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venerdì 27 settembre 2019

Eat Local - A cena coi vampiri (2017)

Surclassato da Tarantino e distribuito credo in tre sale in tutta Italia, non è andata benissimo al povero Eat Local - A cena coi vampiri (Eat Locals), diretto nel 2017 dal regista Jason Flemyng.


Trama: mentre un consiglio di vampiri è riunito in una casa di campagna inglese, dei soldati cercano di ucciderli, sotto gli occhi perplessi e terrorizzati di ignari umani.


Gli inglesi hanno una marcia in più per le commedie horror, è innegabile. Eat Local è una sciocchezzuola, d'accordo, però è una sciocchezzuola fatta bene, che regala momenti divertenti e persino surreali, tra un bagno di sangue e un esempio di british wit enunciato col solito, meraviglioso accento delle isole britanniche. Di base, nel corso della sua durata Eat Local racconta un assedio ai danni di un gruppo di vampiri riuniti per l'annuale consiglio, mentre una delle loro potenziali vittime (un mezzo zingaro particolarmente scafato) si ritrova impotente in mezzo al fuoco incrociato di succhiasangue e soldati che vorrebbero farli fuori, con risvolti inaspettati alla Dexter e persino un pizzico di esilarante "fantascienza" pubblicitaria. Qui e là, all'interno dei dialoghi, ci si prende gioco dell'attuale situazione della società inglese e per estensione mondiale, col problema dei migranti virato in chiave "alimentare" ed incrociato con le mode dietetiche che vanno tanto per la maggiore oggi, l'idea di mangiare solo organico in primis, ma ammettiamolo, il titolo non rispecchia molto ciò che viene mostrato nel film. Il resto, a onor del vero, lo fanno i personaggi, ognuno dotato di una caratteristica particolare in grado di renderlo facilmente distinguibile dal mucchio e per questo irresistibile a modo suo, qualcuno più di altri (la palma d'oro del migliore, almeno per me, va al cinico Boniface, subito seguito dalla vecchina).


Film di attori più che di regia o sceneggiatura, dunque, e non potrebbe essere altrimenti visto che dietro la macchina da presa c'è Jason Flemyng, ovvero il Tom di Lock & Stock, qui alla sua prima prova come regista. Il buon Flemyng ha scelto di esordire con una commedia horror che non calca troppo la mano, leggera come l'acqua, probabilmente dimenticabile dopo un giorno o due, e di circondarsi ovviamente di amici sia davanti alla cinepresa che nelle retrovie; esempio calzante sono Dexter Fletcher e Nick Moran in primis, rispettivamente nei panni dell'ostaggio umano e del soldato, ma anche Jason Statham, utilizzato come consulente per quelle tre/quattro scene di lotta corpo a corpo presenti nel film. Il risultato è così un film ibrido che non fa paura nemmeno per sbaglio e che spesso consegna solo personaggi abbozzati, dei "tipi" più che dei vampiri a tutto tondo, ma che sicuramente cattura lo spettatore, invogliandolo a sapere come andrà a finire la storia (visto che ormai va di moda realizzare serie TV sarebbe interessante, in realtà, continuare a seguire le vicende di questi vampiri sui generis e dei loro clan), e incuriosendolo con qualche citazione, anche a livello di colonna sonora e stile, che potrebbe risultare tuttavia ostica per il pubblico italiano. Nulla per cui correre al cinema disperati, ma se prima o poi spuntasse fuori su qualche piattaforma di streaming legale ci farei un pensierino, sperando mantengano la versione originale e non impongano quella doppiata.


Del regista Jason Flemyng ho già parlato QUI. Charlie Cox (Henry) e Dexter Fletcher (Mr. Thatcher) li trovate invece ai rispettivi link.

Tony Curran interpreta Peter Boniface. Scozzese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, Il gladiatore, Pearl Harbor, Blade II, La leggenda degli uomini straordinari, X-Men - L'inizio, Thor: The Dark World e a serie quali Numb3rs, Medium, 24, Doctor Who, CSI - Scena del crimine e Daredevil; come doppiatore, ha lavorato in Le avventure di Tin Tin - Il segreto dell'unicorno. Ha 50 anni e un film in uscita.


Nick Moran interpreta il soldato Rose. Inglese, ha partecipato a film come Lock & Stock - Pazzi scatenati, Harry Potter e i doni della morte - Parte I, Harry Potter e i doni della morte - Parte II, Non bussate a quella porta e a serie come CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 50 anni e tre film in uscita.


Mackenzie Crook, che interpreta Larousse, era il pirata Ragetti della saga Pirates of the Caribbean mentre Ruth Jones, qui nel ruolo di Mrs. Thatcher, era la Myfawny di Little Britain. Se Eat Local - A cena coi vampiri vi fosse piaciuto recuperate What We Do in the Shadows. ENJOY!

martedì 4 giugno 2019

Rocketman (2019)

Domenica sera sono andata assieme al Bolluomo a vedere Rocketman, diretto dal regista Dexter Fletcher.


Trama: vita di Elton John, dal successo agli eccessi, tra famiglie disastrate, amici sinceri, amanti fasulli e tante canzoni...


Come ho scritto su Facebook, l'unico problema che ho avuto con l'adorabile Rocketman è semplicemente la mia Crassa ignoranza. Se con Bohemian Rhapsody, pur non essendo fan scatenata dei Queen, mi ero ritrovata a conoscere comunque tutte le canzoni riuscendo ad impegnarmi in un sing along, in questo caso ho avuto parecchie difficoltà, perché le canzoni conosciute di Elton John le conto sulle dita delle mani. Inoltre, la struttura dei due film è (fortunatamente, aggiungerei) molto diversa. In Bohemian Rhapsody c'era una storia edulcorata che faceva da vetrina alle canzoni più iconiche dei Queen, ottima operazione commerciale che ha fruttato miliardi ai membri superstiti del gruppo, rilanciandone la carriera in maniera inaudita; Rocketman è invece un musical vero e proprio e la storia, assai poco lusinghiera nei confronti del protagonista, si sviluppa attraverso i testi delle canzoni di Elton John, con realtà e testi delle stesse a compenetrarsi. Inutile dire quindi che, da amante del genere, ho apprezzato molto di più la seconda pellicola, un'opera costantemente a braccetto col kitsch come del resto è, da sempre, il personaggio Elton John, al cui confronto Freddy Mercury era il trionfo della sobrietà. Rocketman si sviluppa come un florilegio di numeri musicali raccontati in prima persona da un Elton ormai al capolinea dopo vent'anni passati ad uccidersi di stravizi (droghe, sesso, alcool, cibo), solo col suo dolore e a un passo dal suicidio; un'infanzia priva di amore da parte dei genitori ma zeppa di soddisfazioni in ambito musicale lascia il passo a un'adolescenza e una giovinezza dove le porte del successo si sono spalancate quasi senza fatica, sotto l'occhio attento ma non troppo dell'amico di sempre Bernie Taupin (ignorant fact #1: credevo che i testi Elton se li scrivesse da solo, invece sono quasi tutta farina del sacco di costui), prima che il legame col manager John Reid trascinasse il giovane cantante in una spirale autodistruttiva (ignorant fact #2: Reid è stato anche manager dei Queen, in Bohemian Rhapsody lo interpretava Ditocorto) fatta di autocommiserazione, solitudine e passi falsi (ignorant fact #3 e poi smetto: Elton John si è sposato con una donna negli anni '80). Fa strano vedere, sul finale, il nome di Elton John come produttore di un film che, in definitiva, è il frutto di una mente allucinata dalle droghe, senza alcuna pretesa di realismo ma anche privo della volontà di santificare il cantante come successo invece a Freddy Mercury. E' vero, anche in questo caso, che il padre e la madre di Elton John sono personaggi molto connotati negativamente, così come John Reid, tuttavia viene spesso sottolineato, assieme al bisogno d'amore di Elton, anche la sua natura di testa di pazzo umorale e mollusco senza spina dorsale, quindi il cantante merita il plauso per aver accettato ed incoraggiato questo ritratto in bilico tra la lusinga e la "critica".


Libero dagli influssi nefasti di un Bryan Singer mai così anonimo, Dexter Fletcher può appropriarsi dell'intera operazione e sfogarsi affiancando all'ispirazione reale tutta una serie di fantasticherie da musical all'interno delle quali le mise stravaganti di Elton John sono la ciliegina sulla torta. Personaggi che ballano in mezzo alla strada, il protagonista che guarda direttamente in camera rompendo la quarta parete, protagonisti che, come in ogni musical che si rispetti, danno voce ai loro sentimenti più nascosti attraverso il potere del canto, numeri musicali che cicciano fuori inaspettatamente, anche nei momenti maggiormente tragici (il tentato suicidio di Elton che diventa, senza soluzione di continuità, l'anticamera dell'ennesimo concerto), sono tutti elementi che catturano lo spettatore e lo mettono nella disposizione d'animo d'ignorare qualsiasi data "sbagliata", qualsiasi libertà storica, godendo della "regina" Elton e del folle florilegio psichedelico della sua mente obnubilata. Taron Egerton, le cui doti canore si potevano apprezzare già nell'esilarante Sing, mette voce e mimica nella "sua" versione del famoso cantante, senza alcuna pretesa di realismo ma con passione da vendere, e il risultato a mio avviso è favoloso; il fanciullo riesce a creare un Elton John alternativamente sexy (mai avrei pensato di definire il baronetto sexy, ve lo giuro!), goffo, esaltante o semplicemente ridicolo; commuove fino alle lacrime durante l'interpretazione di Your Song (o forse sono io che, dopo Moulin Rouge, non riesco più ad ascoltarla senza piangere come un vitello) e fa letteralmente saltare sulla poltrona con le note di Crocodile Rock, solo per citare due dei numeri che più mi sono rimasti impressi. Di più, non ha vergogna di mostrarsi sfatto come un animale e, tra una smorfietta e l'altra, è riuscito persino a portarsi a casa la censura russa per scene omosessuali particolarmente appassionate, altro che i bacetti casti di Bohemian Rhapsody. L'unico difetto di Rocketman, se di difetto si può parlare, è che non avrà mai la medesima risonanza mediatico/commerciale del biopic su Freddy Mercury poiché è di fruizione assai più difficile, soprattutto per un pubblico italiano (le canzoni sono tutte sottotitolate in quanto spesso sostituiscono i dialoghi), e poi perché, diciamocelo, la musica di Elton John non è "popolare" come quella dei Queen (popolare in senso buono. Personalmente, per esempio, preferisco lo stile di questi ultimi) né altrettanto particolare. Se però amate i musical correte al cinema anche se non conoscete a menadito Elton John, non ve ne pentirete!


Di Taron Egerton (Elton John), Jamie Bell (Bernie Taupin), Bryce Dallas Howard (Sheila) e Stephen Graham (Dick James) ho già parlato ai rispettivi link.

Dexter Fletcher è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Eddie the Eagle - Il coraggio della follia e Bohemian Rhapsody, subentrando a Bryan Singer quando quest'ultimo è stato licenziato. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 53 anni.


Richard Madden interpreta John Reid. Inglese, ha partecipato a film come I segreti della mente, Cenerentola e a serie quali Il trono di spade e I Medici. Anche produttore, ha 33 anni e un film in uscita.


Tom Hardy avrebbe dovuto interpretare Elton John ma nel corso degli anni di "gestazione" della pellicola l'attore si è riempito di impegni e ha dovuto rinunciare; altri attori contemplati per la parte erano James McAvoy, Tom Cruise, Daniel Radcliffe e Justin Timberlake, quest'ultimo scelto dallo stesso cantante. Non è la prima volta che Taron Egerton ha a che fare con Elton John: i due avevano partecipato al film Kingsman: Il cerchio d'oro e in Sing l'attore cantava I'm Still Standing. Se Rocketman vi fosse piaciuto recuperate il pluricitato Bohemian Rhapsody e magari aggiungete anche Dietro i candelabri e Billy Elliot. ENJOY!


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