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venerdì 9 febbraio 2018

Beyond the Gates (2016)

Stavolta mi sono fatta attirare come una pirla dalla bellissima locandina e ho accettato con gratitudine l'offerta di Roberto che mi ha permesso di guardare Beyond the Gates, diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Jackson Stewart, solo per ritrovarmi a scuotere tristemente la capoccia...


Trama: con il padre scomparso da sette mesi, i fratelli Gordon e John decidono di smantellarne l'attività e ripulire il videonoleggio d'altri tempi da lui gestito. Nell'ufficio del genitore trovano la scatola di Beyond the Gates, gioco con videocassetta annessa pericolosissimo da giocare...



Avete mai giocato ad Atmosfear? Atmosfear era un divertentissimo gioco pubblicato in Italia negli anni '90 che consisteva nel seguire le istruzioni di un fantomatico "custode del cimitero", contenute in una videocassetta che scandiva il tempo necessario a raggiungere l'obiettivo finale (se non erro proprio collezionare delle chiavi e scoprire le paure degli avversari) e forniva un'esperienza interattiva al giocatore, il quale doveva rivolgersi al custode chiamandolo "padrone". Io purtroppo ci ho giocato solo una volta, grazie a una fortunata amica che lo possedeva, ma guardando Beyond the Gates non ho potuto fare a meno di ripensare a quel fatidico giorno e mi è venuta una voglia pazza di cercare su Ebay qualche venditore compiacente che possa esaudire il mio desiderio di ripetere l'esperienza. Questo, diciamolo senza timore di offendere nessuno, è stato l'unico risultato positivo di un film pesante come un cinghiale sullo stomaco, lento come la morte e zeppo di momenti MEH che neppure il costante e, si può dire?, ormai stantio omaggio agli anni '80-'90 è riuscito a risollevare. E va bene, Jackson Stewart mi cita a piene mani Atmosfear, quasi rasentando il plagio. Ok, il negozio del Signor Hardesty, zeppo di VHS e giochi retrò, è una meraviglia e mi ha fatto venire voglia di andarci subito. Però il film dura un'ora e venti, che normalmente sarebbero pochissime ma provate a riempirle con questi due unici elementi positivi! Per dire, Stewart gioca a fare il Wingard e il Ti West della situazione, satura la prima parte del film (e pure la seconda) di nulla, di dialoghi messi in bocca a personaggi i cui problemi non sono minimamente interessanti se paragonati alla possibilità di costringerli a partecipare ad un gioco horror interattivo, e gli stessi protagonisti sono le creature più molle della storia dell'horror. Gordon, John e Margot sono talmente amebe che riescono persino a DORMIRE pur sapendo che al piano di sotto c'è un gioco maledetto capace di uccidere persone, evocare spiriti e quant'altro; di più, riescono a dormire consapevoli del fatto che in CANTINA è spuntato il gate del titolo, dal quale arrivano sussurri spettrali e dal quale spuntano manine prensili nonché mostruose. Beh, complimenti.


Questo trio all'erta e pieno di brio è composto da attorucoli svogliati che non aiutano a sollevare la situazione e gli unici caratteristi interessanti ma poco sfruttati sono Barbara Crampton, utilizzata a mo' di ulteriore omaggio anni '80 come gatekeeper del gioco (quindi poco e male in quanto la signora si limita a qualche parola inquietante e qualche sguardo tra il sexy e lo scazzato verso la macchina da presa), e forse Matt Mercer, la cui faccetta da ratèn mi ricorda qualcosa ma non riesco a capire dove ho già visto questo losco figuro. A un certo punto, Jackson Stewart si ricorda di stare girando un horror e, tra uno sbadiglio e l'altro, infila un paio di splatterate anche ben realizzate, per carità, sicuramente meglio del trucco anemico di quel paio di morti viventi/fantasmi che di tanto in tanto infestano gli incubi dei protagonisti; purtroppo, le sequenze gore sono solo due e per il resto si è preferito puntare su lucette al neon, fumo da discoteca e musiche al sintetizzatore, giusto per ribadire allo spettatore (se ancora non lo avesse capito in tutte le salse o nel malaugurato caso che quest'ultimo appartenga alla cosiddetta generazione dei millenials) l'omaggio agli anni '80. E ora scusatemi se interrompo qui la disamina di questo interessantissimo (!!) film ma siccome sono nata nel 1981 vado a cotonarmi i capelli prima di uscire con un bel marsupio legato in vita e una giacca dalle spalline larghe, senza dimenticare i pantaloni "acqua in casa" e... ah no, questi li mettono tutti ormai, maledetti tizi che a 6 gradi sotto zero girate con le scarpe da ginnastica, senza calzini e con la caviglia scoperta!!!! Basta anni '80, che tornino in auge corsetti, crinoline e parrucche incipriate!!


Di Barbara Crampton, che interpreta Evelyn, ho già parlato QUI mentre Chase Williamson, che interpreta John Hardesty, lo trovate QUA.

Jackson Stewart è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, anche produttore e attore, ha 32 anni.


Graham Skipper interpreta Gordon Hardesty. Americano, ha partecipato a film come Almost Human, Tales of Halloween, The Mind's Eye e a serie quali Criminal Minds. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha due film in uscita.


Brea Grant interpreta Margot McKenzie. Americana, ha partecipato a film come Halloween II e a serie quali Cold Case, Heroes, CSI: Miami e Dexter. Anche sceneggiatrice e regista, ha 36 anni e sette film in uscita.


Se Beyond the Gates vi fosse piaciuto guardate Jumanji, che perlomeno è più rapido e divertente, oppure giocate ad Atmosfear se avete la fortuna di possederlo. ENJOY!

domenica 23 aprile 2017

The Guest (2014)

Prima di partire ho fatto in tempo a veder passare in TV quel The Guest di cui avevano parlato già tutti un paio di anni fa, diretto nel 2014 dall'amico Adam Wingard.


Trama: un soldato di nome David si presenta alla famiglia Peterson dicendo di essere amico del primogenito Caleb, morto in guerra. I Peterson lo accolgono come un membro della famiglia ma David non è cortese e carino come sembra...



Aaaah, Dan Stevens!!! Quanta inglesità, quanto aMMore, quanta bellezza, che gran figopaur... ehm... no, scusate, mi è andata in cortocircuito la capoccia ma dovete capire che tra docce, momenti "Aidontuontiutubiioursleivpappapparappappà" che fanno molto Coca Cola anni '90 e millemila inquadrature dell'occhio azzurro del buon vecchio David Haller DICIAMO che mi sono ricordata di essere donna e di avere qualcosa chiamato "ormone impazzito" in grado di farmi sragionare. Ma torniamo a The Guest che, a parte la momentanea fangirlitudine per Dan Stevens (sul quale tornerò ma, a proposito di inglesi fighi, ciao Joseph non mi sono scordata di te, attendo con trepidazione giugno) è un film molto ma molto simpatico e ben fatto. D'altronde, dall'adorabile puccio Wingard me lo aspettavo visto che, tolta quella vaccata di Blair Witch, il suo stile e le sue scelte cinematografiche mi hanno sempre garbato molto, soprattutto quando riprende dei cliché da determinati generi, li frulla, li rimastica e li sputa creando un collage nostalgico e molto apprezzato. In questo caso c'è un po' di thriller anni '80, un po' (tanto) Carpenter, persino un po' di tamarrata alla Van Damme e il cocktail che viene così assemblato e offerto allo spettatore è una di quelle robe leggere che vanno giù che è un piacere, capace di appagare sia la voglia di passare una serata divertente ad alto tasso di ignoranza sia l'occhio di chi guarda, non solo quello femminile. Certo, bisogna sorvolare sulla sceneggiatura dell'altro amico Simon Barrett, fatta di personaggi scemi come un tacco che non si pongono la minima domanda su David e cominciano a portarselo dietro persino per andare in bagno, a mo' di sostituto del figlio/fratello morto, ma questa è la conditio sine qua non per avere da una parte il quadretto pseudofelice della famiglia borghese americana, dall'altra gli inevitabili momenti thriller derivanti da questa situazione paradossale, soprattutto quando il film imbocca la strada dell'horror sci-fi che alla fine non ti aspetti, senza troppi spiegoni per lasciare a "David" quell'aura di fatale mistero che ti porta a pregare di non incrociare MAI la sua strada.


Oddio, se proprio Dan Stevens volesse incrociare la mia, di strada, che venga, lo aspetto, ma detto questo (Bolla ripigliati!) buona parte della riuscita del film è da imputare proprio all'attore inglese. Il quale, lo ammetto, mi è piaciuto molto di più in Legion ma qui ha quella perfetta ambiguità da Giano bifronte, che ti conquista col sorrisino, il consiglio fraterno, l'addominale scolp... la gentilezza, la faccetta da bravo ragazzo e poi ti fredda con lo sguardo di ghiaccio dello psicopatico capace di uccidere gente a caso senza stare troppo a pensarci su, profondendosi in freddissimi ma spettacolari corpo a corpo e sparatorie che John Wick, scansati un attimo, vecchiodimmerda. I momenti più riusciti, sul versante attoriale, sono in effetti quelli in cui il ragazzo duetta con la particolare Maika Monroe (colpevole di quella colonna sonora un po' così, che ha devastato i maroni del Bolluomo e che però, a ripensarci, non sta nemmeno male all'interno del film e soprattutto ricorda tanto Carpenter, It Follows e Refn), in un gioco di sguardi e atteggiamenti talmente carichi di sottintesi erotici che a registi e sceneggiatori meno "onesti" sarebbe scappato di mano portando all'inevitabile e banalissima scopata mentre qui si mantiene, aggiungo con molta coerenza, a "semplice" livello di tensione. Meno bene gli altri attori, anche se qualche faccia simpatica spunta qui e là (Ciao, Ethan Embry!), ma benissimo per quel che riguarda regia, fotografia e scenografie, con quei meravigliosi colori isterici nell'horror labirinto del finale, tra giochi di specchi e fumo anni '80, che catapultano lo spettatore in quel decennio tanto amato al giorno d'oggi senza fargli venire il tipico mal di testa da strizzata d'occhio. Quindi, riassumiamo: protagonista figo, molto figo, tremendamente figo, tamarreide, thriller, orrore, gente che muore male, colonna sonora straniante e colori fluo. Siete ancora qui a leggere? Ma che diamine, andate subito a guardare The Guest!

#Ciaone
Del regista Adam Wingard ho già parlato QUI. Dan Stevens ("David"), Maika Monroe (Anna Peterson) e Ethan Embry (Higgins) li trovate invece ai rispettivi link.

Lance Reddick interpreta il Maggiore Carver. Americano, ha partecipato a film come Godzilla, Attacco al potere, John Wick, John Wick - Capitolo 2 e a serie quali La tata, CSI: Miami, Numb3rs, Lost e American Horror Story. Anche produttore, ha 55 anni e sei film in uscita.


Chase Williamson interpreta John Hardesty. Americano, ha partecipato a film come John Dies at the End, Beyond the Door SiREN. Anche produttore, ha 29 anni e sette film in uscita.


Il film è stato pesantemente tagliato e ridotto di durata dopo i primi, insoddisfacenti test screening: sono stati eliminati tutti gli spiegoni relativi a cosa sia davvero David, cosa gli sia successo, perché agisca in questo modo e in cosa consista il programma militare in cui è stato coinvolto. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate il primo Halloween, Drive e magari qualche bel thriller anni '80 come Il patrigno. ENJOY!

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