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venerdì 23 dicembre 2022

Violent Night (2022)

Lo aspettavo... beh, lo aspettavo come si aspetta il Natale, ma mi ha fatto penare questo introvabile Violent Night (no, il titolo italiano non esiste), diretto dal regista Tommy Wirkola. Con l'occasione, faccio tantissimi auguri di Natale ai pochi che ancora hanno voglia di seguire questo blog azzoppato come una renna anziana! Ci sentiamo tra qualche giorno con le classifiche di fine anno! 


Trama: la notte di Natale, una facoltosa famiglia viene presa in ostaggio da un gruppo di criminali e tocca proprio a un riluttante Babbo Natale risolvere la situazione...


La settimana prossima la programmazione del blog sarà ridotta per ovvi motivi festaioli e anche perché mi dedicherò alle consuete classifiche di "chiusura" , quindi quella di Violent Night sarà l'ultima recensione del 2022 e, vi avviso, non sarà oggettiva. Rilassata come non mai, felice come una bambina che per la prima volta in vita sua vede un film di Tommy Wirkola in sala e, soprattutto, consapevole di stare per guardare un'epica pu**anata graziata dalla presenza di quel gran figo di David Harbour, non avete idea di quanto mi sia goduta Violent Night alla faccia di tutte le (giuste, per carità, ma qui non ci sarà spazio per il disfattismo) critiche piovute sul film. Anche perché, siamo onesti, chi è andato al cinema per aspettarsi qualcosa di non derivativo o arguto partiva svantaggiato in partenza, ché qui gli sceneggiatori non vanno tanto per il sottile e confezionano il più classico, trito dei film natalizi con tanto di morale e messaggio consolatorio annesso, passando però attraverso il cinismo bolso e ubriacone di un Babbo Natale ex guerriero vichingo costretto a salvare i membri della peggiore delle famiglie (le cui personalità sono state scritte sul retro di uno scontrino) da un commando di delinquenti assortiti (le cui personalità sono state scritte sul retro di un biglietto della metro). I "sentimenti" positivi sono cheap quanto quelli negativi, tanto che non c'è nemmeno il tempo di commuoversi come accadeva davanti ai dialoghi tra uno spaventato Bruce Willis e l'amico a distanza Reginald VelJohnson in Trappola di cristallo (nume tutelare, assieme a 58 minuti per morire, dell'intera operazione) e persino le tenere bambine in difficoltà sono delle iene di rara perfidia, nonostante il loro nome figuri nell'elenco dei buoni. La particolarità di Violent Night è dunque quella di non essere particolare affatto, eppure i realizzatori sono riusciti a dosare ogni singolo cliché e omaggio in modo che il risultato finale fosse divertente, dissacrante e, soprattutto, interessante dall'inizio alla fine.


L'aspetto più gradevole di Violent Night, per quanto mi riguarda, è stato proprio quello di "stravolgere" le tradizioni dei classici film di Natale e di estremizzare quelli che lo sono diventati col tempo (vedi la parentesi "realistica" su Mamma ho perso l'aereo) tingendoli delle pennellate sanguinolente del "solito" Tommy Wirkola, colui che della tamarreide ha fatto un'arte al punto da rendere piacevole anche roba come Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe; se, alla fine di quella trashata piaciuta solo a me e ad altre tre persone, mi ero augurata di vedere presto un seguito, il medesimo pensiero ha fatto capolino anche alla fine di Violent Night, perché io amerei molto godermi di nuovo il Babbo Natale di David Harbour e conoscere anche i suoi elfi e la Signora Natale (!). Ciò detto, rimanendo in tema David Harbour, lo sceriffo Hopper non potrà MAI scalzare l'adorato Bruno dal mio podio personale di figoni del cinema action, ma non posso nemmeno negare che un pezzetto del mio cuore sia già suo da tempi non sospetti, e vedere il suo corpicione (cit) ignudo coperto di tatuaggi mi ha fatto fare la stessa esclamazione eccitata di Amy in The Big Bang Theory; David ha il phisique du role perfetto per interpretare un Babbo Natale ubriaco e sfatto, ma è anche pregevolissimo come riluttante eroe "di menare", soprattutto quando viene armato con dolorosissimi oggetti contundenti. Voto dieci anche a Leguizamo, che finalmente è riuscito a riprendersi il ruolo di malvagio natalizio che gli spettava già dal 1990 e che, circondato da un codazzo di henchmen uno più esilarante dell'altro, migliora ulteriormente la qualità dell'operazione. Personalmente, ritengo che il periodo festivo non potesse cominciare meglio e non vedo l'ora di riguardare Violent Night fino a farlo diventare uno dei miei classici natalizii! 


Del regista Tommy Wirkola ho già parlato QUI. David Harbour (Babbo Natale), John Leguizamo (Scrooge), Beverly D'Angelo (Gertrude), Cam Gigandet (Morgan Steel), Brendan Fletcher (Krampus) li trovate invece ai rispettivi link.


André Eriksen, che interpreta Gingerbread, aveva già lavorato con Wirkola in The Trip. Ciò detto, se Violent Night vi fosse piaciuto recuperate Trappola di cristallo e Babbo bastardo. ENJOY!



martedì 29 novembre 2022

The Menu (2022)

Spuntato un po' a sorpresa qualche mese fa nelle anteprime, è miracolosamente arrivato anche a Savona The Menu, diretto dal regista Mark Mylod.


Trama: un gruppo di persone selezionate si ritrova nel ristorante dello Chef Slovik per degustare quella che si preannuncia una raffinatissima cena da gourmet, almeno finché non cominciano a succedere cose strane...


Negli ultimi anni, scellerati palinsesti televisivi hanno trasformato quelli che una volta erano normali mestieranti, magari più fantasiosi o bravi di altri, in mega star pronte a far spendere centinaia di euro all'incauto consumatore, il quale magari non capisce una ralla dell'"arte" in questione. No, non sto parlando di pittori o scultori, ma di cuochi, pasticceri o simili, anzi, scusate, dovrei dire chef. Ormai chiunque è costretto a capirsene di cucina (anzi, scusate, food) e a guardare con indulgenza questi figuri aprire locali su locali che, di base, propinano ciò che io mangerei come merendina spacciandolo come primo/secondo annegato in un mare di salsine dubbie e cazzabubbole assortite, dentro un piatto grande come uno scudo, per poi chiedere l'equivalente di un rene al grido di "Eh, ma non devi guardare quanto mangi, bensì all'ESPERIENZA in sé". Io, che nasco bestia e animale brutto morirò, preferisco andare nella taverna rustica o nella pizzeria banale ma buona piuttosto che gettare soldi in queste scempiaggini ma, de gustibus, ognuno fa come crede o come impongono le mode, e mi è parso che fosse quest'ultima motivazione la base di partenza di The Menu, commedia nera tinta di horror ambientata, appunto, all'interno di un ristorante esclusivissimo. All'interno di The Menu i "casi umani" sono ben riconoscibili, anche se non troppo caricati, e ce n'è per tutti i gusti, perché il film non indulge in un banale scontro "ricchi contro poveri"; autocelebrazione che sconfina in un completo distacco dalla realtà, esperienze mordi e fuggi fatte giusto perché "si può", mancanza totale di empatia, esistenze consacrate al nulla, vuota ostentazione, sono solo alcuni degli orrori serviti sul piatto preparato da Mark Mylod, che mescola sapientemente momenti grotteschi al limite dell'esilarante, aspetti thriller e un pizzico di horror, il tutto filtrato da un'estetica accattivante e, sì, molto gustosa. 


C'è da divertirsi parecchio a scoprire ogni singola portata del menu, partendo da quelle più eccentriche ma "normali" per arrivare a quelle maggiormente perplimenti e pericolose, e seguire il percorso filosofico/culinario del luciferino Chef Slovik (condannato a destreggiarsi tra piaggiatori e maleducati arricchiti) viene reso ancora più interessante dalla presenza di un punto di vista esterno ma vicino a quello dello spettatore, il quale si ritrova a condividere gli stati d'animo della giovane Margo, commensale suo malgrado. Quest'ultima è una delle punte di diamante di un cast eccellente. Come ho già scritto in passato, Anya-Taylor Joy non sbaglia un film e, anche quando lo sbaglia (penso al recente Amsterdam ma anche New Mutants), riesce comunque rendere tridimensionale e interessante il suo personaggio; la Margo di The Menu non fa eccezione ed è degno complemento del favoloso Ralph Fiennes, impegnato nell'interpretazione sul filo della follia di un uomo ormai privo di uno scopo nella vita, eppure ancora colmo di dignità e desiderio di rivalsa verso chi non l'ha mai capito. Anche il resto del cast è molto interessante, in primis il fastidioso (ma adorabile) Nicholas Hoult e John Leguizamo, quest'ultimo ormai abbonato al ruolo di caratterista di lusso e sempre dotato di una forte presenza scenica, ma non bisogna dimenticare la freddissima cortesia di Hong Chau, i cui modi compiti all'interno del caos fungono da perfetto esempio delle assurdità grottesche di cui The Menu è costellato. Sarò anche bestia per quanto riguarda il cibo e non posso consigliarvi ristoranti stellati in cui andare a mangiare, ma se volete un film appetitoso e ottimo per passare una serata al cinema, fidatevi della cVitica Bolla e correte in sala prima che questa primizia venga relegata agli sciapi palati dello streaming!


Di Ralph Fiennes (Chef Slovik), Anya Taylor-Joy (Margo), Nicholas Hoult (Tyler), Janet McTeer (Lillian) e John Leguizamo (Stella del cinema) ho già parlato ai rispettivi link.  

Mark Mylod è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Ali G Indahouse ed episodi di serie come C'era una volta e Il trono di spade. Anche produttore, ha 57 anni.


Emma Stone era stata scelta per il ruolo di Margo quando si pensava che il regista sarebbe stato Alexander Payne. Se The Menu vi fosse piaciuto recuperate Fresh, The Feast, Silent Night e Flux Gourmet. ENJOY!

domenica 5 dicembre 2021

Encanto (2021)

Che Natale sarebbe senza Disney (o meglio, che dicembre)? Per evitare di rispondere a questa domanda sono andata a vedere Encanto, diretto e co-sceneggiato dai registi Jared Bush, Byron Howard e Charise Castro Smith.


Trama: nella famiglia Madrigal, Mirabel è l'unica a non aver mai dato mostra di possedere un "talento" magico. Ma quando la magia minaccia di scomparire dalla famiglia, la ragazza è l'unica a mettersi alla ricerca di un modo per salvarla...


Encanto
è un altro classico Disney il cui cuore risiede nella celebrazione della diversità e nella capacità delle persone comuni di brillare come delle stelle. La protagonista, Mirabel, è infatti l'unica persona priva di poteri all'interno di una famiglia graziata da un miracolo che li protegge dal giorno in cui la matriarca, Alma, è scampata alla morte assieme ai suoi tre figli e ha fondato il paese colombiano di Encanto, protetto dalle montagne e dalla magia; ogni membro della famiglia Madrigal, raggiunta una certa età, riceve in dono un talento in grado di apportare benefici al popolo e ai suoi familiari e si guadagna una favolosa stanza tutta per sé all'interno della magione senziente dei Madrigal, ma ciò non è successo a Mirabel, che è così stata trattata per tutta la vita come una reietta e un fallimento. Da che mondo è mondo, si sa, la magia va nutrita. Soprattutto, va nutrita la fonte del potere; se la magia nasce dall'amore e dal desiderio di proteggere e tenere unita la propria famiglia, dimenticarsi di quello stesso amore confondendo un potere guadagnato con qualcosa di dovuto ed immutabile significa, ovviamente, esaurirlo nel modo peggiore e senza possibilità di ritorno. In Encanto viene quindi sottolineato più volte come tutte le abilità favolose del mondo non possono compensare l'empatia verso gli altri, la fiducia, l'amore verso chi è apparentemente più "sfortunato", il coraggio di cambiare e affrontare sfide sempre nuove, e il film condanna anche quell'aspetto della società che vorrebbe tutti perfetti, immutabili e, soprattutto, indistruttibili, ché mostrare di essere umani e fallaci è il peggiore dei peccati, subito dopo il non avere successo nella vita, ça va sans dire


Facile, certo, che il messaggio profondo di Encanto si perda un po' in mezzo alla vivacissima colonna sonora di Lin-Manuel Miranda e Germaine Franco, la quale trasforma l'ultimo film Disney in un allegro e coloratissimo musical con tanto di coreografie "importanti": l'introduzione che fa Mirabel dell'intera famiglia con, appunto, la Famiglia Madrigal è a dir poco geniale ma preparatevi alla delizia di (ri)vedere Hercules e testimoniare l'esistenza di asini glitterati con la canzone che svela i sentimenti della forzuta Luisa e a sculettare senza ritegno con la carinissima We don't Talk About Bruno (povero Bruno), a mio avviso le punte di diamante della colonna sonora. Meno incisive, perché più legate a una tradizione disneyana di fanciulle in pena, ma comunque importanti, sono What Else I Can Do? (mi perdonino i realizzatori ma molti elementi di questo numero musicale ricordavano troppo il momento Let it Go di Frozen per non fare arricciare il naso) e Waiting on a Miracle, ma la voglia di ballare e di essere rapito dalla musica rischia di non abbandonare lo spettatore neppure durante i titoli di coda. Quanto alle animazioni, Encanto è davvero incantevole, soprattutto per quanto riguarda i già citati colori, la fantasia con cui è stata realizzata "Casita" e tutte le meravigliose stanze che i membri della famiglia Madrigal ci consentono di vedere (vivere in una qualsiasi di esse sarebbe meraviglioso!), e anche il character design dei vari personaggi è delizioso; un plauso, inoltre, per aver inserito a tradimento una delle scene di morte, per quanto fuori dall'inquadratura, più realistiche e drammatiche della storia Disney recente. Ho avuto il magone, ma ovviamente mai come davanti al corto che precede Encanto, Fuori dal bosco, che in 5 minuti racconta una parabola del rapporto tra genitori e figli e di come si possa diventare persone migliori anche a fronte di modelli non proprio positivi, in maniera esemplare. Anche per questo, vi direi di non perdere Encanto; non sarà un capolavoro come altri classici della malvagia Casa del Topo, ma è sicuramente una visione gradevolissima!


Del regista e co-sceneggiatore Byron Howard ho parlato QUI. John Leguizamo (voce originale di Bruno) e Alan Tudyk (Tucano) li trovate invece ai rispettivi link.

Jared Bush è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha co-diretto anche Zootropolis. Anche produttore e doppiatore, ha 47 anni.


Charise Castro Smith
è la co-regista e co-sceneggiatrice della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americana, è anche produttrice e attrice. 


Se Encanto vi fosse piaciuto recuperate Oceania, Coco, Lilo e Stitch, Frozen e Frozen II - Il segreto di Arendelle. ENJOY!

martedì 21 marzo 2017

John Wick - Capitolo 2 (2017)

Dopo l'entusiasmo generato dal primo capitolo potevo non andare a vedere John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2), nuovamente diretto da Chad Stahelski?


Trama: finita la mattanza del primo capitolo John Wick cerca di ritirarsi a vita privata ma viene richiamato in attività dal camorrista Santino D'Antonio, deciso a scalare i vertici della criminalità mondiale...


Nel 2014 John Wick era stata una bella sorpresa, un action anni '80 tamarro al punto giusto, con un protagonista sufficientemente duro ed inespressivo e alcune finezze di fondo che facevano venire voglia di averne di più. Il di più è arrivato tre anni dopo, con un film che mostra John Wick ancora incazzato nero per la morte della moglie e dell'amato cagnussu (e basta, santo cielo!), ancora desideroso di pace e ancora circondato da gente che lo rivorrebbe in azione a tutti i costi. Stavolta la sceneggiatura, se tale la si può definire, scava maggiormente all'interno di quel mondo organizzato di assassini e criminali che era la parte più affascinante del primo capitolo: apprendiamo infatti (o forse lo dicevano già in John Wick ma chi se lo ricorda...) che il mondo è governato da una sorta di cosca criminale internazionale, un G7 del crimine tipo, un'organizzazione ancora diversa da quella che gestisce l'Hotel Continental ma ad essa strettamente legata. Questi due gruppi, ai quali bisogna aggiungerne un terzo che richiama molto i Morlock degli X-Men, evitano di pestarsi i piedi a vicenda grazie ad un ferreo codice fatto di regole che non bisognerebbe infrangere, pena la scomunica e la perdita non solo della vita ma anche e soprattutto di protezione e privilegi. In base ad una di queste regole, John Wick è costretto ad accettare di "rientrare nel giro" quando il camorrista Santino D'Antonio (nome meno banale e pizzaspaghettimandolino no?) gli chiede di ammazzare la sorella Gianna presentandogli un cosiddetto pegno, sorta di patto suggellato all'epoca in cui John voleva andare in pensione e passare la vita con l'amata moglie. Altro non aggiungerò sulla trama, ché tanto il succo è riassumibile, da qui in poi, in "John Wick spara in testa a laGGente" con pochissime varianti, tra le quali una molto interessante in cui l'intera New York si trasforma in un covo di assassini e le incursioni in un Hotel Continental che, se volete il mio parere, meriterebbe un film a parte con Ian McShane e Franco Nero come protagonisti assoluti. Rileggendo ciò che ho scritto finora mi sono resa conto di suonare poco entusiasta ma il fatto è che stavolta, nonostante la presenza di molti momenti ridicoli (la sparatoria silenziosa è esilarante, della pretestuosissima sequenza iniziale non voglio neppure parlare altrimenti scoppio a ridere), l'atmosfera generale è troppo seria e alcune scene d'azione ripetitive.


Non mi reputo un'esperta di film action zamarri o di "cinema di menare" (probabilmente se volete leggere una recensione competente di John Wick 2 dovete andare QUI), per carità, ma mi è sembrato che John Wick - Capitolo 2 riciclasse spesso e volentieri gli stessi stunt, con intere e lunghissime sequenze in cui Keanu Reeves, quando non ammazza alla prima i ventordici nemici che gli si parano davanti sbucando da ogni dove, li atterra con un paio di mosse di sottomissione rotolanti e poi li secca con un headshot ben piazzato. Questa routine si ripropone due o tre volte e sinceramente preferisco soluzioni un po' più fantasiose, che magari contemplino armi improprie particolari come una matita, un'automobile, pistole utilizzate a mo' di mattoni da lanciare, ecc. ecc. Di fatto, l'unica sequenza memorabile è quella sul finale, interamente ambientata in un labirinto di specchi e luci al neon che permette al regista di giocare un po' con prospettive e macchina da presa, oltre all'emozionante conclusione, che si svolge davanti allo splendido angelo della Bethesda Fountain in Central Park (location che grazie ad Angels in America mi smuove sempre un desiderio irrazionale di trovarmi lì in contemplazione), il resto francamente puzza un po' di già visto e gli attori non aiutano. Keanu Reeves fa John Wick e va bene, da lui mi aspetto una performance granitica, ma Riccardo Scamarcio è semplicemente imbarazzante, un blocco di tufo imbolsito, monoespressivo e autodoppiatosi con la verve di un paramecio (nulla credo rispetto al vedere quel gianduia di Luca Argentero che imita il Brad Pitt di Fight Club nell'imminente Il permesso, cercate il trailer poi ne riparliamo); non va meglio a Claudia Gerini, che ricordavo splendida e brillante e che invece mi si è riproposta col volto tumefatto da probabili ritocchi estetici nei panni di un'improbabile e moscia femme fatale, mentre perlomeno a tenere alto il buon nome del Cinema italiano ci pensa il già citato Franco Nero che, assieme a Ian McShane, interpreta l'unico personaggio davvero memorabile del film. Ribadisco: nel terzo John Wick ESIGO che il ruolo degli Hotel Continental sia preponderante perché tra assassini invulnerabili e tamarreide stavolta vince la fredda ed elegantissima burocrazia, mi spiace.


Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUI. Keanu Reeves (John Wick), Riccardo Scamarcio (Santino D'Antonio), Ian McShane (Winston), Claudia Gerini (Gianna D'Antonio), Laurence Fishburne (Bowery King), John Leguizamo (Aurelio), Franco Nero (Julius), Peter Serafinowicz (Sommelier), David Patrick Kelly (Charlie) e Peter Stormare (Abram) li trovate invece ai rispettivi link.

Common (vero nome Lonnie Rashid Lynn) interpreta Cassian. Americano, più conosciuto come rapper che come attore, ha partecipato a film come Wanted - Scegli il tuo destino, Comic Movie, Now You See Me - I maghi del crimine, Selma - La strada della libertà, Suicide Squad e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 45 anni e cinque film in uscita.


Lo avevo intuito dal finale ed è quasi certo che John Wick sarà una trilogia, quindi aspettatevi il ritorno di Keanu Reeves nei panni dell'eroe titolare tra qualche anno, magari con Samuel L. Jackson che, a quanto pare, muore dalla voglia di partecipare. Nell'attesa, se John Wick - Capitolo 2 vi fosse piaciuto recuperate John Wick e aggiungete Deadpool così da farvi due vere risate. ENJOY!

domenica 9 ottobre 2016

L'era glaciale - In rotta di collisione (2016)

Ogni tanto bisogna tornare a parlare di cartoni che non siano anime, Disney o Pixar e casca proprio a fagiuolo L'era glaciale - In rotta di collisione (Ice Age: Collision Course), diretto dai registi Mike Thurmeier e Galen T. Chu.


Trama: l'infinita ricerca dell'amata ghianda di Scrat porta lo scoiattolo nello spazio, dove l'animaletto finisce per cambiare la rotta di un asteroide, ora diretto sulla Terra. Toccherà a Manny e soci salvare il pianeta...


Come avevo già avuto modo di scrivere nella recensione dell'ultimo Era glaciale ci sono due modi per affrontare la più famosa saga dei Blue Sky Studios. Si può scegliere l'approccio cinefilo, magari decidendo di andare a vedere questo genere di film al cinema buttando via euro preziosi (soprattutto se non si hanno figli/nipoti da accompagnare) oppure si può prediligere l'approccio ignorante, aspettando di recuperarli in home video senza sperare in nulla più che una serata divertente. Ovviamente, ho optato per il secondo metodo, anche perché diciamocelo, tolto L'era glaciale originale gli altri film si sono praticamente cancellati dalla mia memoria senza rendermi fan della serie, quindi ho avuto modo di divertirmi parecchio. Il trucco è far finta di non capire a quali estenti siano arrivati gli sceneggiatori per allungare la broda, ignorando idee al limite dell'imbarazzante e accettando la totale follia non solo dei personaggi, ma anche delle trame. Non c'è altro modo infatti di sospendere l'incredulità davanti a una storia che mescola asteroidi in grado di eliminare un pianeta a navicelle spaziali, con l'aggiunta di un Eden terrestre dove gli abitanti rimangono sempre giovani (qualcuno ha detto Cocoon? Mah, avrò sentito male...) ed incredibili barbatrucchi che contemplano rocce magnetiche e vulcani. Gli sceneggiatori tentano anche di infilare il messaggio edificante e far "maturare" qualche personaggio, giusto per accontentare i genitori più esigenti, ma vien da dire che l'approccio Disneyano in un film come In rotta di collisione diventa quasi imbarazzante, soprattutto quando riguardano personaggi dei quali probabilmente non frega nulla a nessuno: quando in scena ci sono esseri come la nonnina di Sid e il logorroico, folle Buck, chi ha più occhi per il branco di pachidermi con problemi filial-matrimoniali? La vecchia bradipa e la donnola orba eclissano non solo personaggi già nati noiosi come Manny e famiglia, ma persino l'adorato Sid (ridotto a moscissima spalla) e l'ancor più amato (almeno da me) smilodonte Diego, per quanto continui a tifare per una bella infornata di cuccioli da parte sua e della compagna Shira.


Per il resto, abbiamo davanti la solita, vecchia pellicola "glaciale": Scrat fa casino, i protagonisti ignari devono rimediare al danno di portata cosmica, tra una gag (tante) e un momento di seria ansia (pochi, praticamente nessuno, neppure i villain mettono paura o perlomeno un vago senso di pericolo), finale a tarallucci e vino, passare alla cassa grazie. Lo sviluppo del trio di personaggi del primo film (Manny, Diego e Sid) si è, come avete potuto intuire da quello che ho scritto prima, un po' fermato e al momento i nostri aspettano soltanto un'evoluzione della loro storia sentimentale; mentre viene tolto loro dello spazio, l'attenzione degli sceneggiatori si concentra sui personaggi secondari, visti tuttavia solo come calamite viventi di gag, e temo che a lungo andare anche stelle luminose come Nonnina e Buck andranno ad offuscarsi come sta succedendo a Scrat, che dopo anni a cercare 'sta benedetta ghianda ormai ha rotto le scatole. Come la trama, anche il character design nel tempo non è cambiato affatto, i personaggi sono giusto meno spigolosi e pixelati ma più o meno l'aspetto "rozzo" e a tratti deforme che li caratterizzava dalle origini è sempre lo stesso. Per quel che riguarda invece colori, paesaggi e animazioni lo studio ha fatto parecchi passi avanti e sequenze come quella iniziale, che vede Buck prendere per il naso i dinosauri malvagi, o quella in cui viene mostrata la cristallina bellezza della valle nascosta, sono davvero molto belle. A proposito della dinamica ed esilarante introduzione di Buck, consiglierei come ultima cosa di guardare il film (ovvio, sempre se non avete piccoletti a cui farlo vedere) in lingua originale, anche perché il doppiaggio di Simon Pegg è qualcosa di superlativo e anche il resto dei personaggi è dotato di un accento e un modo di esprimersi molto particolari, che nell'edizione italiana non avevo mai colto.


Del co-regista Mike Thurmeier ho già parlato QUI. Queen Latifah (Ellie), Denis Leary (Diego), John Leguizamo (Sid), Jennifer Lopez (Shira), Simon Pegg (Buck) e Seann William Scott (Crash) li trovate invece ai rispettivi link.

Galen T. Chu è il co-regista della pellicola, probabilmente quello che ha diretto i segmenti relativi a Scrat visto che sua è la paternità del corto Cosmic Scrat-tastrophe, che di fatto ha dato origine al film. Sempre in ambito Era glaciale ha diretto il corto Surviving Sid, contenuto nel DVD di Ortone e il mondo dei Chi. Ha anche lavorato come animatore e sceneggiatore.


Neil deGrasse Tyson, che interpreta una delle voci nella mente di Buck, è un astrofisico americano piuttosto famoso, comparso anche in un episodio di The Big Bang Theory mentre la voce originale della bradipa Brooke è di Jessie J, la cantante inglese che ci aveva frantumato le gonadi con Price Tag. Altra attrice ormai titolare è la Zayday Williams di Scream Queens, alias Keke Williams, che ormai da L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva presta la voce alla mammuth Peaches. L'era glaciale - In rotta di collisione segue ovviamente L'era glaciale, L'era glaciale 2 - Il disgelo, L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri e L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva; se il film vi fosse piaciuto, intanto che aspettate un sesto, probabile capitolo, recuperateli assieme a Madagascar, A Bug's Life - Megaminimondo e Alla ricerca di Nemo. ENJOY!

martedì 27 gennaio 2015

John Wick (2014)

Sì, lo sappiamo ormai tutti che gennaio è il periodo in cui si fanno i compiti pre-Oscar. Ma vorremmo dimenticarci della tamarreide? Giammai! In soccorso ai miei occhi ormai sopraffatti da seriosi biopic ecco arrivare John Wick, diretto nel 2014 dai registi Chad Stahelski e David Leitch.


Trama: John Wick è un superkiller ritiratosi per amore della moglie. Quando la donna muore per una malattia il poveraccio si vede recapitare il suo ultimo regalo, un cagnolino, accompagnato da un biglietto in cui gli viene chiesto di non dimenticare come si ama. John si profonde in cure per l'animaletto ma il figlio di un boss un giorno decide di rubargli la macchina e ammazzargli il cane, scatenando così il killer sopito...


Scendi il cane che lo sparo. Così potrebbe venir sintetizzato John Wick, adrenalinico sparatutto/picchiaduro dove un Keanu Reeves praticamente invincibile ed inarrestabile fa fuori mezzo sottobosco criminale per vendicare un cagnolino, "l'unico essere ad avergli dato la speranza che non avrebbe più vissuto in solitudine. E invece voi me l'avete ammazzato" (cit. a braccio). Il film di Stahelski e Leitch (due stuntman, non a caso) è un sereno, invidiabile ritorno all'ignorantissimo ed esagerato action anni '80 dove non importano tanto le motivazioni che spingono i protagonisti all'azione, quanto piuttosto il body count e i modi più o meno fantasiosi con cui vengono puniti i malvagi, possibilmente stranieri e cattivissimi. John Wick combatte, solitario o quasi, uno stuolo di anonimi sgherri russi per arrivare al figlio del boss Viggo (il non carpatico, ahimé), strisciando silenzioso e sanguinolento nel sottobosco criminale di una New York da videogioco dove, diciamolo, sono molto più interessanti i luoghi nascosti, i riti segreti degli assassini e le loro facce che la storia del protagonista in sé; John è conosciuto da tutti, paga in sesterzi d'oro per avere servizi di lavanderia o medicali a cinque stelle, entra in alberghi dove vigono terribili regole non scritte e viene seguito da angeli dall'aspetto demoniaco e dalla mira infallibile che meriterebbero molto più del poco tempo che viene loro concesso. L'uomo nero, o Baba Yaga se preferite, non batte ciglio e non spreca nemmeno una battutina ironica ma continua, implacabile, il suo regolarissimo cammino di vendetta, scrollandosi di dosso pallottole e tentativi di omicidio come farebbe un'anatra con l'acqua, lasciando lo spettatore preda dell'applauso compulsivo, ad omaggiare cotanto sanguinoso aplomb (e anche a chiedersi perché mai il buon Viggo a inizio film venga rappresentato come un criminale ragionevole mentre alla fine diventa una povera macchietta. Ma non stiamo a sottilizzare.)


Keanu Reeves a cinquant'anni è ancora un figo, c'è poco da fare, e ha trovato la sua dimensione, quella di silenziosa macchina per uccidere che, a differenza dei massicci e ormai artritici Stallone e Schwarzenegger (con tutto il rispetto e l'amore di questo mondo, eh. Vi voglio bene come a due nonni!) può ancora permettersi il lusso di profondersi in fulminee mosse di judo per accompagnare le inevitabili sparatorie ed esplosioni. Il cast di supporto è altrettanto valido, soprattutto i caratteristi che, come accennavo sopra, sono quasi più interessanti del personaggio titolare: Willem Dafoe è ambiguo come giustamente gli si confà e Ian McShane è un elegantissimo e luciferino gentiluomo, entrambi si muovono come se fossero nati per quei ruoli. Nyqvist per un po' sta al gioco e apporta anche una certa dignità al banale personaggio di boss russo in cui è costretto ma poi sbraga e gigioneggia in quel modo esagerato che può venir concesso solo a Christoph Waltz quando è in buona, mentre Leguizamo, poverino, ormai non si può nemmeno più definire comparsa di lusso, visto che compare e scompare quasi senza che lo spettatore se ne accorga. A completare l'operazione tamarreide (nobilitata, va detto, da ironici tocchi di classe quasi britannica che vengono racchiusi quasi interamente all'interno dell'Hotel Continental) ci pensa una colonna sonora "cattivissima" in cui spicca il redivivo Reverendo Manson e che esplode nelle cafonissime sequenze ambientate "in da club", dove i reparti luci, stuntman, armi e montaggio danno decisamente il bianco, annichilendo lo spettatore e lasciandolo basito sulla poltrona, felice come un bambino che fa saltare in aria dei soldatini. Quindi, che diamine aspettate ad andare a vedere questo goduriosissimo John Wick? Che tornino gli anni '80 a tirarvi dei coppini sulla nuca?


Di Keanu Reeves (John Wick), Michael Nyqvist (Viggo Tarasov), Willem Dafoe (Marcus), John Leguizamo (Aureilo) e Ian McShane (Winston) ho già parlato ai rispettivi link.

Chad Stahelski (vero nome Charles F. Stahelski) è il regista della pellicola (aiutato da un David Leitch non accreditato per motivi sindacali e riportato come produttore). Americano, soprattutto stuntman, assistente alla regia, attore e produttore, ha 47 anni ed è al suo primo e finora unico film.

Stessa espressione mia alla fine di John Wick! :D
Alfie Allen, che interpreta Iosef Tarasov, ha partecipato coi capelli castani alla serie Il trono di spade nei panni di Theon Greyjoy mentre Lance Reddick, ovvero il receptionist dell'hotel, è stato un favoloso Papa Legba nella terza serie di American Horror Story. Non accreditato, da qualche parte, dovrebbe esserci anche quel figone di Jason Isaacs, riportato su parecchi siti come "David" ma a me non è parso di averlo visto quindi temo che il suo personaggio sia stato in qualche modo tagliato in fase di montaggio. Detto questo, se John Wick vi fosse piaciuto recuperate Payback - La rivincita di Porter, The Equalizer e, salendo di qualità allontanandoci dalla tamarreide, Kill Bill, Oldboy e I Saw the Devil. ENJOY!

venerdì 23 agosto 2013

Kick-Ass 2 (2013)

E fu così che qualche sera fa sono riuscita ad andare a vedere il primo dei film che attendevo di più quest’anno: Kick-Ass 2, diretto dal regista Jeff Wadlow e tratto dal fumetto omonimo di Mark Millar e John Romita Jr. L’attesa è stata ripagata? Nì.


Trama: Dave Lizewski torna ad indossare il costume di Kick-Ass ma questa volta non è solo perché l’idea degli eroi “fai da te” ha portato alla nascita di un gruppo chiamato Justice Forever. E mentre Dave si diverte a combattere i criminali con i nuovi amici, la povera Hit Girl è costretta a dismettere il costume e ad affrontare la dura vita di un’adolescente. Nel frattempo, purtroppo per tutti, si profila all’orizzonte la minaccia di MotherFucker…


Poteva essere un capolavoro questo Kick-Ass 2 e invece sono uscita dal cinema un po’ tanto DIlusa, forse perché sono entrata in sala dopo aver letto e amato (anche se non tanto quanto il primo, son sincera) il secondo capitolo della serie di Millar. A dire la verità l’entusiasmo mi è un po’ sceso nel corso della seconda parte della pellicola perché la prima parte l’ho trovata invece frizzante, interessante e divertente quasi quanto il primo, geniale film. Mi è piaciuto infatti il modo graduale in cui gli spettatori vengono preparati a quello che avrebbe dovuto essere il momento clou della pellicola e introdotti alle nuove realtà di Dave, Mindy e Chris; se i due ragazzi non hanno imparato una benemerita mazza dagli eventi di Kick-Ass ma, anzi, vanno peggiorando nella loro ossessione, la ragazzina viene invece costretta da un tutore amorevole ma severo a diventare un’adolescente "normale" con tutto quello che ne consegue. Ci vengono presentati quindi gli improbabili membri della Justice Forever (tra i quali spicca un Jim Carrey che vale da solo il prezzo del biglietto), possiamo ridere della stupidità di un Motherfucker a dir poco tragicomico nel suo patetico tentativo di diventare supercriminale e, soprattutto, possiamo ammirare la bravura con la quale Chloë Grace Moretz affronta il mondo degli adolescenti di oggi, preso spietatamente in giro dal regista/sceneggiatore anche grazie ad un esilarante video che praticamente è la summa di tutte quelle cose che mandano in brodo di giuggiole le Beliebers e le Directioners di questo povero mondo. Tutto questo e l’incredibile, devastante presenza della culturista ucraina Olga Kurkulina, assolutamente perfetta per il ruolo di Mother Russia, uno dei personaggi più riusciti, riescono ad ficcare di forza Kick-Ass 2 nell’ambito della sufficienza e sicuramente a qualche spettatore è anche piaciuto quasi ai livelli del primo… ma io il pressapochismo non posso tollerarlo, abbiate pazienza.


Ora, capisco che gli adattamenti cinematografici non debbano essere pedissequi. Ne risentirebbe l'originalità dell'opera cartacea, soprattutto a danno di chi l'aveva già letta, inoltre si parla di due linguaggi e due tipi di pubblico spesso completamente differenti. QUI sta il difficile e, di conseguenza, è estremamente importante l'abilità di regista e sceneggiatore (in questo caso, tu guarda, la stessa persona) perché altrimenti, bello mio, non sceglievi questo mestiere e andavi a lavorare in un ufficio come me. Non è che, solo perché il tuo è un lavoro "artistico", ci devi mettere meno impegno rispetto all'impiegato delle poste, per dire. Il problema di Kick-Ass 2 è proprio questo: si è voluta ricercare la soluzione facilona o comica a tutti i costi, senza capire che ci sono modi (e non sta a me trovarli né diro, per la miseria, è perlappuntamente il lavoro dello sceneggiatore!!) per mantenere intatto il significato dell'opera originale e la natura dei personaggi rimanendo nei limiti del PG-17. Perdonatemi gli SPOILER che seguiranno ma a 'sto giro sono necessari.


Nel secondo volume di Kick-Ass Millar spinge l'accelleratore della farsa e del cattivo gusto per rendere ancora più straniante questa vicenda che, sostanzialmente, parla di un gruppo di alienati scontenti che perseguono l'insano sogno di diventare supereroi o supercriminali. La questione viene parzialmente centrata nel film con il personaggio di Hit Girl, impossibilitata a integrarsi con le compagnette stronze e condannata per colpa del padre ad avere una visione distorta di sé stessa e del mondo. Perché dico parzialmente? Perché visto l'escamotage usato per avere vendetta sulle stronze della scuola direi che il prossimo Kick-Ass 3, se mai ci sarà, lo faranno direttamente sceneggiare da John Waters o dai Vanzina, mentre per il finale (Gesù, quell'orrendo finale!!!!) chiameranno Moccia. Sembra infatti che Wadlow non riesca a staccarsi dalla folle idea di voler far ridere a tutti i costi anche quando c'è davvero poco per cui stare allegri o che l'eroe della storia debba essere per forza un finto-nerd in realtà palestrato e figo e il cattivo invece un demente da avanspettacolo. Per dire, che nel primo film Dave riuscisse alla fine ad uscire con Katie in barba al pessimismo Milleriano non mi era dispiaciuta come idea, ma c'è un limite a tutto, non lo si può trasformare in atletico stallone: Kick-Ass è e deve rimanere uno sfigato, un incapace che fa solo casini, costretto a ricorrere ad una ragazzina per cavarsi dagli impicci, un umanissimo ragazzo che, preda della disperazione e del desiderio di vendetta, spinge un coetaneo giù da un palazzo rendendolo paraplegico, altro che integerrimo eroe dal cuore d'oro! Alla fine del secondo ciclo di Kick-Ass Mindy viene giustamente arrestata perché colpevole di avere ucciso quasi un centinaio di persone, seppure a fin di bene, ma viene comunque osannata dalla folla perché capace di fare tutte quelle cose che un super dovrebbe poter fare, quindi anche l'unica in grado di far sognare la gente comune e tirarla fuori dalla grigia esistenza quotidiana. Il nocciolo di Kick-Ass, lo spunto di riflessione dell'intera serie, è tutto qui. Non vanno bene le pacchianate, non va bene dipingere Motherfucker come un povero bimbominchia (cit.): Chris D'Amico è Hit Girl senza la mano salda di Big Daddy, è un pericoloso e viziatissimo nerd convinto di voler essere un supercriminale ed è lo specchio di tutti quei freddi mocciosi che violentano, uccidono e picchiano riprendendosi coi cellulari e bullandosi con gli amici. Non esiste redenzione nel fumetto per Motherfucker, non dopo aver ucciso intoccabili come cani e bambini, non dopo aver ripetutamente violentato Katie (altro che la stupida scena in cui vorrebbe stuprare Night Bitch ma non riesce, altro che "non siamo mica barbari"). MotherFucker è il livello più estremo delle storie allucinanti che sentiamo un giorno sì e l'altro anche ai TG e fa paura proprio per il suo essere sfigato ed infantile tanto quanto Kick-Ass. Ma questo Wadlow non l'ha capito e, peggio ancora, non l'ha fatto capire al pubblico.


Ecco, lo sapevo. Mi sono arrabbiata e ho cominciato a sproloquiare, rendendomi così conto che Kick-Ass 2 mi è piaciuto meno di quanto io stessa avessi pensato. La sufficienza la merita comunque anche se, riflettendoci, nemmeno la colonna sonora e i combattimenti (tranne quelli di Mother Russia) mi hanno entusiasmata. Mi rimangono, oltre ai citati Carrey e Moretz, un Mintz-Plasse sempre da antologia... e beh, e poi la foto trash dell'anno. L'unica cosa che da sola vale a cancellare tutto il nervoso, tutta la voglia che avrei di picchiare forte Jeff Wadlow. E sapete cosa faccio? Siccome su Facebook si sono tanto prodigati per procurarmela ve la metto qui. Così potete decidere se andare a vedere Kick-Ass 2 nonostante i miei strali o accontentarvi di vedere la cosa più bella del film sul Bollalmanacco. Ah, nel caso decidiate comunque di accingervi alla visione, ricordatevi di rimanere fino alla fine dei titoli di coda, non fate come tutti quei pirla in sala che sono usciti di corsa come un branco di pecore lasciando praticamente solo me e i miei amici a spernacchiarli e irriderli.

... senza parole!! XDXDXD
Di Aaron Taylor – Johnson (Dave Lizewski/Kick-Ass), Chloë Grace Moretz (Mindy McReady/Hit Girl), Donald Faison (Dr. Gravity), Lyndsy Fonseca (Katie Deuxma), Christopher Mintz-Plasse (Chris D’Amico/Motherfucker), John Leguizamo (Javier), Jim Carrey (Colonnello Stars and Stripes) e Andy Nyman (The Tumor) li trovate ai rispettivi link.

Jeff Wadlow (vero nome Jeffrey Clark Wadlow) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche Nickname: Enigmista e probabilmente tra qualche anno si cimenterà nella realizzazione di X-Force. Anche produttore e attore, ha 37 anni.


Morris Chestnut interpreta il Detective Marcus Williams. Americano, ha partecipato a film come L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Soldato Jane, Io sono tu, The Call e a serie come Freddy’s Nightmare, E.R. Medici in prima linea, Bones, V e American Horror Story, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Anche produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Probabilmente in pochi lo ricorderanno ma Evan Peters, ovvero il Tate e Kit di American Horror Story, nel primo Kick-Ass interpretava Todd ma per impegni con la terza stagione della mia adorata serie ha lasciato il posto al meno conosciuto Augustus Prew. Aspettando che il buon Evan si faccia vedere nei panni di Quicksilver in X-Men: Giorni di un futuro passato, nel caso Kick-Ass 2 vi fosse piaciuto recuperate assolutamente il fumetto da cui è tratto (in questi giorni tra l’altro per la Planet Comics esce lo spin-off Hit Girl) e buttatevi su Super, un film che devo ancora vedere ma di cui mi hanno parlato benissimo. ENJOY!!

lunedì 29 ottobre 2012

L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva (2012)

Mercoledì sera ho dato prova di grande amicizia a due stordite che vedo troppo poco spesso per i miei gusti e assieme siamo andate a vedere non già Cogan – Killing Them Softly (maledette!! Me la pagherete!!!) bensì L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva (Ice Age: Continental Drift), diretto da Steve Martino e Mike Thurmeier.


Trama: cercando di impossessarsi della sua amata ghianda, Scrat scatena la deriva dei continenti del titolo. Nel corso del cataclisma Manny, Diego, Sid e la nonna del bradipo si ritrovano separati dagli altri animali e bloccati su un pezzo di ghiaccio in mezzo all’oceano;  per poter tornare a casa dovranno combattere contro Capitan Sbudella e la sua ciurma di pirati…


Ci sono due modi di affrontare un film simile. Uno, come ho fatto io, è quello di andare con due dei vostri migliori amici, già predisposti ad una serata ad alto tasso di idiozia, pronti a ridere per un nonnulla e a fare gli imbecilli a rischio di farsi cacciare a pedate dall’enorme sala semideserta. Oppure, potete accingervi alla visione con animo critico e allora sugnu ‘azzi vostri. Visto con l’ottica del “degenero”, L’era glaciale 4 fa il suo porco dovere: innanzitutto, nonostante il design dei personaggi sia sempre quello un po’ goffo e rigido del primo film, la grafica al computer è semplicemente spettacolare e alcune sequenze sono mozzafiato, in particolare quella del naufragio di Manny e compagnia. Poi, vabbé, ovvio che chi va a vedere L’era glaciale lo fa soprattutto sperando nelle gag di Sid e Scrat. Lo scoiattolo, bontà sua, ci regala un’esilarante versione della fine di Atlantide mentre Sid, povero bradipo incompreso, viene quasi completamente eclissato dalla rincoglionitissima nonna, una sozza bradipa violacea senza denti e provvista persino di animaletto immaginario (forse…) che si rivolge a Diego chiamandolo “Signora”. Nelle ciurma di pirati, invece, spicca un coniglio feroce e completamente pazzo, mentre l’isolotto dove approdano i nostri eroi è pieno zeppo di dolci e paffute creaturine che potrebbero essere chipmunk, lemmings o chissà quali altre bestie dolciotte e pelose. E qui finiscono i pregi de L’era glaciale 4, in effetti.


Con tutta la buona volontà, infatti, non ci si può non rendere conto che si ride a denti stretti e troppo poco spesso per un film simile. La reiterata moraletta della famiglia che è meglio di un “branco” perché ci accetta a prescindere da quanto siamo strani e il monito a rimanere sempre e comunque sé stessi, senza cambiare per compiacere gli altri, perseguita lo spettatore per tutto il film, soprattutto attraverso la figlia di Manny, Pèsca (mi raccomando, vogliamo una dizione perfetta!), un tempo dolce batuffolotto di pelo e ora adolescente ribelle col chiulo enorme e il ciuffo piastrato, un po’ come l’80% delle ragazze che si vedono in giro. A questa camurrìa (alla fine, come ho detto, chi se ne frega degli altri personaggi? Noi vogliamo Manny, Sid, Diego e Scrat!!) si aggiunge il fatto che i personaggi nuovi non sono nulla di trascendentale, che non c’è più Leo Gullotta a doppiare Manny… e ci sono persino le canzoni!! Quella cantata da Capitan Sbudella sono riuscita ancora a sopportarla, ma quella accompagnata dal balletto nei titoli di coda è talmente imbarazzante che non avrebbe sfigurato in una puntata de Il mondo di Patty. In definitiva, ormai la serie sta perdendo mordente e si vede… L’era glaciale 4 potrebbe andare bene giusto per una serata in compagnia ma non sprecate soldi per vederlo al cinema e, soprattutto, in 3D; l'unica cosa che val la visione in sala è il delizioso corto che precede la pellicola, interamente dedicato a Maggie Simpson, dal titolo The Longest Daycare, a mio avviso molto ma molto più acuto e divertente di L'era glaciale 4!


Di Nick Frost (doppiatore originale del lamantino Flynn) Simon Pegg (che doppia Buck) Seann William Scott (Crash) e Patrick Stewart (Ariscratle) ho già parlato nei rispettivi link.

Steve Martino è coregista della pellicola. Ha già diretto Ortone e il mondo dei Chi e due corti dedicati a Scrat, inoltre ha in progetto un film sui Peanuts che dovrebbe uscire nel 2015.


Mike Thurmeier è coregista della pellicola. Canadese, ha codiretto L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri e tre corti dedicati a Scrat. Ha 47 anni.


Peter Dinklage è il doppiatore originale di Capitan Sbudella. Americano, lo ricordo per film come Elf e per la partecipazione a serie come Nip/Tuck e Il trono di spade. Anche produttore e stuntman, ha 43 anni e sei film in uscita.


Queen Latifah (vero nome Dana Elaine Owens) è la doppiatrice originale di Ellie. Americana, la ricordo per film come Sfera, Il collezionista di ossa, Al di là della vita, Chicago e Scary Movie 3 – Una risata vi seppellirà; ha doppiato personaggi di Pinocchio, L’era glaciale 2 – Il disgelo, L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri, un episodio de I fantagenitori e partecipato alla serie Willy, il principe di Bel Air. Anche produttrice, cantante e sceneggiatrice, ha 42 anni e un film in uscita.


Denis Leary è il doppiatore originale di Diego (doppiato, in italiano, da Pino Insegno). Americano, lo ricordo per film come Palle in canna, Demolition Man, Cuba Libre – La notte del giudizio, Small Soldiers e The Amazing Spider – Man; ha inoltre doppiato personaggi di A Bug’s Life – Megaminimondo, L’era glaciale, L’era glaciale 2 – Il disgelo e L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri. Anche sceneggiatore, produttore, compositore e regista, ha 55 anni.


John Leguizamo è il doppiatore originale di Sid (doppiato, in italiano, da Claudio Bisio). Colombiano, lo ricordo per film come 58 minuti per morire – Die Harder, Super Mario Bros., Carlito’s Way, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, The Fan – Il mito, Romeo + Giulietta, Spawn, Moulin Rouge!, La terra dei morti viventi e E venne il giorno; ha inoltre prestato la voce a personaggi dei film Il Dottor Dolittle, L’era glaciale, L’era glaciale 2 – Il disgelo e L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri e partecipato alle serie Miami Vice, E.R. - Medici in prima linea e My Name Is Earl. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 48 anni e cinque film in uscita, tra cui Kick - Ass 2.


Jennifer Lopez è la doppiatrice originale di Shira. Americana, più conosciuta come cantante dal culo più bello del mondo che come attrice, la ricordo per film come Blood and Wine, Anaconda, Out of Sight, The cell - La cellula e Jersey Girl; ha inoltre prestato la voce per "Z" la formica e partecipato alla serie How I Met Your Mother. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 44 anni e un film in uscita.


Tra gli altri doppiatori USA segnalo anche la rapper zamarrona Nicki Minaj nei panni di una delle elefantine sceme, Wanda Sykes, che doppia la nonnina di Sid, oltre ad essere una delle più grandi comiche americane aveva già catturato la mia attenzione tra i clienti di Clerks II e ovviamente non può mancare il regista Chris Wedge, storico regista del primo episodio, sempre impegnato nei versetti di Scrat. Nulla di fatto invece per Jeremy Renner, che avrebbe dovuto doppiare Capitan Sbudella ma ha abbandonato il progetto per altri impegni. Se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare tutti i prequel, L’era glaciale, L’era glaciale 2 – Il disgelo e L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri oltre a Madagascar e Alla ricerca di Nemo. ENJOY!!

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