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martedì 27 marzo 2012

It (1990)

Se è vero che Stephen King è il mio scrittore preferito, allora il romanzo che più amo tra quelli da lui scritti è IT, del 1984. Ma prima che ne scoprissi la versione cartacea ero già stata ampiamente terrorizzata da quella televisiva, diretta nel 1990 da Tommy Lee Wallace.


Trama: nel 1958 la cittadina di Derry viene funestata da una serie di brutali infanticidi e un gruppo di sette bambini scopre che l’assassino è un mostro dalle sembianze di clown. In qualche modo, riescono a sconfiggerlo e giurano di riunirsi se mai dovesse tornare. Trent’anni dopo, giunge purtroppo per loro il momento di mantenere la promessa…


La recensione deve cominciare con una dovuta premessa. Pretendere di paragonare questo film per la tv di quasi quattro ore al romanzo da cui è tratto sarebbe come fare un confronto tra Lady Oscar e una bella ragazza che ne fa il cosplay: può sicuramente imitarla per molti aspetti, ma non sarà mai la stessa cosa. L’It scritto da Stephen King è, prima ancora che una meravigliosa storia horror, uno splendido romanzo di formazione e un’opera certosina che racconta la nascita e la morte di una città le cui radici affondano così tanto nel Male da essere arrivata ad integrarlo nel suo tessuto e prosperare solo grazie alla sua presenza. Lo scrittore del Maine, qui più che nel resto delle sue opere, tratteggia dei personaggi talmente vivi ed indimenticabili che, arrivati all’ultima pagina, rimpiangiamo amaramente che non ci siano altri quindici tomi per continuare a seguire la loro vita, i loro pensieri, i loro sogni… e soprattutto le loro paure. Questo, ovviamente, nel film non succede, ma dire che ci troviamo davanti ad una brutta pellicola sarebbe essere ingiusti ed impietosi. Chiudiamo quindi gli occhi, facciamo finta che il libro non sia mai esistito e cerchiamo di valutare il film tv per i suoi (molti) pregi e anche per qualche (ovvio) difetto.


Innanzitutto, lodi lodi lodi (Michele Guardì, ESCA dal mio corpo, grazie!) agli sceneggiatori. Costretti, com’è ovvio, a condensare la mattonella di mille e fischia pagine che è il romanzo originale, hanno scelto innanzitutto di omettere le parti legate alla “mitologia” kinghiana de La Torre Nera, troppo complessa per un pubblico di non fan, assieme a tutte quelle scene stupende da leggere ma oggettivamente improponibili in un film per la tv. Non sto parlando delle sequenze più splatter o di quella, tanto controversa, in cui i giovanissimi protagonisti trovano il modo di rimanere “uniti” nelle gallerie, ma di rumenta trash come la statua semovente di Paul Bunyan o il lebbroso che chiede il servizietto ad Eddie, etc. etc. Nello Shining di Mick Garris si vedevano le siepi muoversi, se qui avessi visto la statua in plastica cercare di uccidere Richie con un’accetta probabilmente non sarei qui a parlare di IT, quindi ben vengano certi tagli. In compenso, vengono mantenute le scene maggiormente d’impatto, come la famigerata sequenza del sangue nel lavandino, il terribile omicidio di Georgie, l’epica battaglia a sassate contro la banda di Bowers e il dolcissimo episodio dell’haiku, solo per fare qualche esempio. Il film riesce comunque a rendere l’idea del profondissimo rapporto che lega i protagonisti, di un’estate allo stesso tempo favolosa e terrificante, della tristezza di un tempo che passa per non tornare più, cancellando persino i ricordi, di una città corrotta dal male. E rende, terribile, l’immagine del mostro più potente mai creato da King, quel Bob Gray alias Pennywise il clown ballerino che tanto ha funestato gli incubi di tutti noi.


Il film stesso, infatti, non esisterebbe se non ci fosse stato qualcuno in grado di interpretare degnamente questo maledettissimo clown. E chi meglio di Tim Curry, il Dio dei transvestites della galassia, l’unico uomo in grado di scomparire sotto il trucco del Diavolo in persona, avrebbe potuto raccogliere questo scomodo scettro? La sua interpretazione è sicuramente ciò che ha elevato il film dalla mediocrità e lo ha fissato nell’immaginario di generazioni di terrorizzati fan, facendo rimpiangere amaramente il finale, dove il clown scompare e It mostra il suo vero (deludente, lo so) volto. Ma dei difetti parleremo dopo, concentriamoci un attimo sugli interpreti. Come gli sceneggiatori, anche il casting ha fatto un lavoro egregio, scegliendo dei bambini che innanzitutto sapessero recitare (e che sarebbero diventati delle star, uno su tutti Seth Green, qui nei panni di Richie) e degli adulti che non facessero rimpiangere le loro giovani controparti, sebbene sia sempre un po’ duro dare un volto “reale” a dei personaggi che si sono amati senza conoscerne il viso. Purtroppo i realizzatori hanno scelto di concentrarsi essenzialmente sui protagonisti, con il risultato che il vecchio Henry Bowers è bolso e moscio da morire, il “povero” marito di Beverly, Tom, viene ridotto all’infima comparsata di un uomo che non ha nemmeno la metà del carisma necessario per interpretarlo e persino Olivia Hussey, nei panni di Audra, non spicca per bravura. Il che ci porta, inesorabilmente, ai difetti.


It patisce infatti della divisione televisiva in due parti. La prima, nella quale i protagonisti da adulti ricevono la chiamata di Mike e rivivono il loro passato prima di riunirsi a Derry, è praticamente perfetta ed accumula ininterrottamente tensione fino alla scioccante scena finale. La seconda parte è invece più “fiacca”, a tratti ripetitiva (si perde nelle costanti discussioni relative allo scendere o meno nelle fogne per sconfiggere definitivamente It) e si sgonfia nella rivelazione finale della natura del mostro, un maffissimo ragno uscito dritto dritto da un film anni ’50, che toglie pathos persino alla scena più triste dell’intera storia, quella che nel libro mi magona per ore, quando non mi porta direttamente a piangere come una fontana. Gli sceneggiatori hanno inoltre deciso di optare per un happy ending definitivo che, se da un lato apprezzo (almeno per quanto riguarda la storia di Ben e Beverly, perché alla fine sono una tenerona), dall’altro snatura purtroppo il senso reale del libro, che si conclude in maniera dolceamara, quasi malinconica, affermando il definitivo scioglimento della banda dei “perdenti”. Insomma, a riguardarlo oggi ci si rende conto che l’IT televisivo racconta, molto banalmente, una storia di mostri e, comprensibilmente, concede molto poco ad un’eventuale riflessione sul senso reale di quel che viene in essa mostrato. Poteva andare molto peggio, comunque, e se non avete mai visto questo piccolo gioiellino televisivo, graziato anche da una splendida ed evocativa colonna sonora, vi consiglio di recuperarlo immantinente. Magari prima che ci facciano un più dettagliato ma sicuramente più brutto remake senza Tim Curry. Eresia.


Di Tim Curry, che interpreta Pennywise, ho già parlato qui, Richard Masur, che interpreta Stan da adulto, lo trovate qua, il compianto John Ritter, qui nei panni di Ben da adulto, è già stato nominato in questi post e anche Olivia Hussey (Audra) ha avuto modo di comparire qui.

Tommy Lee Wallace è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Halloween III: Il signore della notte, Ammazzavampiri 2 ed episodi di serie tv come Ai confini della realtà, Baywatch e Flipper. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 62 anni.


Annette O’ Toole (vero nome Annette Toole) interpreta Beverly da adulta. Americana, la ricordo per film come Il bacio della pantera, 48 ore e Superman III, inoltre ha partecipato alle serie Alfred Hitchcock presenta, Oltre i limiti, Nash Bridges e Smallville. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 59 anni.


Jonathan Brandis interpreta il giovane Bill. Americano, lo ricordo soprattutto per avere interpretato Bastian ne La storia infinita II, inoltre ha partecipato a film come Attrazione fatale e Il patrigno II, doppiato film come Oliver & Company e serie come Aladdin; inoltre, ha partecipato ad episodi di Troppo forte, La signora in giallo e Flash. Anche regista, produttore e sceneggiatore, si è impiccato nel 2003, all’età di 27 anni.


Seth Green (vero nome Seth Benjamin Gesshel – Green) interpreta il giovane Richie. Se mi puntassero la pistola alla tempia e mi dicessero, umanamente, chi è il mio attore preferito in tutto il mondo non avrei dubbi: lui. E dico umanamente, perché questo “scimmiottino verde” (come lo chiamano confidenzialmente i miei amici e parenti!) è davvero l’amico nerd che tutti vorrebbero avere. L’aMMore per quest’uomo è nato mentre guardavo Buffy the Vampire Slayer, precisamente la seconda serie, ed è continuato grazie a perle come Scott, il figlio del Dr. Male nei tre film di Austin Powers, il doppiaggio originale di Chris ne I Griffin e la geniale serie Robot Chicken, ma se volete vederlo in azione in qualche altro film segnalo Hotel New Hampshire, Radio Days, Ho sposato un’aliena, Buffy - l’ammazza vampiri, Rollerblades – Sulle ali del vento, A Gillian, per il suo compleanno, Giovani pazzi e svitati, Nemico pubblico, il geniale Giovani diavoli, I perfetti innamorati, Rat Race, Compagnie pericolose, The Italian Job e Scooby Doo 2: mostri scatenati, solo per citare quelli che ho visto. Inoltre, ha partecipato alle serie Beverly Hills 90210, X – Files, Innamorati pazzi, Angel, That’s 70s Show, Will & Grace, Grey’s Anatomy, My Name is Earl, Heroes e doppiato alcuni episodi di American Dad!. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 37 anni e tre film in uscita.


Emily Perkins interpreta la giovane Beverly. Canadese, la ricordo per film come Licantropia Evolution – Ritorno al presente, Insomnia, Ginger Snaps: Unleashed, Licantropia e Juno, inoltre ha partecipato alle serie X- Files e Supernaturals. Ha 34 anni.


Dennis Christopher, che interpreta Eddie Kaspbrak da adulto, sarà tra gli attori che parteciperanno all’imminente nuovo film dello zio Quentin, Django Unchained, mentre Richard Thomas, che invece interpreta Bill da adulto, è tornato a frequentare il “kingverso” durante una puntata della serie Incubi e deliri. Inoltre, una delle mocciose che prende in giro Beverly a inizio film è Laura Harris, che poi avrebbe partecipato al meraviglioso Severance – Tagli al personale, mentre il preside con cui si scontra Richie nella scena della mensa (l’attore William B. Davis) sarebbe diventato il bastardissimo Uomo che fuma della serie X – Files. Se vi fosse piaciuto It, non sto nemmeno a dirlo, recuperate altre miniserie tratte dalle opere di Stephen King, per esempio I Langolieri, che se non erro era abbastanza interessante, oppure gli inquietanti Tommyknockers. ENJOY!

domenica 18 dicembre 2011

I predatori del Bollalmanacco perduto: Un Natale rosso sangue - Black Christmas (1974)

Vi avevo o no promesso un post natalizio? E' di riciclo, ma fa nulla, ciò che è perso va recuperato. Vero è che la recensione di questo classico slasher la trovate anche su The Ed Wooder dove, molto gentilmente, accolgono i miei deliri, ma questa è la "copia anastatica" (che arroganza!!) del post originale con una mancanza, ovvero il video dove mostravo la sequenza che più mi ha entusiasmato. Maledetto sia Youtube e le sue violazioni del cavolo. A parte questo, però... ENJOY!!


Per la serie: a noi i remake non piacciono, preferiamo i film originali, oggi parlerò di Un Natale rosso sangue (Black Christmas, 1974), un horrorino che è diventato in qualche modo cult, anche se non saprei dire il perché, diretto da Bob Clark.


La trama è assai semplice: nei giorni precedenti il Natale cominciano a sparire le ragazze di un dormitorio femminile. Ovviamente lo spettatore testimonia ogni sparizione, ed è l’unico, maniaco a parte, a sapere che le ragazze in realtà vengono brutalmente trucidate e nascoste nelle camere del dormitorio. Tra sospetti che si intrecciano, carole natalizie e sangue a profusione, il film si trascina verso un inquietante finale.
Che dire, non amo molto gli Slasher dove c’è un solo maniaco armato di coltellazzo o qualsivoglia arma bianca/nera che trucida in sequenza cinque o più persone. Trovo gente come Jason o Michael Myers decisamente noiose, e a questi punti preferisco roba come Saw o Hostel, pur non essendo comunque il mio genere preferito... più “inventivi”, più vari, più “moderni”. E’ inutile dire che lo Slasher, col tempo, diventa datato, banale e noioso.


Non si salva da questo destino Black Christmas che nonostante un paio di personaggi divertenti e grotteschi (la tenutaria del dormitorio e il poliziotto scemo) si trascina stancamente tra telefonate deliranti ed infantili del maniaco di turno (che arriverà a non avere mai un volto né un nome), preoccupazioni su una maternità indesiderata, pianisti pazzi e una sottotrama che parla di bambini trucidati.
Gli attori non sono malvagi (c’è anche la vecchia gloria John Saxon) e la fotografia, seppur un po’ troppo scura e sgranata, è decisamente adatta all’atmosfera cupa e chiusa del dormitorio. Le luci soffuse fanno molto “Natale” e personalmente amo molto l’atmosfera vintage che pervade tutta la pellicola. Altra cosa che ho apprezzato, nell’insieme di banali uccisioni, è la scena in cui la protagonista viene assordata dai soliti giulivi bambini che cantano porta a porta, tutta lieta li ascolta mentre l’amica viene massacrata al piano di sopra con un unicorno di cristallo e, ovviamente, le sue urla vengono sovrastate dallo spirito natalizio… Vola, mio Mini Pony!


Del film esiste un remake del 2007, diretto dallo sceneggiatore di Final Destination, Glen Morgan, e interpretato tra gli altri da Michelle Tratchenberg (già Dawn, sorellina di Buffy nell’omonima serie) e da Andrea Martin, che interpretava Phyllis nella pellicola originale e torna in un cameo come tenutaria del dormitorio.


Bob Clark è regista di un film decisamente storico per la nostra generazione, e anche del suo seguito. Chi non ha mai visto infatti Porky’s e Porky’s II, appuntamento irrinunciabile della programmazione estiva di Italia Uno? L’altro film per cui posso ricordarlo è Poliziotti a due zampe con Dan Aykroyd e Gene Hackman. Il regista è morto in un incidente d’auto nel 2007. Aveva 68 anni.


John Saxon, che interpreta il Tenente Fuller, è un caratterista d’eccezione che i fan ricorderanno soprattutto come padre di Nancy in Nightmare – Dal profondo della notte. Tra le sue altre pellicole cito Napoli violenta (!), Apocalypse domani, Spiaggia di sangue, Assassinio al cimitero etrusco (ebbene, sì…), Tenebre, Nightmare 3 – I guerrieri del sogno, Dal tramonto all’alba. Ha fatto anche una sequenza sterminata di comparsate televisive, in serie come A-Team, Magnum PI, Melrose Place, Fantasilandia, CSI, Bonanza, La donna bionica, L’uomo da sei milioni di dollari, Starsky e Hutch, Wonder Woman, Dinasty, Alfred Hitchcock presenta, Lucky Luke, La Signora in giallo, L’ispettore Tibbs, CSI, Masters of Horror. Ha 73 anni e due film in uscita.


Olivia Hussey intrepreta Jess, la protagonista. L’attrice argentina è stata la Giulietta del Romeo e Giulietta di Zeffirelli e Audra, moglie di Bill Tartaglia, nella versione televisiva di IT. Ha partecipato, tra gli altri, a I gusti del terrore e, per la televisione, a La Signora in giallo e Pinky and The Brain. Ha 57 anni.


Andrea Martin in questa pellicola interpreta Phyllis, mentre nel remake interpreta la tenutaria del dormitorio. Ha recitato in Salto nel buio, Bogus l’amico immaginario, Anastasia, Rugrats – Il Film, Il mio grosso grasso matrimonio greco. E’ stata doppiatrice per le serie animate Che magnifico campeggio, Batman, I Simpson (dava la voce alla madre di Apu), Pinky, Elmyra and the Brain, Sesame Street, Kim Possible, Jimmy Neutron. Ha 61 anni e un film in uscita.

venerdì 18 novembre 2011

I gusti del terrore (1995)

Ma torniamo a parlare di Notte Horror (ebbene sì, mi manca tantissimo!!). Un’altra piccola perla scoperta negli anni ’90 è l’oscuro, orribile, trashissimo, indimenticabile I gusti del terrore (Ice Cream Man), diretto nel 1995 dal regista Paul Norman.



Trama: Gregory ha una sola, grande passione nella vita: fare il gelataio. A causa di un piccolissimo trauma infantile con conseguente ricovero in un discutibile manicomio, però, gli ingredienti dei suoi ottimi gelati non sono quelli canonici, come scopriranno gli inorriditi pargoletti che hanno passato l’estate a mangiarli…



“Non tutte possono essere delle felici, felici giornate” dice il buon Gregory ad una delle sue povere vittime. Mai massima fu più azzeccata, e questo è il leitmotiv de I gusti del terrore, dove la felicità imposta si mescola all’orrore scatenato per ottenerla. Parole grosse, per un film che è spudoratamente e dichiaratamente diretto, scritto e recitato coi piedi e che, proprio per questo suo modo fiero di abbracciare il ridicolo, ha meritato di assurgere all’Olimpo dei film cult per eccellenza. Questo film commuove per come ogni scena… ma che dico, ogni inquadratura! può essere dileggiata, distrutta, scherzata (come diceva il buon Elio) e intrattenere per ore e ore di risate gente che ha avuto il privilegio di vederlo. Non basterebbe quindi un libro per parlare delle minchiate di cui è farcito I gusti del terrore, figuriamoci una recensione che non vuole togliere la sorpresa a chi volesse guardarlo!



Vi butterei quindi lì qualche chicca, giusto per invogliarvi. Immaginate un film pagato principalmente dalla Converse, dove tutti i personaggi, quindi, indossano le scarpe di quella marca e dove viene usato ogni mezzo per inquadrarle, dai più “funzionali” alla trama (la vendetta di Gregory che riempie di gelato e vermi le scarpe di uno dei protagonisti) ai più sfacciatamente insulsi, come quando la telecamera indugia sui piedi dei protagonisti senza motivo. D’altronde questo è il primo e credo unico film non porno girato dal regista, quindi le scene che inquadrano i piedi sono nulla rispetto al paio di sequenze che partono, inspiegabilmente, dal pacco o dal lato B degli attori maschili. A questo aggiungerei un bambino ciccione reso tale dall’utilizzo di un’imbottitura (ma non ne potevano prendere uno vero…?), girandole a forma di fiori che invadono i giardini, poliziotti idioti, donne malate di mente che vengono fatte passare per messaggeri divini, festini notturni a base di tombe e gelato, e chi più ne ha più ne metta!



Certo, I gusti del terrore, per quanto involontariamente ironico e trash, non manca comunque di qualche momento disturbante. Nella sua perversa innocenza il gelataio è di un’efferatezza rara e non lesina agli spettatori immagini disgustose come la testa mozzata di una vittima infilata in un cono. Altre scene che rimangono impresse e rendono questo film un ibrido assai interessante sono la panoramica iniziale di quello che sta dietro al furgoncino dei gelati (blatte, sangue, ratti, l’incubo di ogni impiegato dell’ufficio di igiene), l’insistente primo piano di un occhio rigirato tra i denti e, soprattutto, l’intera sequenza girata all’interno del manicomio, dove i dottori sono matti quanto e più dei pazienti, come testimoniano i frequenti e deliranti flashback di Gregory. Insomma, sicuramente non sarà il film della vostra vita, ma I gusti del terrore merita almeno una visione, se non altro per la sua sfacciataggine e per la presenza del mitico Clint Howard. Vedrete che dopo averlo guardato sarà anche per voi una felice, felice giornata…!



Di Olivia Hussey, qui nei panni dell’infermiera Wharton, ho già parlato qui.

Paul Norman (vero nome Norman Paul Apstein) è il regista della pellicola, diretta sotto il nome di Norman Apstein. “Rinomato” regista di porno dalla filmografia (ovviamente) sterminata, ha 55 anni. Spiacente, ma di lui non riesco a trovare nemmeno un'immagine, sorry.

Clint Howard (vero nome Clinton E. Howard) interpreta Gregory, il nostro amato gelataio. Caratterista americano, fratello del pluripremiato regista Ron Howard, la sua ricchissima carriera conta comparsate più o meno lunghe e partecipazioni come protagonista in film come Splash, una sirena a Manhattan, Cocoon, l’energia dell’universo, Tango & Cash, Leprechaun 2, Apollo 13, Austin Powers: il controspione, Austin Powers la spia che ci provava, Il Grinch, Austin Powers in Goldmember, Il gatto… e il cappellaio matto, Dick e Jane – Operazione furto e Halloween: The Beginning. Inoltre ha doppiato Il libro della giungla e partecipato a serie come Star Trek, Tre nipoti e un maggiordomo, Happy Days, Hunter, Oltre i limiti, Jarod il camaleonte, My Name is Earl e Heroes. Anche sceneggiatore, produttore e regista ha 52 anni e tre film in uscita.



David Warner interpreta il padre di Heather. Inglese, ha partecipato a film come Il presagio, Tron, La brillante carriera di un giovane vampiro, Tartarughe Ninja II. Il segreto di Ooze, lo splendido Il seme della follia, Titanic, Scream 2, Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, persino a quella troiata di Piccolo grande amore (!!!). Per quanto riguarda la tv, ha partecipato a episodi delle serie I segreti di Twin Peaks e La signora in giallo, inoltre ha doppiato cose cult come Capitan Planet e i Planeteers, Mighty Max, Biker Mice from Mars, Batman, Gargoyles e Freakazoid!. Ha 70 anni e un film in uscita.



Tra gli altri attori presenti nel film segnalo David Naughton (il padre di Tuna), già protagonista dello storico Un lupo mannaro americano a Londra. Dei quattro mocciosi della pellicola, invece, la ragazzina del gruppo, l’attrice Anndi McAfee, si è rifatta una carriera come doppiatrice quasi esclusiva del triceratopo Tricky de La ricerca della Valle Incantata, il ragazzetto più furbo, ovvero l’attore Justin Isfeld, ha partecipato a tre American Pie, mentre di Tuna e del Piccolo Paul si sono perse le tracce, sebbene quest’ultimo fosse un sosia dell’odioso enfant prodige Macaulay Culkin. D’altronde, la bionda e procace Wanda, alias Andrea Evans, ha finito per diventare parte integrante del cast di soap opera infinite come Beautiful, quindi forse meglio interrompere la carriera in tempo!! Siete ancora qui...? Correte a cercare I gusti del terrore e... ENJOY!

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