Visualizzazione post con etichetta a quiet place. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta a quiet place. Mostra tutti i post

venerdì 5 luglio 2024

A Quiet Place - Giorno 1 (2024)

Martedì sono andata a vedere A Quiet Place - Giorno 1 (A Quiet Place: Day One), diretto e co-sceneggiato dal regista Michael Sarnoski e ne sono uscita distrutta.


Trama: Samira, afflitta da un tumore in stadio avanzato, cerca di raggiungere un luogo a lei caro quando un'invasione aliena condanna l'umanità al silenzio e ad una potenziale estinzione...


Michael Sarnoski
, io ti denuncio, maledetto. Già i primi due A Quiet Place non erano stati una passeggiata, per me. Probabilmente, qualcosa a livello inconscio mi porta a stare particolarmente al gioco orchestrato da Krasinski e compagnia fin dal 2018, perché quel silenzio necessario alla sopravvivenza dei personaggi mi spinge a non respirare, per paura di emettere un suono che possa allertare le terribili creature aliene che li cacciano, e quando queste ultime compaiono perdo ogni volta dieci anni di vita. A peggiorare la situazione ci pensavano personaggi ben caratterizzati, assai uniti a livello familiare, verso i quali era impossibile non investire una gran quantità di empatia, anche perché Millicent Simmonds ha un volto di una dolcezza incredibile. A queste mie debolezze si è aggiunto stavolta un trigger molto personale che, probabilmente, è l'anticamera di un disagio psicologico più profondo, ne sono consapevole, un complicato mix di tristezza sedimentata da quando è mancata per colpa di un tumore una carissima zia, di ipocondria e di terrore all'idea che, presto o tardi, dovrò affrontare un lutto ancora più grave e vicino. Il magone non mi viene solo davanti alla rappresentazione dei malati, ma anche davanti a quella del dolore di chi sta loro vicino, ed è per questo che ho cominciato a piangere dopo un minuto di film e sono arrivata alla fine ridotta come uno straccio. A Quiet Place - Giorno 1 racconta, infatti, la progressiva accettazione di un destino infausto ed ineluttabile, davanti al quale rimane solo un piccolissimo desiderio da esaudire. A molti potrà sembrare una sceneggiatura inverosimile, a me risulta solo difficile da accettare, pur non trovandola criticabile, e compie un ulteriore step verso la rappresentazione di un'umanità normale, dove non esistono più (super)eroi. Mi spiego meglio. I protagonisti di A Quiet Place erano più "cinematografici", perché le loro azioni erano atte alla sopravvivenza del nucleo familiare, quindi da un punto di vista "culturale" esse mi risultavano più accettabili, pur consapevole che io, al posto loro, sarei morta dopo mezzo minuto. Samira, invece, rinuncia alla sopravvivenza, si accontenta di tirare avanti fino ad arrivare in un luogo ben preciso, poi sia quel che sia. Questa forma mentis non ce l'ho (ancora?) per ovvi motivi, ma il desiderio di spegnersi con dignità, di scegliere liberamente e coraggiosamente come affrontare la morte o godersi gli ultimi giorni di vita è una cosa splendida e merita di essere raccontata, anzi, merita di diventare il fulcro di un thriller horror al punto da far passare le creature aliene in secondo piano.


L'efficacia di una simile scelta di sceneggiatura, ardita anche per la saga in questione, poggia tantissimo sulle spalle di Lupita Nyong'o. Un giorno forse capirò perché l'horror, se non è stra-elevated e mascherato da altri generi, non venga riconosciuto come merita, ma non scherzo quando dico che Lupita Nyong'o dovrebbe essere candidata come protagonista per gli Oscar 2025 e portarsi a casa la seconda statuetta (già avrebbero dovuto nominarla per Noi. Vabbé.). Sguardi, espressività, mimica corporea, la capacità di veicolare infinite emozioni senza aprire bocca: l'interpretazione della Nyong'o è semplicemente favolosa, entra sottopelle e spezza il cuore. Certo, non è sola. Un irriconoscibile Joseph Quinn le fa da tenera spalla, e pazienza se le sue motivazioni non sono forti come quelle della protagonista e se alcune sequenze che lo vedono protagonista sembrano costruite apposta per aumentare l'effetto "lacrima" (come se ce ne fosse bisogno) oppure accontentare chi voleva un po' di azione in più, perché gli ho voluto bene dall'inizio alla fine. E poi c'è il gattone Frodo, una bestiola morbidosa, espressiva e piena di personalità, terzo protagonista assoluto nonché fonte dei peggiori momenti di ansia, ché pazienza se muoiono male i bambini, ma i gatti no, questo mai nella vita. Per chi si chiede, invece, come sia il film a livello di regia ed effetti speciali, per quanto mi riguarda Sarnoski ha fatto un ottimo lavoro, trasformando le strade di Londra in una New York desolata che, a tratti, mi ha ricordato un altro mirabile esempio di angoscia cinematografica, il The Mist di Frank Darabont, e riempendole di orrori alieni di cui sembra quasi di sentire il peso mentre ti saltano addosso urlando. Quindi sì, tensione a pacchi. Ma, come ho scritto prima, magari ciò vale solo per me, visto che il sonoro dei vari A Quiet Place mi agghiaccia. E potrebbe anche essere che il mio amore verso Giorno 1 dipenda da tutta una serie di fattori che nulla hanno a che vedere col film, quindi capirò se a voi è sembrato una gran sòla invece di una delle pellicole migliori dell'anno. Per inciso, ho adorato il film ma non lo riguarderò nemmeno se mi pagassero, perché fa troppo, troppo male. 


Di Lupita Nyong'o (Samira), Alex Wolff (Reuben) e Djimon Hounsou (Henri) ho già parlato ai rispettivi link.

Michael Sarnoski è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto il film Pig. E' anche montatore, produttore e attore.


Joseph Quinn
interpreta Eric. Famoso per il ruolo di Eddie nell'ultima stagione di Stranger Things, ha partecipato ad altre serie come Il trono di spade e film come Overlord. Ha due film in uscita, Il Gladiatore II e l'ennesimo reboot dei Fantastici Quattro, dove interpreterà la Torcia umana. Inglese, ha 30 anni. 


Il film è fruibile senza avere visto A Quiet Place - Un posto tranquillo e A Quiet Place II (anche se il personaggio di Henri compare per la prima volta nel secondo capitolo) ma se A Quiet Place - Giorno 1 vi fosse piaciuto, recuperateli! ENJOY! 

mercoledì 7 luglio 2021

A Quiet Place II (2020)

Dopo aver consultato il sito di Autostrade e Google Maps, approfittando di una splendida mostra di Milo Manara al Porto di Genova, che vi consiglio di non perdere, sabato sono riuscita anch'io a vedere al cinema A Quiet Place II, diretto e co-sceneggiato nel 2020 dal regista John Krasinski.


Trama: il giorno dopo gli eventi del primo film, Evelyn e i suoi figli devono cercare di sopravvivere ai mostri che hanno decimato l'umanità, ovviamente sempre senza fare rumore...


A fronte delle molte recensioni negative intraviste sul web, ho cominciato la visione di A Quiet Place II con le peggiori aspettative, anche perché uno dei giudizi meno lusinghieri che ho letto è stato "Sembra una puntata di The Walking Dead". Lo scrivente, evidentemente, si è dimenticato di aggiungere "quando ancora i personaggi funzionavano e le trame non erano un inno all'imbecillità", perché se le puntate dello show di cui un tempo non mi perdevo un episodio fossero rimaste al livello di A Quiet Place II, di sicuro non lo avrei mai abbandonato. Il film comincia esattamente dov'era finito il primo capitolo, con una triste situazione che non vi spoilero se ancora non lo avete visto. Come allora, la famiglia Abbott deve cercare di sopravvivere in un mondo diventato silenzioso causa orride creature aliene che attaccano e distruggono qualunque cosa emetta poco più di un sussurro ma qualcosa, nel frattempo, è cambiato (anzi, due cose); il nucleo familiare è diventato molto più debole e vulnerabile, e questo è l'aspetto negativo della vicenda, ma la giovane Regan, sordomuta dalla nascita, ha scoperto che il suo apparecchio acustico può essere un'arma assai potente per sconfiggere un nemico che sembrava inarrestabile. Da qui partono le nuove disavventure degli Abbott, interrotte giusto da un piccolissimo flashback atto a mostrare com'era il mondo poco prima di cambiare per sempre, disavventure che a me fanno vivere ogni volta un'ora e mezza di ansia mortale per un semplice, banalissimo motivo: degli Abbott, signori miei, mi importa. Non abbiamo a che fare con i pupazzi che popolano The Walking Dead, ma esseri umani tratteggiati con maestria (anche con pochissimi tocchi quasi impercettibili, per esempio ho adorato come vengono introdotti i problemi di ansia di Marcus, che lì per lì potrebbe risultare semplicemente un ragazzino scemo utile per fare progredire le trame, un po' come la figlia di Bautista in Army of the Dead, invece ha un carattere ben definito), tremendamente imperfetti, talmente legati tra loro che persino gli stundai piagati da mille perdite sono costretti a cedere davanti alla speranza disperata e all'amore reciproco che li muove. Il pensiero che uno di loro possa morire mi strazia e ogni pericolo che minaccia di eliminarli mi ammazza di ansia. 


Ciò detto, non è del tutto vero che A Quiet Place II non cambia rispetto al primo capitolo. Innanzitutto, muta la struttura, che a un certo punto porta la trama a diramarsi in tre tronconi ben definiti ed ottimamente legati da un montaggio tra i migliori visti quest'anno, chiaro e dinamico come pochi. Seconda cosa, nonostante il punto focale dell'azione siano sempre gli Abbott, questa volta Krasinski e soci aumentano un po' la portata del coinvolgimento degli eventi che li riguardano, arrivando a toccare altre realtà che nel film precedente avevamo solo intravisto (chi ricorda l'uomo nel bosco, disperato ed urlante?) e permettendoci di scoprire non solo come hanno reagito gli altri sopravvissuti all'arrivo inaspettato delle mostruose creature ma anche qualcosina in più rispetto alla provenienza e alla natura delle stesse. Per il resto, cambia anche l'atmosfera, perché se il primo film giocava "di sottrazione", presentando personaggi che per la maggior parte del tempo si ponevano in difesa, qui si pensa anche parecchio all'attacco, si cercano soluzioni, ci si muove cercando di riportare una sorta di ordine nel caos, e la pellicola risulta di sicuro più dinamica. La cosa importante, comunque, è che la maggiore concessione all'azione non corrisponde  a una diminuzione della qualità tecnica (il sonoro continua a rimanere qualcosa di eccezionale e raffinatissimo, soprattutto quando arriva quello spettacolare, sconvolgente flashback a infilarsi a mo' di lama nelle orecchie disattente degli spettatori) o recitativa (Millicent Simmonds è sempre più brava, oltre che bellissima, mentre davanti all'incidente di Marcus ho cominciato direttamente a piangere e ad ogni urlo di Noah Jupe cercavo di non mettermi a singhiozzare, tanto ero nervosa e agitata), il che rende A Quiet Place II un sequel degno di tenere compagnia al suo splendido fratello maggiore. Vedere per credere!


Del regista e co-sceneggiatore John Krasinski, che interpreta anche Lee Abbott, ho già parlato QUI. Emily Blunt (Evelyn Abbott), Noah Jupe (Marcus Abbott), Cillian Murphy (Emmett) e Djimon Hounsou (uomo sull'isola) li trovate invece ai rispettivi link.  

Millicent Simmonds interpreta Regan Abbott. Americana, davvero sordomuta, ha partecipato a film come La stanza delle meraviglie e A Quiet Place - Un posto tranquillo. Ha 18 anni. 


Se A Quiet Place II vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente,  A Quiet Place - Un posto tranquillo. ENJOY!

Se vuoi condividere l'articolo