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martedì 28 gennaio 2025

2025 Horror Challenge: Bagman (2024)

Oggi avrei dovuto guardare un horror del 2025. Ho deciso di "barare" un po' e fare fede alla data di uscita italiana più che all'anno di produzione, approfittando del fatto che Bagman, diretto nel 2024 dal regista Colm McCarthy, è arrivato in sala la settimana scorsa.


Trama: quando Patrick e la sua famiglia tornano a vivere nella cittadina dove ha trascorso l'infanzia, l'uomo si ritrova a dover affrontare uno spauracchio sovrannaturale che credeva di essersi lasciato alle spalle...


Se esistesse una definizione di horror "medio", Bagman sarebbe uno dei primi titoli a venirmi in mente, posto che riesca a resistere così a lungo nella mia memoria (spoiler: non credo). E' uno di quei film che non si possono definire "brutti" nel vero senso del termine, perché a livello meramente visivo non hanno nulla di sbagliato, e la sceneggiatura non è un crogiolo di vaccate. Non si possono, però, neanche definire belli, a meno che non ci si accontenti, guardando un horror, di qualcosa di prevedibile dall'inizio alla fine, ingabbiato nei cliché del genere e anche abbastanza ripetitivo. La base di partenza di Bagman è una leggenda radicata nel folklore mondiale, un uomo nero che infila i bambini in un sacco e se li porta via. Attenzione, però: Bagman non arriva per punire i bimbi cattivi, è più un pedofilo cannibale che si incapriccia di quelli che sono buoni, innocenti e sognatori. Da piccolo, Patrick si è trovato nelle mire del Bagman, e gli è fuggito per un motivo abbastanza sciocco; tornato nel paese dov'è nato, con un figlio e una moglie a carico, Patrick ripiomba nuovamente nell'incubo del Bagman quando quest'ultimo torna a manifestarsi, puntando stavolta al bambino. Il protagonista, come in molti film horror troppo simili a questo, segue un percorso di progressiva presa di coscienza, che coincide col ritorno di traumi infantili mai superati, con conseguente diffidenza o incredulità di familiari e amici. Al posto del solito santone/esperto di fenomeni sovrannaturali, però, c'è il ricordo di un padre molto categorico nello stabilire le regole per evitare di finire nelle grinfie di Bagman, ben più dei nonni che raccontavano fiabe a mo' di cautionary tales, e se la sceneggiatura avesse puntato maggiormente su questo aspetto, magari accomunando tutta la cittadina nel terrore dell'essere che dimora nell'ex miniera più importante della zona, a mio avviso ne avrebbe giovato in originalità. 


Invece, Bagman è svogliato, gira sempre intorno ai blackout che preannunciano l'arrivo del mostro (soprattutto nei primi due atti, dove vengono riproposte le stesse situazioni in loop), e sembrerebbe impegnarsi un po' di più giusto nel terzo atto, dove almeno la sequenza ambientata nell'appartamento veicola un minimo di ansia. Purtroppo, la conclusione è frettolosa e spreca delle scenografie evocative, le quali, peraltro, sono l'unico punto di forza del film; la cura che è stata messa nella ricerca delle location e nella decorazione e arredamento degli interni è palese e aveva tutte le potenzialità per rendere la cittadina dove si svolgono gli eventi un importante elemento di Bagman. Per contro, il design del personaggio titolare è quanto di più banale e brutto possa venirvi in mente. Il boogeyman funziona quando non viene mostrato nella sua interezza e quando si limita a fondersi nelle ombre, rivelando giusto qualche dettaglio, ma nello showdown finale si palesa in tutta la sua imbarazzante pochezza e stupisce solo per un dettaglio straniante: i polsini di una camicia che escono dalle maniche di un abito da ufficio. Non so se sia meglio quello o la costante marchetta alla Carhartt, ci devo pensare. Quanto agli attori protagonisti, Sam Claflin e Antonia Thomas sono bellini ma non memorabili, anche se entrambi si impegnano quanto consente loro la sceneggiatura loffia; sempre rimanendo in tema di sprechi, la Frankie Corio di Aftersun si guadagna l'apertura del film per poi, letteralmente, scomparire, e William Hope si perde in un poliziotto ben poco utile. In definitiva, non mi meraviglio del fatto che Bagman sia stato così mal distribuito in Italia, anche se c'è dietro la Notorious Pictures (infatti credo di aver visto il trailer almeno mezza dozzina di volte, in sala); è un horror poco originale, poco interessante, con qualche elemento che funziona, ma non abbastanza per risollevarlo dalla sufficienza risicata. Se siete completisti, aspettate l'uscita in streaming, non merita la spesa del cinema.


Di Sam Claflin (Patrick McKee) e William Hope (Capo Isaacs) ho già parlato ai rispettivi link. 

Colm McCarthy è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come La ragazza che sapeva troppo ed episodi di serie quali Doctor Who, Sherlock e Black Mirror. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni.




mercoledì 4 settembre 2024

Aliens - Scontro finale (1986)

La challenge di oggi voleva un film degli anni '80 e ho scelto così Aliens - Scontro finale (Aliens), diretto e co-sceneggiato nel 1986 dal regista James Cameron e vincitore di tre premi Oscar: Migliori effetti speciali, Miglior colonna sonora originale, Miglior montaggio sonoro.


Trama: l'astronave di Ripley viene ritrovata e la donna viene svegliata dal sonno criogenico dopo più di 50 anni. Il ritorno sulla Terra risulta difficile, ma non quanto dover tornare sul planetoide dove il suo equipaggio era stato sterminato dall'alieno, ora trasformato in una colonia...


Avrò sicuramente già scritto che la saga di Alien non è tra le mie preferite e che, di conseguenza, avrò visto i film che la compongono solo una volta, al massimo un paio. Ciò vale anche per Aliens - Scontro finale, che ricordavo di aver visto intorno al 1997 e poi mai più, ispirata (non ridete) dalla cassetta X-Terror Files 2, che conteneva un riadattamento della colonna sonora inframezzato da alcuni degli iconici dialoghi, in primis il "Get away from her, you bitch!" finale. E' stato dunque come guardare un film inedito, completamente diverso dal predecessore, che invece avevo ancora ben fresco in mente. Aliens, a differenza di Alien, non è un horror ma un action di fantascienza, carico di quelle vibes anni '80 che tanto fanno andare in visibilio chi è figlio di quei tempi come me. Nonostante questo, è anche un film modernissimo, ovviamente. Ripley, che nel primo capitolo veniva fatta assurgere a protagonista in maniera inaspettata, dopo un primo atto passato quasi completamente nell'ombra, è il fulcro della storia fin dall'inizio, nonché baluardo contro tutto ciò che è all-american e testosteronico, dal capitalismo sfrenato che non guarda in faccia a nessuno per il profitto, ai fucili automatici più grossi di coloro che li impugnano. Ripley è l'estranea dell'equipaggio, con tutti i suoi traumi, le sue diffidenze e il suo carattere stundaio, ma nel giro di poco si guadagna il rispetto e la fiducia del gruppo di marine impegnati nella missione su LV-426. Questo perché Ripley, in questo film, non lotta per la sua salvare se stessa, bensì la piccola Newt, unica sopravvissuta alla mattanza degli alieni, e ciò la rende ancora più umana e fondamentale, così come rende Aliens meno freddo e, passatemi il termine, più "avventuroso" rispetto all'algido capolavoro di Ridley Scott. Come ho scritto sopra, sono due generi diversi, ed è inevitabile. Lo spettatore sa già cosa aspettarsi dai ferocissimi xenomorfi; la tensione non manca, così come non mancano un paio di scene schifosette, ma gli alieni sono meno subdoli e più diretti, Cameron punta tutto su un gran dispendio di armi ed esplosioni, con un confronto col "boss finale" che risulta in uno scontro fisico tra titani e tra due tipi di istinto materno, diversi ma speculari.


Chi, come me, non è legato alla saga ma ha guardato da poco Avatar, si potrà divertire a trovare già in questo Aliens embrioni di un sacco di armi, armature, equipaggiamenti e personaggi, se ci fosse ancora bisogno di testimoniare la genialità di James Cameron e la modernità del suo spettacolare modo di fare cinema. Non a caso, gli effetti speciali reggono alla perfezione l'usura del tempo. Nell'Alien di Ridley Scott sembrava tutto, volutamente, già vecchio e squallido, Aliens rende invece protagonisti complicati ma funzionali esempi di ingegno umano (che nulla possono contro gli xenomorfi, ma questo è un altro discorso) e, dal momento in cui compaiono gli alieni titolari, è impossibile non rimanere a fissare lo schermo a bocca aperta. A proposito degli alieni, è impressionante il loro attacco ed è impressionante il loro realismo sia nelle inquadrature ravvicinate sia quando brulicano addosso ai poveri marine, per non parlare della terrificante "madre" annidata in una delle scenografie più genuinamente raccapriccianti della storia del cinema; se già lo xenomorfo del primo Alien aveva una sua perversa personalità, la Regina è un incubo gigante di tremenda intelligenza, un inarrestabile concentrato di odio che, da sola, decreta la superiorità degli effetti pratici su qualunque frutto della grafica computerizzata. E anche il cast, ovviamente, ha buona parte del merito della riuscita di Aliens. Sigourney Weaver è sempre iconica e il suo personaggio si arricchisce di ulteriore profondità grazie al legame, tenero e credibile, con la piccola Newt, ma gente come Lance Henriksen, Bill Paxton e Jenette Goldstein sono le ciliegine sulla torta di un parterre di marine indimenticabile, benché sfortunato, e non lo dico solo perché, grazie a questo film, è stato realizzato quel trionfo di Il buio si avvicina. Per l'ennesima volta, la challenge horror (anche se Aliens - Scontro finale di horror ha poco o nulla) mi ha dato delle gioie e mi ha spinta a riguardare un film che, nella mia pigrizia, non sarei riuscita a recuperare nemmeno con l'uscita di Romulus, cosa che invece ha fatto Lucia, con la sua bella rassegna che vi invito a leggere, perché scritta con competenza e passione, a differenza di questo post. D'altronde, sono scoppiata a ridere pensando a Cartman nel momento esatto in cui Newt ha detto "Molto spesso vengono di notte. Molto spesso", quindi sono proprio una brutta persona. 
 

Del regista e co-sceneggiatore James Cameron ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Ripley), Michael Biehn (Hicks), Lance Henriksen (Bishop), Bill Paxton (Hudson), William Hope (Gorman), Jenette Goldstein (Vasquez) e Mark Rolston (Drake) li trovate invece ai rispettivi link. 

Paul Reiser interpreta Burke. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Beverly Hills Cop II - Un piedipiatti a Beverly Hills II, Bella, bionda... e dice sempre sì, Storia di noi due, Dietro i candelabri, Whiplash, The Darkness e serie quali Innamorati pazzi, The Boys e Stranger Things. Anche sceneggiatore e produttore, ha 68 anni e un film in uscita, inoltre tornerà nell'ultima stagione di Stranger Things


Stephen Lang aveva fatto l'audizione per i ruoli di Burke e Hicks, mentre per quanto riguarda Bill Paxton c'è stato il serio rischio di vederlo come Zed in Scuola di polizia 2: Prima missione e per fortuna ha preferito accettare la parte di Hudson o non avremmo mai avuto Bobcat Goldthwait! Per brindare allo scampato pericolo, recuperate AlienAlien 3, Alien - La clonazione, Prometheus, e Alien: Covenant. ENJOY!  



domenica 4 febbraio 2018

Slumber: Il demone del sonno (2017)

Giovedì è uscito in tutta Italia (vabbé...) Slumber: Il demone del sonno (Slumber) diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Jonathan Hopkins e in qualche modo sono riuscita a recuperarlo.


Trama: una dottoressa esperta di disturbi del sonno si ritrova ad avere a che fare con una famiglia vittima degli incubi causati da un demone.


La paralisi del sonno è un disturbo più comune di quanto non si pensi. Detto in parole povere nonché improprie, chi soffre di questa condizione si ritrova prima o dopo il sonno col cervello ben sveglio e il corpo ancora addormentato, al punto da non riuscire a muoversi né a parlare per qualche minuto e spesso accade anche che la persona in questione sia vittima di terrificanti allucinazioni visive, uditive e persino tattili. A me è capitato un anno di soffrire di attacchi di panico notturni e svegliarmi con la tachicardia e un blocco nel petto che mi impediva di respirare e il ricordo ancora mi terrorizza, quindi non oso neppure immaginare cosa possa essere la lucida consapevolezza di non potersi muovere per nulla proprio quando la stanza si riempie di presenze orribili che a noi sembrano vere. Il pensiero, a dir la verità, mi fa ben più paura di questo Slumber: Il demone del sonno, che prende ispirazione un po' da episodi di paralisi del sonno (raccontati da alcuni pazienti - veri o falsi non è dato sapere - sui titoli di testa), un po' dal folklore popolare legato agli incubi e alle creature che li causano, un po' da qualsiasi horror moderno a base di demoni e famigliole in pericolo, con continue citazioni dell'opera più famosa di Füssli, L'incubo per l'appunto. La storia di Slumber corre sicura sui binari prestabiliti del genere, con la protagonista (segnata da un triste passato) impegnata a salvare una famiglia in pericolo con sommo sprezzo della propria incolumità e nonostante tutti le dicano di farsi i fatti propri; quando la testardaggine e la forza d'animo non bastano più, ecco arrivare l'altrettanto classica figura di un "esperto" pronto a dare manforte per il confronto finale col demone, che si risolverà bene o male a seconda della predisposizione d'animo degli sceneggiatori. A questo proposito, Slumber si mantiene perfettamente a metà tra l'irreale (qualcuno torna a fare la stessa vita di sempre, come se non avesse passato l'ultima settimana a combattere un demone che potrebbe tornare da un momento all'altro) e il plausibile (finalmente qualcuno viene internato, cosa che succederebbe a me se vivessi delle esperienze simili, anche se probabilmente io mi butterei da una finestra dopo la prima incursione nel paranormale), confermandosi un prodotto medio, non brutto ma nemmeno particolarmente entusiasmante.


Ciò di cui difetta Slumber, paradossalmente, è proprio un po' di sano e vario horror. L'aspetto positivo è che il "demone del sonno" del titolo italiano si vede poco o nulla, cosa che perlomeno ha evitato la creazione di un brutto mostrillo in CGI, però le situazioni da incubo sono abbastanza ripetitive e solo un paio sono davvero inquietanti o, come piace dire a noi bloggeVz di cinema, "disturbanti" (anzi, a scanso di equivoci, ché ci sono degli animalisti tra i lettori e lo so: non guardate Slumber, lo dico per voi. Eviterei anche se siete rimasti traumatizzati dai dentisti in passato...). Sinceramente, da un demone del sonno mi sarei aspettata un po' di varietà, invece chi soccombe al suo incantesimo si ritrova a fare sempre le stesse cose, ennesima riprova della ricorrenza dei sogni ma anche basta, Freddy Krueger era più fantasioso. Slumber si riconferma medio anche nel reparto attori, in quanto sprovvisto sia di cani maledetti che di attori di incredibile talento, sebbene la visione di Sylvester McCoy conciato come Doc Brown all'ultimo stadio di demenza senile potrebbe letteralmente turbare i sonni dei fan del Doctor Who; il battage pubblicitario si è poi interamente concentrato sulla presenza di Maggie Q, attrice dai tratti asiatici e dal nome assai simile a quello di una famosa supposta che personalmente non conoscevo, e tuttora non capisco il perché di tanto clamore visto che la sua interpretazione non è particolarmente memorabile né la consacrerà come nuova scream queen. Mah. In tutto questo, una trama perlomeno priva di buchi logici o personaggi dementi, unita ad una regia abbastanza classica (è già apprezzabile che il regista, al primo lungometraggio, non abbia preso la facile via del found footage come gran parte dei suoi colleghi) e a una bella nenia infantile che accompagna le manifestazioni demoniache riescono a far arrivare Slumber ad una sufficienza risicata ma 99 su 100 la settimana prossima me lo sarò già dimenticato... e non credo riuscirà a riproporsi nel sonno (a proposito: slumber non è il nome del demone, significa proprio "sonno". Così, giusto per fare i precisi)!


Di William Hope, che interpreta Malcom, ho già parlato QUI.

Jonathan Hopkins è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Inglese, è anche produttore.


Maggie Q (vero nome Margaret Denise Quigley) interpreta Alice Arnolds. Hawaiana, ha partecipato a film come Colpo grosso al drago rosso - Rush Hours 2, Il giro del mondo in 80 giorni e Die Hard - Vivere o morire. Anche produttrice, ha 39 anni e un film in uscita.


Sylvester McCoy (vero nome Percy James Patrick Kent-Smith) interpreta Amado. Scozzese, è stato il settimo Dottore in Doctor Who e ha partecipato a film come Dracula, Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, Lo Hobbit - La desolazione di Smaug e Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate. Anche regista, ha 75 anni e due film in uscita.


Se Slumber: Il demone del sonno vi fosse piaciuto recuperate Somnia Nightmare - Dal profondo della notte e il documentario The Nightmare. ENJOY!

giovedì 30 luglio 2009

Dark Floors (2008)

Correva l’anno 2006, e in quel di Mildura alla TV passavano un programma, un festival europeo, che io assolutamente, pur vivendo nel vecchio continente, non conoscevo. Detto festival musicale, dall’evocativo nome di Eurovision o Eurocontest che dir si voglia, pur essendo un evento a quanto pare impedibile e famosissimo, era a mio avviso l’apoteosi del trash europeo, un’arena nella quale si sfidavano a colpi di canzoni per lo più inascoltabili strepponi provenienti da ogni paese (noi abbiamo Gigi d’Alessio e Giusy Ferreri ma gli altri paesi europei se la passano 300 volte peggio, e posso garantirlo). Quell’anno in particolare vinse un gruppo norvegese il cui nome era una sorta di presagio, i Lordi, con la canzone Hard Rock Halleluja che, come si può evincere dal nome, era una canzonaccia metallozza che glorificava il genere. Un evento facilmente rimuovibile da una memoria come la mia, se non fosse che i membri del gruppo, da sempre, si esibiscono truccati da mostri, troll e morti viventi. E non un trucco malfatto, blando, alla Marilyn Manson per dire, ma un trucco cinematografico fatto con tutti i crismi, tanto che a vederli sono terrificanti e assolutamente realistici. Insomma, tutto questo giro attorno al mondo per dire che, qualche giorno fa, ho scoperto che i Lordi hanno girato anche un horror, Dark Floors, diretto nel 2008 dal regista Pete Riski. Per curiosità l’ho visto ovviamente: un aborto, ma andiamo con ordine.

 


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La trama: il padre di una bimba autistica decide di portarla via dall’ospedale dove la stanno curando, e per farlo si infila in un ascensore assieme ad un’infermiera che cerca di dissuaderlo e ad altri ameni personaggi. Peccato che quando l’ascensore si apre per farli uscire, i nostri si trovano davanti un ospedale vuoto, quasi in rovina e popolato da mostri mordaci e non certo amichevoli.


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E questo è quanto. Regista e sceneggiatori cercheranno di intortarvi con paradossi spazio/temporali, simbologie di lotta tra bene e male, fenomenali poteri cosmici in minuscoli spazi vitali (ovvero block notes e pastelli a cera), ma non cascateci, non è vero nulla: c’è un ospedale vuoto, ci sono i mostri. Vogliamo uscire dall’ospedale, i mostri ci mangiano e non ci lasciano uscire. Aiuto. In breve, raramente ho visto un film più curato dal punto di vista formale e più raffazzonato da quello narrativo. In teoria la trama dovrebbe concentrarsi sulla ragazzina che, pur essendo autistica, o forse proprio per quello, chi lo sa, dovrebbe essere in grado di comunicare in qualche modo con i demoni che popolano questa sorta di limbo spazio-temporale in cui sembrano essere finiti tutti quanti, ospedale compreso. Dico in teoria, perché all’inizio il regista inquadra spesso i cupi e orrendi disegni che la bambina, incavolata nera per la mancanza del pastello rosso, continua imperterrita a fare sul suo block notes. Ma, sarà perché i disegni non si capiscono, sarà perché in effetti non ci azzeccano nulla, piano piano il film si sposta su un altro binario, per cui forse la ragazzina è una sorta di Gandalf che i demoni vogliono eliminare/mangiare/rapire (in realtà non si capisce cosa ci vogliano fare o se a loro freghi qualcosa..) o forse semplicemente è successo che i Lordi non sapevano più che pesci pigliare e avran pensato che tanto lo spettatore a quel punto era già bello e annichilito, assolutamente disinteressato alla questione. L’unica cosa certa è che lo sfasamento temporale c’è, ma il perché sia stato causato e perché all’interno di un limbo temporale si debba tenere un concerto dei Lordi è qualcosa che mi sfugge. Mah.


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E voi direte “beh, però ci sono i Lordi che fan davvero paura”. Assolutamente no. Lo spettatore che guarda il film consapevole del fatto che i Lordi così conciati ci fanno i concerti, non può sperare di prendere sul serio ogni loro apparizione, con la fantasma Banshee troppo simile alla signora della biblioteca in Ghostbusters, l’uomo di sabbia che è praticamente identico all’Imothep de La Mummia con Brendan Fraser, e Mr. Lordi in persona che sfoggia nientemeno che due gigantesche ali di tenebra alla fine, gigioneggiando e ruggendo in maniera quasi imbarazzante mentre la bambina lo guarda con un misto di scazzo e pietà. Diciamo quindi che, nonostante gli effetti speciali si concentrino quasi esclusivamente sui membri del gruppo, i pezzi più inquietanti del film sono quelli in cui loro non compaiono, il che è tutto dire. Anche a tasso di gore stiamo davvero male per essere il film d’esordio di un gruppo di metallozzi così “cattivi”: una gamba smozzicata, qualche morto vivente e poco altro, e sottolineo che il tutto avviene fuori campo, non sia mai che gli spettatori si spaventino davvero. Spezziamo una lancia in favore degli attori? Assolutamente no. Tutti senza arte né parte, i personaggi potrebbero anche venire sterminati in massa, tanto nessuno ne sentirebbe la mancanza. Io sconsiglierei quello che alla fine è solo e semplicemente un interminabile video dei Lordi persino ai loro fan. Ma se volete farvi del male, accomodatevi.




Pete Riski è il regista di quest’immondizia, e ne è anche lo sceneggiatore. Prima dell’esperienza con i Lordi costui lavorava nel montaggio. Finlandese, ha 35 anni e ci auguriamo tutti che la sua carriera finisca qui.




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Skye Bennet interpreta la ragazzina autistica, Sarah. Costei, pur essendo inglese, è una dei pochi giovani attori anglosassoni a non aver fatto almeno una comparsata nei film di Harry Potter. Tra i suoi film ricordo il carinissimo Ballet Shoes con Emma Watson e il remake di un caposaldo del trash, che prima o poi recensirò: It’s Alive, ovvero Baby Killer. La fanciullina ha 14 anni.




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Noah Huntley interpreta il padre di Sarah, Ben. L’attore inglese, attivo principalmente in serie televisive, ha partecipato a film come 28 giorni dopo e Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio. Ha 35 anni e un film in uscita.


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Ronald Pickup interpreta l’inutile e pseudomisterioso vecchiaccio Tobias. L’attore inglese è un veterano del piccolo e del grande schermo, e tra le sue pellicole rammento Il giorno dello sciacallo, Mai dire mai, Mission, Lolita (quello del 1997), Evilenko. Ha recitato nelle serie televisive Doctor Who e Matlock, ha 69 anni e un film in uscita.


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William Hope interpreta il “simpaticissimo” Jon. A differenza della maggior parte del cast, formato da inglesi, questo attore è canadese, e tra i suoi film ricordo Aliens – Scontro finale, Hell Bound – Hellraiser II, prigionieri dell’inferno, Il santo, XXX. Ha 54 anni e due film in uscita tra cui un film che aspetto con bava alla bocca: lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude Law!!


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E ora non posso fare altro che lasciarvi con la canzone che ha iniziato tutto questo scempio.. Hard Rock Hallelujah direttamente dall’Eurocontest 2006!! ENJOY e fateve due risate!


 


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