Spinti da insana curiosità giuridica, io e il Bolluomo un po' di tempo fa ci siamo sparati La giuria (Runaway Jury), diretto nel 2003 dal regista Gary Fleder e tratto dal romanzo omonimo di John Grisham.
Trama: dopo l'omicidio di un broker, la moglie fa causa alla società produttrice dell'arma usata per ucciderlo. Al processo, il consulente Rankin Finch punta a comporre una giuria in grado di far vincere la società ma qualcosa va storto...
Quest'anno il Bolluomo ha preso una laurea in giurisprudenza e siccome non è facilissimo conciliare i nostri gusti cinematografici/seriali ho pensato di fargli vedere American Crime Story - The People vs OJ Simpson; come al solito, per quel che riguarda la visione stiamo andando lenti come dei bradipi ma Mirco è rimasto incuriosito dalla questione "giuria" e dal modo in cui la stessa viene composta durante i processi in America, con fior di consulenti che aiutano la difesa o l'accusa a selezionare i membri che potrebbero portare alla vittoria dell'una o l'altra parte. Come al solito, in America tutto può venire trasformato in business e lo stesso vale per me: tutto può essere trasformato in un film da guardare senza temere occhiate sdegnate, quindi approfittando della sua programmazione su Netflix ho caldamente appoggiato il desiderio mirchiano di guardare La giuria, pellicola che avevo più volte sentito nominare (a sproposito, credevo che avesse vinto anche degli Oscar...) ma non avevo mai osato guardare per timore di mattonata sui marroni. La mattonata, per fortuna, non c'è stata, sebbene gli ultimi dieci minuti di film mi abbiano vista crollare causa stanchezza e inizio tardivo della visione, e La giuria si è confermata una pellicola molto interessante e a modo suo anche dinamica, zeppa di colpi di scena e fortunatamente non confinata esclusivamente all'interno di un'aula di tribunale. Il processo, in effetti, ha un ruolo abbastanza marginale, quel che contano sono innanzitutto la giuria e poi il dilemma morale di un avvocato anche troppo ingenuo e ligio al dovere contrapposto alla totale mancanza di scrupoli di un consulente geniale che mira solo a fare soldi. E' attraverso gli occhi di quest'ultimo che lo spettatore viene a conoscenza delle complesse dinamiche che sovrintendono alla scelta di una giuria e anche della facilità con cui la stessa, volendo, può essere manipolata dall'esterno e persino dall'interno (anche se pare che esistano regole "reali" che renderebbero la cosa un po' più difficile di come viene mostrato nel film) ed è sempre tramite Fitch che si sviluppa il "thriller" all'interno del processo. Uno dei membri della giuria, infatti, non è adamantino come parrebbe e, una volta scoperto quale dei giurati ha un secondo fine, rimane ancora da comprendere come si svilupperà il gioco d'astuzia sempre più pericoloso tra lui/lei e Fitch e soprattutto quali sono i motivi che risiedono dietro la scelta del giurato in questione, nonché quali saranno le conseguenze sull'intero processo e sulla vita di chi in esso ha riposto tutte le speranze di ottenere giustizia.
Le due carte vincenti de La giuria sono dunque la trama articolata nonché vivace e soprattutto un cast di ottimi attori e caratteristi capaci di incantare gli spettatori con le loro interpretazioni, anche perché sul piano della regia c'è poco da dire, classica ed elegante com'è. Partendo dai "pesci più grossi", Gene Hackman è un mostro di bravura e mangia letteralmente la scena; probabilmente, il momento più esaltante è quello in cui l'attore si confronta per la prima volta nella storia del Cinema con l'amico di vecchia data Dustin Hoffman, impegnato in un altro ruolo intenso benché forse meno memorabile rispetto ad altri, dando vita ad una doppia performance emozionante (ma in generale ogni sequenza in cui è presente Hackman non fa che sottolineare la grandezza dell'attore). Appena sotto troviamo John Cusak, qui ancora all'apice della sua carriera e capace di trasformare l'apparente scazzo del personaggio in qualcosa di più profondo e misterioso, e la bellissima Rachel Weisz, sensuale ed elegante come poche altre attrici. A completare il cast troviamo poi dei caratteristi che riescono, anche con pochi minuti a disposizione, a ritagliarsi uno spazio importante non solo all'interno del film ma anche nella memoria dello spettatore, il quale per una volta non ha difficoltà a destreggiarsi nella marea di personaggi più o meno importanti che popolano la pellicola o ad empatizzare con gli stessi. L'unico appunto che mi viene da muovere alla pellicola, siccome la trama differisce da quella del romanzo solo per la causa scatenante il processo, è: perché in America, non potendo fare causa all'assassino del marito in quanto suicidatosi subito dopo il delitto, ci si può rivalere contro i produttori dell'arma utilizzata? Sinceramente, pur con tutto l'odio e il dolore che proverei in occasione di un'eventualità simile, non mi passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello di citare in giudizio la Beretta, per dire. Ma forse è a questo che servono gli avvocati? Mah. A parte questi miei ragionamenti cretini, La giuria è davvero un bel film che consiglio anche a chi non è mediamente appassionato del genere.
Del regista Gary Fleder ho già parlato QUI. John Cusak (Nicholas Easter), Gene Hackman (Rankin Fitch), Dustin Hoffman (Wendell Rohr), Rachel Weisz (Marlee), Bruce Davison (Durwood Cable), Bruce McGill (Giudice Harkin), Jeremy Piven (Lawrence Green), Jennifer Beals (Vanessa Lembeck), Bill Nunn (Lonnie Shaver) e Dylan McDermott (Jacob Woods) li trovate invece ai rispettivi link.
Leland Orser interpreta Lamb. Americano, è una di quelle facce conosciute che ricordo da film come Seven, Independence Day, Fuga da Los Angeles, Alien - La clonazione, Salvate il soldato Ryan, Cose molto cattive, Il collezionista di ossa, The Guest, The Devil's Candy e probabilmente anche da serie quali X-Files, Innamorati pazzi, Oltre i limiti, CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea e 24. Anche regista e sceneggiatore, ha 57 anni.
Luis Guzmán interpreta Jerry Hernandez. Portoricano, lo ricordo per film come Mr Crocodile Dundee II, Black Rain - Pioggia sporca, Sono affari di famiglia, Amore all'ultimo morso, Carlito's Way, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Out of Sight, Il collezionista di ossa, Magnolia, Traffic, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, Cleaner e Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana, inoltre ha partecipato a serie quali Miami Vice, Hunter e Walker Texas Ranger. Anche produttore, ha 61 anni e tre film in uscita.
Cliff Curtis, che interpreta Frank Herrera, era l'insopportabile Travis di Fear the Walking Dead (serie che ho finalmente abbandonato!). Nel romanzo di Grisham la causa veniva intentata contro l'industria del tabacco ma dopo l'uscita di Insider - Dietro la verità la sceneggiatura è stata cambiata, anche perché la realizzazione de La giuria ha subito un sacco di ritardi; nel 1997 il film avrebbe dovuto essere diretto da Joel Schumacher, con Edward Norton nei panni di Easter e Sean Connery e Gwyneth Paltrow in quelli di Fitch e Marlee, ma quando il regista ha abbandonato il progetto gli attori si sono dedicati ad altro è la stessa cosa è successa nel 2001, quando Will Smith ha rinunciato al ruolo di Easter causando la "dipartita" anche del regista Mike Newell e di Jennifer Connelly, designata per la parte di Marlee. Per la cronaca, il ruolo di Marlee era stato offerto anche a Naomi Watts, costretta a rinunciare per impegni pregressi, e si dice che a un certo punto persino Alfonso Cuarón fosse stato chiamato per dirigere e co-sceneggiare la pellicola. Detto questo, se La giuria vi fosse piaciuto potete recuperare Il cliente, L'uomo della pioggia e Il socio. ENJOY!
mercoledì 20 dicembre 2017
martedì 19 dicembre 2017
Star Wars - Gli ultimi Jedi (2017)
Puntuale come un cinepanettone è arrivato anche quest'anno l'appuntamento con Guerre Stellari, franchise giunta all'episodio VIII, ovvero Star Wars - Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi), diretto e sceneggiato dal regista Rian Johnson. Ovviamente il post è SPOILER FREE ma una cosa devo dirla prima di cominciare: il film è dedicato alla memoria di Carrie Fisher quindi NON FATE I BONOBI e non alzatevi durante i titoli di coda, almeno finché non comparirà la dedica in questione. A voi e alle vostre creature spargi-popcorn (non fatemi toccare questo tasto...) potrà non fregare un belino, dopo quasi tre ore di film, di commemorare l'attrice ma c'è gente, tipo me, che avrebbe gradito commuoversi in relativa pace, senza doversi agitare come un pupazzo misirizzi per riuscire a vedere lo schermo coperto da primati desiderosi di uscire. #FottuteScimmie
Trama: mentre il Nuovo Ordine sta per sferrare l'attacco definitivo contro i Ribelli, Rey cerca di convincere Luke Skywalker a tornare in battaglia, con scarsi risultati...
Suvvia, più stringata di così con la trama non potevo essere. Di quest'ultimo Star Wars ne ho lette di ogni, nei limiti del non spoiler, e come direbbe Elio "la critica è concorde" nel definirlo una noia mortale per i primi tre quarti di durata e un trionfo meraviglioso verso il finale. Ora, sarà che io non sono una fan sfegatata della saga e questi film, gira che ti rigira, mi sembrano tutti uguali, posso dire invece con sincerità di averlo apprezzato dall'inizio alla fine, un po' come è successo con gli altri. Gli ultimi Jedi è un giusto mix di tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna di Star Wars: ci sono le battaglie nello spazio, con un inizio decisamente esplosivo e la sensazione palpabile che stavolta per i Ribelli butterà malissimo (magari non ai livelli di Rogue One ma un bel po' di tensione c'è), ci sono i flashback che cercano di scavare un po' di più sulle questioni di Forza, Lato Oscuro e Lato Chiaro, ci sono le avventure su mondi strani popolati da alieni più o meno carini (stavolta il tasso di cuterie è alto, forse è questo il problema dei fan duri e puri!), ci sono confronti molto attesi, ritorni assai graditi, momenti di Nostalgia Canaglia, momenti lacrimevoli, momenti divertenti, momenti di approfondimento psicologico, momenti di puro orrore (Adam Driver topless!! Holy fuck!!!!) e persino qualche timido tentativo di imbastire una parvenza di romanticismo. Soprattutto, c'è una bella riflessione sul mito e su un paio di figure chiave delle "leggende", non solo in ambito starwarsiano. Per tutto il film i personaggi invitano a lasciare spazio al nuovo, a non farsi condizionare dal "sentito dire" o da ciò che ormai viene dato come dogma, nel bene e nel male, e c'è l'invito a guardare al futuro non solo in chiave poetica ma anche nel senso pratico di preservare la propria vita in funzione di ciò che verrà dopo. Non è che non muoia nessuno in Gli ultimi Jedi ma viene imbastita una riflessione anche sull'utilità della morte e sul ruolo di "eroe", che non dev'essere necessariamente colui che si butta di testa in azioni spericolate alla Han Solo, perché ci sono altri modi per essere eroi. Meno spettacolari, magari meno efficaci, ma quanto basta per mantenere viva una scintilla di speranza, oscillando tra eccesso e moderazione così che l'equilibrio necessario venga mantenuto, un po' come accade con la cosiddetta Forza, anch'essa ben ridimensionata da fonti autorevoli.
C'è quindi parecchio spazio per la crescita dei personaggi in Gli ultimi Jedi, cosa che ho apprezzato tantissimo, una crescita che non si limita ai personaggi nuovi (i quali, bontà loro, dovrebbero avere ancora tanto da dire, sottoutilizzato Finn in primis) ma si estende a quelli più vecchi e più amati e sicuramente solleticherà il naso a qualche produttore furbo già pronto a finanziare prequel e quant'altro. In particolare, mi è piaciuto il lavoro di "lima" svolto sul Frignetta, che rimarrà sempre un umorale testa di minchia ma perlomeno è in qualche modo cresciuto, così come non è scontata l'evoluzione di Dameron Poe, a mio avviso destinato a grandi cose; continuo a non uscire di testa per Rey, ormai assurta a livelli di MaryStuaggine fuori scala (SPOILER applausi a scena aperta per il Frignetta, che l'ha freddata con un "te alla fine qui non c'entri una mazza, non ti credere che non sei figlia di nessuno di importante!") ma dal lato femminile c'è l'introduzione della simpatica Rose, la quale mi ha ricordato parecchio il punto di vista "normale" di un Samvise Gamgee, unico in grado di cogliere verità importanti con la sua semplicità, come per esempio il fatto che nel corso di una guerra tra "buoni" e "cattivi" chi ci guadagna non è l'una o l'altra fazione ma chi fornisce loro le armi, facendo il gesto dell'ombrello ai popoli vessati. A proposito di "popoli", molto carino, benché ridotto, il bestiario alieno e soprattutto tanto di cappello ad un regista "inesperto" come Rian Johnson, autore anche della sceneggiatura, il quale è riuscito a confezionare un paio di sequenze spettacolari ed emozionanti (SPOILER Lo specchio di Rey ma anche il bombardamento iniziale e la sconvolgente soluzione finale adottata da Holdo) e a concludere il film con un accostamento di colori classico ma sempre valido, ché sapete quanto adori vedere sporcare il bianco della neve col rosso del sang.. ehm, scusate, del terreno sotto il sale (ringrazio un illuminato utente FB per la correzione!). Solo io trovo geniale l'idea di aggirare il PG-13 e mostrare la devastazione di un campo di battaglia senza mostrare nemmeno un cadavere ma impregnando lo schermo di rosso come nemmeno Tarantino? Spero di no. Ma poi, chissenefrega di qualsiasi pensiero critico, mio o di chiunque altro. Se Mirco è andato al cinema solo per Chewbacca e i Porg, io andavo solo per vedere Carrie Fisher, la mia, la nostra Principessa per l'ultima volta. Non Benicio Del Toro e Domhnall Gleeson, sempre due bellissimi figlioli, nemmeno Mark Hamill in tutta la sua gloriosa e scazzatissima vecchiaia: solo Carrie Fisher. E il mio cuore, nonostante fosse gonfio di lacrime, con lei ha gioito e trovato la Forza.
Di Mark Hamill (Luke Skywalker e quella specie di Leprecauno alieno che infila le monete dentro BB8), Carrie Fisher (Leia Organa), Adam Driver (Kylo Ren), Daisy Ridley (Rey), John Boyega (Finn), Oscar Isaac (Poe Dameron), Andy Serkis (Snoke), Lupita Nyong'o (Maz Kanata), Domhnall Gleeson (Generale Hux), Laura Dern (Vice Ammiraglio Holdo), Benicio Del Toro (DJ), Frank Oz (voce originale di Yoda), Justin Theroux (Maestro Codebreaker), Andy Nyman (Guardia della prigione), Joseph Gordon - Levitt (Voce originale di Slowen Lo), Warwick Davis (Wobidin) e Gareth Edwards (Soldato della resistenza) ho già parlato ai rispettivi link.
Rian Johnson è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Looper ed episodi di Breaking Bad. Anche attore, ha 44 anni.
Gwendoline Christie interpreta il Capitano Phasma. Inglese, famosa per essere la Brienne de Il trono di spade, ha partecipato a film come Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, The Zero Theorem - Tutto è vanità, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 e Star Wars - Il risveglio della forza. Ha 39 anni e due film in uscita.
Billie Lourd interpreta il Luogotenente Connix. Americana, figlia di Carrie Fisher, la ricordo per aver partecipato alle serie Scream Queens e American Horror Story. Ha 25 anni e un film in uscita.
Joaquin Phoenix ha rifiutato il ruolo di DJ, andato così a Benicio Del Toro. A Rian Johnson è stato offerto di girare anche il prossimo Episodio IX e, benché il regista abbia declinato a causa dei tempi strettissimi di lavorazione , pare che la Lucasfilm gli abbia dato il La per una trilogia personale ambientata nell'universo di Star Wars. Nell'attesa di vedere questa nuova trilogia e che torni J.J. Abrams alla regia l'anno prossimo per l'Episodio XI, se Gli ultimi Jedi vi fosse piaciuto recuperate tutti i film legati alla saga di Guerre Stellari. ENJOY!
Trama: mentre il Nuovo Ordine sta per sferrare l'attacco definitivo contro i Ribelli, Rey cerca di convincere Luke Skywalker a tornare in battaglia, con scarsi risultati...
Suvvia, più stringata di così con la trama non potevo essere. Di quest'ultimo Star Wars ne ho lette di ogni, nei limiti del non spoiler, e come direbbe Elio "la critica è concorde" nel definirlo una noia mortale per i primi tre quarti di durata e un trionfo meraviglioso verso il finale. Ora, sarà che io non sono una fan sfegatata della saga e questi film, gira che ti rigira, mi sembrano tutti uguali, posso dire invece con sincerità di averlo apprezzato dall'inizio alla fine, un po' come è successo con gli altri. Gli ultimi Jedi è un giusto mix di tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna di Star Wars: ci sono le battaglie nello spazio, con un inizio decisamente esplosivo e la sensazione palpabile che stavolta per i Ribelli butterà malissimo (magari non ai livelli di Rogue One ma un bel po' di tensione c'è), ci sono i flashback che cercano di scavare un po' di più sulle questioni di Forza, Lato Oscuro e Lato Chiaro, ci sono le avventure su mondi strani popolati da alieni più o meno carini (stavolta il tasso di cuterie è alto, forse è questo il problema dei fan duri e puri!), ci sono confronti molto attesi, ritorni assai graditi, momenti di Nostalgia Canaglia, momenti lacrimevoli, momenti divertenti, momenti di approfondimento psicologico, momenti di puro orrore (Adam Driver topless!! Holy fuck!!!!) e persino qualche timido tentativo di imbastire una parvenza di romanticismo. Soprattutto, c'è una bella riflessione sul mito e su un paio di figure chiave delle "leggende", non solo in ambito starwarsiano. Per tutto il film i personaggi invitano a lasciare spazio al nuovo, a non farsi condizionare dal "sentito dire" o da ciò che ormai viene dato come dogma, nel bene e nel male, e c'è l'invito a guardare al futuro non solo in chiave poetica ma anche nel senso pratico di preservare la propria vita in funzione di ciò che verrà dopo. Non è che non muoia nessuno in Gli ultimi Jedi ma viene imbastita una riflessione anche sull'utilità della morte e sul ruolo di "eroe", che non dev'essere necessariamente colui che si butta di testa in azioni spericolate alla Han Solo, perché ci sono altri modi per essere eroi. Meno spettacolari, magari meno efficaci, ma quanto basta per mantenere viva una scintilla di speranza, oscillando tra eccesso e moderazione così che l'equilibrio necessario venga mantenuto, un po' come accade con la cosiddetta Forza, anch'essa ben ridimensionata da fonti autorevoli.
C'è quindi parecchio spazio per la crescita dei personaggi in Gli ultimi Jedi, cosa che ho apprezzato tantissimo, una crescita che non si limita ai personaggi nuovi (i quali, bontà loro, dovrebbero avere ancora tanto da dire, sottoutilizzato Finn in primis) ma si estende a quelli più vecchi e più amati e sicuramente solleticherà il naso a qualche produttore furbo già pronto a finanziare prequel e quant'altro. In particolare, mi è piaciuto il lavoro di "lima" svolto sul Frignetta, che rimarrà sempre un umorale testa di minchia ma perlomeno è in qualche modo cresciuto, così come non è scontata l'evoluzione di Dameron Poe, a mio avviso destinato a grandi cose; continuo a non uscire di testa per Rey, ormai assurta a livelli di MaryStuaggine fuori scala (SPOILER applausi a scena aperta per il Frignetta, che l'ha freddata con un "te alla fine qui non c'entri una mazza, non ti credere che non sei figlia di nessuno di importante!") ma dal lato femminile c'è l'introduzione della simpatica Rose, la quale mi ha ricordato parecchio il punto di vista "normale" di un Samvise Gamgee, unico in grado di cogliere verità importanti con la sua semplicità, come per esempio il fatto che nel corso di una guerra tra "buoni" e "cattivi" chi ci guadagna non è l'una o l'altra fazione ma chi fornisce loro le armi, facendo il gesto dell'ombrello ai popoli vessati. A proposito di "popoli", molto carino, benché ridotto, il bestiario alieno e soprattutto tanto di cappello ad un regista "inesperto" come Rian Johnson, autore anche della sceneggiatura, il quale è riuscito a confezionare un paio di sequenze spettacolari ed emozionanti (SPOILER Lo specchio di Rey ma anche il bombardamento iniziale e la sconvolgente soluzione finale adottata da Holdo) e a concludere il film con un accostamento di colori classico ma sempre valido, ché sapete quanto adori vedere sporcare il bianco della neve col rosso del sang.. ehm, scusate, del terreno sotto il sale (ringrazio un illuminato utente FB per la correzione!). Solo io trovo geniale l'idea di aggirare il PG-13 e mostrare la devastazione di un campo di battaglia senza mostrare nemmeno un cadavere ma impregnando lo schermo di rosso come nemmeno Tarantino? Spero di no. Ma poi, chissenefrega di qualsiasi pensiero critico, mio o di chiunque altro. Se Mirco è andato al cinema solo per Chewbacca e i Porg, io andavo solo per vedere Carrie Fisher, la mia, la nostra Principessa per l'ultima volta. Non Benicio Del Toro e Domhnall Gleeson, sempre due bellissimi figlioli, nemmeno Mark Hamill in tutta la sua gloriosa e scazzatissima vecchiaia: solo Carrie Fisher. E il mio cuore, nonostante fosse gonfio di lacrime, con lei ha gioito e trovato la Forza.
Di Mark Hamill (Luke Skywalker e quella specie di Leprecauno alieno che infila le monete dentro BB8), Carrie Fisher (Leia Organa), Adam Driver (Kylo Ren), Daisy Ridley (Rey), John Boyega (Finn), Oscar Isaac (Poe Dameron), Andy Serkis (Snoke), Lupita Nyong'o (Maz Kanata), Domhnall Gleeson (Generale Hux), Laura Dern (Vice Ammiraglio Holdo), Benicio Del Toro (DJ), Frank Oz (voce originale di Yoda), Justin Theroux (Maestro Codebreaker), Andy Nyman (Guardia della prigione), Joseph Gordon - Levitt (Voce originale di Slowen Lo), Warwick Davis (Wobidin) e Gareth Edwards (Soldato della resistenza) ho già parlato ai rispettivi link.
Rian Johnson è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Looper ed episodi di Breaking Bad. Anche attore, ha 44 anni.
Gwendoline Christie interpreta il Capitano Phasma. Inglese, famosa per essere la Brienne de Il trono di spade, ha partecipato a film come Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, The Zero Theorem - Tutto è vanità, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 e Star Wars - Il risveglio della forza. Ha 39 anni e due film in uscita.
Billie Lourd interpreta il Luogotenente Connix. Americana, figlia di Carrie Fisher, la ricordo per aver partecipato alle serie Scream Queens e American Horror Story. Ha 25 anni e un film in uscita.
Joaquin Phoenix ha rifiutato il ruolo di DJ, andato così a Benicio Del Toro. A Rian Johnson è stato offerto di girare anche il prossimo Episodio IX e, benché il regista abbia declinato a causa dei tempi strettissimi di lavorazione , pare che la Lucasfilm gli abbia dato il La per una trilogia personale ambientata nell'universo di Star Wars. Nell'attesa di vedere questa nuova trilogia e che torni J.J. Abrams alla regia l'anno prossimo per l'Episodio XI, se Gli ultimi Jedi vi fosse piaciuto recuperate tutti i film legati alla saga di Guerre Stellari. ENJOY!
domenica 17 dicembre 2017
The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra (2002)
Agli inizi di agosto ho recuperato con Mirco The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra (The Mothman Prophecies), diretto nel 2002 dal regista Mark Pellington e tratto dal libro omonimo di John Keel.
Trama: dopo un incidente stradale, la vita del giornalista John Klein viene stravolta. Passati due anni, a causa di circostanze misteriose l'uomo si ritrova nella cittadina di Point Pleasant, dove comincia ad essere perseguitato da un'inquietante presenza palesatasi anche ad altri abitanti del luogo...
Da un paio d'anni abbiamo preso l'abitudine di andare alla Sagra del Raviolo di Merana (a proposito, andateci perché le signore del luogo fanno dei ravioli spettacolari!! La sagra di solito si tiene gli ultimi due weekend di giugno) con Mirco e una coppia di amici, concludendo la serata con un giro per i campi dei dintorni. Durante queste scampagnate serali, è capitato che l'uomo dell'altra coppia palesasse terrore all'idea che potesse comparire all'improvviso l'Uomo Falena, malefica creatura nominata spesso da Giacobbo in Voyager (così pare, che mi vanto di non averne vista nemmeno una puntata) e conosciuta persino dal Bolluomo; presa da questi "misteri giacobbi", all'improvviso mi è tornata alla mente l'esistenza di The Mothman Prophecies, film che avevo visto al suo primo passaggio televisivo e di cui non ricordavo molto a parte la presenza di Richard Gere e dell'Uomo Falena del titolo. In un attimo ho proposto a Mirco di guardarlo e, una volta conclusa la visione, ho finalmente capito perché la pellicola di Mark Pellington era scivolata via dalla mia memoria come acqua. The Mothman Prophecies è purtroppo uno di quei thriller sovrannaturali che andavano di moda a inizio millennio, pellicole volte ad un pubblico di persone magari un po' più agée che disdegnavano l'horror tout court ma apprezzavano qualche brivido sporadico, magari condito da grandi nomi alla regia o tra gli attori; mi vengono in mente per esempio il fiacco Le verità nascoste, Gothika oppure il più riuscito The Gift, anche se probabilmente il massimo esponente del genere è il bellissimo The Others. Non che questo genere di film mi dispiaccia, per carità, tuttavia nel caso di The Mothman Prophecies si avverte la palese volontà di dare in pasto al pubblico un film cervellotico ed inutilmente complicato, quasi si volesse rassicurare gli spettatori di NON stare guardando un horror per ragazzini bensì l'elaborazione del lutto di un uomo maturo ma coinvolto suo malgrado in una vicenda sovrannaturale senza soluzione. Alla base di tutto sta la leggenda "vera" dell'Uomo Falena, creatura avvistata negli anni '60 da parecchi abitanti di Point Pleasant proprio a ridosso del crollo di un ponte sul fiume Ohio e ritenuta conseguentemente "responsabile" dell'incidente; la natura di questo mito all-American non viene mai specificata nel corso del film e allo spettatore viene lasciato il compito di decidere se il Mothman (o Indrid Cold che dir si voglia) è buono, malvagio o semplicemente menefreghista, un essere che decide di giocare con la mente del protagonista "perché sì". Sempre che John Klein non sia invece semplicemente matto e tutto ciò che accade attorno a lui non siano semplici coincidenze, ovvio.
Il difetto più grande di The Mothman Prophecies è che la vicenda principale, che di per sé sarebbe anche interessante, viene trascinata per un tempo che pare infinito e privata d'intensità da una marea di divagazioni, telefonate misteriose, ricordi lacrimevoli, momenti morti durante i quali Richard Gere pare non sapere bene che pesci prendere e collegamenti tra passato, presente e futuro poco comprensibili e spesso forzati. La sceneggiatura farraginosa arriva così a penalizzare una regia splendida ed elegante, fatta di simmetrie ricercate, dettagli importanti, figure che vengono messe a fuoco con la coda dell'occhio, sinistre ombre dal significato ben preciso e immagini oniriche che rimangono più impresse persino della devastante sequenza finale, durante la quale molti nodi vengono al pettine e che non sfigurerebbe in un disaster movie; personalmente, ho apprezzato molto anche la scelta di non mostrare mai chiaramente l'Uomo Falena, preferendo ricorrere a sagome, disegni oppure immagini molto sfocate, cosa che riesce ad alimentare la fantasia dello spettatore costretto a basarsi sui racconti dei personaggi invece di venire imboccato da una banale quanto farlocca CGI. Altro aspetto positivo della pellicola è la bella colonna sonora del duo newyorkese Tomandandy (da me già molto apprezzati in Sinister 2 e già collaboratori di Mark Pellington in occasione della realizzazione di Arlington Road), uno score in grado di sottolineare ed enfatizzare la natura misteriosa ma allo stesso tempo malinconica del film, compenetrandosi naturalmente con le belle immagini girate dal regista. In sostanza, se The Mothman Prophecies fosse stato un film muto, o magari un thriller sovrannaturale meno ambizioso ed inutilmente complicato per quel che riguarda la trama (preferibilmente con altri attori, visto che a parte Will Patton qui non c'è nessuno di particolarmente memorabile in quanto ad interpretazioni) sarebbe probabilmente venuto fuori un capolavoro ma così non è stato e sinceramente temo che tra qualche mese sarò tornata dimenticarmi dell'Uomo Falena e del suo simpaticissimo modo di portare una jattura incredibile.
Di Richard Gere, che interpreta John Klein, ho già parlato QUI mentre Laura Linney (Connie Mills) e Will Patton (Gordon Smallwood) li trovate ai rispettivi link.
Mark Pellington è il regista della pellicola, inoltre compare nei panni di un barista ed è la voce originale Indrid Cold. Americano, ha diretto film come Arlington Road - L'inganno ed episodi della serie Cold Case. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 55 anni e tre film in uscita.
Debra Messing interpreta Mary Klein. Americana, adorata Grace della serie Will & Grace (a settembre il ritorno!!!), ha partecipato a film come Il profumo del mosto selvatico, ... e alla fine arriva Polly e ad altre serie come NYPD. Anche produttrice, ha 49 anni.
Esiste un altro film imperniato sulla figura dell'Uomo Falena, il televisivo Mothman, oppure un documentario del 2011 intitolato Eyes of the Mothman; non avendoli mai visti non posso consigliarli ma se The Mothman Prophecies vi fosse piaciuto potreste sempre recuperare Echi mortali, Le verità nascoste, The Gift e magari anche il primo Final Destination. ENJOY!
Per ulteriori approfondimenti sull'Uomo Falena vi rimando all'interessante articolo sul blog Nocturnia, QUI.
Trama: dopo un incidente stradale, la vita del giornalista John Klein viene stravolta. Passati due anni, a causa di circostanze misteriose l'uomo si ritrova nella cittadina di Point Pleasant, dove comincia ad essere perseguitato da un'inquietante presenza palesatasi anche ad altri abitanti del luogo...
Da un paio d'anni abbiamo preso l'abitudine di andare alla Sagra del Raviolo di Merana (a proposito, andateci perché le signore del luogo fanno dei ravioli spettacolari!! La sagra di solito si tiene gli ultimi due weekend di giugno) con Mirco e una coppia di amici, concludendo la serata con un giro per i campi dei dintorni. Durante queste scampagnate serali, è capitato che l'uomo dell'altra coppia palesasse terrore all'idea che potesse comparire all'improvviso l'Uomo Falena, malefica creatura nominata spesso da Giacobbo in Voyager (così pare, che mi vanto di non averne vista nemmeno una puntata) e conosciuta persino dal Bolluomo; presa da questi "misteri giacobbi", all'improvviso mi è tornata alla mente l'esistenza di The Mothman Prophecies, film che avevo visto al suo primo passaggio televisivo e di cui non ricordavo molto a parte la presenza di Richard Gere e dell'Uomo Falena del titolo. In un attimo ho proposto a Mirco di guardarlo e, una volta conclusa la visione, ho finalmente capito perché la pellicola di Mark Pellington era scivolata via dalla mia memoria come acqua. The Mothman Prophecies è purtroppo uno di quei thriller sovrannaturali che andavano di moda a inizio millennio, pellicole volte ad un pubblico di persone magari un po' più agée che disdegnavano l'horror tout court ma apprezzavano qualche brivido sporadico, magari condito da grandi nomi alla regia o tra gli attori; mi vengono in mente per esempio il fiacco Le verità nascoste, Gothika oppure il più riuscito The Gift, anche se probabilmente il massimo esponente del genere è il bellissimo The Others. Non che questo genere di film mi dispiaccia, per carità, tuttavia nel caso di The Mothman Prophecies si avverte la palese volontà di dare in pasto al pubblico un film cervellotico ed inutilmente complicato, quasi si volesse rassicurare gli spettatori di NON stare guardando un horror per ragazzini bensì l'elaborazione del lutto di un uomo maturo ma coinvolto suo malgrado in una vicenda sovrannaturale senza soluzione. Alla base di tutto sta la leggenda "vera" dell'Uomo Falena, creatura avvistata negli anni '60 da parecchi abitanti di Point Pleasant proprio a ridosso del crollo di un ponte sul fiume Ohio e ritenuta conseguentemente "responsabile" dell'incidente; la natura di questo mito all-American non viene mai specificata nel corso del film e allo spettatore viene lasciato il compito di decidere se il Mothman (o Indrid Cold che dir si voglia) è buono, malvagio o semplicemente menefreghista, un essere che decide di giocare con la mente del protagonista "perché sì". Sempre che John Klein non sia invece semplicemente matto e tutto ciò che accade attorno a lui non siano semplici coincidenze, ovvio.
Il difetto più grande di The Mothman Prophecies è che la vicenda principale, che di per sé sarebbe anche interessante, viene trascinata per un tempo che pare infinito e privata d'intensità da una marea di divagazioni, telefonate misteriose, ricordi lacrimevoli, momenti morti durante i quali Richard Gere pare non sapere bene che pesci prendere e collegamenti tra passato, presente e futuro poco comprensibili e spesso forzati. La sceneggiatura farraginosa arriva così a penalizzare una regia splendida ed elegante, fatta di simmetrie ricercate, dettagli importanti, figure che vengono messe a fuoco con la coda dell'occhio, sinistre ombre dal significato ben preciso e immagini oniriche che rimangono più impresse persino della devastante sequenza finale, durante la quale molti nodi vengono al pettine e che non sfigurerebbe in un disaster movie; personalmente, ho apprezzato molto anche la scelta di non mostrare mai chiaramente l'Uomo Falena, preferendo ricorrere a sagome, disegni oppure immagini molto sfocate, cosa che riesce ad alimentare la fantasia dello spettatore costretto a basarsi sui racconti dei personaggi invece di venire imboccato da una banale quanto farlocca CGI. Altro aspetto positivo della pellicola è la bella colonna sonora del duo newyorkese Tomandandy (da me già molto apprezzati in Sinister 2 e già collaboratori di Mark Pellington in occasione della realizzazione di Arlington Road), uno score in grado di sottolineare ed enfatizzare la natura misteriosa ma allo stesso tempo malinconica del film, compenetrandosi naturalmente con le belle immagini girate dal regista. In sostanza, se The Mothman Prophecies fosse stato un film muto, o magari un thriller sovrannaturale meno ambizioso ed inutilmente complicato per quel che riguarda la trama (preferibilmente con altri attori, visto che a parte Will Patton qui non c'è nessuno di particolarmente memorabile in quanto ad interpretazioni) sarebbe probabilmente venuto fuori un capolavoro ma così non è stato e sinceramente temo che tra qualche mese sarò tornata dimenticarmi dell'Uomo Falena e del suo simpaticissimo modo di portare una jattura incredibile.
Di Richard Gere, che interpreta John Klein, ho già parlato QUI mentre Laura Linney (Connie Mills) e Will Patton (Gordon Smallwood) li trovate ai rispettivi link.
Mark Pellington è il regista della pellicola, inoltre compare nei panni di un barista ed è la voce originale Indrid Cold. Americano, ha diretto film come Arlington Road - L'inganno ed episodi della serie Cold Case. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 55 anni e tre film in uscita.
Debra Messing interpreta Mary Klein. Americana, adorata Grace della serie Will & Grace (a settembre il ritorno!!!), ha partecipato a film come Il profumo del mosto selvatico, ... e alla fine arriva Polly e ad altre serie come NYPD. Anche produttrice, ha 49 anni.
Esiste un altro film imperniato sulla figura dell'Uomo Falena, il televisivo Mothman, oppure un documentario del 2011 intitolato Eyes of the Mothman; non avendoli mai visti non posso consigliarli ma se The Mothman Prophecies vi fosse piaciuto potreste sempre recuperare Echi mortali, Le verità nascoste, The Gift e magari anche il primo Final Destination. ENJOY!
Per ulteriori approfondimenti sull'Uomo Falena vi rimando all'interessante articolo sul blog Nocturnia, QUI.
venerdì 15 dicembre 2017
Mayhem (2017)
Attirata da una locandina molto stilosa e da un paio di attori simpatici, ho deciso di dare una chance a Mayhem, diretto dal regista Joe Lynch.
Trama: colpiti da un virus che fa perdere ogni inibizione, i dipendenti di un importantissimo studio legale vengono messi in quarantena e lasciati liberi di dare sfogo ai loro istinti...
Trama che, letta come l'ho scritta, parrebbe il riassunto di uno dei volumi di Crossed, serie horror creata da quel genio perverso di Garth Ennis. In verità, nonostante l'abbondanza di sangue e qualche scenetta un po' weird, Mayhem non si avvicina lontanamente nemmeno al più "tranquillo" dei volumi della serie, all'interno della quale chi perde le inibizioni lo fa al punto da soddisfare OGNI desiderio, in un tripudio di aberrazioni che rischiano di far sentire parecchio male l'incauto lettore (che è poi uno dei motivi per cui ho smesso di acquistarla, oltre al fatto che i volumi costano abbastanza, ma diciamo che al ventesimo ribadire sempre la stessa storia declinata in modi più o meno perversi mi è venuta la nausea) quindi perché indulgere in questo paragone? Beh, perché più o meno Mayhem si basa sullo stesso concetto, persone normali che a causa di un virus cominciano a comportarsi da selvaggi, facendo tutto quello che normalmente la sanità mentale impedirebbe di fare. Non solo compiere efferati omicidi, dunque, ma anche mettersi a piangere per delle inezie, mandare al diavolo i superiori, indulgere in atti di autolesionismo, prendere a schiaffi o ricoprire di insulti il nostro migliore amico, copulare in mezzo ad un corridoio, ecc. ecc. Ovviamente, considerato che gli effetti del virus si accentuano in caso di stress, ne consegue che il posto di lavoro diventa automaticamente una bomba atomica pronta ad esplodere, soprattutto nel caso del povero Derek Cho, appena licenziato dallo studio legale a causa di un errore non commesso da lui. La voglia di rivalsa è tanta ma per riuscire a farsi le sue ragioni Derek, accompagnato da una ragazza a rischio sfratto giunta all'interno dello studio legale proprio per rimandarlo o annullarlo, deve raggiungere i piani alti dello studio, all'interno dei quali i dirigenti si nascondono protetti da codici e tessere magnetiche più preziose di qualsiasi tesoro. Mayhem racconta quindi l'incredibile scalata alla vetta di Derek, un percorso popolato da personaggi ugualmente detestabili sia da sani che da malati, ognuno con caratteristiche facilmente riconoscibili per chiunque abbia avuto la sventura di lavorare da dipendente in un'azienda o studio legale ma ancora più accentuate dal terribile virus che, intendiamoci, tanto terribile non è. Molto divertente, questo sì.
La violenza di Mayhem non è infatti quella cupa e terrificante di un torture porn, quanto piuttosto quella cartoonesca inadatta solo a chi davvero non ha mai affrontato prima un horror e di prodotti simili, più commedia che film d'orrore, negli ultimi anni ne sono stati girati a bizzeffe; l'unica "novità", se così si può dire, risiede nella scelta di mostrare due protagonisti resi a loro volta folli dal virus e pronti a sfruttare la malattia per ottenere ciò che normalmente non avrebbero avuto nemmeno il coraggio di sognare. Forse anche per questo gli effetti del virus non vengono resi in maniera troppo esagerata, anzi, succede spesso che con gli infetti si possa parlare tranquillamente invece di venire subito congedati con una penna infilata in un occhio, e gli stessi protagonisti non uccidono indiscriminatamente ma solo se provocati o trattati in modo particolarmente scortese. Ciò non toglie, per carità, che scegliere consapevolmente di sfruttare il lasso temporale concesso dalla malattia sia di per sé forse deprecabile, il che rende Derek e Melanie (interpretati da uno Steven Yeun finalmente libero dallo spettro di Glenn e da una Samara Weaving bella e feroce, uniti sullo schermo da un'ottima alchimia) dei personaggi magari non originali ma comunque interessanti e meritevoli delle simpatie dello spettatore. Mayhem è reso ancora più piacevole da una regia moderna che si appoggia ad un montaggio rapido e all'uso di flashback, ralenti, fermo immagine, flash forward ad accompagnare la disillusa voce narrante di Steven Yeun, in più ha dalla sua un bel cast di ottimi caratteristi tra i quali spiccano Dallas Roberts col suo meraviglioso "Reaper" e l'accento inglese di un'invecchiata ma signorile Kerry Fox. Lungi da me quindi far rientrare Mayhem nel novero dei film dell'anno ma per una serata all'insegna, appunto, del caos più totale e della commedia sanguinolenta è una pellicola perfetta!
Di Samara Weaving, che interpreta Melanie Cross, ho già parlato QUI.
Joe Lynch è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Wrong Turn 2 - Senza via d'uscita, Knights of Badassdom e Everly. Anche attore, produttore e sceneggiatore, ha un film in uscita.
Steven Yeun interpreta Derek Cho. Sud Coreano, famoso per aver interpretato Glenn nella serie The Walking Dead, ha partecipato a film come Okja e ad altre serie quali The Big Bang Theory, inoltre ha doppiato episodi di American Dad! e Robot Chicken. Ha 34 anni e tre film in uscita tra i quali la versione animata di Chew.
Kerry Fox interpreta Irene Smythe. Neozelandese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, The Dressmaker - Il diavolo è tornato e a serie come I racconti della cripta. Anche sceneggiatrice, ha 51 anni.
Dallas Roberts interpreta il Mietitore. Americano, ha partecipato a film come Quando l'amore brucia l'anima, Dallas Buyers Club, My Friend Dhamer e a serie come The Walking Dead. Ha 47 anni.
Se Mayhem vi fosse piaciuto recuperate The Belko Experiment e Redd, Inc. ENJOY!
Trama: colpiti da un virus che fa perdere ogni inibizione, i dipendenti di un importantissimo studio legale vengono messi in quarantena e lasciati liberi di dare sfogo ai loro istinti...
Trama che, letta come l'ho scritta, parrebbe il riassunto di uno dei volumi di Crossed, serie horror creata da quel genio perverso di Garth Ennis. In verità, nonostante l'abbondanza di sangue e qualche scenetta un po' weird, Mayhem non si avvicina lontanamente nemmeno al più "tranquillo" dei volumi della serie, all'interno della quale chi perde le inibizioni lo fa al punto da soddisfare OGNI desiderio, in un tripudio di aberrazioni che rischiano di far sentire parecchio male l'incauto lettore (che è poi uno dei motivi per cui ho smesso di acquistarla, oltre al fatto che i volumi costano abbastanza, ma diciamo che al ventesimo ribadire sempre la stessa storia declinata in modi più o meno perversi mi è venuta la nausea) quindi perché indulgere in questo paragone? Beh, perché più o meno Mayhem si basa sullo stesso concetto, persone normali che a causa di un virus cominciano a comportarsi da selvaggi, facendo tutto quello che normalmente la sanità mentale impedirebbe di fare. Non solo compiere efferati omicidi, dunque, ma anche mettersi a piangere per delle inezie, mandare al diavolo i superiori, indulgere in atti di autolesionismo, prendere a schiaffi o ricoprire di insulti il nostro migliore amico, copulare in mezzo ad un corridoio, ecc. ecc. Ovviamente, considerato che gli effetti del virus si accentuano in caso di stress, ne consegue che il posto di lavoro diventa automaticamente una bomba atomica pronta ad esplodere, soprattutto nel caso del povero Derek Cho, appena licenziato dallo studio legale a causa di un errore non commesso da lui. La voglia di rivalsa è tanta ma per riuscire a farsi le sue ragioni Derek, accompagnato da una ragazza a rischio sfratto giunta all'interno dello studio legale proprio per rimandarlo o annullarlo, deve raggiungere i piani alti dello studio, all'interno dei quali i dirigenti si nascondono protetti da codici e tessere magnetiche più preziose di qualsiasi tesoro. Mayhem racconta quindi l'incredibile scalata alla vetta di Derek, un percorso popolato da personaggi ugualmente detestabili sia da sani che da malati, ognuno con caratteristiche facilmente riconoscibili per chiunque abbia avuto la sventura di lavorare da dipendente in un'azienda o studio legale ma ancora più accentuate dal terribile virus che, intendiamoci, tanto terribile non è. Molto divertente, questo sì.
La violenza di Mayhem non è infatti quella cupa e terrificante di un torture porn, quanto piuttosto quella cartoonesca inadatta solo a chi davvero non ha mai affrontato prima un horror e di prodotti simili, più commedia che film d'orrore, negli ultimi anni ne sono stati girati a bizzeffe; l'unica "novità", se così si può dire, risiede nella scelta di mostrare due protagonisti resi a loro volta folli dal virus e pronti a sfruttare la malattia per ottenere ciò che normalmente non avrebbero avuto nemmeno il coraggio di sognare. Forse anche per questo gli effetti del virus non vengono resi in maniera troppo esagerata, anzi, succede spesso che con gli infetti si possa parlare tranquillamente invece di venire subito congedati con una penna infilata in un occhio, e gli stessi protagonisti non uccidono indiscriminatamente ma solo se provocati o trattati in modo particolarmente scortese. Ciò non toglie, per carità, che scegliere consapevolmente di sfruttare il lasso temporale concesso dalla malattia sia di per sé forse deprecabile, il che rende Derek e Melanie (interpretati da uno Steven Yeun finalmente libero dallo spettro di Glenn e da una Samara Weaving bella e feroce, uniti sullo schermo da un'ottima alchimia) dei personaggi magari non originali ma comunque interessanti e meritevoli delle simpatie dello spettatore. Mayhem è reso ancora più piacevole da una regia moderna che si appoggia ad un montaggio rapido e all'uso di flashback, ralenti, fermo immagine, flash forward ad accompagnare la disillusa voce narrante di Steven Yeun, in più ha dalla sua un bel cast di ottimi caratteristi tra i quali spiccano Dallas Roberts col suo meraviglioso "Reaper" e l'accento inglese di un'invecchiata ma signorile Kerry Fox. Lungi da me quindi far rientrare Mayhem nel novero dei film dell'anno ma per una serata all'insegna, appunto, del caos più totale e della commedia sanguinolenta è una pellicola perfetta!
Di Samara Weaving, che interpreta Melanie Cross, ho già parlato QUI.
Joe Lynch è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Wrong Turn 2 - Senza via d'uscita, Knights of Badassdom e Everly. Anche attore, produttore e sceneggiatore, ha un film in uscita.
Steven Yeun interpreta Derek Cho. Sud Coreano, famoso per aver interpretato Glenn nella serie The Walking Dead, ha partecipato a film come Okja e ad altre serie quali The Big Bang Theory, inoltre ha doppiato episodi di American Dad! e Robot Chicken. Ha 34 anni e tre film in uscita tra i quali la versione animata di Chew.
Kerry Fox interpreta Irene Smythe. Neozelandese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, The Dressmaker - Il diavolo è tornato e a serie come I racconti della cripta. Anche sceneggiatrice, ha 51 anni.
Dallas Roberts interpreta il Mietitore. Americano, ha partecipato a film come Quando l'amore brucia l'anima, Dallas Buyers Club, My Friend Dhamer e a serie come The Walking Dead. Ha 47 anni.
Se Mayhem vi fosse piaciuto recuperate The Belko Experiment e Redd, Inc. ENJOY!
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giovedì 14 dicembre 2017
(Gio)WE, Bolla! del 14/12/2017
Uccidetemi, altro che buon giovedì a tutti. Questa è LA settimana. Di Star Wars, certo, programmato a orari indegni perché col cavolo che sono riusciti a farlo durare meno di due ore, ma soprattuttamente di TRE, Signorepietà, TRE cinepanettoni. Ho paura per quello che non uscirà la settimana prossima... ENJOY!
Star Wars: Gli ultimi Jedi
La ruota delle meraviglie
Super vacanze di Natale
Natale da chef
Poveri ma ricchissimi
Ferdinand
E per fortuna esiste il cinema d'élite!
Due sotto il burqa
Star Wars: Gli ultimi Jedi
Reazione a caldo: E speriamo siano gli ultimi, vah...
Bolla, rifletti!: Oh, che a me preso come divertimento Star Wars va anche bene, però farne uscire uno all'anno sta mettendo alla prova i miei neuroni. Per dire, del film precedente ricordo solo Han Solo, l'odio verso il Frignetta e un'attrice premio Oscar nascosta sotto tonnellate di trucco quindi quest'anno vado solo per Leila, il Bolluomo solo per Chewbacca e il bestìnetto nuovo, vedete un po' come stiamo messi.La ruota delle meraviglie
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Lo sapete che io e Allen non andiamo troppo d'accordo ma la presenza di Juno Temple nel cast mi rinfranca. Non so se andrò a vederlo al cinema ma una chance stavolta gliela darei, magari dopo aver letto qualche recensione.Super vacanze di Natale
Reazione a caldo: Ma per favore.
Bolla, rifletti!: Non bastavano i cinepanettoni, ci voleva il BEST OF messo assieme da Paolo Ruffini. E il brutto è che andrà un sacco di gente a vederlo quando basterebbe farsi un giro su YouTube!!!Natale da chef
Reazione a caldo: ...
Bolla, rifletti!: Non ho un commento abbastanza feroce o sagace da mettere, per me film simili non dovrebbero né girarli né distribuirli.Poveri ma ricchissimi
Reazione a caldo: ... x 2
Bolla, rifletti!: Sperabilmente questo flopperà per motivi esulanti dalla qualità del prodotto. Speriamo che laGGente siano scemi come sembrano, mi spiace solo per la Ocone e la Mazzamauro, che a loro voglio sempre bene.Ferdinand
Reazione a caldo: Mavvaff....
Bolla, rifletti!: Dunque, a Savona le anteprime non arrivano MAI. Nemmeno per sbaglio. Ma Ferdinand, ennesima produzione Blue Sky che perlomeno in lingua originale vede John Cena tra i doppiatori, è arrivato di corsa. E' candidato ai Golden Globe quindi FORSE meriterebbe una visione ma preferisco aspettare Coco.E per fortuna esiste il cinema d'élite!
Due sotto il burqa
Reazione a caldo: Una boccata d'aria fresca!
Bolla, rifletti!: L'oscurantismo islamico messo su pellicola da chi ha vissuto sia in Iran che in Francia e sa quanto è importante la libertà e la possibilità di interpretare il Corano in modo corretto, senza trasformarlo in un'arma di distruzione. Sembra molto interessante, spero di recuperarlo!mercoledì 13 dicembre 2017
Fantastic Mr. Fox (2009)
Il Bolluomo voleva vedere un "cartone animato" su Netflix e la scelta è caduta così su Fantastic Mr. Fox, diretto e co-sceneggiato nel 2009 da Wes Anderson partendo dall'omonimo racconto di Roald Dahl (tradotto in Italia con Furbo, il signor Volpe).
Trama: Mr. Fox è una volpe che fa il giornalista ma rimpiange i tempi in cui, assieme alla moglie, passava le notti a rubare pollame. Trasferitosi in una nuova casa, Mr. Fox ricomincia la sua vita di furti, attirando su di sé e sulla sua famiglia le ire di tre allevatori...
Fantastic Mr. Fox era uno dei due film di Wes Anderson che ancora non avevo visto (adesso manca solo Un colpo da dilettanti, l'opera di esordio del regista) e sinceramente non so perché abbia aspettato così tanto prima di guardarlo. L'idea di vedere un autore che adoro impegnato nella non facile realizzazione di un cartone animato in stop motion mi intrigava molto ma sapete bene che la mala distribución dalle mie parti impera e anche per questo nel corso degli anni non sono mai riuscita a recuperare Fantastic Mr. Fox. Peccato, perché il film in questione è davvero un gioiellino, in primis per come è stato girato ma anche per il modo "subdolo" in cui le idiosincrasie tipiche del regista e il suo modo di gestire personaggi al limite del weird sono riusciti ad arricchire e conferire nuovi significati ad una storia semplice come quella scritta da Roald Dahl, dando alla luce un prodotto "adulto", quasi sicuramente molto poco appetibile per un pubblico di giovanissimi (e, visti i risultati in termini di incassi, per il pubblico in generale, ahimé). Lungi dall'essere "semplicemente" la storia della lotta tra una volpe e tre allevatori, il Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson racconta la frustrazione di una creatura abituata ad essere, per l'appunto, "fantastica", adorata e rispettata dall'intero regno animale per la sua furbizia, l'arte affabulatoria, la destrezza e l'agilità, costretta da una promessa fatta quasi in punto di morte ad accontentarsi della normalità di un posto fisso come quello di giornalista e a guardare con nostalgia al passato; come accade spesso nei film del regista, Mr. Fox è un adulto "bambino" e ha un rapporto conflittuale sia con la moglie (pur amandola alla follia) sia con un figlio adolescente che non mantiene alto il buon nome della famiglia in quanto goffo, piccolino e pasticcione. La frustrazione di Mr. Fox si sfoga dapprima nell'acquisto di un'enorme casa, poi nello scontro con i tre allevatori più crudeli della regione, stufi di vedersi rubare letteralmente sotto il naso polli, anatre, tacchini e persino sidro e pronti quindi ad eliminare non solo Mr. Fox ma tutti gli animali del bosco dalla faccia della terra; il Mr. Fox di Anderson è quindi un personaggio "negativo", portato dal suo narcisistico egoismo a mettere in pericolo la sua famiglia e gli amici, mentre la creatura di Roald Dahl era un padre che rubava per consentire ai figli di sopravvivere, non per soddisfare il proprio ego.
Le scelte di sceneggiatura di Anderson, per il quale Dahl è comunque una specie di mitico eroe, non intaccano il senso ultimo del personaggio (alla fine Mr. Fox vuole molto bene al figlio "strano", desidera solo il bene per la sua famiglia ed è disposto persino a sacrificarsi per essa) ma approfondiscono la sua personalità e rendono la storia in generale più movimentata, oltre che incredibilmente ironica. Anche il tema del "diverso", assai caro al regista, viene introdotto con eleganza e collegato alla trama grazie all'esilarante conflitto tra due outsider come Ash, figlio di Mr. Fox, e Kristofferson, nipote da parte di madre; come ho accennato nel paragrafo precedente, Ash è diverso in senso "negativo", disadattato e incapace di portare avanti l'eredità di un padre irraggiungibile, mentre Kristofferson è il tipico personaggio Andersoniano che vive in un mondo tutto suo e si diletta con hobby decisamente peculiari, risultando ovviamente eccelso in ognuno di essi. Partendo dal personaggio di Kristofferson si può cominciare poi a parlare dell'incredibile bellezza visiva e dello stile di Fantastic Mr. Fox, Andersoniano dall'inizio alla fine e maniacale per quel che riguarda i dettagli. In un universo tipicamente saturo dei colori caldi tanto amati dal regista, l'unico diverso è proprio Kristofferson, vestito d'azzurro; rimanendo in tema abiti, Mr. Fox veste un completo assai simile a quelli prediletti da Anderson, non a caso le stoffe per realizzarlo provengono proprio dal sarto del regista; lo stesso Wes Anderson ha voluto che i pupazzini dei singoli personaggi fossero manufatti con pelliccia vera (alla faccia degli animalisti) nonostante l'aspetto arruffato che avrebbero avuto dopo miriadi di maneggiamenti e riposizionamenti, e persino i pochi esseri umani presenti nella pellicola hanno in testa capelli veri raccolti dai dipendenti dello studio d'animazione. Questi sono solo alcuni esempi ma anche senza andare nello specifico si intuisce ad una prima occhiata il lavoro certosino che sta dietro ad ogni singolo fotogramma di Fantastic Mr. Fox, ognuno dei quali meriterebbe di essere incorniciato e appeso, con i pupazzini imprigionati negli splendidi ambienti usciti dritti dritti dal gusto peculiare di Wes Anderson. E lo so che il regista è ormai diventato la parodia di sé stesso, col suo manierismo portato all'eccesso e le messe in scena che più hipster non si può, però io lo adoro così e bramerei tantissimo vivere in un universo fatto ad immagine e somiglianza di ciò che si agita in quello spocchioso ed elitario cervello d'artista, anche a costo di diventare una Bolla-pupazzetto. Ho già detto che aDDoro WES ANDERSON!?
Del regista e co-sceneggiatore Wes Anderson, che in originale doppia la Donnola, ho già parlato QUI. George Clooney (Mr. Fox), Meryl Streep (Mrs. Fox), Jason Schwartzman (Ash), Bill Murray (Badger), Michael Gambon (Franklin Bean), Willem Dafoe (Rat), Owen Wilson (Allenatore Skip), Garth Jennings (il figlio di Bean), Brian Cox (Action 12 Reporter) e Adrien Brody (Topolino) li trovate invece ai rispettivi link.
Eric Chase Anderson è il doppiatore originale di Kristofferson. Fratello minore del regista, ha partecipato a film come Rushmore, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore. Anche regista, ha 45 anni.
Fantastic Mr. Fox ha ottenuto due nomination per gli Academy Award del 2010, una per la Miglior Colonna Sonora Originale e una per il Miglior Film d'Animazione ma entrambi i premi sono andati invece a Up. Lo sceneggiatore Wallace Wolodarsky, voce dell'opossum Kylie, ha partecipato ad altri film di Anderson in veste di attore, come Rushmore, Il treno per il Darjeeling e Grand Budapest Hotel; a doppiare il "cantastorie" Petey c'è invece il frontman dei Pulp, Jarvis Cocker mentre il figlio di Francis Ford Coppola, Roman, presta la voce ad uno degli scoiattoli. Se Fantastic Mr. Fox vi fosse piaciuto recuperate I Tenenbaum, Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore, Rushmore e Coraline e la porta magica. ENJOY!
Trama: Mr. Fox è una volpe che fa il giornalista ma rimpiange i tempi in cui, assieme alla moglie, passava le notti a rubare pollame. Trasferitosi in una nuova casa, Mr. Fox ricomincia la sua vita di furti, attirando su di sé e sulla sua famiglia le ire di tre allevatori...
Fantastic Mr. Fox era uno dei due film di Wes Anderson che ancora non avevo visto (adesso manca solo Un colpo da dilettanti, l'opera di esordio del regista) e sinceramente non so perché abbia aspettato così tanto prima di guardarlo. L'idea di vedere un autore che adoro impegnato nella non facile realizzazione di un cartone animato in stop motion mi intrigava molto ma sapete bene che la mala distribución dalle mie parti impera e anche per questo nel corso degli anni non sono mai riuscita a recuperare Fantastic Mr. Fox. Peccato, perché il film in questione è davvero un gioiellino, in primis per come è stato girato ma anche per il modo "subdolo" in cui le idiosincrasie tipiche del regista e il suo modo di gestire personaggi al limite del weird sono riusciti ad arricchire e conferire nuovi significati ad una storia semplice come quella scritta da Roald Dahl, dando alla luce un prodotto "adulto", quasi sicuramente molto poco appetibile per un pubblico di giovanissimi (e, visti i risultati in termini di incassi, per il pubblico in generale, ahimé). Lungi dall'essere "semplicemente" la storia della lotta tra una volpe e tre allevatori, il Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson racconta la frustrazione di una creatura abituata ad essere, per l'appunto, "fantastica", adorata e rispettata dall'intero regno animale per la sua furbizia, l'arte affabulatoria, la destrezza e l'agilità, costretta da una promessa fatta quasi in punto di morte ad accontentarsi della normalità di un posto fisso come quello di giornalista e a guardare con nostalgia al passato; come accade spesso nei film del regista, Mr. Fox è un adulto "bambino" e ha un rapporto conflittuale sia con la moglie (pur amandola alla follia) sia con un figlio adolescente che non mantiene alto il buon nome della famiglia in quanto goffo, piccolino e pasticcione. La frustrazione di Mr. Fox si sfoga dapprima nell'acquisto di un'enorme casa, poi nello scontro con i tre allevatori più crudeli della regione, stufi di vedersi rubare letteralmente sotto il naso polli, anatre, tacchini e persino sidro e pronti quindi ad eliminare non solo Mr. Fox ma tutti gli animali del bosco dalla faccia della terra; il Mr. Fox di Anderson è quindi un personaggio "negativo", portato dal suo narcisistico egoismo a mettere in pericolo la sua famiglia e gli amici, mentre la creatura di Roald Dahl era un padre che rubava per consentire ai figli di sopravvivere, non per soddisfare il proprio ego.
Le scelte di sceneggiatura di Anderson, per il quale Dahl è comunque una specie di mitico eroe, non intaccano il senso ultimo del personaggio (alla fine Mr. Fox vuole molto bene al figlio "strano", desidera solo il bene per la sua famiglia ed è disposto persino a sacrificarsi per essa) ma approfondiscono la sua personalità e rendono la storia in generale più movimentata, oltre che incredibilmente ironica. Anche il tema del "diverso", assai caro al regista, viene introdotto con eleganza e collegato alla trama grazie all'esilarante conflitto tra due outsider come Ash, figlio di Mr. Fox, e Kristofferson, nipote da parte di madre; come ho accennato nel paragrafo precedente, Ash è diverso in senso "negativo", disadattato e incapace di portare avanti l'eredità di un padre irraggiungibile, mentre Kristofferson è il tipico personaggio Andersoniano che vive in un mondo tutto suo e si diletta con hobby decisamente peculiari, risultando ovviamente eccelso in ognuno di essi. Partendo dal personaggio di Kristofferson si può cominciare poi a parlare dell'incredibile bellezza visiva e dello stile di Fantastic Mr. Fox, Andersoniano dall'inizio alla fine e maniacale per quel che riguarda i dettagli. In un universo tipicamente saturo dei colori caldi tanto amati dal regista, l'unico diverso è proprio Kristofferson, vestito d'azzurro; rimanendo in tema abiti, Mr. Fox veste un completo assai simile a quelli prediletti da Anderson, non a caso le stoffe per realizzarlo provengono proprio dal sarto del regista; lo stesso Wes Anderson ha voluto che i pupazzini dei singoli personaggi fossero manufatti con pelliccia vera (alla faccia degli animalisti) nonostante l'aspetto arruffato che avrebbero avuto dopo miriadi di maneggiamenti e riposizionamenti, e persino i pochi esseri umani presenti nella pellicola hanno in testa capelli veri raccolti dai dipendenti dello studio d'animazione. Questi sono solo alcuni esempi ma anche senza andare nello specifico si intuisce ad una prima occhiata il lavoro certosino che sta dietro ad ogni singolo fotogramma di Fantastic Mr. Fox, ognuno dei quali meriterebbe di essere incorniciato e appeso, con i pupazzini imprigionati negli splendidi ambienti usciti dritti dritti dal gusto peculiare di Wes Anderson. E lo so che il regista è ormai diventato la parodia di sé stesso, col suo manierismo portato all'eccesso e le messe in scena che più hipster non si può, però io lo adoro così e bramerei tantissimo vivere in un universo fatto ad immagine e somiglianza di ciò che si agita in quello spocchioso ed elitario cervello d'artista, anche a costo di diventare una Bolla-pupazzetto. Ho già detto che aDDoro WES ANDERSON!?
Del regista e co-sceneggiatore Wes Anderson, che in originale doppia la Donnola, ho già parlato QUI. George Clooney (Mr. Fox), Meryl Streep (Mrs. Fox), Jason Schwartzman (Ash), Bill Murray (Badger), Michael Gambon (Franklin Bean), Willem Dafoe (Rat), Owen Wilson (Allenatore Skip), Garth Jennings (il figlio di Bean), Brian Cox (Action 12 Reporter) e Adrien Brody (Topolino) li trovate invece ai rispettivi link.
Eric Chase Anderson è il doppiatore originale di Kristofferson. Fratello minore del regista, ha partecipato a film come Rushmore, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore. Anche regista, ha 45 anni.
Fantastic Mr. Fox ha ottenuto due nomination per gli Academy Award del 2010, una per la Miglior Colonna Sonora Originale e una per il Miglior Film d'Animazione ma entrambi i premi sono andati invece a Up. Lo sceneggiatore Wallace Wolodarsky, voce dell'opossum Kylie, ha partecipato ad altri film di Anderson in veste di attore, come Rushmore, Il treno per il Darjeeling e Grand Budapest Hotel; a doppiare il "cantastorie" Petey c'è invece il frontman dei Pulp, Jarvis Cocker mentre il figlio di Francis Ford Coppola, Roman, presta la voce ad uno degli scoiattoli. Se Fantastic Mr. Fox vi fosse piaciuto recuperate I Tenenbaum, Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore, Rushmore e Coraline e la porta magica. ENJOY!
martedì 12 dicembre 2017
Assassinio sull'Orient Express (2017)
Con calma (c'era il ponte, ho cazzeggiato, lo ammetto!) arrivo a parlare anche di Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), diretto da Kenneth Branagh e tratto dal giallo omonimo di Agatha Christie.
Trama: durante un viaggio sull'Orient Express il famoso investigatore Hercule Poirot si ritrova per le mani un caso di omicidio. Una valanga improvvisa blocca la corsa del treno e Poirot ha tempo solo finché non arriveranno i soccorsi e libereranno le rotaie per scoprire l'identità dell'assassino!
Come già scritto nella solita rubrica delle uscite settimanali, ho avuto la (s)fortuna di vedere Assassinio sull'Orient Express di Sidney Lumet solo una volta nella vita, da bambina, e di non avere mai letto il giallo di Agatha Christie. Oltre quindi a non ricordare NULLA relativamente alla risoluzione del caso non ho potuto nemmeno venire sopraffatta dall'effetto nostalgia legato alla pellicola, quella sensazione canaglia che ti prende proprio quando non vuoi e ti porta a rompere le palle alla gente dicendo "eeeeh, ma Albert Finney era un Poirot migliore, eh ma cosa mi significano quei baffoni signora mia, ah ma la Bergman era ben più sopraffina di quel rattu penigu della Cruz!". Posso dire perciò di essere una delle poche persone al mondo che si è approcciata al film di Branagh in totale letizia ed assoluta ignoranza, pronta a godersi un giallo all-star pregando il signoruzzo che la coppia di anziani burini parlanti seduti accanto a lei non spoilerassero il finale durante uno dei loro interminabili dialoghi. In virtù di ciò, mi sento di affermare innanzitutto che Kenneth Branagh dietro la macchina da presa è sempre e comunque un signore. Aiutato da un bel reparto effetti speciali capace di realizzare delle splendide sequenze panoramiche e momenti di pura suspance in mezzo alla neve, quelle belle scene in cui chi (come me) soffre di vertigini rischia di farsi venire un embolo e crepare in mezzo alla sala, lord Branagh confeziona un gioiellino capace di intrattenere innanzitutto gli occhi, assai vivace dal punto di vista delle inquadrature che riescono a dilatare lo spazio ristretto di un treno. La scelta di riprendere le carrozze dall'alto, come se non avessero un soffitto, oppure quella di scomporre l'immagine in tanti prismi illuminati da una calda luce artificiale, piuttosto che l'ennesima citazione di un'opera d'arte sul finale (in Cenerentola c'era Fragonard, qui addirittura Leonardo Da Vinci con L'ultima cena) o i flashback in bianco e nero sono tutti eleganti tocchi di stile che si sommano all'eleganza dei costumi e delle scenografie e rendono Assassinio sull'Orient Express un film di indubbia bellezza "formale". E benché non abbia visto la pellicola in lingua originale mi è sembrato che gli attori fossero tutti molto in parte, soprattutto la splendida Michelle Pfeiffer (la quale mi pare stia vivendo una seconda giovinezza e non posso che esserne felice), e persino Johnny Depp mi è sembrato lontano, per una volta, dalle terrificanti macchiette da lui interpretate negli ultimi tempi. Quindi cos'è che mi ha portata, al termine della visione, a relegare Assassinio sull'Orient Express tra i dimenticabili del 2017?
Il motivo ha un nome e un cognome e non può che essere Kenneth Branagh. Intendiamoci, io andrei a vedere persino una recita parrocchiale se ci fosse coinvolto Kenneth Branagh, però Assassinio sull'Orient Express è già il secondo film di seguito, tra quelli da lui diretti, che mi fa cadere i marroni non tanto per la noia, quanto per la tracotanza che traspare da ogni fotogramma, da ogni singolo pelo di baffo insistentemente messo in primo piano. Poirot non nasce come personaggio simpatico, per carità, però in questa versione è ancora più insopportabile del normale, un mix tra l'investigatore classico e un maestro della deduzione alla Sherlock Holmes (anche dal punto di vista "fisico" visto che riesce a prevedere le mosse del nemico e neutralizzarle come l'Holmes di Guy Ritchie), con la terrificante aggiunta di una passione per gli spiegoni demoralizzanti, filosofici ed aulici: vedere Kenneth Branagh sospirare una mezza dozzina di volte davanti al ritratto dell'amata o perdersi in elucubrazioni sul senso della vita e la natura del male, col faccione preoccupato ad occupare interamente lo schermo del cinema come nemmeno quel bolso di Tom Hanks nel vecchio Il codice Da Vinci visto in prima fila, abbiate pazienza ma mi ha causato un po' di orchite, spezzando il naturale, dinamico andamento della vicenda più volte di quanto non fosse necessario. Per carità, senza questi excursus probabilmente il metraggio del film sarebbe stato ridotto e la trama sarebbe risultata troppo semplice ma sinceramente avrei preferito un po' più di ironia e maggior coesione all'interno delle indagini, talmente prolisse e dispersive da risultare in qualche modo "faticose" da seguire per chi, come me, non era a conoscenza dell'esito finale. E comunque s'è lamentato anche Toto accanto a me quindi se non è piaciuto a lui il film chi sono io per contestare un giudizio ben più affidabile del mio? Che poi, non piaciuto... diciamo che è il solito film senza infamia né lode pompato da un enorme battage pubblicitario che alza le aspettative dello spettatore all'inverosimile per poi deluderle, quindi magari sono stata troppo dura e qualcuno potrebbe invece trovarlo uno dei migliori film dell'anno. Non io, però.
Del regista Kenneth Branagh, che interpreta anche Hercule Poirot, ho già parlato QUI. Penélope Cruz (Pilar Estravados), Johnny Depp (Edward Ratchett), Derek Jacobi (Edward Henry Masterman), Lucy Boynton (Contessa Elena Andrenyi), Marwan Kenzari (Pierre Michel), Michelle Pfeiffer (Caroline Hubbard), Judi Dench (Principessa Dragomiroff), Olivia Colman (Hildegarde Schmidt) e Willem Dafoe (Gerhard Hardman) li trovate invece ai rispettivi link.
Daisy Ridley interpreta Miss Mary Debenham. Inglese, la ricordo per film come Star Wars - Il risveglio della forza e Star Wars - Gli ultimi Jedi. Anche produttrice, ha 25 anni e tre film in uscita.
Josh Gad interpreta Hector MacQueen. Americano, lo ricordo per film come La bella e la bestia; inoltre ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea e Numb3rs e lavorato come doppiatore per film quali L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva, Frozen - Il regno di ghiaccio, Frozen Fever, Frozen - Le avventure di Olaf e serie come American Dad!, The Cleveland Show, Phineas and Ferb e South Park. Anche produttore e sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.
Per il ruolo di Caroline Hubbard erano state convocate sia Angelina Jolie che Charlize Theron ma entrambe hanno rinunciato (la Jolie, in verità, pare sia stata estromessa dal progetto a calci in culo a causa delle pretese di riscrivere la parte in base ai propri desideri). Come anticipato nel finale, pare che sia Branagh che la 20th Century Fox siano molto interessati a realizzare un adattamento di Assassinio sul Nilo quindi prepariamoci a more Branagh per il futuro! Nell'attesa, se Assassinio sull'Orient Express vi fosse piaciuto recuperate il film omonimo di Sidney Lumet. ENJOY!
Trama: durante un viaggio sull'Orient Express il famoso investigatore Hercule Poirot si ritrova per le mani un caso di omicidio. Una valanga improvvisa blocca la corsa del treno e Poirot ha tempo solo finché non arriveranno i soccorsi e libereranno le rotaie per scoprire l'identità dell'assassino!
Come già scritto nella solita rubrica delle uscite settimanali, ho avuto la (s)fortuna di vedere Assassinio sull'Orient Express di Sidney Lumet solo una volta nella vita, da bambina, e di non avere mai letto il giallo di Agatha Christie. Oltre quindi a non ricordare NULLA relativamente alla risoluzione del caso non ho potuto nemmeno venire sopraffatta dall'effetto nostalgia legato alla pellicola, quella sensazione canaglia che ti prende proprio quando non vuoi e ti porta a rompere le palle alla gente dicendo "eeeeh, ma Albert Finney era un Poirot migliore, eh ma cosa mi significano quei baffoni signora mia, ah ma la Bergman era ben più sopraffina di quel rattu penigu della Cruz!". Posso dire perciò di essere una delle poche persone al mondo che si è approcciata al film di Branagh in totale letizia ed assoluta ignoranza, pronta a godersi un giallo all-star pregando il signoruzzo che la coppia di anziani burini parlanti seduti accanto a lei non spoilerassero il finale durante uno dei loro interminabili dialoghi. In virtù di ciò, mi sento di affermare innanzitutto che Kenneth Branagh dietro la macchina da presa è sempre e comunque un signore. Aiutato da un bel reparto effetti speciali capace di realizzare delle splendide sequenze panoramiche e momenti di pura suspance in mezzo alla neve, quelle belle scene in cui chi (come me) soffre di vertigini rischia di farsi venire un embolo e crepare in mezzo alla sala, lord Branagh confeziona un gioiellino capace di intrattenere innanzitutto gli occhi, assai vivace dal punto di vista delle inquadrature che riescono a dilatare lo spazio ristretto di un treno. La scelta di riprendere le carrozze dall'alto, come se non avessero un soffitto, oppure quella di scomporre l'immagine in tanti prismi illuminati da una calda luce artificiale, piuttosto che l'ennesima citazione di un'opera d'arte sul finale (in Cenerentola c'era Fragonard, qui addirittura Leonardo Da Vinci con L'ultima cena) o i flashback in bianco e nero sono tutti eleganti tocchi di stile che si sommano all'eleganza dei costumi e delle scenografie e rendono Assassinio sull'Orient Express un film di indubbia bellezza "formale". E benché non abbia visto la pellicola in lingua originale mi è sembrato che gli attori fossero tutti molto in parte, soprattutto la splendida Michelle Pfeiffer (la quale mi pare stia vivendo una seconda giovinezza e non posso che esserne felice), e persino Johnny Depp mi è sembrato lontano, per una volta, dalle terrificanti macchiette da lui interpretate negli ultimi tempi. Quindi cos'è che mi ha portata, al termine della visione, a relegare Assassinio sull'Orient Express tra i dimenticabili del 2017?
Il motivo ha un nome e un cognome e non può che essere Kenneth Branagh. Intendiamoci, io andrei a vedere persino una recita parrocchiale se ci fosse coinvolto Kenneth Branagh, però Assassinio sull'Orient Express è già il secondo film di seguito, tra quelli da lui diretti, che mi fa cadere i marroni non tanto per la noia, quanto per la tracotanza che traspare da ogni fotogramma, da ogni singolo pelo di baffo insistentemente messo in primo piano. Poirot non nasce come personaggio simpatico, per carità, però in questa versione è ancora più insopportabile del normale, un mix tra l'investigatore classico e un maestro della deduzione alla Sherlock Holmes (anche dal punto di vista "fisico" visto che riesce a prevedere le mosse del nemico e neutralizzarle come l'Holmes di Guy Ritchie), con la terrificante aggiunta di una passione per gli spiegoni demoralizzanti, filosofici ed aulici: vedere Kenneth Branagh sospirare una mezza dozzina di volte davanti al ritratto dell'amata o perdersi in elucubrazioni sul senso della vita e la natura del male, col faccione preoccupato ad occupare interamente lo schermo del cinema come nemmeno quel bolso di Tom Hanks nel vecchio Il codice Da Vinci visto in prima fila, abbiate pazienza ma mi ha causato un po' di orchite, spezzando il naturale, dinamico andamento della vicenda più volte di quanto non fosse necessario. Per carità, senza questi excursus probabilmente il metraggio del film sarebbe stato ridotto e la trama sarebbe risultata troppo semplice ma sinceramente avrei preferito un po' più di ironia e maggior coesione all'interno delle indagini, talmente prolisse e dispersive da risultare in qualche modo "faticose" da seguire per chi, come me, non era a conoscenza dell'esito finale. E comunque s'è lamentato anche Toto accanto a me quindi se non è piaciuto a lui il film chi sono io per contestare un giudizio ben più affidabile del mio? Che poi, non piaciuto... diciamo che è il solito film senza infamia né lode pompato da un enorme battage pubblicitario che alza le aspettative dello spettatore all'inverosimile per poi deluderle, quindi magari sono stata troppo dura e qualcuno potrebbe invece trovarlo uno dei migliori film dell'anno. Non io, però.
Del regista Kenneth Branagh, che interpreta anche Hercule Poirot, ho già parlato QUI. Penélope Cruz (Pilar Estravados), Johnny Depp (Edward Ratchett), Derek Jacobi (Edward Henry Masterman), Lucy Boynton (Contessa Elena Andrenyi), Marwan Kenzari (Pierre Michel), Michelle Pfeiffer (Caroline Hubbard), Judi Dench (Principessa Dragomiroff), Olivia Colman (Hildegarde Schmidt) e Willem Dafoe (Gerhard Hardman) li trovate invece ai rispettivi link.
Daisy Ridley interpreta Miss Mary Debenham. Inglese, la ricordo per film come Star Wars - Il risveglio della forza e Star Wars - Gli ultimi Jedi. Anche produttrice, ha 25 anni e tre film in uscita.
Josh Gad interpreta Hector MacQueen. Americano, lo ricordo per film come La bella e la bestia; inoltre ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea e Numb3rs e lavorato come doppiatore per film quali L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva, Frozen - Il regno di ghiaccio, Frozen Fever, Frozen - Le avventure di Olaf e serie come American Dad!, The Cleveland Show, Phineas and Ferb e South Park. Anche produttore e sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.
Per il ruolo di Caroline Hubbard erano state convocate sia Angelina Jolie che Charlize Theron ma entrambe hanno rinunciato (la Jolie, in verità, pare sia stata estromessa dal progetto a calci in culo a causa delle pretese di riscrivere la parte in base ai propri desideri). Come anticipato nel finale, pare che sia Branagh che la 20th Century Fox siano molto interessati a realizzare un adattamento di Assassinio sul Nilo quindi prepariamoci a more Branagh per il futuro! Nell'attesa, se Assassinio sull'Orient Express vi fosse piaciuto recuperate il film omonimo di Sidney Lumet. ENJOY!
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