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venerdì 26 giugno 2026

2026 Horror Challenge: Le cinque chiavi del terrore (1965)


Il tema della challenge horror settimanale oggi è "Amicus production"! La mia scelta è ricaduta su Le cinque chiavi del terrore (Dr. Terror's House of Horrors), diretto nel 1965 dal regista Freddie Francis.

Trama

Nella carrozza di un treno si incontrano sei uomini. Uno di loro si presenta come Dr. Schreck e comincia a leggere il futuro agli altri con un mazzo di tarocchi...

RECENSIONE

Erano dieci anni che non guardavo uno dei "portmanteau" prodotti dalla Amicus, che avevo ricominciato a recuperare dopo averne letto sul saggio Danse Macabre di Stephen King. Quello in cui sono incappata grazie al tema della challenge di oggi è proprio il film che ha inaugurato il genere tanto caro alla casa di produzione britannica. Se non sapete cosa sia un "portmanteau", altro non è che un film a episodi tenuti assieme da una cornice; in questo caso, Le cinque chiavi del terrore utilizza come filo conduttore un viaggio in treno durante il quale il misterioso Dr. Schrek (interpretato da un Peter Cushing magnetico e molto affascinante, uno dei pochi punti di forza del film) offre agli altri cinque passeggeri della carrozza di leggere loro il futuro con un mazzo di tarocchi. Il buon dottore invita ognuno dei cinque a "bussare" tre volte sul mazzo e, una volta uscite quattro carte, ad ascoltare il loro terribile destino, offrendo anche una scappatoia finale attraverso un'ultima carta estratta. Quello di Schrek è già un episodio a sé e, dovessi dire, è anche uno dei migliori all'interno di un film non particolarmente entusiasmante, nonostante copra più o meno tutti i temi horror che andavano di moda all'epoca. Si comincia con Werewolf, che coinvolge appunto i lupi mannari, e che vede come protagonista un architetto chiamato a ristrutturare la vecchia casa dei suoi avi. Nonostante il colpo di scena finale simpatico, e la ricchezza degli ambienti utilizzati, Werewolf ha un metraggio troppo breve per sfruttare al meglio una storia di antiche maledizioni e personaggi che sembrerebbero nascondere oscuri segreti, e risulta un antipasto frettoloso e dimenticabile. Non va meglio a Creeping Vine, eco-horror penalizzato da effetti speciali non all'altezza che spingono alla risata compulsiva più che all'ansia. Anche in questo caso, il finale sospeso ed inquietante è ciò che salva tutta la baracca, ma siccome per liberarsi della minaccia sarebbe bastato un falò o un po' di diserbante, la mia sospensione dell'incredulità non ce l'ha fatta e ha commesso suicidio. Aggiungo che, purtroppo, in entrambi questi primi due episodi gli attori non sono particolarmente carismatici, per tacere delle povere attrici assimilabili a dei gatti di marmo.

Le cose non migliorano col terzo episodio, Voodoo. Roy Castle, che interpreta il protagonista, era un comico e musicista e si vede, perché dà vita a un personaggio sicuramente scoppiettante, ma non particolarmente convincente se messo di fronte a una maledizione voodoo. C'è anche da dire che la maledizione stessa è parecchio loffia, e da uno come Damballah, colui che sarebbe poi diventato la "musa" del bambolotto Chucky, mi sarei aspettata una vendetta ben più eclatante. Chi ama il jazz e la musica, però, avrà sicuramente da divertirsi, perché nonostante la breve durata dell'episodio ci sono ben tre numeri musicali, persino notevoli. Si comincia a fare sul serio al quarto tentativo, Disembodied Hand. L'episodio in questione è caratterizzato da una profonda dose di cattiveria, in primis psicologica, per mano di due personaggi (uno spietato critico d'arte e un artista che non ha molta voglia di farsi prendere per i fondelli) che ingaggiano una gara di screditamento reciproco senza esclusione di colpi, fino a raggiungere terrificanti conseguenze. Sia Christopher Lee, a dir poco odioso, che Michael Gough, con la sua faccia di gomma, sono fenomenali e danno vita a due figure a dir poco tragiche nella loro "piccineria" umana, e rimangono quasi più impressi della mano del titolo, che pure fa la sua egregia figura. Meno bello, ma ugualmente interessante, è Vampire, con un allora sconosciuto Donald Sutherland. Vampire è una storia di amore "contrastato" con un ironico, cupissimo twist finale, che prende per il naso lo spettatore (e non solo lui) proprio sfruttando tutti i cliché legati alla figura del vampiro. A differenza di Werewolf, che introduce troppi elementi inutili senza sviscerarli, Vampire è asciutto e colpisce dritto il bersaglio, come una di quelle battute di spirito ben raccontate. E' un peccato che Le cinque chiavi del terrore si tenga il meglio per il finale, conclusione della cornice compresa; se il film avesse mantenuto lo stesso livello qualitativo in tutti gli episodi, sarebbe stato un esordio col botto per la Amicus. Invece, dei tre portmanteau visti finora, questo mi è sembrato il peggiore. E' comunque un divertissement che consiglio di recuperare, se vi piace il genere!

CAST

Del regista Freddie Francis ho già parlato QUI. Peter Cushing (Dr. Terror), Christopher Lee (Franklyn Marsh), Michael Gough (Eric Landor) e Donald Sutherland (Dr. Bob Carroll) li trovate invece ai rispettivi link. 

CURIOSITà

Bernard Lee, che interpreta Hopkins, è stato M in sei film della serie 007. Se Le cinque chiavi del terrore vi fosse piaciuto, recuperate Racconti dalla tomba e La morte dietro il cancello. ENJOY!

venerdì 10 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 10: Una notte per morire (1965)

Il tema della Nuovi Incubi Halloween Challenge oggi era "Hagsploitation", così ho scelto il fim Una notte per morire (Fanatic), diretto nel 1965 dal regista Silvio Narizzano.


Trama: dopo la morte del fidanzato, Patricia decide di andarne a trovare l'anziana madre, senza sapere che sarà l'inizio di un incubo...


Se non sapete cos'è l'hagsploitation, lasciatemi spendere un paio di righe per un breve "momento Wikipedia". Il termine è l'unione delle parole "hag", che sta per strega ma vale anche come dispregiativo per una donna anziana, ed "exploitation", che viene utilizzato per quei film di serie B dove la fanno da padrone sesso, violenza, gore e follia. L'hagsploitation è un genere diventato popolare negli anni '60 e '70, le cui protagoniste erano appunto vecchie folli dalle caratteristiche grottesche, spesso mosse da odio o vendetta verso altre donne (uno dei massimi esempi di questo filone cinematografico è Che fine ha fatto Baby Jane?, che vi consiglio di vedere se ancora vi mancasse all'appello). L'hagsploitation, proprio per la sua natura, è spesso l'ultima spiaggia di dive cinematografiche dalla carriera in declino, le quali non potevano più sperare di competere con le loro colleghe più giovani e affascinanti, né di trovare ruoli interessanti che ne valorizzassero la maturità. Ciò vale anche per Tallulah Bankhead, poco più che sessantenne all'epoca delle riprese di Una notte per morire, ma segnata da una vita di eccessi e dalla fama di essere una "poco di buono" dallo smodato appetito sessuale; cosa ironica, quest'ultima, in quanto la Bankhead qui interpreta una fanatica religiosa totalmente devota al figlio defunto e pronta a torturare, psicologicamente e fisicamente, l'ormai ex fidanzata, rea di non volere rimanere per sempre incatenata al ricordo dell'uomo. E l'ironia, benché amara e quasi sempre a spese della Bankhead, abbonda in Una notte per morire. Mrs. Trefoile ha un passato da attrice disnibita e, in una delle sequenze, viene mostrato un luogo sotterraneo tappezzato dalle vere foto di una giovane e splendida Tallulah Bankhead, furibonda che la produzione le avesse usate senza il suo permesso; il titolo americano del film invece, Die! Die! My Darling! si riferisce ad una frase che l'attrice è stata costretta a ridoppiare a causa di problemi di sonoro, mettendoci ore in quanto obnubilata dall'alcol e dalle droghe (e ovviamente i distributori ci sono andati a nozze, cavalcando lo scandalo). Insomma, Una notte per morire è un film che, appunto, ha letteralmente sfruttato un'attrice ormai considerata "hag", la quale, ammalatasi proprio all'inizio delle riprese, ha scelto di ridurre il proprio compenso, pur di partecipare. E la sua volontà si vede. L'interpretazione di Tallulah Bankhead, dignitosa nella sua follia religiosa ed imprevedibile negli sbalzi di umore che la rendono prima un'elegante nobildonna e poi una gelida suocera pronta a compiere le peggio nefandezze, è infatti la cosa migliore del film, che pure non è privo di altri elementi interessanti.


In primis, di Una notte per morire colpiscono i dialoghi (scritti da Richard Matheson), i botta e risposta tra Mrs. Trefoil e Patricia, che anche prima di sprofondare nell'odio reciproco rispecchiano lo scontro generazionale tra una gioventù libera, disnibita e un po' frivola, e la rigida austerità sentimental-sessuale di chi ha scelto di rinnegare ogni vizio per risultare rispettabile agli occhi della società. L'interazione iniziale tra Tallulah Bankhead e Stefanie Powers strappa parecchi sorrisi, anche in virtù del piglio sbarazzino e scoglionato della seconda, e funge da ottimo contrasto con la seconda parte del film, più tesa, allucinata e persino "intima", come dimostra l'elegante sequenza che svela tutta la fragilità di Mrs. Trefoile e la sua fatica nel mantenere uno stile di vita retto quando il dolore diventa soverchiante. Un altro aspetto che ho apprezzato molto è la gestione dei colori. Una notte per morire viene introdotto da titoli di testa all'interno dei quali un gatto insegue un topo; sembrerebbe quasi la versione live action di Tom & Jerry, non fosse che le immagini dei due animali sono immerse in un verde malato, la stessa sfumatura che si ripropone, assieme ad altre tinte surreali, man mano che la situazione precipita e Mrs. Trefoile fatica a mantenere il controllo, cercando rifugio nel misterioso sotterraneo che si rivela in tutta la sua "gloria" proprio sul finale. Gli altri elementi del film, invece, non hanno retto molto l'usura del tempo. La regia di Narizzano non è particolarmente entusiasmante e i personaggi di contorno, interpretati da attori che avrebbero fatto carriera negli anni seguenti, scompaiono davanti all'enorme carisma della Bankhead. A proposito di attori carismatici che sarebbero diventati famosi di lì a breve, è interessante vedere all'opera un giovanissimo Donald Sutherland, costretto a vestire i panni del servo ritardato. Questa è una piccola chicca per i fan dell'attore, ma in generale Una notte per morire è un film in grado di offrire un'ora e mezza di divertimento e ansia a tutti gli spettatori che sono stufi dei thriller moderni e vogliono tuffarsi nel vintage, quindi ve lo consiglio. Lo trovate su quella preziosissima miniera di film gratuiti che è Tubi, se avete una VPN, oppure a noleggio su Prime Video.


Di Peter Vaughan (Harry) e Donald Sutherland (Joseph) ho già parlato ai rispettivi link.

Silvio Narizzano è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Georgy svegliati! e Choices. Anche produttore e sceneggiatore, è morto nel 2011. 


Tallulah Bankhead
interpreta Mrs. Trefoile. Americana, ha partecipato a film come I prigionieri dell'oceano, Scandalo a corte e a serie come Batman. E' morta nel 1968.


Stefanie Powers
(vero nome Stefania Zofia Federkiewicz) interpreta Patricia Carroll. Americana, celebre per il ruolo di Jennifer Hart nel telefilm Cuore e batticuore, ha partecipato a film come Operazione terrore, Herbie il maggiolino sempre più matto e ad altre serie quali L'uomo da sei milioni di dollari e La donna bionica. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 73 anni.


Maurice Kaufmann
, che interpreta Alan Glentower, era nel cast de L'abominevole Dr. Phibes mentre Yootha Joyce, che interpreta Anna, sarebbe diventata la Mildred delle sit-com Un uomo in casa e George e Mildred. ENJOY!

venerdì 16 dicembre 2022

Mr. Harrigan's Phone (2022)

Nonostante le recensioni non proprio esaltanti ho deciso di recuperare comunque Mr. Harrigan's Phone, diretto e sceneggiato dal regista John Lee Hancock a partire dal racconto omonimo di Stephen King, contenuto nella raccolta Se scorre il sangue, e disponibile su Netflix.


Trama: il giovane Craig fa amicizia con l'anziano milionario Mr. Harrigan quando viene assunto da quest'ultimo per leggergli dei libri. Un giorno Mr. Harrigan muore e Craig riceve in eredità anche il suo I-Phone, oggetto dagli inquietanti poteri...


Questa volta le recensioni avevano ragione, Mr. Harrigan's Phone non è granché esaltante ed è il tipico prodotto medio creato per la piattaforma Netflix da un Ryan Murpy poco ispirato e prodotto da un Jason Blum che, fuori dalle sale cinematografiche, dimostra di avere ben poca simpatia per lo spettatore, condannato alla visione di robetta come i Welcome to the Blumhouse. Certo, Mr. Harrigan's Phone confronto alla seconda stagione del quartetto antologico è un capolavoro spaventosissimo, ma preso da solo è l'ennesima trasposizione senza spina dorsale di un'opera Kinghiana neppure troppo ispirata; prima di guardare il film ho riletto il racconto e credo sia stato effettuato giusto un cambiamento a livello di sceneggiatura (nella fattispecie, si è diventati molto più "bigotti" relativamente alla morte di Yanko), per il resto viene mantenuto ogni singolo snodo narrativo e l'unica vera differenza è la solita superficialità del prodotto cinematografico rispetto a quello cartaceo. Dite di King quello che volete ma in pochi riescono a tratteggiare come lui i rapporti umani e il legame delle persone con le cittadine in cui vivono, o a farci entrare nel cuore dei narratori e diventare parte della loro vita, ed è questo ovviamente che manca al 90% delle trasposizioni delle sue opere, che prendono solo l'ossatura di racconti e romanzi e lasciano a vagare sullo schermo dei personaggi senza nerbo ai quali, se va bene, è concesso di venire tenuti in piedi da bravi attori. In questo caso, per fortuna, Jaeden Martell e Donald Sutherland se la cavano molto bene ed intessono un rapporto credibile tra giovanissimo discepolo affascinato e vecchio squalo della finanza dal passato zeppo di ombre, ma il risultato finale è poco emozionante, soprattutto per chi ha letto il racconto e si ritrova davanti una storia identica e senza particolari guizzi.


Tra l'altro, Mr. Harrigan's Phone funziona più come racconto di formazione in cui Harrigan mette a parte Craig delle sue idee e della sua esperienza piuttosto che come horror, dal momento che dalla morte di Harrigan tutto ciò che dovrebbe inquietare lo spettatore si riduce nel "lo dimo" di Boris 4 (per carità, "lo dimo" anche nel racconto ma un minimo di spettacolo cinematografico ci vuole...) e in una chiosa da boomer in cui, di base, Craig impara a non lasciare la sua vita nelle mani dei telefonini, il che viene ulteriormente sottolineato dalle reiterate, tristissime interazioni all'interno della caffetteria scolastica, dove i ragazzi comunicano a breve distanza via sms. Arrivare a fine film senza che la palpebra cali è molto difficile, ma c'è da dire che il film non è nemmeno così brutto da risultare interessante nella sua natura di horror inguardabile di serie Z, pertanto l'ultima cosa che mi rimane da dire è che le scenografie sono molto belle, tanto che risulta avere più personalità la villa di Harrigan, curata nei dettagli ed imponente, rispetto ai personaggi che parlano, leggono e si confrontano. Detto ciò, non vorrei che anche la villa, come la maggior parte degli ambienti dei film del MCU, sia una creazione virtuale, quindi mi taccio e mi limito a consigliarvi di leggere non solo il racconto di Stephen King, ma anche le opere citate nel corso del film, magari vi si aprirà un mondo di ottima letteratura e non avrete sprecato il vostro tempo!


Del regista e sceneggiatore John Lee Hancock ho già parlato QUI. Donald Sutherland (Mr. Harrigan) e Jaeden Martell (Craig) li trovate invece ai rispettivi link.

Kirby Howell-Baptiste interpreta Mrs. Hart. Inglese, ha partecipato a film come Crudelia, Silent Night e a serie quali Veronica Mars e Sandman; come doppiatrice ha lavorato ne Le Superchicche. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 35 anni. 


Lo sgraziato Cyrus Arnold, che interpreta Yanko, era il Truck della seconda stagione de L'esorcista. Se Mr. Harrigan's Phone vi fosse piaciuto recuperate Black Phone. ENJOY!

martedì 17 maggio 2016

Astro Boy (2009)

Spulciando tra i dvx mi sono ritrovata tra le mani in questi giorni Astro Boy, diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista David Bowers a partire dal manga del sensei Osamu Tezuka.


Trama: a seguito di un incidente il giovane Tobio muore e il padre, lo scienziato Dr. Tenma, decide di costruire un robot con le sue sembianze e dotato degli stessi ricordi del figlio. Resosi dolorosamente consapevole del fatto che la nuova creatura è ben diversa da Tobio, Tenma lo allontana da casa e il piccolo robot si ritrova esiliato in quella che un tempo era la Terra, ora un luogo desolato e privo di risorse naturali...



Comincerò questa breve recensione con una confessione terrificante: da bambina, quando passavano Astro Boy in TV, cambiavo canale. Ebbene sì, l'ho detto. Non ho mai sopportato la creatura di Osamu Tezuka, il Dio dei Manga di cui, in generale, non sono mai riuscita ad apprezzare lo stile, purtroppo la prima cosa che mi colpiva da piccola durante la visione di un anime, conseguentemente non conosco il personaggio in questione e se vi aspettavate una recensione capace di "scovare le differenze" o inveire contro il vilipendio all'Astro Boy cascate male. Di fatto, mi sono avvicinata al film di Bowers con un'ignoranza tale da rasentare la vergogna e allo stesso modo ho concluso la visione con una scrollata di spalle e la consapevolezza che una roba simile l'avrei dimenticata nel giro di un paio di giorni. Da allora è passata una settimana ed effettivamente tutto ciò che mi ha lasciato Astro Boy è una vaga sensazione di "sbagliato", come se aggiornare nel character design la creatura di Tezuka abbia avuto come unica conseguenza quella di appiattirla, rimasticarla e gettarla in pasto ad un pubblico privo della voglia di affrontare un'opera seminale per quel che riguarda il fumetto nipponico; per carità, quella voglia manca anche a me (non per altro ma ho tanta di quella roba da leggere che impelagarmi nell'acquisto di vecchi volumi di Astro Boy sarebbe deleterio in termini di tempo, denaro e sanità mentale), ma perlomeno sono consapevole del fatto che lo stile vintaggio del Maestro scaldava il cuore mentre quest'accozzaglia di luoghi comuni e personaggi rifatti mette solo tristezza. Astro Boy, o per meglio dire Tobio, si presenta come un odioso PdF (per chi non fosse fan dell'Antro Atomico: Precisino della Fungia), talmente antipatico e saccente che la sua morte improvvisa mi ha strappato un applauso sentitissimo e questa è l'unica caratterizzazione particolare di un branco di personaggi uno più bidimensionale dell'altro, prevedibili dall'inizio alla fine.


Altrettanto prevedibile, bambinesca e per nulla inquietante è la natura dei due luoghi dove si muovono i protagonisti, "in basso" una Terra lasciata ad umani poveri e robot in disuso, "in alto" nel cielo una Città dove la tecnologia è progredita e i robot vengono sfruttati come schiavi da ricchi umani privi di sentimenti; ci sarebbe stato da strapparsi i capelli per la gioia se la storia avesse preso una piega leggermente più fantascientifica ed adulta ma purtroppo Astro Boy (a differenza di una distopia animata meglio riuscita sebbene meno blasonata come quella di 9) punta ad un target di infanti e il risultato è piuttosto loffio. Tra un momento drammatico e uno strappalacrime, ché effettivamente Tobio si porta appresso un bel carico di sfiga, Astro Boy infila suggestioni alla Real Steel, amorazzi adolescenziali, un blando messaggio ecologista e poco altro, tanto che il film mi è risultato più noioso che emozionante e non mi ha entusiasmata neppure l'animazione. Sì, le immagini che scorrono sullo schermo sono carine ma come ho detto sopra un conto era vedere muoversi i personaggi inventati da Tezuka (alcuni tornano a mo' di omaggio, come per esempio la caricatura dello stesso mangaka, ma non so a quanti spettatori saranno saltati all'occhio), con quell'animazione innocente ed esaltante che solo ora alla veneranda età di 35 anni riesco ad apprezzare, un conto è vedere schizzare sullo schermo questi bambocci senz'anima e un nugolo di personaggi creati alla bisogna che sarebbero stati bene in un altro film ma non nel remake di Astro Boy. Insomma, un gran diludendo, anche per chi non è fan di Tezuka come la sottoscritta, non oso quindi immaginare come l'abbiano accolto gli estimatori del mitico mangaka!


Tra i doppiatori originali figurano Charlize Theron (l'annunciatrice che all'inizio racconta la storia di Metro-City), Nicolas Cage (Dr. Tenma), Donald Sutherland (Presidente Stone), Bill Nighy (Dottor Elefun/Robotsky), Alan Tudyk (Mr. Squeegee / Scrapheap Head / Stinger Two), Kristen Bell (Cora), Elle Fanning (Grace), Nathan Lane (Hamegg) e Samuel L. Jackson (Zog).

David Bowers è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come Giù per il tubo, Diario di una schiappa 2 e Diario di una schiappa: Vita da cani. Anche animatore, doppiatore e produttore, ha 46 anni.


Freddie Highmore (vero nome Alfred Thomas Highmore) è la voce originale di Astro Boy/Tobio. Inglese, lo ricordo per film come Neverland - Un sogno per la vita, La fabbrica di cioccolato, Un'ottima annata - A Good Year e ovviamente per il ruolo di Norman Bates nella serie Bates Motel. Anche sceneggiatore, ha 24 anni e due film in uscita.


Eugene Levy è la voce originale di Orrin. Canadese, lo ricordo per film come Splash - Una sirena a Manhattan, Frequenze pericolose, Mi sdoppio in quattro, American Pie, American Pie 2, American Pie - Il matrimonio e American Pie: Ancora insieme; inoltre, ha partecipato a serie come Innamorati pazzi e Hercules. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 70 anni e un film in uscita, Alla ricerca di Dory.


Tra le voci dei doppiatori italiani figurano Silvio Muccino (Astro Boy), Carolina Crescentini (Cora) e Il trio medusa (Robotsky, Sparx e Mike); Scarlett Johansson avrebbe dovuto doppiare Cora nella versione inglese ma alla fine è stata sostituita da Kristen Bell. Dell'opera di Osamu Tezuka esistevano già tre serie dal titolo Astro Boy, una in bianco e nero, del 1963, credo mai arrivata in Italia, quella a colori che conosciamo anche noi, del 1980, e infine un remake del 2003 anch'esso inedito da noi; se vi fosse piaciuto Astro Boy recuperate quanto possibile! ENJOY!

venerdì 12 settembre 2014

Il tocco del male (1998)

So che ultimamente mi sono data ai film recenti ma non crediate che tralasci i recuperi o la visione di film già stravisti ma amatissimi, come per esempio Il tocco del male (Fallen), diretto nel 1998 dal regista Gregory Hoblit.


Trama: il poliziotto John Hobbes cattura il pluriomicida Edgar Reese e lo fa condannare a morte. Poco dopo, tuttavia, i delitti riprendono con un modus operandi simile a quello di Reese e Hobbes si ritrova perseguitato da un'entità misteriosa e pericolosissima...


Trame come quella de Il tocco del male, de L'alieno e, per estensione, anche de Il male di Dylan Dog mi hanno sempre messo addosso un'ansia terribile perché in esse le pulsioni omicide e la follia si diffondono con un semplice tocco e chiunque può diventare, inconsapevolmente, un pericoloso criminale; l'imprevedibilità e la conseguente paranoia sono alla base di queste storie inquietantissime e la loro bellezza sta proprio nell'impossibilità di dare un volto al "colpevole", che può cambiare così in un batter d'occhio. Peggio di una possessione circoscritta ad un unico individuo, infatti, c'è solo la possibilità che il male si propaghi come un virus e che da esso non vi sia difesa ed è proprio quello che accade ne Il tocco del male. La pellicola di Gregory Hoblit, raccontata furbamente da una voce fuori campo come se fosse un noir d'altri tempi, rappresenta tutto ciò che avrebbe dovuto essere Liberaci dal male per poter funzionare, perché immerge l'orrore religioso in un contesto poliziesco, dando vita ad un interessantissimo ibrido che vede scontrarsi delle ordinarie indagini di normalissimi poliziotti contro l'inspiegabile e il paradossale, contro forze esistenti ancor prima che l'uomo arrivasse sulla Terra. L'angelo caduto Azazel, presenza invisibile agli occhi ma anche troppo "tangibile", coinvolge il protagonista Denzel Washington in un gioco tra gatto e topo talmente serrato da diventare a tratti quasi insostenibile, nel quale l'atmosfera di totale incertezza e pericolo imminente riesce senza troppi problemi ad eclissare la pomposità della solita lotta tra il Male sovrannaturale e un inconsapevole prescelto umano e a farsi perdonare alcune ingenuità pseudo-new age.


Se Il tocco del male, già molto inquietante per la trama, funziona a meraviglia, il merito va in gran parte al cast stellare. Denzel Washington è un protagonista validissimo e solido ma la parte del leone la fanno tutti gli altri grandissimi attori e caratteristi che gli sono stati affiancati, a partire da un Elias Koteas che, nonostante si veda solo all'inizio, si incide a fuoco nella mente dello spettatore grazie ad un carisma magnetico (vi sfido a non mettervi a cantare a squarciagola Time Is on My Side degli Stones, tema portante del film, dopo averlo visto fare a lui nella scena della prigione!); Donald Sutherland, James Gandolfini e John Goodman si fanno condurre docilmente per mano da questa grandissima prova attoriale e si giostrano lo spettatore come vogliono, alternando momenti di normalità ad atteggiamenti "sospetti" in grado di mettere i brividi. La regia di Gregory Hoblit è solida e classica ma lascia spazio all'innovazione al momento di mostrare la soggettiva di Azazel (ottenuta grazie all'ausilio di un tipo di pellicola denominato Ektachrome) e, soprattutto, tocca vertici di pura classe nella sequenza in cui Embeth Davidtz viene presa di mira ed inseguita dall'angelo caduto, che propaga la sua essenza di persona in persona per un intero isolato grazie a semplici tocchi, sapientemente coreografati, inquadrati e montati: horror ne ho visti parecchi, ormai lo sapete, e Il tocco del male l'ho guardato ben più di una volta, eppure trovo che questa particolare sequenza sia una delle più belle che siano mai state girate per un film di genere e mi lascia sempre senza fiato. Per non spoilerare eccessivamente la storia è meglio che mi fermi qui ma direi che basterebbe solo questo per spingermi a consigliare la visione de Il tocco del male a tutti, non solo agli appassionati del sovrannaturale... credo comunque che anche dare una scorsa ai grandi nomi coinvolti sia un valido incentivo, quindi recuperatelo se non lo avete mai fatto!!


Di John Goodman (Jonesy), Donald Sutherland (Stanton), Embeth Davidtz (Gretta Milano), James Gandolfini (Lou) ed Elias Koteas (Edgar Reese) ho già parlato ai rispettivi link.

Gregory Hoblit è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Schegge di paura, Frequency - Il futuro è in ascolto, Il caso Thomas Crawford, Nella rete del serial killer ed episodi di serie come N.Y.P.D.. Anche produttore e sceneggiatore, ha 70 anni.


Denzel Washington (vero nome Denzel Hayes Washington Jr.) interpreta John Hobbes. Americano, lo ricordo per film come Il giustiziere della notte, Glory - Uomini di gloria (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista), Mo' Better Blues, Malcom X, Il rapporto Pelican, Philadelphia, Allarme rosso, Il collezionista di ossa, Training Day (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore protagonista), Déjà Vu - Corsa contro il tempo e Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana. Anche produttore e regista, ha 60 anni e un film in uscita.


Se Il tocco del male vi fosse piaciuto recuperate anche L'ultima profezia e Angel Heart - Ascensore per l'inferno. ENJOY!



mercoledì 9 aprile 2014

Bollalmanacco On Demand: Terrore dallo spazio profondo (1978)

Torna l’appuntamento con il Bollalmanacco On Demand e questa volta la richiesta arriva dall’alto, ovvero da uno dei blogger più appassionati e sinceri che esista, Davide de Lo spettatore indisciplinato! Disquisendo su faccialibro di una pellicola storica come L’invasione degli ultracorpi il suo imperativo categorico è stato “Guarda il remake, è anche meglio!!” e io non me lo sono fatta dire due volte. Ecco quindi la recensione indegna di Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers), diretto nel 1978 dal regista Philip Kaufman. Il prossimo film On Demand sarà invece Moon. ENJOY!


Trama: gli abitanti di San Francisco vengono sostituiti a poco a poco da copie aliene prive di sentimenti od emozioni. Solo pochissime persone se ne accorgono e cercano di contrastare l'invasione...


Avevo visto L'invasione degli ultracorpi (tratto, come Terrore dallo spazio profondo, dal romanzo Gli invasati di Jack Finney) ai tempi delle superiori e l'avevo trovato affascinante e sottilmente inquietante, con quell'idea maccartista del nemico nascosto in mezzo alla popolazione, invisibile e perfettamente integrato, massimo emblema della paranoia anti-comunista. Nel film di Siegel non c'era nemmeno un effetto speciale eppure non si poteva evitare di provare un disagio profondo, in grado di andare ben oltre lo sguardo, una sensazione "a pelle" resa perfettamente da dialoghi e recitazione, un desiderio infausto di scendere in cantina e vedere se il baccellone alieno era lì, pronto ad assorbire e sostituire anche te, povero spettatore ignaro. Philip Kaufman con Terrore dallo spazio profondo abbandona ovviamente la paranoia politica e fa leva su un orrore più grafico (mai esagerato) e moderno, puntando più sulla de-personalizzazione già innescata dalla società e dal modo di vivere, con qualcosa di piccino ed innocuo che si introduce in casa sfruttando gli animi più sensibili e attacca familiari, amici ed amanti senza che nessuno, o quasi, se ne accorga. All'inizio vediamo infatti come la protagonista, Elizabeth, abbia un compagno che, bene o male, la considera davvero poco, preso com'è da lavoro e partite televisive che lo portano persino ad isolarsi con le cuffie: vero è che lei si accorge della sostituzione ma obiettivamente si potrebbe dire che Geoffrey è cambiato davvero poco e lo stesso vale per molti dei personaggi che popolano la pellicola di Kaufman. Considerato anche che Terrore dallo spazio profondo, fin dal principio, indica chiaramente che la Terra è sotto attacco alieno, la cosa consente agli sceneggiatori di giocare parecchio su questo aspetto della trama e rifilare allo spettatore parecchi colpi bassi (se ripenso al finale mi viene la tachicardia. Basterebbe solo questo a rendere Terrore dallo spazio profondo uno dei migliori remake mai girati), tenendolo in scacco e preda del dubbio costante riguardo alla natura di questo o quel personaggio.


Molto, ovviamente, fanno anche gli attori, tutti bravissimi (a partire da un Donald Sutherland che all'inizio è semplicemente un eccentrico e sbrigativo dottore e poi, progressivamente, perde ogni traccia di giovialità ed incredulità ma c'è anche un insospettabile e luciferino Spock!), e soprattutto quei piccoli, insignificanti dettagli che Kaufman inserisce qua e là nella pellicola: sguardi che passano repentini tra la gente, persone che corrono senza un motivo apparente, scene che vengono volutamente riprese in modo che lo spettatore non veda precisamente quello che accade, tutti questi elementi contribuiscono ad accrescere inquietudine e disagio e funzionano meglio dell'effetto speciale brutalmente palesato. Non che gli effetti in questione siano fatti male, anzi. La nascita dei replicanti, implacabile ed inarrestabile, fa tuttora abbastanza senso, così come il progressivo disgregarsi delle povere vittime terrestri, ma è soprattutto il sonoro del film (omaggiato poi da Edgar Wright nel suo La fine del mondo) a far accapponare la pelle, sia per quella commistione di sibili e battiti cardiaci che accompagnano i baccelli nelle loro metamorfosi, sia perché ogni rumore naturale scema fino ad arrivare agli inquietanti titoli di coda senza musica sia, soprattutto, per il terribile urlo che gli alieni usano per segnalare la presenza di esseri umani nei dintorni. E chi ha visto il film capirà soprattutto quest'ultimo punto, mannaggia. Ora come ora non saprei dire se ho preferito l'originale (che non vedo da decenni) o questo remake ma, indubbiamente, Terrore dallo spazio profondo è l'intelligente evoluzione di un materiale di partenza che già funzionava alla perfezione, trasposto da una piccola comunità urbana ad una grande città e, per estensione, all'intera popolazione terrestre: sicuramente la pellicola di Siegel lasciava un minimo di speranza mentre quella di Kaufman, a partire dal cameo di Kevin McCarty, l'annulla completamente diventando così un tragico specchio dell'impotenza quasi volontaria del comune uomo della strada davanti a forze occulte (non necessariamente extraterrestri) più grandi di lui. Da recuperare assolutamente!!


Donald Sutherland (Matthew Bennell), Brooke Adams (Elizabeth Driscoll), Jeff Goldblum (Jack Bellicec) e Veronica Cartwright (Nancy Bellicec) li trovate ai rispettivi link.

Philip Kaufman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'insostenibile leggerezza dell'essere, Henry & June, Sol levante, Quills - La penna dello scandalo e La tela dell'assassino. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 78 anni.


Leonard Nimoy interpreta il Dr. David Kibner. Indimenticabile Dr. Spock della storica serie Star Trek, ha partecipato ad altre serie come Ai confini della realtà, Perry Mason, General Hospital, Missione impossibile, Oltre i limiti e The Big Bang Theory. Come doppiatore, ha partecipato ai film Pagemaster - L'avventura meravigliosa, Atlantis - L'impero perduto e alle serie I Simpson Futurama. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 83 anni.


Art Hindle interpreta il Dr. Geoffrey Howell. Canadese, ha partecipato a film come Black Christmas - Un Natale rosso sangue, Brood - La covata malefica, Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni!, Porky's II - Il giorno dopo e a serie come Starsky & Hutch, Dallas, MacGyver, Hunter, La signora in giallo, 21 Jump Street, Alfred Hitchcock presenta, Walker Texas Ranger, Beverly Hills 90210 Millenium. Anche regista e produttore, ha 66 anni e un film in uscita.


Kevin McCarthy compare in un cameo nel ruolo del Dr. Miles J. Bennell, ripreso direttamente da L'invasione degli ultracorpi, dove l'attore americano era protagonista. Ricordo anche la sua partecipazione a film come Morte di un commesso viaggiatore, I quattro dell'Ave Maria, Piranha, L'ululato, Salto nel buio, Matinee e a serie come Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, Love Boat, Dynasty, A-Team, Saranno famosi, L'ispettore Tibbs, La signora in giallo e Racconti di mezzanotte. E' morto nel 2010, all'età di 96 anni.


Tra gli altri attori presenti in Terrore dallo spazio profondo, segnalo la guest appearance di Robert Duvall nei panni del prete che all'inizio dondola sull'altalena e quella del regista de L'invasione degli ultracorpi, Don Siegel, che interpreta il tassista che dovrebbe portare Sutherland e la Adams all'aeroporto. Il film, come ho già avuto modo di dire, è il remake "ufficiale" de L'invasione degli ultracorpi ma negli anni seguenti la stessa storia è stata riproposta anche con Ultracorpi - L'invasione continua e Invasion, che vede la partecipazione di Veronica Cartwright: ammetto di non averli mai visti quindi non posso consigliarvi il recupero ma, se avete amato Terrore dallo spazio profondo, cercate almeno L'invasione degli ultracorpi, The Faculty, Il villaggio dei dannati (sia l'originale che il remake di Carpenter) e anche The Blob - Fluido mortale. ENJOY!

mercoledì 9 gennaio 2013

La migliore offerta (2013)

Avevo scritto un post lunghissimo per La migliore offerta, film diretto da Giuseppe Tornatore. Giuro, lo avevo fatto. Ingannata da Blogger, a cui sto mandando più di una maledizione, l'ho cancellato. E tanto è lo sconforto per l'impossibilità di recuperarlo che non me la sento neppure di provare a riscriverlo. Dunque, sarò MOLTO breve. Dopodiché, tornerò a bestemmiare.


Trama: Virgil Oldman è un grandissimo esperto d'arte e rinomato battitore d'aste, talmente misantropo da essere costretto a portare guanti per evitare ogni contatto umano. La sua vita cambia quando riceve una telefonata dalla misteriosa Claire, che gli chiede di stimare i beni presenti nella magione ereditata dai genitori...


Cerchiamo di riassumere i CINQUE paragrafi che si sono cancellati in cinque punti sensati, che possano riassumerli.
La migliore offerta è, innanzitutto, un film molto bello e difficilmente ascrivibile ad una sola categoria. E' una difficile storia d'amore, ma non solo. E' uno psico-thriller dal sapore vagamente hitchcockiano. E' un'amara riflessione sulla solitudine, sull'incapacità di relazionarsi con gli altri, sul bisogno di riversare tutti i propri sentimenti e su oggetti inanimati che, in quanto tali, non possono rifiutarci, imbarazzarci o farci male.
La trama della pellicola scorre lineare, pur con qualche lungaggine, amalgamando tutti questi aspetti sfaccettati fino a creare un meccanismo ad orologeria praticamente perfetto, che come le migliori "bombe" esplode in un finale devastante, cupo e amarissimo su cui non posso e non voglio indugiare per non togliere la sorpresa.
La regia, il montaggio e la colonna sonora (composta da un Ennio Morricone in stato di grazia) accompagnano degnamente la vicenda con un approccio molto classico ed un'incredibile attenzione al dettaglio: Tornatore immerge i suoi bizzosi, arroganti e strani personaggi in un mondo fatto di ricercatezze, lusso, arte ed opulente decadenza, dando vita a sequenze magistrali come quella iniziale, in cui Virgil consuma una solitaria e triste cena servito e riverito dal personale del ristorante ma invidiato dagli altri astanti, oppure quella, assolutamente splendida, della carrellata di famosissimi ritratti femminili che osservano il protagonista all'interno del suo caveau, del suo rifugio intimo e personale.
Geoffrey Rush, inutile dirlo, è perfetto. Nel corso del film il suo personaggio subisce una graduale ma toccante trasformazione, passando dall'essere un uomo per il quale è praticamente impossibile provare alcuna empatia (stiamo parlando di una persona arrogante, che truffa le persone approfittando della loro ignoranza e della propria cultura e ricchezza) all'essere un goffo e a tratti patetico individuo che si trova per la prima volta sconvolto dal bisogno di amare ed essere riamato. Gli altri attori sono bravi ma, diciamocelo, il nostro Geoffrey se li mangia tutti con la sua performance.
Infine, le critiche, inevitabili: come ho detto, La migliore offerta patisce di un ritmo eccessivamente lento e di qualche lungaggine che avrebbe potuto essere evitata. Personalmente, inoltre, ho ancora gli incubi la notte al pensiero di un vecchio quasi settantenne che copula pesantemente con una ragazza venticinquenne... ma d'altronde, qui in Italia abbiamo esempi che vengono dall'alto, quindi chi sono io per giudicare?
Per concludere questa stinfia, risicata e triste recensione, ringraziamo l'illuminato Tornatore che mi ha fatta tornare a sperare in un cinema italiano dove, si spera, non ci sarà più posto per attori nostrani incapaci, inespressivi e dislessici. O per commediacce da quattro soldi prive di idee e suggestioni.
Ora, voi andate a vedere  La migliore offerta. Io vado a fustigarmi pesantemente crogiolandomi nella perdita.
ENJOY!


 Di Geoffrey Rush (Virgil Oldman) e Donald Sutherland (Billy) ho già parlato nei rispettivi link.

Giuseppe Tornatore è regista e sceneggiatore della pellicola. Siciliano, ha diretto film come Nuovo cinema paradiso, Stanno tutti bene, L’uomo delle stelle, La leggenda del pianista sull’oceano, Malèna e Baarìa. Anche produttore, ha 56 anni e un film in uscita.




domenica 6 maggio 2012

Hunger Games (2012)

Appunto mentale: mai andare al cinema la domenica pomeriggio. Innanzitutto, è zeppo di bambini con genitori incoscienti che li portano a vedere film simili, seconda cosa perché è l'equivalente di una pennichella pomeridiana, da cui esci ancora più distrutto. Detto questo, oggi sono appunto andata a vedere Hunger Games (The Hunger Games) di Gary Ross, preparata a vedere una roba ben peggiore di quanto in effetti non sia stato.


Trama: in un futuro non troppo distante, i membri di quella che sembrerebbe una dittatura selezionano annualmente dodici ragazzi e dodici ragazze per farli combattere fino alla morte nei cosiddetti Hunger Games. Katniss, una dei ragazzi selezionati, dovrà cercare di sopravvivere per tornare a casa dalla sorella, alla quale si è sostituita offrendosi volontaria...

Maria De Filippi e un membro qualsiasi del cast di Amici...
 Hunger Games può dividersi tranquillamente in due parti: quella che precede i giochi e gli Hunger Games stessi. La prima parte è sicuramente la migliore, perché introduce l'universo assurdo in cui vivono i personaggi, un mondo, peraltro, non dissimile da quello descritto in mille altre distopie come 1984 e financo nei miti della Grecia antica: potere nelle mani di pochi riccastri che costringono il resto della popolazione alla povertà, tenendoli sotto controllo e rendendoli idioti e impotenti grazie a dei "giochi" che, in fin dei conti, non sono altro che un tributo e una punizione per una ribellione passata. E' interessante comprendere i meccanismi che governano le interazioni tra i personaggi (i due "concorrenti" Katniss e Peeta in primis), le famiglie, i cosiddetti "mentori" che dovranno guidare i contendenti, tutto il kitschissimo entourage che introduce questi poveri paesanotti alle meraviglie della città, della fama, della gloria e ai pericoli del gioco mortale; è una goduria vedere i completini inguardabili indossati da Elizabeth Banks, la parrucca blu dell'incredibile Stanley Tucci, la barba effetto fiammante del fighissimo Wes Bentley, l'ombretto oVo di quell'altro bonazzo di Lenny Kravitz e, soprattutto, percepire il potenziale bastardo e fascista dell'inquietante Presidente interpretato dal grande vecchio Donald Sutherland. Tutto molto bello, sì... peccato che poi comincino gli Hunger Games che danno il titolo al film e che, paradossalmente, sono la parte più debole della pellicola.

Qui sta dicendo addio a Lenny Kravitz. Sarei molto triste anche io.
 Intanto, diciamo subito che chi si è guardato Battle Royale potrebbe anche evitare di comprare un biglietto per Hunger Games perché il ricordo della pellicola nipponica rischierebbe di sottoporre lo spettatore ad un costante ed impari confronto. Ma poi, ragazzi, che survival game sarebbe questo? A parte che la furbizia imporrebbe degli allenamenti pregressi ai giovinetti (dico, tutti gli anni organizzano i giochi e al vostro paese non siete buoni a fortificarvi un po' in previsione del fatto che potrebbero sorteggiarvi? Allora ve la cercate...), oltre la mattanza iniziale e qualche imprevisto messo in mezzo dai realizzatori del gioco i personaggi coinvolti sono sconcertanti: ho capito che la protagonista "dovrebbe" mantenere un'aura di positività, bontà e purezza che la farà probabilmente diventare la chiave di una rivolta contenuta nei prossimi episodi, ma questo è davvero troppo. In un gioco in cui tutti devono uccidersi a vicenda e che consente un solo vincitore (tranne alcuni casi in cui venga deciso altrimenti: ma ci arriviamo!), una fa la santa che uccide solo se necessario, altri cinque fanno branco inutilmente, tanto poi vi toccherà ammazzarvi tra voi, no?, un'altra elegge la protagonista a sorella maggiore sperando che la protegga, un'altra si trova davanti l'avversaria e decide di passare oltre lasciandola in vita. Bambini, quale parte del regolamento non avete capito? E questo solo per la parte "edulcoriamo un po' la violenza".

Voto 11 alla parrucca blu di Stanley
Per la parte "deus ex machina", invece, l'elenco dei modi in cui la protagonista viene aiutata va dal sottilmente astuto all'incredibilmente paraculo, dove il primo risiede in toto nel personaggio di Woody Harrelson che, in quanto mentore, deve cercare di convincere gli sponsor esterni ad aiutare la fanciulla in difficoltà, mentre il secondo consiste, direttamente, nel cambiare le regole dei Games per almeno due volte. Senza contare, ovviamente, gente che riscopre un'umanità alla vista della Ragazza di Fuoco, folli assassini che chissà perché tentennano giusto alla fine, bacche velenose messe ad hoc per creare il colpo di scena finale, calabroni che a volte sono mortali altre volte no, gente che s'innamora all'improvviso, etc. etc. Comunque, se non volete esser troppo pignoli diciamo che Hunger Games ha il pregio di far passare molto rapidamente le oltre due ore di durata e anche di invogliare ad acquistare i libri di Suzanne Collins da cui è tratto. Se, invece, pezzi grossi già citati a parte, cercate un minimo di bravura attoriale o di suspance con colpi di scena a non finire, evitate pure: la vicenda è "telefonata" fin dall'inizio e i giovani attori coinvolti, Jennifer Lawrence a parte che va benissimo per il ruolo un po' di rozza campagnola che diventa Cenerentola, hanno la verve di un mucchio di blocchi di tufo in forma umana, soprattutto Josh Hutcherson, sfigatissimo coprotagonista a cui va la palma d'oro del trash per il coraggio con cui gli sceneggiatori lo fanno cammuffare da sasso in un fiume: vedere per credere!!

Ma il primo premio se l'aggiudica senza dubbio la barba (vera!!) di Wes
 Di Stanley Tucci (Caesar Flickerman), Wes Bentley (Seneca Crane), Elizabeth Banks (Effie Trinket), Woody Harrelson (Haymitch Abernathy), Toby Jones (Claudius Templesmith), Donald Sutherland (Presidente Snow) ho già parlato nei rispettivi link.

Gary Ross è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come il carinissimo Pleasantville e Seabiscuit - Un mito senza tempo. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 56 anni e un film in uscita.


Jennifer Lawrence interpreta Katniss. Americana, la ricordo innanzitutto per aver interpretato Mystica in X - Men: l'inizio (ruolo in cui dovrebbe tornare nel prossimo sequel in cantiere), inoltre ha partecipato a film come Mr. Beaver e serie come Monk, Cold Case e Medium. Ha 22 anni e cinque film di prossima uscita, tra cui il seguito di Hunger Games, Catching Fire.


Oltre alla presenza di Lenny Kravitz nei panni dello stilista Cinna, segnalo quella di Isabelle Fuhrman, ovvero la Esther di Orphan, in quelli della cattivissima mocciosa Clove. Rimanendo sempre in tema di attori, per il ruolo di Katniss si era pensato a Chloe Moretz, Hailee Steinfeld, Saoirse Ronan ed Emily Browning.  Essendo Hunger Games la prima parte di una trilogia, il prossimo anno dovrebbe uscire la seconda parte, dal titolo Catching Fire, diretto non più da Gary Ross ma dal regista di Constantine e Io sono leggenda, Francis Lawrence. Dovrebbero poi uscire The Hunger Games 3 e 4 (ultimo film diviso in due parti? Va tanto di moda...!). Se il film vi fosse piaciuto, infine, vi consiglio di cercare e guardare Battle Royale. ENJOY!!

giovedì 25 agosto 2011

Come ammazzare il capo... e vivere felici (2011)

La stagione cinematografica 2011/2012 è finalmente cominciata, e qualche bel film comincia già ad affacciarsi all’orizzonte, anche inaspettatamente. Infatti, non credevo che una commedia come Come ammazzare il capo… e vivere felici (Horrible Bosses) del regista Seth Gordon mi sarebbe piaciuta così tanto e mi avrebbe fatto così ridere.

Trama: tre amici condividono la disgrazia di avere dei capi orribili che rovinano loro la vita. Stanchi di subire le angherie di malvagi, ninfomani e tossici decidono così di ricorrere alle maniere forti.. e ucciderli.



Come ho detto, non me l’aspettavo. Francamente, non capisco perché Una notte da leoni abbia fatto così tanto successo mentre questo Come ammazzare il capo… e vivere felici sia passato praticamente sotto silenzio, quando è cento volte più divertente, meglio recitato e, a suo modo, anche più originale, pur seguendo qualche inevitabile cliché da commedia nera. Sarà che la sequenza di gag è davvero ininterrotta, sarà che la comicità non punta tutta su un singolo personaggio idiota ma viene “diluita” consentendo a tutti e tre i maldestri ed esilaranti protagonisti di finire sotto i riflettori e primeggiare sugli altri, sarà che l’assunto su cui si basa il film è qualcosa di universalmente comprensibile (chi non ha mai sognato di fare fuori il proprio capo?) nonostante la trama, ovviamente, calchi molto la mano e presenti degli estremi abbastanza surreali, sarà che gli attori sono tutti perfetti… insomma, sarà quel sarà; Come ammazzare il capo… e vivere felici è sicuramente più triviale della media, ma raggiunge comunque lo scopo e risulta una delle commedie più riuscite degli ultimi anni.


Non sto a scendere in particolari sulla trama e sulle varie gag visto che, per una volta, il trailer invoglia a vedere il film ma non mostra tutte le scene migliori né fa capire come andrà a finire, ma mi permetto di spendere due parole sugli attori, essenziali alla buona riuscita di una commedia come questa. Iniziamo dagli “horrible bosses” del titolo originale. Kevin Spacey dopo L’uomo che fissa le capre si è specializzato nei ruoli del villain sociopatico al limite del caricaturale ed è semplicemente esilarante in questo film; Colin Farrell, irriconoscibile con la calotta posticcia che lo stempia e lo rende semplicemente orrendo, è talmente sucido e laido, così lontano dai suoi soliti ruoli, che potrebbe tranquillamente diventare un novello Johnny Depp in quanto a trasformismo ed incuranza del suo ruolo di sex symbol; Jennifer Aniston negli inusuali panni della capa ninfomane regala delle performance non da poco, e si riconferma una delle attrici più autoironiche in circolazione. Dopo questa carrellata di pezzi grossi, vorrei fare notare che, molto intelligentemente, è stato scelto di impiegare attori bravissimi ma non troppo conosciuti per il ruolo dei tre protagonisti e anche di non “soffocare” questi ultimi con una presenza preponderante delle altre star hollywoodiane, consentendo così al pubblico di seguire sicuramente meglio la vicenda e anche di immedesimarsi nei poveri e vessati impiegati. Voto dieci anche alla scelta dei personaggi “di contorno”, uno su tutti un Jamie Foxx perfetto nei panni del malvivente che aiuta i tre a progettare l’omicidio perfetto. Andate a vedere Come ammazzare il capo… e vivere felici, gente. Non ve ne pentirete e magari, chissà.. potrebbe venirvi fuori qualche buona idea!!


Di Kevin Spacey, che interpreta il maledetto Harken, ho già parlato qui, mentre Donald Sutherland, che appare nei panni del padre di Pellitt, lo trovate qua.

Seth Gordon è il regista della pellicola. Americano, ammetto di non conoscere nessuno degli altri progetti a cui ha partecipato, sorry. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 37 anni e un film in uscita.


Colin Farrell interpreta il laidissimo Bobby Pellitt. Irlandese, al momento è uno degli attori più famosi del mondo e tra i suoi film ci sono titoli come Minority Report, Daredevil, Alexander, Miami Vice, Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo e infine Fright Night – Il vampiro della porta accanto, che spero di vedere la settimana prossima. Ha partecipato anche ad un episodio della serie Scrubs. Anche produttore, ha 35 anni e due film in uscita, tra cui il remake dello storico Atto di forza con Schwarzenegger.



Jennifer Aniston interpreta Julia. Attrice americana salita alla ribalta grazie al ruolo di Rachel nella serie Friends e grazie al matrimonio con Brad Pitt, la ricordo per altri film come Leprechaun, Una settimana da Dio, … E alla fine arriva Polly e Derailed – Attrazione letale, oltre ad aver partecipato ad un episodio della serie Hercules, doppiato uno di South Park e il film Il gigante di ferro. Anche produttrice e regista, ha 42 anni e un film in uscita.



Jason Bateman interpreta Nick. Americano, ha partecipato a film come Voglia di vincere 2, Starsky & Hutch, Dodgeball, Paul e Juno, oltre ad aver recitato in alcuni episodi delle serie La casa nella prateria, Il mio amico Ricky, Supercar, Scrubs e aver doppiato un episodio di Due Fantagenitori. Anche regista e produttore, ha 41 anni e un film in uscita.


Charlie Day interpreta Dale. Purtroppo non conoscevo questo attore americano (non ho mai visto It’s Always Sunny in Philadelphia, la serie che lo vede tra i protagonisti) ma giuro che mi impegnerò a colmare la lacuna perché mi piace un casino! Follia a parte, ha partecipato ad episodi delle serie Law & Order (non a caso serie da lui citata nel film!) e Camelot – Squadra emergenza. Anche produttore e sceneggiatore, ha 35 anni e un film in uscita.


Jason Sudeikis interpreta Kurt. Americano, ha partecipato a film che non ho mai visto ma che conosco almeno di nome, come Notte brava a Las Vegas, Il cacciatore di ex e Libera uscita, inoltre è uno dei doppiatori di The Cleveland Show e partecipa spesso e volentieri al Saturday Night Live. Anche sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.


Jamie Foxx (vero nome Eric Marlon Bishop) interpreta “Fottimadre” Jones. Americano, ha partecipato a film come Toys – Giocattoli, Miami Vice e Ray, che gli ha fatto vincere l’Oscar come miglior attor e protagonista. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 44 anni e due film in uscita, tra cui il Django Unchained di Tarantino, ancora in fase di pre – produzione, dove il buon Jamie interpreterà proprio Django. Viva Quentin!!!!


Sempre rimanendo in tema di attori, Ashton Kutcher era tra le scelte per interpretare il ruolo di Dale (grazie a Dio non se n’è fatto nulla perché non lo sopporto!), mentre per quello di Harken si era pensato anche a Philip Seymour Hoffman, Jeff Bridges e persino Tom Cruise. E ora vi lascio con il trailer originale del film… ENJOY!!

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