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martedì 5 settembre 2023

Bolla Loves Bruno: I protagonisti (1992)

Bolla Loves Bruno atipico quello di oggi, perché parliamo de I protagonisti (The Player), diretto nel 1992 dal regista Robert Altman, dove Bruccino compare per 1 minuto o poco più.


Trama: il produttore hollywoodiano Griffin Mill si ritrova ad essere oggetto di misteriose minacce. Nel tentativo di fare chiarezza, la sua vita si ingarbuglia ancora di più...


Non avendo mai visto I protagonisti, ho dovuto rischiare. Immaginavo che Bruce avrebbe avuto giusto una particina, visto che interpretava se stesso, ma nel caso non fosse stato così mi sarei sentita punta nella mia pignoleria. E' andata comunque bene, perché I protagonisti è la satira graffiante e tristemente attuale di un sistema che ha rifiutato i grandi Autori degli anni '70 preferendo un cinema di consumo e privo di coraggio, dove le cose che contano di più sono happy ending (anche paradossali), divi strapagati e tutto ciò che possa attirare lo spettatore medio, che ovviamente va fidelizzato. Altman si mette al servizio dello sceneggiatore Michael Tolkin e riporta su schermo tutto il suo disgusto verso il sistema delle grandi case di produzione, da cui il regista era stato tenuto lontano per anni, trasmettendo allo spettatore la sensazione di un "anti-sogno", di un freddo e caotico business dove uomini d'affari in giacca e cravatta plasmano e guidano i gusti del pubblico puramente in base a un'idea di profitto. Lo splendido piano sequenza iniziale, in tal senso, è lapalissiano: dieci minuti durante i quali miriadi di idee nascono e muoiono nel giro di una telefonata o una rapida conversazione, con gli studios brulicanti di formiche umane in cerca di una briciola di torta, i loro destini appesi a un filo anche nel caso di personaggi influenti, come nel caso di Griffin Mill. Quest'ultimo, il protagonista del film, è un giovane produttore che rischia di venire messo da parte in favore di un collega e che, come se non bastasse, continua a ricevere minacciose cartoline da parte di uno sceneggiatore scartato. Questo è l'aspetto del film che può risultare gradevole anche per chi non è appassionato di cinema, in quanto I protagonisti ha l'ossatura di un thriller non privo di colpi di scena, all'interno del quale le indagini di Mill prendono una piega sinistra e sempre più pericolosa; la cinepresa di Altman, coadiuvata dall'ottimo montaggio di Geraldine Peroni, circonda Mill di presagi funesti nascosti in locandine e cartoline, lo rende oggetto di sguardi da parte di figure sempre un po' defilate e accresce così il ritmo e la suspance del film.


So che la rubrica dovrebbe parlare di Bruce Willis (il quale, negli anni '90, poteva già permettersi di parodiare se stesso in una breve sequenza che è la summa di tutti i suoi personaggi, ironici e badass fino al midollo) ma il cuore nero de I protagonisti, stavolta, è Tim Robbins. Mill non è un personaggio gradevole, per nulla; fin dall'inizio viene connotato come uno squalo dai gusti snob, un uomo pavido consapevole dei suoi modi sbagliati, praticamente il "fratello" del protagonista di un altro film con Bruce Willis, Il falò delle vanità. Anche in questo caso, una sceneggiatura amaramente ironica sottolinea come, in una società dove l'unica cosa a contare sono fama e soldi, gente come Mill avrà sempre vita facile, non necessariamente per i "capricci" di uno sceneggiatore, ma è comunque difficile non lasciarsi coinvolgere, per buona parte del film, dalle vicende del protagonista e non tifare per lui, visto che tutto è filtrato dalla sua percezione personale. Tim Robbins è stata una scelta di casting fondamentale, con quella sua faccina da bimbo e gli occhi di un freddo blu che, da sempre, gli conferiscono un'aura ambigua, mentre l'altro colpo di genio è stato affiancargli co-protagonisti ancora più sgradevoli di lui e dotarlo di un antagonista, di uno stalker e persino di un affascinante love interest, tutti subdoli cliché che impediscono allo spettatore di odiarlo come meriterebbe. L'importante, guardando I protagonisti, è non lasciarsi sviare dalla marea di attori famosi che appaiono anche solo per un istante a gettarci fumo negli occhi (e deliziarci con battute improvvisate), facendoci girare la testa con la testarda illusione che, una volta arrivati a Hollywood, si possa inciampare in stelle del cinema e venire annaffiati di champagne, ma il gioco del who's who appassiona e regala momenti epici come quello del monologo dell'adoratissimo Richard E. Grant e la spassosa sequenza dell'interrogatorio con riconoscimento annesso, durante i quali credevo di strozzarmi dalle risate ad ogni espressione di Whoopi Goldberg. Come avrete capito, se non avete mai visto I protagonisti vi siete persi una gran cosa che consiglio senza remore... e pazienza per Bruno, al quale dò un amorevole appuntamento per il prossimo film!

Non si nomina Bruno!

Del regista Robert Altman ho già parlato QUI. Tim Robbins (Griffin Mill), Whoopi Goldberg (Detective Avery), Peter Gallagher (Larry Levy), Brion James (Joel Levison), Vincent D'Onofrio (David Kahane), Dean Stockwell (Andy Civella), Richard E. Grant (Tom Oakley), Jeremy Piven (Steve Reeves), Karen Black, Michael Bowen, Gary BuseyRobert Carradine, CherJames CoburnJohn Cusack, Peter FalkLouise Fletcher, Teri Garr, Jeff GoldblumElliott GouldAnjelica Huston, Jack LemmonAndie MacDowell, Malcom McDowell, Nick NolteJulia Roberts, Mimi RogersAlan RudolphSusan SarandonRod SteigerRobert Wagner e Bruce Willis li trovate invece ai rispettivi link.

Greta Scacchi interpreta June Gudmundsdottir. Nata a Milano, ha partecipato a film come Presunto innocente, Jefferson in Paris, Emma, Il morso del coniglio e a serie quali The Terror. Ha 63 anni e un film in uscita.

Fred Ward interpreta Walter Stuckel. Americano, indimenticabile Earl Bassett della saga Tremors, ha partecipato ad altri film come America oggi, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Reazione a catena, e a serie quali L'incredibile Hulk, Grey's Anatomy, E.R. Medici in prima linea e True Detective. Anche produttore, è morto l'anno scorso, a 80 anni.


Nella miriade di guest star presenti nel film e non ancora "coperte" da un post sul Bollalmanacco segnalo il regista Sydney Pollack nei panni di Dick Mellen, Gina Gershon (Whitney Gersh) e, come se stessi, Richard Anderson, Harry Belafonte, Brad Davis, Dennis Franz, Scott Glenn, Sally Kellerman, Marlee Matlin, Burt Reynolds e Lily Tomlin, mentre le scene con Jeff Daniels e Patrick Swayze sono invece state tagliate. Nel 1997 era stato realizzato un pilot televisivo mai mandato in onda, con Patrick Dempsey nel ruolo di Mill. ENJOY!

mercoledì 9 febbraio 2022

Gli occhi di Tammy Faye (2021)

La settimana scorsa è uscito anche in Italia Gli occhi di Tammy Faye (The Eyes of Tammy Faye), diretto nel 2021 dal regista Michael Showalter e tratto dal documentario omonimo di Fenton Bailey e Randy Barbato. Con questo film si comincia il recupero pre-Oscar! In questo caso le nomination sono Miglior Attrice Protagonista e Miglior Trucco e Parrucco.


Trama: Tammy Faye e il marito Jim cominciano una carriera come telepredicatori ma col successo arrivano anche una serie di scandali ben poco cristiani...


Come ogni anno, i Golden Globe (e, per estensione, gli Oscar), portano con sé una serie di biopic di figure popolarissime in America ma a me completamente sconosciute. Tammy Faye Bakker e il marito Jim sono stati protagonisti, verso la fine degli anni '80, di uno dei più grandi scandali mediatici dell'epoca, che ha portato l'allora famosissimo televangelista Jim Bakker a venire condannato per frode (dopo essersi arricchito alle spalle di una moltitudine di fedelissimi donatori) e anche per una serie di violenze sessuali ai danni di donne nonostante, si dice, fosse omosessuale. La moglie Tammy Faye, la quale, come ho scritto su Facebook, ai miei occhi è parsa un incrocio cristiano tra Vanna Marchi e Moira Orfei, è rimasta sempre fuori di galera e, col tempo, è diventata un'icona gay grazie anche alla sua apertura mentale e al suo appoggio nei confronti della causa LGBT; che la signora non sapesse proprio nulla nulla nulla degli affari del marito a me pare strano, ma c'è da dire che Gli occhi di Tammy Faye non cerca di santificarla a tutti i costi, benché tra Tammy e Jim è chiarissimo chi sia il "cattivo" della situazione. Il film di Michael Showalter racconta dunque, secondo il canovaccio tipico delle storie di ascesa e caduta di persone realmente esistite, il legame tra Tammy Faye e il marito a partire dal loro primo incontro al college, i loro primi spettacoli itineranti, le prime trasmissioni televisive e, infine, l'impero del network PTL da loro interamente gestito. Mentre Tammy Faye viene descritta fin dall'inizio come un'animo candido, ispirata da una cristianità inclusiva ("Io amo tutte le persone!") che spesso fa a pugni con le convinzioni ortodosse anche in virtù del suo aspetto assai civettuolo, il personaggio di Jim non è mai particolarmente limpido e, mano a mano che il film prosegue, la sua devozione appare sempre più falsa e subordinata a fare soldi e a mantenere una facciata di ipocrita rispettabilità. 


Come molti altri biopic simili, Gli occhi di Tammy Faye non brilla particolarmente per originalità a livello di sceneggiatura o di regia e il suo valore "documentaristico" varia a seconda di quanto lo spettatore decide di lasciarsi coinvolgere dall'argomento trattato. A me, lo sapete, il popolo americano fa sempre tanta tenerezza e questi personaggi assurdi che ogni tanto sfornano e rendono famosi, prima di venire traditi proprio da chi hanno messo sul piedistallo, mi mandano in brodo di giuggiole, e non nascondo che da due giorni passo il mio poco tempo libero a leggere articoli relativi ai due coniugi Bakker, anche perché Gli occhi di Tammy Faye non copre (ovviamente) tutto lo scibile né sullo scandalo che li hanno visti coinvolti né su cosa ne sia stato poi di loro. Tammy Faye, come ho scritto su, è diventata un'icona LGBT ed è morta di cancro nel 2007, mentre quell'idiota dell'ex marito ha perso il pelo ma non il vizio, perché è stato condannato ancora l'anno scorso per aver venduto rimedi a base di argento colloidale contro il Covid. Detto questo, ciò che è oggettivamente innegabile è la bravura di Jessica Chastain, irriconoscibile nei panni di questa signora dal trucco pesante e dalla voce simile a quella di Betty Boop. Che la Chastain sia molto legata al personaggio è palese dal modo in cui riesce a renderlo assai lontano dalla caricatura che rischiava di essere, a smuovere anche il cuore dello spettatore più disgustato da tutto quel carrozzone cristiano (eccomi!) conferendo dignità a Tammy Faye sia nei momenti faceti, sottolineandone tutta l'incredibile forza d'animo ed ottimismo, sia in quelli drammatici, che a tratti commuovono. Le sequenze in cui Tammy Faye è letteralmente costretta a perdere la fede per colpa di chi dovrebbe esserne il baluardo, in primis l'agghiacchiante marito, spezzano il cuore e verrebbe davvero voglia (sempre restando in tema biopic da Oscar) di invocare quella dolce anima buona di Mister Rogers per fargli prendere a schiaffi Jim Bakker da qui all'eternità. Onestamente, se la Chastain si portasse a casa un'Oscar per questa interpretazione non mi dispiacerebbe (fa sorridere come lei, pesantemente truccata, risulti molto meno finta della Kidman in Being the Ricardos, anche lei nella rosa dei candidati), ed è uno dei motivi per cui vi consiglierei di andare a vedere Gli occhi di Tammy Faye anche e soprattutto se non sapete nulla delle vicende che tratta. 


Del regista Michael Showalter ho già parlato QUI. Jessica Chastain (Tammy Faye Bakker), Andrew Garfield (Jim Bakker), Cherry Jones (Rachel Grover) e Vincent D'Onofrio (Jerry Falwell) li trovate invece ai rispettivi link.

martedì 13 marzo 2018

Il giustiziere della notte (2018)

Potevo forse esimermi dal guardare un film che vede l'alleanza di due miei ammori come Bruce Willis ed Eli Roth, rispettivamente protagonista e regista de Il giustiziere della notte? Ma neanche per sogno!


Trama: nel corso di una rapina andata male, la moglie e la figlia del chirurgo di un ospedale vengono aggredite, la prima muore e la seconda finisce in coma. Il chirurgo inizialmente lascia il caso nelle mani della polizia ma di fronte all'incompetenza delle forze dell'ordine decide di farsi giustizia da solo...


Eli Roth secondo me è impazzito. Quest'uomo sarà cialtrone quanto volete ma i suoi horror mi hanno sempre soddisfatta e il suo stile si è evoluto nel tempo, raffinandosi sempre di più; certo, non è mai arrivato ai livelli dei Grandi Maestri, anche perché le sceneggiature dei suoi film non sono mai state delle perle di raffinatezza, però a mio avviso Hostel 2 e The Green Inferno avevano il loro perché anche dal punto di vista della regia, al di là dello splatter. Poi, come ho detto, Eli Roth è impazzito e ha girato prima Knock Knock (filmucolo da Ciclo Alta Tensione buono solo per la presenza di due strappone che sarebbero diventate una sua moglie, l'altra il sogno erotico di chiunque abbia guardato Blade Runner 2049) poi il remake de Il giustiziere della notte, al quale seguirà per la cronaca The House With a Clock in its Walls, tratto da un fantasy-horror PER BAMBINI. La cosa mi fa un po' incazzare perché guardando Il giustiziere della notte mi sono resa conto che le scene realizzate meglio, salvo quelle in cui Bruce Willis fa Bruce Willis tirando fuori tutta la badasseria che nemmeno le rughe, l'espressione perenne di chi sta inghiottendo dei chiodi e la professione di allegro chirurgo sono riuscite a togliergli, sono quelle in cui il film si trasforma in un home invasion tout court, e dove nonostante lo spettatore sappia già quello che deve accadere, la tensione si taglia comunque col coltello, a prescindere dalla trama telefonata (d'altronde, altrimenti il protagonista non diventerebbe Il giustiziere!). Tutto questo sproloquio per dire che se Eli Roth tornasse sulla retta via invece di perdersi nel suo desiderio di fare soprattutto il produttore potrebbe cicciare fuori un horror coi controfiocchi invece del remake di una storia fatta uscire al cinema a fine anni '70 che oggi (forse più di allora) si presta ad essere fraintesa ammantandosi di minacciose auree Trumpiste-Salveeniane invece di venire presa come la supercazzola esagerata che è. E prima che mi cazziate per una "recensione" che non si sbatte a confrontare il giustiziere di oggi con quello di ieri, sappiate che la colpa è di papà Bolla che, affetto dal vizio dello zapping compulsivo (o probabilmente censurato da mia madre convinta che una bambina non dovesse vedere simili film), non mi ha mai permesso di vedere per intero il film di Bronson, finendo per lasciarmi in testa una confusione di segmenti presi dai vari capitoli e l'unico ricordo della brutta faccia del vecchio Charles con in mano una pistola. Punto.


Detto questo, Il giustiziere della notte dell'anno del Signore 2018 è, oltre che l'ennesima prova della follia galoppante di Roth (il quale pare abbia voluto girare un film imperniato sul concetto di "protezione della famiglia", non una tirata pro-armi), un film dove il protagonista cede al potere tutto americano del secondo emendamento davanti alla texanità del suocero e soprattutto alla reiterata imbecillità delle forze di polizia di Chicago, simbolizzata non a caso dalla presenza di Big Jim "Barbie Did It" Rennie; quando a un certo punto del film le due oloturie con distintivo assegnate al caso Kersey, pur avendo tutti gli indizi necessari per incastrare il chirurgo Paul, sbagliano clamorosamente indiziato, lo spettatore arriva a perdere anche quel minimo dubbio relativo alla moralità delle scelte del protagonista. E sì, un po' di critica sociale Roth la fa, mettendo in scena il momento più esilarante della pellicola, lo spot ammicante dell'armeria all'interno del quale una procace bionda smandrappata mostra i vantaggi di vivere in America e poter comprare fucili semi-automatici ottenendo il porto d'armi in due giorni (previo corso che tanto "passano tutti"), per non parlare del finale "con rimbrotto" del tipo "hai fatto bene, ora va e non peccare più", ma fondamentalmente fin dall'inizio la sceneggiatura parteggia smaccatamente per Bruce Willis. Il dibattito sociale "vigilantes sì, vigilantes no" è letteralmente solo un rumore di fondo affidato a speaker radiofonico-televisivi e alimentato da video o meme su internet (come in effetti succede al giorno d'oggi per qualsiasi evento, anche il più grave) mentre il protagonista tira dritto per la sua strada senza dubitare neppure per un secondo della sua missione. D'altronde, come potrebbe, anzi, come potremmo noi dubitarne dopo che Roth e Joe Carnahan ci hanno mostrato la quintessenza della famiglia upperclass modello, rigorosamente bianca, venire spazzata via da malviventi rigorosamente latinos, neCri e boh, probabilmente immigrati da qualche oscuro paese dell'Europa dell'Est? A ragionare su tutte le implicazioni sociali di un film simile fatto uscire al cinema in tempi come questi ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, quindi meglio prenderlo come una semplice supercazzola in cui Bruce Willis, per l'occasione già vestito da David Dunn così da essere pronto per l'imminente Glass, si profonde in goduriose punizioni splatter per difendere la famiglia "come avrebbe fatto qualsiasi cittadino normale". Con un fucile d'assalto M-16, certo. Dai, Eli, stavolta mi sono divertita anche perché c'era Bruccino adorato ma quando torniamo a fare sul serio?


Del regista Eli Roth ho già parlato QUI. Bruce Willis (Paul Kersey), Vincent D'Onofrio (Frank Kersey), Elisabeth Shue (Lucy Kersey) e Len Cariou (Ben) li trovate invece ai rispettivi link.

Dean Norris interpreta il Detective Kevin Raines. Americano, famoso per i ruoli di Hank Schrader in Breaking Bad e di Big Jim Rennie in Anderdedoum, ha partecipato a film come Scuola di polizia 6: La città è assediata, Arma letale 2, Duro da uccidere, Atto di forza, Gremlins 2 - La nuova stirpe, Terminator 2 - Il giorno del giudizio, Il tagliaerbe, Il socio, Gattaca - La porta dell'universo, Starship Troopers - Fanteria dello spazio, Il negoziatore, The Cell - La cellula, Little Miss Sunshine, Lo spaccacuori, Viaggio in paradiso, The Counselor - Il procuratore e ad altre serie quali X-Files, ER - Medici in prima linea, Walker Texas Ranger, Millenium, Nash Bridges, Streghe, Jarod il camaleonte, Six Feet Under, 24, Tremors, Senza traccia, Cold Case, Nip/Tuck, Grey's Anatomy, Bones, Lost, True Bloods, Criminal Minds, Medium, CSI - Scena del crimine, CSI: NY  e The Big Bang Theory; come doppiatore ha lavorato nella serie American Dad!. Anche produttore, ha 55 anni e un film in uscita.


Beau Knapp interpreta Knox. Americano, ha partecipato a film come Super 8, Regali da uno sconosciuto - The Gift, The Nice Guys e a serie quali Bones. Ha 29 anni e quattro film in uscita.


Kirby Bliss Blanton, che interpreta Bethany, era una delle fanciulle catapultate nel Green Inferno, a occhio e croce direi la biondina vegana. Il giustiziere della notte ha una storia produttiva travagliata che risale a inizio millennio, quando Stallone avrebbe dovuto sia dirigere il film che interpretare il protagonista, prima di abbandonare il progetto per "divergenze creative"; dopo di lui, per il ruolo di Paul Kersey sono stati fatti i nomi di Liam Neeson (con Joe Carnahan alla regia) e Benicio Del Toro (diretto da Gerardo Naranjo) e persino i due registi di Big Bad Wolves avrebbero dovuto entrare in campo, ma hanno rinunciato quando non gli è stato permesso di modificare lo script del film. Il giustiziere della notte è ovviamente il remake dell'omonimo film del 1974, tratto dal libro di Brian Garfield, quindi se la pellicola vi fosse piaciuta potete recuperarlo e aggiungere i suoi sequel dal 2 al 5. ENJOY!

venerdì 24 marzo 2017

The Ring 3 (2017)

Samara, icona horror del nuovo millennio, è tornata con The Ring 3 (Rings), diretto dal regista F. Javier Gutiérrez. Potevo forse perderla?


Trama: nonostante siano passati anni e la tecnologia del videoregistratore sia ormai obsoleta, il video maledetto di Samara continua a mietere vittime. Quando la videocassetta passa nelle mani di Gabriel, professore universitario, la maledizione comincia però ad assumere una forma diversa...



Prima di vedere The Ring 3 sarebbe opportuno che lo spettatore recuperasse Rings. Come ho già raccontato QUI, Rings era un corto di raccordo tra The Ring e The Ring 2, dove si raccontava di come la maledizione del video si fosse diffusa a macchia d'olio soprattutto tra i giovani liceali, i quali si passavano a vicenda la cassetta, la guardavano e poi trovavano un'altra vittima a cui appiopparla, creando di fatto una sorta di "società segreta" legata al mito della ragazzina omicida. Non è un caso che The Ring 3 in originale riprenda il titolo di questo corto: l'inizio della pellicola parte da una situazione assai simile a quella che apriva The Ring 2 e il resto del film (o meglio, il primo tempo) rinnova l'idea di società segreta, con un gruppo di studenti universitari che decidono di studiare il fenomeno Samara mettendo a repentaglio le proprie vite e sfruttando la tecnologia per duplicare il video ancora più velocemente (niente più videocassette, viva i file su MAC o PC!). Neanche a dirlo, la spettrale mocciosa decide a un certo punto di punire tanta stupidità e cambia le regole del gioco in un modo che ovviamente non spoilero ma che si traduce nell'ennesimo percorso di scoperta del passato di Samara, tra citazioni ai primi due film e ulteriori retroscena svelati, secondo un pattern già tracciato nel lontano 2002. Il risultato, come potete immaginare, è una noia terribile. Chi, come me, conosce a menadito i primi due remake (o è stato talmente scemo da recuperarli in funzione dell'uscita del terzo capitolo della saga, riempendosi già il cervello di Samare assortite) riuscirà infatti a prevedere ogni singola scena e risvolto della trama almeno un quarto d'ora prima che vengano "rivelati" al pubblico e, diciamoci la verità, il video maledetto ha ormai fatto il suo tempo. Sempre uguale, ormai datato quanto il sembiante di Samara e la sua mania di sbucare dai televisori o da un pozzo ubicato nelle vicinanze, in quindici anni persino il modo "scattoso" con cui si sposta lo spettro ha smesso di mettere ansia, basta piazzare una mano davanti agli occhi al momento opportuno e voilà, paura svanita.


La regia di Gutiérrez è senza infamia né lode. Il regista spagnolo ricerca le belle immagini, è vero, per esempio quando la pioggia comincia a scorrere all'insù sull'enorme vetrata dell'appartamento di Gabriel ma anche lui, poveraccio, è costretto a rispettare i canoni della saga e a mostrare sempre le stesse cose; ancor peggio, pur avendo tra le mani una sequenza iniziale potenzialmente esaltantissima, è riuscito ad ammosciarla a tal punto che sarebbe meglio riguardarsi Final Destination e persino Snakes on a Plane per togliersi l'amaro di bocca. C'è, a dire il vero, una novità rappresentata da SPOOOILER un video nuovo FINE SPOILER ma anche lì lo spettatore scafato rischia di mettersi a ridere e, ancora peggio, di intuire il twist finale nonostante ben due personaggi omettano (chissà perché visto che la rivelazione era presente nel trailer, complimenti per la furbata!) di rivelare una cosa importantissima alla protagonista, attirandosi le spernacchiate di chi nel frattempo aveva già capito tutto. Siccome ho nominato questi due personaggi, converrebbe scrivere qualche riga sugli attori. Mentre i giovani protagonisti fanno il loro lavoro senza attirarsi lodi o insulti, quelli che saltano all'occhio sono ovviamente due "mostri sacri televisivi" come Vincent D'Onofrio e Johnny Galecki (anche se fa specie definire il povero D'Onofrio "televisivo" ma vorrei vedere chi, ultimamente, ricorda qualcosa fatto da lui che non sia Daredevil). L'apparizione del primo suona come un simpatico contrappasso al ruolo di Wilson Fisk, visto che gli tocca interpretare un cieco, inoltre l'attore risulta sempre bravo e convincente, sul secondo stenderei un velo pietoso e mi limiterei a consigliargli di rimanere confinato nell'orbita di The Big Bang Theory, ché se la sua idea di personaggio ambiguo si riduce ad una monoespressività intervallata da un "fessurizzare di iridi" (come si diceva ad Extremelot) tanti auguri per un'eventuale carriera in ambito drammatico! E quindi, diludendo? Sì, tantissimo. Io che torno a casa dopo avere visto The Ring 3 e non mi metto neppure a correre per raggiungere l'ingresso a mezzanotte e mezza ha del surreale. Purtroppo si prospettano sequel infiniti, addirittura in sostituzione dell'annuale episodio di Paranormal Activity, ed è questa la vera maledizione di Samara!!!


Di Vincent D'Onofrio, che interpreta Burke, ho già parlato QUI.

F. Javier Gutiérrez è il regista della pellicola. Spagnolo, ha diretto solo un altro film prima di Rings, ovvero Before the Fall. Anche produttore e sceneggiatore, ha 44 anni.


Johnny Galecki interpreta Gabriel. Universalmente conosciuto come il Dr. Leonard Hofstadter di The Big Bang Theory, ha partecipato a film come Mr. Bean - L'ultima catastrofe, So cosa hai fatto, Vanilla Sky e ad altre serie quali Pappa e ciccia e My Name is Earl; come doppiatore, ha lavorato in American Dad! e I Griffin. Nato in Belgio, anche produttore e sceneggiatore, ha 42 anni.


Matilda Anna Ingrid Lutz, che interpreta Julia, era tra i protagonisti dell'ultimo film di Muccino, L'estate addosso. Rick Baker, responsabile del makeup dei primi due film, ha partecipato a The Ring 3 con un cameo che però è stato alla fine tagliato. Detto questo, se The Ring 3 vi fosse piaciuto recuperate i prequel The Ring, The Ring 2 e, se vi va, tutte le cosine giapponesi legate alla saga originale che ho nominato QUI. ENJOY!

venerdì 20 febbraio 2015

The Judge (2014)

Il recupero pre-Oscar non lascia passare indenni neppure le più “piccole” nomination, come quella di Robert Duvall migliore attore non protagonista in The Judge, diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista David Dobkin.


Trama: Hank Palmer è un avvocato di successo che si è lasciato alle spalle le sue origini di “ragazzo di campagna”. Dopo la morte della madre è però costretto a tornare a casa e ad affrontare l’inesistente rapporto col padre, stimato giudice accusato di aver ucciso un uomo finito sotto il suo giudizio moltissimi anni prima…



Guardare The Judge è come fare un salto indietro nel tempo di almeno una ventina d’anni, quando andavano di moda i drammi giuridici mescolati a problemi familiari irrisolti. Il film racconta la solita storia del giovinotto scapestrato che scappa dalla campagna, diventa uno spregiudicato cittadino dopo aver tagliato tutti i ponti col passato e si ritrova dopo anni a dover riaffrontare la sua disagiata famiglia con un bel malloppo di cinismo e nuove, strabilianti abilità perlopiù sconosciute ai poveri zoticoni che ancora si cullano nella loro ingenua ignoranza. Queste situazioni di solito si risolvono in uno scontro cultural-generazionale e finiscono spesso a tarallucci e vino; The Judge non fa eccezione per quel che riguarda il primo punto ma strappa un bel po’ di lacrimoni (nonostante la prevedibilità del tutto) per quanto riguarda il secondo, seppellendo i personaggi con tante di quelle tragedie e situazioni irrisolte da far invidia ad un episodio di Candy Candy. La cosa incredibile è che The Judge è leggero, simpatico e molto ironico per almeno metà della sua durata e questi momenti più ilari vanno serenamente a braccetto con delle mazzate sotto lo sterno non da poco, che lasciano lo spettatore spiazzato a chiedersi il perché di questo continuo alternarsi di registri. La storia personale del protagonista Hank e di suo padre, il giudice del titolo originale, procede di pari passo con la loro vicenda giudiziaria, in un susseguirsi di deposizioni, scelte di giurati, arringhe ed interrogatori che potrebbero fare la felicità di ogni appassionato del genere e che, in effetti, hanno appassionato anche me, spingendomi a fare il tifo per il giudice sperando che vincesse la causa in barba all’azzimato avvocato dell’accusa e a tutti i familiari redneck della vittima.


Sicuramente, se la trama di The Judge riesce in qualche modo a catturare lo spettatore il motivo non risiede né nella sceneggiatura né nella realizzazione della pellicola, entrambe abbastanza mediocri, bensì nell’indubbio carisma degli interpreti principali e nell’azzeccata scelta dei caratteristi. Robert Downey Jr., affascinante come sempre, sembra nato per essere un avvocato sbruffone e senza scrupoli; Robertino brilla nei momenti più leggeri e patisce un po’ in quelli drammatici, risultando forse un po’ poco credibile, ma in generale è sempre piacevole vederlo muoversi e parlare sullo schermo. D’altra parte, Robert Duvall merita la nomination di quest'anno perché impegnato in un personaggio non facile, molto poco simpatico e tuttavia capace di accattivarsi a tratti la tenerezza del pubblico, accettando di caricarsi sulle spalle l'ingrato compito di mostrare buona parte degli aspetti negativi (e anche imbarazzanti) della vecchiaia e della malattia con incredibile dignità e sensibilità. I duetti tra i due Robert sono i momenti più interessanti, commoventi e riusciti di tutto il film ma anche i personaggi secondari sono ben caratterizzati; a Vera Farmiga basta essere bellissima, potrebbe anche non aprire bocca e riuscire comunque a dare dei punti con la sua sola presenza a tante mocciose di belle speranze con la metà dei suoi anni, mentre Vincent D'Onofrio e Jeremy Strong spiccano sugli altri interpreti maschili nonostante anche i due fratelli Dale e Glen non siano proprio dei mostri di simpatia o carisma. A The Judge avrebbero probabilmente giovato venti minuti e un po' di retorica in meno ma, come spesso succede davanti a film "classici" nell'impianto e nella bravura degli attori, è difficile non lasciarsi trasportare e goderseli fino in fondo, un po' come se ormai fossero insediati profondamente nel nostro DNA: The Judge non sarà il filmone del 2014 ma merita sicuramente una visione!


Di Robert Downey Jr. (Hank Palmer), Robert Duvall (Joseph Palmer), Vera Farmiga (Samantha Powell), Billy Bob Thornton (Dwight Dickham), David Krumholtz (Mike Kattan), Grace Zabriskie (Mrs. Blackwell) e Denis O'Hare (Doc Morris) ho già parlato ai rispettivi link.

David Dobkin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come 2 cavalieri a Londra e 2 single a nozze. Anche produttore, ha 45 anni.


Vincent D'Onofrio interpreta Glen Palmer. Americano, lo ricordo per film come Full Metal Jacket, Mystic Pizza, JFK - Un caso ancora aperto, Ed Wood, Men in Black e The Cell - La cellula, inoltre ha partecipato a serie come Miami Vice. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 55 anni, sette film in uscita tra cui Jurassic World e dovrebbe interpretare Wilson Fisk nell'imminente serie Daredevil.


Jeremy Strong interpreta Dale Palmer. Americano, ha partecipato a film come E venne il giorno, Lincoln, Zero Dark Thirty e Parkland. Ha un film in uscita.


Nonostante Robert Duvall sia stato giustamente candidato all'Oscar per la sua interpretazione, per il ruolo di Joseph Palmer c'erano in lizza anche Jack Nicholson e Tommy Lee Jones mentre Elizabeth Banks è arrivata a contendersi con la Farmiga la parte di Samantha. Detto questo, se The Judge vi fosse piaciuto recuperate Music Box - Prova d'accusa, Conflitto di classe e Il verdetto. ENJOY!


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