Su internet è appena diventato il fenomeno horror di Netflix, guadagnandosi addirittura il titolo di "film più terrificante dell'anno". Potevo quindi esimermi dal vedere Verónica, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Paco Plaza?
Trama: durante un'eclissi di sole, la giovane Verónica decide di provare una tavoletta ouija con due sue amiche, allo scopo di contattare il padre scomparso. Il rito però va male e Verónica comincia a soffrire di strani disturbi fisici oltre a venire perseguitata da inquietanti figure nere...
Allora, o sono arrivata a livelli di desensibilizzazione cosmici oppure ho sbagliato a guardare l'ultimo film di Paco Plaza a orari pomeridiani approfittando di uno dei rari momenti di calma perché, sì, ho trovato Verónica inquietante ma non da mettermi a strillare come una pazza e staccare Netflix per la paura. Cari utenti esagerati, voi un horror prima di Verónica non lo avevate mai visto, vero? Oppure laGGente è talmente impastata di terrore (dei neCri, degliZZinghiri, del congiuntivo...) che basta una normalissima storia di infestazioni per farla uscire di testa? Mah. Che poi a me Verónica è piaciuto parecchio pur nella sua prevedibilità e nonostante quel senso di "già visto", perché mette in scena tutti gli ingredienti giusti per catturare la mia attenzione. Il film di Plaza è ciò che avrebbe potuto diventare quella schifezza di Ouija con un regista attento e uno sceneggiatore furbo, in quanto l'incipit che da il via a tutto il casino è talmente banale da far ridere: la protagonista compra una tavoletta Ouija IN EDICOLA, con uno di quei fascicoli che dovrebbero comporre una fantomatica enciclopedia dell'occulto, e assieme a due amiche la usa proprio durante un eclissi di sole (peraltro realmente accorsa in Spagna, proprio nel 1991, anno in cui è ambientato il film). Sarà l'eclissi, sarà la sfiga, sarà quello che volete, ovviamente il rito va male e da quel momento qualcosa comincia a perseguitare Verónica mentre l'amica di sempre la evita, apparentemente senza un perché. Ad aggravare la faccenda e aumentare l'ansia, il film è girato come un lungo flashback durante il quale i giorni che mancano a ciò che viene mostrato all'inizio vengono scanditi da didascalie lapidarie e, peggio ancora, Verónica vive con due sorelline e un fratellino più piccoli mentre la madre lavora ogni notte fino a tardi in un bar. Quindi sappiamo che la faccenda non finirà benissimo (non per tutti almeno) e che in mezzo ci sono dei bambini innocenti, pronti a diventare prede di chissà quale creatura demoniaca interessata a ghermirli, in più c'è una suora cieca (Verónica frequenta ovviamente una scuola cattolica, ulteriore aggravante, alla quale si aggiunge che la ragazza pur essendo quindicenne non ha ancora avuto il ciclo) che mena incredibile jattura alla protagonista. In effetti, ce n'è abbastanza per rimanere seduti sul ciglio della poltrona guardandosi intorno per cogliere eventuali movimenti sospetti, ma non è questo il bello del film.
In Verónica ci sono cliché come se piovessero, è vero, eppure gli stessi vengono gestiti in maniera molto convincente, con una messa in scena gradevole e abbastanza realistica da corroborare l'idea di avere a che fare con vicende accadute davvero (il che è così, leggere il trafiletto alla fine per credere); persino lo stile di regia, la scelta di centellinare gli effetti speciali limitandosi a qualche ombra, bicchieri che rotolano e attori truccati da demoni, ha un sapore anni '90 che è nostalgico senza risultare sciatto o poco efficace. Altro aspetto positivo del film è la protagonista, l'esordiente diciassettenne Sandra Escacena. Verónica è carina ma non bellissima, abbastanza carismatica da poter calamitare l'attenzione dello spettatore ma non tanto da risultare un'inarrivabile scream queen, soprattutto è una ragazza con la quale noi fanciulle vissute in quell'epoca possiamo riconoscerci, tra l'apparecchio ai denti, la fascinazione per l'occulto, la goffaggine congenita, il gusto di riversare sui fratelli piccoli tutte le incombenze di casa perché troppo impegnata a sognare ad occhi aperti... insomma, Verónica è una di noi, una di noi. E, soprattutto, ascolta gli Héroes del Silencio, fondamentali presenze della colonna sonora del film, gruppo di zamarroni che mi causa sempre un moto di nostalgia in quanto la hit Entre dos tierras (ahimé assente dalla playlist della protagonista) era una delle mie canzoni preferite all'interno della cassetta Festivalbar '92, ascoltata ai tempi con foga impressionante. Tutti questi elementi secondo me rendono Verónica un horror, come ho detto, non originale ma comunque estremamente godibile e c'è da dire che Plaza non lascia crollare la tensione nemmeno per un istante, neppure quando Verónica cammina per strada, dove tutti si girano a guardarla senza un perché, quasi la ragazza avesse un alone violaceo intorno o fosse diventata qualcosa di estraneo persino a sé stessa. Insomma, non avete scuse per non recuperarlo visto che è disponibile su Netflix in tutta la sua gloria spagnola, in un tripudio di BEroniche e Antoñitos (povero pargolo che secondo me a un certo punto fa più danni del rito con la tavoletta ma vabbé...) che mi hanno deliziata forse più di tutto il resto!
Del regista e co-sceneggiatore Paco Plaza ho già parlato QUI.
Ana Torrent interpreta Ana. Spagnola, ha partecipato a film come Tesis, L'altra donna del re e a serie come La piovra 5 - Il cuore del problema e La piovra 6 - L'ultimo segreto. Ha 52 anni e un film in uscita.
Il film è tratto dalla storia vera di Estefanía Gutiérrez Lázaro, diciottenne di Vallecas che, per "contattare" dall'aldilà il suo fidanzato morto in un incidente motociclistico, usò una tavoletta ouija assieme a una sua compagna di scuola, in un'aula vuota. Un'insegnante scoprì le due ragazze, interrompendo il rito e spezzando in due la tavoletta, e da quel momento Estefanía cominciò a soffrire di convulsioni e visioni, durante le quali la ragazza asseriva di vedere delle creature oscure che volevano rapirla, e dopo sei mesi morì. La famiglia, che già mentre Estefanía era viva dichiarava di percepire presenze maligne in casa, una notte chiamò la polizia per il terrore di vedere crocefissi staccarsi dalle pareti, porte che sbattevano da sole e quant'altro e gli stessi poliziotti accorsi in aiuto fuggirono spaventati da tutto ciò che stava accadendo nella casa, debitamente documentato nei rapporti seguenti. Pare che qualche giorno dopo, inoltre, una delle foto di Estefanía abbia preso fuoco da sola, come mostrato nel film. Insomma, c'è sicuramente di che farsela addosso ma non certo per merito del film! Comunque, se Verónica vi fosse piaciuto, potete recuperare Ouija: L'origine del male e L'evocazione: The Conjuring. ENJOY!
domenica 18 marzo 2018
venerdì 16 marzo 2018
Annientamento (2018)
Era uno dei film che più mi incuriosivano quest'anno e quando Annientamento (Annihilation), diretto e co-sceneggiato dal regista Alex Garland partendo dal romanzo omonimo di Jeff VanderMeer, è approdato su Netflix ho deciso di guardarlo. Segue recensione di ignoranza crassa e completamente SPOILER FREE.
Trama: una biologa decide di unirsi a un gruppo di esploratrici per entrare nella fantomatica Area X, una luogo in continua espansione delimitato da una barriera luminescente all'interno del quale si manifestano strani fenomeni...
Stavolta posso anche cominciare il post dicendo con fierezza di non avere mai letto il romanzo di VanderMeer, intanto persino Garland ha ammesso di avere adattato "il ricordo" dello stesso e di essere andato dritto per la sua strada, quindi avere una mente vergine e pronta a tutto forse in questo caso ha giovato. Dall'alto della mia crassa ignoranza e dalle immagini promozionali di Annientamento mi sarei quindi aspettata una sorta di survival horror in cui le protagoniste venivano fatte a pezzi una ad una da forze sconosciute ma non avevo tenuto in conto la raffinatezza del Garland regista e sceneggiatore e ci ho azzeccato solo al 30%. Annientamento è infatti in parte survival horror ma anche e soprattutto sci-fi elegantissima fatta di dialoghi filosofici, allucinazioni, teorie scientifiche, sensi di colpa passati e percezione di un io che va progressivamente disgregandosi; al centro di tutto c'è la figura di Lena, biologa interessata ai comportamenti delle cellule ed ex militare che da un anno aspetta il ritorno del marito, missing in action durante una missione misteriosa. Proprio il ritorno inaspettato e sconvolgente del marito la porta a scoprire l'esistenza di una porzione di mondo delimitata da una barriera luminescente, in continua espansione, e ad entrare a far parte di un gruppo di esploratrici incaricate di rivelarne i segreti, in barba al fatto che tutti coloro entrati nell'Area X non hanno mai più dato loro notizie. Cosa si nasconda nell'Area X ovviamente non starò a scriverlo nel post ma le amabili fanciulle si ritroveranno ad avere a che fare con un luogo dove i fondamenti della biologia sono completamente stravolti e dove qualcosa distrugge per poi ricreare, chissà se per "annientare", come suggerirebbe il titolo originale, oppure per comprendere un mondo sconosciuto; questa stessa incertezza, ovviamente, ce l'hanno le protagoniste, chi più chi meno affette dagli stravolgimenti del luogo e quindi pronte o ad arrendersi serenamente al mutamento oppure a combatterlo, travolte dal terrore dell'incomprensione e dal forte desiderio di rimanere sé stesse. Oppure potrei non avere capito una cippa io, come del resto non ho ancora ben compreso se Annientamento mi sia piaciuto o se invece mi stia riempiendo la bocca di belle parole perché non ho il coraggio di ammettere di non essere rimasta entusiasta.
Oggettivamente parlando, al di là della trama, Annientamento è splendido. Il tripudio di colori che sfocia nella psichedelia, l'atmosfera "sfumata" in cui sono immersi protagonisti e luoghi, il riproporsi ciclico di un paio di dettagli (il tatuaggio di Lena o la casa in cui si rifugiano le donne, replica di quella in cui vive la protagonista), l'elegante coreografia, mix di balletto e lotta, in cui vediamo impegnata la Portman alla fine, la musica inquietante, le inquadrature mai casuali e il ritmo lento, ragionato, imposto da chi ha scelto di realizzare il PROPRIO film alla faccia di tutte le cretinate economiche del mondo produttivo, tutto questo fa di Annientamento un film unico, fatto da chi ama il Cinema per chi ama il Cinema, ed è ancora più frustrante pensare che proprio questo abbia condannato la pellicola a venire distribuita principalmente attraverso Netflix. Non oso immaginare tanta bellezza come sarebbe risultata se proiettata in un luogo consono come, per esempio, una sala cinematografica. Però (e parlo solo da un punto di vista soggettivo, eh, ché ad un sacco di gente valida Annientamento è piaciuto da morire) tanto tripudio di forma non è riuscito a rendermi partecipe dell'intimo dramma di Lena, il personaggio meglio caratterizzato, e delle altre, ridotte a poco più di semplici manichini dalla personalità scritta su un foglio di carta velina, e ciò mi impedisce di considerare il film di Garland come qualcosa di più di un sci-fi horror con velleità autoriali. Per dire, se l'avesse diretto un altro e anche costui avesse scelto di ignorare la trama del romanzo, probabilmente avremmo avuto un trucidissimo survival horror con qualche eco del vecchio Punto di non ritorno ma meno infernale, chissà. Sarà che da una singola immagine piazzata più o meno a un quarto del film ho capito quale sarebbe stato lo sconvolgente twist finale? Più probabilmente sarà che io e la sci-fi non andiamo d'accordissimo ed è per questo che Annientamento, pur riconoscendogli tutti i pregi del mondo e pur ringraziando Garland per il coraggio di rimanere Autore in un mondo di capre come la sottoscritta, non mi è entrato nel cuore come avrei voluto. Voi però non datemi retta e recuperatelo, ché film così purtroppo non ne girano più!
Del regista e co-sceneggiatore Alex Garland ho già parlato QUI. Natalie Portman (Lena), Benedict Wong (Lomax), Oscar Isaac (Kane), Jennifer Jason Leigh (Dr. Ventress) e Tessa Thompson (Josie Radek) li trovate invece ai rispettivi link.
Sonoya Mizuno, che interpreta l'umanoide e una delle ricercatrici della base, era già comparsa in Ex Machina, sempre di Garland. Frances McDormand era stata considerata per il ruolo del Dr. Ventress prima che venisse presa la Leigh. Se vi interessassero le imbarazzanti vicende produttive che hanno condannato Annientamento alla distribuzione su Netflix leggete l'articolo di Lucia ,se invece il film vi fosse piaciuto potreste recuperare Ex Machina, Under the Skin, Arrival, La cosa, 2001: Odissea nello spazio, The Abyss e soprattutto Stalker di Tarkovskij; io non l'ho mai visto ma mi si dice che sia parecchio simile ad Annientamento. ENJOY!
Trama: una biologa decide di unirsi a un gruppo di esploratrici per entrare nella fantomatica Area X, una luogo in continua espansione delimitato da una barriera luminescente all'interno del quale si manifestano strani fenomeni...
Stavolta posso anche cominciare il post dicendo con fierezza di non avere mai letto il romanzo di VanderMeer, intanto persino Garland ha ammesso di avere adattato "il ricordo" dello stesso e di essere andato dritto per la sua strada, quindi avere una mente vergine e pronta a tutto forse in questo caso ha giovato. Dall'alto della mia crassa ignoranza e dalle immagini promozionali di Annientamento mi sarei quindi aspettata una sorta di survival horror in cui le protagoniste venivano fatte a pezzi una ad una da forze sconosciute ma non avevo tenuto in conto la raffinatezza del Garland regista e sceneggiatore e ci ho azzeccato solo al 30%. Annientamento è infatti in parte survival horror ma anche e soprattutto sci-fi elegantissima fatta di dialoghi filosofici, allucinazioni, teorie scientifiche, sensi di colpa passati e percezione di un io che va progressivamente disgregandosi; al centro di tutto c'è la figura di Lena, biologa interessata ai comportamenti delle cellule ed ex militare che da un anno aspetta il ritorno del marito, missing in action durante una missione misteriosa. Proprio il ritorno inaspettato e sconvolgente del marito la porta a scoprire l'esistenza di una porzione di mondo delimitata da una barriera luminescente, in continua espansione, e ad entrare a far parte di un gruppo di esploratrici incaricate di rivelarne i segreti, in barba al fatto che tutti coloro entrati nell'Area X non hanno mai più dato loro notizie. Cosa si nasconda nell'Area X ovviamente non starò a scriverlo nel post ma le amabili fanciulle si ritroveranno ad avere a che fare con un luogo dove i fondamenti della biologia sono completamente stravolti e dove qualcosa distrugge per poi ricreare, chissà se per "annientare", come suggerirebbe il titolo originale, oppure per comprendere un mondo sconosciuto; questa stessa incertezza, ovviamente, ce l'hanno le protagoniste, chi più chi meno affette dagli stravolgimenti del luogo e quindi pronte o ad arrendersi serenamente al mutamento oppure a combatterlo, travolte dal terrore dell'incomprensione e dal forte desiderio di rimanere sé stesse. Oppure potrei non avere capito una cippa io, come del resto non ho ancora ben compreso se Annientamento mi sia piaciuto o se invece mi stia riempiendo la bocca di belle parole perché non ho il coraggio di ammettere di non essere rimasta entusiasta.
Oggettivamente parlando, al di là della trama, Annientamento è splendido. Il tripudio di colori che sfocia nella psichedelia, l'atmosfera "sfumata" in cui sono immersi protagonisti e luoghi, il riproporsi ciclico di un paio di dettagli (il tatuaggio di Lena o la casa in cui si rifugiano le donne, replica di quella in cui vive la protagonista), l'elegante coreografia, mix di balletto e lotta, in cui vediamo impegnata la Portman alla fine, la musica inquietante, le inquadrature mai casuali e il ritmo lento, ragionato, imposto da chi ha scelto di realizzare il PROPRIO film alla faccia di tutte le cretinate economiche del mondo produttivo, tutto questo fa di Annientamento un film unico, fatto da chi ama il Cinema per chi ama il Cinema, ed è ancora più frustrante pensare che proprio questo abbia condannato la pellicola a venire distribuita principalmente attraverso Netflix. Non oso immaginare tanta bellezza come sarebbe risultata se proiettata in un luogo consono come, per esempio, una sala cinematografica. Però (e parlo solo da un punto di vista soggettivo, eh, ché ad un sacco di gente valida Annientamento è piaciuto da morire) tanto tripudio di forma non è riuscito a rendermi partecipe dell'intimo dramma di Lena, il personaggio meglio caratterizzato, e delle altre, ridotte a poco più di semplici manichini dalla personalità scritta su un foglio di carta velina, e ciò mi impedisce di considerare il film di Garland come qualcosa di più di un sci-fi horror con velleità autoriali. Per dire, se l'avesse diretto un altro e anche costui avesse scelto di ignorare la trama del romanzo, probabilmente avremmo avuto un trucidissimo survival horror con qualche eco del vecchio Punto di non ritorno ma meno infernale, chissà. Sarà che da una singola immagine piazzata più o meno a un quarto del film ho capito quale sarebbe stato lo sconvolgente twist finale? Più probabilmente sarà che io e la sci-fi non andiamo d'accordissimo ed è per questo che Annientamento, pur riconoscendogli tutti i pregi del mondo e pur ringraziando Garland per il coraggio di rimanere Autore in un mondo di capre come la sottoscritta, non mi è entrato nel cuore come avrei voluto. Voi però non datemi retta e recuperatelo, ché film così purtroppo non ne girano più!
Del regista e co-sceneggiatore Alex Garland ho già parlato QUI. Natalie Portman (Lena), Benedict Wong (Lomax), Oscar Isaac (Kane), Jennifer Jason Leigh (Dr. Ventress) e Tessa Thompson (Josie Radek) li trovate invece ai rispettivi link.
Sonoya Mizuno, che interpreta l'umanoide e una delle ricercatrici della base, era già comparsa in Ex Machina, sempre di Garland. Frances McDormand era stata considerata per il ruolo del Dr. Ventress prima che venisse presa la Leigh. Se vi interessassero le imbarazzanti vicende produttive che hanno condannato Annientamento alla distribuzione su Netflix leggete l'articolo di Lucia ,se invece il film vi fosse piaciuto potreste recuperare Ex Machina, Under the Skin, Arrival, La cosa, 2001: Odissea nello spazio, The Abyss e soprattutto Stalker di Tarkovskij; io non l'ho mai visto ma mi si dice che sia parecchio simile ad Annientamento. ENJOY!
giovedì 15 marzo 2018
(Gio) WE, Bolla! del 15/3/2018
Buon giovedì a tutti! Questa è una settimana in cui stare tranquilli a casa a recuperare film perduti, almeno per me. Chissà se voi troverete qualcosa di carino... ENJOY!
Metti la nonna in freezer
Pertini - Il combattente
Maria Maddalena
Tomb Raider
Al cinema d'élite si punta ai Golden Globe...
Oltre la notte
Metti la nonna in freezer
Reazione a caldo: ...mah.
Bolla, rifletti!: Lo spunto iniziale sembra carino, mettere appunto la nonna in freezer per continuare ad incassarne la pensione fintanto che lo stato non torni a pagare quanto dovuto... però i film con De Luigi mi fanno sempre tirare un po' indietro, con quell'inevitabile sottotrama romantico-frignona che... brr!!!Pertini - Il combattente
Reazione a caldo: Dovrei, lo so.
Bolla, rifletti!: Pertini è orgoglio ligure prima ancora che nazionale e dovrei andare al cinema a vedere questo documentario... il problema è che io proprio il genere documentario non lo reggo. Ma voi andate, fatemi il favore!Maria Maddalena
Reazione a caldo: Forse mafforse.
Bolla, rifletti!: Dal trailer mi ispirava parecchio, soprattutto per la presenza di un Gesù Cristo che... vabbé, asciughiamo le bave e proseguiamo. Il problema di Maria Maddalena è che, a quanto pare, è molto ben diretto ma in soldoni non offre nulla di sostanzioso allo spettatore, almeno a livello di trama. E visto quanto sono poco religiosa...Tomb Raider
Reazione a caldo: Nemmeno se me lo pagano.
Bolla, rifletti!: Ma chissenefrega del reboot di Tomb Raider, per l'amor di Cthulhu! Pure con la Vikander che mi sta anche un po' sul pazzo (mai ai livelli di Jennifera, ovviamente).Al cinema d'élite si punta ai Golden Globe...
Oltre la notte
Reazione a caldo: Oh!
Bolla, rifletti!: Se riuscissi a ritagliarmi un po' di tempo domenica andrei a vederlo questo! In primis in virtù della Palma d'Oro vinta dalla Kruger e del Golden Globe come miglior film straniero, poi per la natura di revenge/legal movie ai tempi del terrorismo, senza buoni né cattivi delineati come delle macchiette. Moolto interessante. mercoledì 14 marzo 2018
Bollalmanacco On Demand: Il club delle prime mogli (1996)
Dopo non so nemmeno quanti mesi torna il Bollalmanacco On Demand! Su richiesta della collega Elena stavolta ho guardato Il club delle prime mogli (The First Wives Club), diretto nel 1996 dal regista Hugh Wilson e tratto dal libro omonimo di Olivia Goldsmith. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere Déjà Vu - Corsa contro il tempo. ENJOY!
Trama: tre amiche abbandonate dai mariti per delle compagne più giovani decidono di unire le forze onde vendicarsi dei consorti e non fare la fine di una ex compagna di università, morta suicida.
Questo On Demand nasce dal fatto che Elena era troppo sconvolta davanti alla mia confessione di non avere mai visto Il club delle prime mogli, uno dei suoi film cult. Eh, che devo dire, nel 1996 per me esistevano solo Tarantino, Scorsese, Kubrick, Trainspotting, Cronenberg, gli horror, oppure quella roba autoriale che passava il buon Ghezzi a Fuori orario, tirata fuori da mille letture a tema cinema, non esiste che mi abbassassi a guardare un film dove tre catananne si vendicano dei mariti fedifraghi, magari condito (orrore!) anche da qualche momento malinconico/sdolcinato. Quindi sono passati gli anni, sono diventata catananna pure io, magari non ancora ai livelli delle tre protagoniste della pellicola, e in questi giorni mi sono ritrovata a guardare Il club delle prime mogli divertendomi parecchio. La storia di queste tre signore tradite dai mariti e dalla vita, che lottano per riaffermarsi in un mondo dove le donne contano solo quando sono giovani e belle, è molto divertente e fa riflettere in più punti, soprattutto nel momento in cui le tre protagoniste si confrontano seriamente smettendo di dare TUTTA la colpa di una vita insoddisfacente ai loro mariti. Effettivamente, non è che Elise, Annie e Brenda siano dei modelli di virtù, nonostante l'istintiva simpatia che suscitano i loro personaggi: Elise è un'attrice ubriacona che per contrastare lo scorrere del tempo si rovina di chirurgia estetica, Annie è debole ed incapace di esprimere le sue emozioni negative, Brenda non sa valorizzarsi e passa la vita all'ombra di un marito imbarazzante. La scintilla della loro ribellione è la morte di Cynthia, amica di università suicidatasi a causa di uno stile di vita assai simile a quello delle tre "sopravvissute", ed è brutto dire che solo grazie a questa tragedia le "prime mogli" si ritrovano e cominciano a mettere sui giusti binari le loro esistenze, riscoprendosi femmine con le palle, libere e pronte a marciare sulle note di You don't Own Me per ispirare altre donne maltrattate o disperate come loro. Ovvio, per arrivare a questo risultato c'è un'ora e mezza di siparietti esilaranti, vendette spietate e piccole grandi soddisfazioni, con spazio anche per qualche lacrimuccia e momento di sconforto che segue uno degli schemi tipici della commedia americana, quel ciclo di "situazione sfortunata - riscossa - nuova caduta, peggiore della precedente - ascesa definitiva" a cui non si sottrae nemmeno Il club delle prime mogli.
Ciò che rende quindi unico ed indimenticabile questo film è il perfetto terzetto di attrici principali, coadiuvate da personaggi secondari ma non meno memorabili, come la raffinata Gunilla di Maggie Smith e la sua vittima sacrificale, una Sarah Jessica Parker secca come un chiodo e ancora lontana dai fasti glamour di Sex & The City. Le tre "prime mogli" hanno una chimica perfetta sullo schermo e tra battibecchi, rispettive punzecchiature e momenti di grande entusiasmo, senza dimenticare un paio di numeri musicali tra l'improvvisato e il coreografato (il finale in tal senso è liberatorio e decisamente bello per il modo in cui l'esibizione "estemporanea" si coniuga a reali esigenze di spettacolo risultando assai naturale ma anche gradevole all'occhio), conquistano in poco tempo il cuore dello spettatore. Personalmente, ho sempre avuto un debole per la bellissima Goldie Hawn e tra le tre Elise è diventata il mio personaggio preferito grazie alle sfuriate da ubriacona e le pose da star consumata, ma Diane Keaton è l'acqua cheta indispensabile ad impedire che le dinamiche delle altre due trasformino in film nell'elogio dell'isterismo femminile e Bette Midler (nonostante si dica abbia quasi portato il regista alla pazzia con le sue intemperanze) incarna perfettamente la rivalsa della donna middle class, dalla lingua lunga e la battuta pronta: l'interazione tra lei e Goldie Hawn porta a picchi di umorismo esilaranti ma anche ad altri di forte commozione, a dimostrazione che le amiche vere possono sì demolirsi a suon di insulti, però nel momento del bisogno riescono soprattutto a tirarsi fuori dai peggiori casini. Insomma, come al solito il Bollalmanacco on Demand mi insegna che non è giusto evitare i film a priori solo perché non incontrano i nostri gusti "a pelle" e posso solo girarvi questo insegnamento, consigliandovi la visione de Il club delle prime mogli se ancora non l'avete guardato. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi, com'è successo a me!
Di Goldie Hawn (Elise Elliot Atchison), Diane Keaton (Annie MacDuggan Paradis), Maggie Smith (Gunilla Garson Goldberg), Dan Hedaya (Morton Cushman), Victor Garber (Bill Atchison), Marcia Gay Harden (Dr.Leslie Rosen), Bronson Pinchot (Duarto Feliz), Eileen Heckart (Catherine MacDuggan), Rob Reiner (Dr. Morris Packman), Timothy Olyphant (Brett Artounian) e J.K. Simmons (Sceriffo federale) ho già parlato ai rispettivi link.
Hugh Wilson, che interpreta anche il regista dello spot, è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Scuola di polizia, Affittasi ladra e Cara, insopportabile Tess. Anche sceneggiatore, produttore e attore, è morto a gennaio, all'età di 74 anni.
Bette Midler interpreta Brenda Morelli Cushman. Hawaiiana, la ricordo per film come Su e giù per Beverly Hills, Hocus Pocus, Get Shorty e La donna perfetta, inoltre ha partecipato a serie quali La tata; come doppiatrice, ha lavorato nel film Oliver & Company e in un episodio de I Simpson. Anche cantante, produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 73 anni e un film in uscita.
Sarah Jessica Parker interpreta Shelly Stewart. Americana, conosciuta ai più come la Carrie di Sex and The City, la ricordo per film come Footlose, Navigator, Pazzi a Beverly Hills, Hocus Pocus, Ed Wood, Extreme Measures - Soluzioni estreme, Mars Attacks!, Sex and the City e Sex and the City 2, inoltre ha partecipato a serie quali Glee. Anche produttrice, ha 53 anni e un film in uscita.
Stockard Channing interpreta Cynthia Swann Griffin. Americana, conosciuta ai più come la Rizzo di Grease, la ricordo per film come Heartburn - Affari di cuore, Luna di fiele, Sei gradi di separazione, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Moll Flanders e Amori & incantesimi, inoltre ha lavorato come doppiatrice nella serie American Dad!. Ha 74 anni.
Stephen Collins interpreta Aaron Paradis. Americano, ha partecipato a film come Tutti gli uomini del presidente, Star Trek, Jumpin' Jack Flash e a serie come Charlie's Angels e Settimo cielo. Ha 71 anni.
Elizabeth Berkley interpreta Phoebe LaVelle. Americana, ha partecipato a film come Showgirls, Ogni maledetta domenica, La maledizione dello scorpione di giada, S. Darko e a serie come Il mio amico Ricky, Raven, Una bionda per papà, Baywatch, Bayside School, CSI - Scena del crimine e CSI: Miami. Ha 46 anni.
Trama: tre amiche abbandonate dai mariti per delle compagne più giovani decidono di unire le forze onde vendicarsi dei consorti e non fare la fine di una ex compagna di università, morta suicida.
Questo On Demand nasce dal fatto che Elena era troppo sconvolta davanti alla mia confessione di non avere mai visto Il club delle prime mogli, uno dei suoi film cult. Eh, che devo dire, nel 1996 per me esistevano solo Tarantino, Scorsese, Kubrick, Trainspotting, Cronenberg, gli horror, oppure quella roba autoriale che passava il buon Ghezzi a Fuori orario, tirata fuori da mille letture a tema cinema, non esiste che mi abbassassi a guardare un film dove tre catananne si vendicano dei mariti fedifraghi, magari condito (orrore!) anche da qualche momento malinconico/sdolcinato. Quindi sono passati gli anni, sono diventata catananna pure io, magari non ancora ai livelli delle tre protagoniste della pellicola, e in questi giorni mi sono ritrovata a guardare Il club delle prime mogli divertendomi parecchio. La storia di queste tre signore tradite dai mariti e dalla vita, che lottano per riaffermarsi in un mondo dove le donne contano solo quando sono giovani e belle, è molto divertente e fa riflettere in più punti, soprattutto nel momento in cui le tre protagoniste si confrontano seriamente smettendo di dare TUTTA la colpa di una vita insoddisfacente ai loro mariti. Effettivamente, non è che Elise, Annie e Brenda siano dei modelli di virtù, nonostante l'istintiva simpatia che suscitano i loro personaggi: Elise è un'attrice ubriacona che per contrastare lo scorrere del tempo si rovina di chirurgia estetica, Annie è debole ed incapace di esprimere le sue emozioni negative, Brenda non sa valorizzarsi e passa la vita all'ombra di un marito imbarazzante. La scintilla della loro ribellione è la morte di Cynthia, amica di università suicidatasi a causa di uno stile di vita assai simile a quello delle tre "sopravvissute", ed è brutto dire che solo grazie a questa tragedia le "prime mogli" si ritrovano e cominciano a mettere sui giusti binari le loro esistenze, riscoprendosi femmine con le palle, libere e pronte a marciare sulle note di You don't Own Me per ispirare altre donne maltrattate o disperate come loro. Ovvio, per arrivare a questo risultato c'è un'ora e mezza di siparietti esilaranti, vendette spietate e piccole grandi soddisfazioni, con spazio anche per qualche lacrimuccia e momento di sconforto che segue uno degli schemi tipici della commedia americana, quel ciclo di "situazione sfortunata - riscossa - nuova caduta, peggiore della precedente - ascesa definitiva" a cui non si sottrae nemmeno Il club delle prime mogli.
Ciò che rende quindi unico ed indimenticabile questo film è il perfetto terzetto di attrici principali, coadiuvate da personaggi secondari ma non meno memorabili, come la raffinata Gunilla di Maggie Smith e la sua vittima sacrificale, una Sarah Jessica Parker secca come un chiodo e ancora lontana dai fasti glamour di Sex & The City. Le tre "prime mogli" hanno una chimica perfetta sullo schermo e tra battibecchi, rispettive punzecchiature e momenti di grande entusiasmo, senza dimenticare un paio di numeri musicali tra l'improvvisato e il coreografato (il finale in tal senso è liberatorio e decisamente bello per il modo in cui l'esibizione "estemporanea" si coniuga a reali esigenze di spettacolo risultando assai naturale ma anche gradevole all'occhio), conquistano in poco tempo il cuore dello spettatore. Personalmente, ho sempre avuto un debole per la bellissima Goldie Hawn e tra le tre Elise è diventata il mio personaggio preferito grazie alle sfuriate da ubriacona e le pose da star consumata, ma Diane Keaton è l'acqua cheta indispensabile ad impedire che le dinamiche delle altre due trasformino in film nell'elogio dell'isterismo femminile e Bette Midler (nonostante si dica abbia quasi portato il regista alla pazzia con le sue intemperanze) incarna perfettamente la rivalsa della donna middle class, dalla lingua lunga e la battuta pronta: l'interazione tra lei e Goldie Hawn porta a picchi di umorismo esilaranti ma anche ad altri di forte commozione, a dimostrazione che le amiche vere possono sì demolirsi a suon di insulti, però nel momento del bisogno riescono soprattutto a tirarsi fuori dai peggiori casini. Insomma, come al solito il Bollalmanacco on Demand mi insegna che non è giusto evitare i film a priori solo perché non incontrano i nostri gusti "a pelle" e posso solo girarvi questo insegnamento, consigliandovi la visione de Il club delle prime mogli se ancora non l'avete guardato. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi, com'è successo a me!
Di Goldie Hawn (Elise Elliot Atchison), Diane Keaton (Annie MacDuggan Paradis), Maggie Smith (Gunilla Garson Goldberg), Dan Hedaya (Morton Cushman), Victor Garber (Bill Atchison), Marcia Gay Harden (Dr.Leslie Rosen), Bronson Pinchot (Duarto Feliz), Eileen Heckart (Catherine MacDuggan), Rob Reiner (Dr. Morris Packman), Timothy Olyphant (Brett Artounian) e J.K. Simmons (Sceriffo federale) ho già parlato ai rispettivi link.
Hugh Wilson, che interpreta anche il regista dello spot, è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Scuola di polizia, Affittasi ladra e Cara, insopportabile Tess. Anche sceneggiatore, produttore e attore, è morto a gennaio, all'età di 74 anni.
Bette Midler interpreta Brenda Morelli Cushman. Hawaiiana, la ricordo per film come Su e giù per Beverly Hills, Hocus Pocus, Get Shorty e La donna perfetta, inoltre ha partecipato a serie quali La tata; come doppiatrice, ha lavorato nel film Oliver & Company e in un episodio de I Simpson. Anche cantante, produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 73 anni e un film in uscita.
Sarah Jessica Parker interpreta Shelly Stewart. Americana, conosciuta ai più come la Carrie di Sex and The City, la ricordo per film come Footlose, Navigator, Pazzi a Beverly Hills, Hocus Pocus, Ed Wood, Extreme Measures - Soluzioni estreme, Mars Attacks!, Sex and the City e Sex and the City 2, inoltre ha partecipato a serie quali Glee. Anche produttrice, ha 53 anni e un film in uscita.
Stockard Channing interpreta Cynthia Swann Griffin. Americana, conosciuta ai più come la Rizzo di Grease, la ricordo per film come Heartburn - Affari di cuore, Luna di fiele, Sei gradi di separazione, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Moll Flanders e Amori & incantesimi, inoltre ha lavorato come doppiatrice nella serie American Dad!. Ha 74 anni.
Stephen Collins interpreta Aaron Paradis. Americano, ha partecipato a film come Tutti gli uomini del presidente, Star Trek, Jumpin' Jack Flash e a serie come Charlie's Angels e Settimo cielo. Ha 71 anni.
Elizabeth Berkley interpreta Phoebe LaVelle. Americana, ha partecipato a film come Showgirls, Ogni maledetta domenica, La maledizione dello scorpione di giada, S. Darko e a serie come Il mio amico Ricky, Raven, Una bionda per papà, Baywatch, Bayside School, CSI - Scena del crimine e CSI: Miami. Ha 46 anni.
Heather Locklear, in quel periodo star della serie Melrose Place, interpreta la nuova moglie di Gil, un cammeo non accreditato; anche Olivia Goldsmith, autrice del racconto da cui è tratto il film, fa una comparsata durante il funerale di Cynthia (è la donna che per prima vede Gil assieme alla nuova moglie) mentre Ivana Trump compare verso il finale nel ruolo di sé stessa. Jessica Lange era tra le candidate al ruolo di Elise, andato poi a Goldie Hawn, mentre Jenny McCarthy ha rifiutato la parte di Phoebe LaVelle. Il romanzo originale è stato riportato (sul piccolo schermo) nel 2016 con un film TV dallo stesso titolo dove figura Alyson Hannigan tra i protagonisti. Non avendolo visto non so se consigliarvelo o meno ma se Il club delle prime mogli vi fosse piaciuto potete recuperare La morte ti fa bella e She-Devil - Lei, il diavolo. ENJOY!
martedì 13 marzo 2018
Il giustiziere della notte (2018)
Potevo forse esimermi dal guardare un film che vede l'alleanza di due miei ammori come Bruce Willis ed Eli Roth, rispettivamente protagonista e regista de Il giustiziere della notte? Ma neanche per sogno!
Trama: nel corso di una rapina andata male, la moglie e la figlia del chirurgo di un ospedale vengono aggredite, la prima muore e la seconda finisce in coma. Il chirurgo inizialmente lascia il caso nelle mani della polizia ma di fronte all'incompetenza delle forze dell'ordine decide di farsi giustizia da solo...
Eli Roth secondo me è impazzito. Quest'uomo sarà cialtrone quanto volete ma i suoi horror mi hanno sempre soddisfatta e il suo stile si è evoluto nel tempo, raffinandosi sempre di più; certo, non è mai arrivato ai livelli dei Grandi Maestri, anche perché le sceneggiature dei suoi film non sono mai state delle perle di raffinatezza, però a mio avviso Hostel 2 e The Green Inferno avevano il loro perché anche dal punto di vista della regia, al di là dello splatter. Poi, come ho detto, Eli Roth è impazzito e ha girato prima Knock Knock (filmucolo da Ciclo Alta Tensione buono solo per la presenza di due strappone che sarebbero diventate una sua moglie, l'altra il sogno erotico di chiunque abbia guardato Blade Runner 2049) poi il remake de Il giustiziere della notte, al quale seguirà per la cronaca The House With a Clock in its Walls, tratto da un fantasy-horror PER BAMBINI. La cosa mi fa un po' incazzare perché guardando Il giustiziere della notte mi sono resa conto che le scene realizzate meglio, salvo quelle in cui Bruce Willis fa Bruce Willis tirando fuori tutta la badasseria che nemmeno le rughe, l'espressione perenne di chi sta inghiottendo dei chiodi e la professione di allegro chirurgo sono riuscite a togliergli, sono quelle in cui il film si trasforma in un home invasion tout court, e dove nonostante lo spettatore sappia già quello che deve accadere, la tensione si taglia comunque col coltello, a prescindere dalla trama telefonata (d'altronde, altrimenti il protagonista non diventerebbe Il giustiziere!). Tutto questo sproloquio per dire che se Eli Roth tornasse sulla retta via invece di perdersi nel suo desiderio di fare soprattutto il produttore potrebbe cicciare fuori un horror coi controfiocchi invece del remake di una storia fatta uscire al cinema a fine anni '70 che oggi (forse più di allora) si presta ad essere fraintesa ammantandosi di minacciose auree Trumpiste-Salveeniane invece di venire presa come la supercazzola esagerata che è. E prima che mi cazziate per una "recensione" che non si sbatte a confrontare il giustiziere di oggi con quello di ieri, sappiate che la colpa è di papà Bolla che, affetto dal vizio dello zapping compulsivo (o probabilmente censurato da mia madre convinta che una bambina non dovesse vedere simili film), non mi ha mai permesso di vedere per intero il film di Bronson, finendo per lasciarmi in testa una confusione di segmenti presi dai vari capitoli e l'unico ricordo della brutta faccia del vecchio Charles con in mano una pistola. Punto.
Detto questo, Il giustiziere della notte dell'anno del Signore 2018 è, oltre che l'ennesima prova della follia galoppante di Roth (il quale pare abbia voluto girare un film imperniato sul concetto di "protezione della famiglia", non una tirata pro-armi), un film dove il protagonista cede al potere tutto americano del secondo emendamento davanti alla texanità del suocero e soprattutto alla reiterata imbecillità delle forze di polizia di Chicago, simbolizzata non a caso dalla presenza di Big Jim "Barbie Did It" Rennie; quando a un certo punto del film le due oloturie con distintivo assegnate al caso Kersey, pur avendo tutti gli indizi necessari per incastrare il chirurgo Paul, sbagliano clamorosamente indiziato, lo spettatore arriva a perdere anche quel minimo dubbio relativo alla moralità delle scelte del protagonista. E sì, un po' di critica sociale Roth la fa, mettendo in scena il momento più esilarante della pellicola, lo spot ammicante dell'armeria all'interno del quale una procace bionda smandrappata mostra i vantaggi di vivere in America e poter comprare fucili semi-automatici ottenendo il porto d'armi in due giorni (previo corso che tanto "passano tutti"), per non parlare del finale "con rimbrotto" del tipo "hai fatto bene, ora va e non peccare più", ma fondamentalmente fin dall'inizio la sceneggiatura parteggia smaccatamente per Bruce Willis. Il dibattito sociale "vigilantes sì, vigilantes no" è letteralmente solo un rumore di fondo affidato a speaker radiofonico-televisivi e alimentato da video o meme su internet (come in effetti succede al giorno d'oggi per qualsiasi evento, anche il più grave) mentre il protagonista tira dritto per la sua strada senza dubitare neppure per un secondo della sua missione. D'altronde, come potrebbe, anzi, come potremmo noi dubitarne dopo che Roth e Joe Carnahan ci hanno mostrato la quintessenza della famiglia upperclass modello, rigorosamente bianca, venire spazzata via da malviventi rigorosamente latinos, neCri e boh, probabilmente immigrati da qualche oscuro paese dell'Europa dell'Est? A ragionare su tutte le implicazioni sociali di un film simile fatto uscire al cinema in tempi come questi ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, quindi meglio prenderlo come una semplice supercazzola in cui Bruce Willis, per l'occasione già vestito da David Dunn così da essere pronto per l'imminente Glass, si profonde in goduriose punizioni splatter per difendere la famiglia "come avrebbe fatto qualsiasi cittadino normale". Con un fucile d'assalto M-16, certo. Dai, Eli, stavolta mi sono divertita anche perché c'era Bruccino adorato ma quando torniamo a fare sul serio?
Del regista Eli Roth ho già parlato QUI. Bruce Willis (Paul Kersey), Vincent D'Onofrio (Frank Kersey), Elisabeth Shue (Lucy Kersey) e Len Cariou (Ben) li trovate invece ai rispettivi link.
Dean Norris interpreta il Detective Kevin Raines. Americano, famoso per i ruoli di Hank Schrader in Breaking Bad e di Big Jim Rennie in Anderdedoum, ha partecipato a film come Scuola di polizia 6: La città è assediata, Arma letale 2, Duro da uccidere, Atto di forza, Gremlins 2 - La nuova stirpe, Terminator 2 - Il giorno del giudizio, Il tagliaerbe, Il socio, Gattaca - La porta dell'universo, Starship Troopers - Fanteria dello spazio, Il negoziatore, The Cell - La cellula, Little Miss Sunshine, Lo spaccacuori, Viaggio in paradiso, The Counselor - Il procuratore e ad altre serie quali X-Files, ER - Medici in prima linea, Walker Texas Ranger, Millenium, Nash Bridges, Streghe, Jarod il camaleonte, Six Feet Under, 24, Tremors, Senza traccia, Cold Case, Nip/Tuck, Grey's Anatomy, Bones, Lost, True Bloods, Criminal Minds, Medium, CSI - Scena del crimine, CSI: NY e The Big Bang Theory; come doppiatore ha lavorato nella serie American Dad!. Anche produttore, ha 55 anni e un film in uscita.
Beau Knapp interpreta Knox. Americano, ha partecipato a film come Super 8, Regali da uno sconosciuto - The Gift, The Nice Guys e a serie quali Bones. Ha 29 anni e quattro film in uscita.
Kirby Bliss Blanton, che interpreta Bethany, era una delle fanciulle catapultate nel Green Inferno, a occhio e croce direi la biondina vegana. Il giustiziere della notte ha una storia produttiva travagliata che risale a inizio millennio, quando Stallone avrebbe dovuto sia dirigere il film che interpretare il protagonista, prima di abbandonare il progetto per "divergenze creative"; dopo di lui, per il ruolo di Paul Kersey sono stati fatti i nomi di Liam Neeson (con Joe Carnahan alla regia) e Benicio Del Toro (diretto da Gerardo Naranjo) e persino i due registi di Big Bad Wolves avrebbero dovuto entrare in campo, ma hanno rinunciato quando non gli è stato permesso di modificare lo script del film. Il giustiziere della notte è ovviamente il remake dell'omonimo film del 1974, tratto dal libro di Brian Garfield, quindi se la pellicola vi fosse piaciuta potete recuperarlo e aggiungere i suoi sequel dal 2 al 5. ENJOY!
domenica 11 marzo 2018
Southbound - Autostrada per l'inferno (2015)
Ne avevo letto già bene sul blog di Lucia e ora la Midnight Factory ha distribuito sul mercato dell'home video l'horror corale Southbound - Autostrada per l'inferno (Southbound), diretto e sceneggiato nel 2016 dai registi Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner e Patrick Horvath.
Trama
Lungo una strada americana diretta verso sud, diversi gruppetti di persone vanno incontro a un destino orribile e sanguinoso...
RECENSIONE
A differenza di altri horror corali o a episodi Southbound - Autostrada per l'inferno racconta un'unica lunga storia dalla struttura circolare e ogni episodio presenta uno o due personaggi che si ripropongono in quello seguente, fungendo così da collante tra un segmento e l'altro. Al gruppo di registi Radio Silence è stato dato il compito di aprire e chiudere le danze con un inizio che è anche fine (e viceversa) ma nonostante questo si mantiene ambiguo per tutta la sua durata. In esso, abbiamo due uomini che non riescono a fuggire da inquietanti entità oscure decise ad ucciderli; il motivo per cui i due protagonisti si siano ritrovati sull'autostrada del titolo italiano lo verremo a scoprire solo nel finale di Southbound ma, anche lì, Radio Silence confeziona il più classico degli home invasion senza rivelare granché relativamente ai personaggi coinvolti. Come inizio non c'è male, tra splatter ed elementi perturbanti in abbondanza, mentre il finale è spiazzante al punto giusto e lascia lo spettatore con un palmo di naso a chiedersi... "cosa diamine ho visto?". Chiedere al Bolluomo per credere.
Più lineare, ma non per questo meno inquietante, Siren, diretto e co-sceneggiato dall'unica donna del gruppetto, Roxanne Benjamin (già apprezzata per il "mostruoso" contributo in XX - Donne da morire, sempre distribuito da Midnight Factory). Qui le protagoniste sono i membri di una band tutta al femminile, che si ritrovano in panne sulla maledetta autostrada e vengono "salvate" da una strana coppia. L'intero episodio è giocato prima su elementi che stridono contro l'apparente perfezione e gentilezza dei salvatori di fanciulle, poi sulla paranoia e il senso di esclusione, fino ad arrivare alla terribile risoluzione finale. Niente splatter, quindi, nonostante la presenza di un paio di elementi disgustosi, ma le atmosfere inquietanti e claustrofobiche di un certo tipo di horror/sci-fi in stile L'invasione degli ultracorpi si sprecano e personalmente le ho gradite molto, Siren è sicuramente uno dei corti che ho preferito.
Lo surclassa però brutalmente The Accident, diretto dallo stesso David Bruckner del recente Il rituale. Se l'horror Netflix puntava più sulle atmosfere, questo corto è una splatterata incredibilmente ironica e crudele dove un uomo si ritrova solo ad affrontare il senso di colpa, affidandosi ciecamente a chiunque millanti di avere la soluzione per il casino che ha combinato (ovviamente, non vi dirò mai quale!). Interamente girato in un unico, spettralissimo ambiente e con un solo attore impegnato in una conversazione telefonica, The Accident colpisce lo spettatore allo stomaco e accumula elementi ansiogeni senza mai perdere di ritmo, mettendo i brividi anche sul finale. Sarò una persona semplice ma questo è il corto che mi è piaciuto di più.
Ultimo, o meglio, penultimo segmento prima del ritorno di Radio Silence è Jailbreak, che arriva a "spiegare" più o meno la natura del luogo dove si svolge il film, che diventa così palese anche agli occhi dello spettatore meno scafato. Attenzione, però, non si tratta del classico e tanto detestato spiegone pedante, quanto piuttosto un elegante insieme di suggerimenti e suggestioni incastonato in una cornice squisitamente horror che mi ha ricordato parecchio le sequenze migliori di Dal Tramonto all'alba, pur senza la tamarreide di Rodriguez. Jailbreak sicuramente non appagherà chi cerca delle certezze ma a mio avviso è emblema della cura infusa nell'intera operazione e fa risaltare all'occhio il fil rouge che lega tutti i racconti.
Nell'insieme, Southbound - Autostrada per l'inferno è un viaggio all'interno del senso di colpa e dei fantasmi che gli esseri umani si portano dietro. Tutti i personaggi principali hanno qualcosa per cui vergognarsi, orrori nascosti nel loro passato o mancanze verso i loro cari e anche quando il loro dolore non viene sviscerato appieno, esso viene comunque fatto intuire nello spazio risicato concesso da un corto; i protagonisti di Southbound sono anime perdute e non è un caso che sugli schermi televisivi passi un cult come Carnival of Souls, scelta intrigante benché forse "spoilerosa" (ma tanto, anche il sottotitolo italiano qualche indizio lo offre). Inoltre, a differenza di quello che accade di solito con altre opere simili, i vari registi e sceneggiatori coinvolti sono riusciti a creare un affresco omogeneo, caratterizzato da sfumature individuali perfettamente amalgamate tra loro, al punto che è difficile definire Southbound come un mero insieme di corti, vista la palese volontà di lavorare assieme senza dare al film l'aspetto di una "vetrina" di talenti. Certo, Southbound non è un'opera perfetta però è affascinante quanto basta per consigliarla e ringraziare la Midnight Factory di averla fatta arrivare in Italia!
Più lineare, ma non per questo meno inquietante, Siren, diretto e co-sceneggiato dall'unica donna del gruppetto, Roxanne Benjamin (già apprezzata per il "mostruoso" contributo in XX - Donne da morire, sempre distribuito da Midnight Factory). Qui le protagoniste sono i membri di una band tutta al femminile, che si ritrovano in panne sulla maledetta autostrada e vengono "salvate" da una strana coppia. L'intero episodio è giocato prima su elementi che stridono contro l'apparente perfezione e gentilezza dei salvatori di fanciulle, poi sulla paranoia e il senso di esclusione, fino ad arrivare alla terribile risoluzione finale. Niente splatter, quindi, nonostante la presenza di un paio di elementi disgustosi, ma le atmosfere inquietanti e claustrofobiche di un certo tipo di horror/sci-fi in stile L'invasione degli ultracorpi si sprecano e personalmente le ho gradite molto, Siren è sicuramente uno dei corti che ho preferito.
Lo surclassa però brutalmente The Accident, diretto dallo stesso David Bruckner del recente Il rituale. Se l'horror Netflix puntava più sulle atmosfere, questo corto è una splatterata incredibilmente ironica e crudele dove un uomo si ritrova solo ad affrontare il senso di colpa, affidandosi ciecamente a chiunque millanti di avere la soluzione per il casino che ha combinato (ovviamente, non vi dirò mai quale!). Interamente girato in un unico, spettralissimo ambiente e con un solo attore impegnato in una conversazione telefonica, The Accident colpisce lo spettatore allo stomaco e accumula elementi ansiogeni senza mai perdere di ritmo, mettendo i brividi anche sul finale. Sarò una persona semplice ma questo è il corto che mi è piaciuto di più.
Ultimo, o meglio, penultimo segmento prima del ritorno di Radio Silence è Jailbreak, che arriva a "spiegare" più o meno la natura del luogo dove si svolge il film, che diventa così palese anche agli occhi dello spettatore meno scafato. Attenzione, però, non si tratta del classico e tanto detestato spiegone pedante, quanto piuttosto un elegante insieme di suggerimenti e suggestioni incastonato in una cornice squisitamente horror che mi ha ricordato parecchio le sequenze migliori di Dal Tramonto all'alba, pur senza la tamarreide di Rodriguez. Jailbreak sicuramente non appagherà chi cerca delle certezze ma a mio avviso è emblema della cura infusa nell'intera operazione e fa risaltare all'occhio il fil rouge che lega tutti i racconti.
Nell'insieme, Southbound - Autostrada per l'inferno è un viaggio all'interno del senso di colpa e dei fantasmi che gli esseri umani si portano dietro. Tutti i personaggi principali hanno qualcosa per cui vergognarsi, orrori nascosti nel loro passato o mancanze verso i loro cari e anche quando il loro dolore non viene sviscerato appieno, esso viene comunque fatto intuire nello spazio risicato concesso da un corto; i protagonisti di Southbound sono anime perdute e non è un caso che sugli schermi televisivi passi un cult come Carnival of Souls, scelta intrigante benché forse "spoilerosa" (ma tanto, anche il sottotitolo italiano qualche indizio lo offre). Inoltre, a differenza di quello che accade di solito con altre opere simili, i vari registi e sceneggiatori coinvolti sono riusciti a creare un affresco omogeneo, caratterizzato da sfumature individuali perfettamente amalgamate tra loro, al punto che è difficile definire Southbound come un mero insieme di corti, vista la palese volontà di lavorare assieme senza dare al film l'aspetto di una "vetrina" di talenti. Certo, Southbound non è un'opera perfetta però è affascinante quanto basta per consigliarla e ringraziare la Midnight Factory di averla fatta arrivare in Italia!
CAST
Di Roxanne Benjamin, regista e co-sceneggiatrice del corto Siren oltre che voce di Claire, la moglie del protagonista di The Accident, ho già parlato QUI mentre David Bruckner, regista e sceneggiatore del corto The Accident, lo trovate QUA. Ho anche già parlato di Larry Fessenden, che presta la voce al D.J.
- Il collettivo Radio Silence ha diretto i segmenti "The Way Out" e "The Way In". Radio Silence è formato da Matt Bettinelli - Olpin (anche sceneggiatore dei corti e interprete di Jack, di lui ho parlato QUI), Tyler Gillett (di cui ho parlato QUA) e Chad Villella; quest'ultimo, che interpreta anche Mitch, è americano, anche sceneggiatore, produttore, tecnico degli effetti speciali e ha co-diretto un episodio del film V/H/S.
- Patrick Horvath è il regista e co-sceneggiatore del corto Jailbreak. Ha diretto film come The Pact II ed è anche attore, produttore e compositore.
- Fabianne Therese interpreta Sadie. Americana, ha partecipato a film come John Dies at the End e Starry Eyes. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, ha un film in uscita.
CURIOSITà
L'edizione DVD della Midnight Factory, sempre corredata dal libretto redatto dalla redazione di Nocturno Cinema, non presenta stavolta extra a parte il trailer. Detto questo, se Southbound vi fosse piaciuto recuperate Carnival of Souls, ampiamente citato all'interno del film, V/H/S, Last Shift, The Void e Baskin. ENJOY!
venerdì 9 marzo 2018
The Lodgers - Non infrangere le regole (2017)
Ieri dovrebbe essere uscito in tutta Italia The Lodgers - Non infrangere le regole (The Lodgers), diretto nel 2017 dal regista Brian O'Malley. Attirata dalla provenienza irlandese, mi sono buttata nella visione!
Trama: Rachel ed Edward, gemelli, vivono soli in un'enorme casa e sono costretti a seguire tre regole fondamentali, pena l'ira degli spiriti che infestano il luogo. Quando Rachel si innamora di un ragazzo del villaggio, però, seguire le regole diventa praticamente impossibile...
Come ho scritto su, per la scelta di The Lodgers mi sono lasciata convincere dall'origine irlandese del film e gli ho dato una chance senza neppure guardare il trailer. Sono contenta di avere seguito l'istinto e l'amore per l'Irlanda, in quanto The Lodgers si è fatto apprezzare sia per la storia gotica (classica ma intrigante) sia per la regia, la fotografia e le scenografie, unite a formare un quadro elegante e al tempo stesso decadente, perfetto per un racconto di fantasmi. Chi cerca l'innovazione potrebbe rimanere deluso perché il film di Brian O'Malley raccoglie tutti i topoi del genere gotico: abbiamo l'eroina in pericolo, delicata e forte al tempo stesso, c'è il fratello tetro, una maledizione misteriosa che incombe sui due, presenze inquietanti, una magione che è sia rifugio che prigione, vecchi avidi, una storia d'amore capace di smuovere la situazione, un eroe senza macchia pronto ad immolarsi per la sua bella, persino tocchi di colore folkloristici che non servono a nulla ma rendono comunque l'idea del tempo e del luogo in cui è ambientata la vicenda (mi riferisco agli strepponi irlandesi, assolutamente inutili ai fini della trama). Il mistero che circonda i due protagonisti, costretti a sottostare a regole ferree apparentemente immotivate, viene svelato a poco a poco, più attraverso omissioni, frasi appena accennate e visioni che attraverso uno spiegone vero e proprio, e anche se alcuni snodi della trama non sono troppo convincenti e talvolta risultano un po' "comodi", ciò che non viene mai meno in The Lodger è l'atmosfera sottilmente inquietante che pervade luoghi e personaggi. Rispetto a questi ultimi, l'unica di cui viene davvero approfondita la psicologia è Rachel, eroina della storia, mentre gli altri risultano poco più che delle macchiette impegnate nei rispettivi ruoli, ma ho percepito anche questo come parte del "gioco" di riproposizione gotica.
Questa maggiore introspezione si avverte anche nella scelta degli attori. Charlotte Vega nei panni di Rachel è davvero brava, riesce a conferire al personaggio un buon mix di forza e fragilità, conditi da una punta di sensualità e nobile alterigia che completano il tutto, mentre gli altri comprimari lasciano un po' il tempo che trovano; Bill Milner, con quel musetto da ratto, ha comunque il phisique du rol per interpretare Edward e portare alla luce tutti i lati negativi del suo carattere pauroso e cupo, in quanto all'inespressivo Eugene Simons diciamo che era buono giusto per fare il voltagabbana mollo ne Il trono di spade mentre come eroe innamorato... lasciamo perdere. Fortuna che compare il vecchio David "Gazza" Bradley a tenere alta la quota azzurra della pellicola! A proposito di azzurro, The Lodgers a tratti richiama l'atmosfera "acquatica" del particolare La cura dal benessere ed è bellissimo il modo in cui elementi naturali come il bosco e l'acqua del lago si compenetrano a quelli architettonici della casa in cui vivono prigionieri Rachel e Edward, come a dire che non esistono luoghi dove i due possono andare a rifugiarsi per fuggire al loro triste destino. Meno belli, purtroppo, i pochi effetti speciali utilizzati, soprattutto su un finale che fa largo uso di "bambolotti" in CG riproposti in serie (diciamo che quando le creature vanno in coppia l'effetto risulta meno farlocco), fortunatamente poco presenti per il resto del film. Riassumendo, The Lodgers non è un film imperdibile oppure innovativo, né dal punto di vista della trama né da quello "tecnico", ma è comunque una pellicola gradevole se vi piace quel genere di horror un po' gotico, fatto più di atmosfere che di spaventi gratuiti (ce ne sono davvero pochissimi). Ero raffreddatissima, reduce da tre notti in bianco eppure non mi sono addormentata guardandolo, già questa dovrebbe essere una garanzia!
Di David Bradley, che interpreta Bermingham, ho già parlato QUI.
Brian O'Malley è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto anche l'horror Let Us Prey. E' anche sceneggiatore.
Charlotte Vega interpreta Rachel. Spagnola, ha partecipato a film come [REC]3 - La genesi, American Assassin e a serie come Il segreto e Velvet. Ha 24 anni e un film in uscita.
Bill Milner interpreta Edward. Inglese, ha partecipato a film come Son of Rambow, X-Men - L'inizio, Locke e Dunkirk. Anche produttore, ha 23 anni e tre film in uscita.
Eugene Simons, che interpreta Sean, ha partecipato alla serie Il trono di spade nel ruolo di Lancel Lannister. The Lodgers è stato girato a Loftus Hall, che risulta una delle case più infestate d'Irlanda ed è stata anche protagonista di serie TV e documentari: QUI c'è il sito ufficiale, dove volendo potete anche prenotare un tour guidato! Detto questo, se The Lodgers vi fosse piaciuto recuperate Crimson Peak. ENJOY!
Trama: Rachel ed Edward, gemelli, vivono soli in un'enorme casa e sono costretti a seguire tre regole fondamentali, pena l'ira degli spiriti che infestano il luogo. Quando Rachel si innamora di un ragazzo del villaggio, però, seguire le regole diventa praticamente impossibile...
Come ho scritto su, per la scelta di The Lodgers mi sono lasciata convincere dall'origine irlandese del film e gli ho dato una chance senza neppure guardare il trailer. Sono contenta di avere seguito l'istinto e l'amore per l'Irlanda, in quanto The Lodgers si è fatto apprezzare sia per la storia gotica (classica ma intrigante) sia per la regia, la fotografia e le scenografie, unite a formare un quadro elegante e al tempo stesso decadente, perfetto per un racconto di fantasmi. Chi cerca l'innovazione potrebbe rimanere deluso perché il film di Brian O'Malley raccoglie tutti i topoi del genere gotico: abbiamo l'eroina in pericolo, delicata e forte al tempo stesso, c'è il fratello tetro, una maledizione misteriosa che incombe sui due, presenze inquietanti, una magione che è sia rifugio che prigione, vecchi avidi, una storia d'amore capace di smuovere la situazione, un eroe senza macchia pronto ad immolarsi per la sua bella, persino tocchi di colore folkloristici che non servono a nulla ma rendono comunque l'idea del tempo e del luogo in cui è ambientata la vicenda (mi riferisco agli strepponi irlandesi, assolutamente inutili ai fini della trama). Il mistero che circonda i due protagonisti, costretti a sottostare a regole ferree apparentemente immotivate, viene svelato a poco a poco, più attraverso omissioni, frasi appena accennate e visioni che attraverso uno spiegone vero e proprio, e anche se alcuni snodi della trama non sono troppo convincenti e talvolta risultano un po' "comodi", ciò che non viene mai meno in The Lodger è l'atmosfera sottilmente inquietante che pervade luoghi e personaggi. Rispetto a questi ultimi, l'unica di cui viene davvero approfondita la psicologia è Rachel, eroina della storia, mentre gli altri risultano poco più che delle macchiette impegnate nei rispettivi ruoli, ma ho percepito anche questo come parte del "gioco" di riproposizione gotica.
Questa maggiore introspezione si avverte anche nella scelta degli attori. Charlotte Vega nei panni di Rachel è davvero brava, riesce a conferire al personaggio un buon mix di forza e fragilità, conditi da una punta di sensualità e nobile alterigia che completano il tutto, mentre gli altri comprimari lasciano un po' il tempo che trovano; Bill Milner, con quel musetto da ratto, ha comunque il phisique du rol per interpretare Edward e portare alla luce tutti i lati negativi del suo carattere pauroso e cupo, in quanto all'inespressivo Eugene Simons diciamo che era buono giusto per fare il voltagabbana mollo ne Il trono di spade mentre come eroe innamorato... lasciamo perdere. Fortuna che compare il vecchio David "Gazza" Bradley a tenere alta la quota azzurra della pellicola! A proposito di azzurro, The Lodgers a tratti richiama l'atmosfera "acquatica" del particolare La cura dal benessere ed è bellissimo il modo in cui elementi naturali come il bosco e l'acqua del lago si compenetrano a quelli architettonici della casa in cui vivono prigionieri Rachel e Edward, come a dire che non esistono luoghi dove i due possono andare a rifugiarsi per fuggire al loro triste destino. Meno belli, purtroppo, i pochi effetti speciali utilizzati, soprattutto su un finale che fa largo uso di "bambolotti" in CG riproposti in serie (diciamo che quando le creature vanno in coppia l'effetto risulta meno farlocco), fortunatamente poco presenti per il resto del film. Riassumendo, The Lodgers non è un film imperdibile oppure innovativo, né dal punto di vista della trama né da quello "tecnico", ma è comunque una pellicola gradevole se vi piace quel genere di horror un po' gotico, fatto più di atmosfere che di spaventi gratuiti (ce ne sono davvero pochissimi). Ero raffreddatissima, reduce da tre notti in bianco eppure non mi sono addormentata guardandolo, già questa dovrebbe essere una garanzia!
Di David Bradley, che interpreta Bermingham, ho già parlato QUI.
Brian O'Malley è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto anche l'horror Let Us Prey. E' anche sceneggiatore.
Charlotte Vega interpreta Rachel. Spagnola, ha partecipato a film come [REC]3 - La genesi, American Assassin e a serie come Il segreto e Velvet. Ha 24 anni e un film in uscita.
Bill Milner interpreta Edward. Inglese, ha partecipato a film come Son of Rambow, X-Men - L'inizio, Locke e Dunkirk. Anche produttore, ha 23 anni e tre film in uscita.
Eugene Simons, che interpreta Sean, ha partecipato alla serie Il trono di spade nel ruolo di Lancel Lannister. The Lodgers è stato girato a Loftus Hall, che risulta una delle case più infestate d'Irlanda ed è stata anche protagonista di serie TV e documentari: QUI c'è il sito ufficiale, dove volendo potete anche prenotare un tour guidato! Detto questo, se The Lodgers vi fosse piaciuto recuperate Crimson Peak. ENJOY!
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