Visualizzazione post con etichetta jaeden lieberher. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta jaeden lieberher. Mostra tutti i post

mercoledì 4 dicembre 2019

Cena con delitto - Knives Out (2019)

Al Torino Film Festival mi sono fiondata a vedere il film di chiusura, che uscirà domani in tutta Italia, Cena con delitto - Knives Out (Knives Out), diretto e sceneggiato dal regista Rian Johnson. NO SPOILER, ci mancherebbe, tanto sapete che l'assassino è sempre il maggiordomo, giusto?


Trama: dopo una festa in famiglia lo scrittore di gialli Harlan Trombey muore, apparentemente suicida. L'investigatore Benoit Blanc, però, decide di fare luce sul caso...



Come si fa a parlare di un giallo senza fare spoiler? Semplice, cominciando a gioire per il ritorno del giallo come genere cinematografico, tanto per cominciare, e poi anche dei film corali con un cast della Madonna, all'interno dei quali anche chi presenzia per poco tempo rimane comunque impresso. Quello di Rian Johnson è il classico giallo corale alla Signori il delitto è servito e Invito a cena con delitto, modelli conclamati e dichiarati (e quanto è divertente la citazione de La signora in giallo?), eppure non si limita ad essere un divertissement per appassionati o meno ma contestualizza la vicenda nella realtà dell'attuale America senza risultare pedante o pesante. L'intera vicenda viene infatti raccontata attraverso gli occhi di due personaggi che non potrebbero essere più diversi; da una parte abbiamo Benoit Blanc, investigatore sui generis dal profondo accento e dai modi del Sud, completamente distaccato da qualsiasi parvenza di verosimiglianza, dall'altra invece c'è Marta, infermiera immigrata di buon cuore che si ritrova coinvolta non solo nelle indagini ma anche in tutto ciò che consegue la morte del suo paziente Harlan Trombey, diventato col tempo amico, confidente e figura paterna. Se ciò che concerne Benoit Blanc è caricaturale e inverosimile, due caratteristiche che si estendono anche a tutti coloro che hanno a che fare con lui e grazie alle quali i membri della famiglia Thrombey tirano fuori tutti gli aspetti ridicoli delle loro personalità e delle loro condizioni sociali, quando invece viene coinvolta Marta ecco che quelle stesse persone si trasformano in tipi immediatamente riconoscibili nel quotidiano e, attenzione, potremmo anche essere noi. Ipocriti, falsamente perbenisti finché non vengono toccati i soldi, pronti a parlare di "famiglia allargata" a patto che ci si limiti a piccoli atti di beneficenza, esponenti del "non sono razzista ma...", leoni da tastiera slegati da ogni relazione sociale (il piccolo bastardo interpretato da Jaeden Martell è l'incarnazione di tutti gli haters che hanno smontato lo Star Wars di Johnson per questioni razziali), persone pronte a sfruttare i problemi familiari degli altri per il proprio interesse o a trattare lo straniero, non importa quanto professionale e competente, come un grazioso animaletto da compagnia, ecco i "simpatici" protagonisti di questa tragicommedia familiare, roba da far perdere la fiducia nell'umanità anche al più innocente dei candidi.


Rian Johnson regge le fila di queste dinamiche familiari e sociali con incredibile abilità, confezionando un rompicapo all'interno del quale tutto torna, anche i più piccoli dettagli, sia nella sceneggiatura che, ovviamente, nella regia. Ciò che salta maggiormente all'occhio sono le sequenze "alla Rashomon" in cui tutto cambia a seconda di chi racconta, ma bisogna fare attenzione, come in ogni giallo che si rispetti, non tanto agli elementi macroscopici quanto a piccole cose che magari rischiano di passare inosservate, come sfondi rivelatori, oggetti fuori posto e omaggi apparentemente gratuiti ma in realtà molto importanti; in generale, si vede che Rian Johnson gode a spaziare con la cinepresa all'interno della magione di Thrombey, la quintessenza dell'arredamento tra il kitsch e l'intellettuale-ricercato, dove l'unica stanza "sentita" e realmente vissuta è il rifugio nel sottotetto del vecchio scrittore di gialli, un paradiso all'interno di un inferno "built to impress", dove tutti si sono fatti da soli, sì, ma col c*lo degli altri, o meglio DELL'altro. E chi sono questi altri? A mio avviso, quanto di meglio possa offrire l'attuale mercato internazionale degli attori, tra nomi grandissimi, come Daniel Craig e Chris Evans, enormi vecchi come Christopher Plummer e Jamie Lee Curtis, nomi meno conosciuti tra i non appassionati ma amatissimi dai cinefili come Toni Colette e Michael Shannon e, ovviamente, la stella nascente di una Ana De Armas bellissima anche quando deve interpretare un personaggio dimesso, come in questo caso. Premesso che ho adorato le interpretazioni borderline delle meravigliose Jamie Lee Curtis e Toni Colette, è ugualmente molto buffo vedere Daniel Craig, la cui immagine è quasi sempre legata a quella del fascinoso ed elegante James Bond, impegnato a biascicare ragionamenti assurdi con atteggiamento piacione e un pesantissimo accento dell'America del sud (auguri non solo ai doppiatori italiani ma anche agli adattatori, non vorrei essere nei panni di chi dovrà tradurre IL gioco di parole risolutivo per eccellenza) e personalmente ho apprezzato anche la svolta "malvagia" di un Chris Evans passato, dopo anni nei panni del pulitino Captain America, ad interpretare uno sboccatissimo moccioso viziato. Per una volta quindi non sono stata tradita nelle aspettative suscitate dal trailer e posso tranquillamente consigliare Knives Out perché rischia seriamente di essere uno dei film "commerciali" più divertenti e ben realizzati dell'anno!


Del regista e sceneggiatore Rian Johnson ho già parlato QUI. Daniel Craig (Benoit Blanc), Chris Evans (Ransom Drysdale), Ana De Armas (Marta Cabrera), Jamie Lee Curtis (Linda Drysdale), Michael Shannon (Walt Thrombey), Don Johnson (Richard Drysdale), Toni Collette (Joni Thrombey), Lakeith Stanfield (Tenente Elliott), Christopher Plummer (Harlan Thrombey), Jaeden Martell (Jacob Thrombey), Frank Oz (Alan Stevens) e Joseph Gordon Levitt (Non accreditato, è la voce del detective protagonista della serie che sta guardando la sorella di Marta) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Cena con delitto vi fosse piaciuto recuperate Invito a cena con delitto, Signori il delitto è servito e Gosford Park. ENJOY!



mercoledì 18 ottobre 2017

It (2017)

Domani uscirà l'attesissimo It diretto da Andy Muschietti. Ne parlo oggi, in quanto ho avuto l'onore di vederlo un mese fa a Praga, con un post rigorosamente SPOILER FREE. Se non vi fidate e quindi non volete leggere quanto segue sappiate almeno questo: It è un film splendido, che merita di essere visto sul grande schermo, pena la persecuzione eterna di Pennywise.


Trama: nella cittadina di Derry i bambini scompaiono o vengono ritrovati morti in circostanze misteriose. Un gruppo di ragazzini, uno dei quali ha perso il fratellino l'anno prima, scoprono che il responsabile è un mostro terrificante, capace di assumere le sembianze dei loro peggiori incubi...


Chi mi conosce sa che davanti a It non riesco ad essere obiettiva. Con tutti i suoi difetti, è il romanzo di Stephen King che ho amato di più, che rileggo da anni con piacere, che avrei sempre voluto vedere portato su grande schermo da un regista valido e da sceneggiatori capaci di non affondare dentro le mille e fischia pagine del libro, così da estrapolare ciò che di esso conta davvero. Nella fattispecie, al di là della figura di Pennywise sulla quale poi tornerò, il cuore di It (o meglio, di quelle parti del romanzo ambientate negli anni '50, condensate per comodità in una pellicola unica come già fatto da Tommy Lee Wallace nella miniserie del 1990) è il percorso di un gruppo di bambini costretti ad affrontare le tragedie della vita, le prese in giro dei loro coetanei, il mondo degli adulti, l'incombere della pubertà e, non ultima, tutta una serie di piccoli problemi magari sciocchi per i loro genitori e gli insegnanti ma assolutamente importanti ed insormontabili per questi ragazzini; personalmente, leggendo It ho sempre apprezzato di più i momenti in cui Beverly, Ben, Bill e gli altri si ritrovavano ad aver a che fare con tutti i problemi legati ai loro difetti fisici o le dinamiche familiari, alcune incredibilmente complesse, oppure quelli in cui la loro amicizia si rinsaldava in maniera "naturale", senza l'intervento di una Tartaruga o chissà quale altra forza magica, tra litigi infantili, primi amori o il desiderio di fare comunella per non soccombere ad un Henry Bowers sempre più imprevedibile e pericoloso. L'It di Muschietti mi ha dato tutto questo, ha messo il cuore davanti ad ogni cosa, persino davanti ai jump scare (che ci sono, tranquilli), ed è riuscito rendere reali ed indimenticabili almeno cinque personaggi su sette, ai quali aggiungo anche Henry Bowers, grazie all'aria stupidamente fragile di Nicholas Hamilton, un moccioso che vorrebbe fare il bulletto ma è destinato a finire vittima di problemi mentali più grandi di lui. Vedere il Club dei Perdenti prendere vita sullo schermo, a volte tratteggiato grazie a piccoli dettagli che solo chi ha letto il libro potrà apprezzare appieno (il modo in cui i ragazzi sistemano le biciclette, per esempio), altre grazie a dialoghi serrati e divertenti ma anche incredibilmente commoventi e rivelatori, mi ha riempito il cuore di gioia e gli occhi di lacrime, al punto che sul finale avrei voluto che la storia continuasse per vedere come sarebbero cresciuti QUESTI Perdenti, ben distanti dai bambocci monoespressivi della tanto celebrata serie degli anni '90, nonostante Stan e soprattutto Mike rimangano purtroppo un po' sullo sfondo. All'incredibile bellezza di una Beverly che sembra già ben più grande dei suoi coetanei, ferita nel profondo da una figura paterna molto ambigua prima ancora che violenta, si affiancano i problemi del "New Kid on the Block" cicciottello Ben, un Richie dalla logorrea incontrollabile, un Eddie che è più di una spalla per quest'ultimo e che finalmente riceve una storyline "materna" degna di questo nome, e soprattutto un Big Bill terrorizzato all'idea di non essere più nulla per i genitori distrutti dalla scomparsa del fratellino Georgie e quindi vero motore della storia, vero "capo" dei perdenti, l'unico dotato dell'incrollabile volontà di fare fuori Pennywise per riaffermare la propria esistenza prima ancora di vendicare il piccolo. A proposito, parliamo un po' di Pennywise, vah.


A quelli che "Tim Curry è l'unico vero Pennywise" (per quanto io adori comunque Tim, ci mancherebbe) rispondo citando le voci della Luna che ascolta Henry Bowers nel romanzo e dico "Ha-Ha ALL OVER you!!". Bill Skarsgard è la punta di diamante di un cast quasi perfetto, la sua voce mette letteralmente i brividi e quegli occhietti scompagnati già di suo sono la ciliegina sulla torta, che abbiano le iridi azzurre oppure gialle/rosse; è risaputo che l'attore abbia partecipato alle riprese solo all'ultimo, per ottenere dai giovani co-protagonisti delle reazioni di terrore più genuine possibili, ma sono lo stesso rimasta deliziata e sconvolta dalla faccia orripilata di Sophia Lillis durante il confronto con Pennywise nella casa di Neibolt Street, si vede proprio l'orrore negli occhi della ragazzina! L'idea di agghindare il buon vecchio Clown Ballerino come un pupazzo di fine '800 non solo è vincente ma si collega anche ai mille rimandi inseriti dagli sceneggiatori sul sanguinoso passato di Derry, cittadina all'interno della quale Pennywise campa da secoli uccidendo, depredando e spargendo il male sottile che influenza tutti gli abitanti; agghiacciante nel make-up più "mostruoso" ma anche in quello normale, il Pennywise di Skarsgard è dotato di un folle, infantile umorismo nero che lo rende ancora più inquietante di Tim Curry e anche di una sorta di "fascino" perverso, lo stesso che porta a fissare morbosamente qualcosa di disgustoso anche se razionalmente bisognerebbe distogliere lo sguardo. Aggiungo che Pennywise non è l'aspetto più agghiacciante del film, anzi. Muschietti osa l'inosabile e tocca gli intoccabili, infilando allegramente nella pellicola una sequenza pressoché ininterrotta di nefandezze assortite, alcune sbattute in faccia agli spettatori in un profluvio di gore, altre appena suggerite ma comunque da far accapponare la pelle, giocando tra l'altro in maniera subdola con chi conosce bene il libro e si aspettava alcune scene scioccanti (e NO, non sto parlando dell'"orgia". Quella non c'è, ma come può anche solo pensarlo la gente?). Anzi, nonostante adori il romanzo alla follia ho apprezzato la maggior parte dei cambiamenti, soprattutto per quel che riguarda le paure dei singoli Perdenti, alcune realizzate per esigenze di "spettacolo", come quella di Richie (ah ma Paul Bunyan è lì che osserva...), altre cambiate per offrire allo spettatore la possibilità di conoscere aspetti di Derry altrimenti impossibili da riportare su pellicola senza realizzare un girato di 40 ore.


Quindi l'It di Muschietti è un film perfetto, senza nemmeno un difettuccio? Ovviamente no, ma ciò non toglie che abbiamo davanti uno dei migliori adattamenti Kinghiani di sempre, almeno per quel che riguarda mezzo romanzo e si spera che il regista faccia il bis tra un paio d'anni, quando arriverà la seconda parte in cui i protagonisti si ritroveranno ad affrontare Pennywise con 27 anni in più sul groppone (cosa che viene spesso ironicamente citata nel film, per inciso). Tra i difetti della pellicola, salta all'occhio una scrittura frettolosa che ha reso Mike una figura bidimensionale, come se gli sceneggiatori non sapessero bene che farne. E' vero che l'"importanza" di Mike dovrebbe aumentare nel secondo capitolo e che molto di ciò che rendeva il ragazzino un outsider negli anni '50 probabilmente sarebbe suonato stridente in un film ambientato negli anni '80 però allo stesso modo ho trovato un po' deludente la sua presenza, anche perché Fukunaga con lui aveva fatto un lavoro migliore (vedi note in fondo). Così come ho trovato deludenti alcuni effetti speciali, con quel sapore di CG "finta" che già aveva inficiato la completa riuscita del lavoro precedente di Muschietti, Mama. A questi punti penso che il regista non sappia bene come connettere le riprese dal vero con gli effetti speciali più seri perché il resto del film è di una bellezza incredibile, ricco di sequenze omaggianti classici degli anni '80 che tuttavia non opprimono né stufano lo spettatore ormai saturo di questa voglia perenne di revival; in It è più una questione di atmosfera, il ritorno ai coming of age inseriti in un contesto horror/fantastico più che una rincorsa alla citazione d'annata, la riaffermazione del gruppo di ragazzini che tirano fuori le palle perché gli adulti hanno dimenticato di averle o non le hanno mai avute, troppo presi dai loro problemi per farsi carico degli "incubi" di un branco di mocciosi sfigati. Ecco, è questo che ho apprezzato maggiormente di It, al di là di tutte le idiozie assortite e faziose che si sono lette in rete: la volontà degli autori di omaggiare una storia bellissima CREANDONE una nuova, simile ma diversa, magari un pelino meno potente (pare che azzeccare il pre-finale sia piuttosto difficile ma d'altronde è risaputo che anche King non sia una cima a risolvere le sue stesse storie...) ma capace di coinvolgere tutti, sia gli amanti di Stephen King sia chi non ha mai nemmeno sentito parlare di It. Col Bolluomo accanto, stranieri in terra straniera, mi è sembrato che alla fine fossimo tutti pronti a prenderci per mano e prometterci di tornare, non tra 27 anni ma tra 2, per dare nuovamente fiducia a Muschietti e ai suoi collaboratori; nell'attesa, da brava loser/lover, io tornerò al cinema già domani, così da godermi per intero i dialoghi... sperando che l'adattamento e il doppiaggio italiani non facciano pena come al solito.


Del regista Andy Muschietti ho già parlato QUI mentre Bill Skarsgård, alias Pennywise, lo trovate QUA.

Jaeden Lieberher interpreta Bill Denbrough. Americano, ha partecipato a film come St. Vincent, Midnight Special e The Book of Henry, inoltre ha doppiato serie come American Dad!. Ha 14 anni e due film in uscita.


Nicholas Hamilton interpreta Henry Bowers. Australiano, lo ricordo per film come Captain Fantastic e La torre nera. Ha 17 anni e un film in uscita.


Jeremy Ray Taylor, che interpreta Ben, era già comparso in Ant-Man invece Jack Dylan Grazer, ovvero Eddie, ha partecipato ad uno degli episodi di Tales of Halloween e Owen Teague, alias Patrick Hockstetter, ha già fatto parte dell'universo Kinghiano grazie a quell'orrore di Cell. Anche Wyatt Oleff, che interpreta Stan, potrebbe non essere un volto nuovo per molti spettatori visto che è stato un giovane Peter Quill in Guardiani della galassia e un giovane Tremotino nella serie C'era una volta, mentre Finn Wolfhard, che interpreta Richie (e che è l'unico attore rimasto dopo che il film è passato da Cary Fukunaga ad Andy Muschietti), è ovviamente il Mike della serie Stranger Things; a tal proposito, i Duffer Brothers avrebbero voluto dirigere il film ma all'epoca delle prime fasi di produzione il loro nome era ancora poco conosciuto, quindi hanno dovuto "ripiegare" proprio su Stranger Things, uno dei migliori omaggi a King degli ultimi anni. Torno un attimo a parlare di attori dicendo che il piccolo Jackson Robert Scott, ovvero George Denbrough, dovrebbe tornare sullo schermo grazie al figlio di Stephen King, Joe Hill, in una serie TV (sempre diretta da Andy Muschietti) tratta dallo stupendo Locke & Key, dove il piccolino dovrebbe interpretare il dolce Bode Locke assieme a Megan Charpentier, che in It compare come Gret(t)a Bowie e nella serie TV dovrebbe essere invece Kinsey Locke. Passando a Pennywise, alla fine i due attori rimasti a contendersi il ruolo dopo l'abbandono di Will Poulter erano Hugo Weaving e Bill Skarsgård ma alla fine l'ha spuntata quest'ultimo in quanto Weaving non era in grado di offrire un'interpretazione che fosse anche infantile ed ironica ma faceva solo paura. Passando dagli attori ai registi/sceneggiatori, on line è disponibile lo script del 2014 scritto da Cary Fukunaga, immagino prima che lo stesso aggiungesse le scene controverse che lo hanno allontanato dal progetto (si parla di Henry Bowers che fa sesso con una capra ed eiacula su una torta di compleanno, della fusione di Stan e Richie in un personaggio di nome Richie Goldfarb, di un Pennywise nudo che si mostra ad una dei Padri Pellegrini, di una Beverly picchiata dagli amici del padre i quali, si dice, avrebbero fatto sesso con lei, del fatto che Pennywise avesse lasciato vivere Al Marsh solo per fargli molestare la figlia ogni sera e di Bowers e la sua gang che costringono delle ragazze a praticare loro sesso orale), ed è molto simile al film di Muschietti salvo per un paio di cose. Per esempio, Mike ha un ruolo ben più preponderante e il padre gli racconta dell'incendio al Punto Nero, l'"epica battaglia a sassate" diventa "l'epica battaglia con fuochi d'artificio", Al Marsh viene posseduto da It e cerca di violentare Beverly, Belch e Victor muoiono nelle fogne e la forma finale di It, così come un paio di visioni dei bambini, sono molto diverse (Stella marina coi tentacoli? Aiuto!); Muschietti è rimasto più legato al romanzo di King e avrebbe voluto inserire anche il rito del fumo nel quale Mike e Richie scoprono l'origine di It ma limiti di budget hanno purtroppo impedito la realizzazione della scena. E dopo questo infoporn praticamente infinito, mi duole informarvi che per It - Chapter II occorrerà aspettare il 2019, nel frattempo speriamo che molti degli attori che i bambini vorrebbero veder interpretare i perdenti da adulti esaudiscano le loro giovani controparti: sto parlando soprattutto con te, Jessica, ma potrebbero accettare anche Jake Gyllenhaal (Eddie), Joseph Gordon-Levitt (Stan), Chris Pratt (Ben) e Christian Bale (Bill), che dite? Il mio dreamcasting sarebbe però Casey Affleck (Stan), Ethan Embry (Ben), James Franco o Ryan Reynolds (Richie), Elijah Wood (Eddie), James McAvoy (Bill) e David Oyelowo (Mike), lascio solo Jessicona che sarebbe perfetta! ENJOY!








Se vuoi condividere l'articolo