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venerdì 10 gennaio 2020

Pinocchio (2019)

Altro recupero Natalizio: oggi parlerò di Pinocchio, diretto e co-sceneggiato nel 2019 da Matteo Garrone a partire dall'opera Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi.


Trama: dopo che Mastro Ciliegia gli ha regalato un ciocco di legno semovente, il falegname Geppetto si costruisce il burattino Pinocchio, che subito si dimostra un discolo di prim'ordine, finendo in una marea di guai...



Alzi la mano chi non conosce la storia di Pinocchio. Probabilmente quasi nessuno di noi ha letto le avventure scritte da Collodi (io l'ho fatto solo una volta, moltissimo tempo fa, e ammetto di non esserne rimasta entusiasta ma vorrei riprovare) ma quasi sicuramente siamo stati toccati dalla versione Disney, edulcorata ma non troppo; quelli più anziani, come me, hanno visto l'opera di Comencini (con la quale non farei confronti visto che non la riguardo da almeno trent'anni e ho più familiarità con la parodia della Marchesini) e purtroppo ci è toccata pure la pantomima di Benigni, che ricordo con orrore vestito come un cretino all'età di 50 anni e accompagnato dalla cagnolina dai capelli turchini. Benigni torna anche nel film di Garrone, fortunatamente in panni più consoni per la sua età e senza la parrucchetta gialla che caratterizzerebbe il personaggio di Geppetto, una delle chiavi di lettura da cui partire per capire un po' l'anima di questo nuovo Pinocchio, che a me è sembrata una storia di umanità "vinta" eppur dignitosa. Infatti, al di là dell'incredibile bellezza dell'aspetto fantastico del film, sul quale tornerò più avanti, ho apprezzato forse ancor più il tentativo di dare al tutto uno sfondo "realistico", fatto di spaccati di vita contadina e interazioni tra abitanti di piccoli paesi, all'interno dei quali tutti, nel loro piccolo, cercano di dare una mano anche quando si tratta di furboni matricolati come il bottegaio (doppiamente maledetto) oppure il Gatto e la Volpe, infingardi e stronzi ma se vogliamo anche degni di pietà. Pare quasi che lo scopo di questo Pinocchio sia riscoprire la dignità di cui sopra, una dignità che deriva non tanto dall'istruzione e da un banale concetto di "bontà", ma dalla capacità di ottenere qualcosa con le proprie forze accettando anche i limiti delle stesse, creando al contempo il proprio piccolo "paese", la propria famiglia, una rete di persone alle quali appoggiarsi consapevoli di poter dare loro qualcosa in cambio. Pinocchio diventa dunque un "bravo" bambino dopo una serie di peripezie più o meno conosciute (selezionate da Garrone e Ceccherini, che hanno omesso alcune delle avventure del burattino pur rimanendo assai fedeli al testo originale) che arriveranno a renderlo meno ingenuo e soprattutto meno approfittatore e pigro, due difetti di cui le famose bugie sono solo un mero effetto collaterale, per quanto scenografico.


E a proposito di scenografia, ma anche di effetti speciali, è giunto il momento di parlarne, perché sono una parte fondamentale della bellezza di questo Pinocchio. Girato in evocativi paesini e scorci naturali toscani e pugliesi che danno un'incredibile sensazione di realismo, il Pinocchio di Garrone è un po' il fratellino minore de Il racconto dei racconti e presenta un bestiario di tutto rispetto, che coniuga un'iconografia gotica a a creazioni tutte italiane; personalmente, ho adorato la domestica lumaca della Fata Turchina così come il Grillo Parlante e i conigli becchini, per non parlare del trucco della Fata Turchina bambina e adulta (che bello è quell'azzurro tenue abbinato alla pelle diafana, quasi cadaverica?) ma l'Oscar del momento più inquietante e quasi horror va alla sequenza in cui Pinocchio e Lucignolo si trasformano in ciuchini, tra urla di dolore e metamorfosi perfette (forse la sensazione è data anche dal terrificante, pedofilissimo omino di burro?). E che dire del make up di Pinocchio e dei vari burattini? Il piccolo Federico Ielapi, oltre ad essere un attore bravissimo, sembra un burattino vero ed è un ulteriore esempio di come anche il cinema italiano, se si impegna, può raggiungere lo state of the art dei cugini stranieri in quanto ad effetti speciali. Onestamente, la cosa che mi preoccupava di più era la presenza di Benigni, anche troppo pompata nei trailer, ma fortunatamente le mie preoccupazioni erano inutili: Geppetto è caratterizzato con l'inevitabile scintilla del toscanaccio Benigni, svampito ma adorabilmente furbetto, ed è divertente vederlo interagire all'inizio coi compaesani, mentre cerca di portare a casa la pagnotta con piccoli lavoretti, per poi consacrarsi al ruolo di "babbo" di Pinocchio e strappare più di una lacrima commossa, soprattutto sul finale. Quindi, nel complesso, il Pinocchio di Garrone mi è piaciuto parecchio e onestamente non capisco le critiche che gli sono state mosse. Nell'attesa che esca il Pinocchio in stop motion di Guillermo Del Toro è un ottimo antipasto e l'ennesimo esempio di un cinema italiano che può e deve tornare in salute!


Del regista e co-sceneggiatore Matteo Garrone ho già parlato QUI. Roberto Benigni (Geppetto), Massimo Ceccherini (Volpe) e Maurizio Lombardi (Tonno) li trovate invece ai rispettivi link.

Rocco Papaleo interpreta il Gatto. Nato a Lauria, lo ricordo per film come I laureati, Il barbiere di Rio, Basilicata Coast to Coast, Nessuno mi può giudicare e serie quali Classe di ferro. Anche sceneggiatore, regista e compositore, ha 60 anni e un film in uscita.


Gigi Proietti interpreta Mangiafuoco. Nato a Roma, lo ricordo per film come Brancaleone alle crociate, Febbre da cavallo e serie quali Il maresciallo Rocca e Una pallottola nel cuore. Anche sceneggiatore e regista, ha 80 anni e un film in uscita.


Toni Servillo era stato considerato per il ruolo di Geppetto ma alla fine è stato scelto Roberto Benigni, che già nel 2002 aveva realizzato il suo Pinocchio nei panni del personaggio titolare. Vi risparmierei l'imbarazzo di guardarlo: se il Pinocchio di Garrone vi fosse piaciuto recuperate innanzitutto Il racconto dei racconti, poi il Pinocchio di Comencini e la versione Disney. ENJOY!

domenica 25 agosto 2019

The Nest (Il nido) (2019)

Inaspettatamente, tornata dalle ferie mi aspettava una bellissima sorpresa: al multisala era ancora in programmazione, dopo più di una settimana, The Nest (Il nido), diretto e co-sceneggiato dal regista Roberto De Feo. NO SPOILER, tranquilli.


Trama: il piccolo Samuel, paraplegico, vive all'interno di una lussuosa villa accanto al lago assieme a sua madre e a uno stuolo di servitori e medici. All'interno della casa vigono regole severissime che impongono agli abitanti, tra le altre cose, di non uscire all'esterno, ma tutte queste regole vengono sovvertite con l'arrivo inaspettato di Denise, coetanea di Samuel...


Non è facile parlare di The Nest senza fare spoiler e soprattutto dopo due settimane di astinenza da scrittura, cosa che mi ha resa più arrugginita di quanto già non fossi, ma ci proverò. The Nest è una sorta di thriller dalle sfumature horror che a tratti pare più un racconto gotico d'altri tempi, un'opera difficile da incasellare in un unico genere, come spesso succede a quelle più riuscite. Ambientato in una villa apparentemente fuori dal tempo, piena di oggetti palesemente anacronistici (Villa dei Laghi, nel comune di Druento, in Piemonte), il film si concentra sulla figura desolata e desolante di Samuel, ragazzino leopardiano e paraplegico, costretto dalla madre Elena ad una vita ben triste, fatta di giochi solitari, studio e ambigui personaggi a popolare la magione. Tutto ciò che gravita attorno a Samuel e alla villa in cui vive è inquietante e "sbagliato", la pazzia serpeggia tra corridoi oscuri che a tratti ricordano quelli dell'Overlook Hotel di Shining, i dialoghi contengono piccolissimi ma fondamentali indizi capaci di far suonare campanelli di allarme assortiti nel cervello dello spettatore più smaliziato e, ovviamente, non tutto è quello che sembra. In soccorso del pubblico confuso arriva la delicatissima figura di Denise, ragazzina "hippy" attraverso la quale riusciamo a penetrare qualcuno dei segreti che circondano la villa e Samuel, anche se lì per lì vorremmo non averlo mai fatto; Denise si ritrova infatti a dover subire le regole impositive della casa, a veder scomparirne piano piano gli abitanti, a lottare contro lo sguardo sempre più torvo di Elena, gelosa e spaventata all'idea che la ragazzina possa a poco a poco conquistare l'affetto del figlio vanificando tutti gli sforzi per proteggerlo dal mondo esterno. I segreti di The Nest si svelano pian piano proprio grazie alla presenza di Denise e all'influenza che la fanciulla esercita su Samuel, consentendo allo spettatore di scoprire nuovi punti di vista capaci di mettere alcuni personaggi sotto una luce diversa rispetto ai gusci monodimensionali nei quali erano rinchiusi all'inizio. Questo vale innanzitutto per Elena, dipinta inizialmente come la folle erede della signorina Rottenmeier e poi sempre più complessa nella sua pazzia, risultato di un amore tanto distorto quanto profondo e di un altrettanto profondo terrore.


Continuare a ricamare sulla trama di The Nest sarebbe un delitto, quindi, già che ho nominato Elena, comincerei a spendere due parole sulla realizzazione del film, partendo proprio dagli attori. Sapete bene quanto mi faccia male il 90% di cani maledetti che popolano le opere nostrane e non posso dire che abbia capito per intero i dialoghi di The Nest, questo no, ché talvolta la dizione degli attori andava allegramente per i fatti suoi; tuttavia, non c'è un solo personaggio all'interno del film che non sia stato interpretato alla perfezione, a partire dal piccolo, cupissimo e triste Samuel, passando per la deliziosa Denise (la quale tanto mi ha ricordato la bellissima Deborah che affascinava il giovane Noodles in C'era una volta in America, con la sua danza innocente e sensuale sulle note di una melodia bellissima e struggente, leitmotiv dell'intero film, l'interpretazione a pianoforte di questa canzone) per arrivare ad Elena, appunto, incarnata da un'attrice di singolare bellezza dotata di due enormi occhi di un colore incredibile, pescata direttamente all'interno delle millemila fiction che infestano la TV italiana. Impossibile, poi, dimenticarsi di Maurizio Lombardi e del suo mad doctor, ma in generale tutto il film è pieno di facce interessanti, un po' alla "american gothic", che colpiscono lo spettatore per la loro mera presenza scenica, al di là della recitazione in sé. Altra cosa che non può non colpire l'occhio di chi è stato tanto fortunato da dar fiducia a The Nest è la cura messa da Roberto de Feo nella costruzione delle singole sequenze e delle immagini, all'interno delle quali vi è una simmetria (soprattutto in quelle realizzate nelle stanze della villa, dotate di un'evocativa carta da parati) splendida, specchio delle regole rigide della casa e della loro illusoria armonia; le inquadrature sono ricercate, l'illuminazione e la fotografia non sono da meno (forse è una ilusion en mi pensamiento ma Samuel è sempre un po' in ombra e "grigio" rispetto agli altri personaggi) eppure guardando The Nest non traspare la volontà di realizzare un film "fighetto" giusto per mero sfoggio di bravura tecnica o per desiderio di scimmiottare dei grandi registi. All'interno di The Nest ci sono cuore e sentimenti, c'è il desiderio di raccontare una storia e indagare nell'animo dei personaggi, di un ragazzino al quale è stata negata l'infanzia (che paradossalmente viene costretto ad assumersi tutte le responsabilità di un adulto senza aver la possibilità di diventarlo davvero), di una donna che ha perso tutto e si appiglia all'ultima speranza di essere felice, di una ragazzina precipitata in un incubo più grande di lei. The Nest non è un film perfetto ma è comunque molto molto bello e soprattutto è un film tutto italiano da vedere e consigliare, così da rendere possibile che ne escano altri così.

Roberto de Feo è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Bari, anche produttore, è al suo primo lungometraggio e ha 38 anni.


Francesca Cavallin interpreta Elena. Nata a Bassano del Grappa, ha partecipato a serie quali Vivere, Don Matteo, Un medico in famiglia e Rocco Schiavone. Ha 43 anni.


Maurizio Lombardi interpreta Christian. Nato a Firenze, ha partecipato a serie quali Don Matteo, Romanzo Criminale - La serie, The Young Pope e Il nome della rosa. Ha 45 anni e un film in uscita.


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