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venerdì 26 giugno 2026

2026 Horror Challenge: Le cinque chiavi del terrore (1965)


Il tema della challenge horror settimanale oggi è "Amicus production"! La mia scelta è ricaduta su Le cinque chiavi del terrore (Dr. Terror's House of Horrors), diretto nel 1965 dal regista Freddie Francis.

Trama

Nella carrozza di un treno si incontrano sei uomini. Uno di loro si presenta come Dr. Schreck e comincia a leggere il futuro agli altri con un mazzo di tarocchi...

RECENSIONE

Erano dieci anni che non guardavo uno dei "portmanteau" prodotti dalla Amicus, che avevo ricominciato a recuperare dopo averne letto sul saggio Danse Macabre di Stephen King. Quello in cui sono incappata grazie al tema della challenge di oggi è proprio il film che ha inaugurato il genere tanto caro alla casa di produzione britannica. Se non sapete cosa sia un "portmanteau", altro non è che un film a episodi tenuti assieme da una cornice; in questo caso, Le cinque chiavi del terrore utilizza come filo conduttore un viaggio in treno durante il quale il misterioso Dr. Schrek (interpretato da un Peter Cushing magnetico e molto affascinante, uno dei pochi punti di forza del film) offre agli altri cinque passeggeri della carrozza di leggere loro il futuro con un mazzo di tarocchi. Il buon dottore invita ognuno dei cinque a "bussare" tre volte sul mazzo e, una volta uscite quattro carte, ad ascoltare il loro terribile destino, offrendo anche una scappatoia finale attraverso un'ultima carta estratta. Quello di Schrek è già un episodio a sé e, dovessi dire, è anche uno dei migliori all'interno di un film non particolarmente entusiasmante, nonostante copra più o meno tutti i temi horror che andavano di moda all'epoca. Si comincia con Werewolf, che coinvolge appunto i lupi mannari, e che vede come protagonista un architetto chiamato a ristrutturare la vecchia casa dei suoi avi. Nonostante il colpo di scena finale simpatico, e la ricchezza degli ambienti utilizzati, Werewolf ha un metraggio troppo breve per sfruttare al meglio una storia di antiche maledizioni e personaggi che sembrerebbero nascondere oscuri segreti, e risulta un antipasto frettoloso e dimenticabile. Non va meglio a Creeping Vine, eco-horror penalizzato da effetti speciali non all'altezza che spingono alla risata compulsiva più che all'ansia. Anche in questo caso, il finale sospeso ed inquietante è ciò che salva tutta la baracca, ma siccome per liberarsi della minaccia sarebbe bastato un falò o un po' di diserbante, la mia sospensione dell'incredulità non ce l'ha fatta e ha commesso suicidio. Aggiungo che, purtroppo, in entrambi questi primi due episodi gli attori non sono particolarmente carismatici, per tacere delle povere attrici assimilabili a dei gatti di marmo.

Le cose non migliorano col terzo episodio, Voodoo. Roy Castle, che interpreta il protagonista, era un comico e musicista e si vede, perché dà vita a un personaggio sicuramente scoppiettante, ma non particolarmente convincente se messo di fronte a una maledizione voodoo. C'è anche da dire che la maledizione stessa è parecchio loffia, e da uno come Damballah, colui che sarebbe poi diventato la "musa" del bambolotto Chucky, mi sarei aspettata una vendetta ben più eclatante. Chi ama il jazz e la musica, però, avrà sicuramente da divertirsi, perché nonostante la breve durata dell'episodio ci sono ben tre numeri musicali, persino notevoli. Si comincia a fare sul serio al quarto tentativo, Disembodied Hand. L'episodio in questione è caratterizzato da una profonda dose di cattiveria, in primis psicologica, per mano di due personaggi (uno spietato critico d'arte e un artista che non ha molta voglia di farsi prendere per i fondelli) che ingaggiano una gara di screditamento reciproco senza esclusione di colpi, fino a raggiungere terrificanti conseguenze. Sia Christopher Lee, a dir poco odioso, che Michael Gough, con la sua faccia di gomma, sono fenomenali e danno vita a due figure a dir poco tragiche nella loro "piccineria" umana, e rimangono quasi più impressi della mano del titolo, che pure fa la sua egregia figura. Meno bello, ma ugualmente interessante, è Vampire, con un allora sconosciuto Donald Sutherland. Vampire è una storia di amore "contrastato" con un ironico, cupissimo twist finale, che prende per il naso lo spettatore (e non solo lui) proprio sfruttando tutti i cliché legati alla figura del vampiro. A differenza di Werewolf, che introduce troppi elementi inutili senza sviscerarli, Vampire è asciutto e colpisce dritto il bersaglio, come una di quelle battute di spirito ben raccontate. E' un peccato che Le cinque chiavi del terrore si tenga il meglio per il finale, conclusione della cornice compresa; se il film avesse mantenuto lo stesso livello qualitativo in tutti gli episodi, sarebbe stato un esordio col botto per la Amicus. Invece, dei tre portmanteau visti finora, questo mi è sembrato il peggiore. E' comunque un divertissement che consiglio di recuperare, se vi piace il genere!

CAST

Del regista Freddie Francis ho già parlato QUI. Peter Cushing (Dr. Terror), Christopher Lee (Franklyn Marsh), Michael Gough (Eric Landor) e Donald Sutherland (Dr. Bob Carroll) li trovate invece ai rispettivi link. 

CURIOSITà

Bernard Lee, che interpreta Hopkins, è stato M in sei film della serie 007. Se Le cinque chiavi del terrore vi fosse piaciuto, recuperate Racconti dalla tomba e La morte dietro il cancello. ENJOY!

venerdì 27 marzo 2015

La morte dietro il cancello (1972)

Ispirata da quest'articolo di Lucia, dove si nominava il mai dimenticato saggio di Stephen King Danse Macabre, ho deciso di prendere l'elenco dei film che hanno ispirato il Re e cominciare a guardare, ovviamente con la mia solita lentezza, quelli che non avevo mai avuto modo di vedere. La prima pellicola è stata La morte dietro il cancello (Asylum), diretto nel 1972 dal regista Roy Ward Baker.


Trama: Un giovane psichiatra si reca in un manicomio e, per riuscire ad ottenere un lavoro, viene sfidato dal nuovo direttore ad interrogare i degenti e scoprire l'identità del dottor Starr, afflitto da doppia personalità e perciò rinchiuso assieme ad altri pazienti.


Nonostante mi ritenga una discreta appassionata di horror, spesso mi rendo conto che ci sono ancora parecchie cose che devo scoprire. Per esempio, non conoscevo l'esistenza della britannica casa di produzione Amicus, che tra gli anni '60 e i '70 ha prodotto una decina di cosiddetti portmanteau horror, ovvero dei film composti da vari episodi uniti da una trama "esterna", un po' come i Creepshow di cui ho già avuto modo di parlare. La morte dietro il cancello è un perfetto esempio della struttura di queste pellicole: il pretesto narrativo per raccontare quattro diverse storie è la sfida posta dal Dr. Rutherford al Dr. Martin, il quale deve farsi raccontare le storie di quattro diversi degenti del manicomio e scoprire chi di loro è il fantomatico Dr. Starr, ex direttore della casa di cura. Come spesso accade con queste antologie, la qualità dei diversi episodi cambia notevolmente e La morte dietro il cancello è particolarmente altalenante nel ritmo e poco omogenea nella distribuzione della suspance. Il film infatti comincia con il divertissment Frozen Fear, un "tipico" caso di omicidio coniugale ravvivato da alcuni dettagli weird come la presenza di arti insacchettati e di un braccialetto voodoo in grado di riportare sulla terra gli spiriti; l'episodio ha il sapore di un ironico amuse-bouche che stuzzica lo spettatore preparandolo per piatti più forti e vi assicuro che, nonostante la messa in scena ingenua, non manca di provocare qualche brivido. Purtroppo La morte dietro il cancello prosegue inaspettatamente con due episodi debolucci e, soprattutto per quel che riguarda Lucy Came to Stay, noiosetti e prevedibili, ravvivati giusto dalla presenza del sempre elegante Peter Cushing e dalla sensualissima Britt Ekland: in The Weird Tailor il tema è la magia (e a dire il vero un elemento inquietante c'è) mentre Lucy Came to Stay è un piccolo thriller psicologico che mette i brividi solo grazie alla risata finale di una giovane Charlotte Rampling.


Più nelle mie corde è invece il segmento Mannikins of Horror che, come avrete forse intuito, parla di burattini ed è l'unico che prosegue all'interno della storia di raccordo. L'episodio in questione è particolarmente pauroso non solo per l'argomento trattato ma soprattutto per il paio di imprevedibili twist che spiccano all'interno della pur breve sceneggiatura e poi è graziato, oltre che dalla valida interpretazione di Herbert Lom, da pochi effetti speciali sicuramente notevoli sia per l'epoca che per il budget con cui è stato realizzato La morte dietro il cancello, che si conclude col botto lasciando intuire le peggio cose allo spettatore (che poi è il modo di fare horror che preferisco, perché bastano il primo piano di un volto sofferente e un terribile rumore in sottofondo  per colpirmi più di quanto non facciano mille spiegoni!). Siccome Mannikins of Horror è strettamente legato alla storia principale si potrebbe dire che La morte dietro il cancello è composto da cinque episodi, soprattutto perché la cornice è molto ben curata per quanto riguarda la regia (interessanti le inquadrature delle stampe antiche all'inizio) ed è anche recitata da attori notevoli, tra i quali spicca quel Patrick Magee che da sempre il meglio di sé quando viene relegato su una sedia a rotelle. Non avendo mai visto gli altri portmanteau della Amicus non vi saprei dire se La morte dietro il cancello è il punto di partenza ideale per avventurarsi nell'impresa, sicuramente io ho molto apprezzato l'impianto vintage dell'intera operazione e il modo subdolo con cui Robert Bloch, autore della sceneggiatura, gioca con le aspettative e le paure del pubblico; come ho detto, le storie non sono tutte allo stesso livello ma hanno perlomeno il pregio di avventurarsi in sentieri horror per l'epoca poco battuti e per la maggior parte sono abbastanza fantasiose, quindi mi sento di promuovere in toto questo La morte dietro il cancello e di ringraziare Stephen King per avermelo fatto conoscere!


Di Peter Cushing (interpreta Smith nell'episodio The Weird Tailor), Britt Ekland (Lucy nell'episodio Lucy Came to Stay), Charlotte Rampling (Barbara nell'episodio Lucy Came to Stay) e Patrick Magee (Dr. Rutherford) ho già parlato ai rispettivi link.

Roy Ward Baker (vero nome Roy Horace Baker) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto altri film come Vampiri amanti, Il marchio di Dracula, Barbara il mostro di Londra, The Vault of Horror, La leggenda dei 7 vampiri d'oro, Il club dei mostri ed episodi di serie come Agente speciale e Simon Templar. Anche produttore, attore e sceneggiatore, è morto nel 2010, all'età di 93 anni.


Herbert Lom (vero nome Herbert Charles Angelo Kuchacevich ze Schluderpacheru) interpreta Byron. Nato a Praga, ha partecipato a film come La signora omicidi, Spartacus, Il fantasma dell'Opera, Il conte Dracula, La pantera rosa colpisce ancora, La pantera rosa sfida l'ispettore Clouseau, La vendetta della pantera rosa, Sulle orme della pantera rosa, Pantera rosa - Il mistero Clouseau, La zona morta e Il figlio della pantera rosa. E' morto nel 2012, all'età di 95 anni.


Il segmento The Weird Taylor è stato in seguito trasposto anche in un episodio di Thriller, serie antologica presentata nientemeno che da Boris Karloff; io non l'ho mai vista ma se La morte dietro il cancello vi fosse piaciuto potreste recuperarla assieme ad altri portmanteau della Amicus come Le cinque chiavi del terrore, La bambola di cera, Il giardino delle torture, La casa che grondava sangue, Racconti dalla tomba, The Vault of Horror, La bottega che vendeva la morte o Il club dei mostri. ENJOY!


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