martedì 11 agosto 2015

Lupin III: L'unione fa la forza (1998)

Anche d'estate non si ferma la rassegna Lupin III! Oggi parlerò dello special TV Lupin III: L'unione fa la forza (ルパン三世 炎の記憶〜TOKYO CRISIS〜 - Rupan Sansei Honoo no Kioku - Tokyo Crisis), diretto nel 1998 dal regista Toshiya Shinohara.


Trama: per riuscire a trovare il tesoro di Tokugawa Yoshinobu, Lupin deve impossessarsi di due lastre fotografiche. I due oggetti però fanno gola anche al ricchissimo Michael Suzuki, proprietario del parco acquatico Aquapolis, inoltre a dargli la caccia c'è sempre l'ispettore Zenigata, accompagnato da una giornalista in grado di prevedere il futuro...


L'unione fa la forza è uno special TV atipico, dove persino la partecipazione di Lupin viene ridotta al minimo in favore di uno sguardo un po' più approfondito nella vita dell'ispettore Zenigata. A dire il vero, di Zazà non veniamo a sapere tantissimo, solo che vive in un disordinatissimo appartamento nella zona periferica di Tokyo e che è molto legato al jitte di un antenato, tenuto religiosamente sopra un altarino; per i PDF™ come la sottoscritta, a dire il vero, la cosa potrebbe anche risultare sbagliata visto che in La pietra della saggezza l'ispettore parlava perlomeno di una figlia ma se si pensa che Zazà passa l'esistenza a dare la caccia a Lupin e che il suo senso del dovere spesso travalica l'ossessione sarebbe anche lecito arrivare alla conclusione che la moglie gli abbia dato il benservito e che la figlia non sia tanto interessata alle vicissitudini del padre. Il che va benissimo per gli sceneggiatori di L'unione fa la forza visto che la decisione di concentrarsi maggiormente su Zenigata offre l'opportunità di dare una marcia in più alle solite "damsel in distress" che, a quanto pare, sono necessarie per costruire le trame degli special TV di Lupin: la damigella di questo film infatti ha solo un paio di sporadici contatti col ladro gentiluomo ma per il resto diventa l'interesse amoroso dello sfortunato ispettore (nonostante la differenza d'età e il dadzonamento finale) e ciò spinge il personaggio a liberarsi, almeno in alcune sequenze, della maschera di fesso e ad indossare quella più cool del cavaliere alla riscossa, arrivando quasi a tenere testa allo storico nemico e a non incappare nelle sue tipiche figure di palta (almeno, non sempre). La parte umoristica della pellicola, tolte un paio di disastrose cadute di Zenigata, stavolta è stranamente affidata al dinamico duo Jigen e Goemon: per quel che riguarda il primo, viene recuperato un punto debole già mostrato nella prima puntata della seconda serie animata, ovvero che il pistolero patisce il mal di denti al punto da non essere più in grado di sparare mentre Goemon è riuscito a farsi fregare l'amata spada da una donna sconosciuta, di cui non verrà mai rivelata l'identità.


A parte questi due o tre "strappi alla regola", L'unione fa la forza è il tipico special TV senza infamia né lode e senza particolari caratteristiche da segnalare per quel che riguarda l'animazione (nella media) o eventuali scelte di regia. Chi è stato a Tokyo riconoscerà perlomeno una mezza dozzina di luoghi d'interesse tipici della città e gli amanti delle quattro ruote verranno deliziati con il solito, rocambolesco inseguimento su strada ma senza le automobili antiche tanto care a Lupin; rimarranno delusi anche gli irriducibili del fanservice Fujikiano perché la procace signorina mostra solo le terga e solo per pochissimo tempo, in una scena che avrebbe fatto la felicità di Alvaro Vitali e Lino Banfi. D'altronde, la giovanissima età della "damsel in distress" Maria e l'ambientazione all'interno di un parco acquatico potrebbero essere gli indizi di un accenno di virata verso un pubblico meno adulto rispetto agli anime precedenti ma siccome comincio ad addentrarmi in un terreno sconosciuto (leggi: da L'unione fa la forza in poi rammento davvero poco degli special TV di Lupin) potrei anche sbagliarmi. Nulla da segnalare anche per quel che riguarda l'adattamento italiano, tranne i soliti dialoghi aggiunti ad mentula canis giusto per fare "colore" (per esempio poco prima dei titoli di coda Zenigata e Maria muovono solo le labbra ma nella versione giapponese non si sente quel che si dicono mentre nella versione italiana i due sono stati fatti parlare) e l'osceno "Che scassapillole" al posto di un più prosaico "merda" pronunciato da Lupin dopo essersi fatto un bel bagno per colpa di Zenigata. E con questo chiudo accenno di snobbissimo diludendo linguistico chiudo, alla prossima!

Toshiya Shinohara è il regista della pellicola. Giapponese, ha diretto film come InuYasha the Movie: Un Sentimento che Trascende il Tempo, InuYasha The Movie 2: Il Castello al di là dello Specchio, InuYasha The Movie 3: La Spada del Dominatore del Mondo e Inuyasha The Movie 4: L'Isola del Fuoco Scarlatto. Anche animatore, ha 56 anni.


Durante le prime scene ambientate a Tokyo si possono distinguere tra la folla il Detective Conan e Ran (l'anime dedicato all'investigatore occhialuto è cominciato in Giappone nel 1996, quindi l'omaggio è plausibile) e inoltre L'unione fa la forza ha anche un altro punto in comune con la creatura di Gosho Aoyama perché la doppiatrice originale di Maria, Megumi Hayashibara, presta la voce anche ad Ai Haibara (oltre che alla Rei Ayanami di Evangelion). A proposito di doppiatori, segnalo inoltre che questo è il primo film dove Zenigata viene doppiato da Koichi Yamadera dopo il progressivo ritiro di Goro Naya, colpito da un cancro alla gola. Detto questo, se Lupin III: L'unione fa la forza vi fosse piaciuto e aveste voglia di saperne di più sui film dedicati al ladro gentiluomo QUI trovate il link a tutti i post "a tema" scritti finora. ENJOY!

domenica 9 agosto 2015

What We Do in the Shadows (2014)

Mi ha fatto penare ma finalmente anch'io sono riuscita a vedere What We Do in the Shadows, diretto nel 2014 dai registi Jemaine Clement e Taika Waititi.


Trama: una troupe viene invitata nella casa di quattro vampiri per documentare il loro stile di vita..



Non avevo dubbi che l'unico Paese in grado di ridare un senso alla parola mockumentary e alla stra-abusata figura del vampiro sarebbe stato la Nuova Zelanda. Così come non avevo dubbi che What We Do in the Shadows sarebbe stato uno spasso incredibile, una commedia horror dai risvolti tanto imprevedibili quanto esilaranti, con un po' di spazio anche per alcune riflessioni malinconiche e non banali. Il film (o meglio il documentario) ci introduce nelle vite di Vladislav, Viago, Deacon e Petyr, quattro vampiri strappati a quattro differenti epoche e conseguentemente dotati ognuno di una spiccata personalità legata ad altrettante figure leggendarie e sdoganate dall'industria cinematografica/letteraria. Vladislav è la parodia del Conte Dracula, l'"impalatore" (o meglio il "poker") un tempo capace di ipnotizzare gli esseri umani, di devastare intere nazioni e di far cadere ai suoi piedi ogni donna (e viene giustamente rappresentato come un mezzo zingaro inverosimilmente zamarro), Viago è il vampiro incredibilmente dandy, raffinato e al limite dell'effemminato, Deacon il ribelle più "cattivo" ed incurante della vita umana e Petyr un Nosferatu fatto e finito che parla a malapena; attorno a questi quattro elementi ruotano una varietà di "subalterni", vittime, amici e nemici che offrono al documentario una serie di dinamiche in grado di trasformarlo in un racconto per immagini e dotarlo di una trama parecchio appassionante. I vampiri, come avrete capito, vengono dipinti come degli sfigati, delle creature fuori dal tempo che, nonostante i loro patetici tentativi di interagire col mondo, non hanno ancora capito quanto la società sia cambiata e quanto i loro pregiudizi o le errate convinzioni rischino di portarli ad una prematura estinzione: l'arrivo del "moderno" Nick e del dolce Stu (un uomo talmente benvoluto che al confronto lo Sbranzo di Daw è l'ultimo degli ultimi) li porterà ad aprire gli occhi e ad abbracciare il cambiamento, anche per superare la tristissima ed imbarazzante solitudine a cui si sono volutamente condannati. Jemaine Clement e Taika Waititi, anche sceneggiatori della pellicola nonché protagonisti, imbastiscono una trama dove ogni cliché del genere "vampirico" viene messo alla berlina e, unito alle caratteristiche tipiche delle commedie alla Animal House nonché a dialoghi brillanti ("We're Werewolves, NOT Swearwolves"), diventa una scusa per offrire allo spettatore delle gag esilaranti, apprezzabilissime sia dagli amanti dell'horror che da chi non bazzica questo tipo di film.


La scelta di girare il film con la tecnica del mockumentary non è, per fortuna, una scusa per indulgere nella sciatteria tipica del genere e nonostante gli ambienti mostrati siano quelli squallidi della periferia di Wellington o quelli decadenti in cui amano trastullarsi queste quattro "creature della notte", si vede che Clement e Waititi ci sanno fare dietro la macchina da presa. A dirla tutta, ci sanno fare anche davanti visto che Vladislav e Viago (rispettivamente interpretati da Clement e Waititi) sono due dei personaggi più irresistibilmente comici che mi sia capitato di vedere ultimamente sullo schermo (alla danza erotica sono morta malamente) ma anche il resto del cast, fatto di visi "banali" in aperto contrasto con le regole che vogliono i vampiri e chi sta loro accanto tutti "belli belli in modo assurdo", è davvero ottimo e l'interpretazione "rilassata" di tutti i coinvolti (buona parte di quel che accade nel film e dei dialoghi sono stati improvvisati partendo da un progetto generale) da l'idea di un'operazione creata non solo per il piacere dello spettatore, ma anche per il divertimento di chi ci ha lavorato. Siccome What We Do in the Shadows è, non dimentichiamolo nonostante non faccia paura neppure per un istante, anche un horror, è inevitabile la presenza di sequenze esageratamente sanguinose e realizzate con tutti i crismi: la scena in cui Viago "cena" con una gentile donzella e sbaglia mira azzannando la giugulare, la trasformazione dei licantropi, le battaglie volanti dei protagonisti e l'incredibile trucco di Petyr farebbero invidia a più di una produzione dotata di fondi considerevolmente più consistenti ed è un peccato che il buon Petyr non si veda di più nel film ma il suo make-up era davvero parecchio costoso. Punto d'onore anche alla colonna sonora affatto banale, nella quale spiccano l'ipnotica Lastochka del gruppo russo Leningrad e la deliziosa improvvisazione del delirante terzetto di vampiri. Ora che ci penso, vista la scena post-credits non avrei dovuto riuscire a scrivere nulla su What We Do in the Shadows ma tant'è, siccome mi sono divertita come una pazza guardandolo non posso fare altro che ignorare l'ordine di "dimenticarlo" e consigliarvelo spassionatamente!

Jemaine Clement è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Vladislav. Neozelandese, ha partecipato a film come Men in Black 3, Muppets 2 - Ricercati e doppiato pellicole come Cattivissimo me e serie come I Simpson. Anche compositore e produttore, ha 41 anni.


Taika Waititi è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Viago. Neozelandese, ha partecipato a film come Lanterna verde. Anche produttore, ha 40 anni e un film in uscita.


Se What We Do in the Shadows vi fosse piaciuto recuperate anche Suck e Shaun of the Dead! ENJOY!






venerdì 7 agosto 2015

Ex Machina (2015)

Dopo Kristy, alla fine sono riuscita a guardare anche il secondo dei film che m'ispiravano questa settimana, ovvero Ex Machina, scritto e diretto dal regista Alex Garland. Segue post privo di spoiler, tranquilli.


Trama: il giovane programmatore Caleb vince il primo premio di una lotteria interna all'azienda, ovvero la possibilità di passare una settimana in un luogo isolato assieme al geniale Nathan. Il vero scopo di quest'ultimo però è quello di utilizzare Caleb per sottoporre il robot Ava al test di Turing e verificare se quest'ultima può essere davvero definita un'intelligenza artificiale...



Chi bazzica spesso il Bollalmanacco avrà più volte letto che la fantascienza non è proprio il mio genere. Prima di cominciare a parlare di Ex Machina sarà meglio chiarire una volta per tutte questo personalissimo punto di vita. La verità è che, a differenza di molte persone che ritengono erroneamente la fantascienza come un coacervo di storielle per ragazzini zeppe di astronavi, robot e alieni, io davanti a questo genere mi sento soverchiare da un'ignoranza spaventosa. Avendo sempre privilegiato, fin dalle elementari, le materie umanistiche, cose come le intelligenze artificiali, i paradossi temporali, le dinamiche che regolano la vita sulla Terra e nell'intero universo mi hanno sempre attirata poco e conseguentemente manco innanzitutto delle basi "tecniche" per affrontare la Fantascienza con la F maiuscola. Se a ciò si aggiunge che proprio questa ignoranza di base mi ha spesso tenuta lontana, vuoi per timore di annoiarmi a morte, vuoi per timore di non capire, da moltissime opere seminali sia cinematografiche che letterarie, capita che ogni volta che decido di guardare un film come Ex Machina mi sembra di essere lo scemo del villaggio alle prese con la compilazione del 730. Ergo, la fantascienza "non è il mio genere". Eppure mi ritrovo ad apprezzarla e a rispettarla. Com'è effettivamente accaduto con Ex Machina, pellicola resa assai ostica dall'infinità di citazioni e riferimenti presenti nei dialoghi, che spaziano dal test di Turing (fondamentale ai fini della trama ma ovviamente io non ne conoscevo l'esistenza fino a, tipo, ieri), al fisico Oppenheimer (il creatore della bomba atomica), per arrivare al Prometeo "antico", a quello moderno del Frankenstein di Mary Shelley, passando per il filosofo Ludwig Wittgenstein ed infilando nella trama Platone, Barbablù, Kubrick, Tiziano, persino Star Trek. Come ha detto giustamente Giuseppe de Il buio in sala, con tanta carne al fuoco si rischia di perdere l'insieme e dimenticare questi dialoghi così pregni subito dopo averli ascoltati perché il cervello si riempie di così tante informazioni che si fa davvero fatica a seguire e capire tutto o anche solo ad entrare in risonanza con questi personaggi così colti e geniali. Il che è paradossale, perché la storia di Ex Machina è talmente semplice ed universale che la potrebbe apprezzare persino un bambino.


Liberando la pellicola di Garland da tutti questi meravigliosi e intelligentissimi "fronzoli" rimane la potente storia di una creatura che anela alla libertà, di un uomo accecato dall'arroganza e di un povero cristo spinto più dalla bontà e da una profonda solitudine che dalla sete di conoscenza. I destini dei tre protagonisti si intrecciano in un gioco fatto di inganni e mezze verità, di test dove non è chiaro chi sia il soggetto e chi l'oggetto, di giochi mentali che portano a dubitare della propria natura e di quella di chi ci circonda. Quello che emerge da Ex Machina è un'interessante analisi di cosa ci renda davvero umani, di cosa serva per determinare se l'artefatto che abbiamo davanti possa essere definito "intelligenza artificiale" (ovvero in grado di superare la programmazione ed arrivare a portare avanti dei ragionamenti indipendenti) oppure semplicemente un freddo computer e inoltre la pellicola analizza anche la differenza tra "conoscenza" ed "esperienza", portando all'attenzione dello spettatore il magnifico esempio della donna che conosceva tutti i colori pur avendo vissuto sempre in una stanza bianca e nera e che ha potuto apprezzarli davvero soltanto una volta uscita, "vedendo" così i colori in natura ed usufruendo degli altri quattro sensi e soprattutto del cuore. A proposito di colori, sapete perché ho voluto guardare a tutti i costi Ex Machina nonostante il mio atavico terrore nei confronti della fantascienza? Perché ero rimasta affascinata dal verde brillante che veniva mostrato nel trailer, dall'incredibile bellezza delle location esterne (ah la Norvegia, che meraviglia!!) e dalla sottile inquietudine che mi hanno messo addosso gli interni zeppi  di specchi, telecamere, corridoi, porte chiuse, finestre e virati nei colori del rosso e del blu. Ed effettivamente il trailer per una volta non è stato ingannevole perché Ex Machina è soprattutto uno spettacolo per gli occhi, un trionfo di colori ed ombre mai utilizzati a caso (il bianco, simbolo di innocenza e purezza, acquista una valenza decisamente beffarda) che avvolgono la splendida figura di Ava, all'interno della quale la perfezione dell'effetto speciale e la bellezza naturale di Alicia Vikander si fondono per regalare allo spettatore un personaggio indimenticabile. E non me ne vogliano gli altri due bravissimi comprimari, soprattutto il roscio Domhnall Gleeson a cui voglio sempre più bene. Ci sarebbero mille altre cose da dire su Ex Machina ma, come ho detto all'inizio, conosco poco l'argomento e non vorrei incappare in fregnacce più grandi di me, quindi vi consiglio di guardare assolutamente il film di Garland e di farlo col cuore, senza preoccuparvi troppo di cogliere ogni singolo riferimento. Secondo me, abbiamo un altro potenziale candidato per la Top 5 di fine anno!


Di Domhnall Gleeson (Caleb) e Oscar Isaac (Nathan) ho già parlato ai rispettivi link.

Alex Garland è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo film dietro la macchina da presa. Inglese, ha firmato le sceneggiature di film come The Beach, 28 giorni dopo e Non lasciarmi. Anche produttore, ha 45 anni.


Alicia Vikander interpreta Ava. Svedese, ha partecipato a film come Royal Affair e Anna Karenina. Ha 27 anni e sei film in uscita.


Se Ex Machina vi fosse piaciuto recuperate Ghost in the Shell, Under the Skin, Her, Blade Runner, A.I. Intelligenza artificiale, Metropolis e ovviamente 2001: Odissea nello spazio. ENJOY!

mercoledì 5 agosto 2015

Kristy (2014)

Questa settimana erano due i film usciti nelle sale italiane che mi intrigavano maggiormente: uno era Ex Machina, di cui dovrei riuscire a parlare nei prossimi giorni, l'altro era Kristy, diretto nel 2014 dal regista Oliver Blackburn. Segue qualche SPOILER.


Trama: nelle vacanze per la festa del Ringraziamento, tutti gli abitanti del dormitorio di un campus tornano a casa... tutti tranne la giovane Justine, che rimane completamente sola e in balia di un gruppo di ragazzi intenzionati ad ucciderla.



Guardando Kristy mi sono spesso ritrovata a ripensare a due film che mi hanno messo addosso un'ansia assurda. Uno è indubbiamente The Strangers, che ho sempre evitato dopo la prima, terrificante visione al cinema, l'altro è La notte del giudizio, altra ansiogena pellicola ad argomento home invasion uscita in piena estate in Italia. Forse perché nel mio caso questi due film sono stati così efficaci, durante la visione di Kristy ho provato parecchia tensione, sì, ma in generale non sono rimasta entusiasta quanto avrei sperato. Kristy (o Random, come viene conosciuto anche negli USA) "espande" il concetto di home invasion mettendo in scena l'assedio di un intero dormitorio (con biblioteca, bosco e piscina annessi) ma allo stesso tempo sottolinea come la volontà omicida non sia prerogativa di pochi cani sciolti bensì, come accadeva nel dimenticabile The Den, espressione di qualcosa di più grande e diffuso a livello nazionale. Furbamente, la sceneggiatura di Kristy prevede l'esistenza di una setta dedita all'uccisione delle cosiddette "Kristies", ovvero di quelle ragazze belle, gentili e anche fortunate (anche se nulla mi toglie dalla testa che fosse tutto un piano della Greene, invidiosa dell'immeritato successo di "Kristen" Stewart!), cosa che consente di esplorare anche il cosiddetto "lato oscuro" della rete, un sottobosco inquietante dove persone nascoste dietro pseudonimo si riuniscono e postano video o foto di terrificanti e sanguinosi omicidi ai danni di queste poverette. Il resto, come ho detto, è stato già ampiamente sviscerato e mostrato all'interno del cinema di genere: un gruppo di assassini prende di mira una ragazza sola che di regola dovrebbe venire travolta dal terrore ed accettare inerme il suo destino di agnellino sacrificale, se non fosse che dopo il momentaneo e comprensibile sconforto iniziale la tizia si trasforma in Rambo e i cattivissimi rimpiangeranno di essersi messi sulla sua strada. A dirla tutta, le parti più interessanti del film sono la dichiarazione finale di Justine e la scena post-credits, due elementi che potrebbero dare il la ad un sequel assai particolare, per il resto Kristy è prevedibile dalla prima all'ultima scena.


A proposito di scene, però, è bene sottolineare che, per quanto derivativo, Kristy non è stato girato "tanto per". Oliver Blackburn è sicuramente un regista capace di creare la tensione necessaria con delle carrellate che da sole bastano a far comprendere l'assoluta e pericolosa solitudine della protagonista (quella ripresa che parte da Justine per poi allargarsi e mostrare dall'alto l'intera vastità del campus merita più di uno chapeau) e anche l'ossessione di chi la vorrebbe morta, che si traduce in un utilizzo quasi voyeuristico della macchina da presa, che di fatto non abbandona quasi mai la figura della protagonista. La qual protagonista, tra l'altro, è bravissima e si porta sulle spalle il peso dell'intero film o, meglio, lo condivide con chi non mi sarei mai aspettata. Ho fatto dell'ironia sopra parlando di un'eventuale invidia per la Stewart da parte di Ashley Greene ma la verità è che, perlomeno basandomi sulla performance di quest'ultima in Kristy, Bella "ce l'ho solo io" Swan è indegna persino di leccare le scarpe ad Alice Cullen, a cui in questo film basta pronunciare poche parole nascosta sotto un cappuccio per essere irriconoscibile ed inquietantissima (non come quando la Stewart fa la "dura e maledetta" e le viene quella meravigliosa faccia da baccalà. Brrrr.). Il confronto tra le due ragazze occupa sì e no un quarto d'ora di film, eppure la tensione tra quella Justine che erroneamente viene etichettata come una fortunata riccastra a causa di una macchina presa in prestito e la terribile Violet fa da silenzioso e sanguinoso fil rouge di tutta la pellicola ed è sicuramente una delle cose che rimangono più impresse dopo la visione, quindi non posso fare altro che applaudire davanti ad Ashley Greene e Haley Bennett. Nonostante non mi abbia entusiasmata appieno per quanto riguarda la trama, devo quindi dire che Kristy merita ampiamente la sufficienza in campo tecnico e pertanto lo consiglio, soprattutto a chi non soffre di tachicardia ma anche a chi non si è ancora fatto la sua bella dose di home invasion annuale e potrà godere di un effetto "novità".


Di Ashley Greene, che interpreta Violet, ho già parlato QUI.

Oliver Blackburn è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Donkey Punch. E' anche sceneggiatore e attore.


Haley Bennett interpreta Justine. Americana, ha partecipato a film come Io & Marley, The Hole e The Equalizer - Il vendicatore. Ha 27 anni e cinque film in uscita.


Lucas Till interpreta Aaron. Americano, ha partecipato a film come X-Men - L'inizio, Stoker, X-Men - Giorni di un futuro passato e a serie come Dr. House e Medium. Anche produttore, ha 25 anni e cinque film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse, dove tornerà ad interpretare il ruolo di Alex "Havok" Summers.


Tra gli altri attori, segnalo la presenza di Chris Coy nei panni dell'incappucciato blu perché era Ifigenio, il tizio col cappellino che all'inizio della quinta stagione di The Walking Dead riusciva a farsi randellare nei denti persino da un belino mollo come Tyreese, bonanima, mentre Mathew St. Patrick, che interpreta la guardia Wayne, era Keith Charles, uno dei protagonisti di Six Feet Under. Detto questo, se Kristy vi fosse piaciuto recuperate i già citati The Strangers, La notte del giudizio, The Den e aggiungete You're Next. ENJOY!

martedì 4 agosto 2015

Cut Bank (2014)

Curiosando su Imdb mi è saltato all'occhio il recente Cut Bank, diretto nel 2014 dal regista Matt Shakman e così dal nulla ho deciso di guardarlo, ispirata dalla marea di attori famosi presenti.


Trama: il giovane Dwayne sogna di abbandonare per sempre Cut Bank, la cittadina dov'è cresciuto e dov'è costretto a rimanere a causa del padre invalido. Un giorno, lui e la sua ragazza registrano per caso con una telecamera l'omicidio del postino del paese e si ritrovano coinvolti in un'intricata e sanguinosa storia...


Nonostante l'incipit di cui sopra, non mi aspettavo troppo da Cut Bank. Il regista si è fatto le ossa in TV ma è praticamente alla prima esperienza in campo cinematografico, la pellicola ha richiesto due anni per venire girata, Liam Hemsworth è belloccio ma incapace di intrigarmi e troppo spesso i film che puntano su grandi nomi come John Malkovich e Billy Bob Thornton si rivelano delle mezze sciocchezzuole nelle quali questi attoroni compaiono sì e no per un paio di minuti (spesso facendoci anche una figura barbina). Date le premesse, ho cominciato la visione con un occhio molto critico che, a poco a poco, è diventato incapace di staccare gli occhi dallo schermo mentre un sorrisone mi si stampava sul volto e mi ritrovavo a pensare ai Coen e soprattutto all'adorato Fargo. Ora, non cominciate ad accusarmi di vilipendio al capolavoro, so benissimo che Cut Bank non potrà mai nemmeno arrivare a leccare la neve dalle scarpe di Fargo, tuttavia le dinamiche criminali portate avanti da dei perdenti, l'ambiente ristretto di una cittadina di provincia (la più fredda d'America, nientemeno!) e l'imprevedibilità della follia e dell'avidità umane sono molto simili e si intrecciano all'interno di una trama che avvince dall'inizio alla fine. A differenza di Fargo, Cut Bank strizza maggiormente l'occhio ad un pubblico di giovani che potrebbero riconoscersi nelle ambizioni e nell'insofferenza di Dwayne e Cassandra, non a caso interpretati da due bellissimi idoli cinematografici per teenagers, inoltre la vicenda fa distinzione tra buoni e cattivi e in qualche modo "punisce" chi se lo merita lasciando un importante insegnamento a chi ha deviato dalla cattiva strada perché accecato dalla disperazione, mentre il film dei Coen era ben più cinico e spietato; tuttavia, l'ironia e un paio di personaggi altamente caricaturali sono molto simili e Cut Bank si districa abilmente dai cliché riuscendo a divertire e interessare lo spettatore nonostante un paio di soluzioni troppo "comode", soprattutto sul finale.


Oltre alla trama intrigante, fortunatamente Cut Bank risulta valido anche sotto quegli aspetti che mi incutevano tanto timore. Il regista Matt Shakman non sarà mai (torno a ripetermi!) uno dei Coen, ma sicuramente non è nemmeno un dilettante che non ha mai tenuto in mano una cinepresa e riesce a governare il timone di una vicenda violenta e sanguinosa dando al tutto un piglio classico e quasi rilassato, un aspetto che viene enfatizzato da una fotografia brillante che, soprattutto all'inizio, ci illude della sonnolenta tranquillità di Cut Bank con un'incredibile panoramica di fiori gialli da cartolina. Per quanto riguarda gli attori, è vero che John Malkovich, Billy Bob Thornton e Bruce Dern non compaiono tantissimo ma hanno tutti e tre dei ruoli fondamentali e ben definiti e soprattutto Malkovich non è costretto ad interpretare il solito personaggio malvagio o completamente pazzo che sembra essergli così congeniale negli ultimi tempi. Chi è un po' sprecato, a dirla tutta, è un attore che a me piace molto come Oliver Platt ma la delusione è stata compensata da una nuova (almeno per me!) scoperta come Michael Stuhlbarg, nascosto dietro un paio di giganteschi occhialoni a fondo di bottiglia e fiaccato da una gravissima balbuzie che lo rende molto ma molto ingannevole. L'unico neo della pellicola, se vogliamo, è il fatto che Liam Hemsworth non sia un protagonista abbastanza carismatico da tenere sulle spalle l'intero film e che spesso e volentieri gli altri personaggi eclissino il belloccio ma insipido Dwayne e la sua fidanzata sciocchina ma il "contorno" è abbastanza interessante da far passare in secondo piano questo difetto. In conclusione, se vi piacciono le crime story insolite e state aspettando che i Coen si palesino con un altro film, provate a dare una chance a Cut Bank, potrebbe rivelarsi una gradita sorpresa!


Di Liam Hemsworth (Dwayne McLaren), John Malkovich (Sceriffo Vogel), Billy Bob Thornton (Big Stan) e Oliver Platt (Joe Barrett) ho già parlato ai rispettivi link.

Matt Shakman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Six Feet Under, Kitchen Confidential, Ugly Betty, Weeds, Dr. House e Fargo. Anche attore e produttore, ha 40 anni e sarà lui a dirigere il primo episodio della serie Heroes Reborn.


Teresa Palmer interpreta Cassandra. Australiana, ha partecipato a film come Wolf Creek, The Grudge 2 e Warm Bodies. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 29 anni e sei film in uscita.


Bruce Dern interpreta Georgie Wits. Americano, ha partecipato a film come Marnie, Il grande Gatsby, Giù le mani dal mio periscopio, Ancora vivo, Small Soldiers, Haunting - Presenze, Django Unchained, Nebraska e a serie come CSI: NY. Ha 79 anni e due film in uscita tra cui The Hateful Eight.


Michael Stuhlbarg interpreta Derby Milton. Americano, ha partecipato a film come A Serious Man, Hugo Cabret, Men in Black 3, 7 psicopatici, Lincoln, Hitchcock, Blue Jasmine e a serie come Ugly Betty e Broadwalk Empire. Ha 47 anni e quattro film in uscita.


Se Cut Bank vi è piaciuto recuperate il pluricitato Fargo, L'uomo che non c'era, Burn After Reading e Soldi sporchi. ENJOY!

domenica 2 agosto 2015

Il prescelto (2006)

Esistono film leggendari nella loro bruttezza, delle schifezze talmente enormi che la loro fama passa di bocca in bocca, imperitura ed inoppugnabile. Dopo averne sentito parlare da amici, colleghi e conoscenti, era quindi arrivato anche per me il momento di guardare Il prescelto (The Wicker Man), diretto e sceneggiato da Neil LaBute nel 2006. L'orrore... l'orrore...


Trama: dopo aver assistito al terribile incidente in cui sono morte una donna e una bambina, il poliziotto Edward Malus riceve una lettera da Willow, ex fiamma che lo aveva abbandonato praticamente sull'altare e che ora gli chiede aiuto per ritrovare la figlioletta scomparsa. Edward decide quindi di indagare e parte alla volta SummersIsle, l'isola quasi interamente popolata da donne dove è nata Willow...

Bambine di m**da! Bagasse! Tutte bagasse! Sì, anche tu!
Il fatto è che qualche sera fa volevo guardare What We Do in the Shadows ma purtroppo il video non funzionava. Siccome erano già quasi le 23 avevo bisogno di un film abbastanza corto da evitare di addormentarmi in corso d'opera. Ovviamente, NESSUNA delle millemila pellicole a mia disposizione rispondeva ai requisiti tranne Il prescelto quindi mi sono fatta forza e ho cominciato a guardarlo, incurante del pericolo come fossi un cretino allergico alle api che decide all'improvviso di inoltrarsi in un campo zeppo di arnie. Incurante, ovviamente, anche dell'amore subitaneo provato per un cult come The Wicker Man, di cui questo scempio è l'indegno remake. E ora io mi chiedo ma come diamine fai a riprendere a grandi linee la trama di un capolavoro dell'horror, a ripetere quasi pedissequamente l'80% dei dialoghi e riuscire comunque a realizzare naMMerda? Devi essere davvero un incapace totale per trasformare un'acuta satira nei confronti della religione e del bigottismo fine a sé stesso in un trionfo di misoginia senza capo né coda, arrivando a stravolgere l'inquietante e "libero" paganesimo di The Wiker Man in una paradossale tirata femminista fatta di donne follemente malvagie che si proiettano nel mare del 2000 al grido di "ca**o subito!" (o meglio, abbondanza nel raccolto subito). Ha un bel dire Nicolas Cage a rimandare al mittente le critiche che gli sono giustamente piovute addosso da ogni dove affermando che Il prescelto è una "commedia nera surreale": a Nicola, di nero c'è soltanto il vuoto pneumatico all'interno della testa tua e di LaBute, che un cult horror venga trattato come una commedia è passabile di fucilazione istantanea e il surreale è tutto ciò che rimane allo spettatore ancora incredulo di fronte a una simile belinata! Il prescelto è idiota dall'inizio alla fine, dall'incidente che non ha modo di essere collegato al resto della vicenda fino alla scelta di Malus come vittima sacrificale (mi volete davvero dare a bere che le donne di SummersIsle in età fertile decidano di andare sulla terraferma e fare figli con uomini da tenere "in caldo" nel caso di un raccolto infruttuoso? Solo perché serve un legame di sangue? Mah...) e se ciò non bastasse è anche orrendo a vedersi.


Neil LaBute infarcisce quest'accozzaglia di WTF (perché a Cage dovrebbero rubare delle cassette con incisi quei corsi di autostima tanto amati dagli americani??) con immagini "oniriche" che dovrebbero rappresentare il progressivo disgregarsi della sanità mentale del protagonista e invece fanno solo ridere ma mai tanto quanto la delirante apertura di stanze contenenti vecchi nudi e orbi oppure donne col volto ricoperto di api. In tutto questo, Cage gira come la merda nei tubi per cercare una bambina, ammaccando figuremme' da primato (prima facendosi scherzare dalle vecchie, poi facendosi perculare dalle bambine, infine facendosi spezzare le gambe dai due uomini scionchi usati come schiavi sessuali dalle donne dell'isola, bella roba!) e dando prova di un'incredibile abilità attoriale che non riguarda solo lui bensì, come la maledizione di The Grudge, riesce a toccare ed influenzare tutti i coinvolti che, molto probabilmente, davanti ad un Nicolas sempre più iracondo e fuori di testa, avevano il loro bel daffare per non scoppiargli a ridere in faccia. Se la scena del "not the bees!", ahimé inedita sulle TV italiane, è ormai entrata di diritto nell'empireo del trash, per me la palma d'oro va comunque ai surreali dialoghi tra Cage e un'insegnante che parla di falli alle bambine o tutta quella tiritera di spiegone che Ellen Burstyn propina al protagonista ricevendo di rimando solo sguardi "minacciosi" e smorfiette cageane da antologia. Poi vabbé, molto probabilmente mi sono persa qualche altra chicca perché nonostante la brevità del film ciò che accade ne Il prescelto è talmente "coinvolgente" che sono riuscita ad addormentarmi un paio di volte nonostante i miei buoni propositi, ma nel complesso direi che la pellicola è talmente inconcludente e menosa che forse sarebbe bastato vedere solo l'inizio e la fine. Vi pungesse (ahah!) mai vaghezza di guardare Il prescelto telefonatemi che ve lo racconto, così eviterete di sprecare un'ora e mezza della vostra vita con questa immondizia!

Perchééééééé????
Di Nicolas Cage (Edward Malus), Ellen Burstyn (Sorella SummersIsle), Aaron Eckhart (proprietario della stazione di servizio) e James Franco (il ragazzo che Honey abborda in un bar sul finale) ho già parlato ai rispettivi link.

Neil LaBute è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Nella società degli uomini e Possession - Una storia romantica. Anche produttore e attore, ha 52 anni e un film in uscita.


Frances Conroy interpreta la dottoressa T.H. Moss. Americana, la ricordo per film come Manhattan, Scent of a Woman - Profumo di donna, La seduzione del male, The Aviator e Broken Flowers, inoltre ha partecipato a serie come Ai confini della realtà, Six Feet Under, E.R. Medici in prima linea, Desperate Housewives, Nip/Tuck, Grey's Anatomy, How I Met Your Mother e American Horror Story. Ha 62 anni e due film in uscita.


Leelee Sobieski (vero nome  Liliane Rudabet Gloria Elsveta Sobieski) interpreta Sorella Honey. Americana, la ricordo per film come Da giungla a giungla, Deep Impact, Mai stata baciata e Eyes Wide Shut. Anche produttrice, ha 32 anni e un film in uscita.


Il prescelto fa talmente schifo che Robin Hardy, sceneggiatore e regista del film originale che comunque dovrebbe vergognarsi per avere girato un seguito orrendo come The Wiker Tree, ha chiesto esplicitamente che il suo nome venisse tolto dai credits (mentre Christopher Lee si è limitato signorilmente a storcere il naso), Edward Woodward, protagonista di The Wiker Man, ha declinato l'invito a partecipare con un cameo e persino Winona Ryder, che non è proprio un cane da tartufo quando si tratta di film Urendi, ha rinunciato al ruolo che le era stato offerto. Nonostante tutto questo, non ci crederete ma de Il prescelto esiste persino una versione "unrated" che si conclude con il falò del wicker man (quindi ciao ciao alla partecipazione di Franco) e soprattutto include la già citata e trashissima scena in cui a Cage viene infilata la testa in un casco di vimini riempito di vespe . Per concludere, non posso credere che Il prescelto vi fosse piaciuto ma, nel malaugurato caso fosse così e siccome questa schifezza è il remake di The Wiker Man, vi consiglierei di recuperare la pellicola di Hardy oppure di affrontare Il prescelto con questo esilarante drinking game scovato su internet. ENJOY!

venerdì 31 luglio 2015

La notte delle streghe (1962)

In queste calde noti d'estate prosegue la rassegna Danse Macabre, che oggi ci porta in Inghilterra con La notte delle streghe (Night of the Eagle o Burn, Witch, Burn), diretto nel 1962 dal regista Sidney Hayers e tratto dal romanzo Ombre del male (o Il complotto delle mogli) di Fritz Leiber.


Trama: Norman, professore universitario notoriamente scettico nei confronti di magia e paranormale, scopre un giorno che la moglie Tansy si diletta con la stregoneria e ha nascosto in tutta la casa amuleti e talismani per propiziare la buona sorte...


La notte delle streghe comincia con una lapidaria scritta su una lavagna: "Io non credo". Una roba da far inorridire Mulder e il suo "Io voglio credere". Avete mai provato a ragionare con una persona assolutamente ottusa, qualcuno che non è semplicemente incapace di accettare le vostre parole, bensì non vuole proprio provare a capirle perché sono totalmente avulse da ciò in cui egli crede fermamente? I razionalisti a tutti i costi, che non accettano neppure per un secondo superstizioni, paure o fantasie a mio avviso sono folli quanto quelli che vedono le Madonne nelle crepe del muro o i fascisti che ripetono imperterriti "quando c'era lui i treni arrivavano in orario" perché mancano dell'elasticità mentale per affrontare l'imprevedibile e quando le loro vite vengono stravolte sono i primi ad uscire di testa. Il che è proprio quello che succede a Norman, protagonista di La notte delle streghe. La sua vita, come direbbe Zerocalcare, è "'na crema": ha una bella casa, un lavoro prestigioso all'università e sta per ottenere una promozione, è amato dai suoi studenti nonché rispettato dai colleghi, infine ha una bellissima moglie che morirebbe per lui. Tansy, la moglie in questione, ha un unico, trascurabile difetto, ovvero è MOLTO superstiziosa. Anzi, sembrerebbe quasi che la donna pratichi la stregoneria visto come ha disseminato la casa di talismani per "proteggere il marito dalla malasorte". Siccome Norman, come abbiamo detto all'inizio, non crede e in più sta anche scrivendo un libro sulle nevrosi, la situazione lo porta, da bravo uomo degli anni '60, a liquidare la moglie come pazza e a convincerla a liberarsi di tutti gli ammenicoli ed è proprio qui che scatta ciò che rende La notte delle streghe incredibilmente interessante: vuoi per il caso, vuoi perché davvero Tansy è una strega, da quel giorno Norman comincia ad essere vittima delle sfortune peggiori. E' in questo momento che Sidney Hayers e gli sceneggiatori, tra i quali spicca l'ormai onnipresente Richard Matheson, cominciano il gioco che sta alla base dell'intero film, ovvero il continuo palleggiare tra dubbio e certezza, tra possibilismo nei confronti della magia e scetticismo, tra superstizione e razionalismo, un gioco che non offre risposte chiare allo spettatore ma lo costringe a parteggiare per l'una o l'altra fazione e a farsi continuamente delle domande: d'altronde, come dice uno dei personaggi, la magia trae il suo potere dalla capacità della vittima designata di credere e una volta che il tarlo dell'incertezza si è insinuato nella mente è difficile chiudere gli occhi o non ravvisare una satanica melodia in quello che dovrebbe essere solo un semplice suono.


Il dualismo della pellicola e i tormenti dei protagonisti vengono rappresentati alla perfezione da Sidney Hayers. Se credete che un film in bianco e nero dei primi anni '60 non possa fare paura, sappiate che bastano alcune rapide inquadrature che staccano repentine dagli occhi terrorizzati dei protagonisti e vanno a fissarsi su una porta dalla quale provengono dei colpi fortissimi per mettere l'ansia anche a chi ormai di horror ne ha visti parecchi. Nonostante l'argomento trattato (e forse anche per un budget inevitabilmente limitato) gli effetti speciali sono davvero pochi e si concentrano essenzialmente nel dare un corpo all'Aquila citata in uno dei due titoli con cui è stato distribuito il film ma questo non è un difetto, anzi: la scelta o la necessità di mostrare ambienti borghesi e familiari quasi interamente girati in interni insinua nello spettatore innanzitutto un senso di claustrofobia e sospetto, poi impedisce di dare una spiegazione unilaterale agli eventi narrati, anche quando sembra che l'ago della bilancia penda decisamente verso l'interpretazione "irrazionale". L'eleganza della regia e della fotografia in bianco e nero, che mettono in risalto soprattutto gli occhi e i volti dei protagonisti, sopperiscono ad un cast non proprio di prim'ordine, fatto di visi anche troppo anonimi (tra i quali forse l'unico degno di venire ricordato è quello dell'odiosa Flora interpretata da Margaret Johnston) ma anche questo sono arrivata a non considerarlo un difetto perché probabilmente degli attori più carismatici o particolari avrebbero privato la pellicola di quel taglio "borghese" assolutamente necessario a preservare la sua magia (anche se di magia non si può parlare con certezza, ovvio!). Lo zio King ha colpito ancora, quindi. Se siete in vena di horror d'annata e un po' particolari seguite anche voi il suo consiglio e recuperate La notte delle streghe (sul Tubo si trova. In inglese e senza sottotitoli ma si trova!).

Sidney Hayers è il regista della pellicola. Scozzese, ha diretto film come Il circo degli orrori e episodi delle serie Agente speciale, Ralph supermaxieroe, Magnum P.I., Manimal, Hunter, Supercar, A-Team e Baywatch. Anche produttore, sceneggiatore e attore, è morto nel 2000, all'età di 78 anni.


Peter Wyngarde (vero nome Cyril Louis Goldbert) interpreta Norman Taylor. Francese, ha partecipato a film come Flash Gordon e a serie come Agente speciale, Simon Templar e Doctor Who. Ha 82 anni.


Dal romanzo di Fritz Leiber sono stati tratti altri due film, Weird Woman (del 1944, con Lon Chaney Jr.) e Witches' Brew (del 1980, con la Inga di Frankenstein Jr. Teri Garr e Lana Turner); io non li ho mai visti ma se La notte delle streghe vi fosse piaciuto potreste provare a cercarli! ENJOY!

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