Visualizzazione post con etichetta janet mcteer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta janet mcteer. Mostra tutti i post

martedì 29 novembre 2022

The Menu (2022)

Spuntato un po' a sorpresa qualche mese fa nelle anteprime, è miracolosamente arrivato anche a Savona The Menu, diretto dal regista Mark Mylod.


Trama: un gruppo di persone selezionate si ritrova nel ristorante dello Chef Slovik per degustare quella che si preannuncia una raffinatissima cena da gourmet, almeno finché non cominciano a succedere cose strane...


Negli ultimi anni, scellerati palinsesti televisivi hanno trasformato quelli che una volta erano normali mestieranti, magari più fantasiosi o bravi di altri, in mega star pronte a far spendere centinaia di euro all'incauto consumatore, il quale magari non capisce una ralla dell'"arte" in questione. No, non sto parlando di pittori o scultori, ma di cuochi, pasticceri o simili, anzi, scusate, dovrei dire chef. Ormai chiunque è costretto a capirsene di cucina (anzi, scusate, food) e a guardare con indulgenza questi figuri aprire locali su locali che, di base, propinano ciò che io mangerei come merendina spacciandolo come primo/secondo annegato in un mare di salsine dubbie e cazzabubbole assortite, dentro un piatto grande come uno scudo, per poi chiedere l'equivalente di un rene al grido di "Eh, ma non devi guardare quanto mangi, bensì all'ESPERIENZA in sé". Io, che nasco bestia e animale brutto morirò, preferisco andare nella taverna rustica o nella pizzeria banale ma buona piuttosto che gettare soldi in queste scempiaggini ma, de gustibus, ognuno fa come crede o come impongono le mode, e mi è parso che fosse quest'ultima motivazione la base di partenza di The Menu, commedia nera tinta di horror ambientata, appunto, all'interno di un ristorante esclusivissimo. All'interno di The Menu i "casi umani" sono ben riconoscibili, anche se non troppo caricati, e ce n'è per tutti i gusti, perché il film non indulge in un banale scontro "ricchi contro poveri"; autocelebrazione che sconfina in un completo distacco dalla realtà, esperienze mordi e fuggi fatte giusto perché "si può", mancanza totale di empatia, esistenze consacrate al nulla, vuota ostentazione, sono solo alcuni degli orrori serviti sul piatto preparato da Mark Mylod, che mescola sapientemente momenti grotteschi al limite dell'esilarante, aspetti thriller e un pizzico di horror, il tutto filtrato da un'estetica accattivante e, sì, molto gustosa. 


C'è da divertirsi parecchio a scoprire ogni singola portata del menu, partendo da quelle più eccentriche ma "normali" per arrivare a quelle maggiormente perplimenti e pericolose, e seguire il percorso filosofico/culinario del luciferino Chef Slovik (condannato a destreggiarsi tra piaggiatori e maleducati arricchiti) viene reso ancora più interessante dalla presenza di un punto di vista esterno ma vicino a quello dello spettatore, il quale si ritrova a condividere gli stati d'animo della giovane Margo, commensale suo malgrado. Quest'ultima è una delle punte di diamante di un cast eccellente. Come ho già scritto in passato, Anya-Taylor Joy non sbaglia un film e, anche quando lo sbaglia (penso al recente Amsterdam ma anche New Mutants), riesce comunque rendere tridimensionale e interessante il suo personaggio; la Margo di The Menu non fa eccezione ed è degno complemento del favoloso Ralph Fiennes, impegnato nell'interpretazione sul filo della follia di un uomo ormai privo di uno scopo nella vita, eppure ancora colmo di dignità e desiderio di rivalsa verso chi non l'ha mai capito. Anche il resto del cast è molto interessante, in primis il fastidioso (ma adorabile) Nicholas Hoult e John Leguizamo, quest'ultimo ormai abbonato al ruolo di caratterista di lusso e sempre dotato di una forte presenza scenica, ma non bisogna dimenticare la freddissima cortesia di Hong Chau, i cui modi compiti all'interno del caos fungono da perfetto esempio delle assurdità grottesche di cui The Menu è costellato. Sarò anche bestia per quanto riguarda il cibo e non posso consigliarvi ristoranti stellati in cui andare a mangiare, ma se volete un film appetitoso e ottimo per passare una serata al cinema, fidatevi della cVitica Bolla e correte in sala prima che questa primizia venga relegata agli sciapi palati dello streaming!


Di Ralph Fiennes (Chef Slovik), Anya Taylor-Joy (Margo), Nicholas Hoult (Tyler), Janet McTeer (Lillian) e John Leguizamo (Stella del cinema) ho già parlato ai rispettivi link.  

Mark Mylod è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Ali G Indahouse ed episodi di serie come C'era una volta e Il trono di spade. Anche produttore, ha 57 anni.


Emma Stone era stata scelta per il ruolo di Margo quando si pensava che il regista sarebbe stato Alexander Payne. Se The Menu vi fosse piaciuto recuperate Fresh, The Feast, Silent Night e Flux Gourmet. ENJOY!

martedì 10 settembre 2013

Albert Nobbs (2011)

E' passato un po' di tempo dalla sua uscita nelle sale italiane, ma in questi giorni sono riuscita a guardare Albert Nobbs, diretto nel 2011 dal regista Rodrigo García, tratto dal racconto The Singular Life of Albert Nobbs di George Moore e candidato a tre premi Oscar (migliore attrice protagonista, miglior attrice non protagonista e miglior make up, ne avesse vinto uno!!).


Trama: diciannovesimo secolo. Una donna, per evitare la povertà, passa decenni nei panni del maggiordomo Albert Nobbs ma la sua vita diventa più difficile mano a mano che aumenta la solitudine...


Albert Nobbs è un film particolarissimo. All'inizio mi aspettavo una pellicola che denunciasse la condizione della donna in Inghilterra e Irlanda alla fine del diciannovesimo secolo, ma non è solo questo. La singolare vita di Albert Nobbs racconta innanzitutto la solitudine di una persona costretta a perdere la propria identità, a rinunciare alla propria natura fino a rimuoverla del tutto, a diventare una creatura imperfetta, insicura, triste e piena di desideri irrealizzati. Il film non è una divertente commedia degli equivoci dove una donna si traveste da uomo per sbarcare il lunario e deve cercare di non farsi scoprire; il motivo che spinge, o meglio costringe, la protagonista a vestire panni maschili è un orrendo e sconcertante insieme di ingiustizie sociali e traumi adolescenziali, che da soli tuttavia non bastano a sedare le naturali pulsioni di un essere umano. Basta infatti l'arrivo di una persona nelle sue stesse condizioni ma felicemente sposata per fare sì che Albert Nobbs (il cui vero nome non verrà mai svelato) cominci a fantasticare di avere una vita sua, un piccolo negozio, magari persino l'amore, l'unica "cosa" in grado di illuminare una vita consacrata alla semplice e fredda sopravvivenza. Attorno a lui/lei ruota un intero microcosmo di donne oppresse, costrette a combattere contro uomini violenti ed egoisti, contro una società crudele ed ingiusta, e a reinventarsi per riuscire ad ottenere quelle cose che le persone più agiate o fortunate considerano banali e quasi dovute.


Considerate le delicate e complesse emozioni che animano il cuore del protagonista, il ritmo del film viene impostato quasi in modo da rispettarle, come se fosse un dramma teatrale invece che una pellicola: poche variazioni di set (l'albergo, la strada e la casa di Hubert Page), abbondanza di sequenze "rituali" e a loro modo coreografiche come quelle dove i dipendenti prestano i loro servizi all'hotel e, infine, molti dialoghi tra personaggi. Pregevolissimi, quindi, costumi e scenografie ma, soprattutto, indispensabile la presenza di attori bravissimi. Sembra banale cominciare da Glenn Close, qui quasi irriconoscibile, ma la verità è che Albert Nobbs sarà anche il protagonista del film però è uno dei personaggi meno accattivanti e più passivi della storia del cinema... quindi, a maggior ragione, la bravura dell'attrice sta nel coinvolgere il pubblico davanti al dramma umano di questo piccolo e timido omino/donnina. Fortunatamente, a fargli da contraltare e fungere da sprone, c'è un'incredibile Janet McTeer che parrebbe davvero un uomo nei primi fotogrammi e che, spesso e volentieri, ruba la scena al personaggio principale. Anche i nomi eccellenti che animano il sottobosco della pellicola sono molto validi, soprattutto Mia Wazikowska che ormai è anni luce distante dalla Alice Burtoniana, per fortuna, ma è un piacere anche vedere Pauline Collins in un personaggio falso e melodrammatico e Brendan Gleeson nei panni del dottore ubriacone ma fondamentalmente buono. In sostanza, mi spiace che Albert Nobbs non abbia avuto la risonanza che avrebbe meritato, perché è una visione che consiglio caldamente a chi cerca un film particolare e si trova a suo agio con ritmi lenti e ragionati.


Di Mia Wazikowska (Helen), Pauline Collins (Madge), Brendan Gleeson (Dr. Holloran) e Aaron Taylor-Johnson (Joe) ho già parlato ai rispettivi link. 

Rodrigo García è il regista della pellicola. Colombiano, figlio dello scrittore Gabriel García Márquez, ha diretto Le cose che so di lei ed alcuni episodi delle serie I Soprano e Six Feet Under. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 54 anni.


Glenn Close interpreta Albert Nobbs, ruolo che aveva già interpretato nel 1982 a teatro e per cui ha ricevuto la sesta nomination all’Oscar. Americana, la ricordo per film come Il grande freddo, Attrazione fatale, Le relazioni pericolose, Hook – Capitan Uncino, La casa degli spiriti, Mary Reilly, La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera, Mars Attacks! e Air Force One. Come doppiatrice ha lavorato nei film Tarzan, Pinocchio, Hoodwinked e in alcuni episodi de I Simpson, inoltre ha partecipato alle serie Will & Grace e The Shield. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 66 anni e cinque film in uscita tra cui Guardians of the Galaxy.


Jonathan Rhys Meyers (vero nome Jonathan Michael Francis O'Keefe) interpreta il Visconte Yarrell. Irlandese, lo ricordo per film come Velvet Goldmine, Titus, Sognando Beckham, Alexander, Match Point, Mission: Impossible III, From Paris With love e Shadowhunters – Città di ossa. Anche produttore, ha 36 anni, un film e una serie in uscita, Dracula.


Janet McTeer interpreta Hubert Page, ruolo per cui ha ricevuto la seconda nomination all'Oscar, questa volta come migliore attrice non protagonista. Inglese, ha partecipato a film come In cerca d'amore, Velvet Goldmine e The Woman in Black. Anche sceneggiatrice, ha 52 anni e un film in uscita.


Mark Williams, che interpreta il maggiordomo Sean Casey, ha prestato il volto al buon Arthur Weasley nella saga cinematografica di Harry Potter. Amanda Seyfried e Orlando Bloom, invece, erano stati scritturati per i ruoli di Helen e Joe ma hanno dovuto rinunciare per impegni pregressi. Posso dire che, In My Humble Opinion, è stato meglio così? Direi di sì e aggiungo che, se Albert Nobbs vi fosse piaciuto, potete sempre recuperare Victor/Victoria! ENJOY!!

Se vuoi condividere l'articolo