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sabato 20 luglio 2019

Luna... E oltre l'infinito: Europa Report (2013)


Cinquant'anni fa l'uomo metteva piede sulla Luna. Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità, come si suol dire. Kris Kelvin del blog Solaris ha quindi proposto a noi blogger uniti di celebrare questo importantissimo anniversario con una giornata dedicata a quei film che parlano della conquista dello spazio, con tutto ciò che ne consegue. Io ho scelto così Europa Report, diretto nel 2013 dal regista Sebastián Cordero.


Trama: un gruppo di astronauti viene mandato ad esplorare una delle lune di Giove, Europa. L'emozione è tanta, sia a terra che sull'astronave, tuttavia presto le comunicazioni si interrompono a causa di inquietanti e pericolosi eventi...



Ero un po' terrorizzata all'idea di affrontare Europa Report, non tanto per la storia (sapete quanto la fantascienza mi tenga a distanza...) quanto per lo stile di regia con cui Sebastián Cordero ha scelto di raccontarla, l'odiato e stra-abusato found footage. Al primo accenno di ripresa da una telecamera interna dell'astronave ammetto di aver cominciato a sbuffare come un mantice ma fortunatamente, almeno in questo caso, la "tecnica" del found footage è perfettamente funzionale e concorre a riportare allo spettatore una sensazione di totale isolamento, di completa lontananza. Europa Report è infatti un gigantesco flashback attraverso il quale ripercorriamo la parziale disfatta di una spedizione incaricata di raccogliere dati dal suolo di Europa, una delle lune di Giove; fin dall'inizio del film sappiamo che la spedizione è andata malissimo, ce lo confermano le parole dolenti di una dei responsabili rimasti a terra, la quale si fa carico di presentarci la tragica documentazione pervenuta alla NASA come se Europa Report fosse una sorta di documento ufficiale o un documentario da diffondere al grande pubblico. Sotto i nostri occhi scorrono i primi, esaltanti momenti di familiarizzazione con gli strumenti di bordo e con i mezzi di comunicazione, quella gioia mista a terrore derivante dalla consapevolezza di essere i primi a tentare una missione così ardita, che porterebbe ad arrivare "là dove nessuno è mai stato prima", eppure c'è sempre quella spada di Damocle appesa sulla testa dei protagonisti, la consapevolezza che quella gioia sarà effimera. Attraverso piccoli incidenti, malfunzionamenti e difficoltà sempre più grandi e preoccupanti, l'atmosfera del film cambia e all'esaltazione subentra una disperazione serpeggiante, soprattutto dal momento in cui le comunicazioni con la Terra vengono interrotte e i nostri si ritrovano alla deriva nello spazio, senza possibilità di chiedere eventualmente soccorso ma anche, soprattutto, senza la possibilità di divulgare le importanti scoperte fatte nonostante tutte le difficoltà.


Questo è l'aspetto di Europa Report che più ho trovato interessante. L'obiettivo del film, che pur regala momenti di tensione e talvolta di puro terrore, non è scioccare lo spettatore con la scoperta di inquietanti forme di vita su Europa, quanto piuttosto mostrare la tenacia, al limite della follia, di un gruppo di astronauti che sono partiti per una missione e intendono portarla a termine, anche a costo di sacrificare le proprie vite, perché altrimenti anche la morte diventerebbe vana. I protagonisti di Europa Report sono dei "martiri" dello spazio, personaggi imperfetti ma integerrimi che perseguono la conoscenza e la sua diffusione fino all'ultimo respiro, ecco perché penso che un film come questo, al di là del genere, sia particolarmente adatto al discorso che intendeva portare avanti Kris. La conquista dello spazio, fino ad oggi, non ha portato alla luce i mostri della tradizione dell'horror sci-fi, tuttavia non so quanti astronauti, nemmeno dopo cinquant'anni dalla prima passeggiata sulla Luna, partano a cuor leggero e con l'assoluta certezza di tornare indietro, eppure si impegnano lo stesso nelle loro missioni, spinti dal profondo desiderio di far progredire ulteriormente l'umanità e la scienza. Al fascino innegabile delle profondità siderali si accompagna il terrore per un ambiente ostile, che rischia di uccidere una persona a causa di un piccolissimo buco su una tuta e dove non è tollerato il minimo errore umano, tanto che persino attività quotidiane come mangiare e stare in compagnia diventano dei lussi, una parentesi dal terrore necessaria per non impazzire. L'impressione di "familiarità" viene data dal cast molto affiatato, composto da volti noti e meno noti, la sceneggiatura (a differenza di quella di moltissimi found footage) è curata quanto basta per imbastire una storia e non solo un insieme di riprese o microepisodi montati alla bell'e meglio, tanto che ad ogni morte, ad ogni fallimento, ci si dispiace come se avessimo seguito la vicenda per mesi, non solo per l'ora e mezza messaci a disposizione. Avrete capito che non mi aspettavo nulla da Europa Report, invece l'ho apprezzato parecchio quindi mi sento di consigliarvelo e non solo per celebrare i cinquant'anni dello sbarco sulla luna!


Di Sharlto Copley (James Corrigan), Michael Nyqvist (Andrei Blok), Embeth Davidtz (Dr. Unger) e  Dan Fogler (Dr. Sokolov) ho parlato ai rispettivi link.

Sebastián Cordero è il regista della pellicola. Ecuadoregno, ha diretto film come Ratas, ratones, rateros e Crónicas. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 47 anni.


Daniel Wu interpreta William Xu. Americano, ha partecipato a film come Il giro del mondo in 80 giorni, L'uomo con i pugni di ferro e Tomb Raider. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 45 anni e un film in uscita.


Christian Camargo interpreta Daniel Luxembourg. Americano, ha partecipato a film come The Hurt Locker,  The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1 e Parte 2 e a serie quali Senza traccia, CSI - Scena del crimine, Ghost Whisperer, Numb3rs, Medium, Dexter, House of Cards e Penny Dreadful . Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.


Karolina Wydra interpreta Katya Petrovna. Polacca, ha partecipato a film come Be Kind Rewind, Crazy, Stupid, Love. e a serie quali Dr. House, True Blood, Twin Peaks: Il ritorno e Agents of S.H.I.E.L.D.. Ha 38 anni.


Anamaria Marinca interpreta Rosa Dasque. Romena, ha partecipato a film come Perfect Sense, Fury, Ghost in the Shell e a serie quali Doctor Who. Ha 41 anni e un film in uscita.


Ecco gli altri film che troverete nella rassegna:

Stories  (Uomini veri)
Deliria (Moon)
La Bara Volante (Capricorn One)
La Fabbrica dei Sogni (Mission to Mars)

Il Bollalmanacco di Cinema (Europa Report)

The Obsidian Mirror (Preludio allo spazio)
Non c'è paragone (Sunshine)
Director's cult - Moon
Il Zinefilo (Stazione Luna)
Non quel Marlowe (Il finto sbarco lunare)
Fumetti Etruschi (Comunisti sulla Luna)
Gli Archivi di Uruk (Primi sulla Luna!)
30 anni di Aliens (La Luna nell'universo alieno)
Il CitaScacchi (Scacchi verso la Luna)
IPMP: Locandine italiane d'annata (Stazione Luna)
SOLARIS (Contact)

martedì 27 gennaio 2015

John Wick (2014)

Sì, lo sappiamo ormai tutti che gennaio è il periodo in cui si fanno i compiti pre-Oscar. Ma vorremmo dimenticarci della tamarreide? Giammai! In soccorso ai miei occhi ormai sopraffatti da seriosi biopic ecco arrivare John Wick, diretto nel 2014 dai registi Chad Stahelski e David Leitch.


Trama: John Wick è un superkiller ritiratosi per amore della moglie. Quando la donna muore per una malattia il poveraccio si vede recapitare il suo ultimo regalo, un cagnolino, accompagnato da un biglietto in cui gli viene chiesto di non dimenticare come si ama. John si profonde in cure per l'animaletto ma il figlio di un boss un giorno decide di rubargli la macchina e ammazzargli il cane, scatenando così il killer sopito...


Scendi il cane che lo sparo. Così potrebbe venir sintetizzato John Wick, adrenalinico sparatutto/picchiaduro dove un Keanu Reeves praticamente invincibile ed inarrestabile fa fuori mezzo sottobosco criminale per vendicare un cagnolino, "l'unico essere ad avergli dato la speranza che non avrebbe più vissuto in solitudine. E invece voi me l'avete ammazzato" (cit. a braccio). Il film di Stahelski e Leitch (due stuntman, non a caso) è un sereno, invidiabile ritorno all'ignorantissimo ed esagerato action anni '80 dove non importano tanto le motivazioni che spingono i protagonisti all'azione, quanto piuttosto il body count e i modi più o meno fantasiosi con cui vengono puniti i malvagi, possibilmente stranieri e cattivissimi. John Wick combatte, solitario o quasi, uno stuolo di anonimi sgherri russi per arrivare al figlio del boss Viggo (il non carpatico, ahimé), strisciando silenzioso e sanguinolento nel sottobosco criminale di una New York da videogioco dove, diciamolo, sono molto più interessanti i luoghi nascosti, i riti segreti degli assassini e le loro facce che la storia del protagonista in sé; John è conosciuto da tutti, paga in sesterzi d'oro per avere servizi di lavanderia o medicali a cinque stelle, entra in alberghi dove vigono terribili regole non scritte e viene seguito da angeli dall'aspetto demoniaco e dalla mira infallibile che meriterebbero molto più del poco tempo che viene loro concesso. L'uomo nero, o Baba Yaga se preferite, non batte ciglio e non spreca nemmeno una battutina ironica ma continua, implacabile, il suo regolarissimo cammino di vendetta, scrollandosi di dosso pallottole e tentativi di omicidio come farebbe un'anatra con l'acqua, lasciando lo spettatore preda dell'applauso compulsivo, ad omaggiare cotanto sanguinoso aplomb (e anche a chiedersi perché mai il buon Viggo a inizio film venga rappresentato come un criminale ragionevole mentre alla fine diventa una povera macchietta. Ma non stiamo a sottilizzare.)


Keanu Reeves a cinquant'anni è ancora un figo, c'è poco da fare, e ha trovato la sua dimensione, quella di silenziosa macchina per uccidere che, a differenza dei massicci e ormai artritici Stallone e Schwarzenegger (con tutto il rispetto e l'amore di questo mondo, eh. Vi voglio bene come a due nonni!) può ancora permettersi il lusso di profondersi in fulminee mosse di judo per accompagnare le inevitabili sparatorie ed esplosioni. Il cast di supporto è altrettanto valido, soprattutto i caratteristi che, come accennavo sopra, sono quasi più interessanti del personaggio titolare: Willem Dafoe è ambiguo come giustamente gli si confà e Ian McShane è un elegantissimo e luciferino gentiluomo, entrambi si muovono come se fossero nati per quei ruoli. Nyqvist per un po' sta al gioco e apporta anche una certa dignità al banale personaggio di boss russo in cui è costretto ma poi sbraga e gigioneggia in quel modo esagerato che può venir concesso solo a Christoph Waltz quando è in buona, mentre Leguizamo, poverino, ormai non si può nemmeno più definire comparsa di lusso, visto che compare e scompare quasi senza che lo spettatore se ne accorga. A completare l'operazione tamarreide (nobilitata, va detto, da ironici tocchi di classe quasi britannica che vengono racchiusi quasi interamente all'interno dell'Hotel Continental) ci pensa una colonna sonora "cattivissima" in cui spicca il redivivo Reverendo Manson e che esplode nelle cafonissime sequenze ambientate "in da club", dove i reparti luci, stuntman, armi e montaggio danno decisamente il bianco, annichilendo lo spettatore e lasciandolo basito sulla poltrona, felice come un bambino che fa saltare in aria dei soldatini. Quindi, che diamine aspettate ad andare a vedere questo goduriosissimo John Wick? Che tornino gli anni '80 a tirarvi dei coppini sulla nuca?


Di Keanu Reeves (John Wick), Michael Nyqvist (Viggo Tarasov), Willem Dafoe (Marcus), John Leguizamo (Aureilo) e Ian McShane (Winston) ho già parlato ai rispettivi link.

Chad Stahelski (vero nome Charles F. Stahelski) è il regista della pellicola (aiutato da un David Leitch non accreditato per motivi sindacali e riportato come produttore). Americano, soprattutto stuntman, assistente alla regia, attore e produttore, ha 47 anni ed è al suo primo e finora unico film.

Stessa espressione mia alla fine di John Wick! :D
Alfie Allen, che interpreta Iosef Tarasov, ha partecipato coi capelli castani alla serie Il trono di spade nei panni di Theon Greyjoy mentre Lance Reddick, ovvero il receptionist dell'hotel, è stato un favoloso Papa Legba nella terza serie di American Horror Story. Non accreditato, da qualche parte, dovrebbe esserci anche quel figone di Jason Isaacs, riportato su parecchi siti come "David" ma a me non è parso di averlo visto quindi temo che il suo personaggio sia stato in qualche modo tagliato in fase di montaggio. Detto questo, se John Wick vi fosse piaciuto recuperate Payback - La rivincita di Porter, The Equalizer e, salendo di qualità allontanandoci dalla tamarreide, Kill Bill, Oldboy e I Saw the Devil. ENJOY!

mercoledì 15 gennaio 2014

Disconnect (2012)

Qualche sera fa sono riuscita a recuperare Disconnect, diretto dal regista Henry Alex Rubin nel 2012 e uscito proprio in questi giorni nelle sale italiane.


Trama: il film è incentrato su tre storie, vagamente intrecciate tra loro. Una racconta lo scherzo crudele di due ragazzini ai danni di un loro coetaneo, l’altra mostra una coppia in crisi che deve fare i conti con il furto di tutti i loro dati bancari e infine l’ultima parla dello squallido mondo delle chat erotiche.


Arrivata al punto clou di Disconnect, focalizzato da un ralenti in cui TUTTO va, letteralmente, nel peggiore dei modi possibili, mi chiedevo in lacrime perché diamine i protagonisti della pellicola non avessero semplicemente PARLATO tra loro prima di arrivare a questi estremi. Soffiandomi il naso e continuando a singhiozzare come se non avessi un domani mi sono detta “Eh, è proprio questo il punto”. Come avrete capito, Disconnect è un film angosciante e bastardo. Lo è in primis perché scava nelle magagne della nostra società, in quei bozzoli di solitudine autoimposta che siamo arrivati a crearci tutti (ovviamente a livelli diversi), nell’incapacità ormai cronica di comunicare con amici e famiglia, preferendo confidare tutti i nostri problemi ad una rete di sconosciuti, nel bruciante desiderio di ottenere la fama o una vita facile a tutti i costi, nella cieca fiducia con cui abbocchiamo come pesci tonni ad ogni inganno di Internet, usandolo senza conoscerne i rischi. Non è un film perfetto e anzi, come ho accennato, è anche un po' infingardo perché utilizza troppi mezzucci per entrare nel cervello di chi ha la lacrima facile come la sottoscritta (soprattutto durante le storie dedicate alla coppietta o al ragazzino) ma lascia comunque spazio ad interessanti considerazioni anche all'interno degli episodi più banali.


La vicenda più interessante e "spiazzante" è sicuramente quella ambientata nel mondo delle chat erotiche perché racconta in maniera particolare il rapporto di apparente fiducia che si viene a creare tra una giornalista senza scrupoli e un ragazzo preso nelle maglie di un'organizzazione che sfrutta i giovani per spillare soldi ai pornomani sparsi in tutto il mondo. E' spiazzante perché è l'unica delle tre vicende a non offrire una facile soluzione né un lieto fine, per quanto triste, e nemmeno un'interpretazione univoca dei protagonisti, difficili da classificare come "buoni" o "cattivi" in quanto le loro scelte sono contemporaneamente tutte discutibili e accettabili (la giornalista è presa tra le smanie di successo e il sincero desiderio di aiutare Kyle, il ragazzo sarebbe pronto a rinunciare al proprio "lavoro" se avesse la certezza di un futuro, in caso contrario lascerebbe che il suo cyberpappone continuasse ad attirare nella rete altri minorenni disperati). Le altre due storie sono più toccanti, come ho detto, ma anche più banali e facili da processare e popolate, purtroppo, da personaggi che andrebbero presi a ceffoni dal mattino alla sera. Tra le due, ho comunque preferito la storia che ha per tema il cyberbullismo perché a tratti riesce a mostrare non solo l'ovvia solitudine della vittima e la stoltezza di familiari e compagni di classe ma anche il profondo disagio di almeno uno dei carnefici, che paradossalmente impara a conoscere il bersaglio del suo disgusto e a provare empatia proprio attraverso lo scherzo, cosa che rende il tutto ancora più tragico. Da applausi, inoltre, l'impietosa rappresentazione del vuoto che imperversa nelle menti degli adolescenti americani (e non solo americani ahimé), incarnato in uno sputo in piena faccia idealmente rivolto a tutti gli esponenti della generazione Bling Ring.


Per quanto riguarda la realizzazione, ho trovato geniale l'idea di lasciare priva di colonna sonora buona parte del film, cosa in grado di enfatizzare il senso di solitudine emanato dai personaggi e dalle situazioni presenti nella pellicola molto più della presenza degli stralci di chat riportati in tempo reale sullo schermo; inutile dire, però, che ho amato alla follia anche il tema portante On the Nature of Daylight di Max Richter, responsabile del 90% delle mie lacrime e semplicemente struggente. Tra gli attori, spiccano un Jason Bateman stranamente serio e intenso, l'ambigua Andrea Riseborough e il bravo Max Thieriot che, tolti (letteralmente o quasi) i panni del fratello di Norman Bates, dimostra di saperci fare anche con ruoli un po' più "importanti". In sostanza, Disconnect soffre qua e là di un lieve eccesso di moralismo e melodrammaticità ma è un film che mi è piaciuto molto e che forse avrebbe meritato di uscire in un periodo dell'anno in cui le nostre sale non fossero già invase dai meravigliosi pezzi grossi in odore di Oscar. Secondo me vale la pena recuperarlo, magari con un occhio di riguardo verso il proprio stato d'animo: se siete già depressi o avete avuto una giornata difficile esistono delle ottime commedie, affrontare Disconnect non è proprio il caso!


Di Jason Bateman (Rich Boyd), Hope Davis (Lydia Boyd), Michael Nyqvist (Stephen Schumacher) e Paula Patton (Cindy Hull) ho già parlato ai rispettivi link.

Henry Alex Rubin è il regista della pellicola. Americano, prima di Disconnect ha diretto due documentari, Who is Henry Jaglom? e Murderball. E’ stato anche attore, sceneggiatore e produttore.


Frank Grillo (vero nome Frank Anthony Grillo) interpreta Mike Dixon. Americano, ha partecipato a film come Minority Report, Mother’s Day, My Soul to Take – Il cacciatore di anime, Zero Dark Thirty, Gangster Squad e a serie come Sentieri, The Shield, Prison Break, CSI – Scena del crimine, Senza traccia e CSI: NY. Ha 50 anni e quattro film in uscita tra cui Capitan America: The Winter Soldier, Demonic e The Purge 2.


Andrea Riseborough interpreta Nina Dunham. Inglese, ha partecipato a film come Non lasciarmi, W.E. - Edward e Wallis e Oblivion. Ha 32 anni e quattro film in uscita.


Alexander Skarsgård (vero nome Alexander Johan Hjalmar Skarsgård) interpreta Derek Hull. Svedese, ha partecipato a film come Zoolander, Melancholia, Straw Dogs, Battleship e a serie come True Blood. Anche regista e sceneggiatore, ha 37 anni e tre film in uscita tra cui The Giver.


Max Thieriot (vero nome Maximillion Drake Thieriot) interpreta Kyle. Americano, lo ricordo per il ruolo di Dylan nella serie Bates Motel, inoltre ha partecipato a film come My Soul to Take – Il cacciatore di anime e Hates - House at the End of the Street. Ha 25 anni.

Il giovane Colin Ford, che interpreta l'odioso Jason, ha partecipato all'orrendo Under the Dome nei panni (più positivi) di Joe McAlister, mentre Haley Ramm, che interpreta la sorella di Ben, è stata una giovanissima Jean Grey in X-Men - Conflitto finale. Se Disconnect vi è piaciuto, potreste recuperare anche Crash: Contatto fisico e due film diretti da due ex star di Friends: Talhotblond di Courteney Cox e Trust, diretto da David Schwimmer. Nonostante non li abbia mai visti, dovrebbero trattare temi molto simili; fatemi sapere se sono validi, in caso contrario li toglierò dai consigli! ENJOY!

mercoledì 1 settembre 2010

Uomini che odiano le donne (2009)

Siccome sto leggendo, con somma soddisfazione, La ragazza che giocava col fuoco, ovvero il secondo capitolo della trilogia Millenium scritta dallo svedese Stieg Larsson, ieri sera ho provato a vedere Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor), tratto dal primo libro e diretto nel 2009 dal regista Niels Arden Oplev.

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La trama: Mikael Blomkvist, giornalista della rivista indipendente Millenium, viene condannato per diffamazione dopo aver pubblicato un articolo su un magnate dell’industria. Nonostante ciò il capo del gruppo Vanger lo contatta per dipanare un mistero vecchio di 40 anni: scoprire chi ha ucciso la nipote Harriet. In questo ingrato compito Mikael viene inaspettatamente aiutato da una dotatissima hacker dal passato oscuro e dal presente assai turbolento: Lisbeth Salander.

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Credo che questa sarà la recensione più breve mai pubblicata sul mio blog. Il motivo di questa mia affermazione è che da parecchio tempo non vedevo un film dal taglio “classico” come Uomini che odiano le donne. Diciamo che, se avete letto il libro come me, la pellicola in questione non vi farà né caldo né freddo, perché nulla aggiunge e nulla toglie al romanzo, al quale è molto fedele. Anzi, al limite arriva a banalizzare un pochino la storia, inevitabilmente: un conto è seguire con passione le indagini di Mikael e Lisbeth immergendosi nel filo dei ragionamenti scritti su carta, un conto è vedere il prosieguo delle indagini sulla scomparsa di Harriet condensato in monotoni viaggi in macchina, scartabellamenti di documenti, qualche foto di cadavere, alcuni flashback (unico “vezzo” artistico del regista, con la loro fotografia onirica e sfocata) e poco più. Se poi si conoscono già il colpevole e il finale, è ovvio che persino la suspance va a farsi benedire.

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Al limite, un paio di cose mi hanno colpita, mentre un’altra mi ha fatto storcere il naso. Innanzitutto, lo “shock” culturale: come già per Lasciami entrare, è incredibile quanto riesca a percepire l’”estraneità” di un mondo come quello svedese. Mi è bastata un’occhiata agli interpreti (bravi, per carità) e a tutto l’insieme del film per capire che il mio cervello è proprio condizionato dal cinema nostrano e da quello americano (senza parlare di quello orientale, che è un mondo a sé!), per cui qualsiasi altra cinematografia mi risulta assai particolare, sia per l’atteggiamento degli attori, sia per la mancanza di orpelli che rendano più “patinato” l’insieme, che risulta forse un po’ freddo e statico. Seconda cosa, mi hanno colpita la rara crudezza e l’angosciante realismo delle due sequenze che vedono interagire Lisbeth e il suo laido tutore Nils Bjurman. Sarei curiosa di vedere se verranno lasciate nella loro interezza o “edulcorate” nel remake che stanno preparando in America. Per quanto riguarda la cosa che non mi è piaciuta, mi riferisco ai flashback relativi all’infanzia di Lisbeth, veri e propri spoiler del secondo episodio (che per fortuna avevo già letto) che c’entrano poco con la storia di Uomini che odiano le donne e a mio avviso confondono lo spettatore “ignaro”. In conclusione, comunque, il film merita un’occhiata perché non è male, però il libro resta sempre imprescindibile e lo supera di una buona misura, anche perché nella pellicola alcuni personaggi importanti, come la direttrice di Millenium Erika Berger, non vengono praticamente presi in considerazione o si limitano ad una brevissima comparsata.

Niels Arden Oplev è il regista della pellicola. Dell’autore danese non conosco, lo ammetto, nessun altro film. Al momento pare si stia cimentando in alcuni episodi della serie in sei parti Millenium, tratta dai libri di Larsson. Ha 49 anni.

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Michael Nyqvist interpreta Mikael “Kalle” Blomkvist. Svedese, anche nel caso di questo attore gli unici film che conosco (pur non avendoli ancora visti) sono i due seguiti di Uomini che odiano le donne, ovvero La ragazza che giocava col fuoco e La regina dei castelli di carta. Ha partecipato anche lui, ovviamente, alla serie Millenium. Ha 50 anni e due film in uscita.

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Noomi Rapace interpreta Lisbeth Salander. Per quanto riguarda la sua filmografia, gli unici film e telefilm che conosco sono gli stessi in cui compare anche Michael Nyqvist. Svedese, ha 31 anni e tre film in uscita.

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Un paio di curiosità: come già accennato poco sopra, oltre ai due seguiti ufficiali esiste una serie in sei parti (due per ogni libro) chiamata Millenium, i cui attori protagonisti sono gli stessi del film. Della pellicola è già in preparazione il remake USA, che dovrebbe venire diretto nientemeno che dal regista di Se7en e Fight Club, David Fincher, con Daniel Craig nei panni di Blomkvist, Rooney Mara (la Nancy del nuovo Nightmare) nel ruolo di Lisbeth, Stellan Skarsgård (uno dei fidanzati di Meryl Streep in Mamma mia!) in quello di Martin Vanger e Robin Wright (la ex moglie di Sean Penn) in quello di Erika Berger, e c’è da scommettere, vista l’attrice coinvolta, che questo personaggio nel remake non verrà snobbato come nell’originale. E detto questo, visto che dovrebbe essere coinvolto Fincher, credo proprio che questa volta attenderò il rifacimento con ottimismo.  E ora vi lascio con il trailer del film... ENJOY!!




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