Visualizzazione post con etichetta laura harrington. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta laura harrington. Mostra tutti i post

mercoledì 22 luglio 2026

Il Bollalmanacco On Demand: Buon compleanno Mr. Grape (1993)


Oggi torna il Bollalmanacco on Demand con una richiesta di Lory! Il film di oggi è Buon compleanno Mr. Grape (What's Eating Gilbert Grape), diretto dal regista Lasse Hallström e tratto dal romanzo omonimo di Peter Hedges, anche sceneggiatore. Il prossimo film On Demand sarà The Square. ENJOY!

TRAMA

Gilbert vive assieme al fratello Arnie, affetto da una grave disabilità intellettiva, alle due sorelle e alla madre, la quale dopo il suicidio del marito si è lasciata andare diventando talmente obesa da non potersi muovere dal divano. I suo giorni passati ad accudire i familiari scorrono lenti e privi di stimoli, finché nella sonnolenta cittadina dove vive arrivano Becky e la nonna, due nomadi che girano l'America in camper...

RECENSIONE

Buon compleanno Mr. Grape era uno di quei film che, all'epoca, avevano guardato praticamente tutti quelli che conoscevo, e che io avevo invece volutamente evitato per un unico, importantissimo motivo: detestavo Leonardo DiCaprio, universalmente acclamato come un gran figo, e quella sua faccetta da coglioncello imberbe. Poco m'importava che in Buon compleanno Mr. Grape il suo ruolo fosse quello di un ragazzino con problemi intellettivi e che il film non avesse a che fare con sdolcinate storie d'amore, DiCaprio mi stava sulle balle quindi via, camminare. Adesso, per contro, non sopporto Johnny Depp, che all'epoca era uno dei miei attori preferiti, mentre invece adoro DiCaprio, quindi diciamo che, se da una parte vedere Buon compleanno Mr. Grape mi ha portata a pentirmi di avere sempre snobbato un'interpretazione di DiCaprio a dir poco allucinante, dall'altra ho provato fastidio ad ogni apparizione di Depp. Il problema è che il titolo italiano del film, orribile sotto ogni punto di vista, darebbe a intendere che il protagonista sia Arnie, invece la trama si concentra, come da titolo originale, su Gilbert e su quello che lo rode, che lo disturba al punto da dare l'impressione di essere una sorta di "passeggero" della vita, apatico ed inespressivo. Ne ha ben donde, poveraccio. Gilbert è il figlio maggiore (in realtà ce ne sarebbe un altro ma ha preferito la vita militare) della famiglia Grape e, come tale, è costretto a prendersi cura di due sorelle, una madre che è ormai diventata talmente grassa da non potersi più muovere, e di un fratellino, Arnie, con gravi disabilità intellettive. La trama del film è interamente incentrata su un soffocante senso di immobilità e prigionia, che sia o meno volontaria. La madre di Gilbert, dopo il suicidio del marito, si è imprigionata all'interno di un corpo informe, diventando l'insano pilastro attorno al quale ruotano le abitudini quotidiane della famiglia. La sorella maggiore di Gilbert, giocoforza, è stata costretta ad assumere il ruolo di "donna di casa", la sorella minore, pur andando ancora al liceo, lavora per aiutare con le spese, e Gilbert, oltre a lavorare, è stato eletto a "guardiano" del fratellino disabile. Le responsabilità nei confronti della famiglia, assieme al trauma mai superato per il suicidio del padre e alla sostanziale immobilità della cittadina di provincia in cui vive, hanno fatto di Gilbert un ragazzo taciturno ed introverso, vittima di una routine soffocante ed incapace di guardare al futuro.

Paradossalmente, prima dell'arrivo della nomade Becky, è proprio l'imprevedibilità delle azioni di Arnie, per quanto radicate anch'esse in una sorta di routine, a rappresentare l'unico diversivo all'interno di una cittadina ormai morta. Arnie dice quello che gli passa per la mente, vuole salire "in alto", anela ad una commovente libertà che non può esprimere a parole, ed è anche per questo che Gilbert prova, verso il fratello, un complesso mix di amore e odio: c'è ovviamente l'angoscia di percepirlo come una zavorra che non gli impedirà mai di prendere il largo (e lo stesso vale per la madre, che zavorra lo è anche fisicamente) ma c'è anche l'invidia di vederlo ancora innocente, sgravato da qualsiasi responsabilità, questo nonostante la consapevolezza della tragedia della condizione di Arnie. Per tutto il film, Gilbert tenta di affrancarsi dalle catene che lo legano, ma sono minuscole ribellioni che non portano a nulla e che gli arrecano ancora più dolore, perché è la sua visione del mondo ad essere ristretta ed immutabile; è l'incontro con Becky a consentirgli di guardare le cose da un altro punto di vista, perché la ragazza prende la vita così com'è, senza pregiudizi, accettandola e vivendola appieno sia nel bene che nel male. Lasse Hallström, vero maestro quando si tratta di portare sullo schermo le assurdità della vita di provincia, crea non solo un microcosmo fatto di negozietti e tavole calde dove tutti si conoscono, ma fa della casa di Gilbert una metafora del suo stesso tormento interiore; un edificio costantemente bisognoso di riparazioni, all'interno del quale il tempo si è fermato a quando la famiglia era unita e felice, e dove tutto è stato riorganizzato attorno alla gigantesca mole di Mrs. Grape, insomma una prigione se mai ne è esistita una. Johnny Depp, con un'improbabile tinta rossiccia, attraversa il film sempre con la stessa espressione e, proprio per questo, veicola l'immagine calzantissima di un ragazzo morto dentro, privo di speranze e desideri salvo qualche blando prurito sessuale giusto per salvarsi dalla noia. La sua è un'interpretazione commovente, soprattutto quando viene enfatizzata dall'interazione con DiCaprio, il quale dà l'illusione perfetta di avere davvero dei problemi mentali. I suoi tic, lo sguardo sfuggente, le risate improvvise e la disperazione altrettanto repentina, l'intero linguaggio corporeo dell'attore è la prova di uno studio che va al di là della mera imitazione, ma che parte dal rispetto e dalla comprensione di chi si trova in quelle stesse condizioni. E se quella di DiCaprio è una mimesi perfetta, l'aspetto più tragico del film è la realtà della fisicità di Darlene Cates, la quale ha avuto un declino fisico e mentale assai simile a quello di Mrs. Grape, il che rende ogni sua scena ancora più dolorosa e commovente. In sostanza, ho aspettato più di 30 anni per recuperare Buon compleanno Mr. Grape ma adesso sono molto contenta che Lory me lo abbia chiesto. D'altronde, sospettavo mi sarebbe piaciuto, perché il Lasse Hallström degli anni '90 e degli inizi del nuovo millennio era uno dei miei registi preferiti!

CAST

Johnny Depp (Gilbert Grape), Leonardo DiCaprio (Arnie Grape), Juliette Lewis (Becky), Mary Steenburgen (Betty Carver), Laura Harrington (Amy Grape), John C. Reilly (Tucker Van Dyke) e Crispin Glover (Bobby McBurney) ho già parlato ai rispettivi link.

  • Lasse Hallström (vero nome Lars Sven Hallström) è il regista del film. Svedese, ha diretto film come Qualcosa di cui... sparlare, Le regole della casa del sidro, Chocolat, The Shipping News - Ombre dal profondo e Hachiko - Il tuo migliore amico. Anche sceneggiatore, montatore, produttore e attore, ha 80 anni. 
  • Kevin Tighe (vero nome Jon Kevin Fishburn) interpreta Mr. Carver. Americano, ha partecipato a film come Un poliziotto a 4 zampe, Ancora 48 ore, Mumford, San Valentino di sangue, Una battaglia dopo l'altra e a serie quali Squadra emergenza, Love Boat, La signora in giallo, I racconti della cripta, E.R. Medici in prima linea, Oltre i limiti, Rose Red, The 4400, Numb3rs e Lost. Anche regista e sceneggiatore, ha 82 anni.

CURIOSITÀ

Leonardo DiCaprio, all'epoca delle riprese nemmeno ventenne, era stato nominato all'Oscar come Miglior Attore Non Protagonista, perso contro Tommy Lee Jones per Il fuggitivo. Se Buon compleanno Mr. Grape vi fosse piaciuto recuperate Rain Man, Le regole della casa del sidro e Little Miss Sunshine. ENJOY!

venerdì 21 settembre 2018

Stephen King's Day - Brivido (1986)


Per festeggiare il compleanno di Stephen King, Marco de La Stanza di Gordie ha chiamato all'appello noi blogger e chiesto di parlare di un film tratto da una delle sue opere. Io, per fare proprio le cose per bene, ho scelto di pubblicare un post sulla prima e finora unica prova da regista dello zio Stephen, ovvero Brivido (Maximum Overdrive), da lui diretto e sceneggiato nel 1986 a partire dal racconto Camion, pubblicato nella raccolta A volte ritornano.


Trama: a causa del passaggio di una cometa, camion, automobili e oggetti elettrici impazziscono e diventano dotati di vita propria. Un gruppo di persone rimane bloccato in una stazione di servizio e deve cercare di sopravvivere...



Proprio perché amo fare le cose per bene, prima di scrivere il post mi sono riletta anche Camion. Ci vuole poco, è un racconto brevissimo ed incredibilmente pessimista, con un bodycount alto, senza un vero e proprio inizio né una fine, all'interno del quale troviamo quello che sarebbe diventato il cuore del film, ovvero le vicende di un gruppo di persone asserragliate in una stazione di servizio e circondate da camion che minacciano di farle fuori. In Camion non viene spiegato perché i pesanti mezzi di trasporto sono diventati senzienti in quanto il racconto è solo un piccolo assaggio di apocalisse, all'interno del quale la voce narrante elucubra su un ben triste futuro per l'intera umanità, un futuro di schiavitù e ritorno all'età della pietra; inoltre, i personaggi presi in considerazione sono pochissimi, appena sei, al punto che un paio di loro (voce narrante compresa) non hanno nemmeno un nome o comunque muoiono prima che venga fatta luce sul loro carattere o sulle relazioni che intercorrono tra di loro. Nonostante, quindi, Camion sia molto simile come concetto a La nebbia (persone disparate bloccate in un luogo chiuso a causa di una minaccia esterna), in esso manca ciò che rende quest'ultimo davvero angosciante, quella follia serpeggiante che trasforma le persone normali in mostri peggiori di quelli che stanno all'esterno, e si "limita" ad essere la visione kinghiana di una probabile distopia che va a criticare l'eccessiva dipendenza dalle macchine. Per ricavare un film intero da un soggetto così evocativo ma effettivamente striminzito, King ha dovuto per forza lavorare di fantasia ed ecco perché la semplice, efficace "compressa" di apocalisse contenuta in A volte ritornano si è prima "evoluta" in uno dei più classici B-Movie a base di eroi sboccati, damsel in distress che tanto damigelle non sono, sangue, esplosioni e colonna sonora zamarra, poi è diventata il Graal della mia infanzia. Dovete infatti sapere che mi è capitato solo UNA volta (esclusa questa) di vedere Brivido fino alla fine perché ogni maledetta volta che provavo a programmare il videoregistratore durante uno dei suoi mille passaggi televisivi qualcosa interrompeva la registrazione poco dopo l'arrivo della mitragliatrice, lasciandomi con un palmo di naso a domandarmi che fine avrebbero fatto Bill e soci. Poi un giorno sono riuscita nell'intento e... vabbé, dai, lo ammetto, sono rimasta delusa, perché Brivido è un film divertente ma anche dannatamente brutto.


Brivido è infatti frutto di due presupposti sbagliatissimi: Stephen King che decide di adattare una sua opera così che venga proprio come vuole lui, senza "interpretazioni" esterne (qualcuno ha detto Kubrick?) e Stephen King che decide di dirigere il film strafatto di coca, ahimé una costante per lui, almeno in quegli anni. Queste due scelte estreme hanno portato ad ovvi risultati. In primis, come già ho scritto prima, Brivido è diventato una belinata per ragazzini, perfetto per un doppio spettacolo al drive-in e zeppo di incongruenze MA con un'unica intuizione geniale, ovvero quella di dare un volto, quello del Goblin, ad uno dei camion, fissandolo nella memoria dello spettatore a prescindere dall'effettiva qualità della pellicola. La minaccia non è più il futuro fatto di schiavitù ma il presente in cui il camion-Goblin rischia di maciullarti le ossa e in quanto tale è proprio il mezzo in questione la fonte di tutti i mali, il nemico da sconfiggere assieme a tutto il suo codazzo di minion; inoltre, per rendere il tutto ancora più dinamico, ironico e splatter, non sono solo i camion ad impazzire ma tutti i mezzi elettronici, bancomat, distributori di bibite e coltelli elettrici compresi. Qui comincia a cascare l'asino, ché per esempio le automobili dei protagonisti dovrebbero di regola portarli a schiantarsi contro i guardrail o peggio, invece si lasciano condurre docili come agnellini, per non parlare poi di eventuali aerei o carri armati, missili, bombe atomiche... insomma, era più sensato limitarsi ai camion e lasciare il sospetto, come nel racconto. All'interno del gruppetto di sopravvissuti, poi, si ritrovano tutti gli stereotipi del cinema di genere, interpretati da attori più o meno abbaianti (dite quello che volete di Emilio Estevez ma, diamine, ha UNA SOLA espressione e al confronto Van Damme mi diventa l'equivalente di Al Pacino!) e talvolta, fortunatamente, affidati a caratteristi interessanti o divertenti come Pat Hingle e Yeardley Smith; soprattutto, buona parte dei personaggi hanno in bocca dialoghi improponibili e diventano carne da macello soggetti ad omicidi più o meno efferati e qui si torna allo Stephen King strafatto di bamba il quale, per il 90% del tempo, non capiva una cippa di quanto stava accadendo sul set ma aveva sicuramente enormi ambizioni. Lo spettatore ha dunque l'onore di vedere cadaveri sparsi un po' in tutte le sequenze (alcuni senza motivo, come quelli morti dentro le automobili, apparentemente "uccisi" dai finestrini), gente crivellata da proiettili o con le mani tagliate ma "qualcuno", all'epoca, aveva inserito nella versione finale della pellicola anche ragazzini che esplodevano in laghi di sangue, facce staccate e cervelli al vento, con sommo scorno di censori subito corsi ai ripari. Per fortuna, rimangono le esplosioni. Immagino la mente di King gioiosamente obnubilata dalla coca e lui che vuole vedere esplodere tutto, con personaggi armati di lanciarazzi che cercano di fare piazza pulita degli odiati camion. E cosa c'è di più bello, mentre il fuoco divampa, di sentire in sottofondo la musica degli AC/DC? Ecco, questo è Brivido: sangue, ignoranza, esplosioni, metal a stecca. Certo, ci sono modi migliori di ricordare Stephen King ma il Re va premiato anche per la sua sconsideratezza e i suoi errori, soprattutto quando questi ultimi diventano dolci ricordi d'infanzia.


Di Emilio Estevez (Bill Robinson), Pat Hingle (Hendershot) e Giancarlo Esposito (giocatore nella sala videogame) ho già parlato ai rispettivi link.

Stephen King è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre compare nel ruolo dell'uomo che cerca di prelevare i soldi dal bancomat. Questa per ora rimane la sua prima ed unica prova dietro la macchina da presa ma King ha dato molto a cinema e TV come produttore, attore e persino come compositore (per la miniserie L'ombra dello scorpione), macchinista (per la miniserie Incubi e deliri) e fotografo di scena (per la miniserie Shining, dove ha lavorato anche come aiuto regista). Ha 71 anni, auguri Stephen!!


Laura Harrington interpreta Brett. Americana, ha partecipato a film come Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione, Buon compleanno, Mr. Grape!, L'avvocato del diavolo e Paulie - Il pappagallo che parlava troppo. Anche sceneggiatrice, ha 60 anni.


Yeardley Smith, che interpreta Connie, è da anni la voce originale di Lisa Simpson e si vergogna tantissimo di aver partecipato a questo film. Lo stesso tema di Brivido è stato ripreso da Trucks - Trasporto infernale, quindi se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Christine - La macchina infernale e La macchina nera. ENJOY!



Ecco i link agli altri tributi che troverete oggi in giro per il web!

Se vuoi condividere l'articolo