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martedì 25 luglio 2023

Barbie (2023)

Giovedì sono corsa a vedere uno dei film che aspettavo di più quest'anno, il Barbie diretto e co-sceneggiato dalla regista Greta Gerwig. NIENTE SPOILER, tranne quelli presenti in un trailer per una volta poco rivelatore!


Trama: la vita scorre serena all'interno di Barbieland finché una Barbie comincia a notare stranezze e difetti nella sua esistenza sulla carta perfetta. Per indagare, la Barbie (assieme a Ken) valica i confini che separano il suo mondo da quello umano...


Di Barbie si è già detto e scritto tutto ancora prima che uscisse, quindi non sarà facile scrivere qualcosa di interessante e poco banale, soprattutto senza fare spoiler, ma ci proverò. Preceduto da un trailer accattivante e sciocchino, Barbie, per la prima mezz'ora, è, volutamente, tutto quello che i suoi detrattori pensavano. In un trionfo di rosa e kitsch, veniamo introdotti in quella che è la realtà di Barbieland, un luogo in cui ogni giorno è perfetto ma anche perfettamente uguale a quello precedente, e dove ogni Barbie può essere ciò che vuole, da presidente ad astronauta, in un susseguirsi di scene tra l'esilarante e il paradossale. Furbamente, la Gerwig e Baumbach puntano i riflettori sulla "Barbie" per eccellenza, bionda bella e sorridente, e modellano la perfezione di Barbieland su di lei perché, capirete bene, non tutte le bambine (me compresa) si limita(va)no a pensare noiose quanto glamour giornate di ozio, svago e trionfi per le proprie bambole; questo stereotipo radicato nel tempo da decenni di marketing e pubblicità è però essenziale per rendere ancora più duro lo scontro con la realtà, allorché Barbie, allarmata da terrificanti cambiamenti all'interno della sua routine e dei suoi pensieri, decide di andare nel mondo umano per indagare. E' qui che il film prende una piega inaspettata e devia da quel trailer che ci viene propinato da mesi, diventando una riflessione su un aspetto ben preciso della società, legato a doppio filo al desiderio di Ruth Handler, la creatrice di Barbie, di dare alla figlia e alle donne la possibilità di sognare in grande, proiettando ogni aspirazione su una bambola che non si limitava ad essere solo madre o moglie, ma poteva essere qualunque cosa. Prigione dorat, ehm, rosa dove questo desiderio è portato all'estremo, Barbieland è un'isola felice rigidamente amministrata da un consiglio direttivo della Mattel gestito interamente da uomini, e al suo interno c'è qualcuno che invece NON può essere quello che desidera, perché creato per esistere in funzione di Barbie, ovvero Ken. Si può dunque dire che Barbieland è il riflesso distorto di un'idea di per sé giusta, un luogo che non solo ha creato dei mostri nella realtà, alimentando ideali di bellezza e perfezione irraggiungibili, ma che "vendica" la sopraffazione con una sopraffazione al contrario, dove c'è sempre e comunque qualcuno che soffre e che viene ignorato o considerato "inferiore", a discapito di tutta la tolleranza e l'inclusività moderna predicata dal marchio Barbie.


Alla faccia di tutta la gioiosa idiozia riversataci addosso da trailer, meme ed anteprime, Barbie è un film molto amaro, che non mostra il fianco neppure per un istante a soluzioni semplici ed happy ending posticci. La Gerwig e Baumbach, anzi, sembrano volerci dire che la vita è fatta di scelte e sofferenza, una lotta continua per affermare noi stessi in una società che probabilmente non ci vuole e che ci impone assurdi modelli maschili o femminili; ancora peggio, non esistono cambiamenti nati da illuminazioni improvvise e lo status quo è terribilmente difficile da sradicare, quindi tutto il contrario di ciò che ci è sempre stato insegnato dalla Disney e dai suoi emuli (se poi pensate che l'amore possa vincere su ogni cosa, avete davvero puntato sul film sbagliato). Tutto ciò viene gettato in faccia allo spettatore col sorriso, con i toni garbati di una commedia capace di spingere il pedale sull'acceleratore dell'assurdo senza mai deviare dal suo percorso né imbroccare la via senza ritorno della caciara fine a se stessa, cosa che dimostra l'incredibile lucidità mentale della Gerwig e il suo polso fermissimo sia in fase di scrittura che di regia. Se, a tratti, Barbie vi sembrerà un po' troppo fighetto e "maestrino" nel suo desiderio di aprirci gli occhi al mondo, beh, non sarò io a farvi cambiare idea, perché ogni tanto ho avuto io stessa la sensazione di venire "bacchettata" tra una risata e l'altra (probabilmente avvertivo l'aura di Baumbach, con cui non vado d'accordissimo), ma siccome sul finale sono riuscita persino a commuovermi direi che nel film c'è soprattutto del sentimento, non solo del freddo, cinico calcolo.


Al di là di queste considerazioni che, come avrete capito, non posso sviscerare appieno pena incappare in sgraditi spoiler, Barbie è proprio bello cinematograficamente parlando. Se date un'occhiata QUI, vi farete un'idea di quante, elegantissime fonti d'ispirazione abbiano guidato la Gerwig nella realizzazione del film che, effettivamente, è una gioia per gli occhi fatta di inquadrature iconiche ed intelligenti, con numeri musicali dal sapore vintage, capaci di lasciare a bocca spalancata. Le scenografie sono spettacolari e non potrebbe essere altrimenti: il rosa e i colori pastello delle case dei sogni di Barbieland si accompagnano a fondali disegnati che noi bambine conosciamo molto bene, e non contrastano neppure troppo con la fredda monocromia e regolarità degli uffici della Mattel, proprio a rispecchiare il rigido controllo presente in due mondi strettamente legati. Personalmente, non ho mai avuto molte Barbie con cui giocare ma mi sono ammazzata di cataloghi Mattel (li adoravo, avendo sempre amato disegnare mi davano una fonte d'ispirazione costante per vestire le mie donnine e, in più, erano scritti in almeno un paio di lingue) e non nascondo di avere represso più di un brivido di gioia davanti al rispetto filologico di costumi, pettinature, accessori e linee, spesso utilizzati come ulteriore fonte di ironica presa in giro. La presenza di una narratrice d'eccezione, che spesso sfonda la quarta parete dialogando con spettatori e realizzatori, è l'ulteriore aggiunta a un cast perfetto. Se Michael Cera e Kate McKinnon sfruttano al meglio il poco tempo a loro concesso e Margot Robbie è una Barbie fatta e finita, a rubarle la scena c'è un Ryan Gosling favoloso, che si è gettato anima e corpo in un ruolo che molti avrebbero rifiutato perché troppo "stupido"; l'attore ha reso finalmente giustizia al povero Kentozzi(tm) rendendolo tragico, eroico "imperatore del regno di mille fighe di legno", "monumento" di un algido piccione biondo, che verrebbe voglia di abbracciare per tutta la durata del film. Non mi vergogno a dire che, per quanto mi riguarda, questa è l'interpretazione migliore di Gosling e, prima di venire linciata, vi invito a correre al cinema a vedere Barbie. Lo so, è una cretinata, ma andate con almeno un accessorio rosa, perché vedere una sala gremita di gente tutta vestita a tema, persino nel triste multisala di Savona, è stata un'esperienza bellissima!!


Della regista e co- sceneggiatrice Greta Gerwig ho già parlato QUI. Margot Robbie (Barbie), Kate McKinnon (Barbie), Alexandra Shipp (Barbie), Emerald Fennell (Midge), Ryan Gosling (Ken), Michael Cera (Allan), America Ferrera (Gloria), Helen Mirren (narratrice), Will Ferrell (CEO della Mattel) e Lucy Boynton (Barbie Proust) li trovate invece ai rispettivi link. 

Simu Liu interpreta Ken. Cinese, lo ricordo per film come Shang - Chi e la leggenda dei dieci anelli, inoltre ha partecipato a serie quali Slasher e prestato la voce per I Simpson. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 34 anni e tre film in uscita. 


Rhea Perlman interpreta Ruth. Americana, moglie di Danny De Vito, ha partecipato a film come Matilda 6 mitica e a serie quali Taxi, Blossom, Cin Cin, Innamorati pazzi e Ally McBeal; come doppiatrice ha lavorato ne I Simpson, American Dad!, Robot Chicken e Sing. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 75 anni. 


Tra le mille Barbie e Ken presenti nel film spuntano Dua Lipa e John Cena in versione sirene. Se Barbie vi fosse piaciuto il mio consiglio è di recuperare davvero le fonti di ispirazione della Gerwig, male non farà di sicuro! ENJOY!



mercoledì 14 dicembre 2022

Spirited - Magia di Natale (2022)

E' uscito su Apple TV+ un film perfetto per il periodo, ovvero Spirited - Magia di Natale (Spirited), diretto e co-sceneggiato dal regista Sean Anders.


Trama: i fantasmi del Natale Dickensiano si ritrovano a dover redimere il cinico consulente Clint Briggs, che si rivela un osso durissimo soprattutto per Presente, veterano roso da mille dubbi...


Come faccio a scrivere qualcosa di obiettivo su un film che sembra realizzato apposta per me e che, in effetti, ha fatto di tutto per piacermi, riuscendoci? Pur essendo un Grinch della peggior specie, ho sempre adorato Il canto di Natale di Dickens in ogni sua forma e questo Spirited ne è la rilettura in chiave moderna; in più, ho un debole per i musical e, nonostante nutra verso di lui sentimenti molto ambivalenti, quando è in buona ho anche un debole per Will Ferrell, che in questo Spirited dà veramente il bianco. Prendete dunque con le pinze tutto quello che sto scrivendo, compresa la definizione di "Film natalizio del 2022" (considerate che devo ancora guardare Violent Night), e rimanete ancora un po' con me per cercare di capire perché, al di là dei motivi di cui sopra, mi è piaciuto così tanto Spirited. Intanto, ne ho apprezzato la trama. Spirited prende tutti i cliché de Il canto di Natale, rende i personaggi consapevoli di essere protagonisti di una storia già raccontata mille volte, e ci ragiona sopra attraverso l'ottica cinica e moderna di Clint Briggs, media consultant che punta al successo sfruttando i più bassi istinti umani e che, ovviamente, rifiuta di sottomettersi al volere degli spiriti diventando l'ennesimo malvagio convertito. L'atteggiamento strafottente ma non privo di acume di Clint costringe il Fantasma del Natale presente, veterano che da anni potrebbe reincarnarsi ma continua a lavorare per recuperare le anime "prave", a rimettersi completamente in discussione deviando dal classico percorso di redenzione della vittima e anche dal classico rapporto tra fantasmi ed esseri umani, con twist interessanti che, ovviamente, non sto a svelare ma che posano interamente sulla bella alchimia tra Will Ferrell e Ryan Reynolds.


I due attori abbracciano i ruoli che sono loro più congeniali, ovvero quello dell'adorabile babbeo e quello dello stronzetto sboccato, e assieme fanno faville. Il rischio corso da Ferrell è sempre un po' quello di perdersi, a un certo punto, nella smielatezza di un personaggio costretto in improbabili storie d'amore (un punto debole di Euro Vision Song Contest, giusto per nominare una pellicola), ma fortunatamente la presenza di Reynolds, col suo reiterato rifiuto di ruoli e snodi canonici, mantiene salda quell'aura di cinismo che, di fatto, equilibra l'intera opera incarnando il messaggio che il film vuole veicolare, ovvero il rifiuto di una redenzione posticcia valida solo per quel "Christmas Morning Feelin" a favore, invece, di un impegno giornaliero ad essere persone imperfette ma gentili, che ci provano senza essere necessariamente straordinarie o sante, né cambiare dal giorno alla notte. Poi, ovviamente, c'è la parte musical. I compositori Pasek e Paul (già autori di un'opera a tema natalizio con A Christmas Story: The Musical e vincitori di un Oscar per City of Stars) hanno scritto una serie di canzoni che non solo catturano lo spirito irriverente e contemporaneamente festivo dell'opera, ma si adattano perfettamente allo stato d'animo e alla situazione contingente dei personaggi, toccando a volte picchi emozionanti che non sfigurerebbero in musical più "seri". Per la prima volta in anni mi sono ritrovata a ridere di cuore e a continuare a farlo per parecchi minuti grazie alla geniale Good Afternoon, sicuramente la mia canzone preferita, ma tutti gli altri numeri musicali valgono la visione, sono ben realizzati a livello di scenografie e luci (senza contare che spesso sono molto metacinematografici!) e ancor meglio eseguiti da attori e ballerini, forse con l'unica eccezione di Octavia Spencer che, povera stella, era palesemente alla sua prima prova come cantante e lascia trasparire tutte le difficoltà affrontate. Un piccolissimo neo che non inficia assolutamente la visione di Spirited e che, anzi, rende ancora più tenero il suo personaggio, l'unico (assieme allo scazzatissimo Marley di Patrick Page) a non farsi fagocitare dalla verve dei due protagonisti. Augurandovi un Good Afternoon, vi invito quindi a vedere il film il prima possibile, senza perdervi i titoli di coda, che contengono uno splendido numero musicale "scartato"!


Del regista e co-sceneggiatore Sean Anders ho già parlato QUI. Will Ferrell (Presente), Ryan Reynolds (Clint Briggs), Octavia Spencer (Kimberly), Tracy Morgan (voce originale di Futuro), Rose Byrne (Ms. Blansky), P.J.Byrne (Mr. Alteli) e Judi Dench (Judi Dench) li trovate invece ai rispettivi link.

Sunita Mani interpreta Passato. Americana, ha partecipato a film come Si salvi chi può!, Evil Eye, Everything Everywhere All at Once e a serie quali Mr. Robot e GLOW. Anche sceneggiatrice, ha 36 anni e un film in uscita. 


Se Spirited vi fosse piaciuto recuperare S.O.S. Fantasmi, Il Grinch e Elf. ENJOY!

venerdì 17 luglio 2020

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (2020)

Ebbene sì, alla fine anche io sono riuscita a guardare Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga), diretto dal regista David Dobkin.


Trama: Lars Erickssong, cinquantenne islandese che vive ancora col papà, ha un solo sogno: partecipare all'Eurovision Song Contest assieme all'amica d'infanzia Sigrit, con la quale forma i Fire Saga. Per una serie di circostanze assurde, i due si qualificano come candidati per l'Islanda ma la strada per la vittoria è ancora molto lunga...


Alzi la mano chi non conosce l'Eurovision Song Contest, trashissimo carrozzone canoro che, ogni anno, delizia il pubblico con un inquietante festival a base di esibizioni tra lo sgargiante e l'imbarazzante e un'altissima percentuale di canzonacce provenienti da tutta Europa (più eventuali nazioni ospiti e la sempreverde Australia). Negli ultimi anni è tornato ad essere famoso anche in Italia grazie alla partecipazione degli ultimi vincitori di Sanremo, Mahmood in primis, ma io ne sono venuta a conoscenza nell'ormai lontano 2006, anno in cui vinsero i meravigliosi Lordi, proprio perché in Australia è un evento famosissimo e assai amato. A quanto pare, nonostante in America non se lo fili praticamente nessuno, Will Ferrell è diventato un fan sfegatato del festival grazie alla moglie svedese e ha quindi deciso di co-sceneggiare questa storia "celebrativa" avente per protagonista il gruppo fittizio dei Fire Saga, l'Albano e Romina d'Islanda; inutile dire che gli USA hanno accolto quest'ultima produzione Netflix a pernacchie e sputi ma per chi ha anche poca familiarità con l'Eurovision non è una visione malvagia, non del tutto almeno. Cominciamo dai difetti e togliamoci il dente. Eurovision Song Contest è il tipico film di e con Will Ferrell, dove il comico interpreta un bambinone sui generis, dall'intelletto limitato e dai grandi sogni, proiettato verso un obiettivo da raggiungere. Partiamo dal presupposto che se non amate il comico americano potete anche evitare di fare un tentativo, il problema stavolta è che Ferrell ha premuto anche troppo l'acceleratore sugli aspetti infantili delle gag e del personaggio (i momenti "I see you!" "I see you too!!" o la telefonata del "Sindaco di Vittoria" mi hanno letteralmente imbarazzata), inoltre il film è anche troppo lungo ed è zeppo di tempi morti che rischiano di annoiare lo spettatore occasionale, il quale potrebbe non riuscire a "risollevarsi" nel corso delle sequenze più riuscite.


Le sequenze in questione, per inciso, non mancano, e sono tutte quelle che perculano l'Eurovision e le sue canzoni orecchiabili e sciocchine. I picchi di genialità vengono toccati subito all'inizio, con il tamarrissimo video immaginario dei Fire Saga sulle note di Volcano Man, continuano con un'altra canzone epica, Ja Ja Ding Dong, e culminano nel momento in cui vengono scomodati persino gli Elfi islandesi e, in mezzo, lo spettatore ha modo di apprezzare le parodia delle migliori trashate scenografiche mai approdate sul palco dell'Eurovision, compresa una ruota per criceti, e delle canzoni più folli; a tal proposito, il personaggio che vince a man bassa è il cantante russo interpretato da quel gran pezzo di figliolo di Dan Stevens, palesemente divertito nei panni di un animale da spettacolo senza vergogna e con qualche segretuccio nel boudoir. La sua canzone, Lion of Love, è il perfetto esempio di cosa rischiate di trovarvi davanti nel momento esatto in cui doveste avere il coraggio di guardare l'Eurovision almeno una volta nella vita ma, per chi è davvero fan e il festival lo ama, il film è anche pieno di omaggi amichevoli e rispettosi, con una sequenza di singalong in particolare che sicuramente farà felice gli appassionati. Di base, il reale problema di Eurovision Song Contest è il suo essere un po' troppo simile al festival in sé: per arrivare alle esibizioni davvero interessanti o memorabilmente trash bisogna passare per la mediocrità più bieca (che, mi dispiace dirlo, risiede proprio nel cuore del film, nel rapporto sentimentale e artistico tra Lars e Sigrit) e potrebbe anche non valerne la pena. Personalmente, mi sono divertita e ho ritenuto di non aver sprecato due ore della mia esistenza, ma sicuramente esistono film migliori, non posso negarlo. The Anchorman, per esempio, dove la genialità Ferrelliana non cala nemmeno per un istante e le risate non vengono mai interrotte da pensieri infausti come "cosa diavolo sto guardando e perché?" o da modi di dire quali beggars can't be choosers (specialmente in tempi di Covid).


Del regista David Dobkin ho già parlato QUI. Will Ferrell (Lars Erickssong), Rachel McAdams (Sigrit Ericksdottir), Dan Stevens (Alexander Lemtov) e Pierce Brosnan (Erick Erickssong) li trovate invece ai rispettivi link.

Ólafur Darri Ólafsson interpreta Neils Brongus. Americano, ha partecipato a film come Zoolander 2, Il GGG - Il grande gigante gentile, Shark - Il primo squalo, Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, e a serie quali True Detective e N0S4A2; come doppiatore ha lavorato in Dragon Trainer - Il mondo nascosto. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni.


Il film è zeppo di guest star pescate tra i partecipanti delle vecchie edizioni dell'Eurovision Song Contest ma anche di "omaggi". Per esempio, non sono i Lordi quelli che a un certo punto compaiono mascherati sul palco, con lo pseudonimo di Moon Fang, bensì i Bogus Gasman, una band inglese ska-punk, mentre tra i veri cantanti, quasi tutti riuniti nel sing-along a casa di Alexander, ci sono John Lundvik (Svezia 2019), Anna Odobescu (Moldavia 2019), Bilal Hassani (Francia 2019), Loreen (vincitrice per la Svezia nel 2012), Jessy Matador (Francia 2010), Alexander Rybak (vincitore per la Norvegia nel 2009), Jamala (vincitrice per l'Ucraina nel 2016), Elina Nechayeva (Estonia 2018), Conchita Wurst (vincitrice per l'Austria nel 2014), Netta Barzilai (vincitrice per Israele nel 2018) e Salvador Sobral (vincitore per il Portogallo nel 2017, è il musicista di strada che suona il piano). Non dimentichiamo poi la presenza di Demi Lovato nei panni di Katiana e di Graham Norton, presentatore ufficiale dell'Eurovision per la BBC. Le canzoni di Rachael McAdams, Dan Stevens e Melissanthi Mahut sono invece cantate, rispettivamente, da Molly Sandén, Erik Mjönes e Petra Nielsen. ENJOY!

venerdì 16 giugno 2017

The Lego Movie (2014)

L'avevo snobbato all'uscita cinematografica ma ora ho finalmente recuperato anche io The Lego Movie, diretto e sceneggiato nel 2014 dai registi Phil Lord e Christopher Miller.


Trama: nella città di Bricksville, un operaio edile viene designato come "prescelto" dopo avere trovato per caso il cosiddetto "pezzo forte", l'unica arma in grado di contrastare il perfido Lord Business, intenzionato ad utilizzare il Kragle per distruggere l'universo Lego...



Come ho detto all'inizio, all'epoca avevo snobbato The Lego Movie per un motivo molto ma molto semplice: carini i Lego, sì, ma non mi hanno mai entusiasmata, neppure da piccola. Sarà che i miei tendevano a non comprarmi molti giocattoli (e si vede, visto che ora mi scoppio degli stipendi in cazzate, per compensare) o magari perché, abitando in un paesino, non era neppure così facile vedere quei set "meravigliosiiii" figli degli anni '80 per i quali molti nerd hanno provato un tuffo al cuore ritrovandoli nel film, sta di fatto che da bambina preferivo giocare con altre cose e, crescendo, l'avvento dei Lego Store non ha scatenato in me il desiderio di fare follie (se però mi regalate la caserma Lego dei Ghostbusters non mi offendo, giuro). La visione di The Lego Movie è stata tuttavia molto piacevole e divertente, sebbene mi sia dispiaciuto non cogliere tutte le citazioni legate al mondo dei mattoncini; la storia di Emmet, "medioman" assoluto se mai ne è esistito uno, entusiasta di una vita programmata al confronto della quale Matrix e The Truman Show sono delle barzellette, è avvincente e nasconde molte sorprese inaspettate, oltre ad essere una bellissima parodia dei due film già citati. Perfetto sia per gli adulti che per i bambini, The Lego Movie strappa moltissime risate e fa riflettere, non solo quando sottolinea l'importanza del lavoro di squadra, dell'amicizia e dello sviluppo delle capacità individuali (mi è piaciuto molto in modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a comunicare il ruolo chiave di una persona magari priva di fantasia ma capace di organizzare al meglio il lavoro altrui, così da far risaltare le qualità di ognuno) ma anche, e soprattutto, durante la rivelazione dell'intelligentissimo twist finale, che mi ha strappato più di una lacrima commossa. Seguire le vicende di Emmet e compagnia, poi, è veramente spassoso, anche perché tutti i personaggi, buoni o cattivi che siano, sono ben caratterizzati e, diciamolo, The Lego Movie mette in scena il Batman migliore di sempre, secondo solo al Renato di Sensualità a Corte, al punto che ora finalmente comprendo la necessità di uno spin-off interamente dedicato a lui.


In tutto questo, The Lego Movie è soprattutto realizzato benissimo. Favoloso mix di computer graphic, stop motion e live action, ha il pregio di non avere neppure una scena che non sia riproponibile con l'ausilio di mattoncini e, soprattutto, i realizzatori hanno scelto di mantenere la rigidità di movimenti che avrebbe, ragionevolmente, un Lego semovente, senza ricorrere a camminate o corse fluide e naturali. Per chi, come me, non è ferrato in materia Lego, probabilmente avranno più valore i dettagli "reali" inseriti qui e là, come per esempio la collezione di materiali umani che fa bella mostra nell'ufficio di Lord Business, ma vedere un mare o delle fiamme realizzati interamente di mattoncini, oltre che un branco di maialini che esplodono in un tripudio di salsicce Lego scalda il cuore, lo ammetto. I Lego fan all'ultimo stadio invece apprezzeranno il fantasioso utilizzo di moltissimi set più o meno famosi, combinati in maniere spesso esilaranti ma comunque riconoscibili, e soprattutto il potere che hanno alcuni personaggi di plasmare letteralmente la realtà che li circonda, ricavando una moto da un muro o un'astronave, la benedetta astronave che non c'è verso di completare. Io, molto banalmente, ho adorato il fatto che a molteplici set siano corrisposti improbabili crossover tra personaggi di film, fumetti, universi e serie TV che mai avrebbero potuto comparire assieme in un film (stupenda la gag Silente/Gandalf) e, ovviamente, non riesco a togliermi dalla testa il brano portante della colonna sonora, E' meraviglioso... anche se la canzone di Batman è molto, ma molto meglio. D'altronde stiamo parlando del Cavaliere Oscuro versione rapper, che cavolo!


Di Will Arnett (voce originale di Batman, in italiano doppiato da Claudio Santamaria), Elizabeth Banks (Wyldstyle/Lucy), Charlie Day (Benny), Will Ferrell (Lord Business/Presidente Business/Uomo del piano di sopra), Morgan Freeman (Vitruvius), Jonah Hill (Lanterna Verde), Liam Neeson (Poliziotto buono/Poliziotto cattivo/Papà poliziotto), Chris Pratt (Emmet), Cobie Smulders (Wonder Woman), Channing Tatum (Superman) e Billy Dee William (Lando) ho già parlato ai rispettivi link.

Phil Lord (vero nome Philip A. Lord) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Piovono polpette, 21 Jump Street e 22 Jump Street. Anche produttore, doppiatore e animatore, ha 42 anni e un film in uscita, la pellicola dedicata ad Han Solo che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Christopher Miller è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre doppia in originale il presentatore. Americano, ha diretto film come Piovono polpette, 21 Jump Street e 22 Jump Street. Anche produttore e animatore, ha 42 anni e un film in uscita, la pellicola dedicata ad Han Solo che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Tra le altre guest star presenti nel film, Anthony Daniels presta anche qui la voce allo storico C-3PO mentre Shaquille O'Neal interpreta la sua versione Lego. Non so per quale motivo, è stata abbandonata l'idea di fare doppiare Batman da Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney o Christian Bale; allo stesso modo, Indiana Jones e R2-D2 hanno perso il ruolo di co-protagonisti principali che era stato loro assegnato nelle prime fasi di sceneggiatura mentre a Denzel Washington è stato preferito Morgan Freeman per doppiare Vitruvius. Da The Lego Movie sono nati due spin-off, uno già uscito (The LEGO Batman Movie) e The LEGO NINJAGO Movie, che dovrebbe uscire il 22 settembre in America ma non ha ancora una data italiana, mentre The Lego Movie Sequel è previsto per il 2019; nell'attesa, se The LEGO Movie vi fosse piaciuto recuperate The LEGO Batman Movie, Ralph Spaccatutto e la saga di Toy Story. ENJOY!


venerdì 19 febbraio 2016

Zoolander 2 (2016)

So che siamo in tempo di Oscar ma non si può sempre e solo parlare di film seri. Nell'attesa che di andare a vedere quel Deadpool per cui ho già una scimmia mutante nutrita a chimichanga sulla schiena, beccatevi un post su Zoolander 2, diretto e co-sceneggiato da Ben Stiller.


Trama: sono passati quindici anni dall'ultimo film e Derek Zoolander è diventato un eremita a seguito di terribili eventi che hanno coinvolto sua moglie, suo figlio e persino il biondo Hansel. I due ex modelli vengono però richiamati sulle passerelle e si ritrovano coinvolti in un complotto legato alla morte di alcune popstar...


Iniziamo il post con una premessa MOLTO importante: se non vi è piaciuto Zoolander, se non amate questo genere di film supercazzola, se non tollerate la comicità assolutamente demenziale e/o priva di qualsivoglia satira, critica, riflessione, smettete pure di leggere, tanto nulla di ciò che scriverò potrà convincervi ad andare a vedere Zoolander 2. Che, per inciso, mi è piaciuto molto, nei limiti della belinata che è, ovviamente, e forse soprattutto perché sono una di quelle persone che non ha elevato il primo film a cult della vita. Al grido di "squadra che vince non si cambia!" e addirittura "sceneggiatura che vince non si cambia!" Ben Stiller si è limitato a prendere personaggi e situazioni di Zoolander, immaginare come gli stessi sarebbero cambiati dopo una decina di anni, trascinarli all'interno di un mondo della moda che, complici anche le nuove tecnologie, si rinnova completamente nel giro di mezza stagione (tanto che quello che era cool la settimana prima, dopo sette giorni è già demodé) ed esasperare al limite estremo le gag più riuscite del capostipite. Stop. Zoolander 2 è praticamente Zoolander all'ennesima potenza, niente di più e niente di meno, un'ininterrotta serie di momenti WTF affidati quasi interamente alla natura clueless dei "bellissimi" Derek e Hansel, con qualche stoccata all'acqua di rose al jet set internazionale (diciamo che in questo senso a Stiller e Theroux è piaciuto vincere molto facile, come dimostra l'iniziale comparsata di Justin Bieber) e una sottotrama da film action che è un mero pretesto narrativo per appoggiare le suddette gag a qualcosa di tangibile, onde evitare che gli spettatori si perdano nel marasma di espressioni "belle belle in modo assurdo" del protagonista.


Non vi sto ovviamente ad anticipare NULLA di quei cinque o sei momenti genuinamente esilaranti presenti nel film, meriterei di venire arrestata dalla divisione Fashion dell'FBI se lo facessi. Posso solo dire che Zoolander 2 sfrutta forse più che nel primo capitolo le comparsate dei VIP che si sono prestati al gioco (Pénelope Cruz compare persino nella locandina ma il vincitore assoluto di TUTTO - e non a caso - è un favoloso Benedict Cumberbatch) e anche il tempo che ormai si riflette in maniera abbastanza impietosa sui volti dei due protagonisti Stiller e Wilson è una componente fondamentale della trama. L'ambientazione italiana, o per meglio dire romana, ricatapulta lo spettatore all'interno di una Dolce Vita, più che di una Grande Bellezza, quasi d'antan e l'omaggio a vecchi film come Vacanze Romane è palese, così come sono palesi i rimandi non solo a 007 ma anche e soprattutto a Guerre stellari ed Austin Powers, celebrato in una sfacciatissima scena di bacio slinguazzato. Quel che manca a Zoolander 2 (anche se il mio ragazzo non è proprio d'accordo) è però quell'elemento un po' "froSCio" che era parte integrante del primo film, quel modo tutto particolare di mescolare immagini da videoclip ad una colonna sonora molto azzeccata; sì, qualche timido tentativo lo troviamo anche qui (il finto spot con Naomi Campbell è geniale quanto il destino finale di Mugatu) ma si tratta soprattutto di rimandi al vecchio Zoolander e lasciano un po' il tempo che trovano. Per finire, vi consiglio di non andare a vedere Zoolander 2 al cinema e di recuperarlo in lingua originale: tolta la voce di Pino Insegno, al quale voglio sempre molto bene, l'adattamento italiano sfiora l'imbarazzante. Mi rendo conto di quanto sia difficile rendere un modo di parlare probabilmente astruso come quello del personaggio Don Atari nella nostra lingua ma infilarci uno "stica" ogni due per tre non mi è parso il modo migliore e lo stesso vale per l'imbarazzante "figoso" messo in bocca a Zoolander, che mi ha causato la stessa pelle d'oca di quando Fabio Volo dice "cioé...ficofico" in Kung Fu Panda. Orrore vero, altro che "bello bello in modo assurdo"!


Del regista e co-sceneggiatore Ben Stiller, che interpreta ovviamente anche Derek Zoolander, ho già parlato QUI. Penélope Cruz (Valentina), Christine Taylor (Matilda Jeffries), Kristen Wiig (Alexanya Atoz), Benedict Cumberbatch (Tutto), Justin Theroux (è il co-sceneggiatore della pellicola ma anche il DJ malvagio), Milla Jovovich (Katinka), Will Ferrell (Mugatu), Owen Wilson (Hansel), Jerry Stiller (Maury Ballstein) e John Malkovich (Skip Taylor) li trovate invece ai rispettivi link.


Tra i VIP che compaiono nel ruolo di se stessi segnalo la futura Betsy Braddock Olivia Munn, Susan Sarandon, l'immancabile Billy Zane, Justin Bieber, Demi Lovato, Katy Perry, Kiefer Sutherland, Anna Wintour, Lenny Kravitz, Naomi Campbell, Sting, Kate Moss, Susan Boyle, Tommy Hilfiger, Valentino, M.C. Hammer, Mark Jacobs e Skrillex (solo per citare quelli che ho riconosciuto) mentre in piccoli ruoli compaiono anche la modella rumena Madalina Diana Ghenea e il cantante Mika. Ovviamente, detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate il primo Zoolander, ENJOY!

domenica 14 febbraio 2016

Zoolander (2001)

Siccome questa settimana è uscito il sequel, ho deciso di recuperare Zoolander, diretto nel 2001 dal regista Ben Stiller.


Trama: Derek Zoolander è un modello ormai in declino e un gruppo di non meglio identificati "pezzi grossi della moda" decidono di fargli il lavaggio del cervello e sfruttarlo per uccidere il primo ministro della Malesia...



All'epoca dell'uscita di Zoolander lo avevo un po' snobbato, vuoi perché ero nella fase "aulica" della mia cinefilia, vuoi perché il genere comico-demenziale non mi ha mai fatta impazzire. Negli anni (ne sono già passati ben 15!) non sono mai riuscita a guardare Zoolander per intero, sempre e solo qualche esilarante spezzone con l'aggiunta di battute ripetute tra amici e colleghi oppure ragguardevoli foto scovate su internet: effettivamente, credo non esista NESSUNO che non abbia incontrato almeno una volta l'Espressione Magnum scorrendo le bacheche Facebook degli amici. Quindi, è stato solo qualche giorno fa che mi è capitato di guardare consapevolmente Zoolander, dall'inizio alla fine e, pur non essendone rimasta entusiasta quanto mi sarei aspettata, devo ammettere di essermi fatta parecchie, grasse risate. La storia segue un canovaccio assai simile a quello di un cult come The Anchorman e di altri film interpretati da Will Ferrell (non a caso, presente anche in questa pellicola); la trama di Zoolander racconta infatti le peripezie di un divo ormai in declino, in questo caso un modello, ovviamente vanesio e decerebrato, che si ritrova a dover affrontare una situazione potenzialmente pericolosissima senza fondamentalmente capire una mazza di quello che sta accadendo. Zoolander segue lo schema di altri film simili anche nell'affiancare al protagonista almeno un personaggio dal Q.I. normale (qui c'è la giornalista del Times Matilda Jeffries, nonché moglie di Ben Stiller nella realtà) e altre "spalle" più o meno decerebrate come lui; essendo il film ambientato, in questo caso, all'interno del mondo della moda, una simile condizione viene soddisfatta facilmente ed ecco che Zoolander si ritrova affiancato dallo svanito amico/rivale Hansel, dai favolosi coinquilini Rufus, Brint e Meekus (troppo poco, ahimé), dalla tristissima famiglia di minatori e ovviamente dal "cattivissimo" Mugatu, che gli ruba la scena spesso e volentieri. La critica ad un mondo fatto di apparenza e vanità è corrosiva ma anche troppo didascalica e compiaciuta per credere che davvero quello della moda sia un universo detestato da Stiller, piuttosto si ha l'impressione che l'attore volesse "vincere facile" e, soprattutto, divertirsi ricamando sull'improvvisa fama di un personaggio inventato da lui e Drake Sather per un paio di speciali televisivi della VH1.


Detto questo, Stiller è semplicemente esilarante nei panni di Derek Zoolander, non tanto per la natura assolutamente clueless del personaggio quanto proprio per l'espressività dell'attore, con la sua duckface unita a due occhioni azzurri e spalancati (l'espressione Blue Steel, attenzione!!) e l'atavica incapacità di "girare a sinistra". A dargli manforte c'è un cast di attori e guest star che farebbe impallidire produzioni ben più blasonate. Agli amici di sempre Owen Wilson (perfetto nel ruolo del biondo Hansel), Vince Vaughn (è irriconoscibile ma è uno dei fratelli di Zoolander) e Will Ferrell (il migliore, Mugatu e i suoi vezzi da primadonna fanno piegare in due dalle risate) si aggiungono infatti attoroni del calibro di Milla Jovovich e Jon Voight ma, in generale, ogni scena del film conta l'apparizione di perlomeno UN personaggio famoso nei panni di se stesso, "gente" come David Bowie o Billy Zane pronta a prendersi in giro e a dare un'immagine assolutamente surreale del proprio modo di vivere, oppure VIP che si "limitano" semplicemente a metterci la faccia, anche non accreditati. I vivacissimi e abbondanti costumi giocano una parte importantissima nella riuscita del film, anche perché trucco e parrucco di Zoolander, Hansel, Mugatu e compagnia sono talmente improbabili e allo stesso tempo, ahimé, assurdamente plausibili che sarebbe impensabile fare senza, in una parodia del mondo della moda, ma anche la colonna sonora non è da sottovalutare: il mood della pellicola è interamente all'insegna di melodie festaiole e un po' gaye anni '80/'90 e azzardati remix che toccano pezzacci quali la fondamentale Relax, Let's Dance, Wake me Up Before You Go-Go, Call Me e molte altre hit piacione. Visto Zoolander, sono davvero curiosa di capire cosa potrebbe raccontare ancora il seguito e, onestamente, temo molto la fregnaccia fuori tempo massimo ma devo anche ammettere che l'Espressione Magnum mi ha conquistata... quindi spero in un'espressione ancora più bella, bella, bella in modo assurdo.


Di Ben Stiller, regista, co-sceneggiatore e volto di Derek Zoolander, ho già parlato QUI. Owen Wilson (Hansel), Will Ferrell (Mugatu), Milla Jovovich (Katinka), Alexander Skarsgård (Meekus), James Marsden (John Wilkes Booth) e Vince Vaughn (Luke Zoolander) li trovate invece ai rispettivi link.

Christine Taylor interpreta Matilda Jeffries. Americana, moglie di Ben Stiller, ha partecipato a film come Giovani streghe, Palle al balzo - Dodgeball, Tropic Thunder e a serie come Dallas, Bayside School, Blossom, Ellen, Friends, My Name is Earl e Hannah Montana; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie American Dad! e Phineas e Ferb. Ha 45 anni e un film in uscita.


Jerry Stiller (vero nome Gerald Isaac Stiller) interpreta Maury Ballstein. Americano, padre di Ben Stiller,  ha partecipato a film come Airport 75, Su e giù per i Caraibi, Grasso è bello, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Hairspray: Grasso è bello e a serie come Love Boat, La signora in giallo, L'ispettore Tibbs, Hercules e Sex and the City. Anche produttore e regista, ha 89 anni e un film in uscita.


David Duchovny interpreta J.P. Prewitt. Indimenticabile agente Fox Mulder della serie X-Files, lo ricordo anche per film come Una donna in carriera, ... non dite a mamma che la babysitter è morta!, Beethoven, Charlot - Chaplin, Kalifornia, X-Files - Il film, Evolution e X-Files: Voglio crederci; inoltre, ha partecipato ad altre serie come I segreti di Twin Peaks, Millenium, Sex and the City, Californication e lavorato come doppiatore in uno storico episodio de I Simpson. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni.


Jon Voight (vero nome Jonathan Vincent Voight) interpreta Larry Zoolander. Americano, lo ricordo per film come Un uomo da marciapiede, Un tranquillo weekend di paura, Tornando a casa (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Heat - La sfida, Anaconda, L'uomo della pioggia, Nemico pubblico e Il mistero dei templari; inoltre, ha partecipato a serie come 24. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 78 anni e quattro film in uscita tra cui Animali fantastici e dove trovarli.



Tra le celebrità che sono riuscita a vedere e soprattutto riconoscere (tolti ovviamente i mitici David Bowie e Billy Zane, graziati da due comparsate un po' più lunghe e significative!) segnalo Donald Trump, Christian Slater, Cuba Gooding Jr., Natalie Portman, Fabio, Lenny Kravitz, Gwen Stefani, Paris Hilton, Fred Durst, Winona Ryder e Donatella Versace mentre Andy Dick è irriconoscibile nei panni della massaggiatrice Olga, piccolo cammeo che si è ritagliato per non aver potuto accettare il ruolo di Mugatu. Inoltre, assieme al padre e alla moglie di Ben Stiller ci sono anche la madre Anne Meara (la donna che colpisce Mugatu con un uovo), la sorella Amy Stiller (una degli amici nel loft di Hansel) e il fratellastro Mitch Winston (il regista di una pubblicità). Probabilmente furioso per non essere stato infilato nel novero delle guest star, quella pazza di Bret Easton Ellis ha invece deciso di citare in giudizio Stiller e compagnia perché la trama di Zoolander sarebbe molto simile a quella del suo romanzo Glamorama; la contesa è stata risolta fuori dai tribunali ed è morta lì, probabilmente con l'aiuto di una vagonata di dollari. Bah. Detto questo, se Zoolander vi fosse piaciuto andate a vedere il secondo capitolo e aggiungete Palle al balzo - Dodgeball, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby e Starsky & Hutch. ENJOY!

domenica 27 settembre 2015

Duri si diventa (2015)

L’altra sera ero in uno dei miei soliti momenti ansia e per scaricare la tensione ho deciso di guardare Duri si diventa (Get Hard), diretto e co-sceneggiato dal regista Etan Cohen.


Trama: James King è un broker milionario che, un giorno, viene accusato di truffa e condannato a trascorrere dieci anni nel carcere di San Quintino. Spaventato da quello che potrebbe accadergli dietro le sbarre, King si convince che Darnell, un lavamacchine di colore, sia stato in prigione e gli chiede così di “allenarlo” per sopravvivere…



Onestamente, quando si tratta di scrivere un post su una commedia mi trovo in seria difficoltà. Non so mai cosa dire. Cioè, una commedia a rigor di logica deve fare ridere quindi o ci sono quei film assurdamente demenziali che quasi non si riescono a vedere per le troppe lacrime agli occhi oppure quelli in cui non si ride mai e allora vanno stroncati. Ai due estremi, scrivere qualcosa è facile. Ma quando ci si trova davanti a film come Duri si diventa, commedia carina e abbastanza divertente, senza infamia né lode, raggiungere i due paragrafi è un delirio. E allora, tanto vale scriverne solo uno, via. Duri si diventa è il classico buddy movie con quelle sfumature demenzialsurreali tipiche delle pellicole che hanno per protagonista Will Ferrell. La seconda caratteristica è quella che fa funzionare il film, soprattutto nella prima parte, che vede il povero Will alle prese con un personaggio ricchissimo e allo stesso tempo pauroso, ingenuo e tanto, tanto imbecille. Vederlo interagire con i domestici extracomunitari e in generale con tutto quello che è “diverso” da lui è uno spasso, soprattutto durante le scene ambientate nella megavilla trasformata in carcere o durante la terribile, trivialissima sequenza del bar gay. Ovviamente, delle singole gag senza una trama non fanno un film e così gli sceneggiatori hanno dovuto giocare l’abusata carta del protagonista innocente incastrato da persone senza scrupoli, costretto a ricorrere all’aiuto di altri per scagionarsi. Qui scatta per l’appunto il buddy movie che, se all’inizio è particolare e divertente perché Ferrell deve farsi aiutare a sopravvivere in un carcere, nella seconda metà del film si sfoga in un banale confronto tra “culture” (white collars vs thug life, musica classica vs hip hop) e nell’ovvio confronto con il cattivo seguito da una risoluzione a tarallucci e vino, con l’aggiunta di una piccola punizione per l’innaturale stupidità di James King. Ferrell e Kevin Hart insieme funzionano, anche se secondo me la simpatia del secondo e tante gag legate all’ambiente “thug” rischiano di andare perse con l’adattamento e il doppiaggio italiani (compiango chi è stato costretto ad adattare la pellicola, con tutte quelle assurde swearword pronunciate da Ferrell), quindi se vi venisse mai voglia di guardare Duri si diventa recuperatelo in lingua originale. E preparatevi ad un finale tra i più maffi e deludenti mai girati, con una battuta finale che, sinceramente, non ho proprio capito. Se foste così gentili da spiegarmela nei commenti dopo aver visto il film… grazie!


Di Will Ferrell (James) e Craig T. Nelson (Martin) ho già parlato ai rispettivi link.

Etan Cohen è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Nato in Israele, anche produttore, ha 41 anni e film in uscita.


Kevin Hart interpreta Darnell. Americano, ha partecipato a film come Scary Movie 3 - Una risata vi seppellirà, ... E alla fine arriva Polly, 40 anni vergine, Scary Movie 4, Superhero - Il più dotato fra i supereroi e Facciamola finita. Anche produttore, sceneggiatore e compositore, ha 36 anni e quattro film in uscita.


Nei panni dell'avvocato Peter Penny compare ovviamente Greg Germann, già tale nella fortunata serie Ally McBeal. Detto questo, se Duri si diventa vi fosse piaciuto recuperate Ted, Ted 2, Come ammazzare il capo... e vivere felici, Come ammazzare il capo 2 e Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy. ENJOY!


martedì 6 agosto 2013

Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie (2004)

Pensavate che la saga di Ron Burgundy fosse finita? Calma, non recensirò il seguito che deve ancora uscire persino in America ma un film distribuito credo solo nel mercato dell'home video, abbinato al DVD o Blu-Ray di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy. Sto parlando di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, diretto sempre nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: mentre Veronica continua l'inarrestabile ascesa verso il successo, un gruppo di ladri attivisti chiamato Alarm Clock da del filo da torcere a Ron Burgundy e al suo news team.


Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie non è altro che un simpatico modo per raccogliere tutto il materiale scartato dal film originale. Invece di inserire nel DVD uno sterminato elenco di scene eliminate Ferrell e McKay hanno deciso di creare uno spin-off che le unisse tutte e realizzare, di fatto, una seconda pellicola. I limiti dell'operazione, purtroppo, si vedono e si percepiscono soprattutto nella prima parte del video, finché la presenza degli Alarm Clock non diventa preponderante: in pratica assistiamo ad un concatenarsi di gag palesemente tratte dalle sequenze cult di The Anchorman con il narratore che fa da collante e cerca di dar loro compattezza, non mancano quelle che sono fondamentalmente delle ripetizioni, come la scena in cui Ron chiama a raccolta il news team soffiando in una conchiglia (cambia solo il barista che non è più Danny Trejo) e anche dei momenti in cui si ha difficoltà a dare un senso alle immagini, soprattutto se non si è visto il film originale, come quando Ron piange sotto la doccia abbracciato a un cane di pezza. Questa prima parte risulta così poco divertente e parecchio derivativa, con giusto un paio di chicche che giustificano però l'intera operazione.


La seconda parte del Lost Movie è invece migliore perché si distacca quasi completamente dal film originale e racconta una storia nuova in cui ci vengono mostrati anche alcuni aspetti sorprendenti dei personaggi che pensavamo di conoscere a menadito. Gli Alarm Clock sono un gruppo di sballoni esilaranti tra cui spicca soprattutto la falsa nera interpretata da Maya Rudolph, il personaggio del mentore di Ron, un porco naturista dall'esotico nome di Jess Moondragon, riesce a conquistare con un paio di deliranti monologhi e alcuni degli sketch nuovi superano persino quelli classici di The Anchorman, soprattutto quelli che riguardano Carell e Koechner. Per le ragioni di cui sopra, per quel che riguarda il reparto tecnico e attoriale vale tutto ciò che ho detto nella recensione del primo film quindi, in generale, anche questo The Lost Movie può tranquillamente considerarsi un validissimo e divertente intrattenimento, anche se non riesce a sconfinare nel cult come il suo predecessore. Il mio consiglio è quello di acquistare l'edizione speciale di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy e immergersi completamente nel folle mondo del numero uno degli anchorman televisivi.


Del regista Adam McKay ho già parlato qui. Will Ferrell (Ron Burgundy), Christina Applegate (Veronica Corningstone), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), Dave Koechner (Champ Kind), Fred Willard (Ed Harken), Seth Rogen (il cameraman), Justin Long (Chris Harken) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Kevin Corrigan interpreta Paul Hauser. Americano, ha partecipato a film come L’esorcista III, Quei bravi ragazzi, Una vita al massimo, Il bacio della morte, Mosche da bar, The Departed – Il bene e il male, 7 psicopatici e alle serie Medium e CSI: Miami. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.

  
Maya Rudolph interpreta Kanhasha X. Attrice comica americana per anni in forza al Saturday Night Live, ha partecipato a film come Gattaca la porta dell’universo, Qualcosa è cambiato, Shrek Terzo (come doppiatrice) Un weekend da bamboccioni, Un weekend da bamboccioni due e ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 41 anni e due film in uscita.



domenica 28 luglio 2013

Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (2004)

Continuiamo con le recensioni di supercazzole tipicamente estive proseguendo sul filone powersiano per arrivare ad un altro dei miei cult: Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy (Anchorman: The Legend of Ron Burgundy), diretto nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: Ron Burgundy è l’anchorman numero uno di San Diego e assieme alla sua squadra di giornalisti, tutti rigorosamente uomini, è all’apice del successo. Questo finché non arriva Veronica Corningstone, bionda agguerrita e decisa ad affermarsi proprio come primo anchorman donna…


La prima volta che ho potuto “ascoltare” e ovviamente vedere la leggenda di Ron Burgundy ero su un enorme autobus in Australia, diretta a una delle tappe dell’incredibile tour che mi avrebbe portata, tra le altre cose, ad Ayer’s Rock. All’epoca avevo capito il minimo indispensabile per farmi delle grassissime risate e ricordare questo film come un cult che avrei dovuto assolutamente recuperare... e la seconda visione ha ovviamente confermato la sensazione. E pensare che come attori non sopporto né Will Ferrell Steve Carell, invece in Anchorman mi fanno entrambi morire dalle risate, basta solo che aprano bocca, ma non è solo questo a rendere il film uno dei miei preferiti. La verità è che, di solito, è molto difficile conciliare supercazzola farsesca al limite dell'incredibile e comicità un po' più "classica" perché o si rischia di avere un film talmente surreale che la risata viene strappata quasi per stupore, oppure una robetta stantia che ricalca sempre gli stessi cliché, invece Anchorman riesce a dosare tutti questi ingredienti e a tirarne fuori un mix vincente.


La storia segue il solito percorso successo-caduta-redenzione, con il protagonista dipinto come un ignorantissimo anchorman che tiene in pugno la città di San Diego (stay classy, San Diego) nonostante non sappia neppure presentare il notiziario senza leggere tutto quello che passa sul gobbo. Ferrell, conciato come una pornostar anni '70, è favoloso e inanella una gag dopo l'altra, degnamente spalleggiato dalla divertente Christina Applegate e, soprattutto, dal trio di presentatori formato da Paul Rudd, David Koechner e Steve Carell, ognuno dotato di un esilarante tratto distintivo e caratterizzato benissimo: solo per fare un esempio, il quoziente intellettivo del personaggio di Carell dovrebbe essere uguale, se non inferiore, a quello di Zach Galifianakis in Una notte da leoni, eppure fa ridere e non stufa perché ogni sua uscita è contestualizzata e centellinata, senza che la sceneggiatura lo renda il centro dell'attenzione. Dalla storia principale, di tanto in tanto si snodano dei siparietti zeppi di guest star che varrebbero da soli la visione del film per l'incredibile gusto dell'assurdo con cui sono stati girati (la battaglia tra anchormen è a dir poco favolosa) e persino i pochi numeri musicali, che di solito detesto, si incastrano perfettamente nella trama e sono molto piacevoli. Altro non aggiungo perché, per parafrasare un video de Er Piotta, Anchorman "nun va visto, va vissuto".. e come visione estiva è a dir poco perfetto!!


Di Will Ferrell (Ron Burgundy), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), David Koechner (Champ Kind), Seth Rogen (il cameraman), Danny Trejo (il barista), Ben Stiller (Arturo Mendes), Jack Black (Steve Graff), Missi Pyle (la custode dello zoo), Tim Robbins (il bieco presentatore della tv pubblica) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Adam McKay è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby (rifiuto di usare il titolo italiano, perdonate…) e Fratellastri a 40 anni. Anche produttore e attore, ha 45 anni e un film in uscita, Ron Burgundy: The Legend Continues.


Christina Applegate interpreta Veronica Corningstone. Americana, ha partecipato a film come Non dite a mamma che la babysitter è morta, Mars Attacks!, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e ha doppiato Alvin Superstar 2 e Alvin Superstar 3 – Si salvi chi può!. Ha inoltre partecipato alle serie Casa Keaton, 21 Jump Street e Friends. Anche produttrice, ha 42 anni e due film in uscita, tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues.


Fred Willard interpreta Ed Harken. Americano, ha partecipato a film come Le notti di Salem, Roxanne, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, American Trip – Il primo viaggio non si scorda mai, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e a serie come Love Boat, Saranno famosi, La signora in giallo, Friends, Otto sotto un tetto, Clueless, Pappa e ciccia, Sabrina vita da strega, Innamorati pazzi, Ally McBeal, That’ 70s Show e Wizards of Waverly Place. Come doppiatore, ha lavorato per le serie I Simpson, I Griffin, Il laboratorio di Dexter, Kim Possible e per il film Monster House. Anche sceneggiatore, ha 74 anni e tre film in uscita.


Luke Wilson (vero nome Luke Cunningham Wilson) interpreta Frank Vitchard. Fratello “serio” di Owen Wilson, lo ricordo per film come Scream 2, Rushmore, Charlie’s Angels, I Tenenbaum, Charlie’s Angels – Più che mai, Il giro del mondo in 80 giorni, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, My Super Ex-Girlfriend e Vacancy, inoltre ha partecipato alle serie X-Files e That’ 70s Show. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e sette film in uscita tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues


La prima bozza di sceneggiatura proponeva questi attori per i vari ruoli: John C. Reilly (Champ Kind, per come non sopporto quest'attore preferisco di gran lunga la scelta di Koechner), Ben Stiller (Brian Fantana, sarebbe stato perfetto!!), Ed Harris (Ed Harken), Dan Aykroyd (Garth Holliday, sarebbe stato sprecato per il ruolo), Alec Baldwin (Frank Vitchard, sarebbe stato simpatico da vedere!) e William H. Macy nella parte di un giornalista che poi non è stato usato per il film. Maggie Gyllenhaal, invece, aveva sostenuto il provino per il ruolo di Veronica. Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy è il primo di una trilogia non propriamente ufficiale denominata "Trilogia dell'uomo americano mediocre", il cui secondo capitolo sarebbe Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby e che, molto probabilmente, verrà conclusa a dicembre quando uscirà in America Anchorman: The Legend Continues. Non vedo l'ora di poterci mettere le mani sopra, sperando che gli inetti titolisti italiani rifuggano l'orrenda idea di chiamarlo Fotti la notizia, sarebbe una delle peggiori bestemmie dopo Se mi lasci ti cancello. Nell'attesa che il film, comunque vogliano chiamarlo, esca, vi consiglio il recupero di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, uscito solo in video e spin-off della pellicola principale, e di Nacho Libre (altro must australiano!) e Starsky & Hutch. ENJOY!!

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