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mercoledì 21 settembre 2016

Bollalmanacco On Demand: Amadeus (1984)

Povero Toto. L’ho fatto aspettare millenni per assecondare il suo On Demand, sono finalmente riuscita a guardare Amadeus, diretto nel 1984 da Milos Forman (tratto dalla pièce teatrale di Peter Shaffer e vincitore di 8 premi Oscar per Miglior Film, F. Murray Abraham Miglior Attore Protagonista, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Sonoro e Miglior Trucco), e ora gli toccherà sorbirsi l’ignorantissima recensione di uno dei film più belli che abbia mai avuto l’onore di vedere. Aggiungo che il prossimo On Demand sarà Jeepers Creeper! ENJOY!



Trama: la vita e lo straordinario genio di Wolfgang Amadeus Mozart vengono raccontati dalla voce dell’anziano compositore Salieri, portato alla follia e al suicidio dai sentimenti contrastanti di invidia e profonda ammirazione nei confronti del giovane musicista…



Prima di cominciare a scrivere il post alzerò una prece al “Santo della mediocrità”, Antonio Salieri, al quale oserò anche dare del tu. Antonio, illuminami. Illuminami perché sulla rete ci saranno di sicuro almeno un migliaio di recensioni, analisi e finanche post amatoriali dedicati ad Amadeus che saranno cento volte migliori dei miei. Ma secondo te, perché Cthulhu o chi per lui mi ha dato la passione per il cinema e il desiderio di scriverne assieme alla consapevolezza che non riuscirò MAI a magnificare le lodi di film meravigliosi in maniera originale, interessante ed intelligente? Finirò anche io pazza e in manicomio, convinta di aver portato alla morte fior di critici cinematografici? Mah, speriamo di no ma tu mettici la manina santa e consentimi di arrivare perlomeno alla fine del post senza rendermi ridicola. Bando a tecnicismi, analisi profonde e giri intorno al mondo quindi, siamo mediocri fino in fondo: Amadeus è un film della Madonna. Quando ho cominciato a guardarlo quelle tre ore si stagliavano davanti a me come il monolite nero di 2001 Odissea nello spazio, presagio di probabile camurrìa ed imminente calar di palpebre. Fortunatamente è subito comparso sullo schermo un favoloso F. Murray Abraham, che urlava di avere ucciso Mozart e che cercava di spiegare le sue ragioni ad un prete incredulo, e il suo modo di raccontare una vicenda per me nuova e misteriosa mi ha catturata come mai avrei creduto possibile, forse proprio per la complessità di un personaggio come Salieri. E’ stata la voce narrante incredibilmente umana di Salieri a prendermi per mano e portarmi ad amare Mozart, a riascoltare melodie conosciute apprezzandone l’intrinseca genialità, a disprezzarlo per la boriosa superiorità mostrata nei confronti di tutto e tutti, a vergognarmi per essere riuscita ad empatizzare sia con “Wolfie” (nei momenti di crisi) che con un Salieri al massimo dell’abiezione, comprensibilmente pronto ad arrivare a qualsiasi estento pur di prendersi la sua rivincita su un Dio crudele. Ah, l’Amadeus, l’ “amato da Dio”, incarnato nientemeno che da un reduce di Animal House affetto da una risatina fastidiosa e insinuante! L’odio di Salieri è più che condivisibile ma alla fine ci si affeziona anche a questo geniale folletto del Caos, costretto nelle maglie retrograde di una società ancora legata alle tradizioni dell’Opera e ai voleri di un Imperatore illuminato ma comunque moscio ed ignorante come una capra di Biella, al punto da affermare che la musica di Mozart è bella ma “ha troppe note”. A differenza di Mozart, il bieco ma furbo Salieri sa come trattare con gente simile, come muoversi a Corte e come, senza esporsi troppo, fare terra bruciata attorno ad un nemico il cui genio nulla può senza le giuste conoscenze; schietto ed onesto, Amadeus è fin troppo vulnerabile alle regole di una realtà che non lo accetta e, come i migliori artisti, viene consumato sia da essa che dalla sua smania creativa.


L’interessantissima trama (che, come ama sempre ricordarmi Toto, è MOLTO romanzata rispetto alla realtà della vita di Mozart) consente al film di incastrarsi in due dei generi che più prediligo, quello storico-biografico e, ovviamente, il musical. Un montaggio ispiratissimo e, oserei dire, geniale quanto Mozart, porta lo spettatore a rimanere a bocca aperta davanti al modo in cui le sensazioni ispirate dalla musica in sottofondo animano non soltanto le espressioni ed il linguaggio corporeo degli attori ma diventano una propaggine indispensabile per gli eventi che scorrono sullo schermo; la melodia del Flauto Magico che nasce attraverso prove con gli attori ma anche, e soprattutto, grazie al disastroso incontro con la suocera di Mozart, la composizione del Requiem che si interrompe al momento della morte del musicista (e la cui melodia viene “costruita”, letteralmente, a beneficio delle orecchie dello spettatore), le espressioni di pura meraviglia e sofferenza mentre Salieri legge gli spartiti del rivale figurandosi la musica nella mente, sono tutti momenti di altissimo Cinema che difficilmente spariranno dalla mia memoria. La mia parte "musicalofila" si è poi immensamente goduta non soltanto la bellezza delle esecuzioni musicali (che apprezzo a mo’ di bue Crasso nella mia ignoranza, come il 90% penso delle persone) ma anche e soprattutto dei costumi e delle scenografie, beandomi in particolare del trionfo della Regina della Notte poco prima del finale, senza dimenticare ovviamente Papageno e Papagena, e di quel bel donnino imparruccato di Katerina Cavalieri, vero motore della vicenda, almeno per ciò che riguarda la Director’s Cut. Col senno di poi mi pento di non avere affrontato prima Amadeus, timorosa di trovarmi davanti una vicenda complicata o ad uso esclusivo degli appassionati di musica classica, quando invece avrei dovuto dare fiducia a Milos Forman e al suo modo irriverente e particolare di fare Cinema. Chissà, forse è proprio così che si raggiunge la mediocrità, assecondando la paura di affrontare ciò che è “nuovo”, lontano dal proprio gusto in quanto composto da “troppe note”? In tal caso, continuerò imperterrita a promuovere l’On Demand, così che il genio di qualche lettore illuminato mi porti a scoprire continuamente gemme come questo splendido Amadeus!


Del regista Milos Forman ho già parlato QUI. F. Murray Abraham (Antonio Salieri), Tom Hulce (Wolfgang Amadeus Mozart), Simon Callow (Emanuel Schikaneder), Jeffrey Jones (l'Imperatore Giuseppe II) e Vincent Schiavelli (il cameriere di Salieri) li trovate invece ai rispettivi link.

Cynthia Nixon interpreta Lorl. Americana, famosa per il ruolo di Miranda in Sex and the City, ha partecipato anche a film come La famiglia Addams 2, Il rapporto Pelican, Baby Birba - Un giorno in libertà e ad altre serie quali Nash Bridges, Oltre i limiti, E.R. Medici in prima linea, Dr. House, 30 Rock e Hannibal. Anche regista, ha 50 anni e tre film in uscita.


Tim Curry e Mark Hamill, che avevano entrambi interpretato Mozart a teatro (il primo assieme a Ian McKellen, tra l'altro!), hanno fatto il provino per il ruolo di protagonisti in Amadeus; oltre a questo, nell'autobiografia di Forman si legge che uno studio si era offerto di produrre il film a patto che fosse Walter Matthau ad interpretare Mozart, in quanto grande estimatore del musicista (Ovviamente, Forman ha rifiutato visto che Matthau aveva all'epoca già 60 anni) mentre pare che fosse nelle intenzioni del regista affidare il ruolo ad un giovanissimo Kenneth Branagh, prima di decidere per Tom Hulce. Meg Tilly avrebbe dovuto invece interpretare Constanze ma un infortunio accorsole proprio il giorno prima delle riprese le ha impedito di partecipare al film. Detto questo, se Amadeus vi fosse piaciuto recuperate The Prestige. ENJOY!

mercoledì 23 gennaio 2013

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (1984)

Per la serie: Bolla, ma non sai davvero più cosa cappero guardare? Eh, la curiosità cinefila o, per meglio dire, l'insana follia, mi porta anche a recuperare strane robe sconosciute come questo Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (The Adventures of Buckaroo Banzai Across the 8th Dimension), diretto nel 1984 dal regista W.D. Richter.


Trama: Buckaroo Banzai è uno scienziato, neurochirurgo, avventuriero e rocker che un giorno scopre un passaggio per la fantomatica ottava dimensione. Venuto a conoscenza di questa sensazionale scoperta, il Dr. Emilio Lizardo, posseduto da un alieno originario proprio di quella dimensione, cerca di ritornare a casa rischiando di scatenare la terza guerra mondiale... starà così a Buckaroo e soci, gli Hong Kong Cavaliers, fermare il malvagio alieno!


La trama di Buckaroo Banzai, come avete avuto modo di leggere, è già delirio allo stato puro, ma affrontare il film è stato anche più delirante. In questo allucinante mix di commedia demenziale, fantascienza e parodia è stato infilato praticamente di tutto, dall'infallibile eroe e avventuriero senza il quale il governo USA non può andare avanti, al villain pseudo-fascista, dagli omaggi a Cina e Giappone all'elegia dei comics, dai riferimenti alla Guerra dei Mondi di Orson Welles alla lotta tra alieni caucasici (i rossi) e rasta (i neri), dalle gemelle perdute di mogli morte ai messaggi trasmessi tramite scossa elettrica... e se pensate che a questo guazzabuglio venga data una parvenza di linearità scordatevelo! Il difetto principale del film, quello che nonostante alcune cose positive di cui poi parlerò lo rende troppo spesso noioso, è l'impressione di stare vedendo la puntata di un telefilm che non abbiamo mai seguito prima, zeppa di riferimenti e cose date per scontato che solo i fan di questo Buckaroo Banzai potrebbero conoscere... peccato che il personaggio non esistesse prima che realizzassero il film, quindi è comprensibile che all'uscita la pellicola sia stata un fiasco al botteghino! L'effetto finale di questa scelta peculiare è infatti quello di creare una gran confusione e far sbuffare lo spettatore ogni volta che Buckaroo e i suoi piacionissimi compari si strizzano l'occhio a vicenda, ammiccando. E ciò è una cosa grave, una cosa a cui mal si rimedia, perché il film avrebbe dovuto dare più spazio ai villain e insistere meno sulle sboronate degli Hong Kong Cavaliers.


La cosa veramente pregevole di Buckaroo Banzai e il motivo per cui un simile film andrebbe guardato assolutamente in lingua originale è infatti la presenza di un John Lithgow carismatico e folle come non mai. Anche Christopher Lloyd con il suo John Bigboote (vi lascio immaginare come il cognome venga sempre storpiato a mo' di gag ricorrente...) dà parecchie gioie, ma Lithgow con i suoi capelli sparati, le pose da Mussolini con tanto di Il Duce scritto sul muro e quell'incredibile, marcatissimo accento italiano è indimenticabile. Ma che dico accento italiano? La bellezza sta nel sentirlo pronunciare intere, lunghissime frasi nella nostra lingua, roba mai sentita prima in un film USA tipo "Porco Giuda! Devo lavorare con persone idiotA!", detta con quell'adorabile faccia da pazzoide. Che delirio. Altrettanto stuzzicante, per chi come me ama alla follia il trash, sono le mise insopportabilmente anni '80 di metà dei protagonisti, che parrebbero usciti fuori da una puntata del telefilm Kiss Me Licia: basterebbe solamente citare la tutina rossa da Cowboy di un giovanissimo Jeff Goldblum o i capelli ossigenati del cosiddetto Perfect Tommy per avere incubi da qui all'eternità. Non mancano sconvolgenti siparietti musicali come l'inespressivissimo Peter Weller (oh, ammazzatemi, a me come attore non è mai piaciuto!) che canta Since I Don't Have You ad una tizia che sta per ammazzarsi oppure la camminata finale sui titoli di coda (saltate al minuto 0.25 o vi spoilererete l'ultima scena), una roba trash a livelli sconvolgenti.



Per il resto, Buckaroo Banzai è davvero poca roba e risente parecchio del peso del tempo (cosa che, per esempio, non è accaduta con Flash Gordon nonostante sia moooolto più trash). Tolti i difetti e le esagerazioni della trama, infatti, anche gli effetti speciali e il trucco degli alieni sono abbastanza da mani nei capelli, per non parlare poi della recitazione di buona parte dei coinvolti. Certo, bisogna dire anche che col tempo il film ha acquisito lo status di cult, che vanta oggi innumerevoli fan in tutto il mondo e che c'è persino un sito web interamente dedicato alla pellicola, quindi magari sono io che non ne ho capito la natura intrinseca e il valore di diamante allo stato grezzo, come diceva il buon Jafar. D'altronde, Buckaroo Banzai è del 1984 e Ritorno al futuro è dell'anno dopo... e quella roba luminosa che si vede nella macchina del protagonista durante il primo esperimento è praticamente identica al flusso canalizzatore di Doc, quindi potrebbe avere influenzato uno dei film più belli che siano mai stati girati. E anche questo è un pregio. Insomma, con tutti i suoi difetti Buckaroo Banzai si becca comunque la sufficienza... ma vi consiglierei di guardarlo e farvi un'idea, perché potrebbe diventare oggetto di accanite discussioni!


Di John Lithgow (Lord John Whorfin/ Dr. Emilio Lizardo), Jeff Goldblum (New Jersey), Christopher Lloyd (John Bigboote), Clancy Brown (Rawhide), Vincent Schiavelli (John o’ Connor) e Jamie Lee Curtis (che compare all’inizio come madre di Buckaroo Banzai) ho già parlato ai rispettivi link.

W.D. Richter è il regista della pellicola. Americano, ha diretto solo un altro film, Surgelati speciali. In compenso, è stato nominato all’Oscar nel 1980 per la sceneggiatura del film Brubaker. Anche produttore, ha 67 anni.


Peter Weller interpreta Buckaroo Banzai. Americano, lo ricordo per film come RoboCop, Un poliziotto in blue jeans, il meraviglioso (devo recuperarlo e recensirlo al più presto!!) Leviathan,  RoboCop2 e Il pasto nudo (che invece non recensirò never!), inoltre ha partecipato alle serie 24, Monk, Dexter e Dr. House. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 65 anni e un film in uscita, Into Darkness – Star Trek.


Ellen Barkin interpreta Penny Priddy. Americana, ha partecipato a film come Daunbailò, Johnny il bello, Seduzione pericolosa, Nei panni di una bionda, Voglia di ricominciare, The Fan – Il mito e Paura e delirio a Las Vegas. Anche produttrice, ha 58 anni.


Carl Lumbly interpreta John Parker. Americano, lo ricordo soprattutto per il ruolo di Dixon nella serie Alias, inoltre ha partecipato a film come The Alphabet Killer e ad altri telefilm come I Jefferson, X-Files, E.R. – Medici in prima linea, Cold Case, Grey’s Anatomy e Criminal Minds. Ha 61 anni.


Dan Hedaya interpreta John Gomez. Americano, ha partecipato a film come Miriam si sveglia a mezzanotte, Commando, La famiglia Addams, I soliti sospetti, Ragazze a Beverly Hills, Daylight – Trappola nel tunnel, In & Out, Una vita esagerata, Alien – La clonazione, Mulholland Drive e a serie come Il tenente Kojak, Chips, Ai confini della realtà, Miami Vice, Casa Keaton, NYPD,  E.R. Medici in prima linea e Monk. Ha 72 anni e tre film in uscita.


James Saito (vero nome James Tomio Saito) interpreta il padre di Buckaroo Banzai nell’introduzione iniziale. Americano, ha partecipato a film come Tartarughe Ninja alla riscossa (nei panni di Shredder), Die Hard – Duri a morire, L’avvocato del diavolo, Vita di Pi e a serie come L’incredibile Hulk, MASH, Ralph supermaxi eroe, Alfred Hichcock presenta, MacGyver, A-Team, Miami Vice e Sex and the City. Ha 57 anni.


Lewis Smith, che interpreta il biondo Perfect Tommy, è anche nel cast di Django Unchained, da qualche parte tra i brutti ceffi di Candyland.  Alla fine del film compare l’invito a guardare anche Buckaroo Banzai vs. The World Crime League, che era il vero titolo del seguito che avrebbero girato se Buckaroo Banzai avesse avuto successo. Purtroppo, la pellicola è stata un disastro al botteghino, tanto da mandare in bancarotta gli studios, e ovviamente non se n’è fatto nulla. Nell’attesa  però che lo ripeschino per un revival, come è accaduto spesso di recente, se Buckaroo Banzai vi fosse piaciuto consiglio la visione di Grosso guaio a Chinatown (co-sceneggiato proprio da W.D. Richter) e Balle spaziali. ENJOY!!

martedì 6 marzo 2012

Batman - Il ritorno (1992)

Tanto per cambiare, visto che in questo blog non lo faccio mai (XD) parliamo un po' di Tim Burton! Oggi torniamo al 1992, quando il regista girava Batman - Il ritorno (Batman Returns), seguito del suo primo Batman.


Trama: a Gotham City arrivano due nuovi oscuri personaggi, il deforme Pinguino e l'affascinante Catwoman. Riuscirà il buon Batman a sventare i piani del primo e ad evitare di farsi intrappolare dal fascino della seconda?


Batman Returns è il secondo e ultimo film che Burton ha dedicato all'uomo pipistrello della DC Comics. Dei film "anni '90" (ovvero prima che Nolan ci mettesse mano) è l'ultimo degno di essere visto, visto che Batman & Robin e Batman Forever sono state delle brutture epiche ed inguardabili; dei due girati dal regista è sicuramente il più personale, quello che sfrutta Batman e i suoi nemici per portare avanti la riflessione burtoniana sul "mostro" e sul diverso. Il fulcro della pellicola, infatti, non è la figura di Bruce Wayne/Batman ma quella di Oswald Cobblepot/Pinguino e quella di Selina Kay/Catwoman, senza dimenticare il magistrale Max Shreck di Christopher Walken. Il Pinguino è nato mostro, è una figura triste, deforme e patetica; le immagini iniziali mostrano i ricchi genitori disgustati dalla manina pinnata del pargoletto (e dal fatto che decida di sfamarsi col povero gatto di famiglia...) che cercano di liberarsene gettandolo nel fiume, condannandolo a morte certa. Non ci deve stupire il fatto che il Pinguino, dopo essere sopravvissuto, sia diventato un malvagio tout court, incapace di liberarsi di quella bruttezza interiore indissolubilmente legata al suo aspetto fisico, perché è stato segnato fin dalla nascita dal rifiuto di chi nasce bello e ricco e si aspetta che il mondo lo rispecchi. Ad affiancarlo ed istigarlo c'è Shreck, dall'aspetto "normale" ma corrotto sicuramente più del Pinguino, perché non ha scusanti a cui attaccarsi. Un mostro che indossa una maschera di normalità e crea altri mostri, prosciugando il bene come farebbe la sua centrale elettrica con l'energia della città. Non a caso, Catwoman nasce proprio dal suo tentativo di uccidere la segretaria Selina.


Mentre il Pinguino e Shreck, per diversi motivi, sono sicuramente i villain della pellicola, Catwoman è una figura ambivalente. Come il Pinguino, non è nata malvagia ma lo è diventata: donna e segretaria frustrata, oppressa dalla madre, disprezzata dal capo, abbandonata dagli uomini e incapace di reagire a tutta l'indifferenza ed il disprezzo che le vengono scagliati addosso, trova nella morte la sua liberazione. Shreck ha ucciso davvero Selina, anche se il suo corpo si è rialzato. Scomparsa Selina, scompaiono anche i freni inibitori della donna, lasciando campo libero a Catwoman, proprio come succedeva con la Typhoid Mary di Ann Nocenti: una persona forte e consapevole ma indebolita dalla propria follia, che la rende incapace di liberarsi davvero e diventare donna completa perché troppo legata al desiderio di vendetta e di rivalsa. Il confine tra mostro ed essere umano non esiste per Selina, come non esiste per Batman. Bruce Wayne è l'unico che indossa la maschera consapevolmente ed è l'unico tra tutti i personaggi a non subire il giudizio di chi lo vorrebbe mostro e malvagio come tutti i villain che lo circondano, ma la sua vita è triste quanto quella di Selina perché la maschera di Batman diventa un rifugio di fronte alla sua palese incapacità di conservare dei legami a lungo termine (non a caso viene detto che la giornalista Vicky Vale lo ha abbandonato e l'unico che può considerare davvero amico e padre è il domestico Alfred). I due personaggi arrivano così ad avere un rapporto di odio ed attrazione fisica nei panni dei loro alter ego, e di amore nelle loro identità quotidiane, ma il loro è un legame che non può sopravvivere proprio perché Batman e Catwoman (o Bruce e Selina) sono incapaci di scindere le loro due nature e riappropriarsi della loro umanità: al ballo in maschera, infatti, sono tutti travestiti tranne Selina e Bruce, il che significa che Catwoman e Batman sono le loro vere personalità.


Sproloquio psicologico a parte, Batman Returns è sicuramente più di un semplice "cinecomic". La visione Burtoniana e il bellissimo score di Danny Elfman lo rendono uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie e le sequenze o le singole immagini memorabili sono tante. Personalmente, ho amato le scene iniziali con i vigliacchi genitori del Pinguino, prima nella loro sontuosa dimora e poi mentre corrono sotto la neve nel parco, per gettare la carrozzina giù dal ponte; i vagoncini a forma di paperella che trasportano il Pinguino e i suoi splendidi ombrelli multiuso; l'improvviso e brutale assalto della banda del Circo e l'uso finale dei poveri pinguini come arma impropria; il commovente (sì, mi sono commossa...) corteo funebre dei pinguini alla fine. Ce ne sarebbero mille altre ma non voglio togliere la sorpresa a chi non avesse mai visto il film, quindi mi limiterò a spendere ancora due parole sugli attori. Michael Keaton è molto ironico e simpatico nei panni di Batman, ma scompare come Christopher Walken davanti all'incredibile bravura di Danny De Vito e Michelle Pfeiffer. De Vito riesce ad essere inquietantissimo al di là del trucco eccelso che lo nasconde, il suo Pinguino è contemporaneamente patetico e crudelissimo, ironico e spaventoso, affettuoso e porco (sì, anche porco, e sono scene semplicemente esilaranti). Quanto a Michelle Pfeiffer, è una dea e non si discute. Halle Berry ed Anne Hathaway non sono state e non saranno mai degne neppure di baciare la punta dei suoi stivali con i tacchi a spillo: è vero, la splendida tuta indossata da Catwoman credo sia il miglior costume mai creato per un cinecomic, sicuramente il più sexy, ma lo sguardo, i movimenti e la voce della Pfeiffer sono suoi e sono le uniche cose in grado di consacrare a memoria sempiterna il personaggio che incarna (e il solo pensiero che la parte era stata scritta per la pur brava Annette Bening mi mette i brividi). Se vi piace Batman, se non sapete cosa fare nell'attesa che esca Il Cavaliere oscuro - Il ritorno, se non avete mai visto la versione di Burton, recuperate il primo film e continuate la visione con questo, non ve ne pentirete!


Di Tim Burton, Michael Keaton (Bruce Wayne/Batman), Michelle Pfeiffer (Selina Kay/Catwoman), Danny De Vito (Oswald Cobblepot / Pinguino), Christopher Walken (Max Shreck), Vincent Schiavelli (il suonatore d’organetto del circo) ho già parlato nei rispettivi link.

Michael Gough interpreta il maggiordomo Alfred. Originario della Malesia, lo ricordo per film come La mia Africa, Caravaggio, Il serpente e l’arcobaleno, Batman, il meraviglioso L’età dell’innocenza, gli orrendi Batman Forever e Batman & Robin e infine Il mistero di Sleepy Hollow. Inoltre, ha doppiato personaggi de La sposa cadavere ed Alice in Wonderland. E’ morto nel 2011, all’età di 94 anni.


Michael Murphy interpreta il sindaco. Americano, ha partecipato a film come Nashville, Manhattan, Magnolia e X – Men - conflitto finale, oltre a serie come MASH. Ha 73 anni.


Andrew Bryniarski interpreta il figlio di Max, Chip. Americano, ha interpretato l’icona horror Leatherface negli ultimi due remake a lui dedicati, Non aprite quella porta e Non aprite quella porta – l’inizio. Tra gli altri film a cui ha partecipato ricordo Hudson Hawk il mago del furto, Street Fighter – Sfida finale, Scooby-doo e il deludente Curse – La maledizione. Anche produttore, ha 42 anni e un film in uscita.


Pat Hingle (vero nome Martin Patterson Hingle) interpreta il commissario Gordon. Americano, ha partecipato a film come lo storico Brivido, Batman, Pronti a morire, Batman Forever, lo Shining di Stephen King, Batman & Robin e Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby; inoltre ha prestato la voce per il film Alla ricerca della valle incantata e partecipato a serie come Alfred Hitchcock Presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, L’uomo da sei milioni di dollari, MASH, Magnum P.I., La signora in giallo, L’ispettore Tibbs e Dawson’s Creek. Anche produttore, è morto di cancro nel 2009, all’età di 84 anni.


Il film ha avuto due nomination all'Oscar, per effetti speciali e trucco; purtroppo per Batman Returns quello era anche l'anno di La morte ti fa bella e di Dracula di Bram Stocker, che lo hanno giustamente surclassato. Mentre per il ruolo di Catwoman si era pensato ad Annette Bening e anche, brevemente, a Madonna, Geena Davis, Brooke Shields o Lena Olin, per quello del Pinguino erano stati fatti i nomi di Christopher Lloyd, Marlon Brando, John Candy, Dustin Hoffman e Bob Hoskins (li avrei voluti vedere tutti, giuro!!!). Parecchi anche i rimaneggiamenti dello script, che prevedeva inizialmente l'assenza di Catwoman nel finale, l'introduzione di Robin e la presenza di Harvey Dent al posto di Max Shreck, con conseguente nascita di Due Facce alla fine del film. Se il film vi fosse piaciuto, vi RIconsiglio di evitare i seguiti e di immergervi nell'atmosfera dark de Il Corvo, altro splendido film dell'epoca.

martedì 15 novembre 2011

Milo (1998)

Per citare i Gem Boy: “Voi, della mia generazione che siete cresciuti con…” Notte Horror, ricorderete che negli anni ’90 ci siamo beccati un bel po’ di film scrausi ma soddisfacenti, che non facevano necessariamente paura, però sono diventati storici. Uno di questi, per quanto oscuro, banale e “straight to video”, era Milo, diretto nel 1998 dal regista Pascal Franchot.



Trama: dopo un “gioco del dottore” ai danni di una sua compagna di scuola, finito nella maniera peggiore, Claire torna nella sua città natale da adulta. Lì scopre che il piccolo Milo, l’assassino dell’amichetta d’infanzia, è ancora vivo e non è mai cresciuto.. e ora cerca vendetta.



Bastano tre, quattro note ossessivamente ripetute sull’inquietante rumore dei raggi di una vecchia bicicletta da adulto e l’immagine di un bimbo nascosto da un impermeabile giallo per imprimere indelebilmente nella memoria Milo, disturbante storia di questo pargolo immortale e, soprattutto, immorale. All’epoca sarò stata sicuramente meno maliziosa ma a rivederlo ora mi pongo qualche domanda, diamine: Milo è un bambino nato già con qualche problema, visto che parla con la voce di un trentenne tisico e arrapato. In aggiunta, è figlio di un ginecologo, quindi si può immaginare la visita che avrebbe voluto fare alla bambina, se non fosse per quel dannato vizietto di far fuori la gente. Già questo darebbe il La ad un film malato ai livelli di Buio Omega e simili, e in effetti la scena finale con operazione ginecologica annessa mette i brividi.



Per fortuna (o purtroppo) questi temi perversi vengono trattati un po’ all’acqua di rose e Milo viene confinato nei limiti di un prodotto confezionato per il mercato dell’home video. Un horror d’atmosfera, più che di effetti speciali, dove il disagio deriva interamente dall’azzeccatissima figura di questo orrido moccioso (il cui viso si vedrà solo verso il finale), dall’ambiente malsano della clinica ginecologica (dove i feti vengono conservati nelle arbanelle ed esposti manco fossero trofei…) e dalla fondamentale cattiveria congenita di ogni ragazzino della città, visto che la povera maestra Claire viene presa per il culo soprattutto dai suoi allievi, oltre che dalle ex amiche d’infanzia, dalla polizia e dal padre di Milo. Tanto che mi chiedo: ma invece di darti tanta pena per eliminare il piccolo bastardo, non potevi semplicemente cambiare nazione e lasciarli tutti alla sua mercé? Ma smettiamo di farci domande e gioiamo, perché il Milo che ricordavo non è cambiato affatto e il film risulta inquietante e pregiato adesso come allora! Guardatelo, ve lo consiglio.

Pascal Franchot è il regista della pellicola. Questo è il primo film da lui diretto, dopodiché si è dato principalmente ai documentari. Ahinoi. Americano, anche sceneggiatore e produttore, ha 49 anni.



Jennifer Jostyn interpreta Claire da adulta. Americana, ha partecipato a film come Deep Impact e La casa dei 1000 corpi, oltre a serie come Una mamma per amica, E.R., NYPD e Scrubs. Dovrebbe avere quasi 40 anni ormai, e ha un film in uscita.



Vincent Schiavelli interpreta il padre di Milo, il dottor Jeeder. Uno dei più riconoscibili caratteristi (italo)americani, lo ricordo per film come Qualcuno volò sul nido del Cuculo, Amadeus, Ghost – Fantasma e Batman Returns. Ha inoltre partecipato a serie come Starsky & Hutch, Charlie’s Angels, Moonlighting, MacGyver, Miami Vice, Melrose Place, X-Files, Buffy l’ammazzavampiri, Dharma & Greg e Sabrina – Vita da strega, oltre ad aver doppiato un episodio de I Griffin. E’ morto nel 2005, all’età di 57 anni, per un cancro ai polmoni.



Antonio Fargas, che qui interpreta il bidello Kelso, è stato per anni lo storico Huggy Bear della serie Starsky & Hutch. Al film ha partecipato anche una quindicenne Mila Kunis nei panni di una delle studentesse della Claire adulta. Detto questo, non posso fare altro che spronarvi a cercare Milo! ENJOY!

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