A giugno la Midnight Factory ha fatto arrivare anche sul mercato home video italiano Red State, film diretto e sceneggiato nel lontano 2011 dal regista Kevin Smith.
Trama: tre ragazzi rispondono ad un annuncio di sesso on line e finiscono nelle grinfie del folle predicatore Abin Cooper, deciso a punirli per i loro peccati...
Erano anni che sentivo parlare molto bene dell'incursione nell'horror "serio" di Kevin Smith, regista ormai notoriamente bollito a furia di farsi gran cannoni/tirare rigoni (semicit.), e nonostante abbia aspettato sei anni per vederlo le mie aspettative erano a mille. D'altronde, Smith e la religione si sono sempre presi molto bene, come dimostrato dal pregevole Dogma, simpatica satira all'acqua di rose non capita dal 90% della popolazione credente e per questo ingiustamente osteggiata, quindi la presenza di un predicatore cattolico radicale, chiaramente ispirato a figure come Fred Phelps, mi faceva se non altro pensare a qualcosa di molto gustoso. Invece ammetto che, nonostante il claim Tarantiniano presente sulla copertina del bluray (pare che Quentin in persona lo abbia inserito tra pellicole più belle del 2011), Red State mi ha lasciata abbastanza fredda e mi è sembrato un lavoro riuscito a metà, rabberciato alla bell'e meglio da un regista e sceneggiatore che non sapeva bene dove andare a parare. L'inizio, per esempio, è quello tipico di un horror: tre ragazzi rispondono ad un annuncio on line sperando di trovarsi per le mani il primo foursome della loro vita e finiscono invece incaprettati, prede di una comune religiosa popolata da folli e guidata da un pazzo convinto che Dio odi tutti i peccatori e deciso quindi a punirli nel modo più violento possibile. Data questa premessa, avrei scommesso tutti i miei averi su una svolta improntata sul torture porn, invece a un certo punto subentrano i federali e il film si trasforma in un assedio dove nessun personaggio, nemmeno quelli che dovrebbero essere i "buoni", riescono ad accattivarsi le simpatie dello spettatore, rivelando la loro fondamentale natura violenta e crudele, tipicamente "umana" a sentire le parole finali di Joseph Keenan. Considerato che amo essere sorpresa, questo cambiamento di registro mi è anche sembrato un tocco di classe, il problema è che Smith non è propriamente in grado di girare film capaci di mantenere il necessario ritmo di un thriller, di un horror o di un action perché, di fondo, ciccio Kevin è un gran sbrodolone.
Definisco Kevin Smith "sbrodolone" perché è uno che, come il già citato Tarantino, ama un sacco il suono della sua voce e delle sue idee e conseguentemente adora infarcire i suoi film di dialoghi "oziosi". La cosa funziona bene in film come Clerks, In cerca di Amy, Generazione X, persino Dogma, ma in una pellicola come Red State bisognerebbe avere anche la capacità tarantiniana di scioccare il pubblico e tenerlo in scacco con splendide immagini di violenza non con la stasi di un povero John Goodman costretto a parlamentare e stare al telefono per delle ore o, ancor peggio, con l'utilizzo della camera a mano vomitilla. Michael Parks, unica vera punta di diamante del film nonché unico pregio indiscutibile, incanta con la sua voce, riempie d'orrore con le sue tirate di fuoco e sangue contro gli omosessuali, mette i brividi con la sua aria da bravo papà amato da una grande famiglia (di matti, ma comunque matti normali, capaci di condurre una vita persino noiosa, almeno finché non scelgono di imbracciare le armi per difendere il loro Credo distorto) ma la cosa finisce lì, persa in un mare di false partenze e tentennamenti che toccano l'apice nel finale loffissimo. Ecco, quel finale è una cosa che non perdono al grasso orgoglio di Smith perché capisco la mancanza di budget e la sboroneria ma bastava tenere ancora un po' il film in cantiere, ricorrere ad quello stesso crowdfunding che ha partorito un aborto come Tusk, e sarebbe uscita fuori un'Apocalisse capace di lasciare a bocca aperta qualsiasi spettatore, Bolluomo in primis che ci aveva quasi creduto. E invece, ennesima tirata di un John Goodman bravissimo ma costretto nei panni di un personaggio pavido, che non sa neppure lui che pesci prendere, ridotto a raccontare una storiaccia "moralista" degna del peggior Silent Bob e ad un trucco narrativo che a momenti non oserebbero utilizzare neppure in Fear the Walking Dead. Insomma, meglio di Tusk o Yoga Hosers (e ci mancherebbe altro...) ma comunque non benissimo, un triste presagio di quello che sarebbe diventato Kevin Smith nel giro di cinque o sei anni. O forse, una conferma di quello che è sempre stato ma eravamo troppo ciechi per vedere.
Del regista e sceneggiatore Kevin Smith, al quale appartiene anche la voce del carcerato che insulta Cooper sul finale, ho già parlato QUI. Kyle Gallner (Jarod), Stephen Root (Sceriffo Wynan), Kerry Bishé (Cheyenne), Melissa Leo (Sara), James Parks (Mordechai), Michael Parks (Abin Cooper), Jennifer Schwalbach Smith (Esther), John Goodman (Joseph Keenan) e Kevin Pollack (ASAC Brooks) li trovate invece ai rispettivi link.
Ralph Garman interpreta Caleb. Americano, ha partecipato a film come Ted, Un milione di modi per morire nel west, Tusk, Ted 2, Lavalantula, Yoga Hosers e a serie quali Streghe, NYPD, Dr. House e Bones; come doppiatore ha lavorato per le serie American Dad!, I Griffin, Celebrity Deathmatch, The Cleveland Show, Robot Chicken e per Lego Batman - Il film. Anche sceneggiatore e produttore, ha 53 anni e un film in uscita.
Patrick Fischler interpreta l'agente Hammond. Americano, ha partecipato a film come L'uomo ombra, Twister, Mulholland Drive, Ghost World, Ave Cesare! e a serie quali Jarod il camaleonte, NYPD, Nash Bridges, Streghe, Angel, CSI - Scena del crimine, ER Medici in prima linea, Tutto in famiglia, Monk, CSI: NY, CSI: Miami, La vita secondo Jim, Bones, Cold Case, Lost, Weeds, Criminal Minds, Grey's Anatomy, C'era una volta e Twin Peaks. Anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e due film in uscita.
L'edizione Blu-Ray della Midnight Factory purtroppo non presenta extra degni di nota (solo il trailer, mentre nell'edizione inglese ci sono dietro le quinte, podcast, scene eliminate, commento del regista ecc.) benché sia corredata dall'ottimo libretto esplicativo curato dalla redazione di Nocturno Cinema. Michael Angarano, che interpreta Travis (uno dei tre protagonisti) era Elliot, il figlio di Jack, nella serie Will & Grace mentre Marc Blucas, riconoscibile sotto l'elmetto del cecchino che si impietosisce davanti a Cheyenne, era Riley nella serie Buffy l'ammazzavampiri. Per il ruolo di Joseph Keenan Smith aveva pensato sia a Samuel L. Jackson che ad Alan Rickman ma quest'ultimo ha dovuto rinunciare perché impegnato nelle riprese di Harry Potter e i doni della morte. Nello script la scena dell'Apocalisse era presente ma Kevin Smith ha dovuto eliminarla per problemi di budget: dopo il confronto tra Cooper e Keenan, che nel film continua col racconto di quest'ultimo, teste e cuori di tutti i presenti, fedeli e poliziotti, avrebbero dovuto esplodere lasciando in vita solo Keenan, testimone della venuta di un angelo gigante (che avrebbe impalato Cooper con una spada fiammeggiante) e dei quattro cavalieri dell'Apocalisse. Detto questo, se Red State vi fosse piaciuto recuperate The Sacrament, The Wicker Man e The Conspiracy. ENJOY!
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mercoledì 26 luglio 2017
mercoledì 14 dicembre 2016
Trafficanti (2016)
Sempre spinta da recensioni positive, ho recuperato un film snobbato al tempo dell'uscita italiana, ovvero Trafficanti (War Dogs), diretto e co-sceneggiato da Todd Phillips e tratto dall'articolo Arms and the Dudes, pubblicato su Rolling Stones.
Trama: David è un massaggiatore che stenta a sbarcare il lunario. Quando la compagna gli comunica di aspettare un bambino David è in piena crisi economica ma un giorno reincontra Efraim, vecchio compagno di scuola diventato un intermediario per la compravendita di armi, che gli offre di diventare suo socio...
E' sempre spiazzante quando registi e attori riconosciuti universalmente per commedie pseudo-demenziali diventano all'improvviso "seri". Voglio dire, sia Miles Teller che Jonah Hill si sono liberati già da qualche anno dal pregiudizio derivante dai loro primi film ma probabilmente la maggior parte di quelli che sono andati a vedere Trafficanti si sarebbero aspettati, vista la regia di Todd Phillips, qualcosa alla Strafumati o giù di lì. Invece, uno dei motivi che mi avevano spinta a stare lontana da Trafficanti è stata proprio la consapevolezza che mi sarei trovata davanti una storia (attenzione, non ho detto un film) alla Quei bravi ragazzi, Casino, Scarface, insomma nominate uno qualsiasi dei gangster movie che tanto ho amato e ancora amo e i quali necessitano di signori autori dietro la macchina da presa o alla sceneggiatura per funzionare e diventare cult, non certo uno come Todd Phillips. Che, per carità, visti i precedenti porta a casa anche un lavoro dignitoso, "trattenendo" la sua vena umoristica incanalandola per ravvivare la prima parte della pellicola, però il risultato è quello di un film derivativo e fuori tempo massimo. Trafficanti è infatti il compendio di ogni cliché del genere, sia per quel che riguarda la sceneggiatura che per quel che riguarda lo stile: in base alle regole codificate del gangster movie, c'è bisogno di un protagonista (anche voce narrante) che si impelaga in traffici poco puliti suo malgrado per poi accorgersi di tutti i vantaggi derivanti dalla cosa, un "mentore" già avviato alla professione che all'inizio sembra infallibile poi si rivela l'anello debole della catena, una prima parte fatta di successi ininterrotti e una seconda più tragica in cui tutta l'attività criminale va a rotoli (solitamente perché il "mentore" l'ha fatta fuori dal vaso incurante dei consigli del novellino più cauto), una conclusione a base di morti, arresti, processi, condanne e infine un eventuale spaccato sul destino dei protagonisti. Il film di Phillips, tratto da una storia vera, segue tutte queste regole ed è pertanto prevedibile dall'inizio alla fine (per chi non ha letto l'articolo di Rolling Stones rimane solo da sapere quanti anni di carcere si sono fatti Packouz e Diveroli oppure se sono riusciti ad evitarlo dandosi alla macchia) e anche la critica all'arricchimento sconsiderato fatto sfruttando una cosa orribile come la guerra è all'acqua di rose e quasi interamente confinata al titolo originale, come al solito più incisivo di quello italiano.
La natura di "omaggio" al genere, al di là della storia vera da cui parte Trafficanti, è palese ed evidente quanto il poster di Scarface che campeggia sulle pareti dell'ufficio di Diveroli (per non parlare della continua citazione del film di De Palma anche nei dialoghi, nella granata d'oro con su scritto "Il mondo è tuo", persino nell'appartamento in cui si trasferisce David a un certo punto) e diventa sempre più smaccata mano a mano che il film procede, arrivando a scomodare inquadrature Scorsesiane durante il momento del confronto nel diner e adeguando persino costumi e colonna sonora, cose che rendono Trafficanti un film ben fatto ma in qualche modo "vuoto", più di forma che di sostanza. Fortunatamente, l'alchimia tra i due protagonisti è godibile ed intrattiene lo spettatore (se dobbiamo dare retta al mio "sonnometro" il film cala terribilmente di ritmo proprio nel momento in cui David ed Efraim tentano il colpaccio in Albania, forse perché i due personaggi si trovano ad interagire solo via telefono), anche perché Teller e Hill si compensano alla perfezione: tanto è serio e posato il primo, con qualche concessione allo stile gangsta dato dall'entusiasmo per l'abbondanza di denaro, quanto è debordante ed insopportabile il secondo, con l'abbronzatura posticcia, la totale mancanza di rispetto per le donne e quella risatina fasulla che da sola basterebbe a procurargli mazzate nei denti da qui all'eternità. Deludente il cammeo di Bradley Cooper che, per quanto sia sempre incredibilmente gnocco, nei panni del gangster misterioso è credibile quanto il Fabius di Mai Dire Gol, mentre è sempre bello vedere Kevin Pollak, qui nei convincenti panni di un farabutto ebreo che si crede più grosso di quanto non sia. Riassumendo, visti i presupposti e gli inevitabili pregiudizi Trafficanti non è malaccio ma non è neppure un film imprescindibile; potrebbe piacere a chi è interessato al genere pur non essendone appassionato mentre chi, come me, porta sempre nel cuore determinati capisaldi imprescindibili lo dimenticherà probabilmente nel giro di un giorno o due.
Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato QUI. Miles Teller (David Packouz), Jonah Hill (Efraim Diveroli), Kevin Pollak (Ralph Slutzky) e Bradley Cooper (Henry Girard) li trovate invece ai rispettivi link.
Ana de Armas interpreta Iz. Cubana, ha partecipato a film come Knock Knock. Ha 28 anni e due film in uscita tra cui Blade Runer 2049.
Nel cast compare anche il vero David Packouz, ovvero il cantante che nella casa di riposo si esibisce con Don't Fear the Reaper dei Blue Oyster Cult, mentre Efraim Diveroli non ha voluto nemmeno incontrare Jonah Hill e, anzi, ha fatto causa a produttori, regista e Warner Bros. sostenendo che la sceneggiatura si sarebbe basata sulla sua autobiografia Once a Gun Runner invece che sull'articolo di Rolling Stones Arms and the Dudes. A parte questo, se Trafficanti vi fosse piaciuto recuperate The Wolf of Wall Street, American Hustle, Quei bravi ragazzi e Scarface. ENJOY!
Trama: David è un massaggiatore che stenta a sbarcare il lunario. Quando la compagna gli comunica di aspettare un bambino David è in piena crisi economica ma un giorno reincontra Efraim, vecchio compagno di scuola diventato un intermediario per la compravendita di armi, che gli offre di diventare suo socio...
E' sempre spiazzante quando registi e attori riconosciuti universalmente per commedie pseudo-demenziali diventano all'improvviso "seri". Voglio dire, sia Miles Teller che Jonah Hill si sono liberati già da qualche anno dal pregiudizio derivante dai loro primi film ma probabilmente la maggior parte di quelli che sono andati a vedere Trafficanti si sarebbero aspettati, vista la regia di Todd Phillips, qualcosa alla Strafumati o giù di lì. Invece, uno dei motivi che mi avevano spinta a stare lontana da Trafficanti è stata proprio la consapevolezza che mi sarei trovata davanti una storia (attenzione, non ho detto un film) alla Quei bravi ragazzi, Casino, Scarface, insomma nominate uno qualsiasi dei gangster movie che tanto ho amato e ancora amo e i quali necessitano di signori autori dietro la macchina da presa o alla sceneggiatura per funzionare e diventare cult, non certo uno come Todd Phillips. Che, per carità, visti i precedenti porta a casa anche un lavoro dignitoso, "trattenendo" la sua vena umoristica incanalandola per ravvivare la prima parte della pellicola, però il risultato è quello di un film derivativo e fuori tempo massimo. Trafficanti è infatti il compendio di ogni cliché del genere, sia per quel che riguarda la sceneggiatura che per quel che riguarda lo stile: in base alle regole codificate del gangster movie, c'è bisogno di un protagonista (anche voce narrante) che si impelaga in traffici poco puliti suo malgrado per poi accorgersi di tutti i vantaggi derivanti dalla cosa, un "mentore" già avviato alla professione che all'inizio sembra infallibile poi si rivela l'anello debole della catena, una prima parte fatta di successi ininterrotti e una seconda più tragica in cui tutta l'attività criminale va a rotoli (solitamente perché il "mentore" l'ha fatta fuori dal vaso incurante dei consigli del novellino più cauto), una conclusione a base di morti, arresti, processi, condanne e infine un eventuale spaccato sul destino dei protagonisti. Il film di Phillips, tratto da una storia vera, segue tutte queste regole ed è pertanto prevedibile dall'inizio alla fine (per chi non ha letto l'articolo di Rolling Stones rimane solo da sapere quanti anni di carcere si sono fatti Packouz e Diveroli oppure se sono riusciti ad evitarlo dandosi alla macchia) e anche la critica all'arricchimento sconsiderato fatto sfruttando una cosa orribile come la guerra è all'acqua di rose e quasi interamente confinata al titolo originale, come al solito più incisivo di quello italiano.
La natura di "omaggio" al genere, al di là della storia vera da cui parte Trafficanti, è palese ed evidente quanto il poster di Scarface che campeggia sulle pareti dell'ufficio di Diveroli (per non parlare della continua citazione del film di De Palma anche nei dialoghi, nella granata d'oro con su scritto "Il mondo è tuo", persino nell'appartamento in cui si trasferisce David a un certo punto) e diventa sempre più smaccata mano a mano che il film procede, arrivando a scomodare inquadrature Scorsesiane durante il momento del confronto nel diner e adeguando persino costumi e colonna sonora, cose che rendono Trafficanti un film ben fatto ma in qualche modo "vuoto", più di forma che di sostanza. Fortunatamente, l'alchimia tra i due protagonisti è godibile ed intrattiene lo spettatore (se dobbiamo dare retta al mio "sonnometro" il film cala terribilmente di ritmo proprio nel momento in cui David ed Efraim tentano il colpaccio in Albania, forse perché i due personaggi si trovano ad interagire solo via telefono), anche perché Teller e Hill si compensano alla perfezione: tanto è serio e posato il primo, con qualche concessione allo stile gangsta dato dall'entusiasmo per l'abbondanza di denaro, quanto è debordante ed insopportabile il secondo, con l'abbronzatura posticcia, la totale mancanza di rispetto per le donne e quella risatina fasulla che da sola basterebbe a procurargli mazzate nei denti da qui all'eternità. Deludente il cammeo di Bradley Cooper che, per quanto sia sempre incredibilmente gnocco, nei panni del gangster misterioso è credibile quanto il Fabius di Mai Dire Gol, mentre è sempre bello vedere Kevin Pollak, qui nei convincenti panni di un farabutto ebreo che si crede più grosso di quanto non sia. Riassumendo, visti i presupposti e gli inevitabili pregiudizi Trafficanti non è malaccio ma non è neppure un film imprescindibile; potrebbe piacere a chi è interessato al genere pur non essendone appassionato mentre chi, come me, porta sempre nel cuore determinati capisaldi imprescindibili lo dimenticherà probabilmente nel giro di un giorno o due.
Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato QUI. Miles Teller (David Packouz), Jonah Hill (Efraim Diveroli), Kevin Pollak (Ralph Slutzky) e Bradley Cooper (Henry Girard) li trovate invece ai rispettivi link.
Ana de Armas interpreta Iz. Cubana, ha partecipato a film come Knock Knock. Ha 28 anni e due film in uscita tra cui Blade Runer 2049.
Nel cast compare anche il vero David Packouz, ovvero il cantante che nella casa di riposo si esibisce con Don't Fear the Reaper dei Blue Oyster Cult, mentre Efraim Diveroli non ha voluto nemmeno incontrare Jonah Hill e, anzi, ha fatto causa a produttori, regista e Warner Bros. sostenendo che la sceneggiatura si sarebbe basata sulla sua autobiografia Once a Gun Runner invece che sull'articolo di Rolling Stones Arms and the Dudes. A parte questo, se Trafficanti vi fosse piaciuto recuperate The Wolf of Wall Street, American Hustle, Quei bravi ragazzi e Scarface. ENJOY!
martedì 1 aprile 2014
Pesce d'aprile: I soliti sospetti (1995)
Oggi è il primo di Aprile e assieme all'adorato gruppetto di blogger abbiamo deciso di festeggiarlo con una rassegna di film dedicati a truffe ed inganni. Calzava a pennello, dunque, la visione di uno dei miei film preferiti, I soliti sospetti (The Usual Suspects), diretto nel 1995 dal regista Bryan Singer.
Trama: dopo un colpo andato male, Verbal Kint è l’unico superstite della banda coinvolta nel fattaccio e gode di piena immunità, ma il detective Kujan non ci sta e lo trattiene per scoprire la verità sull’accaduto. Le riluttanti rivelazioni di Verbal dipaneranno un intreccio ben più complicato del previsto…
Negli anni ’90 tutti, almeno una volta, si sono posti una sola fatidica domanda. C’è vita nell’Universo? Naah, banale! E’ nato prima l’uovo o la gallina? Puff. Riuscirò a trovare l’amore? Macché. Quello che ci siamo chiesti tutti è: chi è Keyzer Soze? Chi ha già visto I soliti sospetti o è vagamente appassionato di musica “giovane” italiana (‘nuff said) conoscerà già la risposta ma, nel caso plausibile in cui qualcuno tra i lettori non avesse ancora visto questo caposaldo del cinema moderno, cercherò di buttar giù una recensione priva di spoiler. Sì perché dare anche solo un indizio sull’identità di questo criminale davanti a cui persino Danny Trejo si metterebbe a piangere significherebbe rovinare uno dei finali più belli di sempre, in grado di competere col twist de Il sesto senso o altri similmente sconvolgenti. Bon, ho già detto troppo. I soliti sospetti è una "tipica" storia criminale raccontata come un lungo flashback che comincia, per l'appunto, dall'immagine di locandina, ovvero quando cinque malviventi vengono raggruppati tutti insieme per un confronto all'americana. Da lì a pianificare un colpo tutti insieme è un attimo, il problema è che i nostri protagonisti si ritroveranno, involontariamente, a farsi fregare prima e a pestare i piedi del fantomatico Keyzer Soze poi. Questo nome, di conseguenza, comincia ad aleggiare nell'aria più o meno a metà film, diventando il fulcro dell'intera vicenda, ma noi spettatori riusciamo a capire fin da subito che qualcosa non va e che la deposizione del povero, terrorizzato Verbal è incompleta. Al pari dell'agguerritissimo agente Kujan, sebbene con motivazioni diverse, vorremmo incalzare il testimone e capire cosa ci viene nascosto e, a poco a poco, la storia torna indietro, balza in avanti, si arricchisce di immagini, dettagli ed ulteriori punti di vista, disegnando un inquietante e pericoloso affresco criminale dove nulla è quello che sembra.
Il giovane Singer, al suo secondo lungometraggio, asseconda la sceneggiatura ad orologeria di Christopher McQuarrie e riempie di indizi ogni sequenza de I soliti sospetti senza calcare la mano o esagerare, immergendo la pellicola in un'atmosfera fredda, cupa ed elegante. Ogni inquadratura non è assolutamente realizzata a caso e troverà il suo senso alla fine del film, che abbonda di soggettive viste attraverso gli occhi delle terrorizzate vittime di Keyser Soze e si distingue per un flashback che ricorda vagamente i film più violenti, estremi e tamarri di Rodriguez. Ma la vera gioia per gli occhi sono le interpretazioni degli attori coinvolti (tolti Baldwin e Pollak che sono sì perfetti per il ruolo che ricoprono ma in quanto ad espressività apriti cielo!), Kevin Spacey, Benicio Del Toro e Chazz Palminteri su tutti, soprattutto alla luce di quanto è ormai diventato leggenda nel mondo del Cinema, ovvero che TUTTI gli interpreti dei cinque malviventi erano convinti di essere Keyser Soze. Almeno quattro di loro sono stati quindi buggerati da regista e sceneggiatore e, se è vero che Kevin Spacey s'è portato a casa l'Oscar per la toccante, emozionantissima interpretazione di Verbal, è altrettanto vero che Benicio Del Toro ruba la scena ad ogni apparizione grazie al suo inglese incomprensibile, da godersi rigorosamente in lingua originale, e all'incredibile stile del suo Fenster: la sceneggiatura di McQuarrie, infatti, sarà anche stata ad orologeria ma gli attori si sono affidati parecchio all'improvvisazione, tanto che ogni reazione davanti alle mattane di Benicio è genuina e non prevista dal copione, così come le sfuriate tra Pollack e Baldwin o lo scatto sorpreso ed incazzato di quest'ultimo quando Peter Greene gli lancia la sigaretta sulla faccia (avrebbe dovuto colpirlo sul petto. Ops.). Vederli gigioneggiare sullo schermo quasi come se fossero in competizione tra loro è una goduria per lo spettatore, che riesce a divertirsi ed essere teso come una corda di violino per tutta la durata della pellicola. Ma, probabilmente, chi ama I soliti sospetti avrà già capito di cosa parlo, gli altri si fiondino a vederlo immantinente!
Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Benicio Del Toro (Fred Fenster), Kevin Spacey (Roger "Verbal" Kint), Pete Postlethwaite (Kobayashi), Dan Hedaya (Sergente Jeff Rabin), Clark Gregg (Dr. Walters) e Peter Greene (Redfoot) li trovate invece ai rispettivi link.
Stephen Baldwin interpreta Michael McManus. Americano, fratello di tutti gli altri Baldwin che popolano Hollywood, ha partecipato a film come Nato il quattro luglio, I Flinstones in Viva Rock Vegas e a serie come Casa Keaton e CSI - Scena del crimine. Anche produttore e regista, ha 48 anni e cinque film in uscita.
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| Arrivati a una certa età i Baldwin si inquartano.. questo s'è magnato tutti i fratelli, che orrore!! |
Kevin Pollak interpreta Todd Hockney. Americano, ha partecipato a film come Willow, Pazzi a Beverly Hills, Non dirmelo... non ci credo, Codice d'onore, Fusi di testa 2 - Waynestock, Due irresistibili brontoloni, Casinò, That's Amore! Due improbabili seduttori, Giorni contati, FBI: Protezione testimoni, Il dottor Dolittle 2 e FBI: Protezione testimoni 2. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 57 anni e un film in uscita.
Chazz Palminteri (vero nome Calogero Lorenzo Palminteri) interpreta Dave Kujan. Americano, lo ricordo per film come Oscar - Un fidanzato per due figlie, Amore all'ultimo morso, Bronx, Diabolique, Scomodi omicidi, Bugie, baci, bambole & bastardi e Terapia e pallottole; inoltre, ha partecipato a serie come Dallas e Kojak e, come doppiatore, ha prestato la voce a film come Stuart Little - Un topolino in gamba, Lilli e il vagabondo 2 - Il cucciolo ribelle e Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 62 anni e tre film in uscita.
Il film ha vinto due Oscar, uno come miglior sceneggiatura originale e uno per il miglior attore non protagonista (e pensare che Spacey avrebbe voluto il ruolo di Keaton o Kujan!). Nei panni dell'agente speciale Jack Baer compare l'attore Giancarlo Esposito, già Specchio Magico/Sydney Glass della serie Once Upon A Time. Passsando, come al solito, a chi non ce l'ha fatta, il ruolo di Redfoot era stato offerto a Christopher Walken, Tommy Lee Jones, Jeff Bridges, Charlie Sheen e Al Pacino; quest'ultimo aveva "puntato" la parte di Dave Kujan (scritta originariamente per Chazz Palminteri, poiché l'attore per un certo periodo non è stato disponibile era stata offerta a Robert De Niro e Christopher Walken, che l'hanno direttamente rifiutata, e anche al futuro Agente Coulson, Carl Gregg) ma aveva dovuto rinunciare perché in quel momento stava girando Heat - La sfida. Cambio in corso d'opera invece per Benicio Del Toro, che era stato "consigliato" al regista da Kevin Spacey, era stato chiamato per interpretare McManus e alla fine ha richiesto espressamente di poter avere il ruolo di Fenster. Ci sarebbero un sacco di altre curiosità da aggiungere, ma riguardano tutte Keyser Soze.. e il bello del film risiede proprio in questo enigmatico personaggio, quindi mi astengo!! Aggiungo solo che, se I soliti sospetti vi fosse piaciuto, potreste cercare l'indiano Chocolate: Deep Dark Secret, la versione Bollywoodiana della pellicola, oppure attenervi ai più "sicuri" Identity, Frailty, Mystic River, Se7en, The Game - Nessuna regola, True Romance o Le iene.
Nel caso siate ancora indecisi su cosa guardare, ecco i titoli scelti dagli altri blogger. Leggete i loro post e... ENJOY!!
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