Visualizzazione post con etichetta owen wilson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta owen wilson. Mostra tutti i post

venerdì 31 luglio 2026

Bolla Loves Bruno: La colazione dei campioni (1999)



Torna l'appuntamento salterino con Bolla Loves Bruno! Oggi tocca ad un film che avevo sentito nominare parecchio all'epoca, senza mai riuscire a trovarlo, ovvero La colazione dei campioni (Breakfast of Champions), diretto e co-sceneggiato dal regista Alan Rudolph nel 1999, a partire dal romanzo omonimo di Kurt Vonnegut.

Trama 

Dwayne Hoover, stimatissimo proprietario di una concessionaria di auto, comincia a perdere il contatto con la realtà, proprio quando lo scrittore fallito Kilgore Trout viene chiamato nella città in cui vive Dwayne per essere insignito di un premio...

Recensione

Dopo il successo di Armageddon, la carriera di Bruce Willis era di nuovo ad uno stallo, fatto di fallimenti commerciali, film non particolarmente apprezzati dalla critica ed esperimenti autoriali nei quali, palesemente, il nostro cercava di liberarsi del cliché del rude eroe urbano, con successo altalenante. La colazione dei campioni è un mix di tutte queste tendenze, un rischioso passo falso da cui Willis è stato salvato grazie a M. Night Shyamalan e al suo Il sesto senso, che ha restituito all'attore tutta la dignità di un artista in grado di caricarsi sulle spalle ruoli drammatici che richiedono un atteggiamento dimesso e riflessivo. Qui, purtroppo, Alan Rudolph (che già aveva collaborato con Willis nel pregevole L'ombra del testimone) ha scelto di dare maggior risalto all'apparenza, invece che alla sostanza e, ancora peggio, ha provato a dare un senso al romanzo La colazione dei campioni di Kurt Vonnegut. Ora, io non ho mai letto l'opera in questione, ma mi immagino che non sia facile né da leggere né da interpretare, un delirio di satira e critica sociale intrecciata, senza soluzione di continuità, ad aspetti metaletterari. L'adattamento cinematografico, definito dallo stesso Vonnegut "painful to watch", si affida quasi interamente all'overacting del cast e a tutta una serie di artifici registici atti a restituire le percezioni allucinate di Dwayne Hoover, uomo che sta lentamente impazzendo e pensa quotidianamente al suicidio. Il motivo per cui Hoover sia ridotto in questo stato viene vagamente attribuito ad un senso di estraneità rispetto alla vita e al mondo, una conseguente diffidenza verso tutte le persone che lo popolano, una progressiva perdita dell'identità, esacerbata dal bombardamento mediatico che vede "la maschera" da venditore di Hoover moltiplicata all'infinito, all'interno di pubblicità televisive, cartelloni, cartonati, ecc. Ciò che rende confuso e superficiale La colazione dei campioni, però, non è tanto la discesa nella follia di Hoover e tutte le circostanze che portano lo scrittore Kilgore Trout ad incrociare il suo cammino, quanto la presenza di una serie di personaggi secondari altrettanto nevrotici e folli che sembrano messi lì solo per fare casino, tratteggiati in maniera troppo superficiale perché allo spettatore possa importare qualcosa di loro.

Salvo forse Kilgore Trout e Harry Le Sabre, socio di Hoover terrorizzato che le persone scoprano il suo amore per il cross-dressing, gli altri personaggi sono insipidi e poco delineati, soprattutto i membri della famiglia di Dwayne; il figlio Bunny è un'aspirante performer di piano bar che vive in un bunker e la moglie Celia è un matta impasticcata che passa le giornate davanti alla TV, incapace di distinguere realtà da finzione, ma cosa apportino queste loro caratteristiche allo sviluppo della trama è qualcosa che devo capire ancora adesso. La superficialità dei personaggi secondari è ulteriormente aggravata dalla loro quantità spropositata e dal conseguente utilizzo di una miriade di cammei eccellenti, che danno proprio l'idea di una bieca scelta commerciale atta a dare prestigio al film (col senno di poi, credo che molti attori si siano pentiti di avere partecipato a questa schifezzuola). In tutto questo, Bruce Willis si impegna a dare vita ad un uomo terrorizzato e folle, al quale viene richiesto non solo di essere all'altezza della sua immagine pubblica, ma di donare un sorriso e una parola di speranza a tutti quelli che lo riconoscono per strada e pretendono da lui chissà quali "miracoli", fosse anche solo condividere un po' del suo apparente successo con loro. La discesa nella follia di Dwayne Hoover è una delle cose più credibili ed inquietanti del film, che purtroppo è invecchiato malissimo anche a livello estetico. Pur essendo stato girato nel 1999, La colazione dei campioni è squallido e sciatto per quanto riguarda la fotografia e le scenografie e i pochi effetti speciali utilizzati da Rudolph (probabilmente per emulare la presenza di illustrazioni "esplicative" realizzate da Vonnegut all'interno del romanzo) rendono il tutto più caotico, ma non in senso buono, né visionario. La sensazione che lascia La colazione dei campioni dopo la visione è quella di un film che, nelle mani di un regista più affine a Vonnegut, sarebbe potuto diventare un'opera interessante ma, così, è semplicemente una trasposizione confusa che non coinvolge il pubblico nemmeno per un istante; la mia speranza, sul finale, era che il fantomatico Creatore dell'Universo arrivasse a fare piazza pulita dell'irritante cittadina di provincia in cui è ambientata la storia, facendola saltare in aria con tutti i suoi abitanti. Se volete tentare l'esperienza, mentre sto scrivendo il post potete trovare La colazione dei campioni su Plex, in v.o. senza sottotitoli. Vi dico solo: auguri!

Cast

Del regista e co-sceneggiatore Alan Rudolph ho già parlato QUI. Bruce Willis (Dwayne Hoover), Albert Finney (Kilgore Trout), Nick Nolte (Harry Le Sabre), Barbara Hershey (Celia Hoover), Glenne Headly (Francine Pefko), Lukas Haas (George 'Bunny' Hoover), Will Patton (Moe il camionista), Owen Wilson (Monte Rapid), Shawnee Smith (Bonnie MacMahon) e Michael Clarke Duncan (Eli) li trovate invece ai rispettivi link.

  • Omar Epps interpreta Wayne Hoobler. Americano, ha partecipato a film come Scream 2, Brother e a serie quali E.R. Medici in prima linea e Dr. House. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni.
  • Michael Jai White interpreta Howell. Americano, ha partecipato a film come The Toxic Avenger Part II, The Toxic Avenger Part III: The Last Temptation of Toxie, Tartarughe Ninja II - Il segreto di Ooze, Sfida tra i ghiacci, Spawn, Il cavaliere oscuro, Dragged Across Concrete, e a serie quali Bayside School, Renegade, CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 59 anni.

Curiosità

Ken Hudson Campbell, che interpreta Eliot Rosewater/Gilbert, era nel cast di Armageddon come molti altri attori di Breakfast of Champions, e impersonava Max. Nel film compaiono anche due figlie d'arte, ovvero Alison Eastwood nei panni di Maria Maritimo e Scout Willis, in quelli di una ragazzina. Nel 1975, a seguito del successo di Nashville, Dino De Laurentis aveva proposto a Robert Altman di girare un adattamento del romanzo di Kurt Vonnegut (che qui compare nei panni del regista degli spot), con Peter Falk come Hoover ed Alice Cooper come suo figlio Bunny, ma dopo il flop commerciale di Buffalo Bill e gli indiani il progetto è rimasto nel limbo. Se La colazione dei campioni vi fosse piaciuto, recuperate Paura e delirio a Las Vegas, Vizio di forma e Il grande Lebowski, tutti riusciti molto meglio! ENJOY!



martedì 31 marzo 2026

Bolla Loves Bruno: Armageddon - Giudizio finale (1998)


Aiuto, non so più quanti mesi sono passati dall'ultima volta che ho scritto un post per la rubrica Bolla Loves Bruno, ma non me la sono dimenticata, giuro! Oggi parliamo di Armageddon - Giudizio finale (Armageddon), diretto nel 1998 dal regista Michael Bay.

Trama

Quando la Terra viene minacciata da un asteroide simile a quello che aveva condannato i dinosauri all'estinzione, la NASA compie una scelta disperata e decide di mandare in orbita una squadra di trivellatori per farlo esplodere dall'interno...

RECENSIONE

Non mi sono dimenticata né della rubrica né di Bruce Willis, anche se pensare a lui mi fa talmente male che ogni giorno approccio i social con diffidenza, per paura che arrivi la ferale notizia che non voglio neppure mettere nero su bianco. Purtroppo, tra challenge, uscite recenti, Oscar e recuperi horror, è difficile riuscire a trovare anche il tempo per la filmografia del nostro, e promettere di essere più costante serve a poco. Sia come sia, oggi siamo arrivati a uno dei suoi film più famosi, ironicamente girato come "punizione" per quella storiaccia con Broadway Brawler. Armageddon esce nel 1998, costa 140 milioni di dollari e ne incassa più di 500 in tutto il mondo, segnando un colpaccio allucinante per la Touchstone Pictures e Michael Bay, regista già sulla cresta dell'onda dopo Bad Boys e The Rock. E' un film di merda, capiamoci, e lo dico con tutto l'amore di chi se l'è guardato, nella vita, almeno 3 o 4 volte, odiandolo fin dalla prima visione. Se non siete vissuti su Marte finora e quindi non vi è mai capitato di guardare Armageddon, il perché del mio odio potete immaginarlo, ed è lo stesso motivo che mi porta a fare una smorfia di disprezzo ogni volta che mi compare davanti Ben Affleck (benché, negli anni, lo abbia rivalutato come attore e autore). Documentandomi un po' per il post, ho peraltro scoperto che il mio odio era giustificato fin dall'età di 17 anni: in origine il film doveva essere "duro e puro", al limite focalizzarsi più sul personaggio di Dan Truman, mentre dopo l'uscita di Titanic (altro film che, all'epoca, avevo detestato) i produttori hanno deciso di inserire a forza il mielosissimo, terrificante subplot della storia d'amore tra A.J. e Grace. Sì, sono sempre stata un'adolescente strana e sì, io volevo solo vedere Bruce Willis "fare Bruce Willis" e coprirsi di gloria, altro che saltare in aria e farmi soffocare in pianti straziati ogni maledetta volta. Ma non è solo questo il motivo per cui, razionalmente e a fronte di ogni regola che determina i capolavori cinematografici, Armageddon è un film di merda. Armageddon è l'emblema della faciloneria e dell'orgoglio ammeregano, dove qualsiasi scappato di casa, se ha cuore e un sogno, può salvare il mondo (pazienza se nel frattempo i Paesi "minori" sono già stati spazzati via dai detriti spaziali) e ricoprirlo di bandierine a stelle e strisce; è un film con dialoghi invecchiati malissimo e personaggi imbarazzanti (povero Steve Buscemi...), che appena inciampa in un "maccosa?" lo cancella con un'esplosione, un'esibizione di "celodurismo" o una scena in cui A.J. e Grace limonano/si pastrugnano in un'atmosfera da videoclip zuccheroso. 

Eppure, ciò nonostante, Armageddon è quel genere di film che ti fermi a guardare fino alla fine, volente o nolente, quando lo passano in TV, emozionandoti, tifando per i protagonisti (ovviamente indignandoti per quei pochi americani cattivi che non capiscono i principi base della land of the free e agiscono, guarda un po', come un Trump qualsiasi), commuovendoti come un cretino e diventando, per un paio d'ore, Americano onorario. Il merito ce l'hanno gli attori, ovviamente, il meglio di quello che poteva offrire la fine degli anni '90. Se Bruce Willis si palleggia le battute e le pose cult migliori, affermandosi come esempio massimo di carisma e di duro dal cuore tenero, Will Patton gli fa da ragionevole spalla e Billy Bob Thornton da rispettabile controparte (sempre per la solita storia, anch'essa tipicamente USA, della contrapposizione tra working class hero e colletto bianco); il resto è un delirio di caratteristi al massimo della loro forma, tra i quali spiccano il folle Steve Buscemi, un Peter Stormare sopra le righe, il dolcissimo Michael Clarke Duncan e il buffo Owen Wilson, i quali surclassano senza problema alcuno Ben Affleck, messo lì solo per essere figo pur avendo meno presenza scenica di uno dei satelliti, e Liv Tyler, messa lì solo per essere incredibilmente fregna e attirare papino Steven, assicurando al film la ballad più famosa e strappalacrime degli Aerosmith. Guardando Armageddon dopo quasi 30 anni, c'è da dire che gli effetti speciali non sono invecchiati di un giorno e che qualsiasi sequenza di morte e distruzione, realizzata nel solito, roboante stile di Michael Bay, per quanto sia improbabile appare comunque realistica. Di Bay si può dire quello che si vuole, ma non che non abbia il senso del "ritmo", nemmeno quando ci si dovrebbe ragionevolmente fare due palle cubiche (per esempio durante gli interminabili briefing della NASA), perché persino le sequenze più statiche e introspettive contengono quel dettaglio capace di tenere desta l'attenzione e coinvolgere lo spettatore, anche a costo di infilarci dentro la nota melodrammatica a tradimento oppure la battuta improbabile e di cattivo gusto. Anche questa è arte, signore e signori, ma permettetemi di dire che a me Armageddon ha sempre fatto male, male, male da morire, perché dotato di un finale orribile e ingiusto. #TeamStamper dal 1998, #FuckAJ .

CAST

Di Bruce Willis (Harry S. Stamper), Billy Bob Thornton (Dan Truman), Ben Affleck (A.J. Frost), Liv Tyler (Grace Stamper), Will Patton (Chick), Steve Buscemi (Rockhound), William Fichtner (Colonnello Willie Sharp), Owen Wilson (Oscar), Michael Clarke Duncan (Bear), Peter Stormare (Lev Andropov), Keith David (Generale Kimsey), Jason Isaacs (Ronald Quincy), Grace Zabriskie (Dottie), Udo Kier (Psicologo), Shawnee Smith (Rossa) e Charlton Heston (la voce narrante a inizio film) ho parlato ai rispettivi link.
  • Michael Bay è il regista del film. Americano, ha diretto film come The Rock, Pearl Harbor e tutta la recente saga Transformers. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 60 anni. 

CURIOSITà

Neve Campbell ha dovuto rinunciare al ruolo di Grace Stamper perché impegnata sul set del telefilm Cinque in famiglia. Se Armageddon vi fosse piaciuto recuperate Deep Impact e Independence Day. ENJOY! 



venerdì 25 agosto 2023

La casa dei fantasmi (2023)

Mercoledì ho fatto ciò che nessun cinefilo mi perdonerà mai, ovvero sono andata a vedere La casa dei fantasmi (Haunted Mansion), diretto dal regista Justin Simien, e ho saltato a pié pari Oppenheimer per vari motivi. Tranquilli, sono già stata punita!


Trama: Gabbie e il figlioletto sono costretti a chiedere aiuto ad un eterogeneo gruppo di presunti esperti del paranormale quando la loro nuova casa si rivela infestata...


Quando parlo di punizione, non è perché La casa dei fantasmi non mi sia piaciuto, quanto piuttosto perché, proprio in questi giorni di caldo record, la sala del cinema aveva un'aria condizionata ridottissima o forse addirittura non funzionante (il che mi porterà a tenere conto delle temperature domenica, per decidere se andare a vedere Oppenheimer questa settimana o la prossima, ché tre ore immersa nel sudore non le merito). Questo, lo ammetto, ha condizionato non poco la mia fruizione del film, tanto che, a metà del secondo tempo, devo essere praticamente svenuta per la pressione bassa perché ricordo pochissimo di tutto ciò che accade dopo la guest appearance di Winona Ryder e prima del ritorno di Ben e company alla magione. Mi è dispiaciuto abbastanza, perché La casa dei fantasmi, pur non essendo un capolavoro, è una di quelle pellicole all star e molto curate che regalano due ore di divertimento per tutta la famiglia e che potrebbero diventare il primo passo di un bambino/preteen all'interno del favoloso regno dell'horror. Remake (o reboot, fate voi) dell'omonimo film uscito nel 2003 e ugualmente ispirato a una delle più famose attrazioni di Disneyland, La casa dei fantasmi mette in scena la lotta di un gruppo di "esperti" del paranormale contro gli innumerevoli fantasmi che hanno infestato la casa di Gabbie e di suo figlio; come già accadeva in Ju-On, gli spettri non si limitano a perseguitare le persone nei confini della magione ma si accozzano alle loro vittime, seguendole, anche se queste ultime sono così intelligenti da fuggire, e ciò spiega perché i protagonisti del film non agiscono mossi da dabbenaggine o curiosità ma per mero spirito di autoconservazione che, con l'evoluzione della trama, si trasforma in sincera preoccupazione per i propri compagni. Il "cuore" del film è Ben Matthias, brillante fisico quantistico che, per vicende che verranno spiegate e non vi spoilero, si ritrova a fare da disillusa e misantropa guida turistica a New Orleans (splendida città purtroppo utilizzata solo per dare un vago tocco di colore). Attraverso lui, la pellicola veicola l'immancabile messaggio Disneyano di dialogo e crescita, inserendo all'interno di una trama molto avventurosa e, a modo suo, inquietante, un percorso di formazione capace di rendere quasi tutti i personaggi abbastanza tridimensionali, e non dei meri portatori di skills necessarie per sconfiggere il cattivone finale. In questo senso, il cast all star giova. Tolti Danny DeVito e Jamie Lee Curtis, abbastanza carismatici e amati da permettersi il ruolo di adorabili "strambi" di lusso, LaKeith Stanfield, Rosario Dawson, Owen Wilson e Tiffany Haddish si alternano con elegante equilibrio tra momenti di stupidera assoluta e serietà quasi commovente, palesando quanto si siano divertiti sul set senza mai prendere sottogamba un film che, a livello di profondità di trama, non brilla particolarmente.


E' evidente, infatti, che i realizzatori si siano concentrati principalmente sull'aspetto visivo della pellicola. Non conoscendo il film del 2003 (e non essendo mai stata a Disneyland!) non so quanti dei fantasmi, ambienti e trappole che costellano il film siano frutto della farina del sacco di Justin Simien e della sceneggiatrice Katie Dippold, ormai abbonata alle commedie con fantasmi, ma dal basso della mia ignoranza mi è sembrato sia stato fatto un lavorone. Avrei paura, sinceramente, di guardare un backstage e capire quanto della casa infestata sia effettivamente stato costruito in qualche studio o location da manovalanze esperte e quanto sia stato generato da computer mentre gli attori erano costretti a recitare davanti a un green screen ma, anche così, le scenografie mi sono piaciute moltissimo e lo stesso vale per i costumi non solo indossati dai fantasmi, ma anche per le mise di LaKeith Stanfield, Tiffany Haddish e quel trionfo messo addosso a Jamie Lee Curtis, che mi ha ricordato tantissimo gli abiti dell'adorato Grosso guaio a Chinatown. Mi sono sembrati buoni anche gli effetti speciali. Non ho avvertito il solito "mal di testa da CGI" nemmeno nelle scene in cui è stata utilizzata in modo più invasivo, specie quando si è trattato di rendere, almeno in parte, un'idea di altromondo, e l'unico appunto che faccio all'intera operazione è che manca un po' di coraggio nell'imbroccare scelte di sequenze, montaggio e make-up che siano davvero spaventosi o memorabili, considerato quanto erano terrificanti per noi bambini pellicole come Qualcosa di sinistro sta per accadere, Nel fantastico mondo di Oz, Gremlins o lo stesso Ghostbusters. Anche se molte recensioni lo stroncano e lo additano come prodotto pensato per venire programmato su Disney + , il mio consiglio è quello di andarlo a vedere comunque in sala con figli o nipoti, perché potrebbero divertirsi molto, soprattutto sarebbe carino se fosse la loro prima volta al cinema!  


Di LaKeith Stanfield (Ben Matthias), Rosario Dawson (Gabbie), Owen Wilson (Padre Kent), Danny DeVito (Bruce Davis), Tiffany Haddish (Harriet), Jamie Lee Curtis (Madame Leota), Jared Leto (Crump/Hatbox) e Winona Ryder (non accreditata, interpreta Pat) ho già parlato ai rispettivi link.

Justin Simien è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Dear White People e Bad Hair. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 40 anni.


Il film avrebbe dovuto essere prodotto e diretto da Guillermo del Toro, che alla fine non ha avuto a che fare col progetto, per motivi sconosciuti. Il film è il remake de La casa dei fantasmi con Eddie Murphy (che avrebbe voluto un compenso spropositato per un cameo, quindi è stato estromesso dal film di Simien) che, a dire il vero, non ho mai visto. Se avete curiosità, recuperatelo! ENJOY!

mercoledì 13 dicembre 2017

Fantastic Mr. Fox (2009)

Il Bolluomo voleva vedere un "cartone animato" su Netflix e la scelta è caduta così su Fantastic Mr. Fox, diretto e co-sceneggiato nel 2009 da Wes Anderson partendo dall'omonimo racconto di Roald Dahl (tradotto in Italia con Furbo, il signor Volpe).


Trama: Mr. Fox è una volpe che fa il giornalista ma rimpiange i tempi in cui, assieme alla moglie, passava le notti a rubare pollame. Trasferitosi in una nuova casa, Mr. Fox ricomincia la sua vita di furti, attirando su di sé e sulla sua famiglia le ire di tre allevatori...



Fantastic Mr. Fox era uno dei due film di Wes Anderson che ancora non avevo visto (adesso manca solo Un colpo da dilettanti, l'opera di esordio del regista) e sinceramente non so perché abbia aspettato così tanto prima di guardarlo. L'idea di vedere un autore che adoro impegnato nella non facile realizzazione di un cartone animato in stop motion mi intrigava molto ma sapete bene che la mala distribución dalle mie parti impera e anche per questo nel corso degli anni non sono mai riuscita a recuperare Fantastic Mr. Fox. Peccato, perché il film in questione è davvero un gioiellino, in primis per come è stato girato ma anche per il modo "subdolo" in cui le idiosincrasie tipiche del regista e il suo modo di gestire personaggi al limite del weird sono riusciti ad arricchire e conferire nuovi significati ad una storia semplice come quella scritta da Roald Dahl, dando alla luce un prodotto "adulto", quasi sicuramente molto poco appetibile per un pubblico di giovanissimi (e, visti i risultati in termini di incassi, per il pubblico in generale, ahimé). Lungi dall'essere "semplicemente" la storia della lotta tra una volpe e tre allevatori, il Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson racconta la frustrazione di una creatura abituata ad essere, per l'appunto, "fantastica", adorata e rispettata dall'intero regno animale per la sua furbizia, l'arte affabulatoria, la destrezza e l'agilità, costretta da una promessa fatta quasi in punto di morte ad accontentarsi della normalità di un posto fisso come quello di giornalista e a guardare con nostalgia al passato; come accade spesso nei film del regista, Mr. Fox è un adulto "bambino" e ha un rapporto conflittuale sia con la moglie (pur amandola alla follia) sia con un figlio adolescente che non mantiene alto il buon nome della famiglia in quanto goffo, piccolino e pasticcione. La frustrazione di Mr. Fox si sfoga dapprima nell'acquisto di un'enorme casa, poi nello scontro con i tre allevatori più crudeli della regione, stufi di vedersi rubare letteralmente sotto il naso polli, anatre, tacchini e persino sidro e pronti quindi ad eliminare non solo Mr. Fox ma tutti gli animali del bosco dalla faccia della terra; il Mr. Fox di Anderson è quindi un personaggio "negativo", portato dal suo narcisistico egoismo a mettere in pericolo la sua famiglia e gli amici, mentre la creatura di Roald Dahl era un padre che rubava per consentire ai figli di sopravvivere, non per soddisfare il proprio ego.


Le scelte di sceneggiatura di Anderson, per il quale Dahl è comunque una specie di mitico eroe, non intaccano il senso ultimo del personaggio (alla fine Mr. Fox vuole molto bene al figlio "strano", desidera solo il bene per la sua famiglia ed è disposto persino a sacrificarsi per essa) ma approfondiscono la sua personalità e rendono la storia in generale più movimentata, oltre che incredibilmente ironica. Anche il tema del "diverso", assai caro al regista, viene introdotto con eleganza e collegato alla trama grazie all'esilarante conflitto tra due outsider come Ash, figlio di Mr. Fox, e Kristofferson, nipote da parte di madre; come ho accennato nel paragrafo precedente, Ash è diverso in senso "negativo", disadattato e incapace di portare avanti l'eredità di un padre irraggiungibile, mentre Kristofferson è il tipico personaggio Andersoniano che vive in un mondo tutto suo e si diletta con hobby decisamente peculiari, risultando ovviamente eccelso in ognuno di essi. Partendo dal personaggio di Kristofferson si può cominciare poi a parlare dell'incredibile bellezza visiva e dello stile di Fantastic Mr. Fox, Andersoniano dall'inizio alla fine e maniacale per quel che riguarda i dettagli. In un universo tipicamente saturo dei colori caldi tanto amati dal regista, l'unico diverso è proprio Kristofferson, vestito d'azzurro; rimanendo in tema abiti, Mr. Fox veste un completo assai simile a quelli prediletti da Anderson, non a caso le stoffe per realizzarlo provengono proprio dal sarto del regista; lo stesso Wes Anderson ha voluto che i pupazzini dei singoli personaggi fossero manufatti con pelliccia vera (alla faccia degli animalisti) nonostante l'aspetto arruffato che avrebbero avuto dopo miriadi di maneggiamenti e riposizionamenti, e persino i pochi esseri umani presenti nella pellicola hanno in testa capelli veri raccolti dai dipendenti dello studio d'animazione. Questi sono solo alcuni esempi ma anche senza andare nello specifico si intuisce ad una prima occhiata il lavoro certosino che sta dietro ad ogni singolo fotogramma di Fantastic Mr. Fox, ognuno dei quali meriterebbe di essere incorniciato e appeso, con i pupazzini imprigionati negli splendidi ambienti usciti dritti dritti dal gusto peculiare di Wes Anderson. E lo so che il regista è ormai diventato la parodia di sé stesso, col suo manierismo portato all'eccesso e le messe in scena che più hipster non si può, però io lo adoro così e bramerei tantissimo vivere in un universo fatto ad immagine e somiglianza di ciò che si agita in quello spocchioso ed elitario cervello d'artista, anche a costo di diventare una Bolla-pupazzetto. Ho già detto che aDDoro WES ANDERSON!?


Del regista e co-sceneggiatore Wes Anderson, che in originale doppia la Donnola, ho già parlato QUI. George Clooney (Mr. Fox), Meryl Streep (Mrs. Fox), Jason Schwartzman (Ash), Bill Murray (Badger), Michael Gambon (Franklin Bean), Willem Dafoe (Rat), Owen Wilson (Allenatore Skip), Garth Jennings (il figlio di Bean), Brian Cox (Action 12 Reporter) e Adrien Brody (Topolino) li trovate invece ai rispettivi link.

Eric Chase Anderson è il doppiatore originale di Kristofferson. Fratello minore del regista, ha partecipato a film come Rushmore, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore. Anche regista, ha 45 anni.


Fantastic Mr. Fox ha ottenuto due nomination per gli Academy Award del 2010, una per la Miglior Colonna Sonora Originale e una per il Miglior Film d'Animazione ma entrambi i premi sono andati invece a Up. Lo sceneggiatore Wallace Wolodarsky, voce dell'opossum Kylie, ha partecipato ad altri film di Anderson in veste di attore, come Rushmore, Il treno per il Darjeeling e Grand Budapest Hotel; a doppiare il "cantastorie" Petey c'è invece il frontman dei Pulp, Jarvis Cocker mentre il figlio di Francis Ford Coppola, Roman, presta la voce ad uno degli scoiattoli. Se Fantastic Mr. Fox vi fosse piaciuto recuperate I Tenenbaum, Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore, Rushmore e Coraline e la porta magica. ENJOY!

venerdì 19 febbraio 2016

Zoolander 2 (2016)

So che siamo in tempo di Oscar ma non si può sempre e solo parlare di film seri. Nell'attesa che di andare a vedere quel Deadpool per cui ho già una scimmia mutante nutrita a chimichanga sulla schiena, beccatevi un post su Zoolander 2, diretto e co-sceneggiato da Ben Stiller.


Trama: sono passati quindici anni dall'ultimo film e Derek Zoolander è diventato un eremita a seguito di terribili eventi che hanno coinvolto sua moglie, suo figlio e persino il biondo Hansel. I due ex modelli vengono però richiamati sulle passerelle e si ritrovano coinvolti in un complotto legato alla morte di alcune popstar...


Iniziamo il post con una premessa MOLTO importante: se non vi è piaciuto Zoolander, se non amate questo genere di film supercazzola, se non tollerate la comicità assolutamente demenziale e/o priva di qualsivoglia satira, critica, riflessione, smettete pure di leggere, tanto nulla di ciò che scriverò potrà convincervi ad andare a vedere Zoolander 2. Che, per inciso, mi è piaciuto molto, nei limiti della belinata che è, ovviamente, e forse soprattutto perché sono una di quelle persone che non ha elevato il primo film a cult della vita. Al grido di "squadra che vince non si cambia!" e addirittura "sceneggiatura che vince non si cambia!" Ben Stiller si è limitato a prendere personaggi e situazioni di Zoolander, immaginare come gli stessi sarebbero cambiati dopo una decina di anni, trascinarli all'interno di un mondo della moda che, complici anche le nuove tecnologie, si rinnova completamente nel giro di mezza stagione (tanto che quello che era cool la settimana prima, dopo sette giorni è già demodé) ed esasperare al limite estremo le gag più riuscite del capostipite. Stop. Zoolander 2 è praticamente Zoolander all'ennesima potenza, niente di più e niente di meno, un'ininterrotta serie di momenti WTF affidati quasi interamente alla natura clueless dei "bellissimi" Derek e Hansel, con qualche stoccata all'acqua di rose al jet set internazionale (diciamo che in questo senso a Stiller e Theroux è piaciuto vincere molto facile, come dimostra l'iniziale comparsata di Justin Bieber) e una sottotrama da film action che è un mero pretesto narrativo per appoggiare le suddette gag a qualcosa di tangibile, onde evitare che gli spettatori si perdano nel marasma di espressioni "belle belle in modo assurdo" del protagonista.


Non vi sto ovviamente ad anticipare NULLA di quei cinque o sei momenti genuinamente esilaranti presenti nel film, meriterei di venire arrestata dalla divisione Fashion dell'FBI se lo facessi. Posso solo dire che Zoolander 2 sfrutta forse più che nel primo capitolo le comparsate dei VIP che si sono prestati al gioco (Pénelope Cruz compare persino nella locandina ma il vincitore assoluto di TUTTO - e non a caso - è un favoloso Benedict Cumberbatch) e anche il tempo che ormai si riflette in maniera abbastanza impietosa sui volti dei due protagonisti Stiller e Wilson è una componente fondamentale della trama. L'ambientazione italiana, o per meglio dire romana, ricatapulta lo spettatore all'interno di una Dolce Vita, più che di una Grande Bellezza, quasi d'antan e l'omaggio a vecchi film come Vacanze Romane è palese, così come sono palesi i rimandi non solo a 007 ma anche e soprattutto a Guerre stellari ed Austin Powers, celebrato in una sfacciatissima scena di bacio slinguazzato. Quel che manca a Zoolander 2 (anche se il mio ragazzo non è proprio d'accordo) è però quell'elemento un po' "froSCio" che era parte integrante del primo film, quel modo tutto particolare di mescolare immagini da videoclip ad una colonna sonora molto azzeccata; sì, qualche timido tentativo lo troviamo anche qui (il finto spot con Naomi Campbell è geniale quanto il destino finale di Mugatu) ma si tratta soprattutto di rimandi al vecchio Zoolander e lasciano un po' il tempo che trovano. Per finire, vi consiglio di non andare a vedere Zoolander 2 al cinema e di recuperarlo in lingua originale: tolta la voce di Pino Insegno, al quale voglio sempre molto bene, l'adattamento italiano sfiora l'imbarazzante. Mi rendo conto di quanto sia difficile rendere un modo di parlare probabilmente astruso come quello del personaggio Don Atari nella nostra lingua ma infilarci uno "stica" ogni due per tre non mi è parso il modo migliore e lo stesso vale per l'imbarazzante "figoso" messo in bocca a Zoolander, che mi ha causato la stessa pelle d'oca di quando Fabio Volo dice "cioé...ficofico" in Kung Fu Panda. Orrore vero, altro che "bello bello in modo assurdo"!


Del regista e co-sceneggiatore Ben Stiller, che interpreta ovviamente anche Derek Zoolander, ho già parlato QUI. Penélope Cruz (Valentina), Christine Taylor (Matilda Jeffries), Kristen Wiig (Alexanya Atoz), Benedict Cumberbatch (Tutto), Justin Theroux (è il co-sceneggiatore della pellicola ma anche il DJ malvagio), Milla Jovovich (Katinka), Will Ferrell (Mugatu), Owen Wilson (Hansel), Jerry Stiller (Maury Ballstein) e John Malkovich (Skip Taylor) li trovate invece ai rispettivi link.


Tra i VIP che compaiono nel ruolo di se stessi segnalo la futura Betsy Braddock Olivia Munn, Susan Sarandon, l'immancabile Billy Zane, Justin Bieber, Demi Lovato, Katy Perry, Kiefer Sutherland, Anna Wintour, Lenny Kravitz, Naomi Campbell, Sting, Kate Moss, Susan Boyle, Tommy Hilfiger, Valentino, M.C. Hammer, Mark Jacobs e Skrillex (solo per citare quelli che ho riconosciuto) mentre in piccoli ruoli compaiono anche la modella rumena Madalina Diana Ghenea e il cantante Mika. Ovviamente, detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate il primo Zoolander, ENJOY!

domenica 14 febbraio 2016

Zoolander (2001)

Siccome questa settimana è uscito il sequel, ho deciso di recuperare Zoolander, diretto nel 2001 dal regista Ben Stiller.


Trama: Derek Zoolander è un modello ormai in declino e un gruppo di non meglio identificati "pezzi grossi della moda" decidono di fargli il lavaggio del cervello e sfruttarlo per uccidere il primo ministro della Malesia...



All'epoca dell'uscita di Zoolander lo avevo un po' snobbato, vuoi perché ero nella fase "aulica" della mia cinefilia, vuoi perché il genere comico-demenziale non mi ha mai fatta impazzire. Negli anni (ne sono già passati ben 15!) non sono mai riuscita a guardare Zoolander per intero, sempre e solo qualche esilarante spezzone con l'aggiunta di battute ripetute tra amici e colleghi oppure ragguardevoli foto scovate su internet: effettivamente, credo non esista NESSUNO che non abbia incontrato almeno una volta l'Espressione Magnum scorrendo le bacheche Facebook degli amici. Quindi, è stato solo qualche giorno fa che mi è capitato di guardare consapevolmente Zoolander, dall'inizio alla fine e, pur non essendone rimasta entusiasta quanto mi sarei aspettata, devo ammettere di essermi fatta parecchie, grasse risate. La storia segue un canovaccio assai simile a quello di un cult come The Anchorman e di altri film interpretati da Will Ferrell (non a caso, presente anche in questa pellicola); la trama di Zoolander racconta infatti le peripezie di un divo ormai in declino, in questo caso un modello, ovviamente vanesio e decerebrato, che si ritrova a dover affrontare una situazione potenzialmente pericolosissima senza fondamentalmente capire una mazza di quello che sta accadendo. Zoolander segue lo schema di altri film simili anche nell'affiancare al protagonista almeno un personaggio dal Q.I. normale (qui c'è la giornalista del Times Matilda Jeffries, nonché moglie di Ben Stiller nella realtà) e altre "spalle" più o meno decerebrate come lui; essendo il film ambientato, in questo caso, all'interno del mondo della moda, una simile condizione viene soddisfatta facilmente ed ecco che Zoolander si ritrova affiancato dallo svanito amico/rivale Hansel, dai favolosi coinquilini Rufus, Brint e Meekus (troppo poco, ahimé), dalla tristissima famiglia di minatori e ovviamente dal "cattivissimo" Mugatu, che gli ruba la scena spesso e volentieri. La critica ad un mondo fatto di apparenza e vanità è corrosiva ma anche troppo didascalica e compiaciuta per credere che davvero quello della moda sia un universo detestato da Stiller, piuttosto si ha l'impressione che l'attore volesse "vincere facile" e, soprattutto, divertirsi ricamando sull'improvvisa fama di un personaggio inventato da lui e Drake Sather per un paio di speciali televisivi della VH1.


Detto questo, Stiller è semplicemente esilarante nei panni di Derek Zoolander, non tanto per la natura assolutamente clueless del personaggio quanto proprio per l'espressività dell'attore, con la sua duckface unita a due occhioni azzurri e spalancati (l'espressione Blue Steel, attenzione!!) e l'atavica incapacità di "girare a sinistra". A dargli manforte c'è un cast di attori e guest star che farebbe impallidire produzioni ben più blasonate. Agli amici di sempre Owen Wilson (perfetto nel ruolo del biondo Hansel), Vince Vaughn (è irriconoscibile ma è uno dei fratelli di Zoolander) e Will Ferrell (il migliore, Mugatu e i suoi vezzi da primadonna fanno piegare in due dalle risate) si aggiungono infatti attoroni del calibro di Milla Jovovich e Jon Voight ma, in generale, ogni scena del film conta l'apparizione di perlomeno UN personaggio famoso nei panni di se stesso, "gente" come David Bowie o Billy Zane pronta a prendersi in giro e a dare un'immagine assolutamente surreale del proprio modo di vivere, oppure VIP che si "limitano" semplicemente a metterci la faccia, anche non accreditati. I vivacissimi e abbondanti costumi giocano una parte importantissima nella riuscita del film, anche perché trucco e parrucco di Zoolander, Hansel, Mugatu e compagnia sono talmente improbabili e allo stesso tempo, ahimé, assurdamente plausibili che sarebbe impensabile fare senza, in una parodia del mondo della moda, ma anche la colonna sonora non è da sottovalutare: il mood della pellicola è interamente all'insegna di melodie festaiole e un po' gaye anni '80/'90 e azzardati remix che toccano pezzacci quali la fondamentale Relax, Let's Dance, Wake me Up Before You Go-Go, Call Me e molte altre hit piacione. Visto Zoolander, sono davvero curiosa di capire cosa potrebbe raccontare ancora il seguito e, onestamente, temo molto la fregnaccia fuori tempo massimo ma devo anche ammettere che l'Espressione Magnum mi ha conquistata... quindi spero in un'espressione ancora più bella, bella, bella in modo assurdo.


Di Ben Stiller, regista, co-sceneggiatore e volto di Derek Zoolander, ho già parlato QUI. Owen Wilson (Hansel), Will Ferrell (Mugatu), Milla Jovovich (Katinka), Alexander Skarsgård (Meekus), James Marsden (John Wilkes Booth) e Vince Vaughn (Luke Zoolander) li trovate invece ai rispettivi link.

Christine Taylor interpreta Matilda Jeffries. Americana, moglie di Ben Stiller, ha partecipato a film come Giovani streghe, Palle al balzo - Dodgeball, Tropic Thunder e a serie come Dallas, Bayside School, Blossom, Ellen, Friends, My Name is Earl e Hannah Montana; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie American Dad! e Phineas e Ferb. Ha 45 anni e un film in uscita.


Jerry Stiller (vero nome Gerald Isaac Stiller) interpreta Maury Ballstein. Americano, padre di Ben Stiller,  ha partecipato a film come Airport 75, Su e giù per i Caraibi, Grasso è bello, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Hairspray: Grasso è bello e a serie come Love Boat, La signora in giallo, L'ispettore Tibbs, Hercules e Sex and the City. Anche produttore e regista, ha 89 anni e un film in uscita.


David Duchovny interpreta J.P. Prewitt. Indimenticabile agente Fox Mulder della serie X-Files, lo ricordo anche per film come Una donna in carriera, ... non dite a mamma che la babysitter è morta!, Beethoven, Charlot - Chaplin, Kalifornia, X-Files - Il film, Evolution e X-Files: Voglio crederci; inoltre, ha partecipato ad altre serie come I segreti di Twin Peaks, Millenium, Sex and the City, Californication e lavorato come doppiatore in uno storico episodio de I Simpson. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni.


Jon Voight (vero nome Jonathan Vincent Voight) interpreta Larry Zoolander. Americano, lo ricordo per film come Un uomo da marciapiede, Un tranquillo weekend di paura, Tornando a casa (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Heat - La sfida, Anaconda, L'uomo della pioggia, Nemico pubblico e Il mistero dei templari; inoltre, ha partecipato a serie come 24. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 78 anni e quattro film in uscita tra cui Animali fantastici e dove trovarli.



Tra le celebrità che sono riuscita a vedere e soprattutto riconoscere (tolti ovviamente i mitici David Bowie e Billy Zane, graziati da due comparsate un po' più lunghe e significative!) segnalo Donald Trump, Christian Slater, Cuba Gooding Jr., Natalie Portman, Fabio, Lenny Kravitz, Gwen Stefani, Paris Hilton, Fred Durst, Winona Ryder e Donatella Versace mentre Andy Dick è irriconoscibile nei panni della massaggiatrice Olga, piccolo cammeo che si è ritagliato per non aver potuto accettare il ruolo di Mugatu. Inoltre, assieme al padre e alla moglie di Ben Stiller ci sono anche la madre Anne Meara (la donna che colpisce Mugatu con un uovo), la sorella Amy Stiller (una degli amici nel loft di Hansel) e il fratellastro Mitch Winston (il regista di una pubblicità). Probabilmente furioso per non essere stato infilato nel novero delle guest star, quella pazza di Bret Easton Ellis ha invece deciso di citare in giudizio Stiller e compagnia perché la trama di Zoolander sarebbe molto simile a quella del suo romanzo Glamorama; la contesa è stata risolta fuori dai tribunali ed è morta lì, probabilmente con l'aiuto di una vagonata di dollari. Bah. Detto questo, se Zoolander vi fosse piaciuto andate a vedere il secondo capitolo e aggiungete Palle al balzo - Dodgeball, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby e Starsky & Hutch. ENJOY!

mercoledì 11 marzo 2015

Vizio di forma (2014)

L'ho rimandato di un paio di settimane, vuoi perché ero sempre stanchissima e il film dura due ore e mezza, vuoi perché a Savona non era uscito, ma in questi giorni ho finalmente visto Vizio di Forma (Inherent Vice), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Paul Thomas Anderson partendo dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon.


Trama: l'investigatore privato Doc (un "hippie" perennemente in botta) si ritrova a dover indagare sulla scomparsa dell'ultimo, facoltoso amante dell'ex fidanzata Sashta, che a sua volta diventa irrintracciabile. A questo caso già intricato si aggiungono altri delitti e misteri...

Dopo mezz'ora avevo la stessa faccia di Bigfoot
Ho rotto così tanto le palle con questo Vizio di forma, piangendo con amici, parenti e lettori per il fatto che a Savona non l'avevano proiettato, che adesso ho vergogna a dire che la visione dell'ultimo film di Paul Thomas Anderson è stata un parto plurigemellare senza anestesia. Ho iniziato a guardarlo alle 21, sul letto, alle 21.10 ero già nel mondo dei sogni e ho dovuto ricominciare la visione, stavolta sulla "sedia scomoda", per poter arrivare fino alla fine (e a metà film ho dovuto comunque andare a farmi un giro, ché la confusione e la noia stavano per vincere anche sulla scomodità!) di questa interminabile storia di sballoni e criminali, fidanzate lontane ma mai dimenticate e sbirri in odore di gayezza, dentisti pervertiti e sette di santoni. Vizio di forma mi ha fatto capire che io queste storie con settecento personaggi, ognuno importantissimo ai fini della trama (ai quali si deve aggiungere un altro centinaio di persone soltanto nominate ma altrettanto importanti) non le reggo, dovrei fare come quei romanzieri dell'800 che usavano dei pupazzetti per ricordare i nomi oppure costruire schemi e sistemi nel corso della visione perché dopo dieci minuti comincio a perdermi pezzi di storia e non so più chi è chi e perché fa cosa. Oppure, semplicemente, dovrei leggere il libro di Pynchon e POI riguardare Vizio di forma, magari doppiato in italiano, perché quei dialoghi interminabili, gergali e ricchi di riferimenti a fatti e persone hanno rischiato di mandarmi fuori di testa tanto quanto l'incommensurabile ODIO per il personaggio di Sashta, la tipica decerebrata che più fa casino, più è molla e più adduce giustificazioni idiote ai suoi comportamenti da stronza, più gli uomini beoti le cadono ai piedi. Altro che Vizio di forma, 'sta tizia è un gatto appeso ai marroni e povero Doc col cervello imbottito di droghe che non riesce a dimenticarla! No, davvero, alla terza recensione tiepida e scoglionata di film simili (vedi anche The Counselor e La talpa) ho capito che pellicole come Vizio di forma non fanno per me, non importa quanto siano blasonate.

Dopo un'ora avevo la stessa faccia di Japonica
Poi se volete che dica che Paul Thomas Anderson è bravissimo con la macchina da presa, è un mago nei campi lunghi che svelano dettagli apparentemente insignificanti ma in realtà fondamentali, riesce a creare similitudini tra due personaggi (Doc e Bigfoot) che dovrebbero essere diversissimi tra loro girando sequenze speculari che li vedono protagonisti, gioca con la luce e con lo spettatore, omaggia persino Leonardo Da Vinci e la sua Ultima cena e millemila altre cose che non fanno che confermare la sua grandezza va bene, ve lo dico: Vizio di forma è una gioia per gli occhi e io sono una capra incapace di godere anche di ciò che la pellicola racconta. Se volete vi dico anche che Joaquin Phoenix è perfetto per il ruolo del detective sballone che si lascia scivolare addosso l'esistenza salvo profondersi in inaspettati slanci di coraggio o arguzia e posso anche aggiungere che il cast di supporto ha rischiato di commuovermi. Josh Brolin ha praticamente la parte del testardo e ridicolo "uomo tutto d'un pezzo" Bigfoot cucita addosso, Benicio del Toro e Martin Short compaiono poco ma sono, a modo loro, indimenticabili, Owen Wilson è stranamente defilato ma bravissimo, persino Eric Roberts è riuscito a riscattarsi da rumenta come The Cloth con uno schioccare di dita e potrei andare avanti così per ore, magnificando anche i costumi, le incredibili scenografie, la colonna sonora, la simpatica voce fuori campo... insomma, tutto. Tutto tranne quel maledetto gap che ho avvertito tra la bellezza formale e la storia narrata, quel "qualcosa" di ridondante e complicato che mi ha impedito di appassionarmi alle vicende di Doc e mi ha spinta a pregare per dei tagli, per una riduzione della durata da due ore e mezza a due ore o anche meno. Prometto che tra qualche anno riguarderò Vizio di forma, ovviamente dopo aver letto il libro e con un taccuino di appunti in mano. Giuro che mi rimangerò tutto, cancellerò il post e lo riscriverò. Ma ora, come dice Pappalardo, lasciatemi sfogare: Paolo Tommaso Figlio d'Andrea, che bel film ma che due marroni!!!

La bellezza.
Del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ho già parlato qui. Joaquin Phoenix (Larry "Doc" Sportello), Josh Brolin (Christian F. "Bigfoot" Bjornsen), Eric Roberts (Michael Z. Wolfmann), Maya Rudolph (Petunia Leeway), Benicio Del Toro (Sauncho Smilax), Jena Malone (Hope Arlingen), Owen Wilson (Coy Arlingen), Reese Witherspoon (Penny Kimball), Martin Short (Dr. Rudy Blatnoyd) e Martin Donovan (Crocker Fenway) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Kenneth Williams interpreta Tariq Khalil. Americano, ha partecipato a film come Al di là della vita, L'incredibile Hulk, 12 anni schiavo, Anarchia - La notte del giudizio e a serie come I Soprano, Alias, CSI:NY, CSI - Scena del crimine e Broadwalk Empire. Anche produttore, ha  48 anni e quattro film in uscita.


Christopher Allen Nelson, che "interpreta" il cadaverico Glenn Charlock, era lo sposo in Kill Bill Vol. 1 e 2. Parliamo come al solito di chi non ce l'ha fatta ora, cosa che mi spezza particolarmente il cuore perché se Paul Thomas Anderson non avesse voluto a tutti i costi tornare a lavorare con Phoenix il ruolo di Doc sarebbe andato a Robert Downey Jr. Dio, quanto avrei voluto rivederlo nei panni di uno sballone!! Per quel che riguarda la varia umanità femminile che popola il film invece, Charlize Theron era stata presa in considerazione per il ruolo di Shasta. Detto questo, se Vizio di forma vi fosse piaciuto, recuperate Il grande Lebowski e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare. ENJOY!

sabato 21 settembre 2013

Bill Murray Day: I Tenenbaum (2001)

Oggi è il giorno glorioso in cui si festeggia un mito della mia infanzia. Ma che dico, mito? Ammettiamolo, qui si parla tranquillamente di primo amore, dell’uomo più bello del mondo per una bimba di 8/9 anni, di un acchiappafantasmi che riusciva a conquistare la bella Dana con battute pronte e tanta faccia tosta. Sto ovviamente parlando di William James Murray, per gli amici Bill Murray, che oggi compie 63 anni e viene giustamente festeggiato dal solito gruppo di folli blogger. La scelta del film per il Bill Murray Day è caduta così su I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums), co-sceneggiato e diretto dal geniale Wes Anderson nel 2001.


Trama: i Tenenbaum sono una benestante famiglia di disadattati dove sono cresciuti tre ex-bambini prodigio. Quando il padre, Royal, annuncia di avere una malattia terminale, i membri della famiglia, pur se riluttanti, sono costretti a riunirsi…


Ormai erano passati più di dieci anni da quando avevo visto I Tenenbaum e, francamente, credo non lo avrei scelto per il Bill Murray Day se avessi ricordato che il festeggiato, povirazzo, si vede davvero poco. Nonostante questo, come al solito, il nostro spicca anche in mezzo ai geniali freaks che popolano i film di Anderson (giovane regista che lo ha eletto, per fortuna di tutti gli spettatori e fan, ad attore feticcio), e ci riesce in virtù di quella faccetta un po’ così, quell’espressione tipica dell’uomo sconfitto dalla vita ma, allo stesso tempo, talmente stralunato ed immerso nell’ennui che forse, di quello che gli accade, gli importa meno di zero. Ne I Tenenbaum Bill interpreta Raleigh St. Clair, marito “anziano” della bella e depressa Margot Tenenbaum nonché scrittore e studioso di disturbi comportamentali. Nella fattispecie, il nostro trascura palesemente la moglie (della quale è comunque innamorato) perché totalmente preso dalle stranezze di un ragazzetto daltonico, chiuso in un mondo tutto suo e dotato di un udito quasi sovraumano. Vederlo affrontare lo studio di questo mostriciattolo con piglio accademico e distaccato, lo stesso che riserva comunque ai propri problemi coniugali (Margot non lo ama, lo tradisce e fondamentalmente è una zoccola della peggior specie ma lui ci rimane male perché in anni di matrimonio non si era mai accorto che la donna fumava), risulta tragicomico e quasi disturbante, come d'altronde tutto il resto della pellicola e dei personaggi che descrive.


I Tenenbaum infatti, oltre a contenere un abbozzo di quello che poi verrà sviluppato nel delizioso Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore (vedi appunto la fuga dei due ragazzini raccontata all’inizio), è forse il film di Anderson dove lo spettatore riesce maggiormente ad empatizzare per gli strani protagonisti e a provare pena per il triste destino che si sono creati con le loro mani. Il mondo della famiglia Tenenbaum è un universo a sé stante che cozza costantemente contro la realtà che circonda i membri della "tribù"; la gente che guarda da fuori la loro vita vede o un branco di pazzoidi da evitare/ incanalare in binari più comprensibili oppure degli eccentrici ricconi da invidiare e solo il personaggio interpretato da Danny Glover cerca, per amore, di comprendere ed accettare tutti i problemi, le stranezze e le fisime dei Tenenbaum e dei loro amici più stretti. Privati delle loro eccentricità, i membri della famiglia del titolo non sono altro che persone disilluse, egoiste, tristi e disagiate, un'accozzaglia di individui incapaci di parlarsi o di capirsi che, paradossalmente, incominceranno il cammino verso la "normalità" proprio a partire da una tragedia... o presunta tale. Al di là della storia, comunque gradevolissima e persino nominata all'Oscar per la miglior sceneggiatura, è però lo stile di Anderson ad essere meraviglioso ed inconfondibile: la storia viene suddivisa in capitoli come se fosse un libro e ognuno di essi è introdotto dal suo corrispettivo cartaceo, ogni personaggio, soprattutto i tre figli, indossano delle mise che riescono sia a caratterizzarli che ad essere stilosissime, il regista introduce qua e là dei tocchi surreali e ipnotizza lo spettatore con una colonna sonora strepitosa e gli attori assecondano in modo perfetto (soprattutto Gene Hackman e Ben Stiller) l'atmosfera vintage e nevrotica della pellicola. In due parole, un capolavoro e un'altra prestigiosa tacca nella filmografia del festeggiato... che è spesso stato ospite graditissimo del Bollalmanacco!


Ghostbusters - Acchiappafantasmi (1984), per la prima volta nei panni di Peter Wenkman, ideale capo carismatico (e cialtrone) del folle gruppetto di acchiappafantasmi!

La piccola bottega degli orrori (1986): sotto le grinfie di un ispirato Steve Martin nei panni del dentista sadico arriva nientemeno che un paziente masochista!!

Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II (1989) il ritorno di Peter Wenkman, sempre più affascinante!

Ed Wood (1994) dove Murray interpreta un gaYo collaboratore del regista peggiore del mondo.

Benvenuti a Zombieland (2009): meritato cameo nei panni di se stesso, anche se c'è gente che ANCORA non conosce Bill Murray!!

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (2012) dove interpreta un marito e padre ormai sconfitto dalla vita e dalla noia...

A Royal Weekend (2012) dove interpreta nientemeno che Roosevelt, in una performance forse un po' sottotono ma comunque sempre valida!

Ed ecco ora l'elenco degli altri blogger che festeggiano oggi il Bill Murray Day:

Cooking Movies
Director's Cult
Ho voglia di cinema
In Central Perk
Montecristo
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny 2.0
White Russian

Se vuoi condividere l'articolo