A novembre succedeva questa cosa orribile. Clown, diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Jon Watts e prodotto da Eli Roth, veniva "distribuito" solo in Italia, primo ed unico Paese al mondo a godere di tale privilegio (in Inghilterra e USA il film esce ora straight to video). Mi spiace per i realizzatori della pellicola ma la distribuzione italiana è gestita da fessi e questo è il motivo per cui Clown l'avranno visto in quattro gatti e io riesco a parlarne solo adesso...
Trama: Kent, padre di famiglia, si traveste da clown per il compleanno del figlioletto. La sera non riesce più a togliersi né il costume né il trucco e lo stesso accade il giorno dopo, quando ulteriori tentativi portano l'uomo a ferirsi molto seriamente. Ma altri terribili cambiamenti aspettano Kent al varco...
I già citati quattro gatti che avevano avuto la fortuna di vedere proiettato Clown al cinema non erano stati molto teneri con la pellicola prodotta da Eli Roth. In questi giorni mi sono dunque accinta alla visione con animo gonfio di tristi presagi leggermente mitigati dall'atavico terrore che la figura del pagliaccio notoriamente mi suscita. Sinceramente, non so cos'ha visto la gente ma posso dire che a me Clown è piaciuto e anche molto. Intanto fa davvero paura perché costruisce l'orrore a poco a poco ma lascia comunque sempre intuire allo spettatore quello che succederà, lasciandolo costantemente sul chi va là ad aspettare il peggio. E il peggio, per una volta, arriva. Arriva di brutto. La dolorosa simbiosi tra Kent e il terribile costume da clown è solo l'inizio di un incubo che non guarda in faccia nessuno e che ravviva due dei più efficaci cliché horror della storia del cinema (la possessione demoniaca e il clown, appunto) mescolandoli tra loro con abbondanza di cattiveria, gore e un goccio di approfondimento psicologico che male non fa. Clown non racconta nulla di nuovo, però lo racconta molto bene; la pellicola di Watts soffre di qualche lungaggine nella parte centrale ma in generale dosa bene i tempi della suspance, non ricorre all'effetto "salto sulla sedia" e, soprattutto, per una volta i personaggi fanno cose credibili compiendo anche terribili errori coerenti col loro modo d'essere (sul finale, le scelte di Meg e di suo padre fanno accapponare la pelle quasi più del mostruoso pagliaccio) e persino escamotage come found footage, libri dall'aspetto antico ed "esperti" della maledizione in oggetto funzionano egregiamente senza puzzare di "deus ex machina" messo lì perché lo sceneggiatore non sapeva come mandare avanti la storia.
Ad avermi colpita durante la visione è stato però soprattutto il fatto che Clown è girato benissimo e la cosa mi ha stupita ancor più visto che Jon Kent viene dalla televisione. Fin dalla primissima immagine Clown si dichiara profondamente scorretto, di quella scorrettezza che un horroromane non può non amare: su un frenetico montaggio di immagini dolciotte fatte di torte e clown si sentono dei bimbi che strillano a più non posso. Di terrore? Di gioia? Lo spettatore lo scoprirà di lì poco ma l'impatto iniziale è già molto feroce, una sorta di invito ad aspettarsi qualunque cosa. Ci sono altre sequenze estremamente azzeccate e ben girate nel corso di Clown (la migliore, che ogni stronzo esordiente convinto di poter sbattere a destra e manca la cinepresa per girare un horror dovrebbe studiare inquadratura per inquadratura, riesce a trasformare in un ansiogeno labirinto una di quelle costruzioni fatte di tubi e scivoli e scusate se è poco), importantissimo pregio che va a braccetto con un'intelligente gestione del make up. L'attore Andy Powers "cambia" letteralmente sotto gli occhi dello spettatore, grazie anche a sapienti giochi di luci ed ombre che rendono il suo volto ancora più inquietante di quanto già non facciano trucco, protesi e lenti a contatto, inoltre lui ci mette del suo a rappresentare la sofferenza di un uomo consumato da un'entità incontrollabile, crudele e perennemente affamata. E' vero che il finale l'ho trovato, come spesso succede, un po' sbrigativo e in qualche modo banale ma almeno i realizzatori non hanno usato la CG per rendere le scene più "spettacolari" e, soprattutto, in generale l'intero film sembra uscito dritto dalla penna di uno Stephen King tornato in splendida forma: l'orrore che esplode all'improvviso, gettando a gambe all'aria la vita di persone normali. Ce ne fossero di pellicole così, gente. Stavolta il mio cialtronetto preferito ha davvero dato il bianco!
Di Peter Stormare (Karlsson), Eli Roth (Frowny il Clown) e Laura Allen (Meg) ho già parlato ai rispettivi link.
Jon Watts è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Probabilmente americano, ha all'attivo dei corti e altri lavori televisivi. Anche produttore, attore e animatore, ha in uscita il film Cop Car, un thriller con Kevin Bacon.
Andy Powers interpreta Kent. Probabilmente americano, ha partecipato a serie come Squadra emergenza, Taken, Oz, NYPD, CSI - Scena del crimine e E.R. Medici in prima linea. Ha un film in uscita.
Senza volerlo abbiamo pubblicato in contemporanea con Il giorno degli zombi! Check out il post di Lucia QUI!
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venerdì 6 marzo 2015
giovedì 7 luglio 2011
From Within (2008)
Ed eccomi qui a recensire l’ennesimo horror, anche se i fedeli lettori saranno ormai stufi di leggere post su pellicole praticamente sconosciute. Il film di oggi è From Within, diretto nel 2008 dal regista Phedon Papamichael.
Trama: una religiosissima cittadina americana viene sconvolta da un’ondata di suicidi. E così, mentre il fervore religioso dei pii e probi cittadini comincia ad alimentarsi in modo inquietante, Lindsay è l’unica a capire che qualcosa non quadra e che una forza misteriosa è responsabile delle morti…
Dopo averne visti ormai un buon numero, posso dire che gli horror sono più o meno tutti uguali. Non a caso, in Italia, soprattutto nelle sale cinematografiche, arrivano ormai solo quelli più “particolari”, che per un modo o nell’altro hanno avuto maggior successo nei paesi di produzione. E, non a caso, questo From Within non ha mai varcato i confini del nostro paese, perché in effetti è un film che può passare tranquillamente in secondo piano, ed essere evitato senza troppi rimpianti da chi, diversamente da me, non guarda qualsiasi horror a prescindere: c’è una maledizione che viene passata di persona in persona, spingendo i gli abitanti di un paesino a suicidarsi e c’è il solito gruppo di “outsiders” (nella fattispecie una famiglia accusata di stregoneria) che viene perseguitato, con il protagonista illuminato che cerca di salvare loro e sé stesso da qualcosa di apparentemente inarrestabile. Trama a parte, bisogna dire però che, rispetto alla media, questo From Within è fatto bene.
Innanzitutto è, come dovrebbe essere ogni buon horror, abbastanza inquietante. Siccome la maledizione si manifesta necessariamente in modo diverso per ogni persona, non sappiamo mai dove e come colpirà: angoli bui, specchi, stanze chiuse, sono tutti luoghi da dove potrebbe spuntare lo spirito che infesta il film, mentre corde, bottiglie di candeggina, lame, vetri rotti, sono tutte cose che potrebbero servire per un potenziale suicidio. Una varietà praticamente infinita di uccisioni, dunque, e uno spirito parecchio incazzato ed insistente, rendono From Within meno prevedibile di altri; inoltre, bisogna dire che a me fa sempre piacere vedere il bigottismo messo alla berlina, con la fede cieca che si trasforma in altrettanto cieca ottusità. Detto questo, ovvio che la pellicola non è esente da momenti di incredibile banalità, come la “confessione” del probo Pastore allo stupidissimo figlio o la figura del ragazzino “emo”, bello, maledetto ed esperto di stregoneria, che si immola per amore della pura e casta protagonista: fortunatamente tutto questo viene però surclassato da uno dei finali più belli degli ultimi tempi, che si prolunga nei titoli di coda e che mi consente di dare un voto più che sufficiente al film. Horror fan, dateci un’occhiata.
Di Thomas Dekker, che interpreta Aidan, ho già parlato qui.
Phedon Papamichael è il regista della pellicola. Sinceramente, non conosco gli altri pochi film che ha diretto, ma tra i suoi lavori come direttore della fotografia figurano Sideways, Quando l’amore brucia l’anima, Identità e The Million Dollar Hotel. Greco, anche produttore e aiutoregista, ha 49 anni e un film in uscita.
Elizabeth Rice interpreta Lindsay. Americana, ha partecipato a serie come E.R., Senza traccia, CSI e Medium. Ha 26 anni e un film in uscita.
Laura Allen interpreta la madre di Lindsay, Trish. Americana, ha partecipato a serie come Cold Case, Dr. House, Criminal Minds, The 4400, Grey’s Anatomy e CSI Miami. Ha 37 anni e un film in uscita.
Adam Goldberg interpreta Roy. Faccia conosciuta vista praticamente ovunque, lo ricordo per film come L’ultima profezia, Salvate il soldato Ryan, Déjà vu – Corsa contro il tempo e Zodiac, oltre che per aver partecipato a serie come E.R., NYPD, Friends, Oltre i limiti, Will & Grace, My Name is Earl, Joey, Medium e Numb3rs. Americano, anche produttore e regista, ha 41 anni e tre film in uscita.
Rumer Willis interpreta Natalie, la prima vittima. Se il nome non vi dice nulla, puntate l’attenzione sul cognome, visto che questa ragazzetta è la più grande delle tre figlie di Bruce Willis e Demi Moore. Mi spiace dire che la bellezza dei genitori ha dato come risultato un mostro sgraziato e streppone, una zamarra da paura che ha recitato in film come Striptease, FBI: Protezione testimoni e serie come CSI: NY, Medium e 90210. Ha 23 anni e un film in uscita.
Per la serie “Chi l’ha visto?”, il motivo per cui il Pastore Joe, ovvero l’attore Steven Culp, mi sembrava così familiare sta nel fatto che l’ho visto in parecchi episodi di Desperate Housewives, dove interpretava il marito di Bree, Rex. E dopo questa (probabilmente inutile!) informazione, vi lascio al trailer del film… ENJOY!
Trama: una religiosissima cittadina americana viene sconvolta da un’ondata di suicidi. E così, mentre il fervore religioso dei pii e probi cittadini comincia ad alimentarsi in modo inquietante, Lindsay è l’unica a capire che qualcosa non quadra e che una forza misteriosa è responsabile delle morti…
Dopo averne visti ormai un buon numero, posso dire che gli horror sono più o meno tutti uguali. Non a caso, in Italia, soprattutto nelle sale cinematografiche, arrivano ormai solo quelli più “particolari”, che per un modo o nell’altro hanno avuto maggior successo nei paesi di produzione. E, non a caso, questo From Within non ha mai varcato i confini del nostro paese, perché in effetti è un film che può passare tranquillamente in secondo piano, ed essere evitato senza troppi rimpianti da chi, diversamente da me, non guarda qualsiasi horror a prescindere: c’è una maledizione che viene passata di persona in persona, spingendo i gli abitanti di un paesino a suicidarsi e c’è il solito gruppo di “outsiders” (nella fattispecie una famiglia accusata di stregoneria) che viene perseguitato, con il protagonista illuminato che cerca di salvare loro e sé stesso da qualcosa di apparentemente inarrestabile. Trama a parte, bisogna dire però che, rispetto alla media, questo From Within è fatto bene.
Innanzitutto è, come dovrebbe essere ogni buon horror, abbastanza inquietante. Siccome la maledizione si manifesta necessariamente in modo diverso per ogni persona, non sappiamo mai dove e come colpirà: angoli bui, specchi, stanze chiuse, sono tutti luoghi da dove potrebbe spuntare lo spirito che infesta il film, mentre corde, bottiglie di candeggina, lame, vetri rotti, sono tutte cose che potrebbero servire per un potenziale suicidio. Una varietà praticamente infinita di uccisioni, dunque, e uno spirito parecchio incazzato ed insistente, rendono From Within meno prevedibile di altri; inoltre, bisogna dire che a me fa sempre piacere vedere il bigottismo messo alla berlina, con la fede cieca che si trasforma in altrettanto cieca ottusità. Detto questo, ovvio che la pellicola non è esente da momenti di incredibile banalità, come la “confessione” del probo Pastore allo stupidissimo figlio o la figura del ragazzino “emo”, bello, maledetto ed esperto di stregoneria, che si immola per amore della pura e casta protagonista: fortunatamente tutto questo viene però surclassato da uno dei finali più belli degli ultimi tempi, che si prolunga nei titoli di coda e che mi consente di dare un voto più che sufficiente al film. Horror fan, dateci un’occhiata.
Di Thomas Dekker, che interpreta Aidan, ho già parlato qui.
Phedon Papamichael è il regista della pellicola. Sinceramente, non conosco gli altri pochi film che ha diretto, ma tra i suoi lavori come direttore della fotografia figurano Sideways, Quando l’amore brucia l’anima, Identità e The Million Dollar Hotel. Greco, anche produttore e aiutoregista, ha 49 anni e un film in uscita.
Elizabeth Rice interpreta Lindsay. Americana, ha partecipato a serie come E.R., Senza traccia, CSI e Medium. Ha 26 anni e un film in uscita.
Laura Allen interpreta la madre di Lindsay, Trish. Americana, ha partecipato a serie come Cold Case, Dr. House, Criminal Minds, The 4400, Grey’s Anatomy e CSI Miami. Ha 37 anni e un film in uscita.
Adam Goldberg interpreta Roy. Faccia conosciuta vista praticamente ovunque, lo ricordo per film come L’ultima profezia, Salvate il soldato Ryan, Déjà vu – Corsa contro il tempo e Zodiac, oltre che per aver partecipato a serie come E.R., NYPD, Friends, Oltre i limiti, Will & Grace, My Name is Earl, Joey, Medium e Numb3rs. Americano, anche produttore e regista, ha 41 anni e tre film in uscita.
Rumer Willis interpreta Natalie, la prima vittima. Se il nome non vi dice nulla, puntate l’attenzione sul cognome, visto che questa ragazzetta è la più grande delle tre figlie di Bruce Willis e Demi Moore. Mi spiace dire che la bellezza dei genitori ha dato come risultato un mostro sgraziato e streppone, una zamarra da paura che ha recitato in film come Striptease, FBI: Protezione testimoni e serie come CSI: NY, Medium e 90210. Ha 23 anni e un film in uscita.
Per la serie “Chi l’ha visto?”, il motivo per cui il Pastore Joe, ovvero l’attore Steven Culp, mi sembrava così familiare sta nel fatto che l’ho visto in parecchi episodi di Desperate Housewives, dove interpretava il marito di Bree, Rex. E dopo questa (probabilmente inutile!) informazione, vi lascio al trailer del film… ENJOY!
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