Non ricordo chi mi avesse consigliato la visione di Paterson, diretto e sceneggiato nel 2016 da Jim Jarmusch, ma in questi giorni mi sono messa a guardarlo, giusto per curiosità.
Trama: Paterson fa l'autista di autobus in una cittadina che porta il suo stesso nome e le sue giornate scorrono tranquille, tra una poesia e una follia della fidanzata...
Sono forse io una brutta persona? Probabilmente sì, perché questo Paterson non mi ha fatto né caldo né freddo, anzi, a tratti mi ha annoiata a morte. Se non altro ho avuto la riconferma che Adam Driver (come del resto Kristen Stewart o Robert Pattinson) quando viene tirato fuori dal franchise che lo ha reso famoso come "frignetta" ed inserito in produzioni più indie e particolari è un signor attore, anzi, di più, un attore adorabile, che non mi stanco di osservare; obiettivamente, mi pare che Jarmusch stia cercando di fare di lui un novello Bill Murray, visto che il personaggio di Paterson, non fosse per sopraggiunti limiti d'età, sarebbe stato perfetto per l'amato Bill. Ma perché Paterson mi ha avvolta in una pesante cappa di aburrimiento? Di cosa parla questo film? Ecco, il problema è questo: di nulla. Paterson è l'elogio della vita tranquilla, dei piccoli episodi che conferiscono pepe alla normalità, dell'amore per le piccole cose di Ameliana memoria, e segue la settimana di questo autista e poeta, che osserva la vita scorrere davanti al parabrezza del bus, ascolta le conversazioni dei passeggeri, e riversa su carta i suoi aulici pensieri, trovando sempre il tempo di ritagliarsi un momento per riflettere o meravigliarsi di ciò che lo circonda. Lì per lì non sarebbe nemmeno male come idea, non fosse che Paterson ha una fidanzata e un cane che richiamano all'azione, anzi la ESIGONO. Ho passato l'intero film a pregare che Paterson prendesse a calci in culo quella scansafatiche streppona e pseudo-artista che si tiene in casa, cacciando fuori lei e il malefico cane, ma niente da fare: il povero Adam Driver abbozza su ogni cosa, dall'inghiottire immangiabili "secret pie" con broccoli e cheddar allo spendere 400 dollari per una chitarra perché la signorina "ha il sogno di diventare una musicista country", portando a casa stipendi mentre la fidanzata passa le giornate e decorare la casa, dipingere orridi quadri e guardarsi allo specchio. Sul finale nulla cambia, nulla migliora, nulla peggiora, e so di essere limitata io ma l'ho trovato assai frustrante.
E' un peccato, perché a pensarci Paterson è semplice e poetico come gli scritti del suo protagonista, che ne accompagnano le vicende scorrendo in sovraimpressione, opera in realtà del poeta metropolitano Ron Padgett, uno dei preferiti del regista; il contrasto tra la realtà prosaica ma non necessariamente fredda e banale, anzi, molto malinconica, vissuta da Paterson e quei momenti di quiete profonda ricercati nella poesia è assai piacevole e lo stesso vale, alla fine, per lo schema che ripropone sette giorni tutti uguali salvo per pochi dettagli o varianti sul tema, ché alla fine la vita è così. In realtà, forse, ciò che ho più apprezzato di Paterson, assieme all'interpretazione di Adam Driver, è il modo in cui vengono tradite tutte le aspettative dell'audience. Il film infatti contiene almeno un paio di anticlimax, uno legato al destino del cane di Paterson, l'altro legato alle coppie di gemelli che, da un certo punto in poi, cominciano a cicciare fuori ovunque, con gran stupore del protagonista, due dettagli che potrebbero portare a risvolti di trama inaspettati e che, invece, rimangono lì, a far il gesto dell'ombrello allo spettatore. Mah, forse non a tutti gli spettatori, diciamo solo a me. Rileggendo il post, comunque, mi sono accorta di avere apprezzato Paterson più di quanto avessi pensato quando ho cominciato a scrivere, quindi non mi sento di sconsigliarlo. Mal che vada, avrete avuto modo di godervi l'ennesima, valida interpretazione di Adam Driver e di sfogarvi inveendo contro una delle ragazze più irritanti mai comparse sullo schermo.
Del regista e sceneggiatore Jim Jarmusch ho già parlato QUI mentre Adam Driver, che interpreta Paterson, lo trovate QUA.
I due studenti che parlano dell'anarchico italiano sul bus sono i due ex ragazzini di Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore, Jared Gilman e Kara Hayward. ENJOY!
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mercoledì 27 novembre 2019
martedì 18 giugno 2019
I morti non muoiono (2019)
Sabato sera sono emigrata a Genova per riuscire a vedere I morti non muoiono (The Dead Don't Die), diretto e sceneggiato dal regista Jim Jarmusch.
Trama: in una cittadina pacifica i morti cominciano a risorgere a causa degli sconvolgimenti climatici.
Sono passati due giorni dalla visione de I morti non muoiono e sinceramente non ho ancora capito se questo film mi è piaciuto oppure no. Cioè, per essere più precisi non ho ancora capito se ho visto un'opera geniale o una fantozziana "cagata pazzesca" che aggiunge poco o nulla al mito dello zombi romeriano, non a caso citato anche nei ringraziamenti finali. Sarà che di Jarmusch ho visto proprio pochissimo e non conosco la poetica, se ce n'è una, del regista? Può essere. Partiamo dalle cose che ho sicuramente apprezzato de I morti non muoiono. Innanzitutto, l'ironia. Non poteva essere altrimenti, con un protagonista come Bill Murray, quell'umorismo che col tempo si è fatto sempre più malinconico, così come si è fatta più accentuata la sua aria distaccata dalla realtà, un "se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là": qui abbiamo l'apice dello scazzo Murrayano, concretizzato in un poliziotto che due anni prima doveva andare in pensione e che, d'un tratto, si ritrova a combattere un'invasione di zombi in una cittadina dove il massimo del criminale è un eremita che forse ruba dei polli. E se Murray, anche in un'occasione come questa, si sposta un po' più in là, ad affiancarlo c'è un Adam Driver esilarante perché ANCORA più scazzato, piagato dall'onniscienza. In mezzo ai due, la povera Chloe Sevigny, innocente ed umana, giustamente sconvolta all'idea che i morti non muoiano mentre i suoi due colleghi paiono contemplare la questione con distacco. Poi, ovviamente, ci sono i morti (che non muoiono), che come gli zombi di Romero tornano a fare quello che facevano in vita come se nulla fosse successo, spinti da un cervello ormai in pappa e da una fame che li porta a mangiare, mangiare e ancora mangiare. Sotto gli occhi dell'eremita Bob, che della città e dei cittadini conosce pregi (pochi) e difetti (molti) si svolge quindi una storia estrema ma vecchia come il mondo, tanto che il finale è già scritto e risaputo, insito com'è nel DNA di una società egoista e di un'umanità che si è auto condannata a morte, beatamente inconsapevole delle implicazioni globali delle azioni del singolo, concentrato nella sua becera quotidianità. E' così che, a rimetterci, sono i cattivi (lo splendido Steve Buscemi col suo "make America white again") ma anche i buoni o i medi, spazzati via senza aver avuto la possibilità di brillare nemmeno una volta.
Ne I morti non muoiono, infatti, non ci sono eroi, solo gente clueless che quando riesce a sopravvivere ai famelici zombi deve tutto alla fortuna (alla sceneggiatura?), non certo all'abilità. Anzi, di abilità non si parla proprio, ché persino i poliziotti se la sentono colare e decidono di non intervenire, ognuno per motivi tutti suoi. Ci sarebbe un deus ex machina, in effetti, sul quale non vi spoilererò nulla, ma è nulla più che un'"aggiunta", una meteora che passa e se ne va, come se non valesse la pena salvare tanta mediocrità concentrata in una cittadina e, per estensione, nel mondo. Un ripensamento, quasi, e in generale (forse è questo che non ho apprezzato granché) un work in progress incompiuto come alcune parti del film. Per esempio, quelle interferenze televisive che sembrano così importanti, tanto da venire introdotte già nei titoli di testa, a cosa portano poi? I personaggi dei ragazzini imprigionati all'interno del riformatorio hanno un qualche significato, salvo quello di aumentare gli attori presenti? E infine: c'è qualcosa di più, celato dietro un omaggio ironico e ben realizzato agli storici film di Romero? Sinceramente, non saprei rispondere a questa domanda ma ripensandoci, per quanto non sia uscita entusiasta dalla proiezione quanto avrei voluto, I morti non muoiono è comunque un film che sono contenta di aver visto perché è zeppo di momenti memorabili e personaggi sopra le righe, di dialoghi che apparentemente non vanno da nessuna parte ma regalano grande gioia, quasi quanto vedere facce conosciute dietro gli zombi. Quella gioia, ahimé, che non regala l'adattamento italiano, particolarmente sciatto e svogliato, tanto che le parole ossessivamente ripetute dagli zombi a volte vengono tradotte, altre no (giocattoli va bene, coffee non lo traduciamo, non ci va), per non parlare di quel riferimento metacinematografico iniziale tradotto in maniera così farraginosa che probabilmente il 90% degli spettatori se lo perderà. Della serie, i morti non muoiono ma nemmeno la mala adaptación, ahimé.
Del regista e sceneggiatore Jim Jarmusch ho già parlato QUI. Bill Murray (Capo Cliff Robertson), Adam Driver (Agente Ronnie Peterson), Tom Waits (Eremita Bob), Chloe Sevigny (Agente Mindy Morrison), Steve Buscemi (Fattore Frank Miller), Danny Glover (Hank Thompson), Caleb Landry Jones (Bobby Wiggins), RZA (Dean), Larry Fessenden (Danny Perkins), Carol Kane (Mallory O'Brien), Tilda Swinton (Zelda Swinton) e Selena Gomez (Zoe) li trovate invece ai rispettivi link.
Dietro al trucco da zombi ci sono musicisti come Iggy Pop, Sturgill Simpson (autore della canzone che da il titolo al film) e Charlotte Kemp Muhl, anche modella; purtroppo avremmo potuto avere anche Bruce Campbell ma niente, non aveva voglia di partecipare a un altro horror a quanto pare. Se I morti non muoiono vi fosse piaciuto recuperate i film di Romero dedicati agli zombi e aggiungete Shaun of the Dead e Benvenuti a Zombieland. ENJOY!
Trama: in una cittadina pacifica i morti cominciano a risorgere a causa degli sconvolgimenti climatici.
Sono passati due giorni dalla visione de I morti non muoiono e sinceramente non ho ancora capito se questo film mi è piaciuto oppure no. Cioè, per essere più precisi non ho ancora capito se ho visto un'opera geniale o una fantozziana "cagata pazzesca" che aggiunge poco o nulla al mito dello zombi romeriano, non a caso citato anche nei ringraziamenti finali. Sarà che di Jarmusch ho visto proprio pochissimo e non conosco la poetica, se ce n'è una, del regista? Può essere. Partiamo dalle cose che ho sicuramente apprezzato de I morti non muoiono. Innanzitutto, l'ironia. Non poteva essere altrimenti, con un protagonista come Bill Murray, quell'umorismo che col tempo si è fatto sempre più malinconico, così come si è fatta più accentuata la sua aria distaccata dalla realtà, un "se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là": qui abbiamo l'apice dello scazzo Murrayano, concretizzato in un poliziotto che due anni prima doveva andare in pensione e che, d'un tratto, si ritrova a combattere un'invasione di zombi in una cittadina dove il massimo del criminale è un eremita che forse ruba dei polli. E se Murray, anche in un'occasione come questa, si sposta un po' più in là, ad affiancarlo c'è un Adam Driver esilarante perché ANCORA più scazzato, piagato dall'onniscienza. In mezzo ai due, la povera Chloe Sevigny, innocente ed umana, giustamente sconvolta all'idea che i morti non muoiano mentre i suoi due colleghi paiono contemplare la questione con distacco. Poi, ovviamente, ci sono i morti (che non muoiono), che come gli zombi di Romero tornano a fare quello che facevano in vita come se nulla fosse successo, spinti da un cervello ormai in pappa e da una fame che li porta a mangiare, mangiare e ancora mangiare. Sotto gli occhi dell'eremita Bob, che della città e dei cittadini conosce pregi (pochi) e difetti (molti) si svolge quindi una storia estrema ma vecchia come il mondo, tanto che il finale è già scritto e risaputo, insito com'è nel DNA di una società egoista e di un'umanità che si è auto condannata a morte, beatamente inconsapevole delle implicazioni globali delle azioni del singolo, concentrato nella sua becera quotidianità. E' così che, a rimetterci, sono i cattivi (lo splendido Steve Buscemi col suo "make America white again") ma anche i buoni o i medi, spazzati via senza aver avuto la possibilità di brillare nemmeno una volta.
Ne I morti non muoiono, infatti, non ci sono eroi, solo gente clueless che quando riesce a sopravvivere ai famelici zombi deve tutto alla fortuna (alla sceneggiatura?), non certo all'abilità. Anzi, di abilità non si parla proprio, ché persino i poliziotti se la sentono colare e decidono di non intervenire, ognuno per motivi tutti suoi. Ci sarebbe un deus ex machina, in effetti, sul quale non vi spoilererò nulla, ma è nulla più che un'"aggiunta", una meteora che passa e se ne va, come se non valesse la pena salvare tanta mediocrità concentrata in una cittadina e, per estensione, nel mondo. Un ripensamento, quasi, e in generale (forse è questo che non ho apprezzato granché) un work in progress incompiuto come alcune parti del film. Per esempio, quelle interferenze televisive che sembrano così importanti, tanto da venire introdotte già nei titoli di testa, a cosa portano poi? I personaggi dei ragazzini imprigionati all'interno del riformatorio hanno un qualche significato, salvo quello di aumentare gli attori presenti? E infine: c'è qualcosa di più, celato dietro un omaggio ironico e ben realizzato agli storici film di Romero? Sinceramente, non saprei rispondere a questa domanda ma ripensandoci, per quanto non sia uscita entusiasta dalla proiezione quanto avrei voluto, I morti non muoiono è comunque un film che sono contenta di aver visto perché è zeppo di momenti memorabili e personaggi sopra le righe, di dialoghi che apparentemente non vanno da nessuna parte ma regalano grande gioia, quasi quanto vedere facce conosciute dietro gli zombi. Quella gioia, ahimé, che non regala l'adattamento italiano, particolarmente sciatto e svogliato, tanto che le parole ossessivamente ripetute dagli zombi a volte vengono tradotte, altre no (giocattoli va bene, coffee non lo traduciamo, non ci va), per non parlare di quel riferimento metacinematografico iniziale tradotto in maniera così farraginosa che probabilmente il 90% degli spettatori se lo perderà. Della serie, i morti non muoiono ma nemmeno la mala adaptación, ahimé.
Del regista e sceneggiatore Jim Jarmusch ho già parlato QUI. Bill Murray (Capo Cliff Robertson), Adam Driver (Agente Ronnie Peterson), Tom Waits (Eremita Bob), Chloe Sevigny (Agente Mindy Morrison), Steve Buscemi (Fattore Frank Miller), Danny Glover (Hank Thompson), Caleb Landry Jones (Bobby Wiggins), RZA (Dean), Larry Fessenden (Danny Perkins), Carol Kane (Mallory O'Brien), Tilda Swinton (Zelda Swinton) e Selena Gomez (Zoe) li trovate invece ai rispettivi link.
Dietro al trucco da zombi ci sono musicisti come Iggy Pop, Sturgill Simpson (autore della canzone che da il titolo al film) e Charlotte Kemp Muhl, anche modella; purtroppo avremmo potuto avere anche Bruce Campbell ma niente, non aveva voglia di partecipare a un altro horror a quanto pare. Se I morti non muoiono vi fosse piaciuto recuperate i film di Romero dedicati agli zombi e aggiungete Shaun of the Dead e Benvenuti a Zombieland. ENJOY!
domenica 23 marzo 2014
Only Lovers Left Alive (2013)
Da più o meno un anno aspettavo spasmodicamente di vedere Only Lovers Left Alive, film vampirico con Tommolino e Tilda Swinton diretto e sceneggiato nel 2013 dal regista Jim Jarmusch. Appena sono venuta a conoscenza della sua “disponibilità” me lo sono procurato e questo è il risultato…
Trama: Adam ed Eve sono due vampiri centenari ed innamoratissimi, nonostante vivano separati. Della coppia, Adam è quello più propenso ad avere crisi depressive, quindi Eve vola da Tangeri a Detroit per stargli accanto ed aiutarlo a superare l’ennesimo periodo buio…
Detto senza peli sulla lingua: che due palle. Se qualche settimana fa mi ero lamentata del fatto che Kiss of the Damned reiterava il cliché dei vampiri colti, ricchi, annoiati e “buoni”, oggi tocca mettermi le mani nei capelli perché Only Lovers Left Alive non si limita solo a riproporre tali stereotipi, ma li incastra anche in una trama dove non accade praticamente nulla. Dopo metà film, quasi sul finale, Jarmush dev’essersi reso conto che anche le Hiddlestoners più sfegatate si sarebbero stufate di vedere il loro idolo impossibilmente bello ed affascinante ma con gli occhi chiusi e lo scazzo a tremila, quindi ha deciso di far “succedere cose” che, diciamocelo francamente, smuovono un po’ la situazione ma fondamentalmente non servono a nulla. Only Lovers Left Alive si attiene infatti strettamente al titolo che porta: in un mondo sostanzialmente corrotto, caotico e vuoto, l’unica cosa rimasta in vita è l’Amore, quello eterno tra Adam ed Eve, ed ogni persona o evento che minaccia anche solo di avvicinarsi al “dinamico” duo viene affrontata come fosse un fastidio, una parentesi scomoda di cui liberarsi il prima possibile. Se Eve, tanto quanto, cerca di aprirsi alla modernità e coltiva qualche sporadica quanto surreale amicizia (Marlowe/Shakespeare), Adam è l’incarnazione stessa del male di vivere, un vampiro talmente preda dello spleen e del pessimismo cosmico che in confronto Louis di Intervista col vampiro era il Pagliaccio Baraldi, schifato da quegli esseri umani che lui chiama "zombi" e interessato solo alla sua musica o alle chitarre d'antiquariato. Come già in Kiss of the Damned, a un certo punta arriva la sorella scapestrata di lei, Ava (che fantasia, soprattutto visto che viene pronunciato Eva!!) a ravvivare un po' la situazione e spargere qualche cadaverino qua e là, ma viene presto congedata dall'affabile coppia che, per tutta risposta, si becca quell'insulto che aleggiava da più di un'ora nella mente dello spettatore: "Siete due fottuti snob!!". E, aggiungo io, non fate altro che dormire e lamentarvi, a che vi serve vivere in eterno, per la miseria??? Mah.
Per quel che riguarda la regia, per carità, niente da dire, anzi. Only Lovers Left Alive è visivamente affascinantissimo, una contaminazione di ambienti grunge occidentali e affascinanti e calde atmosfere orientali, col regista che indugia sui volti e i corpi dei due amanti vampiri ricercando soluzioni particolarissime (la rotazione della telecamera all'inizio, i primi piani dopo le bevute di sangue, che ricordano tanto i trip di Trainspotting) ed elaborate costruzioni delle immagini. La colonna sonora è meravigliosa e a tratti ipnotica, soprattutto per quel che riguarda i due concerti che vengono mostrati e, ovviamente, i due protagonisti sono a dir poco stupendi: Tilda Swinton, con la sua androgina bellezza, è talmente particolare da risultare affascinante in qualsiasi scena mentre Tom Hiddleston è fuori da ogni immaginazione, bello da far paura e bravissimo nel conferire quel soverchiante ed aristocratico ennui al suo Adam. Una Mia Wasikowska sempre più brava e sicura di sé interpreta una simpatica e sensuale little bitch che ravviva la pellicola come un folletto e verrebbe da pregarla di fermarsi un po' di più per scuotere la sorellona e il cognato ma è solo un attimo, come ho detto, che passa e se ne va. Non come Only Lovers Left Alive che invece procede, lento, eterno ed immanente, alla faccia del Drugo che "sa aspettare": molto prosaicamente comprendo, da burina qual sono (e dico così perché all'inizio c'era un po' più di azione nel film ma, quando i produttori hanno detto a Jarmusch di abbondare ancora, lui ha deciso di ridurla ulteriormente quindi forse sono io che non capisco nulla), perché Adam abbia costanti pensieri suicidi e mi immagino anche lo sbattimento di Eve nel provare a tener desto l'interesse di un marito così visto che come spettatrice la mia mente vagava, vagava e riusciva a focalizzarsi solo quando compariva su schermo l'addominale scolpito e asciutto di Tommolino. Il resto sono solo vuote parole immerse in una bellissima cornice, reiterate in una noiosissima eternità. Quindi chissà se è meglio essere vampiri o zombie.
Di Tom Hiddleston (Adam), Tilda Swinton (Eve), Mia Wasikowska (Ava), John Hurt (Marlowe), Anton Yelchin (Ian) e Jeffrey Wright (Dr. Watson) ho già parlato ai rispettivi link.
Jim Jarmusch (vero nome James R. Jarmusch) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Daunbailò, Coffee and Cigarettes, Taxisti di notte, Dead Man, Ghost Dog - Il codice del samurai e Broken Flowers. Anche attore, produttore e compositore, ha anni e un film in uscita.
A proposito di figoni incredibili, si narra che Michael Fassbender fosse in trattativa per un ruolo ma alla fine non se n'è fatto nulla ahimé! Detto questo, se Only Lovers Left Alive vi fosse piaciuto procuratevi Intervista col vampiro, The Addiction e Miriam si sveglia a mezzanotte. ENJOY!
Articolo pubblicato anche su Filmovie.it
Trama: Adam ed Eve sono due vampiri centenari ed innamoratissimi, nonostante vivano separati. Della coppia, Adam è quello più propenso ad avere crisi depressive, quindi Eve vola da Tangeri a Detroit per stargli accanto ed aiutarlo a superare l’ennesimo periodo buio…
Detto senza peli sulla lingua: che due palle. Se qualche settimana fa mi ero lamentata del fatto che Kiss of the Damned reiterava il cliché dei vampiri colti, ricchi, annoiati e “buoni”, oggi tocca mettermi le mani nei capelli perché Only Lovers Left Alive non si limita solo a riproporre tali stereotipi, ma li incastra anche in una trama dove non accade praticamente nulla. Dopo metà film, quasi sul finale, Jarmush dev’essersi reso conto che anche le Hiddlestoners più sfegatate si sarebbero stufate di vedere il loro idolo impossibilmente bello ed affascinante ma con gli occhi chiusi e lo scazzo a tremila, quindi ha deciso di far “succedere cose” che, diciamocelo francamente, smuovono un po’ la situazione ma fondamentalmente non servono a nulla. Only Lovers Left Alive si attiene infatti strettamente al titolo che porta: in un mondo sostanzialmente corrotto, caotico e vuoto, l’unica cosa rimasta in vita è l’Amore, quello eterno tra Adam ed Eve, ed ogni persona o evento che minaccia anche solo di avvicinarsi al “dinamico” duo viene affrontata come fosse un fastidio, una parentesi scomoda di cui liberarsi il prima possibile. Se Eve, tanto quanto, cerca di aprirsi alla modernità e coltiva qualche sporadica quanto surreale amicizia (Marlowe/Shakespeare), Adam è l’incarnazione stessa del male di vivere, un vampiro talmente preda dello spleen e del pessimismo cosmico che in confronto Louis di Intervista col vampiro era il Pagliaccio Baraldi, schifato da quegli esseri umani che lui chiama "zombi" e interessato solo alla sua musica o alle chitarre d'antiquariato. Come già in Kiss of the Damned, a un certo punta arriva la sorella scapestrata di lei, Ava (che fantasia, soprattutto visto che viene pronunciato Eva!!) a ravvivare un po' la situazione e spargere qualche cadaverino qua e là, ma viene presto congedata dall'affabile coppia che, per tutta risposta, si becca quell'insulto che aleggiava da più di un'ora nella mente dello spettatore: "Siete due fottuti snob!!". E, aggiungo io, non fate altro che dormire e lamentarvi, a che vi serve vivere in eterno, per la miseria??? Mah.
Per quel che riguarda la regia, per carità, niente da dire, anzi. Only Lovers Left Alive è visivamente affascinantissimo, una contaminazione di ambienti grunge occidentali e affascinanti e calde atmosfere orientali, col regista che indugia sui volti e i corpi dei due amanti vampiri ricercando soluzioni particolarissime (la rotazione della telecamera all'inizio, i primi piani dopo le bevute di sangue, che ricordano tanto i trip di Trainspotting) ed elaborate costruzioni delle immagini. La colonna sonora è meravigliosa e a tratti ipnotica, soprattutto per quel che riguarda i due concerti che vengono mostrati e, ovviamente, i due protagonisti sono a dir poco stupendi: Tilda Swinton, con la sua androgina bellezza, è talmente particolare da risultare affascinante in qualsiasi scena mentre Tom Hiddleston è fuori da ogni immaginazione, bello da far paura e bravissimo nel conferire quel soverchiante ed aristocratico ennui al suo Adam. Una Mia Wasikowska sempre più brava e sicura di sé interpreta una simpatica e sensuale little bitch che ravviva la pellicola come un folletto e verrebbe da pregarla di fermarsi un po' di più per scuotere la sorellona e il cognato ma è solo un attimo, come ho detto, che passa e se ne va. Non come Only Lovers Left Alive che invece procede, lento, eterno ed immanente, alla faccia del Drugo che "sa aspettare": molto prosaicamente comprendo, da burina qual sono (e dico così perché all'inizio c'era un po' più di azione nel film ma, quando i produttori hanno detto a Jarmusch di abbondare ancora, lui ha deciso di ridurla ulteriormente quindi forse sono io che non capisco nulla), perché Adam abbia costanti pensieri suicidi e mi immagino anche lo sbattimento di Eve nel provare a tener desto l'interesse di un marito così visto che come spettatrice la mia mente vagava, vagava e riusciva a focalizzarsi solo quando compariva su schermo l'addominale scolpito e asciutto di Tommolino. Il resto sono solo vuote parole immerse in una bellissima cornice, reiterate in una noiosissima eternità. Quindi chissà se è meglio essere vampiri o zombie.
Di Tom Hiddleston (Adam), Tilda Swinton (Eve), Mia Wasikowska (Ava), John Hurt (Marlowe), Anton Yelchin (Ian) e Jeffrey Wright (Dr. Watson) ho già parlato ai rispettivi link.
Jim Jarmusch (vero nome James R. Jarmusch) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Daunbailò, Coffee and Cigarettes, Taxisti di notte, Dead Man, Ghost Dog - Il codice del samurai e Broken Flowers. Anche attore, produttore e compositore, ha anni e un film in uscita.
A proposito di figoni incredibili, si narra che Michael Fassbender fosse in trattativa per un ruolo ma alla fine non se n'è fatto nulla ahimé! Detto questo, se Only Lovers Left Alive vi fosse piaciuto procuratevi Intervista col vampiro, The Addiction e Miriam si sveglia a mezzanotte. ENJOY!
Articolo pubblicato anche su Filmovie.it
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