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martedì 17 dicembre 2024

Terrifier 3 (2024)

Natale è alle porte, e finalmente sono riuscita a recuperare un film a tema che, purtroppo, dalle mie parti avevano pensato bene di non fare uscire, Terrifier 3, diretto e sceneggiato dal regista Damien Leone.


Trama: cinque anni dopo essere sopravvissuta a stento ad Art il Clown, Sienna fatica a mantenere la sanità mentale. Viene ospitata per Natale dalla famiglia della zia, proprio quando Art decide di tornare, a mo' di novello Santa Claus...


Damien Leone
ce l'ha fatta anche stavolta, anzi, si è superato. Ha stracciato film ben più blasonati del suo, al box office americano, e in Italia la Midnight Factory penso si sia riempita le casse per gli anni a venire, tanto ha pompato il terzo capitolo della saga Terrifier. E' una cosa buona, anche se ai puristi dell'horror potrà fare storcere il naso; che il nostro genere preferito diventi un fenomeno mondiale, significa dargli più fiducia, visibilità e distribuzione, e nella marea di puttanate che sicuramente ci sommergerà, arriveranno anche opere dignitosissime e meritevoli. Terrifier 3, per quanto mi riguarda, è un'opera che si pone esattamente nel mezzo di questi due estremi. Sono passati sette anni dal primo, rozzo e succido Terrifier, e molte cose si sono evolute all'interno della saga. Quella che più mi intriga, ahimé, è anche quella che Leone centellina maggiormente, ovvero quei fugaci rimandi a una dimensione demoniaca che ha probabilmente vomitato sulla terra la Pale Girl e Vicky e che usa Art come efferato strumento per diffondere il male a piene mani, con sommo scorno della povera Sienna, eletta invece a martire dell'umanità tutta. E' palesemente un work in progress, perché a mettere assieme tutti gli indizi sparsi all'interno dei tre film si troverebbero tanti di quei buchi da caderci dentro per anni, ma lascia in bocca il sapore di quei filmacci di serie Z italiani, dove accadevano cose "perché sì", quindi ben venga la confusione, sperando che nel prossimo capitolo non ci siano personaggi spiegoni a rovinare tutto. E' migliorato lo stesso Leone, a livello di messa in scena e di gusto per la composizione, probabilmente anche grazie a qualche soldino in più: se il primo Terrifier sembrava una cosa amatoriale portata avanti da cazzimma e voglia di sbattere in faccia allo spettatore effettacci artigianali da voltastomaco, il terzo è più ragionato, ben diretto, discretamente privo di punti morti (avrei comunque evitato il primo momento "Casa Vianello" che precede la decisione di Vicky ed Art di ibernarsi per cinque anni, la definizione stessa di "ciurlar nel manico"), interessato ad esplorare i personaggi e parte del loro passato/caratteristiche. Tutto un po' più raffinato, sì, ma per fortuna ciò non vale per il motivo che porta noi "filthy animals" al cinema, ovvero Art il Clown.


Stavolta, il "buon" Art decide di sostituirsi a Babbo Natale, con ovvi, benché imprevedibili e sempre più disgustosi, risultati. Sarà perché David Howard Thornton, al terzo film, ha ormai preso le misure del personaggio, delle sue espressioni e dei tempi comici (o sarà perché ho letto che la sua fonte di ispirazione è nientemeno che Stefán Karl Stefánsson, il Robbie Rotten della serie Lazy Town, e non riesco più a non notare le innegabili somiglianze nella mimica) ma non sono più in grado di provare paura o schifo come i primi tempi, anzi: ormai si guarda il film solo per Art, per quel suo menefreghismo totale verso il prossimo che, talvolta, si rischia di scambiare per innocenza, almeno finché non ti arriva un'accettata in faccia. Ci sono sequenze esilaranti, come quella che vede Art procurarsi il costume di Babbo Natale oppure quella in cui si ringalluzzisce per i commenti degli "amici" di Jonathan, in cui è davvero difficile non provare simpatia verso il personaggio (onestamente, ho riso moltissimo anche davanti al coppino tirato nella nuca a Sienna, benché inserito in uno dei contesti più terrificanti del film), e se la serie diventasse un one man show del mefitico clown non mi dispiacerebbe neppure. Nulla da togliere a Lauren LaVera e ai suoi compari, anche perché l'attrice ci mette l'anima quando interpreta la sfortunata Sienna, ma il giorno in cui Art verrà sconfitto sul serio mi dispiacerà parecchio. Anche perché, in Terrifier 3, la palma dell'orrore vero la vince la perfida Vicky; vero è che Art non si trattiene e riempie lo schermo di vernice rossissima e arti mozzati a profusione, ma quella che porta a casa i momenti più tremendi a livello di gore e schifo, tra omaggi a Bret Easton Ellis e ad Haneke, è proprio la disgraziata ex studentessa universitaria del primo film. Ciò detto, forse sarò insensibile io, ma non mi è sembrato che Terrifier 3 fosse più splatter dei precedenti capitoli della saga, e mi risulta davvero difficile anche solo immaginare che qualcuno sia svenuto e si sia messo a vomitare durante i primi minuti, visto che l'efferatezza peggiore avviene fuori dall'inquadratura. Vediamo cosa succederà con Terrifier 4, visto che Art ha intenzione di rimanere con noi ancora a lungo!


Del regista e sceneggiatore Damien Leone ho già parlato QUI. Lauren LaVera (Sienna), David Howard Thornton (Art il Clown), Clint Howard (Smokey), Tom Savini (Passante) e Jason Patric (Michael) li trovate invece ai rispettivi link. 


Se Terrifier 3 vi fosse piaciuto, recuperate ovviamente i primi due capitoli della saga, aggiungendo All Hallow's Eve e magari anche Black Christmas (Un Natale rosso sangue), Natale di sangue e Racconti dalla tomba. ENJOY!

domenica 20 ottobre 2019

3 from Hell (2019)

Nonostante le critiche piovute da ogni dove ho voluto toccare con mano gli abissi di tristezza in cui è sprofondato Rob Zombie con l'ultimo film da lui diretto e sceneggiato, 3 from Hell.



Trama: dopo essere stati catturati più morti che vivi, Capitan Spaulding, Otis e Baby vengono rinchiusi in carcere, processati e condannati chi all'ergastolo chi alla pena di morte. Nel frattempo, Otis riesce a fuggire con l'aiuto del folle cugino e la mattanza ricomincia...



Chi segue il mio blog sa che ho sempre difeso Zombie a spada tratta, salvando anche quello che poteva non essere salvabile. Contrariamente a molti, ho apprezzato tantissimo Le streghe di Salem, ho trovato molte cose bellissime in 31, ho persino voluto bene a Halloween - The Beginning (pur non avendo visto il sequel) e a chi definiva la povera Sheri Moon Zombie "cagna maledetta" ho sempre mostrato il dito medio, facendo spallucce. Stavolta, ahimé, mi tocca gettare la spugna. Dopo La casa dei 1000 corpi, coloratissimo e psichedelico divertissement che omaggiava spudoratamente Non aprite quella porta e dopo quel capolavoro di The Devil's Rejects, horror "bruciato" dal sole capace di rendere affascinanti esseri meritevoli di odio sempiterno, Zombie ha deciso che quella vacca non era stata munta abbastanza e che era il caso di riprendere la storia di Otis, Baby e Captain Spaulding (è andata bene al povero Sid Haig, che in questa monnezza compare giusto due minuti, impossibilitato a fare di più a causa della malattia che di lì a poco lo avrebbe condotto alla morte, ciao Sid) per aggiungere un tassello in più. Come dicevano i Depeche Mode: "WRONG". 3 from Hell è un'involuzione, è peggio di un'opera di esordio sfacciata e coloratussa, è la noia fatta a film e l'incarnazione stessa dell'imbarazzo, non solo per gli attori che palesemente non ne hanno più voglia e son talmente cani da risultare irriconoscibili (probabilmente ci credono solo Sheri Moon e Richard Brake, con risultati LEGGERMENTE diversi, ché lui un po' di dignità la mantiene ancora, non fosse altro perché il ruolo di killer folle e zoticone gli calza a pennello) ma anche per la sciatteria svogliata di una trama scritta sullo scontrino di un diner, che più volte fa esclamare "e vabbé" con occhi roteanti o per la regia che non sa bene che direzione far prendere all'insieme.


E pensare che all'inizio avevo molte speranze e lì per lì mi sono anche chiesta se gli altri spettatori non fossero stati troppo cattivi con Zombie. Lo stile da documentario vintage e l'accenno di fascinazione esercitata dai 3 from Hell sull'opinione pubblica USA mi faceva sperare in un bel casino su scala nazionale, la riaffermazione dei principi anarchico-satanisti della famiglia Firefly, una riflessione profonda sulla scia di quanto mostrato in The Devil's Rejects... invece nulla, il tutto si è trasformato nello one woman show di Sheri Moon Zombie prima, tra gatteenee ballereenee e dialoghi imbarazzanti, e in un terzetto di dementi che ammazza gente a sfregio poi, tre sbandati che non sanno bene cosa fare e tanto per cambiare un po' decidono di andare in Messico a sfondarsi di zoccolone e droga, scatenando le ire di un tizio che ha la casa tappezzata da santini di Danny Trejo (scherzo, c'è un motivo, ma giuro lì ho riso tantissimo e alla fine ho persino esclamato "e adesso i santini di Danny Trejo me li piglio io"), con ovvi risultati. A un certo punto viene persino scomodato Lon Chaney col suo Gobbo di Notre Dame, altro spunto di riflessione sull'essere freaks mandato in vacca e annegato in un delirio di banalità, ma arrivati a quel punto nulla avrebbe potuto salvare la baracca, nemmeno Lon Chaney in persona. Non dopo aver visto per quasi due ore Sheri Moon Zombie miagolare a gattini immaginari, saltellare a mo' di Pippi Calzelunghe, pronunciare ogni frase in falsetto, strabuzzare gli occhioni pazzi e agitare le manine matte, provando OGNI maledetta volta il desiderio di prenderla a schiaffi fortissimi. Se alla fine di The Devil's Rejects si arrivava col magone, con l'assurda vergogna di aver parteggiato per una famiglia di maniaci almeno per un istante, qui si arriva alla fine con la sensazione che sventrare a mani nude Baby, Otis e Foxy sarebbe anche poco. Davvero, quando si preferirebbe vedere "vincere" gli antagonisti peggio caratterizzati del mondo (nei panni di Dee Wallace mi sarei vergognata e Jeff Daniel Phillips non ci fa una figura migliore) piuttosto che i protagonisti, significa che qualcosa è andato drammaticamente storto. Fossi in voi eviterei e mi fermerei a The Devil's Rejects, non importa quanto pensiate di essere fan di Zombie. Credetemi, è meglio così.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Baby), Bill Moseley (Otis Driftwood), Sid Haig (Capitan Spaulding), Jeff Daniel Phillips (Direttore Virgil Harper), Richard Brake (Winslow Foxworth Coltrane), Dee Wallace (Greta), Clint Howard (Mr. Baggy Britches), Danny Trejo (Rondo) e Barry Bostwick (Narratore) li trovate invece ai rispettivi link.


Come ho scritto nel post, ignorate questo cumulo di sterco fumante e, se vi piace il genere, recuperate invece La casa dei 1000 corpi e The Devil's Rejects, conosciuto con l'indegno titolo italiano La casa del diavolo. Questa cosa sarà, se mai arriverà in Italia, La casa delle libertà? ENJOY!

martedì 29 maggio 2018

Solo: A Star Wars Story (2018)

L'ho visto già venerdì, ché il Bolluomo voleva correre a vedere Chewbacca, ma solo oggi riesco a parlare di Solo: A Star Wars Story, diretto da Ron Howard. Chissà se ricorderò qualcosa... ah, NO SPOILER, of course.


Trama: fuggito dal suo pianeta natale e dalle fila dell'esercito imperiale, il giovane Han Solo si unisce a una banda di ladri per poter tornare a recuperare la sua bella...


Questo film avrebbe potuto, fortunatamente, intitolarsi Solo: A Chewbacca Story, visto che i veri momenti di gioia li offre l'amatissimo wookie, con i suoi versi, le sue facce, persino i suoi momenti introspettivi (e ce ne sono, giuro). Il vecchio Chewbacca è il personaggio che spicca di più all'interno della pellicola, assieme ad un Lando Calrissian in gran spolvero, e riesce ad eclissare gli altri protagonisti tagliati con l'accetta, abbastanza prevedibili dall'inizio alla fine, con qualche sporadica sorpresa a ravvivare il tutto. L'impressione che mi ha dato la sceneggiatura dei Kasdan padre e figlio è quella di un compitino scritto col pilota automatico, il tentativo di dare un background a un personaggio storico che forse non ne necessitava uno, e se i ribelli di Rogue One riuscivano a regalare emozioni legandosi alla saga in modo devastante e inaspettato, questo Han Solo ragazzino mette un po' di magone solo quando si pensa che Harrison Ford non lo interpreterà mai più, con somma tristezza del wookie. E dunque la domanda che percorre un po' tutto il film è: come ha fatto Solo a diventare lo spregiudicato e ironico contrabbandiere/ladro di Guerre Stellari, nonché il pilota migliore della galassia, quando all'inizio della pellicola lo vediamo giovincello innamorato (di una, per inciso, che non ha il grammo del carisma di Leia) e criminale non per scelta ma per necessità? Beh, il percorso è simile a quello dei tanti eroi scapestrati e cinici ma fondamentalmente buoni che popolano da decenni il cinema, la letteratura e i fumetti: l'ingenuità e l'eccessiva fiducia in sé stessi vengono a poco a poco smussate da una serie di intoppi, casini, tragedie, tradimenti, prove ed esperienze che ovviamente cominciano ad indurire il carattere del protagonista, tenuto comunque a freno dal saggio Chewbacca. C'è di bello che in Solo vediamo un Han alle prime armi e quindi alle prime esperienze come pilota, innamorato delle astronavi e sinceramente stupito da tutto ciò che si nasconde nell'immensità dello spazio, pronto a sfidare l'ignoto come qualsiasi ragazzino degno di questo nome, cosa che rende la seconda parte del film decisamente più emozionante della prima, sebbene l'incontro tra Ciubbe e Han valga da solo l'intera pellicola.


Per il resto, mi pare ci sia davvero poco da dire. Per quel che riguarda la regia, dietro la macchina da presa avrebbe potuto esserci qualunque regista fantoccio perché non ci sono sequenze particolarmente memorabili o degne di nota quindi, ancora una volta, cacca su Ron Howard per la sia natura di yes man; gli effetti speciali per contro sono perfetti e non mi sarei aspettata di meno, ho molto apprezzato lo pseudo Cthulhu che compare a un certo punto così come il sembiante del robot pasionario amico di Lando, però mi sono posta parecchie domande per quel che riguarda la fotografia e qui chiedo l'aiuto del pubblico da casa. E' soltanto al Multisala Diana di Savona che Solo è stato proiettato sotto l'effetto di una nebbiolina che rendeva tutto sfocato, scuro e talvolta anche illuminato male al punto da sembrare che alcune scene fossero state riprese in controluce? Devo cambiare occhiali o davvero la fotografia di Solo è quanto di più sciatto si sia visto quest'anno sul grande schermo? Nell'attesa di ricevere risposte, passiamo agli attori. Alden Ehrenreich è un buon Han Solo che non cerca di imitare Harrison Ford ma per il resto diciamo che ha la personalità di un cartonato, la Clarke è molto meglio di quando la imparruccano ne Il trono di spade e il suo sembiante è ottimo per il doppio ruolo di ragazzetta di strada e fatalona immersa nei giochi di potere fino ai gomiti, Woody Harrelson e Paul Bettany recitano col pilota automatico ma sono sempre belli da vedere quindi a loro perdono tutto e, tolto Chewbacca, il migliore della baracca è Donald Glover, un perfetto, cialtronissimo e fascinoso Lando Calrissian che meriterebbe uno spin-off capace di rispettarne le caratteristiche, quindi sicuramente non un prodotto per pargoletti come questo Solo. Poi, per carità, la pellicola di Ron Howard è piena di citazioni, omaggi e rimandi che probabilmente manderanno in brodo di giuggiole gli appassionati ma siccome io i film della saga li ho visti al massimo due volte in tutta la mia vita (gli episodi dall'uno al tre nemmeno quelle) sono uscita dal cinema con la sensazione di aver visto uno di quei filmetti d'avventura tanto simpatici e carini quanto dimenticabili... MA con Chewbacca.


Del regista Ron Howard ho già parlato QUI. Alden Ehrenreich (Han Solo), Woody Harrelson (Beckett), Thandie Newton (Val), Paul Bettany (Dryden Vos), Jon Favreau (voce di Rio Durant), Warwick Davis (Weazel) e Clint Howard (Ralakili) li trovate invece ai rispettivi link.

Emilia Clarke interpreta Qi'ra. Inglese, famosa per il ruolo di Daenerys Targaryen de Il trono di spade, ha partecipato a film come Dom Hemingway, inoltre ha lavorato come doppiatrice in Futurama e Robot Chicken. Ha 32 anni e un film in uscita.


Donald Glover interpreta Lando Calrissian.  Americano, ha partecipato a film come I Muppet, The Lazarus Effect, Sopravvissuto - The Martian, Spider-man: Homecoming e a serie quali 30 Rock, inoltre ha lavorato come doppiatore in Robot Chicken: Star Wars III. Anche sceneggiatore, compositore, produttore e regista, ha 35 anni e un film in uscita, Il re leone, dove darà la voce al Simba adulto.


Linda Hunt è la voce originale di Lady Proxima. Americana, la ricordo per film come Popeye - Braccio di ferro, Un anno vissuto pericolosamente (che le è valso l'Oscar come miglior attrice non protagonista), She-Devil - Lei, il diavolo, Un poliziotto alle elementari e Relic - L'evoluzione del terrore, inoltre partecipato a serie quali Senza traccia, Nip/Tuck e lavorato come doppiatrice in Pocahontas. Ha 73 anni e un film in uscita.


SPOILER Nel film ricompare anche Ray Park, ovviamente nei panni del personaggio che lo ha reso famoso a inizio millennio, Maul. FINE SPOILER Alla regia avrebbero dovuto esserci Phil Lord e Christopher Miller, che però hanno abbandonato il progetto a metà riprese a causa di "divergenze creative" con Kathleen Kennedy e Lawrence Kasdan; è risaputo invece che a Ron Howard era stato proposto di dirigere Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma e che aveva rinunciato fondamentalmente per paura di affrontare una simile impresa.  Per quanto riguarda gli attori, Christian Bale si è visto "strappare" il ruolo di Beckett mentre per quello di Han Solo sono stati scartati nomi del calibro di Miles Teller, Ansel Elgort, Dave Franco, Jack Reynor (NUOOO!!), Scott Eastwood e Taron Egerton; niente di fatto anche per Tessa Thompson, Jessica Henwick (la Colleen Wing di Iron Fist) e Zoe Kravitz, tutte surclassate dalla Clarke. Detto questo, se Solo: A Star Wars Story vi fosse piaciuto, recuperate tutti i film della saga Star Wars, compreso Rogue One. ENJOY!


martedì 23 luglio 2013

Austin Powers in Goldmember (2002)

Ed eccoci finalmente arrivati all’ultimo capitolo della saga dedicata all’International Man of Mystery, Austin Powers in Goldmember, diretto nel 2002 dal regista Jay Roach.


Trama: questa volta Austin deve fare i conti con l’olandese pazzo e amante dell’oro Goldmember e, soprattutto, affrontare qualcosa di ben più pericoloso… i propri problemi col padre, l’affascinante Nigel Powers!!


Austin Powers in Goldmember sbulacca fin dai titoli di testa, assolutamente consapevole di come i film precedenti siano ormai assurti a livello cult, tanto da potersi omaggiare tranquillamente. Myers e compagnia gettano definitivamente alle ortiche la banale parodia dei film di 007 e si gettano a capofitto nel metacinema, strizzando più di una volta l'occhio ai fan della saga attraverso citazioni, simpatiche comparsate di gente come Quincey Jones e riferimenti a tutte le migliori gag dei vecchi capitoli. Il risultato finale non arriva però ai livelli di Austin Powers - La spia che ci provava; sebbene quanto a fotografia, costumi, make-up e aspetti prettamente "tecnici" questo Goldmember risulti il miglior film della trilogia, i nuovi personaggi introdotti non sono all'altezza di quelli vecchi e la riproposta di un paio di sketch "classici" risulta un po' stantia. Beyoncé ha carisma da vendere e canta due delle migliori canzoni della colonna sonora (tra cui quella che da il titolo al film), Michael Caine è un padre di Austin Powers praticamente perfetto ma il Goldmember del titolo è un buffone poco divertente e con battute ripetitive che rendono davvero poco nell'edizione italiana ("Vengo da Olanda, paese di zoccole" è a dir poco tremendo, non che a me faccia ridere l'originale "I'm Dutch. Isn't that weeeeird?"). In compenso, però, il Dr.Male, Mini-Me e Scott danno letteralmente il bianco... e se pensate di aver conosciuto tutti i segreti di famiglia cascate veramente male!!


Oltre al fatto che il buon Seth Green ha un ruolo più preponderante rispetto ai film precedenti, quello che adoro di Austin Powers in Goldmember sono i dettagli. L'azione si sposta negli anni '70 e questo ennesimo balzo temporale ci porta nei meravigliosi anni della disco music! Vedere Austin conciato con abiti da fare invidia ad un pimp (per non parlare della pappamobile con tanto di dadi di peluche appesi!!) e le meravigliose coreografie in stile Studio '54, dove peraltro recitava lo stesso Myers, è una gioia per gli occhi e, ovviamente, per una giapponofila come me è altrettanto gradita la trasferta in terra nipponica, con deliranti sequenze a base di sottotitoli male interpretati e l'arrivo delle folli gemelline Fook Me e Fook Yu che, per inciso, danno il loro meglio nelle abbondanti sequenze tagliate. Elencare poi tutti i momenti cult di cui è composto il film sarebbe impossibile: il mio cuore impazzisce per la sequenza del "bozzo", per le trasformazioni di Scott, per il dialogo in "inglese-inglese" tra Austin e il padre Nigel, per il duetto tra Mini-Me e il Dottor Male nella prigione... insomma, anche qui potrei citarvi l'intera pellicola a memoria ed evitare di scrivere la recensione perché l'aMMore è difficile da condensare in poche righe. Vi dico solo di guardare anche questo (per ora) ultimo capitolo di trilogia, fosse anche solo per il film nel film, AustinPussy.

<3
Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Goldmember/Ciccio Bastardo), Seth Green (Scott Male), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Verne Troyer (Mini-Me), Michael Caine (Nigel Powers), Clint Howard (Johnson), Nathan Lane (il misterioso uomo della discoteca) e Rob Lowe (Numero Due da giovane) ho già parlato ai rispettivi link.

Beyoncé Knowles interpreta Foxxy Cleopatra. Americana, più famosa come cantante che come attrice, ha partecipato a film come La Pantera Rosa e Dreamgirls. Anche produttrice, regista e compositrice, ha 31 anni.


Per chi si fosse perso la mia recensione di La storia fantastica, sappiate che lo sfigatissimo Numero 3, maledetto dal bozzo in faccia, altri non è che l’attore Fred Savage, ovvero il bimbo malato che ascoltava il racconto di nonno Peter Falk. Tra le innumerevoli guest star che compaiono anche in questo capitolo della saga segnalo inoltre Kristen Stewart (tra i ballerini dell’Austin Pad), Masi Oka (l’Hiro della serie Heroes) nei panni del tizio giapponese che parla di Godzilla e diritti cinematografici, il meraviglioso Greg Grunberg nei panni del tifoso con la T disegnata su petto e ovviamente Tom Cruise, Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Danny De Vito, John Travolta, Steven Spielberg, Quincy Jones (questi ultimi tutti coinvolti nel film-nel-film Austinpussy, che peraltro avrebbe dovuto essere il titolo di Austin Powers – La spia che ci provava), l’intera famiglia Osbourne, Britney Spears e Burt Bacarach. Non ce l’hanno fatta invece Sean Connery, che avrebbe dovuto interpretare Nigel Powers, e nemmeno Will Ferrell e Heather Graham, le cui scene nei panni di Mustafa e Felicity Shagwell sono state tagliate. Infine, se Austin Powers in Goldmember vi è piaciuto, recuperate Austin Powers - Il controspione, Austin Powers - La spia che ci provava, Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels, le tre Pallottole Spuntate e Casino Royale. ENJOY!!  (E non perdete la solita infornata di gif esilaranti!!)





lunedì 22 luglio 2013

Austin Powers - La spia che ci provava (1999)

Secondo appuntamento con la saga shagadelica per eccellenza! Oggi è il turno di Austin Powers - La spia che ci provava (Austin Powers - The Spy Who Shagged Me), diretto da Jay Roach nel 1999.


Trama: dopo l'ennesimo tentativo fallito di uccidere Austin Powers, il Dr. Male decide di andare nel passato grazie alla sua "macchina del tempo" e rubargli l'unica arma in grado di renderlo invincibile... il mojo (o mai più moscio, se volete)!


Austin Powers - La spia che ci provava è forse l'episodio della serie che preferisco. Innanzitutto, perché la Austin Girl di turno è una Heather Graham meravigliosa, carismatica e con un guardaroba da urlo, poi perché vengono introdotti gli importantissimi villain Ciccio Bastardo e, soprattutto, il clone del Dr. Male Mini-Me, forse la trovata più geniale della saga: il nanetto muto e incazzato nero alterna momenti di indicibile tenerume col "papà" a momenti di manifesta bastardaggine, soprattutto nei confronti di Scott, che in questo film scoprirà parecchie cosette sulla sua strana e scellerata famiglia. Gli sceneggiatori, tra cui lo stesso Myers, mantengono un paio di validissimi sketch e momenti fissi derivati dal primo episodio e imbastiscono una delirante trama a base di viaggi nel tempo (non a caso lo stesso Basil Exposition a  un certo punto si rivolge agli spettatori dicendo di godersi il film e non far caso ai dettagli), gag a sfondo sessuale, umorismo scatologico e riferimenti sempre più marcati alla cultura pop, ribadendo maggiormente lo scontro tra due relitti del passato come il Dottor Male o Austin e i tempi moderni dove nessuno sembra più capire le esagerazioni dei giochi di spie. La saga, inoltre, comincia a distaccarsi dalla semplice "parodia" dei film di Bond per assumere un'identità tutta sua, ripulendosi da tutti quegli aspetti "impersonali" che inficiavano un po' la qualità del primo capitolo.


Se il primo film introduceva un certo "stile", nel secondo si esagera: la colonna sonora mette in campo dei pezzacci da 90, come la splendida American Woman di Lenny Kravitz o la hit dell'epoca Beautiful Stranger di Madonna, segno che Austin è ormai diventato un'icona, come dimostra anche l'utilizzo di personalità di spicco quali Jerry Springer, Woody Harrelson, Rebecca Romijn e persino Tim Robbins, che si prestano volentieri a giocare con i vari personaggi. L'unica cosa, purtroppo, che mi fa sempre storcere il naso durante la visione è la presenza di troppi numeri musicali "flosci"; se, infatti, l'inizio sulle note della Soul Bossa Nova, marchio di fabbrica della franchise, è sempre qualcosa di memorabile, le note lagnosette di Bacarach e i duetti da avanspettacolo tra il Dr. Male e Mini-Me sono due dei momenti meno riusciti del film. Che tuttavia si fa perdonare con spettacolari partite a scacchi a sfondo sessuale, notti d'amore che non ti aspetti (almeno due!), "zip la bocc'", risse allo Jerry Springer Show, balletti stilosissimi, titoli di coda esilaranti e chi più ne ha più ne metta. Insomma, Austin Powers - La spia che ci provava è un film che non posso fare a meno di consigliare a tutti: la versione italiana tra l'altro, se non ricordo male, era curata nientemeno che dagli Elio e le storie tese e un paio di battute fanno più ridere che nella versione originale, quindi andate sul sicuro comunque!!


Del regista Jay Roach ho già parlato qui. Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male/Ciccio Bastardo), Heather Graham (Felicity Shagwell – Ladà, in italiano), Michael York (Basil Exposition), Robert Wagner (Numero Due), Rob Lowe (Numero Due da giovane), Seth Green (Scott Male), Mindy Sterling (Frau Farbissina), Will Ferrell (Mustafa), Clint Howard (Johnson), Elizabeth Hurley (Vanessa Kensington), David Koechner (Co-pilota), Kevin Durand (Assassino) e Charles Napier (Generale Hawk) ho già parlato ai rispettivi link.

Verne Troyer interpreta Mini-Me. Americano, lo ricordo per film come Bad Pinocchio, Men in Black, Wishmaster – il signore dei desideri, Paura e delirio a Las Vegas, Instinct – Istinto primordiale, Il Grinch, Harry Potter e la pietra filosofale e Austin Powers in Goldmember, inoltre ha partecipato anche a serie come Sabrina vita da strega, Scrubs e Two and a Half Men. Anche stuntman, ha 43 anni e due film in uscita.


Anche il secondo episodio della saga conta un incredibile numero di comparse di lusso, tra le quali segnalo Burt Bacarach, Elvis Costello, Jerry Springer, Woody Harrelson e Rebecca Romijn nei panni di loro stessi, Kristen Johnston come Ivana Humpalot (in italiano Ivona Pompilova) e Tim Robbins come Presidente; Catherine Zeta Jones, invece, era tra le candidate al ruolo di Felicity Shagwell. Il film, tra l’altro, ha ricevuto anche una nomination all’Oscar per il miglior make-up, premio poi vinto da Topsy-Turvy – Sottosopra. Ovviamente, se Austin Powers – La spia che ci provava vi fosse piaciuto consiglio il recupero di Austin Powers – Il controspione, Austin Powers in Goldmember e aggiungo anche Starsky & Hutch, i due film dedicati alle Charlie’s Angels e Casino Royale. ENJOY!! E beccatevi la selezione giffosa di alcune delle migliori sequenze!


domenica 21 luglio 2013

Austin Powers - Il controspione (1997)

Cominciano oggi le recensioni di una delle trilogie preferite dalla Bolla. Quella del Padrino? No, santo Cielo, mi sento male solo a pensare di dover recensire un simile caposaldo (ma il cofanetto di DVD è già lì che mi guarda scalpitando...)! Picchierò invece un po' più in basso e mi dedicherò ad uno scopadelico terzetto di film, baby, yeah!, cominciando con Austin Powers - Il controspione (Austin Powers: International Man of Mystery), diretto da Jay Roach nel 1997.


Trama: per sconfiggere il suo arcinemico Dr. Male, l'agente segreto Austin Powers viene congelato negli anni '60 e si risveglia nei '90, per nulla spaesato e sexy come non mai, baby!!


Chi mi conosce da anni sa quanto io adori Austin Powers e tutto il suo universo di idiozie, al punto dall'essere arrivata a citare le battute a memoria, nonché a mettermi più di una volta col mignolo vicino al labbro a mo' di Dottor Male. A dire il vero, però, il mio amore Austiniano è stato riversato più sul secondo e terzo capitolo che su questo Il controspione, che in pratica funge da apripista a tutte le gag che verranno poi sviluppate meglio nei film successivi, maggiormente concentrati sulla figura del Dr. Male, assai più simpatico di Austin. Austin Powers - Il controspione è ancora un'embrionale, seppur efficace, parodia dei film di James Bond, con un protagonista talmente sexy che tutte le donne, senza eccezione, anche le esplosive fembot, prima o poi finiscono per cadere ai suoi piedi nonostante denti storti, occhialazzi e pilu in bella vista perché Austin ha qualcosa che gli altri non hanno: il mojo. Ovvero una carica sessuale senza paragoni, concentrata nel Soul Bossa Nova di Quincey Jones, numero musicale portante di tutti e tre i film dedicati all'International Man of Mystery per eccellenza. Che poi, la carica sessuale di Austin si concentra solo in battutine, ammiccamenti, donne dai nomi ambigui (Alotta Fagina alias Annabella Fagina) e gag dove ogni nudità viene coperta da un oggetto, perché come ogni eroe che si rispetti alla fine anche lo scopadelico agente segreto verrà vinto dall'amore e si darà alla monogamia, in questo caso con Elizabeth Hurley, prima Austin Girl e probabilmente la meno efficace delle tre.


Come al solito, però, sono i personaggi negativi che colpiscono. Austin Powers - Il controspione introduce il Dr. Male (preso paro paro dalla performance del grandissimo Donald Pleasence in Si vive solo due volte) col suo gatto pelato Mr. Bigglesworth e le gag più riuscite sono tutte per il personaggio, un genio del male spaesato, ancora ancorato ai vecchi, stupidissimi piani di conquista mondiale e ai cliché del genere, sopportato a malapena dai ben più moderni collaboratori, come il grandissimo Numero 2, orientato ad un male più sottilmente bastardo ed economico. A far da degno contraltare al vecchiume incarnato dal povero Dottore c'è il figlio ribelle Scott, devastato dai soliti problemi dell'adolescenza ma ancora più arrabbiato perché clonato e abbandonato dal padre che lo vorrebbe malvagio come lui. Personaggi embrionali, si diceva, ma già indimenticabili, mentre i killer assoldati dal Dr. Male per uccidere Austin, parodie di altri famosi villain bondiani, sono ancora abbastanta impersonali e sacrificabili quanto gli anonimi galoppini che vengono tranquillamente uccisi dai buoni (l'altra gag riuscitissima del film è mostrare, finalmente, le reazioni dei familiari di questi poveracci senza nome!!). Mike Myers, grande mattatore, riesce a scivolare agilmente dai panni di Austin a quelli del Dottor Male e non lesina ammiccamenti verso il pubblico, mentre il resto del cast mostra di essersi divertito tantissimo a girare questo film. A completare il tutto, una colonna sonora frizzantissima e una pletora di guest star da urlo, che rendono Austin Powers - Il controspione un must sia per chi ama le parodie sia per chi è abbastanza ferrato sui vecchi James Bond.


Di Mike Myers (Austin Powers/Dr. Male), Seth Green (Scott Male), Mimi Rogers (Mrs. Kensington), Will Ferrell (Mustafa) e Clint Howard (Johnson Ritter) ho già parlato ai rispettivi link.

Jay Roach (vero nome Mathew Jay Roach) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember, Ti presento i miei, Mi presenti i tuoi? e Candidato a sorpresa. Anche produttore e sceneggiatore, ha 56 anni e un film in uscita.


Elizabeth Hurley interpreta Vanessa Kensington. Inglese, la ricordo per film come EdTV, Austin Powers – La spia che ci provava, Il mistero dell’acqua e Indiavolato, inoltre ha partecipato alle serie Le avventure del giovane Indiana Jones e Gossip Girl. Anche produttrice, ha 48 anni e due film in uscita.


Michael York (vero nome Michael York – Johnson) interpreta Basil Exposition. Inglese, lo ricordo per film come Romeo e Giulietta, Cabaret, Assassinio sull’Orient Express, Balle spaziali, la mitica miniserie Il segreto del Sahara, Il fuggitivo della missione impossibile, Studio 54, Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember, inoltre ha partecipato alle serie Curb your Enthusiasm, Una mamma per amica, How I Met Your Mother e lavorato come doppiatore per alcuni episodi de I Simpson e I Griffin. Anche produttore, ha 71 anni e due film in uscita. 


Robert Wagner interpreta il Numero Due. Attore americano famosissimo per la serie Cuore e batticuore, ha partecipato a film come La pantera rosa, L’inferno di cristallo, Pantera rosa – Il mistero Clouseau, Dragon – La storia di Bruce Lee, Sex Crimes – Giochi pericolosi, Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember e a serie come Two and a Half Men. Anche produttore, ha 83 anni e due film in uscita. 


Mindy Sterling interpreta Frau Farbissina. Americana, la ricordo per film come Chi è sepolto in quella casa?, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, Il Grinch e Austin Powers in Goldmember; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per il film L’era glaciale 2 – Il disgelo, per la serie Robot Chicken e ha partecipato ad episodi di 8 sotto un tetto, Friends, Ellen, Zack e Cody al Grand Hotel, Scrubs, My Name is Earl e Desperate Housewives. Ha 60 anni.


Charles Napier (vero nome Sr. Charles Whitnel Napier) interpreta il Capitano Gilmour. Americano, ha partecipato a film come Lungo la valle delle bambole, Supervixens, The Blues Brothers, Rambo II - La vendetta, Una vedova allegra… ma non troppo, Alien degli abissi, Maniac Cop, Il silenzio degli innocenti, Palle in canna, Philadelphia, Il rompiscatole, Austin Powers – La spia che ci provava, La famiglia del professore matto, One-Eyed Monster e alle serie Gli eroi di Hogan, Star Trek, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, L’incredibile Hulk, Supercar, Chips, Dallas, Hazzard, A-Team, Renegade, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Roswell, The 4400, CSI e Cold Case, inoltre ha lavorato come doppiatore per I Simpson. Anche produttore, è morto nel 2011 all’età di 75 anni.


Tra le varie guest star che compaiono senza avere il proprio nome nei credits segnalo Tom Arnold (il Cowboy), Carrie Fisher (la psicologa che aiuta Scott e il Dr. Male), Rob Lowe (uno degli amici del tirapiedi decapitato), Priscilla Presley nei panni di sé stessa e ovviamente Christian Slater (la guardia ipnotizzata da Austin). Applausi a loro ma cacca su Jim Carrey, che ha rifiutato il ruolo di Dottor Male perché impegnato nel ridicolo Bugiardo, bugiardo. A parte questo, vi consiglio di recuperare il DVD di Austin Powers – Il contro spione perché contiene due simpatici finali alternativi e di proseguire con la visione di Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember, perché da qualche anno Mike Myers ha in progetto di girare un quarto capitolo, quindi meglio arrivare pronti all’evento! Poi, se il film vi è piaciuto, potete guardare anche Charlie’s Angels, Charlie’s Angels – Più che mai, Starsky & Hutch e il Casino Royale del 1967. ENJOY!! 

martedì 18 settembre 2012

Halloween - The Beginning (2007)

Nonostante non ami molto lo slasher fine a sé stesso, nella mia collezione di DVD è finito anche Halloween – The Beginning (Halloween), diretto nel 2007 dal regista Rob Zombie.


Trama: il film racconta la “leggenda” di Michael Myers cominciando dall’infanzia, passando per lo sterminio della famiglia per poi arrivare al presente, quando lo spietato killer evade dal manicomio criminale per uccidere anche la sorella minore…


So che è brutto da dire per una persona che cura un blog di cinema e si dichiara appassionata di horror, ma l’Halloween di Carpenter non l’ho mai visto. Avevo beccato moltissimo tempo fa, a tarda sera, il secondo capitolo (senza capirci una beneamata mazza, ovviamente, visto che comincia direttamente dalla fine del primo film) e anche il moscerello Vent’anni dopo, ma in generale non mi avevano entusiasmata troppo. Quindi, non dovrete stupirvi se il mio giudizio nei confronti di Halloween – The Beginning sarà molto positivo, per il semplice fatto che non sono mai stata fan dell’originale e non potrò quindi fare un confronto. Aggiungo inoltre che il maledetto Rob Zombie mi ha catturata fin dal suo primo, imperfetto film d’esordio, La casa dei 1000 corpi, grazie al suo stile particolare, all’incredibile generosità nel regalare indimenticabili scene splatter e all’impeccabile uso di grandi caratteristi e azzeccatissime colonne sonore. In questo, Halloween – The Beginning non fa eccezione, sebbene sia sicuramente più debole delle due pellicole “zombiane” che lo hanno preceduto.


Ad essere sinceri, il film patisce di una sorta di divisione in due parti distinte, ovvero l’infanzia di Michael Myers e la seguente evasione dal manicomio con ricerca della sorellina sopravvissuta. Io ho sicuramente apprezzato molto di più la prima parte, nonostante anch’essa soffra di qualche piccolo difetto: personalmente, avrei trovato molto più interessante vedere il bimbo Michael che sviluppava la sua follia all’interno di una famiglia amorevole, non nella solita squallida casetta con madre amorevole ma spogliarellista, patrigno ubriacone e fancazzista, sorella maggiore zoccola e odiosa. Per fortuna Zombie non attribuisce tutta la colpa della malattia di Michael all’ambiente familiare, e ci mostra chiaramente come il ragazzino fosse già nato psicopatico ma con la faccetta (grassoccia) d’angelo, tuttavia è difficile biasimare il pargolo armato di coltello mentre taglia la gola al sacco di brenno accozzato sul divano o mentre bastona a morte un compagno di scuola simpatico come una cacca nel letto. Interessante, sebbene un po’ prolissa, anche la parte in cui il regista sviluppa il rapporto che si instaura tra il Dr. Loomis e il piccolo paziente, con Michael sempre più silenzioso, tetro ed inquietante man mano che le sue maschere di cartapesta (spettacolari!) diventano più elaborate. E’ alla fine di questo percorso, tra l’altro, che viene mostrata con forza inaudita la definitiva vittoria della follia sull’innocenza; prima della melodrammatica scena che porta alla morte fisica di Deborah, infatti, Zombie ci permette di vedere il momento in cui la donna muore davvero, una sequenza agghiacciante e magistrale in cui il figlio, ormai più bestia che essere umano, le urla in faccia dopo l’ultimo omicidio commesso.


Da qui in poi il film ridiventa uno slasher tout court, introdotto dalla scritta in sovrimpressione “Trick or Treat”. A differenziare Halloween – The Beginning da altri film simili spiccano personaggi particolarmente odiosi e stupidi, di una demenza che sconfina nella cattiveria (allucinante la scena dello stupro ai danni di una delle pazienti del manicomio, quasi insostenibile nella sua brutalità) e che per questo meritano ogni sevizia del gigantesco ed inquietante Michael, e, ovviamente, una cura dei dettagli quasi maniacale accompagnata da un sadico gusto gore. Zombie, infatti, riesce a regalare sia allo spettatore “normale” che al fan momenti a dir poco epici come quello in cui Michael ritrova nella casa abbandonata la maschera che diventerà il suo marchio di fabbrica, oppure sanguinosissime macellate come quella del camionista in bagno e dei genitori di Laurie. In tutto questo, comunque, la mia sequenza preferita è forse quella che precede l’ambiguo finale, in cui la sorellina ormai cresciuta cerca di fuggire al fratellone all’interno della loro vecchia casa, dove il regista si sbizzarrisce con arditissime inquadrature e un montaggio talmente serrato che la tensione non cala nemmeno per un secondo. Altra particolarità da me molto apprezzata è l’abbondante uso di caratteristi d’eccezione a fare da “spalla” a interpreti stranamente validi per il tipo di pellicola in questione: vedere Udo Kier, Danny Trejo, Clint Howard e Brad Dourif è sempre un piacere immenso, a prescindere dal poco tempo che viene loro concesso, Sheri Moon Zombie è adorabile e brava come al solito, Malcom McDowell parte male (quell’orrida parrucchetta all’inizio non si può vedere) ma poi riesce con la solita dignità a raccogliere lo scomodo scettro di Donald Pleasence, il piccolo Daeg Faerch non è all’altezza dei classici bambini malvagi del cinema horror ma il suo visetto inespressivo è sufficientemente inquietante per essere credibile, infine Scout Taylor – Compton ci mette tutta la sua capacità polmonare nell’interpretare la scream queen di turno e, soprattutto nel finale, mette i brividi. Per farla breve, avendo solo questo Halloween – The Beginning come punto di partenza della saga, mi sento di consigliarlo caldamente ai fan dell’horror, tuttavia se amate il film originale di Carpenter non saprei dire se l’operazione zombiana potrebbe o meno essere di vostro gusto.


Di Malcom McDowell (Dott. Samuel Loomis), Danny Trejo (Ismael Cruz), Bill Moseley (si vede solo nella versione cinematografica nei panni di una delle guardie, ma io a casa ho il DVD unrated, quindi me lo sono perso, sigh!), Brad Dourif (lo sceriffo Lee Brackett), Clint Howard (Dott. Koplenson), Udo Kier (Morgan Walker) e Dee Wallace (Cynthia Strode) ho già parlato nei rispettivi link.

Rob Zombie (vero nome Robert Bartleh Cummings) è regista e sceneggiatore della pellicola. “Nato” come musicista, lo ricordo per aver girato film come La casa dei 1000 corpi, La casa del Diavolo, il trailer Werewolf Women of the S.S. per il film Grindhouse, Halloween II, The Haunted World of El Superbeasto e un episodio di CSI:Miami. Anche compositore, produttore e attore, ha 47 anni e un film in uscita, l’imminente e attesissimo Lords of Salem.


Scout Taylor – Compton (vero nome Desariee Starr Compton) interpreta Laurie Strode. Americana, ha partecipato a film come Halloween II e a serie come Allie McBeal, E.R. Medici in prima linea, Una mamma per amica, Cold Case, Streghe, Bones, CSI, CSI:NY e Grey’s Anatomy. Ha 23 anni e quattro film in uscita.


Tyler Mane (vero nome Daryl Karolat) interpreta Michael Myers da adulto. Ex wrestler, lo ricordo per avere interpretato il francamente orribile Sabretooth di X – Men, inoltre ha partecipato ad altri film come Troy, La casa del Diavolo e Halloween II. Canadese, anche produttore e sceneggiatore, ha 46 anni e un film in uscita.

Con tutto il rispetto, ciccio, ma è meglio Liev Schreiber..!
Sheri Moon Zombie (vero nome Sheri Lyn Skurkis) interpreta Deborah Myers. Moglie di Rob Zombie, la ricordo per film come La casa dei 1000 corpi, La casa del Diavolo, il trailer Werewolf Women of the S.S. per il film Grindhouse, Halloween II e The Haunted World of El Superbeasto (dove dava la voce a uno dei personaggi); inoltre ha partecipato a una puntata di CSI: Miami. Americana, anche produttrice, ha 42 anni e un film in uscita, Lords of Salem.


William Forsythe interpreta Ronnie White. Americano, ha partecipato a film come C’era una volta in America, Dick Tracy, Cosa fare a Denver quando sei morto, The Rock, La casa del diavolo e a serie come Chips, Saranno famosi, Masters of Horror, CSI: Miami e Boardwalk Empire. Anche produttore e sceneggiatore, ha 57 anni e quattro film in uscita.


Danielle Harris interpreta Annie Brackett. Americana, ha partecipato a film come Halloween 4: il ritorno di Michael Myers, Halloween 5, Scappo dalla città – la vita, l’amore e le vacche, Non dite a mamma che la babysitter è morta, L’ultimo boyscout – missione sopravvivere, Free Willy: Un amico da salvare, Daylight – Trappola nel tunnel, Urban Legend e Halloween II, oltre a serie come Genitori in blue jeans, Pappa e ciccia, E.R. – Medici in prima linea, Streghe e Cold Case. Anche regista e produttrice, ha 34 anni e otto film in uscita.


Nella miriade di comparse d’eccezione segnalo anche Sid Haig, qui nei panni del becchino che indica al Dr. Loomis dov’è sepolta la madre di Michael Myers. Non avendo mai visto Halloween II, diretto nel 2009 sempre da Rob Zombie (si vocifera l’uscita di un terzo capitolo ad opera di Patrick Lussier), se Halloween – The Beginning vi fosse piaciuto consiglio di recuperare assolutamente La casa dei 1000 corpi e il suo seguito, il bellissimo La casa del Diavolo. Da parte mia, cercherò invece di guardare finalmente il primo Halloween di Carpenter. ENJOY!

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