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giovedì 6 luglio 2023

Insidious 3 - L'inizio (2015)

Incredibilmente sto tenendo botta nel recupero degli Insidious e sono arrivata a Insidious 3 - L'inizio (Insidious: Chapter 3), diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Leigh Whannell.


Trama: nel tentativo di contattare la madre morta, una ragazza attira le attenzioni di un demone ed è costretta a chiedere aiuto alla sensitiva Elise Rainier...


Squadra che vince non si cambia? Dipende, se il regista al timone della baracca decide di dedicarsi ai Fast and Furious e ritagliarsi solo un piccolo cameo nel terzo capitolo di una saga milionaria. A raccogliere lo scettro del "potere" di James Wan ci ha pensato quindi il suo sodale Leigh Whannell, diventato, per l'occasione, regista, sceneggiatore e attore di questo prequel della saga che, lasciate da parte le sventure dei Lambert, ha la furbizia di concentrarsi sul personaggio assurto al ruolo di beniamino di grandi e piccini, ovvero Elise Rainier. Visto il destino della sensitiva nel primo capitolo, Whannell e soci hanno capito che, per avere tra le mani un bacino di storie praticamente infinito, la soluzione più ovvia era rifugiarsi nel ricco passato della donna, potenzialmente zeppo di demoni e battaglie di ogni tipo, data l'esperienza, l'età anagrafica e le capacità di Elise. Insidious 3 ci presenta dunque la simpatica signora ben decisa a non utilizzare più le sue capacità medianiche, dopo le minacce di morte ricevute dalla spettrale donna velata del primo e secondo capitolo, e questo proprio nel momento in cui la giovane Quinn va a chiederle di aiutarla a contattare la madre defunta. La base della mitologia di Insidious vuole che ogni tentativo di contatto con l'aldilà sia legato al rischio di tornare nella realtà con qualche entità maligna pronta a possedere/uccidere i malcapitati, e la fanciulla non fa eccezione, tanto che comincia a venire perseguitata da un demone sempre più pericoloso ed invasivo. Ciò, ovviamente, porta Elise a venire meno alle sue nuove scelte di vita, con tutto quello che ne consegue, in primis la presenza nel film di demoni meno legati a singoli luoghi, il che si traduce in molti più jump scares e possibilità che i mostri ciccino fuori sempre, anche durante situazioni apparentemente tranquille.
 

Da queste parole avrete intuito che Whannell, molto meno raffinato di Wan, ha scelto di sopperire all'originalità della trama spingendo sull'acceleratore dello spavento più o meno continuato, tanto che al momento Insidious 3 vince la palma dell'unico riuscito a farmi dormire male (forse anche perché l'ho visto di sera, in casa e da sola). Questo è praticamente l'unico cambiamento rispetto ai film precedenti, dove si giocava più sull'atmosfera e su un minimo di approfondimento dei personaggi, sfruttando in parte piani temporali diversi che si intersecavano, rimanendo miracolosamente in piedi; il terzo capitolo è molto più lineare, al limite ogni tanto cerca di "confondere" lo spettatore annullando il limite tra sogno e veglia, si affida a una famigliola non particolarmente carismatica e punta tutto su Lin Shaye e la sua interpretazione di Elise, consacrando l'attrice allora 72enne a inaspettata scream queen del nuovo millennio, talmente "iconica" da permettersi di poter prendere a capocciate gli spettri apostrofandoli in malo modo, cosa che penso di non avere mai visto in un horror. La cosa buffa, poiché lo spettatore già conosce il destino di Elise, è ritrovarsi "in pena" per ciò che può succedere a lei e ai giovani assistenti Specs e Tucker, questo nonostante sia la povera Quinn a rischiare più di tutti, fisicamente inerme davanti a una creatura orripilante che mette ancora più ansia proprio perché la protagonista è impossibilitata a muoversi e si ritrova perennemente sola e al buio. Tutto ciò rende ugualmente Insidious 3 un film dimenticabile dopo una settimana, strettamente legato a maratone come questa che sto portando avanti o comunque al quadro complessivo di una saga a cui aggiunge ben pochi tasselli, almeno a livello narrativo, quindi non una pellicola imprescindibile per gli amanti del genere. Avanti col quarto!
 

Del regista e sceneggiatore Leigh Whannell, che interpreta anche Specs, ho già parlato QUIDermot Mulroney (Sean Brenner), Stefanie Scott (Quinn Brenner), Angus Sampson (Tucker), Lin Shaye (Elise Rainier), Steve Coulter (Carl) e James Wan (regista teatrale) li trovate ai rispettivi link.



Hayley Kiyoko, che interpreta Maggie, recita assieme a Stefanie Scott anche nell'orripilante Jem e le Holograms. Ciò detto, secondo me Insidious 3 - L'inizio è tranquillamente fruibile da solo ma, se siete pignoli, potete recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious: L'ultima chiave (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, disponibile su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

venerdì 17 marzo 2023

Bolle dall'Abisso: Scream VI (2023)

Mi ha fatto aspettare un po' ma martedì sono riuscita finalmente ad andare al cinema a vedere Scream VI, diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. Il post che segue sarà rigorosamente SENZA SPOILER e lo potete trovare anche sul blog Pellicole dall'Abisso


Trama: è passato un anno dagli eventi dell'ultimo Scream e Sam e Tara, assieme agli amici Mindy e Chad, si sono trasferiti a New York, gli ultimi tre per studiare, la prima per tenere d'occhio la sorella. Il tentativo di ricominciare una nuova vita viene interrotto dalla comparsa di un nuovo Ghostface...


Con lo Scream uscito l'anno scorso, i Radio Silence raccoglievano l'eredità di Wes Craven dando vita a un requel (definizione di Mindy) che fungesse da ponte col passato ma guardando al futuro. I temi erano gli stessi dei suoi quattro predecessori, aggiornati al gusto moderno, e la follia degli assassini era sempre, in qualche modo, legata all'horror e alle sue regole, in un continuo gioco metacinematografico di eventi "reali", film "fasulli" e la vaga, rassegnata consapevolezza dei personaggi di essere dei cliché da slasher, trattati come tali da un killer senza volto ma dalle grandi ambizioni. Con Scream VI i Radio Silence si staccano dal passato senza lasciarlo andare del tutto e cominciano a creare una propria mitologia, un proprio studio sui personaggi di Sam e Tara, le vere eredi di quella Sidney che (non è uno spoiler, lo si sapeva da un anno) è la grande assente di questo capitolo. I tempi sono cambiati, ed è cambiato non solo il modo di affrontare i traumi ma anche la sensibilità della società: se Sidney, nel secondo Scream, cercava attivamente di rifarsi una vita coccolata dagli amici rimasti e da un nuovo amore, "pulita" e credibile nel suo ruolo di vittima o sopravvissuta, Sam è costretta ad affrontare una gogna mediatica legata alle sue radici, cosa che le impedisce ulteriormente di fidarsi delle persone e che inficia il suo rapporto con Tara, la quale, dal canto suo, vorrebbe solamente tornare a vivere un'esistenza normale. Questo studio sulle due protagoniste, già cominciato in Scream, ce le rende familiari e simpatiche, e lo stesso vale per Mindy e Chad, il che consente allo spettatore di interessarsi alle loro vicende come fossero quelle dei vecchi personaggi titolari, tanto che il ritorno di un paio di volti noti viene vissuto come una piacevole aggiunta, non come LA cosa fondamentale, a dimostrazione che il franchise è ormai in grado di camminare sulle sue gambe. 


Il "manifesto programmatico" del nuovo corso di Scream, se così si può chiamare, viene enunciato senza possibilità di errore nell'esatto momento in cui il nuovo Ghostface manda al diavolo i film horror, lasciando lo spettatore e Mindy (pur inconsapevolmente) con un palmo di naso, in quanto, potete ben capirlo, non ci sono più regole tranne quelle dettate da un assassino che non necessariamente agirà come pensiamo o come siamo abituati. Per questo, Scream IV è forse ancora più spassoso da seguire rispetto ai suoi predecessori, è più divertente perdersi nelle elucubrazioni di chi si possa nascondere dietro la maschera di Ghostface, confrontandosi con i compagni di visione sulle teorie più strampalate (se avete già visto il film, se volete, ne possiamo parlare nei commenti, vi farete delle grassissime risate), ma è anche più insidioso ed inquietante, proprio per la costante atmosfera di incertezza e diffidenza che stringe alla gola Sam, forse ancora più di Sidney. E' anche, diciamolo tranquillamente, molto più sanguinoso ed efferato dei precedenti. I Radio Silence vengono da quei bagni di sangue che sono Southbound e Finché morte non ci separi e il loro stile dinamico e cattivissimo riverbera nella mano del nuovo Ghostface, il quale non disdegna modi assai creativi e dolorosi di nuocere al prossimo; ci sono poi due o tre sequenze esaltantissime che mostrano tutta l'abilità dei Radio Silence come registi, nella fattispecie una delle scene iniziali più interessanti e divertenti di tutta la saga, tre sequenze incredibilmente dinamiche girate all'interno di luoghi chiusi o ristretti, e uno showdown finale ambientato in quello che penso sia uno dei set più belli del mondo. Se ancora non vi basta, potete confidare anche in un paio di momenti di pura commozione, tra sentiti (e mai inutili) omaggi ai personaggi che abbiamo sempre amato e stralci di una colonna sonora ormai consacrata a mito, che già mi emozionava durante i rewatch post 1996, figuriamoci dopo il 2023 d.L.. Di più non posso dire senza fare spoiler, mi dispiace. Correte al cinema a vedere Scream VI e preparatevi, che il VII è già lì che vi sta sulle spalle a mo' di carogna e io non vedo l'ora!!


Dei registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUICourteney Cox (Gale Weathers), Jenna Ortega (Tara Carpenter), Skeet Ulrich (Billy Loomis), Dermot Mulroney (Detective Bailey), Hayden Panettiere (Kirby Reed), Tony Revolori (Jason Carvey), Samara Weaving (Laura Crane) e Henry Czerny (Dr. Christopher Stone) li trovate ai rispettivi link.


Jack Champion, che interpreta Ethan, è lo Spider di Avatar - La via dell'acqua e, come tale, tornerà in Avatar 3 e 4. Ovviamente, per capire alla perfezione ogni riferimento di Scream VI è necessario avere visto Scream, Scream 2, Scream 3, Scream 4 e lo Scream del 2022, quindi recuperateli (li trovate tutti su Prime Video a pagamento, altrimenti potete abbonarvi a Paramount + ma dovrete comunque acquistare a parte Scream 4 che, a quanto pare, è il figlio della serva) e più non dimandate! ENJOY!

mercoledì 1 giugno 2022

Bolla Loves Bruno: Intrigo a Hollywood (1988)

Come avevo promesso, si continua con l'omaggio a Bruce Willis, che, vista la sterminata filmografia del nostro, sarà molto lungo. Oggi tocca a Intrigo a Hollywood (Sunset), diretto e co-sceneggiato nel 1988 dal regista Blake Edwards.


Trama: all'alba del sonoro, l'attore western Tom Mix incontra Wyatt Earp e insieme cercano di trovare il colpevole di una serie di omicidi commessi nel sottobosco criminale di Hollywood...


Intrigo a Hollywood era un film che non conoscevo e che segna la seconda e ultima collaborazione di Bruce Willis col regista e sceneggiatore Blake Edwards, ahimé già nella fase calante della sua carriera. Il film in questione, in effetti, è stato stroncato dal pubblico e dalla critica dell'epoca ma, nonostante un inizio lento e i suoi mille difetti, a me non è dispiaciuto in toto, per un paio di motivi. Intanto, ho apprezzato la ricostruzione storica degli ultimi anni del cinema muto, più a livello di regia, scenografia e costumi che di sceneggiatura, anche se il film, "give or take a lie or two", è basato su personaggi realmente esistiti: Tom Mix, l'attore western interpretato da Bruce Willis, è stato davvero un famoso attore hollywoodiano ed è diventato molto amico del leggendario eroe americano Wyatt Earp, che in età da pensione era stato anche consulente per alcuni western dell'epoca. Il villain del film, l'"Happy Hobo" psicopatico Alfie Alperin, è invece una versione di Charlie Chaplin e onestamente nono sono riuscita a capire se abbiano scelto un personaggio simile perché Chaplin nascondeva una natura di folle violento (non conosco granché la biografia dell'attore) oppure perché il contrasto tra reale e finzione rendeva particolarmente bene. D'altronde, Intrigo a Hollywood è un thriller interamente basato sugli intrecci tra realtà e cinema, tra fatti realmente accaduti e leggende inventate ad hoc, e la transizione dal set alla vita reale talvolta ha dei confini assai sottili oppure la realtà diventa talmente assurda da assomigliare a un film. Probabilmente, uno dei maggiori difetti di Intrigo a Hollywood è proprio la difficoltà di percepire ciò che viene narrato sullo schermo come "verosimile", e l'assenza di uno stacco definitivo tra il Tom Mix (o anche il Wyatt Earp, se è per questo) che recita e quello che si ritrova invischiato suo malgrado in un tentacolare caso di corruzione e omicidio concorre alla difficoltà di empatizzare coi personaggi.


Purtroppo, l'altro aspetto positivo del film non è Bruce Willis (e mi duole molto dirlo perché siamo qui per celebrare lui!), bensì James Garner. Il suo Wyatt Earp è "suave" nel senso inglese del termine, un gentiluomo d'altri tempi che ha una sola parola e, con calma signorile, induce ai più miti consigli tutti i grebani che vorrebbero discutere con lui o essere violenti con innocenti fanciulle; è difficile non rimanere affascinati dalla sua aura di leggenda e la sua presenza è comunque un jolly in grado di scombinare le carte in tavola e a rendere un po' più interessante un thriller che parte moscio ma poi si riprende anche grazie a questo personaggio. Lo stesso, ahimé, non si può dire di Tom Mix, caratterizzato in un modo probabilmente perfetto per l'epoca (e parlo sia degli anni '20 sia degli anni '80) ma assai fastidioso per l'annus domini 2022. L'attore/cowboy passa il tempo a limonare fanciulle, ad ostentare ricchezza e sicumera, a guardare amici e nemici con sorrisetto sprezzante o a dimostrare quanto diamine è figo (per carità, parliamo di Willis, quindi ne ha ben donde) ma dopo un po' anche basta, non c'è un minimo di verosimiglianza in questo super uomo del west. Certo, non mancano i momenti in cui da fan della prima ora del buon Bruce mi sono venuti gli occhi a cuore, nella fattispecie davanti al (inutile, trashissimo, sessista e pure razzista) sensualissimo tango in cui a un certo punto l'attore si profonde, oppure davanti a un sorrisone particolarmente smagliante che mi ha portata a mettere il film in pausa e rimanere lì, in contemplazione, ma generalmente il povero Bruno è sacrificato all'interno di mise talmente improbabili che è dura anche trovarlo sexy. Alla fine della visione ho dunque capito perché, all'interno della filmografia di Bruce Willis ma anche di un altro grande, Malcom McDowell, Intrigo a Hollywood non viene praticamente ricordato: non è un'opera orribile, ma neppure bella o memorabile, e probabilmente mette troppa carne sul fuoco a livello di stile, tanto da sembrare una scheggia impazzita che non è né una commedia, né un dramma, né un thriller, né un film nostalgico eppure è anche tutte queste cose messe insieme. O, forse, è troppo raffinato per essere capito in toto, chissà.  


Del regista e co-sceneggiatore Blake Edwards ho già parlato QUI. Bruce Willis (Tom Mix), Malcom McDowell (Alfie Alperin), Kathleen Quinlan (Nancy Shoemaker), M. Emmet Walsh (Capo Marvin Dibner), Dermot Mulroney (Michael Alperin) e Glenn Shadix (Roscoe Arbuckle) li trovate ai rispettivi link.

James Garner interpreta Wyatt Earp. Americano, ha partecipato a film come La grande fuga, Victor/Victoria e Space Cowboys; come doppiatore ha lavorato in Atlantis - L'impero perduto. Anche produttore e regista, è morto nel 2014 all'età di 86 anni.


Joe Dallesandro interpreta Dutch Kieffer. Americano, ha partecipato a film come Flesh, Trash - I rifiuti di New York,  Il mostro è in tavola... barone Frankenstein, Dracula cerca sangue di vergine e... morì di sete!!!,  Cry Baby e a serie quali Miami Vice. Anche sceneggiatore e produttore, ha 74 anni e un film in uscita.


Nei panni di Victoria Alperin c'è Jennifer Edwards, figlia del regista e di Julie Andrews; quest'ultima avrebbe dovuto interpretare Christina Alperin, ma ha rifiutato il ruolo perché Christina ha un figlio adulto. Intrigo a Hollywood ha ricevuto, all'epoca, una candidatura all'Oscar per i migliori costumi, dov'è stato giustamente battuto da Le relazioni pericolose, e ha vinto anche un Razzie per la peggior regia (condiviso col film Il mio amico Mac, una sorta di scopiazzatura di E.T.), mentre Mariel Hemingway l'ha scampata, lasciando il dubbio onore di vincere quello per la peggior attrice non protagonista a Kristy McNichol per il dramma erotico Congiunzione di due lune. ENJOY!

venerdì 7 febbraio 2014

I segreti di Osage County (2013)

Continua imperterrita la visione dei film che, in qualche modo, potrebbero diventare i protagonisti dell’ormai imminente Notte degli Oscar. Stavolta è toccato a I segreti di Osage County (August: Osage County), diretto nel 2013 dal regista John Wells e tratto dalla pièce teatrale di Tracy Letts.


Trama: i membri della famiglia Weston si riuniscono dopo la scomparsa del patriarca Beverly. La vicinanza forzata e la tossicodipendenza della madre rinfocoleranno rancori e rimpianti...


Tutto mi sarei aspettata meno che I segreti di Osage County mi piacesse così tanto. Voglio dire, il cast era fenomenale già sulla carta (sebbene la Pretty Woman Roberts non mi abbia mai fatta impazzire) ma temevo una discreta mattonella familiare fatta di lacrime e spiegoni. E invece, I segreti di Osage County è una tragicommedia grottesca, un Carnage elevato a livello familiare zeppo di cattiveria, punzecchiature al vetriolo e momenti letteralmente scioccanti. Ambientato in una Terra di nessuno ai limiti della frontiera USA, il film da vita ad una sorta di cabin fever alimentata dalle torride temperature d'Agosto, che contribuiscono ad infervorare gli animi e rendere ancor più fastidiosa la convivenza con una donna che, se la pellicola fosse stata girata 50 anni fa, avrebbe potuto venire tranquillamente interpretata da Bette Davis: la Violet di Meryl Streep, infatti, non è solo una drogata, ma è una madre terribile, una moglie anche peggiore, un'avara di prim'ordine, una pettegola come poche, impicciona, insinuante, criticona e pure razzista. Sarà stata anche tormentata da un'infanzia poco serena ma come personaggio è uno dei più abietti e insopportabili mai visti su grande schermo e lo stesso vale per tutti coloro che la circondano, che formano un bel campionario di casi umani tra i quali si salvano giusto il cognato di Violet e la povera badante che viene costretta a rimanere nella casa come ultimo "atto riparatore" o ripensamento del marito, un uomo, a sua volta, non privo di difetti... che fin dall'inizio cita T.S. Eliot e il suo The Hollow Men affermando "Life is very long". Non stento a crederlo, poveraccio.


Come avrete capito I segreti di Osage County è un film peculiare ma anche molto teatrale e dialogato, quindi se già in partenza non amate questo genere di pellicole stategli alla larga e non continuate nemmeno la lettura. Per chi invece non disdegna il genere, il film si distingue per un uso smodato del turpiloquio e per un continuo scambio di battute al fulmicotone, in un vortice di dialoghi che strappano alternativamente la risata (il momento "Eat the fucking fish!" è mortale) o la depressione incredula e che riescono a mantenere desta l'attenzione dello spettatore fino a quel finale bruttarello voluto dalla produzione, che palesemente stona con quella che credevo fosse invece l'ultima, commovente scena. Stupidi produttori americani e stupidi spettatori che si sono lamentati! A parte questo, le interpretazioni degli attori sono di altissimo livello e valgono da sole il prezzo del biglietto (certo, I segreti di Osage County andrebbe visto in lingua originale!): accanto alla "solita" Meryl Streep, perfetta come sempre, tanto che dirlo risulta ormai quasi superfluo, spicca una Julia Roberts che mi ha fatta ricredere su ogni remora che avrei potuto avere nei suoi confronti e che spero possa strappare l'Oscar come miglior attrice non protagonista dalle manine d'oro di Jennifer Lawrence. Il personaggio di Barbara, coi lineamenti scavati ed induriti, i modi rozzi e i nervi a fior di pelle è infatti scritto ed interpretato talmente bene che spesso e volentieri ruba la scena a tutti quelli che la circondano... e devo ammettere che c'è un certo perverso piacere nel vedere la Roberts prendere a schiaffi e male parole un mostro sacro come Meryl Streep. Non sarà magari il film dell'anno (visivamente purtroppo non offre nulla di nuovo o particolarmente esaltante) ma I segreti di Osage County, col suo stile retrò e i suoi assurdi protagonisti, merita almeno una visione!


Di Meryl Streep (Violet Weston), Julia Roberts (Barbara Weston), Chris Cooper (Charlie Aiken), Ewan McGregor (Bill Fordham), Dermot Mulroney (Steve Huberbrecht), Abigail Breslin (Jean Fordham) e Benedict Cumberbatch (Little Charles Aiken) ho già parlato ai rispettivi link.

John Wells (vero nome John Marcum Wells) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto The Company Man e alcuni episodi della serie E.R. Medici in prima linea. Anche produttore e sceneggiatore, ha 61 anni. 


Margo Martindale interpreta Mattie Fae Aiken. Americana, ha partecipato a film come Giorni di tuono, L’olio di Lorenzo, Il socio, Dead Man Walking – Condannato a morte, La stanza di Marvin, Amori & incantesimi, In Dreams, The Hours, Milion Dollar Baby, Orphan e a serie come Medium e Dexter. Ha 63 anni e un film in uscita. 


Sam Shepard (vero nome Samuel Shepard Rogers) interpreta Beverly Weston. Americano, ha partecipato a film come I giorni del cielo, Fiori d'acciaio, Il rapporto Pelican, La promessa, Codice: Swordfish, Cogan - Killing Them Softly Mud. Anche sceneggiatore e regista, ha 70 anni e due film in uscita.


Julianne Nicholson interpreta Ivy Weston. Americana, ha partecipato a film come Snatch - Lo strappo e a serie come La tempesta del secolo, Ally McBeal, E.R. Medici in prima linea e Broadwalk Empire. Ha 43 anni e un film in uscita. 


Juliette Lewis interpreta Karen Weston. Americana, la ricordo per film come Ho sposato un'aliena, Cape Fear - Il promontorio della paura, Buon compleanno Mr. Grape, Natural Born Killers, Dal tramonto all'alba, Blueberry e Starsky & Hutch; inoltre, ha partecipato a serie come Dharma & GregMy Name Is Earl. Anche regista e produttrice, ha 40 anni e un film in uscita.


I segreti di Osage County ha ottenuto due nomination all'Oscar, una per Meryl Streep come miglior Attrice Protagonista e una per Julia Roberts  come Miglior Attrice Non Protagonista, che speriamo vinca. Non ce l'hanno fatta a partecipare invece Chloe Moretz, alla quale è stata preferita Abigail Breslin per il ruolo di Jean; Jim Carrey, che era stato preso in considerazione per quello di Steve mentre Juliette Lewis ha rimpiazzato Andrea Riseborough, che ha dovuto rinunciare per impegni pregressi. Dopo queste piccole curiosità, se I segreti di Osage County vi fosse piaciuto guardate anche Little Miss Sunshine, Carnage o Voglia di tenerezza. ENJOY!

domenica 7 luglio 2013

Stoker (2013)

Qualche settimana fa è uscito (ovunque tranne a Savona) Stoker, il primo film americano del regista coreano Chan-wook Park e, tra l'altro, l'unica sua pellicola che sono riuscita a vedere. Accolto da pareri discordanti ma soprattutto negativi, mi ha incuriosita moltissimo, ça va sans dire...


Trama: l'adolescente India si ritrova orfana di padre e costretta a vivere con una madre che, palesemente, non la sopporta. Durante il funerale arriva lo zio Charles, fratello del padre, da anni in giro per il mondo... e strani eventi cominciano a rendere la vita della famiglia Stoker assai inquietante.


Adesso passerò per essere spocchiosa, ma sono contenta a volte di essere come San Tommaso e di voler guardare i film che mi intrigano a prescindere dai giudizi di colleghi ben più esimi di quanto potrò mai essere io. Stoker è un thriller bellissimo, con l'unico difetto di avere un paio di colpi di scena facilmente prevedibili e non troppo entusiasmanti... ma alla fine quello che più conta non è tanto l'effetto sorpresa, perché la pellicola deve venire letta come un film sull'adolescenza e sul difficile passaggio dall'infanzia all'età adulta. Tutto ruota, fin dall'inizio, sulla figura di India, una strana ragazza che vediamo ferma su bordo strada ad osservare un campo apparentemente sterminato, indossando la gonna della madre e la cintura del padre; India è un'adolescente schiva, dotata del potere di "sentire" quello che altri non possono (e non c'è nulla di sovrannaturale in questo) e di un'anima oscura che, a poco a poco, si rivela allo spettatore e anche a lei stessa, sia attraverso le parole del padre defunto ("A volte le persone devono fare qualcosa di brutto per evitare di fare qualcosa di peggio") sia attraverso il rapporto che arriva a legarla allo strano zio, un rapporto costantemente sul filo dell'incesto che riesce a risvegliare la ragazza anche sessualmente. L'elegantissima tensione di Stoker verte tutta sui legami di sangue, sui conflitti tra genitori e figli, sui piccoli, orribili segreti che possono nascondere le famiglie e sulla naturale reticenza di chi vorrebbe proteggere i propri cari dalla verità, anche a costo di peggiorare la situazione.


Il modo in cui Chan-wook Park riesce a mettere in scena tutte queste dinamiche rasenta il capolavoro. Fin dall'inizio, ci rendiamo conto che è proprio la sua regia, oltre all'indubbia bravura degli interpreti, a strappare Stoker dall'anonimato, basti solo pensare a come allucinazioni, realtà, passato e presente si mescolino in un modo così fluido da riuscire tranquillamente a trarre in inganno lo spettatore, ma non solo: alcune sequenze sono dei gioielli, fatte di immagini di incredibile bellezza che, da sole, dicono più di quanto farebbero dei dialoghi, come per esempio l'intelligentissima scena che mostra un ragno arrampicarsi lungo la gamba di India per poi scomparire sotto la sua gonna lunga e antidiluviana. A tal proposito, da donna mi sono innamorata dei costumi, vintage e dimessi ma contemporaneamente elegantissimi, perfetti per rappresentare la personalità schiva ed inquieta di India e quella raffinata ma indolente della madre Evelyn, interpretata da una Nicole Kidman perfettamente a suo agio nei panni di algida stronza.


Il modo in cui Evelyn civetta con Charles, il costante bisogno di ottenere l'amore della figlia senza desiderarlo davvero ma solo per poter "competere" col defunto marito, l'orgoglio per la propria educazione unito alla pigrizia conseguente al proprio status sociale, la sfuriata finale in cui, finalmente, l'odio per la figlia, per la propria condizione di vedova e madre e la conseguente invidia vengono sviscerati in modo crudele, concorrono a rendere il personaggio della Kidman quello forse meglio costruito, quasi più della protagonista. Da par suo, la Wasikowska dimostra di aver mandato (giustamente) a quel paese Burton, Depp e la loro deliranza e si conferma un'attrice matura, in grado di sostenere un ruolo scomodo ed ambiguo come quello di India, mentre Matthew Goode è sufficientemente affascinante per rendere credibile il suo Charles, sebbene nel ruolo avrei visto meglio un Fassbender (vedi note finali). De gustibus, lo so. Così come so che Stoker è un film che mi ha soddisfatta parecchio, grazie anche alla bella colonna sonora e alla splendida fotografia, quindi mi sento di consigliarlo senza remora alcuna.


Di Nicole Kidman (Evelyn Stoker), Matthew Goode (Charles Stoker) e Dermot Mulroney (Richard Stoker) ho già parlato ai rispettivi link.

Chan-wook Park è il regista della pellicola. Coreano, ha diretto film come Mr. Vendetta, Old Boy, Three… Extremes e Lady Vendetta. Anche sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.


Mia Wasikowska interpreta India Stoker. Australiana, la ricordo per film come Alice in wonderland, Jane Eyre e Albert Nobbs. Anche regista, ha 24 anni e sei film in uscita, tra cui il vampiresco Only Lovers Left Alive


Tra le candidate al ruolo di India c’erano Kristen Stewart (see vabbééé, ahhahahaah!! XDXD), Rooney Mara, Emily Browning e Carey Mulligan. Alla fine quest’ultima aveva ottenuto la parte assieme a Jodie Foster, scritturata per interpretare Evelyn, ma entrambe hanno dovuto rinunciare per motivi pregressi. Allo stesso modo, Colin Firth l’aveva spuntata su Michael Fassbender e James Franco per il ruolo di Charlie ma anche lui ha dovuto rinunciare. Se Stoker vi fosse piaciuto direi che potreste buttarvi sull’Hitchcockiano L’ombra del dubbio. Non l’ho mai visto ma la trama è molto simile, quindi… ENJOY!!

domenica 8 gennaio 2012

J. Edgar (2011)

Ieri sera ho inaugurato l'anno nuovo cinematografico con J. Edgar, l'ultima pellicola del regista Clint Eastwood. Ammetto che tutto (o quasi) mi sarei aspettata meno quel che ho visto e di essere rimasta positivamente spiazzata dal film.


Trama: il film racconta la storia dell'FBI dal parzialissimo punto di vista del suo fondatore, J. Edgar Hoover. Veniamo così a conoscenza anche di alcuni particolari della sua vita, indissolubilmente legata al lavoro e al potere...


Come ho detto, sono rimasta spiazzata. Adoro la storia americana, soprattutto quella moderna, quindi il film mi ha intrigata e mi è piaciuto, ma tutto mi sarei aspettata tranne una rivisitazione "rosa" (si può dire rosa o è meglio dire arcobaleno?) della vita di quello che immaginavo essere uno degli uomini più duri e tutti d'un pezzo della storia USA. E invece, per citare la meravigliosa Judi Dench, Eastwood mi viene a dire che il buon J.Edgar era nientemeno che.. gerbera. Un povero ometto vessato da mmadree, pieno di insicurezze e fisime, impossibilitato a trovare una moglie o una fidanzata in quanto inesorabilmente gay. A. Giuro che un simile twist nella trama non lo avrei mai previsto nemmeno in cent'anni, ma se dicessi che il film, dopo tale rivelazione, diventa una baracconata, direi il falso. Il bravo Clint, invece, riesce a mescolare fatti storici e "arricchimenti" della trama senza scadere nel trash o nel patetico.


Ovvio, J. Edgar non è un film facile. Innanzitutto per la scelta del protagonista, sicuramente non un uomo simpatico o dalle scelte condivisibili. Hoover è riuscito a creare quella che è diventata universalmente conosciuta come l'istituzione più rappresentativa della giustizia USA e anche la più controversa ed Eastwood ce lo presenta come un uomo dalle idee fondamentalmente giuste che però, per metterle in pratica, ha scelto metodi assai discutibili e slegati dalle leggi, arrivando ad agire più per il proprio interesse personale che per quello della tanto amata nazione. Assistiamo così alle "scene", è proprio il caso di dirlo, di un ometto insicuro, assetato di successo e di potere per colpa di una madre fredda che per lui, fin dall'infanzia, non ha mai voluto altro che un futuro di grandezza assoluta senza mai apprezzarlo fino in fondo (e che molto probabilmente ha ridotto il marito al vegetale che vediamo all'inizio); un uomo talmente assorbito dal suo lavoro da essere incapace di distinguere gli amici dai nemici (o meglio i collaboratori fidati da quelli che gli rovinerebbero la carriera, visto che amici non ne ha mai avuti...), costretto quindi ad affidarsi a due singole persone che, nel film, costituiscono gli altri due punti di vista attraverso i quali leggere la vicenda; un uomo che, in definitiva, era partito col piede giusto ed è stato seppellito dai suoi stessi errori, diventando quello che aveva sempre cercato di debellare: un criminale inconsapevole di esserlo, volutamente o meno.


I due "poli" positivi della vicenda, che fungono in qualche modo da coscienza per il protagonista, sono la storica segretaria Miss Gandy e il braccio destro (nonché amante) Clyde Tolson. La prima incarna il rifiuto di una femminilità "classica" ed è colei che, consacrandosi interamente al lavoro, diventerà la collaboratrice più stretta di Hoover, pur rimanendo nell'ombra come segretaria. Come si dice, "dietro un grande uomo c'è una grande donna" e Miss Gandy nel film diventa l'impassibile esecutrice degli ordini del suo capo, colei senza la quale l'organizzazione perfetta dell'FBI crollerebbe e colei che riesce a salvare la reputazione di Edgar anche dopo la morte, quando il viscido Nixon crede di avere via libera per impossessarsi dei "fascicoli" con i quali Hoover era riuscito a tenere in pugno tutti i presidenti USA per 40 anni. Clyde, invece, è la parte "femminile" del film, un compagno silenzioso che con mano gentile guiderebbe ed accetterebbe le scelte di Hoover. E' colui che, nel corso della pellicola, lo mette di fronte alle conseguenze delle sue scelte, lo porta a vergognarsi del suo carattere e della sua gretta sete di potere, lo sopporta e lo sostiene come la madre non ha mai fatto... e lo porta ad ammettere, almeno in privato, la sua omosessualità. Le scene tra i due sono le più forti ed emotivamente spiazzanti del film ma, come ho detto, il regista e gli interpreti riescono a renderle delicate, verosimili e per nulla trash.


La messinscena e gli attori sono quindi elementi essenziali per la bellezza del film. Eastwood ci accompagna nella Storia Americana intrecciando un presente in cui Hoover, ormai vecchio, racconta a diversi giovani incaricati di batterla a macchina la SUA versione dei fatti, ad un passato fatto di flashback privi di continuità, che mostrano come tanti pezzi di un complesso puzzle la vita del protagonista ed i momenti chiave della sua carriera. Il regista unisce ricostruzioni certosine di arresti, indagini ed eventi realmente accaduti a sequenze emblematiche che ne palesano anche l'amore per il cinema, come l'incontro di Hoover con Shirley Temple, il dialogo assai rivelatorio con Ginger Rogers e la madre (nel quale il protagonista rifiuta di ballare con le due donne in presenza di Clyde, con conseguente crollo psicologico una volta arrivato a casa) o i due momenti in cui vengono mostrati i film con James Cagney al cinema, prima inneggianti ai malviventi e poi all'FBI. Personalmente, ho trovato deliziosa ed essenziale alla comprensione dell'intero film la scena finale, dove Clyde trova il flaccido corpo di Hoover ormai senza vita e, come prima cosa, lo copre con una coperta, proprio per impedire che i soccorsi testimonino la debolezza di un uomo ormai vecchio e malato.


Quanto agli interpreti, Di Caprio meriterebbe l'Oscar. Leo, finalmente la nostra faida personale è finita, ti riconosco come attore degno di stima davanti a tutto il web. Certo, vorrei capire perché il tuo trucco "da vecchio" è praticamente perfetto mentre quello del povero Armie Hammer è talmente brutto da richiamare quello di Ruggero ne I soliti idioti, ma il momento in cui, come un novello Bateman, ti inginocchi affranto dal dolore col vestito di mmadree addosso mi ha messo i brividi, lo ammetto. Bravissimi anche tutti i comprimari: da Judi Dench, qui fredda come il ghiaccio e stronza come poche, me lo aspettavo, e anche l'irriconoscibile Naomi Watts è praticamente perfetta, ma ogni altro attore interpreta con maestria il proprio personaggio, anche quelli che compaiono solo per poche sequenze. Insomma, dopo il deludente (a costo di beccarmi una bastonata da Mr Ford!) Hereafter, Eastwood è tornato a regalarci grande cinema. Non ai livelli di Mystic River, quello è insuperabile come il tonno, ma comunque un bellissimo film, degno di cominciare il 2012!


Del regista Clint Eastwood ho già parlato qui. Leonardo di Caprio, ovviamente nei panni di J. Edgar Hoover, lo trovate invece qua.

Judi Dench (vero nome Judith Olivia Dench) interpreta Anna Marie Hoover. Sicuramente una delle migliori attrici inglesi, la ricordo per film come Hamlet, Shakespeare in Love (con il quale ha vinto l'Oscar come migliore attrice non protagonista), Un té con Mussolini, Chocolat, The Shipping News - Ombre dal passato e Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare. Ha inoltre partecipato al doppiaggio di Mucche alla riscossa. Anche regista, ha 77 anni e tre film in uscita.


Naomi Watts interpreta Miss Gandy. Anche lei inglese, anche lei una delle mie attrici preferite, la ricordo per film come Mulholland Drive, The Ring, The Ring 2, King Kong e Funny Games U.S. Anche lei è stata condannata a recitare nella soap australiana Home and Away. Anche produttrice, ha 43 anni e cinque film in uscita.


Armie Hammer interpreta Clyde. Americano, ha partecipato a film come The Social Network e a serie come Veronica Mars e Desperate Housewives. Ha 25 anni e cinque film in uscita, tra cui il Biancaneve di Tarsem, dove interpreterà il Principe.


Dermot Mulroney interpreta il Colonnello Schwarzkopf. Americano, lo ricordo per film come Il matrimonio del mio migliore amico, A proposito di Schmidt, Zodiac e Burn After Reading, inoltre ha partecipato alle serie Saranno famosi e Friends. Anche produttore, regista e stuntman, ha 48 anni e tre film in uscita.


Josh Lucas (vero nome Joshua Lucas Easy Dent Maurer) interpreta Charles Lindbergh. Americano, ha partecipato a film come Alive - Sopravvissuti, L'occhio del male, American Psycho, Il mistero dell'acqua, Hulk e ad un episodio della serie L'ispettore Tibbs. Anche produttore, ha 40 anni e tre film in uscita.


L'attore Jeoff Pierson, che interpreta all'inizio Mitchell Palmer, era il disastratissimo padre che parlava nello scantinato col coniglio nella esilarante serie ... e vissero infelici per sempre. I miei complimenti vanno poi alla "saggezza" di Charlize Theron, che ha declinato il ruolo di Miss Gandy per poter fare la strega nell'imminente Biancaneve con Kristen Stewart (ughh!!). Al di là di queste scelte non condivisibili, tenete d'occhio J. Edgar perché l'interpretazione di Di Caprio è già candidata ad un Golden Globe. Chissà cosa succederà la notte degli Oscar. Nell'attesa di saperlo, andate a vedere il film al cinema e... ENJOY!!!

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