Il tam tam su internet è spesso una brutta bestia, soprattutto per chi, come me, è curioso come una bertuccia e si ritrova così a dover vedere una roba come Escape From Tomorrow, scritto e diretto da un tizio sconosciuto che risponde al nome di Randy Moore.
Trama: durante l'ultimo giorno di vacanza a Disneyworld con la famiglia, Jim viene licenziato per telefono e in più si invaghisce di due ragazzine francesi. Complice lo stress, il viaggio in un parco da sogno diventa un incubo a occhi aperti...
Allora, siccome sono già stata fregata assieme ad un sacco di altra gente, sfatiamo una volta per tutte una leggenda metropolitana. Escape From Tomorrow è diventato famoso per aver utilizzato delle riprese effettuate di nascosto all'interno di Disneyworld, luogo dove notoriamente è vietato girare filmati e, soprattutto, divulgarli. Ciò ha portato le persone a pensare, erroneamente, che un simile sbattimento sarebbe stato finalizzato ad una pesante critica verso il buonismo Disneyano, verso il sogno di tutti i bambini che invece nasconde sfruttamento, squallore, Pippi che si grattano le chiappe quando non vengono visti, Principesse che di nascosto copulano coi ricchi avventori e chissà quant'altro. Oppure, quello che speravo io, che Escape From Tomorrow fosse un delirante horror con, che so, pupazzi assassini e macchine che inghiottono i piccoli ospiti. E invece, ciccia. Innanzitutto perché le riprese all'interno del Parco copriranno si e no il 20% della pellicola e, tra parentesi, riguardano quasi tutte il transito della famigliola da una giostra all'altra o all'interno dell'Epcot, uno dei quattro parchi situati all'interno di Disneyworld; il resto del film è stato girato in anonime camere d'albergo, ambienti ricostruiti in studio o, peggio ancora, con l'ausilio di un orrendo green screen, talmente mal fatto che lo stacco tra personaggi e sfondo è quasi imbarazzante. Seconda cosa, ma non meno importante, della critica alla Disney non c'è traccia, tanto che la Casa del Topo, una volta uscito il film e scoperto "il fattaccio", non si è nemmeno scomodata a denunciare tutti i coinvolti.
Escape From Tomorrow, dunque, è una sòla: non è un film di critica e non è neppure un horror. O meglio, qualche elemento horror o fantastico c'è ma è tutto immerso in un'insipida brodaglia che vorrebbe essere Lynchiana e invece risulta solo ridicola e, dal mio punto di vista femminile, patetica. Diciamo subito che l'autore di un film simile non può essere che uomo perché, più che criticare la società consumistica, la famiglia americana o i valori Disneyani, a Randy Moore interessa solo una cosa: la patata. Con questo concetto ben chiaro in mente, Escape From Tomorrow diventa automaticamente più inquietante perché probabilmente mostra quello che davvero immagina ogni giorno un uomo di mezza età in piena crisi e sopraffatto dall'idea di non poter sfoggiare al braccio una fotomodella possibilmente porca e con la metà dei suoi anni. L'occhio indulgente del regista segue il povero protagonista con fare pietoso nonostante Jim sia irrimediabilmente minkia e ne raffigura la moglie e i figli come degli umorali spaccamaroni a propulsione eterna (notare che la moglie è L'UNICA che da di matto e schiaffeggia la bambina mentre lui si limita a vagare per il parco con la stessa indolenza che avrebbe un supplì!) ed è palese che siano loro il "domani" da cui fuggire e a cui fa riferimento il titolo originale; inoltre, ad avvallare ulteriormente l'accusa di maschilismo da operetta, le due francesine sono delle stronzette che pensano solo a sedurre Jim per poi sputargli in faccia (sic) e l'altra donna raffigurata nella pellicola è una povera pazza che, spinta da un non meglio definito desiderio di maternità/perfezione, spezza il collo a una bambina abbracciandola e ovviamente cornifica il marito. L'unico personaggio femminile positivo è, neanche a dirlo, la modella seminuda e compiacente che la darebbe a Jim senza impegno.
Quindi, il significato dell'intera operazione è, in due parole, "Gli uomini sono dei poveracci vessati perché le donne hanno preso a modello le Principesse Disney e vogliono ingabbiarci con la scusa del Principe Azzurro nonostante siano cesse e comportino la nascita di figli". Adesso, bastava che Randy Moore scrivesse questa cosa su Facebook accettando eventuali pernacchie e insulti da parte delle sue amiche e la questione sarebbe finita lì. Che bisogno c'era di mettere in mezzo la febbre felina (!!), orrendi effetti speciali comprati in cartoleria, sottotrame che cominciano e poi vengono lasciate lì senza un perché, lunghissimi e noiosissimi momenti di nulla, immagini "artistiche" e uno spaventevole bianco e nero che rende tutto ancora più pretenzioso e inutile? Non lo so, ma se posso essere sincera non me ne frega nulla. A me preme solo che chiunque legga questo post eviti come la peste Escape from Tomorrow e si dedichi a qualcosa di più produttivo, fosse anche tagliare le unghie al cane. La Disney sarà anche il Male, avrà sdoganato modelli stressanti da raggiungere sia per uomini che per donne, avrà sicuramente contribuito a rendere il mondo un posto di mocciosi consumisti, ma giuro che preferirei ri-vedermi per 700 volte di fila il peggiore film prodotto da Walt e discendenti piuttosto che un altro minuto di questa belinata.
L'americano Randy Moore è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo e finora unico film.
Roy Abramsohn interpreta Jim. Americano, ha partecipato a film come Creepshow III e a serie come Streghe, Monk, Senza traccia, Medium, Weeds, CSI, Desperate Housewives, CSI: NY e Glee. Ha tre film in uscita tra cui Area 51, l'ultima sicura putt... ehm.. pellicola di Oren Peli.
domenica 8 dicembre 2013
venerdì 6 dicembre 2013
Bollalmanacco On Demand: Invito a cena con delitto (1976)
Torna l’appuntamento con il Bollalmanacco On Demand! Per fortuna ho dei “clienti” clementi che mi propongono di vedere un sacco di film carini; questa volta ringrazio Elenina per aver richiesto Invito a cena con delitto (Murder by Death), diretto nel 1976 dal regista Robert Moore. Il prossimo film On Demand sarà invece L'inventore di favole. ENJOY!
Trama: Il misterioso Lionel Twain convoca nella sua dimora gli investigatori più famosi del mondo assieme ai loro assistenti per sfidarli. Durante la cena, infatti, avverrà un omicidio proprio davanti agli occhi di tutti i presenti… e le menti più brillanti del mondo dovranno cercare di capire l’identità dell’assassino oppure tornare a casa con le pive nel sacco.
Invito a cena con delitto è uno di quei film che avrò visto sicuramente da bambina, magari a pezzi, perché ricordavo benissimo l’esilarante faccetta di un Peter Sellers truccato da investigatore cinese, però non mi era mai capitato di guardarlo tutto e con attenzione. Malissimo, perché Invito a cena con delitto è una delle cose più esilaranti che siano mai state girate, superiore persino a Signori, il delitto è servito, che è uno dei miei film preferiti. Fin dall’inizio, infatti, la sceneggiatura di Neil Simon non lascia un attimo di respiro e snocciola una sequenza ininterrotta di giochi di parole, gag, situazioni paradossali, parodie e chi più ne ha più ne metta, garantendo un divertimento pressoché ininterrotto, sia per chi è appassionato di letteratura gialla sia per chi, come me, ne è quasi totalmente a digiuno. I personaggi sono infatti riconoscibilissimi e ben caratterizzati nei loro tic e vezzi e, soprattutto, nella loro incredibile supponenza davanti a chi non è “del mestiere”, come gli esilaranti e rispettivi assistenti, mogli o figli… e, diciamocelo, vedere sbertucciati i modelli a cui persino i giapponesi si rifanno ancora oggi per la pedanteria e l’infallibilità di Detective Conan fa sempre piacere.
Al servizio di questa sceneggiatura praticamente perfetta troviamo degli attori altrettanto indispensabili per garantire la riuscita dell’operazione e, ovviamente, indimenticabili. Inutile dire che Peter Sellers surclassa i colleghi con il suo geniale Wang, un concentrato di modi di dire cinesi e pura malvagità nei confronti del povero figlio adottato Willie, ma anche gli altri danno letteralmente il bianco. Il mio eterno amore va ad un insospettabile Sir Alec Guinness che, con il suo maggiordomo cieco e i duetti con la cameriera sorda e muta, mi ha fatta ridere fino alle lacrime e non si sottrae nemmeno a scene che lo vedono seminudo o quasi en travesti, ma anche la “badante” di Miss Marbles, un inedito Peter Falk nei panni di un duro da operetta e, soprattutto, la geniale accoppiata belga tra James Coco e un giovanissimo James Cromwell meriterebbero l’Oscar (il dialogo sul cioccolato e le “nuts” all’inizio è da antologia!) della risata. Curatissimi e molto belli anche le scenografie e i costumi, mentre gli effetti speciali mantengono quell'aria volutamente "finta" che rende ancora più efficace la parodia e i titoli di testa, disegnati nientemeno che da Charles Addams, danno all'intera operazione un tocco di eleganza vintage che non guasta mai. Quindi, mi tocca ri-ringraziare Elenina per avermi fatto ripescare questo piccolo gioiellino di humor nero e a voi consiglio di fare la stessa cosa!
Di Peter Falk (Sam Diamond), Peter Sellers (Sidney Wang), Maggie Smith (Dora Charleston) e James Cromwell (Marcel) ho già parlato ai rispettivi link.
Robert Moore è il regista della pellicola. Americano, ha diretto anche A proposito di omicidi… . Anche attore, è morto nel 1984 all’età di 56 anni.
Eileen Brennan (vero nome Verla Eileen Regina Brennen) interpreta Tess Skeffington. Americana, la ricordo per film come La stangata, Signori, il delitto è servito e Jeepers Creeper; inoltre, ha partecipato alle serie Il tenente Kojak, Love Boat, Magnum P.I., Quell’uragano di papà, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, ER medici in prima linea, Nash Bridges, Innamorati pazzi, Lizzie McGuire, Will & Grace e ha lavorato come doppiatrice per alcuni episodi di Bonkers. E’ morta a luglio, all’età di 80 anni.
Alec Guinness (vero nome Alec Guinness de Cuffe) interpreta Bensonmum. Inglese, lo ricordo per film come La signora omicidi, Il ponte sul fiume Kwai (Oscar come miglior attore protagonista), Il nostro agente all’Avana, Lawrence D’Arabia, Il dottor Zivago, Fratello sole, sorella luna, Guerre stellari, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Anche sceneggiatore, è morto nel 2000 all’età di 86 anni.
Elsa Lanchester (vero nome Elizabeth Lanchester Sullivan) interpreta Jessica Marbles. Inglese, ha partecipato a film come La moglie di Frankenstein, Torna a casa Lassie!, Il giardino segreto, Mary Poppins ed F.B.I. Operazione gatto. E' morta nel 1986, all'età di 84 anni.
David Niven (vero nome James David Graham Niven) interpreta Dick Charleston. Inglese, ha partecipato a film come Cleopatra, Gli ammutinati del Bounty, Il giro del mondo in 80 giorni, Tavole separate (Oscar come miglior attore protagonista), La pantera rosa, Casino Royale, Una ragazza, un maggiordomo e una lady, Assassinio sul Nilo, Sulle orme della pantera rosa e Pantera rosa - Il mistero Clouseau. Anche produttore e regista, è morto nel 1983 all'età di 73 anni.
La guest star del film è ovviamente Truman Capote, che interpreta il misterioso Lionel Twain. Non essendo appassionata di film o storie di detective non è stato facile per me capire tutti i modelli di riferimento, soprattutto per quel che riguarda la coppia formata da David Niven e Maggie Smith ma, per fortuna, internet mi è venuta in soccorso e ho scoperto che il modello base, in questo caso, sono le pellicole dedicate a L'uomo ombra con William Powell e Myrna Loy la quale, peraltro, ha rifiutato il ruolo di Mrs. Charleston per evitare di autoparodiarsi (il rifiuto dell'attrice, peraltro, ha fatto sì che anche Katharine Hepburn rinunciasse a partecipare). Orson Welles invece è stato costretto a rinunciare al ruolo di Wang perché impegnato a teatro. Se siete fan del film vi verrà il nervoso sapendo che nelle reti TV USA passa una versione con tre scene assenti sia da quella cinematografica che dal DVD, nelle quali si vede Peter Sellers nei panni del tassista di Miss Marbles, Tess che viene quasi investita dai coniugi Charleston e, soprattutto, l'arrivo di Watson e Holmes dopo che tutti gli altri investigatori stanno tornando a casa. Per finire, se Invito a cena con delitto vi fosse piaciuto, recuperate Signori, il delitto è servito.
Trama: Il misterioso Lionel Twain convoca nella sua dimora gli investigatori più famosi del mondo assieme ai loro assistenti per sfidarli. Durante la cena, infatti, avverrà un omicidio proprio davanti agli occhi di tutti i presenti… e le menti più brillanti del mondo dovranno cercare di capire l’identità dell’assassino oppure tornare a casa con le pive nel sacco.
Invito a cena con delitto è uno di quei film che avrò visto sicuramente da bambina, magari a pezzi, perché ricordavo benissimo l’esilarante faccetta di un Peter Sellers truccato da investigatore cinese, però non mi era mai capitato di guardarlo tutto e con attenzione. Malissimo, perché Invito a cena con delitto è una delle cose più esilaranti che siano mai state girate, superiore persino a Signori, il delitto è servito, che è uno dei miei film preferiti. Fin dall’inizio, infatti, la sceneggiatura di Neil Simon non lascia un attimo di respiro e snocciola una sequenza ininterrotta di giochi di parole, gag, situazioni paradossali, parodie e chi più ne ha più ne metta, garantendo un divertimento pressoché ininterrotto, sia per chi è appassionato di letteratura gialla sia per chi, come me, ne è quasi totalmente a digiuno. I personaggi sono infatti riconoscibilissimi e ben caratterizzati nei loro tic e vezzi e, soprattutto, nella loro incredibile supponenza davanti a chi non è “del mestiere”, come gli esilaranti e rispettivi assistenti, mogli o figli… e, diciamocelo, vedere sbertucciati i modelli a cui persino i giapponesi si rifanno ancora oggi per la pedanteria e l’infallibilità di Detective Conan fa sempre piacere.
Al servizio di questa sceneggiatura praticamente perfetta troviamo degli attori altrettanto indispensabili per garantire la riuscita dell’operazione e, ovviamente, indimenticabili. Inutile dire che Peter Sellers surclassa i colleghi con il suo geniale Wang, un concentrato di modi di dire cinesi e pura malvagità nei confronti del povero figlio adottato Willie, ma anche gli altri danno letteralmente il bianco. Il mio eterno amore va ad un insospettabile Sir Alec Guinness che, con il suo maggiordomo cieco e i duetti con la cameriera sorda e muta, mi ha fatta ridere fino alle lacrime e non si sottrae nemmeno a scene che lo vedono seminudo o quasi en travesti, ma anche la “badante” di Miss Marbles, un inedito Peter Falk nei panni di un duro da operetta e, soprattutto, la geniale accoppiata belga tra James Coco e un giovanissimo James Cromwell meriterebbero l’Oscar (il dialogo sul cioccolato e le “nuts” all’inizio è da antologia!) della risata. Curatissimi e molto belli anche le scenografie e i costumi, mentre gli effetti speciali mantengono quell'aria volutamente "finta" che rende ancora più efficace la parodia e i titoli di testa, disegnati nientemeno che da Charles Addams, danno all'intera operazione un tocco di eleganza vintage che non guasta mai. Quindi, mi tocca ri-ringraziare Elenina per avermi fatto ripescare questo piccolo gioiellino di humor nero e a voi consiglio di fare la stessa cosa!
Di Peter Falk (Sam Diamond), Peter Sellers (Sidney Wang), Maggie Smith (Dora Charleston) e James Cromwell (Marcel) ho già parlato ai rispettivi link.
Robert Moore è il regista della pellicola. Americano, ha diretto anche A proposito di omicidi… . Anche attore, è morto nel 1984 all’età di 56 anni.
Eileen Brennan (vero nome Verla Eileen Regina Brennen) interpreta Tess Skeffington. Americana, la ricordo per film come La stangata, Signori, il delitto è servito e Jeepers Creeper; inoltre, ha partecipato alle serie Il tenente Kojak, Love Boat, Magnum P.I., Quell’uragano di papà, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, ER medici in prima linea, Nash Bridges, Innamorati pazzi, Lizzie McGuire, Will & Grace e ha lavorato come doppiatrice per alcuni episodi di Bonkers. E’ morta a luglio, all’età di 80 anni.
Alec Guinness (vero nome Alec Guinness de Cuffe) interpreta Bensonmum. Inglese, lo ricordo per film come La signora omicidi, Il ponte sul fiume Kwai (Oscar come miglior attore protagonista), Il nostro agente all’Avana, Lawrence D’Arabia, Il dottor Zivago, Fratello sole, sorella luna, Guerre stellari, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Anche sceneggiatore, è morto nel 2000 all’età di 86 anni.
Elsa Lanchester (vero nome Elizabeth Lanchester Sullivan) interpreta Jessica Marbles. Inglese, ha partecipato a film come La moglie di Frankenstein, Torna a casa Lassie!, Il giardino segreto, Mary Poppins ed F.B.I. Operazione gatto. E' morta nel 1986, all'età di 84 anni.
David Niven (vero nome James David Graham Niven) interpreta Dick Charleston. Inglese, ha partecipato a film come Cleopatra, Gli ammutinati del Bounty, Il giro del mondo in 80 giorni, Tavole separate (Oscar come miglior attore protagonista), La pantera rosa, Casino Royale, Una ragazza, un maggiordomo e una lady, Assassinio sul Nilo, Sulle orme della pantera rosa e Pantera rosa - Il mistero Clouseau. Anche produttore e regista, è morto nel 1983 all'età di 73 anni.
La guest star del film è ovviamente Truman Capote, che interpreta il misterioso Lionel Twain. Non essendo appassionata di film o storie di detective non è stato facile per me capire tutti i modelli di riferimento, soprattutto per quel che riguarda la coppia formata da David Niven e Maggie Smith ma, per fortuna, internet mi è venuta in soccorso e ho scoperto che il modello base, in questo caso, sono le pellicole dedicate a L'uomo ombra con William Powell e Myrna Loy la quale, peraltro, ha rifiutato il ruolo di Mrs. Charleston per evitare di autoparodiarsi (il rifiuto dell'attrice, peraltro, ha fatto sì che anche Katharine Hepburn rinunciasse a partecipare). Orson Welles invece è stato costretto a rinunciare al ruolo di Wang perché impegnato a teatro. Se siete fan del film vi verrà il nervoso sapendo che nelle reti TV USA passa una versione con tre scene assenti sia da quella cinematografica che dal DVD, nelle quali si vede Peter Sellers nei panni del tassista di Miss Marbles, Tess che viene quasi investita dai coniugi Charleston e, soprattutto, l'arrivo di Watson e Holmes dopo che tutti gli altri investigatori stanno tornando a casa. Per finire, se Invito a cena con delitto vi fosse piaciuto, recuperate Signori, il delitto è servito.
giovedì 5 dicembre 2013
(Gio)WE, Bolla! del 5/12/2013
Buon giovedì a tutti! Come al solito, dalle mie parti i grandi film vengono snobbati ma stavolta non è un problema: oggi in tutta Italia tranne a Savona (nonostante nell’atrio campeggiasse la locandina da mesi!) esce il bellissimo Dietro i candelabri, che avevo già visto e apprezzato e di cui potete trovare QUI la recensione. Non perdetelo e vediamo quali altri film sono usciti oggi… ENJOY!
Blue Jasmine
Reazione a caldo: perché no?
Bolla, rifletti!: Woody Allen non mi fa impazzire, ormai è appurato, ma il trailer di questa sua nuova amara commedia con una Cate Blanchett in gran spolvero mi ispirava parecchio. Le recensioni dicono che il “vecchio” Woody è tornato e, se Blue Jasmine sarà bello anche solo la metà di quei pochi suoi film che ho visto e apprezzato, potrò ritenermi soddisfatta!
Oldboy
Reazione a caldo: bwahahaahahah!!!!
Bolla, rifletti!: se avessi avuto dubbi sull’andare a vedere o meno questo remake diretto dall’invidioso Spike Lee, dopo aver visto l’originale direi, molto finemente, che il “simpatico” regista può andarsi a catafo**ere. Poi, se volete conoscere la mia opinione prima della visione del capolavoro di Chan-Wook Park, potete andare QUI.
Siccome il cinema d’élite rimane ancorato a Il passato, io vi do appuntamento alla prossima settimana!
Blue Jasmine
Reazione a caldo: perché no?
Bolla, rifletti!: Woody Allen non mi fa impazzire, ormai è appurato, ma il trailer di questa sua nuova amara commedia con una Cate Blanchett in gran spolvero mi ispirava parecchio. Le recensioni dicono che il “vecchio” Woody è tornato e, se Blue Jasmine sarà bello anche solo la metà di quei pochi suoi film che ho visto e apprezzato, potrò ritenermi soddisfatta!
Oldboy
Reazione a caldo: bwahahaahahah!!!!
Bolla, rifletti!: se avessi avuto dubbi sull’andare a vedere o meno questo remake diretto dall’invidioso Spike Lee, dopo aver visto l’originale direi, molto finemente, che il “simpatico” regista può andarsi a catafo**ere. Poi, se volete conoscere la mia opinione prima della visione del capolavoro di Chan-Wook Park, potete andare QUI.
Siccome il cinema d’élite rimane ancorato a Il passato, io vi do appuntamento alla prossima settimana!
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mercoledì 4 dicembre 2013
Oldboy (2003)
Questa settimana dovrebbe uscire in Italia il remake di Oldboy (Oldeuboi), diretto
da Spike Lee. Per dovere di completezza ho quindi recuperato l’originale del
2003, diretto da Park Chan-Wook e tratto dal manga omonimo di Nobuaki Minegishi
e Garon Tsuchiya.
Trama: Oh Dae-Su viene rapito una sera e tenuto prigioniero in una stanza per 15 anni. Una volta liberato, dovrà rimettere assieme i pezzi del puzzle e capire chi lo abbia imprigionato e perché…
Dopo aver visto Oldboy il primo pensiero che mi è passato per la testa è stato “Capolavoro!”, il secondo è stato una domanda, ovvero come diamine avrà fatto Spike Lee a riportare su pellicola non tanto le immagini dell’originale (ho visto il trailer e più o meno le scene chiave mi pare vengano rispettate) quanto, innanzitutto, il terribile colpo di scena finale e, secondo ma non meno importante, l’atmosfera che permea l’intera opera. Sì perché, se volessimo proprio essere superficiali, Oldboy potrebbe essere etichettato come l’ennesima, violenta storia di vendetta costruita su un intricato thriller.. ed effettivamente, se la cosa si fermasse qui, qualunque streppone potrebbe permettersi di girarne un remake e a nessuno verrebbe in mente di scandalizzarsi. Il problema però è che Oldboy non è affatto un disturbante e violento fumettone, bensì una pellicola complessa, composta da molteplici sfumature ed impossibile da ascrivere ad un solo genere, capace di mescolare in una sola sequenza commedia e tragedia, momenti grotteschi e altri assolutamente commoventi, pietà per il protagonista ma anche per il suo aguzzino, fastidio verso l'uno e verso l'altro. Lungi da me rivelare alcunché della trama perché è importante assaporare ogni singolo fotogramma e godere delle emozioni contrastanti che colpiscono dritte al cuore e allo stomaco finché il tempo sembra quasi fermarsi; posso solo dire che, nonostante tutto, Oh Dae-Su non è un personaggio positivo né un eroe, piuttosto è uno sciocco ridimensionato solo dalla sofferenza e dal desiderio di vendetta, mentre il suo antagonista è un debole schiacciato dal dolore che finge di essere più forte e "cool" di quanto non sia, entrambi resi meno umani dalla solitudine e dalla mancanza di qualcosa di positivo per cui vivere.
Questa trama così articolata viene ancor più impreziosita dalla fantasia e dalla bravura di Park Chan-Wook, che riesce a trasformare ogni sequenza in un poema in movimento, dalla più semplice alla più complessa, arrivando persino a "saccheggiare" registi occidentali come Buñuel e Cronenberg. Il regista alterna, senza soluzione di continuità, momenti di ultraviolenza mirabilmente condensati in un lunghissimo piano sequenza dove il protagonista armato di martello affronta gli scagnozzi del suo aguzzino, momenti surreali, scene poetiche immerse nella natura, flashback virati nei caldi e nostalgici toni del marrone, flash splatter quasi insostenibili. Il suo affresco, straniante e spesso difficile da comprendere per un occidentale, ha un unico filo conduttore, incarnato nell'incredibile fisicità dell'attore Min-Sik Choi (già apprezzato, nonostante l'istintivo disgusto, nel devastante I Saw the Devil), che si annulla completamente nel personaggio di Oh Dae-Su e arriva a toccare vertici di bravura quasi inconcepibili, soprattutto nel devastante e drammatico prefinale. Degna spalla di questo protagonista così intenso è la dolce e pazza Mi-Do che, con la sua innocenza e i modi di fare infantili (non posso parlare della mia scena preferita perché sarebbe uno spoiler enorme!!), rende ancora più tragica la pellicola e straziante il finale, girato in Nuova Zelanda e accompagnato da un delicato walzer che aiuta lo spettatore a conservare nell'animo un amaro senso di ineluttabilità e sconfitta sino alla fine dei titoli di coda. Prima di buttarvi nel probabile piattume di un inutile remake americano, fatevi un favore e recuperate questo capolavoro; probabilmente non dormirete per un paio di notti ma ne sarà valsa la pena.
Del regista Chan-Wook Park ho già parlato qui mentre Min-Sik Choi, che interpreta Oh Dae-Su, lo trovate qua.
Ji-Tae Yu interpreta Lee Woo-Jin. Coreano, ha partecipato a film come Into the Mirror e Lady Vendetta. Anche regista e sceneggiatore, ha 37 anni e un film in uscita.
Hye-jeong Kang interpreta Mi-Do. Coreana, ha partecipato a film come Three... Extremes e Lady Vendetta. Ha 31 anni.
Oldboy è il secondo capitolo dell’ideale trilogia della Vendetta cominciata con Mr. Vendetta e conclusa con Lady Vendetta ed è l’unico finora ad avere ispirato un remake (anzi due, contando anche la versione non ufficiale indiana, Zinda). Aspettando (con un fortissimo presagio di diludendo) che esca, nel caso Oldboy vi fosse piaciuto consiglio la visione di I Saw the Devil e Stoker. ENJOY!
Trama: Oh Dae-Su viene rapito una sera e tenuto prigioniero in una stanza per 15 anni. Una volta liberato, dovrà rimettere assieme i pezzi del puzzle e capire chi lo abbia imprigionato e perché…
Dopo aver visto Oldboy il primo pensiero che mi è passato per la testa è stato “Capolavoro!”, il secondo è stato una domanda, ovvero come diamine avrà fatto Spike Lee a riportare su pellicola non tanto le immagini dell’originale (ho visto il trailer e più o meno le scene chiave mi pare vengano rispettate) quanto, innanzitutto, il terribile colpo di scena finale e, secondo ma non meno importante, l’atmosfera che permea l’intera opera. Sì perché, se volessimo proprio essere superficiali, Oldboy potrebbe essere etichettato come l’ennesima, violenta storia di vendetta costruita su un intricato thriller.. ed effettivamente, se la cosa si fermasse qui, qualunque streppone potrebbe permettersi di girarne un remake e a nessuno verrebbe in mente di scandalizzarsi. Il problema però è che Oldboy non è affatto un disturbante e violento fumettone, bensì una pellicola complessa, composta da molteplici sfumature ed impossibile da ascrivere ad un solo genere, capace di mescolare in una sola sequenza commedia e tragedia, momenti grotteschi e altri assolutamente commoventi, pietà per il protagonista ma anche per il suo aguzzino, fastidio verso l'uno e verso l'altro. Lungi da me rivelare alcunché della trama perché è importante assaporare ogni singolo fotogramma e godere delle emozioni contrastanti che colpiscono dritte al cuore e allo stomaco finché il tempo sembra quasi fermarsi; posso solo dire che, nonostante tutto, Oh Dae-Su non è un personaggio positivo né un eroe, piuttosto è uno sciocco ridimensionato solo dalla sofferenza e dal desiderio di vendetta, mentre il suo antagonista è un debole schiacciato dal dolore che finge di essere più forte e "cool" di quanto non sia, entrambi resi meno umani dalla solitudine e dalla mancanza di qualcosa di positivo per cui vivere.
Questa trama così articolata viene ancor più impreziosita dalla fantasia e dalla bravura di Park Chan-Wook, che riesce a trasformare ogni sequenza in un poema in movimento, dalla più semplice alla più complessa, arrivando persino a "saccheggiare" registi occidentali come Buñuel e Cronenberg. Il regista alterna, senza soluzione di continuità, momenti di ultraviolenza mirabilmente condensati in un lunghissimo piano sequenza dove il protagonista armato di martello affronta gli scagnozzi del suo aguzzino, momenti surreali, scene poetiche immerse nella natura, flashback virati nei caldi e nostalgici toni del marrone, flash splatter quasi insostenibili. Il suo affresco, straniante e spesso difficile da comprendere per un occidentale, ha un unico filo conduttore, incarnato nell'incredibile fisicità dell'attore Min-Sik Choi (già apprezzato, nonostante l'istintivo disgusto, nel devastante I Saw the Devil), che si annulla completamente nel personaggio di Oh Dae-Su e arriva a toccare vertici di bravura quasi inconcepibili, soprattutto nel devastante e drammatico prefinale. Degna spalla di questo protagonista così intenso è la dolce e pazza Mi-Do che, con la sua innocenza e i modi di fare infantili (non posso parlare della mia scena preferita perché sarebbe uno spoiler enorme!!), rende ancora più tragica la pellicola e straziante il finale, girato in Nuova Zelanda e accompagnato da un delicato walzer che aiuta lo spettatore a conservare nell'animo un amaro senso di ineluttabilità e sconfitta sino alla fine dei titoli di coda. Prima di buttarvi nel probabile piattume di un inutile remake americano, fatevi un favore e recuperate questo capolavoro; probabilmente non dormirete per un paio di notti ma ne sarà valsa la pena.
Del regista Chan-Wook Park ho già parlato qui mentre Min-Sik Choi, che interpreta Oh Dae-Su, lo trovate qua.
Ji-Tae Yu interpreta Lee Woo-Jin. Coreano, ha partecipato a film come Into the Mirror e Lady Vendetta. Anche regista e sceneggiatore, ha 37 anni e un film in uscita.
Hye-jeong Kang interpreta Mi-Do. Coreana, ha partecipato a film come Three... Extremes e Lady Vendetta. Ha 31 anni.
Oldboy è il secondo capitolo dell’ideale trilogia della Vendetta cominciata con Mr. Vendetta e conclusa con Lady Vendetta ed è l’unico finora ad avere ispirato un remake (anzi due, contando anche la versione non ufficiale indiana, Zinda). Aspettando (con un fortissimo presagio di diludendo) che esca, nel caso Oldboy vi fosse piaciuto consiglio la visione di I Saw the Devil e Stoker. ENJOY!
martedì 3 dicembre 2013
Parkland (2013)
Il 26 novembre si commemoravano i 50 anni della morte di John Fitzgerald Kennedy e io mi sono schiaffata davanti alla TV a vedere Parkland, film a tema diretto dal regista Peter Landesman e presentato proprio quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia.
Trama: il film racconta gli istanti successivi all’attentato di JFK, a partire dal vano ricovero nell’ospedale di Parkland, passando poi per il famoso video girato dal signor Zapruder, con uno sguardo sui servizi segreti, Harvey Lee Oswald e la sua famiglia.
Ma da quando alla Mostra del cinema di Venezia sono diventati così lassisti per quel che riguarda i film da presentare al pubblico? Parkland è davvero solo una pellicola buona per una serata davanti alla TV visto che è un mix tra una puntata di E.R. – Medici in prima linea e qualche epigono di 24 con l’aggiunta di un nutrito gruppetto di attori che definire sprecati è dir poco. Non è che il film non sia piacevole da guardare, intendiamoci, ma scorre come l’acqua e alla vicenda Kennedy non aggiunge nulla di diverso da quello che si potrebbe imparare da qualsiasi servizio televisivo o documentario, con l’attenzione dello sceneggiatore che si concentra poco su tutti i coinvolti, così da fornire allo spettatore un affresco ampio ma, in fin dei conti, superficiale e freddo. Nel corso di Parkland ci vengono presentati diversi personaggi che vengono toccati (e cambiati) in qualche modo dalla morte del Presidente ma, tranne forse per quel che riguarda Robert Oswald, fratello del famigerato attentatore e l'elemento più interessante dell’intera pellicola, non c’è mai un vero approfondimento psicologico perché ogni sequenza viene presentata col piglio distaccato del "così è, punto".
Come ho detto, è un peccato, perché nel cast figurano moltissimi attori che, normalmente, farebbero girare la testa a più di un appassionato. I due che si salvano nella mischia sono Paul Giamatti, con il suo personaggio di uomo "della strada" che, all'improvviso, si ritrova addosso gli occhi di tutti ed è combattuto tra il desiderio di portare rispetto al presidente defunto e quello di ricavare un minimo di successo dalla tragedia, e la rivelazione James Badge Dale con il suo umano e tristissimo Robert Oswald, altro uomo "comune" additato come mostro solo per la parentela con l'assassino di Kennedy. Billy Bob Thornton e Jackie Earle Haley toccano forse il nadir della loro carriera ormai relegata a ruoli da caratteristi d'eccezione (viene tristezza se si pensa agli esordi di entrambi...) mentre gli altri interpreti compaiono troppo poco per attirare davvero l'attenzione e consentire allo spettatore di dare un giudizio. E con queste ultime considerazioni si conclude il post perché sull'argomento non c'è davvero nient'altro da dire: Parkland si è rivelato un film senza infamia né lode, che rischia tuttavia di deludere chi è veramente interessato all'argomento e di annoiare chi invece non è appassionato di storia americana moderna. In una parola, evitabile.
Di Zac Efron (Dr. Charles "Jim" Carrico), Paul Giamatti (Abraham Zapruder), James Badge Dale (Robert Oswald), Billy Bob Thornton (Forrest Sorrels) e Jackie Earle Haley (Padre Oscar Huber) ho già parlato ai rispettivi link.
Peter Landesman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo film come regista. E' anche produttore.
Marcia Gay Harden interpreta l'infermiera Doris Nelson. Americana, la ricordo per film come Spia e lascia spiare, Flubber - Un professore tra le nuvole, Vi presento Joe Black, Pollock (Oscar come migliore attrice non protagonista), Mystic River e The Mist. Ha 54 anni e sei film in uscita.
Ron Livingston (Ronald Joseph Livingston) interpreta James Hosty. Americano, ha partecipato a film come Il ladro di orchidee, L'evocazione - The Conjuring e a serie come Band of Brothers, Sex and the City, Dr. House, Incubi e deliri e Broadwalk Empire. Come doppiatore, ha lavorato ne I Griffin e American Dad!. Anche produttore, ha 46 anni e un film in uscita.
Nella miriade di facce conosciute impegnate in ruoli più o meno minori spuntano l'ex Superman di Smallville Tom Welling (una delle guardie del presidente, al secolo Roy Kellerman), un invecchiato Gil Bellows che in Le ali della libertà interpretava il giovane Tommy, Colin Hanks (Dr. Malcom Perry), figlio di Tom Hanks che, tra parentesi, è uno dei produttori del film, e sicuramente tanti e tanti altri caratteristi famosi che non sono riuscita ad identificare ma, giuro, ce n'è una marea. Detto questo, se Parkland vi fosse piaciuto, non mancate ovviamente di guardare JFK - Un caso ancora aperto. ENJOY!
Trama: il film racconta gli istanti successivi all’attentato di JFK, a partire dal vano ricovero nell’ospedale di Parkland, passando poi per il famoso video girato dal signor Zapruder, con uno sguardo sui servizi segreti, Harvey Lee Oswald e la sua famiglia.
Ma da quando alla Mostra del cinema di Venezia sono diventati così lassisti per quel che riguarda i film da presentare al pubblico? Parkland è davvero solo una pellicola buona per una serata davanti alla TV visto che è un mix tra una puntata di E.R. – Medici in prima linea e qualche epigono di 24 con l’aggiunta di un nutrito gruppetto di attori che definire sprecati è dir poco. Non è che il film non sia piacevole da guardare, intendiamoci, ma scorre come l’acqua e alla vicenda Kennedy non aggiunge nulla di diverso da quello che si potrebbe imparare da qualsiasi servizio televisivo o documentario, con l’attenzione dello sceneggiatore che si concentra poco su tutti i coinvolti, così da fornire allo spettatore un affresco ampio ma, in fin dei conti, superficiale e freddo. Nel corso di Parkland ci vengono presentati diversi personaggi che vengono toccati (e cambiati) in qualche modo dalla morte del Presidente ma, tranne forse per quel che riguarda Robert Oswald, fratello del famigerato attentatore e l'elemento più interessante dell’intera pellicola, non c’è mai un vero approfondimento psicologico perché ogni sequenza viene presentata col piglio distaccato del "così è, punto".
Come ho detto, è un peccato, perché nel cast figurano moltissimi attori che, normalmente, farebbero girare la testa a più di un appassionato. I due che si salvano nella mischia sono Paul Giamatti, con il suo personaggio di uomo "della strada" che, all'improvviso, si ritrova addosso gli occhi di tutti ed è combattuto tra il desiderio di portare rispetto al presidente defunto e quello di ricavare un minimo di successo dalla tragedia, e la rivelazione James Badge Dale con il suo umano e tristissimo Robert Oswald, altro uomo "comune" additato come mostro solo per la parentela con l'assassino di Kennedy. Billy Bob Thornton e Jackie Earle Haley toccano forse il nadir della loro carriera ormai relegata a ruoli da caratteristi d'eccezione (viene tristezza se si pensa agli esordi di entrambi...) mentre gli altri interpreti compaiono troppo poco per attirare davvero l'attenzione e consentire allo spettatore di dare un giudizio. E con queste ultime considerazioni si conclude il post perché sull'argomento non c'è davvero nient'altro da dire: Parkland si è rivelato un film senza infamia né lode, che rischia tuttavia di deludere chi è veramente interessato all'argomento e di annoiare chi invece non è appassionato di storia americana moderna. In una parola, evitabile.
Di Zac Efron (Dr. Charles "Jim" Carrico), Paul Giamatti (Abraham Zapruder), James Badge Dale (Robert Oswald), Billy Bob Thornton (Forrest Sorrels) e Jackie Earle Haley (Padre Oscar Huber) ho già parlato ai rispettivi link.
Peter Landesman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo film come regista. E' anche produttore.
Marcia Gay Harden interpreta l'infermiera Doris Nelson. Americana, la ricordo per film come Spia e lascia spiare, Flubber - Un professore tra le nuvole, Vi presento Joe Black, Pollock (Oscar come migliore attrice non protagonista), Mystic River e The Mist. Ha 54 anni e sei film in uscita.
Ron Livingston (Ronald Joseph Livingston) interpreta James Hosty. Americano, ha partecipato a film come Il ladro di orchidee, L'evocazione - The Conjuring e a serie come Band of Brothers, Sex and the City, Dr. House, Incubi e deliri e Broadwalk Empire. Come doppiatore, ha lavorato ne I Griffin e American Dad!. Anche produttore, ha 46 anni e un film in uscita.
Nella miriade di facce conosciute impegnate in ruoli più o meno minori spuntano l'ex Superman di Smallville Tom Welling (una delle guardie del presidente, al secolo Roy Kellerman), un invecchiato Gil Bellows che in Le ali della libertà interpretava il giovane Tommy, Colin Hanks (Dr. Malcom Perry), figlio di Tom Hanks che, tra parentesi, è uno dei produttori del film, e sicuramente tanti e tanti altri caratteristi famosi che non sono riuscita ad identificare ma, giuro, ce n'è una marea. Detto questo, se Parkland vi fosse piaciuto, non mancate ovviamente di guardare JFK - Un caso ancora aperto. ENJOY!
lunedì 2 dicembre 2013
Get Babol! #88
Buon lunedì a tutti! Col weekend passato frenetico stavo quasi dimenticandomi di dare un'occhiata alle uscite USA che, tuttavia, questa settimana non offrono grandi novità... o forse sì? ENJOY!
Inside Llewyn Davis
Di Ethan e Joel Coen
Con Oscar Isaac, Carey Mulligan, John Goodman
Trama (da Imdb): Una settimana della vita di un giovane cantante, seguito nel suo viaggio all'interno della scena folk del Greenwich Village nel 1961.
Il sito lo consiglia perché mi è piaciuto Il treno per il Darjeeling. Oddio, per la prima volta non so che dire. Di solito amo i Coen e il loro modo grottesco di mettere su schermo le storie più inverosimili.. però questo Oscar Isaac mi pare moscio e, come sovrappiù, non amo la musica folk, anzi. L'insieme mi ricorda vagamente Fratello, dove sei?, che forse, tra tutti i loro film, è quello che ho amato di meno, quindi non vorrei che, guardandolo, subentri il diludendo. D'altra parte, John Goodman mi sembra invece in formissima.. e nel trailer spunta un delizioso gattone, quindi sospenderò il (pre)giudizio fino al 20 febbraio, quando uscirà in Italia. Nel frattempo, qualcuno che lo ha visto al Torino Film Festival mi saprebbe dire com'è? Thanks!
Inside Llewyn Davis
Di Ethan e Joel Coen
Con Oscar Isaac, Carey Mulligan, John Goodman
Trama (da Imdb): Una settimana della vita di un giovane cantante, seguito nel suo viaggio all'interno della scena folk del Greenwich Village nel 1961.
Il sito lo consiglia perché mi è piaciuto Il treno per il Darjeeling. Oddio, per la prima volta non so che dire. Di solito amo i Coen e il loro modo grottesco di mettere su schermo le storie più inverosimili.. però questo Oscar Isaac mi pare moscio e, come sovrappiù, non amo la musica folk, anzi. L'insieme mi ricorda vagamente Fratello, dove sei?, che forse, tra tutti i loro film, è quello che ho amato di meno, quindi non vorrei che, guardandolo, subentri il diludendo. D'altra parte, John Goodman mi sembra invece in formissima.. e nel trailer spunta un delizioso gattone, quindi sospenderò il (pre)giudizio fino al 20 febbraio, quando uscirà in Italia. Nel frattempo, qualcuno che lo ha visto al Torino Film Festival mi saprebbe dire com'è? Thanks!
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domenica 1 dicembre 2013
Thor: The Dark World (2013)
"Nora, Merlo, siete sempre in ritardo, ecchecca..."
"Dai, ragazzi, muoviamoci che mancan cinque minuti all'inizio di Thor: The Dark World!"
"Belin, ma è in treddì?"
"Occristo, sì.... Che due marroni. E vabbé, ormai ci siamo..."
Come avrete evinto, domenica scorsa sono andata a vedere Thor: The Dark World, diretto dal regista Alan Taylor. Con qualche convinzione derivata dalla visione di Thor e qualche dubbio derivato dalla lettura di recensioni assai migliori di quella che sarà la mia…
"Ma che è sta roba?"
"Che c'entra l'Iter? Ma non è Aehter?"
"Oddio Malekith!! Quello si chiama Malekith!! Bwahahaahh!!!"
"E quelli? Sono i Teletubbies?"
"No, sono dei mimi anni '50. Che tenerezza, hanno le orecchiette!"
Trama: Thor e compagnia stanno riportando la pace ad Asgard e negli altri Regni, mentre la povera Jane Foster langue per la mancanza del Dio norreno. Insomma, tutto sembra tranquillo almeno finché la dottoressa non rinviene l’Aether, la potentissima arma che già una volta aveva quasi consentito agli Elfi Oscuri capitanati da Malekith di distruggere interi mondi…
"Stellan Skarsgard è nudo. ARGH! Ma perché?"
"Adesso è in mutande"
"Ah beh"
"Quello è Stan Lee"
"E quello è Sir Anthony Hopkins. Non ci crede più nemmeno lui, poveraccio".
"Ooh il martello! Va che roba! Ma da dove gli arriva? Dove lo tiene quando non combatte?"
"Nella gnagna di Miley Cyrus"
"Ahahahahahaahhahah!!"
Sono sincera. A parte gli addominali di Chris Hemsworth, il bel funerale vichingo, la "rivelazione" finale e i meravigliosi disegni nei titoli di coda, di Thor: The Dark World non ricordo quasi più nulla perché, purtroppo, è un film che sul nulla si regge. La pellicola avrebbe potuto tranquillamente ridursi alla mera parte centrale, quella in cui la presenza di Loki è un pochino più cospicua e, soprattutto, utile, una cosa che dura più o meno un quarto d’ora. E non lo dico perché mi piace Tom Hiddleston, non faccio parte dello zoccolo duro delle Hiddlestoner o come diavolo si fanno chiamare, sebbene l’attore inglese sia affascinante da morire e l’unico in grado di dare un minimo di profondità al personaggio: il problema è proprio che, a livello di sceneggiatura, non c’è nient’altro di interessante e, peggio ancora, Thor: The Dark World, sotto tutti i suoi mirabolanti effetti speciali, è privo di un’identità precisa. Comincia come la versione menosa de Il signore degli anelli, continua come Guerre Stellari e finisce (o, meglio, vorrebbe finire) come The Avengers ma il problema è che ai comandi non c’è Joss Whedon (nonostante ci abbia messo del suo quando Loki imita Capitan America pare) e, soprattutto, quest’ultimo tentativo di svolta umoristico/CCioFfane risulta un po’ improbabile.
"Bolla, ma come minkia si chiama quella?"
"Boh, mi ricordavo Frigga ma qui la chiamano Figa, Frega... ma che ti frega, tanto faceva la carta da parati nell'altro Thor."
"Che palle di film... Bolla, ricordami perché sono venuta a vederlo."
"Non lo so, devo già capire cosa ci faccio io qui. Certo che Kenneth Branagh..."
"Alé, pure il bambino col giochino."
"Allora, ho capito che il ragazzino è scoglionato, ma almeno la suoneria la togliamo? Grazie."
Vedete cosa intendo? Immaginate, per tutto il film, che quei pochi momenti epici o drammatici o anche solo vagamente interessanti vengano interrotti da quelle che in gergo chiamano gag ma che io chiamo ca**ate o “momento Ciccio Bastardo”: ricordate quando, negli ultimi due Austin Powers, Ciccio Bastardo raccontava i suoi tristi problemi esistenziali… e concludeva il tutto con una bella scoreggia? Ecco, Thor: The Dark World è interamente retto da momenti simili, senza soluzione di continuità tra serio e faceto. Tra l’altro l’unico, vero, inutile momento comico in grado di strappare una vera risata spunta dopo i titoli di coda (non in mezzo, proprio alla fine, non fate come TUTTI quelli che si sono alzati alla prima scena post credit, perché ormai lo sa persino l’ultimo streppone della Terra che ce ne sono DUE di scene) ma, anche lì, lascia in bocca quel simpatico retrogusto di fregatura messa lì solo perché ci DEVONO essere delle scene dopo i titoli di coda altrimenti non abbiamo visto un film Marvel.
"Ah, che bel momento dramma... e no ca**o, Stellan Skarsgard è di nuovo in mutande!!"
"No ma complimenti per il montaggio! La prossima volta mettete direttamente la dissolvenza con la stellina..."
"Bolla, scusa, ma perché sono a Greenwich? Cosa vanno a fare lì?"
"Nora è la convergenza... sì perché i pianeti, sai... er ... Malekith!!!"
"Bwahahahah chenomedimmm... Malekith! Ciao, guardami, sono Malekith!"
"ALLORA, LA SMETTIAMO CON 'STO GIOCHINO???"
Poi, per carità, il fumettone c’è e meno male perché, come mi successe ai tempi di Capote, serve a un certo punto il colpo di pistola che ti risveglia dall’assopimento oppure sai che dormita! Messo da parte l’approccio poco zamarro di Kenneth Branagh che, si sa, è uno snob e nel suo Thor aveva preferito concentrarsi un po’ più sui dialoghi e sui confronti tra i personaggi piuttosto che sulle mazzate, è stato giustamente chiamato Alan Taylor che, invece, si è profuso in adrenaliniche scene zeppe di effetti speciali della madonna, scenografie grandiose con il ponte arcobaleno rifatto, botte da orbi, visioni virate in rosso, il finale con tanto di confini spaziali che si annullano consentendo così balzi continui da un universo all’altro con dovizia di vomitazio per la sottoscritta e, ovviamente, l’importante monumento/città distrutti per giustificare la presenza di un Eroe a proteggere l’umanità. Biondoooo! Biondoooooo!! Mi hai scassato mezza Londra, che il Signore ti camalli! Proteggiti Asgard che “hai mancato una colonna!”, ah-ha. E non dimentichiamo l’approccio maschilista di Branagh! In Thor: The Dark World invece le donne rialzano la testa e reclamano fiere il loro ruolo di protagoniste, con l’ex carta da parati Rene Russo che viene messa a tacere per la legge di The Walking Dead, Natalie Portman che piglia a schiaffi gli dei quando per la scemenza del personaggio, semmai, sarebbe lei quella da prendere a ceffoni, e Kat Dennings che acquista maggiore importanza grazie ad un comprimario ancora più sfigato e inutile di lei. Bello bello, come no. Ridatemi Scarlett Johansson, Branagh, Whedon e Robertino mio bello, che è meglio.
"Noruzza, ma che fine ha fatto Odino quindi?"
"Ma che ca**o me ne frega...."
Del regista James Gunn (che ha diretto solo la scena post credit e che aspetto al varco con quello che potrebbe essere un trashissimo, meraviglioso Guardians of the Galaxy!) ho già parlato qui. Chris Hemsworth (Thor), Natalie Portman (Jane Foster), Tom Hiddleston (Loki), Anthony Hopkins (Odino), Stellan Skarsgård (Erik Selvig), Idris Elba (Heimdall), Rene Russo (Frigga) Tadanobu Asano (Hogun), Alice Krige (Eir), Clive Russell (Tyr) e i non accreditati Benicio Del Toro (il Collezionista) e Chris Evans (Capitan America) li trovate invece ai rispettivi link.
"Bolla ma quello alla fine era quello di Chuck?"
"Che è Chuck?"
"Ma sì dai è lui. Bolla, dimmi un po' come si chiama"
"Ma Zachary Levi dici?"
"No Bolla, quello di Chuck"
"..."
Alan Taylor è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come I vestiti nuovi dell'imperatore ed episodi delle serie Oz, Six Feet Under, Sex and the City, Lost, I Soprano e Il trono di spade. Anche produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita, Terminator (!).
Christopher Eccleston interpreta Malekith. Inglese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, Elizabeth, eXistenZ, The Others, 28 giorni dopo e a serie come Doctor Who e Heroes. Ha 49 anni e un film in uscita.
Zachary Levi (at last!) interpreta Fandral al posto di Josh Dallas, impegnato sul set della serie Once Upon A Time. Americano, ha partecipato ALLA SERIE CHUCK, Perfetti ma non troppo e ha lavorato come doppiatore in Alvin Superstar 2, Rapunzel - L'intreccio della torre e Robot Chicken. Anche regista e produttore, ha 33 anni.
Tra gli altri attori, segnalo la presenza dell'impronunciabile Adewale Akinnuoye-Agbaje (l'elfo nero Algrim) che, in Lost, interpretava Mr. Eko mentre il solito, immancabile Stan Lee è il vecchietto che in manicomio presta una scarpa a Stellan Skarsgard; rimanendo in tema "attori seri costretti a fare i cretini", ringraziamo la Madonna e gli impegni con la serie Hannibal o Mads Mikkelsen si sarebbe sputtanato la carriera interpretando Malekith. Passiamo ora al regista: Natalie Portman vi è sembrata svogliatella? Certo, perché dietro la macchina da presa avrebbe dovuto esserci la regista Patty Jenkins, che alla fine ha rinunciato per "divergenze creative", e l'attrice ci è rimasta così male che, non fosse stato per il contratto che prevedeva il suo ritorno nei sequel, avrebbe dato forfait senza pensarci un istante. E invece anche lei è rimasta a nel variopinto universo cinematografico Marvel che, al netto dei film mutanti, al momento comprende L'incredibile Hulk del 1998, Iron Man, Iron Man 2, Thor, Capitan America - Il primo Vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, la serie Agents of S.H.I.E.L.D. e gli imminenti Capitan America: The Winter Soldier, Guardians of The Galaxy (introdotto dalla prima scena post credits di Thor: The Dark World) e The Avengers: Age of Ultron. Ovviamente, se Thor: The Dark World vi fosse piaciuto recuperate tutto. ENJOY!
* P.S.: Ogni dialogo, per quanto idiota, è stato riportato fedelmente.
"Dai, ragazzi, muoviamoci che mancan cinque minuti all'inizio di Thor: The Dark World!"
"Belin, ma è in treddì?"
"Occristo, sì.... Che due marroni. E vabbé, ormai ci siamo..."
Come avrete evinto, domenica scorsa sono andata a vedere Thor: The Dark World, diretto dal regista Alan Taylor. Con qualche convinzione derivata dalla visione di Thor e qualche dubbio derivato dalla lettura di recensioni assai migliori di quella che sarà la mia…
"Ma che è sta roba?"
"Che c'entra l'Iter? Ma non è Aehter?"
"Oddio Malekith!! Quello si chiama Malekith!! Bwahahaahh!!!"
"E quelli? Sono i Teletubbies?"
"No, sono dei mimi anni '50. Che tenerezza, hanno le orecchiette!"
Trama: Thor e compagnia stanno riportando la pace ad Asgard e negli altri Regni, mentre la povera Jane Foster langue per la mancanza del Dio norreno. Insomma, tutto sembra tranquillo almeno finché la dottoressa non rinviene l’Aether, la potentissima arma che già una volta aveva quasi consentito agli Elfi Oscuri capitanati da Malekith di distruggere interi mondi…
"Stellan Skarsgard è nudo. ARGH! Ma perché?"
"Adesso è in mutande"
"Ah beh"
"Quello è Stan Lee"
"E quello è Sir Anthony Hopkins. Non ci crede più nemmeno lui, poveraccio".
"Ooh il martello! Va che roba! Ma da dove gli arriva? Dove lo tiene quando non combatte?"
"Nella gnagna di Miley Cyrus"
"Ahahahahahaahhahah!!"
Sono sincera. A parte gli addominali di Chris Hemsworth, il bel funerale vichingo, la "rivelazione" finale e i meravigliosi disegni nei titoli di coda, di Thor: The Dark World non ricordo quasi più nulla perché, purtroppo, è un film che sul nulla si regge. La pellicola avrebbe potuto tranquillamente ridursi alla mera parte centrale, quella in cui la presenza di Loki è un pochino più cospicua e, soprattutto, utile, una cosa che dura più o meno un quarto d’ora. E non lo dico perché mi piace Tom Hiddleston, non faccio parte dello zoccolo duro delle Hiddlestoner o come diavolo si fanno chiamare, sebbene l’attore inglese sia affascinante da morire e l’unico in grado di dare un minimo di profondità al personaggio: il problema è proprio che, a livello di sceneggiatura, non c’è nient’altro di interessante e, peggio ancora, Thor: The Dark World, sotto tutti i suoi mirabolanti effetti speciali, è privo di un’identità precisa. Comincia come la versione menosa de Il signore degli anelli, continua come Guerre Stellari e finisce (o, meglio, vorrebbe finire) come The Avengers ma il problema è che ai comandi non c’è Joss Whedon (nonostante ci abbia messo del suo quando Loki imita Capitan America pare) e, soprattutto, quest’ultimo tentativo di svolta umoristico/CCioFfane risulta un po’ improbabile.
"Bolla, ma come minkia si chiama quella?"
"Boh, mi ricordavo Frigga ma qui la chiamano Figa, Frega... ma che ti frega, tanto faceva la carta da parati nell'altro Thor."
"Che palle di film... Bolla, ricordami perché sono venuta a vederlo."
"Non lo so, devo già capire cosa ci faccio io qui. Certo che Kenneth Branagh..."
"Alé, pure il bambino col giochino."
"Allora, ho capito che il ragazzino è scoglionato, ma almeno la suoneria la togliamo? Grazie."
Vedete cosa intendo? Immaginate, per tutto il film, che quei pochi momenti epici o drammatici o anche solo vagamente interessanti vengano interrotti da quelle che in gergo chiamano gag ma che io chiamo ca**ate o “momento Ciccio Bastardo”: ricordate quando, negli ultimi due Austin Powers, Ciccio Bastardo raccontava i suoi tristi problemi esistenziali… e concludeva il tutto con una bella scoreggia? Ecco, Thor: The Dark World è interamente retto da momenti simili, senza soluzione di continuità tra serio e faceto. Tra l’altro l’unico, vero, inutile momento comico in grado di strappare una vera risata spunta dopo i titoli di coda (non in mezzo, proprio alla fine, non fate come TUTTI quelli che si sono alzati alla prima scena post credit, perché ormai lo sa persino l’ultimo streppone della Terra che ce ne sono DUE di scene) ma, anche lì, lascia in bocca quel simpatico retrogusto di fregatura messa lì solo perché ci DEVONO essere delle scene dopo i titoli di coda altrimenti non abbiamo visto un film Marvel.
"Ah, che bel momento dramma... e no ca**o, Stellan Skarsgard è di nuovo in mutande!!"
"No ma complimenti per il montaggio! La prossima volta mettete direttamente la dissolvenza con la stellina..."
"Bolla, scusa, ma perché sono a Greenwich? Cosa vanno a fare lì?"
"Nora è la convergenza... sì perché i pianeti, sai... er ... Malekith!!!"
"Bwahahahah chenomedimmm... Malekith! Ciao, guardami, sono Malekith!"
"ALLORA, LA SMETTIAMO CON 'STO GIOCHINO???"
Poi, per carità, il fumettone c’è e meno male perché, come mi successe ai tempi di Capote, serve a un certo punto il colpo di pistola che ti risveglia dall’assopimento oppure sai che dormita! Messo da parte l’approccio poco zamarro di Kenneth Branagh che, si sa, è uno snob e nel suo Thor aveva preferito concentrarsi un po’ più sui dialoghi e sui confronti tra i personaggi piuttosto che sulle mazzate, è stato giustamente chiamato Alan Taylor che, invece, si è profuso in adrenaliniche scene zeppe di effetti speciali della madonna, scenografie grandiose con il ponte arcobaleno rifatto, botte da orbi, visioni virate in rosso, il finale con tanto di confini spaziali che si annullano consentendo così balzi continui da un universo all’altro con dovizia di vomitazio per la sottoscritta e, ovviamente, l’importante monumento/città distrutti per giustificare la presenza di un Eroe a proteggere l’umanità. Biondoooo! Biondoooooo!! Mi hai scassato mezza Londra, che il Signore ti camalli! Proteggiti Asgard che “hai mancato una colonna!”, ah-ha. E non dimentichiamo l’approccio maschilista di Branagh! In Thor: The Dark World invece le donne rialzano la testa e reclamano fiere il loro ruolo di protagoniste, con l’ex carta da parati Rene Russo che viene messa a tacere per la legge di The Walking Dead, Natalie Portman che piglia a schiaffi gli dei quando per la scemenza del personaggio, semmai, sarebbe lei quella da prendere a ceffoni, e Kat Dennings che acquista maggiore importanza grazie ad un comprimario ancora più sfigato e inutile di lei. Bello bello, come no. Ridatemi Scarlett Johansson, Branagh, Whedon e Robertino mio bello, che è meglio.
"Noruzza, ma che fine ha fatto Odino quindi?"
"Ma che ca**o me ne frega...."
Del regista James Gunn (che ha diretto solo la scena post credit e che aspetto al varco con quello che potrebbe essere un trashissimo, meraviglioso Guardians of the Galaxy!) ho già parlato qui. Chris Hemsworth (Thor), Natalie Portman (Jane Foster), Tom Hiddleston (Loki), Anthony Hopkins (Odino), Stellan Skarsgård (Erik Selvig), Idris Elba (Heimdall), Rene Russo (Frigga) Tadanobu Asano (Hogun), Alice Krige (Eir), Clive Russell (Tyr) e i non accreditati Benicio Del Toro (il Collezionista) e Chris Evans (Capitan America) li trovate invece ai rispettivi link.
"Bolla ma quello alla fine era quello di Chuck?"
"Che è Chuck?"
"Ma sì dai è lui. Bolla, dimmi un po' come si chiama"
"Ma Zachary Levi dici?"
"No Bolla, quello di Chuck"
"..."
Alan Taylor è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come I vestiti nuovi dell'imperatore ed episodi delle serie Oz, Six Feet Under, Sex and the City, Lost, I Soprano e Il trono di spade. Anche produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita, Terminator (!).
Christopher Eccleston interpreta Malekith. Inglese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, Elizabeth, eXistenZ, The Others, 28 giorni dopo e a serie come Doctor Who e Heroes. Ha 49 anni e un film in uscita.
Zachary Levi (at last!) interpreta Fandral al posto di Josh Dallas, impegnato sul set della serie Once Upon A Time. Americano, ha partecipato ALLA SERIE CHUCK, Perfetti ma non troppo e ha lavorato come doppiatore in Alvin Superstar 2, Rapunzel - L'intreccio della torre e Robot Chicken. Anche regista e produttore, ha 33 anni.
Tra gli altri attori, segnalo la presenza dell'impronunciabile Adewale Akinnuoye-Agbaje (l'elfo nero Algrim) che, in Lost, interpretava Mr. Eko mentre il solito, immancabile Stan Lee è il vecchietto che in manicomio presta una scarpa a Stellan Skarsgard; rimanendo in tema "attori seri costretti a fare i cretini", ringraziamo la Madonna e gli impegni con la serie Hannibal o Mads Mikkelsen si sarebbe sputtanato la carriera interpretando Malekith. Passiamo ora al regista: Natalie Portman vi è sembrata svogliatella? Certo, perché dietro la macchina da presa avrebbe dovuto esserci la regista Patty Jenkins, che alla fine ha rinunciato per "divergenze creative", e l'attrice ci è rimasta così male che, non fosse stato per il contratto che prevedeva il suo ritorno nei sequel, avrebbe dato forfait senza pensarci un istante. E invece anche lei è rimasta a nel variopinto universo cinematografico Marvel che, al netto dei film mutanti, al momento comprende L'incredibile Hulk del 1998, Iron Man, Iron Man 2, Thor, Capitan America - Il primo Vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, la serie Agents of S.H.I.E.L.D. e gli imminenti Capitan America: The Winter Soldier, Guardians of The Galaxy (introdotto dalla prima scena post credits di Thor: The Dark World) e The Avengers: Age of Ultron. Ovviamente, se Thor: The Dark World vi fosse piaciuto recuperate tutto. ENJOY!
* P.S.: Ogni dialogo, per quanto idiota, è stato riportato fedelmente.
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