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venerdì 16 giugno 2023

Weird: The Al Yankovic Story (2022)

Pur non sapendo nulla dell'oggetto della biografia, ho deciso comunque di guardare Weird: The Al Yankovic Story, diretto e co-sceneggiato dal regista Eric Appel.


Trama: il piccolo Alfred Yankovic cresce per diventare il famosissimo compositore di parodie Weird Al, nonostante il disprezzo del padre. Ma la strada del successo, anche per un artista affermato, è zeppa di insidie...


Ciò che mi ha spinta, senza possibilità di ripensamento, a recuperare Weird: The Al Yankovic Story, sono state le foto di scena che mostravano un Daniel Radcliffe impegnato nell'ennesimo ruolo assurdo, con tanto di baffo, ricci e camicia hawaiiana di ordinanza. Di Al Yankovic, infatti, sapevo praticamente quelle due cose che compongono il trafiletto iniziale di Wikipedia, e non erano sicuramente abbastanza da destare il mio interesse, ché sapete come la comicità americana non sia proprio la mia passione (salvo eccezioni meritevoli), eppure il film di Appel è diventato comunque uno dei miei preferiti dello scorso anno. Seguendo il fil rouge della carriera di Al Yankovic, anche il suo biopic è un'esilarante parodia di ogni biografia mai dedicata a dei musicisti rock, in perfetto contrasto con la vita reale di Yankovic, la quale, per quanto straordinaria, pare non sia stata costellata di eccessi legati a donne, droga, alcool o crimine. Ecco dunque che il film comincia con il disappunto dei genitori verso le passioni del piccolo Al (anche se i genitori di quello vero lo hanno incoraggiato fin dall'inizio), la parabola ascendente di questo genere di storie viene estremizzata a livelli inauditi finché il "divino" Al non inciampa nientemeno che in Madonna, malvagia artefice della sua ovvia parabola discendente con autodistruzione annessa, e a un certo punto la trama sbraga, raggiungendo apici di assurdità demenziali che mi hanno lasciata stesa sul divano, incredula e col mal di pancia dal ridere. A differenza di ciò che mi succede solitamente, alla fine di Weird: The Al Yankovic Story non ho avuto bisogno di documentarmi su internet riguardo alla vita del protagonista, perché questa "fantasia" è tutto ciò che mi serve sapere, nella misura in cui rispetta alla perfezione l'allegra follia, infantile quanto volete ma deliziosamente giocosa, del vero Weird Al.


Il punto di forza di Weird: The Al Yankovic Story è dunque il modo in cui la prevedibilità del soggetto si contrappone all'imprevedibilità dell'esecuzione dei vari cliché, con rimandi mai troppo smaccati, e comunque assai originali, ad eventi reali (accorsi però ad altri, vedi per esempio Jim Morrison), biografie musicali, film di formazione e persino pellicole d'azione e horror, alternati alle canzoni che hanno reso Yankovic una stella in patria, tra le quali ho preferito My Bologna e Another One Rides the Bus, probabilmente per il modo geniale con cui sono state introdotte nel film, e Like a Surgeon, commovente parodia del punto più trash raggiunto dal Blonde Ambition Tour di Madonna (sì, questo punto è un po' anacronistico ma, ehi, Weird Al magari aveva predetto il futuro, che ne sapete!). Altro aspetto che ho adorato di Weird: The Al Yankovic Story è la presenza di tantissimi attori che si sono prestati a comparire come guest star, degno accompagnamento alla performance di un Daniel Radcliffe che, patato, cerca in ogni modo di cancellare dalla mente dello spettatore il ricordo di Harry Potter, riuscendoci senza troppi problemi. E' una vera fortuna che il buon Radcliffe sia rinsavito, dopo aver tentato la carta degli horror/fantasy per ragazzine sospiranti che ancora non ne avevano abbastanza del maghetto e vedevano in lui un eroe romanticamente depresso alla Edward Cullen, e abbia deciso di buttarsi nei film e nei personaggi assurdi, perché il suo Weird Al, con gli occhi stralunati da bambino e il fisico scolpito, è una bestia ancora più strana dell'originale ed è l'ennesimo elemento inaspettato capace di far ricordare per lungo tempo quella che rischiava di essere una banale biografia. Purtroppo, nonostante l'appello finale all'Academy, dubito che Weird: The Al Yankovic Story finirà mai nel novero dei biopic degni di essere candidati, quando invece Dio solo sa quanto ci sarebbe bisogno di film simili per rinfrescare un genere che nel giro di un paio di mesi mi uscirà letteralmente dalle orecchie!
 

Di Daniel Radcliffe (Weird Al), Lin-Manuel Miranda (Dottore), Rainn Wilson (Dr. Demento), Julianne Nicholson (Mary), Spencer Treat Clark (Steve), Patton Oswalt (Heckler), Jack Black (Wolfman Jack), David Dastmalchian (John Deacon), Evan Rachel Wood (Madonna) e Seth Green (Radio DJ) ho già parlato ai rispettivi link. 

Eric Appel è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, è al suo primo lungometraggio ma ha diretto episodi di serie come The Office, The Michael J. Fox Show e Son of Zorn. Anche produttore e attore, ha 42 anni. 


Toby Huss interpreta Nick. Americano, ha partecipato a film come Ritorno dal nulla, Giù le mani dal mio periscopio, Jerry Maguire, Indiavolato, Cowboys & Aliens, Bad Milo!, The Invitation, Ghostbusters, Halloween, The Rental, Blonde e serie quali Hercules, The Office, 30 Rock, Criminal Minds, CSI - Scena del crimine, Feud e Outcast; come doppiatore ha lavorato in R.I.P.D. - Poliziotti dall'aldilà, Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America, Capitol Critters, King of the Hill, Adventure Time, The Cleveland Show e Beavis and Butt-Head. Anche sceneggiatore e produttore, ha 57 anni e due film in uscita. 


"Weird Al" Yankovic interpreta Tony Scotti. Americano, ha partecipato a film come Una pallottola spuntata, Una pallottola spuntata 2½ - L'odore della paura, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Spia e lascia spiare, Halloween II e a serie quali How I Met Your Mother; come doppiatore ha lavorato in Sabrina, Johnny Bravo, I Simpson, Uncle Grandpa, Adventure Time, Robot Chicken, Teen Titans Go!, My Little Pony: L'amicizia è magica, Bojack Horseman e American Dad!. Anche produttore, cantante, compositore, sceneggiatore, regista e animatore, ha 63 anni e un film in uscita.

Conan O'Brien compare nei panni di Andy Warhol. Se Daniel Radcliffe, la prima scelta di Weird Al per il ruolo di se stesso, non fosse stato disponibile, gli autori avrebbero provato con Adam Driver. Se Weird: The Al Yankovich Story vi fosse piaciuto recuperate Ed Wood, The Anchorman e Morto Stalin se ne fa un altro. ENJOY!

domenica 29 marzo 2020

Guns Akimbo (2019)

Amazon Prime Video ci viene incontro in questi giorni tristi e mette in catalogo il divertentissimo Guns Akimbo, diretto e sceneggiato nel 2019 dal regista Jason Lei Howden.


Trama: un nerd sfigatello, dopo una sessione di trolling on line, viene punito dai gestori del sito Skizm, dove la gente si uccide per il divertimento del pubblico, e costretto a partecipare come concorrente contro la campionessa in carica.


Voi avreste mai pensato che Daniel Radcliffe, con quel suo faccino ciccio e anche un po' sminchio in Harry Potter, sarebbe diventato un matto che fa film strani? Non fosse bastato Swiss Army Man, che se non avete ancora visto vi IMPONGO di recuperare subitissimo senza spoilerarvi nulla sulla trama (ma sappiate che lì Radcliffe è impagabile), ci si mette anche questo Guns Akimbo, all'interno del quale il non più giovane maghetto interpreta un tizio con delle pistole inchiodate alle mani, costretto per buona parte del tempo a correre qui e là con ciabatte pelose, boxer e veste da camera. Anche così, però, è difficile intuire i livelli di esilarante delirio che riesce a toccare Guns Akimbo, film divertentissimo al confronto del quale un qualsiasi John Wick è un serio e posato esempio di neorealismo, fumettone nel vero senso della parola e violento quanto basta. Non ci sono critiche sociali, salvo forse quella blanda dell'inizio in cui si perculano i troll alla Napalm di Crozza, per il resto il film scorre velocissimo e col cervello totalmente disinserito, retto interamente dalle interpretazioni non solo di Radcliffe, la cui aria stralunata è perfetta per interpretare un personaggio infilato a calci in una situazione inaspettata, ma anche di una Samara Weaving stranamente "brutta" (per quanto possa esserlo lei), sporca e drogata e di un Ned Dennehy mille spanne sopra le righe, entrambi usciti dritti da un Mad Max qualsiasi nonostante l'azione si svolga in un futuro abbastanza prossimo e simile al nostro presente, privo di particolari innovazioni tecnologiche ma zeppo di rifiuti per strada (è incredibile quante volte Radcliffe si spetasci sui sacchetti della spazzatura). All'interno della trama si intersecano un paio di improbabili colpi di scena e di sequenze completamente scollegate dalla realtà, il tutto commentato a volte dalla voce fuoricampo del protagonista, e tra le stragi di Nix, inseguimenti in macchina e il folle pubblico di Skizm non c'è mai un istante di noia.


Dovessi proprio trovare un neo a Guns Akimbo, potrei dire che Jason Lei Howden si è un po' rammollito. La sua fatica precedente, Deathgasm, aveva degli attori non solo poco famosi ma soprattutto memorabili (e in questo Guns Akimbo lo supera senza nessun problema), tuttavia era anche un trionfo di splatter ai livelli dei primi film di Peter Jackson, mentre qui mi è parso che sul versante "sangue" si sia tirato un po' il freno, preferendo ricorrere ad escamotage più "da videogioco", per quanto sempre e comunque violenti; non tanto per quanto riguarda le sparatorie, talmente esagerate da desensibilizzare lo spettatore, quanto per le brevi sequenze di corpo a corpo dove si può avvertire tranquillamente tutto il dolore provocato dall'uso improprio di un martello. Approfittando di quest'ultimo oggetto contundente, apro una parentesi sulla colonna sonora del film. Da uno che ha girato il suo primo horror sfruttando la musica metal non potevo aspettarmi una playlist di canzoni floscia, e infatti la musica che si sente per tutta la durata di Guns Akimbo non solo è esaltante e tamarra come atmosfera impone ma viene anche sfruttata per rendere i dialoghi ancora più divertenti e accattivanti (Lo "Stop. Hammer Time!" seguito dopo poco da Super Freak è da manuale ma vogliamo parlare del geniale utilizzo della cover truzza di You Spin Me Round?). Siccome siamo tutti tristi e nervosi per colpa di questa pandemia, un film come Guns Akimbo, così leggero e sciocchino, è manna dal cielo, quindi ringraziamo tutti in coro Amazon Prime Video per averlo reso disponibile anche in Italia così velocemente!


Del regista e sceneggiatore Jason Lei Howden ho già parlato QUI. Daniel Radcliffe (Miles), Samara Weaving (Nix) e Rhys Darby (Glenjamin) li trovate invece ai rispettivi link.

Ned Dennehy interpreta Riktor. Irlandese, ha partecipato a film come Sherlock Holmes, Harry Potter e i doni della morte - Parte 1, Anonymous, Grabbers - Hangover finale, Rogue One: A Star Wars Story e Mandy. Ha 54 anni e un film in uscita.






martedì 22 novembre 2016

Swiss Army Man (2016)

Dopo un tam tam mediatico durato settimane e una vittoria al Sundance, approda anche sul Bollalmanacco (sempre col solito ritardo) Swiss Army Man, opera d'esordio dei registi e sceneggiatori Daniels, alias Dan Kwan e Daniel Scheinert.


Trama: Henry si ritrova solo su un isola deserta e, disperato, tenta il suicidio. L'improvvisa comparsa del cadavere di un uomo, portato dalla risacca, lo distoglie dai suoi intenti e lo spinge ad intraprendere un particolare ed avventuroso viaggio di ritorno verso casa...



Il post su Swiss Army Man sarà molto breve purtroppo ma non perché il film non mi sia piaciuto. Anzi, Swiss Army Man è probabilmente uno dei film più interessanti dell'anno, anche perché è difficile trovarne uno in grado di suscitare nello spettatore la stessa abbondanza di sensazioni contrastanti: perplessità, divertimento, ribrezzo, ansia, divertito disgusto, fascinazione, tristezza, ancora disgusto, commozione, pietà, tristezza e persino speranza, tutte mescolate senza soluzione di continuità. E' per far sì che queste sensazioni vi colpiscano in modo fresco ed inaspettato che vorrei parlare il meno possibile di Swiss Army Man, perché il film dei Daniels va scoperto poco a poco, accettando anche di non avere tutte le risposte alla fine della visione o di vivere l'avventura di Henry in base alla propria predisposizione d'animo individuale. Che potrebbe anche portarvi a considerare questa pellicola la peggiore delle p*ttanate, eh, mica detto. Oggettivamente, posso dire senza paura di venire smentita che Paul Dano e Daniel Radcliffe si impegnano al massimo delle loro possibilità portando a casa due delle interpretazioni più belle dell'anno (soprattutto Radcliffe, mai così perfetto in tutta la sua carriera) mentre la fantasia e la cura con le quali i Daniels giocano con regia, scenografie, montaggio e soprattutto colonna sonora creano un'opera che ricorda tantissimo gli esperimenti più folli di Gondry e Jonze. Quindi, oggettivamente parlando, Swiss Army Man è un film bellissimo, girato ed interpretato da Dio, e nessuno potrà convincermi del contrario. Da un punto di vista meramente soggettivo, l'ho trovato assurdamente commovente in ogni sua sfaccettatura e ho molto apprezzato il modo in cui un uomo sconfitto dalla vita (che, probabilmente, non ha MAI saputo vivere) si ritrovi costretto a spiegarne la bellezza e la trivialità, a vivere tutte le gioie di cui si è sempre privato per paura e ad apprezzare anche ciò che normalmente diamo per scontato oppure ignoriamo per pudicizia. E qui mi devo fermare, necessariamente, o parte lo spoiler. Aggiungo solo che neppure la Disney ha mai raccontato così bene la bellezza di riuscire ad essere sé stessi e di assaporare la libertà di vivere semplicemente, senza paura del giudizio altrui, a prescindere da quanto siamo strani, brutti o impacciati (in una parola umani)... e che non bisogna tenersi tutto dentro. Non sempre almeno, via.


Di Paul Dano (Henry), Daniel Radcliffe (Manny) e Mary Elizabeth Winstead (Sarah) ho già parlato ai rispettivi link.

Dan Kwan e Daniel Scheinert, conosciuti come "Daniels" sono i registi e sceneggiatori della pellicola, al loro primo lungometraggio. Assieme hanno diretto video per artisti come Tenacious D, Foster the People e pubblicità per marchi quali Levi's, Weetabix e Converse.


Se Swiss Army Man vi fosse piaciuto recuperate Weekend con il morto, Fido e Lars e una ragazza tutta sua. ENJOY!


martedì 19 aprile 2016

Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein (2015)

Nonostante l'universo incombesse per non farmelo vedere, sono riuscita finalmente a recuperare Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein (Victor Frankenstein), diretto nel 2015 dal regista Paul McGuigan e molto liberamente tratto dal Frankenstein di Mary Shelley.


Trama: il gobbo Igor viene liberato dal circo in cui era tenuto prigioniero e curato dal giovane dottorando in medicina Victor Frankenstein. Affascinato dalle inaspettate conoscenze anatomiche dell'ex gobbo, Frankenstein decide di collaborare con lui per realizzare l'esperimento definitivo onde sconfiggere la morte...


Mi sto rammollendo? Ma sì, ragazzi, che vi devo dire. Dopo ormai 8 anni di Bollalmanacco temo che il mio spirito critico si sia spento se mi sono ritrovata a non inveire alla fine della visione di Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein, un fumettone divertente che non rende assolutamente giustizia alla creatura (anzi: allE creature) di Mary Shelley ma che perlomeno aiuta a passare una serata a tratti esilarante tra gobbi che si raddrizzano, gobbi raddrizzati che limonano con in testa extention improbabili e dottori che si impetroliano allegri tra un sezionamento e l'altro. Uh, aspettate, colgo dell'ironia nelle mie stesse parole! Gaudeamus, non tutto è perduto! Dicevo. L'importante, guardando Victor Frankenstein (ché il titolo italiano è lungo e fuorviante come al solito), è dimenticare che sia esistita un'opera dall'altisonante sottotitolo di Il Prometeo moderno ed accettare che il già citato servo gobbo nato nei film di James Whale col nome di Fritz fosse un genio al pari del ben più famoso dottore, un eroe romantico e tormentato chiamato a far da coscienza ad un Frankenstein ormai fuori come un balcone. Il gobbo che gobbo non è (sulla questione non voglio spoilerare nulla ma sappiate che se riuscirete a superare il momento WTF riguardante la trasformazione di Igor allora forse potrete anche arrivare alla fine del film, altrimenti rinunciate sereni) è il vero protagonista della pellicola e attraverso la sua narrazione arriviamo a scoprire la follia che alberga nella mente di Victor, un genio talmente avanti col pensiero da non riuscire nemmeno a tradurre le sue teorie in parola, incapace di comportarsi in modo urbano all'interno della società. Tra un esperimento fallito e l'altro, il figlio di John Landis, ovviamente in veste di sceneggiatore, riesce persino ad introdurre qualche complotto per la conquista del mondo o, perlomeno, dell'Inghilterra, e una stoccatina lieve lieve contro il fanatismo religioso di stampo cattolico, cercando di mitigare la cattiveria e la noncuranza verso la vita umana che Frankenstein pare mostrare per tutta la durata del film e arrivando a rendercelo persino simpatico.


E, obiettivamente, non ci sarebbe film senza la presenza di un James McAvoy infuso di uno spirito Franchiano che lo porta a gigioneggiare, matto come un cavallo, per tutto il film e senza ritegno alcuno: il capelluto Xavier urla, si infervora, gesticola, ride, piange e ostenta un'impareggiabile sicumera condita da un sexy accento inglese che rende la visione di Victor Frankenstein meno irritante di quanto altrimenti sarebbe stato. Sicuramente risolleva lo spirito davanti all'ennesimo ruolo imbarazzante (nel senso che il ragazzo manca proprio del physique du role, come già accaduto per Horns e The Woman in Black) che si è ritrovato ad interpretare l'ex maghetto occhialuto Daniel Radcliffe, letteralmente ingessato negli abiti di Igor ma molto simpatico da vedere in guisa di gobbo circense: il miscasting è ancora più clamoroso se si pensa che la storia viene raccontata per l'appunto dall'assistente di Frankenstein e, detto proprio sinceramente, l'idea di infilarci la storia d'amore "perché sì" o perché Radcliffe viene assurdamente considerato un sex symbol da stormi di ragazzine urlanti ed infoiate è talmente blasfema che darei anche ragione alla Shelley se volesse rivoltarsi nella tomba. Il resto non è nemmeno tanto male, almeno registicamente parlando e per quel che riguarda gli effetti speciali. McGuigan lo ricordo per opere migliori e più legate ad amori della mia generazione di vecchiacci ma il suo riciclo come regista baracconesco poteva andare peggio: le sequenze molto anni '80 in cui viene rianimato uno scimpanzé e il delirio finale sono obiettivamente d'impatto mentre l'inizio ambientato nel circo (a tal proposito c'è da dire che l'aspetto migliore del film sono le scenografie) è in qualche modo affascinante. Insomma, il mio spirito critico è morto, spero arrivi qualche novello Frankenstein a resuscitarlo, nel frattempo se voleste recuperare questo film non sarò io ad impedirvelo.


Di Daniel Radcliffe (Igor), James McAvoy (Victor Frankenstein) e Charles Dance (Frankenstein) ho già parlato ai rispettivi link.

Paul McGuigan è il regista della pellicola. Scozzese, ha diretto film come The Acid House e Gangster n°1. Anche produttore, ha 53 anni e dovrebbe dirigere alcuni episodi dell'imminente serie Luke Cage.


Andrew Scott, che interpreta l'ispettore Turpin, è il Moriarty della famosissima serie Sherlock. Il film invece avrebbe dovuto essere diretto da Shawn Levy (già regista di Real Steel e dei vari Una notte al museo) che però ad un certo punto si è ritirato dal progetto. Detto questo, se Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein vi fosse piaciuto recuperate Pride and Prejudice and Zombies e magari anche La mummia. ENJOY!

domenica 12 ottobre 2014

Horns (2013)

Siccome ho adorato La vendetta del diavolo di Joe Hill e non me la sentivo di aspettare, in questi giorni di malanni ho deciso di guardare Horns, diretto nel 2013 da Alexandre Aja e tratto proprio dal romanzo del figliolo di Stephen King.


Trama: Ig Perrish viene accusato del terribile omicidio della fidanzata Merrin e nessuno sembra disposto a credere alla sua innocenza. Disperato, il ragazzo affoga il suo dolore nell'alcool e un mattino si risveglia con un doposbornia e un paio di corna dotate di strani poteri...


Horns è il classico film che poteva essere un capolavoro e invece è diventato una pellicola buona giusto per passare una serata, da dimenticare il giorno dopo. Ed effettivamente sono già passati tre o quattro giorni da quando l'ho guardato, tanto che non ricordo più cos'avrei voluto scrivere, a dimostrazione che Horns è un prodotto senza infamia né lode. A dir la verità il film non comincia male, anzi. La trama rispetta molto le atmosfere del romanzo di Joe Hill e dipinge la storia d'amore di Ig e Merrin con pochi tocchi delicati racchiusi nella sequenza più bella di tutto il film, accompagnata dalle note di Heroes di David Bowie; dopodiché la nuova, terribile situazione di Ig ci viene raccontata facendo uso abbondante di humour nero e scene grottesche, un'escalation di assurde ed orribili confessioni di persone costrette a tirare fuori i loro segreti più oscuri davanti al potere delle corna del ragazzo. Fin lì, tutto bene. Il problema, come al solito, sta nel far quadrare i conti dal momento in cui le corna conducono Ig a scoprire chi abbia ucciso Merrin e perché. In casi come questi, ahimé, succede sempre che gli sceneggiatori lascino perdere tutto il resto e si concentrino solo sul fornire allo spettatore la spiegazione più rapida ed immediata, possibilmente concludendola con qualche risoluzione di sborona vendetta, senza stare tanto a ricamare sui personaggi, sulle loro motivazioni e su tutti i retroscena, ricercando costantemente la soluzione più facile e banale. Horns non fa eccezione e il tortuoso percorso di Ig, emblema di irritante bontà costretto a "reinventare" la sua innocenza tingendola di rosso, diventa così una strada diritta, lastricata di facilonerie e teatrali vendette, che rifiuta completamente il poetico, vitalissimo finale del romanzo e ricorre ad una banale scenetta da romanzo per adolescenti.


L'altro problemuccio di Horns è che dove c'è Aja non c'è più gioia. Il regista francese infatti, dopo avere esordito col botto e con uno dei film più angoscianti degli ultimi anni, ha deciso di afflosciarsi e rinunciare a qualsiasi briciolo di autorialità. Effettivamente, Horns avrebbe potuto girarlo chiunque: non c'è orrore, non ci sono soluzioni visive particolari, il gusto per l'eccesso è totalmente assente. Anzi, peggio, perché Aja si è affidato completamente alla computer graphic, che in questo caso ha partorito un paio di sequenze al limite dell'abominevole, come l'incubo ad occhi aperti di Terry (correva l'anno 2001 e l'episodio Wrecked di Buffy the Vampire Slayer mostrava una scena praticamente identica, quella in cui una Willow drogata di magia si perdeva in un mondo fatto di liane e demoni. Parliamo di TREDICI anni fa e quella sequenza è girata molto meglio!), l'attacco dei serpenti più finti mai visti in un film (nemmeno quelli di Snakes on a Plane erano così raffazzonati) e, orrore degli orrori, il finale che vede Ig trasformarsi, sul quale non entro nello specifico per evitare spoiler ma sappiate solo che è inguardabile. Peccato, perché Daniel Radcliffe e, soprattutto, Juno Temple sono davvero bravi. Avevo qualche dubbio sull'ex Harry Potter ma il suo accento americano è convincente quanto il suo aspetto malaticcio e dimesso, mentre la Temple è bellissima e perfetta ed è riuscita anche a magonarmi in un paio di scene, come il confronto con Ig o quella in cui invoca l'aiuto di suo padre mentre l'aguzzino la sta violentando (poi se il padre ha la facciotta dolce di David Morse non posso fare a meno di mettermi a piangere). Il resto del cast, purtroppo, è insignificante e dimenticabile, a cominciare da una Heather Graham sprecata. Con questo concludo, dicendo che Horns non è, nonostante quello che ho scritto, un brutto film: è semplicemente (e purtroppo) un'occasione sprecata ma probabilmente se non avete letto La vendetta del diavolo potreste anche non trovarlo così fiacco.


Del regista Alexandre Aja ho già parlato QUI. Daniel Radcliffe (Ig Perrish), Juno Temple (Merrin Williams), Heather Graham (Veronica) e David Morse (Dave Williams) li trovate invece ai rispettivi link.

James Remar interpreta Derrick Perrish. Americano, ha partecipato a film come I guerrieri della notte, 4 pazzi in libertà, I delitti del gatto nero, Mezzo professore tra i marines, Miracolo sulla 34a strada, Dredd - La legge sono io, Psycho, Le verità nascoste, Blade: Trinity, Il mai nato, RED, X-Men - L'inizio, Django Unchained e a serie come Miami Vice, Walker Texas Ranger, Nash Bridges, Settimo cielo, X-Files, Senza traccia, Sex and the City, CSI: Miami, Criminal Minds, Numb3rs, Dexter, Grey's Anatomy e From Dusk Till Dawn, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film Ratatouille. Ha 61 anni e cinque film in uscita, tra cui The Hateful Eight di Tarantino!


Joe Anderson interpreta Terry Perrish. Inglese, ha partecipato a film come Creep - Il chirurgo e La città verrà distrutta all'alba. Ha 34 anni e un film in uscita.


Max Minghella (vero nome Max Giorgio Choa Minghella) interpreta Lee Tourneau. Inglese, figlio del regista Anthony Minghella, ha partecipato a film come Syriana, Agora, The Social Network, Le idi di marzo e Gli stagisti. Anche produttore e sceneggiatore, ha 29 anni e un film in uscita.


Shia LaBeouf era stato scelto per interpretare Ig ma alla fine lo ha sostituito Daniel Radcliffe e aggiungerei meno male perché LaBeouf è il trionfo dell'inespressività. Detto questo, se Horns vi fosse piaciuto leggete La vendetta del diavolo di Joe Hill! ENJOY!



martedì 22 maggio 2012

The Woman in Black (2012)

Dalle mie parti era stato snobbato e non era neppure uscito al cinema, ma in questi giorni sono riuscita a recuperare The Woman in Black, del regista James Watkins.


Trama: un giovane avvocato si reca in un paesino della campagna inglese per sbrigare delle pratiche relative a un'eredità. Lì scoprirà che gli abitanti sono terrorizzati dal fantasma di una donna che pare spinga i bambini a suicidarsi...


Considerato che il regista è quello stesso James Watkins che ha diretto lo splendido Eden Lake, non so cosa mi aspettassi da questo The Woman in Black, ma senza dubbio lo ritengo un film riuscito solo a metà. Innanzitutto, cosa deleteria per un horror, l'ho trovato poco coinvolgente, prima ancora che noioso. La colpa è forse da ricercarsi non tanto nella regia e nella sceneggiatura ma nella bolsa e monoespressiva faccia del povero Daniel Radcliffe, assolutamente poco credibile nei panni di giovane avvocato, vedovo e con prole. Per tutto il film l'ex maghetto occhialuto sgrana gli occhioni azzurri, inarca le sopracciglia spettinate e deglutisce con la faccia (e il colorito) di uno che si è appena mangiato un piatto di impepata di cozze alle quattro del mattino, senza ovviamente capire una mazza di quello che gli sta accandendo attorno e limitandosi a girare a vuoto facendosi insultare dagli autoctoni oppure a duettare con un Ciaràn Hinds che tenta invano di dare un po' di spessore attoriale alla pellicola. Considerato che un buon 70% del film si basa sulle ricerche dell'avvocato e sui suoi vari confronti con gli abitanti dell'isola, capirete perché per più di metà della durata The Woman in Black sembra non arrivare da nessuna parte, nemmeno fosse un mero esercizio di stile.


Come dicevo, però, la regia non l'hanno messa nelle mani dell'ultimo idiota che passava per caso. A cominciare dall'inquietante e scioccante sequenza iniziale, dove delle bambine lasciano incustoditi i loro giochi per andare incontro a qualcuno che non vediamo, i momenti prettamente horror sono diretti con una perizia tale che basta un rumore o un'immagine per fare saltare lo spettatore sulla sedia. Sinceramente, ed era un po' che non mi succedeva, non sono riuscita ad evitare di coprirmi gli occhi quando Daniel Radcliffe entra per la prima volta nella misteriosa stanza chiusa del maniero, zeppa di orripilanti giocattoli antichi, angoli morti, scimmiette semoventi, burattini e una terrificante sedia a dondolo che si muove da sola, e l'ansia si mantiene alta in ogni sequenza girata all'interno della casa della "donna in nero". Molto efficace anche la scena dell'incendio e quella finale ambientata nel fango della palude (con qualche eco delle splendide inquadrature dello sguardo di Kelly Reilly in Eden Lake), mentre invece il furbo twist finale sa molto di già visto, anche in tempi recenti. Nulla da dire sulla qualità della fotografia, a dir poco perfetta, e sulle scenografie, evocative come poche.


Non avendo mai visto l'omonimo film TV del 1989, né letto il libro della scrittrice inglese Susan Hill, non posso fare confronti con nessuna delle due opere, ma in generale questo The Woman in Black mi è sembrato poco più di un freddo tentativo di rievocare i vecchi e storici horror della casa di produzione Hammer, strizzando l'occhio a ghost story più recenti e conosciute. Come dimostrano l'inarrivabile The Others o il pregevole 1921 - Il mistero di Rookford, per essere coinvolgenti questo tipo di pellicole devono essere anche emozionanti, di un'emozione che parte dall'umanità dei protagonisti, non limitarsi a qualche sporadico spavento. E' difficile per lo spettatore provare simpatia per lo sfigatissimo avvocato protagonista del film o provare pietà per la triste storia della Donna in nero, perché quest'ultima ci viene mostrata solo come uno spauracchio che evoca l'immagine di troppi j-horror dell'ultimo decennio, un vendicativo spirito senz'anima ma con abiti d'epoca. Detto questo, a fronte dell'eccellente realizzazione "formale" non mi sento di sconsigliare The Woman in Black, ma senza dubbio esistono esempi migliori del genere.


Del regista James Watkins ho già parlato qui, mentre Daniel Radcliffe (Arthur) e Ciaràn Hinds (Daily) li trovate ai rispettivi link.

Come ho scritto, il libro di Susan Hill era già stato trasposto in un film per la TV inglese dal titolo The Woman in Black, diretto dal regista Herbert Wise, nel quale il ruolo di Arthur veniva affidato proprio all'attore che interpretava il padre di Harry Potter nei film dedicati al maghetto, Adrian Rawlins. Rimanendo in tema di strane "coincidenze", il figlio di Daniel Radcliffe nella finzione è stato interpretato dal suo vero figlioccio, mentre la fidanzata dell'attore ha interpretato la Donna in nero in alcune scene. Del film è previsto anche un seguito dal titolo The Woman in Black: Angels of Death, che dovrebbe uscire tra un paio d'anni. Nell'attesa, se la pellicola vi fosse piaciuta, vi consiglio di guardare  i già citati The Others e 1921 - Il mistero di Rookford, oppure Mirrors - Riflessi di paura e Dark Water. ENJOY!!



mercoledì 20 luglio 2011

Harry Potter e i doni della morte - parte II (2011)

Avete ripassato tutti i libri? Avete riguardato tutti i film o, perlomeno, il penultimo? Sarebbe meglio, visto che sto per imbarcarmi nella recensione di Harry Potter e i doni della morte – parte II (Harry Potter and the Deathly Hollows – part II), il finale della saga del maghetto creato da J.K.Rowling, diretto dall’ormai veterano David Yates.



Trama: avevamo lasciato Harry, Ron ed Hermione a Villa Conchiglia, salvi grazie al sacrificio dell’elfo Dobby, mentre il buon Lord Voldemort, dopo aver profanato la tomba di Silente, si appropriava dell’invincibile bacchetta di Sambuco. Ora i nostri devono penetrare alla Gringott, dove sicuramente è nascosto un altro Horcrux, e tornare a Hogwarts per la battaglia finale…



Lasciatemi subito dire una cosa: sono soddisfatta di questo ultimo capitolo, sicuramente uno dei pochi che è riuscito a mantenere un miracoloso equilibrio tra fedeltà all’opera originale ed esigenze cinematografiche. La saga di Harry Potter si è così degnamente conclusa con un film che, effettivamente e purtroppo, approfondisce poco e si distacca quasi completamente dalle spiegazioni filosofiche e morali della Rowling, ma che nel compenso ci regala delle splendide immagini e, finalmente, una battaglia conclusiva degna di questo nome, dopo le clamorose mancanze del sesto episodio.



All’ingresso del cinema, avevo “solo” tre punti fermi che regista e sceneggiatori avrebbero dovuto mantenere, a costo di partire per gli USA e fare sommaria giustizia: il duello tra Bellatrix e Molly, il tanto atteso bacio tra Ron ed Hermione e, soprattutto, una degna rappresentazione del passato di Piton. Sono stata esaudita in parte perché, se è vero che la sequenza dedicata a Severus è commovente, poetica e molto dolorosa (splendide le immagini delle foglie tramutate in mille piccoli uccellini e quella, straziante, della scoperta del cadavere di Lily, che mi ha fatto versare copiose lacrime) e il bacio tanto bramato è stato accolto in sala da un’ovazione da stadio, il duello che la Rowling è riuscita a rendere toccante ed emozionante in due parole viene invece trattato nel film come una mera postilla, quasi un riempitivo. Per il resto, sufficienza piena con qualche riserva. La trama viene sfoltita parecchio, semplificata ma non impoverita, vengono aggiunte nuove scene, trovate nuove soluzioni per descrivere quello che già ci aveva mostrato la scrittrice inglese, la figura di Silente viene quasi completamente “ripulita” (per la serie: che ci frega che, in fin dei conti, fosse un uomo di mmmm…? D’altronde, chi se l’è mai filato?!? Però magari qualche parola in più sul passato di Aberforth, Ariana e Grindelwald potevano spenderla a beneficio di chi è digiuno dai romanzi…) e il parallelo con Gandalf viene infine reso in tutta la sua ovvietà, trasformando il barbuto mago in una sorta di Yoda che elargisce al povero Harry dei consigli inutili quanto il sostegno dei defunti che lo accompagnano al confronto finale con Voldemort.



E che confronto!! Le scene della battaglia, come ho detto, sono epiche. Dopo un’introduzione da brivido, con agghiaccianti urla femminili ad accompagnare la voce di Voldemort, alla faccia dei 300 e di Hero i Mangiamorte salutano Hogwarts con una pioggia di scintille manco fosse il quattro luglio, prima di una corsa mozzafiato su un ponte in pieno stile action movie e, per tornare in tema Signore degli Anelli, arrivano anche giganti armati di falci e statue di pietra semoventi. Il ritmo del film diventa così talmente frenetico che, prima della pausa tra un attacco e l’altro, sembra siano passati solo una ventina di minuti dall’irruzione dei nostri alla Gringott, altra sequenza diretta magistralmente, con una vorticosa discesa nelle segrete della banca e un’impressionante fuga a dorso di Drago (non di Draco. A quello ci arriviamo dopo!). Dopo averci mostrato, comunque, il destino di Piton, il film giustamente e necessariamente rallenta per introdurci nella parte più “riflessiva”, per darci il tempo di piangere i defunti (punto a sfavore: la morte di Fred manca assolutamente di pathos, un altro episodio “di passaggio”, messo tanto per dare un contentino) e prepararci alla necessaria riflessione con morale annessa e inevitabile nostalgia per il tempo che fu, accompagnata alla consapevolezza che questa (a meno che la Rowling non ci ripensi) sarà l’ultima volta che vedremo Harry, Ron ed Hermione, ormai cresciuti e pronti a congedarsi dal pubblico (lacrimuccia, lacrimuccia). Rimane giusto il tempo per uno stacco temporale che ci porta in avanti di 19 anni, ma qui subentriamo nei difetti del film e nei momenti esilaranti. Apriamo quindi un altro paragrafo!



Lucius... vabbé, lo sai cosa mi necessita... :Q______


Ah, l’ironia, la sublime ironia. A volte volontaria, e questo Harry Potter e i doni della Morte – Parte II è molto più ironico del cupo libro della Rowling, ricco di momenti esilaranti affidati ad un Ron che, come sempre, è mattatore ma stavolta anche fichissimo eroe, ad un Neville che viene schernito dai Mangiamorte manco fossimo in un film dei Vanzina e si profonde in dichiarazioni amorose ad una perplessa (e meravigliosa) Luna Lovegood, ad una splendida Minerva MacGrannitt che manda a spigolare il povero Gazza (costretto a pulire fino all’ultimo) e ad un incazzosissimo Voldemort che per ogni “Mio Signore…” pigolato da uno dei suoi lacché risponde con un inequivocabile “AVADA KEDAVRA!!” che fa a pugni con la sua vocina dolce e sommessa (il doppiatore italiano in questo caso merita voto 10). Per quanto riguarda l’ironia involontaria sconfinante nel trash la palma d’oro va invece all’inutile ultimo capitolo, quel “19 anni dopo” che è commovente ed indispensabile nel libro della Rowling, ma che al cinema mette solo una gran tristezza. Colpa dei truccatori, gente. Un conto è sbattersi per rendere credibile Brad Pitt in un film come Il curioso caso di Benjamin Button, dove gli effetti speciali e il make – up per ringiovanire o invecchiare il protagonista dovevano essere al top pena la rovina dell’intera pellicola, ma qui si vede che han fatto proprio un lavoro a tirar via. Ma io mi chiedo QUALE trentottenne andrebbe in giro conciato come i protagonisti da adulti???? Gli unici che se la cavano sono Harry ed Hermione, ma Ron con la buzza che gli tende un’orrenda camicia di flanella non si può guardare, e Ginny versione Desperate Housewife con capello rosso cotonato e calza 90 denari viola è semplicemente imbarazzante, anche se il peggio conciato è lo stempiatissimo Draco Malfoy, che dimostra più o meno 90 anni (i geni di Lucius non hanno attecchito pare. Oddio, ho detto Lucius. Scusate, la bava, ehm…). Inguardabile anche il ringiovanimento al computer di Piton durante i flashback, salvato solo dall’innegabile bravura di Alan Rickman. E fu così che arrivammo a parlare degli attori…



Ovviamente, in un film così corale ci possono essere poche figure di spicco (nonostante il protagonista, Daniel Radcliffe, sia sempre espressivo come un gatto di marmo…) e tante piccole parti che invece non sviluppano appieno il loro potenziale, ma lasciatemi levare il cappello davanti alla misurata, dolce interpretazione di Evanna Lynch nei panni di Luna Lovegood, troppo poco sullo schermo, ahimé, ma abbastanza per entrare nel cuore. Sempre bravissimi Rupert Grint ed Emma Watson, che qui duettano in modo superbo nel mostrare il nuovo legame nato tra Ron ed Hermione; magistrale Alan Rickman nel suo ambiguo, profondissimo ruolo, che purtroppo perde sempre nel doppiaggio italiano (la sua vera voce è insostituibile, sorry); stupenda Helena Bonham Carter nel doppio ruolo di un’Hermione sotto effetto della pozione polisucco, impacciata sui tacchi ed imbarazzata, e in quello della solita, perfida e affascinante Bellatrix; immancabile Jason Isaacs, a confermare come non importa quanto il suo personaggio sia abbruttito, sfigato e vessato da Voldemort (un po’ deludente, per essere il villain, lo ammetto, anche se Ralph Fiennes è sempre bravo!!), perché basta il sangue puro a rendere sexy un mago, anche quando fugge a gambe levate dalla battaglia! Infine, un applauso a Matthew Lewis che, dopo sette film, ha finalmente l’occasione di mostrare tutta la bellezza del suo sottovalutato Neville Paciock, l’anima umile e sfigata di ogni spettatore che avrebbe voluto andare a Hogwarts. Compresa la sottoscritta, ovvio.



Ho già parlato, e più volte, sia del regista David Yates che di quasi tutti gli attori che recitano in questo film, quindi metterò il loro nome linkabile, in caso voleste saperne di più: Daniel Radcliffe (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley), Emma Watson (Hermione Granger), Alan Rickman (Severus Piton), Helena Bonham Carter (Bellatrix Lestrange), Julie Walters (Molly Weasley), Jason Isaacs (Lucius Malfoy), Robbie Coltrane (Hagrid), Ralph Phiennes (Voldemort), Michael Gambon (Albus Silente), Emma Thompson (la professoressa Sibilla Cooman), Gary Oldman (Sirius Black) e per finire John Hurt (il fabbricante di bacchette, Olivander).

Maggie Smith (vero nome Margaret Natalie Smith) interpreta la professoressa Minerva McGrannitt. Una delle più grandi attrici inglesi viventi, vincitrice di due Oscar, la ricordo, oltre che per tutti i film della serie Harry Potter, per pellicole come Invito a cena con delitto, Camera con vista, Hook – Capitan Uncino, Sister Act – Una svitata in abito da suora (e seguito) e Gosford Park. Ha 77 anni e due film in uscita.



Kelly MacDonald interpreta il fantasma di Helena Corvonero. Scozzese, la ricordo per film come Trainspotting, Elizabeth, Gosford Park, Neverland – Un sogno per la vita e Non è un paese per vecchi, inoltre ha partecipato ad un episodio della serie Alias. Ha 35 anni e tre film in uscita.



Ciarán Hinds interpreta Aberforth Silente. Irlandese, ha partecipato a film come Excalibur, Mary Reilly, Il mistero dell’acqua, Era mio padre, Calendar Girls, Il fantasma dell’Opera e Il rito. Ha 58 anni e cinque film in uscita, tra cui il seguito dell’orrendo Ghost Rider, che uscirà nel 2012 (speriamo il mondo finisca prima!!) e che avrà per protagonista sempre Nicolas Cage. Orrore.



David Thewlis (vero nome David Wheeler) interpreta Remus Lupin. Inglese, ha partecipato a film come Poeti dall’inferno (ma poveraccio, non se lo ricorderà nessuno visto che gli occhi delle bimbeminkia dell’epoca erano tutti per Leonardo Di Caprio..), Dragonheart, Sette anni in Tibet, Il grande Lebowski, Gangster N°1 e The Omen. Anche regista e sceneggiatore, ha 48 anni e tre film in uscita.



Warwick Davis interpreta sia il professor Vitious che il folletto Unci Unci. Voi forse non lo sapete, ma ci siete cresciuti con il nanetto inglese, e lo capirete scorrendo i titoli dei film a cui ha partecipato, cose come Il ritorno dello Jedi, Labirynth dove tutto è possibile, Willow e soprattutto Leprechaun (e tutti i seguiti, gente, il Leprechaun è LUI!!). Anche sceneggiatore e produttore, ha 41 anni e due film in uscita.



E con questo si concludono sia la recensione che la serie di Harry Potter. Grazie a J.K.Rowling per avere creato un mondo così fantasioso popolato da personaggi così reali. Grazie a tutti gli attori e i registi che, tra alti e bassi, si sono adoperati per rendere immortale la saga del maghetto anche su pellicola. Per parafrasare Silente: “Certo, tutto questo è solo nelle nostre teste… ma perché diavolo dovrebbe essere meno reale?” Vi lascio con un piccolo tributo a tutti questi anni di avventure cinematografiche, se ne trovate uno migliore fatemelo sapere, provvederò a metterlo. ENJOY!!!

martedì 30 novembre 2010

Harry Potter e i Doni della Morte - parte 1 (2010)

E’ cominciata qualche giorno fa, almeno per me, la lunga attesa che si protrarrà fino a giugno/luglio 2011, periodo in cui uscirà la seconda e ultima parte di Harry Potter e i Doni della Morte (Harry Potter and the Deathly Hallows), diretto da David Yates. Se il buongiorno si vede dal mattino posso ben sperare, visto che finora questo è il film della saga che mi è piaciuto di più, anche se ovviamente il libro è molto superiore.

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Trama: dopo la morte di Silente il mondo della magia è nel caos. Mentre Voldemort prende il potere, sia in Inghilterra che a Hogwarts, Harry, Ron ed Hermione partono alla ricerca degli Horcrux, oggetti incantati nei quali Colui che non deve essere nominato ha nascosto pezzi della sua anima. Il compito, ovviamente, è molto meno facile di quanto si aspettassero…

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Dopo anni passati a vedere gli splendidi libri della Rowling sacrificati in due ore e passa di film, penalizzati da tagli, approssimazioni, buchi e quant’altro, finalmente all’ultimo romanzo viene dato il trattamento che merita e si è deciso di dividerlo in due film parecchio lunghetti e pregni di indizi, rimandi ai precedenti, momenti di approfondimento e quant’altro. Per chi, come me, rasenta il fascismo quando si tratta di adattamenti cinematografici, una cosa simile è una manna dal cielo, ma nonostante questo, credetemi, avrò qualcosa per cui lamentarmi, più o meno verso la fine del post. Per ora, parliamo delle (molte) cose positive: innanzitutto, complimenti agli sceneggiatori, al regista, agli scenografi e ai costumisti perché questo Harry Potter e i Doni della Morte è curatissimo soprattutto nei dettagli. Nonostante manchino gli ambienti grandiosi e fantastici tipici dei film precedenti, come la Gringott o Hogwarts, il senso di meraviglia viene mantenuto vivo innanzitutto dagli spettacolari paesaggi che vengono utilizzati come sfondo per i vari spostamenti del trio durante la ricerca degli Horcrux, dai pochi ma degnissimi inseguimenti e scontri a base di incantesimi, dalle stilosissime mise che indossano i protagonisti e, soprattutto, dai piccoli gesti che, più di qualsiasi dialogo, mostrano allo spettatore i legami di amicizia o amore che legano i vari personaggi: commovente l’inizio con Hermione che cancella sé stessa dalla mente dei genitori, da vera wakka wakka il gesto di Ginny che, a schiena nuda, chiede a Harry di tirarle su la zip dell’abito, stupendo il faccione rapito di Ron che contempla Hermione impegnata ad insegnargli a suonare Fur Elise al pianoforte, molto carina la scena in cui Harry cerca di tirare su il morale ad Hermione facendola ballare (anche se il tutto risulta un barbatrucco per trarre in inganno gli sprovveduti che, non avendo letto i libri, potevano pensare ad una liaison tra i due…); ma quello che ho amato di più, oltre al bellissimo cartone animato che racconta la storia dei Doni della Morte (esemplare, quasi più bello dello stesso film e con un impatto grafico che mi ricordava tantissimo le Totentanzen e, per estensione, Il settimo sigillo), è come il regime di Voldemort influenzi il ministero, che si trasforma in una fabbrica di pamphlet anti-babbani in perfetto stile stalinista pattugliata da camicie nere e decorata da statue che rappresentano Babbani schiacciati dalla potenza dei maghi.

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Nonostante questa quasi perfezione, però, ho provato uno strano senso di “fretta”, di mancanza di sentimento (il che è paradossale, visto quello che ho scritto prima). Gli sceneggiatori, molto intelligentemente, hanno gettato qualche spiegazione che rammentasse gli eventi passati, hanno snellito qualche punto che nel libro era troppo lungo e ripetitivo e hanno ovviamente eliminato parecchi utilizzi della Pozione Polisucco, che ci avrebbero fatto assistere ad un film praticamente privo degli attori principali, però a tratti mi è sembrato di trovarmi davanti un film a microepisodi il cui unico scopo è esaurirsi puntando al finale necessariamente sospeso. Un’altra cosa che mi ha fatta storcere il naso è l’assoluta assenza di un elemento fondamentale come il Mantello dell’Invisibilità e che, nonostante l’abbondanza di episodi particolarmente significativi dal punto di vista “psicologico”, ci si sia dimenticati di far recuperare ad Harry l’occhio di Moody, incastonato nella porta dell’ufficio della Umbridge, e soprattutto che non si sia fatta menzione della foto strappata nella camera di Sirius; questo mi fa temere che nel secondo episodio si sorvolerà parecchio sulla vita di Piton, il che mi fa notevolmente irritare. Cerchiamo di non pensarci, e di apprezzare quello che abbiamo. Per fortuna gli attori sono tutti in gran forma (tutti tranne il solito Daniel Radcliffe che, nei panni di Harry, ormai è proprio arrivato alla frutta: l’unico momento in cui è realmente credibile, paradossalmente, è quando interpreta qualcun altro!!) nonostante debba lamentarmi del fatto che Piton e, soprattutto, Lucius, si vedano poco e che Helena Bonham Carter sia leggermente sottotono rispetto ai film precedenti. Tra l’altro ho adorato l’attore che, per una decina di minuti, sostituisce Radcliffe nelle scene ambientate al ministero: duro come un bacco ma con un’espressività esilarante! Molto bella anche la vena horror che, fin dall’inizio, percorre il film (pare che per evitare ulteriori divieti la scena della tortura di Hermione sia stata pesantemente tagliata), ma perdonate se alla fine, di fronte alla morte del pupazzo CG più mollo che la storia ricordi, non è riuscita a scendermi nemmeno una lacrima. Insomma, alla fine, do al film la sufficienza piena con un paio di virgole confidando che facciano ancora meglio nell’ultimo capitolo.

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"Lucius... mi NECESSITA la bacchetta...." GENIALE XD



Ho già parlato, e più volte, sia del regista David Yates che di quasi tutti gli attori che recitano in questo film, quindi metterò il loro nome linkabile, in caso voleste saperne di più: Daniel Radcliffe (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley), Emma Watson (Hermione Granger), Alan Rickman (Severus Piton), Helena Bonham Carter (Bellatrix Lestrange), Bill Nighy (Il ministro della magia Rufus Scrimgeour), Julie Walters (Molly Weasley), Timothy Spall (Codaliscia), Brendan Gleeson (Malocchio Moody) e per finire John Hurt (il fabbricante di bacchette, Olivander).

Jason Isaacs interpreta *sbava copiosamente* Lucius Malfoy. Attore inglese che la Bolla apprezza particolarmente per la beltade che lo caratterizza, lo ricordo in film come Dragonheart, Armageddon, Resident Evil, Lo Smoking, Harry Potter e la camera dei segreti, Peter Pan, Harry Potter e il Calice di fuoco, Grindhouse e Harry Potter e l’Ordine della Fenice. Ha 47 anni e quattro film in uscita tra cui, ovviamente, la seconda parte de I doni della Morte.

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Ralph Fiennes interpreta nientemeno che Voldemort. Attore inglese tra i più bravi, più volte nominato per l’Oscar, fratello del meno famoso Joseph Fiennes (quello che ha fatto Shakespeare in Love, per intenderci…), lo ricordo per film come Schindler’s List, Strange Days, Il paziente inglese, The Avengers – Agenti speciali, Spider, Red Dragon, Harry Potter e il Calice di fuoco e Harry Potter e l’Ordine della Fenice, e per aver prestato la voce ne Il principe d’Egitto e Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro. Ha 48 anni e tre film in uscita, tra cui la seconda parte de I doni della Morte.

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Robbie Coltrane interpreta Hagrid. L’attore scozzese ha partecipato a tutti i film della serie Harry Potter, e tra le sue altre pellicole ricordo Flash Gordon, la versione tv di Alice nel paese delle meraviglie, From Hell – La vera storia di Jack lo squartatore, Van Helsing e Ocean’s Twelve. Ha 60 anni e due film in uscita.   

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Rhys Ifans è la new entry del film ed interpreta Xenophilius Lovegood, il papà di Luna. Attore gallese, ha recitato in Twin Town, Notting Hill, The Shipping News – Ombre dal passato, Hannibal Lecter – Le origini del male, Elizabeth: The Golden Age e il geniale I Love Radio Rock. Ha 42 anni e cinque film in uscita, tra cui il reboot di Spiderman (GIA?????) dove interpreterà, probabilmente, Lizard, e una versione televisiva di Peter Pan dove vestirà il ruolo di Capitan Uncino.

Rhys-Ifans

E ora, un paio di curiosità. Quasi all’inizio del film vengono introdotti due personaggi che sarebbero dovuti spuntare già nei film precedenti, ed uno di questi è Bill Weasley che, guarda caso, è interpretato da Domnhall Gleeson, figlio di quel Brendan Gleeson che incarna degnamente lo sfortunato Malocchio Moody. Pare, inoltre, che sia Shyamalan che Guillermo del Toro si fossero offerti di dirigere il film. Peccato che il secondo sia stato lasciato fuori, ma se il maledetto Sciabadà avesse anche solo sfiorato la cinepresa credo gli avrei amputato le mani. E ora vi lascio con il trailer che unisce i due film... vi dico la verità, non vedo l'ora che esca l'ultimo!! ENJOY!

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