Buon giovedì a tutti! Pochissime, diludenti uscite questa settimana, non solo a Savona ma in tutta Italia. L'estate sta arrivando.... ENJOY!!!
Three Days to Kill
Reazione a caldo: un tonno al tavolo 5, grazie!
Bolla, rifletti!: non so se si è capito ma con gli action al cinema non vado molto d'accordo. Three Days to Kill mi sembra la versione ripulita, corretta, aggiornata e con daddy issues dello storico Commando con Arnie. E per quanto sia invecchiato bene, il buon Kevin Costner non potrà mai competere con la potenza distruttiva di Arnie o Bruce Willis.
In ordine di sparizione
Reazione a caldo: mai sentito nominare!!
Bolla, rifletti!: il titolo originale di questo film, Kraftidioten, darebbe a intendere che, nonostante l'inizio drammatico (il figlio del protagonista viene ucciso), la storia si sviluppi poi in modo comico o perlomeno grottesco. Leggendo la trama, In ordine di sparizione mi sembrerebbe tanto un Fargo in salsa svedese quindi potrei anche recuperarlo, prima o poi.
Al cinema d'élite torna invece prepotentemente in auge il cinema francese...
Tutta colpa del vulcano
Reazione a caldo: Eyjafjallajökull: salute!!
Bolla, rifletti!: mi piacerebbe vedere i cugini d'oltralpe andare al cinema e chiedere un biglietto per Eyjafjallajökull, che poi sarebbe il titolo originale della pellicola in questione, immagino le grasse risate al botteghino! A parte questo, sulla locandina campeggia il simpatico faccione di Dany Boon quindi aspettatevi la solita commediola francese con un pizzico d'aMMore a condire l'insipido piatto.
giovedì 5 giugno 2014
mercoledì 4 giugno 2014
Dom Hemingway (2013)
Mi rendo conto che negli ultimi tempi sto privilegiando le nuove uscite a discapito di film più vecchi o rubriche come il Bollalmanacco On Demand ma sono rimasta un po' indietro e tento di recuperare. In questi giorni, per esempio, ho guardato lo spassoso Dom Hemingway, diretto e sceneggiato nel 2013 dal regista Richard Shepard.
Trama: Dopo 12 anni di prigione il folle e sboccatissimo Dom Hemingway esce di prigione. Come prima cosa, decide di recuperare i soldi che gli spettano dal suo ex boss poi cerca di ricostruire il rapporto con la figlia, ma le cose non saranno così facili...
Un monologo sul ca**o recitato con un cacofonico, roboante accento inglese. Ecco come comincia Dom Hemingway, assestandosi subito su un binario di esilarante volgarità appoggiata interamente sulle spalle di un Jude Law ingrassato, imbruttito e, letteralmente, larger than life. Le peripezie di Dom, malvivente di bassissima lega afflitto da problemi di autocontrollo che lo portano, assieme alle epiche sbronze, a rovesciare invettive e pugni contro chiunque gli capiti a tiro, sono uno spiazzante e divertentissimo mix tra i momenti più goliardici di Arancia Meccanica e il sottobosco criminale dipinto nei film di Guy Ritchie, con in più un leggero tocco di classe e wit tutto british che mancava ai film dell'ex Mr. Ciccone. Come in un romanzo picaresco che si rispetti, la storia di Dom Hemingway viene divisa in capitoli che segnano diverse e fondamentali tappe della sua "riabilitazione" e che lo vedono alle prese con vari problemi legati al post-prigionia e, non meno importante, alla presa di coscienza di essere ormai un vanitoso dinosauro, un relitto del passato che dovrebbe smettere di fare il giovincello scapestrato e darsi una regolata per non sputare in faccia alla seconda chance (diciamo anche terza o quarta...) che gli è stata concessa, soprattutto dopo aver perso già troppo a causa del suo carattere bizzoso. Dopo aver soddisfatto i desideri più immediati, nella fattispecie donne, alcool, droga, vendetta e soldi, veri e propri protagonisti della prima, scoppiettante parte del film, nella seconda parte assistiamo ad un naturale rallentamento del ritmo e ad un'atmosfera quasi più malinconica, nella quale Dom è costretto ad affrontare le conseguenze dei suoi atteggiamenti passati per riuscire a ricostruirsi una vita quantomeno dignitosa e a "crescere" come persona. Niente di patetico, per fortuna, e nessun happy ending da Mulino Bianco, ma forse una speranza, come succede nella vita di tutti i giorni, sempre piena di false partenze ed incertezze.
La sceneggiatura di Richard Shepard è brillantissima ed interessante e la sua regia, pur di stampo classico, riesce a non appiattirla, ricorrendo anche ad un'esilarante scena al ralenti dove sfiderei chiunque a non ridere davanti all'oggetto che lo strafattissimo protagonista si vede volare davanti alla faccia. A tal proposito, l'aspetto fondamentale di Dom Hemingway sono i due attori principali, Jude Law e Richard E. Grant, che sullo schermo mostrano una sinergia a dir poco incredibile: Jude Law ha un carisma fuori dal comune e, come ho detto all'inizio, regge sulle sue spalle l'intero film senza mai risultare esagerato o ridicolo ma l'aplomb britannico di Richard E. Grant fa da perfetto contraltare all'incontenibilità dell'amico, creando così una moderna strana coppia di opposti che regala allo spettatore risate a non finire. Valido anche tutto il cast di supporto, a cominciare da quel gigionissimo Demian Bichir già visto in Machete Kills per concludere con l'esilarante gangsta nero afflitto da trauma infantile felino (vedere per credere, ero piegata in due dalle risate!) e non mancano ovviamente personaggi un po' più "realistici" come la figlia di Dom o il tenero e silenzioso nipotino che, a differenza del logorroico nonno, fa breccia nel cuore e nella mente delle persone con un semplice, eloquente sguardo. Insomma, avrete capito che, complici anche una bella colonna sonora e un'azzeccatissimo stile per quel che riguarda abiti e scenografie (le mise di Dickie sono spettacolari ma anche la villa di Mr. Fontaine non scherza!) Dom Hemingway mi è piaciuto davvero un sacco. Ora, il problema è capire se questo mio amore si sarebbe manifestato con la stessa intensità anche davanti all'adattamento italiano perché, come ho detto, buona parte della bellezza del film risiede nei dialoghi e in quel mix di rhyming slang e accento cockney con cui vengono pronunciati, quindi non vorrei che la versione nostrana risultasse inevitabilmente piatta. Voi andatelo comunque a vedere e poi, nel caso, recuperate l'imprescindibile versione in lingua originale!
Di Jude Law (Dom Hemingway), Richard E. Grant (Dickie Black) e Demian Bichir (Mr. Fontaine) ho già parlato ai rispettivi link.
Richard Shepard è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Oxygen, The Matador, The Haunting Party - I cacciatori ed episodi delle serie Ugly Betty, 30 Rock, Criminal Minds, Ringer e Salem. Anche produttore e attore, ha 49 anni.
L'attrice romena Madalina Diana Ghenea, che interpreta Paolina, oltre ad essere una delle protagoniste de I Borgia ha avuto anche la sfortuna di partecipare a I soliti idioti: il film mentre Kerry Condon, che interpreta Melody, è comparsa in This Must Be the Place e un paio di episodi di The Walking Dead. Emilia Clarke infine, che interpreta la figlia di Dom, altri non è se non la "nana ciglioparrucca"® Daenerys de Il trono di spade. Detto questo, se Dom Hemingway vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock - Pazzi scatenati e Snatch - Lo strappo. ENJOY!
Trama: Dopo 12 anni di prigione il folle e sboccatissimo Dom Hemingway esce di prigione. Come prima cosa, decide di recuperare i soldi che gli spettano dal suo ex boss poi cerca di ricostruire il rapporto con la figlia, ma le cose non saranno così facili...
Un monologo sul ca**o recitato con un cacofonico, roboante accento inglese. Ecco come comincia Dom Hemingway, assestandosi subito su un binario di esilarante volgarità appoggiata interamente sulle spalle di un Jude Law ingrassato, imbruttito e, letteralmente, larger than life. Le peripezie di Dom, malvivente di bassissima lega afflitto da problemi di autocontrollo che lo portano, assieme alle epiche sbronze, a rovesciare invettive e pugni contro chiunque gli capiti a tiro, sono uno spiazzante e divertentissimo mix tra i momenti più goliardici di Arancia Meccanica e il sottobosco criminale dipinto nei film di Guy Ritchie, con in più un leggero tocco di classe e wit tutto british che mancava ai film dell'ex Mr. Ciccone. Come in un romanzo picaresco che si rispetti, la storia di Dom Hemingway viene divisa in capitoli che segnano diverse e fondamentali tappe della sua "riabilitazione" e che lo vedono alle prese con vari problemi legati al post-prigionia e, non meno importante, alla presa di coscienza di essere ormai un vanitoso dinosauro, un relitto del passato che dovrebbe smettere di fare il giovincello scapestrato e darsi una regolata per non sputare in faccia alla seconda chance (diciamo anche terza o quarta...) che gli è stata concessa, soprattutto dopo aver perso già troppo a causa del suo carattere bizzoso. Dopo aver soddisfatto i desideri più immediati, nella fattispecie donne, alcool, droga, vendetta e soldi, veri e propri protagonisti della prima, scoppiettante parte del film, nella seconda parte assistiamo ad un naturale rallentamento del ritmo e ad un'atmosfera quasi più malinconica, nella quale Dom è costretto ad affrontare le conseguenze dei suoi atteggiamenti passati per riuscire a ricostruirsi una vita quantomeno dignitosa e a "crescere" come persona. Niente di patetico, per fortuna, e nessun happy ending da Mulino Bianco, ma forse una speranza, come succede nella vita di tutti i giorni, sempre piena di false partenze ed incertezze.
La sceneggiatura di Richard Shepard è brillantissima ed interessante e la sua regia, pur di stampo classico, riesce a non appiattirla, ricorrendo anche ad un'esilarante scena al ralenti dove sfiderei chiunque a non ridere davanti all'oggetto che lo strafattissimo protagonista si vede volare davanti alla faccia. A tal proposito, l'aspetto fondamentale di Dom Hemingway sono i due attori principali, Jude Law e Richard E. Grant, che sullo schermo mostrano una sinergia a dir poco incredibile: Jude Law ha un carisma fuori dal comune e, come ho detto all'inizio, regge sulle sue spalle l'intero film senza mai risultare esagerato o ridicolo ma l'aplomb britannico di Richard E. Grant fa da perfetto contraltare all'incontenibilità dell'amico, creando così una moderna strana coppia di opposti che regala allo spettatore risate a non finire. Valido anche tutto il cast di supporto, a cominciare da quel gigionissimo Demian Bichir già visto in Machete Kills per concludere con l'esilarante gangsta nero afflitto da trauma infantile felino (vedere per credere, ero piegata in due dalle risate!) e non mancano ovviamente personaggi un po' più "realistici" come la figlia di Dom o il tenero e silenzioso nipotino che, a differenza del logorroico nonno, fa breccia nel cuore e nella mente delle persone con un semplice, eloquente sguardo. Insomma, avrete capito che, complici anche una bella colonna sonora e un'azzeccatissimo stile per quel che riguarda abiti e scenografie (le mise di Dickie sono spettacolari ma anche la villa di Mr. Fontaine non scherza!) Dom Hemingway mi è piaciuto davvero un sacco. Ora, il problema è capire se questo mio amore si sarebbe manifestato con la stessa intensità anche davanti all'adattamento italiano perché, come ho detto, buona parte della bellezza del film risiede nei dialoghi e in quel mix di rhyming slang e accento cockney con cui vengono pronunciati, quindi non vorrei che la versione nostrana risultasse inevitabilmente piatta. Voi andatelo comunque a vedere e poi, nel caso, recuperate l'imprescindibile versione in lingua originale!
Di Jude Law (Dom Hemingway), Richard E. Grant (Dickie Black) e Demian Bichir (Mr. Fontaine) ho già parlato ai rispettivi link.
Richard Shepard è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Oxygen, The Matador, The Haunting Party - I cacciatori ed episodi delle serie Ugly Betty, 30 Rock, Criminal Minds, Ringer e Salem. Anche produttore e attore, ha 49 anni.
L'attrice romena Madalina Diana Ghenea, che interpreta Paolina, oltre ad essere una delle protagoniste de I Borgia ha avuto anche la sfortuna di partecipare a I soliti idioti: il film mentre Kerry Condon, che interpreta Melody, è comparsa in This Must Be the Place e un paio di episodi di The Walking Dead. Emilia Clarke infine, che interpreta la figlia di Dom, altri non è se non la "nana ciglioparrucca"® Daenerys de Il trono di spade. Detto questo, se Dom Hemingway vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock - Pazzi scatenati e Snatch - Lo strappo. ENJOY!
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martedì 3 giugno 2014
The Sacrament (2013)
Con la recensione di oggi si conclude il mio forsennato recupero horror post-vacanziero e, brutto da dire, mi tocca chiudere biasimando il regista Ti West e il suo The Sacrament, da lui diretto e sceneggiato nel 2013.
Trama: tre reporter di Vice si recano nella comunità denominata Eden Parish, dove si è ritirata la sorella di uno dei tre dopo essersi disintossicata. Apparentemente tutti gli abitanti della comunità vivono come se si trovassero in un paradiso in terra ma non tutto è quello che sembra...
Ti West, mi hai DIluso profondamente. Già me lo aspettavo dalle recensioni lette in giro per i vari blog ma ritenevo davvero che sarei stata immune dal diludendo e avrei fatto la voce fuori dal coro, forse in virtù di quell'Eli Roth che figura tra i produttori. Invece, si può dire? The Sacrament è una palla. Peggio, The Sacrament è di una banalità sconcertante. Ancor peggio, The Sacrament non comunica NIENTE, né una riflessione, né un senso di inquietudine, niente di niente. L'ultima pellicola di Ti West ha un finale già scritto in calce fin dall'inizio del film e la storia si trascina stancamente tra un "ma vah?? Non l'avrei mai detto..." dello spettatore e l'altro scodellando personaggi stereotipati, odiosi e molli come una figa molla. Non c'è possibilità di interessarsi alle sorti dei tre reporter come accadeva invece in The Innkeepers perché l'allegro trio di protagonisti è composto fondamentalmente da deficienti che hanno già pittato tutto il marciume che si nasconde dietro l'apparente perfezione della comunità e, nonostante questo, come dei beoti, attendono l'inevitabile destino quando avrebbero dovuto girare i tacchi e chiamare le autorità appena avvistate le guardie coi fucili automatici. La formula dello pseudo-documentario non riesce a rendere la cosa più realistica né a sconvolgerci con le interviste ai rincoglionitissimi membri della comunità perché, di fatto, non scatta nessun meccanismo in grado di farci provare pietà per queste pecore da macello, al limite un odio sconfinato il cui fulcro si concentra ovviamente sulle figure di Padre e della sorella scema del reporter ma si estende poi a tutta l'inenarrabile manica di cretini immortalata dal regista.
Hai voglia a far ripetere a tutti i personaggi di quanto sia carismatico Padre: ogni volta che Gene Jones, l'attore che lo interpreta, apre bocca fa cadere i maroni per le banalità che ne escono (conciato poi come un'incrocio tra il vecchio Elvis e un bolso poliziotto di provincia...), come se bastasse citare un paio di volte il vangelo con fare misterioso per acquisire un'improvvisa aura di irresistibile magnetismo. Quindi, basare buona parte della storia su un "santone" poco credibile è già un bel passo falso ma purtroppo non è solo questo a non andare nella pellicola. Per esempio, nonostante tutti gli horror visti mi ritengo una persona molto sensibile e, fidatevi, le inquadrature di Ti West sul finale di The Sacrament (indubbiamente l'aspetto più interessante del film, ulteriore conferma della bravura tecnica di uno dei pochi registi in grado di girare un mockumentary senza indurre nausea allo spettatore) avrebbero dovuto farmi sentire depressa, sporca e addolorata mentre invece continuavo a ripensare a tutto ciò che mi era stato detto e mostrato prima e a chiedermi il motivo per cui un film così zeppo di nulla avrebbe dovuto interessarmi. No, davvero, vorrei capire cos'abbia spinto Ti West a prestarsi a girare e, peggio, scrivere una simile belinata. La critica verso laGGente che si fa abbindolare dal primo venuto? Vabbé. La critica verso la società che spinge le persone a rivolgersi ai peggio imbonitori per la disperazione? Meh. La critica verso quei giornalisti che vogliono fare scoop a tutti i costi? Nah, non mi è sembrato. La voglia di girare l'ennesimo mockumentary sperando che gli spettatori avrebbero apprezzato un'altra delle tremilasettecento variazioni sul tema? Illuso. E illusa anche io che, per un attimo, ci avevo creduto. Adesso tocca aspettare al varco Eli Roth col suo The Green Inferno, sperando che non mi diluda anche lui!
Del regista e sceneggiatore Ti West ho già parlato qui. Joe Swanberg (Jake) e AJ Bowen (Sam) li trovate invece ai rispettivi link.
Anche Amy Seimetz, che interpreta Caroline, aveva già partecipato a You're Next come Joe Swanberg e AJ Bowen mentre Gene Jones che, come ho detto, interpreta Father, era il vecchio commesso che rischiava di venire fatto secco da Javier Bardem in Non è un paese per vecchi. ENJOY!
Trama: tre reporter di Vice si recano nella comunità denominata Eden Parish, dove si è ritirata la sorella di uno dei tre dopo essersi disintossicata. Apparentemente tutti gli abitanti della comunità vivono come se si trovassero in un paradiso in terra ma non tutto è quello che sembra...
Ti West, mi hai DIluso profondamente. Già me lo aspettavo dalle recensioni lette in giro per i vari blog ma ritenevo davvero che sarei stata immune dal diludendo e avrei fatto la voce fuori dal coro, forse in virtù di quell'Eli Roth che figura tra i produttori. Invece, si può dire? The Sacrament è una palla. Peggio, The Sacrament è di una banalità sconcertante. Ancor peggio, The Sacrament non comunica NIENTE, né una riflessione, né un senso di inquietudine, niente di niente. L'ultima pellicola di Ti West ha un finale già scritto in calce fin dall'inizio del film e la storia si trascina stancamente tra un "ma vah?? Non l'avrei mai detto..." dello spettatore e l'altro scodellando personaggi stereotipati, odiosi e molli come una figa molla. Non c'è possibilità di interessarsi alle sorti dei tre reporter come accadeva invece in The Innkeepers perché l'allegro trio di protagonisti è composto fondamentalmente da deficienti che hanno già pittato tutto il marciume che si nasconde dietro l'apparente perfezione della comunità e, nonostante questo, come dei beoti, attendono l'inevitabile destino quando avrebbero dovuto girare i tacchi e chiamare le autorità appena avvistate le guardie coi fucili automatici. La formula dello pseudo-documentario non riesce a rendere la cosa più realistica né a sconvolgerci con le interviste ai rincoglionitissimi membri della comunità perché, di fatto, non scatta nessun meccanismo in grado di farci provare pietà per queste pecore da macello, al limite un odio sconfinato il cui fulcro si concentra ovviamente sulle figure di Padre e della sorella scema del reporter ma si estende poi a tutta l'inenarrabile manica di cretini immortalata dal regista.
Hai voglia a far ripetere a tutti i personaggi di quanto sia carismatico Padre: ogni volta che Gene Jones, l'attore che lo interpreta, apre bocca fa cadere i maroni per le banalità che ne escono (conciato poi come un'incrocio tra il vecchio Elvis e un bolso poliziotto di provincia...), come se bastasse citare un paio di volte il vangelo con fare misterioso per acquisire un'improvvisa aura di irresistibile magnetismo. Quindi, basare buona parte della storia su un "santone" poco credibile è già un bel passo falso ma purtroppo non è solo questo a non andare nella pellicola. Per esempio, nonostante tutti gli horror visti mi ritengo una persona molto sensibile e, fidatevi, le inquadrature di Ti West sul finale di The Sacrament (indubbiamente l'aspetto più interessante del film, ulteriore conferma della bravura tecnica di uno dei pochi registi in grado di girare un mockumentary senza indurre nausea allo spettatore) avrebbero dovuto farmi sentire depressa, sporca e addolorata mentre invece continuavo a ripensare a tutto ciò che mi era stato detto e mostrato prima e a chiedermi il motivo per cui un film così zeppo di nulla avrebbe dovuto interessarmi. No, davvero, vorrei capire cos'abbia spinto Ti West a prestarsi a girare e, peggio, scrivere una simile belinata. La critica verso laGGente che si fa abbindolare dal primo venuto? Vabbé. La critica verso la società che spinge le persone a rivolgersi ai peggio imbonitori per la disperazione? Meh. La critica verso quei giornalisti che vogliono fare scoop a tutti i costi? Nah, non mi è sembrato. La voglia di girare l'ennesimo mockumentary sperando che gli spettatori avrebbero apprezzato un'altra delle tremilasettecento variazioni sul tema? Illuso. E illusa anche io che, per un attimo, ci avevo creduto. Adesso tocca aspettare al varco Eli Roth col suo The Green Inferno, sperando che non mi diluda anche lui!
Del regista e sceneggiatore Ti West ho già parlato qui. Joe Swanberg (Jake) e AJ Bowen (Sam) li trovate invece ai rispettivi link.
Anche Amy Seimetz, che interpreta Caroline, aveva già partecipato a You're Next come Joe Swanberg e AJ Bowen mentre Gene Jones che, come ho detto, interpreta Father, era il vecchio commesso che rischiava di venire fatto secco da Javier Bardem in Non è un paese per vecchi. ENJOY!
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domenica 1 giugno 2014
Wolf Creek 2 (2013)
Come avrete evinto, sto recuperando tutti gli horror/thriller che hanno fatto parlare gli amici cinefili durante la mia doppia assenza. Dopo Cheap Thrills e nell'attesa di vedere finalmente il discusso The Sacrament di Ti West oggi tocca a Wolf Creek 2, diretto nel 2013 dal regista e co-sceneggiatore Greg Mclean.
Trama: l'outback non è più un posto sicuro visto che il terrificante Mick Taylor è tornato a seviziare i turisti che osano avventurarsi nella bella Australia...
Come rammenta bene chi ha letto il post relativo a Wolf Creek, la prima pellicola dedicata alle gesta di Mick Taylor ha segnato parecchio il mio immaginario horror, anche grazie ad una lunga permanenza nella terra dei canguri. Inevitabile, quindi, che la visione di Wolf Creek 2 venisse accolta dalla sottoscritta con aspettative ed entusiasmo eccessivi che, purtroppo, hanno un po' pregiudicato il giudizio complessivo riguardo al film, soprattutto durante la prima parte. La bellezza del primo Wolf Creek, infatti, risiedeva principalmente nel modo in cui Greg McLean riusciva ad equilibrare l'indubbio carisma di un moderno e sanguinario boogeyman destinato ad entrare nella storia dell'horror e il naturale senso di inquietudine provocato dallo sterminato ed inclemente paesaggio australiano, di fatto protagonista indispensabile degli eventi narrati quanto e più del bushman Mick. In Wolf Creek 2, invece, McLean fallisce nell'intento di raggiungere questo equilibrio perché, furbamente, sbatte subito in faccia allo spettatore il suo villain, rendendolo protagonista e mattatore assoluto tanto da abbassare drasticamente il livello di "paura" che dovrebbe accompagnare ogni sua comparsa, un po' come accadeva all'epoca con Freddy Krueger: inevitabilmente, il fan arriva a tifare spudoratamente per il boogeyman logorroico e stronzo, ridendo di ogni suo lazzo, e chissenefrega delle povere vittime. Il risultato è che la prima metà del film è un remake di Wolf Creek più fracassone e sboronetto, dove l'outback australiano diventa poco più di un mero sfondo e un pretesto per scatenare l'indignazione nazionalista di Mick, fiero castigatore di irrispettosi turisti, stavolta talmente tanto carne da macello da non parlare neppure inglese. Detto questo, con tutto l'amore che provo per il bravissimo John Jarratt e per il suo favoloso accento, sinceramente parlando, se il film fosse continuato per tutto il tempo in questo modo (nonostante la terribile, agghiacciante scena che coinvolge un branco di canguri) avrei provato una pesantissima DIlusione.
Per fortuna Wolf Creek 2 si ripiglia quando Mclean decide di mandare alle ortiche ogni pretesa di realismo e trasforma il vecchio Mick in una leggenda metropolitana tout court, con tanto di nascondiglio sotterraneo zeppo di trabocchetti e quant'altro. E' lì che la tensione comincia a tagliarsi con un coltello, quando la "carne da macello" (o meglio il maledetto Pommie, inglese prigioniero della patria!) acquista finalmente una dimensione, un'intelligenza, un qualcosa che possa elevarlo dalla massa e convincere lo spettatore ad interessarsi al suo destino e conseguentemente immedesimarsi. Il bastardo Mick coinvolge la vittima in una terribile (e ahimé anche divertentissima, bisogna dirlo!) manche di Who Wants to be Fucking Millionaire, tra una bevuta, una canzone, una domanda e una penitenza; l'intera, lunghissima sequenza è talmente concitata, folle ed imprevedibile da lasciare letteralmente senza fiato per l'ansia. Il finale, per concludere, è decisamente all'altezza del vecchio film, un trionfo di malvagia ironia, inquietante ed ambiguo quanto basta. John Jarratt e la terribile leggenda di Mick Taylor ce l'hanno fatta anche questa volta a conquistarmi e come non potrebbe essere così? D'altronde, "gente come lui mangia i parassiti stranieri a colazione e poi li caga fuori" e, fidatevi di chi ha toccato con mano, non è per niente facile affrontare un dialogo con dei veri bushman dotati di quel loro strano, sconcertante senso dell'umorismo e di un accento a dir poco incomprensibile. Detto ciò, a saper parlare come Mick e farmi una bevuta con lui cantando Tie Me Cangaroo Down, Sport (canzoncina che mi risuona nelle orecchie ormai da una settimana, è ipnotica!!) ci metterei la firma in men che non si dica. E ora chiamatemi pure pazza, poi però correte a recuperare questo divertentissimo Wolf Creek 2!
Del regista e co-sceneggiatore Greg Mclean ho già parlato qui mentre John Jarratt, che ovviamente interpreta Mick Taylor, lo trovate qua.
Se Wolf Creek 2 vi fosse piaciuto e non avete ancora visto Wolf Creek recuperatelo e aggiungete alla lista anche Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. ENJOY!
Come rammenta bene chi ha letto il post relativo a Wolf Creek, la prima pellicola dedicata alle gesta di Mick Taylor ha segnato parecchio il mio immaginario horror, anche grazie ad una lunga permanenza nella terra dei canguri. Inevitabile, quindi, che la visione di Wolf Creek 2 venisse accolta dalla sottoscritta con aspettative ed entusiasmo eccessivi che, purtroppo, hanno un po' pregiudicato il giudizio complessivo riguardo al film, soprattutto durante la prima parte. La bellezza del primo Wolf Creek, infatti, risiedeva principalmente nel modo in cui Greg McLean riusciva ad equilibrare l'indubbio carisma di un moderno e sanguinario boogeyman destinato ad entrare nella storia dell'horror e il naturale senso di inquietudine provocato dallo sterminato ed inclemente paesaggio australiano, di fatto protagonista indispensabile degli eventi narrati quanto e più del bushman Mick. In Wolf Creek 2, invece, McLean fallisce nell'intento di raggiungere questo equilibrio perché, furbamente, sbatte subito in faccia allo spettatore il suo villain, rendendolo protagonista e mattatore assoluto tanto da abbassare drasticamente il livello di "paura" che dovrebbe accompagnare ogni sua comparsa, un po' come accadeva all'epoca con Freddy Krueger: inevitabilmente, il fan arriva a tifare spudoratamente per il boogeyman logorroico e stronzo, ridendo di ogni suo lazzo, e chissenefrega delle povere vittime. Il risultato è che la prima metà del film è un remake di Wolf Creek più fracassone e sboronetto, dove l'outback australiano diventa poco più di un mero sfondo e un pretesto per scatenare l'indignazione nazionalista di Mick, fiero castigatore di irrispettosi turisti, stavolta talmente tanto carne da macello da non parlare neppure inglese. Detto questo, con tutto l'amore che provo per il bravissimo John Jarratt e per il suo favoloso accento, sinceramente parlando, se il film fosse continuato per tutto il tempo in questo modo (nonostante la terribile, agghiacciante scena che coinvolge un branco di canguri) avrei provato una pesantissima DIlusione.
Per fortuna Wolf Creek 2 si ripiglia quando Mclean decide di mandare alle ortiche ogni pretesa di realismo e trasforma il vecchio Mick in una leggenda metropolitana tout court, con tanto di nascondiglio sotterraneo zeppo di trabocchetti e quant'altro. E' lì che la tensione comincia a tagliarsi con un coltello, quando la "carne da macello" (o meglio il maledetto Pommie, inglese prigioniero della patria!) acquista finalmente una dimensione, un'intelligenza, un qualcosa che possa elevarlo dalla massa e convincere lo spettatore ad interessarsi al suo destino e conseguentemente immedesimarsi. Il bastardo Mick coinvolge la vittima in una terribile (e ahimé anche divertentissima, bisogna dirlo!) manche di Who Wants to be Fucking Millionaire, tra una bevuta, una canzone, una domanda e una penitenza; l'intera, lunghissima sequenza è talmente concitata, folle ed imprevedibile da lasciare letteralmente senza fiato per l'ansia. Il finale, per concludere, è decisamente all'altezza del vecchio film, un trionfo di malvagia ironia, inquietante ed ambiguo quanto basta. John Jarratt e la terribile leggenda di Mick Taylor ce l'hanno fatta anche questa volta a conquistarmi e come non potrebbe essere così? D'altronde, "gente come lui mangia i parassiti stranieri a colazione e poi li caga fuori" e, fidatevi di chi ha toccato con mano, non è per niente facile affrontare un dialogo con dei veri bushman dotati di quel loro strano, sconcertante senso dell'umorismo e di un accento a dir poco incomprensibile. Detto ciò, a saper parlare come Mick e farmi una bevuta con lui cantando Tie Me Cangaroo Down, Sport (canzoncina che mi risuona nelle orecchie ormai da una settimana, è ipnotica!!) ci metterei la firma in men che non si dica. E ora chiamatemi pure pazza, poi però correte a recuperare questo divertentissimo Wolf Creek 2!
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| Prima regola dell'outback: chi si fa li 'azzi sua.... |
Se Wolf Creek 2 vi fosse piaciuto e non avete ancora visto Wolf Creek recuperatelo e aggiungete alla lista anche Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. ENJOY!
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venerdì 30 maggio 2014
Cheap Thrills (2013)
Spinta dalla lettura di recensioni molto positive e dalla presenza dell'adorabile David Koechner, l'altra sera ho deciso di guardare Cheap Thrills, diretto nel 2013 dal regista E.L. Katz.
Trama: Craig, sposato e padre di famiglia, si ritrova improvvisamente senza lavoro e con un avviso di sfratto sulla porta. La stessa sera incontra il vecchio amico Vince e un'eccentrica coppia di ricchi annoiati che, con la promessa di soldi facili, coinvolge i due in un vortice sempre più perverso di prove e scommesse...
Cheap Thrills rientra di diritto in quel prospero, intrigante filone di commedie nerissime dove la risata va spesso e volentieri a braccetto con orrore, disagio ed angoscia, più o meno accennati; tra gli esempi più alti del genere o, meglio, tra quelli che più ho amato, mi vengono giusto in mente Piccoli omicidi tra amici, Cose molto cattive o Una cena quasi perfetta (Cheap Thrills assomiglia più alla vecchia pellicola di Danny Boyle che a quelle con Cameron Diaz tra l'altro). Tuttavia, sarà perché mala tempora currunt, sarà perché nel frattempo sono entrata negli Enta, ho riso davvero poco guardando il film di E.L. Katz e non perché mancasse il divertimento, anzi: Cheap Thrills nel corso della sua prima metà scodella una serie di situazioni grottesche da manuale, che non avrebbero affatto sfigurato in una di quelle tipiche commedie idiote americane... però, anche durante questi momenti esilaranti, si avverte palpabile IL DISAGIO. IL DISAGIO, scritto a caratteri cubitali, esplode prepotentemente nel finale che, per quanto prevedibile (come tutto il film del resto), riesce a lasciare lo spettatore con un soverchiante senso di vergogna ed impotenza. Diciamoci infatti la verità: per tutto il film il nostro ruolo coincide con quello di Violet e Colin, i due ricchi annoiati che scommettono su cosa sarebbero disposti a fare due poveracci disperati per avere dei soldi facili e, come loro, trepidiamo tra lo schifato e il divertito nell'attesa di scoprire quali saranno le reazioni di Craig e Vince davanti alle proposte sempre più estreme della coppia. IL DISAGIO però nasce dal fatto che noi non saremo MAI come Violet e Colin ma, molto più facilmente, rischieremmo di trovarci nei panni di Craig e Vince, disperati e con l'acqua alla gola, disposti a rinunciare a dignità, umanità e amicizia per riuscire a sopravvivere in una società che non ci uccide con guerre, carestie o epidemie, bensì con un semplice avviso di sfratto o licenziamento, con una sudata laurea che ci consente a malapena di diventare meccanici sottopagati, con aspirazioni e sogni di grandezza schiacciati dall'impietosa natura "pratica" del mondo che ci circonda mentre ci chiediamo diffidenti cosa pensino di noi i nostri amici e come fare per ottenere approvazione, riscatto o affermazione sociale. In una società come questa nascono i mostri peggiori e basta un solo attimo di debolezza per morire, non necessariamente in senso fisico, e diventare talmente orribili, così brutti "dentro" e fuori da terrorizzare persino i nostri figli. Capirete quindi che, nonostante le premesse, c'è davvero poco da ridere e qui sta l'intelligenza di un film che è molto più di quel che appare.
Come in un'opera teatrale di alta caratura, pochi sono i protagonisti e ancora meno gli ambienti in cui si muovono, ma ovviamente entrambi gli elementi sono ottimi. Tra le quattro mura di un bar prima e di una villa poi si consuma il dramma che vede coinvolti degli attori in stato di grazia che non fanno mai dubitare, nemmeno per un attimo, della verosimiglianza delle persone portate su schermo. Pat Healy è il perfetto medioman, l'uomo della strada che non farebbe male a una mosca né rimarrebbe impresso durante un incontro: la contrapposizione con lo scapestrato strozzino interpretato da Ethan Embry è palese e diventa la chiave del gioco al massacro rappresentato nella pellicola dal momento in cui Healy si abbruttisce fisicamente e mentalmente, spillando sangue dall'anima e dal corpo, mentre Embry risulta sempre più sfigato e patetico, disperatamente invidioso della vita apparentemente perfetta dell'amico di un tempo e disposto a qualunque bassezza pur di mostrarsi "superiore" e degno agli occhi dei due ricconi. Dall'altra parte della barricata, invece, si trova la coppia incarnata da David Koechner e Sarah Paxton, lei bellissima, annoiata ed eterea e lui caciarone ed inquietante come pochi, semplicemente inarrivabili e perfetti, la moderna rappresentazione del "male". Per quel che li riguarda, il regista indugia sui dettagli, sui gesti, sulle espressioni appena accennate (soprattutto della Paxton) e sul sottile gioco di sguardi che, fin dall'inizio, lascia intuire che sotto l'atteggiamento indolente di lei e quello compagnone di lui c'è molto di più. Anzi, c'è molto meno di quello che ci aspetteremmo. Perché i due riccastri, a dirla tutta, si limitano a sventolare soldi e proporre scommesse, senza forzare la mano, senza essere violenti o subdoli, con una sincerità di intenti e, soprattutto nel caso dell'inarrivabile Koechner, con una simpatia che ha del disarmante. Non c'è nessuna "tela del ragno", nessun complotto, nessuna machiavellica macchinazione ed è questa la cosa terribile e bellissima di un film che vi consiglio spassionatamente di vedere... per poi magari riflettere su quello che si nasconde dentro di voi, tra una risata a denti stretti e l'altra.
Di Pat Healy (Craig), Ethan Embry (Vince), Sarah Paxton (Violet) e David Koechner (Colin) ho già parlato ai rispettivi link.
E. L. Katz è il regista della pellicola, al suo primo film. Presto uscirà The ABCs of Death 2, che includerà anche un episodio diretto da lui. Americano, anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 33 anni.
Se Cheap Thrills vi fosse piaciuto, non perdetevi 13 Beloved (o 13: Game of Death, i titoli variano) e magari le altre commedie nere che ho citato qui e là durante il post. ENJOY!
Trama: Craig, sposato e padre di famiglia, si ritrova improvvisamente senza lavoro e con un avviso di sfratto sulla porta. La stessa sera incontra il vecchio amico Vince e un'eccentrica coppia di ricchi annoiati che, con la promessa di soldi facili, coinvolge i due in un vortice sempre più perverso di prove e scommesse...
Cheap Thrills rientra di diritto in quel prospero, intrigante filone di commedie nerissime dove la risata va spesso e volentieri a braccetto con orrore, disagio ed angoscia, più o meno accennati; tra gli esempi più alti del genere o, meglio, tra quelli che più ho amato, mi vengono giusto in mente Piccoli omicidi tra amici, Cose molto cattive o Una cena quasi perfetta (Cheap Thrills assomiglia più alla vecchia pellicola di Danny Boyle che a quelle con Cameron Diaz tra l'altro). Tuttavia, sarà perché mala tempora currunt, sarà perché nel frattempo sono entrata negli Enta, ho riso davvero poco guardando il film di E.L. Katz e non perché mancasse il divertimento, anzi: Cheap Thrills nel corso della sua prima metà scodella una serie di situazioni grottesche da manuale, che non avrebbero affatto sfigurato in una di quelle tipiche commedie idiote americane... però, anche durante questi momenti esilaranti, si avverte palpabile IL DISAGIO. IL DISAGIO, scritto a caratteri cubitali, esplode prepotentemente nel finale che, per quanto prevedibile (come tutto il film del resto), riesce a lasciare lo spettatore con un soverchiante senso di vergogna ed impotenza. Diciamoci infatti la verità: per tutto il film il nostro ruolo coincide con quello di Violet e Colin, i due ricchi annoiati che scommettono su cosa sarebbero disposti a fare due poveracci disperati per avere dei soldi facili e, come loro, trepidiamo tra lo schifato e il divertito nell'attesa di scoprire quali saranno le reazioni di Craig e Vince davanti alle proposte sempre più estreme della coppia. IL DISAGIO però nasce dal fatto che noi non saremo MAI come Violet e Colin ma, molto più facilmente, rischieremmo di trovarci nei panni di Craig e Vince, disperati e con l'acqua alla gola, disposti a rinunciare a dignità, umanità e amicizia per riuscire a sopravvivere in una società che non ci uccide con guerre, carestie o epidemie, bensì con un semplice avviso di sfratto o licenziamento, con una sudata laurea che ci consente a malapena di diventare meccanici sottopagati, con aspirazioni e sogni di grandezza schiacciati dall'impietosa natura "pratica" del mondo che ci circonda mentre ci chiediamo diffidenti cosa pensino di noi i nostri amici e come fare per ottenere approvazione, riscatto o affermazione sociale. In una società come questa nascono i mostri peggiori e basta un solo attimo di debolezza per morire, non necessariamente in senso fisico, e diventare talmente orribili, così brutti "dentro" e fuori da terrorizzare persino i nostri figli. Capirete quindi che, nonostante le premesse, c'è davvero poco da ridere e qui sta l'intelligenza di un film che è molto più di quel che appare.
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| IL. DISAGIO. |
Di Pat Healy (Craig), Ethan Embry (Vince), Sarah Paxton (Violet) e David Koechner (Colin) ho già parlato ai rispettivi link.
E. L. Katz è il regista della pellicola, al suo primo film. Presto uscirà The ABCs of Death 2, che includerà anche un episodio diretto da lui. Americano, anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 33 anni.
Se Cheap Thrills vi fosse piaciuto, non perdetevi 13 Beloved (o 13: Game of Death, i titoli variano) e magari le altre commedie nere che ho citato qui e là durante il post. ENJOY!
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giovedì 29 maggio 2014
(Gio) WE, Bolla! del 29/5/2014
Buon giovedì a tutti! Dopo la pausa irlandese torna il piccolo spaccato provinciale relativo alle uscite cinematografiche della settimana ed effettivamente qualcosa di carino è uscito stavolta, sebbene il film che mi interessava maggiormente, Dom Hemingway, è rimasto al palo. Avrei dovuto aspettarmelo ma ci ho patito lo stesso. ENJOY!
Edge of Tomorrow - Senza domani
Reazione a caldo: mah...
Bolla, rifletti!: Normalmente i film distopici/action con Tom Cruise li evito come la peste, mi sembrano un po' tutti uguali e questo non dovrebbe fare eccezione. Eppure, il trailer non mi è dispiaciuto e mi ha fatto quasi venire voglia di vedere Edge of Tomorrow. Quasi. Ma attendo nuove da altri blogger prima di lanciarmi nell'impresa!
Goool!
Reazione a caldo: il cartone bello che non ti aspetti...?
Bolla, rifletti!: Non gli avrei dato una lira, invece Barbara ha detto che è molto bello. Ed effettivamente il character design è accattivante come la storia, senza contare che, di tanto in tanto, bisognerebbe aprire la mente anche ad un tipo di animazione che non sia esclusivamente quella americana o nipponica (Goool! è argentino). Candidato per un futuro recupero!
Giraffada
Reazione a caldo: EH?!
Bolla, rifletti!: la tragedia ecologico/intimista in salsa italofrancotedescopalestinese? Non so se me la posso sentire, davvero. Anche se mi spiace per le giraffe.
Maleficent
Reazione a caldo: evviva!
Bolla, rifletti!: Nonostante la Jolie non mi stia troppo simpatica e non rientri neppure nei miei gusti come attrice, questo Maleficent lo aspettavo da tempo e lei sembrerebbe particolarmente perfetta per il ruolo. Spero solo che la pellicola sia un valido e sano intrattenimento gotico e non una favoletta per bimbeminkia dark, non potrei sopportarlo!!
Al cinema d'élite comincia la programmazione dedicata all'ultimo festival di Cannes e si apre col botto...
Le meraviglie
Reazione a caldo: mm....
Bolla, rifletti!: accolto con 12 minuti di applausi a Cannes, il film della regista italiana Alice Rohrwacher, vincitore del Grand Prix della giuria, focalizza la sua attenzione sull'estate di una famiglia composta da quattro bambine, tra ospiti in casa e concorsi a premi. I siti lo definiscono una fiaba malinconica e ironica e dal trailer non sembrerebbe male, quindi credo proprio che lo recupererò in futuro!
Edge of Tomorrow - Senza domani
Reazione a caldo: mah...
Bolla, rifletti!: Normalmente i film distopici/action con Tom Cruise li evito come la peste, mi sembrano un po' tutti uguali e questo non dovrebbe fare eccezione. Eppure, il trailer non mi è dispiaciuto e mi ha fatto quasi venire voglia di vedere Edge of Tomorrow. Quasi. Ma attendo nuove da altri blogger prima di lanciarmi nell'impresa!
Goool!
Reazione a caldo: il cartone bello che non ti aspetti...?
Bolla, rifletti!: Non gli avrei dato una lira, invece Barbara ha detto che è molto bello. Ed effettivamente il character design è accattivante come la storia, senza contare che, di tanto in tanto, bisognerebbe aprire la mente anche ad un tipo di animazione che non sia esclusivamente quella americana o nipponica (Goool! è argentino). Candidato per un futuro recupero!
Giraffada
Reazione a caldo: EH?!
Bolla, rifletti!: la tragedia ecologico/intimista in salsa italofrancotedescopalestinese? Non so se me la posso sentire, davvero. Anche se mi spiace per le giraffe.
Maleficent
Reazione a caldo: evviva!
Bolla, rifletti!: Nonostante la Jolie non mi stia troppo simpatica e non rientri neppure nei miei gusti come attrice, questo Maleficent lo aspettavo da tempo e lei sembrerebbe particolarmente perfetta per il ruolo. Spero solo che la pellicola sia un valido e sano intrattenimento gotico e non una favoletta per bimbeminkia dark, non potrei sopportarlo!!
Al cinema d'élite comincia la programmazione dedicata all'ultimo festival di Cannes e si apre col botto...
Le meraviglie
Reazione a caldo: mm....
Bolla, rifletti!: accolto con 12 minuti di applausi a Cannes, il film della regista italiana Alice Rohrwacher, vincitore del Grand Prix della giuria, focalizza la sua attenzione sull'estate di una famiglia composta da quattro bambine, tra ospiti in casa e concorsi a premi. I siti lo definiscono una fiaba malinconica e ironica e dal trailer non sembrerebbe male, quindi credo proprio che lo recupererò in futuro!
mercoledì 28 maggio 2014
X-Men - Giorni di un futuro passato (2014)
Ieri sera sono finalmente tornata a varcare la soglia di una sala cinematografica e ho recuperato l'attesissimo X-Men - Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past), diretto da Bryan Singer. Avevo un po' di timor panico ma, fortunatamente, l'attesa è stata ricompensata!
Trama: nel futuro, i mutanti vengono cacciati e uccisi spietatamente da robot assassini chiamati Sentinelle. Per impedire lo sterminio della razza mutante, i sopravvissuti spediscono la coscienza di Wolverine all'interno del suo io passato, incaricandolo di cercare i giovani Xavier e Magneto e fermare Mystica, fermamente intenzionata ad uccidere il creatore delle Sentinelle, Bolivar Trask.
X-Men - Giorni di un futuro passato è la conferma filmata di come, se gestiti intelligentemente, anche i sequel o i reboot possono costituire un ottimo intrattenimento cinematografico. Quando Bryan Singer aveva abbandonato il timone delle X-saghe cinematografiche il risultato era stato quella schifezza di X-Men - Conflitto finale, una roba talmente obbrobriosa che non avrebbe neppure dovuto essere filmata; il reboot della saga, X-Men - L'inizio, era stato per contro una ventata d'aria fresca piuttosto convincente e sarebbe stato MOLTO comodo proseguire su quella strada, facendo finta che i tre film precedenti non fossero mai esistiti. Con l'ultima pellicola dedicata ai mutanti Marvel, invece, Bryan Singer e soci hanno deciso di prendere una via accidentata e tortuosa, cercando di tirare le fila di quattro film completamente diversi tra loro, sia per qualità che per interpreti, confrontarsi con escamotage difficili da gestire come quello dei viaggi spazio-temporali e ricominciare tutto da capo senza abbandonare i vecchi personaggi, amati quanto e più di quelli nuovi. Il risultato è un film sicuramente imperfetto, con tanti buchetti logici sparsi qui e là, che mostra delle crepe quando cerca di incastrarsi col resto delle pellicole girate (e soprattutto con la scena post credit di Wolverine-L'immortale!), tuttavia convincente, entusiasmante e gradevole, soprattutto se si considera che il punto di partenza era una pietra miliare dei comics dedicati agli X-Men. Alla fin della fiera, lo ammetto, lo status quo tra buoni e cattivi o la personalità dei vari protagonisti rimane pressoché invariata rispetto a X-Men - L'inizio e, gira che ti rigira, il plot è sempre lo stesso (i mutanti vengono minacciati dagli umani perché diversi, segue rappresaglia dei mutanti malvagi e tentativo di quelli buoni di metterci una pezza), tuttavia X-Men - Giorni di un futuro passato pone le basi per un ottimo avvenire e fa sicuramente venire voglia di scoprire cosa accadrà ai mutanti cinematografici nei prossimi film.
La trama, come ho detto, mescola elementi di X-Men - L'inizio ed elementi della prima trilogia dedicata agli X-Men. Il fulcro dell'intera vicenda, forse anche perché la Lawrence è diventata ormai una delle attrici più famose in circolazione, questa volta è la sempre affascinante ed ambigua Mystica, la cui anima oscilla per tutto il film tra dannazione e salvezza, luce ed oscurità. A differenza della sua controparte cartacea, nel film Mystica è ancora una "ragazzina" che cerca il modo migliore per proseguire sul suo cammino verso l'indipendenza da due figure autorevoli e carismatiche come il fratellastro Xavier e l'amante Magneto; il problema, ovviamente, è che nella sua ricerca il movente maggiore sono il dolore, il disagio e l'odio nei confronti degli umani mutantofobi (incarnati dalla figura folle e quasi Hitleriana di Bolivar Trask), che rischiano di spingerla a condannare non solo sé stessa, ma l'intera razza che vorrebbe salvare. Il punto più alto ed emozionante di X-Men - Giorni di un futuro passato è infatti, neanche a dirlo, la rappresentazione del distopico futuro governato dalle terribili sentinelle, dove il clima da pre-guerra fredda viene sostituito da una soverchiante sensazione di disperazione: davanti allo sparuto gruppo di mutanti sopravvissuti, vecchi "amici" di tempi più innocenti ormai consunti, stanchi e fondamentalmente rassegnati all'inevitabile fine, è inevitabile sentire una stretta al cuore che porta ad essere ancora più partecipi dell'intera, complicata vicenda.
A tal proposito, ammetto che il mio maggior timore era quello di vedere, in questi squarci di futuro, un'accozzaglia di carne mutante gettata in pasto ai fan senza un perché, come accadeva appunto in X-Men - Conflitto finale. Gli autori sono invece riusciti ad aggiungere (miracolo!!) pochi nuovi mutanti fatti bene, cadendo giusto in qualche pacchianata come l'aspetto ridicolo di Quicksilver o il look da Torcia Umana di Sunspot e regalandomi, bontà loro, una meravigliosa resa dei poteri di teletrasporto della bellissima Blink. Superlativo anche il lavoro compiuto sulle inquietanti sentinelle, così come il montaggio nel prefinale, dove ad ogni azione di Mystica nel passato segue l'ineluttabile conclusione delle vicende future, con un crescendo di tensione e momenti commoventi, ma sicuramente il mio momento preferito è stato lo "show" del giovane Quicksilver, un trionfo di gag al ralenti sulle note dell'appropriatissima Time in a Bottle di Jim Croce. A proposito di Quicksilver, non lasciatevi ingannare dall'orrendo look da bimbominkia di Evan Peters, praticamente perfetto in una versione giovanile del supereroe che, probabilmente, avrebbe apprezzato anche il geniale scrittore Peter David: il signorino si candida tranquillamente come miglior attore del film accanto ai bellissimi (da infarto!!!) Hugh Jackman e Michael Fassbender e ad un James McAvoy nei panni di un inedito e sboccato Xavier in piena crisi esistenziale (e d'astinenza). E se tutto questo ancora non vi basta per correre a vedere X-Men - Giorni di un futuro passato ... beh, sappiate che nell'ormai indispensabile scena post-credit risuona chiaro un solo, terribile nome: En Sabah Nur. 'nuff said!!!
Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Hugh Jackman (Logan/Wolverine), James McAvoy (Charles Xavier), Michael Fassbender (Eric Lehnsherr), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Halle Berry (Tempesta), Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), Anna Paquin (Rogue), Ellen Page (Kitty Pryde), Peter Dinklage (Dr. Bolivar Trask), Shawn Ashmore (Bobby/Uomo Ghiaccio), Ian McKellen (Magneto), Patrick Stewart (Professor X), Famke Janssen (Jean Grey) e James Marsden (Scott Summers/Ciclope) li trovate invece ai rispettivi link.
Omar Sy interpreta Bishop. Francese, ha partecipato a film come Quasi amici - Intouchables e Mood Indigo - La schiuma dei giorni. Anche sceneggiatore e produttore, ha 36 anni e tre film in uscita, tra cui l'annunciato Jurassic World.
Evan Peters (vero nome Evan Thomas Peters) interpreta Peter/Quicksilver. Giovane ma carismatico protagonista di tre serie di American Horror Story (confermato anche per la quarta, alé!), ha partecipato a film come Kick-Ass e ad altre serie come Monk, Dr. House, Ghost Whisperer e Criminal Minds. Ha 27 anni e due film in uscita.
Daniel Cudmore torna ad interpretare Colosso otto anni dopo X-Men - Conflitto finale; l'attore, assieme a Booboo Stewart (Warpath), ha partecipato nel frattempo anche alla saga Twilight. Josh Helman invece, che nel film interpreta il giovane William Stryker, era stato scritturato per il ruolo del giovane Cain Marko/Fenomeno, tagliato poi dalla sceneggiatura così come un altro paio di interessanti idee: quando ancora si pensava di affidare la regia a Matthew Vaughn, l'intenzione era infatti quella di dirigere un seguito diretto di X-Men - L'inizio, ambientato negli anni '70, e di cominciarlo con l'assassinio di Kennedy per mano di Magneto (incastrato in questo caso da Mystica ed Emma Frost, intenzionate a prendere il potere e governare gli States). Come si può tranquillamente notare, inoltre, anche la presenza di Anna Paquin è stata drasticamente ridotta: avrebbe dovuto infatti esserci una sequenza in cui Rogue, intrappolata in una Scuola Xavier trasformata in prigione dalle sentinelle, veniva liberata da Xavier, Magneto e l'Uomo Ghiaccio, scena eliminata per questioni di metraggio. Chissà se la povera Paquin tornerà in uno degli X-Film previsti a partire dal 2016, ovvero X-Men: Apocalypse (che, a quanto pare, ha già una data, 26 maggio 2016!), X-Force e una terza pellicola interamente dedicata a Wolverine. Chi vivrà vedrà ma, nel frattempo, se X-Men - Giorni di un futuro passato vi fosse piaciuto oppure se volete guardarlo e capirci qualcosa recuperate X-Men, X-Men 2, X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio, X-Men Origins: Wolverine e Wolverine - L'immortale. ENJOY!
Giorni di un futuro passato: il titolo e la trama della pellicola si ispirano a due importantissime storie degli X-Men, sceneggiate da Chris Claremont e disegnate da John Byrne. In esse è un anziana Kate Pryde a trasferire la propria coscienza nel passato e ad avvisare gli X-Men del terribile futuro che li attenderebbe se Mystica (aiutata dalla Confraternita dei Mutanti) riuscisse ad assassinare il Senatore Kelly (già protagonista del primo X-Men e di conseguenza sostituito da Bolivar Trask). Tra i mutanti del futuro spiccano Wolverine, Colosso, Tempesta, un paraplegico Magneto, il figlio della Donna Invisibile e di Mr. Fantastic, Franklin Richards, e la figlia di Jean Grey e Ciclope, Rachel Grey Summers che, di fatto, è l'unica ad avere il potere di rimandare Kate nel passato. Una delle poche belinate del film, infatti, è il fatto che sia Kitty Pride (dotata del potere dell'intangibilità) a spedire le coscienze dei suoi compagni nel passato, con un metodo che ovviamente non viene specificato né spiegato. Male!
Quicksilver/Pietro Maximoff: nei fumetti è il figlio naturale di Magneto, ha una gemella, Scarlet/Wanda Maximoff e una sorellastra, Polaris/Lorna Dane. Al momento milita nei Vendicatori ma, in passato, ha fatto parte di varie X-Squadre e ciò ha creato scompensi nella scombinata, assurda gestione dei diritti cinematografici delle serie Marvel: lo stesso personaggio, infatti, compare sia in X-Men - Giorni di un futuro passato che, assieme alla sorella Scarlet, nell'imminente Avengers: Age of Ultron, dove verrà interpretato da Aaron Taylor-Johnson. L'accordo tra Fox e Marvel per l'utilizzo di Quicksilver in entrambe le saghe prevede, tra le altre cose, che in nessuna delle due pellicole il personaggio venga chiamato "mutante" e che non venga fatta menzione della sua parentela con Magneto. Mah.
Bolivar Trask: anche nel fumetto ha creato le Sentinelle ma i robottoni gli si sono rivoltati contro, rendendolo prima schiavo e poi costringendolo a sacrificarsi per salvare l'umanità. Decisamente più pericoloso il figlio mutante Larry, pervaso dallo stesso odio mutantofobo del padre e dotato di un potere precognitivo.
Blink, Bishop, Warpath e Sunspot: li ho raggruppati tutti assieme perché, in effetti, per il ruolo di semplici combattenti che hanno nel film, non necessitavano di grandi chiose o spiegoni, sono più o meno come vengono dipinti nella pellicola. Bishop (in Italia conosciuto come Alfiere) in particolare è stato uno dei mutanti del futuro a viaggiare e stabilirsi definitivamente nel passato per scovare il presunto "traditore" che avrebbe portato alla fine degli X-Men. Interessantissimo personaggio chiave negli anni '90, è tornato prepotentemente alla ribalta qualche anno fa durante la saga Messiah Complex, che lo ha visto impazzire e cercare di uccidere Hope, la prima mutante nata dopo l'evento che aveva praticamente condannato la specie all'estinzione. Perso nuovamente nel tempo, recentemente è tornato nel presente, un po' più savio e posato di prima.
Trama: nel futuro, i mutanti vengono cacciati e uccisi spietatamente da robot assassini chiamati Sentinelle. Per impedire lo sterminio della razza mutante, i sopravvissuti spediscono la coscienza di Wolverine all'interno del suo io passato, incaricandolo di cercare i giovani Xavier e Magneto e fermare Mystica, fermamente intenzionata ad uccidere il creatore delle Sentinelle, Bolivar Trask.
X-Men - Giorni di un futuro passato è la conferma filmata di come, se gestiti intelligentemente, anche i sequel o i reboot possono costituire un ottimo intrattenimento cinematografico. Quando Bryan Singer aveva abbandonato il timone delle X-saghe cinematografiche il risultato era stato quella schifezza di X-Men - Conflitto finale, una roba talmente obbrobriosa che non avrebbe neppure dovuto essere filmata; il reboot della saga, X-Men - L'inizio, era stato per contro una ventata d'aria fresca piuttosto convincente e sarebbe stato MOLTO comodo proseguire su quella strada, facendo finta che i tre film precedenti non fossero mai esistiti. Con l'ultima pellicola dedicata ai mutanti Marvel, invece, Bryan Singer e soci hanno deciso di prendere una via accidentata e tortuosa, cercando di tirare le fila di quattro film completamente diversi tra loro, sia per qualità che per interpreti, confrontarsi con escamotage difficili da gestire come quello dei viaggi spazio-temporali e ricominciare tutto da capo senza abbandonare i vecchi personaggi, amati quanto e più di quelli nuovi. Il risultato è un film sicuramente imperfetto, con tanti buchetti logici sparsi qui e là, che mostra delle crepe quando cerca di incastrarsi col resto delle pellicole girate (e soprattutto con la scena post credit di Wolverine-L'immortale!), tuttavia convincente, entusiasmante e gradevole, soprattutto se si considera che il punto di partenza era una pietra miliare dei comics dedicati agli X-Men. Alla fin della fiera, lo ammetto, lo status quo tra buoni e cattivi o la personalità dei vari protagonisti rimane pressoché invariata rispetto a X-Men - L'inizio e, gira che ti rigira, il plot è sempre lo stesso (i mutanti vengono minacciati dagli umani perché diversi, segue rappresaglia dei mutanti malvagi e tentativo di quelli buoni di metterci una pezza), tuttavia X-Men - Giorni di un futuro passato pone le basi per un ottimo avvenire e fa sicuramente venire voglia di scoprire cosa accadrà ai mutanti cinematografici nei prossimi film.
La trama, come ho detto, mescola elementi di X-Men - L'inizio ed elementi della prima trilogia dedicata agli X-Men. Il fulcro dell'intera vicenda, forse anche perché la Lawrence è diventata ormai una delle attrici più famose in circolazione, questa volta è la sempre affascinante ed ambigua Mystica, la cui anima oscilla per tutto il film tra dannazione e salvezza, luce ed oscurità. A differenza della sua controparte cartacea, nel film Mystica è ancora una "ragazzina" che cerca il modo migliore per proseguire sul suo cammino verso l'indipendenza da due figure autorevoli e carismatiche come il fratellastro Xavier e l'amante Magneto; il problema, ovviamente, è che nella sua ricerca il movente maggiore sono il dolore, il disagio e l'odio nei confronti degli umani mutantofobi (incarnati dalla figura folle e quasi Hitleriana di Bolivar Trask), che rischiano di spingerla a condannare non solo sé stessa, ma l'intera razza che vorrebbe salvare. Il punto più alto ed emozionante di X-Men - Giorni di un futuro passato è infatti, neanche a dirlo, la rappresentazione del distopico futuro governato dalle terribili sentinelle, dove il clima da pre-guerra fredda viene sostituito da una soverchiante sensazione di disperazione: davanti allo sparuto gruppo di mutanti sopravvissuti, vecchi "amici" di tempi più innocenti ormai consunti, stanchi e fondamentalmente rassegnati all'inevitabile fine, è inevitabile sentire una stretta al cuore che porta ad essere ancora più partecipi dell'intera, complicata vicenda.
A tal proposito, ammetto che il mio maggior timore era quello di vedere, in questi squarci di futuro, un'accozzaglia di carne mutante gettata in pasto ai fan senza un perché, come accadeva appunto in X-Men - Conflitto finale. Gli autori sono invece riusciti ad aggiungere (miracolo!!) pochi nuovi mutanti fatti bene, cadendo giusto in qualche pacchianata come l'aspetto ridicolo di Quicksilver o il look da Torcia Umana di Sunspot e regalandomi, bontà loro, una meravigliosa resa dei poteri di teletrasporto della bellissima Blink. Superlativo anche il lavoro compiuto sulle inquietanti sentinelle, così come il montaggio nel prefinale, dove ad ogni azione di Mystica nel passato segue l'ineluttabile conclusione delle vicende future, con un crescendo di tensione e momenti commoventi, ma sicuramente il mio momento preferito è stato lo "show" del giovane Quicksilver, un trionfo di gag al ralenti sulle note dell'appropriatissima Time in a Bottle di Jim Croce. A proposito di Quicksilver, non lasciatevi ingannare dall'orrendo look da bimbominkia di Evan Peters, praticamente perfetto in una versione giovanile del supereroe che, probabilmente, avrebbe apprezzato anche il geniale scrittore Peter David: il signorino si candida tranquillamente come miglior attore del film accanto ai bellissimi (da infarto!!!) Hugh Jackman e Michael Fassbender e ad un James McAvoy nei panni di un inedito e sboccato Xavier in piena crisi esistenziale (e d'astinenza). E se tutto questo ancora non vi basta per correre a vedere X-Men - Giorni di un futuro passato ... beh, sappiate che nell'ormai indispensabile scena post-credit risuona chiaro un solo, terribile nome: En Sabah Nur. 'nuff said!!!
Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Hugh Jackman (Logan/Wolverine), James McAvoy (Charles Xavier), Michael Fassbender (Eric Lehnsherr), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Halle Berry (Tempesta), Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), Anna Paquin (Rogue), Ellen Page (Kitty Pryde), Peter Dinklage (Dr. Bolivar Trask), Shawn Ashmore (Bobby/Uomo Ghiaccio), Ian McKellen (Magneto), Patrick Stewart (Professor X), Famke Janssen (Jean Grey) e James Marsden (Scott Summers/Ciclope) li trovate invece ai rispettivi link.
Omar Sy interpreta Bishop. Francese, ha partecipato a film come Quasi amici - Intouchables e Mood Indigo - La schiuma dei giorni. Anche sceneggiatore e produttore, ha 36 anni e tre film in uscita, tra cui l'annunciato Jurassic World.
Evan Peters (vero nome Evan Thomas Peters) interpreta Peter/Quicksilver. Giovane ma carismatico protagonista di tre serie di American Horror Story (confermato anche per la quarta, alé!), ha partecipato a film come Kick-Ass e ad altre serie come Monk, Dr. House, Ghost Whisperer e Criminal Minds. Ha 27 anni e due film in uscita.
Daniel Cudmore torna ad interpretare Colosso otto anni dopo X-Men - Conflitto finale; l'attore, assieme a Booboo Stewart (Warpath), ha partecipato nel frattempo anche alla saga Twilight. Josh Helman invece, che nel film interpreta il giovane William Stryker, era stato scritturato per il ruolo del giovane Cain Marko/Fenomeno, tagliato poi dalla sceneggiatura così come un altro paio di interessanti idee: quando ancora si pensava di affidare la regia a Matthew Vaughn, l'intenzione era infatti quella di dirigere un seguito diretto di X-Men - L'inizio, ambientato negli anni '70, e di cominciarlo con l'assassinio di Kennedy per mano di Magneto (incastrato in questo caso da Mystica ed Emma Frost, intenzionate a prendere il potere e governare gli States). Come si può tranquillamente notare, inoltre, anche la presenza di Anna Paquin è stata drasticamente ridotta: avrebbe dovuto infatti esserci una sequenza in cui Rogue, intrappolata in una Scuola Xavier trasformata in prigione dalle sentinelle, veniva liberata da Xavier, Magneto e l'Uomo Ghiaccio, scena eliminata per questioni di metraggio. Chissà se la povera Paquin tornerà in uno degli X-Film previsti a partire dal 2016, ovvero X-Men: Apocalypse (che, a quanto pare, ha già una data, 26 maggio 2016!), X-Force e una terza pellicola interamente dedicata a Wolverine. Chi vivrà vedrà ma, nel frattempo, se X-Men - Giorni di un futuro passato vi fosse piaciuto oppure se volete guardarlo e capirci qualcosa recuperate X-Men, X-Men 2, X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio, X-Men Origins: Wolverine e Wolverine - L'immortale. ENJOY!
L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi!!)
Giorni di un futuro passato: il titolo e la trama della pellicola si ispirano a due importantissime storie degli X-Men, sceneggiate da Chris Claremont e disegnate da John Byrne. In esse è un anziana Kate Pryde a trasferire la propria coscienza nel passato e ad avvisare gli X-Men del terribile futuro che li attenderebbe se Mystica (aiutata dalla Confraternita dei Mutanti) riuscisse ad assassinare il Senatore Kelly (già protagonista del primo X-Men e di conseguenza sostituito da Bolivar Trask). Tra i mutanti del futuro spiccano Wolverine, Colosso, Tempesta, un paraplegico Magneto, il figlio della Donna Invisibile e di Mr. Fantastic, Franklin Richards, e la figlia di Jean Grey e Ciclope, Rachel Grey Summers che, di fatto, è l'unica ad avere il potere di rimandare Kate nel passato. Una delle poche belinate del film, infatti, è il fatto che sia Kitty Pride (dotata del potere dell'intangibilità) a spedire le coscienze dei suoi compagni nel passato, con un metodo che ovviamente non viene specificato né spiegato. Male!
Quicksilver/Pietro Maximoff: nei fumetti è il figlio naturale di Magneto, ha una gemella, Scarlet/Wanda Maximoff e una sorellastra, Polaris/Lorna Dane. Al momento milita nei Vendicatori ma, in passato, ha fatto parte di varie X-Squadre e ciò ha creato scompensi nella scombinata, assurda gestione dei diritti cinematografici delle serie Marvel: lo stesso personaggio, infatti, compare sia in X-Men - Giorni di un futuro passato che, assieme alla sorella Scarlet, nell'imminente Avengers: Age of Ultron, dove verrà interpretato da Aaron Taylor-Johnson. L'accordo tra Fox e Marvel per l'utilizzo di Quicksilver in entrambe le saghe prevede, tra le altre cose, che in nessuna delle due pellicole il personaggio venga chiamato "mutante" e che non venga fatta menzione della sua parentela con Magneto. Mah.
Bolivar Trask: anche nel fumetto ha creato le Sentinelle ma i robottoni gli si sono rivoltati contro, rendendolo prima schiavo e poi costringendolo a sacrificarsi per salvare l'umanità. Decisamente più pericoloso il figlio mutante Larry, pervaso dallo stesso odio mutantofobo del padre e dotato di un potere precognitivo.
Blink, Bishop, Warpath e Sunspot: li ho raggruppati tutti assieme perché, in effetti, per il ruolo di semplici combattenti che hanno nel film, non necessitavano di grandi chiose o spiegoni, sono più o meno come vengono dipinti nella pellicola. Bishop (in Italia conosciuto come Alfiere) in particolare è stato uno dei mutanti del futuro a viaggiare e stabilirsi definitivamente nel passato per scovare il presunto "traditore" che avrebbe portato alla fine degli X-Men. Interessantissimo personaggio chiave negli anni '90, è tornato prepotentemente alla ribalta qualche anno fa durante la saga Messiah Complex, che lo ha visto impazzire e cercare di uccidere Hope, la prima mutante nata dopo l'evento che aveva praticamente condannato la specie all'estinzione. Perso nuovamente nel tempo, recentemente è tornato nel presente, un po' più savio e posato di prima.
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