domenica 10 settembre 2017

Il Bollodromo #41 - Le pagelle di Twin Peaks - Season Finale

La fine di tutto è giunta, signori. Dopo 25 anni di attesa Twin Peaks ha raggiunto (forse) la sua conclusione, fornendo agli spettatori le risposte alle domande che li attanagliavano da sempROTFL. Non so la mia collega Alessandra di Director's Cult ma io non esprimerò giudizio alcuno sul tanto agognato finale, mi limiterò a superare la faccenda con calma, dignità e classe a dir poco MelBrooksiane. Vi ricordo che in settimana (o domenica prossima, ci stiamo lavorando, pazientate che qui facciamo tutto in diretta!) ci sarà uno speciale Dougie Best e magari anche una Top 5 dei personaggi migliori ma ora non indugiamo e per l'ultima volta gridiamo... HELLOOOO-OOOO!!!

Il primo premio va a LUI, al creatore dell'intera baracca, Mr. David Lynch (che potrà, se vorrà, condividerlo con Mark Frost), ed è il Premio Supercazzola Duemilasempre. Ce lo vedo a ridere come un matto dei fan, di chi aspettava da venticinque anni, di chi si è spaccato la testa con teorie, gombloddiH, analisi, verità assolute. Maestro, ci inchiniamo a Voi, però anche un po' bafangule, eh. Alessandra divide invece l'award al crinuto regista in due: il primo dei suoi premi, il Premio Spiegone alla Nolan va a Gordon Cole, mentre il secondo, il Premio Pensate di Essere Contenti Voi ma in Realtà Faccio Contento Me, va a David Lynch in persona!


All'immarcescibile agente Dale Cooper conferisco il Premio Definitivo Fosca, Sei Tu? Non è mai stato particolarmente espressivo quest'uomo ma nell'episodio 18 ha dato il meglio di sé (soprattutto nel momento di copulatio), forse perché anche lui non riusciva a capire quanTo stava andando su questa Tèra (cit.). Alessandra gli assegna ben due premi (d'altronde c'erano due puntate!), ovvero il Premio Spero di Arrivare In Tempo Prima che il Caffé si Freddi e quello Obsession.


Rimanendo in tema Kyle MacLachlan, non possiamo ignorare la presenza di Bad Cooper. Stavolta il Premio Romero Fa Orecchie Da Mercante è suo, unito al Premio Zombie Stronzie di Alessandra. Con tanti saluti da entrambe, ovviamente.


La dipartita di Bad Cooper ci porta dritti al ritorno di BOB, insignito di diritto del Premio Punchball dopo una delle scene più trash dell'anno. Alessandra, come me cresciuta negli anni '80, si spinge oltre con un geniale Premio con Crystal Ball ci Puoi Giocare e la Sua Faccia Fracassare! Detto ciò, Freddie rimane sempre un Iron Fist migliore e, soprattutto, più utile di quello Marvel/Netflix.


Nel sedicesimo episodio avevamo lasciato la bella e bionda Diane alla mercé dell'uomo con un braccio solo ma nel season finale è tornata parecchio infoiata e con una pregevole parrucchetta rossa, quindi le assegno il Premio Birra: bionda o rossa è sempre buona! Molto più poetica, Alessandra le assegna il Premio da Crisalide a Farfalla. Che meraviglia!


Altra quota rosa, l'iconica Laura Palmer, alla quale oggi va il Premio Banshee, in quanto gli strilli che tira dal 1990 sono una roba da brividi. Alessandra, cinefila oltre che poetica, le assegna il Premio la Donna che Visse Due Volte. Visse male, aggiungo.


Davanti a tutto il bailamme messo in piedi da Lynch, comunque, solo una cosa si può sapere con certezza: di non sapere. Ecco quindi l'arrivo di tre award assai simili ma dotati di diverse sfumature. A Lucy, Andy, Hawk, Bobby, lo Sceriffo, i Mitchums ma soprattutto a noi poveri spettatori (anche a voi che leggete, non fate i furbi...) va inevitabilmente il Premio Non Ci Stiamo a Capì un Cazzo, degnamente accompagnato dal premio WTF? di Alessandra.


Seguendo il filone, alle bionde Mandie, Sandie e Candie assegnamo rispettivamente il Premio Non Ci Stiamo a Capì un Cazzo MA Perlomeno Portiamo da Mangiare e quello Non Serviamo a Niente ma Almeno Facciamo i Sandwich Buoni. Si dice che a stomaco pieno si ragiona meglio, qui sarebbe servito come minimo un cinghiale di Obelix!


L'ultimo del trittico è il povero James Hurley, che ottiene l'ambito Premio Non Ci Sto a Capì un Cazzo ma Tanto Sono Equiparabile alla Carta da Parati, peggiorato ulteriormente dal Premio Non Servo a Niente e Neanche Faccio i Sandwich Buoni assegnatogli da Alessandra. E non sapremo mai come hai fatto a diventare così scemo, povero te.


La voce melodiosa di Julee Cruise ha chiuso il penultimo episodio commuovendomi fino alle lacrime benché mi inquieti sempre un po'. Sono quindi onorata di assegnarle il Premio Atmosfear, al quale Alessandra aggiunge un doveroso Premio Amarcord.



Il diciassettesimo episodio ci ha scaldato il cuore con un ritorno alle origini e le immagini della tranquilla mattinata di Josie, Pete e Catherine, tre personaggi amatissimi da tutti i fan della serie. Visto com'è andata, direi che un Premio What If...? ci sta tutto ma ancor meglio è il Premio Sliding Doors di Alessandra!


Alessandra aggiunge anche un paio di premi per altri vecchi, amatissimi personaggi. A Sarah Palmer va un ottimo Premio Complesso di Elettra...


 ...Al suo degno consorte, Leland Palmer, brutalmente riciclato dai primi episodi, Alessandra assegna invece il Premio I Figli So' Piezz'è Core.


 Pensavate che avremmo rinunciato alla rubrica più amata del web (???)? Assolutamente no!


Il Dougie Weekly Best è uno e solo uno, al punto che entrambe siamo concordi: il ritorno a casa! Bentornato Dougie, vogliamo credere che la tua vita prosegua felice nel mondo da sogno che Lynch e Dale Cooper hanno creato solo per te!






venerdì 8 settembre 2017

Bollalmanacco On Demand: Fuori orario (1985)

Dopo "soli" quattro mesi torna la rubrica Il Bollalmanacco On Demand! Scusate la lentezza ma la mia routine quotidiana ha subito dei cambiamenti e se già prima ero lenta figuriamoci ora. Ma bando alle ciance, oggi esaudirò la richiesta di Rosario che millenni fa mi ha chiesto di parlare di Fuori Orario (After Hours) diretto nel 1985 da Martin Scorsese. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere Kids! ENJOY!


Trama: un impiegato conosce per caso una ragazza in un bar e, affascinato, decide di rivederla. Il nuovo appuntamento non va come sperato e la serata si trasforma in un incubo...


Nonostante non sia un horror, Fuori orario è un film capace di mettermi un'angoscia incredibile, alla faccia del suo status di "commedia grottesca". Assistere alle peripezie del protagonista, impossibilitato a tornare a casa, costretto a ripercorrere continuamente i suoi passi e a contare sull'aiuto di persone poco affidabili o completamente folli, è sempre stato fonte di disagio per me e tutte le volte arrivo alla fine di Fuori orario senza fiato. Incubo kafkiano (si veda il dialogo tra Paul e il buttafuori del Berlin) potrebbe essere la definizione giusta per una pellicola che fa dell'assurdo il suo punto di forza e, in quanto opera scorsesiana, "punisce" chi osa sconfinare in un territorio non suo senza conoscerne le regole (se mai ce ne sono, visto che di notte non ne esistono, come dichiara Dick Miller a un certo punto): d'altronde, come può un programmatore, abituato al freddo ma comprensibile calcolo dei computer, riuscire ad affrontare la Soho zeppa di artisti, creature della notte e psicotici di ogni razza? Il povero Paul ci prova, però. La rassicurante carrellata iniziale sulle note di Mozart ha un atmosfera rilassata di caos controllato, in aperto contrasto con quello che verrà dopo. Il protagonista è in ufficio a spiegare il lavoro ad un novellino che ammette di non aspirare ad un futuro in quel campo e lo sguardo di Paul, insofferente, spazia sul resto dei colleghi, ambendo palesemente ad altro; quando lo ritroviamo in un bar a leggere Tropico del Cancro capiamo che Paul vorrebbe "vivere di avventure", per dirla alla Belle, fare parte anche solo per poco tempo di quegli ambienti sordidi ma vitali, zeppi di promesse di sesso e trasgressione, di cui lui (al sicuro dei cancelli dorati di un paradiso medioborghese) può solo fantasticare. Seguendo la massima "beware what you wish for", davanti a Paul compare Marcy, bella, bionda e fragile, che gli propone di andare a Soho per comprare un fermacarte dalla sua coinquilina, l'artista Kiki, e gli lascia il numero di telefono. L'apparecchio telefonico, veicolo di frustrazione e incomprensibilità che accompagnerà Paul per tutto il film, segna l'inizio dell'incubo di cui sopra, dal momento in cui il protagonista chiamerà per avvisare Marcy e Kiki del suo arrivo e scoprirà di aver esercitato la sua volontà per l'ultima volta, condannandosi ad una nottata terrificante solo per aver sperato di portarsi a letto un'affascinante bionda. Il resto degli eventi raccontati nel film, infatti, non dipende affatto dal libero arbitrio di Paul bensì da un'assurda serie di sfighe, fraintendimenti, mezze parole e un senso crescente di terrore che bloccano il nostro anti-eroe in un mondo incomprensibile che non ha pietà verso gli "estranei", verso quelli che sperano di afferrare uno scampolo di "libertà" senza lasciare nulla in cambio o gli sprovveduti che sottovalutano quella che di fatto è una giungla urbana (uscire solo con 20 dollari? Ma siamo seri!).


Scorsese, con la sua regia movimentata e il serratissimo montaggio di Thelma Schoonmacher a tagliare e cucire le immagini seguendo il ritmo del ticchettare delle lancette, nasconde insidie in ogni inquadratura e per ogni promessa di sesso o salvezza inserisce anche un elemento capace di richiamare malattie, morte o pericolo: le trappole per topi, l'illusione di un corpo devastato dalle bruciature, il fuoco, le mise sadomaso, persino i ritagli di giornale suonano come campanelli d'allarme nella mente sempre più frastornata di Paul e in quella ormai pronta a tutto dello spettatore, al punto che ogni persona e ogni luogo, anche i più normali, sembrano nascondere qualcosa di folle. Paul, impreparato ad un simile ambiente e probabilmente debole di carattere, subisce così una depersonalizzazione fortissima e diventa ciò che gli altri vogliono o pensano che sia ed è sconvolgente vedere l'interpretazione di Griffin Dunne mentre precipita sempre più nel baratro della perdita d'identità. Partendo dalla camicia, cambiata da Kiki quando Paul accetta di aiutarla a realizzare la sua statua in cartapesta, fino ad arrivare al taglio mohawk, il protagonista subisce un cambiamento fisico e di stile al quale cerca di opporsi disperatamente ogni volta che può (è bellissimo vedere Griffin Dunne che cerca di lisciarsi i capelli allo specchio, come a ritrovare un'immagine di sé riconoscibile) finché a un certo punto decide di assecondare la realtà che lo circonda per salvarsi la vita e a un certo punto arriva persino a scomparire. Sì, Paul scompare due volte, una poco prima del finale e una nel finale stesso, in cui il protagonista torna nel luogo a lui più congeniale, dove finirà per passare inosservato nella marea di persone identiche a lui, tutte prese da un lavoro insoddisfacente che impegna gran parte del loro tempo e delle loro energie. Al sicuro, ma forse infelice per sempre, chissà? Scorsese, così come la sceneggiatura di Joseph Minion (lo stesso di Stress da vampiro, aiuto!), non danno risposte precise ma l'idea sembra comunque essere quella di mantenere lo status quo e non mescolare "tribù" diverse, pena la distruzione di entrambe, ché se a Paul non va bene la serata, ad alcuni membri del "popolo della notte" va anche peggio. Probabilmente, alla fine l'Icaro Paul non si avvicinerà mai più al "sole" e, anzi, avrà solo aumentato i pregiudizi verso la Soho notturna, gli stessi che sono serviti prima ad avvicinarlo a quel mondo alieno e poi a commettere tanti sbagli ed imprudenze nel giro di 8/9 ore. Qualunque sia il significato recondito di Fuori orario, comunque, sta di fatto che la pellicola è l'ennesimo capolavoro di Scorsese, magari meno conosciuto di altri e anche per questo ancor più consigliato... anche perché è uno dei pochissimi film pesantemente anni '80 a non essere invecchiato di un solo giorno!


Del regista Martin Scorsese, che interpreta anche il tecnico delle luci al Club Berlin, ho già parlato QUI. Griffin Dunne (Paul Hackett), Rosanna Arquette (Marcy), Linda Fiorentino (Kiki), John Heard (Tom il barista), Cheech Marin (Neil), Catherine O'Hara (Gail) e Dick Miller (Cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.

Verna Bloom interpreta June. Americana, ha partecipato a film come Animal House, L'ultima tentazione di Cristo e a serie quali Il tenente Kojak. Ha 78 anni.


Tommy Chong interpreta Pepe. Canadese, membro del duo comico Cheech and Chong, ha partecipato a film come Up in Smoke, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo e a serie quali Miami Vice, Nash Bridges, I viaggiatori, Dharma & Greg e That's 70's Show; come doppiatore ha invece lavorato per i film Ferngully - Le avventure di Zak e Crysta, Zootropolis e per episodi di serie quali South Park e Uncle Grandpa. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 79 anni e un film in uscita.


Teri Garr interpreta Julie. Indimenticabile Inga di Frankenstein Junior., ha partecipato ad altri film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Tootsie, La stangata 2, Scemo & più scemo, Michael, Ghost World e a serie quali Batman, Star Trek, Hunter, MASH, I racconti della cripta, Sabrina vita da strega, Friends e ER Medici in prima linea. Americana, ha 70 anni.


Will Patton (vero nome William Rankin Patton) interpreta Horst. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Il cliente, Armageddon - Giudizio finale, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra The Punisher, inoltre ha partecipato a serie come Numb3rs, 24 CSI - Scena del crimine. Ha 63 anni e due film in uscita.


Bronson Pinchot interpreta Lloyd. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop, Una vita al massimo, Beverly Hills Cop III e I Langolieri, inoltre ha partecipato a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Clueless e ha lavorato come doppiatore per episodi di Mucca e pollo, Io sono Donato Fidato e Angry Beavers. Ha 58 anni.


Nel caffé dove Paul incontra Marcy per la prima volta si possono scorgere, alle spalle dei protagonisti, la madre e il padre di Scorsese. Il regista, peraltro, ha accettato di dirigere Fuori orario a causa dei ritardi legati alla produzione de L'ultima tentazione di Cristo; se tutto fosse andato "liscio" avrebbe invece potuto essere Tim Burton a finire dietro la macchina da presa, in quanto era stato la seconda scelta dei produttori dopo avere visto Vincent. Detto questo, se Fuori orario vi fosse piaciuto potete provare Velluto blu oppure Magnolia. ENJOY!

giovedì 7 settembre 2017

(Gio)WE, Bolla! del 7/9/2017

Settembre, andiamo, è tempo di migrare! Ma figurati, chi se move, quando al cinema comincia ad uscire ogni ben di Dio? Solo di Dio, almeno a Savona, ché del Diavolo qui nemmeno l'ombra: The Devil's Candy, che vi consiglio di andare a vedere (recensione QUI), non è arrivato ahimé ma fortunatamente c'è molto di buono per superare il diludendo... ENJOY!

Baby Driver - Il genio della fuga
Reazione a caldo: YAY!!!
Bolla, rifletti!: Già ne ha parlato bene chiunque (Stephen King in primis) ma posso forse perdermi un film scritto e diretto da Edgar Wright? Assolutamente no. Sarà una zamarrata ma domenica sarò in prima fila.

All Eyez on Me
Reazione a caldo: Not mine!
Bolla, rifletti!: Dal trailer non sembrerebbe neppure male questo film tuttavia non amo molto il rap e non sono mai vissuta nel mito della figura di Tupac Shakur quindi lascio questo "evento speciale" ai fan.

Miss Sloane - Giochi di potere
Reazione a caldo: Evviva!
Bolla, rifletti!: Dopo mesi di traversie distributive finalmente il bel Miss Sloane esce anche in Italia. Secondo me hanno avuto casini con l'adattamento, detto questo vi consiglio di andarlo a vedere perché è davvero un bel film, con una Jessica Chastain grandissima. RECENSIONE QUI.

Il colore nascosto delle cose
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Dritto da Venezia arriva il film ammorbante della settimana, la solita storia d'aMMore condita da casi umani, donne forti, uomini mosci e bla bla bla. Oh, magari poi è un capolavoro ma davvero non è il mio genere.

Riapre anche il cinema d'élite!

A ciambra
Reazione a caldo: Hmm..
Bolla, rifletti!: Prodotto da Martin Scorsese e realizzato da un regista italiano, il film racconta attraverso gli occhi di un bambino la realtà multietnica di un paese del Sud. Visti i tempi che corrono l'argomento è quantomai attuale e interessante, chissà che non riesca a trovare un giorno per andarlo a vedere...

mercoledì 6 settembre 2017

Dunkirk (2017)

Domenica sono riuscita ad andare a vedere Dunkirk, salutato da tutti, prima ancora dell'uscita, come IL Capolavoro di Christopher Nolan in veste di regista e sceneggiatore. Vi avviso, il post sarà molto breve ma zeppo di Caps Lock. Se non volete leggere i miei sproloqui ma vi interessa la recensione in sé saltate pure al secondo paragrafo. Niente spoiler ovviamente, tranquilli!


Trama: all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, soldati inglesi e francesi rimangono bloccati a Dunkerque, con l'esercito tedesco a circondarli ed attaccarli via terra, cielo e mare.


Sinceramente, un post su Dunkirk non volevo nemmeno scriverlo. Ne troverete a bizzeffe in rete, al 100% molto più competenti e completi del mio e al 90% scritti da gente folgorata dall'ultimo lavoro di Christopher Nolan. Potrei consigliarvi di non leggerne nemmeno uno ma se siete capitati qui probabilmente vi piace informarvi prima di andare a vedere un film, quindi vi do un consiglio spassionato per le prossime pellicole che verranno universalmente salutate come Capolavori Innovativi Film Dell'Anno prima ancora che escano: astenetevi da internet, Twitter e blog, soprattutto astenetevi da Facebook. Sono una vecchia brontolona già a 36 anni ma fidatevi se vi dico (l'ho già scritto QUI) che si stava meglio quando prima di andare al cinema si potevano consultare solo poche riviste di settore e assaporare il gusto della pellicola esclusivamente dai trailer, magari da qualche sporadico servizio al TG, senza cinefili della domenica (ME PER PRIMA, eh) pronti a sprecare paroloni oppure fanboy/girl che guai a toccare l'attore/regista/sceneggiatore preferito pena un lapidario "te di cinema non capisci un ca**o" o ancor peggio l'inizio di interminabili flame dove si sente il rumore di arrampicata sugli specchi lontano un chilometro. Perché questa mia amara considerazione? Per il semplice fatto che a me Christopher Nolan è sempre piaciuto moltissimo, prima ancora che i suoi film venissero salutati con un "è uscito un film di CHRISTOPHERNOLAN (rigorosamente tutto attaccato e a caratteri cubitali come quando esce una pellicola di WESANDERSON!!) sarà sicuramente IL capolavoro del millennio, senza se e senza ma". Porco schifo, ho guardato Memento in televisione e mi è piaciuto tantissimo. E' uscito Insomnia, sono andata a vederlo senza neppure sapere che l'avesse diretto lo stesso regista e mi è piaciuto. Batman Begins l'avevo visto solo per Christian Bale e MEH, ma all'epoca non mi ero curata della mia opinione perché nel 2005 non avevo né un Blog ne Facebook a dirmi che stavo sbagliando tutto. Dimenticato Batman Begins mi sono innamorata di The Prestige e pur avendo saltato a piè pari Il cavaliere oscuro (recuperato in seguito, un enorme "e quindi?" anche se qui più che di Capolavoro di Nolan laGGente parlano di MIGLIORINTERPRETAZIONEDIHEATHLEDGER) in virtù del poco entusiasmo provato davanti al film precedente mi sono re-innamorata di Inception e ho persino adorato Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno. Lì la situazione ha cominciato a farsi pesante perché era già il periodo in cui non si andava più a vedere un film su Batman ma una pellicola DICHRISTOPHERNOLAN, quindi un capolavoro annunciato: Interstellar è il più grande ROTFL della storia del Cinema fantascientifico eppure guai a dire che t'ha fatto due marroni così, logorroico, pesante e presuntuoso com'è. Immaginate quindi con che stato d'animo sono andata a vedere Dunkirk. Ansia da Lalaland combinata a rottura di coglio*ni pregressa, alle quali dovete aggiungere il nervoso per essere arrivata a trovare estremamente antipatico un regista che a me, poverino, non ha mai fatto nulla, anzi, a cui volevo molto ma molto bene. Insomma, una pessima combinazione che però mi ha portata ad essere incredibilmente obiettiva sul suo ultimo lavoro. Segue breve "recensione".


Iniziamo col dire che, per una volta, hanno ragione quelli che consigliano di vedere Dunkirk in una sala adeguata, in una di quelle attrezzate per il 70 mm e l'IMAX, perché l'ultimo film di Nolan avvolge interamente lo spettatore inglobandolo nell'azione e stordendolo con un "rumore di fondo" praticamente ininterrotto (secondo il principio della Scala Shepard, che a quanto pare offre l'illusione di un suono che sale costantemente di altezza e correggetemi se ho capito male), tra la colonna sonora di Zimmer, il sonoro potentissimo e un irritante ticchettio di orologio che è poi il METAFORONE che amano tutti quelli pronti a considerare Dunkirk non un film di guerra ma un film sul tempo. Personalmente, ho accolto il silenzio finale con una gioia palpabile e se l'intero film fosse stato muto, interamente sorretto dalla splendida interpretazione degli attori (a Kenneth Branagh e Mark Rylance non serve la parola e il primo offre la migliore performance da anni), senza che questi ultimi fossero costretti di tanto in tanto a vomitare sullo spettatore incredibili banalità retorico-patriottiche tra un ticchettio, un'esplosione e una nota di colonna sonora, probabilmente Dunkirk sarebbe stato davvero un capolavoro. Allo stesso modo, non mi capacito del perché Nolan si sia infognato in questo trito esercizio di stile che è l'utilizzo della non consequenzialità. Cristoforo, santo Cielo, sei un regista coi controca**i: le riprese aeree sono splendide e realistiche, quelle sulla spiaggia di Dunkerque, con quei colori deprimenti e freddi, lo sono forse anche di più, riesci a creare delle sequenze d'azione durante le quali pare di annegare assieme ai poveri soldati intrappolati nelle imbarcazioni, coi primi piani ci vai a nozze e riesci a creare tensione con un semplice gioco di sguardi, quindi perché devi raffreddare l'atmosfera bullandoti del fatto che gli incastri temporali ti vengono bene? E cheppalle! Gli ultimi quindici minuti di film sono pesantini, figlio mio, abbiamo capito che alla fine SPOILER le varie linee temporali convergeranno FINE SPOILER, non mi serve vederlo ribadito due o tre volte. Ti faccio lo stesso appunto mosso alla fine del post di Interstellar: perché non torni a coinvolgere lo spettatore non solo visivamente ma anche emotivamente? Qui qualcosa si è effettivamente smosso a livello emotivo, soprattutto, come ho detto, durante le lunghe riprese senza nemmeno un dialogo e grazie ad un paio di personaggi, per il resto... boh, mi sono emozionata di più davanti a La battaglia di Hacksaw Ridge. Anche perché cominciare a guardare un film a tema bellico coi soldati che vengono colpiti dalle bombe senza spillare nemmeno una goccia di sangue è un po' una ca**ata (soprattutto in quanto Dunkirk è uno dei pochi film in cui persino il carburante delle navi diventa "vivo", parte di un'attentissima cura per il dettaglio. E manca il sangue? Mah). Va bene il film sul tempo, l'attesa, la fratellanza, la disperazione, il barlume di speranza, l'eroismo, ecc. ma ho trovato che mancasse qualcosa. Parere mio, ovviamente. Quindi, confermo la bellezza di Dunkirk ma non l'entusiasmo eccessivo che lo ha accompagnato: è un film bellissimo, non il migliore dell'anno, non il migliore di Nolan, non il migliore film di guerra di tutti i tempi ma comunque meritevole di una visione, assolutamente. Al cinema, ribadisco. In un ottimo cinema.


Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Mark Rylance (Mr. Dawson), Tom Hardy (Farrier), Kenneth Branagh (Comandante Bolton), James D'Arcy (Colonnello Winnant), Cillian Murphy (Soldato tremante) e Michael Caine (non accreditato, è la voce "del comando" che si sente nella cabina dei piloti) li trovate invece ai rispettivi link.


Barry Keoghan, che interpreta George, aveva già partecipato al film Codice criminale mentre Harry Styles degli One Direction è il soldatino che punta il fucile contro l'"infiltrato" francese all'interno del peschereccio olandese; tra gli attori ci sono anche un paio di parenti del regista, come la cugina Miranda Nolan, che compare nei panni di un'infermiera, e lo zio John Nolan, ovvero l'uomo cieco sul finale. La battaglia di Dunkerque è stata già portata al cinema nel 1958 col film Dunkerque, pellicola che vede tra i protagonisti Richard Attenborough, il cui nipote Will Attenborough è nel cast del film di Nolan. Detto questo, se Dunkirk vi fosse piaciuto recuperate La sottile linea rossa. ENJOY!


martedì 5 settembre 2017

George Romero Day: La metà oscura (1993)


Il 16 luglio è venuto a mancare il grandissimo regista George A. Romero. Con la solita combriccola di blogger abbiamo aspettato un po' a rendergli omaggio, in quanto il periodo estivo è riuscito a rendere zombie sia noi sia la blogosfera... ma non divaghiamo: alla fine il George Romero Day è arrivato e io ho scelto di parlare de La metà oscura (The Dark Half), diretto e sceneggiato dal regista nel 1993 partendo dal romanzo omonimo di Stephen King. ENJOY!


Trama: dopo aver inscenato il funerale del suo alter ego letterario, lo scrittore Thad Beaumont si ritrova al centro di una serie di feroci omicidi apparentemente commessi proprio da lui...



Ammetto di non avere più riletto La metà oscura credo dai tempi dell'università e di avere guardato il film di Romero solo una volta, probabilmente addirittura prima della lettura del libro. A causa di questo, confesso molto candidamente di non avere un'idea precisissima di quali siano le differenze tra romanzo e film ma affidandomi alla mia scarsa memoria direi che Romero, qui anche in veste di sceneggiatore, sia stato uno dei pochi Autori ad aver offerto al pubblico una trasposizione fedele di un'opera Kinghiana. Se ciò sia stato un bene o un male lo vedremo tra poche righe, adesso vorrei spiegare un attimo cosa intendo per fedeltà. Quando utilizzo questo termine non intendo il rispetto pedissequo di ogni singolo dettaglio presente nel libro bensì di ciò che sta al cuore di esso, la capacità di far risaltare agli occhi dello spettatore ciò che lo scrittore ha voluto comunicare e i motivi che lo hanno spinto a scrivere il romanzo. In questo caso, La metà oscura (sia libro che film) racconta il lento calvario di uno scrittore che ha scelto di liberarsi dei suoi demoni e separarsi, letteralmente, dalla sua "metà oscura", quell'id già romanzato da Stevenson ne Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde che spesso, nel caso degli scrittori, si traduce in pseudonimi dietro i quali l'autore si nasconde per scrivere cose completamente avulse dal suo "personaggio" pubblico. Per chi non lo sapesse (ma dubito che chi segue il Bollalmanacco non lo sappia), anche Stephen King ha avuto un "gemello malvagio", quel Richard Bachman dallo stile ben più cinico e cattivo dell'amato Re, morto per "cancro dello pseudonimo" nel 1985; proprio a lui è stato dedicato quattro anni dopo La metà oscura, libro che non solo parla del rapporto tra uno scrittore costretto a rinunciare ad uno pseudonimo dopo essere stato scoperto da un fan desideroso di ricattarlo, ma che è stato anche il modo Kinghiano di sviscerare il forte desiderio di vincere la battaglia contro l'alcool e le droghe che minacciavano di sopraffarlo e di distruggergli carriera, famiglia e vita. Voi ora direte, ma questo è il tributo a Bachman/King o a Romero? Avete ragione, ma purtroppo il "problema" de La metà oscura è proprio l'essere gemello del romanzo di King, al punto che la personalità di Romero (che aveva collaborato con lo scrittore una decina di anni prima con Creepshow) viene praticamente annullata, causando così un "effetto Monkey Shines": La metà oscura, per quel che riguarda la regia, non è né bello, né brutto, né riconoscibile come pellicola di Romero, è semplicemente un film piatto, che avrebbe potuto girare chiunque, forse persino Mick Garris. Dal punto di vista della sceneggiatura, invece, manca il guizzo autoriale e personale che avrebbe portato la fedeltà di cui sopra a dar vita a lavori indimenticabili come già successo per film come Shining, Carrie, Misery non deve morire, Le ali della libertà, Il miglio verdeThe Night Flier, Cimitero vivente o The Mist, solo per citare alcune opere cinematografiche Kinghiane particolarmente riuscite.


Di fatto, La metà oscura aveva davvero tutto per riuscire, a partire da un budget molto alto. Le difficoltà economiche della casa di produzione Orion Pictures e il suo successivo fallimento hanno sicuramente influito sulla resa visiva del film, che presenta effetti speciali superlativi ma limitati nel numero e chissà cosa avrebbe potuto fare Romero se lasciato libero di dare sfogo alla sua verve gore; purtroppo, lo spettatore può godere "solo" di una disgustosa operazione chirurgica all'inizio, di alcuni omicidi all'arma bianca (probabilmente tagliuzzati qui e là in fase di montaggio) e di un finale che avrebbe fatto fremere d'invidia Hitchcock, con uno dei personaggi divorato fino all'osso da uno stormo di passeri particolarmente assetato di sangue. Anche l'utilizzo dei passeri, una bella sfida per il regista e la produzione, visto che le creaturine presenti sul set erano ben quattromilacinquecento e consumavano quotidianamente, a quel che si legge su internet, una sessantina di litri d'acqua e una quarantina di chili di becchime, eppure anche solo da questo si capisce che Romero era intenzionato a fare le cose in grande. Peccato, di nuovo. Peccato perché Timothy Hutton, attore difficilissimo da trattare e che a più riprese ha anche abbandonato il set, offre un'interpretazione validissima sia di Thad Beaumont che del suo doppio George Stark e anche il resto del cast è di alto livello, a partire dall'adorabile Michael Rooker nei panni dello sceriffo Alan Pangborn, personaggio molto amato dai fan di King e soprattutto unico rappresentante delle forze dell'ordine meritevole di questo nome visto che i poliziotti fanno una figura barbina dopo l'altra. Purtroppo, come già accaduto per il precedente Monkey Shines, La metà oscura si perde, soffre di un ritmo narrativo anche troppo dilatato ed è privo di sequenze realmente memorabili, se escludiamo quelle che ho già citato poco prima e poche altre come il sogno di Thad o la qualità "onirica" dell'omicidio del giornalista col codino. A costo di tornare a ripetermi, di nuovo, peccato. Peccato perché Romero è stato un grandissimo Autore con una sfiga altrettanto grande quando si ritrovava ad uscire dal circuito del cinema indipendente e a soffrirne è stata non solo la sua carriera ma anche una pellicola condannata quasi al dimenticatoio proprio a causa di tutti i difetti che ho elencato. E non è questione di pensare a cosa avrebbero potuto tirarne fuori David Cronenberg o David Lynch, quanto piuttosto a cosa sarebbe uscito se Romero avesse avuto mezzi e denaro per riproporre al meglio le "visioni" dell'amico King. Io sono convinta che ci avrebbe regalato un altro capolavoro.


Romero è comparso spesso sul Bollalmanacco! Innanzitutto col suo capolavoro, La notte dei morti viventi (1968), poi a seguire con...


La stagione della strega (1972)


Martin (1976)


Zombi (1978)


Creepshow (1982)


Monkey Shines - Esperimento nel terrore (1988)


Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (2009)


Ed ecco l'elenco dei Blogger che hanno partecipato all'iniziativa!

Redrumia - Il giorno degli zombi
Delicatamente Perfido - La notte dei morti viventi
White Russian - La terra dei morti viventi
Non c'è paragone - La città verrà distrutta all'alba
Combinazione casuale - Martin
Una mela al gusto pesce - Bruiser
Pietro Saba World - Monkey Shines - Esperimento nel terrore
The Obsidian Mirror - George of the dead


domenica 3 settembre 2017

Il Bollodromo #40 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x16

Penultimo appuntamento con le pagelle di Twin Peaks!! Sì, ci sono ancora due episodi ma Davidone nostro ha deciso di accorparli e ucciderci tutti con un gran finale di due ore e quanto ci mancherà di nuovo Twin Peaks... e quanto vi mancheremo io e Alessandra con le nostre meenchiate, eh? L'ultimo appuntamento con questa folle rubrica sarà domenica 10 settembre (oh, io e Alessandra siamo lente e precise, non riusciremo di sicuro a stare sul pezzo pubblicando il giorno dopo l'uscita del season finale, ma talvolta è bello anche il gusto dell'attesa, giusto?) e il giorno dopo, lunedì 11, pubblicheremo una speciale Top 5 sui migliori personaggi e sui migliori momenti di questa serie che ha nuovamente cambiato il modo di fare TV. Ma bando alle ciance che ci sono un sacco di premi da assegnare questa settimana! HELLOOO-OOOO!!!

Prima di passare ad un ritorno annunciato, concentriamoci un attimino su un Bad Cooper sempre più machiavellico. Date le ultime azioni Alessandra gli assegna un prestigioso Premio Darth Vader in Confronto a Te Era il Padre dell'Anno. Io, sinceramente, dopo ciò che ha fatto gli darei direttamente le chiavi di Twin Peaks, accogliendolo con festeggiamenti lunghi settimane!


E siccome non ci può essere oscurità senza luce, ecco tornare in pompa magna Good Cooper! Con tristezza e un mezzo diludendo pronti ad offuscare l'innegabile e commossa gioia, ché a me e alla mia socia Dougie mancherà tantissimo, siamo pronte ad assegnare all'agente più amato della TV un Premio 100% Brumott... ehm, Agente Cooper (mio) e un Premio Lui è l'FBI e Giustamente Noi Non Siamo un Cazzo (di Alessandra).
Voto Bolla: 100%



Dandomi delle gran pacche sulle spalle da sola per aver intuito molte cose e anche per scuotermi di dosso i brividi dati dall'aver visto Sherilyn Fenn danzare nuovamente sulle note della Audrey's Song, sono lieta di assegnare a Audrey Horne il Premio Divina mentre Alessandra la onora con uno Sleeping Beauty Award. Ovviamente questo cambia anche le carte in tavola per quel che riguarda la pagella irrispettosa di qualche settimana fa!
Voto Bolla: 1000. Con tante scuse.



Prima di passare ai personaggi nuovi (che ormai sono entrati nel nostro cuore quanto i vecchi), Alessandra conferisce ad Albert e Tammy il Premio La Pistola Più Veloce del West. Il che ci porta dritti dritti a...


... Beh, alla bionda Diane, che questa settimana ha dato davvero il bianco. Dopo un twist a dir poco Shyamalano, mi tocca assegnarle il Premio Cabbage Patch Kid, affiancato dall'ottimo Premio :-) Fuck You All di Alessandra. Come si diceva qualche settimana fa, Diane è SEMPRE piena di sorprese e ci mancherà molto quando tutto sarà finito.


Chi invece non ci mancherà proprio per un *azzo è quel grandissimo faccia di mer*a di Richard Horne, che questa settimana becca un meritatissimo Premio Grande Giove! e un godurioso Premio Mi Fulmino d'Immenso da parte di Alessandra. Come direbbe il Dottor Manhattan "Teh, Bafangule!".


Altra grande perdita è però quella di Chantal e Hutch, che giustamente se ne vanno nel più tarantiniano dei modi e per questo assegno loro un Premio Reservoir Dogs. Più prosaica Alessandra, che li insignisce di un Premio Groviera, con buona pace del vecchio Quentin.


Concludiamo i premi della settimana con quello dato ad Eddie Vedder (presentato come Edward Louis Severson) come Migliore Guest Star. Bellissima canzone, bravo!


Nonostante tutto Alessandra ha voluto con forza la presenza della nostra rubrica preferita e come posso non accontentarla?


Il Dougie Weekly Best della settimana, probabilmente l'ultimo della serie (ma non disperiamo) è il party indetto dai Meachum e dalle sgallettate in rosa che portano i sandwich in camera di Dougie mentre quest'ultimo è in coma. Riallacciandomi a ciò, ho deciso di assegnare un Premio Dougie Fan Club ai suddetti, a Janey-E, Sonny Jim e Bushnell Mullins per il modo favoloso in cui pendono dalle labbra di Dougie, adorandolo qualunque cosa faccia e senza porgli troppe domande. Un po' come me e Alessandra, via! Alla settimana prossima!






venerdì 1 settembre 2017

Cattivissimo me 3 (2017)

E con Cattivissimo me 3 (Despicable Me 3), diretto dai registi Kyle Balda, Pierre Coffin e Eric Guillon, si conclude la tripletta di novità viste questa settimana. Come sarà andata la rimpatriata con Gru e soci? Mah...


Trama: dopo essere stato licenziato dalla Lega Anti-Malvagi e aver perso il supporto dei Minion, Gru si riunisce al gemello perduto Dru, un ricchissimo allevatore di maiali che vorrebbe intraprendere la carriera di supercattivo.


Sono andata a vedere Cattivissimo me 3 con tre bambini (due cuginette e il Bolluomo, anche se quest'ultimo vi direbbe che la bambina ero io) e siccome era la prima volta che portavo al cinema con me le cuginette, rispettivamente di quasi 12 e quasi 9 anni, ero un po' nervosa e più che guardare il film ho cercato di capire se le piccole si stessero divertendo. La grande, più schiva e, per l'appunto, "adulta", ha riso ben poco mentre la piccola s'è divertita soprattutto davanti ai Minion o nei momenti di comicità più "fisica" però entrambe hanno detto che il film gli era piaciuto; il bambino Mirco, invece, mi ha confessato in privata sede di non aver trovato Cattivissimo 3 divertente come i film che lo hanno preceduto perché, a suo dire, "mancava qualcosa". Mettendo assieme queste tre opinioni e considerato che io ho riso come una matta solo davanti al baffuto e trashissimo Balthazar Bratt, posso dire che stavolta i signori della Illumination hanno un po' mancato l'obiettivo o, meglio, hanno raggiunto quello di fare ancora una volta soldi a palate ma dubito siano riusciti ad invogliare gli spettatori ad attendere un altro, inevitabile sequel della storia di Gru. Anche perché, ammettiamolo, non c'è più molto da dire in merito ed è qui che Mirco (e anche io) ha rilevato la "mancanza". Nel primo Cattivissimo Me il protagonista seguiva un percorso formativo che alla fine lo portava dall'essere cattivo all'essere buono e a trovare uno scopo nella vita, nel secondo capitolo Gru doveva invece fare i conti col suo nuovo stile di vita e scoprire l'amore; nel terzo episodio della saga non esiste invece un'evoluzione dei personaggi (se non contiamo i problemi materni all'acqua di rose di Lucy o la scoperta della disillusione da parte della piccola Agnes) e la trama conseguentemente si "siede", trasformandosi in una serie di gag e storie parallele malamente tenuta assieme da un debole filo conduttore, il gemello perduto Dru, personaggio tra il loffio e l'imbarazzante, sicuramente poco divertente sia per gli adulti che per i bambini i quali, in sostanza, vogliono solo i Minion. E qui casca l'asino perché gli esserini gialli si vedono davvero poco in Cattivissimo me 3, lasciando spazio alle vicende scioccherelle di tre bambine che in tre film non sono cambiate di una virgola e, peggio ancora, non vengono mai inserite costruttivamente all'interno della trama e si limitano a fare le damsel in distress della situazione. A dimostrazione di come gli sceneggiatori non sapessero proprio bene che pesci pigliare, basti solo dire che il Dottor Nefario è stato messo da parte grazie a un barbatrucco nerd che ben pochi bambini potranno capire e che la nuova capa della Lega Anti-Cattivi, introdotta con gran fanfara, scompare dopo un paio di minuti.


Il villain Balthazar Bratt è un altro punto a sfavore del divertimento dei più piccini. Benché io fossi piegata sulla poltrona dal ridere, il personaggio dell'ex bambino prodigio della TV non può necessariamente fare presa su un pubblico di giovanissimi, che al limite potranno trovarlo buffo per il suo aspetto. Come fanno creature dai sei ai quindici anni a capire che Balthazar Bratt è un povero sfigato ancorato alle mode di fine anni '80/inizio '90 e che proprio per questo è esilarante vederlo combattere sulle note di I'm Bad o Into the Groove oppure seguire i video di aerobica di Jane Fonda mentre parla con un robottino assai simile al vecchio Emilio? Persino il mullet coi baffoni sfoggiato dal villain, "impreziosito" da una bella chiazza pelata in cima alla capoccia, è geniale nella sua spietatezza. Eppure, giustamente, le mie cuginette lì non hanno riso e non capivano perché io mi sbellicassi. Cosa rimane quindi di universalmente apprezzabile in questo Cattivissimo me 3? Beh, a me è piaciuta molto la resa visiva del Paese inventato di Freedonia, dove vive Dru. Mix di Bavaria, Europa Orientale, Spagna, Francia, Italia e Grecia, la Freedonia è un posto vivace e zeppo di colori, un luogo suggestivo che ricorda mille immagini da cartolina e raccoglie in sé altrettanti stereotipi, il che probabilmente è anche un modo per mettere alla berlina l'ignoranza crassa degli americani. Altro punto a favore, ovviamente, i Minion. Proprio in virtù del poco tempo a loro disposizione, i creaturini gialli riescono a non nauseare lo spettatore e si fanno desiderare, cosa che li rende ancora più simpatici: certo, la sottotrama a loro dedicata non serve a un'emerita cippa ma è sempre divertente ascoltare Pierre Coffin esprimersi nel folle Minionese (cercando ovviamente di tradurlo) e assistere a numeri musicali sempre più elaborati, che vanno a incastrarsi alla perfezione in una colonna sonora deliziosa e zeppa di successi vintage. In soldoni, Cattivissimo me 3 è il secondo film MEH che vedo questa settimana: non è abbastanza brutto per odiarlo, né abbastanza bello per consigliarlo, a meno che non siate dei CattivissimoMe Addicted. In tal caso, che lo sforzo sia con voi, non sarò certo io a dissuadervi dall'andare al cinema.


Dei registi Kyle Balda e Pierre Coffin (anche doppiatore dei Minion) ho già parlato ai rispettivi link e lo stesso vale per Steve Carell (voce originale di Gru e Dru), Kristen Wiig (Lucy), Steve Coogan (Fitz/Silas Caprachiappa), Julie Andrews (Mamma di Gru) e Andy Nyman (Clive il robot).

Eric Guillon è il co- regista della pellicola, alla sua prima esperienza. Probabilmente Francese, ha lavorato soprattutto come character designer nei film Cattivissimo me (e seguiti) e Lorax - Il guardiano della foresta.


Trey Parker è la voce originale di Balthazar Bratt. Co-creatore di South Park, ha lavorato soprattutto come doppiatore per lo show (sue le voci di Stan e Cartman, per esempio) e per altre serie quali Team America. Americano, anche musicista, sceneggiatore, produttore, animatore e regista, ha 48 anni.


Le voci italiane sono sempre quelle di Max Giusti per Gru/Dru e Arisa (bleagh!) per Lucy, alle quali si aggiunge quella di Paolo Ruffini che doppia invece Balthazar Bratt. Cattivissimo me 3 segue direttamente Minions, Cattivissimo me e Cattivissimo me 2 quindi se vi fosse piaciuto recuperate tutti i suoi "fratelli", nell'attesa che esca Minions 2 nel 2020 (bisogna aspettare un po' in quanto, come si evince dalla maglia indossata da Margo, il prossimo film della Illumination sarà una versione animata de Il Grinch, prevista per l'anno prossimo). ENJOY!

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