ovviamente Christian Slater (la guardia ipnotizzata da Austin). Applausi a loro ma cacca su Jim Carrey, che ha rifiutato il ruolo di Dottor Male perché impegnato nel ridicolo Bugiardo, bugiardo. A parte questo, vi consiglio di recuperare il DVD di Austin Powers – Il contro spione perché contiene due simpatici finali alternativi e di proseguire con la visione di Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember, perché da qualche anno Mike Myers ha in progetto di girare un quarto capitolo, quindi meglio arrivare pronti all’evento! Poi, se il film vi è piaciuto, potete guardare anche Charlie’s Angels, Charlie’s Angels – Più che mai, Starsky & Hutch e il Casino Royale del 1967. ENJOY!! 

lunedì 13 settembre 2010

Shrek - E vissero felici e contenti

E come tutte le belle cose, anche le serie cinematografiche finiscono. A dire il vero la saga di Shrek avrebbe dovuto già finire col terzo episodio, ma evidentemente la Dreamworks ci ha ripensato e ha deciso di produrne quest’anno un quarto, Shrek – E vissero felici e contenti (Shrek – Forever After), diretto dal regista Mike Mitchell.

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La trama: l’orcone verde non ne può più. La vita familiare, all’inizio piacevole, gli sta stretta. La goccia che fa traboccare il vaso è la festa di compleanno dei tre figlioletti, a seguito della quale, dopo un litigio con la mogliettina Fiona, Shrek decide di fare un patto con l’infido Tremotino (in originale Rumpelstiltskin, ecco perché sulle proprietà del nanetto si legge la lettera R, anziché T): un giorno da orco libero in cambio di un giorno della sua infanzia. Purtroppo per l’orco, l’incauto desiderio genera un universo in cui lui non è mai nato, dove Tremotino regna sovrano.. e dove gli orchi sono fuorilegge!

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Nei fumetti della Marvel, quando le idee languono, gli scrittori ricorrono talvolta a storie ambientate nel futuro o ai cosiddetti “What if…?”, letteralmente “Cosa succederebbe se…?”. Ne nascono storie più o meno interessanti, che possono o meno inserirsi nella continuity regolare se i personaggi e il mondo in cui si muovono entrano a far parte degli innumerevoli universi alternativi, dove un minimo evento (faccio l’esempio della morte del Prof. Xavier prima di fondare gli X-Men, che ha dato vita alla devastante Era di Apocalisse) cambia tutto quello che conosciamo. Questo è quello che accade nell’ultimo capitolo di Shrek: prosciugate le idee legate al solito mondo di fiaba, gli sceneggiatori hanno deciso di dare un bel colpo di spugna e ricominciare da capo introducendo il personaggio di Tremotino, gnometto malefico capace di esaudire i desideri altrui a fronte di clausole decisamente infami, e consentendo così allo spettatore di godersi gli amati protagonisti di Shrek in versioni rivedute, corrette.. ed esilaranti. Abbiamo così un obeso Gatto con gli stivali (“Sfamami… se osi!!”) che vale da solo il prezzo del biglietto, una Fiona guerriera e uno Zenzy gladiatore, il tutto inserito nel solito gioco citazionista e parodico che nasconde il solito messaggio profondo e “serio”: mai disprezzare ciò che abbiamo, perché potremo perderlo da un momento all’altro.

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Personalmente, direi che ben venga la perdita di ciò che abbiamo avuto finora dalla saga di Shrek. Sarà che del terzo film non rammento nulla, sarà che il primo ed il secondo episodio sono inarrivabili, sarà che il montaggio iniziale di questo Shrek – E vissero felici e contenti fa tanto Ricomincio da capo e si arriva a compatire l’orco verde per il tedio di una vita sempre uguale, sempre felice, senza nemici né problemi, ma l’arrivo di un universo alternativo dona nuova linfa vitale a personaggi che ormai avevano già detto tutto quello che potevano dire. La Fiona guerriera è mille volte meglio della Fiona mammina, e anche personaggi come il Gatto, Ciuchino o addirittura Zenzy all’inizio sprofondano in gag banalotte e già viste. Per quanto riguarda i nuovi villain, sono abbastanza carini e divertenti; Tremotino viene descritto come una sorta di “boss” della mala (dotato di parrucche intercambiabili che lo rendono assai simile a uno di quei mini troll) circondato da scagnozze streghe che sono un incrocio tra quelle del Mago di Oz e il Goblin dell’Uomo Ragno, mentre la presenza del Pifferaio Magico garantisce la riuscita degli esilaranti numeri musicali che hanno fatto la fortuna dei capitoli precedenti (il ballo collettivo degli Orchi è geniale, una delle gag più belle di tutto il film).

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Tra le cose negative di un film che alla fine merita e supera comunque la sufficienza c’è un finale troppo rapido, che lascia davvero il tempo che trova e che ci riporta, molto banalmente, alla situazione iniziale con il solito party/karaoke/ballo di gruppo conclusivo che ormai non fa quasi nemmeno più ridere. Non c’è il senso di addio definitivo che si percepiva in Toy Story 3, solo la sensazione di un capitolo aggiunto tanto per accontentare i fan e concedere anche a Shrek l’ambito “trattamento 3D” (inutile come per tutti gli altri cartoni animati, ma che due palle!!). E poi, una cosa che ho notato: ma gli orchi che popolano il quarto episodio e che spuntano tutt’a un tratto dopo che il desiderio di Shrek ha cambiato la storia di Molto Molto Lontano dove diamine erano nei film precedenti? Com’è che alla fine di questo capitolo ballano e cantano assieme agli altri personaggi nel finale come se ci fossero sempre stati? E su questa inquietante domanda.. chiudo la recensione!!

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Di Mike Myers, che in originale da la voce ad uno Shrek assai scozzese, ho già parlato qui. Cameron Diaz, che doppia l’orchessa Fiona, la trovate qua.

Mike Mitchell è il regista del film. Americano, ha già diretto Gigolò per sbaglio e Natale in affitto, oltre che ad alcuni episodi di Greg The Bunny. Ha 40 anni.

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Eddie Murphy in originale presta la voce a Ciuchino. Comico americano che mi ha praticamente cresciuta negli anni ’80, attualmente un po’ in declino se devo proprio dirlo, lo ricordo per film come 48 ore, Una poltrona per due, Un piedipiatti a Beverly Hills, Il bambino d’oro, Un piedipiatti a Beverly Hills 2, Il principe cerca moglie, Ancora 48 ore, Un piedipiatti a Beverly Hills 3, l’imbarazzante Vampiro a Brooklyn, Il professore matto, Il dottor Dolittle, La famiglia del professore matto, Shrek, Il dottor Dolittle 2, La casa dei fantasmi, Shrek 2 e Shrek terzo. Aveva già lavorato come doppiatore del traghetto Mushu in Mulan mentre per la tv lo troviamo in un episodio di Star Trek: The Next Generation. Ha 49 anni e un film in uscita.

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Antonio Banderas è il doppiatore originale del Gatto con gli Stivali. Geniale e versatile attore spagnolo scoperto dal regista Pedro Almodovar, è da parecchio una star internazionale. Tra i suoi film ricordo Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Legami!, lo splendido La casa degli spiriti, Philadelphia, Intervista col vampiro, Desperado, Four Rooms, Evita, La maschera di Zorro, Spy Kids, Spy Kids 2 – L’isola dei sogni perduti, Missione 3-D: Game Over, C’era una volta in Messico, Shrek 2, The Legend of Zorro e Shrek terzo. Ha 50 anni e sei film in progetto, tra cui un film dedicato interamente al Gatto con gli stivali che dovrebbe uscire nel 2011, dal titolo Puss in Boots, per il quale è prevista anche la presenza di Salma Hayek come doppiatrice.

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Julie Andrews in originale presta la voce alla Regina, madre di Fiona. Alzi la mano e, come sempre, si vergogni, chi non ha mai visto Mary Poppins; purtroppo noi italiani non abbiamo mai avuto l’onore di sentire la splendida voce originale di questa attrice e cantante inglese, ma la protagonista che dava il titolo al film era lei. Moglie del geniale regista Blake Edwards, che per scioccare l’audience volle l’ex babysitter canterina a seno nudo per il suo S.O.B., la ricordo per altri film come Tutti insieme appassionatamente, Victor Victoria, Shrek 2 e Shrek terzo, senza contare che presterà la voce alla mamma di Gru in Cattivissimo me. Ha 75 anni.

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John Cleese in originale doppia il Re, padre di Fiona. Meraviglioso attore inglese ed ex membro dei Monty Python, segnalo tra i suoi film Brian di Nazareth, Monty Python: il senso della vita, Un pesce di nome Wanda, Frankenstein di Mary Shelley, Mowgli – Il libro della giungla, Creature selvagge, Sperduti a Manhattan, Il mondo non basta, Rat Race, Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, La morte può attendere, Charlie’s angels: più che mai, Shrek 2, Il giro del mondo in 80 giorni, Shrek terzo e La pantera rosa 2. Per la tv ha recitato in episodi di Agente Speciale, Monty Python’s Flying Circus, Monty Python, Doctor Who, Fawlty Towers, il meraviglioso Una famiglia del terzo tipo e Will & Grace, mentre come doppiatore aveva già lavorato nei film Fievel conquista il West, L’incantesimo del lago, George re della giungla…?, Charlotte’s Web, e alla versione inglese del Pinocchio di Benigni, nei panni del Grillo Parlante. Ha 71 anni e due film in uscita.

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Inutile dire che, se vi è piaciuto il quarto episodio, vi consiglio di vedere anche i primi tre, se non lo avete già fatto. Vi lascio ora con il trailer originale del film... ENJOY!!




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