venerdì 13 novembre 2015

Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts (2015)

Eccoci arrivati a parlare di un altro dei film che più aspettavo quest'anno, Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts (The Peanuts Movie), diretto dal regista Steve Martino.


Trama: La vita di Charlie Brown scorre tranquilla, tra un episodio di ordinaria sfiga e l'altro, finché nel quartiere non si trasferisce La Ragazzina Dai Capelli Rossi e il piccolo Charles se ne innamora perdutamente...


Non posso nemmeno cominciare ad immaginare l'ansia ai vertici del Blue Sky Studio quando il figlio e il nipote di Charles Schulz hanno deciso di affidare a loro la realizzazione di un film sui Peanuts. Molto probabilmente sarà stata al livello dei timori degli spettatori all'idea che al posto dell'animazione tradizionale venisse usata quella al computer, sicuramente poco adatta a riproporre il tratto nevrotico e "bambinesco" del vecchio Charles. Indubbiamente, Steve Martino e compagnia si sono presi una bella gatta da pelare perché quale bambino e quale adulto, soprattutto, non conoscono Snoopy, Charlie Brown e il loro umorismo dolceamaro, zeppo di caustici ed ironici insegnamenti adatti ad ogni momento della vita? Il rischio di spezzare cuori e scatenare una sommossa universale era enorme e io personalmente ho varcato la soglia del cinema con il dente avvelenato del sospetto, che si è sciolto in un enorme sorriso prima e in un magone grosso così poi davanti alla deliziosa, delicata goduria che è questo Snoopy & Friends. Una pellicola dove il cagnolino sognatore e l'uccellino Woodstock vivono la più classica delle battaglie aeree contro il maledetto Barone Rosso, introdotta dalle parole "Era una notte buia e tempestosa...", mentre Charlie Brown, in parallelo, è costretto ad affrontare la più grande sfida della propria vita: mettersi in buona luce davanti alla Ragazzina dai Capelli Rossi, la bimba che si è appena trasferita vicino a casa sua e che gli ha colpito il cuore. Buon vecchio Charles. Charlie Brown è come Paperino, lo specchio di tutti noi: è sfigato, bruttino, goffo, pasticcione, non ha abilità particolari né è particolarmente intelligente. Eppure, povera creatura, si impegna e non si arrende mai, sbatte quel buffo testone contro l'albero mangia aquiloni e si rialza, viene vessato e disprezzato da Lucy ma resiste, rinuncia persino ai rari momenti di gloria affinché gli altri siano felici e, soprattutto, non viene mai meno a sé stesso, ai suoi valori e ai suoi principi, nonostante non se ne renda conto e passi il tempo a tormentarsi roso da dubbi esistenziali. Riuscirà il nostro eroe a conquistare la Ragazzina dai Capelli Rossi? Forse, chissà, ma a noi deve importare relativamente. Ciò che conta è che Charlie Brown è una bella persona e le belle persone potranno anche non diventare famose e sicuramente non avranno mai vita facile... ma, allo stesso modo, non saranno mai sole e non dovranno mai vergognarsi di quello che sono. E il Film dei Peanuts lo urla a gran voce, come ha fatto del resto Schulz per cinquant'anni, alla faccia di tutti quegli eroi pronti a convincerci che ognuno di noi è speciale: no, non siamo tutti speciali, ma DOBBIAMO essere tutti delle belle persone, come Charlie Brown.


Anche il film di Steve Martino è bello, ovviamente. Lo è dal momento in cui rispetta tutti gli elementi storici delle strisce di Schulz e le riporta sullo schermo integrandole alla perfezione all'interno di una storia coinvolgente ed interessante, senza lasciare che siano vuote strizzate d'occhio allo spettatore amante dei Peanuts. L'animazione 3D dei personaggi non è né rigida né finta (pensate a com'erano orrendi i primi esperimenti in tal senso all'interno de I Simpson, per esempio) anzi, le ombre che delineano le figure dei personaggi danno loro un senso di morbidezza e realismo senza snaturare la loro natura cartoonesca. Fortunatamente, gli animatori hanno deciso di mantenere alcune delle caratteristiche del disegno di Schulz, che si traducono negli sfondi statici e nel tratteggio degli occhi e della bocca dei protagonisti, oltre che nell'interessante rappresentazione grafica di pensieri, sogni e ricordi, praticamente delle strisce in movimento. Qui e là nella pellicola sono inoltre sparse moltissime finezze, la più evidente delle quali è la scelta di non mostrare mai il fondo della cuccia di Snoopy durante le sue scorribande da "Asso della Prima Guerra Mondiale", dando così l'illusione, come accadeva nelle strisce quotidiane di Schulz, che il bracchetto voli davvero su un aereo. Deliziosa e poco invadente anche la colonna sonora, che riprende melodie tipiche della vecchia serie animata aggiungendo alcune canzoni più moderne (e anche alcuni old but gold: vi sfido a non scatenare l'applauso davanti ad uno Snoopy che si dimena sulle note di Bamboleo dei Gipsy Kings) e lodi sperticate alla scelta di mantenere invariato il suono di trombone che sostituisce le voci degli adulti, idea geniale già negli anni '70. E infine, davvero, chissenefrega se la Ragazzina dai Capelli Rossi, mito irraggiungibile ed invisibile dei fumetti, incarnazione degli amori di chiunque, in questo film acquista un volto e, orrore!, una voce: la caratterizzazione fisica e soprattutto psicologica di tutti gli amatissimi Peanuts, la rappresentazione senza tempo di un quartiere in cui i bambini giocano, parlano, pensano e volano sulle ali della fantasia senza bisogno di cellulari, televisioni e tablet, è talmente bella e coerente con quella sviluppata nel tempo da Charles Schulz che per una volta posso anche accettare una deviazione dal "canon" e struggermi dal desiderio di entrare nello schermo e prendere per mano Charlie Brown e i suoi amici, lasciandomi trascinare in un'allegra pattinata sul ghiaccio. Siete ancora qui a leggere? Misericordia, CORRETE al cinema (e non alzatevi fino alla fine dei titoli di coda)!!!!


Del regista Steve Martino ho già parlato QUI.

Kristin Chenoweth (vero nome Kristi Dawn Chenoweth) è la voce di Fifi. Americana, ha partecipato a film come Vita da strega, La pantera rosa, Conciati per le feste, Descendants e a serie come Ugly Betty e Glee; come doppiatrice, ha lavorato per le serie Robot Chicken e American Dad!. Ha 47 anni e tre film in uscita, tra cui My Little Pony.


Snoopy & Friends è il quinto film d'animazione dedicato ai personaggi di Charles Schulz pensato per il grande schermo, gli altri sono Arriva Charlie Brown (1969), Snoopy cane contestatore (1972), Corri più che puoi Charlie Brown (1977) e Bon Voyage, Charlie Brown (and Don't Come Back!!) (1980). A questi vanno poi aggiunti le serie The Charlie Brown and Snoopy Show, This Is America, Charlie Brown e tutti gli special e film TV che venivano spesso passati anche in Italia, soprattutto sotto Natale: Un Natale da Charlie Brown (1965), Charlie Brown's All Stars! (1966), E' il grande cocomero, Charlie Brown (1966), You're in Love, Charlie Brown (1967), He's Your Dog, Charlie Brown (1968), It Was a Short Summer, Charlie Brown (1969), Play It Again, Charlie Brown (1971), È tempo di elezioni, Charlie Brown (1972), There's No Time for Love, Charlie Brown (1973), Un giorno del ringraziamento da Charlie Brown (1973), It's a Mystery, Charlie Brown (1974), E' il bracchetto pasquale, Charlie Brown (1974), Sii il mio Valentino, Charlie Brown (1975), You're a Good Sport, Charlie Brown (1975), It's Arbor Day, Charlie Brown (1976), It's Your First Kiss, Charlie Brown (1977), What a Nightmare, Charlie Brown! (1978), Sei il più grande, Charlie Brown (1979), She's a Good Skate, Charlie Brown (1980), Life Is a Circus, Charlie Brown (1980), È magico, Charlie Brown (1981), Someday You'll Find Her, Charlie Brown (1981), A Charlie Brown Celebration (1982), Is This Goodbye, Charlie Brown? (1983), It's an Adventure, Charlie Brown (1983), What Have We Learned, Charlie Brown? (1983), It's Flashbeagle, Charlie Brown (1984), Snoopy's Getting Married, Charlie Brown (1985), You're a Good Man, Charlie Brown (1985), Happy New Year, Charlie Brown (1986), Snoopy: The Musical (1988), It's the Girl in the Red Truck, Charlie Brown (1988), Why, Charlie Brown, Why? (1990), Snoopy's Reunion (1991), It's Christmastime Again, Charlie Brown (1992), You're in the Super Bowl, Charlie Brown! (1994), It's Spring Training, Charlie Brown! (1996), It Was My Best Birthday Ever, Charlie Brown! (1997), It's the Pied Piper, Charlie Brown (2000), A Charlie Brown Valentine (2002), Charlie Brown's Christmas Tales (2002), Lucy Must Be Traded, Charlie Brown (2003), I Want a Dog for Christmas, Charlie Brown (2003), He's a Bully, Charlie Brown (2006) e Happiness Is a Warm Blanket, Charlie Brown (2011). Come vedete, se Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts vi fosse piaciuto roba da recuperare ne avete! ENJOY!



giovedì 12 novembre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 12/11/2015

Buon giovedì a tutti! Dopo la meraviglia di Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts, di cui parlerò domani, sarà difficile trovare qualcosa di altrettanto interessante questa settimana. Ma le uscite sono molte, quindi... tentiamo! ENJOY!

Gli ultimi saranno ultimi
Reazione a caldo: Mah...
Bolla, rifletti!: Tratto da una pièce teatrale, il film con Paola Cortellesi parla delle difficoltà inerenti alla crisi economica e della condizione della donna all'interno del mondo del lavoro. Potrebbe essere un bel film, interessante, come anche l'ennesima tragicommedia all'italiana, con qualche pretesa autoriale. Chissà.

By the Sea
Reazione a caldo: Oh no!!!
Bolla, rifletti!: Posso dire che non sopporto i Brangelina? Vedere un film scritto, diretto e interpretato dalla Jolie, per di più una storia d'amore, potrebbe uccidermi.

Premonitions
Reazione a caldo: Il dubbio...
Bolla, rifletti!: E' una brutta faccenda ma col tempo sono arrivata a diffidare dei film che spiaccicano sulla locandina il faccione di Anthony Hopkins. E pensare che un tempo la sua presenza era sinonimo di film di qualità, ora invece si rischia sempre la ciofeca e questo thriller all star dai risvolti sovrannaturali mi intimorisce... che dite, mi butto?

Pan - Viaggio sull'Isola che non c'è
Reazione a caldo: Ah beh!
Bolla, rifletti!: Sulla carta, questo era uno dei film da me più attesi quest'anno. In realtà, leggendo le recensioni d'oltreoceano mi è passata la voglia, soprattutto ho paura di vedere snaturato un agente del Caos come Peter Pan, indubbiamente inadatto ad essere definito "prescelto" e "salvatore"...Penserocci, anche solo per stroncarlo come merita!

E siccome al cinema d'élite viene riproposto 45 anni, vi do appuntamento alla settimana prossima!

mercoledì 11 novembre 2015

Bollalmanacco On Demand: Jules e Jim (1962)

Oggi torna l'appuntamento col Bollalmanacco On Demand e lo fa con una splendida richiesta di Arwen Lynch, padrona del blog La fabbrica dei sogni! Cinefila appassionata come pochi, la cara Arwen ha scelto infatti Jules e Jim (Jules et Jim), diretto e co-sceneggiato nel 1962 dal regista François Truffaut e tratto dall'omonimo romanzo semi-autobiografico di Henri-Pierre Roché. Il prossimo film On Demand sarà invece, ahimé, L'apprendista stregone. ENJOY!


Trama: negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, il viveur francese Jim e il timido Jules intrecciano un profondo legame di amicizia. Prima, durante e dopo il conflitto l'amicizia dei due verrà però messa alla prova dall'arrivo dell'affascinante Catherine, che diventerà il fulcro di un duraturo e tormentato triangolo...



Spesso faccio fatica a credere a quanto siano "sfacciati" ed incuranti della morale alcuni dei più grandi capolavori della cinematografia mondiale ma, d'altronde, se non avessero avuto determinate peculiarità in grado di distinguerli da prodotti più terra terra, probabilmente non sarebbero mai diventati tali. Per questo motivo mi chiedo quale possa essere stata all'epoca la reazione del pubblico davanti al doloroso ménage à trois portato sullo schermo da François Truffaut con Jules e Jim, un film fortemente voluto dal grande regista che si era innamorato del libro di Henri - Pierre Roché ma anche una pellicola in grado di distruggere ogni convenzione sociale e, sicuramente, di fare indignare più di un benpensante. Jules e Jim, per chi non l'avesse mai visto, racconta infatti l'amicizia decennale tra i due uomini del titolo, un forte sentimento d'affetto e reciproca stima all'interno del quale si insinua la presenza perturbante dell'"uragano" Catherine. Questa donna orgogliosa, egoista e volubile diventa l'interesse amoroso di entrambi ma Jim, per andare incontro al timido Jules, decide di farsi da parte e rinuncia a sfoderare il suo fascino da latin lover onde favorire il matrimonio dell'amico; purtroppo, al ritorno dal fronte Jim scopre non solo che il matrimonio di Jules sta andando a rotoli ma anche che il proprio sentimento per Catherine non è mai venuto meno ed inoltre è ricambiato dalla donna. La cosa sfocia in un'incredibile convivenza sotto lo stesso tetto tra moglie, quasi ex marito ed amante prossimo a diventare coniuge, una situazione al limite del paradossale accettata da tutte e tre le parti in causa, incapaci di rinunciare le une alle altre. La pellicola di Truffaut, basata sulle memorie romanzate di Roché, non racconta proprio tutta la verità ed è ovviamente anche troppo indulgente nei confronti di Jim (personaggio nel quale si è ritratto lo scrittore, che pare fosse ancor più donnaiolo e narcisista di quanto mostrato nel film, al punto da pretendere figli da ognuna delle sue amanti), cosa che rende Catherine il fulcro dell'attenzione e, purtroppo, anche del giudizio dello spettatore.


L'affascinante Catherine, intepretata da un'incredibile Jeanne Moreau, è un personaggio indimenticabile sia per la sua ambiguità che per i suoi eccessi e personalmente ho trovato molto difficile empatizzare con lei. Catherine è imperscrutabile, un vulcano di idee e vitalità capace di piombare di botto e senza un perché in neri e capricciosi baratri di silenzi malmostosi o totale apatia; con il suo arrivo l'atmosfera del film cambia, così come cambia l'amicizia tra Jules e Jim, passando dall'essere divertita e totale all'essere trattenuta, forzata e piena di parole non dette. Non è che il legame tra i due si affievolisca, anzi, le sequenze ambientate in tempo di guerra, quando Jules teme di essere costretto a uccidere Jim e viceversa, sono da groppo alla gola, però non si può non tenere conto del dolore di Jules, soprattutto del suo disperato e goffo tentativo di "accettare" il sentimento tra Catherine e Jim pur di non perderli entrambi. Verrebbe quasi da dire, molto superficialmente, che Jules sia il "buono" della situazione ma in realtà una simile interpretazione dipende soltanto dalla sensibilità soggettiva del singolo spettatore perché il bello di Jules e Jim è che Truffaut non da giudizi morali, si limita soltanto a raccontare la storia senza mettersi dalla parte di nessuno dei tre protagonisti, anzi, anche Jim viene rappresentato come un viveur "corretto", raffinato e piacevole, mentre Catherine... beh, a lei, nonostante tutto, è impossibile volere male e quasi si arriva ad accettare e comprendere l'indulgenza e la cieca devozione che le tributano i due uomini.


Questioni morali a parte, sulle quali non vorrei ricamare troppo per non togliere il gusto di scoprire i personaggi a chi non avesse mai guardato la pellicola, quello che traspare soprattutto da Jules e Jim è la ferrea volontà di Truffaut di raccontare una storia per immagini sperimentando le varie tecniche del mezzo cinematografico, con soluzioni che avrebbero ispirato in seguito moltissimi registi. L'inizio del film, per esempio, con l'uso di un ironico e spiccio narratore esterno e il montaggio serrato, mentre le immagini scorrono temporalmente sfasate rispetto a quello che viene raccontato, mi ha ricordato molto l'incipit de Il favoloso mondo di Amélie; Truffaut utilizza inoltre degli inaspettati fermo immagine (durante la sequenza in cui, al mare, Jules e Jim parlano del sorriso di Catherine, quasi a  voler sottolineare il significato delle parole dei due amici), dei filmati d'epoca durante il "riassunto" della prima guerra mondiale, delle diapositive, il cosiddetto panning nella famosissima scena della corsa sul ponte, addirittura delle telecamere montate su delle biciclette, solo per citare le cose percepite dall'alto della mia Crassa ignoranza e dal mio occhio poco "tecnico". Tutto questo concorre a rendere Jules e Jim un film ancora estremamente moderno ed affascinante, oltre ad affermare la sua natura non realistica e puramente cinematografica, quasi "espressionista", nonché un piacere per gli occhi di cui godere più e più volte. A dire il vero, basterebbe anche solo il pensiero di riascoltare la provocatoria Jeanne Moreau cantare Le Tourbillon, accattivante motivo "cardine" della pellicola, per spingermi a prendere in mano il DVD e immergermi di nuovo nel nitido bianco e nero di questo capolavoro della Nouvelle Vague!


Del regista e co-sceneggiatore François Truffaut ho già parlato QUI.

Jeanne Moreau interpreta Catherine. Francese, la ricordo per film come La regina Margot, I 400 colpi, Ascensore per il patibolo, La sposa in nero, Nikita, La leggenda di un amore - Cinderella e per serie come I miserabili e, soprattuttamente, il trashissimo La maledizione dei templari. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 87 anni.


Oskar Werner (vero nome Oskar Josef Bschließmayer) interpreta Jules. Austriaco, lo ricordo per film come Lola Montès, La spia che venne dal freddo e Fahreneit 451, inoltre ha partecipato a un episodio della serie Colombo. Anche regista e sceneggiatore, è morto nel 1984, all'età di 61 anni.


Henri Serre interpreta Jim. Attore francese al suo debutto cinematografico, ha partecipato a film come Gli amanti dell'isola, Fuoco fatuo e Fantomas contro Scotland Yard. Anche sceneggiatore, ha 84 anni.


Di Jules e Jim esiste un remake americano del 1980 dal titolo Io, Willie e Phil, con Margot Kidder nei panni di novella Catherine. Non l'ho mai visto ma in generale diffido molto dei remake quindi, se Jules e Jim vi fosse piaciuto, consiglierei piuttosto il recupero de I 400 colpi oppure di Effetto notte. ENJOY!

martedì 10 novembre 2015

Il Bollodromo #21: Lupin III - L'avventura italiana - Non svegliare il drago che dorme

Non svegliare il drago che dorme, titolo del 20simo episodio di Lupin - L'avventura italiana, è un monito che avrebbe potuto calzare tranquillamente anche alla sottoscritta, costretta a stare sveglia fino alle 00.50 e più volte vittima di attacchi di sonno durante la visione. Sì perché non bastava mandare in onda l'"instant movie" Stash and the Colors, dedicato al gruppo incubo di ogni parrucchiere, bisognava aggiungere anche un'ora di concerto di 'sti minchietti prima di arrivare a Lupin. Ho già detto che odio Mediaset con tutta me stessa?

Anche Jigen dice che s'è fatta 'na certa...
Sia come sia, Non svegliare il drago che dorme è un episodio poco coinvolgente ma meno peggio del solito e, soprattutto, attinente alla trama che i realizzatori stanno cercando con fatica di portare avanti da venti puntate. Stavolta Lupin deve rubare (RUBARE, attenzione!!) un CD che, se decifrato correttamente, consentirebbe al possessore di conoscere l’identità reale di ogni agente segreto presente al mondo. Capisco perché il direttore del MI6 costringa Nyx a rientrare in servizio per recuperarlo ed impedire che cada nelle mani di qualche malintenzionato ma fondamentalmente, come dice Jigen, alla loro banda serve solo “perché ci siamo rotti i cabasisi di avere l’MI6 tra i piedi”: Ciccio, ti ricordo che è stato Lupin il primo ad entrare nel database del servizio segreto inglese per una belinata, quindi ve la siete cercata, come minimo. Considerazioni personali a parte, torniamo alla puntata. Lupin, come si è detto, si introduce in una sorta di fortezza nascosta su un’isola (credo, il ricordo è già nebuloso, avevo sonno) dove il CD è protetto non solo da una porta blindata ma anche da un gruppo di mercenari capitanato da colui che “ha vinto il premio di mercenario dell’anno” in virtù della sua incredibile somiglianza con Dolph Lundgren. Siccome non ricordo il nome dell’energumeno lo chiameremo Dolph, ovviamente. Lupin ormai è arrugginito, quindi Dolph ci mette un attimo a sgamare sia lui che Nyx il quale, per pararsi le chiappe, finge di essere morto abbassando al minimo i battiti cardiaci (true story). La cosa serve a poco visto che sia lui che Lupin finiscono incaprettati e il ladro gentiluomo riesce a decifrare il codice, con sommo scorno del direttore del MI6. Da qui in poi sono subentrate le nebbie di Morfeo, quindi il commento sarà alquanto lacunoso.

Cristo, è Dolph!
Non chiedetemi come ma Lupin e Nyx riescono a fuggire da Dolph e a portare via il CD. Flash. Forse il merito è di Jigen, chissà. Flash. Il direttore del MI6 minaccia di fare saltare in aria la famiglia di Nix, segue momento “di menare” animato come un episodio de L'uomo tigre (chissà se per una sorta di omaggio all'anime o perché gli animatori pensavano di farsi fighi esagerando nei tratteggi, nelle linee cinetiche e nei chiariscuro...) nel quale subentra anche un mascaratissimo Leonardo Da Vinci che a) trasforma Nyx in un normale essere umano scassandogli gli impianti cibernetici all’interno delle orecchie come avrebbe fatto il monaco Rasputon in Lupin e il tesoro di Anastasia e b) finalmente ci leva dai marroni l’iracondo capo del MI6 che ancora non ho capito perché diamine abbia deciso di clonare il vegliardo toscano. In tutto questo Lupin segue l’intera vicenda prevedendo le mosse di tutti i coinvolti e chiosando tramite un’antiquatissima radio, bullandosi di sapere cose che gli altri non sanno, me compresa. La verità, caro Lupin, è che la tua serie non regge il confronto né con Non aprite quella porta né con Ash vs The Evil Dead, che hanno costituito il mio pre-serata prima che mi accingessi a guardare Lupin – L’avventura italiana quindi diciamo che di tutta la faccenda me ne cale poco o nulla. Che blogger raffazzonata che sono. Ma tanto, chissenefrega: la prossima puntata sarà l’ennesimo stramaledetto filler dedicato all’unico stereotipo italiano che ancora non era stato toccato, il Bel Canto. Riuscirò a rimanere sveglia o stavolta dovrò aspettare la fine, chessò, di un documentario su Gigi D’Alessio con concerto annesso? In caso, uccidetemi.

Momento "Tana delle Tigri"
Ecco le altre puntate di Lupin III - L'avventura italiana:

Episodi 1- 4
Episodi 5 - 7
Episodi 8-10
Episodi 11-13 
Episodio 14
Episodio 15
Episodio 16
Episodio 17
Episodio 18
Episodio 19

domenica 8 novembre 2015

Hates - House at the End of the Street (2012)

Qualche sera fa mi è capitato di vedere Hates - House at the End of the Street (House at the End of the Street), diretto nel 2012 dal regista Mark Tonderai. Non l'avessi mai fatto...


Trama: Elissa e la madre si trasferiscono in una nuova casa, acquistata a buon prezzo perché qualche tempo prima, nell'edificio di fronte, una ragazza aveva ucciso i propri genitori e poi era scomparsa. Nella casa tuttavia vive ancora Ryan, fratello dell'assassina e unico sopravvissuto alla strage, il quale ovviamente nasconde un segreto...



Mio Dio che due marroni. Probabilmente la maggior parte di coloro che leggono il Bollalmanacco avranno già avuto la sventura di incappare in Hates (non ho voglia di scrivere ogni volta il titolo completo) e capiranno di cosa sto parlando ma gli altri probabilmente non avranno idea di quale noia camurriosa sia la visione di questa pellicola. Il film di Mark Tonderai fa toccare alla frase "non succede niente" nuove forme di significato, una più menosa dell'altra: in Hates non solo non succede niente ma i personaggi "fanno cose" tanto per, si incaponiscono sui soliti problemi di incomprensione generazionale, indulgono in storie d'amore che nascono giusto per esigenze di copione e muoiono rigorosamente fuori scena, non sia mai che agli spettatori tocchi vedere una singola goccia di sangue e risvegliarsi così dal torpore (con tutto ciò, in Italia l'hanno vietato ai minori di 14 anni. Mah). Io credo veramente che Jennifer Lawrence, ora come ora, non parteciperebbe ad un film simile nemmeno se ne andasse della sua vita ma, si sa come vanno le cose, all'epoca non era ancora arrivato l'Oscar per Il lato positivo, l'attrice era una biondina caruccetta e carismatica come tante altre wannabe scream queen e di qualcosa bisognava pur vivere (non a caso l'uscita di Hates è stata ritardata di un anno proprio per cavalcare il successo derivato da The Hunger Games). Questo "qualcosa", nella fattispecie, è un thriller dalle vaghe tinte horror nel quale bisogna scoprire se l'odio di una madre per il nuovo ragazzo della figlia è sensato o no, se è vero che non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina e, soprattutto, per quanto tempo gli sceneggiatori avranno voglia di perculare lo spettatore che ha capito tutto neanche dal primo fotogramma ma direttamente dall'elenco degli attori protagonisti. L'unico momento divertente della visione infatti è stato quando, più o meno a metà pellicola, ho riaperto gli occhi e con sommo scazzo ho spoilerato con ostentata sicumera il twist finale al Bolluomo che, tenero lui, non credeva possibile che degli sceneggiatori potessero arrivare a tanto e non mi ha creduto fino alla fine. Vi dirò, lì per lì non ci ho creduto nemmeno io ma ho riso davvero molto.


E quindi, a parte un'ininterrotta sequela di insulti e sputi, cosa ci sarebbe ancora da dire per riempire questo secondo paragrafo? Bah, forse che il regista ha capito di avere per le mani un'unica cosa sfruttabile, ovvero la bellezza di Jennifer Lawrence, e si è quindi impegnato a rendere meno anonima la piattissima regia piazzando ogni tanto delle riprese da dietro in cui si glorificano le chiappe della protagonista oppure da davanti, con simpatici primi piani delle sue sise, cosa che, in quanto donna eterosessuale, non ha però alzato il mio indice di gradimento. Oppure potrei dire che tutti gli attori, impegnati in dialoghi di una banalità sconcertante, paiono avere voglia di recitare in Hates quanto di tirarsi delle martellate sui marroni o sulle dita, nonostante la pluricitata Lawrence ci metta intenzione e tanto, pure troppo sudore. Potrei concludere dicendo che il titolo è ingannevole e fa venire voglia di recuperare le vere case che ci mettevano paura negli anni '80 ma non è mai ingannevole quanto l'inizio, girato come un horror sovrannaturale e per questo scorrettissimo, probabilmente realizzato per impedire che gli spettatori più o meno occasionali abbandonassero la visione della pellicola dopo 5 minuti. Ed ecco che, ridendo e scherzando, siamo arrivati alla fine del paragrafo e io, appena smesso di scrivere sulla tastiera, fortunatamente dimenticherò l'esistenza di Hates - House at the End of the Street condannandolo all'oblio dei film né belli né brutti, soltanto insignificanti. Il che è anche peggio. Fatevi un favore ed evitate.


Di Jennifer Lawrence (Elissa), Max Thieriot (Ryan), Elisabeth Shue (Sarah), Nolan Gerard Funk (Tyler) e Allie McDonald (Jillian) ho già parlato ai rispettivi link.

Mark Tonderai è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Hush - Panico ed episodi di serie come 12 Monkeys. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 41 anni.


Gil Bellows interpreta Weaver. Canadese, ha partecipato a film come Love e una .45, Le ali della libertà, Biancaneve nella foresta nera, Parkland, La regola del gioco e a serie come Ally McBeal, Smallville, CSI - Scena del crimine e Bones. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e film in uscita.


Del film esiste anche una versione Unrated che chiarisce meglio le responsabilità dello sbirro negli eventi accorsi e che, per il resto, aggiunge giusto un paio di goccine di sangue in più. Non statevi dunque a sbattere a recuperarla e, nel malaugurato caso in cui House at the End of the Street vi fosse piaciuto, guardate invece Dream House, Il patrigno, Two Sisters, Secret Window e Le verità nascoste. ENJOY!

venerdì 6 novembre 2015

Tales of Halloween (2015)

Il 31 ottobre scorso a Lucca Comics è stato proiettato Tales of Halloween, antologia horror firmata da vari registi e utilizzata dalla Midnight Factory come evento speciale vietato ai minori di 18 anni. Purtroppo non ho potuto essere presente alla serata ma ho recuperato in qualche modo la pellicola...


Il film si apre con Sweet Tooth, la più classica delle “leggende metropolitane”, nella quale le persone vengono punite per la loro cattiveria ed ingordigia dando vita ad un terribile “uomo nero” affamato di dolci. Come inizio non c’è male, il piglio dell’episodio è volutamente ironico e, nonostante lo sviluppo sia ampiamente prevedibile, lo splatter e l’umorismo nero rendono l’episodio di Dave Parker uno dei più piacevoli da guardare. Segue The Night Billy Raised Hell, altra storia all’insegna dello humor nerissimo con un Barry Bostwick irriconoscibile (Frank'n'Furter sarebbe orgoglioso!!) ed incredibilmente carismatico e gigione; ciò che accomuna entrambe le storie è la presenza di un bambino che, poveraccio, si ritroverà nel guano fino al collo senza saperlo e tutto questo solo per aver dato retta ad un paio di babysitter o accompagnatori di rara inettitudine e demenza. Fino a questo momento Tales of Halloween percorre i binari della commedia horror con qualche twist splatter, il colpo basso giunge però inaspettato quando alla macchina da presa subentra Adam Gierash, che sforna uno dei segmenti più riusciti. Trick, scritto assieme alla compagna Jace Anderson, comincia come una macellata apparentemente senza senso ai danni di un gruppo di fattoni e si conclude con una rivelazione di rara pesantezza, capace di far rileggere l’intero episodio sotto una nuova, terribile luce. Dopo questa tripletta uno pensa che la qualità degli episodi vada salendo, invece Tales of Halloween subisce una brutale battuta d’arresto con l’insulso e prevedibile The Weak and the Wicked, una lotta all’ultimo sangue tra tre assassini e uno sfigato che si fa ricordare non tanto per la terrificante creatura finale, quanto per il piglio western delle prime sequenze, decisamente l’aspetto più riuscito dell’episodio. Non va meglio a Grim Grinning Ghost che, per quanto zeppo di guest star e attori adorabili, non è nulla più che un gradevole raccontino neppure troppo spaventevole, dove la brava Alex Essoe si limita a ripetere quasi ininterrottamente "Oh God. Oh Shit." ad ogni piè sospinto, seguita da un fantasma che, a mo' di Orfeo ed Euridice, non gradisce che la gente si giri a guardarlo dopo che lui ha emesso la sua risata malvagia: ora, lungi da me questionare le scelte di sceneggiatura di Axelle Carolyn, ma se il fantasma ride e io non mi giro, consapevole di averlo alle spalle, perché lui deve seguirmi fino a casa invece di plaudere alla mia saggia scelta e andare a spaccare i marroni a qualcun altro? Mistero.


Giunti a metà film cominciano ad arrivare gli episodi più particolari. Il primo è Ding Dong che, già dal titolo, richiama non solo il suono del campanello che prelude al “dolcetto o scherzetto” ma anche il famoso “Ding Dong la strega è morta” de Il mago di Oz; in effetti di streghe si parla, nella fattispecie di una fattucchiera folle interpretata dalla meravigliosa Pollyanna McIntosh, impossibilitata ad avere figli. L’episodio di Lucky McKee è un delirio particolarissimo, zeppo di immagini disturbanti, tra l’ironico e l’angosciante. Il pensiero di cosa intenda davvero la protagonista per “avere un bambino” vi perseguiterà per giorni, garantito. Segue un intermezzo simpatico, la versione Halloween di Conciati per le feste con Danny De Vito e Matthew Broderick, scritto e diretto da John Skipp, un trionfo di musica metallozza, violenza, stupidera assortita e ispirazioni per l'allestimento casalingo della prossima festa di Halloween, prima che arrivi Mike Mendez a dare il bianco con l'assurdo Friday the 31st. L'episodio è un palese omaggio alla saga Venerdì 13 e a tutti gli slasher che hanno per protagonista un bruto in pettorina armato di arnesi taglienti e dedito al massacro di giovani virgulti ma la particolarità del segmento è il suo cominciare dove gli slasher finiscono e mettere il villain contro un piccolo alieno bizzoso; il risultato è una macellata dallo stile molto nipponico, con profluvio di sangue finto e cadaveri smembrati che ricordano tanto gli antichi fasti di Sam Raimi (a proposito, Ash vs. The Evil Dead è una figata, non perdetelo), una gioia per ogni appassionato del genere. Segue la supercazzolona The Ransom of Rusty Rex, un episodio che prevede la guest appearance di un John Landis particolarmente paraculo e che vi farà venire le lacrime agli occhi dal ridere mentre a concludere le danze ci pensa Neil Marshall con Bad Seed, episodio che merita una considerazione a parte.



Pur nell'incredibile idiozia o, se vogliamo, nell'infinita genialità (dipende dai punti di vista) dell'assunto iniziale, Bad Seed è l'unico segmento meritevole di venire trasformato in un film e non solo per il cliffhanger finale. In dieci minuti Neil Marshall riesce ad imbastire un poliziesco horror che vede coinvolta una tostissima poliziotta costretta a fare i conti con prove deliranti, identikit impossibili e una sanguinosa serie di morti masticati e lo conclude con un finale che spinge a volerne di più e ad incrociare le dita perché qualcuno colga al balzo l'occasione per fargli realizzare un lungometraggio. Girato con piglio ironico, Bad Seed conta degli ottimi effetti speciali, attori assolutamente in parte e funge da "riassunto" degli episodi precedenti o, meglio, contiene molti divertentissimi riferimenti agli stessi ed è un peccato che gli sia toccato chiudere il film perché ciò rischia di affossarlo con il senso di inevitabile diludendo che accompagna i titoli di testa di Tales of Halloween. L'operazione messa in piedi dalla cosiddetta October Society, infatti, stringi stringi non è altro che un'accozzaglia di episodi più o meno riusciti capace di lasciare molto amaro in bocca e un devastante senso di inconcludenza: personalmente, ho avuto la sensazione di avere testimoniato ad un grosso spreco di talenti e guest star e mi sono ritrovata spesso a rimpiangere il più riuscito Trick'r'Treat o le vecchie, corpose antologie horror anni '70-'80, che riuscivano a coniugare strizzate d'occhi per appassionati, quantità e qualità. Detto questo, come divertissement di Halloween poteva andare peggio e una visione disimpegnata tra amici (magari non amici che odiano l'horror e si annoierebbero, true story) ci sta ma non aspettatevi chissà quale capolavoro. Ah, come al solito il divieto ai minori di 18 anni in suolo italico è una bufala ai limiti del ridicolo, ho visto scene peggiori in film V.M. 14.



Dei registi Darren Lynn Bousman (The Night Billy Raised Hell), Adam Gierash (Trick), Lucky McKee (Ding Dong), Mike Mendez (Friday the 31st), Ryan Schifrin (The Ransom of Rusty Rex) ho parlato ai rispettivi link. Anche Lisa Marie (una delle ospiti travestite dell'episodio Grimm Grinning Ghost), Lin Shaye (la madre della protagonista in Grimm Grinning Ghost), Mick Garris (un altro degli ospiti di Grimm Grinning Ghost), John Landis (Jebediah Rex in The Ransom of Rusty Rex), Clare Kramer (Lt. Karly Brant), Joe Dante (lo scienziato in Bad Seed), Pat Healy (il poliziotto di Bad Seed) e Adam Green (l'agente Carlo, che compare in più di un episodio) sono già stati nominati sul Bollalmanacco!

Dave Parker è il regista e sceneggiatore dell'episodio Sweet Tooth. Probabilmente americano, ha diretto film come Masters of Horror e Le colline sanguinano. E' anche attore e produttore.


Paul Solet è il regista dell'episodio The Weak and the Wicked. Americano, ha diretto film come Grace e l'imminente Dark Summer. Anche attore, sceneggiatore, produttore e stuntman, ha 36 anni.


Axelle Carolyn è la regista dell'episodio Grimm Grinning Ghost. Belga, moglie del regista Neil Marshall, ha diretto film come Soulmate. Soprattutto attrice, anche produttrice, ha 36 anni.


Neil Marshall è il regista dell'episodio Bad Seed. Inglese, ha diretto film come Dog Soldiers, The Descent, Doomsday ed episodi di serie come Il trono di spade, Constantine e Hannibal. Anche attore e produttore, ha 45 anni e un film in uscita.


John Skipp, regista e sceneggiatore dell'episodio This Means War, è al suo esordio cinematografico dietro la macchina da presa ma è molto conosciuto come scrittore splatterpunk. Incalcolabile la marea di guest star presenti nel film, mi limito a segnalare qui solo quelle che ho riconosciuto e amato altrimenti i trafiletti diventerebbero almeno 300: Adrienne Barbeau (ex moglie di John Carpenter, è la speaker radiofonica che introduce le storie), Booboo Stewart (Isaac nell'episodio The Weak and the Wicked, ha partecipato a Descendants), Pollyanna McIntosh (La strega in Ding Dong, ha partecipato a The Woman), Ben Woolf (Rusty Rex in The Ransom of Rusty Rex, interpretava Meep in American Horror Story Freakshow), l'amatissimo Barry Bostwick (irriconoscibile diavolo in The Night Billy Raised Hell è l'indimenticabile Brad Majors del Rocky Horror Picture Show), l'adorato Greg Grunberg (star di Alias ed Heroes, interpreta Alex Mathis nell'episodio Sweet Tooth, personaggio già apparso in Big Ass Spiders! assieme a quello di Clare Kramer), Stuart Gordon (l'uomo travestito da Sherlock Holmes nell'episodio Grimm Grinning Tooth nonché regista di Re-Animator) e Alex Essoe (protagonista di Starry Eyes, qui nei panni della ragazza inseguita dallo spettro in Grim Grinning Tooth). Detto questo, avete millamila horror da guardare anche solo per conoscere le guest star presenti, basta scorrerne la filmografia, comunque aggiungerei quella che nel tempo è diventata LA pietra miliare per Halloween, ovvero il bellissimo Trick'r Treat, volgarmente denominato La vendetta di Halloween! ENJOY


giovedì 5 novembre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 5/11/2015

Buon giovedì a tutti! Questa è la settimana dei Peanuts ma ammetto che avrei voluto vedere anche Freeheld, che invece dalle mie parti non è uscito. Ma bando alle ciance che c'è da parlare un po'... ENJOY!

Spectre - 007
Reazione a caldo: Hmmmmmm!!!
Bolla, rifletti!: Io non sono mai stata un'appassionata di 007, credo di aver visto giusto un paio dei film con Sean Connery e morta lì. Però il trailer di Spectre, col mefistofelico Christoph Waltz che minaccia l'agente segreto più imperturbabile del mondo, mi ha messo una voglia di guardarlo infinita. Magari, chissà, un giorno deciderò per una lunghissima maratona...

Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts
Reazione a caldo: Evviva!!!
Bolla, rifletti!: Lo aspettavo con trepidazione, non posso nasconderlo. Ho sempre amato Snoopy e i Peanuts, con quella loro malinconica poesia e caustico umorismo. Dubito che il film possa racchiudere queste loro fondamentali caratteristiche ma andrò comunque al cinema!

Alaska
Reazione a caldo: Ah, il dubbio!!
Bolla, rifletti!: Ultimamente sto rivalutando il cinema italiano e dopo Suburra voglio bene ad Elio Germano. Però boh... dal trailer non capisco se Alaska possa essere un film in grado di piacermi o se rischierei di trovare fastidiosissima questa storia d'amore disperato tra due personaggi sicuramente odiosi. Attendo lumi da chi andrà a vederlo, facendomi da cavia...

Al cinema d'élite si continuano a proiettare film che hanno ottenuto premi prestigiosi, in questo caso l'Orso d'Argento al festival di Berlino come migliori attori a Charlotte Rampling e Tom Courtenay...

45 anni
Reazione a caldo: Chissà...
Bolla, rifletti!: Ultimamente vanno di moda i film che esplorano le storie d'amore tra anziani. In questo caso lo spunto pare interessante: una coppia, dopo 45 anni di matrimonio, vede sconvolta la propria esistenza quando in un ghiacciaio viene ritrovato il corpo congelato della prima fidanzata di lui, scomparsa dopo una spedizione. Immagino che il marito avrà qualcosa a che fare con questa scomparsa ma non è detto. Intanto segno per un futuro recupero!


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