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mercoledì 5 giugno 2019

The Perfection (2018)



Spinta dai pareri positivi di un sacco di amici, in questi giorni ho recuperato The Perfection, diretto e co-sceneggiato nel 2018 dal regista Richard Shepard e disponibile su Netflix. No Spoiler, tranquilli.


Trama: dopo anni passati ad accudire la madre inferma, Charlotte torna a contattare i gestori della scuola di musica che l'aveva accolta come un prodigio del violoncello e conosce la nuova stella dell'accademia, Lizzie. Tra le due si instaura un legame, messo alla prova da eventi sempre più inquietanti...


Sono così abituata, detta in tutta sincerità, ad aver a che fare con la mediocrità degli originali Netflix, che ho cominciato a guardare The Perfection senza alcuna aspettativa. Ho peccato un po' di ignoranza in questo approccio, anche perché Netflix stavolta si è limitata a distribuire senza produrre, ed è forse per questo che il film di Richard Shepard è uno dei migliori thriller-horror visti finora. Aggiungo, PER FORTUNA mi sono approcciata con ignoranza, ché The Perfection funziona proprio se affrontato senza sapere nulla di nulla. Ecco perché qui non ci saranno spoiler di alcun genere, anche se così il rischio di ridurre la lunghezza standard del post è altissimo. The Perfection, in parole povere, spiazza e cattura. Non c'è altro modo di descriverlo. E' talmente concitato e pieno di twist inaspettati che sembra di guardare un mediometraggio da tanto il tempo scorre veloce, anche se il tempo stesso, all'interno del film, viene riavvolto, ripreso, dilatato, riprodotto con lampi allucinati. Inoltre, è difficilmente ascrivibile a un genere, poiché la storia tocca un'infinità di registri che spaziano dal body horror al thriller allo splatter tout court fino ad arrivare al revenge movie e tutti, agli occhi dello spettatore più o meno scafato, vanno per la propria strada finché gli sceneggiatori non decidono di fare il gesto dell'ombrello al pubblico e spiazzarlo proprio quando credeva di aver capito tutto. Se dovessi quindi aggiungere un altro aggettivo per descrivere The Perfection, "bastardo", in senso buono, potrebbe essere l'ideale. E pensare che il canovaccio, per quanto strizzato e contorto, è anche molto semplice, e parte da un rapporto di amore/odio tra Charlotte, ex pupilla di una prestigiosa accademia di musica, e Lizzie, fulgida stella di quella stessa accademia; nel rapporto tra le due c'è qualunque cosa, un mix di ammirazione, attrazione, invidia, diffidenza, competizione, insomma le emozioni tipiche di un film ambientato nel mondo della musica o dello spettacolo, ed è questo che da il la (apparentemente) a tutto ciò che accade loro nel corso del film.


Siccome non posso dire altro sulla trama, poiché sarebbe un delitto, passerei brevemente alla realizzazione del film prima di consigliarvi di correre ad abbonarvi a Netflix se ancora non lo avete fatto. Pur essendo un B movie dei più truci e disgustosi, The Perfection ha una messa in scena molto raffinata; le performance al violoncello delle due attrici sono da pelle d'oca (il duetto all'inizio, arricchito da un montaggio molto intelligente, è sensuale da morire, e in generale trovo che l'intera colonna sonora sia, appunto, perfetta), il prefinale ha delle immagini elegantissime, con costumi e scenografie assai curate, le scene più concitate mozzano il fiato e, sempre verso il finale, si concedono persino dei punti di vista particolari, che concorrono a renderle ancora più stranianti e ansiogene. Le due attrici protagoniste, poi, sono favolose. Avevo già avuto modo di apprezzare Allison Williams come tosta Kit Snicket de Una serie di sfortunati eventi ma qui da veramente il meglio ed interpreta un personaggio che rimane imperscrutabile fino all'ultimo, fonte di sentimenti ambivalenti, terribilmente originale ed affascinante; non è da meno Logan Browning, con la sua bellezza ultraterrena (ma puoi essere mulatta e con gli occhi chiari? Maledetta, almeno un'imperfezione, e dai!!) che la rende l'incarnazione stessa della fama e del successo, una creatura da invidiare che, al momento clou, si trasforma in tutt'altro senza perdere nemmeno un'oncia di fascino e bravura. Poi, per carità, ammetto che The Perfection ha, razionalmente, parecchi aspetti poco credibili ma è così ben realizzato e così coinvolgente che questi difetti spuntano solo riflettendoci a mente fredda, non quando si è ipnotizzati davanti allo schermo, incapaci di alzarsi per andare a lavorare o a far da mangiare, con lo stomaco in gola e l'ansia a tremila. Anche solo per questo, The Perfection merita di essere visto da più persone possibili.


Del regista e co-sceneggiatore Richard Shepard ho già parlato QUI.

Allison Williams interpreta Charlotte. Americana, ha partecipato a film come Scappa: Get Out e a serie quali Una serie di sfortunati eventi, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 31 anni e un film in uscita.


Steven Weber interpreta Anton. Americano, ha partecipato a film come Inserzione pericolosa, Dracula morto e contento, Desperation e a serie quali I racconti della cripta, Stephen King's The Shining, Oltre i limiti, Masters of Horror, Will & Grace, Incubi e deliri, Senza traccia, Desperate Housewives e Channel Zero; come doppiatore ha lavorato ne I Simpson e American Dad!. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 57 anni e due film in uscita.


mercoledì 4 giugno 2014

Dom Hemingway (2013)

Mi rendo conto che negli ultimi tempi sto privilegiando le nuove uscite a discapito di film più vecchi o rubriche come il Bollalmanacco On Demand ma sono rimasta un po' indietro e tento di recuperare. In questi giorni, per esempio, ho guardato lo spassoso Dom Hemingway, diretto e sceneggiato nel 2013 dal regista Richard Shepard.


Trama: Dopo 12 anni di prigione il folle e sboccatissimo Dom Hemingway esce di prigione. Come prima cosa, decide di recuperare i soldi che gli spettano dal suo ex boss poi cerca di ricostruire il rapporto con la figlia, ma le cose non saranno così facili...


Un monologo sul ca**o recitato con un cacofonico, roboante accento inglese. Ecco come comincia Dom Hemingway, assestandosi subito su un binario di esilarante volgarità appoggiata interamente sulle spalle di un Jude Law ingrassato, imbruttito e, letteralmente, larger than life. Le peripezie di Dom, malvivente di bassissima lega afflitto da problemi di autocontrollo che lo portano, assieme alle epiche sbronze, a rovesciare invettive e pugni contro chiunque gli capiti a tiro, sono uno spiazzante e divertentissimo mix tra i momenti più goliardici di Arancia Meccanica e il sottobosco criminale dipinto nei film di Guy Ritchie, con in più un leggero tocco di classe e wit tutto british che mancava ai film dell'ex Mr. Ciccone. Come in un romanzo picaresco che si rispetti, la storia di Dom Hemingway viene divisa in capitoli che segnano diverse e fondamentali tappe della sua "riabilitazione" e che lo vedono alle prese con vari problemi legati al post-prigionia e, non meno importante, alla presa di coscienza di essere ormai un vanitoso dinosauro, un relitto del passato che dovrebbe smettere di fare il giovincello scapestrato e darsi una regolata per non sputare in faccia alla seconda chance (diciamo anche terza o quarta...) che gli è stata concessa, soprattutto dopo aver perso già troppo a causa del suo carattere bizzoso. Dopo aver soddisfatto i desideri più immediati, nella fattispecie donne, alcool, droga, vendetta e soldi, veri e propri protagonisti della prima, scoppiettante parte del film, nella seconda parte assistiamo ad un naturale rallentamento del ritmo e ad un'atmosfera quasi più malinconica, nella quale Dom è costretto ad affrontare le conseguenze dei suoi atteggiamenti passati per riuscire a ricostruirsi una vita quantomeno dignitosa e a "crescere" come persona. Niente di patetico, per fortuna, e nessun happy ending da Mulino Bianco, ma forse una speranza, come succede nella vita di tutti i giorni, sempre piena di false partenze ed incertezze.


La sceneggiatura di Richard Shepard è brillantissima ed interessante e la sua regia, pur di stampo classico, riesce a non appiattirla, ricorrendo anche ad un'esilarante scena al ralenti dove sfiderei chiunque a non ridere davanti all'oggetto che lo strafattissimo protagonista si vede volare davanti alla faccia. A tal proposito, l'aspetto fondamentale di Dom Hemingway sono i due attori principali, Jude Law e Richard E. Grant, che sullo schermo mostrano una sinergia a dir poco incredibile: Jude Law ha un carisma fuori dal comune e, come ho detto all'inizio, regge sulle sue spalle l'intero film senza mai risultare esagerato o ridicolo ma l'aplomb britannico di Richard E. Grant fa da perfetto contraltare all'incontenibilità dell'amico, creando così una moderna strana coppia di opposti che regala allo spettatore risate a non finire. Valido anche tutto il cast di supporto, a cominciare da quel gigionissimo Demian Bichir già visto in Machete Kills per concludere con l'esilarante gangsta nero afflitto da trauma infantile felino (vedere per credere, ero piegata in due dalle risate!) e non mancano ovviamente personaggi un po' più "realistici" come la figlia di Dom o il tenero e silenzioso nipotino che, a differenza del logorroico nonno, fa breccia nel cuore e nella mente delle persone con un semplice, eloquente sguardo. Insomma, avrete capito che, complici anche una bella colonna sonora e un'azzeccatissimo stile per quel che riguarda abiti e scenografie (le mise di Dickie sono spettacolari ma anche la villa di Mr. Fontaine non scherza!) Dom Hemingway mi è piaciuto davvero un sacco. Ora, il problema è capire se questo mio amore si sarebbe manifestato con la stessa intensità anche davanti all'adattamento italiano perché, come ho detto, buona parte della bellezza del film risiede nei dialoghi e in quel mix di rhyming slang e accento cockney con cui vengono pronunciati, quindi non vorrei che la versione nostrana risultasse inevitabilmente piatta. Voi andatelo comunque a vedere e poi, nel caso, recuperate l'imprescindibile versione in lingua originale!


Di Jude Law (Dom Hemingway), Richard E. Grant (Dickie Black) e Demian Bichir (Mr. Fontaine) ho già parlato ai rispettivi link.

Richard Shepard è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Oxygen, The Matador, The Haunting Party - I cacciatori ed episodi delle serie Ugly Betty, 30 Rock, Criminal Minds, Ringer e Salem. Anche produttore e attore, ha 49 anni.


L'attrice romena Madalina Diana Ghenea, che interpreta Paolina, oltre ad essere una delle protagoniste de I Borgia ha avuto anche la sfortuna di partecipare a I soliti idioti: il film mentre Kerry Condon, che interpreta Melody, è comparsa in This Must Be the Place e un paio di episodi di The Walking Dead. Emilia Clarke infine, che interpreta la figlia di Dom, altri non è se non la "nana ciglioparrucca"® Daenerys de Il trono di spade. Detto questo, se Dom Hemingway vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock - Pazzi scatenati e Snatch - Lo strappo. ENJOY!

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