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mercoledì 23 luglio 2025

Incubo finale (1998)

Siccome ho fatto trenta, prima della visione del reboot di So cosa hai fatto ho deciso di riguardare Incubo finale (I Still Know What You Did Last Summer), diretto nel 1998 dal regista Danny Cannon. Il reboot dovrei averlo visto ieri ma da domani sarò a Roma, quindi probabilmente ne parlerò martedì prossimo, tanto so che non tratterrete il fiato nell'attesa di conoscere la mia opinione! 


Trama: un anno dopo gli eventi del primo film, Julie è ancora traumatizzata dal ricordo di Ben Willis e il suo rapporto con Ray è diventato burrascoso. Per tirarle su il morale, l'amica Karla decide di portarla con sé dopo avere vinto un viaggio alle Bahamas, assieme al suo ragazzo Tyrell e all'amico Will, innamorato di Julie. Nel resort, però, cominciano ad accumularsi i cadaveri per mano di chi sembrerebbe proprio Ben Willis redivivo...


Di cos'è successo quando sono andata al cinema a vedere Incubo finale ho già parlato QUI, non starei a ri-raccontarvi l'aneddoto. Diciamo che se avessi guardato So cosa hai fatto prima del suo sequel magari mi sarei divertita di più all'epoca, cosa che ho fatto ora, ma forse non per i motivi che pensate. Anzi, probabilmente non sarebbe andata così, perché non avrei avuto il senso dell'umorismo adatto e "il senno di poi" che mi hanno portata a prendere Incubo finale per la cazzata mortale che è, un film pieno di momenti cringissimi e nato solo per amor di sequel. Se ci riflettete, So cosa hai fatto finiva con Julie nella doccia che veniva attaccata da un Ben Willis che, giustamente, le aveva detto come ultima cosa di "controllare sempre che i morti siano tali", o una cosa del genere. Per dare plausibilità a un seguito, quell'ultima sequenza viene considerata un incubo, e il nuovo film si apre dunque con un altro incubo, cosa che ha reso la vita molto facile ai titolisti italiani, benché malvagi come il loro solito. Quindi, Julie è ancora traumatizzata dagli eventi accorsi negli ultimi due anni (in realtà tutto è cominciato due estati prima, ma il killer se l'è legata al dito, perché lui sa ANCORA cos'ha fatto l'estate scorsa. Mollaci, per Dio.) e continua a non dormire per colpa dei brutti sogni. Per lo stesso motivo, rifiuta di tornare nella cittadina di pescatori dove, invece, è rimasto Ray; il rapporto va male perché lei non torna a casa e lui non ha il belino di andare a trovarla, e la nuova migliore amica di Julie non perde occasione per consigliarle, giustamente, di mandarlo al diavolo, ché lei è fidanzata con un coglione malato di figa, quindi massima esperta in fatto di fidanzati. In tutto questo, ciccia fuori il terzo incomodo, Will, tanto caruccio e con una crush enorme per Julie, e l'occasione per una svolta sentimentale arriva quando Julie e Karla vincono un viaggio alle Bahamas rispondendo telefonicamente a una domanda stupidissima. In realtà, il vero nemico di Julie e Karla è il sistema scolastico americano, quindi gli spettatori mangiano la foglia e loro no, col risultato di correre felici alle Bahamas a fine stagione, e di trovarsi in un resort deserto, flagellato dalle tempeste tropicali, con personale scazzato; in pratica, la riserva di caccia personale del "killer dell'uncino", che riserverà a Julie non solo tanto dolore e paura, ma anche un sacco di Carràmbate, ché Incubo finale è peggio di Beautiful.


Quello che a me non piace della saga (ma magari il nuovo film mi smentirà) è che, a differenza di quanto succedeva a Sidney in Scream, Julie non evolve e Ben lasciamo pure perdere, era inutile nel primo e qui è proprio l'apice della futilità. Però, c'è da dire che Julie sa scegliersi bene le migliori amiche perché, nonostante i gusti discutibili in fatto di uomini, Karla è tosta, simpatica, nonché l'unico personaggio principale che non avrei voluto vedere morto fin dall'inizio. Brandy avrebbe meritato sicuramente più credito come attrice,  perché qui, pur interpretando la tipica ragazza di colore sassy e sensuale, mostra carisma da vendere ed eclissa spesso e volentieri la protagonista. Ciò non accade, invece, per la marea di guest star sfruttate malissimo. Jeffrey Combs compare dieci minuti nei panni di addetto alla reception talmente scoglionato che potrebbe venire nominato ligure ad honorem, Bill Cobbs funge da momentaneo "sospetto" in un omaggio al voodoo che non viene sfruttato se non come nota di colore, e Jack Black... beh, cosa vuoi dire a Jack Black, oltre a "Cristo se sei imbarazzante"? Parrucchetta rasta di ordinanza, una canna o un bong perennemente in mano, umorismo dozzinale, l'attore sembra pronto per una comparsata in Scary Movie, più che in uno slasher "serio", e non sorprende che il suo nome non venga citato nei titoli; anche cercando sul web, troverete solo delle speculazioni sul motivo di questa scelta, ma le ipotesi puntano maggiormente su assennati consigli di manager vinti da vergogna, e non riesco a dare loro torto. L'unico motivo per cui mi sentirei di consigliare Incubo finale, al netto di un paio di momenti splatter ben riusciti, è per concludere in bellezza una serata ad alto tasso alcolico dove ridere fino a stare male della dabbenaggine dei protagonisti (la sequenza del lettino abbronzante è un capolavoro di nonsense) e delle arrampicate sugli specchi dello sceneggiatore Trey Callaway, ma la vita è oggettivamente troppo breve, meglio utilizzare tempo prezioso per qualcosa di più interessante!


Di Jennifer Love Hewitt (Julie James), Freddie Prinze Jr. (Ray Bronson), Bill Cobbs (Estes), Jeffrey Combs (Mr. Brooks), John Hawkes (Dave) e Jack Black (non accreditato, interpreta Titus Telesco) ho parlato ai rispettivi link.

Danny Cannon è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Dredd - La legge sono io ed episodi di serie quali CSI: Miami, CSI - Scena del crimine e Gotham. Anche sceneggiatore e produttore, ha 56 anni. 


Brandy
(vero nome Brandy Rayana Norwood) interpreta Karla Wilson. Americana, famosissima come cantante, ha partecipato a film come The Front Room e a serie quali Sabrina vita da strega e 90210. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 46 anni.


Mekhi Phifer
interpreta Tyrell. Americano, lo ricordo per essere stato il Dr. Pratt di E.R. Medici in prima linea. Ha partecipato a film come Clockers, Girl 6, Shaft, O come Otello, 8 Mile, Honey e L'alba dei morti viventi. Anche produttore e regista, ha 51 anni. 


Jennifer Esposito
, che interpreta Nancy, è l'ex moglie di Bradley Cooper. A Peter Jackson era stato chiesto di dirigere il film ma ha rifiutato, immagino perché dopo The Frighteners aveva qualcosa di più epico per la testa. Incubo finale è il seguito diretto di So cosa hai fatto, la saga è continuata poi con Leggenda mortale, col reboot uscito da qualche giorno in sala e con una serie che potete trovare su Prime Video, So cosa hai fatto. ENJOY!

martedì 17 giugno 2025

Bolla Loves Bruno: The Jackal (1997)

Rirendiamo un po' le fila del discorso anche con la rubrica Bolla Loves Bruno, dopo ben quattro mesi. Oggi tocca a The Jackal, diretto nel 1997 dal regista Michael Caton-Jones.


Trama: dopo la morte del fratello per mano di agenti dell'FBI e di un maggiore russo, un potente boss della mala decide di ingaggiare il misterioso killer The Jackal per vendicarsi. L'FBI chiede così l'aiuto di Declan Mulqueen, ex membro dell'IRA recluso in un carcere americano, nonché l'unica persona al mondo a conoscere il volto dello "sciacallo"...


Dopo l'insuccesso commerciale di Ancora vivo, Bruno ha azzeccato uno dei ruoli migliori della sua carriera grazie al Korben Dallas de Il quinto elemento e si è dato a qualche doppiaggio, prima di comparire in un episodio di Innamorati pazzi nei panni di se stesso. The Jackal arriva nel 1997 sotto i peggiori auspici, perché è il remake del Il giorno dello sciacallo, ed è talmente distante dalla trama fantapolitica imbastita dallo scrittore Frederick Forsyth che quest'ultimo chiede e ottiene di non venire mai citato nei credits. The Jackal, dunque, si dichiara "ispirato", non tratto, dal film Il giorno dello sciacallo (perché nemmeno i realizzatori di quella pellicola erano felici di essere stati tirati in ballo!) e sposta l'azione dalla Francia post seconda guerra mondiale a un'America post guerra fredda in cui FBI ed esercito russo collaborano in apparente serenità. Durante un'operazione congiunta tra le due agenzie, ci rimette la pelle il fratello di un boss della mala russo, il quale si vendica commissionando all'inafferrabile killer The Jackal l'omicidio del capo dell'FBI. Una volta capito che la minaccia è reale, l'FBI e l'esercito russo tirano fuori dal carcere Declan Mulqueen, ex membro dell'IRA che, per motivi legati al suo violento passato, conosce sia il volto che il modus operandi di The Jackal e, soprattutto, ha un conto in sospeso con lui. The Jackal è il tipico "thriller" a base di spie e assassini, che porta lo spettatore a fare il giro del mondo mettendo in campo un killer internazionale che preferisce confondere le acque fino all'estremo, piuttosto che andare da punto A a punto B. La sensazione di stare seduti sulle montagne russe deriva non solo dal continuo cambio di setting ma, soprattutto, dal fatto che Bruce Willis, nei panni di The Jackal, utilizza almeno una ventina di travestimenti diversi, a seconda delle persone con le quali deve interagire e di ciò che è meglio per il compimento della sua missione. La sovrabbondanza di versioni di Bruce Willis, per inciso, era uno dei motivi per cui avevo guardato The Jackal almeno tre volte, all'epoca, approfittando di una videocassetta acquistata assieme a Panorama.


Riguardando The Jackal oggi, ci si rende conto che quei travestimenti sono un po' cheesy e si affidano anche troppo alla natura idiota delle persone che interagiscono con l'assassino (un esempio su tutti: quando, poco prima del finale, The Jackal si traveste da poliziotto durante un evento di massima sicurezza e si permette di farsi i cazzi propri seduto su una panchina, come uno spettatore qualsiasi, e nessuno passa a dirgli di alzare il culo e tornare a lavorare!). Da un punto di vista strettamente attoriale, invece, è una soddisfazione vedere Bruce Willis mantenere un'aura di freddezza glaciale anche sotto i travestimenti più innocui e "compagnoni", così che The Jackal spicchi sempre per carisma rispetto a chi lo circonda, anche quando indossa una camicia di flanella. Lo stesso non si può dire, purtroppo, per Richard Gere, impegnato nell'ennesimo ruolo di piacione dal triste passato. Se, talvolta, il film risulta noioso, è proprio perché il personaggio di Mulqueen non ha la ruvidezza di un terrorista dell'IRA che è stato rinchiuso in un carcere di massima sicurezza per decenni ma sembra, piuttosto, un poliziotto mancato, buonino come Lupo de Lupis. Aggiungo, inoltre, che il doppiaggio italiano (all'epoca ancora meritevole di essere annoverato tra i migliori del mondo) ha messo una pezza all'atroce accento OIRISH in cui si profonde Richard Gere, più fasullo dei travestimenti di Willis. Fa invece sorridere, sempre parlando di attori, vedere un giovanissimo Jack Black nel ruolo di nerd irritante, un J.K. Simmons non ancora famoso usato come un qualsiasi, anonimo attore da infilare nel ruolo di agente dell'FBI, e Daniel Dae Kim come semplice comparsa. Il cast femminile sarebbe anche interessante, purtroppo The Jackal è un film di uomini in cui anche le donne forti, di riffa o di raffa, vengono ridotte al rango di donzelle da difendere, sedotte dal fascino mariuolo di Mulqueen, quindi sia Valentina che Isabella sono degli archetipi, più che dei personaggi con una profondità. In sostanza, The Jackal è il tipico film fine anni '90, con tante belle facce più o meno famose ma privo di stile o guizzi particolari; non è brutto, perché si guarda con piacere, ma è anonimo e sempre a un passo dall'essere mediocre, più che "medio". Per fortuna, c'è tantissimo Bruce Willis in tutte le salse, quindi non potrò mai volergli male. 


Di Bruce Willis (The Jackal), Richard Gere (Declan Mulqueen), J.K. Simmons (Witherspoon), Jack Black (Lamont), Sophie Okonedo (Ragazza giamaicana) e Daniel Dae Kim (Akashi) ho parlato ai rispettivi link.

Michael Caton-Jones è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Doc Hollywood - Dottore in carriera, Rob Roy e Basic Instinct 2. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 68 anni. 


Sidney Poitier
interpreta Preston. Americano, lo ricordo per film come La parete di fango, I gigli del campo, La più grande storia mai raccontata, La calda notte dell'ispettore Tibbs, Indovina chi viene a cena?, Omicidio al neon per l'Ispettore Tibbs, 'L'organizzazione' sfida l'ispettore Tibbs, Nikita spie senza volto e I signori della truffa. Anche regista, produttore e sceneggiatore, è morto nel 2022.


Il ruolo di The Jackal era stato offerto inizialmente a Richard Gere, che ha rifiutato perché preferiva interpretare l'eroe (per il ruolo di Declan erano in lizza Richard Dean Anderson, Alec Baldwin, Jeff Bridges, Gary Busey, Kevin Costner, Harrison Ford, Mel Gibson, Tommy Lee Jones, Michael Keaton, Liam Neeson, Ron Perlman, Dennis Quaid, Arnold Schwarzenegger, Steven Seagal, Sylvester Stallone e Patrick Swayze); non è la prima volta che Richard Gere era stato chiamato per un ruolo andato poi a Bruce Willis, a cominciare dal John McClane di Trappola di cristallo. Rimanendo in tema attori, The Jackal è stato l'ultimo film distribuito in sala in cui ha lavorato Sidney Poitier, prima di dedicarsi a film TV e documentari. Come ho scritto nella recensione, The Jackal è ispirato a Il giorno dello sciacallo, che vi consiglio di vedere se vi interessa l'argomento, per poi provare la serie The Day of The Jackal, uscita qualche anno fa. ENJOY! 



venerdì 16 giugno 2023

Weird: The Al Yankovic Story (2022)

Pur non sapendo nulla dell'oggetto della biografia, ho deciso comunque di guardare Weird: The Al Yankovic Story, diretto e co-sceneggiato dal regista Eric Appel.


Trama: il piccolo Alfred Yankovic cresce per diventare il famosissimo compositore di parodie Weird Al, nonostante il disprezzo del padre. Ma la strada del successo, anche per un artista affermato, è zeppa di insidie...


Ciò che mi ha spinta, senza possibilità di ripensamento, a recuperare Weird: The Al Yankovic Story, sono state le foto di scena che mostravano un Daniel Radcliffe impegnato nell'ennesimo ruolo assurdo, con tanto di baffo, ricci e camicia hawaiiana di ordinanza. Di Al Yankovic, infatti, sapevo praticamente quelle due cose che compongono il trafiletto iniziale di Wikipedia, e non erano sicuramente abbastanza da destare il mio interesse, ché sapete come la comicità americana non sia proprio la mia passione (salvo eccezioni meritevoli), eppure il film di Appel è diventato comunque uno dei miei preferiti dello scorso anno. Seguendo il fil rouge della carriera di Al Yankovic, anche il suo biopic è un'esilarante parodia di ogni biografia mai dedicata a dei musicisti rock, in perfetto contrasto con la vita reale di Yankovic, la quale, per quanto straordinaria, pare non sia stata costellata di eccessi legati a donne, droga, alcool o crimine. Ecco dunque che il film comincia con il disappunto dei genitori verso le passioni del piccolo Al (anche se i genitori di quello vero lo hanno incoraggiato fin dall'inizio), la parabola ascendente di questo genere di storie viene estremizzata a livelli inauditi finché il "divino" Al non inciampa nientemeno che in Madonna, malvagia artefice della sua ovvia parabola discendente con autodistruzione annessa, e a un certo punto la trama sbraga, raggiungendo apici di assurdità demenziali che mi hanno lasciata stesa sul divano, incredula e col mal di pancia dal ridere. A differenza di ciò che mi succede solitamente, alla fine di Weird: The Al Yankovic Story non ho avuto bisogno di documentarmi su internet riguardo alla vita del protagonista, perché questa "fantasia" è tutto ciò che mi serve sapere, nella misura in cui rispetta alla perfezione l'allegra follia, infantile quanto volete ma deliziosamente giocosa, del vero Weird Al.


Il punto di forza di Weird: The Al Yankovic Story è dunque il modo in cui la prevedibilità del soggetto si contrappone all'imprevedibilità dell'esecuzione dei vari cliché, con rimandi mai troppo smaccati, e comunque assai originali, ad eventi reali (accorsi però ad altri, vedi per esempio Jim Morrison), biografie musicali, film di formazione e persino pellicole d'azione e horror, alternati alle canzoni che hanno reso Yankovic una stella in patria, tra le quali ho preferito My Bologna e Another One Rides the Bus, probabilmente per il modo geniale con cui sono state introdotte nel film, e Like a Surgeon, commovente parodia del punto più trash raggiunto dal Blonde Ambition Tour di Madonna (sì, questo punto è un po' anacronistico ma, ehi, Weird Al magari aveva predetto il futuro, che ne sapete!). Altro aspetto che ho adorato di Weird: The Al Yankovic Story è la presenza di tantissimi attori che si sono prestati a comparire come guest star, degno accompagnamento alla performance di un Daniel Radcliffe che, patato, cerca in ogni modo di cancellare dalla mente dello spettatore il ricordo di Harry Potter, riuscendoci senza troppi problemi. E' una vera fortuna che il buon Radcliffe sia rinsavito, dopo aver tentato la carta degli horror/fantasy per ragazzine sospiranti che ancora non ne avevano abbastanza del maghetto e vedevano in lui un eroe romanticamente depresso alla Edward Cullen, e abbia deciso di buttarsi nei film e nei personaggi assurdi, perché il suo Weird Al, con gli occhi stralunati da bambino e il fisico scolpito, è una bestia ancora più strana dell'originale ed è l'ennesimo elemento inaspettato capace di far ricordare per lungo tempo quella che rischiava di essere una banale biografia. Purtroppo, nonostante l'appello finale all'Academy, dubito che Weird: The Al Yankovic Story finirà mai nel novero dei biopic degni di essere candidati, quando invece Dio solo sa quanto ci sarebbe bisogno di film simili per rinfrescare un genere che nel giro di un paio di mesi mi uscirà letteralmente dalle orecchie!
 

Di Daniel Radcliffe (Weird Al), Lin-Manuel Miranda (Dottore), Rainn Wilson (Dr. Demento), Julianne Nicholson (Mary), Spencer Treat Clark (Steve), Patton Oswalt (Heckler), Jack Black (Wolfman Jack), David Dastmalchian (John Deacon), Evan Rachel Wood (Madonna) e Seth Green (Radio DJ) ho già parlato ai rispettivi link. 

Eric Appel è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, è al suo primo lungometraggio ma ha diretto episodi di serie come The Office, The Michael J. Fox Show e Son of Zorn. Anche produttore e attore, ha 42 anni. 


Toby Huss interpreta Nick. Americano, ha partecipato a film come Ritorno dal nulla, Giù le mani dal mio periscopio, Jerry Maguire, Indiavolato, Cowboys & Aliens, Bad Milo!, The Invitation, Ghostbusters, Halloween, The Rental, Blonde e serie quali Hercules, The Office, 30 Rock, Criminal Minds, CSI - Scena del crimine, Feud e Outcast; come doppiatore ha lavorato in R.I.P.D. - Poliziotti dall'aldilà, Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America, Capitol Critters, King of the Hill, Adventure Time, The Cleveland Show e Beavis and Butt-Head. Anche sceneggiatore e produttore, ha 57 anni e due film in uscita. 


"Weird Al" Yankovic interpreta Tony Scotti. Americano, ha partecipato a film come Una pallottola spuntata, Una pallottola spuntata 2½ - L'odore della paura, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Spia e lascia spiare, Halloween II e a serie quali How I Met Your Mother; come doppiatore ha lavorato in Sabrina, Johnny Bravo, I Simpson, Uncle Grandpa, Adventure Time, Robot Chicken, Teen Titans Go!, My Little Pony: L'amicizia è magica, Bojack Horseman e American Dad!. Anche produttore, cantante, compositore, sceneggiatore, regista e animatore, ha 63 anni e un film in uscita.

Conan O'Brien compare nei panni di Andy Warhol. Se Daniel Radcliffe, la prima scelta di Weird Al per il ruolo di se stesso, non fosse stato disponibile, gli autori avrebbero provato con Adam Driver. Se Weird: The Al Yankovich Story vi fosse piaciuto recuperate Ed Wood, The Anchorman e Morto Stalin se ne fa un altro. ENJOY!

venerdì 9 novembre 2018

Il mistero della casa del tempo (2018)

Mercoledì sono andata a vedere Il mistero della casa del tempo (The House with a Clock in its Walls), diretto dal regista Eli Roth e tratto dal libro omonimo di John Bellairs.


Trama: rimasto orfano, il piccolo Lewis va a vivere con lo zio Jonathan, il quale si rivela essere uno stregone. La vita di Lewis si arricchisce così di incredibile magia ma la casa di Jonathan nasconde anche un pericoloso segreto...


E così, dopo l'horror, il thriller sexy e l'action, Eli Roth è approdato al fantasy per ragazzini. Benché la notizia mi avesse fatto storcere abbastanza il naso, una volta visti i primi trailer la curiosità di vedere Il mistero della casa del tempo era indubbiamente salita e così, quando è uscito, sono corsa quasi subito al cinema. Prodotto dalla Amblin, il film è  un'avventura fantastica con tutti i crismi, che strizza l'occhio al vecchio L'apprendista stregone della Disney, alla saga di Harry Potter, al primo Piccoli Brividi e a cose un po' più di "nicchia" e lontane da un pubblico di ragazzini come Hugo Cabret, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet e persino i capolavori di Wes Anderson. Da questi ultimi è stata sicuramente mutuata la natura weird e fondamentalmente stilosetta del piccolo protagonista, un topino di biblioteca munito di occhialoni e immancabile farfallino d'ordinanza, capitato a casa di un uomo che fa dello "strano", della diversità, i punti di forza dai quali ricavare le magie più folli. Al di là dell'aspetto magico, sul quale tornerò nel prossimo paragrafo, la trama de Il mistero della casa del tempo mette in scena una famiglia che più atipica non si può, composta da due "genitori" che tali non sono, amici di vecchissima data che si aiutano a vicenda a superare i rispettivi traumi del passato e si imbarcano nel difficile compito di tenere sott'occhio un ragazzino con tanti problemi e tantissime qualità positive; attraverso quest'ultimo, persino due maghi scafati impareranno che l'importante nella vita è non arrendersi mai, nemmeno di fronte alle tragedie più grandi (tra le righe, ci sono riferimenti ai campi di concentramento), mentre il piccoletto imparerà a fare tesoro delle proprie particolarità, per quanto possano risultare strane agli occhi degli altri, e a trovare la vera forza in se stesso. Un film per tutta la famiglia, quindi, reso più "pepato" da quel pizzico di horror inserito nella ricetta, tra necromanzia, morti che ritornano, omicidi, qualche goccia di sangue e momenti di genuino terrore a base di pupazzi meccanici e burattini semoventi che probabilmente ai bambini non diranno nulla ma porco schifo io volevo uscire di corsa dalla sala.


Piccoli tocchi alla Eli Roth, dunque? Mah. A parte il cameo del regista e la comparsa della ex (mwahaahahahaha!!! scusate) moglie Lorenza Izzo, la mano di cialtronetto Roth non si percepisce quasi, tanto il "ragazzo" ha ripulito il suo stile. La regia è classica che più non si può e, rispetto all'abilità dietro la cinepresa, quello che si apprezza maggiormente ne Il mistero della casa del tempo è l'immenso lavoro dietro le bellissime scenografie, con la favolosa casa di Jonathan che prende vita più grazie ai dettagli dell'infinità di orologi, arredi, affreschi, vetrate, scale e porte che ai pur validi effetti speciali, per non parlare dei gradevoli costumi, che danno un tocco di personalità in più ad ogni personaggio. Gli effetti speciali invece sono una delle note dolenti del film. Per la maggior parte della durata, il tocco della magia digitale non si avverte quasi o, meglio, è perfettamente amalgamata alle sequenze, le arricchisce con una delicatezza rara per questo genere di pellicola; purtroppo, verso il finale ci sono un paio di aberrazioni capaci di far venire i brividi e non parlo delle già citate bambole (splendide nella loro inquietante bruttezza) quanto piuttosto del povero Jack Black ridotto a infante col testone, picco trash che fa il paio con la scelta di far defecare di continuo la siepe-leone mentre Neil Marshall ringrazia per la citazione al suo The Bad Seed. Niente da dire invece per Jack Black e Cate Blanchett, entrambi bravissimi, palesemente divertiti e dotati di un'alchimia non comune, mentre il povero Kyle MacLachlan purtroppo compare davvero poco e, nonostante tutto ruoti attorno a lui, mi è parso un villain non troppo incisivo. Insomma, l'approccio di Eli Roth al fantasy per ragazzi ha portato a un film gradevole e simpatico, valido per passare un paio d'ore di svago, nulla più e nulla meno. Il rischio, se di rischio si può parlare, è che con questo andazzo Roth diventi uno dei mille registi senza infamia e senza lode che popolano Hollywood, privo di tratti distintivi e perfetto per assecondare i bisogni dei vari studios. Per carità, la gente così ci campa e Roth non è mai stato chissà quale Autore, però mi permetto di provare lo stesso un po' di tristezza.


Del regista Eli Roth, che compare anche nei panni di Compagno Ivan, ho già parlato QUI. Jack Black (Jonathan Barnavelt), Cate Blanchett (Florence Zimmerman), Kyle MacLachlan (Isaac Izard), Colleen Camp (Mrs. Hanchett) e Lorenza Izzo (Mamma) li trovate invece ai rispettivi link.


Sunny Suljic, che interpreta Tarby Corrigan, era l'inquietante figlio di Colin Farrel ne Il sacrificio del cervo sacro. Se Il mistero della casa del tempo vi fosse piaciuto recuperate Piccoli brividi. ENJOY!


venerdì 27 aprile 2018

Jumanji - Benvenuti nella giungla (2017)

Tra una cosa e l'altra non ero riuscita ad andare al cinema a vedere Jumanji - Benvenuti nella giungla (Jumanji - Welcome to the Jungle), diretto nel 2017 dal regista Jake Kasdan e ispirato al libro Jumanji di Chris Van Allsburg, però appena si è reso disponibile (è uscito la settimana scorsa in DVD e Blu-Ray) l'ho recuperato, spinta dai giudizi positivi di tutti quelli che lo avevano visto!


Trama: quattro adolescenti vengono risucchiati nel videogame Jumanji e bloccati nel corpo di avatar ben diversi da loro. Per tornare alla realtà dovranno finire il gioco ma non sarà facile...



E' sempre facile parlare di come i remake/reboot odierni rovinino l'infanzia di chi, come la sottoscritta, ha vissuto quella fase della vita negli anni '80 o '90, però prima o poi bisogna scendere a patti con l'innegabile fatto che non tutti i prodotti che all'epoca ci sembravano meravigliosi sono riusciti a resistere all'usura del tempo e, insomma, visti oggi risultano davvero poca cosa. Dal mio umile punto di vista nell'elenco dei film da ridimensionare c'è il Jumanji del 1995, ancora oggi molto gradevole per la storia, per gli effetti speciali all'epoca eccelsi e ovviamente per la presenza dell'indimenticabile Robin Williams, ma non una di quelle pellicole che definirei "intoccabili" o impossibili da migliorare e rinfrescare a beneficio delle nuove generazioni. Lo dimostra il fatto che Jumanji - Benvenuti nella giungla, film al quale non avrei dato un euro non tanto per amore dell'originale ma proprio perché mi sembrava una cretinata fatta e finita, è invece un'opera divertentissima ed esaltante dall'inizio alla fine, un bel film D'AVVENTURA come non se ne realizzano più, popolato da personaggi ben definiti e ancor meglio assortiti. Vero è che in questa "versione" della storia si perde un po' il caos portato da un gioco in scatola in grado di modificare la realtà preferendo un videogame che risucchia le persone all'interno di sé stesso (come accadeva, se non ricordo male, nel cartone animato), però questo escamotage narrativo consente di avere per protagonisti dei ragazzi completamente distanti dall'immagine e dai pregi dei loro avatar, con risultati esilaranti, e di sfruttare i cliché dei videogame per creare situazioni estreme che nell'altro film avrebbero sicuramente decretato la morte dei personaggi, raggiungendo così un risultato ancora più spettacolare. L'unico difetto riscontrabile in fase di sceneggiatura è a mio parere la presenza di un villain schifido quanto si vuole ma poco presente e, ancor peggio, poco carismatico, ma se si guarda alla sua natura come a quella di un cattivo, per l'appunto, "da videogame", la cosa avrebbe anche senso, così come ha senso la palese suddivisione in livelli con prove da superare sempre più ardue, enigmi, insidie nascoste ed easter egg come nella miglior tradizione dei videogiochi d'avventura anni '80/'90.


Detto questo, al di là della trama simpatica e degli effetti speciali bellissimi, soprattutto quando sono implicati gli animali (qui ci sono elefanti, ippopotami, rinoceronti, ghepardi, serpenti ed insetti assortiti) e i modi rocamboleschi in cui i nostri devono cercare di fuggire dalla loro minaccia, ciò che ho amato di questo Jumanji sono gli attori. Mai avrei creduto di dover tessere l'elogio di Dwayne Johnson su questo blog ma il vecchio "The Rock" ha trovato il modo perfetto di mettere al servizio del divertimento dello spettatore il suo fisico prendendosi in giro in maniera deliziosa, una cosa che era riuscita bene solo allo Schwarzenegger dei tempi d'oro: vedere il personaggio di Smolder Bravestone "smolderare" per davvero (se qualcuno sa com'è stato reso il gioco di parole in italiano me lo fa sapere, per cortesia? Thanks!) oppure strillare come una pazza alla vista di uno scoiattolo mi ha aperto gli occhi su quanto Dwayne Johnson sia un attore molto onesto e versatile anche se non arriverà mai a vincere l'Oscar e per questo non posso che volergli bene. Il migliore, neanche a dirlo, resta però sempre Jack Black negli inediti panni di ragazzina piena di sé intrappolata nel corpo di un ciccione, ruolo che molti comici avrebbero caricato fino a renderlo ridicolo mentre invece l'ottimo Jack scava nella psiche di Bethany, facendola maturare man mano che l'avventura in Jumanji prosegue, al punto che sinceramente sul finale mi si è spezzato il cuore per un motivo che non vi spoilero. Bravissimi anche l'atletica Karen Gillan (strepitosa nelle coreografie "danzerecce") e l'esilarante Kevin Hart, ognuno alle prese con personaggi difficili da delineare tenendo conto sia della loro natura umana che di quella videoludica e per questo ancora più apprezzabili. Jumanji - Benvenuti nella giungla non sarà il film dell'anno ma mette tranquillamente a tacere tutti i criticoni malcontenti dell'internet senza devastare l'infanzia a chicchessia e, soprattutto, fa venire voglia di veder tornare Smolder Bravestone e i suoi compari (senza dimenticare l'adorabile e britannico Nigel) per una nuova avventura scandita dal suono dei terribili tamburi di Jumanji!


Di Dwayne Johnson (Spencer), Kevin Hart (Fridge), Jack Black (Bethany), Karen Gillan (Martha), Rhys Darby (Nigel), Bobby Cannavale (Van Pelt), Missi Pyle (Coach Web) e Tim Matheson (Vecchio Vreeke), ho parlato già ai rispettivi link.

Jake Kasdan è il regista della pellicola. Americano, figlio di Lawrence Kasdan, ha diretto film come Orange County e Bad Teacher - Una cattiva maestra. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 44 anni.


Alex Wolff interpreta il giovane Spencer. Fratello ancor più brutto ma decisamente più simpatico di Nat Wolff, ha partecipato a film come Lo spaventapassere, Il mio grosso grasso matrimonio greco 2, My Friend Dahmer e a serie quali Monk, inoltre ha lavorato come doppiatore per l'edizione USA de La collina dei papaveri. Americano, ha 21 anni e tre film in uscita.


Colin Hanks interpreta Alex da adulto. Americano, figlio di Tom Hanks, ha partecipato a film come Music Graffiti, Orange County, King Kong, Tenacious D e il destino del rock, Parkland e a serie quali Roswell, Band of Brothers, The O.C., Numb3rs, Dexter e Fargo, inoltre ha lavorato come doppiatore in serie come Robot Chicken. Anche regista e produttore, ha 41 anni.


Nick Jonas, che interpreta Alex, oltre ad essere un membro di quei Jonas Brothers di cui fortunatamente oggi non dovrebbe ricordarsi nessuno era anche il mitico Boone della prima serie di Scream Queens; il fanciullo ha funto da ripiego per Tom Holland, scelto per il ruolo ma impegnato sul set di Spider-Man: Homecoming. Ovviamente, se Jumanji - Benvenuti nella giungla vi fosse piaciuto dovete recuperare il suo "prequel" Jumanji e aspettare un terzo capitolo della saga, visto che pochi mesi fa sono stati riconfermati sceneggiatori e cast al gran completo! ENJOY!

martedì 29 marzo 2016

Kung Fu Panda 3 (2016)

Nonostante tutto il mondo fosse sconvolto dall'hype per Batman vs Superman, io ho bellamente ignoranto Mr. Wayne e Mr. Kent preferendo la visione di Kung Fu Panda 3, diretto dai registi Alessandro Carloni e Jennifer Yuh Nelson.


Trama: mentre il crudele Kai riesce a fuggire dal regno degli spiriti dove era confinato, il panda Po deve trovare la sua reale identità come Guerriero Dragone e affrontare il ritorno del vero padre...


Alla fine di questo terzo episodio posso tranquillamente dire che quella di Kung Fu Panda è una delle migliori trilogie mai girate, ovviamente con tutti i limiti del caso, non fraintendete. Il bello di questa serie di film infatti è che il protagonista Po, panda teneroso, cicciottello e pasticcione, cresce diventando un vero maestro del Kung Fu gradualmente, affrontando in ogni film una sfida che lo eleva di uno scalino rispetto alla sua condizione precedente, senza mai snaturarne l'essenza di bambinone combina guai; per intenderci, non vedremo mai Po diventare un eroe tragico alla Goku perché ogni suo passo verso la consapevolezza è costellato di piccoli momenti umoristici e, soprattutto, un'enorme umiltà. Ciò vale anche per questo ultimo episodio, che inizia con un Guerriero Dragone "adagiato" in una routine fatta di battaglie e allenamenti. Ma cosa significa davvero essere IL Guerriero Dragone? Cosa lo differenzia da combattenti ben più abili come, solo per fare due nomi, Tigre e il maestro Shifu? Eh, qualcosa di importantissimo c'è e il film lo rende chiaro e palese agli occhi dei piccoli spettatori, introducendo la tanto chiacchierata (almeno in Italia) figura del vero padre di Po, un pandone pasticcione ed esageratamente chiassoso, tanto quanto il figlio, e l'intera comunità dei suoi tenerissimi simili, uno più pacioccone e bello dell'altro. La ricerca delle proprie radici, la necessità di collaborare e migliorare sé stessi, la consapevolezza che il concetto di famiglia non può e non deve essere limitato ai legami di sangue, sono tutti temi importantissimi che vengono snocciolati con naturalezza tra un combattimento e l'altro, tra una risata e una lacrima, mentre gli sceneggiatori cercano di dare spazio non solo a Po ma anche a tutti i comprimari tanto amati da chi ha seguito la saga fin dall'inizio.


Kung Fu Panda 3 è come sempre molto bello anche visivamente. Sarà stata la grandezza della sala o dello schermo ma mi è parso che stavolta i personaggi fossero molto più realistici per quel che riguarda la resa del pelo (meravigliosamente morbido!!) e delle fattezze in generale, mentre le mosse di kung fu mi sono sembrate molto più fluide. L'animazione, come accadeva anche negli altri due film, alterna la CGI a disegni chiaramente ispirati alle stampe cinesi, soprattutto quando occorre introdurre dei flashback o delle leggende ricavate dalle storiche pergamene custodite da Shifu, e i due registi ricorrono spesso alla tecnica dello split screen, soprattutto durante le scene d'azione più concitate. Il character design dei personaggi nuovi, in gran parte ovviamente panda, è incredibilmente delicato e tenero, ogni animalotto è caratterizzato in modo che non sia possibile confonderlo con un altro e non avete idea di che esplosione di pucciosità siano i pandini, uno più bello dell'altro; il cattivo nuovo, Kai, è connotato come già succedeva ai tempi del primo Kung Fu Panda con un abbondante utilizzo del verde "ooze", concentrato di spettrale malvagità che si scatena nei terribili guerrieri di Giada che accompagnano il villain, ma purtroppo non raggiunge le vette di teatrale crudeltà del pavone del capitolo precedente, rischiando di cadere presto nel dimenticatoio come predetto dall'inside joke presente all'interno della pellicola. E se le sequenze ambientate nel Regno dello Spirito meritano il voto dieci per i colori e la fantasia con cui sono state realizzate, l'unico rammarico che mi resta è che Scimmia, Gru e Mantide siano un po' diventati i guerrieri scemi del villaggio, perdendo buona parte di quella tridimensionalità che, fortunatamente, non è venuta meno a Tigre e Shifu. E ora, prima di concludere, parliamo un po' della...


TERRIBILE QUESTIONE GENDER (Contiene Spoiler)

Cari genitori,
prima di impedire ai vostri bambini di andare a vedere un film delizioso come Kung Fu Panda perché temete che esso possa pregiudicare non solo la loro identità sessuale futura ma anche il loro concetto di Famiglia Giusta, leggete queste due righe. Il panda Po viene cresciuto da un papero maschio e single perché quest'ultimo un giorno se lo vede piombare nel ristorante poco più che neonato. Non è che il vero padre, un panda per inciso, abbia deciso di abbandonarlo ma, capitelo, credeva fosse morto assieme alla moglie quando il loro villaggio è stato assaltato. E aggiungo anche che la mamma di Po viene più volte nominata nel corso del film, compianta nonché lodata per l'eroico sacrificio che l'ha portata a salvare la vita del pargolo. Quando il vero padre di Po torna a riabbracciarlo, NESSUNO mette in discussione la sua paternità, nessuno chiede a gran voce che panda e papero si uniscano in matrimonio per crescere il protagonista; piuttosto, i due padri riconoscono reciprocamente i rispettivi meriti e il loro rapporto, dopo la diffidenza e la gelosia iniziali, diventa una rispettosa e profonda amicizia. Tutto per il bene di Po che, in buona sostanza, capisce di essere stato cresciuto non solo da panda e papero, ma anche dal maestro Shifu, da maestro Oogway, da tutti gli amici, uomini e donne che siano, che hanno sempre avuto fiducia in lui. Quindi cari, perfetti genitori, andate a vedere Kung Fu Panda 3 tranquilli, ché il Gender non verrà a mordervi le chiappe e magari per una volta riuscirete anche a farvi una risata invece di prendere tutto così maledettamente sul serio!


 Della regista Jennifer Yuh Nelson ho già parlato QUI. Jack Black (Po), Bryan Cranston (Li), Dustin Hoffman (Shifu), Angelina Jolie (Tigre), J.K. Simmons (Kai),  Jackie Chan (Scimmia), Seth Rogen (Mantide), Lucy Liu (Vipera), David Cross (Gru), James Hong (Ping) e Jean-Claude Van Damme (Maestro Coccodrillo) li trovate invece ai rispettivi link.

Alessandro Carloni è il co-regista della pellicola. Nato a Bologna, è al suo primo lungometraggio. Anche animatore e tecnico degli effetti speciali, ha 38 anni.


Kate Hudson (vero nome Kare Garry Hudson) è la voce originale di Mei Mei. Americana, figlia di Goldie Hawn, la ricordo per film come Quasi famosi, The Skeleton Key e Tu, io e Dupree, inoltre ha partecipato a serie come Party of Five e Glee. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 37 anni e tre film in uscita.


Tra gli altri doppiatori originali segnalo la presenza fissa Randall Duk Kim, che come negli altri episodi doppia il maestro Oogway, Wayne Knight, che invece presta la voce a Big Fun e Hom-Lee, e quattro dei figli della coppia Angelina Jolie/Brad Pitt, ovvero Pax, Knox, Zahara e Shiloh, tutti a doppiare i piccoli pandini mentre Rebel Wilson e Jamie Campbell Bower hanno rispettivamente dovuto rinunciare ai ruoli di Mei Mei e Li. I boss della Dreamworks hanno confermato che questo non sarà l'ultimo film della franchise ma che ce ne saranno ancora almeno tre; nell'attesa, se Kung Fu Panda 3 vi fosse piaciuto recuperate i primi due film e aggiungete I segreti dei cinque cicloni, il corto Kung Fu Panda Holiday, la serie Kung Fu Panda - Mitiche avventure e i corti Kung Fu Panda: I segreti dei maestri e Kung Fu Panda: Secrets of the Scroll. ENJOY!

martedì 2 febbraio 2016

Piccoli brividi (2015)

Prendiamoci un attimo una pausa dalla corsa verso gli Oscar e torniamo a parlare di film supercazzola come Piccoli brividi (Goosebumps), diretto nel 2015 dal regista Rob Letterman e tratto dall'omonima serie di libri scritta da R.L.Stine.


Trama: Zach e la madre si trasferiscono in una nuova casa e si ritrovano subito ad avere a che fare con le bizzarrie dei vicini, un padre misantropo e una figlia alla quale viene impedito di uscire di casa. Preoccupato per la ragazza, Zach si introduce furtivamente nella casa accanto e scopre che il suo vicino altri non è che il famoso scrittore R.L.Stine i cui libri, se incautamente aperti, possono scatenare il caos...



Quando ero ragazzina avevano cominciato a fare capolino nelle librerie e persino nelle edicole italiane dei piccoli libricini dalle copertine sgargianti e dagli inquietanti dorsi verde fluo scritti da tale R.L. Stine. La collana Piccoli Brividi si affacciava sul mercato italiano pronta a diventare un cult tra i giovani lettori affamati di un horror alla loro portata e persino io, nonostante l'embargo posto da mia madre su OGNI cosa che andasse di moda tra i miei coetanei (vi parrà strano ma non ho mai avuto un Tamagotchi, un capo della Energy, un Game Boy, un Popples, ecc. ecc.) ero riuscita a leggerne un paio di straforo dalla mia amica fortunata che li aveva praticamente tutti. Non so quale sarebbe la mia reazione se dovessi rispolverarli oggi ma un paio mi avevano messo una discreta strizza addosso e, per l'età che avevo, erano anche piuttosto "pesi" ed inquietanti: ricordo bene il primo, La casa della morte, e ovviamente Il pupazzo parlante, terrificante già dalla copertina, mentre gli altri non mi sono rimasti particolarmente impressi, forse perché a son di scrivere più spesso di Stephen King il povero Stine aveva perso in freschezza, chissà. A parte questo, la peculiarità di questi romanzetti era l'abbondanza di twist finali, capaci di lasciare il giovane lettore a bocca aperta e per nulla tranquillo e questa caratteristica viene rispettata dal film di Rob Letterman che, in due parole, è praticamente un compendio enciclopedico della collana Piccoli brividi. Partendo da due romanzi fondamentali, il già citato Il pupazzo parlante e L'avventura del mostruoso Blob, la pellicola combina il terrificante personaggio del pupazzo Slappy e i poteri di una macchina da scrivere capace di dare letteralmente vita alle parole stampate, mescolando il tutto all'interno di una trama che, a tratti, ricorda quella di Inkheart - La leggenda del cuore d'inchiostro (il finale è assai simile). Il risultato è una gradevole avventura per ragazzini dalle tinte horror, che scorre piacevole e senza troppe sorprese fino alla fine, apprezzabile più per la simpatia dei personaggi e per l'abbondante dose di umorismo che per i mostri presenti sullo schermo, troppo poco caratterizzati per fare realmente paura (pupazzo a parte, ovvio!!).


Di sicuro gli appassionati della serie cartacea avranno parecchio di cui gioire, visto che il bestiario di mostri messo in campo dagli sceneggiatori è vario ed abbondante, inoltre gli effetti speciali sono molto ben fatti e sfruttano al meglio le tecnologie moderne; validissimo soprattutto il lavoro degli scenografi, impegnati a creare il meraviglioso luna park abbandonato in mezzo al bosco e l'evocativa magione di Stine e figliola, per me le due cose più belle del film. Altro motivo di felicità, almeno per la sottoscritta, è il ritorno di un Jack Black in piena forma, perfettamente a suo agio nei panni del burbero Stine e quasi "affascinante" nelle sue pose da intellettuale maledetto, ancora capace di fare ridere di cuore grazie alla sua incredibile mimica facciale e alla sua parlantina. Il cast di supporto, formato da attori giovanissimi e bravi caratteristi, è altrettanto valido e non avete idea di quanto mi abbia fatto piacere, per una volta, vedere sullo schermo degli adolescenti simpatici e non caratterizzati dal fastidioso "angst" che tanto va di moda nelle produzioni americane: solitamente un ragazzino "strappato" da New York e portato di peso in un paesino disperso nella provincia americana viene rappresentato come un insopportabile stracciamaroni, invece il povero Zach è comprensivo e gentile, davvero gradevole. Certo, forse avrebbe giovato a Piccoli Brividi un po' di cattiveria in più (non mi basta l'indisponenza del pur bravo Jack Black) e qualche momento volutamente strappalacrime con spiegone annesso in meno, tuttavia considerato che si tratta di un film per bambini/ragazzini va bene così, se voglio un horror tout-court so dove andare a pescare, letteralmente. Quindi, in definitiva, Piccoli brividi è un film che consiglio per una serata spensierata, magari passata con i vostri pargoli; se anche non ne avete guardatelo, l'effetto "nostalgia degli anni '90" è sicuramente garantito!


Del regista Rob Letterman ho già parlato QUI mentre Jack Black (che interpreta Stine e in originale presta la voce a Slappy e al Ragazzo Invisibile) lo trovate QUA.

Dylan Minnette interpreta Zach. Americano, ha partecipato a film come Blood Story, Prisoners e a serie come Due uomini e mezzo, Prison Break, Grey's Anatomy, Ghost Whisperer, Supernatural, Lost, Medium e Agents of S.H.I.E.L.D.. Ha 20 anni e due film in uscita.


Amy Ryan (vero nome Amy Beth Dziewiontkowski) interpreta Gale. Americana, ha partecipato a film come Truman Capote - A sangue freddo, Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) e a serie come Quell'uragano di papà e ER Medici in prima linea. Anche produttrice, ha 48 anni e tre film in uscita.


Nel 1998 si vociferava che Tim Burton avrebbe prodotto e diretto Piccoli brividi ma alla fine il progetto è sfumato e addirittura prima pare che George A. Romero avesse scritto la bozza di un film basato sui libri di R.L. Stine; proprio negli stessi anni, ovvero dal 1995 al 1998, è andata in onda la serie Piccoli brividi, arrivata qualche tempo dopo anche in Italia. Quindi se il film vi fosse piaciuto recuperatela (se riuscite!) e aggiungete Gremlins, Scuola di mostri, Aracnofobia e Tremors. ENJOY!

domenica 28 luglio 2013

Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (2004)

Continuiamo con le recensioni di supercazzole tipicamente estive proseguendo sul filone powersiano per arrivare ad un altro dei miei cult: Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy (Anchorman: The Legend of Ron Burgundy), diretto nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: Ron Burgundy è l’anchorman numero uno di San Diego e assieme alla sua squadra di giornalisti, tutti rigorosamente uomini, è all’apice del successo. Questo finché non arriva Veronica Corningstone, bionda agguerrita e decisa ad affermarsi proprio come primo anchorman donna…


La prima volta che ho potuto “ascoltare” e ovviamente vedere la leggenda di Ron Burgundy ero su un enorme autobus in Australia, diretta a una delle tappe dell’incredibile tour che mi avrebbe portata, tra le altre cose, ad Ayer’s Rock. All’epoca avevo capito il minimo indispensabile per farmi delle grassissime risate e ricordare questo film come un cult che avrei dovuto assolutamente recuperare... e la seconda visione ha ovviamente confermato la sensazione. E pensare che come attori non sopporto né Will Ferrell Steve Carell, invece in Anchorman mi fanno entrambi morire dalle risate, basta solo che aprano bocca, ma non è solo questo a rendere il film uno dei miei preferiti. La verità è che, di solito, è molto difficile conciliare supercazzola farsesca al limite dell'incredibile e comicità un po' più "classica" perché o si rischia di avere un film talmente surreale che la risata viene strappata quasi per stupore, oppure una robetta stantia che ricalca sempre gli stessi cliché, invece Anchorman riesce a dosare tutti questi ingredienti e a tirarne fuori un mix vincente.


La storia segue il solito percorso successo-caduta-redenzione, con il protagonista dipinto come un ignorantissimo anchorman che tiene in pugno la città di San Diego (stay classy, San Diego) nonostante non sappia neppure presentare il notiziario senza leggere tutto quello che passa sul gobbo. Ferrell, conciato come una pornostar anni '70, è favoloso e inanella una gag dopo l'altra, degnamente spalleggiato dalla divertente Christina Applegate e, soprattutto, dal trio di presentatori formato da Paul Rudd, David Koechner e Steve Carell, ognuno dotato di un esilarante tratto distintivo e caratterizzato benissimo: solo per fare un esempio, il quoziente intellettivo del personaggio di Carell dovrebbe essere uguale, se non inferiore, a quello di Zach Galifianakis in Una notte da leoni, eppure fa ridere e non stufa perché ogni sua uscita è contestualizzata e centellinata, senza che la sceneggiatura lo renda il centro dell'attenzione. Dalla storia principale, di tanto in tanto si snodano dei siparietti zeppi di guest star che varrebbero da soli la visione del film per l'incredibile gusto dell'assurdo con cui sono stati girati (la battaglia tra anchormen è a dir poco favolosa) e persino i pochi numeri musicali, che di solito detesto, si incastrano perfettamente nella trama e sono molto piacevoli. Altro non aggiungo perché, per parafrasare un video de Er Piotta, Anchorman "nun va visto, va vissuto".. e come visione estiva è a dir poco perfetto!!


Di Will Ferrell (Ron Burgundy), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), David Koechner (Champ Kind), Seth Rogen (il cameraman), Danny Trejo (il barista), Ben Stiller (Arturo Mendes), Jack Black (Steve Graff), Missi Pyle (la custode dello zoo), Tim Robbins (il bieco presentatore della tv pubblica) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Adam McKay è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby (rifiuto di usare il titolo italiano, perdonate…) e Fratellastri a 40 anni. Anche produttore e attore, ha 45 anni e un film in uscita, Ron Burgundy: The Legend Continues.


Christina Applegate interpreta Veronica Corningstone. Americana, ha partecipato a film come Non dite a mamma che la babysitter è morta, Mars Attacks!, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e ha doppiato Alvin Superstar 2 e Alvin Superstar 3 – Si salvi chi può!. Ha inoltre partecipato alle serie Casa Keaton, 21 Jump Street e Friends. Anche produttrice, ha 42 anni e due film in uscita, tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues.


Fred Willard interpreta Ed Harken. Americano, ha partecipato a film come Le notti di Salem, Roxanne, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, American Trip – Il primo viaggio non si scorda mai, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e a serie come Love Boat, Saranno famosi, La signora in giallo, Friends, Otto sotto un tetto, Clueless, Pappa e ciccia, Sabrina vita da strega, Innamorati pazzi, Ally McBeal, That’ 70s Show e Wizards of Waverly Place. Come doppiatore, ha lavorato per le serie I Simpson, I Griffin, Il laboratorio di Dexter, Kim Possible e per il film Monster House. Anche sceneggiatore, ha 74 anni e tre film in uscita.


Luke Wilson (vero nome Luke Cunningham Wilson) interpreta Frank Vitchard. Fratello “serio” di Owen Wilson, lo ricordo per film come Scream 2, Rushmore, Charlie’s Angels, I Tenenbaum, Charlie’s Angels – Più che mai, Il giro del mondo in 80 giorni, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, My Super Ex-Girlfriend e Vacancy, inoltre ha partecipato alle serie X-Files e That’ 70s Show. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e sette film in uscita tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues


La prima bozza di sceneggiatura proponeva questi attori per i vari ruoli: John C. Reilly (Champ Kind, per come non sopporto quest'attore preferisco di gran lunga la scelta di Koechner), Ben Stiller (Brian Fantana, sarebbe stato perfetto!!), Ed Harris (Ed Harken), Dan Aykroyd (Garth Holliday, sarebbe stato sprecato per il ruolo), Alec Baldwin (Frank Vitchard, sarebbe stato simpatico da vedere!) e William H. Macy nella parte di un giornalista che poi non è stato usato per il film. Maggie Gyllenhaal, invece, aveva sostenuto il provino per il ruolo di Veronica. Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy è il primo di una trilogia non propriamente ufficiale denominata "Trilogia dell'uomo americano mediocre", il cui secondo capitolo sarebbe Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby e che, molto probabilmente, verrà conclusa a dicembre quando uscirà in America Anchorman: The Legend Continues. Non vedo l'ora di poterci mettere le mani sopra, sperando che gli inetti titolisti italiani rifuggano l'orrenda idea di chiamarlo Fotti la notizia, sarebbe una delle peggiori bestemmie dopo Se mi lasci ti cancello. Nell'attesa che il film, comunque vogliano chiamarlo, esca, vi consiglio il recupero di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, uscito solo in video e spin-off della pellicola principale, e di Nacho Libre (altro must australiano!) e Starsky & Hutch. ENJOY!!

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