Visualizzazione post con etichetta david koechner. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta david koechner. Mostra tutti i post

venerdì 10 giugno 2022

Vicious Fun (2020)

Cercate una commedia horror con le palle? Vicious Fun, diretto e co-sceneggiato nel 2020 dal regista Cody Calahan, potrebbe fare al caso vostro.


Trama: un critico cinematografico abbastanza sfigato si ritrova involontario testimone di una riunione di serial killer i quali, ovviamente, cercheranno di sfogarsi su di lui...


Vicious Fun
, inserito anch'esso nella Summer of Chills di Shudder, è una spassosa commedia horror dall'ancor più spassoso assunto, che lascia lo spettatore con la speranza di vedere presto un sequel (o anche una serie TV. Sarebbe perfetta, anche solo per sapere cos'è successo in quello Utah che non si può nominare). Nonostante contenga due elementi che, ultimamente, sono arrivata a soffrire poco, ovvero l'ambientazione anni '80 e la presenza di un protagonista esperto in film horror, i realizzatori di Vicious Fun sono riusciti a non renderli le caratteristiche preponderanti e a utilizzarli piuttosto come mezzi per farsi due risate in più, costringere i protagonisti a rimanere senza telefonino, con conseguente uso creativo e talvolta contundente dei telefoni fissi, oppure dare il là alla strepitosa sequenza origine di tutte le sfighe di Joel, costretto a ricorrere a tutta la sua conoscenza del genere per tentare di sopravvivere a una riunione di serial killer. La sequenza in questione, oltre ad essere il cuore del film, è davvero una delle cose più esilaranti che possiate vedere quest'anno: immaginate, infatti, una riunione di "alcolisti" anonimi composta da Jason Vorhees, Patrick Bateman, John Wayne Gacy, Hannibal e qualsiasi altro serial killer cinematografico o reale vi venga in mente, pronti a scambiarsi confidenze su come condurre una vita normale alla faccia delle pulsioni omicide o, perché no, su come farla franca, il tutto posto con lo stesso tono conciliante e anche un po' drammatico delle terapie di gruppo, e non avrete più motivo di snobbare Vicious Fun (aggiungo anche una delirante sequenza molto maschia sul "non denigrare i baffi di un uomo". Quella è la mia preferita).


Se il tono del film è molto scanzonato, gli omicidi perpetrati dai vari serial killer, sui quali poi tornerò, vengono presi tremendamente su serio. Calahan non è uno scemo e non getta tutto in caciara solo perché l'atmosfera del film imporrebbe leggerezza, ma ci dà pesante con sangue, intestini in bella vista e un paio di sequenze ad alto tasso di disgusto, una delle quali contiene anche un occhio cavato (so che tra i miei lettori c'è chi non apprezza), e anche i personaggi più simpatici o caricaturali non fanno una bella fine. Se amate un determinato attore del mucchio (qualcuno ha detto David Koechner?) la cosa potrebbe darvi fastidio, ma tolto di mezzo il caratterista più famoso e messo da parte un protagonista carismatico fino a un certo punto, ciò che rimane è da leccarsi i gomiti. La bionda e violentissima Amber Goldfarb è un osso duro da cui dovrebbe guardarsi persino Freddy Krueger, Julian Richings e Robert Maillet, dopo Anything for Jackson e Becky, sono diventati due dei miei "mostri" preferiti e sono perfetti per i personaggi che sono toccati loro in sorte, mentre l'overacting di Ari Millen è qualcosa di commovente, che rischia di rendere il suo Bob uno degli emuli di Patrick Bateman più adorabili di sempre. Vicious Fun è perfetto per una fresca serata estiva a base di horror divertenti, cercate qualche altro film a tema da accoppiagli per una maratona e non ve ne pentirete!


Di Julian Richings (Fritz), Robert Maillet (Mike) e David Koechner (Zachary) ho parlato ai rispettivi link.

Cody Calahan è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto film come The Oak Room. Anche produttore, attore e stuntman, ha 39 anni.  



Ari Millen, che interpreta Bob, aveva già partecipato al film The Oak Room, sempre di Cody Calahan. ENJOY!

martedì 26 aprile 2016

Manuale scout per l'apocalisse zombie (2015)

Era un po' di tempo che non parlavo di qualche simpatica supercazzola horror, quindi rimedio oggi con un post su Manuale scout per l'apocalisse zombie (Scouts Guide to the Zombie Apocalypse), diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista Christopher Landon.


Trama: tre scout si ritrovano coinvolti loro malgrado nello scoppio di un'epidemia zombi che sta decimando gli abitanti della città. Tra spogliarelliste non morte, mostruosi capi-scout e quant'altro, per loro non sarà facile stavolta guadagnare le tanto agognate medaglie...



Manuale scout per l'apocalisse zombie è una commedia horror senza troppe pretese, l'ideale per passare una serata in allegra demenza tra zombie mordaci e umorismo di grana grossa. La storia è quella della solita cittadina americana che in tempo zero viene invasa da famelici morti viventi mentre un pugno di sopravvissuti lotta per evitare di soccombere all'epidemia, tuttavia cambia il target a cui è rivolta e, conseguentemente, anche il registro utilizzato dagli sceneggiatori. La pellicola è destinata ad un pubblico di adolescenti o poco più e non a caso i protagonisti sono tre scout che stanno attraversando la fase di transizione tra ultimo anno di superiori e college; da una parte c'è il cicciottino e un po' sfigato Augie, che vorrebbe rimanere scout per sempre assieme ai suoi due migliori amici, dall'altra ci sono Ben e lo stupidissimo Carter che invece hanno capito di essere arrivati ad un punto della loro vita in cui sarebbe meglio dismettere badge, fazzoletto al collo e pantaloncini corti, veri e propri biglietti da visita per assicurarsi la verginità perpetua. Il pericolo mortale degli zombi acuirà questa loro "crisi esistenziale" ma li porterà anche ad aprire gli occhi sull'importanza delle esperienze acquisite e, soprattutto, sul piacere di fare quello che ci diverte e ci completa a prescindere da come ci giudicano gli altri (un bell'insegnamento soprattutto per chi, come me, si chiede come possa qualcuno rimanere scout una volta superati i dodici anni). Non che il corpo degli scout non venga messo alla berlina, ci mancherebbe, il film è zeppo di prese in giro atte a colpire soprattutto chi eleva lo stile di vita scout a bibbia della sfiga, rendendosi ridicolo anche agli occhi dei suoi stessi "sottoposti", ma alla fine tra un fiotto di sangue e scenette di umorismo becero il messaggio che traspare dalla pellicola è sostanzialmente tollerante e positivo.


Dite che il post sta diventando troppo serio, vero? Avete ragione. Manuale scout per l'apocalisse zombie è innanzitutto la sagra dello stereotipo scorretto e del materiale da pippe adolescenziali, basti solo pensare a quello che si nasconde in casa del capo scout Rogers, al basso sfruttamento delle poppe di una vera attrice porno e, ovviamente, alle due scene che mi hanno fatto prima ridere come una pazza poi vergognarmi per averlo fatto, caratterizzate rispettivamente da un paio di chiappe ciucciate (giuro!) e una cippa utilizzata a mo' di fune (ri-giuro). Se siete uomini, come ho detto, troverete abbastanza carne per i vostri denti, anche perché le comprimarie sono tutte parecchio gnocche, mentre eventuali fidanzate potranno consolarsi con l'uso improprio di canzoni come Baby One More Time di Britney Spears e con la simpatia dei maschi, uno più sfigato ed esilarante dell'altro, a partire dalla guest appearance iniziale del comico televisivo Blake Anderson per arrivare al sempre adorabile David Koechner, il cui poco tempo sullo schermo è l'unico, enorme difetto di un film che, probabilmente, se lo avessi visto a 14/15 anni sarebbe diventato uno dei miei cult trash al pari di Giovani diavoli o Il cavaliere del male (a proposito di Koechner: guardatevi i titoli di coda, in primis perché sono zeppi di simpatici in-jokes, poi perché c'è una scenetta mid-credits). Considerato come il regista Christopher Landon si sia fatto conoscere soprattutto per il suo lavoro in cosette mediocri come la saga di Paranormal Activity (sue sono le sceneggiature dal secondo capitolo in poi, ovvero le peggiori), il fatto che sia riuscito a portare una ventata di simpatia sfruttando un tema ormai abusato come quello dell'apocalisse zombie merita il doppio plauso: Manuale scout per l'apocalisse zombie non è di sicuro un capolavoro ma si lascia guardare e potrebbe farsi ricordare più di altre commedie horror guardate ultimamente, come per esempio il surreale Zombeavers. Se amate le supercazzole al gusto di sanguinaccio e frattaglie non potete esimervi dal dargli un'occhiata!


Di David Koechner, che interpreta il capo scout Rogers, ho già parlato QUI.

Christopher Landon è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, ha diretto film come Il segnato, spin-off della serie Paranormal Activity. Anche produttore, ha 41 anni.


Tye Sheridan interpreta Ben Goudy. Americano, lo ricordo per film come The Tree of Life, Mud e Dark Places - Nei luoghi oscuri. Ha 20 anni e cinque film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse, dove interpreterà un giovane Ciclope.


Cloris Leachman interpreta Miss Fielder. Indimenticabile Frau Blucher del mitico Frankenstein Junior, ha partecipato a film come Butch Cassidy, L'ultimo spettacolo (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista), Ecco il film dei Muppet, Herbie sbarca in Messico, Babbo bastardo, Scary Movie 4 e a serie come Lassie, Ai confini della realtà, Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Wonder Woman, Love Boat, La tata, Two and a Half Men e Malcom; come doppiatrice ha lavorato nei film Mio Mini Pony - Il film, Il castello nel cielo, Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America, Il gigante di ferro, Ponyo sulla scogliera e nelle serie I Simpson e Phineas e Ferb. Americana, ha 90 anni e un film in uscita.


Il figlio di Arnold Schwarzenegger, Patrick, interpreta lo stronzetto Jeff, quello che decide di gabbare i due poveri scout desiderosi di imbucarsi alla festa; peraltro, Patrick era già comparso in un episodio di Scream Queens nei panni del fratello minore del mitico Chad Radwell, Thad. Detto questo, se Manuale scout per l'apocalisse zombie vi fosse piaciuto recuperate Cooties, Deathgasm, The Final Girls e Krampus - Natale non è sempre Natale. ENJOY!

domenica 27 marzo 2016

Krampus - Natale non è sempre Natale (2015)

Spinta dall'entusiasmo di Lucia Kara e Hell in questi giorni ho deciso anch'io di recuperare il bistrattato Krampus - Natale non è sempre Natale (Krampus), diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista Michael Dougherty e, nonostante fosse già stata comunicata una data d'uscita, mai arrivato in Italia. Bel tempismo pubblicarlo proprio il giorno di Pasqua, eh? Auguri!!!!


Trama: costretto a passare le festività con i genitori in crisi e un terrificante nugolo di zii e cugini, il piccolo Max abbandona per la prima volta in vita sua lo spirito Natalizio. Sfortunatamente per lui, la sua mancanza di fede viene percepita dal Krampus e dai suoi adepti...



Alzi la mano chi non ha mai dovuto passare le feste tra parenti camurriosi!! Io sono stata benedetta da una famiglia numerosa ma affatto molesta, per lo più formata da persone intelligenti e se non altro riservate e poco chiassose ma purtroppo so per certo che non per tutti è così. Di sicuro non lo è per il piccolo Max, costretto a passare il Natale con un'orda di burini grandi e piccoli che farebbero scappare la pazienza ad un santo, due genitori che ormai non si amano più come una volta e una sorella in piena fase adolescenziale; l'unico alleato di Max, bimbo che ancora crede in Babbo Natale, ama scrivere la letterina o guardare Snoopy in televisione, è la nonna tedesca la quale, come tutte le nonne che si rispettino, è un bignami vivente di tradizioni, saggezza, biscottini e cioccolata. Date le premesse, Krampus sembra davvero la tipica favoletta edificante di Natale, una di quelle in cui tutti devono ritrovare lo spirito natalizio perduto a son di buffetti e ramanzine, giusto? No, niente di più sbagliato. Perché Krampus non perdona chi, anche solo per cinque minuti, ha smesso di credere e di cantare It's Beginning To Look a Lot Like Christmas con tutta la gioia di questo mondo nel cuore. Krampus è il secondo spirito "punitivo" creato dalla fervida mente di Michael Dougherty, quello che già ai tempi di Trick'r'Treat (o La vendetta di Halloween, fate voi, ma sappiate che è un titolo che aborro) ci aveva mostrato quanto fosse pericoloso prendersi gioco delle antichissime regole che scandiscono le festività, qualunque esse siano; a chi non rispetta il Natale, Krampus scaglia contro delle orribili ed inquietanti versioni di dolcetti e balocchi, esaudendo i desideri dei piccoli disillusi come un novello Djinn malvagio, facendoli pentire per tutta la vita di essersi arresi e avere smesso di combattere per un Natale migliore. Il risultato di tutto questo preambolo è una nerissima commedia natalizia, condita da momenti esilaranti e altri di spietata, immorale ironia, ancor più riusciti perché tremendamente realistici e al passo con la terrificante idea di "allegria a tutti i costi" oppure "consumismo sfrenato" che sempre più accompagna il Natale mano a mano che si diventa adulti.

E qui ho tipo perso 10 anni di vita...
Dougherty si diverte a giocare sia con la trama, che titilla le aspettative dello spettatore portandolo a sperare per il meglio perché "hey, è Natale!!", sia col bestiario di fantasiose creature che la Weta gli ha messo a disposizione. Io che mi aspettavo di vedere "solo" un serissimo e sanguinario Krampus alla maniera di Saint ho dovuto ricredermi e godermi una versione moderna de I gremlins, zeppa di quella violenta cattiveria nascosta appena dietro l'inquadratura che rischia di fare venire gli incubi ad eventuali, incauti giovani spettatori; non aspettatevi infatti la macellata del secolo, ché i momenti splatter di Trick'r'Treat sono fortunatamente ben lontani, bensì preparatevi ad accogliere quella vecchia sensazione di impotente terrore che moltissimi "horror per ragazzi" anni '80 riuscivano a riversare addosso allo spettatore. Oltre ad essere assai ben fatto per quel che riguarda la parte tecnica e la colonna sonora (ascoltate la versione di Carol of the Bells sui titoli di coda oppure godetevi il cattivissimo montaggio iniziale sulle note di It's Beginning To Look a Lot Like Christmas, mi darete ragione!), Krampus vanta anche la presenza di caratteristi bravissimi, capaci di dare quel tocco di zenzero speziato in più all'intera operazione: accanto alla sempre graditissima Toni Collette e l'ormai mitico David Koechner, spicca la tremenda zia intepretata da una Conchata Ferrell in stato di grazia, i cui duetti con le nipoti o, peggio, con i poveri pargoli innocenti sono da manuale della commedia grottesca. Michael Dougherty, per fortuna o purtroppo, è un regista e sceneggiatore che se la mena e lascia noi fan a bocca asciutta per tempi talmente lunghi che paiono un'eternità ma quando esce un suo film pare davvero di essere a Natale, con un succulento pacchettone davanti, pieno di mostrini da scartare. Tesoro mio, quanto mi farai aspettare per Trick'r'Treat 2?


Del regista e co-sceneggiatore Michael Dougherty ho già parlato QUI. Toni Collette (Sarah Engel) e David Koechner (Howard) li trovate invece ai rispettivi link.

Adam Scott interpreta Tom Engel. Americano, ha partecipato a film come Hellraiser - La stirpe maledetta, The Aviator, Piranha 3D, Black Mass - L'ultimo gangster e a serie come E.R. Medici in prima linea, NYPD, Party of Five, Six Feet Under, CSI: Miami e Veronica Mars, inoltre ha lavorato come doppiatore per episodi di American Dad! e Robot Chicken. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 43 anni e un film in uscita.


Conchata Ferrell interpreta Zia Dorothy. Americana, la ricordo per film come Quinto potere, Edward mani di forbice e Una vita al massimo; inoltre ha partecipato a serie come Love Boat, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Buffy l'ammazzavampiri, Friends, E.R. Medici in prima linea, Sabrina vita da strega e Due uomini e mezzo mentre come doppiatrice ha lavorato nel film Frankenweenie e in serie come The Mask. Ha 73 anni.


Se Krampus vi fosse piaciuto recuperate Trick'r'Treat, Racconti dalla tomba, Black Christmas, Gremlins, The Nightmare Before Christmas, Trasporto eccezionale - Un racconto di Natale e Saint. ENJOY!

venerdì 30 maggio 2014

Cheap Thrills (2013)

Spinta dalla lettura di recensioni molto positive e dalla presenza dell'adorabile David Koechner, l'altra sera ho deciso di guardare Cheap Thrills, diretto nel 2013 dal regista E.L. Katz.


Trama: Craig, sposato e padre di famiglia, si ritrova improvvisamente senza lavoro e con un avviso di sfratto sulla porta. La stessa sera incontra il vecchio amico Vince e un'eccentrica coppia di ricchi annoiati che, con la promessa di soldi facili, coinvolge i due in un vortice sempre più perverso di prove e scommesse...


Cheap Thrills rientra di diritto in quel prospero, intrigante filone di commedie nerissime dove la risata va spesso e volentieri a braccetto con orrore, disagio ed angoscia, più o meno accennati; tra gli esempi più alti del genere o, meglio, tra quelli che più ho amato, mi vengono giusto in mente Piccoli omicidi tra amici, Cose molto cattive o Una cena quasi perfetta (Cheap Thrills assomiglia più alla vecchia pellicola di Danny Boyle che a quelle con Cameron Diaz tra l'altro). Tuttavia, sarà perché mala tempora currunt, sarà perché nel frattempo sono entrata negli Enta, ho riso davvero poco guardando il film di E.L. Katz e non perché mancasse il divertimento, anzi: Cheap Thrills nel corso della sua prima metà scodella una serie di situazioni grottesche da manuale, che non avrebbero affatto sfigurato in una di quelle tipiche commedie idiote americane... però, anche durante questi momenti esilaranti, si avverte palpabile IL DISAGIO. IL DISAGIO, scritto a caratteri cubitali, esplode prepotentemente nel finale che, per quanto prevedibile (come tutto il film del resto), riesce a lasciare lo spettatore con un soverchiante senso di vergogna ed impotenza. Diciamoci infatti la verità: per tutto il film il nostro ruolo coincide con quello di Violet e Colin, i due ricchi annoiati che scommettono su cosa sarebbero disposti a fare due poveracci disperati per avere dei soldi facili e, come loro, trepidiamo tra lo schifato e il divertito nell'attesa di scoprire quali saranno le reazioni di Craig e Vince davanti alle proposte sempre più estreme della coppia. IL DISAGIO però nasce dal fatto che noi non saremo MAI come Violet e Colin ma, molto più facilmente, rischieremmo di trovarci nei panni di Craig e Vince, disperati e con l'acqua alla gola, disposti a rinunciare a dignità, umanità e amicizia per riuscire a sopravvivere in una società che non ci uccide con guerre, carestie o epidemie, bensì con un semplice avviso di sfratto o licenziamento, con una sudata laurea che ci consente a malapena di diventare meccanici sottopagati, con aspirazioni e sogni di grandezza schiacciati dall'impietosa natura "pratica" del mondo che ci circonda mentre ci chiediamo diffidenti cosa pensino di noi i nostri amici e come fare per ottenere approvazione, riscatto o affermazione sociale. In una società come questa nascono i mostri peggiori e basta un solo attimo di debolezza per morire, non necessariamente in senso fisico, e diventare talmente orribili, così brutti "dentro" e fuori da terrorizzare persino i nostri figli. Capirete quindi che, nonostante le premesse, c'è davvero poco da ridere e qui sta l'intelligenza di un film che è molto più di quel che appare.

IL. DISAGIO.
Come in un'opera teatrale di alta caratura, pochi sono i protagonisti e ancora meno gli ambienti in cui si muovono, ma ovviamente entrambi gli elementi sono ottimi. Tra le quattro mura di un bar prima e di una villa poi si consuma il dramma che vede coinvolti degli attori in stato di grazia che non fanno mai dubitare, nemmeno per un attimo, della verosimiglianza delle persone portate su schermo. Pat Healy è il perfetto medioman, l'uomo della strada che non farebbe male a una mosca né rimarrebbe impresso durante un incontro: la contrapposizione con lo scapestrato strozzino interpretato da Ethan Embry è palese e diventa la chiave del gioco al massacro rappresentato nella pellicola dal momento in cui Healy si abbruttisce fisicamente e mentalmente, spillando sangue dall'anima e dal corpo, mentre Embry risulta sempre più sfigato e patetico, disperatamente invidioso della vita apparentemente perfetta dell'amico di un tempo e disposto a qualunque bassezza pur di mostrarsi "superiore" e degno agli occhi dei due ricconi. Dall'altra parte della barricata, invece, si trova la coppia incarnata da David Koechner e Sarah Paxton, lei bellissima, annoiata ed eterea e lui caciarone ed inquietante come pochi, semplicemente inarrivabili e perfetti, la moderna rappresentazione del "male". Per quel che li riguarda, il regista indugia sui dettagli, sui gesti, sulle espressioni appena accennate (soprattutto della Paxton) e sul sottile gioco di sguardi che, fin dall'inizio, lascia intuire che sotto l'atteggiamento indolente di lei e quello compagnone di lui c'è molto di più. Anzi, c'è molto meno di quello che ci aspetteremmo. Perché i due riccastri, a dirla tutta, si limitano a sventolare soldi e proporre scommesse, senza forzare la mano, senza essere violenti o subdoli, con una sincerità di intenti e, soprattutto nel caso dell'inarrivabile Koechner, con una simpatia che ha del disarmante. Non c'è nessuna "tela del ragno", nessun complotto, nessuna machiavellica macchinazione ed è questa la cosa terribile e bellissima di un film che vi consiglio spassionatamente di vedere... per poi magari riflettere su quello che si nasconde dentro di voi, tra una risata a denti stretti e l'altra.


Di Pat Healy (Craig), Ethan Embry (Vince), Sarah Paxton (Violet) e David Koechner (Colin) ho già parlato ai rispettivi link.

E. L. Katz è il regista della pellicola, al suo primo film. Presto uscirà The ABCs of Death 2, che includerà anche un episodio diretto da lui. Americano, anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 33 anni.


Se Cheap Thrills vi fosse piaciuto, non perdetevi 13 Beloved (o 13: Game of Death, i titoli variano) e magari le altre commedie nere che ho citato qui e là durante il post. ENJOY!


martedì 6 agosto 2013

Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie (2004)

Pensavate che la saga di Ron Burgundy fosse finita? Calma, non recensirò il seguito che deve ancora uscire persino in America ma un film distribuito credo solo nel mercato dell'home video, abbinato al DVD o Blu-Ray di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy. Sto parlando di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, diretto sempre nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: mentre Veronica continua l'inarrestabile ascesa verso il successo, un gruppo di ladri attivisti chiamato Alarm Clock da del filo da torcere a Ron Burgundy e al suo news team.


Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie non è altro che un simpatico modo per raccogliere tutto il materiale scartato dal film originale. Invece di inserire nel DVD uno sterminato elenco di scene eliminate Ferrell e McKay hanno deciso di creare uno spin-off che le unisse tutte e realizzare, di fatto, una seconda pellicola. I limiti dell'operazione, purtroppo, si vedono e si percepiscono soprattutto nella prima parte del video, finché la presenza degli Alarm Clock non diventa preponderante: in pratica assistiamo ad un concatenarsi di gag palesemente tratte dalle sequenze cult di The Anchorman con il narratore che fa da collante e cerca di dar loro compattezza, non mancano quelle che sono fondamentalmente delle ripetizioni, come la scena in cui Ron chiama a raccolta il news team soffiando in una conchiglia (cambia solo il barista che non è più Danny Trejo) e anche dei momenti in cui si ha difficoltà a dare un senso alle immagini, soprattutto se non si è visto il film originale, come quando Ron piange sotto la doccia abbracciato a un cane di pezza. Questa prima parte risulta così poco divertente e parecchio derivativa, con giusto un paio di chicche che giustificano però l'intera operazione.


La seconda parte del Lost Movie è invece migliore perché si distacca quasi completamente dal film originale e racconta una storia nuova in cui ci vengono mostrati anche alcuni aspetti sorprendenti dei personaggi che pensavamo di conoscere a menadito. Gli Alarm Clock sono un gruppo di sballoni esilaranti tra cui spicca soprattutto la falsa nera interpretata da Maya Rudolph, il personaggio del mentore di Ron, un porco naturista dall'esotico nome di Jess Moondragon, riesce a conquistare con un paio di deliranti monologhi e alcuni degli sketch nuovi superano persino quelli classici di The Anchorman, soprattutto quelli che riguardano Carell e Koechner. Per le ragioni di cui sopra, per quel che riguarda il reparto tecnico e attoriale vale tutto ciò che ho detto nella recensione del primo film quindi, in generale, anche questo The Lost Movie può tranquillamente considerarsi un validissimo e divertente intrattenimento, anche se non riesce a sconfinare nel cult come il suo predecessore. Il mio consiglio è quello di acquistare l'edizione speciale di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy e immergersi completamente nel folle mondo del numero uno degli anchorman televisivi.


Del regista Adam McKay ho già parlato qui. Will Ferrell (Ron Burgundy), Christina Applegate (Veronica Corningstone), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), Dave Koechner (Champ Kind), Fred Willard (Ed Harken), Seth Rogen (il cameraman), Justin Long (Chris Harken) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Kevin Corrigan interpreta Paul Hauser. Americano, ha partecipato a film come L’esorcista III, Quei bravi ragazzi, Una vita al massimo, Il bacio della morte, Mosche da bar, The Departed – Il bene e il male, 7 psicopatici e alle serie Medium e CSI: Miami. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.

  
Maya Rudolph interpreta Kanhasha X. Attrice comica americana per anni in forza al Saturday Night Live, ha partecipato a film come Gattaca la porta dell’universo, Qualcosa è cambiato, Shrek Terzo (come doppiatrice) Un weekend da bamboccioni, Un weekend da bamboccioni due e ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 41 anni e due film in uscita.



domenica 28 luglio 2013

Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (2004)

Continuiamo con le recensioni di supercazzole tipicamente estive proseguendo sul filone powersiano per arrivare ad un altro dei miei cult: Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy (Anchorman: The Legend of Ron Burgundy), diretto nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: Ron Burgundy è l’anchorman numero uno di San Diego e assieme alla sua squadra di giornalisti, tutti rigorosamente uomini, è all’apice del successo. Questo finché non arriva Veronica Corningstone, bionda agguerrita e decisa ad affermarsi proprio come primo anchorman donna…


La prima volta che ho potuto “ascoltare” e ovviamente vedere la leggenda di Ron Burgundy ero su un enorme autobus in Australia, diretta a una delle tappe dell’incredibile tour che mi avrebbe portata, tra le altre cose, ad Ayer’s Rock. All’epoca avevo capito il minimo indispensabile per farmi delle grassissime risate e ricordare questo film come un cult che avrei dovuto assolutamente recuperare... e la seconda visione ha ovviamente confermato la sensazione. E pensare che come attori non sopporto né Will Ferrell Steve Carell, invece in Anchorman mi fanno entrambi morire dalle risate, basta solo che aprano bocca, ma non è solo questo a rendere il film uno dei miei preferiti. La verità è che, di solito, è molto difficile conciliare supercazzola farsesca al limite dell'incredibile e comicità un po' più "classica" perché o si rischia di avere un film talmente surreale che la risata viene strappata quasi per stupore, oppure una robetta stantia che ricalca sempre gli stessi cliché, invece Anchorman riesce a dosare tutti questi ingredienti e a tirarne fuori un mix vincente.


La storia segue il solito percorso successo-caduta-redenzione, con il protagonista dipinto come un ignorantissimo anchorman che tiene in pugno la città di San Diego (stay classy, San Diego) nonostante non sappia neppure presentare il notiziario senza leggere tutto quello che passa sul gobbo. Ferrell, conciato come una pornostar anni '70, è favoloso e inanella una gag dopo l'altra, degnamente spalleggiato dalla divertente Christina Applegate e, soprattutto, dal trio di presentatori formato da Paul Rudd, David Koechner e Steve Carell, ognuno dotato di un esilarante tratto distintivo e caratterizzato benissimo: solo per fare un esempio, il quoziente intellettivo del personaggio di Carell dovrebbe essere uguale, se non inferiore, a quello di Zach Galifianakis in Una notte da leoni, eppure fa ridere e non stufa perché ogni sua uscita è contestualizzata e centellinata, senza che la sceneggiatura lo renda il centro dell'attenzione. Dalla storia principale, di tanto in tanto si snodano dei siparietti zeppi di guest star che varrebbero da soli la visione del film per l'incredibile gusto dell'assurdo con cui sono stati girati (la battaglia tra anchormen è a dir poco favolosa) e persino i pochi numeri musicali, che di solito detesto, si incastrano perfettamente nella trama e sono molto piacevoli. Altro non aggiungo perché, per parafrasare un video de Er Piotta, Anchorman "nun va visto, va vissuto".. e come visione estiva è a dir poco perfetto!!


Di Will Ferrell (Ron Burgundy), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), David Koechner (Champ Kind), Seth Rogen (il cameraman), Danny Trejo (il barista), Ben Stiller (Arturo Mendes), Jack Black (Steve Graff), Missi Pyle (la custode dello zoo), Tim Robbins (il bieco presentatore della tv pubblica) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Adam McKay è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby (rifiuto di usare il titolo italiano, perdonate…) e Fratellastri a 40 anni. Anche produttore e attore, ha 45 anni e un film in uscita, Ron Burgundy: The Legend Continues.


Christina Applegate interpreta Veronica Corningstone. Americana, ha partecipato a film come Non dite a mamma che la babysitter è morta, Mars Attacks!, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e ha doppiato Alvin Superstar 2 e Alvin Superstar 3 – Si salvi chi può!. Ha inoltre partecipato alle serie Casa Keaton, 21 Jump Street e Friends. Anche produttrice, ha 42 anni e due film in uscita, tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues.


Fred Willard interpreta Ed Harken. Americano, ha partecipato a film come Le notti di Salem, Roxanne, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, American Trip – Il primo viaggio non si scorda mai, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e a serie come Love Boat, Saranno famosi, La signora in giallo, Friends, Otto sotto un tetto, Clueless, Pappa e ciccia, Sabrina vita da strega, Innamorati pazzi, Ally McBeal, That’ 70s Show e Wizards of Waverly Place. Come doppiatore, ha lavorato per le serie I Simpson, I Griffin, Il laboratorio di Dexter, Kim Possible e per il film Monster House. Anche sceneggiatore, ha 74 anni e tre film in uscita.


Luke Wilson (vero nome Luke Cunningham Wilson) interpreta Frank Vitchard. Fratello “serio” di Owen Wilson, lo ricordo per film come Scream 2, Rushmore, Charlie’s Angels, I Tenenbaum, Charlie’s Angels – Più che mai, Il giro del mondo in 80 giorni, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, My Super Ex-Girlfriend e Vacancy, inoltre ha partecipato alle serie X-Files e That’ 70s Show. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e sette film in uscita tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues


La prima bozza di sceneggiatura proponeva questi attori per i vari ruoli: John C. Reilly (Champ Kind, per come non sopporto quest'attore preferisco di gran lunga la scelta di Koechner), Ben Stiller (Brian Fantana, sarebbe stato perfetto!!), Ed Harris (Ed Harken), Dan Aykroyd (Garth Holliday, sarebbe stato sprecato per il ruolo), Alec Baldwin (Frank Vitchard, sarebbe stato simpatico da vedere!) e William H. Macy nella parte di un giornalista che poi non è stato usato per il film. Maggie Gyllenhaal, invece, aveva sostenuto il provino per il ruolo di Veronica. Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy è il primo di una trilogia non propriamente ufficiale denominata "Trilogia dell'uomo americano mediocre", il cui secondo capitolo sarebbe Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby e che, molto probabilmente, verrà conclusa a dicembre quando uscirà in America Anchorman: The Legend Continues. Non vedo l'ora di poterci mettere le mani sopra, sperando che gli inetti titolisti italiani rifuggano l'orrenda idea di chiamarlo Fotti la notizia, sarebbe una delle peggiori bestemmie dopo Se mi lasci ti cancello. Nell'attesa che il film, comunque vogliano chiamarlo, esca, vi consiglio il recupero di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, uscito solo in video e spin-off della pellicola principale, e di Nacho Libre (altro must australiano!) e Starsky & Hutch. ENJOY!!

martedì 11 giugno 2013

Behind the Candelabra (2013)

Quest’anno ho seguito sporadicamente il Festival di Cannes ma qualcosa ha comunque attirato la mia attenzione, come la notizia che Michael Douglas, uscito vittorioso dalla battaglia contro la malattia, ha rischiato di portarsi a casa la Palma d’oro come miglior attore per il film TV Behind the Candelabra, diretto da Steven Soderbergh e tratto dall’autobiografia Behind the Candelabra: My Life With Liberace di Scott Thorson. Incuriosita, ho deciso di dare un’occhiata…


Trama: il giovane Scott Thorson conosce il famosissimo pianista Liberace che, nonostante la differenza di età, si invaghisce di lui e lo prende in casa come amante e tuttofare. La turbolenta relazione va avanti per anni, tra plastiche facciali, droga e capricci…


Behind the Candelabra è un film scandaloso. Nel senso che è uno scandalo averlo relegato al circuito televisivo e avergli rifiutato la distribuzione cinematografica perché “troppo gay”, come ha dichiarato uno stupito Soderbergh. A maggior ragione, è scandaloso per un pubblico italiano: quando ci va bene, le nostre produzioni televisive contemplano la presenza di Beppe Fiorello e un uso banalmente professionale della cinepresa, mentre in America si beccano una tripletta di pezzi grossi mica da ridere e una pellicola che non sfigurerebbe tra i premiati alla prossima notte degli Oscar, un gioiellino che a tratti mi ha ricordato il meraviglioso Angels in America. Certo, ammetto di aver fatto fatica a sopportare i primi 20 minuti di Behind the Candelabra ma non tanto per l’argomento trattato, quanto per il personaggio di Liberace, un viscido, megalomane e leppegoso incrocio tra Elton John e Malgioglio. Se considerate che la sottoscritta, da bambina, era innamorata persa del Michael Douglas versione All’inseguimento della pietra verde, potete tranquillamente immaginare lo shock che ho subito vedendolo conciato come la Regina, circondato da orridi barboncini, con una capigliatura improponibile persino per Baudo e la voce da peppia isterica, aggravata dalla “R” moscia alla Elmer Fudd. Un annullamento totale in un personaggio scomodo, un'interpretazione che conferma la grandezza di un attore che, all'alba dei 70 anni, ha ancora voglia di mettersi in gioco e stupire alla faccia del cancro che ha minacciato la sua vita (per quanto spari comunque parecchie meenchiate: il cancro lo avrebbe provocato il sesso orale? Da quando la patata è radioattiva? La prossima vita fuma meno sigarette, vah...).


Behind the Candelabra, dunque, andrebbe visto anche solo per Michael Douglas, ma la verità è che il biopic in sé prende da morire. Soderbergh, infatti, ha deciso di trattare questa vicenda fatta di bassezza morale e artisti megalomani con il tono ironico che meritava, senza lesinare sequenze al limite del trash che tuttavia non stonano affatto, anzi, rendono perfettamente il clima d'ipocrisia che regnava nello show business di fine anni '70: Liberace è palesemente gay ma è circondato da uno stuolo di cupi avvocati e collaboratori dall'aspetto quasi mafioso (tra i quali spicca un Dan Aykroyd in formissima) che, distribuendo soldi e "consigli" a destra e manca, riescono a mettere a tacere tutti i pettegolezzi e a soddisfare ogni vizio del capriccioso artista. Tra lustrini, paillettes, gioielli, la casa di Zsa Zsa Gabor sontuosamente trasformata nel santuario di Liberace, ragazzetti dalle chiappe sode che non vedono l'ora di venire "scoperti" dal vecchio marpione, numeri musicali in perfetto Las Vegas style, tutto appare nuovo, ricco e bello se filtrato dall'occhio innocente del campagnolo Scott, interpretato da un Matt Damon imparrucchinato ma perfetto. Mano a mano che la storia prosegue, però, ci viene mostrato quello che si nasconde "dietro il candelabro" e cambia anche il punto di vista del ragazzo, che viene letteralmente plasmato (e rovinato) nella carne e nello spirito da Liberace, così che tutto il torbido dell'ambiente viene a galla, ricollegandosi agli assai meno innocenti anni '80, travolti dal nero spettro dell'AIDS. Depravazione a bizzeffe, dunque, ma anche amore e idealizzazione di una figura che, probabilmente, a noi italiani non dirà nulla ma che ha sicuramente segnato un'epoca negli USA: la sequenza finale, pacchianissima ma assolutamente geniale, palesa tutti i sentimenti del protagonista verso colui che ne è diventato amante, amico, fratello e padre, una figura talmente fuori dagli schemi e megalomane da trascendere la sua natura di essere umano e trasformarsi in icona anche agli occhi di chi si è illuso di averlo conosciuto davvero.

Un irriconoscibile Rob Lowe si prepara alla vista della sconvolgente foto-Speedo..
Se Michael Douglas è incredibile e Soderbergh si da indubbiamente da fare con la macchina da presa, realizzando persino un'onirica sequenza in bianco e nero, la bellezza di Behind the Candelabra risiede però anche nell'incredibile attenzione dedicata alle scenografie e, soprattutto, ai costumi e al make up: nel corso della pellicola Matt Damon cambia gradualmente da ragazzotto belloccio quasi sovrappeso ad azzimato figurino devastato dalla chirurgia plastica, mentre un trashissimo e meraviglioso Rob Lowe sperimenta sulla sua pelle la "cura Joan Crawford" che lo rende un inespressivo e tiratissimo dottorino impossibilitato persino a chiudere le palpebre. I costumi riprendono fedelmente le fantasmagoriche mise indossate dal vero Liberace, tra cui una pelliccia di volpe con lo strascico lungo quasi 5 metri e tempestata di cristalli, ma l'accessorio che ho preferito in assoluto è l'imbarazzante, vergognosissimo SPEEDO col pacco incrostato di strass indossato da Matt Damon in una delle scene cult, che potete vedere nella foto che segue. Nulla da dire sul six pack, tanta roba. Deliri a parte, se cercate un prodotto veramente ben diretto, ben recitato e ben realizzato e non vi scandalizzano scene pesantemente omoerotiche al limite della pedofilia, Behind the Candelabra è il film che fa per voi!

Buon Dio...!
Del regista Steven Soderbergh ho già parlato qui. Matt Damon (Scott Thorson), Dan Aykroyd (Seymour Heller) e David Koechner (l’avvocato) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Douglas interpreta Liberace. Grandissimo attore americano, lo ricordo per film come i meravigliosi All’inseguimento della pietra verde e Il gioiello del Nilo, Attrazione fatale, Black Rain – Pioggia sporca, Wall Street (con il quale ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista), La guerra dei Roses, Basic Instinct, Un giorno di ordinaria follia, Spiriti nelle tenebre, The Game – Nessuna regola, Delitto perfetto, Traffic, Tu io e Dupree Wall Street – Il denaro non dorme mai; inoltre, ha partecipato alla serie Will & Grace e doppiato un episodio di  Phineas & Ferb. Anche produttore e regista, ha 69 anni e quattro film in uscita.


Scott Bakula interpreta Bob Black. Americano, ha partecipato a film come Signore delle illusioni, American Beauty, Source Code e alle serie Matlock, Desperate Housewives e Two and a Half Men. Anche produttore e regista, ha 59 anni e due film in uscita.


Rob Lowe (vero nome Robert Hepler Lowe) interpreta il Dottor Jack Startz. Americano, ha partecipato a film come I ragazzi della 56ma strada, Hotel New Hampshire, Sant’Elmo’s Fire, Fusi di testa, L’ombra dello scorpione, Austin Powers, Austin Powers – La spia che ci provava, Austin Powers in Goldmember e ha doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 49 anni e un film in uscita.


Nonostante io sia rimasta scioccata alla vista di un Michael Douglas che si atteggiava come l’ultima delle culandre pazze, poteva andare peggio perché per il ruolo di Liberace era stato interpellato anche Robin Williams. Non so se sarei riuscita a sopportare la distruzione di un mio mito dell’infanzia, giuro. A parte questo, se Behind the Candelabra vi dovesse piacere, cercate anche J.Edgar e The Aviator. ENJOY!!

domenica 11 novembre 2012

Piranha 3DD (2012)

Chi segue il mio blog da qualche tempo, sa bene come la mia passione per il trash sia praticamente sconfinata e sa bene, di conseguenza, quanto avessi amato quel trionfo di idiozia e cattivo gusto che è stato Piranha 3D. Ieri sera, per tirarmi su dopo una pessima giornata, ho deciso di dare una chance al seguito, Piranha 3DD, diretto da John Gulager e mai approdato negli italici lidi. Normalmente avrei inveito contro i distributori nostrani, stavolta mi sento invece di ringraziarli col cuore in mano. Segue recensione leggermente SPOILEROSA, beware!


Trama: un anno dopo la strage al Lake Victoria, i piranha riescono a trovare un modo per infiltrarsi in un parco acquatico e fare scempio degli ignari bagnanti...

Patata numero 350
Come posso definire Piranha 3DD senza ricorrere alle storiche parole di Fantozzi davanti alla Corazzata Potemkin? Parlare di "cagata pazzesca" sarebbe comunque riduttivo e non renderebbe l'idea, inoltre priverebbe di dignità le vere cagate pazzesche che riescono comunque ad entrare nel cuore dello spettatore. Potrei dunque concentrarmi su quello che viene realmente mostrato su schermo, non già film horror, gore o splatter se non per qualche sequenza girata comunque con degli effetti speciali che, al confronto, la roba della Troma è un capolavoro di tecnica. No, Piranha 3DD non è altro che il trionfo della patata, del silicone e dell'umorismo scatologico. Io sono donna e, ovviamente, non posso pretendere di pensare come un uomo, ma davvero un essere di sesso maschile, più o meno pensante, trova eccitante la visione continua e priva di motivo di una patonza pelata o di una tetta formato famiglia? Lo chiedo, perché il 70% del film consta di queste immagini messe assolutamente ad mentula canis. E a proposito di falli. Vogliamo parlare dell'evirazione mostrata a metà pellicola, quando la zoccolotta bionda e vergine (questa poi è la cosa meno credibile di tutto il film...) rovina il suo primo rapporto sessuale perché un pescetto le si è infilato nella baginga e decide di uscire e mordere proprio mentre il fanciullo cerca di penetrarla? Ma non ti sei accorta finora, o regina delle oche del Campidoglio, che tra una vomitata e l'altra qualcosa ti si muoveva in pancia???  No, tu ti limiti a prendere atto della cosa con la battuta principe dell'intero film: "Josh cut off his penis because something came out of my vagina". 'nuff said. E sorvolo sul piranha che si infila nel chiulo del ciccione che passa il suo tempo a scoparsi il tubo da cui esce l'acqua o sulla triste citazione di un capolavoro come Nightmare - Dal profondo della notte. Non chiedete.


Come ho già detto sopra, ad aggiungere il carico a coppe c'è il fatto che il film tecnicamente fa schifo. I piranha del titolo sono palesemente finti, una roba che nemmeno i cinesi nelle bancarelle del mercato, le poche morti che ci sono (della serie, Piranha 3DD è tanto sangue ma poca sostanza, sono buoni tutti a mostrare dell'acqua rossa e la gente che urla!) risultano a dir poco imbarazzanti perché l'uso massiccio della CGI colpisce in faccia lo spettatore come un randello chiodato, le riprese subacquee sono nebulose, poco definite ed eccessive, infine gli attori sono all'ultimo livello della scala evolutiva, monoespressivi o eccessivamente gigioni, e fa male al cuore vedere il ritorno macchiettistico di pezzi da novanta come Christopher Lloyd e Ving Rhames, entrambi reduci dal primo episodio e costretti ad una comparsata pietosa. E che orrore, direte voi... non c'è davvero nulla da salvare in questo orribile, aberrante Piranha 3DD? Figuriamoci se non c'è, signore e signori. EGLI è giunto per salvare tutti. Sì, anche tu che stai leggendo questo post.

Stavate parlando di me...?
Sto ovviamente parlando di "Boozy" David Hasselhoff, the Hoff per eccellenza. Il bagniiiinoooo che corre al ralenti. Sarà che sono una pazza deviata, ma dopo che compare lui Piranha 3DD passa dalla noia costellata da patata all'esilarante trash che tanto amo. Vederlo con la sua espressione monocorde, bolso ed inchiattito, prendersi in giro perché NESSUNO se lo ricorda tranne le vecchie babbione, vederlo nuovamente correre in costume da bagno con la panza traballante per poi fermarsi a riprendere fiato nel bel mezzo della sigla di Baywatch, sentirlo cantare canzoni idiote (scritte dallo stesso regista, with compliments!) per conquistare due bagascioni nel letto, ascoltarlo fare la saggia morale per tre volte al'incauto moccioso coi capelli rossi, vederlo lavarsi le mani come Ponzio Pilato davanti alla gente urlante che chiede il suo aiuto in quanto ex-Mitch, testimoniare sbigottita la crassa idiozia della serie fittizia Fish Hunter mi ha commossa e messa di buonumore a tal punto che ho persino riso del colpo di scena finale e della stupida, trita gag del ragazzo preso erroneamente per gay. Anche i titoli di coda sono esilaranti, accompagnati da un lunghissimo gag reel dove Boozy David la fa decisamente da padrone. Però, davvero, non mi sento di consigliarvi st'immondizia per un paio di pregi assolutamente insignificanti e concentrati negli ultimi 20 minuti di un film che dura un'ora e mezza. Evitate Piranha 3DD come la peste, se potete, e pregate che un simile scempio non varchi MAI i confini anche troppo permeabili della nostra penisola.

Patata numero... no, vabbé, ho perso il conto...
Di Danielle Panabaker (Maddy), David Koechner (Chet), Christopher Lloyd (Mr. Goodman) e Ving Rhames (l'agente Fallon) ho già parlato nei rispettivi link. 

John Gulager è il regista della pellicola. Americano, ha diretto Feast e i suoi due seguiti, Sloppy Seconds e The Happy Finish, trilogia horror assai famosa che però devo ancora vedere. Anche attore, ha 55 anni. 

Ma che il Signore abbia pietà di te..
Matt Bush interpreta Barry. Americano, ha partecipato a film come Halloween II, Margaret e a serie come Veronica Mars e Scrubs. Ha 26 anni.


David Hasselhoff interpreta se stesso. Attore americano diventato famosissimo per le serie Supercar e il pluricitato Baywatch, lo ricordo anche per pellicole come La casa 4, Dodgeball, Cambia la tua vita con un click e Spongebob il film; inoltre, ha partecipato ad altre serie come Love Boat, Una famiglia del terzo tipo, Robot Chicken e Sons of Anarchy. Anche produttore, sceneggiatore, regista e stuntman, ha 60 anni e un film in uscita.


Gary Busey interpreta Clayton. Americano, ha partecipato a film come Un mercoledì da leoni, Unico indizio la luna piena, Arma letale, Predator 2, Il socio, Strade perdute, Paura e delirio a Las Vegas e a serie come Walker Texas Ranger, Oltre i limiti, Scrubs e Two and a Half Men, oltre ad aver doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e compositore, ha 67 anni e quattro film in uscita.


Jean - Luc Bilodeau, che nel film interpreta lo sfigato che viene evirato, aveva già partecipato a Trick'r Treat nei panni di Schrader, uno dei ragazzini che fanno lo scherzo alla piccola Rhonda. A parte quest'ultima curiosità, se il film vi fosse piaciuto (e perché avrebbe dovuto??) vi consiglio la visione dell'originale Piranha 3D e dell'originalissimo Piranha di Joe Dante. ENJOY!


Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...