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venerdì 12 giugno 2026

2026 Horror Challenge: Repulsione (1965)


Il tema della challenge questa settimana era "anni '60". Ho quindi scelto di guardare Repulsione (Repulsion) diretto e co-sceneggiato nel 1965 dal regista Roman Polanski.

Trama

Carol vive con la sorella in un appartamento a Londra e lavora come estetista in un salone. Estremamente timida e riservata, ha un atteggiamento di rifiuto nei confronti degli uomini, che peggiora quando la sorella va via per una decina di giorni assieme al fidanzato, lasciando Carol sola nell'appartamento...

RECENSIONE

Mi è venuto in mente di scegliere Repulsione perché ho avuto modo di guardarne degli spezzoni, orribilmente doppiati in spagnolo, durante una trasferta di lavoro a Barcellona, e ho realizzato di non averlo mai visto prima. Repulsione fa parte dell'ideale trilogia Polanskiana di follia e paranoia coltivate all'interno di insospettabili appartamenti, assieme a L'inquilino del terzo piano e Rosemary's Baby. E' il primo film di questa trilogia non ufficiale, oltre che il primo film in lingua inglese diretto dal regista, e col tempo è diventato un modello (soprattutto stilistico) di riferimento per tutte quelle storie in cui il protagonista viene progressivamente inghiottito da una follia senza scampo. La protagonista di Repulsione è Carol, giovane belga che vive a Londra in un appartamento assieme alla sorella. Fin dalla prima sequenza, un primissimo piano degli occhi della ragazza sul quale scorrono i titoli di testa, capiamo che il film seguirà interamente il suo punto di vista, condizionato da un trauma mai raccontato in maniera esplicita ma suggerito più volte, che la porta a provare un istintivo disgusto (una "repulsione", appunto) verso tutto il genere maschile. Questa repulsione è esasperata dall'ambiente che circonda Carol, fatto di una pletora di personaggi femminili che sembrano vivere esclusivamente in funzione degli uomini e delle dinamiche che governano il rapporto tra i due sessi; le anziane clienti insegnano alle giovani estetiste come gestire gli alti e i bassi di una relazione, le colleghe di Carol raccontano solo di serate passate con amanti o fidanzati, la sorella si porta in casa un uomo sposato, il quale si ferma a dormire nell'appartamento condiviso e lascia i suoi oggetti in bagno. Carol, costretta a vivere in una terra straniera e già introversa di suo, non ha modo di fuggire a un'idea di "normalità" femminile inestricabilmente legata alla presenza maschile; la sua bellezza e l'apparenza innocente e dimessa, inoltre, non fanno altro che renderla vittima perfetta delle mire più o meno "cortesi" degli uomini che la circondano, i cui istinti vengono solleticati da una donna-bambina da proteggere o di cui approfittarsi (nel primo caso rientra Colin, che si elegge ad innamorato e cavalier servente in quanto ossessionato dalla reticenza di Carol, nel secondo il viscido padrone di casa). Repulsione ci mostra una Carol che fatica a mantenere la sanità mentale, già proiettata verso una totale chiusura verso il mondo esterno, come dimostrano i suoi frequenti momenti di astrazione da ciò che la circonda, ma ancora aggrappata a quel minimo di sprone incarnato dalla sorella, volitiva e spiccia. Quando la sorella parte per una vacanza di dieci giorni con l'amante, Carol non ha più nulla che la protegga dall'oscurità che dimora nella sua mente. Complice la solitudine, le sottili crepe nella sanità mentale si trasformano in voragini che ne condizionano ogni percezione, generando così tremende allucinazioni e scatenando l'istinto di autoconservazione di una donna terrorizzata.

Girato in un bianco e nero nitidissimo, Repulsione ingigantisce a dismisura il senso di spaesamento e claustrofobia provati da Carol limitando l'azione a pochissimi ambienti chiusi e trasformando Londra in una dimensione "di passaggio", un inferno che la protagonista è costretta ad attraversare ogni giorno cercando di vederne il meno possibile. Quando Carol, interpretata da una Catherine Deneuve piena di tic e priva di qualsiasi caratteristica "glamour", è presente sulla scena, la cinepresa si concentra o sul suo sguardo perso nel vuoto mentre cammina lentamente, o sui suoi piedi e sul terreno che calpestano, talvolta su quei pochissimi dettagli di vita esterna "sicura" in grado di catturare l'attenzione della ragazza, come le suore che giocano a palla nel cortile visibile dalla finestra dell'appartamento. L'unica salvezza, per Carol, sarebbe l'appartamento, ma anche quello diventa sempre più insicuro e terrificante e, man mano che la follia della ragazza progredisce, viene abbandonato ad una totale incuria (piatti sporchi che si accumulano, un coniglio crudo lasciato a marcire, patate che germogliano senza venire cotte, la stessa protagonista che si lascia andare, negli abiti e nell'acconciatura, nonostante si passi ossessivamente le mani sul volto e sul corpo, come se qualcosa di invisibile la sporcasse). Ciò che Carol vede nella sua mente si traduce, per lo spettatore, in sequenze che mescolano la realtà agli incubi senza soluzione di continuità. Il sonno e la veglia perdono qualsiasi confine e figure misteriose superano le barriere fisiche e razionali per violentare Carol, l'appartamento si riempie di improvvise, surreali crepe, i muri diventano creta molle dalla quale spuntano mani pronte ad afferrare la protagonista, e persino lo spazio si deforma grazie all'utilizzo di sapienti grandangoli, il tutto mentre i suoni dell'appartamento vengono enfatizzati a dismisura, seguendo le percezioni distorte della donna. Repulsione è quindi un film ancora oggi angosciante, non solo per come "vomita" all'esterno gli incubi di una persona preda di una violenta nevrosi, ma anche perché racconta l'orrore urbano e modernissimo dell'essere soli anche in mezzo alla folla, divorati da traumi inconfessabili, e l'inevitabile trasformazione in mostri nel momento in cui crolla quella sottile maschera di "normalità" che consente di sopravvivere ad un prezzo altissimo. 

CAST

Del regista e co-sceneggiatore Roman Polanski ho già parlato QUICatherine Deneuve (Carol Ledoux) e Ian Hendry (Michael) li trovate invece ai rispettivi link. 

SE VI è PIACIUTO...

Se Repulsione vi è piaciuto recuperate Rosemary's Baby, L'inquilino del terzo piano e Possession. ENJOY!

mercoledì 15 aprile 2015

Racconti dalla tomba (1972)

Il cammino all'interno della danza macabra Kinghiana prende oggi una svolta imprevista grazie a Lucia che, a fronte della mia quasi totale ignoranza davanti alle opere prodotte dalla Amicus, mi ha consigliato di recuperare Racconti dalla tomba (Tales from the Crypt), diretto nel 1972 dal regista Freddie Francis e tratto dalle serie a fumetti Tales from the Crypt e The Vault of Horror.


Trama: durante una visita alle catacombe cinque turisti si perdono e vengono avvicinati da uno strano individuo che comincia a raccontare loro delle macabre storie...


Sto seriamente cominciando a sviluppare una passione per queste antologie della Amicus, zeppe di humour nero e caratterizzate da quell'adorabile aria vintage che per me è sempre un valore aggiunto all'effettiva bellezza delle storie e della messa in scena. Questa volta le vicende che compongono Racconti dalla tomba hanno come fil rouge "la colpa": i protagonisti sono infatti uno peggio dell'altro e tutti loro hanno qualche peccato da confessare, perlopiù legato all'incredibile avidità che li muove, cosa che li porta a venire puniti nei peggiori modi possibili. Ma andiamo più nel dettaglio. ... And All Through the House è il primo episodio ed è sicuramente il modo migliore di cominciare un film simile col botto, inoltre rimane il mio preferito tra i cinque. Si parla di un omicidio ma, soprattutto, di un folle appena scappato dal manicomio che comincia a perseguitare l'assassino; sarà la faccia del matto, sarà il modo in cui Freddie Francis riprende con insistenza le porte e le finestre della casa in cui è costretta a barricarsi la protagonista, sarà che quelle enormi ville a due piani tipicamente americane mi sono sempre sembrate i luoghi più pericolosi della Terra, sta di fatto che l'episodio mette un'ansia spaventosa anche dopo più di 40 anni. L'antologia horror continua con Reflection of Death, forse il segmento che mi è piaciuto meno nonostante un che di visionario che lo rende particolarmente moderno e l'utilizzo delle riprese in soggettiva per rendere più efficace il colpo di scena finale (a mio avviso il problema risiede interamente nell'utilizzo di attori poco carismatici, però è divertente il modo in cui il regista impegna lo spettatore sfidandolo a cogliere alcuni "dettagli" all'apparenza insignificanti che rivelano in parte l'epilogo della vicenda).


La qualità del film, leggermente in calo col secondo episodio, risale sfiorando il sublime con il commovente Poetic Justice, dove un vecchino meravigliosamente interpretato da Peter Cushing viene vessato da due avidi ricconi in cerca di proprietà da acquistare e rivendere; lo spettatore prende a cuore il tenero signor Grimsdyke e non può fare altro che seguire con apprensione i mezzucci sempre più spietati con i quali i suoi vicini di casa cercano di sbarazzarsene, per poi applaudire davanti alla giustizia veramente poetica messa in atto sul finale, più o meno sanguinoso a seconda della versione che vi capiterà sotto mano. Wish You Were Here è un altro episodio assai ben riuscito e sicuramente farà venire un brivido di nostalgia a tutti gli amanti della Tree House of Horror dei Simpson, che una volta ha omaggiato sia questo segmento sia il racconto breve La zampa di scimmia di W.W. Jacobs da cui è stato tratto; delle cinque, Wish You Were Here è probabilmente la storia più beffarda e anche la più gore visto che la scena finale ha fatto parecchia impressione persino a me. Comunque, la palma per la scena "intollerabile" va a Blind Alleys, episodio particolarmente bastardo perché imperniato sulla vendetta di un gruppo di pazienti ciechi ai danni del malvagio nuovo direttore del ricovero. Gli sceneggiatori e il regista calcano parecchio la mano sul difetto fisico dei poveri degenti, facendo il lavaggio del cervello allo spettatore che, trovandosi davanti l'inquietante e poco simpatico Patrick Magee nei panni del cieco capo, arriva ad aspettarsi per il direttore un contrappasso adeguato; vederlo quindi avanzare al buio in un corridoio zeppo di lamette, tutte posizionate ad altezza occhio, mi ha fatto chiudere i miei parecchie volte, ve l'assicuro. Per questo e per l'ironica arguzia della cornice che racchiude tutti questi macabri spaccati di vita (non) vissuta, dichiaro Racconti della tomba istant-cult immancabile per ogni appassionato horror e sentitamente ringrazio Lucia che, come sempre, ne sa una più del Diavolo!


Di Ralph Richardson (Il guardiano della cripta), Peter Cushing (Arthur Edward Grimsdyke) e Patrick Magee (George Carter) ho già parlato ai rispettivi link.

Freddie Francis (vero nome Frederick William Francis) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come L'uomo che vinse la morte, La rivolta di Frankenstein, Le cinque chiavi del terrore, La bambola di cera, Il giardino delle torture, Le amanti di Dracula ed episodi di serie come Racconti di mezzanotte. Anche direttore della fotografia (ha vinto due Oscar, uno per il film Figli e amanti e l'altro per Glory - Uomini di gloria) e sceneggiatore, è morto nel 2007, all'età di 89 anni.


Joan Collins interpreta Joanne Clayton. Inglese, la ricordo per film come I Flinstones in Viva Rock Vegas e per serie come Star trek, Batman, Missione impossibile, Starsky & Hutch, Fantasilandia, Love Boat, Dynasty, Pappa e ciccia, La tata e Will & Grace. Anche produttrice, ha 82 anni e due film in uscita.


Ian Hendry interpreta Carl Maitland. Inglese, ha partecipato a film come Repulsion, Carter, Oscar insanguinato, Professione: Reporter, La maledizione di Damien e a serie come Agente speciale. E' morto nel 1984 all'età di 53 anni.


Peter Cushing avrebbe dovuto interpretare Ralph Jason (il protagonista del quarto episodio) ma leggendo lo script ha chiesto di poter avere la parte di Arthur Edward Grimsdyke. Stephen King e George Romero avevano pensato di girare assieme un remake di Racconti dalla tomba, alla fine è uscita fuori una cosa simile ma completamente diversa, Creepshow. Robert Zemeckis invece, come mi ha insegnato la buona Lucia, si è talmente tanto impallato con Racconti della tomba da avere diretto il primo episodio di Racconti di mezzanotte, tratto proprio dal primo segmento del film. Se Racconti dalla tomba vi fosse piaciuto potreste recuperarlo assieme ad altri portmanteau della Amicus come Le cinque chiavi del terrore, La bambola di cera, Il giardino delle torture, La casa che grondava sangue, La morte dietro il cancello, The Vault of Horror, La bottega che vendeva la morte, Il club dei mostri oppure pellicole più recenti come Creepshow, Il cavaliere del male, I delitti del gatto nero o Ai confini della realtà. ENJOY!

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