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martedì 14 marzo 2023

Bolle dall'Abisso: L'ultima notte di Amore (2023)


E anche 'sti Oscar se li semo levati dai cojoni!! Per l'occasione, tiro il fiato e lascio che sia Vidur di Pellicole dall'Abisso a scrivere di un film che con la kermesse losangelina non ha avuto nulla a che fare nonostante, pare, sia davvero un bell'esempio di pellicola italiana! Aspettando di riuscire a vederlo a mia volta, ecco il post di Vidur su L'ultima notte di Amore, diretto e sceneggiato dal regista Andrea Di Stefano. ENJOY!


A dispetto del titolo, L'Ultima Notte di Amore non è né un dramma sentimentale, né un raffinato porno soft, ma uno splendido thriller che conferma l'ottima salute del cinema italiano e la progressiva rinascita del cinema di genere nel nostro paese. L'Amore del titolo è il cognome del protagonista, un poliziotto ad un passo dalla pensione dopo trentacinque anni di onorato servizio, che si trova ad indagare sulla morte improvvisa e violenta del suo migliore amico e collega. 

Quasi impossibile aggiungere altro alla trama senza fare spoiler, pertanto accontentatevi di questo stringato incipit. Il regista Andrea Di Stefano si è fatto le ossa con due film dal respiro internazionale come Escobar e The Informer e infatti confeziona un gioiellino che ha poco da invidiare a tantissime produzioni americane analoghe. L'Ultima Notte di Amore è un thriller poliziesco che si muove a metà fra il mondo del crimine e della legge, seguendo quasi alla regola gli stilemi del genere, flirtando con alcuni inevitabili cliché, ma proponendo comunque una storia assolutamente avvincente.


Si seguono le vicissitudini di Franco Amore e dei coprotagonisti con sincero trasporto, con l'ansia e la voglia di sapere cosa accadrà e la cosa vale fino all'ultimo secondo della pellicola, capace di mantenere un elevato livello di tensione per quasi tutta la sua durata. Merito di una regia moderna e dinamica -ma mai troppo invadente- e di dialoghi crudi e realistici, che rifuggono l'effetto sceneggiato RAI o Distretto di Polizia. Efficace anche il tema portante di Santi Pulvirenti, ricco di classici echi anni '70 e '80.

Favino, come sempre, è eccezionale nell'interpretazione di un personaggio assolutamente umano, compresso nella zona grigia di quelli che sono onesti fino ad un certo punto (cit.). E per una volta anche il casting di supporto si rivela all'altezza della situazione: il ruolo di Cosimo sembra essere scritto apposta per Antonio Gerardi, così come è impossibile non empatizzare immediatamente con il Dino di Francesco Di Leva. A sorprendere però è Linda Caridi, davvero bravissima nel ruolo di Viviana, la giovane moglie calabrese del protagonista. Il suo personaggio è sfaccettato e davvero intrigante, capace com'è di unire dolcezza e amore al coraggio e alla determinazione. 



C'è poi un ulteriore personaggio, ovvero Milano. Tutto il film è ambientato nel capoluogo lombardo, le cui riprese aeree sono uno spettacolo nello spettacolo. La Milano rappresentata è una metropoli in cui il confine tra legalità e illegalità è labile e onnipresente e forse era l'unica città italiana in cui un film di questo genere poteva tenersi; per uno che ci è nato e cresciuto come il sottoscritto poi, è stata un vera goduria vederla sullo schermo, senza considerare che la scena clou è ambientata letteralmente a due passi dalla casa in cui ho vissuto per quasi vent'anni. 

Un paio di ingenuità e falle logiche nella scrittura e qualche villain un filino troppo stereotipato, sono gli unici difetti ascrivibili ad un film che definirei semplicemente bello, pienamente riuscito e che spero faccia da volano per altre produzioni di questo genere. 
Il cinema italiano è ancora vivo e lotta insieme a noi.







martedì 7 febbraio 2023

Bolle dall'Abisso: Gli spiriti dell'isola (2022)

Oggi tocca a Vidur di Pellicole dall'Abisso parlare di uno dei film più belli dell'anno, ovvero Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin), diretto e sceneggiato da Martin McDonagh, candidato a ben 9 Oscar: Miglior Attrice Non Protagonista Kerry Condon, Miglior Attore Protagonista Colin Farrell, Miglior Colonna Sonora Originale,  Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Non Protagonista Brendan Gleeson e Barry Keoghan, Miglior Sceneggiatura Originale e Miglior Montaggio. ENJOY!



Assoluto outsider, nonché quasi un unicum nella cinematografia mainstream moderna, la nuova opera di Martin McDonagh è un film destinato a mietere premi (candidato a 9 Oscar!), strappare consensi dalla critica e a, quasi fisiologicamente, dividere i gusti del pubblico.



McDonagh aveva già fatto il botto con l’eccellente Tre manifesti a Ebbing, Missouri, dopo un paio di cult passati sottotraccia come In Bruges e 7 Psicopatici, e si conferma essere uno degli autori più coraggiosi e fuori dagli schemi di questi disgraziati decenni.

Gli Spiriti dell’Isola narra una storia apparentemente semplice, se vogliamo banale, di un’amicizia che si interrompe all’improvviso e senza una spiegazione. Il vecchio e introspettivo Colm, un violinista, decide infatti, da un giorno all’altro, di non parlare più al suo migliore amico, Pádraic, un allevatore tanto puro di cuore quanto povero di ingegno. Le conseguenze del gesto di Colm saranno terribili e imprevedibili, accentuate dal fatto che il tutto si svolge in una piccola isola (di fantasia) al largo della costa irlandese, ai tempi della guerra civile.



Dramma con tante punte ironiche, basato quasi esclusivamente sui dialoghi, Gli Spiriti dell’Isola si presenta come un film concettuale, in cui le dinamiche che coinvolgono lo stolido ma gentile Pádraic e il profondo ma spocchioso Colm, fanno da specchio a molteplici interpretazioni. Si può passare da una metafora dei conflitti tra gli uomini che nascono per motivi futili per poi trasformarsi in guerre fratricide, ad una sorta di coming of age del protagonista  - costretto a crescere e a mettersi in discussione per la prima volta nella vita - o ad una contrapposizione di approccio all’esistenza stessa, fino ad arrivare ad una riflessione più terrena sul tema dell'amicizia. Quale che sia il significato che aveva in mente il regista, lo scopo di far nascere nello spettatore più di una riflessione è sicuramente riuscito, così com’è riuscito a rendere interessante una trama teoricamente esile, ma in realtà molto potente.

Certo, non si tratta di un film per tutti: alcuni lo troveranno incredibilmente noioso e senza senso e, d’altronde io stesso, al termine della visione ho provato una certa sensazione di frustrazione per la mancanza del cosiddetto “payoff”, forse retaggio di un cinema che vuole spesso e volentieri un finale netto e definito. 



Dove Gli Spiriti dell’Isola vince a mani basse è in tutto il resto: l’interpretazione dei due protagonisti, Colin Farrell e Brendan Gleeson (padre di Domnhall) è veramente di altissimo livello e se il buon Colin si aggiudicasse davvero l’Oscar non ci sarebbe nulla da dire. Fantastici anche i comprimari, in particolare la sorella di Pádraic, Kerry Condon, e “lo scemo del villaggio”, Dominic, quel Barry Keoghan che aveva già lavorato con Colin Farrell ne Il Sacrificio del Cervo Sacro di Lanthimos.

A livello visivo, il film è un capolavoro senza se senza ma: la maestosa bellezza dei classici paesaggi irlandesi viene immortalata da una fotografia gelida e spietata che fa trasparire tutta la disperazione e la solitudine di una comunità rassegnata ad una vita insignificante, in cui i pettegolezzi risultano l'unica forma di svago. È altresì evidente la grande attenzione ai dettagli, come i vestiti degli abitanti dell'isola (a quanto pare i maglioni di tutti i protagonisti sono stati tessuti a mano dallo stesso sarto) e ad un certo gusto per le inquadrature ad effetto, sempre piazzate per esaltare il momento e non per puro esibizionismo.

Un film d'autore ricercato e intelligente, splendidamente realizzato, magistralmente interpretato, ma anche di difficile lettura e assimilazione. Se vi piace il genere, buttatevi a capofitto, in caso contrario statene alla larga.


Del regista e sceneggiatore Martin McDonagh ho già parlato QUI. Colin Farrell (Pádraic Súilleabháin), Brendan Gleeson (Colm Doherty), Kerry Condon (Siobhán Súilleabháin) e Barry Keoghan (Dominic Kearney) li trovate invece ai rispettivi link.

Se Gli spiriti dell'isola vi fosse piaciuto recuperate In Bruges. ENJOY!

lunedì 5 dicembre 2022

Bolle dall'Abisso: Bones and All (2022)

Da oggi si inaugura una rubrica che, spero, si riproporrà a cadenza mensile e che vede protagonista Vidur di Pellicole dall'Abisso, uno dei blog che amo più seguire tra quelli storici, il quale tratta al 90% di film di serie B e trashate assortite... ma, come vedrete, può anche addentrarsi nei territori del dramma horror di alto profilo, come l'attesissimo Bones and All (che, tra l'altro, devo ancora vedere quindi doppiamente grazie a Vidur!), diretto da Luca Guadagnino. Leggete il post di Vidur, fategli sentire tutto il vostro entusiasmo per l'ospitata e non dimenticatevi di andare su Pellicole dall'Abisso anche perché, da sabato, rischiate di trovarci anche le mie indegne "recensioni". ENJOY!


Il buon Guadagnino colpise ancora e questa volta lo fa allo stomaco, dopo averci fatto fondere il cervello con il controverso remake di Suspiria.  L’accoppiata è sempre la stessa, ovvero quella formata dal regista palermitano e dal fido sceneggiatore David Kajganich, ma il risultato è molto diverso: dove Suspiria si prestava a molteplici interpretazioni frutto di una trama convulsa e poco lineare, Bones and All va dritto come un treno, presentandoci una storia tanto viscerale e violenta, quanto dolce e poetica.


Proprio i contrasti sono il fulcro del film che si riflettono anche sui protagonisti: piccoli, soli, fragili, emotivamente devastati, ma anche famelici, spietati, cannibali. E i due attori sono magistrali nella loro interpretazione di personaggi così sfaccettati e fuori dagli schemi. Timothée Chalamet si conferma un attore versatile ed efficace in ogni ruolo, anche se le sue espressioni facciali si contano sulle dita di una mano -ma saper trasmettere così tanto con così poco è un pregio e non un difetto- mentre la rivelazione, premiata anche a Venezia, è Taylor Russell, bellissima e bravissima ventottene canadese destinata ad un prossimo futuro denso di successi.  


Spuntano anche due caratteristi di lusso, Mark Rylance e Michael Stuhlbarg, entrambi impegnati in ruoli assolutamente disturbanti (soprattutto il primo) e pure David Gordon Green, regista di quella mezza -se non tutta- chiavica della nuova trilogia di Halloween
Per gli standard di Guadagnino, anche la regia è piuttosto essenziale e convenzionale e in questo senso si adatta perfettamente alla storia, così come la colonna sonora ad opera di Trent Reznor e Atticus Ross, con i classici echi anni ’80, decade in cui il film è ambientato, a fare da cornice al viaggio on the road di Maren e Lee per l’America rurale e dimenticata, splendidamente fotografata nella sua cruda maestosità. 


Bellezza, dunque, ma anche tanto sangue. Il film parla di antropofagia e non si vergogna di farlo vedere. Gli scoppi di violenza sono spesso improvvisi e ben poco edulcorati per un film di questo genere, con effetti speciali, totalmente prostetici, che funzionano senza sbavature.
Ad essere pignoli, potremmo dire che dieci o quindici minuti in meno non gli avrebbero fatto male e che, pur accettando il contesto pseudo-fantastico in cui ci si muove, è difficile mandare giù alcune dinamiche, ma sono piccolezze a confronto di quello che è già destinato a diventare un cult moderno per il cinema di genere. 
Attendiamo con curiosità il prossimo film di Guadagnino, ambientato nel mondo del tennis e con l’ormai onnipresente Zendaya


sabato 3 dicembre 2022

Samaritan (2022)

Come, un post di sabato?? Un po' inusuale dalle mie parti, lo so,  ma da oggi comincia una collaborazione a cadenza mensile col blog Pellicole dall'Abisso, con un post che potete trovare in contemporanea anche alle loro coordinate. Vista l'anima B-Movie e Trash di Pellicole dall'Abisso, mi è sembrato giusto cominciare con Samaritan, film diretto dal regista Julius Avery e presente sul catalogo Prime Video.


Trama: Un ragazzino si convince che il suo vicino di casa altri non è che il suo eroe, Samaritan, creduto morto da decenni...


Non capisco se sono io ad essere diventata una gigantesca spaccapalle o se i film fanno sempre più pena, soprattutto quelli che approdano direttamente in streaming (probabilmente la seconda che ho detto, visto quanto mi sono divertita guardando Bullet Train, film che ha lasciato parecchi spettatori tiepidi). Da Samaritan, per carità, non mi aspettavo un capolavoro; il regista è quello di Overlord, il protagonista è Sylvester Stallone che fa l'ex supereroe in pensione, costretto a tornare in pista quando la città dove vive diventa teatro di attentati terroristici, al massimo credevo mi sarei divertita parecchio con una serata a base di tamarrate assortite. Purtroppo, Samaritan ha un enorme difetto, ovvero quello di avere qualche ottima idea a livello di scrittura, che viene prontamente fiaccata da banalità e sciatteria non solo per quanto riguarda la trama, ma anche per la regia e gli effetti speciali. Il film, infatti, veicola un paio di riflessioni interessanti sulla natura del male, che non è mai nero al 100% ma potrebbe anche essere grigio, dipende dai punti di vista; in una città come quella mostrata in Samaritan, l'ennesimo schifo a base di poveracci e bande criminali, sarebbe ipocrita consigliare al piccolo protagonista di essere buono e basta, quando l'unico modo per sopravvivere parrebbe essere quello di affiliarsi a qualche delinquente così da raggranellare soldi che la società non permette di fare in altro modo, e lo stesso villain, almeno all'inizio, non è un semplice cattivo tout court, ma pensa ad una rivoluzione proletaria che scuota le coscienze. Questo paio di ragionamenti vagamente articolati, neanche a dirlo, si perdono nel giro di un paio di sequenze, e Samaritan diventa il solito film in cui un eroe è costretto, suo malgrado, a tornare a vestire gli antichi panni per salvare un brat in distress da un criminale neppure troppo irragionevole che, tutt'a un tratto, diventa un rincoglionito senza speranza, un pazzo urlante a livello Dr. Evil (sorvolo sui buchi di trama. Un istante prima Cyrus è una specie di fratellone per il piccolo Sam e un istante dopo gli punta una pistola alla testa designandolo come "persona più importante per Samaritan", nonostante, di fatto, nessuno dei criminali coinvolti abbia mai avuto sentore di un legame particolare tra i due. Ma potrei andare avanti per ore).


Sfortunatamente, detto pazzo urlante è anche la cosa migliore della pellicola. Chiù Pilou per tutti, mi verrebbe da dire, citando il bardo, ché al decimo apprezzamento sul bel ragazzone danese il povero Bolluomo era anche un po' stufo, ma non posso farci nulla; lo dico in ogni recensione di film dove compare Pilou Asbæk e lo ripeto, il fanciullo è davvero bello (o, meglio, è il tipo di zamarro biondo e un po' ciccio che mi piace, non posso farci nulla), peccato per i personaggi un po' MEH che gli tocca interpretare. Non che ci sia qualcun altro di interessante a livello di cast, se non vogliamo contare Sly che si limita a fare lo Sly un po' più vecchio, profondendosi persino in un momento Rocky assieme al piccolo protagonista, anche perché va bene Old Man Stallone, ma i momenti più fisici del film sono coreografati e diretti con una pochezza rata, mentre io avrei voluto uno sfogo molto più fluido di viuleenza. A questi punti, inoltre, vorrei anche riguardare Overlord, che forse ricordo male altrimenti non si spiegherebbe perché da Julius Avery mi sarei aspettata di più: di quell'horror truce e tamarro rammento sequenze al cardiopalma e concitate, oltre ad un ottimo utilizzo di effetti speciali artigianali, ma qui la CGI è una delle più posticce viste di recente e non c'è una sola sequenza degna di venire ricordata o perlomeno segnalata, nel bene o nel male. A mio avviso, Samaritan non va bene neppure per i fan di Stallone che non si perdono un film e il mio consiglio è quello di evitarne la visione senza problemi, ché Prime è pieno di pellicole migliori! 


Del regista Julius Avery ho già parlato QUI. Sylvester Stallone (Joe), Pilou Asbæk (Cyrus) e Martin Starr (Albert Casler), li trovate invece ai rispettivi link.


Se Samaritan vi fosse piaciuto recuperate Unbreakable. ENJOY! 

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