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martedì 31 luglio 2018

Ocean's 8 (2018)

Per una volta il cinemino albisolese mi è venuto in soccorso e domenica sera sono riuscita a vedere Ocean's 8, diretto e co-sceneggiato da Gary Ross, alla faccia delle ferie del multisala savonese.


Trama: dopo essere uscita di prigione, Debbie Ocean organizza un audace colpo al Metropolitan Museum di New York.


Doverosa premessa: sono passati 17 anni da Ocean's Eleven e io credo di non averlo mai più riguardato dopo quella lontanissima sera al cinema del 2001, ergo se sperate che durante la visione di Ocean's 8 abbia colto non solo i riferimenti al suo predecessore (salvo il nome Danny Ocean, grazie al piffero!) ma anche le somiglianze a livello di trama (c'era un cinese acrobata anche lì mi pare, giusto?) cascate malissimo e, sempre in virtù di ciò, non riuscirei nemmeno a confrontare la qualità dei due film. Di fatto, non sono andata a vedere Ocean's 8 per una sorta di nostalgia o per vedere "come mi avessero rovinato l'infanzia anche se all'epoca avevo già 20 anni" ma solo per il cast zeppo di attrici che adoro, salvo la Bullock, e perché in generale mi piacciono gli heist movies, come ama chiamarli oggi la critica, benché quelli americani finiscano per assomigliarsi un po' tutti. Come da programma, quindi, sono andata al cinema giusto per godermi un furto perpetrato da un gruppo di donne cool e quello ho avuto, niente di più e niente di meno; Ocean's 8 fila dritto e liscio dall'inizio alla fine, con qualche complicazione all'acqua di rose, un paio di garbati "colpi di scena", una lunga e necessaria introduzione per presentare tutte le otto protagoniste e qualche forzatura della trama che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno spaccapalle e che, effettivamente, in questo genere di pellicola deve necessariamente finire in secondo piano. Si potrebbe definire Ocean's 8 un film "leggero", un divertissement estivo che lascia il tempo che trova, non entusiasmante quanto ci si potrebbe aspettare da un ensemble di prime donne potenzialmente carismatico e quindi facilmente dimenticabile nel giro di un paio di settimane o anche meno, con parecchie potenzialità sprecate e fiaccato da una mancanza di coraggio imperdonabile. Banalmente, giusto per fare un esempio, manca un villain degno di questo nome (oh, quanto avrei sperato che "qualcuna" facesse il doppio gioco, invece ciccia, bisogna accontentarsi di una sciapa vendetta ai danni di un povero sfighé...), manca un po' di sano pericolo, manca, per citare Alex De Large, una sana dose di ultraviolenza e un po' di dolce su e giù i quali, se non rammento male, mancavano anche nei vari Ocean's precedenti ma perlomeno c'era l'umorismo guascone e fighetto di Clooney e compagnia a farla da padrone.


Ocean's 8 è invece un vorrei ma non posso. Non so come spiegarmi al meglio ma pare davvero pensato e realizzato "solo" per un pubblico femminile, a partire da quelle sequenze palesemente imperniate su lusso e glamour, fatte di gioielli da sogno e abiti da capogiro, come se le spettatrici stessero sfogliando una di quelle riviste alla Vanity Fair invece di vedere un film; non è che le protagoniste non siano carismatiche, intelligenti o toste, però mi è sembrato che queste tre caratteristiche fossero subordinate ad una superficialità concretizzata nell'apparenza, in sogni di evasione fatti di cinema, gossip, lavori a contatto col mondo della moda ecc. e questo non accadeva in Ocean's Eleven, fatto per piacere e divertire a partire dal "gender" dello spettatore. Detto questo, le donne che passano sullo schermo sono effettivamente lontane anni luce da noi povere mortali quindi forse ci sta che alle spettatrici venga lasciata giusto la possibilità di sognare. La boss Sandra Bullock non ha il carisma del "fratello" George Clooney ma comunque il personaggio di Debbie Ocean è un perfetto esempio di criminale veterana che riesce a farsi rispettare dal gruppo pur mantenendo i suoi piccoli segretucci, ed è degnamente spalleggiata da una Cate Blanchett alla quale vengono riservate le mise migliori nonostante la sua Lou non spicchi come dovrebbe, vincendo la palma di co-protagonista sprecata e tenuta stupidamente nell'ombra; divertentissima Anne Hathaway nei panni di un'attrice oca, ignorante e superba, un ruolo sciocchino che tuttavia l'attrice interpreta con incredibile grazia, e sorprendente Rihanna che risulta una gnocca colossale anche conciata come l'ultima delle streppone di Piazza del Popolo (con l'unico difetto di un adattamento italiano imbarazzante, come sempre accade quando si è costretti a riportare uno slang "cciofane"), mentre Helena Bonham Carter passa alla cassa senza impegnarsi più di tanto, portando a casa la solita interpretazione da weirdo un po' attempata. La Paulson, il motivo principale che mi ha spinta al cinema, è invece una signora come sempre, attrice tra le più duttili esistenti, brava sia nei ruoli drammatici che in quelli leggeri come questo. Definirla passepartout non le rende giustizia, visto tutto il bene che le voglio, sta di fatto che ogni volta che la vedo a me pare perfetta e calzante, a prescindere dal ruolo. In soldoni, quindi, non è che Ocean's 8 sia un brutto film ma forse è un po' anonimo e piatto, incapace di sfruttare al meglio tutti gli elementi positivi di cui è dotato, un budget della Madonna e un incredibile cast in primis. E poi, mi chiedo: ma perché Richard Armitage è figo solo quando fa il nano?


Del regista e co-sceneggiatore Gary Ross ho già parlato QUI. Sandra Bullock (Debbie Ocean), Griffin Dunne (Responsabile libertà vigilata), Cate Blanchett (Lou), Elliott Gould (Reuben), Richard Armitage (Claude Becker), Anne Hathaway (Daphne Kluger), Helena Bonham Carter (Rose Weil), Dakota Fanning (Penelope Stern), Sarah Paulson (Tammy) e James Corden (John Frazier) li trovate invece ai rispettivi link.

Mindy Kaling interpreta Amita. Americana, ha partecipato a film come 40 anni vergine, Una notte al museo 2 - La fuga e Facciamola finita, come doppiatrice ha lavorato invece in Cattivissimo me, Ralph Spaccatutto ed Inside Out. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 39 anni e un film in uscita.


Rihanna (Robyn Rihanna Fenty) interpreta Palla Nove. Nativa delle Barbados, ovviamente famosissima come cantante, ha partecipato a film come Battleship, Facciamola finita, Valerian e la città dei mille pianeti e a serie come Bates Motel; come doppiatrice ha lavorato in Home - A casa. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 30 anni.


Tra le celebrità che hanno partecipato non accreditate nel ruolo di loro stesse ci sono Katie Holmes, Kim Kardashian, Jaime King, Olivia Munn, Serena Williams, Anna Wintour e Common; tra quelle che invece "non ce l'hanno fatta" ci sono Jennifer Lawrence, rimpiazzata da Anne Hathaway a causa di impegni pregressi, ed Elizabeth Banks. Siccome Ocean's 8 è lo spin-off di Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, se il genere vi piace recuperatelo e aggiungete Ocean's Twelve, Ocean's Thirteen e magari anche Colpo grosso e The Italian Job. ENJOY!

venerdì 8 settembre 2017

Bollalmanacco On Demand: Fuori orario (1985)

Dopo "soli" quattro mesi torna la rubrica Il Bollalmanacco On Demand! Scusate la lentezza ma la mia routine quotidiana ha subito dei cambiamenti e se già prima ero lenta figuriamoci ora. Ma bando alle ciance, oggi esaudirò la richiesta di Rosario che millenni fa mi ha chiesto di parlare di Fuori Orario (After Hours) diretto nel 1985 da Martin Scorsese. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere Kids! ENJOY!


Trama: un impiegato conosce per caso una ragazza in un bar e, affascinato, decide di rivederla. Il nuovo appuntamento non va come sperato e la serata si trasforma in un incubo...


Nonostante non sia un horror, Fuori orario è un film capace di mettermi un'angoscia incredibile, alla faccia del suo status di "commedia grottesca". Assistere alle peripezie del protagonista, impossibilitato a tornare a casa, costretto a ripercorrere continuamente i suoi passi e a contare sull'aiuto di persone poco affidabili o completamente folli, è sempre stato fonte di disagio per me e tutte le volte arrivo alla fine di Fuori orario senza fiato. Incubo kafkiano (si veda il dialogo tra Paul e il buttafuori del Berlin) potrebbe essere la definizione giusta per una pellicola che fa dell'assurdo il suo punto di forza e, in quanto opera scorsesiana, "punisce" chi osa sconfinare in un territorio non suo senza conoscerne le regole (se mai ce ne sono, visto che di notte non ne esistono, come dichiara Dick Miller a un certo punto): d'altronde, come può un programmatore, abituato al freddo ma comprensibile calcolo dei computer, riuscire ad affrontare la Soho zeppa di artisti, creature della notte e psicotici di ogni razza? Il povero Paul ci prova, però. La rassicurante carrellata iniziale sulle note di Mozart ha un atmosfera rilassata di caos controllato, in aperto contrasto con quello che verrà dopo. Il protagonista è in ufficio a spiegare il lavoro ad un novellino che ammette di non aspirare ad un futuro in quel campo e lo sguardo di Paul, insofferente, spazia sul resto dei colleghi, ambendo palesemente ad altro; quando lo ritroviamo in un bar a leggere Tropico del Cancro capiamo che Paul vorrebbe "vivere di avventure", per dirla alla Belle, fare parte anche solo per poco tempo di quegli ambienti sordidi ma vitali, zeppi di promesse di sesso e trasgressione, di cui lui (al sicuro dei cancelli dorati di un paradiso medioborghese) può solo fantasticare. Seguendo la massima "beware what you wish for", davanti a Paul compare Marcy, bella, bionda e fragile, che gli propone di andare a Soho per comprare un fermacarte dalla sua coinquilina, l'artista Kiki, e gli lascia il numero di telefono. L'apparecchio telefonico, veicolo di frustrazione e incomprensibilità che accompagnerà Paul per tutto il film, segna l'inizio dell'incubo di cui sopra, dal momento in cui il protagonista chiamerà per avvisare Marcy e Kiki del suo arrivo e scoprirà di aver esercitato la sua volontà per l'ultima volta, condannandosi ad una nottata terrificante solo per aver sperato di portarsi a letto un'affascinante bionda. Il resto degli eventi raccontati nel film, infatti, non dipende affatto dal libero arbitrio di Paul bensì da un'assurda serie di sfighe, fraintendimenti, mezze parole e un senso crescente di terrore che bloccano il nostro anti-eroe in un mondo incomprensibile che non ha pietà verso gli "estranei", verso quelli che sperano di afferrare uno scampolo di "libertà" senza lasciare nulla in cambio o gli sprovveduti che sottovalutano quella che di fatto è una giungla urbana (uscire solo con 20 dollari? Ma siamo seri!).


Scorsese, con la sua regia movimentata e il serratissimo montaggio di Thelma Schoonmacher a tagliare e cucire le immagini seguendo il ritmo del ticchettare delle lancette, nasconde insidie in ogni inquadratura e per ogni promessa di sesso o salvezza inserisce anche un elemento capace di richiamare malattie, morte o pericolo: le trappole per topi, l'illusione di un corpo devastato dalle bruciature, il fuoco, le mise sadomaso, persino i ritagli di giornale suonano come campanelli d'allarme nella mente sempre più frastornata di Paul e in quella ormai pronta a tutto dello spettatore, al punto che ogni persona e ogni luogo, anche i più normali, sembrano nascondere qualcosa di folle. Paul, impreparato ad un simile ambiente e probabilmente debole di carattere, subisce così una depersonalizzazione fortissima e diventa ciò che gli altri vogliono o pensano che sia ed è sconvolgente vedere l'interpretazione di Griffin Dunne mentre precipita sempre più nel baratro della perdita d'identità. Partendo dalla camicia, cambiata da Kiki quando Paul accetta di aiutarla a realizzare la sua statua in cartapesta, fino ad arrivare al taglio mohawk, il protagonista subisce un cambiamento fisico e di stile al quale cerca di opporsi disperatamente ogni volta che può (è bellissimo vedere Griffin Dunne che cerca di lisciarsi i capelli allo specchio, come a ritrovare un'immagine di sé riconoscibile) finché a un certo punto decide di assecondare la realtà che lo circonda per salvarsi la vita e a un certo punto arriva persino a scomparire. Sì, Paul scompare due volte, una poco prima del finale e una nel finale stesso, in cui il protagonista torna nel luogo a lui più congeniale, dove finirà per passare inosservato nella marea di persone identiche a lui, tutte prese da un lavoro insoddisfacente che impegna gran parte del loro tempo e delle loro energie. Al sicuro, ma forse infelice per sempre, chissà? Scorsese, così come la sceneggiatura di Joseph Minion (lo stesso di Stress da vampiro, aiuto!), non danno risposte precise ma l'idea sembra comunque essere quella di mantenere lo status quo e non mescolare "tribù" diverse, pena la distruzione di entrambe, ché se a Paul non va bene la serata, ad alcuni membri del "popolo della notte" va anche peggio. Probabilmente, alla fine l'Icaro Paul non si avvicinerà mai più al "sole" e, anzi, avrà solo aumentato i pregiudizi verso la Soho notturna, gli stessi che sono serviti prima ad avvicinarlo a quel mondo alieno e poi a commettere tanti sbagli ed imprudenze nel giro di 8/9 ore. Qualunque sia il significato recondito di Fuori orario, comunque, sta di fatto che la pellicola è l'ennesimo capolavoro di Scorsese, magari meno conosciuto di altri e anche per questo ancor più consigliato... anche perché è uno dei pochissimi film pesantemente anni '80 a non essere invecchiato di un solo giorno!


Del regista Martin Scorsese, che interpreta anche il tecnico delle luci al Club Berlin, ho già parlato QUI. Griffin Dunne (Paul Hackett), Rosanna Arquette (Marcy), Linda Fiorentino (Kiki), John Heard (Tom il barista), Cheech Marin (Neil), Catherine O'Hara (Gail) e Dick Miller (Cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.

Verna Bloom interpreta June. Americana, ha partecipato a film come Animal House, L'ultima tentazione di Cristo e a serie quali Il tenente Kojak. Ha 78 anni.


Tommy Chong interpreta Pepe. Canadese, membro del duo comico Cheech and Chong, ha partecipato a film come Up in Smoke, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo e a serie quali Miami Vice, Nash Bridges, I viaggiatori, Dharma & Greg e That's 70's Show; come doppiatore ha invece lavorato per i film Ferngully - Le avventure di Zak e Crysta, Zootropolis e per episodi di serie quali South Park e Uncle Grandpa. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 79 anni e un film in uscita.


Teri Garr interpreta Julie. Indimenticabile Inga di Frankenstein Junior., ha partecipato ad altri film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Tootsie, La stangata 2, Scemo & più scemo, Michael, Ghost World e a serie quali Batman, Star Trek, Hunter, MASH, I racconti della cripta, Sabrina vita da strega, Friends e ER Medici in prima linea. Americana, ha 70 anni.


Will Patton (vero nome William Rankin Patton) interpreta Horst. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Il cliente, Armageddon - Giudizio finale, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra The Punisher, inoltre ha partecipato a serie come Numb3rs, 24 CSI - Scena del crimine. Ha 63 anni e due film in uscita.


Bronson Pinchot interpreta Lloyd. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop, Una vita al massimo, Beverly Hills Cop III e I Langolieri, inoltre ha partecipato a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Clueless e ha lavorato come doppiatore per episodi di Mucca e pollo, Io sono Donato Fidato e Angry Beavers. Ha 58 anni.


Nel caffé dove Paul incontra Marcy per la prima volta si possono scorgere, alle spalle dei protagonisti, la madre e il padre di Scorsese. Il regista, peraltro, ha accettato di dirigere Fuori orario a causa dei ritardi legati alla produzione de L'ultima tentazione di Cristo; se tutto fosse andato "liscio" avrebbe invece potuto essere Tim Burton a finire dietro la macchina da presa, in quanto era stato la seconda scelta dei produttori dopo avere visto Vincent. Detto questo, se Fuori orario vi fosse piaciuto potete provare Velluto blu oppure Magnolia. ENJOY!

mercoledì 7 giugno 2017

War Machine (2017)

Attirata dai martellanti cartelloni pubblicitari sparsi in tutta Roma, durante il viaggio di ritorno dal weekend nella Capitale ho guardato l'ultima produzione Netflix, ovvero War Machine, diretto e co-sceneggiato dal regista David Michôd partendo dal libro The Operators, del giornalista Michael Hastings.


Trama: al generale Glen McMahon viene ceduto il comando delle operazioni che dovrebbero portare alla conclusione del coinvolgimento americano nella guerra in Afghanistan ma il militare non è disposto a ritirarsi senza combattere...


Ci vuole un po' di preparazione psicologica ad affrontare questo filmazzo di due ore prodotto e interpretato da Brad Pitt, nemmeno fosse uno one man show dell'ex Signor Jolie. Innanzitutto, serve un cervello riposato perché War Machine, tratto da un articolo del Rolling Stone diventato poi un libro di non-fiction, è molto logorroico e zeppo di nomi propri, di luoghi e di persona, oltre che di moltissime nozioni interessanti capaci di far sentire l'occidentale medio in generale e l'americano in particolare piccino picciò; io, che riposata non ero, mi sono addormentata dopo venti minuti ma dopo un sonno ristoratore di un'ora ho ripreso prontamente la visione della pellicola, uscendone soddisfatta. La mia soddisfazione potrebbe però non riscuotere consensi e comprendo da sola che War Machine ha mille difetti, non ultimo un'abbondanza di tempi morti che potrebbe scoraggiare più di uno spettatore e una lunghezza che avrebbe giovato di qualche taglio qui e là ma è anche indubbio che War Machine offre la possibilità alla persona comune di gettare uno sguardo oltre l'informazione di TG e giornali e cominciare a scorgere la punta dell'iceberg di tutta la merda che si cela sotto guerre come quella in Afghanistan, il che per me è un valore aggiunto. Il punto di vista adottato dal film è quello della voce narrante di Sean Cullen, giornalista freelance incaricato di seguire le operazioni del generale Glen McMahon, ultimo di una lunga lista di comandanti in campo ai quali è stato chiesto di gestire la guerra in Afghanistan (modellato sul generale ormai in congedo Stanley McChrystal, sputtanato proprio dall'articolo di Rolling Stones scritto da Michael Hastings) e uomo tutto d'un pezzo, una macchina da guerra fermamente convinta di essere l'unica persona in grado di sbrogliare una matassa impossibile da districare e vincere così il conflitto, riuscendo dove altri "sfigati" hanno fallito. Le convinzioni di McMahon e la natura della guerra in Afghanistan, "cercata" dagli USA e considerata come un aiuto verso popolazioni che non lo avevano chiesto, vengono messe alla berlina dal giornalista e conseguentemente rese in tutta la loro follia, risultando in un insieme di situazioni al limite del paradossale vissute da persone che parrebbero delle caricature e invece sono tristemente vicine ai loro modelli reali.


Il fulcro di tutto è la natura alienata (e alienante) di un uomo che ha conosciuto solo la guerra, che ragiona per regole autoimposte e con l'unico obiettivo di vincere, incapace di capire come muoversi nel mondo reale e, conseguentemente, anche di contestualizzare il tessuto sociale dei Paesi in cui viene a trovarsi; i confronti con il presidente interpretato da Ben Kingsley (una figura patetica ma fondamentale), con la moglie e con la politica tedesca sono emblematici del modo tutto americano di affrontare le cose senza pensare alle conseguenze o a ciò che è stato prima, cosa che porta conseguentemente all'impossibilità di spiegare i motivi di determinate scelte e a una sordità nei confronti dei bisogni altrui. La logorrea di War Machine acquista così un nuovo significato, in quanto la guerra, la propaganda, persino la cosiddetta informazione non sono altro che aria fritta utilizzata per confondere le masse e fornire vuote giustificazioni a chi non smette di fare danni pur con le migliore intenzioni. Glen McMahon, nonostante l'alta opinione di sé malcelata da un'umiltà ipocrita, non è che uno dei tanti militari usati come carne da cannone e da eroe di guerra diventerà lo stupido, arrogante capro espiatorio di un intero sistema sbagliato che probabilmente non cesserà mai di esistere ed è questo l'amaro concetto che traspare dalla satira di War Machine. Certo, il "cuore" del film va scovato sotto una parata di volti famosissimi e un approccio che ricorda molto i film prodotti dai Coen e soprattutto da Soderbergh, che è un modo di fare cinema a mio avviso più improntato sulla forma che sul contenuto e può piacere o meno; dal canto suo, Brad Pitt ha scelto di interpretare McMahon come un Braccio di ferro perennemente incazzato (secondo me quest'uomo non riesce a liberarsi dal fantasma di Aldo Rayne così come Johnny Depp non riesce a scrollarsi di dosso quello di Jack Sparrow) e la sua presenza scenica si impone sul resto del cast fino a fare scomparire caratteristi e attori blasonati anche ottimi, il che mi ha fatto un po' storcere il naso ma, in generale, War Machine mi è piaciuto e lo consiglio, soprattutto se avete un abbonamento Netflix da sfruttare.


Di Brad Pitt (Generale Glen McMahon), John Magaro (Cory Staggart), Anthony Michael Hall (Greg Pulver), Topher Grace (Matt Little), Lakeith Stanfield (Caporale Billy Cole), Ben Kingsley (Presidente Karzai), Meg Tilly( Jeannie McMahon), Griffin Dunne (Ray Canucci), Scoot McNairy (Sean Cullen), Tilda Swinton (Politica tedesca) e Russell Crowe (Bob White) ho già parlato ai rispettivi link.

David Michôd è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto film come Animal Kingdom e The Rover. Anche produttore e attore, ha 45 anni.


Alan Ruck interpreta Pat McKinnon. Americano, ha partecipato a film come Una pazza giornata di vacanza, In fuga per tre, Speed, Twister, E venne il giorno e a serie quali I racconti della cripta, Oltre i limiti, Innamorati pazzi, Scrubs, Medium, Ghost Whisperer, CSI: Miami, CSI - Scena del crimine, Numb3rs e The Exorcist. Ha 61 anni e tre film in uscita.


Se War Machine vi fosse piaciuto recuperate M.A.S.H. ENJOY!

mercoledì 15 ottobre 2014

Bollalmanacco on Demand: Last Night (2010)

L'appuntamento odierno del Bollalmanacco On Demand è sicuramente particolare, perché esula dal genere di film che solitamente apprezzo; infatti, è capitato che Silvia mi chiedesse su Facebook la recensione di Last Night, diretto e sceneggiato nel 2010 dalla regista Massy Tadjedin. Col prossimo On Demand, invece, tornerò su terreni a me più "consoni" grazie a Monster Dog. ENJOY!


Trama: Joanna litiga col marito Michael perché lo crede invaghito di una collega, proprio il giorno prima che lui parta per un viaggio d'affari con la donna. Mentre Michael cerca di resistere alle effettive e pesanti avances della collega, Joanna incontra per caso il suo vecchio amore...


Last Night è una sorta di "dramma" dall'impianto teatrale, interamente basato sui gesti e gli sguardi dei protagonisti più che sui dialoghi. La storia è assai semplice e viene perfettamente riassunta dalla trama che ho scritto sopra: Massy Tadjedin indaga sui meccanismi che regolano i rapporti tra uomini e donne impegnati in relazioni più o meno durature e ci presenta il tradimento attraverso due punti di vista, quello maschile e quello femminile. Joanna e Michael sono sposati, prima del matrimonio sono stati insieme parecchi anni e, a quanto pare, ormai hanno più poco da dirsi, passione e amore sono stati soffocati da una routine (emblematiche le sequenze che vedono Joanna prepararsi per uscire col marito prima e con Alex poi) che porta al desiderio di fare nuove esperienze o al rimpianto. Lei è una scrittrice che ha dovuto reinventarsi articolista e collega i vecchi momenti di felice autorealizzazione all'amore di Alex, a sua volta scrittore, conosciuto e amato durante una "pausa di riflessione" nel rapporto tra lei e il marito Michael; quest'ultimo, dal canto suo, ama ancora Joanna ma è fortemente attratto dalla collega Laura, sensuale e consapevole di sé. Il film, come da titolo, racconta quella che potrebbe essere l'ultima notte del loro matrimonio, una notte che i due passano separati, colmi di rancore a causa di un recente litigio e, ovviamente, anche colmi di dubbi rispetto alla reciproca fedeltà. Nel corso della fatidica notte i due verranno costantemente "tentati" e lo spettatore verrà posto davanti ad un'annosa questione: è più grave tradire fisicamente, per il gusto della conquista, considerato che il traditore potrebbe pentirsene amaramente un istante dopo, oppure è più grave tradire col cuore e con la mente, vivendo una lunghissima menzogna accanto ad una persona scelta fondamentalmente per senso di dovere? Massy Tadjedin non ci da né una risposta univoca né un finale risolutorio ma lascia tutto al nostro giudizio e alla nostra immaginazione, lasciando la possibilità di identificarci o provare empatia per l'uno o l'altro personaggio.


E' questo distacco della regista e sceneggiatrice che ho apprezzato molto in Last Night, anche perché in questo modo sono riuscita a detestare entrambi i protagonisti e, nonostante questo, ad apprezzare la pellicola e a provare interesse per il loro dramma, forse perché speravo che entrambi rimanessero soli come dei cani. Lei infatti è una pittima incredibile (o forse la colpa è della faccetta da razzo di Keira Knightley, che notoriamente non sopporto) che non fa altro che piangersi addosso nonostante tutti, marito, ex amante e amici di lui, la trattino come una dea scesa in terra, mentre lui è l'essere più noioso del pianeta e, come spesso accade, è solo "chiacchiere e distintivo", incapace di rispedire al mittente le avances di una collega che è il trionfo del cliché (formosa, schiacciata da un tragico passato amoroso, sfacciata per non dire pucchiacca ma anche tanto sensibile). L'unico che, effettivamente, mi ha commossa, è il povero Alex. Da sempre innamorato di Joanna, non riesce a portare avanti delle relazioni soddisfacenti ed è stato mandato al diavolo sia perché era troppo impegnato a scrivere un libro sia perché Michael "era arrivato prima"; per tutto il film, poverello, cerca di far capire a Joanna i propri sentimenti ma lei è inamovibile, si limita a prendere atto della cosa, a stuzzicarlo un po', a bearsi dell'amore di quest'uomo così affascinante e interessante e, dulcis in fundo, a piangere come una fontana quando ormai è troppo tardi per tornare indietro. Last Night, come vedete, ha una trama semplice e persino derivativa, tuttavia riesce ad emozionare lo spettatore e farlo riflettere davanti alle svariate situazioni che vengono proposte (credo che Last Night sarebbe molto interessante da vedere in coppia), anche perché è recitato davvero molto bene ed è assai curato, sia per quanto riguarda una regia attentissima ai dettagli che per una colonna sonora delicata e malinconica. Se cercate emozioni forti probabilmente non è il film che fa per voi, perché a tratti è davvero molto lento, ma se vi piacciono le pellicole "da degustazione" potreste anche dargli una chance.


 Di Keira Knightley (Joanna), Sam Worthington (Michael), Eva Mendes (Laura) e Griffin Dunne (Truman) ho già parlato ai rispettivi link.

Massy Tadjedin è la regista e sceneggiatrice della pellicola, la sua prima e finora unica prova dietro la macchina da presa. Anche produttrice, ha 38 anni.


Guillaume Canet interpreta Alex. Francese, ha partecipato a film come The Beach e Vidocq. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 39 anni e un film in uscita.


Premetto di non averli mai visti ma se Last Night vi fosse piaciuto potreste trovare di vostro gradimento anche Closer o Unfaithful - L'amore infedele. ENJOY!



martedì 4 febbraio 2014

Dallas Buyers Club (2013)

Domenica sono riuscita a vedere Dallas Buyers Club, diretto nel 2013 dal regista Jean-Marc Vallée, tratto dalla vera storia di Ron Woodroof, al quale negli anni '80 era stato diagnosticato il virus dell'HIV assieme ad un'aspettativa di vita di soli 30 giorni.


Trama: Ron Woodroof è un elettricista donnaiolo, tossicomane e appassionato di rodei. Un giorno scopre di avere l'AIDS e, nella forsennata ricerca di una cura, scopre l'esistenza di proteine e farmaci molto efficaci ma non approvati negli USA...


La cosa che mi ha colpita più di tutte, guardando Dallas Buyers Club, è il modo assolutamente pragmatico di trattare la malattia, la diversità e la sofferenza. Per tutto il film non c'è un solo personaggio scritto apposta per suscitare pietà nello spettatore, brani strappalacrime o sequenze ad effetto, ci sono solo esseri umani terribilmente imperfetti, costretti ad affrontare con un'enorme forza d'animo i mille paletti messi dai pregiudizi, dalla malattia e dagli interessi delle multinazionali farmaceutiche. La storia di Ron Woodroof non è quella di un intelligente e capace uomo di buon cuore che si batte per una causa, bensì quella di un delinquente omofobo che probabilmente, senza la malattia, avrebbe finito per farsi ammazzare dai creditori e che, comunque, anche nella ricerca di una cura, pur evolvendosi ed aprendo la propria mente, tenta di ricavare un profitto dalle sue imprese. Allo stesso modo, il suo compare Rayon è un debole disadattato, incapace di smettere di drogarsi. Di fronte ad un approccio così "freddo" e dei personaggi coi quali è difficile simpatizzare, lo spettatore è costretto a seguire la storia con attenzione assoluta, a scavare nelle personalità dei protagonisti, ad affezionarsi a poco a poco fino ad arrivare a tifare per loro e non solo perché la loro vittoria significherebbe una speranza per tutte le vittime dell'HIV; viene proprio voglia di vedere Woodroof, il vitale, incazzoso e incosciente Woodroof, schiacciare col tacco dei suoi stivalazzi da bifolco chi riduce la vita e la morte a semplici risultati di lucrosi esperimenti.


La regia di Jean-Marc Vallée è asciutta e priva di fronzoli, se si escludono un paio di bellissime sequenze "a effetto" (il breve flashback in cui Woodroof capisce come un frettoloso, fugace rapporto occasionale lo abbia condannato a morte oppure quella in cui viene circondato da miriadi di farfalle) sembra quasi che il regista segua la storia narrata con assoluto distacco, mostrando solo i "fatti". A metterci l'anima sono invece gli strepitosi Matthew McConaughey e Jared Leto, distrutti nel fisico tanto da risultare quasi irriconoscibili, due fuscelli di nervi ed ossa che basterebbe un soffio di vento per spazzarli via; il primo riempie lo schermo con la sua mera presenza, i suoi cappelli da cowboy e la parlata strascicata, un'apparenza da duro che si infrange solo una volta, nell'unica scena che mi ha davvero spezzato il cuore, mentre il secondo è di una delicatezza infinita e riesce a non cadere nel facile cliché del travestito, conferendo al suo personaggio un'incredibile ed umanissima dignità. Guardando Dallas Buyers Club mi sono quindi resa conto che il valore intrinseco della pellicola è da ritrovarsi quasi esclusivamente in queste (giustamente) apprezzatissime interpretazioni perché, nonostante la storia interessantissima e difficile, nel complesso l'ho trovato troppo ordinario per poter gridare al capolavoro che mi sarei aspettata leggendo qualche recensione qua e là. A parte questo mio parere prettamente personale, comunque, Dallas Buyers Club è un film da vedere assolutamente, sia per l'incredibile ed importantissima storia vera raccontata, sia per apprezzare appieno due attori che, finalmente, hanno fatto enormi passi avanti rispetto ai loro imbarazzanti esordi.



Di Matthew McConaughey (Ron Woodroof), Steve Zahn (Tucker) e Griffin Dunne (Dottor Vass) ho già parlato ai rispettivi link.

Jean-Marc Vallée è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto altri film a me sconosciuti come C.R.A.Z.Y., The Young Victoria e Café de Flores. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 50 anni e un film in uscita.


Jennifer Garner interpreta Eve. Americana, indimenticabile nei panni della Sydney Bristow del favoloso Alias, la ricordo anche per film come Harry a pezzi, Mr. Magoo, Pearl Harbor, Prova a prendermi, Daredevil, Elektra e Juno; inoltre, ha partecipato ad altre serie come Jarod il camaleonte. Anche produttrice e regista, ha 41 anni e quattro film in uscita.  


Jared Leto interpreta Rayon. Figo incredibile, nonché frontman dei 30 Second to Mars, come attore lo ricordo in film come Urban Legend, La sottile linea rossa, Fight Club, American Psycho, Panic Room e Alexander. Americano, anche produttore e regista, ha 42 anni.


Denis O’Hare (vero nome Denis Patrick Seamus O'Hare) interpreta il Dottor Sevard. Indimenticabili (nonché incredibili) le sue performance nella serie American Horror Story, durante la prima e la terza stagione, ha partecipato anche a film come Accordi & disaccordi, Derailed – Attrazione letale, Changeling, J. Edgar e ad altre serie come Le avventure del giovane Indiana Jones, CSI, CSI: Miami e True Blood. Americano, ha 51 anni e tre film in uscita.


Dallas Buyers Club concorre per sei Oscar quest’anno: miglior pellicola, Matthew McConaughey miglior attore protagonista, Jared Leto miglior attore non protagonista, miglior montaggio, miglior trucco e miglior sceneggiatura originale. Il film è stato finanziato in parte grazie all’aiuto di Matthew McConaughey ma la storia di Woodroof aveva già destato l’interesse di Brad Pitt e Ryan Gosling; sempre per gli stessi problemi finanziari, negli anni ’90 era saltato il progetto che avrebbe visto coinvolti Dennis Hopper come regista e Woody Harrelson come interprete di Woodroof. Anche Hilary Swank avrebbe dovuto prendere parte al film di Vallée, ma ha rinunciato per impegni pregressi. Detto questo, se Dallas Buyers Club vi fosse piaciuto consiglierei la visione di Philadelphia. ENJOY! 

mercoledì 11 settembre 2013

Comic Movie (2013)

Spinta da non so  nemmeno io quale follia cosmica ho deciso di recuperare, nonostante non fosse uscito dalle mie parti, Comic Movie (Movie 43), film a episodi diretto nel 2013 da una ridda di registi che troverete nominati in fondo al post. "Bolla, come sei raffazzonata oggi!", direte voi. Beh è quel che si merita questo capolavoro...


Trama (versione internazionale*): due ragazzi decidono di giocare all'insopportabile e saccente fratellino haker un tiro mancino. Per fargli abbandonare l'inseparabile portatile e zepparglielo di virus lo attirano fuori da camera sua con la richiesta di cercare un film assolutamente introvabile e proibito (nonché inventato sul momento), ovvero Movie 43. Dopo vari tentativi, che portano alla visione di filmati al limite dell'indecenza, salta fuori che la pellicola esiste davvero... e potrebbe scatenare la fine del mondo!
*La trama riportata si riferisce alla versione internazionale del film. Negli USA la cornice è leggermente più sensata e vede un regista (Dennis Quaid) completamente folle cercare di vendere Movie 43 a un produttore (Greg Kinnear) presentandogli man mano tutti gli spezzoni che lo compongono e conta, tra le guest star, anche Seth MacFarlane. Nel DVD di Comic Movie, inoltre, è stato inserito anche Find Our Daughter, episodio che ha per protagonisti Julianne Moore e Tony Shalhoub.


Partiamo dal titolo, vah. Comic Movie è l'ovvio tentativo italiano di attirare quei poveri gonzi che vanno al cinema solo per vedere quei tristissimi film/parodia che scimmiottano le mode del momento come Superhero Movie, Epic Movie, Scary Movie, etc. etc. Poveri gonzi, diffidate dagli infingardi distributori perché nonostante l'umorismo di bassa lega sia più o meno simile Comic Movie è una raccolta di cortometraggi tenuti malamente assieme da una cornice "narrativa" che li lega l'uno all'altro, non c'eentrano nulla né i fumetti né la comicità. A quelli che invece, come me, sapevano a cosa sarebbero andati incontro, dico solo che i gran nomi di richiamo presenti nella pellicola pregheranno i loro dei perché i fan si dimentichino del loro coinvolgimento in quello che, a conti fatti, è uno dei film meno divertenti, più noiosi, patetici e disgustosi del globo terracqueo. Una roba che, al confronto, F is for Fart è un serio e nobile capolavoro dell'avanguardismo giapponese. Detto questo, cercate di seguirmi in questo excursus delle storie presenti in Comic Movie (seguono alcuni SPOILER ma chissenefrega, insomma. Se non volete leggerli saltate al sesto paragrafo).


Comic Movie mi ha fatto ridere all'inizio. Non posso dire di no, sarei falsa come Giuda se negassi l'evidenza. Ammetto anche che la storia di contorno mi ha incuriosita perché volevo davvero sapere dove sarebbero andati a parare con la questione del Movie 43. Quindi, andiamo con ordine. Il cortometraggio con Hugh Jackman e Kate Winslet è quello che, cronologicamente, è stato girato per primo ed è servito da esca per distributori e attori famosi nel corso dei dieci anni di gestazione di questa mmmmerda. Indubbiamente, fa stramazzare al suolo dalle risate soprattutto per le facce che fa la Winslet davanti ad un Jackman sempre bellissimo ma con un difetto fisico a dir poco imbarazzante e funziona perché basato su uno sketch vecchio come il cucco: nessuno si accorge di tale difetto o comunque tutti scelgono di ignorarlo tranne la protagonista, che si ritrova sempre più in difficoltà. Segue l'altrettanto simpatico Homeschooled, con Naomi Watts e quel gran figo di Liev Schreiber che decidono di educare il figlio adolescente a casa, fungendo non solo da insegnanti ma anche da bulli, primi amori e quant'altro. Una roba surreale che mi ha strappato altre grasse risate, così come ha fatto la prima sequenza di The Proposal... almeno finché la proposta della svampita Anna Faris (Will you poop on me?) non viene messa in atto. E' un mio limite, lo so, ma l'umorismo scatologico a base di scoregge e cacca (non merda, c'è differenza!!) non mi fa affatto ridere. Così come mi intristisce vedere Richard Gere e Uma Thurman nei ruoli più sputtananti della loro carriera, il primo nei panni del manager che si ritrova a dover combattere contro la stupidità degli adolescenti che vorrebbero scoparsi il primo IPod fatto come una donna vera e la seconda in quelli di un'imbarazzante Lois Lane stalkerata da Superman in quella che potrebbe essere la peggiore presa in giro di sempre del rapporto tra Batman e Robin. Per fortuna arrivano le meravigliose accoppiate Kieran Culkin/Emma Stone e Chloe Moretz/Christopher Mintz-Plasse a risollevare l'atmosfera con due simpatici sketch abbastanza piacevoli e originali... se non fosse che a dare il carico a coppe e affossare definitivamente Comic Movie ci pensano gli ultimi quattro cortometraggi, che meritano per questo un paragrafo a parte.


Happy Birthday vede il bellissimo Gerard Butler nei panni di un lepricauno. La cosa non fa ridere, il corto è di una deficienza rara e scommetto quel che volete che il doppiaggio italiano non riuscirà a riprodurre l'unico elemento piacevole, ovvero l'accento "oirish" del nanetto. Il finale poi è l'equivalente di una di quelle barzellette sporche e idiote che raccontano gli ultimi derelitti del pianeta quando al bar la conversazione langue, sul serio. Segue Truth or Dare, con un'imbarazzante Halle Berry alla quale dovrebbero venire frantumati i denti con l'immeritato Oscar vinto ormai troppi anni fa. L'apice del becerume viene toccato quando, nel corso delle sfide (di una deficienza incredibile su una scala da 0 a Zach Galifianakis in Una notte da leoni) tra lei e il tizio con cui ha un appuntamento al buio, la signora Berry prepara il guacamole con la tetta destra o decide di trasformarlo in un cinese. Mamma mia, le matte risate, guarda. Mel Brooks, prendi esempio e vergognati. Non bastasse questo capolavoro di umorismo, ecco arrivare l'insignificante Victory's Glory, che vorrebbe parodiare quei film dove la squadra composta da outsider vince la partita dopo un edificante discorso del coach e lo fa mettendo in bocca a quest'ultimo parolacce, banalità e incitazioni a percuotere col fallo gli avversari (sic). Ancora non vi basta? Credete davvero che nulla possa superare il cattivo gusto di vedere esplodere un uomo investito e poi immerso nelle sue feci? O, ingenue creature! Dopo i titoli di coda vi aspetta Beezel, un simpatico gatto animato gay e in odore di Troma che si sodomizza da solo con uno spolverino mentre guarda il suo padrone fare sesso con la fidanzata! Dov'è Fritz il gatto? Vatti a nascondere, cartonetto per educande!! E potrei continuare per ore, ma anche no.


Madonna quanto ho scritto. E ciò è male perché mi si dice che un bravo critico, cosa che effettivamente non sono, è in grado di condensare le sue opinioni in poche righe. Ok. Questo film è Lammerda©. Buono solo per lo spezzone con la Winslet e Jackman e per i due finti spot dal gusto assurdo che richiama molto quello de I Griffin, il resto non ha ragione di essere. Come ho detto, non fa ridere. E un film comico che non fa ridere, giusto per mettersi allo stesso livello di Comic Movie, è utile come un chiulo senza buco.

Ecco la fine che merita Comic Movie...
Di Griffin Dunne, regista del segmento “Veronica”, ho già parlato QUI, Elizabeth Banks, regista di Middleschool Date e co-protagonista dell'episodio Beezel nei panni di Amy, la trovate QUA e Brett Ratner, regista di Happy Birthday, è già stato nominato in questo post. Beezel invece è stato girato da James Gunn. Hugh Jackman (David), Kate Winslet (Beth), Liev Schreiber (Robert), Naomi Watts (Samantha), Kieran Culkin (Neil), Emma Stone (Veronica), Justin Long (finto Robin), Jason Sudeikis (falso Batman), Leslie Bibb (falsa Wonder Woman), Christopher Mintz-Plasse (Mikey), Chloe Grace Moretz (Amanda), Gerard Butler (i due lepricani), Sean William Scott (Brian), Halle Berry (Emily) e Terrence Howard (Coach Jackson) li trovate invece ai rispettivi link.

Peter Farrelly è il regista della “cornice” originale del film e degli episodi The Catch e Truth or Dare. Americano, ha diretto pellicole come Scemo & più scemo, Tutti pazzi per Mary, Io, me & Irene, Osmosis Jones e Amore a prima svista. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 57 anni e in progetto il film Dumb and Dumber To, al momento in fase di pre-produzione.


Steven Brill è il regista della “cornice” del film e dell’episodio IBabe. Americano, ha diretto pellicole come Little Nicky – Un diavolo a Manhattan e Without a Paddle – Un tranquillo weekend di vacanza. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 51 anni e un film in uscita.  


Steve Carr è il regista dell’episodio The Proposition. Americano, ha diretto film come Il dottor Dolittle 2 e L’asilo dei papà. Anche produttore, ha 51 anni e un film in uscita.


Anna Faris interpreta Vanessa. Americana, la ricordo per film come Scary Movie, Scary Movie 2, Lost in Translation, Scary Movie 3, I segreti di Brokeback Mountain, Scary Movie 4 e My Super Ex-Girlfriend, inoltre ha partecipato alla serie Friends. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 37 anni e un film in uscita.


Chris Pratt interpreta Jason. Americano, ha partecipato a film come Wanted - Scegli il tuo destino, Jennifer's Body, Zero Dark Thirty e alla serie The O.C. Ha 34 anni e quattro film in uscita tra cui Lego - The Movie e Guardians of the Galaxy.


Richard Gere (vero nome Richard Tiffany Gere) interpreta il capo nell'episodio IBabe. Americano, ex sex symbol degli anni '80/'90, lo ricordo per film come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman, Sommersby, Il primo cavaliere, The Jackal, Se scappi ti sposo, Autumn in New York, Il Dottor T & le donne, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra, Chicago Hachiko - Il tuo migliore amico. Anche produttore e regista, ha 64 anni e un film in uscita.


Uma Thurman (vero nome Uma Karuna Thurman) interpreta la finta Lois Lane. Qui parliamo di una delle muse di Tarantino nonché una delle mie attrici preferite, che ricordo per film come Le relazioni pericolose, Pulp Fiction, Batman & Robin, Gattaca - La porta dell'universo, I miserabili, The Avengers - Agenti speciali, Vatel, Kill Bill, Be Cool My Super Ex-Girlfriend. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita tra cui Nynphomaniac, ma quello che stiamo aspettando tutti con ansia è Kill Bill 3, annunciato ma sempre rimandato!!


Will Graham e Rusty Cundieff sono altri due registi impelagati nel progetto di cui tuttavia non ho mai sentito parlare mentre James Duffy, regista di SuperHero Speed Dating, ha all’attivo solo il corto che lo ha ispirato, Robin’s Big Date. Un altro segmento tratto da un corto già esistente (Machine Child) è l’interessante Machine Kids, usato come una sorta di “pubblicità progresso” e diretto da Jonathan Van Tulleken, regista di alcuni episodi della serie Misfits. Passiamo ora agli altri attori più o meno famosi coinvolti nel progetto: nel corso del film troviamo Jack McBrayer, lo stagista della serie 30 Rock, la Veronica Mars Kristen Bell, la voce originale del griffiniano Joe, Patrick Warburton, la star della serie Jackass Johnny Knoxville, il comico inglese Stephen Merchant, quella vajassa di Snookie e il protagonista dei tre Transformer Josh Duhamel. Ci hanno invece visto lungo e hanno mandato al diavolo il progetto George Clooney (che avrebbe dovuto recitare nei panni di sé stesso), Colin Farrell (interpellato per il ruolo del leprecauno) e persino i campioni del cattivo gusto Ray Parker e Matt Stone, creatori di South Park, che avrebbero dovuto dirigere uno degli episodi. Ringraziate inoltre, per una volta, l’audience americana che ha bocciato durante un test screening l’episodio dove Anton Yelchin interpretava un necrofilo perché non voglio nemmeno sapere dove sarebbero andati a parare! Detto questo, non saprei cosa consigliarvi se vi fosse piaciuto Comic Movie. Forse un buon psichiatra? ENJOY!!

martedì 3 luglio 2012

Papà, ho trovato un amico (1991)

Tra i pochi film che mi portano a piangere come un’ossessa c’è senza dubbio Papà, ho trovato un amico (My Girl), diretto nel 1991 dal regista Howard Zieff.


Trama: Vada è un’undicenne che vive col padre e la nonna all’interno di una ditta di pompe funebri, il che la porta a soffrire di varie ed improbabili malattie immaginarie, ovviamente mortali. Nonostante questo, grazie all’amicizia del piccolo Thomas J. le sue giornate trascorrono più o meno serene…


Papà, ho trovato un amico è un film parecchio peculiare. Nonostante la qualità poco più che televisiva della regia, della fotografia e della generale messinscena, è una pellicola che mi è entrata nel cuore e che rivedo spesso e volentieri, tanto da essere arrivata a comprarmi persino il DVD. Molto probabilmente una parte di me ( la stessa che mi ha spinta a comprare la colonna sonora di Edward mani di forbice) è profondamente masochista perché, nonostante io  sappia il film praticamente a memoria e sia quindi consapevole di quello che mi aspetta verso il finale, continuo imperterrita a guardarlo e a piangere tutte le mie lacrime. Papà, ho trovato un amico è infatti una di quelle pellicole bastarde, che si presentano come un film per famiglie incentrato sulla crescita della protagonista e che, tuttavia, usano la tragedia come catalizzatore del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, inserendola alla traditora quando meno ce lo si aspetta.


Detto questo, è ovvio che Papà, ho trovato un amico trovi in suo punto di forza nella natura dolceamara della storia che racconta e, soprattutto, nella bravura degli interpreti. La piccola Anna Chlumsky, qui al suo primo film, ispira una tenerezza incredibile: lungi dall’essere una di quelle ragazzine bambolotte che andrebbero per la maggiore in produzioni simili, il suo faccino espressivo e la sua disincantata, innocente ed ingenua voce narrante diventano il cuore stesso del film, pur senza rubare totalmente la scena agli altri comprimari, ugualmente importanti. Maculay Cuilkin ha un ruolo che lo rende stranamente dolcissimo, l’imbolsito Dan Aykroyd è perfetto per la parte di padre-vedovo burbero e incapace di mostrare i propri sentimenti a chi lo circonda, Griffin Dunne è il professore di cui tutte avremmo voluto innamorarci e Jamie Lee Curtis è semplicemente favolosa con le sue mise anni ’70. Va da sé che il secondo, ma non meno importante, punto di forza di Papà, ho trovato un amico è la sua ambientazione vintage (siamo all’epoca del secondo mandato di Nixon) abbinata ad una deliziosa colonna sonora. Insomma, non sarà sicuramente uno di quei film che ha fatto la storia del cinema, ma sicuramente Papà, ho trovato un amico si è conquistato un posto nel mio cuore ed è per questo che mi sento di consigliarlo a chiunque cercasse una pellicola per famiglie che sia divertente, commovente ma non stupida o banale.


Di Dan Aykroyd (Harry), Jamie Lee Curtis (Shelly), Richard Masur (Phil) e Griffin Dunne (Mr. Bixler) ho già parlato nei rispettivi link.

Howard Zieff è il regista della pellicola. Americano, ha diretto pellicole come Soldato Julia agli ordini, 4 pazzi in libertà e il seguito di Papà ho trovato un amico, Il mio primo bacio. Anche produttore, è morto nel 2009,  all’età di 81 anni.


Anna Chlumsky interpreta Vada. Americana, ha partecipato a film come Io e zio Buck e Il mio primo bacio. Ha 32 anni e due film in uscita. 


Macaulay Culkin (vero nome Macaulay Carson Culkin) interpreta Thomas J. Ammorbante e famosissimo bambino prodigio negli anni ’90, questo attore americano ha subito l’infame destino che tocca alla maggior parte delle giovani star, finire nel dimenticatoio dopo essere passati attraverso un’adolescenza fatta di droga, eccessi ed arresti. Ma noi vogliamo ricordarlo con quella sua faccetta da schiaffi in film a loro modo belli come Io e zio Buck, Mamma ho perso l’aereo, Mamma ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York e per altre ciofeconze come L’innocenza del diavolo, Pagemaster – L’avventura meravigliosa e Richie Rich – Il più ricco del mondo. In tempi più recenti ha partecipato alle serie Will & Grace e Robot Chicken. Ha 32 anni.


Se il film vi fosse piaciuto, consiglierei la visione del seguito, Il mio primo bacio, a mio avviso però parecchio inferiore. ENJOY!!

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