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martedì 21 novembre 2023

Suitable Flesh (2023)

Un altro horror che puntavo da un po' era Suitable Flesh, diretto dal regista Joe Lynch e liberamente tratto dal racconto La cosa sulla soglia di H.P. Lovecraft.



Trama: La psichiatra Elizabeth Derby si ritrova la vita sconvolta dopo che uno dei suoi pazienti, Asa, le confessa di essere vittima di uno scambio di corpi...


Nonostante mi piaccia molto l'horror, non sono esperta né di Stuart Gordon né di H.P. Lovecraft, di cui ho colpevolmente letto poco. Arrivavo quindi abbastanza "vergine" all'appuntamento con Suitable Flesh ed è stato solo verso metà che ho ricordato tutte le suggestioni inserite da Alan Moore in quel capolavoro di Neonomicon e capito dove avevo già sentito prima questa storia. Tratto dal racconto La cosa sulla soglia di H.P. Lovecraft e sceneggiato dal collaboratore storico di Stuart Gordon, Dennis Paoli, Suitable Flesh è la cosa più anni '80/'90 che vedrete quest'anno, e non perché cavalca la moda della riproposizione storica a tutti i costi (il che ormai, almeno a me, ha rotto le scatole) ma perché sembra realizzato con la stessa, spregiudicata "amoralità" dell'epoca. Di fatto, il film è ambientato ai giorni nostri, e i cellulari ricoprono una parte fondamentale della trama, ma entra a gamba tesa nel puritanesimo degli horror odierni puntando moltissimo sulla carne idonea del titolo originale, che viene mostrata parecchio. D'altronde, perché non dovrebbe essere così? Si parla di scambio di corpi, di una creatura immorale oltre che immortale, la quale cambia pelle come le pare e senza curarsi troppo delle anime che deve scacciare per riuscirci, una creatura ben consapevole di come dare e ricevere piacere e sempre aperta a nuove esperienze. Immaginate quindi la povera Dottoressa Derby, irreprensibile quasi cinquantenne con marito sexy ma moscino a carico, quando un giorno si ritrova in studio un ragazzetto che, dopo un primo impatto di disperazione e fragilità a mille, diventa all'improvviso uno sfrontato stronzetto pronto ad infilarsi di prepotenza nelle fantasie sessuali (e non solo) della bionda sciura, magari sfruttando un po' di suggestioni ipnotiche o malie sconosciute; in un istante la dottoressa non riesce più a togliersi Asa dalla testa ma, purtroppo per lei, la promessa di un piacere extraconiugale diventa un incubo con vista su orrori cosmici al di là della comprensione umana e sulla totale perdita di sé stessa, una corsa senza freni verso la distruzione di razionalità e realtà. E' molto interessante come la "debolezza" di Elizabeth non venga mai giudicata o strumentalizzata, anzi, Paoli riesce a veicolare non solo l'immagine di una donna forte e sicura, ma anche di una persona buona che non esiterebbe a sacrificarsi per difendere i suoi affetti più cari dall'orrore che è arrivato ad inghiottire la sua vita prima per caso e poi per capriccio, e ciò rende la sceneggiatura ancora più efficace perché lo spettatore riesce a provare sincera empatia verso la protagonista.


C'è da dire che Heather Graham è perfetta per il ruolo. All'età di 53 anni la sua bellezza delicata e botticelliana non è minimamente sfiorita e quella scintilla di sensuale malizia che l'ha sempre animata, rendendola un emblema di perfetto dualismo, è forte come un tempo, il che fa di lei la candidata ideale per un ruolo in cui menti e corpi si scambiano senza soluzione di continuità. A un certo punto, poi, si fa più preponderante la presenza di Barbara Crampton, l'altra che ha firmato un patto col Diavolo, e il film diventa ancora più divertente ed angosciante da seguire, con una "guerra tra bionde" che rischia di fare la felicità di tantissimi appassionati. Aggiungo che Suitable Flesh non è solo sesso e bionde in pericolo, ma ci sono parecchi momenti gore in cui l'orrore cosmico diventa carne difficile da liquidare con un confinamento tra quattro mura imbottite, e Lynch si diverte parecchio a giocare con punti di vista inusuali che compensano quella che, almeno per me, è un'aura un po' posticcia di nostalgia artigianale: purtroppo, Stuart Gordon non è più tra noi ed imitarne lo stile dà vita a sequenze che ho trovato un po' squallidine, il che è l'unico vero difetto che imputo a Suitable Flesh. Per il resto mi sono molto divertita e, da donna, faccio tantissimi complimenti a Judah Lewis, che nel giro di sei anni è passato dall'avere il musetto da bimbo tenerino ai tratti somatici da stallonetto che prenderebbe la babysitter Samara Weaving e le farebbe vedere i sorci verdi. Come crescono 'sti ragazzini, signora mia! O forse invecchiamo tutte tranne la Graham e la Crampton?  


Del regista Joe Lynch ho già parlato QUI. Heather Graham (Dr. Elizabeth Derby), Barbara Crampton (Dr. Daniella Upton), Judah Lewis (Asa Waite) e Bruce Davison (Ephraim Waite) li trovate invece ai rispettivi link.
 

venerdì 7 luglio 2023

Insidious: L'ultima chiave (2018)

Ce l'ho fatta! Grazie a una serie di miracolosi squarci di tempo libero ho concluso il recupero degli Insidious con Insidious: L'ultima chiave (Insidious: The Last Key), diretto nel 2018 dal regista Adam Robitel.


Trama: Elise riceve una telefonata che la costringe a tornare nella casa dov'è cresciuta e a rivangare terribili ricordi d'infanzia...


Con Insidious: L'ultima chiave si conclude, almeno fino all'uscita al cinema di Insidious: La porta rossa, la mia avventura con la saga creata da Wan e Whannell nel 2010. Giusto in tempo per evitare la noia, anche se questo quarto capitolo è stato il più fiacco, almeno per me. La prima parte, in realtà, è una delle più interessanti: la sceneggiatura fa un ulteriore passo indietro e ci mostra come viveva Elise da bambina, già fiaccata dal suo "dono" di sensitiva al punto da trovarsi in un costante stato di terrore, alimentato non solo dalla vicinanza con una prigione dotata di braccio della morte ma anche dalla presenza di un padre padrone deciso a liberare Elise dalle sue doti a son di vergate e violenze. La protagonista, assieme agli ormai inseparabili Specs e Tucker, viene richiamata dall'attuale proprietario nella casa da cui era fuggita da bambina, tuttora teatro di terrificanti fenomeni paranormali, e da lì la vicenda si dipana intrecciando presente e passato, famiglie naturali e nuclei costruiti nel tempo, vecchi e nuovi nemici. Dopo un inizio scoppiettante (e nonostante un paio di plot twist abbastanza sconvolgenti ma gettati in pasto al pubblico come se fossero delle note a margine) il film si ammoscia su sentieri già ampiamente battuti, tentando di ampliare ulteriormente la mitologia di Insidious attraverso uno stillicidio di rimandi che prova disperatamente a mantenere desta l'attenzione dello spettatore, il quale però ha già ottenuto tutte le informazioni necessarie nei primi due capitoli. Lo stesso tentativo di approfondire maggiormente il passato di Elise si rivela un'arma difficile da gestire, in quanto i suoi familiari, soprattutto nel presente, sono abbozzati in maniera talmente superficiale che anche la sua eventuale erede rimane davvero poco impressa.


Poca gioia anche dal reparto mostri. Il cosiddetto "Facciadichiave", incarnato dal solito Javier Botet, è affascinante sulla carta ma ben poco interessante non solo a livello visivo ma anche concettuale: questo mostro possiede dieci chiavi (una per ogni dito) e ne usa solo un paio, mentre invece sarebbe stata una mossa furba renderlo il fulcro di tutta la saga, soprattutto vista la volontà di sfruttare il potere di Elise per "aprire tutte le porte", ma, di fatto, si limita a collezionare vittime e farsi sconfiggere nel modo più moscio possibile. Soprattutto, quello che ho pensato guardando Insidious: L'ultima chiave è che i vari aspetti che solitamente compongono un film qui non si siano amalgamati bene. La recitazione di Lin Shaye, per esempio, è validissima e lei è carismatica come sempre, ma Specs e Tucker sono un comic relief al limite del cringe (la love story inserita a un certo punto, poi, sembra tirata via di peso da un altro film); la regia di Robitel non è male ma la fotografia è abbastanza squallida e il montaggio è poco dinamico, il che concorre a rendere il film soporifero; c'è un solo jump scare davvero inaspettato e furbo, nel momento in cui Elise entra nel tunnel, il resto dei momenti spaventosi funziona male e mi ha portata a rimpiangere la paraculaggine di Whannell, che invece infilava una scorrettezza ogni cinque secondi. In definitiva, il cerchio si è chiuso, imitando alla perfezione l'andamento della saga: ho cominciato annoiandomi col primo capitolo, ho finito annoiandomi con quello che, fino al 2018, doveva essere l'ultimo, così come tutto inizia e finisce in casa Lambert. Adesso esce il quinto, chissà cosa avrà tirato fuori dal cilindro Whannell e, soprattutto, come se la caverà Patrick Wilson dietro la macchina da presa!


Del regista Adam Robitel ho già parlato QUILin Shaye (Elise Rainier), Leigh Whannell (anche sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Spencer Locke (Melissa Rainier), Josh Stewart (Gerald Rainier), Bruce Davison ( Christian Rainier), Javier Botet (Keyface), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Patrick Wilson (Josh Lambert), Stefanie Scott (Quinn Brenner) e Barbara Hershey (Lorraine Lambert) li trovate ai rispettivi link.


Credo che Insidious: L'ultima chiave possa essere visto come film a se stante ma ovviamente, per completezza, il mio consiglio è quello di recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious 3 - L'inizio (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma). ENJOY!

martedì 19 aprile 2022

L' allievo (1998)

Ultimamente ho deciso di riguardare L'allievo (Apt Pupil), diretto nel 1998 dal regista Bryan Singer e tratto dal racconto omonimo di Stephen King, contenuto nella raccolta Stagioni diverse. Con l'occasione mi faccio gli auguri ché oggi ridivento vecchia e quale modo migliore per festeggiare se non parlando del mio amore Stephen? 19, ka- tet...


Trama: all'ultimo anno di liceo, Todd Bowden scopre che l'anziano Kurt Dussander è un nazista che vive negli USA sotto falso nome e lo costringe a raccontargli gli orrori dei campi di concentramento, rimanendone influenzato...


Il primo giorno di lockdown, parliamo quindi di due anni fa, ho deciso di rileggere i libri di King in ordine cronologico. Ovviamente, tra nuove uscite che interrompono il percorso e il poco tempo a disposizione, non sono arrivata neppure ancora a metà, e in questo periodo sto leggendo Stagioni diverse. Siccome conosco a menadito sia Stand by Me che, soprattutto, Le ali della libertà, arrivata alla fine de L'allievo mi sono ricordata di avere visto il film soltanto una volta e mi è venuta la curiosità di riguardarlo. Non vorrei dire una bestialità, ma credo che all'epoca del passaggio televisivo de L'allievo non avessi ancora letto il racconto da cui è stato tratto e non mi sembra neppure che la pellicola di Singer mi avesse colpita in qualche modo; rivista oggi, continua in effetti a non suscitare in me chissà quale entusiasmo, ma di sicuro è una rilettura onesta di un racconto non facile, interpretata da due ottimi attori, ed è una spanna sopra rispetto al 90% delle scarsissime versioni cinematografiche delle opere kinghiane. Ho parlato di racconto non facile. Per una volta, posso sfoggiare un po' di conoscenza, essendo fresca di lettura, e scrivere con cognizione di causa. Il racconto (o novella, se preferite) L'allievo è un'opera che copre un periodo di parecchi anni e segue la crescita di Todd Bowden, ragazzino affascinato dalla storia e, soprattutto, dall'Olocausto, e il rapporto che si viene a creare con Kurt Dussander, anziano ex nazista che vive in America sotto falso nome; all'inizio, Todd viene connotato come un ragazzino intraprendente e petulante che, dopo aver scoperto la vera identità di Dussander, lo costringe a raccontargli gli orrori del nazismo fino a rovinarsi la vita per colpa degli incubi, ma qualcosa nella descrizione che ne fa King stona fin da subito e, man mano che Todd cresce, diventa chiara la sua natura di psicopatico in fieri, incapace di sottrarsi all'influenza del male. 


Quanto a Dussander, dopo la prima reazione di paura ed odio verso chi minaccia di distruggergli l'esistenza e un'apparente volontà di cancellare gli orrori di cui si è fatto carico in passato, arriva a diventare praticamente dipendente da Todd e a sfruttarlo come "scusa" per liberare le pulsioni deviate presenti in lui da sempre. Il racconto di King parla quindi di un male che alimenta altro male, di un grumo oscuro che, dal passato, esplode all'interno di una realtà all american, fatta di giovani ricchi e belli, genitori premurosi e scuole prestigiose, e lo fa utilizzando immagini terrificanti, senza risparmiare i dettagli della progressiva discesa nella follia di Todd e Dussander, a spese non solo di persone ma anche di animali. Ovviamente, la versione di Singer è molto più edulcorata e, passatemi il termine, "rassicurante" nonostante gli argomenti trattati. Anche in questo caso Todd (interpretato da un meraviglioso Brad Renfro. Parentesi nella parentesi: onestamente trovo inquietante che a un tredicenne sia stato affibbiato un ruolo così ambiguo. E sì, diciamo che L'allievo ha più di una scena dallo smaccato contesto omosessuale, il che è ancora più inquietante se si pensa alle accuse che sono piovute in testa a Singer nel corso degli anni) subisce l'influenza di Dussander e "coltiva" un male già presente dentro di lui, tuttavia il film non lo connota come futuro psicopatico: Todd uccide un essere umano, è vero, ma nonostante la freddezza lo fa più per autodifesa e voglia di pararsi il culo, e sul finale c'è un minimo di incertezza sul futuro del ragazzo, che potrebbe anche essere quello di diventare un semplice riccone faccia di merda consapevole del suo potere sugli altri e di poterla passare liscia praticamente in ogni occasione, non necessariamente un pazzo omicida.


Dal canto suo, Dussander mi è parso meno approfondito rispetto alla sua versione cartacea. Il fulcro dello sguardo di Singer è Todd, e il vecchio nazista (tremendamente patetico nella novella) sembra quasi un totem maligno la cui unica funzione è quella di fungere da mentore più o meno volontario del ragazzo. Probabilmente, questo succede perché Ian McKellen è magnetico e carismatico, non potrebbe essere un vecchio "normale" neanche volendolo, e l'abilità del regista e dello sceneggiatore sta proprio nel trovare un equilibrio perfetto, là dove qualcuno di meno esperto rischierebbe di farsi prendere la mano dalla grandezza dell'attore e spingere lo spettatore a provare sconforto o pietà per Todd, "schiacciato" da un tale mostro di malvagità. Anzi, grazie anche al montaggio, la reciproca influenza dei due personaggi risulta chiara quanto la loro duplice natura di vittima e carnefice, e la loro lotta per la supremazia, unita a una sorta di pericolosa fascinazione, eclissa senza problemi tutto ciò che li circonda, creando un microcosmo maligno i cui tentacoli toccano persone di cui ci importa veramente poco, Ed French in primis (sarà la faccia molla di Schwimmer che non aiuta? Il suo mustacchio da pederasta? Chissà), forse perché tutto ciò che esula dal cuore della vicenda, anche a livello tecnico, ha un sapore "televisivo" e non in senso buono. Con tutti i suoi pregi e difetti, trovo però che L'allievo sia un film abbastanza riuscito e mi fa un po' strano che non venga mai nominato quando si parla di adattamenti Kinghiani, ma forse il motivo è che, almeno in Italia, non si trova su nessuna piattaforma di streaming. E' un peccato, perché meriterebbe almeno una visione.    


Del regista Bryan Singer ho già parlato QUI. Ian McKellen (Kurt Dussander), Joshua Jackson (Joey), Ann Dowd (Monica Bowden), Bruce Davison (Richard Bowden), David Schwimmer (Ed French) e Elias Koteas (Archie) li trovate invece ai rispettivi link.

Brad Renfro interpreta Todd Bowden. Americano, ha partecipato a film come Il cliente, Sleepers e Ghost World. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2008, all'età di 25 anni.


Nel 1984 era in progetto la realizzazione di un film tratto da L'allievo, con James Mason nei panni di Dussander; la morte dell'attore ha fatto sì che il ruolo venisse proposto a Richard Burton, che purtroppo è venuto a mancare prima di poter anche solo accettare. L'allievo è stato poi quasi realizzato nel 1987 (c'erano Ricky Schroder nei panni di Todd Bowden e Nicol Williamson in quelli di Kurt Dussander, ed era diretto da  Alan Bridges) ma la realizzazione è stata fermata a dieci giorni dalla fine delle riprese a causa del superamento del budget. Per quanto riguarda la versione di Singer, Anthony Hopkins ha rifiutato il ruolo di Dussander, mentre Kevin Pollak ha perso contro David Schwimmer per il ruolo di Ed French. Ciò detto, consiglio ovviamente il recupero della raccolta Stagioni diverse! ENJOY!

mercoledì 1 dicembre 2021

The Manor (2021)

Ero partita con le migliori intenzioni ma, visto il disastro che sono stati primi due film della seconda serie dei Welcome to the Blumhouse, mi sono volutamente arenata e per questo parlo solo ora di The Manor, film diretto e sceneggiato dalla regista Axelle Carolyn che potete trovare su Amazon Prime Video.


Trama: dopo un lieve ictus, l'ex ballerina Judith decide di farsi ricoverare in una clinica per anziani, onde non gravare troppo sulla famiglia. Purtroppo, la clinica nasconde orribili segreti...


L'aveva detto Lucia che The Manor era l'unico film degno di nota all'interno dei Welcome to the Blumhouse di quest'anno. Devo ancora guardare Madres e onestamente, vista la marea di film interessanti già usciti o di prossima uscita su Netflix e Prime non penso riuscirò a farlo tanto presto, ma intanto parliamo un po' di The Manor. La pellicola scritta e diretta da Axelle Carolyn è una visione gradevolissima, che sfrutta i cliché di un certo genere di horror a base di manieri infestati e conseguente paranoia da gente che sa ma "non dice" per riflettere su un orrore più tangibile che la maggior parte di noi, prima o poi, dovrà affrontare, ovvero la vecchiaia. La protagonista di The Manor è una bellissima settantenne dal fulgido passato di ballerina, che in effetti è riuscita ad arrivare fino a quell'età comunque in forma, benedetta dalla presenza di un nipote che la adora e da un cervello funzionante ed acuto; un giorno, Judith ha un lieve ictus e, temendo di diventare un peso per la figlia e il nipote, decide di sua sponte di ricoverarsi in una clinica per anziani dove potrà venire seguita nel caso la sua malattia peggiorasse. L'orrore, per Judith, comincia prima ancora che l'elemento sovrannaturale faccia capolino all'interno del film. Si concretizza in un luogo dove la libertà dei degenti è comunque limitata, dove ad ogni segno di disagio fisico o mentale l'unica risposta è la somministrazione di medicinali, dove la solitudine e la tristezza sono palpabili e ineluttabili, perché anche il nipote che promette alla nonna di andarla a trovare tutti i giorni rischia, col tempo, di far diventare le sue visite sempre più sporadiche. Al desiderio legittimo di non diventare un peso subentrano così il rimpianto per un passato che non tornerà più e, soprattutto, il terrore di diventare inutili e dimenticati.


Il pericolo sovrannaturale che andrà a funestare le notti di Judith e degli altri ospiti della struttura affonda le radici proprio in questo terrore e, ovviamente, sfrutta la considerazione generale che la maggior parte delle persone ha degli anziani; al di là del personale compiacente e della necessaria quota di personaggi malvagi e/o ambigui, basta la parola di un dottore per mettere in dubbio il senno di una persona che ha vissuto con noi per decenni e che ormai è "vecchia", quindi per estensione debole, lamentosa e inaffidabile. All'inquietudine data dall'indubbia atmosfera paranoica creata dalla sceneggiatura di Axelle Carolyn, si aggiunge soprattutto la dignitosa bellezza di Barbara Hershey, che interpreta una meravigliosa donna combattiva ma anche fragile, capace di spezzare il cuore; vederla passare da nonna sprint e amante dell'horror a scricciolo spaventato mette una tristezza infinita e non si fa fatica ad immaginare un simile decadimento fisico e psicologico per chiunque, all'interno degli ospizi, si ritrovi a perdere la fiducia in se stesso e la voglia di vivere. L'unica cosa di The Manor che non ho granché apprezzato è il finale. Benché rientri in quella categoria di finali un po' cupi e un po' beffardi che adoro, mi è sembrato poco coerente con tutto quello che si era visto fino a quell'istante, e avrei preferito un'altra conclusione, per quanto triste. Ma è un piccolo dettaglio, davvero, perché The Manor, anche se non è un capolavoro, merita comunque una visione.  


Della regista e sceneggiatrice Axelle Carolyn ho già parlato QUI. Barbara Hershey (Judith) e Bruce Davison (Roland) li trovate ai rispettivi link.

 

mercoledì 20 dicembre 2017

La giuria (2003)

Spinti da insana curiosità giuridica, io e il Bolluomo un po' di tempo fa ci siamo sparati La giuria (Runaway Jury), diretto nel 2003 dal regista Gary Fleder e tratto dal romanzo omonimo di John Grisham.


Trama: dopo l'omicidio di un broker, la moglie fa causa alla società produttrice dell'arma usata per ucciderlo. Al processo, il consulente Rankin Finch punta a comporre una giuria in grado di far vincere la società ma qualcosa va storto...



Quest'anno il Bolluomo ha preso una laurea in giurisprudenza e siccome non è facilissimo conciliare i nostri gusti cinematografici/seriali ho pensato di fargli vedere American Crime Story - The People vs OJ Simpson; come al solito, per quel che riguarda la visione stiamo andando lenti come dei bradipi ma Mirco è rimasto incuriosito dalla questione "giuria" e dal modo in cui la stessa viene composta durante i processi in America, con fior di consulenti che aiutano la difesa o l'accusa a selezionare i membri che potrebbero portare alla vittoria dell'una o l'altra parte. Come al solito, in America tutto può venire trasformato in business e lo stesso vale per me: tutto può essere trasformato in un film da guardare senza temere occhiate sdegnate, quindi approfittando della sua programmazione su Netflix ho caldamente appoggiato il desiderio mirchiano di guardare La giuria, pellicola che avevo più volte sentito nominare (a sproposito, credevo che avesse vinto anche degli Oscar...) ma non avevo mai osato guardare per timore di mattonata sui marroni. La mattonata, per fortuna, non c'è stata, sebbene gli ultimi dieci minuti di film mi abbiano vista crollare causa stanchezza e inizio tardivo della visione, e La giuria si è confermata una pellicola molto interessante e a modo suo anche dinamica, zeppa di colpi di scena e fortunatamente non confinata esclusivamente all'interno di un'aula di tribunale. Il processo, in effetti, ha un ruolo abbastanza marginale, quel che contano sono innanzitutto la giuria e poi il dilemma morale di un avvocato anche troppo ingenuo e ligio al dovere contrapposto alla totale mancanza di scrupoli di un consulente geniale che mira solo a fare soldi. E' attraverso gli occhi di quest'ultimo che lo spettatore viene a conoscenza delle complesse dinamiche che sovrintendono alla scelta di una giuria e anche della facilità con cui la stessa, volendo, può essere manipolata dall'esterno e persino dall'interno (anche se pare che esistano regole "reali" che renderebbero la cosa un po' più difficile di come viene mostrato nel film) ed è sempre tramite Fitch che si sviluppa il "thriller" all'interno del processo. Uno dei membri della giuria, infatti, non è adamantino come parrebbe e, una volta scoperto quale dei giurati ha un secondo fine, rimane ancora da comprendere come si svilupperà il gioco d'astuzia sempre più pericoloso tra lui/lei e Fitch e soprattutto quali sono i motivi che risiedono dietro la scelta del giurato in questione, nonché quali saranno le conseguenze sull'intero processo e sulla vita di chi in esso ha riposto tutte le speranze di ottenere giustizia.


Le due carte vincenti de La giuria sono dunque la trama articolata nonché vivace e soprattutto un cast di ottimi attori e caratteristi capaci di incantare gli spettatori con le loro interpretazioni, anche perché sul piano della regia c'è poco da dire, classica ed elegante com'è. Partendo dai "pesci più grossi", Gene Hackman è un mostro di bravura e mangia letteralmente la scena; probabilmente, il momento più esaltante è quello in cui l'attore si confronta per la prima volta nella storia del Cinema con l'amico di vecchia data Dustin Hoffman, impegnato in un altro ruolo intenso benché forse meno memorabile rispetto ad altri, dando vita ad una doppia performance emozionante (ma in generale ogni sequenza in cui è presente Hackman non fa che sottolineare la grandezza dell'attore). Appena sotto troviamo John Cusak, qui ancora all'apice della sua carriera e capace di trasformare l'apparente scazzo del personaggio in qualcosa di più profondo e misterioso, e la bellissima Rachel Weisz, sensuale ed elegante come poche altre attrici. A completare il cast troviamo poi dei caratteristi che riescono, anche con pochi minuti a disposizione, a ritagliarsi uno spazio importante non solo all'interno del film ma anche nella memoria dello spettatore, il quale per una volta non ha difficoltà a destreggiarsi nella marea di personaggi più o meno importanti che popolano la pellicola o ad empatizzare con gli stessi. L'unico appunto che mi viene da muovere alla pellicola, siccome la trama differisce da quella del romanzo solo per la causa scatenante il processo, è: perché in America, non potendo fare causa all'assassino del marito in quanto suicidatosi subito dopo il delitto, ci si può rivalere contro i produttori dell'arma utilizzata? Sinceramente, pur con tutto l'odio e il dolore che proverei in occasione di un'eventualità simile, non mi passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello di citare in giudizio la Beretta, per dire. Ma forse è a questo che servono gli avvocati? Mah. A parte questi miei ragionamenti cretini, La giuria è davvero un bel film che consiglio anche a chi non è mediamente appassionato del genere.  


Del regista Gary Fleder ho già parlato QUI. John Cusak (Nicholas Easter), Gene Hackman (Rankin Fitch), Dustin Hoffman (Wendell Rohr), Rachel Weisz (Marlee), Bruce Davison (Durwood Cable), Bruce McGill (Giudice Harkin), Jeremy Piven (Lawrence Green), Jennifer Beals (Vanessa Lembeck), Bill Nunn (Lonnie Shaver) e Dylan McDermott (Jacob Woods) li trovate invece ai rispettivi link.

Leland Orser interpreta Lamb. Americano, è una di quelle facce conosciute che ricordo da film come Seven, Independence Day, Fuga da Los Angeles, Alien - La clonazione, Salvate il soldato Ryan, Cose molto cattive, Il collezionista di ossa, The Guest, The Devil's Candy e probabilmente anche da serie quali X-Files, Innamorati pazzi, Oltre i limiti, CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea e 24. Anche regista e sceneggiatore, ha 57 anni.


Luis Guzmán interpreta Jerry Hernandez. Portoricano, lo ricordo per film come Mr Crocodile Dundee II, Black Rain - Pioggia sporca, Sono affari di famiglia, Amore all'ultimo morso, Carlito's Way, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Out of Sight, Il collezionista di ossa, Magnolia, Traffic, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, Cleaner e Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana, inoltre ha partecipato a serie quali Miami Vice, Hunter e Walker Texas Ranger. Anche produttore, ha 61 anni e tre film in uscita.


Cliff Curtis, che interpreta Frank Herrera, era l'insopportabile Travis di Fear the Walking Dead (serie che ho finalmente abbandonato!). Nel romanzo di Grisham la causa veniva intentata contro l'industria del tabacco ma dopo l'uscita di Insider - Dietro la verità la sceneggiatura è stata cambiata, anche perché  la realizzazione de La giuria ha subito un sacco di ritardi; nel 1997 il film avrebbe dovuto essere diretto da Joel Schumacher, con Edward Norton nei panni di Easter e Sean Connery e Gwyneth Paltrow in quelli di Fitch e Marlee, ma quando il regista ha abbandonato il progetto gli attori si sono dedicati ad altro è la stessa cosa è successa nel 2001, quando Will Smith ha rinunciato al ruolo di Easter causando la "dipartita" anche del regista Mike Newell e di Jennifer Connelly, designata per la parte di Marlee. Per la cronaca, il ruolo di Marlee era stato offerto anche a Naomi Watts, costretta a rinunciare per impegni pregressi, e si dice che a un certo punto persino Alfonso Cuarón fosse stato chiamato per dirigere e co-sceneggiare la pellicola. Detto questo, se La giuria vi fosse piaciuto potete recuperare Il cliente, L'uomo della pioggia e Il socio. ENJOY!

domenica 19 maggio 2013

Le streghe di Salem (2012)

Qualche sera fa sono riuscita a vedere, con un po’ di ritardo, l’ultima fatica del regista Rob Zombie, Le streghe di Salem (The Lords of Salem), da lui diretto nel 2012. Non sarà facile scrivere qualcosa di sensato al riguardo ma proviamoci!


Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.


La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.


All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus)  li trovate invece ai rispettivi link.

Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.


Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.


Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.


Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!

martedì 29 gennaio 2013

X-Men (2000)

Su questo blog ho già parlato di X-Men: Le origini - Wolverine e X-Men: L'inizio, ma mai dei loro precursori, il primo dei quali è X-Men, diretto nel 2000 dal regista Bryan Singer. Comincerò oggi e proseguirò con l'intera trilogia, approfittando di un simpatico cofanetto di DVD.


Trama: gli X-Men sono un gruppo di mutanti, ovvero persone geneticamente dotate di poteri che li rendono diversi dagli esseri umani, che hanno giurato di proteggere un mondo che li odia e li teme. Mentre i nostri, guidati dal prof. Charles Xavier, cercano di coesistere pacificamente con il resto dell'umanità, il potentissimo Magneto, assieme alla sua Confraternita dei Mutanti, decide di rapire la giovane rubapoteri Rogue per trasformare in mutanti tutti gli abitanti della Terra...


All'epoca in cui X-Men è uscito ero quasi alla conclusione del mio primo "ciclo" di acquisti dedicati al supergruppo mutante. Troppe sottotrame, troppi soldi da sborsare e nessun lavoro a foraggiare questo vizio, assieme a troppi cambiamenti improvvisi a livello di sceneggiatori e disegnatori mi avevano portata a ridurre drasticamente il numero delle mie letture e concentrarmi sui più soddisfacenti manga. Nonostante questo, l'attesa per questa trasposizione cinematografica era ovviamente alle stelle, il desiderio di vedere portati su grande schermo dei personaggi da me adorati come Wolverine e soprattutto Sabretooth (gli altri potevano anche ammazzarsi, senza scherzi) era a livelli altissimi, conseguentemente anche le aspettative erano assai elevate. Forse è per questo che X-Men mi ha sempre lasciata totalmente indifferente, fin dalla prima visione. Non è stata una delusione totale, questo no... semplicemente, è stato come se avessero preso l'intero cast di validissimi, profondissimi e umanissimi personaggi che seguivo da anni e li avessero rinchiusi all'interno di un gruppo di statue fredde ed impersonali, creando un gruppo di mutanti privi di quel guizzo che ha sempre reso così vive le loro versioni cartacee. Certo, un paio di eccezioni ci sono, perché gli sceneggiatori si sono concentrati parecchio su Wolverine e Rogue che, nonostante alcune modifiche accettabili, sono assai vicini alle loro controparti dei comics, e anche Xavier e Magneto (superbamente interpretati da due mostri sacri!) incarnano degnamente gli ideali che hanno sempre caratterizzato  i due personaggi, ma il resto mi ha sempre delusa molto.


Come trama generale X-Men sarebbe anche un film valido. Gli sceneggiatori sono riusciti a creare una pellicola fruibile da tutti, mettendo pochissima carne al fuoco e concentrandosi su due aspetti fondamentali dei comics: il disagio provato da chi è "diverso" e impossibilitato a controllare dei poteri spesso pericolosi (aspetto che si focalizza sul personaggio di Rogue) e la lotta tra le tre diverse fazioni rappresentate dal "mutantofobo" umano Kelly, dal pacifista Xavier e dal bellicoso Magneto che vorrebbe evitare con ogni mezzo che i mutanti finissero nei campi di concentramento come già era successo a lui e ai suoi genitori al tempo della seconda guerra mondiale. Come nei comics, anche nel film Wolverine funge da misterioso personaggio "jolly", che si ritrova coinvolto suo malgrado nella lotta tra queste fazioni e deve decidere da che parte stare, cercando contemporaneamente di scoprire i mille segreti che si celano nel proprio passato. E' attraverso i suoi occhi diffidenti che gli spettatori scoprono chi sono gli X-Men e cosa fanno, che arrivano a sondare le profondità della follia di Magneto e la disperazione che alberga nel cuore di chi scopre di essere un pericoloso mutante quando vorrebbe soltanto vivere una normale esistenza da adolescente. Tutto questo, assieme all'incredibile make-up di Rebecca Romijn nei panni della mutaforma Mystica e ad un paio di scontri corpo a corpo tra lei e Wolverine sul finale, consente al film di elevarsi dalla media, ma i tempi di The Avengers di Joss Whedon sono ancora molto lontani.


Infatti, il modo assolutamente piatto con cui vengono resi i pochissimi personaggi presenti nella pellicola ha dell'imbarazzante. Per carità, l'inespressività di Ciclope ed il suo essere precisino della fungia sono due elementi mantenuti alla perfezione, così come il fatto che Jean Grey sia una p*ttansuora della peggior specie, la Madonna dell'incoronéta che non perderebbe occasione di farsi Wolverine anche se fidanzata col monocolo (tolto il fatto che nel film Jean è una MILF e Scott poco più che un ragazzino...), ma arrivare a presentare l'inarrivabile DEA e REGINA africana Tempesta come uno gnomo spaesato appena uscito dal ghetto e con un'impresentabile parrucchetta bianca che nemmeno nei peggiori cosplay no, per favore. Questo, per quel che riguarda i buoni, ora passiamo ai cattivi. X-Men - Le origini: Wolverine sarà anche stato un film di bratta (a detta dei più, a me è piaciuto) ma, se non altro, trattava il povero Sabretooth in maniera degna, non lo presentava come un decerebrato a cui manca solo il guinzaglio per essere il cane di Magneto in tutto e per tutto. E poi, gesùmmaria, il make-up di Toad, con quella pelle giallastra come il peggiore degli imitatori dei Simpson, non si può guardare. Il fatto che i protagonisti siano stati privati del loro carisma naturale viene tra l'altro ulteriormente accentuato dalle anonime uniformi che inguainano gli X-Men (ho capito, c'è la battutina sullo spandex giallo, ma non è che le divise pseudofighette grige siano meglio, eh...) e dai costumi zingaracci e baracconeschi dei villain, tra cui si salvano solo Magneto, ingrigito pure lui, e la nuda Mystica. Insomma, il primo X-Men risulta davvero poco soddisfacente e non regge né il tempo che passa né il confronto con i film "di supereroi" che sono venuti dopo, a parte forse I Fantastici 4. Se non ricordo male il secondo capitolo della saga era migliore, speriamo sia davvero così.


Di Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Patrick Stewart (Prof. Charles Xavier), Ian McKellen (Erik Lehnsherr/Magneto), Halle Berry (Ororo Munroe/Tempesta), Anna Paquin (Rogue/Marie, ruolo rifiutato da Natalie Portman), Tyler Mane (Sabretooth) e Shawn Ashmore (Bobby Drake/Uomo ghiaccio) ho già parlato nei rispettivi link.

Bryan Singer è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come I soliti sospetti, L'allievo, X-Men 2 e Superman Returns, oltre ad un episodio di Dr. House. Anche produttore e attore, ha 47 anni e due film in uscita, Jack il cacciatore di giganti e X-Men: giorni di un futuro passato.


Famke Janssen interpreta Jean Grey (al posto di Peta Wilson, che era impegnata a girare la serie Nikita). Olandese, la ricordo per film come Goldeneye, Deep Rising - Presenze dal profondo, The Faculty, Il mistero della casa sulla collina, X-Men 2, Nascosto nel buio, X-Men - Conflitto finale, inoltre ha partecipato alle serie Melrose Place e Nip/Tuck. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 48 anni e due film in uscita, Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe e The Wolverine.


James Marsden interpreta Scott Summers/Ciclope (al posto di Jim Caviezel, che aveva dovuto rinunciare al ruolo per impegni pregressi). Americano, lo ricordo per film come Generazione perfetta, Zoolander, X-Men 2, X-Men - Conflitto finale, Superman Returns e Come d'incanto, inoltre ha partecipato alle serie La tata, Blossom, Party of Five, Oltre i limiti, Ally McBeal e doppiato un episodio di Robot Chicken. Ha 39 anni e nove film in uscita, tra cui The Butler, X-Men: giorni di un futuro passato ed Enchanted 2.


Rebecca Romijn interpreta Mystica. Americana, la ricordo per film come Femme Fatale, S1m0ne, X-Men 2, Godsend e X-Men - Conflitto finale, inoltre ha partecipato alle serie Friends, Ugly Betty ed Eastwick. Anche produttrice, ha 40 anni.


Bruce Davison interpreta il senatore Kelly. Americano, ha partecipato a film come America oggi, La seduzione del male, Paulie - Il pappagallo che parlava troppo, L'allievo, X-Men 2,  e a serie come Visitors, Alfred Hitchcock presenta, La signora in giallo, Hunter, Racconti di mezzanotte, Oltre i limiti, Kingdom Hospital, Numb3rs, CSI: Miami, Criminal Minds, Ghost Whisperer, Lost e CSI: Scena del crimine. Anche regista e produttore, ha 66 anni e sei film in uscita, tra cui, udite udite, l'imminente Lords of Salem di Rob Zombie e Return of the Killer Shrews!! Holy socks!


Tra gli altri interpreti, segnalo nei panni di Toad l'attore Ray Park, allora famosissimo per i suoi stunts acrobatici e per il ruolo di Darth Maul in Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma e, ovviamente, l'immancabile Stan Lee nel ruolo di un venditore di hot dog. Quanto al personaggio chiave dell'intera vicenda, Wolverine, la prima scelta di Singer sarebbe stata Russell Crowe, che ha rifiutato perché il compenso era troppo basso (choosy!!), mentre gli studios puntavano su Keanu Reeves e Gary Sinise... per fortuna alla fine nessuno di questi è stato scelto, ma poteva andare peggio visto che nella rosa di candidati c'era anche Jean - Claude Van Damme! Altro grande escluso dal film è stato poi nientemeno che Joss Whedon, il cui script originale è stato rifiutato perché troppo pieno di battute e riferimenti alla cultura pop; indubbiamente ne sarebbe venuto fuori un X-Men migliore, peccato... e non oso immaginare qual meraviglia avrebbero creato Robert Rodriguez o Tim Burton, che erano state le prime scelte per dirigere il film! X-Men ha generato due seguiti ufficiali, i già citati X-Men 2 e X-Men - Conflitto finale e i due spin-off X-Men: Le origini - Wolverine e X-Men: L'inizio a cui presto seguiranno The Wolverine (in uscita in Italia a giugno 2013) e X-Men - Giorni di un futuro passato, che dovrebbe essere pronto per il 2014. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione di Spider-Man, Spider-Man 2, Hellboy, La leggenda degli uomini straordinari, Gli incredibili e Darkman. ENJOY!




L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi): 

Siccome adoro gli X-Men e ormai, dopo anni, posso dire di conoscere abbastanza il loro universo e i personaggi che lo popolano, ecco un elenco degli altri mutanti che compaiono "ufficialmente" nella pellicola, unito ad un piccolo "cosa fanno davvero nell'Universo Marvel".
Kitty "Shadowcat" Pryde: dotata del potere di diventare intangibile e prima teenager ad entrare ufficialmente nel gruppo negli anni '80, nel film compare brevemente come studentessa, mentre nell'edizione italiana dei comics al momento è la vicepreside della Jean Grey School for Higher Learning fondata da Wolverine.
Jubilation "Jubilee" Lee: nel film compare brevemente come studentessa. Comparsa negli anni '90 come pupilla di Wolverine, un tempo emetteva plasmoidi di luce esplosivi, più o meno dei fuochi artificiali. Dopo l'M-Day è rimasta senza poteri e, in seguito, è diventata vampira. Al momento milita negli X-Men, che cercano di tenerne a bada la sete di sangue.
John "Pyro" Allerdice: in questo film compare brevemente come studente, nei sequel il suo ruolo verrà ampliato. Nell'universo Marvel, Pyro è un mutante in grado di plasmare il fuoco secondo la sua volontà, storico nemico degli X-Men e membro originale della Confraternita dei Mutanti Malvagi rimessa in piedi da Mystica. Dopo aver contratto il virus Legacy ed essersi redento, come spesso accade ai personaggi meno importanti, è morto.. ma ultimamente, se non vado errata, è stato anche resuscitato per la saga Necrosha.







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