Attirata da un paio di trailer e dalla presenza di Karl Urban, ho deciso di andare a vedere Mortal Kombat II e, qualche giorno prima, ho recuperato il prequel Mortal Kombat, film del 2021 che, chissà perché, era sfuggito ai miei radar. Siccome Mortal Kombat l'ho guardato ormai più di una settimana fa, senza mai avere il tempo di scrivere qualcosa in merito, e siccome nessuno dei due film è proprio quel che si dice un capolavoro su cui elucubrare più di tanto, mi sembrava doveroso accorpare due mini-post nella rubrica Bolle di recensioni. ENJOY!
martedì 12 maggio 2026
Bolle di recensioni: Mortal Kombat (2021) e Mortal Kombat II (2026)
Attirata da un paio di trailer e dalla presenza di Karl Urban, ho deciso di andare a vedere Mortal Kombat II e, qualche giorno prima, ho recuperato il prequel Mortal Kombat, film del 2021 che, chissà perché, era sfuggito ai miei radar. Siccome Mortal Kombat l'ho guardato ormai più di una settimana fa, senza mai avere il tempo di scrivere qualcosa in merito, e siccome nessuno dei due film è proprio quel che si dice un capolavoro su cui elucubrare più di tanto, mi sembrava doveroso accorpare due mini-post nella rubrica Bolle di recensioni. ENJOY!
venerdì 13 giugno 2025
Bolle di recensioni: Heart Eyes (2025) e Presence (2025)
Siccome rischiavano di cadere nel dimenticatoio e slittare a chissà quando, ho deciso di accorpare un paio di brevi opinioni su due horror (totalmente diversi tra loro) visti qualche tempo fa, anche perché nel frattempo, finalmente, Heart Eyes è uscito anche nei cinema italiani (alla buon'ora, gente!!). Quello di Soderbergh, invece, è ancora inedito nel nostro Paese, chissà perché! ENJOY!
Heart Eyes (Josh Ruben, 2025)
Avevo visto Heart Eyes già parecchio tempo fa, ma era finito vittima della marea di post ai quali avevo dato la precedenza. Nulla di male, perché nel frattempo è stato distribuito anche in Italia, e va bene parlarne oggi, anche se sarò un po' più stringata nel parlare del nuovo film di Josh Ruben. E non perché non sia bello, beninteso! Heart Eyes è uno slasher "di cuore", letteralmente. Segue tutte le regole del genere ma, siccome tra gli sceneggiatori c'è l'adorabile Christopher Landon, l'horror si mescola senza soluzione di continuità ad un altro tipo di film, in questo caso la commedia romantica. Sì perché Heart Eyes, o HEK, come viene chiamato nel film, adora uccidere le coppie proprio il giorno di San Valentino e l'intero film ruota attorno all'equivoco che vede la protagonista, Ally, e un suo nuovo collega di lavoro, Jay, venire scambiati per due innamorati che tubano, per tutta una serie di circostanze che vi lascio il piacere di scoprire. Inutile dire che, come in tutte le commedie romantiche che si rispetti, i due protagonisti si innamoreranno davvero l'uno dell'altra nel corso della pellicola. Superfluo anche dire che Heart Eyes li seguirà molto da vicino, lasciandosi dietro una scia di persone uccise con metodi molto fantasiosi e coreografici. Josh Ruben, con un budget più consistente rispetto al suo primo film da regista (parlo di Scare Me, purtroppo non ho ancora avuto modo di vedere A cena con il lupo), conferma di saperci fare, di avere un occhio brillante per la messinscena e per i dettagli stilosi o originali, mai fini a se stessi, come conferma il favoloso look del killer (opera di Tony Gardner, che già aveva realizzato le maschere di Freaky, Auguri per la tua morte e Totally Killer) e non avete idea di quanto mi piacerebbe vederlo all'opera con qualche horror più "serio". Per quanto mi riguarda, Heart Eyes merita anche solo per l'esilarante inizio, la somma presa per il culo di tutte le falsissime storie a tema amore, fidanzamento e matrimonio che si vedono nei feed di Instagram, ma in generale è una visione divertentissima e intelligente, che non annoia neppure per un secondo, oltre che zeppa di belle facce (Devon Sawa in primis, sempre graditissimo!). Se ci fosse un sequel non mi lamenterei, anche perché vorrei vedere la faccia dello sugar daddy di Monica.
Presence (Steven Soderbergh, 2024)
Tra challenge, uscite cinematografiche e altri film, ci ho messo un po' a scrivere un post su Presence, il che si tradurrà in maggior brevità rispetto al solito, anche perché la mia memoria ha delle difficoltà a richiamare alla mente un'opera così poco emozionante, dopo due settimane dalla visione. Presence avrebbe dovuto uscire il 6 febbraio in Italia ma si è perso nel limbo distributivo di una Lucky Red evidentemente interessata a portare altri film al cinema, e ora pare abbiano deciso di distribuirlo il 24 luglio, quando la maggior parte dei cinema saranno chiusi. Poco danno, se mi posso permettere. Presence non mi ha granché entusiasmata, anzi, ammetto di avere avuto non poche difficoltà a rimanere sveglia durante la visione, e questo nonostante sia molto interessante dal punto di vista dell'esecuzione. Il film, infatti, è stato girato con una piccola videocamera digitale direttamente dal regista, e mostra per tutta la sua durata il punto di vista soggettivo di una presenza (da qui il titolo), di uno spirito, all'interno di una casa. La narrazione è costituita esclusivamente di ciò che la presenza vede e sente, con tutto ciò che ne consegue. Il problema di Presence, per quanto mi riguarda, è che la trama non è nulla di che, i personaggi sono appena abbozzati e, spesso, vengono introdotte alcune questioni in apparenza importantissime che si concludono in un nulla di fatto, come se la presenza non avesse alcun interesse a seguirle. Lo stesso tema dell'elaborazione del lutto, da cui prende il via tutta la vicenda (la famiglia della giovane Chloe decide di cambiare casa dopo il trauma subito dalla ragazza, alla morte improvvisa della sua migliore amica), dà semplicemente il la ad una serie di conflitti familiari isterici, con la giovane colpevolizzata dal fratello, ignorata dalla madre e sostenuta solo da un padre privo di polso, una serie ripetuta di dinamiche familiari fastidiose all'interno delle quali si inserisce, da un certo punto in poi, una vena thriller angosciante. Presence, salvo per il modo in cui è stato realizzato, riesce in effetti a sorprendere solo sul finale, con una conclusione spiazzante in grado di dare un perché anche alle scelte tecniche. Peccato che il film diventi interessante solo nei suoi ultimi, concitati e persino commoventi minuti.
mercoledì 28 maggio 2025
Bolle di recensioni al cinema: Final Destination Bloodlines (2025) e Werewolves (2024)
Avrei voluto scrivere qualcosa di più su questi film, soprattutto sul primo, attesissimo revival di una saga molto amata, ma tra ferie, problemi informatici, nuove uscite succulente e mancanza di tempo, il rischio era di riuscire a redigere un post nel 2026. Mio malgrado, quindi, ecco un parere in pillole su Final Destination Bloodlines e Werewolves. ENJOY!
Final Destination Bloodlines (Zach Lipovsky e Adam Stein, 2025)
Credetemi, mi spezza il cuore parlare così brevemente di questo film. La saga di Final Destination non mi ha mai particolarmente entusiasmata, salvo per i primi due capitoli e il quinto, ma ovviamente mi ha comunque segnata, come cinefila e amante dell'horror. Diciamo che sto MOLTO attenta a tantissimi, potenziali modi di morire, da quando visto i film della saga per la prima volta, e quest'ultimo capitolo ha riconfermato la bastardaggine di alcuni, oltre ad avere portato su schermo una mia fobia enorme, rendendomi ancora più cauta nell'approcciarmi a determinati luoghi. Per quanto mi riguarda, infatti, la scena d'apertura di Final Destination Bloodlines è la più terrificante della saga, perché è una situazione che mi sono immaginata (non a questi livelli, certo) persino sulla Torre di Tokyo, portandomi a stare ben distante dal punto panoramico in cui gli ospiti possono camminare su una lastra trasparente. Fortunatamente, dopo quei dieci minuti di angoscia iniziale (che a me sono sembrati almeno due ore) in cui volevo uscire dalla sala, Final Destination Bloodlines si assesta su un tono più scanzonato, ma non stupido. Il film riflette parecchio sulla famiglia, sui "legami di sangue", su quanto il silenzio e la testarda decisione di proteggere le persone amate dalle nostre paranoie e dai nostri traumi, spesso le allontanino e le distruggano, condannando sia noi che loro a una triste solitudine o a un risentimento costante. C'è dunque tanto spazio per il divertimento, nel film, che inanella alcune delle morti più assurde, sanguinose, stupide e meglio congegnate della saga, ma anche per la commozione: Final Destination Bloodlines è dedicato quell'elegantissimo Signore di Tony Todd, il quale si accomiata dal pubblico con un monologo personale e struggente, che mi ha lasciata in lacrime sulla poltrona. Il buon Tony non è l'unico in grado di entrare nel cuore dello spettatore, però. A fianco di una protagonista simpatica ma dimenticabile, ci sono infatti le vere rivelazioni del film, due ragazzi per i quali ho sofferto davvero, sperando di non doverli mai vedere morire male (as if). Parlo del tenerissimo Bobby, accompagnato dall'inseparabile tartaruga e, soprattutto, della rivelazione di Final Destination Bloodlines, Richard Harmon con il suo Erik. Con qualche anno in meno e un po' di tempo in più mi metterei alla ricerca di tutte le apparizioni cinematografiche e televisive di questo attore, perché il fanciullo è entrato di diritto nel novero delle mie crush fulminanti, e riguarderei in loop il film solo per godermi la sua meravigliosa performance. Se non mi credete, correte a vedere il film e innamoratevi a vostra volta. Poi non dite che non vi avevo avvertiti.
Curiosità: Richard Harmon ha esordito, al cinema, in Trick'r Treat, dietro la maschera di Dracula di uno dei bambini nel pullman!
Werewolves (Steven C. Miller, 2024)
Muscolosissimo action con lupi mannari i quali, come sapete, non sono molto il mio genere, visto che preferisco i vampiri. In pratica, il film è una Notte del giudizio con licantropi annessi, che racconta la battaglia disperata di un gruppo di studiosi in cerca di una cura contro una pandemia licantropica iniziata con la superluna di un anno prima e, parallelamente, il tentativo di chi è rimasto ancora umano di barricarsi in casa e proteggersi alla vigilia di una nuova superluna. L'aspetto più interessante del film è l'idea di rendere la luce lunare come un virus che trasforma in lupi mannari, aggiungendo al pericolo di venire sventrati anche quello di mutare nel giro di pochi istanti, cosa che costringe gli sceneggiatori a inventarsi un paio di cosine niente male, che aumentano ulteriormente il tasso di tensione. Il "cosa mai potrà andare storto?" davanti a un inizio in cui vengono presentati due piani a prova di scemo, lascia ovviamente presto il passo a zanne, artigli e sangue, e mentirei se non dicessi che, in un paio di momenti, mi stavo rosicchiando le unghie dall'ansia. In generale, le parti action/horror del film sono molto ben fatte e, se i lupi mannari sono stati realizzati in CGI, tanto di cappello, perché non ho avuto la solita percezione di "pupazzone finto" che mi prende ogni volta che si fa uso smodato di questa tecnica. Purtroppo, bisogna sopportare un paio di inni all'amore tutto americano per le armi e la difesa militaresca della propria casa, ma compensa la presenza di un personaggio uguale in tutto per tutto al Napalm 51 di Crozza, perculato dall'inizio alla fine ed eclissato dalla muscolarità uberfiga di Frank Grillo. A proposito del quale, ci provano anche, a farlo passare per un dottore plurilaureato, ma chi ci crede, vista la fisicata gettata in faccia allo spettatore sul finale? Eh su. Comunque, se vi piace l'action pennellato d'orrore (il cui unico, vero difetto è quello di essere mortalmente serio, gli avrebbe giovato qualche momento faceto in più), questo film potrebbe fare per voi.
Curiosità: nel cast c'è anche Lou Diamond Phillips, attore di origini filippine che, probabilmente, conosciamo solo noi nati negli anni '80, visto che era il protagonista di hit dell'epoca come La bamba e Young Guns.
martedì 10 dicembre 2024
Bolle di recensioni: Wicked (2024) e Oceania 2 (2024)
mercoledì 16 ottobre 2024
Bolle di Recensioni su Netflix: Grave Torture (2024) - Il buco: Capitolo 2 (2024)
Oggi raggrupperò un paio di film sui quali non ero sicura di riuscire a scrivere post di lunghezza standard, ma mi scuso per il titolo impreciso e fuorviante. E' vero, infatti, che Grave Torture si trova su Netflix, ma non nel catalogo italiano. Se vorrete guardarlo, dunque, dovrete cercare un po' oppure aspettare che sia disponibile anche in qui da noi. ENJOY!
Grave Torture - Joko Anwar (2024)
Joko Anwar è un autore indonesiano che mi piace molto in primis per la sua spietatezza e poi per il modo di rendere fruibile anche a un pubblico occidentale miti, leggende e topoi distanti dai nostri. Grave Torture, in particolare, ha un'idea di fondo spettacolare. Nella Sunna islamica si menziona la "punizione della tomba", ovvero un periodo, tra la morte e la resurrezione, in cui il defunto viene interrogato sulla propria fede da due angeli, i quali lo puniscono in maniera raccapricciante nel caso di peccati, negligenze, mancanze e quant'altro (vi ho fatto il riassunto del riassunto di Wikipedia, mi perdonino i credenti e, nel caso, mi correggano); la protagonista del film, Sita, decide di dimostrare che questa "punizione" è una vaccata, e lo fa per esorcizzare orribili eventi che ne hanno segnato l'infanzia. Il concetto base della trama e l'introduzione a orologeria, durante la quale mi si è quasi slogata la mascella, sono due elementi che rendono Grave Torture meritevole di una visione, uniti al fatto che Anwar è un regista consumato, dotato di una padronanza della cinepresa invidiabile. Quello che però mi ha spinta a dedicare al film poco più di un paragrafo è che, per quanto mi riguarda, Grave Torture manca di ritmo e diventa una noia mortale (mi sono addormentata più volte. E' inconcepibile, davanti a un film di Anwar) nell'istante successivo l'inizio dell'esperimento di Sita, forse perché il regista mette troppa carne al fuoco e si adagia su cliché da ghost story non particolarmente entusiasmanti. L'opera si risolleva sul finale, a tratti terrificante, ma ho avuto la sgradevole impressione che Netflix ci abbia messo lo zampino per appiattire il tutto, inoltre non ho apprezzato granché gli effetti speciali troppo computerizzati. Forse forse mi sbaglio, forse ho preso un abbaglio. Nel caso, Lucia ne ha parlato in termini molto più entusiasti e competenti, quindi, prima di decidere di scartare Grave Torture, andate a leggere anche il suo post.
Il buco: Capitolo 2 - Galder Gaztelu-Urrutia (2024)
Altro post in breve, perché ammetto di non aver capito una benemerita mazza del finale, quindi avrei delle difficoltà ad elucubrare in merito. Ne stanno dicendo tutti peste e corna de Il buco 2, invece a me e Mirco è piaciuto molto, e non solo per quella stronzissima vocetta familiare che ovviamente ci ha fatto fare la ola sul divano, ma anche per la scelta di mantenere lo stesso setting cambiando un po' le regole. Se nel primo film gli abitanti del "buco" sceglievano o meno di autoregolarsi, in base a un egoismo/menefreghismo più o meno congenito, qui alcuni prigionieri vivono cercando di imporre una legge che prevede la possibilità di mangiare, ogni giorno, solo il piatto prescelto, salvo eventuali scambi concordati. Così facendo, teoricamente, ci sarebbe cibo per tutti, ma la trama de Il buco 2 si sviluppa proprio per permettere allo spettatore di riflettere sull'imposizione talebana (letteralmente) delle regole, sulla libertà, sulla sottilissima linea di confine che impedisce, o consente, al bene di diventare male e viceversa. Come nel primo film, ci sono dei difetti, e mi è parso, soprattutto, che stavolta Galder Gaztelu-Urrutia abbia scelto di mettere un po' troppa ciccia sul piatto (ha-ha) complicando inutilmente la trama e perdendo spesso il filo del discorso, ma un paio di personaggi bucano lo schermo e l'elemento splatter si è alzato di un paio di tacche. L'impressione che ho avuto è che gli autori vogliano tirarla per le lunghe, senza dare spiegazioni (anzi, creando ancora più confusione), nella speranza che venga richiesto a gran voce un terzo capitolo, ma il rischio è quello di giocare col fuoco e con la pazienza dell'utente finale, anche perché di "caracol" ce n'è solo uno. Se non vi è piaciuto Il buco, o lo avete apprezzato poco, il mio consiglio è di stare alla larga da questo Capitolo 2, viceversa guardatelo senza pregiudizi, magari vi divertirete com'è successo a me!
venerdì 23 agosto 2024
Bolle di recensioni estive: What You Wish For (2023) - Deadpool & Wolverine (2024)
Bentornati dalle ferie estive! Il Bollalmanacco si prenderà ancora un po' di tempo prima di ricominciare a pieno regime (leggi: non ho avuto nemmeno un minuto per scrivere post nelle ultime due settimane, e col caldo che ha fatto, sinceramente, mancava anche la voglia), quindi ricomincio oggi in forma leggera con brevi pensieri sui pochi film visti nel periodo. ENJOY!
What You Wish For - Nicholas Tomney (2023)
Ormai sono anni che gli chef e l'alta cucina vanno di moda, quindi gli horror che trattano questo tema sono sempre, simpaticamente, attuali. Nel caso di What YouWish For, i toni sono più virati verso la commedia nera, altro genere che adoro, soprattutto quando coinvolge personaggi dalla dubbia moralità che, come da titolo, dovrebbero stare attenti a "quello che desiderano", perché potrebbe avverarsi in maniera poco gradevole. Ryan (quel Bastardo Giallo di Nick Stahl, tornato a bazzicare nel mondo dell'horror) è uno chef che ha gettato via carriera e abilità perdendosi nel gioco d'azzardo; un giorno, viene invitato dall'ex collega e amico Jack in una sontuosa villa in un non meglio precisato paese del Sud America. Lì scopre che lo stile di vita di Jack è decisamente diverso dal suo, grazie a un misterioso lavoro che gli consente di esercitare la professione di chef facendo soldi a palate. Per un motivo che non vi sto a dire, Ryan si ritrova costretto a sostituire Jack e da lì comincia una "commedia" degli equivoci all'insegna della legge di Murphy, con quel tocco horror che avrebbe reso un film già interessante come The Menu ancora più feroce. Qui però non siamo ai livelli di The Menu. La trama di What You Wish For è intuibile (per lo spettatore, ma non per il protagonista), dopo una decina scarsa di minuti, ma il divertimento è assicurato da un buon cast di comprimari, un ottimo ritmo e un paio di momenti decisamente schifosi. E poi la faccia di Nick Stahl è perfetta per il personaggio di Ryan, un uomo col quale non è facilissimo empatizzare e al quale si rischiano di augurare le peggio cose, nonostante le sue "buone" intenzioni. Purtroppo, What You Wish For non gode ancora di una distribuzione italiana ma si può recuperare facilmente, ed è un ottimo piatto estivo.
Deadpool & Wolverine - Shawn Levy (2024)
Lo so, questo film meritava un post a parte, ma è uscito ormai un mese fa e, nel frattempo, ne hanno parlato tutti, quindi approfitto per tirare i remi in barca e assecondare la pigrizia estiva. Su Deadpool & Wolverine si sono posti quasi tutti agli estremi, tra chi urlava al capolavoro facendo il dito medio al MCU e chi lo equiparava alla monnezza (qualcuno, che spero non legga il mio blog, mi ha detto "Una porcata, non ci si capisce niente... e sì che IO I FILM MARVEL LI HO VISTI TUTTI!" Amico caro, se non hai un minimo di infarinatura di fumetti cartacei, cinecomics quando ancora non si chiamavano così e serie Disney + puoi attaccarti al... ciò detto, il Bolluomo che non bazzica nulla di tutto ciò ha apprezzato, dunque i limiti sono altrove). Ragazzi, è come gli altri due Deadpool, solo ancora più citazionista e metacinematografico, quindi o vi piacciono il genere e l'approccio, altrimenti ciccia. Io ho gradito molto, mi ci sono divertita come una matta inserendo a tutta forza la modalità nerd/nostalgica, l'unico modo di stare al gioco e godersi l'esperienza fino in fondo. Come ho scritto su Facebook, Deadpool & Wolverine è la cosa migliore uscita da quell'obbrobrio di Loki: prende il concetto di multiverso e linee temporali affrontandolo con il piglio cazzone che avrebbe meritato fin dall'inizio (ché certe cose o le gestisci bene, oppure mandi tutto in vacca sfasciando una macchina per soldi apparentemente perfetta), trasformandolo nella parodia di se stesso, in linea col personaggio di Deadpool, e ci costruisce attorno una trama arzigogolata ma divertente, tra un momento epico, uno di epica cretineria e una serie di splatterate goduriosissime. L'alchimia tra Ryan Reynolds e Hugh Jackman funziona, i due si sono divertiti sul set e si vede, e le guest star infinite che popolano il film scaldano il cuore, alcune più di altre (per non parlare dei mille rimandi a saghe, albi, splash page storiche dei fumetti. Dovrei rivedere il film perché di sicuro mi sono persa qualcosa, ma chapeau per la conoscenza enciclopedica dei coinvolti). Personalmente, sono riuscita anche a commuovermi davanti ai titoli di coda, che mostrano i protagonisti di vari franchise storici ancora giovani ed entusiasti, ma c'è da dire che la "vecchiaia" non ha scalfito l'addominale scolpito di Hugh Jackman, la cui vista vale da sola il prezzo del biglietto. Molto apprezzabile anche la colonna sonora, anche se da vecchia 43enne preferisco più l'utilizzo di Like a Prayer rispetto alla pluricitata Bye Bye Bye, che continua a farmi schifo a prescindere dal balletto di Deadpool.
mercoledì 3 gennaio 2024
Bolle di recensioni festive: Adagio (2023) - Wonka (2023) - La vita è meravigliosa (1946)
Buon anno e bentornati su queste pagine, magari un po' appannate ma sempre presenti! Nell'attesa di abbuffarci coi nuovi film del 2024 e con l'imminente Award Season, vi parlo brevemente di un paio di film visti nelle vacanze natalizie, notoriamente periodo in cui non ho un briciolo di tempo per scrivere recensioni lunghe e ponderate. All'interno del post, come vedete, c'è un "intruso", ma non sono riuscita a trovare un altro titolo affine per realizzarne uno unico e mi sono dovuta accontentare! Notate come, alla fine della mini-recensione, ci siano i voti di Mirco che, da bravo sommelier, li ha espressi in centesimi! ENJOY!
Adagio - Stefano Sollima (2023)
In realtà questo l'ho visto prima delle festività, ma tra influenza e corse agli ultimi regali riesco a parlarne solo adesso. Adagio è un "gangster movie" crepuscolare e sporco, malinconico come i suoi protagonisti e come il tempo musicale che gli dà il titolo (a proposito di musica, la colonna sonora dei Subsonica è calzantissima ma mai quanto la devastante Tutto il resto è noia di Califano, pesante come un macigno e tristemente ficcante per la situazione dei personaggi). Nei palazzi e nelle strade di una Roma trasformata in uno scenario post-apocalittico da incendi, canicola e blackout, si aggirano delinquentelli che vorrebbero ma non possono, poliziotti corrotti e cariatidi criminali, reduci di un passato di gloriosa malavita ormai ridotti all'ombra di loro stessi: Polniuman, Daytona e il Cammello hanno nomi altisonanti ed esotici ma sono stati dimenticati e fiaccati dall'unica cosa contro cui nulla possono violenza, soldi e potere, ovvero il tempo inesorabile ed impietoso. Tra chi sceglie saggiamente l'anonimato e chi recita una parte, si insinua la volontà non tanto di rivalsa, quanto di riparare agli errori passati rendendo significativi gli ultimi anni che restano da vivere, sperando di risarcire vite spezzate troppo presto. Sollima dirige col respiro epico di chi ha per le mani una tragedia fatta di eroi sconfitti e porta sullo schermo una Roma infernale, nelle cui strade si aggirano freak e vecchi orripilanti, interpretati da attori bravissimi sui quali spiccano un Favino irriconoscibile (dal trailer pensavo fosse Nuot Arquint), un Adriano Giannini di rara abiezione e un Toni Servillo strepitoso. Nota di merito anche al giovane Gianmarco Franchini, che inizia come il solito guappetto da prendere a sberle forti dopo avergli fatto ingoiare cuffie e musica di merda, e finisce con uno sguardo desolato che stringe il cuore. Un film non facile ma bellissimo.
Voto Mirco: 80/100
La vita è meravigliosa - Frank Capra (1946)
Visto la sera di Natale con Mirco, alla prima esperienza col cult di Frank Capra, mentre io probabilmente lo avevo guardato da bambina, perché conoscevo la storia (o forse ne ho viste mille riedizioni in telefilm e cartoni, chissà). Molto carino, nonostante il livello di sfiga atomico di un protagonista che non merita davvero tutta la serie di ostacoli che il destino gli mette davanti, condannandolo a mettere da parte sogni di gloria per accontentarsi di una "meravigliosa" vita normale, sempre ad arrabattarsi per due spiccioli, a un passo dall'ipertensione, con un asilo nido in una casa che cade a pezzi. Certo, come insegna l'angelo Clarence, "potrebbe andare peggio", quindi sorridiamo felici e godiamoci il finale natalizio, che mi accompagna ogni anno dal giorno in cui ho cominciato a vedere Gremlins e che mi ha fatto battere il cuore più per la nostalgia che per l'effettivo trasporto emotivo. Voto 10, ovviamente, al sempre affascinante James Stewart ma, come ho scritto su Facebook, voto 10 anche all'adattamento italiano assai agé (il film è arrivato da noi nel 1948), che sul finale stronca ogni sentimento di fratellanza con un ottimo e gioiosissimo "Oh, guardate, c'è anche la negra!!" riferito alla povera Lillian Randolph.
Voto Mirco: 85/100
Wonka - Paul King (2023)
Dal regista di Paddington, il prequel dell'amatissimo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Ne avevo letto le peggio cose, ma è talmente innocuo e natalizio che mi chiedo se, semplicemente, la gente non lo abbia criticato per la solita storia dell'infanzia stuprata o per la co-protagonista di colore. Considerato che i ragazzini d'oggi non hanno idea di chi sia Gene Wilder e che i pochi giovanissimi che ricordano il suo Wonka gli preferiscono l'aberrazione di Burton/Depp, c'è ben poco da stuprare e, salvo un paio di momenti talmente cringe da fare il giro (il latte di giraffa e la mise bavarese, santo cielo!), la storia è carina ed edificante, dal vago sapore dickensiano, con l'aggiunta di un tocco di magia e follia che non guastano e che rendono parecchio a livello visivo, soprattutto su grande schermo. L'unico vero difetto, per quanto mi riguarda, è averlo guardato in italiano, visto il cast quasi interamente britannico, e un paio di canzoni che, nella nostra lingua, sono state per forza di cose tradotte in maniera orrenda, per il resto mi sono divertita molto. L'apice è stato ovviamente l'Oompa Loompa di Hugh Grant, di cui vorrei uno spin-off dedicato, solo per godere dello scazzo tutto british che accompagna ogni battuta dell'immonda creatura.
Voto Mirco: 75/100
















