sabato 19 luglio 2008

Wanted (2008)

Ogni tanto ci vuole la rinfrescatina al Bollalmanacco. Speravo di poter parlare di Funny Games, vecchio o nuovo che sia, e invece tocca parlar di quella bestemmia che è stata la vista di Wanted del misconosciuto regista Timur Bekmambetov (salute!).



Questo banale e fracassone filmetto, è tratto dalla splendida Graphic Novel omonima di Mark Millar, uno degli autori di comics più cool che ci sia in circolazione (basti pensare che il mega crossover Civil War, della Marvel, è opera sua). Splendida opera alla quale, purtroppo, il film rimane fedele solo nella prima mezz'ora. Infatti l'originale parla di un mondo dove i SUPERcriminali hanno eliminato gli Eroi, e governano di nascosto una realtà che è assolutamente ignara di un passato colmo di "Meraviglie". Un mondo privo di morale, dove questa confraternita spadroneggia violentando, uccidendo, massacrando per divertimento più che per necessità, senza che nessuno possa alzare un dito per fermarla.


La storia è questa: Wesley Gibbons (James MacAvoy), prototipo dell'uomo medio americano, con un lavoro frustrante, una fidanzata che gli fa le corna col suo migliore amico e una serie di problemi psicosomatici da primato, un giorno scopre di essere il figlio del miglior Killer esistente al mondo, appena fatto fuori da un traditore dell'Organizzazione per cui lavorava, la Confraternita. Fox (Angelina Jolie) e Sloane (Morgan Freeman), membri della stessa confraternita, decidono di allenarlo e trasformarlo nel migliore dei Killer per consentirgli di vendicarsi e di riscattare la Confraternita.


Il film in sé, almeno nella prima ora, non è malaccio: zeppo di effetti speciali, di inseguimenti mozzafiato, di scelte stilistiche assai interessanti. Da parte mia, ho adorato la scena in cui Wesley, finalmente deciso a liberarsi della sua vita opprimente, manda a farsi fottere (Fuck You) la grassissima capufficio e l'amico traditore, spaccando sulla faccia di quest'ultimo la tastiera che, rompendosi, mostra allo spettatore la scritta FUCK YOU fatta con i tasti e il dente che l'amico fedifrago perde. Anche l'ansia apparente di Wesley, che ci mostra un mondo al ralenti, confuso, chiassoso, è decisamente apprezzabile, così come alcuni sprazzi di volontaria ironia.



Il resto, mi spiace ma è fuffa della peggior specie. Distaccandosi così completamente dalla Graphic Novel che è quanto di più crudele, cinico e divertente possa trovarsi sul mercato dei Comics, vengono meno i presupposti della trama ed occorre inventarsene un'altra per l'occasione. Purtroppo però, lo scopo della Confraternita, che nel Comic è ben definito e comprensibile, nel film diviene mero pretesto: cos'è la Confraternita, a cosa serve, ma soprattutto: perché mai dei criminali devono prendere ordini da un TELAIO?? Che lo chiamino "Fato", scomodando addirittura le Parche del mito, questa svolta della trama è quanto di più campato in aria ci sia al mondo, ricorda degli episodi di Alias privi però della ferrea logica che contraddistingueva la serie. Inoltre viene meno anche il rozzo cinismo dell'opera di Millar, banalizzando il cambiamento interiore di Wesley e focalizzandolo in una vendetta giusta e "filiale", priva di autocompiacimento per la violenza e l'amoralità a cui il protagonista si vota. Quanto al "colpo di scena" di metà film, è svalutato fin dai tempi di Guerre Stellari.


Il regista di questo filmaccio è Timur Bekmanmetov, mestierante russo poco conosciuto in Italia, seppur sia autore di una famosa serie di film sui vampiri, Daywatch e Nightwatch (da non confondere con il film più conosciuto che parla del guardiano notturno di una morgue). Ha 47 anni e un film in uscita.



Protagonista della pellicola è James McAvoy nel ruolo di Wesley Gibson. Lo scozzesino interpretava il fauno Mister Tumnus ne Le Cronache di Narnia. Caruccetto, ma inadatto ad un personaggio così cool. Ha 29 anni e un film in uscita.




Angelina Jolie Pitt interpreta Fox, la criminale che educa Wesley (nel comic l'educazione comprende anche quella sessuale. Peccato per i fan della Jolie, qui si limita solo a un casto bacio e a un nudo in controfigura). Ormai più famosa per la sua relazione con Brad Pitt che per i suoi film che sono sempre più commerciali, figlia d'arte (il papà è nientemento che Jon Voight) un tempo era la moglie di attori VERAMENTE con le palle, come Johnny Lee Miller (Sick Boy in Trainspotting) e Billy Bob Thornton. Tra i suoi film più famosi, Il collezionista d'ossa, Ragazze interrotte(che le fruttò un oscar come miglior attrice non protagonista), Tomb Raider, Shark Tale (in originale da la voce alla pesciolina sexy Lola), e Beowulf. Ha 32 anni e due film in uscita.




Morgan Freeman, il grande vecchio del cinema USA, interpreta Sloane, personaggio che ricalca quello del Professore nella Graphic Novel. I film più famosi di questo grande attore sono Ai Confini della realtà, A spasso con Daisy, Il falò delle vanità, Robin Hood - Principe dei ladri, Le ali della libertà, Se7en, Il collezionista, L'acchiappasogni, Una settimana da dio, Million Dollar Baby (dove ha vinto un Oscar come miglior attore non protagonista) Batman Begins. Ha 61 anni e 5 film in uscita.



Più che con un video di Youtube vorrei concludere in bellezza con l'intera Graphic novel ma, ahimé, è impossibile farlo. Quindi consiglierei solo di procurarsela e leggerla: i 10/12 euro meglio spesi della vostra vita!!


 

mercoledì 19 marzo 2008

Bone Sickness (2004)

Dopo tantissimo tempo di assenza da questo blog, spero di poter tornare in pianta più stabile, per la gioia di chi di questo blog non può farne a meno (ovvero nessuno XD). Non è che in questo periodo non abbia visto film degni di esser commentati nel bene o nel male, anzi!


Oggi voglio parlare della pellicola uscita direttamente in video (e mi pare già una degna concessione...) che risponde al nome di Bone Sickness, del ciccio pasticcio Brian Paulin.



La trama parrebbe semplice. All'interno di una coppia di sposini, lui soffre di una grave malattia degenerativa delle ossa, e lei, dopo averle tentate tutte, si affida al ciccionissimo amico (ovvero il regista di questo capolawork!) per salvarlo. Peccato che questo ameno patito di omeopatia e rimedi naturali non trova altra soluzione che procurare al maritino della polvere ricavata dal midollo delle ossa dei morti (!). Logico supporre che i Demoni che si nutrono dei morti (chii???) non apprezzeranno la trovata e scateneranno gli zombies sulla terra...


Questa pellicola è un brutto esempio di come un banale film sugli zombi possa trasformarsi in una bruttura ancor peggiore se girato senza alcuna ironia, con attori e tecnica registica al limite del dilettantismo, effetti speciali e makeup orrendo e con una confusione dettata probabilmente dal pesante uso di stupefacenti.


Il film inizia con la dissepoltura di cadaveri da parte di un maniaco (che a ragione dovrebbe essere il ciccione, ma poi si scoprirà essere, senza alcun senso, il marito malato) e la conseguente, sanguinolenta uccisione del guardiano di notte che scopre il misfatto. E il film potrebbe concludersi lì, perché non è altro che una sequenza ininterrotta di riesumazioni, uccisioni, smembramenti, pasti a base di carne umana, intervallati da panoramiche dello squallido cimitero oppure siparietti pseudo/erotici a base di procaci seni di mostruose donnette, il tutto scandito da una colonna sonora a dir poco ammorbante.


L'unica "cifra stilistica", se così si può chiamare, del film, è l'evidente compiacimento di ciccio Paulin nel mostrare rivoltanti vomitate di qualunque cosa schifida possa trovarsi in natura. Prima di mutare completamente da nerd malaticcio a pazzo cannibale con un look identico a quello del Corvo, il marito spurga qualsiasi cosa: dal vomito normale, al sangue, fino a passare a blatte giganti, vermoni, anguille (?), lumache (???) e addirittura quella che parrebbe una tenda da doccia che alla fine secerne una zombie donna (e questo pezzo, giuro, non l'ho capito).


Come già detto, la messinscena è a dir poco orribile. Fotografia sgranata e squallida, da super8 girato in casa, il make up degli zombi, verdi e polverosi, un incrocio tra mummie ed alieni, è solo di poco superiore a quello dei Demoni, che sembrano comparse prese pari pari da Buffy, ma meno stilosette. I suoni sono palesemente riciclati, gli zombie non si impegnano nemmeno a far finta di mangiare le vittime, e il regista ha lasciato l'anatomia a casa, convinto che il corpo sia percorso di arterie anziché capillari, cosicché al minimo taglietto o tocco possano spillare fontane di sangue da ogni dove, persino dal dorso della mano.


Ho già detto, insomma, che è un film decisamente da evitare?


Il regista Brian Paulin (anche attore e sceneggiatore del capolavoro indiscusso) è un indipendente di ultima generazione con all'attivo, per fortuna, solo pochi film quali At Dawn They Sleep (che ho ma cancellerò sulla fiducia) e Mummy Raider. Credeteci o meno, non si trovano informazioni su questo novello Kubrick.


 Siccome non riesco a trovare un'immagine del biondo ciccione, ecco una foto di come nel film la sua faccia venga scarnificata....


Rich George interpreta Alex McNetti, il maritino malato. La sua carriera inizia e continua inseparabile da quella del regista, negli unici tre film da lui diretti. Anche di lui, nulla è dato sapere.


La russa Darya Zabinski interpreta Kristin McNetti. La filmografia della fanciulla è un pò più ampia nonostante sia giovane (24 anni), ma per lo più sono comparsate. Ha due film in uscita.



E ora un video con le scene più gore. Lì potrete vedere il Regista (il capellone biondo che sventra un cadavere con la sega circolare) e Rich George (il tizio che taglia un braccio a uno sbirro in borghese con l'accetta). Non fatevi ingannare dal montaggio stiloso e dalla musica accattivante...magari il film fosse cosi, invece è di una lentezza rara!


giovedì 22 novembre 2007

Il Nascondiglio (2007)

Nella serata di ieri, facendomi abilmente gabbare da Ale (per il consiglio) e da Toto (per i soldi) sono andata al cinema a vedere Il Nascondiglio del sempre ameno Pupi Avati.. Ecco, solo due parole: mortacci mia.

La trama, in breve, è questa: a Davenport, USA, una vedova appena uscita dal manicomio decide di aprire un ristorante italiano. Ovviamente il sito che la sconfinfera maggiormente è una casa dove almeno 50 anni prima era stato commesso un delitto efferato, le cui colpevoli non sono mai state trovate. Quando ricomincerà a sentire le voci, assieme a delle palesi presenze nelle intercapedini, la vedova novella Clerici deciderà di indagare.

 




Pupi Avati è tornato al thriller horror, quello di Zeder e La casa dalle finestre che ridono. Da quest’ultimo modello però non si è mai staccato, tant’è che il film risulta un blando calco della sua pellicola più famosa: un delitto insoluto da anni i cui strascichi permangono nel presente e una persona che si improvvisa detective, pagandone le conseguenze del caso. Aggiungiamoci anche una citazione involontaria de La Casa nera di Wes Craven, e il quadro è completo.

 

Avati abbandona la piccola realtà della provincia italiana a lui tanto cara ed ambienta una pellicola in America, con attori d’oltreoceano che affiancano la protagonista, Laura Morante. Il risultato è scialbo e privo di verve come la stessa Davenport. La Morante gira a vuoto per paesaggi anonimi e banali, incontra personaggi altrettanto vacui, solo per risolvere un mistero che lo spettatore medio aveva già risolto al decimo minuto di film e quello un po’ più attento ai trailer al quinto. In assenza di suspance rimane dunque l’esercizio di stile? No, perché il film è piatto anche a livello stilistico, banale calco delle produzioni Americane più infime, affossato ancor di più da un’orrida colonna sonora che richiama le pellicole di serie Z anni ’70 (a Riz Ortolani dovrebbero tagliare le mani: non mi puoi sottolineare l’”orrore” di una lampadina che si spegne con un suono di violino che, in tempi di dolby surround, mi renderà sorda per una settimana!!).

 

Gli attori, nonostante la Morante dichiari di essersi divertita moltissimo durante la realizzazione del film, sono intollerabili. La protagonista vaga per la città con la stessa verve di Asia Argento dopo 20 canne, Treat Williams e Burt Young sono i fantasmi dei bravi caratteristi che erano, e sugli altri protagonisti e sul doppiaggio pessimo è meglio non commentare, soprattutto sulla vecchia che parla come Gollum, con un sacco dal dubbio contenuto al posto di Sméagol. Peccato perché l’inizio, che richiama i vecchi horror della Hammer, non è male, ed è anche sottilmente inquietante. Ma è l’unico punto a favore di un film da dimenticare. Sorry, Pupi.  

 

Giuseppe “Pupi” Avati è uno dei registi italiani di punta, dallo stile ironico e particolare, e dalla sottile vena thriller. Ama raccontare storie ambientate in piccoli paesini della sua Romagna, mostrando allo spettatore la realtà della provincia italiana, regalando solitamente piccoli e particolari film. Tra le sue pellicole, oltre i già citati Zeder e La Casa dalle finestre che ridono, ricordo Bordella, Tutti defunti tranne i morti, Regalo di natale, L’arcano incantatore, La rivincita di natale e La seconda notte di nozze. La maggior parte dei suoi film sono sceneggiati da lui stesso, e come scrittore ha lavorato anche a Salò e le 120 giornate di Sodoma. Ha 69 anni.





Laura Morante interpreta Lei, la protagonista (con i nomi Pupi si è sbizzarrito questa volta: Lei, Egle, Liuba…). Personalmente non ci vedo nulla di particolare in questa attrice, che è invece molto amata dal pubblico. Tra i suoi film ricordo La stanza del figlio, Vajont e Ricordati di me, forse quelle più famose. Ha 41 anni e due film in uscita.





Treat Williams interpreta Padre Amy, viscido prete della cittadina. Questo caratterista statunitense è molto famoso, ha partecipato ad uno dei film che amo di più in assoluto, C’era una volta in America di Sergio Leone. Tra le altre pellicole citerei Il maratoneta, Hair, 1941: allarme a Hollywood, L’impero colpisce ancora, Cosa fare a Denver quando sei morto, Scomodi omicidi ed è stato protagonista del telefilm Everwood. Ha 56 anni.





Burt Young interpreta Mueller, agente immobiliare innamorato (ovviamente non ricambiato) di Lei. Costui è un altro apprezzato caratterista, anche lui presente in C’era una volta in America, famoso per aver dato il volto al Paulie di Rocky. Tra gli altri suoi film ricordo Spiaggia di sangue (incredibile e noiosissimo pseudo horror che dovrei recensire) Amityville Possession, She’s so lovely. E’ stato anche il papà di Bobby “Baccalà” Baccalieri in alcuni episodi de I Soprano. Ha 67 anni e due film in uscita.





Yvonne Sciò interpreta Ella Murray, nuora del giudice che emise la sentenza. Incredibile che una donzella lanciata da Non è la Rai sia diventata un’attrice utilizzata per produzioni francesi e americane ma, tant’è. Ha partecipato a film come Rose Red e The Pink Panther, inoltre ad alcuni episodi de La Tata (è la migliore amica di Fran Drescher) nonché ad una puntata del mitico (almeno per me) telefilm E vissero infelici e contenti, con protagonista un coniglio di peluche doppiato (nella versione originale) da Bobcat Goldthwait *____*. Yvonne ha 38 anni.

 




Come guest appearence del film c’era anche Cesare Cremonini, non chiedetemi perché e per fortuna che non l’ho riconosciuto….  E ora ecco a voi il trailer del capostipite... La Casa dalle finestre che ridono! Enjoy!









giovedì 8 novembre 2007

La Terza Madre (2007)

Dopo mesi di assenza da questo blog, torno per parlare de La Terza Madre di Dario Argento, film temuto fin dai primi trailer e molto atteso. L’attesa è stata ripagata ampiamente, così come il buon Dario si è bellamente vendicato di chi, me compresa, lo dava per spacciato dopo gli ultimi due orrendi film, Non ho sonno e Il Cartaio.

 


 

Per i miscredenti che ancora non conoscessero la trama di una trilogia che iniziò nel lontano 1977 con Suspiria (30 anni giusti!) e continuò nel 1980 con Inferno, eccola qui: esistono tre potenti streghe, chiamate Madri, giunte fino ai giorni nostri e residenti in Germania (Mater Suspiriarum), New York (Mater Tenebrarum) e Roma (Mater Lachrimarum), il cui unico scopo è portare morte, caos e distruzione. Nel 2007, le prime due madri sono state distrutte (rispettivamente in Suspiria e Inferno), ma il ritrovamento di un'urna nel cimitero di Viterbo risveglia la Madre delle Lacrime, e Roma piomba in una seconda era di oscurità e morte. Trovatasi in mezzo agli strani eventi, Sarah Mandy (Asia Argento, brava ma inascoltabile) sarà costretta ad affrontare l’eredità della mamma, potente strega bianca, e cercare di eliminare la Madre, prima che la strega elimini lei..

 




Nonostante Argento venga acclamato come regista horror, in realtà gli excursus del regista nel fantastico e nel film d’orrore propriamente detto sono davvero pochi, e la trilogia delle Madri è forse il più fulgido esempio di questo breve ma intenso filone. La Terza Madre non delude le aspettative dei fans, a partire dai titoli di testa, molto evocativi, e scanditi dalle musiche del veterano Claudio Simonetti.



E’ un film “italiano”, e si vede, nonostante le ovvie influenze USA. C’è una sottile inquietudine “sporca”, “malata”, che da sempre pervade le pellicole dell’horror italiano, memorabili e meno, una certa rozzezza, rispetto a un horror USA più patinato, che entra sottopelle, e disturba anche durante le scene meno cruente. Questa Terza Madre è un mirabile esempio di questa mia teoria. Un film di atmosfera, di ambiente, più che di interpreti, risibili come in tutti i film di Dario Argento, maledizione del cinema italiano.

 

L’inizio, con le inquietanti musiche di Simonetti che sottolineano il ritrovamento dell’urna, l’immagine che si vede nell’obbiettivo della macchina fotografica, la solitudine del sacerdote che sigilla l’urna, insinuano già un senso di disturbo, prima ancora che il film colpisca con la scena cruentissima al museo, con l’efferato omicidio di una ricercatrice e che da poi il via a tutto il film.

 

Mano a mano che il potere della Madre si accresce, le immagini mostrano una Roma sull’orlo della catastrofe. Prima pochi episodi isolati, di una crudeltà spaventosa, poi la follia viene mostrata in tutta la sua forza, violenza in ogni angolo di strada mentre i pochi ancora sani camminano spaesati, inquieti. Fantasia, certo, ma non molto distante dalla realtà, dove crimini assurdi possono capitare persino sotto casa, soprattutto negli ultimi tempi, senza bisogno di streghe che camminano in branchi per la strada. Solo questo pensiero basta a rendere il film ancor più disturbante.

 

Gli interni, altro tasto dolente. Al di là della casa e delle catacombe dove si svolge l’ultima parte del film, gli altri ambienti sono oscuri, claustrofobici, squallidi, vecchi. Ogni casa è piena di porte, che danno su ambienti oscuri, come fossero delle bocche pronte ad inghiottire i protagonisti. Sembrano tanti labirinti, ambienti insicuri, così come la stazione, il treno: in una città impazzita non ci si può mimetizzare, neppure nella folla. Anzi, della folla bisogna avere paura, perché anche gli assassini si possono nascondere, come noi.






Passando alla parte più “tecnica”, tralasciando gli attori orrendi (tranne le vecchie glorie Udo Kier e Philippe LeRoy, che interpretano quei ridicoli “saggi”, tanto cari ai registi italiani, quelli che puntualmente aiutano la protagonista o almeno ci provano, prima di fare solitamente una morte orrenda), gli effetti speciali sono efferatissimi ed eccellenti (tranne quel palese bambolotto di plastica che cade dal ponte), opera del maestro Sergio Stivaletti. Argento ha finalmente mandato a quel paese il timore della censura televisiva e decisamente non si risparmia, creando un film che è degno del divieto che porta: donne sventrate e strangolate con le loro stesse interiora, una picca che si infila dove ASSOLUTAMENTE non dovrebbe, crudeltà verso i bambini e via dicendo, fino ad un finale disgustoso a base di liquami e cadaveri. Le già citate musiche sono molto evocative, richiamano quelle splendide di Suspiria e la canzone finale, cantata dai Daemonia, non fa rimpiangere i vecchi Goblin. Interessante la sequenza disegnata che racconta la genesi dell’urna, che ricorda tanto le strisce della Bonelli, ma di cui purtroppo non riesco a trovare informazioni.



 

Passiamo ora alle “pecche”: innanzitutto Asia Argento, ma anche il personaggio che interpreta. La cara Mandy è di una demenza rara, ai limiti del ridicolo, e pure parecchio infame. Lei corre, basta che corra. Scappa di qua, scappa di là, non sa nemmeno lei dove, invocando la madre, lasciando non una ma tre volte i suoi alleati a morir nelle mani dei mostri che la seguono, sempre con quell’aria da drogata in cerca di spicci. Mai una volta che capisse quello che le dicono. E la figura in sé della strega “buona” guidata da una Daria Nicolodi che svolazza per il film neppure fosse Yoda ( a un certo punto le dice addirittura “Usa la forza” o una cosa molto simile…) è ridicola, sia per i poteri, che le consentono di chiudere gli occhi e sparire, sia per il fatto che alla fine non sarà la magia a sconfiggere una Madre che poteva essere ammazzata anche da un bimbo di cinque anni. Il finale è un altro punto dolente.. l’aspettativa che si crea durante il film viene distrutta da una fine ridicola, velocissima e che non rende alcuna giustizia alle Tre Madri. Un’altra cosa assurda, a parer mio, è la scimmia che vaga per il film, tuttavia molto più carismatica della cara Asia e di cui non si capirà mai il ruolo.

 

In definitiva, nonostante tutto, Argento è riuscito a tirare le fila della sua trilogia, creando un film decisamente inquietante, per una volta comprensibile, con degni rimandi anche alle pellicole che lo hanno preceduto. Forse inadatto a chi cerca un Argento prima maniera, ma abbastanza vicino alle sue pellicole più gradevoli.

Dario Argento, il regista nonché sceneggiatore del film. Basta il nome per dire tutto, cineasta tra i più amati dell'horror/thriller nostrano. Degno padre delle due attrici Asia e Fiore Argento, meno famosa della sorella. Tra le opere del nostro, ricordo L'uccello dalle piume di cristallo, Il Gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, Profondo Rosso, Suspiria, Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera, Due occhi diabolici seguite dall'inevitabile declino con pellicole inguardabili come La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell'Opera, Non ho sonno e Il cartaio. Ha collaborato alla serie Masters of Horror con l'episodio Jenifer e Pelts. Ha 67 anni.










Asia Argento interpreta Sarah Mandy, figlia di colei che indebolì Mater Suspiriarum. Ora, io DETESTO Asia, per me non sa recitare e soprattutto non si può sentire, ma passa per un'attriciona cool, soprattutto in America, dove tutti parlan con le patate in bocca quindi forse il suo difetto di pronuncia non viene notato, nel mucchio. Tra i suoi film, per la maggior parte diretti o prodotti dal papà, ricordo Demoni 2 - L'incubo ritorna, La Chiesa,  Trauma, La sindrome di Stendhal, New Rose Hotel di Abel Ferrara, Il Fantasma dell'Opera, I Miserabili (versione TV), XXX  (Asia Argento maledetta tatuaggio passera, come scrisse Stefano Disegni), La terra dei morti viventi, Maria Antonietta. E' anche regista e scenggiatrice. Ha 32 anni e due film in uscita.



Coralina Cataldi – Tassoni interpreta Giselle, la prima vittima della Madre. La signora Tassoni è già stata ospite del mio blog in quanto protagonista dell’orrido ed indimenticabile Il Bosco 1 inoltre è vecchia conoscenza anche dei fans di Dario. Infatti ha recitato in Demoni 2 - L'incubo ritorna, Opera e La sindrome di Stendhal. La signora ha 46 anni.


















Udo Kier interpreta uno degli ultimi esorcisti riconosciuti dal vaticano, Padre Johannes. L’attore tedesco è un volto noto per chi ama l’horror, il trash d’annata e non solo. Tra i suoi film ricordo i due capolavori trash italiani di Wharol, Il mostro è in tavola, Barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di vergine.. e morì di sete, Histoire d’O, Spermula, Suspiria (dove non interpretava l’esorcista ma un dottore), Ace Ventura: l’acchiappa animali, Il Regno e Il Regno II di Lars von Trier, Johnny Mnemonic, Armageddon, Blade, L’ombra del vampiro, Dancer in the Dark, l’episodio diretto da Carpenter dei Masters of horror, e il trailer diretto da Rob Zombie per GrindHouse. Un mito, insomma. Ha 63 anni e cinque film in uscita.











Daria Nicolodi interpreta Elisa Mandy, la madre di Sarah, lo spirito di Yoda. La signora Nicolodi è la storica compagna del sor Dario, seppur non siano mai stati sposati. E’ la madre di Asia anche nella realtà e musa di parecchi film del nostro, tra cui ricordo: Profondo Rosso, Inferno (anche lei come Udo Kier interpreta non lo stesso personaggio di questo film, morta cronologicamente prima degli eventi di Suspiria, ma Anne), Phenomena, Opera, Paganini Horror (mostruosità trash di cui parlerò, persino sceneggiato dalla Nicolodi!) e La setta. Ha 57 anni.

 






E ora divertitevi con questa scena di Suspiria.... enjoy! ^___^











giovedì 23 agosto 2007

Puppet Master (1989)





Quando al cinema non si può entrare a causa dell’Orco verde per eccellenza, ecco che scatta il ripiego su un DVD tenuto in “fresco” per due anni dal povero Ale, ovvero Puppet Master del 1989, diretto da David Schmoeller. In quanto popolato da puppets era impensabile che io potessi vederlo da sola, anche se, col senno di poi, la pellicola in questione era poco più che infantile; il divieto ai minori di 14 anni era oltremodo eccessivo visto che simile film sarebbe potuto passare tranquillamente in prima serata su una di quelle scabecce reti private.


La trama è questa: negli anni trenta un burattinaio che, tramite riti egizi, aveva trovato il modo di infondere la vita ai suoi pupazzi, viene ucciso da due sicari in un albergo. Ai giorni nostri, quattro sensitivi vengono richiamati da alcune visoni nello stesso albergo, proprietà della moglie di un loro ex collega appena defunto, che aveva a sua volta trovato il modo di replicare i riti del burattinaio. Inutile dire che l’albergo in questione pullula di marionette assassine…

La pellicola è un banale emulo de La Bambola assassina, pessimamente recitato e privo di ironia, se non quella involontaria. Girato con pochi mezzi e con attori al limite del dilettantismo (seppur alcuni di loro abbiano anche vinto Oscar e Golden Globe) presi per i capelli verso la fine delle loro carriere.

La trama in sé non presente buchi di sorta, ma neppure eventi di grande rilievo. Il colpo di scena è trito ed aspettato, i dialoghi abbastanza risibili, i personaggi delle macchiette: dei quattro sensitivi, uno è un bacco di legno, un’altra una pazza invasata ed alcolizzata con pechinese impagliato al seguito, e gli ultimi due decisamente trash, con la ragazza che, avvertendo tutto ciò che è accaduto in passato al semplice tocco di una superficie, orgasma in qualsiasi letto e qualsiasi vasca da bagno, per il perverso piacere del suo laido compagno, che se la rivolta in ogni posizione con la scusa degli esperimenti scientifici. Il collega defunto è altrettanto laido, con la faccia inquietante da burattino demoniaco.

I pupazzetti, nonostante tutto, sono privi di verve e bruttini. Assurdo come possano esser pericolosi alcuni, soprattutto un gibbone con le mani giganti e la testa piccolissima. Il più efficace è senza dubbio quello col trapano innestato nella testa, così come la bambolina che secerne sanguisughe dalla bocca, decisamente uno spettacolo raccapricciante.

Gli effetti speciali sono abbastanza risibili, alcuni inutili flashback vengono palesemente utilizzati ripetute volte facendoli passare per “visioni” quando in realtà è un banale trucco per risparmiare nuove riprese ed allungare un po’ il film fino a raggiungere durata standard di 90 minuti. La colonna sonora vorrebbe essere un omaggio a Danny Elfman, invece risulta un omaggio alla Signora in giallo.

Il film che io trovo banale e pessimamente recitato conta invece ammiratori sparsi per tutto il mondo, e il capostipite ha dato vita ad altri otto seguiti con un discreto merchandising, in quanto le action figures delle bambolette assassine si trovano facilmente in rete.

Raccapricciante, mai la terrei in camera neppure per sbaglio


David Schmoeller, il regista della pellicola e anche sceneggiatore col nome di (holy crap!) Joseph G. Collodi. Ha diretto pochi film, non memorabili, ed alcuni episodi di serie televisive quali Renegade e Due poliziotti a Palm Springs. Ha 60 anni.


Paul Le Mat interpreta Alex Withaker, il più assennato dei sensitivi, il figlio illegittimo di Cesare Ragazzi. Ha partecipato ad un cult come American Graffiti e al suo modesto seguito, American Graffiti 2 e American History X. Inoltre ha partecipato a telefilm come La Signora in giallo (lo sapevo che c’entrava l’omaggio in qualche modo!) e Ai confini della realtà. Ha 61 anni.


William Hickey interpreta Andre Toulon, il vecchio burattinaio. Interpretava l’ubriacone nel The Producers originale ovvero Per favore, non toccate le vecchiette, ha partecipato a L’onore dei Prizzi (per il quale ha ricevuto una nomination all’Oscar come miglior Attore non protagonista), Il nome della rosa, Pink Cadillac, Seduzione pericolosa, I delitti del gatto nero, Un topolino sotto sfratto. Ha dato inoltre la voce al Dr.Finkelstein in The Nightmare Before Christmas. E’ morto a 70 anni.


Irene Miracle interpreta Dana Hadley, la cialtrona col pechinese impagliato. Gloria dell’horror nostrano, ha infatti partecipato a Inferno di Dario Argento. Ha 53 anni.


Jimmie Skaggs interpreta quel mmoshtro di Neil Gallagher. Veterano di serie tv, come Hunter, A-Team, Ai confini della realtà, Miami Vice, Buffy, ER, CSI, Alias, ha partecipato anche a pellicole quali Arma letale, il già citato Pink Cadillac, L'uomo senza ombra,  Prova a prendermi. E' morto all'età di 60 anni per un cancro ai polmoni.


Ecco il trailer del primo film... enjoy!

venerdì 10 agosto 2007

Evil Toons (1992)

Sacrosanti ricordi d'infanzia, dove anche il film più becero si scopre invece essere un piccolo cult, se rivisto a distanza di anni, come questo Evil Toons di Fred Olen Ray, un misto tra soft core, horror di serie Z, parodia e Chi ha incastrato Roger Rabbit? (!)



La trama è questa: quattro ragazze, che definire prosperose è dir poco, si recano presso una villa per fare le pulizie. Una volta arrivate a pulire la cantina, però, trovano un baule con dentro un libro (preso paro paro dal Necronomicon de La Casa) ed altri ameni oggetti. Letto il contenuto del libro scateneranno l'Evil Toon del titolo, un demone che cercherà in tutti di i modi di ucciderle e mandare le loro anime all'inferno.


Il film è ovviamente una porcata paurosa, un pretesto per mostrare le grazie delle quattro protagoniste che si denudano praticamente in ogni scena e che, poveracce, sono quattro attricette tremende reduci da filmetti hardcore. Ciò non toglie che due di esse, Roxanne e Megan, ovvero le protagoniste, siano anche simpatiche e a loro modo comiche, ma forse è proprio il contesto in sé che le rende tali.


Incredibile vedere cosa faceva Carradine prima che venisse ripescato da Tarantino: in questo film fa la parte di un'anima condannata al limbo, per aver portato il demoniaco libro in America, e per tutto il film si limita a maledire la sua condizione disagiata come un novello Leopardi e a fissar comicamente la telecamera, rigido e statico come un gatto di marmo.


Per quanto riguarda lo stile registico del film, andiamo di male in peggio: l'animazione del Demone è poverissima, così come gli effetti speciali in generale. Il regista ha cercato di dare all'intero film un piglio cartoonistico assurdo, come la treccia della protagonista che si rizza quando è spaventata, o il <boing!boing!> del seno ballonzolante di Roxanne durante la scena dello strip tease. I dialoghi sono risibili, da primato quelli del demone la cui frase preferita è "belle tette" oppure "bel culo". Per il resto, allucinante come i scenografi abbiano preteso di far passare un tappeto comprato dai marocchini per un drappo che accoglie le anime all'inferno!


Splendida l'autocitazione di Dick Miller che, guardando un film alla tv, dice: "A quest'attore avrebbero dovuto dare l'oscar!" Il film che sta guardando è proprio A Bucket of Blood del divino Corman, interpretato appunto dallo stesso Dick Miller.


In generale, però, lo consiglio: una chicca imperdibile per gli amanti del Trash più arrogante.


Fred Olen Ray ha una filmografia sterminata che parte dagli anni 70, per la maggior parte film di serie Z. Solo per fare alcuni titoli, di quelli arivati in Italia: Warlords - I signori della guerra, Emmanuelle 2000, Il mio papà invisibile, titoli che per la maggior parte passano solo per la TV o direttamente in video. E' considerato uno dei peggiori registi al mondo ed è anche un Wrestler. Ha 43 anni.


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David Carradine, che qui interpreta l'ammorbantissimo Gideon fisk, è diventato famoso per la serie TV Kung Fu ma ha anche partecipato a film memorabili diventando una vera e propria icona cinematografica e cool in tutto il mondo. solo per citare alcuni titoli: America 1929: Sterminateli senza pietà e Mean Streets di Scorsese, L'uovo del serpente del recentemente scomperso Bergman, per poi perdersi in indegni filmastri fino ad essere "salvato" da Tarantino, che gli ha donato lo splendido ruolo di Bill in Kill Bill. Ha partecipato anche ad episodi di Streghe ed Alias. Ha 71 anni.



Dick Miller è una di quelle facce note che fanno dire: ma dove l'ho già visto? Io adoro questo splendido caratterista, sin dall'infanzia, sempre sfigato ed ubriaco. Inoltre è protagonista di alcuni tra i titoli migliori della Fantascienza/Horror anni 50/60. Tra i suoi film ricordo il già citato A Bucket of Blood, La piccola bottega degli orrori sempre di Corman, Sepolto vivo, L'uomo dagli occhi a raggi X, 1941: Allarme a Hollywood, L'ululato, Ai confini della realtà, Terminator, Fuori orario, Gremlins e Gremlins 2 (splendido, l'idolo della mia infanzia!) Pulp Fiction, I racconti della cripta: il Cavaliere del male e Looney Tunes: Back in action. Ha 79 anni.


 


Secondo voi il bestio che ha in mano non ce l'ho identico in camera? XD


Monique Gabrielle interpreta Megan, ovviamente cammuffata da bruttina sfigatella ed occhialuta. Peccato la tradisca il seno. Tra i suoi non memorabili film, si ricordano L'ospedale più pazzo del mondo, L'Aereo più pazzo del mondo.. sempre più pazzo, Piccola peste s'innamora (Oh My God!!!) oltre che a varie apparizioni per Penthouse. Ha 44 anni,



Per quanto riguarda le altre sciacquette, mi spiace ma purtroppo non sono riuscita a trovare abbastanza informazioni e soprattutto foto, mannaggia!


Questo è lo stile del nostro, per farvi capire... solo per stomaci forti XD


sabato 23 giugno 2007

Hostel 2 (2007)

Non paga di horror che definire da pugno nello stomaco è poco, immancabile è giunta la visione del seguito del più famigerato film di Eli Roth, ovvero Hostel 2.



<dio che schifo che fa sta locandina, Roth è un malato mentale  -.->


Ma parliamo della trama. Poco o nulla è cambiato rispetto al primo, se non che le protagoniste sono tre studentesse d'arte, e il paese di partenza è l'Italia. La parentesi nostrana dura poco, e le ragazze, per un motivo o per l'altro, si ritrovano presto in Slovacchia, dove incapperanno nell'organizzazione di torturatori ricchi e annoiati del primo film.


A conti fatti il sequel parrebbe una copia carbone dell'originale. Innanzitutto chiude alcuni punti lasciati in sospeso nella prima pellicola, poi introduce una visione più ampia dell'organizzazione che sta dietro all'associazione di ricchi folli, dandole uno stampo mafioso e un capo che è un incrocio tra un villain di James Bond e e un sicario della mafia dell'Est Europeo. Al di là di queste aggiunte alla trama, si può notare tuttavia alcuni cambiamenti a livello stilistico, e anche per quanto riguarda i personaggi.


A differenza del capostipite, che presentava personaggi ignoranti ed odiosi, Hostel 2 ha il "pregio" di proporre protagonisti verosimili, se non simpatici comunque più sfaccettati, e di utilizzare attori in grado di recitare, una su tutti Heather Matarazzo, protagonista della scena più raccapricciante di tutto il film. Vengono anche approfondite le psicologie di chi sceglie di partecipare alle aste dell'organizzazione e trasformarsi in carnefice, attraverso due personaggi che sono l'incarnazione della mediocrità e dell'ipocrisia altoborghese, molto interessanti poiché umanizzano gli asettici torturatori della prima pellicola, rendendo il film ancora più cupo e malato, difficile da sopportare.


Eli Roth si sta anche raffinando in quanto a tecnica registica, parrebbe. Dal primo, sgraziato Cabin Fever, a questo Hostel 2 che utilizza immagini molto raffinate, una fotografia pulita e uno stile di regia classico, in netto contrasto con gli horror attuali. Ho molto apprezzato l'allestimento scenico e il richiamo ad Elisabeth Bathory della morte della seconda vittima, la discesa nelle camere delle torture dei due clienti americani, con tanto di ralenti e splendida, triste canzone slovacca in sottofondo e le terme improvvisamente vuote, rese ancor più sinistre dai vapori della nebbia. Carino anche il citazionismo pseudo Tarantiniano. Dalla guest appearence degli idoli trash nostrani Edvige Fenech e Luc Merenda, alla scena di Pulp Fiction  passata dalla TV dell'ostello, dalla guest appearence di Ruggero Deodato <regista di film come Ultimo Mondo Cannibale e Cannibal Holocaust> nei panni, appunto, di un cannibale, fino alla semi citazione di Street Trash con la banda di bambini che gioca a calcio con una testa umana <i barboni del film citato giocavano a rugby con un fallo>.


Diciamo dunque un sequel migliore dell'originale, seppur non privo di difetti come il solito razzismo di fondo, stereotipi, varie perplessità <io non ho ancora capito la banda di bambini, peraltro già presente nel film precedente, a cosa serva...>. Per quanto riguarda il doppiaggio, all'inizio del film il sopravvissuto del primo capitolo, come si evince dalle divise dei carabinieri, è in italia, e chi lo interroga è Luc Merenda, appunto. Il doppiaggio italiano tuttavia trasforma tutto in lingua slava <credo>. Assurdo. Comunque Hostel 2 lo consiglio caldamente.


Eli Roth è uno dei giovani talenti dell'horror "estremo" targato USA. Il fatto che sia amato dallo Zio Quentin lo innalza di un gradino nella mia scala di valori ed effettivamente, i suoi Cabin Fever ed Hostel non sono male. E' uno psicopatico e si vede anche dagli episodi del cartone animato Rotten Fruit, una sua creazione, dove frutta di plastilina si dà ad alcool, sesso, droga e violenza. Ha 35 anni e in progetto di girare l'adattamento di Cell , dal romanzo di Stephen King. Ammetto che non vedo l'ora!


 


Lauren German interpreta Beth, la protagonista. La sua carriera è appena cominciata, probabilmente decollerà dopo questo film. Ha avuto piccole parti in Settimo Cielo <ugh!!>, Undressed e nel remake di Non aprite quella porta. Ha 29 anni e due film in uscita.



Roger Bart interpreta Stuart, il torturatore con una coscienza. L'attore è il primo dei due reduci da Desperate Housewives presenti in questo film. Interpretava il farmacista innamorato di Bree, per la cronaca. E' stato tra i protagonisti di altre serie televisive come Law and Order. Tra le altre pellicole a cui ha partecipato: Hercules (dava la voce ad Hercules da giovane), Insider, La moglie perfetta, The Producers. Ha 45 anni e quattro film in uscita.



Heater Matarazzo interpreta Lorna, e può definirsi una veterana. A partire dal piccolo cult Fuga dalla Scuola media, ha prestato il suo volto di ragazza dolce, sfigatella e bruttina ad un sacco di personaggi. Tra i suoi film ricordo L'avvocato del Diavolo, Studio 54, Scream 3. Ha partecipato anche a serie televisive come ER, Pappa e Ciccia, Law and Order e The "L" World. Ha 25 anni.



Richard Burgi interpreta Todd, il secondo e più convinto torturatore. Anche lui reduce da Desperate Housewives, come ex marito di Susan, è diventato noto grazie alla serie Sentinel, di cui era il protagonista. Ha partecipato a moltissimi serie famose tra cui 24, Giudice Amy, CSI, Seinfeld, Matlock, Las Vegas. Per il cinema, lo ricordo in Dick e Jane Operazione Furto. Ha 49 anni e un film in uscita.



E ora spazio alle due glorie trash nazionali. La prima è Edwige Fenech, sogno erotico di ogni italiano negli anni 70, oggi produttrice cinematografica dal fiuto sopraffino. Nel film interpreta l'insegnante d'arte, e tra i suoi film più famosi e amati ricorderei lo storico Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda, Giovannona Coscialunga disonorata con onore, L'insegnante (e i vari seguiti), La signora gioca bene a scopa?, La dottoressa del distretto militare (e tutti i suoi vari emuli), La vergine, il toro e il capricorno, e molti altri. La signora Fenech ha 59 anni e mantiene ancora intatto il suo fascino di icona sexy-trash.


 Edwige ieri...


Ed oggi, con Eli Roth: 571214


E per ultimo, il signor Luc Merenda, caratterista francese protagonista di cult nostrani come Milano Trema: la polizia vuole giustizia, La banda del trucido, Napoli si ribella. Inoltre ha partecipato a Superfantozzi e Missione eroica: i Pompieri 2. Ha 64 anni.


 ieri....


E oggi? Mah...


Vi lascio con un assaggio dei Rotten Fruit di Eli Roth... Enjoy!


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