giovedì 22 settembre 2011

Recensione: Critters (1986)

Nostalgia nostalgia “chénégliaaaaHHH” si cantava in altri tempi più felici, quando Al Bano e Romina ci davano ancora modo di credere nell’amore eterno, per dire. O quando anche una belinata di film come Critters, diretto nel 1986 da Stephen Herek, assurgeva al ruolo di cult e anche il solo sentirlo nominare metteva i brividi a me che ero piccina picciò.



Trama: in un paesotto campagnolo americano atterrano i Critters, un gruppetto di alieni pelosi, cattivi e mordaci, che non ci pensano due volte ad assediare una sfigatissima famiglia di autoctoni. Nel frattempo, dallo spazio, arrivano anche due cacciatori di taglie sulle tracce degli extraroditori…



Ho dovuto compiere i trenta prima di riuscire a vedere Critters. Non che le occasioni mi fossero mancate negli anni ’80, complice un cugino “merda” (con affetto, ovviamente!!) dall’insana passione per gli horror, ma grazie ad una madre premurosa, a leggende metropolitane legate alla presunta sanguinosità della pellicola in questione e ad una mia vaga codardia, non c’ero mai riuscita prima. In compenso, ho avuto modo di innamorarmi dei Gremlins, di cui alla fine Critters è una vaga e un po’ scadente scopiazzatura, anche se dallo spirito più affine ai b – movie di fantascienza anni ’50. Visti i presupposti, immaginate quindi la mia perplessità durante e dopo la visione del film! Critters di horror ha giusto un 10%, il resto è puro, esilarante e quasi commovente trash USA.



Prendete una roccia di cartone che vaga nello “spazio”, prendete gli alieni carcerieri più tristi che possiate immaginare e metteteli a parlare di un fantomatico “carcere intergalattico” da cui scappano i terribili Critters. Prendete poi due cacciatori di taglie decisi ad ingabbiare gli extraroditori, due alieni senza faccia che, chissà perché, decidono di assumere l’aspetto degli umani più orrendi e bolsi sulla faccia del pianeta. Inserite il tutto nella tipica provincia cafona USA che tutti conosciamo e amiamo, con sceriffi rincoglioniti, ubriaconi del paese e l’ovvia famiglia composta da padre e madre amorevoli e lavoratori, figlio minore scapestrato e furbetto, figlia maggiore vanerella e zoccoletta ma dal cuore d’oro e avrete il mix ideale per un film à la Tremors altrettanto divertente anche se più povero.



Del tanto temuto gore che immaginavo da piccola non c’è praticamente nulla: qualche morso ben dato ai protagonisti principali, un paio di mucche e galline sbranate e un'altra morte fuori campo (o meglio, sotto una macchina!), per il resto i Critters si limitano a mostrare le zannine e il brutto musetto o a saltellare qua e là come tanti porcospini, risultando talvolta inarrestabili, talvolta intimoriti dalla semplice vista di un fucile, comunque abbastanza spaventevoli e divertenti (il Critter che stacca la testa al pupazzetto di ET è geniale!). Mai spaventevoli, ovviamente, come la faccia dell’alieno/rockstar, dalla capigliatura marmorea quanto la sua espressione, o come gli orridi effetti speciali, con le astronavi identiche a quelle di Big Jim. E proprio per tutte queste cose, senza dimenticare il finale che mescola Mulini Bianchi a bastardate da primato, nomino Critters film imperdibile e degno di essere messo tra i cult infantili riscoperti troppo tardi!



Di Dee Wallace, qui nei panni di mamma Helen, ho già parlato qua, mentre Lin Shaye, che qui interpreta Sally, la trovate qua.

Stephen Herek è regista e sceneggiatore del film. Americano, ha girato film come I tre moschettieri e La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera. Anche produttore, ha 53 anni e un film in uscita.



Il regista è quello basso!



Billy Zane (vero nome William George Zane Jr.) interpreta Steve. E’ vero che compare solo per una decina di minuti nel film, ma siccome lo trovo un gran fico, soprattutto quando interpreta Satana nel film I racconti della Cripta – Il cavaliere del male, e siccome ha interpretato il ruolo di Joe Dee Foster nel geniale (e non mi vergogno assolutamente a dirlo!!) Il silenzio dei prosciutti, non fa male citarlo e ripercorrerne un po’ i trascorsi. Tra i suoi altri film ricordo Ritorno al futuro, Ore 10: Calma piatta, Ritorno al futuro parte II, Orlando, Acque profonde e Titanic, inoltre ha partecipato a serie come La signora in giallo, Twin Peaks e Streghe. Americano, anche produttore e regista, ha 45 anni e dieci film in uscita.



M. Emmet Walsh (vero nome Michael Emmet Walsh) interpreta lo sceriffo Harv. Americano, ha partecipato a film come Blade Runner, Bigfoot e i suoi amici e Romeo + Giulietta, oltre a serie come Starsky & Hutch, La casa nella prateria, Ai confini della realtà, Flash, Quell’uragano di papà, Oltre i limiti, X – Files, NYPD e Frasier. Ha 76 anni e un film in uscita



Scott Grimes interpreta il piccolo Brad. Difficile riconoscere lo scapestrato e simpatico ragazzino di allora nel più odioso degli ultimi protagonisti della serie E.R. Medici in prima linea, il pel di carota Dottor Morris, eppure eccolo lì! Tra gli altri film a cui ha partecipato l’attore americano segnalo Critters 2, mentre per quanto riguarda le serie televisive, lo trovate in episodi di Ai confini della realtà, Party of Five, Band of Brothers e Dexter; inoltre, in originale presta la voce a Steve, il figlio adolescente di American Dad!. Ha 40 anni e un film in uscita.



Del film esiste anche un finale alternativo “più realistico”, nel quale i danni provocati dagli alieni non si risistemano. Se Critters vi fosse piaciuto, sappiate che ne esistono tre seguiti: Critters 2 del 1988, Critters 3 del 1991 (con un giovanissimo Leonardo Di Caprio) e Critters 4 del 1992. Ovviamente, liberissimi di guardarvi anche due capolavori del genere come il sottovalutato Tremors oppure Essi vivono di John Carpenter. E ora vi lascio col trailer originale del film... ENJOY!!

lunedì 19 settembre 2011

Giallo (2009)

No, ma non è colpa sua. E’ mia. Perché io mi ostino a dare seconde, terze, quarte chance a Dario Argento, rifiutando di credere che un grande dell’horror, ad ogni film, si affossi sempre più nel pantano della triste mediocrità. Così, nonostante gli avvertimenti di tutti quelli che lo avevano già guardato, mi sono vista Giallo, la sua ultima “fatica” risalente al 2009 e uscita in pochissime sale italiane, pare, il mese scorso.



Una delle locandine più brutte della storia del cinema. Hitchcock si è rivoltato nella tomba.



Trama: un killer vaga in taxi per le strade di Torino, catturando ragazze ed uccidendole a causa della loro bellezza. Quando il mostro rapisce la sorella di una hostess, quest’ultima decide di chiedere aiuto alla polizia e comincia ad affiancare l’ispettore Avolfi nelle indagini…



Io non so da dove cominciare. Giallo parte bene, porca miseria, è quello che mi mette rabbia. C’è una bella musica, un’interessante sequenza iniziale dove il montaggio alterna il punto di vista del killer che si prepara per la sua caccia sulle strade di Torino e la serata apparentemente tranquilla di due turiste giapponesi che, come sappiamo, prenderà una bruttissima piega. Lì mi sono rilassata e ho pensato “Ah, ma su. Non è così male come mi avevano detto. E poi gli occhi del tassista non sono quelli di…? Uuuuh, che colpaccio di scena!! Ma spiattellato subito così? Peccato.” Peccato sta cippa, perché il colpo di scena non c’è. Non mi preoccupo nemmeno di mettere un’avvertenza spoiler, perché non posso rovinare una sorpresa che non esiste: sì, gli occhi del killer sono quelli di Adrien Brody, che interpreta anche l’ispettore. Ma non vi preoccupate, non ci sarà questo incredibile quanto banale twist perché il buon Brody, oltre ad essere produttore di questa ciofeca, ha pensato anche di prestarsi ad interpretare ben due personaggi. E che personaggioni!!



L’intera fauna di varia umanità che popola Giallo ha dalla sua una simpatia rara e una brillantezza, una vivacità decisamente fuori dal comune. Basti pensare che il 70% dei dialoghi è fatto di domande: “Cosa? Cos’hai detto? EH? Come? Ma… in che senso?” E santo Cielo, comprati un Amplifon, posso capire la hostess, ma perché un ispettore non dovrebbe capire una mazza in questo modo? Ci fosse almeno un qualche gap linguistico, macché. Non ho idea di come sia la versione italiana, perché personalmente ho avuto la (s)fortuna di beccare quella internazionale, ma sappiate che in quel di Torino TUTTI, dalle vecchie di 97 anni al bambino di 4 parlano un inglese se non perfetto almeno accettabile, e quando i poliziotti intimano l’arresto non dicono “Altolà”, bensì “Freeze!!”, roba che se fosse davvero così sai quanti frigoriferi si beccherebbero in faccia? Le vittime non si conterebbero più. E infatti la perfidia di Argento non la troviamo tanto nella trama o nelle immagini, il vero orrore sta nel vedere il povero Adrien Brody che si sbatte per pronunciare il suo nome, Enzo Avolfi, che detto da lui suona più o meno come ensoawulf. Ohibò. Ma avete ragione, questo è un blog di cinema, non dovrei stare a cogliere ogni difetto linguistico della pellicola. Sicuramente la trama e la realizzazione saranno impeccabili. Convinti, sì sì.



Delle immagini arzigogolate, artistiche ed efferate che hanno contribuito ad affermare Argento, non vi è traccia. Un dito tranciato, un paio di mani affettate da vetri e camminare, non c’è niente (altro) da vedere. Lo credo che gli effetti speciali per queste due sequenze siano buoni, insomma. Ah no, scusate, dimenticavo anche la lama di un coltellaccio da cucina che si infila per intero nella gola di una donna, durante uno dei flashback più inutili della storia del cinema, una cosa di rara tristezza, dove immagini alla Il piccolo Lord si mescolano a quelle di un bordello d’altri tempi solo per spiegare il trauma infantile dell’ispettore. E se l’infanzia dell’uno è triste, dovete solo aspettare che arrivi il momento dove ci viene raccontata quella del killer, un povero bambino “scherzato” perché afflitto da una malattia che lo rende giallo e di conseguenza pure picchiato dalle suore perché osa lamentarsi; a parte che giallo è una parola grossa, se non me lo dicevano neppure me ne accorgevo, perché il problema di costui non è il colore. Il gran difetto del personaggio è l’orrendo trucco posticcio con cui hanno seppellito la faccia di Brody, che come sovrappiù indossa anche una parrucchetta “ginger” completa di bandana, che nemmeno alle feste truzze in spiaggia le vedi!! La finiamo qui? No, dai, lasciatemi parlare della caratterizzazione dei vari personaggi.



Dai, su, sembra un incrocio tra John Rambo e uno dei BeeHive. Magari Mirko.



Diceva il “buon” Sgarbi: “CAPRE!CAPRE!CAPRE!”. E questa invettiva riflette bene il pensiero che mi ha colpito la mente nel veder recitare tutti i coinvolti. Adrien Brody prende l’Oscar, lo butta nel cesso e tira lo sciacquone a rischio di allagarsi il bagno; la sua caratterizzazione dell’ispettore prevede, oltre allo scazzo cosmico, il consumo di una quarantina di pacchetti di sigarette e almeno un quarto d’ora di occhio perso nel vuoto. Un po’ migliore l’interpretazione di Giallo, a patto che lo spettatore diventi sordo ad ogni sua comparsa e ignori il penoso rantolio dell’americano che cerca di fingersi un italiano che parla un inglese forzato. Andiamo avanti. Emmanuelle Seigner è vajassa da far schifo, la sequenza finale dove insulta come una bestia l’ispettore, dopo essersi comportata da imbecille per tutta la durata della pellicola è da manuale, ma nulla a che vedere con la sorella Celine che, nelle mani di un maniaco pazzo, non trova altra soluzione se non quella di urlargli addosso e ribadire la sua bruttezza con ovvi risultati. Pietà, vi prego. La finisco qui perché non ne ho davvero più voglia. Anzi no, aggiungo una piccola postilla e vi faccio notare che, 99 su 100, l’ingannevole titolo e la stupidissima trama sono stati concertati apposta per vendere il film all’estero, siccome Argento è considerato oltreoceano il re del giallo all’italiana, appunto. Shame on you, Dario.



Del regista Dario Argento ho già parlato qua, mentre un trafiletto su Adrien Brody, che interpreta sia l’ispettore Enzo Avolfi che il killer Giallo, lo trovate qui.

Emmanuelle Seigner interpreta Linda. Francese, la ricordo per  film come Nirvana e La nona porta. Ha 45 anni e due film in uscita.



Avrebbe dovuto essere Vincent Gallo ad interpretare l’ispettore Avolfi, ma siccome la sua ex Asia Argento era stata “scelta” (si può dire scegliere quando il regista è tuo padre, un uomo che si ostina a farti recitare nonostante sia palese agli occhi del mondo intero che non ne sei in grado???) per il ruolo di Linda ha pensato bene di rifiutare. Il fatto che Asia, in seguito, abbia dovuto rinunciare alla parte in quanto incinta, mi fa pensare che da qualche parte un Dio esista. Quel che non capisco però è perché anche Ray Liotta si sia tirato indietro lasciando così spazio a Brody… mi sa che Quel bravo ragazzo ci vede più lungo di quanto sembra. Comunque, tornando a parlare di ex, l’attrice che interpreta Celine, Elsa Pataky, all’epoca era la fidanzata di Brody, mentre ora è la moglie di Chris “Thor” Hemsworth. Tante volte, il caso. Ma voi invece non cercate film a caso, come faccio io, e guardatevi Profondo Rosso, diretto da Dario Argento quando ancora poteva definirsi il re del giallo. Volete il trailer? Non è male, meglio del film! ENJOY (vabbé...) !!

venerdì 16 settembre 2011

Super 8 (2011)

Obiettivo settimanale raggiunto! Dopo sono riuscita ad andare a vedere anche Super 8, l’ultima fatica del regista e sceneggiatore J.J.Abrams, uscendo dalla sala soddisfatta, anche se non tanto quanto avrei voluto.



Trama: mentre stanno girando un corto amatoriale, alcuni ragazzini diventano involontari testimoni di un incidente ferroviario. Da quel momento la cittadina in cui vivono comincia a diventare teatro di inquietanti sparizioni e strani fenomeni, tutti legati al misterioso carico che il treno trasportava…



Super 8 era uno dei film che aspettavo da tempo e con ansia. Dal trailer si capiva che la pellicola avrebbe mescolato atmosfere horror/fantascientifiche ad una storia dal sapore vintage, molto anni ’80, con il gruppo di bambini svegli ed intraprendenti che, affrontando un’esperienza fuori dal comune, sarebbero maturati sia nei loro rapporti che in quelli con le rispettive famiglie. Questo è sicuramente il genere di film che amo di più ed effettivamente, guardando Super 8, si può capire che le promesse del trailer, per una volta, sono state mantenute. D’altra parte ci hanno messo le mani Steven Spielberg (che l’80% delle volte è sempre una garanzia anche quando si limita a produrre) e J.J. Abrams, che tra Alias e Lost è diventato uno dei miei autori preferiti ed è riuscito a trasporre elementi i di queste due serie anche nella pellicola (la presenza pericolosa ed incombente del “fumo nero” di Lost, misteri che vengono svelati poco a poco, la fondamentale malvagità di esercito e servizi segreti), quindi il risultato non poteva essere che positivo.



Super 8 entra nel vivo della trama con una sequenza iniziale, quella dell’incidente ferroviario, a dir poco spettacolare ed emozionante, come da tempo non mi capitava di vedere, e regala altre scene mozzafiato come il primo attacco dell’alieno, l’evacuazione dell’intera cittadina, la guerriglia impazzita nelle strade vuote, il confronto finale nella tana del mostro. Ma il film non è solo, e per fortuna, un’ininterrotta sequenza di pur splendide scene d’azione, ha anche un cuore incarnato innanzitutto dai bravissimi attori che interpretano l’adorabile gruppo di mocciosi aspiranti cineasti. Come i Goonies che cercavano il tesoro di Willie l’Orbo, il gruppetto di “freaks” capitanato dal dolce Joe non è privo di problemi abbastanza seri (la madre del protagonista è morta lasciandolo con un padre vicesceriffo che preferisce risolvere i problemi della città piuttosto che affrontare il rapporto col figlio, il padre di Alice è un ubriacone con un terribile segreto e, in generale, gli altri pargoli sono rispettivamente ciccioni, fuori di testa e mammolette!) ma ognuno dei componenti ha una sua peculiarità che lo rende indispensabile, scafatissimo e divertente. Considerato anche che la colonna sonora di Michael Giacchino è evocativa da morire, che la CG del mostro alieno è ben fatta e non invadente e che il finale, oltre a mostrare un’altra sequenza da applauso, è commovente e di una dolcezza infinita… come mai ho ancora quel senso di insoddisfazione?



Francamente è difficile trovare un perché, ma mi sono accorta di questo “disagio” anche dal fatto che non mi uscivano le parole per la recensione. Quindi, pensando e ripensando, sono arrivata a pensare che forse, da brava figlia degli anni ’80, ho risentito innanzitutto di un senso di “finzione”. In qualche modo, infatti, mi è sembrato di poter grattare via la patina del recente passato e scorgere il presente sotto ogni personaggio, ogni scenografia, ogni gag tesa a sottolineare il distacco tra l’oggi e il ieri (esempio banalissimo: la camera di Charles, col manifesto del primo Halloween e la scatola del Big Jim messi in bella vista, oppure lo sceriffo che dice allo streppone armato di walkman “Uno stereo da portare in giro! Dove andremo a finire…”), e mi è sembrato di vedere persone che “giocavano” a rifare l’atmosfera di quegli anni. Inoltre, sempre rimanendo in tema, Super 8 non è altro che il figlio ibrido del già citato cult I Goonies e di un altro grande classico, E.T. l’Extraterrestre, due pietre miliari del cinema fantastico per ragazzi. Ripensando a queste due pellicole il confronto diventa impari e l’unico a perderci è il pur ben fatto Super 8, che risulta così un po’ freddino, incompleto ed imperfetto, privo sia dell’innocenza goliardica de I Goonies che dell’assoluta poesia di E.T.. Che tristezza, gente, sto diventando una vecchia e nostalgica brontolona, me ne rendo conto. Ma voi che siete GGGGiovani, non tituBBate, andate a vedere Super 8 con animo lieto e godetevi una grande e bella avventura, senza uscire durante i titoli di coda, perché lì c’è  la vera trovata geniale dell’intera pellicola: preparatevi ad emozionarvi davanti alla visione di “The Case”, il corto amatoriale girato appunto dai ragazzini protagonisti, un divertente film nel film di cui potrete testimoniare la realizzazione per tutta la durata di Super 8!

J.J. Abrams (dove le due J stanno per Jeffrey Jacob) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Come ho già avuto modo di dire, lui è la mente che ha creato meraviglie come Alias e Lost, mentre da regista ha firmato Mission: Impossible 3 e Star Trek. Anche produttore, attore e compositore, ha 45 anni e un film in uscita, il seguito di Star Trek.



Elle Fanning (vero nome Mary Elle Fanning) interpreta Alice. Sorella minore di Dakota Fanning, della quale sta cominciando ad eguagliare la fama e, recentemente, anche a superarla, ha già partecipato a film come Mi chiamo Sam, Déjà Vu – Corsa contro il tempo e Il curioso caso di Benjamin Button, oltre a serie come Taken, CSI: Miami, CSY: NY, Dr. House, Law & Order e Criminal Minds; ha inoltre doppiato la versione in lingua inglese de Il mio vicino Totoro. Ha 13 anni e due film in uscita.



Kyle Chandler interpreta Jackson, il padre di Joe. Americano, ha partecipato a film come King Kong e serie come Freddy’s Nightmare, Ultime dal cielo, Grey’s Anatomy e Robot Chicken. Anche produttore e regista, ha 46 anni e un film in uscita.



Ron Eldard (vero nome Ronald Jason Eldard) interpreta Louis, il padre di Alice. Americano, ha partecipato a film come Scent of a Woman – Profumo di donna, Una cena quasi perfetta e Sleepers, oltre a serie come E.R. Medici in prima linea e Law & Order. Ha 46 anni.



Noah Emmerich interpreta Nelec. Americano, ha partecipato a film come Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, The Truman Show e Frequency – Il futuro è in ascolto, oltre a serie come NYPD, Melrose Place, Law & Order, Monk e The Walking Dead. Ha 46 anni e un film in uscita.



Tra gli altri attori che compaiono in ruoli più o meno importanti segnalo l’immancabile Greg Grunberg (presente in ogni produzione di J.J. Abrams, ma ammetto che qui è talmente sacrificato che non sono neppure riuscita ad individuarlo, e sì che lo adoro, sigh…), l’insospettabile Michael Giacchino, compositore della splendida colonna sonora del film, nei panni di uno dei poliziotti, Dan Castellaneta, storico doppiatore originale di Homer Simpson, qui nel ruolo del venditore di auto usate che si ritrova senza motori e infine Glynn Turman. Ve lo ricordate, nei Gremlins, il professore di Billy, quello che voleva fare esperimenti su uno dei mostriciattoli… e finiva mangiato? Ecco, qui torna nei panni del Dr. Woodward. Joel Courtney invece, il giovane attore che interpreta Joe, è da tenere d’occhio perché uno dei suoi prossimi ruoli sarà quello di Tom Sawyer nel film Tom Sawyer & Huckleberry Finn, che uscirà nel 2013. Concludendo con i soliti consigli, li ho già citati più di una volta, quindi se vi è piaciuto Super 8 guardate anche I Goonies ed E.T. L’Extraterreste, ai quali aggiungo anche Incontri ravvicinati del terzo tipo. E ora vi lascio al trailer originale del film.... ENJOY!!!

mercoledì 14 settembre 2011

Contagion (2011)

Forse perché il 2012 si sta avvicinando, il mio Multisala sta facendo il miracolo e si sta impegnando per mettere in programmazione bei film che non avrei mai creduto di poter vedere al cinema nella mia zona. Ieri sera sono riuscita così ad andare a vedere Contagion, la nuova pellicola del regista Steven Soderbergh.



Trama: Un terribile e mortale virus si diffonde in pochissimi giorni in tutto il pianeta. Mentre autorità mondiali, luminari della medicina e giornalisti cercano di trovare una soluzione, i pochi sopravvissuti cominciano a fare i conti con la paura e il caos…



Pur essendo uno dei pochi film “originali” in uscita, Contagion riprende un trend già in voga negli anni ’70, ovvero quello delle pellicole catastrofiche che radunavano un gran numero di famosissime star dell’epoca. Originale, quindi, con riserva, anche se l’approccio ad una trama di per sé non innovativa viene portato avanti con piglio assai asettico e documentaristico, concedendo poco allo spettacolo. Soderbergh decide di puntare molto sui fatti e di girare un film sobrio, privo di fronzoli o immagini ad effetto (uniche eccezioni la terribile sequenza dell’autopsia su Gwyneth Paltrow e la commovente scena finale del prom casalingo, accompagnata dalla splendida musica degli U2), dal montaggio serrato ed implacabile come la diffusione del virus che vorrebbe rappresentare. Un drink all’aeroporto, un viso lucido di sudore, primi piani di mani che toccano oggetti che vengono passati ad altre mani, didascalie con nomi di città e relativo numero di abitanti, panoramiche di hotel, autobus, condomini, metropoli: Contagion come da titolo si concentra giustamente sulla dinamica del contagio e sulla conseguente ondata di panico collettivo e “fobia dell’altro” che influenzano ogni cosa, dalle alte decisioni governative ai più semplici rapporti umani.



Il risultato è un film sicuramente ben recitato (Kate Winslet e Jude Law sono strepitosi!), molto bello ed ottimamente confezionato, che stringe lo spettatore in una morsa di ansia dall’inizio alla fine, evitando di ammorbarlo con spiegazioni scientifiche troppo dettagliate o complesse, e che alla fine non si sofferma troppo su nessun personaggio, preferendo mostrare un campionario di varia umanità per coprire il maggior numero di punti di vista possibili. Certo, all’uscita dal cinema ho origliato i pareri “a caldo” di alcune persone, e secondo loro il difetto più grande di Contagion è proprio questo, la decisione di raccontare tante piccole storie senza approfondirle troppo. Personalmente non l’ho preso come un difetto ma come un ulteriore mezzo per accentuare il realismo della pellicola perché, diciamoci la verità, nel corso di una pandemia dubito che tutti i giorni accadano costantemente, ad ogni singola persona, eventi degni di essere narrati: molto meglio, quindi, mostrare spizzichi e bocconi di vicende più o meno interessanti e lasciare anche qualche dubbio, storie che potranno essere ulteriormente raccontate o continuate se qualcuno lo vorrà. A dire il vero la cosa che però mi ha colpita di più è l’assenza di personaggi totalmente positivi o negativi (a parte Jude Law che è un bel bastardo, ma in modo particolare) e di qualsivoglia riferimento alla religione; in Contagion nessun personaggio ricerca il conforto della fede, non ci sono santi né predicatori che inneggiano alla fine del mondo, solo una disperata fiducia nella scienza e nell’informazione alternativa, un’ancor più disperata diffidenza verso le autorità e il desiderio di proteggere il proprio mondo, per quanto sia piccolo. Chissà cosa farei io in un caso come questo. Mah. Per ora posso solo dire che Contagion mi è piaciuto e lo consiglio.



Di Matt Damon (Mitch), Gwyneth Paltrow (Beth), Jude Law (Alan), Laurence Fishburne (Dr. Cheever), Kate Winslet (Dr. Mears), Elliot Gould (Dr. Sussmann), ho già parlato nei vari post a loro dedicati, che potete leggere cliccando sui link.

Steven Soderbergh è il regista della pellicola. Americano, lo ricordo per film come Sesso, bugie e videotape, Out of Sight, Traffic (che gli è valso l’Oscar come miglior regista), Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 48 anni e tre film in uscita.



Marion Cotillard interpreta la Dottoressa Orantes. Francese, ha partecipato a film come Taxxi, Taxxi 2, Taxxi 3, Big Fish – Le storie di una vita incredibile, Un’ottima annata, La vie en rose (che le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista) e Inception, oltre ad un episodio della serie Highlander. Ha 36 anni e un film in uscita, Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno.



John Hawkes (vero nome John Perkins) interpreta Roger. Per la serie, “dove t’ho già visto?”: ma sei Pete!! Pete, il povero, sfigatissimo commesso seviziato dai fratelli Jeko in Dal tramonto all’alba!! E non solo, ovviamente. Potete trovare l’attore americano in film come Scary Movie, Freaked – Sgorbi, Congo, Incubo finale, Identità, Miami Vice o in serie come Millenium, Nash Bridges, E.R. – Medici in prima linea, Buffy l’ammazzavampiri, X- Files, Più forte ragazzi, 24, Taken, Senza traccia, CSI e Lost. Ha 52 anni e quattro film in uscita.



Rimaniamo in tema di attori. Tra chi ce l’ha fatta, segnalo Jennifer Ehle, che nel film interpreta la dottoressa Hextall mentre ne Il discorso del re era la moglie di Logue. Passando a  chi, invece, non ce l’ha fatta,  si era pensato di assegnare il ruolo (marginale ma a suo modo importante) di Beth a Jennifer Connelly che, in quanto premio Oscar, in questo cast all star non avrebbe sfigurato. Se vi fosse piaciuto Contagion suggerirei di guardare almeno L’inferno di cristallo, film catastrofico che da piccola mi terrorizzava e dal quale pare Soderbergh abbia tratto ispirazione per la sua ultima pellicola. Intanto che lo cercate, vi lascio col trailer di Contagion... ENJOY!

martedì 13 settembre 2011

Misery non deve morire (1990)

Lo Shining di Kubrick è senza dubbio il film più famoso e più bello tratto da un’opera di Stephen King. Però bisogna ricordare che c’è un altro film, sicuramente meno innovativo e particolare per quanto riguarda regia e adattamento, ma altrettanto bello e degno di rappresentare l’opera che vorrebbe portare su schermo. Sto parlando di Misery non deve morire (Misery), diretto nel 1990 dal regista Rob Reiner.



Trama: Paul Sheldon è un famosissimo scrittore, la cui fama è legata principalmente alla serie di romanzi dedicati all’eroina Misery. Un giorno viene sorpreso da una tempesta di neve su una stradina di montagna e ha un gravissimo incidente, a cui sopravvive solo perché viene trovato e salvato dall’ex infermiera Annie Wilkes, la sua “fan numero uno”. Sheldon scoprirà così che ci sono destini peggiori della morte…



In vita mia ho letto ben pochi libri più inquietanti di Misery. Ogni pagina di quel romanzo è permeata da tale un senso di “sospensione”, di attesa, di paura, da essere quasi insostenibile. Annie Wilkes, infermiera dall’oscuro e ambiguo passato e decisamente “reale” nella sua implacabile follia, è un babau peggiore di qualsiasi mostro “fantastico” possa mai venire partorito da mente umana. Il miracolo di Misery non deve morire è che la stessa tensione che si vive leggendo il libro ci viene riversata addosso guardando il film, che vive proprio dell’interpretazione della grandissima Kathy Bates (che non a caso ha vinto l’Oscar quell’anno, come migliore attrice protagonista). E’ quasi ipnotico vedere come nel lasso di un secondo la sua espressione possa cambiare dall’adorante al distaccato al depresso al rabbioso, trasformando una semplice infermiera in un mostruoso, granitico ed implacabile idolo malvagio che incombe sul povero scrittore immobilizzato a letto, con il quale non possiamo fare altro che immedesimarci, e per il quale proviamo una grande pena anche se, diciamocelo, è ben lungi dall’essere un personaggio accattivante o simpatico.



Assieme alla splendida interpretazione della Bates ci sono altri elementi che concorrono a rendere Misery non deve morire un piccolo capolavoro della suspance e dell’horror. Innanzitutto l’ovvia scelta dell’ambientazione: quella maledetta camera in cui rimane bloccato Sheldon, di cui arriviamo a conoscere ogni anfratto, compresa l’inutile finestra che mostra solo il cortile; la casa zeppa di barriere architettoniche di ogni genere (ovviamente le scale, ma anche le porte chiuse, i coltelli irraggiungibili, le statuine che cadono al minimo tocco…); infine il freddo paesaggio di montagna, innocuo all’apparenza ma in realtà pericolosissimo, proprio come Annie. E come in un perfetto thriller “hitchcockiano” c’è pochissimo sangue, assenza ampiamente compensata da una delle scene più raccapriccianti della storia del cinema, una mutilazione brutale eseguita con un sangue freddo spietato (anche se nel libro è ben più terribile…). Inutile dire che consiglio spassionatamente la visione di Misery non deve morire, soprattutto in lingua originale, dove potrete godere dell’assurdo linguaggio “pulito” di Annie (“you cockadoodie” o “you dirty bird” penso siano gli insulti più geniali mai coniati), e anche la lettura di Misery, ovviamente.

Rob Reiner (vero nome Robert Reiner) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Stand by Me – Ricordo di un’estate, La storia fantastica, Harry ti presento Sally, Codice d’onore (nominato all’Oscar come miglior film) e Storia di noi due. Anche attore, sceneggiatore, produttore e compositore, ha 64 anni e un film in uscita.



Kathy Bates (vero nome Kathleen Doyle Bates) interpreta Annie Wilkes. Secondo me una delle più grandi attrici viventi, la ricordo per film come La brillante carriera di un giovane vampiro, Dick Tracy, lo splendido Pomodori verdi fritti – alla fermata del treno, L’ombra dello scorpione, L’ultima eclissi, Diabolique, Titanic, Rat Race e A proposito di Schmidt. Ha inoltre partecipato ad episodi delle serie Love Boat, Una famiglia del terzo tipo e Six Feet Under. Americana, anche regista e produttrice, ha 63 anni e due film in uscita.



James Caan interpreta Paul Sheldon. Attore americano passato alla storia per il ruolo di Sonny Corleone ne Il Padrino (che gli ha fruttato una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista), lo ricordo anche per altri film come 1941: Allarme a Hollywood, Dick Tracy ed Elf. Anche regista, ha 71 anni e sei film in uscita.



Richard Farnsworth interpreta lo sceriffo Buster. Americano, lo ricordo per film come Un giorno alle corse, Via col vento, I dieci comandamenti, Spartacus e Una storia vera, il suo ultimo film, che gli ha portato la seconda nomination all’Oscar, come miglior attore protagonista (la prima era stata quella come miglior attore non protagonista per il western Arriva un cavaliere libero e selvaggio). Purtroppo si è suicidato nel 2000, all’età di 80 anni.



Lauren Bacall (vero nome Betty Joan Perske) interpreta Marcia Sindell. Quando ho letto il suo nome nei titoli di testa ho pensato “ma è proprio QUELLA Lauren Bacall?”. Sì, è proprio quella, la storica compagna del mitico Humphrey Bogart, la stessa che ha recitato in film come Acque del sud, Il grande sonno, Come sposare un milionario, Assassinio sull’Orient Express e, ultimamente, in pellicole come Dogville e Birth – Io sono Sean. Ha anche doppiato la versione inglese de Il castello errante di Howl. Americana, ha 87 anni.



Frances Sternhagen interpreta Virginia. Se siete stati fan di E.R. vi ricorderete di quest’attrice americana per il ruolo della madre di John Carter. Altrimenti, la potrete vedere nel film Doc Hollywood – Dottore in carriera e nelle serie Oltre i limiti, Law & Order e Sex & The City. Ha inoltre doppiato un episodio de I Simpson. Americana, ha 81 anni e un film in uscita.  



Trovare l’attore per il ruolo di Paul Sheldon pare sia stata un’impresa epica. All’inizio era stato contattato Jack Nicholson, che aveva già interpretato uno scrittore “kingiano” nel capolavoro Shining di Stanley Kubrick, e che ha rifiutato proprio per questo motivo. Poi, alla lista si sono aggiunti nomi del calibro di Kevin Kline, Michael Douglas, Harrison Ford, Dustin Hoffmann, Robert De Niro, Al Pacino, Gene Hackman, Robert Redford e Warren Beatty, ma la maggior parte di loro ha rifiutato perché il personaggio sarebbe stato messo in ombra da quello di Annie Wilkes. Anjelica Huston e Bette Midler erano invece in lizza per il ruolo di Annie, ma per fortuna hanno entrambe declinato l’offerta. Tra l’altro, Stephen King si è così innamorato della bravura di Kathy Bates, che il libro Dolores Claiborne lo ha scritto proprio pensando all’attrice. Del film pare esista una versione indiana (con davvero pochissime differenze di trama) del 2003 dal titolo Julie Ganapathy. E cerchiamolo! Nel frattempo che io cerco, intanto, voi guardatevi il trailer originale di Misery non deve morire... ENJOY!!

venerdì 9 settembre 2011

Chi è l'altro? (1972)

Grazie alla segnalazione di Rosario, un Fan feisbuchiano del Bollalmanacco,  ho deciso di cercare e guardare Chi è l’altro? (The Other), thriller del 1972 diretto dal regista Robert Mulligan e tratto dal romanzo The Other dell’autore americano Tom Tryon.



Trama: Niles e Holland sono due gemellini, il primo di una dolcezza rara, il secondo di una bastardaggine ineguagliabile. I problemi sorgono quando le malefatte di Holland diventano sempre più terribili e difficili da nascondere…



Non conoscevo questo film e sono molto contenta di averlo visto. Innanzitutto perché adoro le storie che coinvolgono bambini malvagi, poi perché le atmosfere degli horror/thriller “d’antan” mi piacciono molto. Chi è l’altro? unisce in sé tutte queste ottime qualità e ci aggiunge quell’inaspettata cattiveria, quell’imprevedibile idea malata che trasforma un banale film di genere in una piccola gemma. A causa della trama e dei vari ed efficaci colpi di scena (anche se, dopo una vita passata a guardare pellicole simili, non ho potuto beneficiare dell’importantissimo effetto sorpresa…) non potrò scendere troppo nello specifico, quindi mi limiterò a spendere qualche parola sulla realizzazione e gli attori.



La prima cosa che salta agli occhi, o meglio alle orecchie, è la splendida ed inquietante colonna sonora che accompagna Chi è l’altro? fin dai titoli di testa, non a caso opera del veterano Jerry Goldsmith, accompagnata da ricorrenti effetti sonori come il rumore di oggetti all’interno di una scatoletta di latta e il fischiettare del gemello malvagio. La seconda cosa è lo stile “melodrammatico” sia della regia che della sceneggiatura: le immagini ci mostrano una campagna americana d’altri tempi, case in stile Via col Vento, riunioni familiari e sequenze dove a farla da padrone sono strazianti confronti tra consanguinei (fratelli, nonne e nipoti, figli e genitori) o scene di vita quotidiana. Ciò che penetra l’apparente normalità della situazione sono piccoli e disturbanti dettagli come la misteriosa scatoletta che porta con sé il piccolo Niles, l’incombente presenza di un pozzo, l’aspetto vagamente spettrale della bellissima madre del protagonista, le visioni e i primi piani legati al “gioco” che la distinta nonna di origini russe insegna al nipotino prediletto e, infine, alcune inquadrature “strane” che, intelligentemente, anticipano il principale colpo di scena della pellicola.



Ovviamente, Chi è l’altro? non è esente da momenti fin troppo statici, che per fortuna vengono risollevati dalla bravura degli attori che interpretano i due gemelli e la nonna (anche qui non posso scendere troppo nel dettaglio purtroppo, ma la performance del ragazzino che interpreta Niles è semplicemente spettacolare, e diventa sempre più impressionante a mano a mano che la pellicola si avvicina al finale). Anche per quanto riguarda gli omicidi compiuti da Holland viene lasciato ampio spazio all’immaginazione dello spettatore e non ci sono mai immagini troppo esplicite ma, occhio! ciò non vuol dire che le azioni del pargolo manchino di efferatezza, anzi, un paio di assassini sono talmente brutali e crudeli che persino io sono rimasta a bocca aperta. In conclusione, Chi è l’altro? è un oscuro, piccolo capolavoro della suspance che consiglio senza riserve e ringrazio il buon Rosario per avermelo fatto conoscere!

Robert Mulligan è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il buio oltre la siepe e Il grande cuore di Clara. Anche produttore e attore, è morto nel 2008 per una malattia cardiaca, all’età di 83 anni.



John Ritter (vero nome Jonathan Southworth Ritter), qui in uno dei suoi primi ruoli, interpreta Rider. Uno dei più famosi e bravi comici americani, lo ricordo per film come La piccola peste, It (irriconoscibile nel ruolo di Ben Hanscom da adulto!), La piccola peste torna a far danni, Frequenze pericolose e La sposa di Chucky , mentre per la tv ha partecipato a serie come MASH, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, Love Boat, I Robinson, Buffy l’ammazzavampiri, Ally McBeal, Scrubs, Otto semplici regole… per uscire con mia figlia. Anche produttore, è morto nel 2003 per una dissezione dell’aorta, all’età di 54 anni.



Se il film vi fosse piaciuto, ve ne consiglio un altro dalle atmosfere simili, il bellissimo A Venezia… un dicembre rosso shocking. E ora vi lascio con il trailer originale di Chi è l'altro? ENJOY

venerdì 2 settembre 2011

Kung Fu Panda 2 (2011)

Giusto perché ormai l’industria cinematografica si sta parecchio adagiando sugli allori, tra le poche novità e i molti remake presenti al cinema questa settimana arriva un sequel, ovvero Kung Fu Panda 2 di Jennifer Yuh.



Trama: dopo gli eventi del primo film troviamo il panda Po ormai perfettamente integrato nel suo ruolo di Guerriero Dragone, amato e rispettato da amici, cittadini e compagni. Ma all’orizzonte si profila la minaccia del malvagio Shen e della sua temibile arma in grado di annientare per sempre il kung fu…



Come dicevo, l’industria cinematografica, soprattutto quella USA, sta grattando il fondo del barile e sforna remake e sequel in quantità. Per fortuna questo trend non si limita a produrre solo cose pessime, ma anche film pregevoli come Fright Night – Il vampiro della porta accanto e questo Kung Fu Panda 2, che arricchisce e completa la storia del primo episodio maturando anche dal punto di vista dei temi trattati, che diventano più seri e complessi. Mantenendo ovviamente l’essenziale carica umoristica del delizioso panda Po, goffo ed imbranato anche ora che è diventato ufficialmente il Guerriero Dragone, e della maggioranza dei personaggi secondari, gli sceneggiatori in questo sequel scavano infatti nell’infanzia del protagonista, portando in superficie un argomento difficile (soprattutto per il pubblico più giovane; non a caso i bambini presenti in sala sbuffavano spesso e volentieri, senza capire una ceppa) come l’accettazione di un passato angosciante e il tentativo di trasformarlo nella forza necessaria a migliorare sé stessi nel presente, guardando al futuro. Fondamentale, dunque, anche l’introduzione di un villain molto più malvagio rispetto a quello del primo film, vanesio (non a caso è un Pavone), folle e dedito allo sterminio come un novello Erode, spinto dalle profezie di una povera Capra veggente.



Superando questa cupezza e maggior serietà, sorvolando su una sequenza talmente struggente che piango ancora adesso a ripensarci, lo spirito di Kung Fu Panda 2 rimane comunque invariato rispetto al primo capitolo. I personaggi regalano gag a profusione, sia i buoni (Po è, come al solito, una fucina di risate, ma esilarante è anche la Mantide che gioca sulla natura della sua specie, con le femmine che staccano la testa ai maschi, e il nuovo personaggio della veggente, un’irritante Capra che predice persino le parole che stanno per esserle rivolte e cerca di mangiarsi gli abiti del malvagio di turno) che i cattivi (il lupo che, nel descrivere Po, usa aggettivi come “supercoccolo e morbidoso” o anche lo stesso Shen, un malvagio talmente borioso da risultare insopportabile ai suoi stessi sottoposti) e le sequenze d’azione mescolano le tecniche serie delle cinque furie o l’eleganza del pavone all’ovvia incapacità, goffaggine e sfacciataggine occidentale di Po, con risultati che vanno dal semplicemente divertente al geniale (la mia sequenza preferita è senza dubbio quella del Dragone Cinese che mangia ed espelle gli avversari!). Per quanto riguarda l’animazione, è ovviamente spettacolare, sia per quanto riguarda i singoli personaggi che le intere sequenze, soprattutto quando l’arma utilizzata sono i fuochi d’artificio, che regalano immagini assai vicine a quelle degli anime giapponesi, in particolare verso il finale; interessante inoltre l’utilizzo di tre diverse tecniche per mostrare tre diversi tempi narrativi, ovvero la CG per il presente, una sorta di teatrino di ombre cinesi per la storia di Shen e una deliziosa animazione stilizzata per l’infanzia di Po.



Detto questo, Kung Fu Panda 2 non è comunque esente da difetti e risulta sicuramente inferiore (anche se di poco) al primo capitolo. Innanzitutto, sembrerebbe quasi uno spin – off per il mercato dell’home video sia per la sua durata che per la velocità con cui vengono presentati i vari eventi che compongono il film; inoltre, a parte Shen e La Divinatrice, i nuovi “maestri” introdotti non sono niente di trascendentale e possono passare tranquillamente inosservati (tranne il Maestro Croc, che consente allo spettatore attento di riconoscerne al volo il doppiatore originale grazie alla “mossa della spaccata”, tipica di Van Damme). Per quanto riguarda la versione italiana, la pecca grossa come una casa è sempre quella fastidiosa voce che Fabio Volo appioppa a Po; il buon Fabio pare infatti non aver capito che il Panda non è un decerebrato idiota che parla come un bambino piccolo affetto da dislessia (“Ehi, tu, Tigre. Vorrei essere… uuhh… ficofico come te!” Ficofico? Ma per pietà…), ed è un peccato visto che il resto dei doppiatori, soprattutto quello di Shen, fa un lavoro a dir poco egregio. Ma arriverà il giorno in cui Jack Black tirerà una panciata a Volo e troveranno un altro doppiatore, spero. Nel frattempo, gustatevi Kung Fu Panda 2, ovviamente guardandovi i titoli di coda, che mostrano come il cucciolo Po sia arrivato al ristorante di Ping, e asciugandovi l’inevitabile lacrimuccia che scenderà alla vista del Maestro Oogway che pesca sulla luna del logo Dreamworks all’inizio. Ah, aspettatevi anche un terzo capitolo, visto il finale!



Di Jack Black (Po), Gary Oldman (Shen), Dustin Hoffman (Shifu), Angelina Jolie (Tigre), Seth Rogen (Mantide), Jackie Chan (Scimmia), Lucy Liu (Vipera), David Cross (Gru), ho già parlato nei post ai quali potete arrivare seguendo i rispettivi link.

Jennifer Yuh è la regista della pellicola. Americana, già supervisore artistico del primo Kung Fu Panda, ha diretto alcuni episodi della serie animata Spawn. Anche sceneggiatrice, ha 39 anni.



Michelle Yeoh (vero nome, Yeoh Chu – Kheng) in originale presta la voce alla Divinatrice. Malese, ha partecipato a film come Il domani non muore mai, il bellissimo La tigre e il dragone, Memorie di una geisha e La mummia: la tomba dell’Imperatore Dragone, inoltre ha doppiato un episodio della serie Jackie Chan Adventures. Anche produttrice, ha 49 anni e due film in uscita.



Jean – Claude Van Damme (vero nome Jean-Claude Camille François Van Varenberg) in originale presta la voce al Maestro Croc. Attore belga annoverato nella classe dei tamarroni cinematografici esperti di arti marziali, tipo Chuck Norris o Steven Seagal per intenderci, ha partecipato a film sostanzialmente indegni di entrare nella storia del cinema, come ad esempio Lionheart: scommessa vincente, Colpi proibiti, Kickboxer – il nuovo guerriero, Senza tregua e Street Fighter: sfida finale. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 51 anni e quattro film in uscita, tra cui il seguito del geniale I mercenari.



Dennis Haysbert in originale presta la voce al Maestro Ox. Attore americano che ricordo con piacere nei panni del presidente nelle prime stagioni della serie 24, ha partecipato anche a film come Heat – La sfida, Insomnia, Potere assoluto e il bellissimo Far from Heaven; inoltre lo si può vedere in episodi delle serie L’incredibile Hulk, The A – Team, Dallas, Magnum P.I., Genitori in blue jeans e Oltre i limiti. Anche produttore e regista, ha 57 anni e un film in uscita.



Victor Garber in originale presta la voce al Maestro Rhino. Altro grande attore che ricordo innanzitutto per il ruolo in una serie TV, quel meraviglioso Alias dove interpretava il padre della protagonista, Sydney, ha partecipato anche a film come Insonnia d’amore, Titanic, La rivincita delle bionde e Star Trek. Per la TV, ha partecipato a serie come Ai confini della realtà, Sentieri, Law & Order, Oltre i limiti, Frasier, Will & Grace e Ugly Betty. Canadese, ha 62 anni e due film in uscita.

E ora vi lascio con il trailer originale (con la voce di Jack Black!!!!) del film.... ENJOY!!

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