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venerdì 21 settembre 2018

Stephen King's Day - Brivido (1986)


Per festeggiare il compleanno di Stephen King, Marco de La Stanza di Gordie ha chiamato all'appello noi blogger e chiesto di parlare di un film tratto da una delle sue opere. Io, per fare proprio le cose per bene, ho scelto di pubblicare un post sulla prima e finora unica prova da regista dello zio Stephen, ovvero Brivido (Maximum Overdrive), da lui diretto e sceneggiato nel 1986 a partire dal racconto Camion, pubblicato nella raccolta A volte ritornano.


Trama: a causa del passaggio di una cometa, camion, automobili e oggetti elettrici impazziscono e diventano dotati di vita propria. Un gruppo di persone rimane bloccato in una stazione di servizio e deve cercare di sopravvivere...



Proprio perché amo fare le cose per bene, prima di scrivere il post mi sono riletta anche Camion. Ci vuole poco, è un racconto brevissimo ed incredibilmente pessimista, con un bodycount alto, senza un vero e proprio inizio né una fine, all'interno del quale troviamo quello che sarebbe diventato il cuore del film, ovvero le vicende di un gruppo di persone asserragliate in una stazione di servizio e circondate da camion che minacciano di farle fuori. In Camion non viene spiegato perché i pesanti mezzi di trasporto sono diventati senzienti in quanto il racconto è solo un piccolo assaggio di apocalisse, all'interno del quale la voce narrante elucubra su un ben triste futuro per l'intera umanità, un futuro di schiavitù e ritorno all'età della pietra; inoltre, i personaggi presi in considerazione sono pochissimi, appena sei, al punto che un paio di loro (voce narrante compresa) non hanno nemmeno un nome o comunque muoiono prima che venga fatta luce sul loro carattere o sulle relazioni che intercorrono tra di loro. Nonostante, quindi, Camion sia molto simile come concetto a La nebbia (persone disparate bloccate in un luogo chiuso a causa di una minaccia esterna), in esso manca ciò che rende quest'ultimo davvero angosciante, quella follia serpeggiante che trasforma le persone normali in mostri peggiori di quelli che stanno all'esterno, e si "limita" ad essere la visione kinghiana di una probabile distopia che va a criticare l'eccessiva dipendenza dalle macchine. Per ricavare un film intero da un soggetto così evocativo ma effettivamente striminzito, King ha dovuto per forza lavorare di fantasia ed ecco perché la semplice, efficace "compressa" di apocalisse contenuta in A volte ritornano si è prima "evoluta" in uno dei più classici B-Movie a base di eroi sboccati, damsel in distress che tanto damigelle non sono, sangue, esplosioni e colonna sonora zamarra, poi è diventata il Graal della mia infanzia. Dovete infatti sapere che mi è capitato solo UNA volta (esclusa questa) di vedere Brivido fino alla fine perché ogni maledetta volta che provavo a programmare il videoregistratore durante uno dei suoi mille passaggi televisivi qualcosa interrompeva la registrazione poco dopo l'arrivo della mitragliatrice, lasciandomi con un palmo di naso a domandarmi che fine avrebbero fatto Bill e soci. Poi un giorno sono riuscita nell'intento e... vabbé, dai, lo ammetto, sono rimasta delusa, perché Brivido è un film divertente ma anche dannatamente brutto.


Brivido è infatti frutto di due presupposti sbagliatissimi: Stephen King che decide di adattare una sua opera così che venga proprio come vuole lui, senza "interpretazioni" esterne (qualcuno ha detto Kubrick?) e Stephen King che decide di dirigere il film strafatto di coca, ahimé una costante per lui, almeno in quegli anni. Queste due scelte estreme hanno portato ad ovvi risultati. In primis, come già ho scritto prima, Brivido è diventato una belinata per ragazzini, perfetto per un doppio spettacolo al drive-in e zeppo di incongruenze MA con un'unica intuizione geniale, ovvero quella di dare un volto, quello del Goblin, ad uno dei camion, fissandolo nella memoria dello spettatore a prescindere dall'effettiva qualità della pellicola. La minaccia non è più il futuro fatto di schiavitù ma il presente in cui il camion-Goblin rischia di maciullarti le ossa e in quanto tale è proprio il mezzo in questione la fonte di tutti i mali, il nemico da sconfiggere assieme a tutto il suo codazzo di minion; inoltre, per rendere il tutto ancora più dinamico, ironico e splatter, non sono solo i camion ad impazzire ma tutti i mezzi elettronici, bancomat, distributori di bibite e coltelli elettrici compresi. Qui comincia a cascare l'asino, ché per esempio le automobili dei protagonisti dovrebbero di regola portarli a schiantarsi contro i guardrail o peggio, invece si lasciano condurre docili come agnellini, per non parlare poi di eventuali aerei o carri armati, missili, bombe atomiche... insomma, era più sensato limitarsi ai camion e lasciare il sospetto, come nel racconto. All'interno del gruppetto di sopravvissuti, poi, si ritrovano tutti gli stereotipi del cinema di genere, interpretati da attori più o meno abbaianti (dite quello che volete di Emilio Estevez ma, diamine, ha UNA SOLA espressione e al confronto Van Damme mi diventa l'equivalente di Al Pacino!) e talvolta, fortunatamente, affidati a caratteristi interessanti o divertenti come Pat Hingle e Yeardley Smith; soprattutto, buona parte dei personaggi hanno in bocca dialoghi improponibili e diventano carne da macello soggetti ad omicidi più o meno efferati e qui si torna allo Stephen King strafatto di bamba il quale, per il 90% del tempo, non capiva una cippa di quanto stava accadendo sul set ma aveva sicuramente enormi ambizioni. Lo spettatore ha dunque l'onore di vedere cadaveri sparsi un po' in tutte le sequenze (alcuni senza motivo, come quelli morti dentro le automobili, apparentemente "uccisi" dai finestrini), gente crivellata da proiettili o con le mani tagliate ma "qualcuno", all'epoca, aveva inserito nella versione finale della pellicola anche ragazzini che esplodevano in laghi di sangue, facce staccate e cervelli al vento, con sommo scorno di censori subito corsi ai ripari. Per fortuna, rimangono le esplosioni. Immagino la mente di King gioiosamente obnubilata dalla coca e lui che vuole vedere esplodere tutto, con personaggi armati di lanciarazzi che cercano di fare piazza pulita degli odiati camion. E cosa c'è di più bello, mentre il fuoco divampa, di sentire in sottofondo la musica degli AC/DC? Ecco, questo è Brivido: sangue, ignoranza, esplosioni, metal a stecca. Certo, ci sono modi migliori di ricordare Stephen King ma il Re va premiato anche per la sua sconsideratezza e i suoi errori, soprattutto quando questi ultimi diventano dolci ricordi d'infanzia.


Di Emilio Estevez (Bill Robinson), Pat Hingle (Hendershot) e Giancarlo Esposito (giocatore nella sala videogame) ho già parlato ai rispettivi link.

Stephen King è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre compare nel ruolo dell'uomo che cerca di prelevare i soldi dal bancomat. Questa per ora rimane la sua prima ed unica prova dietro la macchina da presa ma King ha dato molto a cinema e TV come produttore, attore e persino come compositore (per la miniserie L'ombra dello scorpione), macchinista (per la miniserie Incubi e deliri) e fotografo di scena (per la miniserie Shining, dove ha lavorato anche come aiuto regista). Ha 71 anni, auguri Stephen!!


Laura Harrington interpreta Brett. Americana, ha partecipato a film come Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione, Buon compleanno, Mr. Grape!, L'avvocato del diavolo e Paulie - Il pappagallo che parlava troppo. Anche sceneggiatrice, ha 60 anni.


Yeardley Smith, che interpreta Connie, è da anni la voce originale di Lisa Simpson e si vergogna tantissimo di aver partecipato a questo film. Lo stesso tema di Brivido è stato ripreso da Trucks - Trasporto infernale, quindi se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Christine - La macchina infernale e La macchina nera. ENJOY!



Ecco i link agli altri tributi che troverete oggi in giro per il web!

martedì 6 marzo 2012

Batman - Il ritorno (1992)

Tanto per cambiare, visto che in questo blog non lo faccio mai (XD) parliamo un po' di Tim Burton! Oggi torniamo al 1992, quando il regista girava Batman - Il ritorno (Batman Returns), seguito del suo primo Batman.


Trama: a Gotham City arrivano due nuovi oscuri personaggi, il deforme Pinguino e l'affascinante Catwoman. Riuscirà il buon Batman a sventare i piani del primo e ad evitare di farsi intrappolare dal fascino della seconda?


Batman Returns è il secondo e ultimo film che Burton ha dedicato all'uomo pipistrello della DC Comics. Dei film "anni '90" (ovvero prima che Nolan ci mettesse mano) è l'ultimo degno di essere visto, visto che Batman & Robin e Batman Forever sono state delle brutture epiche ed inguardabili; dei due girati dal regista è sicuramente il più personale, quello che sfrutta Batman e i suoi nemici per portare avanti la riflessione burtoniana sul "mostro" e sul diverso. Il fulcro della pellicola, infatti, non è la figura di Bruce Wayne/Batman ma quella di Oswald Cobblepot/Pinguino e quella di Selina Kay/Catwoman, senza dimenticare il magistrale Max Shreck di Christopher Walken. Il Pinguino è nato mostro, è una figura triste, deforme e patetica; le immagini iniziali mostrano i ricchi genitori disgustati dalla manina pinnata del pargoletto (e dal fatto che decida di sfamarsi col povero gatto di famiglia...) che cercano di liberarsene gettandolo nel fiume, condannandolo a morte certa. Non ci deve stupire il fatto che il Pinguino, dopo essere sopravvissuto, sia diventato un malvagio tout court, incapace di liberarsi di quella bruttezza interiore indissolubilmente legata al suo aspetto fisico, perché è stato segnato fin dalla nascita dal rifiuto di chi nasce bello e ricco e si aspetta che il mondo lo rispecchi. Ad affiancarlo ed istigarlo c'è Shreck, dall'aspetto "normale" ma corrotto sicuramente più del Pinguino, perché non ha scusanti a cui attaccarsi. Un mostro che indossa una maschera di normalità e crea altri mostri, prosciugando il bene come farebbe la sua centrale elettrica con l'energia della città. Non a caso, Catwoman nasce proprio dal suo tentativo di uccidere la segretaria Selina.


Mentre il Pinguino e Shreck, per diversi motivi, sono sicuramente i villain della pellicola, Catwoman è una figura ambivalente. Come il Pinguino, non è nata malvagia ma lo è diventata: donna e segretaria frustrata, oppressa dalla madre, disprezzata dal capo, abbandonata dagli uomini e incapace di reagire a tutta l'indifferenza ed il disprezzo che le vengono scagliati addosso, trova nella morte la sua liberazione. Shreck ha ucciso davvero Selina, anche se il suo corpo si è rialzato. Scomparsa Selina, scompaiono anche i freni inibitori della donna, lasciando campo libero a Catwoman, proprio come succedeva con la Typhoid Mary di Ann Nocenti: una persona forte e consapevole ma indebolita dalla propria follia, che la rende incapace di liberarsi davvero e diventare donna completa perché troppo legata al desiderio di vendetta e di rivalsa. Il confine tra mostro ed essere umano non esiste per Selina, come non esiste per Batman. Bruce Wayne è l'unico che indossa la maschera consapevolmente ed è l'unico tra tutti i personaggi a non subire il giudizio di chi lo vorrebbe mostro e malvagio come tutti i villain che lo circondano, ma la sua vita è triste quanto quella di Selina perché la maschera di Batman diventa un rifugio di fronte alla sua palese incapacità di conservare dei legami a lungo termine (non a caso viene detto che la giornalista Vicky Vale lo ha abbandonato e l'unico che può considerare davvero amico e padre è il domestico Alfred). I due personaggi arrivano così ad avere un rapporto di odio ed attrazione fisica nei panni dei loro alter ego, e di amore nelle loro identità quotidiane, ma il loro è un legame che non può sopravvivere proprio perché Batman e Catwoman (o Bruce e Selina) sono incapaci di scindere le loro due nature e riappropriarsi della loro umanità: al ballo in maschera, infatti, sono tutti travestiti tranne Selina e Bruce, il che significa che Catwoman e Batman sono le loro vere personalità.


Sproloquio psicologico a parte, Batman Returns è sicuramente più di un semplice "cinecomic". La visione Burtoniana e il bellissimo score di Danny Elfman lo rendono uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie e le sequenze o le singole immagini memorabili sono tante. Personalmente, ho amato le scene iniziali con i vigliacchi genitori del Pinguino, prima nella loro sontuosa dimora e poi mentre corrono sotto la neve nel parco, per gettare la carrozzina giù dal ponte; i vagoncini a forma di paperella che trasportano il Pinguino e i suoi splendidi ombrelli multiuso; l'improvviso e brutale assalto della banda del Circo e l'uso finale dei poveri pinguini come arma impropria; il commovente (sì, mi sono commossa...) corteo funebre dei pinguini alla fine. Ce ne sarebbero mille altre ma non voglio togliere la sorpresa a chi non avesse mai visto il film, quindi mi limiterò a spendere ancora due parole sugli attori. Michael Keaton è molto ironico e simpatico nei panni di Batman, ma scompare come Christopher Walken davanti all'incredibile bravura di Danny De Vito e Michelle Pfeiffer. De Vito riesce ad essere inquietantissimo al di là del trucco eccelso che lo nasconde, il suo Pinguino è contemporaneamente patetico e crudelissimo, ironico e spaventoso, affettuoso e porco (sì, anche porco, e sono scene semplicemente esilaranti). Quanto a Michelle Pfeiffer, è una dea e non si discute. Halle Berry ed Anne Hathaway non sono state e non saranno mai degne neppure di baciare la punta dei suoi stivali con i tacchi a spillo: è vero, la splendida tuta indossata da Catwoman credo sia il miglior costume mai creato per un cinecomic, sicuramente il più sexy, ma lo sguardo, i movimenti e la voce della Pfeiffer sono suoi e sono le uniche cose in grado di consacrare a memoria sempiterna il personaggio che incarna (e il solo pensiero che la parte era stata scritta per la pur brava Annette Bening mi mette i brividi). Se vi piace Batman, se non sapete cosa fare nell'attesa che esca Il Cavaliere oscuro - Il ritorno, se non avete mai visto la versione di Burton, recuperate il primo film e continuate la visione con questo, non ve ne pentirete!


Di Tim Burton, Michael Keaton (Bruce Wayne/Batman), Michelle Pfeiffer (Selina Kay/Catwoman), Danny De Vito (Oswald Cobblepot / Pinguino), Christopher Walken (Max Shreck), Vincent Schiavelli (il suonatore d’organetto del circo) ho già parlato nei rispettivi link.

Michael Gough interpreta il maggiordomo Alfred. Originario della Malesia, lo ricordo per film come La mia Africa, Caravaggio, Il serpente e l’arcobaleno, Batman, il meraviglioso L’età dell’innocenza, gli orrendi Batman Forever e Batman & Robin e infine Il mistero di Sleepy Hollow. Inoltre, ha doppiato personaggi de La sposa cadavere ed Alice in Wonderland. E’ morto nel 2011, all’età di 94 anni.


Michael Murphy interpreta il sindaco. Americano, ha partecipato a film come Nashville, Manhattan, Magnolia e X – Men - conflitto finale, oltre a serie come MASH. Ha 73 anni.


Andrew Bryniarski interpreta il figlio di Max, Chip. Americano, ha interpretato l’icona horror Leatherface negli ultimi due remake a lui dedicati, Non aprite quella porta e Non aprite quella porta – l’inizio. Tra gli altri film a cui ha partecipato ricordo Hudson Hawk il mago del furto, Street Fighter – Sfida finale, Scooby-doo e il deludente Curse – La maledizione. Anche produttore, ha 42 anni e un film in uscita.


Pat Hingle (vero nome Martin Patterson Hingle) interpreta il commissario Gordon. Americano, ha partecipato a film come lo storico Brivido, Batman, Pronti a morire, Batman Forever, lo Shining di Stephen King, Batman & Robin e Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby; inoltre ha prestato la voce per il film Alla ricerca della valle incantata e partecipato a serie come Alfred Hitchcock Presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, L’uomo da sei milioni di dollari, MASH, Magnum P.I., La signora in giallo, L’ispettore Tibbs e Dawson’s Creek. Anche produttore, è morto di cancro nel 2009, all’età di 84 anni.


Il film ha avuto due nomination all'Oscar, per effetti speciali e trucco; purtroppo per Batman Returns quello era anche l'anno di La morte ti fa bella e di Dracula di Bram Stocker, che lo hanno giustamente surclassato. Mentre per il ruolo di Catwoman si era pensato ad Annette Bening e anche, brevemente, a Madonna, Geena Davis, Brooke Shields o Lena Olin, per quello del Pinguino erano stati fatti i nomi di Christopher Lloyd, Marlon Brando, John Candy, Dustin Hoffman e Bob Hoskins (li avrei voluti vedere tutti, giuro!!!). Parecchi anche i rimaneggiamenti dello script, che prevedeva inizialmente l'assenza di Catwoman nel finale, l'introduzione di Robin e la presenza di Harvey Dent al posto di Max Shreck, con conseguente nascita di Due Facce alla fine del film. Se il film vi fosse piaciuto, vi RIconsiglio di evitare i seguiti e di immergervi nell'atmosfera dark de Il Corvo, altro splendido film dell'epoca.

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