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venerdì 17 marzo 2023

Bolle dall'Abisso: Scream VI (2023)

Mi ha fatto aspettare un po' ma martedì sono riuscita finalmente ad andare al cinema a vedere Scream VI, diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. Il post che segue sarà rigorosamente SENZA SPOILER e lo potete trovare anche sul blog Pellicole dall'Abisso


Trama: è passato un anno dagli eventi dell'ultimo Scream e Sam e Tara, assieme agli amici Mindy e Chad, si sono trasferiti a New York, gli ultimi tre per studiare, la prima per tenere d'occhio la sorella. Il tentativo di ricominciare una nuova vita viene interrotto dalla comparsa di un nuovo Ghostface...


Con lo Scream uscito l'anno scorso, i Radio Silence raccoglievano l'eredità di Wes Craven dando vita a un requel (definizione di Mindy) che fungesse da ponte col passato ma guardando al futuro. I temi erano gli stessi dei suoi quattro predecessori, aggiornati al gusto moderno, e la follia degli assassini era sempre, in qualche modo, legata all'horror e alle sue regole, in un continuo gioco metacinematografico di eventi "reali", film "fasulli" e la vaga, rassegnata consapevolezza dei personaggi di essere dei cliché da slasher, trattati come tali da un killer senza volto ma dalle grandi ambizioni. Con Scream VI i Radio Silence si staccano dal passato senza lasciarlo andare del tutto e cominciano a creare una propria mitologia, un proprio studio sui personaggi di Sam e Tara, le vere eredi di quella Sidney che (non è uno spoiler, lo si sapeva da un anno) è la grande assente di questo capitolo. I tempi sono cambiati, ed è cambiato non solo il modo di affrontare i traumi ma anche la sensibilità della società: se Sidney, nel secondo Scream, cercava attivamente di rifarsi una vita coccolata dagli amici rimasti e da un nuovo amore, "pulita" e credibile nel suo ruolo di vittima o sopravvissuta, Sam è costretta ad affrontare una gogna mediatica legata alle sue radici, cosa che le impedisce ulteriormente di fidarsi delle persone e che inficia il suo rapporto con Tara, la quale, dal canto suo, vorrebbe solamente tornare a vivere un'esistenza normale. Questo studio sulle due protagoniste, già cominciato in Scream, ce le rende familiari e simpatiche, e lo stesso vale per Mindy e Chad, il che consente allo spettatore di interessarsi alle loro vicende come fossero quelle dei vecchi personaggi titolari, tanto che il ritorno di un paio di volti noti viene vissuto come una piacevole aggiunta, non come LA cosa fondamentale, a dimostrazione che il franchise è ormai in grado di camminare sulle sue gambe. 


Il "manifesto programmatico" del nuovo corso di Scream, se così si può chiamare, viene enunciato senza possibilità di errore nell'esatto momento in cui il nuovo Ghostface manda al diavolo i film horror, lasciando lo spettatore e Mindy (pur inconsapevolmente) con un palmo di naso, in quanto, potete ben capirlo, non ci sono più regole tranne quelle dettate da un assassino che non necessariamente agirà come pensiamo o come siamo abituati. Per questo, Scream IV è forse ancora più spassoso da seguire rispetto ai suoi predecessori, è più divertente perdersi nelle elucubrazioni di chi si possa nascondere dietro la maschera di Ghostface, confrontandosi con i compagni di visione sulle teorie più strampalate (se avete già visto il film, se volete, ne possiamo parlare nei commenti, vi farete delle grassissime risate), ma è anche più insidioso ed inquietante, proprio per la costante atmosfera di incertezza e diffidenza che stringe alla gola Sam, forse ancora più di Sidney. E' anche, diciamolo tranquillamente, molto più sanguinoso ed efferato dei precedenti. I Radio Silence vengono da quei bagni di sangue che sono Southbound e Finché morte non ci separi e il loro stile dinamico e cattivissimo riverbera nella mano del nuovo Ghostface, il quale non disdegna modi assai creativi e dolorosi di nuocere al prossimo; ci sono poi due o tre sequenze esaltantissime che mostrano tutta l'abilità dei Radio Silence come registi, nella fattispecie una delle scene iniziali più interessanti e divertenti di tutta la saga, tre sequenze incredibilmente dinamiche girate all'interno di luoghi chiusi o ristretti, e uno showdown finale ambientato in quello che penso sia uno dei set più belli del mondo. Se ancora non vi basta, potete confidare anche in un paio di momenti di pura commozione, tra sentiti (e mai inutili) omaggi ai personaggi che abbiamo sempre amato e stralci di una colonna sonora ormai consacrata a mito, che già mi emozionava durante i rewatch post 1996, figuriamoci dopo il 2023 d.L.. Di più non posso dire senza fare spoiler, mi dispiace. Correte al cinema a vedere Scream VI e preparatevi, che il VII è già lì che vi sta sulle spalle a mo' di carogna e io non vedo l'ora!!


Dei registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUICourteney Cox (Gale Weathers), Jenna Ortega (Tara Carpenter), Skeet Ulrich (Billy Loomis), Dermot Mulroney (Detective Bailey), Hayden Panettiere (Kirby Reed), Tony Revolori (Jason Carvey), Samara Weaving (Laura Crane) e Henry Czerny (Dr. Christopher Stone) li trovate ai rispettivi link.


Jack Champion, che interpreta Ethan, è lo Spider di Avatar - La via dell'acqua e, come tale, tornerà in Avatar 3 e 4. Ovviamente, per capire alla perfezione ogni riferimento di Scream VI è necessario avere visto Scream, Scream 2, Scream 3, Scream 4 e lo Scream del 2022, quindi recuperateli (li trovate tutti su Prime Video a pagamento, altrimenti potete abbonarvi a Paramount + ma dovrete comunque acquistare a parte Scream 4 che, a quanto pare, è il figlio della serva) e più non dimandate! ENJOY!

domenica 3 novembre 2019

Finché morte non ci separi (2019)

La settimana scorsa sono usciti due horror. Uno, Scary Stories to Tell in the Dark, a Savona non è mai arrivato, l'altro ha rischiato di perdersi nei meandri della programmazione ed è stato costretto a condividere la sala con Downton Abbey. Sto parlando di Finché morte non ci separi (Ready or Not), diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin Tyler Gillett.


Trama: freschi di matrimonio, gli sposi novelli Grace e Alex passano la prima notte di nozze nella magione della ricca famiglia di lui, dove Grace sarà costretta a partecipare ad un terribile rito di iniziazione...



Poco prima di cominciare a scrivere queste righe ascoltavo le preoccupazioni di una mia collega, la quale affermava che i bambini, all'interno della classe elementare di suo figlio, sono attaccatissimi ai soldi e tengono molto a sottolineare di essere ricchi, con sommo scorno e disagio di quelli che, piccolini, arrivano a ritrovarsi automaticamente etichettati come "poveri". Non oso immaginare cosa accadrà agli sfortunati, futuri compagni di classe del figlio della Ferragni, che probabilmente sputerà direttamente in faccia ai suoi coetanei, ma il fatto è che negli ultimi tempi il divario tra ricchi e poveri è tornato ingrandirsi a dismisura, con persone un tempo "bassoborghesi" che non riescono nemmeno ad arrivare a fine mese, figuriamoci quelli che poveri lo erano davvero e tali sono rimasti, oppure i migranti che arrivano "a rubarci il lavoro". Questo per dire che l'horror recente ha annusato non solo il disagio sociale ma anche la semplicità della rabbia del pubblico pagante e ultimamente è un fiorire di titoli estremamente ironici a base di ricchi matti che fanno cose matte ai poveri tanto sfortunati da finire nelle loro grinfie, come per esempio Satanic Panic (di cui parlerò nei prossimi giorni), Monster Party e questo Finché morte non ci separi, in cui la neo sposa del rampollo di una ricchissima famiglia di produttori di giochi in scatola è costretta a partecipare a un rito di iniziazione, non solo per mostrare di essere adatta ad una famiglia così blasonata ma anche, se la sfiga decidesse di bussare alla porta, per mantenere intatte la ricchezza e la prosperità di detta famiglia. Ovviamente, la sfiga arriva di gran carriera e Grace, connotata fin dall'inizio come fanciulla grezza ma di buon cuore e sinceramente innamorata del suo sposo, è costretta a giocare alla peggior partita di nascondino della sua vita, con la famiglia di riccastri al gran completo pronta a farle la pelle per perpetrare le tradizioni familiari e onorare un antico patto.


Il bello di Finché morte non ci separi, oltre alla feroce critica sociale di grana grossa, estremamente catartica, è l'incertezza in cui lascia lo spettatore e i personaggi: davvero la sopravvivenza di Grace significherebbe morte istantanea per i membri della famiglia Le Domas? Questi ultimi sono davvero i discendenti di qualcuno che ha fatto un patto col demonio oppure sono solo degli idioti superstiziosi? Domande che aleggiano nell'aria per tutto il film e che costringono Grace a correre per la sua vita, senza un attimo di respiro né noia per lo spettatore, grazie all'abilità dei due registi (quanto sono lontani i tempi dell'efficace ma pur sempre grezzissimo Southbound?) di creare punti di vista e situazioni sempre nuove, sfruttando alla perfezione la labirintica magione dei Le Domas, zeppa di passaggi, armi antiche e citazioni di Cluedo, e tutto ciò che si trova al di fuori, siano le inquietanti stalle zeppe di caprette o gli oscuri boschetti che la circondano. Per me, inoltre, vedere per la prima volta Samara Weaving su un grande schermo è stata una gioia immensa. Punta di diamante di un cast perfetto, frutto anche dell'abilità degli sceneggiatori di caratterizzare ogni singolo membro dei Le Domas (se il personaggio della zia si scrive da solo, così come quelli di Tony e Fitch, entrambi di una stupidità abissale, è sicuramente più difficile azzeccare quelli dei due fratelli, eppure gli sceneggiatori ci sono riusciti), la bionda e bellissima Samara abbraccia ed asseconda una metamorfosi esilarante e catartica, da sposa terrorizzata a working class heroine incazzata nera, capace di riversare sugli avversari non solo il suo giustissimo sdegno ma anche improperi degni di un portuale, mentre il suo bel vestito da sposa passa da un bianco purissimo a un colore indefinibile, sporco e stracciato. Finché morte non ci separi, fiaccato dal solito titolo italiano idiota, non è un film innovativo o capace di indurre chissà quali riflessioni ma è perfetto per una serata di folle divertimento, che vi farà uscire dal cinema soddisfatti e con un buon sapore di sangue in bocca. Cercatelo nei cinema e non perdetelo!


Dei registi  Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUI. Samara Weaving (Grace), Adam Brody (Daniel Le Domas) e Andie MacDowell (Becky Le Domas) li trovate invece nei rispettivi link.

Henry Czerny interpreta Tony Le Domas. Canadese, ha partecipato a film come Mission: Impossible, Tempesta di ghiaccio, The Exorcism of Emily Rose, La pantera rosa, A-Team e a serie quali CSI - Scena del crimine, Ghost Whisperer e Monk. Ha 60 anni.


Se Finché morte non ci separi vi fosse piaciuto recuperate i già citati Satanic Panic e Monster Party. ENJOY!

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