Dopo una settimana dedicata praticamente solo ai thriller horror oggi parlerò di un esponente di un altro genere che apprezzo parecchio, il musical! Quelle che seguono sono alcune impressioni su Evita, diretto nel 1996 da Alan Parker e tratto dall'omonimo musical di Tim Rice ed Andrew Lloyd Webber. L'app Muze indica una buona compatibilità tra me ed Evita... avrà ragione?
Trama: la giovane Eva Duarte lascia il paesino dov'è cresciuta e si trasferisce a Buenos Aires, dove intraprenderà la carriera di attrice e sposerà il Colonnello Juan Peron, diventando così la prima First Lady dell'Argentina...
E' incredibile come i gusti cambino col passare del tempo. Avevo visto Evita solo una volta alla TV ed ero rimasta scandalizzata dalla ridda di critiche piovute sul film di Alan Parker: complice soprattutto la presenza di Madonna, una delle mie cantanti preferite, avevo trovato la pellicola semplicemente meravigliosa ed ero anche riuscita a piangere come un vitello all'inizio e sul finale. E' superfluo dire, ovviamente, che alla visione era seguito l'acquisto del doppio CD con TUTTE le canzoni del film ed è altrettanto superfluo dire che, se a qualcuno dovesse pungere vaghezza di mettermi in una stanza vuota ed impormi di cantare l'intero musical lo farei tuttora senza battere ciglio, senza sbagliare una sola parola ed imitando anche gli strumenti, inca**ata come una belva per l'impossibilità di riprodurre la polifonia. Però, devo anche ammettere che rivedere Evita mi ha dilusa in più di un modo e ora mi domando se non avessero ragione quei critici che lo avevano stroncato senza pietà. Non per le canzoni o il modo in cui sono cantate, anzi, quelle rimangono bellissime, ma per la messa in scena.
Evita, pur nominato all'Oscar per la miglior fotografia e il miglior montaggio, risulta piatto e carente proprio nel ritmo e si riduce in un susseguirsi di immagini statiche virate nei toni del marrone. La scelta di rendere, giustamente, la protagonista fulcro di tutta la vicenda e di riservarle gli abiti più ricchi e sgargianti fa sì che il resto delle comparse, a parte giusto Peron e Che, non buchino lo schermo e rimangano praticamente fuse con la scenografia, un gruppo di statue semoventi a cui vengono riservate ripetute inquadrature quasi tutte simili tra loro. L'idea di dare un taglio più realistico alla rappresentazione, dunque, pur essendo valida e condivisibile si traduce in uno spettacolo a tratti pesante e noioso, ravvivato di tanto in tanto da alcuni numeri di tango, ballo usato soprattutto per indicare come Evita cambi amanti allo stesso modo in cui, nelle balere, si susseguono i partner nella danza. Inoltre, e mi fa male dirlo, Madonna da il meglio di sé nei numeri musicali ma in quanto a recitazione, almeno in questo film, non ci siamo proprio: con i capelli tinti di nero risulta a dir poco improbabile nei panni della sedicenne Evita, mentre da bionda recita per la maggior parte del tempo con il dito alzato e urlando. Banderas e Jonathan Pryce se la cavano meglio (quest'ultimo in particolare spezza il cuore con la sua interpretazione di un Peron silenziosamente innamorato e molto umano) ma anche loro sembrano a tratti appannati e poco convinti.
Per quel che riguarda le canzoni, ovviamente le adoro. Non ho mai avuto modo di ascoltare la registrazione di una delle rappresentazioni teatrali, pertanto posso basarmi solo sulle versioni del film, ma la colonna sonora è un accattivante mix di melodie classiche, ritmi rock e suggestioni sudamericane, imperniate nell'insieme a smontare il mito della "santa" Evita, che, sebbene omaggiata da alcuni pezzi davvero commoventi, viene dipinta essenzialmente come una sgualdrina assetata di potere elevata a salvatrice di un'intera Nazione. A fungere da voce della ragione del popolo imbambolato ed incantato dal carisma di Eva ci pensa Che (che NON è Che Guevara), il classico narratore onnisciente che commenta con amara ironia la vita della first lady argentina e si riserva, di conseguenza, le canzoni migliori: Oh What a Circus, Goodnight and Thank You, The Lady's Got Potential, Raimbow Tour e And the Money Kept Rolling in (and Out) sono degli esempi di satira al vetriolo, in diretta contrapposizione con le canzoni eseguite da Evita, ben più sentimentali e personali, come You Must Love Me, scritta appositamente per il film e vincitrice dell'Oscar per la miglior canzone originale (uno dei pochi pezzi, peraltro, che Madonna in un concerto riesce a cantare dal vivo perfettamente, tanto che a Roma mi aveva commossa). La mia preferita, comunque, rimane She's a Diamond, adoro la voce di Jonathan Pryce ed è questa l'unica sequenza che a tutt'oggi, dopo anni di distanza e un cinismo più vicino a quello del Che, riesce ancora a strapparmi la lacrima. Per il resto, forse è meglio che gli appassionati di musical si dilettino nell'ascolto del CD o vadano a Broadway piuttosto che impelagarsi nella visione di Evita.
Di Madonna (Evita Peron), Antonio Banderas (Che) e Jonathan Pryce (Juan Peron) ho già parlato ai rispettivi link.
Alan Parker è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto Midnight Express, Saranno famosi, Pink Floyd The Wall, Birdy – Le ali della libertà, Mississippi Burning – Le radici dell’odio, The Commitments e Le ceneri di Angela. Anche attore e produttore, ha 69 anni.
Oliver Stone viene citato nei credit come co-sceneggiatore; in realtà, il regista progettava da tempo di fare un film su Eva Perón (con Michelle Pfeiffer come protagonista) ma alla fine ha rinunciato e, in sostanza, non ha mai collaborato alla stesura dello script di Evita. Non che questo sia il primo ed unico cambiamento legato alla produzione del film: Ken Russell è stato il primo regista preso in considerazione e lui avrebbe voluto Barbra Streisand per il ruolo di Evita. Dopo che l’attrice aveva rinunciato, la stessa proposta era stata fatta a Liza Minnelli ma Tim Rice voleva a tutti i costi Elaine Page, già Evita a teatro e, soprattutto, fidanzata del compositore. Alla fine, col tempo e con i vari ritardi accumulati, l’ha spuntata Madonna su gente come Jennifer Lopez, Mariah Carey, Gloria Estefan, Zsa Zsa Gabor, Patti LuPone, Bette Midler e Sarah Brightman. Negli anni ’80, invece, era Olivia Newton John a volere disperatamente il ruolo ma il flop di Xanadu l’ha ridotta a più miti consigli. Infine, per il Che erano stati fatti nomi eccellenti come Patrick Swayze, Mandy Patinkin, Meat Loaf, John Travolta e Sylvester Stallone mentre per Juan Perón erano stati proposti Julio Iglesias e Raul Julia. Per concludere, se volete saperne di più su Evita sappiate che esistono anche il film TV Evita Peron (con Faye Dunaway nei panni della protagonista) e l’argentino La vera storia di Eva Perón, uscito ovviamente lo stesso anno di Evita. Non avendoli mai visti non posso commentarne la qualità ma se Evita vi fosse piaciuto posso consigliarvi Marie Antoinette e magari Les Misérables. ENJOY!
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mercoledì 23 ottobre 2013
venerdì 5 ottobre 2012
Four Rooms (1995)
Negli anni in cui Tarantino era una novità assoluta per me e, soprattuttamente, un figo della madonna, ho cercato di reperire, come un segugio impazzito, praticamente tutti i film dove il nostro compariva anche solo per un minuto o due, quando gli andava bene. E’ così che mi sono imbattuta nel divertente Four Rooms, diretto nel 1995 da Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e, ovviamente, Quentin Tarantino. Siccome il film è a episodi anche la recensione sarà divisa, almeno per un po’.
The missing ingredient – L’ingrediente mancante
Trama: Ted, appena nominato fattorino dell’Hotel Mon Signor, deve aiutare una congrega di streghe che vogliono fare risorgere la loro dea…
L’ingrediente mancante è sicuramente l’episodio più debole dell’intero film, una belinata galattica interpretata o da cani o da attrici e attori che, poveracci, sono costretti a prestarsi ad una trama ridicola. Gente come Tim Roth, Valeria Golino e Lily Taylor sono assolutamente sprecati, penalizzati da battute che vanno allegramente a braccetto col trash e che regalano allo spettatore risate a denti strettissimi. Meravigliosa solo Madonna, inguainata in un abitino di pelle nera mentre cerca di imbarazzare in tutti i modi il povero Ted, il resto è da dimenticare ed è inquietante pensare che quest’elogio al “potere femminile”, incarnato nella capacità innata di essere zoccole, sia stato scritto da una donna.
The wrong man – L’uomo sbagliato
Trama: Ted entra per sbaglio in una stanza e viene scambiato così dal folle Sigfrido per Theodore, presunto amante della moglie Angela…
La qualità dell’episodio è leggermente superiore a quella del precedente, ma ancora ben lungi dall’essere apprezzabile. Nonostante la natura fondamentalmente kafkiana della vicenda narrata e la grandissima gigioneria di David Proval e Tim Roth, infatti, l’episodio non lascia nulla allo spettatore se non una grandissima nostalgia per quella volta in cui Benigni, non rammento in quale show, aveva elencato un’infinita serie di sinonimi per definire l’organo genitale femminile. Il “raffinatissimo” finale in cui Jennifer Beals si profonde in uno sketch simile è abbastanza triste al confronto. Se siete amanti della “cronologia” sappiate che L’uomo sbagliato dovrebbe collocarsi dopo I maleducati, come si evince dalla telefonata della ragazzina. Sappiate anche che alla fine dell’episodio compare, nei panni del “vero” Theodore, il produttore Lawrence Bender, già apparso in Le iene, Pulp Fiction, Dal tramonto all’alba, The Mexican e Kill Bill vol. 2.
The misbeahavers – I maleducati
Trama: Ted viene incaricato di tenere a bada due bambini mentre i genitori vanno in giro a folleggiare per la notte di Capodanno. Non sarà, ovviamente, una serata tranquilla…
Non me ne voglia Quentin, ma il fiore all’occhiello della pellicola non è l’episodio da lui diretto, bensì questo esilarante capolavoro di umorismo, recitazione e montaggio. Finalmente una serie di dialoghi e situazioni paradossali che fanno veramente ridere, una storia dotata di un inizio e di una fine impreziosita dall’interpretazione da gran mattatore di Antonio Banderas (la sequenza in cui esce dalla stanza con la moglie ed entra nell’ascensore è un capolavoro) e un ritmo incalzante che non rallenta neppure un minuto. In tutto questo, ci guadagna anche Tim Roth, impagabile quando racconta la sua sfortunata infanzia ai due pargoli e durante la telefonata finale, sebbene risulti sempre sconvolgente sentirlo proferire a gran voce quelle che, senza se e senza ma, sono delle bestemmie che farebbero invidia a un camionista.
Un paio di curiosità sull’episodio: la prostituta che i due mocciosi pestiferi trovano nella stanza è nientemeno che la sorella di Rodriguez, Patricia Vonne, già comparsa in altre pellicole del regista come Desperado, Spy Kids e Sin City, mentre Tamlyn Tomita, qui moglie del personaggio di Banderas, era comparsa in Heroes nei panni della madre di Hiro. Infine, assieme allo spogliarello di Salma Hayek e un cartone animato (lo stesso che guardava Richie in Dal tramonto all’alba, by the way…), nella televisione dei bimbi passa anche un corto diretto dallo stesso Rodriguez, Bedhead.
The man from Hollywood - L’uomo di Hollywood
Trama: l’esasperato Ted è ormai deciso a lasciare il lavoro e l’hotel, ma ecco che arriva la telefonata più importante, quella del regista Chester Rush, che assieme al suo gruppo di ubriachissimi amici decide di volere il fattorino come complice in una sfida…
Liberamente tratto da un episodio di Alfred Hitchcock presenta che qui chiamano L’uomo di Rio (mentre il vero titolo è L’uomo del sud, a sua volta tratto dall’omonimo racconto di Roald Dalh), L’uomo di Hollywood è una supercazzola colossale, lo one man show di Quentin, pieno di citazioni e rimandi cinefili, sia ai film del regista (l’oggetto della scommessa d’altronde è la stessa macchina che aveva Vincent in Pulp Fiction) che ad altre pellicole in qualche modo legate all’argomento trattato. Se non andate in solluchero all’idea di vedere il tarantolato Quentin ingollare una ciambella intera, soffocarsi con lo champagne, parlare ininterrottamente e rifilare a Ted un pistolotto di un minuto esatto, sicuramente l’episodio non vi piacerà, ma sul finale vi farete comunque delle grasse risate, ed è impossibile non apprezzare i piccoli tocchi di stile registico di Tarantino, come la lunga carrellata iniziale o la ripresa su fondo rosso dello speech finale.
Per dovere di cronaca, sappiate che il nome di Bruce Willis non compare nei credits perché l’attore ha scelto di partecipare per fare un favore a Quentin e soprattutto senza chiedere un soldo, cosa che va contro lo statuto della Screen Actor’s Guild.
In definitiva, Four Rooms risulta un esperimento parzialmente riuscito, penalizzato dalla scelta di “annoiare” subito lo spettatore con due episodi deboli solo per tenere all’ultimo i pezzi da novanta e i nomi di sicuro richiamo. Tim Roth è comunque un mattatore incredibile, simpaticissimo anche nelle sequenze che fanno da collante tra gli episodi e che sono parte integrante ed essenziale del film, inoltre Four Rooms è arricchito anche da spettacolari titoli di testa animati (forse la cosa più bella di tutto il film) e da una colonna sonora accattivante. Sicuramente non un film per tutti, ricordo ancora quando lo feci vedere a un’amica e mi beccai delle saraccate d’insulti, ma sicuramente i fan di Tarantino e Rodriguez, se avranno pazienza, troveranno pane per i loro denti.
Dei registi e sceneggiatori Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (anche interprete di Chester) ho parlato rispettivamente qui e qua. Di Sammi Davis (Jezebel), Madonna (Elspeth), Lily Taylor (Raven), David Proval (Sigfrido), Antonio Banderas (il papà dei due mocciosi pestiferi), Salma Hayek (la spogliarellista che balla in TV), Tim Roth (Ted) e Bruce Willis (Leo) ho già parlato nei rispettivi link.
Allison Anders (vero nome Alice Allison Anders) è la regista e sceneggiatrice dell’episodio “L’ingrediente mancante”. Americana, ha diretto alcuni film che non conosco, come La grazia nel cuore e Deserto di laramie, oltre ad episodi delle serie Sex and the City e Cold Case. Anche produttrice e attrice, ha 58 anni.
Alexandre Rockwell è il regista e sceneggiatore dell’episodio “L’uomo sbagliato”, nonché ideatore dell’intero progetto. Americano, ha diretto alcuni film che non conosco, come In the Soup – Un mare di guai e 13 Moons. Anche produttore e attore, ha 55 anni.
Valeria Golino interpreta Athena. Nonostante l’enorme successo internazionale, l’attrice è nata a Napoli, e la ricordo per film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Hot Shots!, Puerto Escondido, Hot Shots! 2, Fuga da Los Angeles, Frida e La kryptonite nella borsa. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 46 anni e due film in uscita.
Alicia Witt interpreta Kiva. Americana, ha partecipato a film come Dune, Urban Legend, Vanilla Sky e a serie come I segreti di Twin Peaks, I Soprano, Ally McBeal, Two and a Half Men e CSI: Miami. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 37 anni e sei film in uscita.
Jennifer Beals interpreta Angela. Attrice americana lanciata dal film cult Flashdance, la ricordo anche per pellicole come l’assurdo Stress da vampiro, L’angelo del male, The Grudge 2 e Codice: Genesi. Ha 49 anni e un film in uscita.
Paul Calderon interpreta Norman. Portoricano, ha partecipato a film come Pulp Fiction, Il cattivo tenente, Il socio, The Addiction, Il bacio della morte, Out of Sight e a serie come Miami Vice. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni e due film in uscita.
Marisa Tomei interpreta Margaret. Americana, la ricordo per film come The Toxic Avenger, Oscar – Un fidanzato per due figlie, Mio cugino Vincenzo, Charlot, Terapia d’urto e Svalvolati on the road, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 48 anni e tre film in uscita.
Come ultimissime curiosità vi dico che il film avrebbe dovuto intitolarsi Five Rooms, e il quinto episodio avrebbe dovuto essere diretto da Richard Linklater, che si è però tirato fuori dal progetto, mentre il personaggio di Ted era stato scritto per Steve Buscemi. In conclusione, se il film vi fosse piaciuto, provo a consigliarvi il nostrano Grand Hotel Excelsior o il pluricitato Ragazzo tuttofare? Perché no! ENJOY!
The missing ingredient – L’ingrediente mancante
Trama: Ted, appena nominato fattorino dell’Hotel Mon Signor, deve aiutare una congrega di streghe che vogliono fare risorgere la loro dea…
L’ingrediente mancante è sicuramente l’episodio più debole dell’intero film, una belinata galattica interpretata o da cani o da attrici e attori che, poveracci, sono costretti a prestarsi ad una trama ridicola. Gente come Tim Roth, Valeria Golino e Lily Taylor sono assolutamente sprecati, penalizzati da battute che vanno allegramente a braccetto col trash e che regalano allo spettatore risate a denti strettissimi. Meravigliosa solo Madonna, inguainata in un abitino di pelle nera mentre cerca di imbarazzare in tutti i modi il povero Ted, il resto è da dimenticare ed è inquietante pensare che quest’elogio al “potere femminile”, incarnato nella capacità innata di essere zoccole, sia stato scritto da una donna.
The wrong man – L’uomo sbagliato
Trama: Ted entra per sbaglio in una stanza e viene scambiato così dal folle Sigfrido per Theodore, presunto amante della moglie Angela…
La qualità dell’episodio è leggermente superiore a quella del precedente, ma ancora ben lungi dall’essere apprezzabile. Nonostante la natura fondamentalmente kafkiana della vicenda narrata e la grandissima gigioneria di David Proval e Tim Roth, infatti, l’episodio non lascia nulla allo spettatore se non una grandissima nostalgia per quella volta in cui Benigni, non rammento in quale show, aveva elencato un’infinita serie di sinonimi per definire l’organo genitale femminile. Il “raffinatissimo” finale in cui Jennifer Beals si profonde in uno sketch simile è abbastanza triste al confronto. Se siete amanti della “cronologia” sappiate che L’uomo sbagliato dovrebbe collocarsi dopo I maleducati, come si evince dalla telefonata della ragazzina. Sappiate anche che alla fine dell’episodio compare, nei panni del “vero” Theodore, il produttore Lawrence Bender, già apparso in Le iene, Pulp Fiction, Dal tramonto all’alba, The Mexican e Kill Bill vol. 2.
The misbeahavers – I maleducati
Trama: Ted viene incaricato di tenere a bada due bambini mentre i genitori vanno in giro a folleggiare per la notte di Capodanno. Non sarà, ovviamente, una serata tranquilla…
Non me ne voglia Quentin, ma il fiore all’occhiello della pellicola non è l’episodio da lui diretto, bensì questo esilarante capolavoro di umorismo, recitazione e montaggio. Finalmente una serie di dialoghi e situazioni paradossali che fanno veramente ridere, una storia dotata di un inizio e di una fine impreziosita dall’interpretazione da gran mattatore di Antonio Banderas (la sequenza in cui esce dalla stanza con la moglie ed entra nell’ascensore è un capolavoro) e un ritmo incalzante che non rallenta neppure un minuto. In tutto questo, ci guadagna anche Tim Roth, impagabile quando racconta la sua sfortunata infanzia ai due pargoli e durante la telefonata finale, sebbene risulti sempre sconvolgente sentirlo proferire a gran voce quelle che, senza se e senza ma, sono delle bestemmie che farebbero invidia a un camionista.
Un paio di curiosità sull’episodio: la prostituta che i due mocciosi pestiferi trovano nella stanza è nientemeno che la sorella di Rodriguez, Patricia Vonne, già comparsa in altre pellicole del regista come Desperado, Spy Kids e Sin City, mentre Tamlyn Tomita, qui moglie del personaggio di Banderas, era comparsa in Heroes nei panni della madre di Hiro. Infine, assieme allo spogliarello di Salma Hayek e un cartone animato (lo stesso che guardava Richie in Dal tramonto all’alba, by the way…), nella televisione dei bimbi passa anche un corto diretto dallo stesso Rodriguez, Bedhead.
The man from Hollywood - L’uomo di Hollywood
Trama: l’esasperato Ted è ormai deciso a lasciare il lavoro e l’hotel, ma ecco che arriva la telefonata più importante, quella del regista Chester Rush, che assieme al suo gruppo di ubriachissimi amici decide di volere il fattorino come complice in una sfida…
Liberamente tratto da un episodio di Alfred Hitchcock presenta che qui chiamano L’uomo di Rio (mentre il vero titolo è L’uomo del sud, a sua volta tratto dall’omonimo racconto di Roald Dalh), L’uomo di Hollywood è una supercazzola colossale, lo one man show di Quentin, pieno di citazioni e rimandi cinefili, sia ai film del regista (l’oggetto della scommessa d’altronde è la stessa macchina che aveva Vincent in Pulp Fiction) che ad altre pellicole in qualche modo legate all’argomento trattato. Se non andate in solluchero all’idea di vedere il tarantolato Quentin ingollare una ciambella intera, soffocarsi con lo champagne, parlare ininterrottamente e rifilare a Ted un pistolotto di un minuto esatto, sicuramente l’episodio non vi piacerà, ma sul finale vi farete comunque delle grasse risate, ed è impossibile non apprezzare i piccoli tocchi di stile registico di Tarantino, come la lunga carrellata iniziale o la ripresa su fondo rosso dello speech finale.
Per dovere di cronaca, sappiate che il nome di Bruce Willis non compare nei credits perché l’attore ha scelto di partecipare per fare un favore a Quentin e soprattutto senza chiedere un soldo, cosa che va contro lo statuto della Screen Actor’s Guild.
In definitiva, Four Rooms risulta un esperimento parzialmente riuscito, penalizzato dalla scelta di “annoiare” subito lo spettatore con due episodi deboli solo per tenere all’ultimo i pezzi da novanta e i nomi di sicuro richiamo. Tim Roth è comunque un mattatore incredibile, simpaticissimo anche nelle sequenze che fanno da collante tra gli episodi e che sono parte integrante ed essenziale del film, inoltre Four Rooms è arricchito anche da spettacolari titoli di testa animati (forse la cosa più bella di tutto il film) e da una colonna sonora accattivante. Sicuramente non un film per tutti, ricordo ancora quando lo feci vedere a un’amica e mi beccai delle saraccate d’insulti, ma sicuramente i fan di Tarantino e Rodriguez, se avranno pazienza, troveranno pane per i loro denti.
Dei registi e sceneggiatori Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (anche interprete di Chester) ho parlato rispettivamente qui e qua. Di Sammi Davis (Jezebel), Madonna (Elspeth), Lily Taylor (Raven), David Proval (Sigfrido), Antonio Banderas (il papà dei due mocciosi pestiferi), Salma Hayek (la spogliarellista che balla in TV), Tim Roth (Ted) e Bruce Willis (Leo) ho già parlato nei rispettivi link.
Allison Anders (vero nome Alice Allison Anders) è la regista e sceneggiatrice dell’episodio “L’ingrediente mancante”. Americana, ha diretto alcuni film che non conosco, come La grazia nel cuore e Deserto di laramie, oltre ad episodi delle serie Sex and the City e Cold Case. Anche produttrice e attrice, ha 58 anni.
Alexandre Rockwell è il regista e sceneggiatore dell’episodio “L’uomo sbagliato”, nonché ideatore dell’intero progetto. Americano, ha diretto alcuni film che non conosco, come In the Soup – Un mare di guai e 13 Moons. Anche produttore e attore, ha 55 anni.
Valeria Golino interpreta Athena. Nonostante l’enorme successo internazionale, l’attrice è nata a Napoli, e la ricordo per film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Hot Shots!, Puerto Escondido, Hot Shots! 2, Fuga da Los Angeles, Frida e La kryptonite nella borsa. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 46 anni e due film in uscita.
Alicia Witt interpreta Kiva. Americana, ha partecipato a film come Dune, Urban Legend, Vanilla Sky e a serie come I segreti di Twin Peaks, I Soprano, Ally McBeal, Two and a Half Men e CSI: Miami. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 37 anni e sei film in uscita.
Jennifer Beals interpreta Angela. Attrice americana lanciata dal film cult Flashdance, la ricordo anche per pellicole come l’assurdo Stress da vampiro, L’angelo del male, The Grudge 2 e Codice: Genesi. Ha 49 anni e un film in uscita.
Paul Calderon interpreta Norman. Portoricano, ha partecipato a film come Pulp Fiction, Il cattivo tenente, Il socio, The Addiction, Il bacio della morte, Out of Sight e a serie come Miami Vice. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni e due film in uscita.
Marisa Tomei interpreta Margaret. Americana, la ricordo per film come The Toxic Avenger, Oscar – Un fidanzato per due figlie, Mio cugino Vincenzo, Charlot, Terapia d’urto e Svalvolati on the road, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 48 anni e tre film in uscita.
Come ultimissime curiosità vi dico che il film avrebbe dovuto intitolarsi Five Rooms, e il quinto episodio avrebbe dovuto essere diretto da Richard Linklater, che si è però tirato fuori dal progetto, mentre il personaggio di Ted era stato scritto per Steve Buscemi. In conclusione, se il film vi fosse piaciuto, provo a consigliarvi il nostrano Grand Hotel Excelsior o il pluricitato Ragazzo tuttofare? Perché no! ENJOY!
giovedì 3 novembre 2011
Who's That Girl? (1987)
Oggi volevo parlare di un film che, per una fan di Madonna come me, è praticamente un must: Who’s That Girl?, diretto nel 1987 da James Foley, un film che mi ha accompagnata fin dalla più tenera età e che ancora mi piace tantissimo.

Trama: Nikki Finn è una poco di buono dal cuore tenero, appena uscita di prigione dopo un’ingiusta condanna che le è costata quattro anni della sua vita. Ad accoglierla all’uscita dal carcere c’è l’avvocato Louden Trott, incaricato dal futuro suocero di scortare la ragazza fino alla stazione dei bus e di farla salire sul primo disponibile, così da togliersela dai piedi. Ma non sarà un’impresa così facile…

Erano i tempi di True Blue, quando gli italiani “lo facevano meglio”, come dicevano le magliette indossate dalla cantante, quando Torino impazziva con lo storico “Ciao Italia!” pronunciato da Madonna in un concerto memorabile, quando miss Ciccone aveva i capelli biondo platino e un fisico da iperpalestrata. Erano bei tempi, soprattutto perché al cinema si riuscivano a vedere commedie interpretate da cantanti che non necessariamente erano delle imbarazzanti e lunghe celebrazioni dell’incapace artista di turno, bensì dei film ben girati, divertenti e ben interpretati. E questo Who’s That Girl?, nonostante gli ovvi limiti, è una pellicola che ancora oggi, a distanza di venti e fischia anni, si lascia guardare senza risentire della vecchiaia.

I bei titoli a cartoni animati, che ci introducono alla parte “drammatica” della storia come una sorta di prologo sulle note di Causing a commotion (cantata ovviamente da Madonna), danno il via ad una di quelle classiche vicende dove il preciso, abitudinario e remissivo coprotagonista si ritrova la vita stravolta da un ciclone fatto donna, imprevedibile, fuorilegge, completamente folle. Madonna e Griffin Dunne sullo schermo sono semplicemente perfetti, lui “con quella faccia un po’ così” dell’omino che accetta passivamente il suo destino, lei divertentissima e con delle mise che hanno poco da invidiare a quelle più sobrie di Lady Gaga (sobrie sta cippa. La Germanotta all'inizio del trashissimo video della canzone Telephone omaggia palesemente gli abiti usati da Madonna in questo film). Insieme catturano lo spettatore senza causargli un solo istante di noia, tra inseguimenti, litigi, furti e, ovviamente, qualche scena d’amore. Però bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare; i due interpreti principali saranno anche bravissimi, ma il film non esisterebbe senza il nutrito cast di assurdi comprimari e le gag che vengono usate come corollari alla vicenda.

Nei ricordi dello spettatore infatti si insinuano esilaranti personaggi come l’odiosissima fidanzata di Louden che, chissà perché, è stata “caricata” da ogni tassista della città, la strana coppia ciccione + magnaccia (e da piccola, quante volte mi sono chiesta cosa volesse dire…) e i due sbirri che, nel finale, verranno contagiati dall’aMMore nell’aria, per non parlare poi dei protagonisti non umani, ovvero il “felino della patagonia” Silvestro (Murray, in originale) e la Rolls Royce che accompagna Louden e Nikki fino alla fine del film. Ovviamente non dobbiamo dimenticare la bella colonna sonora, con tre canzoni di Madonna per una volta molto azzeccate… ma su questo, se non siete fan della cantante come sono io, potete anche soprassedere. Insomma, se non lo avete mai fatto, vi consiglio di vedere Who’s That Girl almeno una volta. Secondo me non rimarrete delusi.
James Foley è il regista della pellicola. Americano, con una carriera non particolarmente brillante, ha diretto un episodio di Twin Peaks e ha lavorato con Madonna anche per il video di Papa Don’t Preach. Anche sceneggiatore e attore, ha 58 anni e un film in uscita.

Madonna (al secolo Madonna Louise Veronica Ciccone) interpreta Nikki Finn. Indubbiamente la mia cantante preferita, non ho problemi a dire che le sue capacità attoriali lasciano spesso a desiderare. Ciò nonostante ha partecipato a parecchi film come Cercasi Susan disperatamente, Shanghai Surprise, Dick Tracy, Ragazze vincenti, Body of Evidence, l’esilarante Four Rooms, il bellissimo Evita e a serie come Will & Grace. Americana, anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha ormai la veneranda età di 53 anni!

Griffin Dunne interpreta Louden Trott. Attore americano, famossissimo negli anni ’80, lo ricordo per film come Un lupo mannaro americano a Londra, il bellissimo Fuori Orario, il lacrimevole Papà ho trovato un amico e anche per aver partecipato alla serie Alias. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 56 anni e un film in uscita.

Tra gli interpreti troviamo anche un giovanissimo Stanly Tucci alle sue prime esperienze, precisamente nei panni di uno dei due portuali che prendono in giro il povero Louden. Per la cronaca, la sciocca fidanzata di Louden è interpretata dall’attrice Haviland Morris, la stessa che interpretava l’irritante Marla in Gremlins 2 – La nuova stirpe. Nulla di fatto invece per Sean Penn, sostituito dall’allora quotatissimo Griffin Dunne visto che il suo primo e unico film con Madonna, l’effettivamente bruttino Shangai Surprise, era stato un flop al botteghino. Impossibilitata, come sempre, a mettere un trailer, vi invito a recuperarlo così da farvi un'idea del film comunque! ENJOY!!
Trama: Nikki Finn è una poco di buono dal cuore tenero, appena uscita di prigione dopo un’ingiusta condanna che le è costata quattro anni della sua vita. Ad accoglierla all’uscita dal carcere c’è l’avvocato Louden Trott, incaricato dal futuro suocero di scortare la ragazza fino alla stazione dei bus e di farla salire sul primo disponibile, così da togliersela dai piedi. Ma non sarà un’impresa così facile…
Erano i tempi di True Blue, quando gli italiani “lo facevano meglio”, come dicevano le magliette indossate dalla cantante, quando Torino impazziva con lo storico “Ciao Italia!” pronunciato da Madonna in un concerto memorabile, quando miss Ciccone aveva i capelli biondo platino e un fisico da iperpalestrata. Erano bei tempi, soprattutto perché al cinema si riuscivano a vedere commedie interpretate da cantanti che non necessariamente erano delle imbarazzanti e lunghe celebrazioni dell’incapace artista di turno, bensì dei film ben girati, divertenti e ben interpretati. E questo Who’s That Girl?, nonostante gli ovvi limiti, è una pellicola che ancora oggi, a distanza di venti e fischia anni, si lascia guardare senza risentire della vecchiaia.
I bei titoli a cartoni animati, che ci introducono alla parte “drammatica” della storia come una sorta di prologo sulle note di Causing a commotion (cantata ovviamente da Madonna), danno il via ad una di quelle classiche vicende dove il preciso, abitudinario e remissivo coprotagonista si ritrova la vita stravolta da un ciclone fatto donna, imprevedibile, fuorilegge, completamente folle. Madonna e Griffin Dunne sullo schermo sono semplicemente perfetti, lui “con quella faccia un po’ così” dell’omino che accetta passivamente il suo destino, lei divertentissima e con delle mise che hanno poco da invidiare a quelle più sobrie di Lady Gaga (sobrie sta cippa. La Germanotta all'inizio del trashissimo video della canzone Telephone omaggia palesemente gli abiti usati da Madonna in questo film). Insieme catturano lo spettatore senza causargli un solo istante di noia, tra inseguimenti, litigi, furti e, ovviamente, qualche scena d’amore. Però bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare; i due interpreti principali saranno anche bravissimi, ma il film non esisterebbe senza il nutrito cast di assurdi comprimari e le gag che vengono usate come corollari alla vicenda.
Nei ricordi dello spettatore infatti si insinuano esilaranti personaggi come l’odiosissima fidanzata di Louden che, chissà perché, è stata “caricata” da ogni tassista della città, la strana coppia ciccione + magnaccia (e da piccola, quante volte mi sono chiesta cosa volesse dire…) e i due sbirri che, nel finale, verranno contagiati dall’aMMore nell’aria, per non parlare poi dei protagonisti non umani, ovvero il “felino della patagonia” Silvestro (Murray, in originale) e la Rolls Royce che accompagna Louden e Nikki fino alla fine del film. Ovviamente non dobbiamo dimenticare la bella colonna sonora, con tre canzoni di Madonna per una volta molto azzeccate… ma su questo, se non siete fan della cantante come sono io, potete anche soprassedere. Insomma, se non lo avete mai fatto, vi consiglio di vedere Who’s That Girl almeno una volta. Secondo me non rimarrete delusi.
James Foley è il regista della pellicola. Americano, con una carriera non particolarmente brillante, ha diretto un episodio di Twin Peaks e ha lavorato con Madonna anche per il video di Papa Don’t Preach. Anche sceneggiatore e attore, ha 58 anni e un film in uscita.
Madonna (al secolo Madonna Louise Veronica Ciccone) interpreta Nikki Finn. Indubbiamente la mia cantante preferita, non ho problemi a dire che le sue capacità attoriali lasciano spesso a desiderare. Ciò nonostante ha partecipato a parecchi film come Cercasi Susan disperatamente, Shanghai Surprise, Dick Tracy, Ragazze vincenti, Body of Evidence, l’esilarante Four Rooms, il bellissimo Evita e a serie come Will & Grace. Americana, anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha ormai la veneranda età di 53 anni!
Griffin Dunne interpreta Louden Trott. Attore americano, famossissimo negli anni ’80, lo ricordo per film come Un lupo mannaro americano a Londra, il bellissimo Fuori Orario, il lacrimevole Papà ho trovato un amico e anche per aver partecipato alla serie Alias. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 56 anni e un film in uscita.
Tra gli interpreti troviamo anche un giovanissimo Stanly Tucci alle sue prime esperienze, precisamente nei panni di uno dei due portuali che prendono in giro il povero Louden. Per la cronaca, la sciocca fidanzata di Louden è interpretata dall’attrice Haviland Morris, la stessa che interpretava l’irritante Marla in Gremlins 2 – La nuova stirpe. Nulla di fatto invece per Sean Penn, sostituito dall’allora quotatissimo Griffin Dunne visto che il suo primo e unico film con Madonna, l’effettivamente bruttino Shangai Surprise, era stato un flop al botteghino. Impossibilitata, come sempre, a mettere un trailer, vi invito a recuperarlo così da farvi un'idea del film comunque! ENJOY!!
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