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mercoledì 30 luglio 2025

Bolla Loves Bruno: Codice Mercury (1998)

Per la rubrica Bolla Loves Bruno parliamo oggi di Codice Mercury (Mercury Rising), diretto nel 1998 dal regista Harold Becker e tratto dal romanzo Simple Simon di Ryne Douglas Pearson.


Trama: un bambino autistico decifra accidentalmente un codice sviluppato dalla NSA e il direttore, per non perdere la faccia, decide di farlo uccidere. Art Jeffries, agente dell'FBI caduto in disgrazia dopo una missione finita in tragedia, si ritrova accidentalmente a dover proteggere il bimbo...


Dopo The Jackal, il sito Imdb inserisce Bruce Willis come attore nella commedia romantico-sportiva Broadway Brawler. In realtà, di questo progetto non è rimasto nulla, perché è stato tolto dalla produzione dopo soli 20 giorni di riprese e ben due anni di pre-produzione, quando Bruce Willis ha fatto licenziare diversi membri della troupe (tra i quali il direttore della fotografia e la regista), insoddisfatto dei risultati; Broadway Brawler avrebbe dovuto essere distribuito dalla Walt Disney Company che, per evitargli una penale salata, ha imposto a Bruce di partecipare con un compenso ben più basso del solito a tre film, ovvero Armageddon, Il sesto senso e Faccia a faccia, i primi due destinati ad entrare a far parte dei maggiori successi commerciali dell'attore. Prima di Armageddon, però, esce questo Codice Mercury, che non riguardavo da anni e che ho riscoperto essere un'opera dignitosissima, soprattutto per come amalgama le caratteristiche ormai tipiche del "personaggio" Bruce Willis a quelle di un innocente con la I maiuscola, un bambino autistico completamente incapace di sopravvivere da solo, neppure in circostanze normali. In questo caso particolare, il piccolo Simon finisce nel mirino del glaciale direttore dell'NSA dopo aver trovato per puro caso (letteralmente per gioco) la chiave di un codice virtualmente indecifrabile. Invece di prendere Simon e portarsi lui e i genitori in qualche base dove mettere a frutto le incredibili capacità del bambino, il direttore Kudrow preferisce assoldare una serie di spietati sicari per eliminare l'improbabile testimone e tutti quelli che gli sono stati vicini, a cominciare da papà e mamma. Fortunatamente, si mette di mezzo Bruce Willis nei panni di Art Jeffries, un agente dell'FBI traumatizzato da un'operazione sotto copertura finita malissimo, con la morte di due giovanissimi criminali, poco più che ragazzini. Proteggendo Simon contro tutto e tutti (sfruttando pochissimi conoscenti e un'imprevista alleata), Art cerca di fare ammenda per delle morti che gli pesano sulla coscienza, e lo fa cercando il giusto equilibrio tra epici momenti d'azione e la necessità di superare il muro impenetrabile eretto da un bambino che lo considera giustamente un estraneo e che, non percependo il pericolo, cerca di scappare e tornare a una vita che non esiste più.


Come dice da sempre mio padre: "Sun propriu cini". Per apprezzare Codice Mercury bisogna innanzitutto sorvolare sul suo stupidissimo assunto iniziale, che vede due nerd dell'NSA testare l'impenetrabilità del codice pubblicando un rompicapo su una rivista di enigmistica, e la natura psicopatica del direttore dell'NSA (non il fatto che una donna decida di aiutare Bruce Willis, dandogli persino un posto dove dormire, senza avere idea di chi sia, questo lo farei anche io), che opta per sterminare una normalissima famiglia in virtù di un patriottismo distorto. Per fortuna, lo spettatore viene distratto dalla stupidità della trama, che risulta comunque avvincente, grazie alla bellissima alchimia che si viene a creare tra Bruce Willis e Miko Hughes, complice anche un'intensa colonna sonora di John Barry, non proprio l'ultimo dei pivelli. Miko Hughes, in particolare, è uno degli enormi misteri del mondo del cinema, perché non si capisce come abbia potuto un bambino così dotato scomparire dagli schermi proprio poco dopo l'uscita di Codice Mercury. Immagino abbia voluto prendersi una pausa per godere di un'esistenza normale e non fare la fine di tanti suoi coetanei, ma vista la straordinaria, realistica interpretazione di un bambino autistico, mi permetto di dire che è stato proprio uno spreco; nel personaggio di Simon non c'è traccia di pigrizia, di scappatoie che si adagiano nei cliché, solo un palese impegno derivante dallo studio della malattia e dal contatto prolungato con bambini autistici, e chissà cosa avrebbe potuto fare Hughes se avesse deciso di proseguire la carriera con questo stesso impegno. Bruce Willis non si lascia eclissare da un simile talento, ma ammorbidisce i tratti spigolosi e piacioni tipici dei suoi personaggi "action" per mettere sul piatto un cuore vero, un reale desiderio di proteggere e capire il bambino, in un percorso di crescita difficile e non banale, che si conclude in un finale tanto verosimile quanto toccante. Il resto del cast si assesta su livelli abbastanza medi, così come la regia, la fotografia e il montaggio, ma Codice Mercury è uno di quei film "di cassetta" che fa comunque piacere rivedere, di tanto in tanto, anche solo per vedere spuntare quelle belle faccette all'epoca non proprio famosissime (come Peter Stormare e John Carroll Lynch) che tante gioie ci avrebbero dato negli anni a venire. 


Di Bruce Willis (Art Jeffries), Alec Baldwin (Nick Kudrow), Miko Hughes (Simon Lynch), Kim Dickens (Stacey), Peter Stormare (Shayes), John Carroll Lynch (Martin Lynch) e Jack Conley (Detective Nichols) ho già parlato ai rispettivi link.

Harold Becker è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Crazy for You, Seduzione pericolosa e Malice - Il sospetto. Anche produttore, ha 97 anni. 


Chi McBride
interpreta Tommy B. Jordan. Americano, ha partecipato a film come La rivincita dei nerds III, Sospesi nel tempo, Fuori in 60 secondi, Faccia a faccia, The Terminal e a serie quali Willy il principe di Bel Air, Dr. House, Monk, How I Met Your Mother; come doppiatore, ha lavorato in Phineas e Ferb e Beavis and Butthead . Anche sceneggiatore e produttore, ha 64 anni. 


Fun fact: Nicolas Cage e George Clooney erano due dei nomi papabili per interpretare Art Jeffries. ENJOY!

domenica 10 agosto 2014

Anarchia - La notte del giudizio (2014)

Alla facciazza del multisala chiuso sono comunque riuscita a recuperare Anarchia - La notte del giudizio (The Purge: Anarchy), diretto e co-sceneggiato dal regista James De Monaco e seguito del fortunatissimo La notte del giudizio.


Trama: La notte dell'annuale purificazione, per una serie di circostanze, alcune persone si ritrovano fuori dai loro appartamenti e preda di orde di cittadini decisi a sfogare i loro istinti. Un misterioso Sergente li salva e, assieme a loro, cerca in qualche modo di superare indenni la notte...


Anarchia è una pellicola che, paradossalmente, va contro il suo stesso titolo. Non c'è nulla di anarchico, infatti, in quello che viene raccontato, nella sua messa in scena o nelle performance dei vari attori, nulla che non rimandi ad altri film simili o al primo La notte del giudizio. Se dovessi essere più precisa parlerei di una pellicola poco coraggiosa che, nonostante non abbia difetti evidentissimi, sembra giusto un bel compitino scritto a tavolino, senza nulla di particolarmente esaltante o deludente da segnalare. De Monaco riprende il concetto, sempre terribile, della notte della Purificazione in cui chiunque può scegliere di dare sfogo ai suoi istinti e uccidere o seviziare il suo prossimo oppure rintanarsi in casa pregando di avere ancora salva la vita e lo trasferisce dall'interno di una casa "borghese" alle strade di Los Angeles, zeppe di poveracci che non riescono a procurarsi degli efficaci sistemi di difesa. L'accellerata per quel che riguarda l'aspetto socio-politico dell'intera vicenda è palese ed è l'aspetto più interessante di Anarchia, a dispetto del dramma personale del protagonista, un ex agente di polizia che cerca vendetta per la morte del figlio: La Purificazione annuale non è tanto uno sfogo per debellare la criminalità durante il resto dell'anno, bensì sembra un modo molto efficace per eliminare gli strati sociali "inferiori" e rendere l'America un luogo popolato di soli benestanti, con gli inquietanti Padri Fondatori ben decisi a dare una mano agli odiosi riccastri attraverso l'uso di telecamere e squadroni della morte. Dall'altra parte della barricata ci sono, per l'appunto, gli Anarchici (tra i quali spunta anche il Dwayne de La notte del giudizio) che cercano di mandare all'aria il sistema e sfidare la regola non scritta, ovvero farsi gli affari propri e non salvare nessuno, lasciando che tutto si svolga com'è sempre stato. Lo scontro tra questi due "schieramenti", come ho detto, è l'aspetto più interessante di Anarchia e riesce ad appannare tutto il consueto codazzo di inseguimenti, uccisioni, violenza e vendette.


Se, infatti, La notte del giudizio, concentrandosi su un piccolo nucleo familiare, riusciva a far sì che lo spettatore si identificasse un minimo con i protagonisti aumentando di conseguenza il fattore ansiogeno, con Anarchia sembra di guardare un qualsiasi survival horror col solito gruppetto di animali da macello che aspettano solo di essere uccisi senza destare troppa preoccupazione nel pubblico. E' vero che non mancano i momenti inquietanti e, paradossalmente, la sequenza migliore in tal senso è quella che vede i protagonisti ospitati all'interno di una casa troppo tranquilla per non destare qualche sospetto, tuttavia non c'è nulla che non possa essere ampiamente previsto e persino i killer col volto coperto dalle maschere fanno molta meno paura di QUESTA faccia. Poi sì, c'è da dire che le scene d'azione sono confezionate molto bene, che il regista riesce ad infilare alcune chicche come la pazza predicatrice o la vecchia che presenta le vittime come dei pezzi d'arte da mettere all'asta, che la colonna sonora da sola mette ansia più dell'intero film e che il personaggio Big Daddy, con la sua crudele e consapevole ottusità, si mangia da solo in 5 minuti tutto il resto del cast, tuttavia sarei molto più interessata adesso a conoscere i retroscena della Purificazione e i maledetti Padri Fondatori (la voglia è tanta che quando ho visto il vecchio salire sulla Limo ho sperato che fosse uno dei Padri all'insaputa della figlia e della nipote!) più che ad assistere ad un'altra variante della fatidica notte. Detto questo, se il genere vi piace e se vi siete divertiti o angosciati con La notte del giudizio vi consiglierei di recuperare anche Anarchia, comunque superiore a molti dei filmetti horror che invadono la nostra Penisola durante la stagione calda.


Del regista e co-sceneggiatore James De Monaco ho già parlato qui. Di Frank Grillo (Sergente) e Zach Gilford (Shane) ho parlato invece ai rispettivi link.

Kiele Sanchez interpreta Liz. Americana, moglie dell'attore Zach Gilford, ha partecipato a film come A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga, 30 giorni di buio 2 e a serie come Lost. Ha 37 anni.


Jack Conley interpreta l'inquietante Big Daddy. Americano, è un caratterista che ricordo in un sacco di film, come Apollo 13, Get Shorty, L.A. Confidential, The Cell - La cellula, Traffic, Dick & Jane - Operazione furto, Gangster Squad e serie come Buffy The Vampire Slayer, Angel, Criminal Minds, Grey's Anatomy, Cold Case, Dr. House, Supernatural, CSI: Miami, CSI - Scena del crimine e American Horror Story. Ha 56 anni e un film in uscita.


Zoe Soul, che interpreta Cali, aveva già partecipato al bellissimo Prisoners nei panni della sorella di una delle bimbe rapite mentre Justina Machado, che interpreta Tanya, era la moglie di Federico in Six Feet Under. Se Anarchia - La notte del giudizio vi fosse piaciuto recuperate ovviamente La notte del giudizio e magari anche l'immortale 1997: Fuga da New York. ENJOY!

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