venerdì 31 marzo 2017

La cura dal benessere (2016)

Ci ho messo un po' ma alla fine anche io sono riuscita ad andare a vedere il controverso La cura dal benessere (A Cure for Wellness), diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Gore Verbinski.

Trama: un giovane affarista americano viene mandato in Svizzera per recuperare l'amministratore delegato della ditta per cui lavora, recatosi in una sorta di centro benessere e mai più tornato in patria. Dopo un incidente, il ragazzo è costretto a rimanere nel centro e comincia a testimoniare avvenimenti inquietanti...


La cura dal benessere è un film bellissimo. No, davvero, non scherzo, anche se so che lo stanno massacrando tutti. Dal punto di vista della regia, della scenografia, del montaggio e della fotografia (la stessa, "acquatica", di The Ring) è davvero un balsamo per gli occhi. Non c'è un solo fotogramma che non possa venire utilizzato per una lezione di cinema, tanta è la ricerca della perfezione di Verbinski, che non spreca neppure un movimento di macchina e rifugge sdegnato la sciatteria e l'approssimazione tipica dei blockbuster americani. Dalla sequenza iniziale, con quel treno che si riflette sulla sua stessa superficie creando un'effetto straniante e vertiginoso, all'incubo all'interno della camera di privazione sensoriale, dalla comparsa di Hannah, che cattura lo sguardo di Lockhart e ricompare ad ogni curva del sentiero, alla panoramica dei corpi sospesi, dall'incubo mortale della madre alle allucinazioni del protagonista: in La cura dal benessere tutto è realizzato per compiacere l'occhio dello spettatore, per "curarlo", quasi, dalla bruttura di buona parte del cinema di genere americano (qualcuno ha detto found footage?), e non c'è un solo fotogramma che non mi sia piaciuto, persino durante il finale tanto criticato da tutti, un trionfo di barocchismi che corteggia allegramente il kitsch e che col resto del film sta come i cavoli a merenda, neanche fosse la versione in acido de Il fantasma dell'opera. Cito una pellicola a caso, visto che in quel momento una voce nella mia testa si è messa a strillare "The Phaaaantomoftheoperaisheeeeeere, inside mymiiiiind!!!", ma fondamentalmente la bellezza visiva di La cura dal benessere spalanca  al cinefilo mediamente esperto un mondo di ricordi ed omaggi. I richiami allo Shutter Island di Scorsese sono continui e quasi sfacciati ma Verbinski si permette di saccheggiare persino il Sorrentino di Youth - La giovinezza, il Kubrick di Arancia Meccanica, il Del Toro di Crimson Peak, atmosfere alla Suspiria (e forse non è un caso vista la presenza di Mia Goth) e persino echi di Mario Bava e Lucio Fulci, giusto per non farsi mancare nulla. Sarebbe semplice criticare il regista per quelle che potrebbero risultare mere scopiazzature, ma la verità è che lo stile de La cura dal benessere riesce a fondere tutti questi elementi e a crearne uno nuovo, perfetto proprio per questo tipo di film e per la storia che vuole raccontare... il problema di questa pellicola, però, è proprio la trama in sé, talmente zeppa di buchi che ad un certo punto ho sentito odore di groviera.


Qui comincia l'inevitabile stroncatura de La cura dal benessere, ahimé. Al quale non riesco comunque a voler male sia per un paio di scene capaci di far impallidire le torture più efferate di Hostel (diciamo che quando hanno cominciato a volare denti e anguille ho smesso di guardare lo schermo) sia per la capacità di tenere desta l'attenzione dello spettatore durante la prima metà del film, non fosse che ad un certo punto ho capito l'arcano alla base della trama e allo stesso tempo il tutto ha smesso di avere senso. Per citare uno dei cinque/sei articoli americani che ho scorso tentando di trovare delle spiegazioni logiche, La cura dal benessere "tratta gli spettatori come imbecilli" ed è assolutamente vero. HIC SUNT SPOILER, quindi non leggete e saltate oltre il pezzo bianGo. Il "mistero" di Hannah e Volmer, soprattutto quello di lei, è facilmente intuibile dal momento in cui la vecchia appassionata di storia racconta a Lockhart dei vecchi proprietari della struttura. Verbinski e company si impegnano a disseminare indizi, ribadendoli anche più volte tra fotografie antiche, parassitelli che nuotano nell'ottima acqua del centro benessere, ciondoli, sciacquoni che titillano, ragazzine speciali, cruciverba, maschere di carne, laboratori nascosti... eppure, con tutto questo, Lockhart non capisce un Pazzo. Niente. Imbecille fino alla fine, con tutti i campanelli d'allarme che avrebbero dovuto farlo salire sul primo treno e portar via le suole da lì il giorno stesso in cui è arrivato. Se il mistero "base" viene svelato, non si capisce però perché diamine ad un certo punto i degenti siano costretti ad inghiottire anguille e, soprattutto, perché non si ricordino della cosa una volta usciti dalla terrificante "camera del prelievo". Cioé, io capisco che l'acqua porta gli ospiti della struttura a stare male e conseguentemente a rimanere nel centro benessere per curarsi ma COSA sfruttano Volmer e soci per far loro il lavaggio del cervello e renderli degli zombi decerebrati? Soprattutto, una volta infilata nel corpo del malcapitato una bulaccata di anguille, queste ultime che fine fanno? Vengono espulse goccia a goccia assieme ai fluidi vitali del paziente grazie sempre agli abominevoli macchinari per poi venire raccolte in forma liquida all'interno delle boccette azzurre che sanno, non a caso, di pesce e sudore? Ma soprattutto, perché nel 2017 gli abitanti di un paesino Svizzero, peraltro servito da treni e brulicante turisti, dovrebbero ancora vivere nel terrore di un duecentenario sfigurato quando basterebbe imitare i contadini dell'800 e dare fuoco (di nuovo) a lui e alla sua struttura o, mal che vada, spifferare tutto allo sprovveduto turista di turno? Vista la miseria in cui vivono i quattro gatti del paese non credo Volmer gli passi dei soldi... FINE SPOILER Peccato per quest'abbondanza di buchi logici e per il fatto che vengano spalmati in una durata che risulta in questo modo infinita, perché come ho detto il film è visivamente bellissimo e Dane DeHaan, con la sua faccetta naturalmente odiosa, è un perfetto protagonista, più che altro la perfetta incarnazione dell'uomo d'affari moderno, uno al quale servirebbe davvero una bella cura per non crepare d'infarto anzitempo. E poi, Jason Isaacs è sempre un bell'uomo anche quando non indossa la parrucca bionda, quindi i miei soldi non sono stati spesi invano.


Del regista e co-sceneggiatore Gore Verbinski ho già parlato QUI. Dane DeHaan (Lockhart), Jason Isaacs (Volmer) e Carl Lumbly (Wilson) li trovate invece ai rispettivi link.

Mia Goth interpreta Hannah. Inglese, ha partecipato a film come Nymphomaniac - Volume 2 ed Everest. Ha 24 anni e tre film in uscita, tra cui il remake di Suspiria.


Non l'ho mai visto ma ho letto che La cura dal benessere ha parecchi punti in comune con Gli orrori del castello di Norimberga quindi provate a recuperarlo (io lo farò) e, se il film di Verbinski vi fosse piaciuto, aggiungete The Wicker Man e Rosemary's Baby. ENJOY!

16 commenti:

  1. Come al solito la tua recensione è lo step più vicino che farò a questo film XD

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    1. Ma no, perché? Questo, tortura odontoiatrica a parte, puoi vederlo anche tu! :)

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  2. Sai come la penso ;) ha ragione sulla bellezza visiva, ma non basta davvero, anzi fa arrabbiare ancor di più ☆

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    1. Sa di occasione sprecata, purtroppo.

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  3. Qualcosa di buono c'è, almeno una possibilità perciò la potrei dare ;)

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    1. No, beh, non mi sento di sconsigliarlo, perché comunque è esteticamente bellissimo :)

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  4. io mi sono lasciato trasportare dalla bellezza delle immagini e non mi hanno dato fastidio i buchi. La natura di Hannah ovviamente l'avevo intuita ma non credo che il regista pensava di ingannare qualcuno.

    Per me, questo diventa un classico da riguardare più volte. Mia Goth è una musa dell'estetica decadente e la cosa mi fa ben sperare per Suspiria.

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    1. Secondo me non è questione di "ingannare" quanto proprio di come poni i dettagli, insistendo e reiterando determinati indizi quasi volessi prendere a coppini lo spettatore dicendogli "vedi? E' così. Non ci arrivi? Te lo rispiego!", modo di fare che a mio avviso toglie un po' il gusto della scoperta.

      La Goth, unita a Luca Guadagnino, fa ben sperare anche me!

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  5. Se è un balsamo per gli occhi, allora è perfetto per la mia palpebra tremolante, ma se volano denti, allora è meglio che mi tengo l'occhio tremulo! :-p

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    1. Eh sì ad un certo punto, come si evince dal trailer, i denti partono, ahimé.

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  6. Anche a me il finale è piaciuto anche se non ha il minimo senso.
    Ma poi cosa sono quelle vasche amniotiche? e perché il direttore del sanatorio si è dato tanto da fare per ritardare lo sviluppo sessuale della figlia, se (bleah) voleva avere un figlio da lei? le anguille sono reali o immaginarie?
    Un vero spreco di talenti

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    1. No vabbé, per la questione padre/figlia senso lo avrebbe anche, sebbene aspettare secoli... mah.
      Credo che lui però non si fosse dato da fare per ritardarlo, quanto piuttosto potrebbe essere stato un effetto collaterale della cura. Poteri delle anguille che, almeno per me, erano vere. L'unica cosa che non capisco è perché inghiottirle e poi spremere gli esseri umani, soprattutto COME fanno questi ultimi a dimenticare tutto...

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  7. vabè io una sbirciatina gliela do, vediamo che ne esce fuori ^^

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    1. Mah sì, secondo me vale comunque una visione :)

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  8. Visto questo fine settimana. Che posso dire visivamente splendido, le musiche praticamente perfette per questa fiaba. Ha dei buchi di sceneggiatura, li definirei proprio dei vuoti eppure al netto di questi difetti pesantissimi me lo sono goduto, anche perchè ho smesso quasi subito ti cercare una spiegazione al tutto e mi sono goduto lo spettacolo.

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    1. Sì, privo di una sceneggiatura "coerente" rimane comunque uno spettacolo. Appena uscirà in DVD/BluRay probabilmente lo comprerò perché, come ho detto su, ha tutte le potenzialità per diventare un cult da rivalutare col tempo!

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