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martedì 24 settembre 2024

Speak No Evil - Non parlare con gli sconosciuti (2024)

Martedì scorso sono andata a vedere Speak No Evil - Non parlare con gli sconosciuti (Speak no Evil), diretto e sceneggiato dal regista James Watkins partendo dalla sceneggiatura dell'omonimo film danese.


Trama: Louise e Ben, americani trapiantati a Londra con la figlioletta Agnes, incontrano durante una vacanza gli inglesi Paddy e Ciara, assieme al figlio Ant. Tornati a casa, vengono invitati a passare un weekend a casa dei nuovi amici, i quali però si rivelano meno simpatici del previsto...


So che James Watkins è un regista inglese, ma Speak no Evil è il remake più americano che vi capiterà di vedere in tutta la vostra vita, salvo forse Missing - Scomparsa, di cui tra l'altro parleremo prossimamente. Gli americani hanno bisogno di risposte e certezze, e Speak no Evil è LA risposta a tutte le domande che vi siete sicuramente posti guardando l'originale danese. Poiché il film di Watkins nasce per dare delle risposte, il primo tempo è sostanzialmente la copia carbone di ciò che è stato fatto in precedenza, con un paio di esasperazioni atte a fornire un contesto ancora più chiaro: Louise e Ben sono PALESEMENTE una coppia in crisi, Agnes è PALESEMENTE una bambina ansiosa e problematica, Paddy è PALESEMENTE uno spirito libero ma anche un po' pericoloso, tant'è che gira in Vespa senza casco davanti a dei vigili urbani, il lazzarone. Tutti questi dettagli Christian Tafdrup non li forniva ma, nonostante ciò, la pellicola risultava fruibilissima, era dopo che cominciavano le magagne. Lasciando un attimo da parte l'ironia, è interessante vedere la differenza di approccio anche per ciò che riguarda le dinamiche di "potere" tra i personaggi. La coppia danese del primo film era composta da persone che, tutto sommato, erano mosce e depresse in egual misura, ma il più sofferente era il marito, fiaccato da una routine priva di poesia che, progressivamente, gli inaridiva l'animo. Sull'onda dell'attuale "woman power", il personaggio di Louise è molto più cazzuto (anche se non più simpatico) del marito vittima e, anche dalle inquadrature, si evince che lo scontro di personalità, per non parlare di un po' di tensione sessuale sottesa, è tutto tra lei e Paddy; quest'ultimo è il boss finale da sconfiggere, senza se e senza ma, tanto che Ciara (resa più ambigua da una sottotrama che potrebbe o non potrebbe rispecchiare la realtà) è una presenza evanescente o quasi, con buona pace della sempre bravissima Aisling Franciosi, divorata dal carisma di James McAvoy. C'è anche un altro aspetto da considerare, esplicato fin dal soggetto della prima inquadratura. A Watkins interessa girare un film sulla perdita dell'innocenza, sull'homo homini lupus, non una metafora estremizzata della società odierna, fatta di cupissima sopportazione. Per fare ciò, ritorna alle atmosfere che gli sono congeniali fin dai tempi del lontano Eden Lake, mettendo in scena anche uno scontro sociale ben definito, tra persone fondamentalmente fighette e "civilizzate" che non si sentono di offendere i campagnolassi ignoranti che hanno dato loro la possibilità di passare un weekend diverso, cosa che apre a momenti di reale, esilarante e rozzo disagio, là dove Tafdrup se ti vedeva ridere ti prendeva a bacchettate forti sulle dita. 


Quindi sì, per citare Stannis, guardando l'originale Speak no Evil mi sono sentita MOLTO americana, e non avete idea di quanto, proprio per questo motivo, mi sia goduta la versione di Watkins, la quale, da metà in poi, offre allo spettatore tutto il giusto sfogo al prurito di mani cominciato nel momento esatto in cui i protagonisti entrano nella casa dei loro ospiti. Sono consapevole quanto chiunque altro che le soluzioni ricercate da Watkins sono facili, almeno a livello di sceneggiatura (non di esecuzione, per quanto mi riguarda, visto che comunque mi è mancato il respiro per l'ansia più di una volta), ma, se non altro, le reazioni dei personaggi hanno una motivazione plausibile. Che poi i risultati di queste reazioni portino ad esiti discutibili, è qualcosa che dipende dalla sensibilità individuale, ma qui si scende nello spoiler e non vorrei farne. Se avete piacere, ne riparleremo nei commenti; umanamente parlando, posso dire di essere soddisfatta di quello che ho visto, da spettatrice non mi sarebbe dispiaciuta un po' più di cattiveria, ma sono veramente bazzecole, perché quando si innesca il ricordo dello Speak no Evil originale affiora alle labbra un inevitabile sorriso. Del nuovo Speak no Evil, poi, ho apprezzato il cast, la confezione, persino la colonna sonora, decisamente più vicina ai miei gusti. L'unico che proprio non ho sopportato è Scoot McNairy, anche troppo mollo per il personaggio che interpreta, ma Mackenzie Davis e Aisling Franciosi sono due garanzie e James McAvoy dà libero sfogo all'esperienza vissuta sul set di Split e Glass, civilizzando "la bestia" quanto basta per trarre in inganno i malcapitati e portando a casa un'altra validissima interpretazione. Per una volta, dunque, il "trattamento Blumhouse" non mi è dispiaciuto. Capisco chi urlerà al vilipendio ma, come al solito, il film originale nessuno lo tocca e sta sempre lì, fruibile da chi volesse passare una serata in gioiosa depressione; il remake, per una volta, cerca una strada sua per raccontare un'altra storia e innescare altre riflessioni, non mi è sembrata una stupidata realizzata tanto per dare contentini e semplificare a beneficio del pubblico idiota, quindi non posso fare altro che consigliarlo! 


Del regista e sceneggiatore James Watkins ho già parlato QUI. James McAvoy (Paddy), Mackenzie Davis (Louise Dalton), Scoot McNairy (Ben Dalton) e Aisling Franciosi (Ciara) li trovate invece ai rispettivi link. 


Se il film vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente, Speak no Evil. ENJOY!

mercoledì 22 maggio 2024

Stopmotion (2023)

Sembra che, con la primavera, il nostro amato genere horror si stia risvegliando. Uno degli ultimi film usciti su Shudder è Stopmotion, diretto e co-sceneggiato nel 2023 dal regista Robert Morgan.


Trama: Ella è figlia di una famosissima animatrice dalla personalità soverchiante, con le mani ormai divorate dall'artrite. Quando la madre entra in coma, Ella comincia a venire assalita dai demoni della propria inadeguatezza...


Non so a voi, ma a me la stop motion ha sempre messo un po' ansia. Per quanto ritenga le opere realizzate in stop motion/claymation una delle più alte espressioni dell'ingegno umano, quei movimenti un po' innaturali di creature anche troppo assimilabili a bamboline hanno sempre tinto la mia ammirazione sconfinata con un senso di inquietudine. Non a caso, la stop motion è sempre stata perfetta per opere dal sapore horror, si vedano casi eclatanti e famosissimi come The Nightmare Before Christmas, La sposa cadavere, Coraline, Paranorman, Wallace & Gromitt ma anche opere meno famose come The House e, soprattutto, tanti piccoli corti sconosciuti o quasi, ché comunque a realizzare un lungometraggio con questa tecnica ci vogliono anni. A proposito di corti, per l'appunto, quelli di Robert Morgan mettono talmente ansia che uno di essi, il terrificante D is for Deloused, è giustamente finito nel film a episodi The ABCs of Death 2 e molte delle suggestioni dell'opera sono finite, dopo ben dieci anni, all'interno di questo Stopmotion. Il primo lungometraggio di Robert Morgan è una discesa nella follia che mescola riprese tradizionali ad animazione in stop-motion, in un continuo mescolarsi di realtà, immaginazione e arte, e che ha per protagonista proprio un'animatrice. Ella lavora come assistente della madre, una leggenda della stop-motion che, a causa di una malattia degenerativa, non è più in grado di manipolare i pupazzetti con precisione millimetrica ed è costretta ad affidarsi alla figlia per portare a termine il suo ultimo film. Vessata da una madre soffocante che, pur imponendole di lavorare senza sosta, la ritiene un'inetta priva di talento e idee, Ella è a disagio all'interno di una cerchia di amici (fidanzato compreso) che vivono una giovinezza artistica di successi sfolgoranti, e la situazione peggiora quando la vecchiaccia entra in coma dopo un ictus. Invece di ritenersi libera dallo spettro della madre, Ella dapprima tenta di finire il film da sola, dopodiché decide di realizzare qualcosa di suo, ma tanta è la convinzione di essere un'incapace priva di valore che l'esperienza si trasforma in un incubo a occhi aperti dove la ragazza cerca, inutilmente, di dibattersi per conquistare una libertà personale e artistica che, come spesso accade negli horror, passerà necessariamente attraverso follia, sangue e morte. 


Fin dall'inizio, la regia cupa e morbosa di Robert Morgan connota Ella come una ragazza dalla personalità spezzata ed incerta (bellissima la scena iniziale con l'alternarsi di luci sul volto della protagonista), permeabile alla cattiveria della madre e inadatta alla vita sociale; attorno a lei, lo squallore di ambienti bui, asettici, mai chiaramente definibili, va ad unirsi alla percezione inaffidabile di una mente debole che spesso tende a rinchiudersi in se stessa, e si esprime in una regia dove i confini tra realtà e allucinazione non sono mai chiari, anche prima che un presunto elemento "sovrannaturale" entri a gamba tesa. Come già in D is for Deloused, la particolarità dei pupazzetti creati da Robert Morgan è quella di sembrare fatti di carne sanguinolenta e malaticcia, il che diventa una componente fondamentale della trama del film, all'interno del quale il disagio mentale si sviluppa in una progressiva decadenza ambientale e fisica. Se già l'opera della madre non era tra le più rassicuranti, il corto animato realizzato da Ella è l'emblema dell'angoscia e, tra simbolismi neanche troppo velati e la presenza ricorrente di un uovo azzurro pronto a rompersi o schiudersi, regala momenti di puro terrore e un senso di "sporcizia" difficile da scrollarsi di dosso. Aisling Franciosi, già bravissima in The Nightingale, offre la splendida interpretazione di un personaggio scomodo, un'altra di quelle protagoniste con cui si riesce ad empatizzare quasi solo in virtù del loro essere circondate da gente peggiore di loro (la madre è incommentabile, la sorella del fidanzato una bitch fatta e finita, mentre lo sfogo di lui, per quanto poco elegante, è comunque dettato da una perdita di pazienza comprensibile), ma è difficile non rimanere ipnotizzati e coinvolti dalla sua inarrestabile discesa verso la follia. La presenza più forte del film è però quella di Caoilinn Springall, perfida ragazzina dal pesante accento inglese che farebbe una coppia perfetta con la Pale Girl di Terrifier 2; il twist legato al suo personaggio non è proprio originalissimo o inaspettato, ma come veicolo di caos la fanciulla è perfetta ed è un ulteriore motivo per consigliare la visione di Stopmotion, che, al momento, è uno degli horror più soddisfacenti visti quest'anno.    

Robert Morgan è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto uno dei corti di The ABCs of Death 2. Anche animatore e produttore, ha 50 anni.


Aisling Franciosi
interpreta Ella Blake. Irlandese, la ricordo per film come The Nightingale e The Last Voyage of the Demeter, inoltre ha partecipato a serie come Il trono di spade. Ha 39 anni e un film in uscita. 


Stella Gonet
, che interpreta la madre di Ella, è stata la "Margaret" di El Conde e la regina Elisabetta in Spencer. Se Stopmotion vi fosse piaciuto recuperate Censor. ENJOY!

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