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mercoledì 11 giugno 2025

Follemente (2025)

Qualche sera fa, su richiesta del Bolluomo, abbiamo guaradato Follemente, diretto e co-sceneggiato dal regista Paolo Genovese, disponibile da poco su Disney +.


Trama: al primo appuntamento, un uomo e una donna devono fare i conti con le rispettive personalità e gli imput contraddittori delle"voci" nella loro testa...


Non temete, il Bolluomo non è impazzito e nemmeno io. Il fatto è che lo porto al cinema praticamente una volta alla settimana e, per un lungo periodo, tutti il film che guardavamo erano preceduti dal trailer di Follemente. In effetti, detto trailer invogliava: Follemente era chiaramente ispirato ad Inside Out, con le "personalità" nella testa dei due protagonisti impegnate a risolvere tutti i problemi legati a un primo appuntamento, o a complicarlo ulteriormente, e c'erano un paio di gag divertenti che facevano ben sperare. Ci siamo guardati bene dallo spendere soldi per vederlo al cinema, ché dopo tanti anni un po' di istinto l'ho affinato, ma quando è stato disponibile su Disney + (che, peraltro, ha co-prodotto il film) ci siamo buttati, e abbiamo capito che tutto il buono di Follemente, salvo forse una sequenza, era contenuto nel trailer. L'ultimo film di Paolo Genovese è un'ora e mezza di canovaccio esile tirato per le lunghe, tanto che, alla fine, sembra di essere rimasti seduti sul divano per tre ore. La sceneggiatura, scritta a dieci mani, è la summa di tutto ciò che ha rovinato il cinema italiano a partire dall'anno di uscita de L'ultimo bacio, con l'aggiunta di dialoghi che sembrano scritti da un algoritmo, tanto sono innaturali da sentire pronunciare, e con almeno una gag presa direttamente da un meme di Internet. "Quante volte si può essere imbarazzanti in una vita?", chiede una delle "voci" nella testa di Lara, impegnata nel primo appuntamento con Piero. La risposta non la so, ma ho perso il conto di quanto mi sono sentita imbarazzata io nel guardare Follemente e l'interazione tra i due tipici archetipi borghesi dalla commedia/dramma nevrotica nostrana. Lei è, ovviamente, una matta umorale dalle idee femministe e con hobby non convenzionali, con un disperato bisogno di caz... di essere capita e accettata da un uomo capace di "normalizzarla"; lui è Edoardo Leo che, da Smetto quando voglio, fa sempre il solito personaggio di maschio sfigato, maniaco del controllo, goffo e pseudo-intellettuale con un disperato bisogno di fig... d'affetto, perché nonostante tutti i suoi difetti sarebbe un padre esemplare e un marito perfetto, se solo esistesse una donna (non la ex moglie stronza, ovviamente) capace di sopportarli e, magari, arricchirgli la vita con qualche "stranezza" atta a farlo uscire da un guscio che gli sta sempre più stretto. Il film è costruito sull'unità di tempo e di luogo che è l'appuntamento tra Lara e Piero, e hai voglia a rendere interessante una serata tra disagiati che devono ancora conoscersi, anche introducendo il monotono paesaggio mentale dei due protagonisti, abitato dai quattro aspetti che li governano.

Se si fosse dato più spazio alle personalità all'interno della mente dei personaggi, se ci si fosse impegnati a lavorare di scenografia e regia per rendere il "luogo" in cui vivono un minimo interessante, particolare e fantasioso, FORSE il film sarebbe stato molto più interessante, perché anche a fronte della banalità dei quattro differenti aspetti (ego, superego, id e... boh, la principessa disneyana per Lisa e il babbalone sensibile per Piero?), le interazioni tra di loro sono talvolta divertenti. Dico forse perché, purtroppo, il terzo atto del film è una gigantesca sega mentale in cui i due protagonisti devono decidere se passare assieme la notte nella stessa casa e, magari, anche il mattino e il pomeriggio successivi (rinunciando, oddio, alla propria libertà, ai programmi per la giornata!!!), ed è una decisione talmente dirimente, per la loro felicità futura, che arrivano a discuterne assieme persino le rispettive personalità, incontrandosi. Ora, Cristo, io sono sicuramente l'antiromanticismo fatto a persona, ma non credo che tornare ognuno a casa propria dopo un (imbarazzante, irreale) amplesso da primo appuntamento significhi che non ci si rivedrà mai più e che la nostra vita sarà quindi segnata da solitudine ed infelicità perenni. Ma, ovviamente, i personaggi di Follemente non sono persone normali, sono bambini quasi quarantenni lei e ultracinquantenni lui, che al primo appuntamento parlano già di figli e matrimonio, alternando dialoghi di una stupidità rara e filosofia da Bacio Perugina, scomodando qui e là Calvino, Che Guevara e Carla Lonzi e io, scusatemi, ma mi sono rotta le palle di una distribuzione italiana e di un sistema di finanziamenti che premia questa sciatteria e condanna all'oblio opere innovative come La città proibita di Mainetti. Spezzo una lancia solo per gli attori. Edoardo Leo e Pilar Fogliatti, poveri Cristi, non è che possono cavare sangue dalle rape, e cercano di interpretare i loro personaggi improbabili al meglio, mentre il resto del cast (nel quale spiccano Giallini, Santamaria, Lastrico e Papaleo, la mente maschile, più varia e divertente nelle interazioni rispetto a quella femminile) approfitta della possibilità di estremizzare le caratteristiche dei vari stati mentali, con risultati sicuramente migliori. Probabilmente, sono io ad avere un problema con questo tipo di film italiani in generale e col sopravvalutato Paolo Genovese in particolare, ma non riesco proprio a consigliarvi di guardare Follemente. Piuttosto, come ho detto a un amico su Instagram, mettete il trailer in loop per un'ora e mezza, tanto la ciccia è tutta lì.

P.S. A proposito di ciccia. La cena inizia con le lasagne, continua con una focaccia (Ma la focaccia??? Per secondo, dopo le lasagne???!!), prosegue con una vaschetta di gelato a settecento gusti diversi, uno per ogni cliché, e si conclude con una pasta aglio, olio e peperoncino? Ma a voi vi camallano, che pesantezza!!!


Del regista e co-sceneggiatore Paolo Genovese ho già parlato QUI. Edoardo Leo (Piero), Marco Giallini (Professore), Rocco Papaleo (Valium) e Claudio Santamaria (Eros) li trovate invece ai rispettivi link. 

Claudia Pandolfi interpreta Alfa. Nata a Roma, la ricordo per film come Ovosodo, Auguri professore, La prima cosa bella, La profezia dell'armadillo, Tutta colpa di Freud, Il ragazzo dai pantaloni rosa, e a serie quali Amico mio, Un medico in famiglia, Distretto di polizia. Ha 51 anni. 


Vittoria Puccini
interpreta Giulietta. Nata a Firenze, la ricordo per film come Ma quando arrivano le ragazze?, Baciami ancora, Tutta colpa di Freud, The Place e serie come Elisa di Rivombrosa. Ha 45 anni. 


Pilar Fogliati
, che interpreta Lara, è stata la doppiatrice italiana di Ansia per Inside Out 2 mentre Emanuela Fanelli, che interpreta Trilli, era la fruttivendola Marisa di C'è ancora domani. ENJOY!


venerdì 10 gennaio 2020

Pinocchio (2019)

Altro recupero Natalizio: oggi parlerò di Pinocchio, diretto e co-sceneggiato nel 2019 da Matteo Garrone a partire dall'opera Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi.


Trama: dopo che Mastro Ciliegia gli ha regalato un ciocco di legno semovente, il falegname Geppetto si costruisce il burattino Pinocchio, che subito si dimostra un discolo di prim'ordine, finendo in una marea di guai...



Alzi la mano chi non conosce la storia di Pinocchio. Probabilmente quasi nessuno di noi ha letto le avventure scritte da Collodi (io l'ho fatto solo una volta, moltissimo tempo fa, e ammetto di non esserne rimasta entusiasta ma vorrei riprovare) ma quasi sicuramente siamo stati toccati dalla versione Disney, edulcorata ma non troppo; quelli più anziani, come me, hanno visto l'opera di Comencini (con la quale non farei confronti visto che non la riguardo da almeno trent'anni e ho più familiarità con la parodia della Marchesini) e purtroppo ci è toccata pure la pantomima di Benigni, che ricordo con orrore vestito come un cretino all'età di 50 anni e accompagnato dalla cagnolina dai capelli turchini. Benigni torna anche nel film di Garrone, fortunatamente in panni più consoni per la sua età e senza la parrucchetta gialla che caratterizzerebbe il personaggio di Geppetto, una delle chiavi di lettura da cui partire per capire un po' l'anima di questo nuovo Pinocchio, che a me è sembrata una storia di umanità "vinta" eppur dignitosa. Infatti, al di là dell'incredibile bellezza dell'aspetto fantastico del film, sul quale tornerò più avanti, ho apprezzato forse ancor più il tentativo di dare al tutto uno sfondo "realistico", fatto di spaccati di vita contadina e interazioni tra abitanti di piccoli paesi, all'interno dei quali tutti, nel loro piccolo, cercano di dare una mano anche quando si tratta di furboni matricolati come il bottegaio (doppiamente maledetto) oppure il Gatto e la Volpe, infingardi e stronzi ma se vogliamo anche degni di pietà. Pare quasi che lo scopo di questo Pinocchio sia riscoprire la dignità di cui sopra, una dignità che deriva non tanto dall'istruzione e da un banale concetto di "bontà", ma dalla capacità di ottenere qualcosa con le proprie forze accettando anche i limiti delle stesse, creando al contempo il proprio piccolo "paese", la propria famiglia, una rete di persone alle quali appoggiarsi consapevoli di poter dare loro qualcosa in cambio. Pinocchio diventa dunque un "bravo" bambino dopo una serie di peripezie più o meno conosciute (selezionate da Garrone e Ceccherini, che hanno omesso alcune delle avventure del burattino pur rimanendo assai fedeli al testo originale) che arriveranno a renderlo meno ingenuo e soprattutto meno approfittatore e pigro, due difetti di cui le famose bugie sono solo un mero effetto collaterale, per quanto scenografico.


E a proposito di scenografia, ma anche di effetti speciali, è giunto il momento di parlarne, perché sono una parte fondamentale della bellezza di questo Pinocchio. Girato in evocativi paesini e scorci naturali toscani e pugliesi che danno un'incredibile sensazione di realismo, il Pinocchio di Garrone è un po' il fratellino minore de Il racconto dei racconti e presenta un bestiario di tutto rispetto, che coniuga un'iconografia gotica a a creazioni tutte italiane; personalmente, ho adorato la domestica lumaca della Fata Turchina così come il Grillo Parlante e i conigli becchini, per non parlare del trucco della Fata Turchina bambina e adulta (che bello è quell'azzurro tenue abbinato alla pelle diafana, quasi cadaverica?) ma l'Oscar del momento più inquietante e quasi horror va alla sequenza in cui Pinocchio e Lucignolo si trasformano in ciuchini, tra urla di dolore e metamorfosi perfette (forse la sensazione è data anche dal terrificante, pedofilissimo omino di burro?). E che dire del make up di Pinocchio e dei vari burattini? Il piccolo Federico Ielapi, oltre ad essere un attore bravissimo, sembra un burattino vero ed è un ulteriore esempio di come anche il cinema italiano, se si impegna, può raggiungere lo state of the art dei cugini stranieri in quanto ad effetti speciali. Onestamente, la cosa che mi preoccupava di più era la presenza di Benigni, anche troppo pompata nei trailer, ma fortunatamente le mie preoccupazioni erano inutili: Geppetto è caratterizzato con l'inevitabile scintilla del toscanaccio Benigni, svampito ma adorabilmente furbetto, ed è divertente vederlo interagire all'inizio coi compaesani, mentre cerca di portare a casa la pagnotta con piccoli lavoretti, per poi consacrarsi al ruolo di "babbo" di Pinocchio e strappare più di una lacrima commossa, soprattutto sul finale. Quindi, nel complesso, il Pinocchio di Garrone mi è piaciuto parecchio e onestamente non capisco le critiche che gli sono state mosse. Nell'attesa che esca il Pinocchio in stop motion di Guillermo Del Toro è un ottimo antipasto e l'ennesimo esempio di un cinema italiano che può e deve tornare in salute!


Del regista e co-sceneggiatore Matteo Garrone ho già parlato QUI. Roberto Benigni (Geppetto), Massimo Ceccherini (Volpe) e Maurizio Lombardi (Tonno) li trovate invece ai rispettivi link.

Rocco Papaleo interpreta il Gatto. Nato a Lauria, lo ricordo per film come I laureati, Il barbiere di Rio, Basilicata Coast to Coast, Nessuno mi può giudicare e serie quali Classe di ferro. Anche sceneggiatore, regista e compositore, ha 60 anni e un film in uscita.


Gigi Proietti interpreta Mangiafuoco. Nato a Roma, lo ricordo per film come Brancaleone alle crociate, Febbre da cavallo e serie quali Il maresciallo Rocca e Una pallottola nel cuore. Anche sceneggiatore e regista, ha 80 anni e un film in uscita.


Toni Servillo era stato considerato per il ruolo di Geppetto ma alla fine è stato scelto Roberto Benigni, che già nel 2002 aveva realizzato il suo Pinocchio nei panni del personaggio titolare. Vi risparmierei l'imbarazzo di guardarlo: se il Pinocchio di Garrone vi fosse piaciuto recuperate innanzitutto Il racconto dei racconti, poi il Pinocchio di Comencini e la versione Disney. ENJOY!

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