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mercoledì 4 settembre 2024

Aliens - Scontro finale (1986)

La challenge di oggi voleva un film degli anni '80 e ho scelto così Aliens - Scontro finale (Aliens), diretto e co-sceneggiato nel 1986 dal regista James Cameron e vincitore di tre premi Oscar: Migliori effetti speciali, Miglior colonna sonora originale, Miglior montaggio sonoro.


Trama: l'astronave di Ripley viene ritrovata e la donna viene svegliata dal sonno criogenico dopo più di 50 anni. Il ritorno sulla Terra risulta difficile, ma non quanto dover tornare sul planetoide dove il suo equipaggio era stato sterminato dall'alieno, ora trasformato in una colonia...


Avrò sicuramente già scritto che la saga di Alien non è tra le mie preferite e che, di conseguenza, avrò visto i film che la compongono solo una volta, al massimo un paio. Ciò vale anche per Aliens - Scontro finale, che ricordavo di aver visto intorno al 1997 e poi mai più, ispirata (non ridete) dalla cassetta X-Terror Files 2, che conteneva un riadattamento della colonna sonora inframezzato da alcuni degli iconici dialoghi, in primis il "Get away from her, you bitch!" finale. E' stato dunque come guardare un film inedito, completamente diverso dal predecessore, che invece avevo ancora ben fresco in mente. Aliens, a differenza di Alien, non è un horror ma un action di fantascienza, carico di quelle vibes anni '80 che tanto fanno andare in visibilio chi è figlio di quei tempi come me. Nonostante questo, è anche un film modernissimo, ovviamente. Ripley, che nel primo capitolo veniva fatta assurgere a protagonista in maniera inaspettata, dopo un primo atto passato quasi completamente nell'ombra, è il fulcro della storia fin dall'inizio, nonché baluardo contro tutto ciò che è all-american e testosteronico, dal capitalismo sfrenato che non guarda in faccia a nessuno per il profitto, ai fucili automatici più grossi di coloro che li impugnano. Ripley è l'estranea dell'equipaggio, con tutti i suoi traumi, le sue diffidenze e il suo carattere stundaio, ma nel giro di poco si guadagna il rispetto e la fiducia del gruppo di marine impegnati nella missione su LV-426. Questo perché Ripley, in questo film, non lotta per la sua salvare se stessa, bensì la piccola Newt, unica sopravvissuta alla mattanza degli alieni, e ciò la rende ancora più umana e fondamentale, così come rende Aliens meno freddo e, passatemi il termine, più "avventuroso" rispetto all'algido capolavoro di Ridley Scott. Come ho scritto sopra, sono due generi diversi, ed è inevitabile. Lo spettatore sa già cosa aspettarsi dai ferocissimi xenomorfi; la tensione non manca, così come non mancano un paio di scene schifosette, ma gli alieni sono meno subdoli e più diretti, Cameron punta tutto su un gran dispendio di armi ed esplosioni, con un confronto col "boss finale" che risulta in uno scontro fisico tra titani e tra due tipi di istinto materno, diversi ma speculari.


Chi, come me, non è legato alla saga ma ha guardato da poco Avatar, si potrà divertire a trovare già in questo Aliens embrioni di un sacco di armi, armature, equipaggiamenti e personaggi, se ci fosse ancora bisogno di testimoniare la genialità di James Cameron e la modernità del suo spettacolare modo di fare cinema. Non a caso, gli effetti speciali reggono alla perfezione l'usura del tempo. Nell'Alien di Ridley Scott sembrava tutto, volutamente, già vecchio e squallido, Aliens rende invece protagonisti complicati ma funzionali esempi di ingegno umano (che nulla possono contro gli xenomorfi, ma questo è un altro discorso) e, dal momento in cui compaiono gli alieni titolari, è impossibile non rimanere a fissare lo schermo a bocca aperta. A proposito degli alieni, è impressionante il loro attacco ed è impressionante il loro realismo sia nelle inquadrature ravvicinate sia quando brulicano addosso ai poveri marine, per non parlare della terrificante "madre" annidata in una delle scenografie più genuinamente raccapriccianti della storia del cinema; se già lo xenomorfo del primo Alien aveva una sua perversa personalità, la Regina è un incubo gigante di tremenda intelligenza, un inarrestabile concentrato di odio che, da sola, decreta la superiorità degli effetti pratici su qualunque frutto della grafica computerizzata. E anche il cast, ovviamente, ha buona parte del merito della riuscita di Aliens. Sigourney Weaver è sempre iconica e il suo personaggio si arricchisce di ulteriore profondità grazie al legame, tenero e credibile, con la piccola Newt, ma gente come Lance Henriksen, Bill Paxton e Jenette Goldstein sono le ciliegine sulla torta di un parterre di marine indimenticabile, benché sfortunato, e non lo dico solo perché, grazie a questo film, è stato realizzato quel trionfo di Il buio si avvicina. Per l'ennesima volta, la challenge horror (anche se Aliens - Scontro finale di horror ha poco o nulla) mi ha dato delle gioie e mi ha spinta a riguardare un film che, nella mia pigrizia, non sarei riuscita a recuperare nemmeno con l'uscita di Romulus, cosa che invece ha fatto Lucia, con la sua bella rassegna che vi invito a leggere, perché scritta con competenza e passione, a differenza di questo post. D'altronde, sono scoppiata a ridere pensando a Cartman nel momento esatto in cui Newt ha detto "Molto spesso vengono di notte. Molto spesso", quindi sono proprio una brutta persona. 
 

Del regista e co-sceneggiatore James Cameron ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Ripley), Michael Biehn (Hicks), Lance Henriksen (Bishop), Bill Paxton (Hudson), William Hope (Gorman), Jenette Goldstein (Vasquez) e Mark Rolston (Drake) li trovate invece ai rispettivi link. 

Paul Reiser interpreta Burke. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Beverly Hills Cop II - Un piedipiatti a Beverly Hills II, Bella, bionda... e dice sempre sì, Storia di noi due, Dietro i candelabri, Whiplash, The Darkness e serie quali Innamorati pazzi, The Boys e Stranger Things. Anche sceneggiatore e produttore, ha 68 anni e un film in uscita, inoltre tornerà nell'ultima stagione di Stranger Things


Stephen Lang aveva fatto l'audizione per i ruoli di Burke e Hicks, mentre per quanto riguarda Bill Paxton c'è stato il serio rischio di vederlo come Zed in Scuola di polizia 2: Prima missione e per fortuna ha preferito accettare la parte di Hudson o non avremmo mai avuto Bobcat Goldthwait! Per brindare allo scampato pericolo, recuperate AlienAlien 3, Alien - La clonazione, Prometheus, e Alien: Covenant. ENJOY!  



martedì 3 gennaio 2023

Bolle di Recensioni al cinema: The Fabelmans (2022) e Avatar 2 - La via dell'acqua (2022)

Buon anno e bentornati su questi lidi! Come già accaduto a inizio 2022, ho deciso di inaugurare la "stagione" accorpando un paio di recensioni sui film visti nel periodo di Natale; vista la caratura dei due titoli, non l'ho fatto per disgusto, anzi, ma banalmente perché a) le mie ferie natalizie sono state più brevi del solito ma indaffaratissime, come tutti gli anni, e b) ho ridotto un pochino i post settimanali e ci sono altri film di cui vorrei parlare prima che cominci il periodo amato e odiato dei premi cinematografici. Bando alle ciance dunque, si comincia! ENJOY!


The Fabelmans - Steven Spielberg (2022)

Il primo film visto al cinema durante le mie brevissime vacanze di Natale è stato The Fabelmans, che avevo puntato fin dal trailer e che, a dispetto del nome del regista, temevo venisse tolto dalla programmazione dopo pochissimi giorni. Forse le mie paure erano infondate, ma va detto che The Fabelmans non è un film facile e probabilmente non verrà apprezzato da un'enorme fetta di pubblico; per quanto mi riguarda, speravo di venire investita da uno tsunami emotivo che, invece, non è arrivato, leggermente raffreddato da quello che chiamerei "effetto Licorice Pizza", ciò nonostante ho inserito il film all'interno della mia top 5 di fine anno, per un paio di motivi. Soprattutto nel primo atto, il personalissimo coming of age di Spielberg riesce a far rivivere allo spettatore tutta la potenza dell'amore per il Cinema, non solo come Arte in grado di cambiare radicalmente la vita di un singolo essere umano arrivato a consacrarglisi al 100%, ma anche come qualcosa che può, anche in piccolo, regalare meraviglia, gioia, dolore, mettere persino a nudo una persona o spingerla a riflessioni e scelte impensabili. E poi, come si suol dire, mi è andato il cuore dietro a Michelle Williams. Il personaggio di Mitzi, così adorabile e crudele, egoista e lo stesso impossibile da odiare, è estremamente complesso e sfaccettato, eppure l'attrice ne dà un'interpretazione indimenticabile, a tratti straziante. Non oso immaginare come dev'essersi sentito Spielberg (visibilmente commosso durante il videomessaggio all'inizio del film) a girare The Fabelmans, visto che in alcune sequenze che vedevano protagonista la sua "mamma di finzione" mi si è chiusa la gola per il magone incipiente, ma spero che il suo coraggio gli abbia portato soddisfazione e catarsi. Per quanto mi riguarda, mi riprometto di guardare di nuovo il film con una mente sgombra da aspettative e giudizi entusiasti altrui, chissà che una seconda visione non mi porti a rivalutarlo ancora di più... intanto, per il momento, è un grosso sì!


Avatar 2 - La via dell'acqua - James Cameron (2022)

Non ho invece bisogno di rivedere Avatar 2, perlomeno a breve, e non solo per la sua durata elefantiaca, ma perché mi ha dato esattamente ciò che mi aspettavo, ovvero un intrattenimento ininterrotto in grado di renderlo leggero nonostante le sue 3 ore e 20, e un incredibile spettacolo per gli occhi (sebbene a fine proiezione mi sia sentita come Santa Lucia). Fresca del recupero di Avatar, che non riguardavo dal giorno della sua uscita al cinema, sono riuscita a riappassionarmi alle avventure di Jake Sully e compagna, a meravigliarmi per il dettagliatissimo world building di Pandora e a trovarmi divisa tra la consapevolezza della maestria tecnica di James Cameron e l'incapacità di accettare in toto un film interamente o quasi fatto di paesaggi, personaggi ed elementi che non esistono. Ma ogni perplessità razionale, onestamente, è andata a farsi catafo**ere quando mi sono accorta di VOLERE nuotare assieme a Kiri e ai suoi fratelli negli splendidi oceani zeppi di creature meravigliose e quando mi sono accorta di essere rimasta senza fiato nel corso della concitatissima battaglia finale, durante la quale James Cameron si è riconfermato IL regista di film d'azione per eccellenza: pulito, stiloso, grandioso, l'unico in grado di farci letteralmente morire sott'acqua anche quando siamo seduti all'asciutto. E, ovviamente, adesso voglio vedere il terzo Avatar prima di subito, perché mi piacerebbe proprio capire chi diamine è il padre di Kiri. Che, se non si fosse capito, è diventato il mio personaggio preferito alla faccia del salto dello squalo grosso come una balena pandoriana che hanno utilizzato per portarla in scena! 

martedì 19 gennaio 2010

Avatar (2009)

Diceva il buon Frank’n’furter del Rocky Horror Picture Show di non giudicare mai un libro dalla copertina. Io l’ho fatto, e ora chino il capo pentita. Il primo teaser trailer di Avatar, il nuovo film di James Cameron, mi aveva portato a dire: “ok, non andrò MAI a vedere quest’ennesima stronzata 3D”. Tempo un mese, e il trailer ufficiale mi aveva fatta ricredere, trasformandolo in uno dei film più attesi di un anno che è appena cominciato. Tempo un altro mese e sono arrivata a considerare Avatar il capolavoro di un regista che si è ampiamente riscattato dalla colpa di aver fatto diventare quel coglioncello di Di Caprio l’idolo di generazioni di stolte ragazzine.


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La trama: in un futuro dove la Terra è ormai priva di qualsiasi genere di vegetazione, l’ultima speranza di ottenere ricchezza ed energia risiede su un lontano pianeta chiamato Pandora. Un marine paralitico, Jake Sully, viene mandato lì al posto del defunto fratello per aiutare i biologi della spedizione ma viene convinto dai suoi superiori a fare il doppio gioco e ad infiltrarsi in un clan di nativi per ottenere la loro fiducia. La sua mente viene così inserita in un Avatar, un corpo biologicamente identico a quelli della popolazione indigena: ma non sarà tanto facile per lui fare il doppio gioco una volta ritrovata la libertà di correre e soprattutto dopo aver conosciuto la cultura e le usanze degli indigeni…


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Avatar non è un semplice film: è un’esperienza. Non so nemmeno se riuscirò a fare capire quanto sia bello e coinvolgente e quanto venga arricchito dall’utilizzo del 3D. Partiamo dalla cosa più semplice, ovvero la storia: E’ la Storia, con la S maiuscola, la più antica e la più terribile, perché fa parte di una realtà che spesso tendiamo a dimenticare, ovvero quella del più forte che soppianta il più debole. Avatar ripropone in chiave fantascientifica la storia dei Conquistadores che, guidati dall’avidità e dalla convinzione che la loro cultura e il loro progresso li rendessero superiori a popoli da loro giudicati come primitivi, non si sono fatti scrupoli a prendere quello che volevano con l’inganno e lo sterminio, annientando culture che di semplice o primitivo non avevano proprio nulla e popoli che vivevano rispettando tutto ciò che li circondava, senza prendere nulla più del necessario. Cameron non risparmia nulla allo spettatore: non stiamo guardando un film della Disney dove i “cattivi” vengono puniti con simpatici trucchetti e nessuno si fa male; certo, non ci sono immagini gore, ma gli indigeni muoiono ed assistono all’orrenda distruzione della loro terra e dei loro luoghi di culto perché la loro è una lotta impari, frecce contro missili, eserciti contro poche unità, e anche quando la situazione pare ribaltarsi in loro favore lo spettatore non è mai certo che arriverà un lieto fine.


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Ad accompagnare una storia tristemente conosciuta si aggiunge un topos narrativo più piacevole ma altrettanto conosciuto, ovvero quello della “formazione” del protagonista e conseguente innamoramento dell’artefice di tale formazione. La storia d’amore tra Jake e Neytiri, la splendida aliena del popolo dei Na’vi, ricorda molto quella tra Pocahontas e John Smith, ma è una diretta conseguenza dell’incredibile esperienza che il marine vive cercando di imparare le usanze e la cultura degli alieni. I tre mesi di “addestramento” consentono allo spettatore di scoprire paesaggi, animali, icone sacre di una bellezza rara e di affezionarsi ai Na’vi tanto da rendere ancora più orribile e toccante il massacro perpetrato dai soldati solo per ottenere un minerale che, per inciso, non viene mai mostrato sul pianeta, ma solo nella base spaziale.


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Passando alla parte più tecnica mi sono ritrovata a pensare parecchie volte che se George Lucas avesse avuto questi mezzi tecnologici all’epoca, Guerre Stellari sarebbe diventato un film da dare le convulsioni allo spettatore. Avatar non è da meno. Più di due ore di film in 3D rischiano di dare altro che mal di testa (anche se per fortuna a me non è successo) ma regalano qualcosa che è più di un film, annulla ogni barriera, sembra di non avere uno schermo davanti ma una finestra aperta su un’altra realtà. Ogni minimo dettaglio è curato, dalle schegge di legno, alle scintille di fuoco, alle foglie che cadono, che danno l’illusione di poterle toccare, per finire con le bolle della sospensione fisiologica all’inizio, e solo per fare qualche esempio, per mostrare a che livelli di perfezione e maniacalità visiva arriva Avatar. E dai particolari passiamo alle cose grandiose. Il design della base spaziale, dei battle suit meccanici che vengono usati dai marines e degli aerei è impressionante, ma ancora più impressionanti sono gli scorci delle montagne volanti di Pandora, la fauna che la popola, il gigantesco albero casa e il luminoso albero delle anime, senza dimenticare ovviamente i Na’vi, un incrocio tra dei felini e il Nightcrawler degli X – Men, a mio avviso gli alieni più belli che siano mai comparsi su uno schermo, realizzati in maniera così naturale da sembrare veri. 


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Unendo una tecnica registica praticamente perfetta, dei personaggi ottimamente caratterizzati e una bella storia, Cameron è riuscito a trovare un equilibrio che ha del miracoloso, creando un film divertente, intelligente, commovente e mai noioso. Al dì la delle immagini strazianti, che fanno davvero venire il magone, o delle scene d’azione, semplicemente da brivido, quella dove tutto il clan accetta Jake come un fratello unendo ogni singolo alieno con un semplice tocco di mano, oppure quella dell’invocazione alla dea, un delirio di corpi in movimento e luci immersi in un’atmosfera solenne, ma anche scene più “lievi” come quella del legame con lo pterodattilo e il conseguente primo volo sono assolutamente splendide e commoventi, qualcosa che indubbiamente non si può dimenticare tanto facilmente. E nonostante questo film si basi all’80% sugli effetti speciali, non va dimenticato il fatto che sono coinvolti anche attori in carne ossa, e che attori! Sigourney Weaver incarna una dura biologa dal cuore tenero, combattuta tra la fede nella scienza e il desiderio di credere in qualcosa di “superiore”, il personaggio secondo me più riuscito di tutto il film. Michelle Rodriguez per una volta è stranamente meno vajassa del solito, Giovanni Ribisi è un modello di bassezza morale e squallore, mentre Stephen Lang col suo infamissimo colonnello ispira sentimenti di odio solo di poco inferiori a quelli ispirati da Christoph Waltz in Inglorious Basterds. Inoltre anche il doppiaggio italiano è tornato ad essere dignitoso come in passato. Insomma, l’avrete capito: mi sono innamorata di Avatar. Andatelo a vedere, saranno i10 euro meglio spesi della vostra vita. Aggiungo che in questi giorni ha vinto anche due Golden Globe, quindi ha praticamente la strada spianata per almeno un Oscar.


James Cameron è regista e sceneggiatore del film. Autore completo, uno dei più grandi registi moderni, tra le sue pellicole ricordo Piraña Paura, Terminator, Aliens – Scontro finale, Abyss, Terminator 2 – Il giorno del giudizio, True Lies e Titanic (per il quale solo lui ha vinto l’Oscar come miglior regista). Ha diretto anche un episodio del telefilm da lui creato e prodotto, Dark Angel. Canadese, ha 56 anni e un film in uscita, quel Battle Angel che altro non è che il film tratto dal manga cult di Yukito Kishiro, Alita l’angelo della battaglia.


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Sam Worthington interpreta Jake Sully. L’attore inglese ha già lavorato su personaggi creati (ma in questo caso non diretti) dal regista sul set di Terminator – Salvation, e per la TV ha partecipato a JAG – Avvocati in divisa e alla serie australiana Two Twisted. Ha 34 anni e tre film in uscita.


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Sigourney Weaver interpreta la dottoressa Grace Augustine. Per me questa meravigliosa attrice, universalmente conosciuta per aver interpretato il colonnello Ripley nella quadrilogia di Alien, rimarrà sempre la bravissima interprete di Dana Barret in Ghostbusters e Ghostbusters II. La sua filmografia però conta tanti altri film come Io & Annie, Gorilla nella nebbia, Una donna in carriera, Tempesta di ghiaccio, Biancaneve nella foresta nera, Heartbreakers – Vizio di famiglia, The Village, Be Kind Rewind. Ha inoltre prestato la voce per un episodio di Futurama. Newyorchese, ha 61 anni e sei film in uscita tra cui, probabilmente, Ghostbusters III.


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Giovanni Ribisi interpreta l’antipatico affarista Parker Selfridge. Era un ragazzetto come tanti quando interpretava il fratello cretino della Phoebe di Friends, ed è cresciuto per recitare interessanti ruoli in bellissimi film, tra i quali ricordo Strade perdute di Lynch, Salvate il soldato Ryan, Il giardino delle vergini suicide, The Gift e Lost in Translation. Per la TV ha recitato in episodi di Simon & Simon, Ai confini della realtà, Walker Texas Ranger, Ellen, NYPD, X – Files e My Name is Earl. Californiano, ha 36 anni e tre film in uscita.  


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Michelle Rodriguez interpreta la combattiva pilota Trudy Chacon. Nata per essere zamarra, l’attrice texana ha sempre ricoperto i ruoli di donna dura e grebana, come per esempio in The Fast and the Furious, Resident Evil, Blood Rayne e, non in ultimo, col ruolo di Ana Lucia in Lost. Ha 32 anni e tre film in uscita, tra cui l’attesissimo Machete


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Stephen Lang interpreta l’odiosissimo colonnello Miles Quaritch. Newyorchese, tra i film che mi sono familiari ha recitato in Manhunter – Frammenti di un omicidio, Non dirmelo.. non ci credo ed era anche in L’uomo che fissa le capre, ma giuro che non me lo ricordo per nulla. Per la TV ha invece partecipato ad episodi di Oltre i limiti e Law & Order. Ha 58 anni e due film in uscita.


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Zoe Saldana presta invece corpo e voce all’aliena Neytiri. Al di là di un paio di comparsate in La maledizione della prima luna e nel nuovo Star Trek, questo è il suo primo ruolo importante e in un film decente: vogliamo parlare della sua partecipazione a Crossroads che, vorrei ricordare, è il film che ha (s)consacrato Britney Spears come attrice? Ecco, appunto. L’attrice americana ha 32 anni e quattro film in uscita.


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Vi lascio ora con uno strano teaser trailer del film... non lo stesso che ho visto io ma comunque molto molto diverso dal risultato finale XD ENJOY!


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